<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:coop="http://www.google.com/coop/namespace"
	>

<channel>
	<title>Centro Studi La Runa &#187; Himmler</title>
	<atom:link href="http://www.centrostudilaruna.it/tag/himmler/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.centrostudilaruna.it</link>
	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 15:49:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Il neopaganesimo di Otto Rahn</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/il-neopaganesimo-di-otto-rahn.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/il-neopaganesimo-di-otto-rahn.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 08:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[1900-1939]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Catari]]></category>
		<category><![CDATA[catarismo]]></category>
		<category><![CDATA[crociata]]></category>
		<category><![CDATA[endura]]></category>
		<category><![CDATA[graal]]></category>
		<category><![CDATA[Hans-Jürgen Lange]]></category>
		<category><![CDATA[Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Kurt Eggers]]></category>
		<category><![CDATA[Montségur]]></category>
		<category><![CDATA[ordine]]></category>
		<category><![CDATA[Otto Rahn]]></category>
		<category><![CDATA[SS]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Reich]]></category>
		<category><![CDATA[Wewelsburg]]></category>
		<category><![CDATA[Wiligut]]></category>
		<category><![CDATA[Wolfram von Eschenbach]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=7616</guid>
		<description><![CDATA[Il libro di Hans-Jürgen Lange 'Otto Rahn e la ricerca del Graal', a differenza di altri usciti anni fa sul medesimo argomento, si segnala per serietà e credibilità storiografica. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-neopaganesimo-di-otto-rahn.html' addthis:title='Il neopaganesimo di Otto Rahn '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_8318" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-8318" title="Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rahn.jpg" alt="Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)" width="180" height="239" /><p class="wp-caption-text">Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il caso di Otto Rahn è ormai noto: è la storia di un giovane romantico, che insegue un sogno. Un giorno entra in contatto con un potere sensibile al mito – il Terzo Reich -, che lo lancia e lo valorizza: ciò che presto lo porta a credersi una specie di nuovo cavaliere templare. Il mito del Graal, quello di una società di puri e di idealisti, di un regno dello spirito, popolava il suo immaginario. Certo del legame storico tra l’eresia dei Catari e la poesia dei trovatori medievali, l’una è l’altra viste come sopravvivenza pagana sotto la scorza del cristianesimo ufficiale, Rahn si convinse che il fulcro di questa cultura si fosse trovato un tempo nel castello provenzale di Montségur, alle pendici dei Pirenei. Proprio il luogo dove, nel 1244, avvenne il finale sterminio dei Catari da parte della Chiesa. In questa zona, intorno al 1929, Rahn svolse ricerce, percorse grotte e camminamenti, rintracciò graffiti e interpretò <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> arcani. Alla fine raccolse il tutto e scrisse il celebre libro <em>Crociata contro il Graal</em>, pubblicato nel 1933. L’incontro fatale con Himmler, anch’egli interessato alla storia delle eresie e all’universo dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> pre-cristiani, il pronto arruolamento e la rapida ascesa nelle SS, portarono però Rahn a inciampare nel suo piccolo-grande segreto. Sembra infatti che una mal vissuta omosessualità sia stata all’origine delle sue dimissioni dall’Ordine Nero nel 1938 e infine del suo suicidio, avvenuto per congelamento tra le montagne del Tirolo, nel marzo del 1939. Rahn rimase vittima di un trauma, per esser stato coinvolto in un piccolo scandalo omoerotico? Non resse il clima ideologico delle SS? Venne forse spinto a quel gesto? O ci arrivò da solo, per evitare l’isolamento sociale e magari la persecuzione?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aseq.it/otto-rahn-e-la-ricerca-del-graal.html" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8319" style="margin: 10px;" title="lange-rahn" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lange-rahn-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>A queste domande cerca di fornire riposta un testo molto buono, da poco tradotto in italiano dalle Edizioni Settimo Sigillo: <a title="Otto Rahn e la ricerca del Graal" href="http://www.aseq.it/otto-rahn-e-la-ricerca-del-graal.html" target="_blank"><em>Otto Rahn e la ricerca del Graal</em></a>. Biografia e fonti, di Hans-Jürgen Lange. Diciamo subito che questo libro, a differenza di altri usciti anni fa sul medesimo argomento, si segnala per serietà e credibilità storiografica. Una volta tanto, la materia viene lavorata non dal dilettante, ma dallo studioso. E a parlare non sono le sparate a sensazione, ma i documenti. Lange infatti dedica un’intera sezione del suo libro all’interessante e in gran parte inedita documentazione rinvenuta in vari archivi tedeschi. Eloquente quella relativa alla corrispondenza tra Rahn e lo scrittore Albert Rausch prima del 1933, in cui, insieme alla passione per il santo Graal, traspaiono chiari cenni all’omosessualità del giovane intellettuale. Inoltre, viene presentato al lettore italiano un <em>corpus</em> di lettere, appunti, lavori radiofonici, comunicazioni di Rahn con lo studioso Antonin Gadal, con le SS, con Himmler in persona e con Wiligut, il bizzarro collaboratore austriaco del <em>Reichsführer</em> in materia di esoterismo.</p>
<div id="attachment_8320" class="wp-caption alignright" style="width: 269px"><img class="size-full wp-image-8320" title="Castello di Montségur" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/montsegur.jpeg" alt="Castello di Montségur" width="259" height="194" /><p class="wp-caption-text">Castello di Montségur</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’idea centrale da cui Rahn era tutto pervaso sin giovane era che l’eresia catara fosse un giacimento culturale risalente all’epoca pagana e che nella sua teologia nascondesse rimandi ai saperi sacrali pre-cristiani. Questo assunto, per la verità, è stato da tempo smentito in sede storica e lo stesso Lange non mostra di tenerlo in gran conto. Il catarismo era un’eresia manichea tutta incentrata sul rifiuto del mondo, sul disprezzo del corpo, sulla negazione della fertilità del matrimonio: una teologia cupa, che metteva l’uomo nella disperante condizione di vivere la vita con un senso di ostilità, solo aspirando alla morte liberatrice, ricercata volontariamente nel suicidio rituale chiamato <em>endura</em>. Come si vede, si tratta dell’esatto contrario dell’antico paganesimo, sia il greco-romano che il nordico, che al contrario attribuiva alla bellezza del corpo, alla vita, alla figura umana e alla discendenza nobilitazioni di sacra potenza. Tuttavia, qualcosa di pagano certamente filtrò presso quegli eretici: la loro quasi sicura provenienza orientale – identificata con il “bogomilismo” &#8211; unitamente a tratti di neo-platonismo, si intrecciava alla concezione manichea di una costante lotta cosmica tra i principi luminosi del bene e quelli tenebrosi del male. E di queste speculazioni era ricolma l’antica mitologia europea. Tutto preso dall’idea di essere stato eletto dal destino per portare al mondo la sua rivelazione, Rahn si diceva un predestinato. E dall’aver frequentato da ragazzo la zona di Ketzerbach (il “torrente dei Catari”) nei pressi di Marburgo, egli traeva sicuri indizi della sua missione: doveva rivelare ciò che la Chiesa aveva occultato, cioè il legame tra i catari e il paganesimo e quello tra gli eretici e i poeti trovatori del <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8317" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival1.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Rahn vedeva in Wolfram von Eschenbach, il famoso poeta cortese autore del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773"><em>Parzival</em></a>, il terminale di una tradizione che si sarebbe tramandata dai Catari sino in Germania, diventando il patrimonio della cultura europea duecentesca, incentrata sull’asse provenzale-germanico. La stessa etimologia di Wolfram – argomentava Rahn – rimandava a quella di Trencavel, nome di una nobile famiglia della Linguadoca. Attraverso questi sottili legami, insomma, sarebbe avvenuto quel <em>transfert</em> culturale che aveva costruito nel cuore dell’Europa cristiana un’<em>enclave</em> neopagana, alla fine distrutta dalla crociata albigese guidata dalla Chiesa. Non è tanto l’entrare nel merito della questione, che qui ci interessa. La stessa nascita della poesia italiana in Sicilia e in Toscana, del resto, è stata da più parti giudicata come il frutto di legami europei che avevano al loro centro la Provenza, i suoi miti cavallereschi, il perdurare di tradizioni pagane <em>sub specie cristiana</em>. Ciò che interessa è invece verificare che la figura storica di quel singolare ricercatore che fu Rahn ha un suo spessore. Troppo spesso affidato a ricostruzioni improvvisate, infatti, Rahn si presenta come un intellettuale impegnato nella lotta per l’identità europea, ricco di spunti e non di rado affascinante. La sua è piuttosto una metastoria, una cripto-teologia, e non importa molto che venga o meno confermata dai fatti. Egli si muove nell’ambito della cerca mitica. E il mito ha bisogno di un alone di mistero. Lo sforzo di Rahn era quello di uscire dal dogma e di agitare un mito europeo. Di qui la sua rielaborazione della figura di Lucifero, l’angelo caduto, rivalutato ad annunciatore di un mondo buono fatto di luce: «Che cos’è Graal? Graal è la terra della luce, della purezza. Graal è il sogno più profondo dell’anima umana, che dalle angustie terrene aspira alla perfezione immacolata», scrive Lange.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.uscocchia.org/esoterismo-spiritualismo/40-crociata-contro-il-graal.html" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8316" style="margin: 10px;" title="crociata-contro-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/crociata-contro-il-graal.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>E lo stesso Lange ricorda come, secondo Rahn, il Graal non fosse una coppa, ma piuttosto la pietra lucente che Lucifero recava sulla fronte, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di purezza, di una ricerca che in antico si era espressa con l’immagine del Vello d’oro: qualcosa che solo a pochi eletti toccava in sorte di raggiungere. Rahn sosteneva che fu il trovatore Guiot di Provins a passare a Wolfram il tema di Parzival e quindi a dare vita a questo complesso poetico che sfuggiva alla teologia cristiana, presentandosi come un sapere alternativo. Un sapere arcaicissimo. Lange scrive assai bene che l’origine iranica della saga di Parsifal, intuita da Rahn, è stata recentemente comprovata dagli studiosi: ecco che dunque un concatenamento con il catarismo diverrebbe più credibile, dato che anche a quest’ultimo si danno origini legate all’Oriente. Rahn lavorava dunque su materiali mitici, ma non irrealistici. Tanto bastò per far drizzare le antenne a Himmler, avido di qualunque cosa richiamasse l’idea di “purezza” e di “elezione”, e che come capo delle SS andava setacciando ovunque nel mondo ogni sorta di tradizione arcaica, per vedere se non celasse tracce di antica sapienza ariana. Il contatto fu presto stabilito. Nel marzo del 1936 Rahn viene arruolato nelle SS col grado di <em>Unterscharführer</em> e subito entra nell’<em>entourage</em> di Himmler, per il quale compie ricerche genealogiche. È da notare che Rahn, che oggi spesso viene presentato come “nazista per caso” o peggio niente affatto nazista, ci tenne a far sapere che, quando era in Francia negli anni Venti, aveva compiuto studi che andavano nel senso dell’ideologia nazionalsocialista, prima ancora di sapere che la NSDAP esistesse: presentava se stesso come un precursore. Rahn era amico di Hans Peter des Coudres, curatore della biblioteca del “santuario” nazista di Wewelsburg, era in rapporti stretti con Kurt Eggers, editorialista dello “Schwarze Korps”, la rivista ufficiale delle SS, riceveva favorevoli recensioni da parte di Hermann Keyserling, famoso intellettuale vicino al regime, lavorava fianco a fianco con Wiligut, lo studioso di runologia e ideologo radicale dell’esoterismo nordicista, e alla fine venne promosso a <em>Untersturmführer</em>. Si può dire dunque che fosse perfettamente inserito nel sistema ideologico e di potere del Terzo Reich. Nel 1937 venne degradato per una storia tra omosessuali e temporaneamente spedito a Dachau per “rieducarsi”: doveva semplicemente addestrare le reclute. Presto reintegrato nei ranghi, Rahn entrò in una spirale psicotica. Cominciò a riempirsi di paure e di dubbi, gli cedettero i nervi: «egli stesso sapeva di non essere adeguato alle alte esigenze morali di questo Ordine a causa della sua omosessualità», commenta Lange. Chiese e ottenne le dimissioni dalle SS nel febbraio 1939, e nel marzo fu trovato morto tra i monti tirolesi. Ma nella sua biografia rimangono zone grigie. Non sappiamo veramente come andò il finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&amp;idn=975" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8315" style="margin: 10px;" title="la-corte-di-lucifero" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-corte-di-lucifero.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>Ciò che viene chiarito è invece il forte attaccamento di Rahn per il mondo delle SS, in cui vedeva una specie di Ordine neo-medievale che gli appariva ideale per assecondare il suo disegno ideologico. La riedizione del suo libro del 1937 <a title="La corte di Lucifero" href="http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&amp;idn=975"><em>La corte di Lucifero</em> </a>– una sorta di viaggio europeo alla ricerca di testimonianze pagane – venne sollecitata dalle SS ancora nel 1943 in quanto testo ideologicamente importante ed ebbe vasto successo negli ambienti del radicalismo nordicista. E il suo suicidio venne celebrato dalle SS come un esempio di fedeltà nibelungica al senso germanico dell’onore. Lo stesso Karl Wolff, braccio destro di Himmler, vergò l’annuncio mortuario. Lange riporta che qualcuno ha testimoniato, molti anni dopo, che a Rahn fu lasciata la decisione tra il suicidio con onore e il campo di concentramento. Può essere. Pare però discutibile che il regime si volesse sbarazzare di un valido intellettuale ben allineato, solo per una piccola storia omosessuale, facilmente tacitabile. A certi livelli, si sa, le cose si accomodano. Non sarebbe stata la prima volta. Fu lo stesso Ordine Nero a dare disposizione che non si parlasse più delle debolezze di Rahn, ma solo del suo valore di studioso&#8230; Per altro, crediamo che le SS avessero i mezzi per mettere a tacere lo scandalo, se mai scandalo ci fu. Probabilmente, si è più vicini al vero se si ipotizza un crollo caratteriale: Rahn era un emotivo, forse – almeno da quanto si legge nella sua corrispondenza – anche un po’ immaturo e insicuro&#8230; un carattere diciamo non proprio adattissimo a stare nei ranghi delle SS. Alle quali teneva molto. Lo scrisse lui stesso direttamente a Himmler nel 1937: «Farò di tutto, nello svolgimento dei miei doveri in modo impeccabile&#8230; per riscattare, almeno in parte, il mio comportamento lesivo dell’onore delle SS&#8230;». Questa frase è una spia: sarà stato proprio la delusione inferta a se stesso e all’Ordine Nero a farlo crollare. E dunque possiamo dirlo: Rahn cercò la morte perchè dovette sentirsi colpevole di aver macchiato la purezza del santo Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 25 ottobre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-neopaganesimo-di-otto-rahn.html' addthis:title='Il neopaganesimo di Otto Rahn ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/il-neopaganesimo-di-otto-rahn.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1900-1939]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Catari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[catarismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[crociata]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[endura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[graal]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hans-Jürgen Lange]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kurt Eggers]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Montségur]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ordine]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Otto Rahn]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[SS]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Terzo Reich]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wewelsburg]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wiligut]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wolfram von Eschenbach]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Il magico mistero del nazismo</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/il-magico-mistero-del-nazismo.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/il-magico-mistero-del-nazismo.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 15:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[1900-1939]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Extersteine]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Galli]]></category>
		<category><![CDATA[Goodrick-Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Sanvito]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalsocialismo]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[occultismo]]></category>
		<category><![CDATA[streghe]]></category>
		<category><![CDATA[völkisch]]></category>
		<category><![CDATA[Wewelsburg]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=3935</guid>
		<description><![CDATA[La svastica e le streghe di Giorgio Galli ripropone il rimasticamento di considerazioni già esposte più volte da altri circa il fenomeno esoterico all’interno del Nazionalsocialismo, col metodo non esattamente scientifico della “citazione dalla citazione”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-magico-mistero-del-nazismo.html' addthis:title='Il magico mistero del nazismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a title="Giorgio Galli" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giorgio-galli"></a><a href="http://www.libriefilm.com/la-svastica-e-le-streghe/6876" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3956" style="margin: 10px;" title="svastica-streghe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/svastica-streghe.jpg" alt="" width="200" height="290" /></a>Giorgio Galli, il politologo conosciuto soprattutto per il suo libro <a title="Hitler e il nazismo magico" href="http://www.libriefilm.com/hitler-e-il-nazismo-magico/6889"><em>Hitler e il nazismo magico</em></a> (Rizzoli), uscito in prima edizione nel  1989, che è stato uno dei maggiori successi editoriali di saggistica  degli ultimi vent’anni, si confronta di nuovo con l’argomento in gran  voga: i rapporti tra Nazionalsocialismo ed esoterismo. E oggi pubblica  per Hobby&amp;Work un libro-intervista, curato da Luigi Sanvito, che si  intitola <a title="La svastica e le streghe" href="http://www.libriefilm.com/la-svastica-e-le-streghe/6876"><em>La svastica e le streghe. Intervista sul Terzo Reich, la magia  e le culture rimosse dell’Occidente</em></a>. Il titolo, in linea con il  sensazionalismo da rotocalco tipico del <em>bric-a-brac </em>che da anni esce a  getto continuo in materia, non rende giustizia a questa operazione  editoriale. La quale, se non attinge a memorabili vette storiografiche,  per lo meno evita di cadere nell’invenzione oppure nell’occultismo di  maniera.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, si continua a volare abbastanza basso. Lo stesso <a title="Hitler e il nazismo magico" href="http://www.libriefilm.com/hitler-e-il-nazismo-magico/6889"><em>Hitler e il  nazismo magico</em></a>, lo confessiamo, non ci entusiasmò per profondità di  indagine, legandosi a un’attrezzatura scientifica labile e collocandosi  molte lunghezze indietro rispetto, ad esempio, al lavoro scritto nel  1985 da Nicholas Goodrick-Clarke <a title="Le radici occulte del nazismo" href="http://www.libriefilm.com/le-radici-occulte-del-nazismo/6891"><em>Le radici occulte del nazismo</em></a> (tradotto in Italia da Sugarco nel 1993), ben altrimenti documentato.  Vogliamo essere sinceri: questo <a title="La svastica e le streghe" href="http://www.libriefilm.com/la-svastica-e-le-streghe/6876"><em>La svastica e le streghe</em></a> ripropone il  rimasticamento di considerazioni già esposte più volte da altri, ben  prima che Galli iniziasse a interessarsi di questo argomento. Come del  resto nella sua fatica precedente, oggi Galli non propone una sua  compiuta e motivata interpretazione circa il fenomeno esoterico  all’interno del Nazionalsocialismo, limitandosi &#8211; come fece allora &#8211; a  riprendere una serie di spunti da libri precedenti, da decenni noti agli  specialisti e anche ai normali lettori. E procedendo, per di più, col  metodo non esattamente scientifico della “citazione dalla citazione”.  Per esempio, le citazioni di seconda mano da Mosse (che attingeva dai  vari Chamberlain o List o Gobineau), sono ancora presenti imperterrite,  certo utili a soddisfare un’occasionale curiosità del pubblico “grosso”,  ma del tutto inutili all’approfondimento di un tema che, senza nuove  acquisizioni oppure senza nuove interpretazioni, rimane nella condizione  di un decrepito “già detto”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/hitler-e-il-nazismo-magico/6889" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3957" style="margin: 10px;" title="hitler-e-il-nazismo-magico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hitler-e-il-nazismo-magico-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a> Come oltre vent’anni fa, Galli ripete, ad esempio, che secondo lui il  momento in cui la vena esoterica nazionalsocialista sarebbe venuta allo  scoperto in vicende di portata storica sarebbe stato il volo di Hess in  Scozia nel 1941. L’abbiamo capito. Ma non abbiamo capito perchè dovrebbe  bastare il fatto che Hess fu affiliato in gioventù alla  Thulegesellschaft e che avesse amici britannici con qualche interesse  esoterico, per concluderne con Galli &#8211; senza portare l’ombra di una  prova &#8211; che si tratterebbe di un avvenimento influenzato  dall’occultismo. Non può bastare.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi fu senza dubbio, nell’ideologia e nella ritualistica  nazionalsocialista (ma non nel campo del decisionismo politico) una  corposa sfera esoterica. Basta dare uno sguardo a quanto scrissero  Rosenberg o Wirth o <a title="Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a>, oppure fare un salto a Wewelsburg o alle  Extersteine. I teorici del mito del sangue che furono attivi durante il  Terzo Reich ebbero alle spalle una lunga e articolata tradizione <em> völkisch</em>, tutta innestata sulla cultura misterica. A titolo di esempio,  ci permettiamo di suggerire a Galli di sfogliare la prima traduzione  italiana della <em>Teozoologia</em> di Jörg Lanz von Liebenfels &#8211; che  certamente già conoscerà nell’edizione originale &#8211; risalente in prima  edizione tedesca al 1905, e recentemente pubblicata dall’Editrice Thule  Italia. Un libro di ariosofia, tipico esempio di quell’occultismo  pre-nazionalsocialista su base razzialista cui lui attribuisce  indimostrabili influenze politiche sul Terzo Reich.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Nazionalsocialismo non vi fu una sfera esoterica che abbia avuto un  qualche ruolo su decisioni di portata politica. Almeno, stando ai  documenti in nostro possesso. E si sa, la storiografia si basa sui  documenti, tutto il resto appartenendo al vasto mondo dell’illazione.  Hitler, come è a ognuno noto, non appena pervenuto al potere, si premurò  di far chiudere all’istante tutti i sodalizi esoterici attivi in  Germania, relegando le speculazioni misteriche, ricorrenti nell’ambiente  vicino a Himmler, nell’ambito delle stravaganze impolitiche, da lui  tollerate solo per personale amicizia verso il capo delle SS. Il Führer,  che in gioventù ebbe documentati contatti con i circoli del  pangermanesimo esoterico, e che incarnava egli stesso aspetti di magismo  “sacerdotale”, già nel <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mein-kampf-hitler-adolf-edizioni/libro/9788889515358?a=395521" rel="nofollow" target="_blank">Mein Kampf</a></span></em> condannò come sterili tali cerchie.  Il suo terreno era quello politico, e qui ragionava freddamente,  presentandosi come capo di un moderno partito di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma neppure riguardo alle streghe &#8211; l’altro argomento affrontato dal  libro di Galli &#8211; ci pare che si sia colpito nel segno. Galli afferma  che, a suo parere, la secolare persecuzione delle streghe sarebbe stata  una lotta degli uomini, padroni del potere, contro il sesso femminile,  al fine di annientarne la libertà in almeno tre ambiti: «La gestione  femminile del parto, l’uso terapeutico delle erbe, la rivendicazione  esplicita della propria libertà sessuale». Le cose non andarono così. A  dar retta ai maggiori storici mondiali del fenomeno stregonico, la  maggioranza degli individui accusati di stregoneria nel corso di  svariati secoli furono infatti di sesso maschile. Gli “stregoni”, più  ancora delle streghe, furono le vittime di quella lotta ai relitti del  paganesimo pre-cristiano. Nella cultura tradizionalista del mondo  contadino gli oscurantisti cristiani e i primi teorici del pensiero  scientista &#8211; per l’occasione alleati &#8211; videro un tenace nemico pagano da  estirpare, uomo o donna che fosse.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa, un noto libro di  Luciano Parinetto (<em>Solilunio. Erano donne le streghe?</em>, Pellicani  Editore) si occupò del tema proprio in questo senso, portando cifre e  documenti sostenuti da una ricca mole bibliografica. Eminenti studiosi  come Ginzburg e Monter da gran tempo hanno dimostrato questo dato con  studi scientifici di vasta notorietà: le “streghe” erano donne e uomini,  ma più spesso i secondi delle prime. Eliminare la stregoneria &#8211; con le  sue pagane culture antagoniste: medicina tradizionale, naturalismo  panteista, accesso alla sfera della <em>trance</em>, di antica ascendenza  dionisiaca &#8211; significava per la Chiesa e i suoi alleati sradicare le  ultime tracce di un sapere ostinatamente anti-moderno. E alleato della  Chiesa, in quei secoli, fu per l’appunto il pensiero razionalista,  economicista, infine liberale e progressista, oggi egemone più ancora di  allora. Tutti sanno che Francis Bacon, il padre scientista del moderno  progressismo, era un fanatico nemico della stregoneria e un fautore  della sua repressione. Nessuna fantastica guerra tra i sessi, dunque. Ma  una guerra di sterminio delle ultime resistenze della paganità  tradizionale da parte della Chiesa e degli alfieri della cultura  razionalista e illuminista. Che è poi la medesima cui appartiene Galli,  come apertamente attesta egli stesso nel libro segnalato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 7 febbraio 2010.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-magico-mistero-del-nazismo.html' addthis:title='Il magico mistero del nazismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/il-magico-mistero-del-nazismo.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1900-1939]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[esoterismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Extersteine]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[germania]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Giorgio Galli]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Goodrick-Clarke]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hitler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Luigi Sanvito]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nazionalsocialismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nazismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[occultismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[streghe]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[völkisch]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wewelsburg]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Waffen SS, esercito europeo</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/waffen-ss-esercito-europeo.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/waffen-ss-esercito-europeo.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 08:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gottlob Berger]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Armée]]></category>
		<category><![CDATA[Guardia Reale]]></category>
		<category><![CDATA[Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Luc Leleu]]></category>
		<category><![CDATA[Leleu]]></category>
		<category><![CDATA[Léon Degrelle]]></category>
		<category><![CDATA[marvia]]></category>
		<category><![CDATA[Napoleone]]></category>
		<category><![CDATA[Schutz Staffeln]]></category>
		<category><![CDATA[SS]]></category>
		<category><![CDATA[waffen ss]]></category>
		<category><![CDATA[Wehrmacht]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=2410</guid>
		<description><![CDATA[Un ampio e documentato saggio di Jean-Luc Leleu sull'ultimo esercito sovranazionale europeo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffen-ss-esercito-europeo.html' addthis:title='Waffen SS, esercito europeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_2411" class="wp-caption alignleft" style="width: 198px"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/226202488X?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=226202488X" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2411" title="leleu-waffenss" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/leleu-waffenss-188x300.jpg" alt="Jean-Luc Leleu, La Waffen SS" width="188" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jean-Luc Leleu, La Waffen SS</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’esercito europeo: se ne parla invano da anni, come della prova del nove per far passare l’attuale Europa dei 25 dalla condizione di aborto burocratico e finanziario a Stato federale autentico, veramente sovrano e basato sui popoli e non sui consigli d’amministrazione. Per la verità, senza bisogno di aspettare gli eurocrati e le loro elucubrazioni a tavolino, l’Europa per suo conto ha già conosciuto nell’epoca moderna la realtà di eserciti sovranazionali raccolti sotto un’unica bandiera e un unico ideale. Questo è accaduto quando il nostro continente non si è basato su princìpi democratici, inadatti ad assemblare realtà storicamente molto differenziate (per quanto omogenee) come le nazioni europee, ma su principi imperiali, al modo di Roma antica. Basta pensare alla <em>Grande Armée</em> napoleonica. Nelle campagne napoleoniche, compresa quella russa, l’esercito francese era in realtà un’armata europea. Ad esempio, nel corso della campagna balcanica del 1813-14 sulla Drava, il contingente italiano della Grande Armée contava non meno di cinquantamila uomini, che si erano presentati ai bandi d’arruolamento provenendo per lo più dalle regioni annesse all’Impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Le unità dell’esercito italico erano inquadrate nei reparti regolari “francesi”, spesso sotto comando italiano (ricordiamo i famosi generali Pino e Ramorino) e a volte facevano parte di corpi d’<em>élite </em>come la Guardia Reale del Regno d’Italia. Notiamo di passata che lo statuto politico di tale Stato – per nulla “fantoccio”, ma organico a una dimensione imperiale – non era diverso da quello della Repubblica Sociale o della Croazia ustacha: Stato formalmente indipendente, ma sotto protezione armata dell’Impero-Reich. Questa pratica tipicamente imperiale e tipicamente europea ebbe un nuovo modo di esprimersi nel corso della Seconda guerra mondiale, con la costituzione della Waffen-SS: esercito formato dall’arruolamento su base volontaria di uomini provenienti praticamente da tutte le nazioni europee, non esclusa una quota di inglesi. In più, la Waffen-SS poté contare anche su piccole e talora consistenti formazioni di provenienza extra-europea, ma ideologicamente affini: dagli indiani ai cosacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uscita in Francia di un poderoso studio sul fenomeno della Waffen-SS consente oggi di attingere a un repertorio sterminato e scientificamente di altissimo livello, che probabilmente è da considerare come l’opera definitiva in materia: si tratta di <em>La Waffen-SS. Soldats politiques en guerre</em> di Jean-Luc Leleu, pubblicato dalla casa editrice Perrin di Parigi, e di cui sarebbe auspicabile una (improbabile) traduzione in italiano. In oltre milleduecento fitte pagine, con centinaia di note, quaranta pagine di bibliografia e decine di tabelle riguardanti l’origine regionale e l’età degli arruolati, le percentuali in confronto alla consistenza demografica di provenienza, le statistiche sull’età degli ufficiali di ogni singola divisione, la ripartizione secondo la professione, i diagrammi sulle perdite nei vari fronti, e poi addirittura la confessione religiosa, l’evoluzione del numero degli effettivi nei vari anni, i programmi d’istruzione etc., l’autore compie davvero uno sbalorditivo lavoro sia storiografico che compilativo, sia bibliografico che di certosina analisi delle fonti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" /></a> Dopo molta, anche valida, letteratura e memorialistica sul tema, dopo anche rimarchevoli studi (basta pensare, in Italia, ai libri dedicati dalle Edizioni Marvia ad alcune delle più note divisioni blindate) e dopo svariate ricerche di carattere generale, adesso abbiamo col testo di Leleu uno strumento che ci permette di vagliare a fondo la genesi, la crescita, le varie fasi di mutazione organizzativa, i motivi strategici e ideologici, l’attività e il comportamento sul campo di questo esercito europeo doppiamente mitizzato: in positivo, dal neofascismo europeo, in quanto <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di un ideale accomunante tutti i nostri popoli e vissuto compiendo gesta belliche rimaste epiche; e in negativo, come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di feroce determinazione guerriera. Fino alle generalizzate criminalizzazioni, che non sono mancate, spesso confondendo per ignoranza storica due realtà diverse della galassia SS: da una parte gli <em>Einsatzgruppen</em> dediti alla liquidazione dei “nemici razziali”, oppure i guardiani dei campi di concentramento; dall’altra parte le SS combattenti. Due mondi che ebbero ognuno la sua faccia e le sue vicende, ognuno le sue responsabilità e il suo diverso conto da saldare davanti alla storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono dei punti focali, nella descrizione svolta da Leleu, che danno il senso di tutta la vicenda. Ad esempio, come quando scrive che nella primavera 1942 si ebbe una svolta: «La crisi di fiducia che s’era creata a questa data nelle relazioni di lavoro tra Hitler e il suo più vicino consigliere militare, Jodl, non fece che ancorarlo di più alle sue convinzioni». E le convinzioni di Hitler, dopo il terribile inverno e la controffensiva russa, erano che dei generali non bisognava più fidarsi. Bisognava fare «una seconda <em>Gleichschaltung</em>», come scrive Leleu, cioè un secondo allineamento: ideologico, stavolta, e non più solo politico come nel 1933. Questo portò Hitler a considerare la necessità di dotarsi di uno strumento ad alta qualificazione di tecnica militare, ma anche di sicura disponibilità ideologica, creando sul campo la figura del soldato politico: «Davanti alla prospettiva ormai apertamente riconosciuta di una guerra lunga, egli si volse verso la Waffen-SS e la considerò come una panacea». La Waffen-SS divenne uno strumento nelle mani esclusive di Hitler, che ne disponeva a suo talento nei vari teatri di guerra, in qualità di truppe scelte in grado di tappare le varie falle che si aprivano nei fronti e di reggere anche le situazioni più disperate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2733907344/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mabirepanzers.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Panzers SS dans l'enfer normand" width="96" height="140" /></a>Nate come semplici squadre di protezione del Partito e del suo capo, evolutesi a corpo armato a difesa del regime, adesso, nel radicalizzarsi della guerra, le <em>Schutz Staffeln </em>si mutavano in punta di lancia delle forze armate, sperimentando, almeno dal giugno 1942, come precisa l’autore, una fase di «sviluppo esponenziale». Sotto la spinta degli eventi e del crescente disaccordo tra Hitler e i vertici della <em>Wehrmacht</em>, «il piccolo corpo d’<em>élite </em>lasciava il posto a un autentico esercito di svariate centinaia di migliaia di uomini&#8230; da forza ausiliaria numericamente modesta, l’ala militare della SS passa dunque alla condizione di armata di massa». Interessato agli aspetti sociologici e dell’impiego militare oltre a quelli dell’ideologia razzialista e di ordine selezionato, Leleu spiega che il progressivo virare della Waffen-SS da <em>élite </em>razziale a <em>élite </em>ideologica è già ben visibile dalla primavera del 1943. Un’evoluzione che verrà sancita dall’attribuzione alla Waffen-SS di più vaste facoltà in materia di reclutamento. A partire da questa data, insomma, si ebbe l’apertura di questi reparti non solo a quanti erano di stirpe germanica, compresi gli allogeni, come era sin lì accaduto, ma a tutti coloro che davano garanzia di tenuta ideologica dal punto di vista della lotta simultanea al capitalismo angloamericano e al bolscevismo russo. Da qualunque regione europea e, alla fine, anche non europea, provenissero.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito delle motivazioni ideologiche che agivano dietro il fenomeno degli arruolamenti, e che erano certamente dominanti rispetto a quelle relative all’elevato trattamento d’ingaggio, Leleu riporta un aneddoto, secondo il quale il generale SS Gottlob Berger, responsabile del reclutamento, un giorno, parlando con Himmler, gli ricordò il motto della vecchia aristocrazia ugonotta: “la mia anima a Dio, la mia spada al re, il mio cuore alle dame”. Al che il <em>Reichsführer </em>avrebbe risposto che «oggi per l’idea il nazionalsocialismo esige l’anima, la spada e il cuore». Nondimeno, Leleu invita a non fare del capitolo legato alla “fanatizzazione” delle Waffen-SS un luogo comune. La SS voleva certamente «suscitare un’adesione cieca ed entusiasta alla lotta intrapresa, voleva comunicare una fede ardente agli uomini», dando una connotazione positiva al fanatismo, ma alla fine «sostituendo la nozione di cecità con quelle di eroismo e di virtù». In questo senso, vanno interpretate certe disposizioni della <em>Reichsführung-SS</em>, intese a privilegiare una educazione ideologica piuttosto che una istruzione ideologica. Quindi, come rileva Leleu, non era tanto in gioco una forma di passivo indottrinamento, quanto di formazione del carattere: «si trattava molto meno di trasmettere un sapere che non una coscienza». Tra le motivazioni che spingevano tanti giovani all’arruolamento, Leleu riporta che una delle più diffuse era di schietta tipologia “affettiva”, e riguardava precisamente «l’amore per il Führer e la fede incrollabile nella sua missione storica». Un capitano SS dichiarò un giorno ai suoi uomini che «noi non vogliamo le decorazioni, noi vogliamo solamente l’amore del Führer».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089224" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/charlemagne-waffen-ss.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Charlemagne. I volontari francesi nella Waffen SS" width="93" height="131" /></a>Accanto a questa mistica del legame con la figura carismatica della Guida, in cui si riconoscono i tratti del giuramento <em>ad personam </em>tipico del feudalesimo europeo, agivano anche forti spinte legate all’accelerato incrudimento della guerra. Che la formazione del soldato politico divenisse di anno in anno più importante, a fronte soprattutto delle gravi sconfitte che il Reich andava incassando su tutti i fronti, appariva chiaro ai dirigenti SS, e <em>in primis </em>allo stesso Himmler. Si fece dunque strada una concezione del combattimento di specie propriamente religiosa, sulla scorta – come espressamente indicavano i corsi di formazione e le pubblicazioni dottrinarie – di quanto in passato era accaduto in situazioni di radicalismo, dalle truppe puritane di Cromwell alle armate della Rivoluzione francese, ai guerrieri dell’Islam. Dagli archivi da lui capillarmente consultati, Leleu ha estratto un documento SS relativo alla guerra sul fronte orientale: «La guerra in Russia ha chiaramente dimostrato che un esercito educato politicamente combatte brutalmente. Noi al fanatismo comunista opponiamo la fede combattente che emana dall’ideale nazionalsocialista». Al di là del lato motivazionale ideologico che agiva sui membri dell’Ordine Nero combattente, è dunque nell’esperienza che la guerra si andava velocemente brutalizzando, che va ricercata l’origine della fama di terribilità che grava sugli uomini della doppia runa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il radicalizzarsi della lotta e il suo apparire come dramma epocale che metteva in gioco la stessa esistenza dell’Europa come civiltà, innescarono infine il fenomeno della Waffen-SS come forza armata spiccatamente europea. Leleu scrive che «il discorso europeo ha assunto un crescente valore ecumenico in seno alle unità SS a partire dalla primavera 1944&#8230; l’apertura della SS agli stranieri non “germanici” si fondava sul postulato che solo l’Ordine Nero aveva le motivazioni per combattere efficacemente&#8230;». Emblema di tale europeismo militante è rimasta la mitica figura di Léon Degrelle. L’obiettivo che si indicava a quei soldati politici tedeschi, valloni, olandesi, norvegesi, francesi, italiani, croati, fiamminghi, danesi, russi, ucraini, bosniaci, baltici, ungheresi&#8230; era dunque di approfondire «il pensiero della comunità europea e la coscienza di un destino comune». Quanto questa coscienza abbia agito a fondo su centinaia di migliaia di giovani europei dell’epoca, la mole stessa del libro di Leleu, vero monumento cartaceo, sta a dimostrarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 12 giugno 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffen-ss-esercito-europeo.html' addthis:title='Waffen SS, esercito europeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/waffen-ss-esercito-europeo.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1939-1945]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Europa]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Gottlob Berger]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Grande Armée]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Guardia Reale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hitler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Jean-Luc Leleu]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Leleu]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Léon Degrelle]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[marvia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Napoleone]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Schutz Staffeln]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[SS]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[waffen ss]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wehrmacht]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Tombetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[1900-1939]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Ahnenerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Bueren–Brenken]]></category>
		<category><![CDATA[castello]]></category>
		<category><![CDATA[Friederich von Arnsberg]]></category>
		<category><![CDATA[Fuerstbischof]]></category>
		<category><![CDATA[germani]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppenfuehrersaal]]></category>
		<category><![CDATA[Heinrich Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Iperborea]]></category>
		<category><![CDATA[Karl Maria Wiligut]]></category>
		<category><![CDATA[Lancia di Longino]]></category>
		<category><![CDATA[Lebensborn]]></category>
		<category><![CDATA[misteri del nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine Nero]]></category>
		<category><![CDATA[ostello per la gioventù]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Tombetti]]></category>
		<category><![CDATA[Russell Stuart]]></category>
		<category><![CDATA[SS]]></category>
		<category><![CDATA[swastika]]></category>
		<category><![CDATA[terra di Thule]]></category>
		<category><![CDATA[Walhalla]]></category>
		<category><![CDATA[Wewelsburg]]></category>
		<category><![CDATA[Wilhelm Segin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=713</guid>
		<description><![CDATA[La storia e le vicende del castello di Wewelsburg, che fu principale centro della organizzazione SS]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html' addthis:title='Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/B00004S0U3/centrostudi0e-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/himmlersburg.bmp" border="0" alt="Himmlers Burg - Die Wewelsburg" width="90" height="140" align="left" /></a> Wewelsburg è essenzialmente una fortezza dalla pianta a forma di freccia, orientata verso nord, un’anomalia architettonica che non ha uguali in Germania. Una forma così curiosa ed insolita merita una spiegazione che tuttavia non ha nulla di misterioso: secondo le testimonianze degli storici locali, la natura stessa delle rocce sulla cima della collina invitava ad una costruzione difensiva: sembra che esistesse una grande pietra circolare che fu scelta come base per una delle torri e che finì per essere inglobata nella struttura; la pianta a freccia era dunque dovuta semplicemente alla natura architettonica della base rocciosa. I documenti cartografici che esaminai al castello mi confermarono questa versione dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel IX e X sec. della nostra era, le invasioni degli unni avevano spinto i germani a costruire sulla collina di Wewelsburg un edificio per la protezione dei locali, cosa confermata dal testo di un cronista sassone del XII sec. riportato nella <em>Storia di Wewelsburg </em>di Wilhelm Segin (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso cronista ci racconta che nel 1124 il conte Friederich von Arnsberg aveva costretto la popolazione a cominciare la costruzione del castello angariandola in ogni modo. Alla morte del conte, l’anno successivo, i poveri abitanti dei villaggi che avevano partecipato alla costruzione si ribellarono e distrussero il castello.</p>
<p style="text-align: justify;">I nobili locali, creati cavalieri ma senza alcun ritegno morale, continuarono ad approfittarsi della popolazione, compiendo veri e propri crimini e provocando forti risentimenti verso la nobiltà e il clero; esistevano infatti i <em>Fuerstbischof</em>, o principi–vescovi, che prendevano piuttosto sottogamba la loro attività pastorale, preferendo le cacce e il lusso alla cura delle anime.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8871984951"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/igrandimisteridelnazismo.bmp" border="0" alt="Pierluigi Tombetti, I grandi misteri del nazismo. La lotta con l'ombra" width="95" height="143" align="right" /></a> I principi si guadagnavano la lealtà dei cavalieri affidando loro una parte delle terre da amministrare e concedendo ampia discrezionalità sul modo in cui farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le angherie e le sofferenze che questi ultimi causavano alle popolazioni contadine alimentarono un crescente odio verso i nobili e il vescovado: addirittura una frase incisa sul muro dell’entrata del castello invitava le popolazioni che durante la guerra dei trent’anni cercavano un riparo alle violente dispute territoriali ad andarsene: <em>Viele mochten gern hinein; aber das schaften sie nicht!</em> (Molti vorrebbero entrare volentieri ma non ce la fanno!).</p>
<p style="text-align: justify;">I secoli XVI e XVII portarono guerre e morte nella zona di Bueren, il distretto geografico di Wewelsburg, causate principalmente dal dissenso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e nel corso dei due secoli successivi il castello fu a più riprese attaccato e ricostruito con varie migliorie che riguardavano in special modo l’accrescimento dello spessore delle mura difensive.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu solo tra il 1604 e il 1607 che Wewelsburg acquisì la forma attuale voluta dai Fuerstbischof della famiglia Fuestenberg che lo trattennero come patrimonio familiare fino al 1802, anno in cui divenne di proprietà dello Stato prussiano; tuttavia il vescovado aveva già da tempo perso interesse a questa che era considerata una dimora secondaria per il clero e tennero un semplice amministratore fiduciario come custode.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/archeologidihimmler.bmp" border="0" alt="Marco Zagni, Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell'Ahnenerbe" width="175" height="250" align="left" /></a> In effetti il castello era in rovina, poiché un funzionario prussiano che visitò ed esaminò Wewelsburg nel 1802 lo ritenne in pessime condizioni, inadatto nemmeno alla mansione di carcere militare; la natura stava prendendo il sopravvento e il castello non era considerato degno di manutenzione dal vescovado. Nel 1815 un fulmine diede il colpo di grazia distruggendo il soffitto di una delle torri che crollò e il disastroso incendio che seguì intaccò profondamente la struttura al punto che rimasero in piedi solamente i muri esterni; di conseguenza il distretto di Bueren–Brenken decise di adattare il castello ai propri bisogni culturali e ne destinò una parte ad ostello per la gioventù, che esiste ancora oggi. Alla morte dell’ultimo amministratore, avvenuta nel 1821, Wewelsburg subì la stessa sorte del Colosseo: i locali lo depredarono di pietre e suppellettili finché nel 1832 lo Stato prussiano decise di offrire parte del castello come residenza per il sacerdote locale e si iniziarono i lavori di ristrutturazione nell’ala sud. Nel 1925 le autorità locali decisero di trasformare la parte rimanente del castello in un museo etnologico, il quale pure esiste al giorno d’oggi e occupa gran parte del volume abitativo totale; si possono ammirare oggetti, manufatti e anche reperti archeologici che testimoniano usi e costumi locali nel corso dei secoli, oltre a diorami e ambientazioni che illustrano flora e fauna dei dintorni. Furono inseriti nel progetto anche un ristorante, una sala per banchetti e varie stanze da utilizzare per occasioni speciali e festeggiamenti, tutti ricavati nelle sale del castello. Si decise in seguito di intervenire con lavori di ristrutturazione, poiché la Torre Nord era pericolante. Il sacerdote successivo completò i lavori e arriviamo così alla sua morte, avvenuta nel 1934, anno in cui Himmler acquistò il castello e Wewelsburg divenne il centro del culto segreto dell’Ordine Nero.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma a freccia aveva colpito profondamente l’immaginazione del <em>Reichsfuehrer </em>che ne vide la rappresentazione reale di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>: il castello era orientato a nord, a differenza di tutte le costruzioni dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> e moderne che seguono l’orientamento est–ovest. Il vettore nord richiamò immediatamente alla mente di Himmler la terra di Thule, l’Iperborea ariana, il Polo Nord, l’antica patria in cui la maggioranza delle tradizioni germaniche posizionano l’Eden ariano, e cioè il luogo in cui, nella notte dei tempi, una stirpe di uomini–dèi ariani vivevano in perfetta armonia con le forze della natura, essendone essi stessi una manifestazione, dotati di poteri divini.</p>
<p style="text-align: justify;">Himmler decise che quando il III Reich avrebbe definitivamente governato sulla terra, quello sarebbe diventato il centro del mondo; il museo, il ristorante e l’ostello lasciarono così il posto all’accademia della Sezione <em>Ahnenerbe</em> (2), che da allora in poi ebbe una sede permanente a Wewelsburg.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scavi archeologici compiuti dagli scienziati della <em>Ahnenerbe </em>nei dintorni del maniero rivelarono una certa quantità di scheletri, che vennero conservati nella <em>Kammergrab</em>, per essere studiati dagli archeologi (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Per assicurarsi la manodopera necessaria, Himmler decise di far costruire nelle vicinanze un piccolo campo di lavoro, che dal 1941 si chiamò Campo di Concentramento di Niederhagen (<em>Konzentrationslager Niederhagen </em>o <em>KZ Niederhagen</em>); in questo campo di lavoro forzato si applicò il concetto <em>Vernichtung durch Arbeit</em>, cioè sterminio attraverso il lavoro. La storica del castello ci ha informato che questo era uno dei campi in cui le condizioni di vita erano più dure in assoluto, dove torture e atrocità segnarono la fine di 1285 persone nel tempo in cui si portavano avanti i lavori di ristrutturazione e di ricostruzione; poche forse rispetto ad altri campi di sterminio ben più famosi, ma ci è stato ribadito più volte che si trattava di vero e proprio calvario, un inferno in cui migliaia di persone venivano continuamente picchiate e torturate con una crudeltà senza limiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/3831147140/centrostudi0e-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/wiligutsgeheimlehre.bmp" border="0" alt="Rudolf J. Mund - Karl Maria Wiligut, Wiliguts Geheimlehre. Weisthor - Fragmente einer verschollenen Religion. Die geplante Geheimlehre fuer die neue Ordnung in Europa" width="98" height="140" align="right" /></a> Per quanto concerneva il progetto, Himmler si serviva del suo architetto personale Bartels (che soprintendeva ogni attività costruttiva in qualità di capo-architetto) e di Karl Maria Wiligut: in base ai loro consigli, ma soprattutto seguendo la via spirituale consigliatagli dal prete–mago Wiligut, Himmler stravolse la struttura interna del castello, mantenendone però la pianta a punta di lancia: tra il 1939 e il 1944 venne abbassata la Torre nord di 4,8 m e se ne ricavò all’interno quella che oggi conosciamo come &#8220;La Cripta&#8221;, il <em>Sancta Sanctorum </em>delle SS, battezzato da Himmler il <em>Walhalla</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Bartels presentò i piani costruttivi nel 1939 e senza attendere le concessioni edilizie del caso, cominciò i lavori di scavo per la cripta; inizialmente invece dei dodici piedistalli erano presenti dodici nicchie che furono murate e sostituite con le colonnine–sedile che si vedono oggi. Si provvide inoltre a creare un soffitto a cupola con stuccature a forma di swastika al centro e si realizzarono i fori da cui si origina ancora oggi la misteriosa forza eco che fa rabbrividire chi prova a parlare al centro della sala; si chiusero le precedenti finestre in stile gotico sostituendole con quelle attuali, studiate appositamente per convogliare la luce al centro della sala.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori proseguirono con la creazione della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, (sala dei capi supremi SS) al piano terra che si apre sul cortile interno; furono erette le 12 colonne sia in questa sala che nella cripta e si progettò un’altra sala al di sopra della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, con un grandioso soffitto a cupola, progetti che non vennero mai realizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1941 al 1945 si cominciò a pensare ad un progetto più grande con lo scopo di estendere l’area del castello fino ad inglobare il villaggio vicino; le case dei contadini sarebbero state spostate per far posto ad un enorme complesso di edifici di forma circolare che avrebbe circondato la struttura centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La cripta sarebbe divenuto il centro geografico del sistema, una evidente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbologia</a> che ci riporta al significato di <em>omphalos</em>, l’ombelico del mondo. Questo sarebbe stato l’ombelico che avrebbe legato il mondo cultuale delle SS con il suo <em>Volk</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito dell’avanzata degli alleati, il 31 marzo 1945 Himmler diede ordine di far saltare il castello ma nella fretta si riuscì solamente a danneggiare le strutture esterne con un incendio che causò pochi danni, a parte il soffitto di travi in legno che bruciò completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il signor B., un simpatico personaggio di Bueren (4), proprietario della locanda in cui alloggiavo, mi fece da guida nei dintorni del castello e mi raccontò che quando era piccolo assistette alla deflagrazione del 1945; egli ricordava che tutti gli abitanti corsero al castello per prendere la cassaforte che però fu requisita dagli alleati. Tutto ciò che trovarono fu un lago di vino rosso in cui galleggiavano oggetti di ogni tipo e pezzi di legno. La Cantina era stata distrutta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978055381445"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/himmlerscrusade.bmp" border="0" alt="Christopher Hale, Himmler's Crusade" width="130" height="199" align="left" /></a> Lo stesso personaggio mi confidò inoltre che molti degli abitanti di Bueren non avevano idea di chi fossero i loro genitori, in quanto in zona esisteva un <em>Lebensborn</em>, una delle famigerate cliniche specializzate in cui le giovani ariane venivano convinte ad accoppiarsi con SS di purissimo sangue germanico, generando perfetti esemplari ariani. Ma i locali non desiderano parlare di queste cose, si sentono imbarazzati e feriti; il sig. B. me lo disse chiaramente. Era uno degli aspetti tragici che circondavano il castello e contribuivano alla sua sinistra fama.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla del lato oscuro del nazismo e in particolare del castello di Wewelsburg, è necessario riconoscere che molti autori, di solito narratori o ricercatori un poco avventati, si sono sbizzarriti nel tentativo di dimostrare sbrigativamente un legame del Nazismo con l’occulto, legame che certamente esiste, e molti di questi hanno citato fonti non confermate, hanno fatto affermazioni non corrette di cui solo loro possono portare il peso ed infine si sono appropriati di informazioni adattandole o esagerandole a seconda del testo che stavano scrivendo; il risultato è stato che il lato spirituale del Nazismo è stato sempre catalogato come una bufala o quantomeno una storiella utile per vendere qualche copia in più; in questo caso, vale l’assioma che solo un esame diretto, una ricerca sul campo può tagliare la testa al toro e fornire le informazioni più corrette e veritiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio per tutti tra i più famosi: si favoleggia in una corrente di letteratura post &#8211; bellica che spesso sconfina nella fantascienza, che i dodici <em>Gruppenfuehrer </em>e Himmler stesso prendessero le loro decisioni strategiche in relazione agli eventi bellici nella <em>Gruppenfuehrersaal</em>, mentre il fumo di un vaticinio occulto, saliva come un olocausto attraverso i fori del pavimento (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, è necessario considerare che ogni decisione bellica non veniva presa da Himmler, tantomeno dai suoi dodici cavalieri, ma era una prerogativa speciale del <em>Fuehrer</em>, Hitler stesso, che si lasciava andare a indecenti scoppi di ira incontrollata quando il suo parere si scontrava con quello ben più esperto dei suoi generali. Himmler non avrebbe mai potuto gestire personalmente le sorti di una guerra che era rigorosamente controllata da Hitler. In secondo luogo il pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal </em>non presenta alcun foro, non è oggi e non era allora in comunicazione con la cripta sottostante (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa che nessun fumo di sacrificio poteva elevarsi alla sala superiore. Si potrebbe forse interpretare come un fumo simbolico, ma sono pure congetture.</p>
<p style="text-align: justify;">La dr.ssa John-Stucke mi confermò, piante costruttive alla mano (7), che non esisteva alcuna possibilità di un passaggio di aria tra la cupola della cripta, di cemento e il pavimento della sala superiore. I quattro fori della swastika sul soffitto della cripta si estendevano per soli 40 centimetri nel calcestruzzo e servivano al solo scopo di generare l’effetto eco al centro della sala. Non comunicavano con nessun altra stanza. C’erano, è vero, dei fori sopra le finestre, ma essi portavano esclusivamente a un piccolo piano tra le due sale e sembra che servissero per l’impianto elettrico; comunque non collegavano le due sale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un semplice esempio, è vero, ma basta per far capire come sia spesso necessaria una ricerca diretta presso archivi e siti storici per evidenziare clamorosi errori o veri e propri falsi in cui sono incorsi molti autori.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo, nel maggio del 2002 venni contattato da Patrizia Bertolotti, direttore responsabile di <em>Hera</em>, una interessante rivista italiana che si occupa di civiltà scomparse, storia e archeologia: incontrai lo staff di <em>Hera </em>in maggio e prendemmo accordi per uno speciale monografico sui misteri del nazismo che fu l’anticamera di questa ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il primo sopralluogo che feci per conto della rivista, nel giugno del 2002, mi capitò di considerare un aspetto del design di Wewelsburg che mi aveva disturbato più volte, dapprima come una semplice sensazione indefinita che non riuscivo a focalizzare e solo in seguito come un pensiero preciso, quando la dr.ssa Kirsten John-Stucke, la storica responsabile degli archivi, mi fece notare la somiglianza del progetto finale di Wewelsburg con la cosiddetta Lancia di Longino: l’intero castello era orientato come un vettore, e cioè una freccia, simboleggiata dalla Lancia di Longino, in maniera ambivalente non solo verso nord, e quindi verso un punto esterno, ma anche verso il centro di sé stesso, cioè il punto esatto geografico al centro della grandiosa costruzione che avrebbe dovuto circondare il castello, corrispondente alla torre nord e alla cripta sotterranea.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo punto era l’estremità della Lancia o, se vogliamo, del vettore orientato come una bussola magnetica verso nord. In pratica, un anello di edifici aveva come suo punto focale equidistante dalla circonferenza esterna, il Walhalla, la cripta della torre nord, e non si trattava certamente di un caso ma di una scelta simbolica precisa: questo doveva diventare l’<em>omphalos</em>, il centro spirituale del mondo nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aspetto esterno–interno rivelava quindi una doppia valenza simbolica: la tensione verso una patria lontana nel tempo e nello spazio (l’antica Thule, situata nelle leggende nordiche nella zona polare) e la necessità di ripiegarsi nel proprio sé alla ricerca di una comunicazione diretta con il proprio universo, che scaturisce dalla <em>weltanschauung </em>nazionalsocialista, ovvero la necessità spirituale di un qualche tipo di meditazione o di culto mistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Himmler decise che dal 1939 in avanti i <em>Gruppenfuehrer SS </em>dovessero riunirsi una volta l’anno (forse anche più volte) a Wewelsburg per un adunanza speciale chiamata conferenza di primavera; l’unica cosa certa di questi incontri erano le diete speciali indette per i suoi dodici cavalieri e vertevano su argomenti relativi all’ariosofia e sui primordi della civiltà germanica, con collegamenti alla nuova realtà nazionalsocialista che stava rigenerando il passato delle tribù teutoniche su un tessuto moderno, mantenendone gli aspetti spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo notizie certe solo sulla conferenza di primavera del 1941, ma il fatto che rimangano solo pochi documenti non implica che non ne fossero tenute altre, anzi, l’accademia <em>Ahnenerbe </em>era un centro di studi in costante, febbrile attività qui sostavano docenti e studiosi di varie discipline per accertare le possibilità spirituali e genetiche della razza aria purificata, ed è logico supporre che vi fosse un’attività di ricerca estremamente avanzata, con aggiornamenti, seminari e conferenze a cadenza regolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia dobbiamo tenere presente che il castello era stato ideato principalmente come centro cultuale e quindi vi si svolgevano anche funzioni che rientravano certamente in una sfera più spirituale, o per meglio dire, pseudo–<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>. Non dimentichiamo che a Wewelsburg, durante i matrimoni delle SS più elevate in grado, non vi era un prete che officiava ma, come abbiamo già visto, il consigliere spirituale di Himmler, Karl Maria Wiligut, che si presentava sulla scena con un pastorale adorno di un fiocco azzurro su cui erano incise le rune beneauguranti: una evidente forma di sostituzione della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> tradizionale con il neopaganesimo wotanico che permeava profondamente il Nazismo. Questa e altre cerimonie erano celebrate da Weisthor e regolavano l’attività degli scienziati e dei militari che sostavano a Wewelsburg: chi lavorava a Wewelsburg faceva parte di un <em>Ordo</em>, un ordine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di monaci combattenti, la cui <em>élite </em>riteneva l’aspetto spirituale segreto del nazionalsocialismo il vero fulcro intorno a cui si muoveva ogni altra attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella progettazione del castello, Himmler operò anche una precisa scelta stilistica; infatti in un’architettura romanica e classica troviamo inserti peculiari dell’architettura sacra: dodici colonne, dodici segni runici <em>Sieg </em>sulla ruota solare disegnata in marmo ad intarsio sul pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, dodici sedili a colonnina nella cripta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Pierluigi Tombetti </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brano tratto dal capitolo 11 del libro <em>I grandi misteri del nazismo</em>, Ed. Sugarco, Milano 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. Segin, Wilhelm, <em>Geschichte der Wewelsburg</em>, Bueren, 1925. Il testo latino cita: &#8220;[...] <em>castrum guoddam Wifilisburch, tempore Hunnorum constructum, sed vetustate temporis postea neglectum</em>&#8220;.<br />
2. Nel 1950 fu riaperto il museo e riaprì i battenti anche l’ostello.<br />
3. Russell Stuart, <em>Heinrich Himmlers Burg; das weltanschauliche zentrum der SS</em>, RVG Verlags- und Vertriebs GmbH, Landshut, 1989, p. 43.<br />
4. Bueren-Brenken è il paese a poca distanza da Wewelsburg in cui chi si reca a visitare il castello può trovare alloggio.<br />
5. Lo stesso rituale magico è descritto anche in Pauwels, Louis e Bergier, Jacques, <em>Le matin des magiciens</em>, Librairie Gallimard, 1960; tr. it. di Pietro Lazzaro <em>Il mattino dei maghi</em>, Mondadori, Milano 1963, pp. 369, 370. Il rituale è descritto anche da Stuart Russell, in un intervista a Marco Dolcetta, <em>Il Nazismo Esoterico</em>, Hobby &amp; Work, Milano, 1994, N° 2, p. 6; può darsi che Russell abbia tratto questa informazione da Pauwels e Bergier. Trattandosi però di un testo piuttosto particolare, che identifica l’origine della corrente contemporanea nazi/occultistica/fantascientifica, che spesso non dice dove ha tratto certe affermazioni e che a volte dà per vere cose che non sono probabilmente mai accadute, non mi sono sentito di avallare una tale idea. La riporto comunque per completezza.<br />
6. Le fotografie d’epoca del castello visionabili all’archivio centrale, sede del museo e dell’esposizione permanente sul campo di concentramento di Wewelsburg, ci mostrano la <em>Gruppenfuehrersaal </em>esattamente com’è oggi: non vi erano fori che collegassero il soffitto della cripta con il pavimento della sala superiore. Il tentativo di far saltare il castello nel 1945 non provocò danni alle sale storiche e non vi furono lavori di ricostruzione sul pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal</em>.<br />
7. Note e progetti furono esaminati grazie al materiale presente nell’archivio: mi fu mostrato anche qualche progetto contenuto nell’ormai introvabile Hueser, Karl, <em>Wewelsburg 1933-1945: Kult und Terrorstaette der SS</em>, St Bonifatius, Paderborn, 1982, il libro ufficiale sulla storia del castello.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8871984951">Pierluigi Tombetti, <em>I grandi misteri del nazismo. La lotta con l&#8217;ombra</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887198495">(BOL)</a></strong></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html' addthis:title='Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1900-1939]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ahnenerbe]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bueren–Brenken]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[castello]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Friederich von Arnsberg]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Fuerstbischof]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[germani]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[germania]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Gruppenfuehrersaal]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Heinrich Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Iperborea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Karl Maria Wiligut]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Lancia di Longino]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Lebensborn]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[misteri del nazismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nazismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ordine Nero]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ostello per la gioventù]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Pierluigi Tombetti]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Russell Stuart]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[SS]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[swastika]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[terra di Thule]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Walhalla]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wewelsburg]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wilhelm Segin]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>La costituzione della divisione Waffen SS Nordland</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Danmark]]></category>
		<category><![CDATA[Divisione Waffen SS]]></category>
		<category><![CDATA[Felix Steiner]]></category>
		<category><![CDATA[Fritz von Scholz]]></category>
		<category><![CDATA[fronte dell'est]]></category>
		<category><![CDATA[Gottlob Berger]]></category>
		<category><![CDATA[Graf von Westphalen]]></category>
		<category><![CDATA[Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Marvia Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Massimiliano Afiero]]></category>
		<category><![CDATA[Nordland]]></category>
		<category><![CDATA[Norge]]></category>
		<category><![CDATA[SS]]></category>
		<category><![CDATA[SS-Panzerkorps]]></category>
		<category><![CDATA[waffen ss]]></category>
		<category><![CDATA[Wiking]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=708</guid>
		<description><![CDATA[Storia della formazione della divisione Waffen SS Nordland dai reggimenti Nederland, Danmark e Norge]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html' addthis:title='La costituzione della divisione Waffen SS Nordland '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="225" height="319" align="right" /></a> L&#8217;ordine per la formazione della nuova divisione fu emesso nel febbraio 1943, con l&#8217;intento di incorporarla nel <em>III° Germanische SS-Panzerkorps </em>di Felix Steiner: il nuovo Corpo corazzato delle Waffen SS avrebbe dovuto includere anche la divisione SS <em>Wiking </em>e doveva essere pronto per il 30 marzo 1943. L&#8217;idea originaria fu di Himmler desideroso di formare nuove divisioni SS con i reduci delle Legioni nazionali (fiamminga, olandese, danese e norvegese) che avevano combattuto sul fronte dell&#8217;est tra il 1941 ed il 1943. Dopo aver visto con quanto ardore e valore si battevano i volontari europei, le autorità militari tedesche decisero di trasformare le Legioni in unità autonome più grandi e di includerle ufficialmente nelle Waffen SS. Dal 10 febbraio 1943, l&#8217;<em>SS-Obergruppenführer </em>Gottlob Berger capo dell&#8217;<em>SS-Hauptamt </em>(Ufficio centrale SS) impartì l&#8217;ordine di ritiro dal fronte delle quattro Legioni nazionali, per metterle a riposo e riorganizzarle. Decimate dai combattimenti sul fronte dell&#8217;est, le unità volontarie stavano per essere disciolte per essere trasformate in nuove Brigate o divisioni SS.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> L&#8217;11 febbraio 1943, il <em>Reichsführer SS </em>in una nota al suo Stato maggiore, decise che la prima nuova divisione europea SS sarebbe stata formata da tre nuovi reggimenti SS: il <em>Nederland</em>, il <em>Danmark </em>e il <em>Norge</em>. Per i volontari fiamminghi era stato previsto il trasferimento in una nuova Brigata autonoma, la SS <em>Langemarck</em>. Poiché anche per gli olandesi venne deciso di formare una unità SS autonoma, a causa delle insistenze di Anton Mussert, capo del partito nazionalsocialista olandese, Himmler si vide costretto ad utilizzare il reggimento <em>Nordland </em>della divisione SS <em>Wiking </em>come nucleo della nuova divisione. Questa decisione fu anche dettata dalla impossibilità di ritirare completamente la divisione <em>Wiking </em>dal fronte dell&#8217;est (impegnata in durissimi combattimenti lungo il Dnieper) e quindi la formazione del nuovo SS-Panzerkorps venne rinviata. Inizialmente Himmler scelse per la nuova divisione il nome &#8220;<em>Waraeger</em>&#8220;, in ricordo dei vichinghi dell&#8217;est (i Variaghi), fondatori nel X° secolo del Regno di Kiev. Hitler però considerò il nome troppo &#8220;oscuro&#8221; per cui venne deciso di chiamare la divisione con lo stesso nome del suo primo reggimento di origine, il <em>Nordland</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978076030538" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="right" /></a> I primi reparti per la divisione giunsero quindi dal reggimento <em>Nordland </em>che venne distaccato definitivamente dalla 5a divisione SS <em>Wiking</em>. I superstiti del reggimento, reduci da due anni di combattimenti sul fronte dell&#8217;est, giunsero al campo di Auerbach il 10 maggio 1943. Il 12 maggio il generale Steiner e l&#8217;<em>SS-Brigadeführer </em>Fritz von Scholz, designato come comandante della nuova divisione, ispezionarono i reparti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le altre due unità che completarono i quadri della divisione furono il Reggimento <em>Norge </em>ed il Reggimento <em>Danmark </em>(agli ordini dell&#8217;<em>SS-Obersturmbannführer </em>Graf von Westphalen).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente testo, qui pubblicato per gentile concessione dell&#8217;autore, costituisce uno stralcio dal 2° capitolo del libro di Massimiliano Afiero <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><em>Nordland: i volontari europei sul fronte dell&#8217;est</em></a>, Marvia Edizioni 272 pagine, oltre 100 fotografie in b/n, € 24,00.</p>
<p style="text-align: justify;">Terza monografia della serie dedicata alle divisioni delle Waffen SS, curata da Massimiliano Afiero per conto della casa editrice Marvia. Dopo la <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089024"><em>Wiking</em></a> e la <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089040"><em>Nord</em></a>, viene tracciata la storia della 11a divisione SS <em>Nordland</em>, con tantissime foto e mappe a corredo dei testi.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html' addthis:title='La costituzione della divisione Waffen SS Nordland ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1939-1945]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Danmark]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Divisione Waffen SS]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Felix Steiner]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Fritz von Scholz]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[fronte dell'est]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Gottlob Berger]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Graf von Westphalen]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Marvia Edizioni]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Massimiliano Afiero]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Nordland]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Norge]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[SS]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[SS-Panzerkorps]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[waffen ss]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wiking]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>La legione straniera del nazismo</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/virgiliwaffenss.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/virgiliwaffenss.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dante Virgili</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[charlemagne]]></category>
		<category><![CDATA[Churchill]]></category>
		<category><![CDATA[fanteria]]></category>
		<category><![CDATA[Felix Steiner]]></category>
		<category><![CDATA[Freikorps]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Handschar]]></category>
		<category><![CDATA[Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Krugenberg]]></category>
		<category><![CDATA[Legione Straniera]]></category>
		<category><![CDATA[militare]]></category>
		<category><![CDATA[Mohnke]]></category>
		<category><![CDATA[Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalsocialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nederland]]></category>
		<category><![CDATA[Nordland]]></category>
		<category><![CDATA[Norimberga]]></category>
		<category><![CDATA[Panzerfaust]]></category>
		<category><![CDATA[Panzergrenadier]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[SS]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Reich]]></category>
		<category><![CDATA[Vaulot]]></category>
		<category><![CDATA[Volksdeutsche]]></category>
		<category><![CDATA[volontari]]></category>
		<category><![CDATA[waffen ss]]></category>
		<category><![CDATA[Wallonien]]></category>
		<category><![CDATA[Wehrmacht]]></category>
		<category><![CDATA[Wiking]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=702</guid>
		<description><![CDATA[Una panoramica storica sulle Waffen SS e le loro principali divisioni e i fronti su cui furono impegnate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/virgiliwaffenss.html' addthis:title='La legione straniera del nazismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Una delle pagine più singolari e meno conosciuta della Seconda Guerra Mondiale riguarda quei reparti stranieri inquadrati nelle file delle Waffen SS, cioè delle SS combattenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885020629" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dentrolalegionestraniera.bmp" border="0" alt="John Parker, Dentro la legione straniera" width="95" height="146" align="right" /></a> Già il fatto che fossero stranieri è di per sé un’anomalia. Mai ideologia fu più chiusa ed esclusiva, meno aperta al proselitismo, di quella nazista, basata, come si sa, sulla credula superiorità razziale del popolo tedesco e dei suoi retaggi culturali. Il concetto di <em>Volk</em>, come etnia, si sposa, nel nazionalsocialismo, a quello della terra, per cui le truppe elitarie del regime devono versare il sangue per garantire al popolo spazio e possibilità di vita. Invece ragioni prima politiche, poi squisitamente militari, portano le massime autorità del Terzo Reich a caldeggiare la formazione di unità combattenti promiscue o, spesso, composte esclusivamente di stranieri. E la singolarità non si arresta qui, perché proprio costoro, che non avrebbero ragioni per farlo, sono gli ultimi, disperati difensori del Reich germanico orami in pezzi. Mentre le fiamme si alzano violente dai ruderi della Cancelleria, combattono l’ultima battaglia per Berlino i sopravvissuti volontari francesi della divisione SS Charlemagne, comandata dal <em>Brigadeführer </em>Krugenberg, i residui gruppi danesi e norvegesi della divisione SS Nordland, e un battaglione di lettoni, che riescono a contenere nei loro settori il dilagare delle forze sovietiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203308" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshitlerjugend.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Hitlerjugend. The History of the Twelfth SS Division 1943-45" width="130" height="162" align="left" /></a> Un gruppo francese di guastatori, che aziona cannoni anticarro e <em>Panzerfaust</em>, si sta battendo con estremo coraggio. «Il sottufficiale Eugene Vaulot», annota Krugenberg nel suo rapporto, «dopo aver eliminato due T 34 con il Panzerfaust, nelle ore successive colpisce altri sei carri avversari (&#8230;)». Con Vaulot anche il capitano francese Herzig, capo del reparto corazzato 503, rimasto senza carri, è insignito della croce di cavaliere, che riceve direttamente dalle mani del <em>Brigadeführer </em>Mohnke: sono queste le due ultime decorazioni assegnate per meriti straordinari di guerra nella Berlino assediata, e vanno a due Waffen SS straniere. Si è cercato di spiegare le ragioni di tanto accanimento; si è detto, per esempio, che trattandosi di uomini che hanno bruciato i ponti con il proprio Paese, hanno di fronte una sola possibilità, quella di sfuggire alla cattura combattendo: una sorta di vincere o perire, dunque. Ma è una spiegazione insufficiente. In quei giorni Norimberga è ancora lontana, e nulla farebbe sospettare che i giudici del tribunale internazionale dichiarerebbero le SS, <em>in toto</em>, comprese quindi anche le Waffen SS straniere, «unità criminali».</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò, tuttavia, non serve a illuminarci sulla cieca determinazione, sul fanatismo di cui danno prova molti reparti delle SS combattenti, se non si tiene presente che fattore principale della loro coesione, della loro saldezza è un forte spirito di corpo. Come la Legione Straniera francese, pur essendo composta di gente di ogni provenienza e di ogni risma, lotta con ardore sui più diversi fronti sacrificandosi là dove le stesse truppe metropolitane hanno ceduto (vedi in Indocina), così gli stranieri inquadrati nelle SS, tranne poche eccezioni su cui ci soffermeremo, combattono nelle situazioni più critiche senza sfaldarsi. Questo grazie alla durissima disciplina che regna nei reparti, ai rapporti quasi camerateschi con gli ufficiali, all’elevato grado di addestramento e a un certo modo di concepire l’esistenza, avventuroso e fatalistico, comune a molte truppe di ventura nei secoli passati; perché, sebbene non arruolati sol miraggio del guadagno, i militari delle Waffen SS straniere hanno non pochi tratti in comune con le unità mercenarie di ogni tempo e Paese. (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8887418497" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ladistruzione.bmp" border="0" alt="Dante Virgili, La distruzione" width="93" height="140" align="right" /></a> Con l’immissione di reparti SS accanto ai militari, Himmler è riuscito a gettare le basi della sua milizia personale. Combatteranno per il Reich oltre quaranta divisioni Waffen SS, fra cui numerose straniere, che vengono arruolate dapprima nei paesi nordici. Nell’autunno 1940, infatti, i circoli filotedeschi della Danimarca e della Norvegia hanno svolto una intensa campagna d’appoggio alla guerra che la Germania va conducendo. Soprattutto intensa, poi, è stata la propaganda tedesca nei territori dello Schleswig-Holstein sotto la Danimarca. Himmler ordina pertanto a Berger d’intensificare gli sforzi per raccogliere volontari da inserire in una divisione Waffen SS; denominata Wiking, questa sarà comandata dall’<em>Obergruppenfürer </em>Felix Steiner e al momento dell’invasione della Russia conterà 20.000 uomini (&#8230;). Nel maggio 1941 Berger riesce a far giungere in territorio tedesco i primi 120 finlandesi da lui arruolati (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi un battaglione composto unicamente di finnici, il Nordest, verrà sfaldato sul fronte orientale (&#8230;). Nel 1941 Hitler s’interessa alle Waffen SS e concede a Himmler la formazione di un reggimento, il Nordwest, con uomini delle Fiandre e volontari olandesi; l’unità ha dei comandanti inferiori di lingua fiamminga (&#8230;). Alla fine del 1942 (&#8230;) i 650 sopravvissuti del <em>Freikorps </em>Dänemark, un’unità di volontari danesi inquadrata nelle Waffen SS, sono immessi in un reggimento autoportato di nuova costituzione, il cui nome viene ora scritto alla danese, Danmark, per soddisfare l’orgoglio nazionalistico dei suoi membri. Per la stessa ragione il nome della legione olandese, Niederlande, forte di 1700 uomini, è cambiato in Nederland. Da legione la Nederland viene trasformata in reggimento autoportato con il nome di SS-Panzergrenadierregiment Nederland (l’appellativo di <em>Panzergrenadier </em>indica sempre la fanteria motorizzata) (&#8230;). Oltre alla Wiking combatte la Prinz Eugen, che porta il nome di 7ma divisione SS, formata da <em>Volksdeutsche </em>della ex Jugoslavia; fucilerà senza misericordia decine di soldati italiani inermi dopo l’8 settembre 1943 (&#8230;). Alquanto pittoresca è invece la 13ma divisione da montagna Handschar, una delle unità che hanno dato pessima prova. E’ chiamata anche divisione croata; in realtà è composta di bosniaci e serbi musulmani e non è considerata dai tedeschi molto fidata per cui è adibita a compiti di retrovia (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978076030538" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="right" /></a> Verso la fine del 1943 Himmler arruola circa 30.000 uomini fra i musulmani; ogni reggimento di questa divisione – ancora senza nome – ha il suo <em>mullah </em>e ogni battaglione il suo <em>imam </em>(<em>mullah </em>è il signore che nell’esercito turco riveste anche un’autorità <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>; <em>imam </em>è il suo sottoposto…). Con ciò si vuole venire incontro ai desideri del Gran Muftì di Gerusalemme, Al Husaini, fanatico sostenitore della causa nazionalsocialista e antiebraica. Insieme con la possibilità di praticare i loro riti, i musulmani dell’Handschar godono di un vitto speciale. Ma le SS tedesche guardano a questi soldati con diffidenza e ridono nel vederli praticare in massa il «saluto» serale, genuflessi su una stuoia, rivolti alla Mecca, con gli scarponi militari messi ordinatamente a lato (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro reparto delle SS straniere che si circonda di ridicolo è la Legione Indiana (&#8230;). Vengono condotte le prime compagnie di reclutamento presso gli indiani fatti prigionieri in Africa settentrionale e orientale: il numero dei candidati selezionati non supera tuttavia i 2000 uomini; infatti i tedeschi – contrariamente agli inglesi che nutrono grande stima dei combattenti gurkhas e Punjabs – hanno poca voglia di far guerreggiare, accanto alle proprie, truppe di colore e mantengono la Legione Indiana come semplice veicolo propagandistico. Ben diverso è il discorso per i <em>Volksdeutsche</em>, questi stranieri considerati di fatto – a torto o a ragione – assimilabili ai tedeschi, anche se alle volte non conoscono la lingua tedesca. Verso la fine del 1943 il loro numero è alquanto elevato; nelle Waffen SS si contano 18.000 croati, 21.000 serbi, 54.000 romeni, 22.000 ungheresi, 5500 slovacchi, 1300 danesi dello Schleswig e un numero imprecisato di polacchi. Altri <em>Volksdeutsche</em>, ritenuti tedeschi e come tali inquadrati nelle unità, provengono dall’Alsazia, dal Tirolo italiano, dai Sudeti, dalla regione di Danzica, dalla Pomerania, dal Banato di Temesvar; per questi, almeno non c’è difficoltà di lingua (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978186227185" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellonthewesternfront.jpg" border="0" alt="Chris Bishop, SS. Hell on the Western Front" width="130" height="159" align="left" /></a> Altrettanto fedeli al Reich si rivelano, stranamente, truppe belghe francofone, inquadrate nella 28ma <em>SS-Freiwilligengrenadierdivision </em>Wallonien (<em>Freiwilligen</em>: volontari). (…)  Oltre alle truppe di Horthy combattenti sul fronte russo e ai reparti magiari nella <em>Wehrmacht </em>gli ungheresi forniscono tre divisioni Waffen SS: la 22ma <em>SS-Freiwilligenkavalleriedivision </em>Maria Theresa, che lotta con accanimento e audacia; la 25ma <em>SS-Waffengrenadierdivision </em>denominata Hunyadi e la 26ma <em>SS-Freiwilligenkavalleriedivision </em>Ungarn. Insieme con le unità magiare vengono create forze boeme, composte di volontari; nelle idee e nei piani di Himmler c’è la rinascita dell’impero austroungarico su basi razziali e in funzione antibolscevica. Così è creata la 31ma <em>SS-Freiwilligenpanzergrenadierdivision </em>Bohmen-Mahren, una delle ultime a essere costituita perché sorta nel 1945 con soldati delle varie scuole SS in Boemia e Moravia e che accanto ai boemi ha numerosi <em>Volksdeutche </em>dei Sudeti. Anche la 31ma divisione verrà annientata in furiosi attacchi contro l’avanzante marea russa. Tale marea, sostengono gli uomini dell’<em>entourage </em>di Himmler, potrebbe essere fermata soltanto con carne da cannone da buttare a grappoli sul fronte. E questa carne da cannone c’è: basta attingere agli immensi agglomerati di prigionieri sovietici, trarne gli uomini migliori, fornire loro il necessario addestramento e le armi confiscate sul fronte (parabellum e T 34) e mandarli a morire contro i loro connazionali. Il progetto, che sulle prime sembra pazzesco, è invece avviato sua pure in mezzo a difficoltà grazie a un comandante russo: Vlasov (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Si hanno circa 40.000 adesioni, cresciute a varie centinaia di migliaia nei giorni successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli altri singolari reparti stranieri che si sono visti combattere in divisa o mostrine delle Waffen SS occorre ricordare le SS italiane (&#8230;). L’età dei volontari va dai sedici ai quarant’anni; le SS italiane mantengono per lo più la divisa del vecchio e disciolto regio esercito, con scarponi, fasce mollettiere, giberne, ecc. Cambiano soltanto le mostrine; in compenso gli ufficiali sono chiamati coi gradi vigenti nelle Waffen SS e sono tedeschi o altoatesini (&#8230;). Verso la fine del 1943 vengono mandati circa 15.000 italiani che sono inquadrati militarmente secondo gli schemi tedeschi. Fin dall’ottobre 1943 Mussolini ha firmato con Hitler un accordo per la formazione di unità italiane nell’ambito delle Waffen SS (&#8230;). Nella prima metà del 1944 vengono creati due reggimenti di fanteria, un battaglione di ufficiali e altre unità specializzate. Nel giugno dello stesso anno nasce la 29ma <em>SS-Waffengrenadierdivision </em>(italienische Nr.1). Nel settembre 1944 Himmler ordina che sia formata una brigata di granatieri italiani, che entra a far parte dell’armata tedesca <em>Ligurien</em>, nel settore del gruppo di eserciti C.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> La brigata, al comando dell’SS-Brigadefürer Paul Hansen, ha avuto il suo centro di addestramento a Pinerolo (&#8230;). Più interessante risulta il massiccio impiego di altoatesini nella 24ma <em>SS-Waffengebirgskarstjaegerdivision </em>(cacciatori di montagna), destinata a presidiare la regione montana durante la ritirata delle forze tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo questo breve panorama con una nota originale. Nel marzo 1944, grazie a una serie di conferenze propagandistiche di John Amery, figlio di uno dei ministri di Churchill e fanatico germanofilo, vengono arruolati i primi cinquanta volontari britannici per una costituenda unità che dovrebbe raggruppare nelle file delle Waffen SS, agli ordini del collaborazionista, Walter Parrington, il meglio degli fatti prigionieri. Costoro conserverebbero divise e gradi britannici con la sola eccezione delle mostrine (&#8230;). Soltanto un paio di centinaia di britannici si acquartierano in Francia sotto il pomposo nome di <em>Britisches Freikorps der SS</em>; ma quando gli alleati invadono la Francia nel 1944, nella caserma che li ospita non trovano alcuno: nemmeno l’ombra di un «<em>tommy</em>» («Sono scomparsi come neve al sole», dirà un americano); e del <em>Britisches Freikorps der SS </em>non si parlerà più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da «Storia», 241 (1977).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, per gentile concessione, dal sito disinformazione.it.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/virgiliwaffenss.html' addthis:title='La legione straniera del nazismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/virgiliwaffenss.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1939-1945]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Berlino]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[charlemagne]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Churchill]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[fanteria]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Felix Steiner]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Freikorps]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[guerra]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Handschar]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hitler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Krugenberg]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Legione Straniera]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[militare]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Mohnke]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Mussolini]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nazionalsocialismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Nederland]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Nordland]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Norimberga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Panzerfaust]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Panzergrenadier]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[SS]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Terzo Reich]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Vaulot]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Volksdeutsche]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[volontari]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[waffen ss]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wallonien]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wehrmacht]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wiking]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Le SS in Tibet</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/sstibet.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/sstibet.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Mutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[1900-1939]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Ahnenerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Armin Mohler]]></category>
		<category><![CDATA[Atene]]></category>
		<category><![CDATA[Bagdad]]></category>
		<category><![CDATA[Calcutta]]></category>
		<category><![CDATA[città proibita]]></category>
		<category><![CDATA[Dalai Lama]]></category>
		<category><![CDATA[Derge]]></category>
		<category><![CDATA[Deutsches Ahnenerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Ehren SS]]></category>
		<category><![CDATA[Ernst Schäfer]]></category>
		<category><![CDATA[esplorazione]]></category>
		<category><![CDATA[etnografia]]></category>
		<category><![CDATA[Franz Altheim]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Tucci]]></category>
		<category><![CDATA[Hauptsturmführer]]></category>
		<category><![CDATA[Herman Wirth]]></category>
		<category><![CDATA[Hermann Wirth]]></category>
		<category><![CDATA[Himalaya]]></category>
		<category><![CDATA[Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Karl Haushofer]]></category>
		<category><![CDATA[Lhasa]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[nsdap]]></category>
		<category><![CDATA[Reich]]></category>
		<category><![CDATA[Révolution Conservatrice]]></category>
		<category><![CDATA[scavi archeologici]]></category>
		<category><![CDATA[Schäfer]]></category>
		<category><![CDATA[Società Thule]]></category>
		<category><![CDATA[SS]]></category>
		<category><![CDATA[Sven Hedin]]></category>
		<category><![CDATA[Thule]]></category>
		<category><![CDATA[Thule Gesellschaft]]></category>
		<category><![CDATA[Tibet]]></category>
		<category><![CDATA[Ura Linda]]></category>
		<category><![CDATA[Vienna]]></category>
		<category><![CDATA[Völkischen]]></category>
		<category><![CDATA[Walther Darré]]></category>
		<category><![CDATA[Walther Friedrich Otto]]></category>
		<category><![CDATA[Walther Wüst]]></category>
		<category><![CDATA[Wolfram Sievers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=641</guid>
		<description><![CDATA[Storia della spedizione in Tibet delle SS di Heinrich Himmler]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sstibet.html' addthis:title='Le SS in Tibet '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8811740231" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatadihimmler.bmp" border="0" alt="Christopher Hale, La crociata di Himmler. La spedizione nazista in Tibet nel 1938" width="95" height="118" align="right" /></a> La <em>Deutsches Ahnenerbe – Studiengesellschaft für Geistesurgeschichte </em>(„Eredità tedesca degli antenati – Società di studi per la preistoria dello spirito“) sorse il 1 luglio 1935 per iniziativa del <em>Reichsführer SS </em>Heinrich Himmler, il quale concepì l’idea di dar vita a tale istituzione in seguito alla lettura dell’opera dell’olandese Herman Wirth (1), da lui personalmente incontrato un anno prima. Della nuova Società di studi fu segretario generale, fino alla fine, l’<em>Obersturmbannführer SS </em>Wolfram Sievers, che sarà processato a Norimberga e impiccato. La sede della Società era a Berlin-Dahlem, Pücklerstrasse n. 16, mentre la fondazione che la sosteneva economicamente si trovava al n. 28 della Wilhelmstrasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Principale organo di stampa della<em> Deutsches Ahnenerbe</em>, che pubblicava libri e periodici, fu la rivista “Germanen”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<em>Ahnenerbe </em>nacque sotto il patronato congiunto delle SS e del Ministero dell’Agricoltura: oltre a Himmler, era entrato in rapporto col professore olandese anche il ministro Richard Walther Darré, il quale avvertiva pure lui l’esigenza di un’istituzione scientifica che fornisse solide basi alla dottrina del Partito. Ma la collaborazione tra Himmler e Darré non sarebbe durata a lungo, data la loro divergenza di vedute circa l’<em>Idealtypus </em>germanico, che per il ministro dell’Agricoltura (e per lo stesso Wirth) era rappresentato dal contadino, mentre per il capo delle SS si identificava con la figura del guerriero. Al professor Wirth, che lasciò la <em>Ahnenerbe </em>nel febbraio 1937, subentrò come presidente della Società Walther Wüst, rettore dell’Università di Monaco e membro dell’Accademia delle Scienze, il quale era affiancato da uno stretto collaboratore di Himmler, Bruno Galke. Nel 1943 Wüst diede le dimissioni; ciò non gli evitò di essere condannato a morte a Norimberga, anche se la pena capitale gli venne poi commutata.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unica menzione pubblica fatta da Himmler circa la <em>Ahnenerbe </em>si trova in un discorso del gennaio 1937. Parlando del Servizio razziale delle SS, il <em>Rasse und Siedlungshauptamt</em>, Himmler disse che “esso ha anche l’incarico di effettuare ricerche scientifiche in collaborazione con l’Istituto <em>Ahnenerbe</em>. Così – proseguì il <em>Reichsführer SS </em>– ad Altchristenburg abbiamo scoperto una fortezza su una superficie di trenta iugeri. (…) Dal punto di vista scientifico e dottrinale, il nostro compito consiste nello studiare queste cose senza falsificarle, in maniera obiettiva. Le scoperte fatte dall’Istituto Ahnenerbe ad Altchristenburg hanno rivelato l’esistenza di sette strati (…) Tutte queste cose ci interessano, perchérivestono la massima importanza nella nostra lotta ideale e politica”. E fu lo stesso Himmler, stando almeno a quanto dichiarato da Sievers a Norimberga, a riassumere lapidariamente il programma generale delle attività demandate alla <em>Ahnenerbe</em>, con queste parole: <em>“Raum, Geist, Tod und Erbe des nordrassischen Indogermanentums”</em> (“Spazio, spirito, morte ed eredità del mondo indogermanico di razza nordica”).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=915108&amp;a=10388&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888289624" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiaillustratass.bmp" border="0" alt="Gordon Williamson, Storia illustrata delle SS" width="95" height="124" align="left" /></a> In altri termini, la Società aveva il compito di effettuare ricerche sullo spirito ariano, di salvare e rinvigorire le tradizioni popolari, di diffondere tra la popolazione la cultura tradizionale germanica. Sorsero quindi in seno alla <em>Ahnenerbe </em>una cinquantina di dipartimenti, ciascuno dei quali si dedicava a un particolare settore d’indagine: i canti tradizionali, le danze popolari, gli stili regionali, l’etnografia, le leggende, la geografia sacra ecc. Ci si occupò della costruzione di monumenti che celebrassero la gloria del popolo tedesco e degli eroi della rivoluzione nazionalsocialista; si intrapresero scavi archeologici; ci si impegnò nella conservazione dei monumenti storici (tra i quali, la sinagoga Staronova di Praga, risalente al XIII secolo). Per dire quale fu il livello degli studiosi che collaborarono con la Ahnenerbe, basterebbe menzionare l’<em>Ehren SS </em>(“SS <em>ad honorem</em>”) Franz Altheim, il grande storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a ciò, nell’<em>Ahnenerbe </em>c’era anche una sezione che si occupava di studi tradizionali. Essa, secondo Brissaud, “aveva un eminente collaboratore nella persona di Friedrich Hielscher, amico dell’esploratore svedese Sven Hedin, amico di Karl Haushofer, di Wolfram Sievers, di Ernst Jünger e anche di… Martin Buber” (3). Friedrich Hielscher è il “Bodo” o “Bogo” dei Diari di Jünger. Nato a Guben nella Bassa Lusazia il 31 maggio 1902, partecipò nel 1919 alle azioni dei Corpi Franchi; poi diventò dottore in legge, giornalista e scrittore, “una delle teste pensanti che diressero e formarono i circoli nazional-rivoluzionari” (4). Nell’aprile del 1928 assunse la direzione della rivista nazional-rivoluzionaria “Der Vormarsch”, che era stata diretta da Jünger; nel 1930 cominciò a pubblicare “Das Reich”, un periodico omonimo del suo trattato di “teologia dell’Impero”: <em>Das Reich</em>, Berlin 1931.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il nome di Friedrich Hielscher – scrive Brissaud – figura tra i primi di una lista dell’<em>Ahnenerbe </em>comprendente più di cento nomi, che fu prodotta al processo di Norimberga” (5). Nonostante ciò, Hielscher rientra nel novero di quegli uomini dell’<em>Ahnenerbe </em>che non solo non furono “impiccati come ‘criminali di guerra’ o uccisi a fuoco lento nelle segrete o nei campi di concentramento dei vincitori, [ma] sembrano aver goduto di una strana immunità, come se un cerchio magico li avesse avvolti e protetti, perfino davanti ai ‘giudici’ del processo di Norimberga” (6). Addirittura, se dobbiamo credere a Brissaud, dopo aver deposto una testimonianza praticamente inconsistente al processo contro Sievers, Hielscher “ottenne dagli Alleati l’autorizzazione ad accompagnare Sievers al patibolo” (7).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.ita-bol.com/bol/main.jsp?action=vidscheda&amp;ean=800904460445" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/DVDnazismocospirazioneocculta.bmp" border="0" alt="Nazismo. La cospirazione occulta - DVD" width="95" height="126" align="right" /></a> Nel 1938 la <em>Ahnenerbe </em>organizzò una spedizione in Tibet. Il capo della spedizione, lo <em>Hauptsturmführer SS </em>dr. Ernst Schäfer, era un biologo e zoologo che già nel 1930-’32 e nel 1934-’36 aveva partecipato a un paio di spedizioni in Cina. Tornato in patria, Schäfer aveva avuto modo di esporre a Himmler la sua idea di una spedizione in Tibet. Il <em>Reichsführer </em>accolse entusiasticamente l’idea di Schäfer e assunse il patrocinio dell’iniziativa. Oltre a Schäfer, facevano parte del gruppo quattro <em>Obersturmführer SS</em>: il capocarovana “tecnico” Edmund Geer, l’antropologo ed etnologo Bruno Beger, il geografo e geomagnetologo dr. Karl Wienert, il fotografo e operatore cinematografico Ernst Krause. Scopo ufficiale della spedizione era lo studio della regione tibetana dal punto di vista antropologico, geografico, zoologico e botanico. Ma a Himmler importava anche stabilire un contatto con l’abate di Reting, diventato Reggente del paese nel 1934, un anno dopo la morte del tredicesimo Dalai Lama. Infatti il quattordicesimo Dalai Lama, quello attuale, bsTan adsin rgya mts’o, nel 1938 aveva tre anni e sarebbe stato insediato nel 1940.</p>
<p style="text-align: justify;">Imbarcatisi a Genova nel maggio 1938, i sei uomini dell’<em>Ahnenerbe </em>arrivano a Colombo e quindi a Calcutta, dove sono accolti da una campagna di stampa orchestrata da agenti inglesi contro la spedizione tedesca. Da Calcutta il gruppo non si muove finché Schäfer, recatosi a Darjeeling, non riesce a ottenere dalle autorità anglo-indiane un visto di sei mesi per il Sikkim, lo staterello himalayano che per varie ragioni costituisce la più favorevole porta d’accesso al Tibet. Ai primi di luglio, portando con sé un bagaglio di due tonnellate e mezzo, la spedizione parte da Calcutta e arriva in treno alle falde dell’Himalaya, dove ha inizio la lunga marcia; “la nostra meta è il Trono Divino, là in alto” – dice il commento sonoro della pellicola girata dall’operatore Krause (8). A Gangtok, capitale del Sikkim, trovano un <em>maharaja </em>generoso di aiuti: è Sua Altezza Tashi Namgyal, che nel 1948 ospiterà anche il nostro Giuseppe Tucci. Di lì la spedizione procede verso nord: una carovana di dieci indigeni e cinquanta muli avanza lentamente a causa delle piogge monsoniche, del fango e delle frane. Dopo una sosta di due settimane nei pressi di Thanggu (a quota 4.500 m.), le otto tende da campo vengono piantate a Gayokang, alle falde del Kanchenjunga (m. 8.585); per alcune settimane il campo di Gayokang è la base da cui partono fruttuose missioni di ricerca. Tra luglio e agosto, Schäfer e Krause accolgono l’invito di un influete principe tibetano e si recano alla sua residenza estiva di Doptra, dove ricevono la promessa che la spedizione sarà raccomandata presso le autorità di Lhasa. Alla fine di settembre, dopo aver effettuato le loro ricerche nella parte tibetana del Sikkim, gli uomini dell’<em>Ahnenerbe </em>ritornano a Gangtok per assistere all’annuale “danza di guerra degli dèi”. Subito dopo, Schäfer si reca con l’interprete a conferire con un alto funzionario politico per esporgli i programmi della spedizione; nel frattempo, Wiener e Beger si spingono sull’Himalaya, mentre Krause e Geer attraversano la giungla e vanno a completare riprese cinematografiche e ricerche zoologiche nella zona di Gayokang. Allorché il gruppo si ricostituisce, il campo rimane per qualche tempo ai piedi del Kanchenjunga, a una temperatura di venti gradi sotto zero. Così, dopo una serie di ricerche nel territorio di Lachen e un’ascensione lungo una parete del Pimpo Kanchen, il primo giorno di dicembre gli uomini dell’<em>Ahnenerbe </em>ricevono la notizia che il Reggente del Tibet li invita a trascorrere due settimane a Lhasa. Prima di allora vi erano potuti entrare pochi Europei, tra i quali nessun tedesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="right" /></a> Felicemente terminata l’esplorazione del Sikkim, poco prima di Natale gli uomini del <em>Reich </em>si dirigono verso Lhasa con una nuova carovana. Varcano la soglia della “città proibita” il 19 gennaio 1939, accompagnati da un alto ufficiale tibetano e accolti dalle massime autorità; non dal Dalai Lama, che si trovava ancora nel suo villaggio nel territorio di Amdo, vicino al lago Kokonor. Esiste una fotografia di Schäfer, con l’elmetto estivo delle SS, che saluta il segretario personale del Panchen Lama (direttore spirituale del Dalai Lama), mentre un’altra foto documenta uno scambio di doni tra la delegazione del Reich e i dignitari della teocrazia tibetana. Agli ospiti tedeschi viene concesso il privilegio di assistere alle feste del Capodanno lamaista; viene permesso loro di visitare il Potala e gli altri templi, di studiarli e fotografarli. L’antropologo può osservare da vicino un momento culminante della vita <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> tibetana e, approfittando dell’immensa folla di pellegrini affluita a Lhasa per il Capodanno, può approfondire lo studio della tipologia razziale del paese. Più difficile è il lavoro dello zoologo, a causa dell’interdizione dell’uso delle armi da fuoco durante le feste del Capodanno; ma l’interdizione viene aggirata mediante l’impiego di una sorta di fionda fabbricata da Schäfer, che consente di aggiungere alla collezione ornitologica diversi esemplari.</p>
<p style="text-align: justify;">La visita a Lhasa doveva durare quattordici giorni; ma l’intesa stabilitasi tra le SS e le autorità lambiste è tale, che il governo tibetano non lascia partire i propri ospiti prima del 19 marzo, facendoli accompagnare da un alto funzionario fino alla stazione inglese di Gyangtse (Rgyal-rce). Dopo un’esplorazione delle rovine dell’antica capitale Jalung Phodrang, disabitata da circa un migliaio d’anni, e dopo una marcia di seicento chilometri fino al lago di Yamdrok, il 25 aprile gli esploratori tedeschi raggiungono Shigatse (Gzis ca rce), dove risiede il nono Panchen Lama, Lobsang Tseten. A Shigatse, nei cui pressi si trova il monastero di Tashi Lhunpo, abitato da quattromila monaci, l’accoglienza è calorosa come a Lhasa: tutta la popolazione accorre a dare il benvenuto agli uomini dell’<em>Ahnenerbe</em>. Il Panchen Lama riceve ufficialmente la missione tedesca e firma un documento di amicizia con il Terzo Reich.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/archeologidihimmler.bmp" border="0" alt="Marco Zagni, Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell'Ahnenerbe" width="175" height="250" align="right" /></a> Il 19 maggio la marcia riprese in direzione di Gyangtse, che fu raggiunta in tre giorni. Qui ebbero luogo trattative coi funzionari inglesi circa il passaggio in India e il trasporto dell’ingente materiale. Una decina di animali da soma dovette essere impiegata solo per il materiale di interesse etnologico (costumi, tende, un aratro, un telaio ecc.), al quale si aggiungevano i centootto volumi di Scritture buddiste donati dal Reggente al governo del Reich. Si trattava verosimilmente del <em>Kanjur </em>(<em>bka’-gyur</em>), versione tibetana del Canone, che nell’edizione di Derge (Sde dge) consta per l’appunto di centootto volumi. Oltre a ciò, la spedizione portava con sé più di 4.000 uccelli impagliati, più di 500 teschi di animali, esemplari zoologici viventi, piante d’ogni genere, semi vegetali.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso Gangtok, il gruppo giunse a Calcutta; via Bagdad, Atene, Vienna, i reduci della spedizione atterrarono a Berlin-Tempelhof la sera del 4 agosto 1939, dopo sedici mesi di assenza dalla Germania (9). All’aeroporto di Monaco, Schäfer e i suoi camerati ebbero la sorpresa di trovare il <em>Reichsführer SS </em>Heinrich Himmler, venuto personalmente ad accoglierli.</p>
<p style="text-align: justify;">Di lì a poco si sarebbe realizzata la predizione del veggente tibetano che aveva detto a Schäfer: “Verranno gli uomini volanti e ci sarà una grande catastrofe. Qualcosa di terribile accadrà nelle terre degl’Inglesi e dei Tedeschi. Vi sarà una scintilla enorme e anche la nostra <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> ne sarà colpita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al battaglione di <em>Waffen SS </em>tibetane che avrebbe preso parte alla difesa di Berlino, rimane ancora un mistero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Herman (Felix) Wirth (Utrecht 6 maggio 1885 – Kusel 16 febbraio 1981), professore olandese naturalizzato tedesco, dal 1909 al 1919 era stato lettore di filologia olandese all’Uiversità di Berlino. Nel 1925 si iscrisse alla <em>NSDAP</em>. Studioso dei simboli della protostoria, pubblicò diverse opere, tra le quali spiccano due monumentali capolavori: <em>Der Aufgang der Menschheit</em>, Jena 1928 e <em>Die heilige Urschrift der Menschheit</em>, Leipzig 1931-1936. Intorno alla sua attività scoppiò una vivace polemica scientifica allorché pubblicò <em>Die Ura-Linda-Chronik</em>, Leipzig 1932 (trad. it. dell’<em>editio minor</em>, Leipzig 1934, <em>apud </em>Edizioni Barbarossa, Saluzzo 1989); secondo Wirth si trattava di un autentico documento originario del popolo frisone, mentre per i suoi avversari era solo una fabbricazione relativamente recente. Herman Wirth, scrive Armin Mohler, “incarna perfettamente la singolare posizione dei <em>Völkischen </em>nel Terzo Reich: da una parte egli viveva grazie ad un incarico di ricerca della <em>Ahnenerbe</em>, dall’altro gli era proibito pubblicare” (A. Mohler, <em>La Révolution Conservatrice en Allemagne 1918-1932</em>, Pardès, Puiseaux 1993, p. 444).</p>
<p style="text-align: justify;">(2)               Franz Altheim (Erscherscheim 6 ottobre 1898 – Münster 1976) si addottorò con uno studio su <em>Die Komposition der Politik des Aristoteles</em>, discussa col professor Hans von Arnim all’Università di Francoforte sul Meno. Qui entrò in relazione col filologo Walther Friedrich Otto (che nel 1933-’34 gli fece pubblicare <em>Epochen der römischen Geschichte</em>) e con l’etnologo Leo Frobenius. Insegnò alle università di Halle, Berlino e Münster. Tra le opere più significative della sua sterminata produzione scientifica, la <em>Römische Religionsgeschichte</em>, Berlin 1956 (ed. definitiva), <em>Niedergang der alten Welt</em>, Frankfurt am Main 1952, <em>Die Araber in der alten Welt</em>, Berlin 1964. In italiano: <em>Dall’antichità al Medioevo </em>(Sansoni, Firenze 1961), <em>Il dio invitto </em>(Feltrinelli, Milano 1960), <em>Romanzo e decadenza </em>(Settimo Sigillo, Roma 1995), <em>Storia della religione romana </em>(Settimo Sigillo, Roma 1996).</p>
<p style="text-align: justify;">(3)               André Brissaud, <em>Hitler et l’ordre noir. Histoire secrète du national-socialisme</em>, Librairie Académique Perrin, Paris 1969, p. 285. Anche il libro di Brissaud, per alcuni versi abbastanza documentato, rimasta certe fantasticherie che il famigerato <em>Mattino dei maghi </em>di Louis Pauwels e Jacques Berger (Mondadori 1963, pp. 371-374) ha trasmesse a gran parte della letteratura “nazioccultistica”. Si veda, come ulteriore esempio di ciò, <em>Le marché du diable </em>di Robert Faligot e Rémi Kauffer (Fayard, Paris 1995, p. 243), dove si sostiene che la spedizione dell’Ahnenerbe in Tibet aveva lo scopo di “saggiare le possibilità di una presa di contatto tra i mitici maestri del Tibet e la Società di Thule, che se ne considerava l’erede”. D’altronde, anche specialisti di germanistica come Furio Jesi hanno riciclato le tesi del <em>Mattino dei maghi</em>, attribuendo agli “studiosi guidati dal dottor Scheffer [<em>sic</em>]” lo scopo di “raccogliere materiali sulle origini della razza ariana” (F. Jesi, <em>Germania segreta</em>, Feltrinelli, Milano 1992, p. 188).</p>
<p style="text-align: justify;">(4)               A. Mohler, <em>op. cit.</em>, p. 585.</p>
<p style="text-align: justify;">(5)               A. Brissaud, <em>op. cit.</em>, p. 454.</p>
<p style="text-align: justify;">(6)               Savitri Devi, <em>L’India e il nazismo</em>, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 1979, p. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">(7)               A. Brissaud, <em>op. cit.</em>, p. 286.</p>
<p style="text-align: justify;">(8) Dai 16.000 metri di pellicola in bianco e nero e dai 2.000 a colori girati da Krause fu ricavato il documentario <em>Geheimnis Tibet</em>. (Se ne veda l’edizione italiana nel video allegato al fascicolo n. 9 della serie <em>Il nazismo esoterico </em>di Marco Dolcetta, Hobby and Work, Milano 1994). Oltre a realizzare le riprese cinematografiche, Krause scattò 20.000 fotografie e trovò anche il tempo per mettere insieme una straordinaria collezione di formiche, api, calabroni e farfalle.</p>
<p style="text-align: justify;">(9) Alla fine di quel medesimo mese d’agosto si sarebbe dovuta concludere anche la terza spedizione tedesca sul Nanga Parhat (m. 8.114), guidata da Peter Aufschneiter, che era partita nel maggio 1939. Sorpresi in territorio indiano dallo scoppio della guerra (3 settembre), Peter Aufschneiter e Heinrich Harrer, il campione dei giochi olimpici del 1936, furono internati in un campo di concentramento britannico. Evasi nel 1944, raggiunsero il Tibet, dove ottennero asilo. Cfr. H. Harrer, <em>Sieben Jahre in Tibet</em>, A. J. MacPherson 1958 (ed. franc. <em>Sept ans d’aventures au Tibet</em>, Arthaud, Paris-Grenoble 1953).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sstibet.html' addthis:title='Le SS in Tibet ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/sstibet.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1900-1939]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ahnenerbe]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Armin Mohler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Atene]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Bagdad]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Calcutta]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[città proibita]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Dalai Lama]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Derge]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Deutsches Ahnenerbe]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ehren SS]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ernst Schäfer]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[esplorazione]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[etnografia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Franz Altheim]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Giuseppe Tucci]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hauptsturmführer]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Herman Wirth]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Hermann Wirth]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himalaya]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Karl Haushofer]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Lhasa]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nazismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nsdap]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Reich]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Révolution Conservatrice]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[scavi archeologici]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Schäfer]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Società Thule]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[SS]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Sven Hedin]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Thule]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Thule Gesellschaft]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Tibet]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ura Linda]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Vienna]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Völkischen]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Walther Darré]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Walther Friedrich Otto]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Walther Wüst]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Wolfram Sievers]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;identità nazionale si aggira tra le rovine della preistoria</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/rimbottiarcheologidihimmler.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/rimbottiarcheologidihimmler.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[1900-1939]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Ahnenerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Galli]]></category>
		<category><![CDATA[Gustav Kossinna]]></category>
		<category><![CDATA[Heinrich Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Himmler]]></category>
		<category><![CDATA[Indoeuropei]]></category>
		<category><![CDATA[Kulturvölker]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Zagni]]></category>
		<category><![CDATA[Naturvölker]]></category>
		<category><![CDATA[paletnologia]]></category>
		<category><![CDATA[preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terra Cava]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=571</guid>
		<description><![CDATA[Recensione del libro di Marco Zagni Archeologi di Himmler. Miti, misteri e spedizioni dell'Ahnenerbe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rimbottiarcheologidihimmler.html' addthis:title='L&#8217;identità nazionale si aggira tra le rovine della preistoria '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em> La diffusione della cultura, secondo la paletnologia, ha origine allorquando il popolo prende coscienza del proprio potenziale</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/archeologidihimmler.bmp" border="0" alt="Marco Zagni, Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell'Ahnenerbe" width="175" height="250" align="right" /></a> Di solito, le storie della paletnologia dedicano un capitolo, più o meno esteso, per descrivere come la preistoria e l&#8217;archeologia, ad un certo punto, nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>, vengano investite dall&#8217;ideologia. In Germania, agli inizi del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">secolo XX</a>, la necessità scientifica di ricostruire i movimenti di popolazioni che erano avvenuti in epoca preistorica, portò ad approfonditi studi sulla diffusione della cultura, sui tipi di insediamento, sul cosiddetto &#8220;paleoambiente&#8221;. Negli anni Venti si affermarono numerosi studiosi e nuovi metodi di ricerca. Era naturale che, nel clima dell&#8217;epoca, ogni ricerca portata avanti dalle varie scuole nazionali, riverberasse una certa inclinazione alla messa in particolare valore dei metodi e dei livelli culturali di quel popolo, cui appartenevano le varie istituzioni scientifiche. Lo facevano i francesi, lo facevamo noi italiani, lo facevano persino i polacchi, che a loro volta rivendicavano alla Polonia il ruolo di sede originaria degli Indoeuropei.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non si trattò tanto di una &#8220;nazionalizzazione&#8221; della preistoria, quanto dello spontaneo accento posto da ogni studioso sui tipi e sulle caratteristiche propri alla preistoria &#8220;nazionale&#8221; di cui si occupavano. Il tedesco Gustav Kossinna, ad esempio, tra i fondatori della moderna paletnologia e uno dei maggiori studiosi europei della materia, senza essere un fanatico nazionalista si trovò a operare per un rafforzamento dell&#8217;orgoglio nazionale germanico, allorquando i suoi studi lo portarono alla storica differenziazione tra <em>Naturvölker </em>e <em>Kulturvölker</em>: popoli rimasti allo stato di natura e popoli portatori di cultura. E, sulla scorta delle sue verifiche sul campo, inseriva gli antenati preistorici dei tedeschi per l&#8217;appunto in questa seconda e più prestigiosa categoria. Si inorgoglisse chi voleva: questi erano i risultati dei suoi studi. Alla conferenza di pace di Versailles, per dire di come anche l&#8217;antichistica sia un naturale supporto politico, la commissione tedesca d&#8217;armistizio ­ composta da socialdemocratici &#8211; si recò dai vincitori con un grosso incartamento di studi di Kossinna, dai quali si evidenziava come su grandi parti dei territori del <em>Reich </em>che si intendevano trasferire alla Polonia dopo la guerra, i tedeschi potessero vantare un &#8220;diritto storico&#8221; di possesso, dato che, documenti alla mano, avevano abitato quei luoghi (la Pomerania, l&#8217;Alta Slesia, la Prussia Orientale) fin dalle epoche preistoriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste non sono aberrazioni nazionalistiche, ma naturali tentativi di protezione della memoria storica e antropologica, che ogni popolo ­ e aggiungerei: ogni popolo sano ­ a giusto titolo avanza per corroborare i propri diritti all&#8217;identità. O non fa la medesima cosa ancora oggi Israele, allorquando sentiamo i suoi esponenti politici o semplici coloni rivendicare il diritto storico degli ebrei di insediarsi sui territori palestinesi, solo perché tremila anni fa, secondo la <em>Bibbia</em>, che notoriamente è un documento ebraico e quindi di parte, quelle zone erano da loro abitate? E non dovremmo forse noi italiani, a maggior ragione e in base a questi stessi argomenti ­ che trovano sostegno ancora oggi presso le più alte sfere del diritto internazionale ­ rivendicare, che so, l&#8217;Istria, la Dalmazia, la Pannonia oppure l&#8217;intero bacino mediterraneo, perché qui i nostri coloni romani formarono innumerevoli insediamenti, per di più ben documentati da giganteschi resti archeologici? Evidentemente, non solo la scienza tedesca di quel periodo rivendicava la sua storia, ma la stessa cosa fa ogni scienza sostenuta dal potere politico (e la scienza è sempre sostenuta dal potere politico), compiendo il gesto storicamente ovvio di tutelare i propri diritti, giusti o discutibili che siano.</p>
<p style="text-align: justify;">La Russia comunista ­ che avrebbe dovuto essere insensibile, in quanto &#8220;internazionalista&#8221;, a questi temi &#8211; non fu da meno: riorientò tutti gli studi di preistoria, li inquadrò nelle organizzazioni di Stato, proclamò bandita la scienza &#8220;borghese&#8221; e formulò, col famoso Evimenko, una teoria ideologica che finì col proclamare l&#8217;autoctonìa primordiale del popolo russo! Nei primi anni trenta, avvenne poi che in Germania gli studi sulla preistoria si saldarono con il <em>Kampfbund </em>per la Cultura Germanica, fondato nel 1929 da Rosenberg, nel quale confluirono alcuni tra i maggiori esperti ed organizzatori del settore. Tra di essi, lo studioso Hans Reinerth, che, dopo la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, cambiò la vecchia Società Germanica di Preistoria nella Lega del Reich per la Preistoria Germanica, un organismo perfettamente allineato al corso del nuovo regime. Di lì a poco, molti tra gli studiosi tedeschi di storia, preistoria e paletnologia, finirono con l&#8217;entrare direttamente in quell&#8217;istituto di nuova formazione che fu la Fondazione Ahnenerbe (eredità ancestrale), fondata nel 1935 da Heinrich Himmler, consegnata a studiosi appartenenti alle SS e subito propostasi come organismo di punta, il più ideologicamente qualificato centro-studi sulle origini culturali e antropologiche del popolo tedesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5916" title="indogermanische-wanderung" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/indogermanische-wanderung1.jpg" alt="" width="616" height="495" />Dico subito che, a mio parere, la politicizzazione della scienza non è cosa che possa scandalizzare oltre misura chi sappia come va il mondo. O forse si crede che i nostri istituti di cultura, le nostre università, i nostri centri di ricerca siano imparziali oasi di studio, e che non vi siano pressioni e condizionamenti politici, anche pesanti, da parte del potere &#8220;democratico&#8221;? Avete presente, per dire, quant&#8217;è imparziale l&#8217;Istituto Gramsci, sovvenzionato dallo Stato? E poi: cos&#8217;è la &#8220;ricerca pura&#8221;? Esiste qualcosa di non orientato, di non corretto da inclinazioni, convinzioni, interessi di uomini o gruppi? La &#8220;neutralità&#8221; della scienza esiste, o non è piuttosto una delle più grosse bufale della propaganda liberale? Esistono studiosi &#8220;liberi&#8221;, università &#8220;libere&#8221;? Credo di poter rispondere con un convinto e cubitale &#8220;no&#8221;, e ne converrà chiunque non sia troppo ingenuo. Ad ogni buon conto, a quanto pare la Ahnenerbe funzionò e funzionò bene, e in molti ambiti e con risultati degni di rilievo, aggregando studiosi di fama e lasciando quella traccia scientifica, che è impossibile far finta di ignorare per deferenza verso gli obblighi ideologici oggi egemoni.</p>
<p style="text-align: justify;">È quanto sostiene <a title="Marco Zagni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marco-zagni/">Marco Zagni</a>, autore del libro <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X"><em>Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell&#8217;Ahnenerbe</em></a>, pubblicato dalla casa editrice Ritter di Milano (tel.02-201310), che si avvale della prestigiosa introduzione del professor Giorgio Galli. È un <em>unicum </em>editoriale, nel senso che in Italia mai prima era stato dedicato un intero libro alla Ahnenerbe, ma solo cenni o poche pagine all&#8217;interno di altri e rari studi, tra i quali, sfacciatamente, mi permetto di ricordare il mio libro <em>Il mito al potere. Le origini pagane del nazionalsocialismo </em>(edizioni Settimo Sigillo di Roma), nel capitoletto su <em>La mistica SS</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte &#8220;viva&#8221;, per così dire, del lavoro di Zagni, riguarda la rievocazione del percorso innovativo battuto dalla Ahnenerbe nelle ricerche storiche, archeologiche, preistoriche e antropologiche. Quegli studiosi che collaborarono con le SS e con Himmler possono essere accomunati dall&#8217;idea che la storia mondiale avesse percorso strade diverse da quelle usualmente concepite: da qui, la concezione &#8220;catastrofista&#8221; (la Terra scossa da periodici rivolgimenti tellurici), la ripresa dell&#8217;ipotesi di Atlantide, l&#8217;idea di un primato indogermanico fin dalla preistoria, la teoria delle migrazioni, in base alla quale era possibile seguire passo passo gli spostamenti degli Indoari e verificare l&#8217;accensione da parte di costoro, ovunque nel mondo, delle prime scintille di civiltà: dai Sumeri al Tibet, dalla Mesoamerica fino al ciclo grecoromano. Vi furono spedizioni in varie parti del mondo, iniziative, approcci scientifici le cui risultanze sono ancora oggi al vaglio degli scienziati e che l&#8217;autore riconduce alle attuali esperienze dell&#8217;archeologia di frontiera: cosa che egli apprezza, al di là degli orientamenti ideologici di quegli spregiudicati innovatori.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte invece, sempre per così dire, &#8220;morente&#8221; del <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X">libro</a> di Zagni, è quella in cui, seguendo un deplorevole <em>trend </em>divulgativo, si getta in un totalitario calderone <em>newage </em>tutto quanto attiene la moda del cosiddetto &#8220;nazismo occulto&#8221;: e qui, al solito, incrociamo Templari e Runologia, dottrina del Ghiaccio Cosmico e coppa del Graal, Catari e teoria della Terra Cava in uno scivoloso <em>lunapark </em>in cui lo stesso Galli è più volte barcollato in passato, dando troppo credito alla fantastoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non importa. Del resto, l&#8217;autore, in ottima buona fede, ci dice subito che è un dilettante ­ pericolosamente seguace di Peter Kolosimo -, che ha lavorato per una prima divulgazione, che si augura nuovi approfondimenti per ognuno dei filoni da lui scandagliati e che insomma il nazionalsocialismo non deve far velo, con le sue malvagie inclinazioni, a ripercorrere le tappe di studi che si sono dimostrati, in più di un punto, validi e sostenibili. Tuttavia, un dubbio: riconoscimento scientifico o ancora operante fascino occulto di simboli, temi, idee, metodi e rappresentazioni di irresistibile e inconfessabile magnetismo? Non sarà che, a volte, tra svastiche, rune, mondi in rovina, fantastiche teorie di superuomini, lama tibetani e cavalieri medievali, qualcuno ci lascia le penne scientifiche e rimane incantato dalla fiaba? Ci fosse Himmler, probabilmente ci terrebbe a ricordare che lui e i suoi studiosi SS non erano sul <em>set </em>di un film di Hollywood, ma facevano dannatamente sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
&#8220;La scienza è sempre sostenuta dal potere politico e compie il gesto storicamente ovvio di tutelare i propri diritti, giusti o discutibili che siano&#8221;.<br />
Gustav Kossinna </em></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em> del 16 gennaio 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rimbottiarcheologidihimmler.html' addthis:title='L&#8217;identità nazionale si aggira tra le rovine della preistoria ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/rimbottiarcheologidihimmler.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[1900-1939]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Ahnenerbe]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Giorgio Galli]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Gustav Kossinna]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Heinrich Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Himmler]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Indoeuropei]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Kulturvölker]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Marco Zagni]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Naturvölker]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[paletnologia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[preistoria]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Terra Cava]]></coop:keyword>
	</item>
	</channel>
</rss>

