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	<title>Centro Studi La Runa &#187; graal</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Perceval, Re e Sacerdote</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito Foschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Perceval è ravvisabile l’eterna figura del Re Pontefice, guida politica e spirituale dalla cui salute dipende il benessere del regno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/perceval-re-e-sacerdote.html' addthis:title='Perceval, Re e Sacerdote '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Introduzione</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9253" style="margin: 10px;" title="perceval" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perceval-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" />Nel <em>Perceval</em>, il romanzo di Chétien de Troyes, si racconta di come il giovane Perceval da selvaggio ed incolto si trasformi in un perfetto cavaliere affrontando varie avventure, tra cui alcune di natura fantastica. Ma dietro questo percorso è possibile scorgere una vera e propria iniziazione. Ad esempio l’avventura nel castello del Graal non trova facilmente spiegazione come semplice favola e molti autori hanno rilevato i riferimenti mitici sia celtici sia alla tradizione dei Re Taumaturghi. Come abbiamo scritto in altri lavori Perceval riceve due iniziazioni, la prima alla cavalleria profana o terrena ricevuta dal gentiluomo Gorneman di Gorhaut, e la seconda alla cavalleria spirituale o celeste dallo Zio Eremita che gli trasmette una preghiera segreta. Questo particolare non è facilmente riconducibile a un contesto cristiano o semplicemente favolistico. Rappresenta la trasmissione di un sapere iniziatico, segreto, che si trasmette da maestro ad allievo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera di Chrétien manca della fine, non si capisce se per volontà dell’artista o meno ed il suo successo è in parte dovuto alle diverse continuazioni scritte da altri autori. Il romanzo ha, inoltre, la particolarità si essere quasi diviso in due parti di cui una dedicata ad un altro protagonista: Galvano. Si può ben dire che si tratti di una opera molto particolare e nonostante o forse proprio per questo di ampia diffusione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il Castello del Graal</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Perceval raggiunge il castello del Graal ma non ponendo la domanda su cosa sia ciò che vede fallisce la prova e si allontana non riuscendo a capire cosa sia successo. Il tutto gli viene spiegato da una sua cugina con una specie di interrogatorio. Anche qui le tracce di un rituale con delle domande prefissate e le risposte dell’adepto che non sa. E d’altronde cosa potrebbe sapere Perceval se è ancora un semplice cavaliere? Quando raggiunge il castello del Graal è stato appena iniziato cavaliere da Gorneman ed ha liberato Biancofiore dai suoi nemici. Quindi ha fatto solo esperienza di guerra e di cortesia e questa non è sufficiente a conquistare il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-cavalieri-della-tavola-rotonda/10188" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9252" style="margin: 10px;" title="i-cavalieri-della-tavolta-rotonda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-cavalieri-della-tavolta-rotonda.jpg" alt="" width="200" height="286" /></a>Nel racconto di Chrétien bisogna rivelare la presenza di uno schema: tentativo, fallimento, nuovo tentativo, successo. La prima volta che Perceval incontra una donna, la dama dell’Orgoglioso della Landa, segue i consigli della madre e combina un guaio. Non era ancora pronto. Incontra Gorneman che oltre ad insegnargli le regole della cavalleria gli insegna le regole della cortesia. E così la seconda volta con Biancofiore, essendo ormai un uomo e un gentiluomo riesce a conquistarla. Si noti lo schema: tentativo e fallimento con la dama dell’Orgoglioso, nuovo tentativo e successo con Biancofiore. Così succede con le donne, ma così appare lo schema della ricerca del Graal, solo che lo schema non si completa, perché il romanzo si interrompe. Il primo tentativo col Graal fallisce, perché l&#8217;eroe ha avuto solo l&#8217;iniziazione alla cavalleria terrestre e ciò non è sufficiente per recuperare il Graal. Sono i primi due passi dello schema. Verso la fine del romanzo, come accennato prima, riceve l&#8217;iniziazione Spirituale ed è pronto per ritentare l&#8217;impresa. Purtroppo il racconto si interrompe, ma si può ipotizzare con una certa sicurezza una conclusione positiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.libriefilm.com/il-graal-i-testi-che-hanno-fondato-la-leggenda/9780" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8196" style="margin: 10px;" title="il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-graal-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a>Un romanzo di formazione?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni autori hanno considerato l’opera solo come un romanzo di formazione con intenti didascalici senza vederne gli aspetti mitologici, ma anche questa interpretazione non fa che rafforzare l’ipotesi della conquista del Graal da parte di Perceval. Se il protagonista deve imparare certe cose per poter superare le prove della vita, si intuisce che alla fine del racconto dopo aver imparato ciò che serve ritroverà il castello del Graal e porrà la domanda e libererà il Re Magagnato dal suo dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Perceval raggiunge il castello del Graal la prima volta, è cavaliere ed ha appena lasciato il castello di Biancofiore, ha ricevuto l’iniziazione alla cavalleria terrena ed è ancora un semplice guerriero. È anche maturato da adolescente a uomo conoscendo l’amore terreno. Qui finirebbe il romanzo se si trattasse solo di un romanzo di formazione, come se in una società tradizionale possa aver senso parlare di formazione, o di passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza un cerimonia iniziatica. Gli insegnamenti terreni non sono sufficienti a conquistare il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’investitura del re sacerdote</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella visita al castello del Graal, il Re Pescatore dona a Perceval una spada dicendogli che è fatta per lui. Ora il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della spada è molto chiaro, oltre a simboleggiare le virtù guerriere rappresenta la Giustizia e la Regalità. In <em>Matteo 10, 34</em> “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada”. La spada è <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della giustizia e Gesù vuole intendere di essere venuto a portare la Giustizia, tra gli altri significati. Nel momento in cui riceve la spada viene riconosciuta a Perceval la sua qualità di guerriero e riceve l’investitura di re. Naturalmente il Graal è un dono spirituale e non può essere posseduto da un semplice re guerriero. Dopo questo episodio Perceval affronta varie avventure, ma si tiene lontano dalla chiesa: è un cavaliere in cerca di avventure. Un venerdì santo incontra una processione e viene rimproverato da uno degli astanti di andare in giro armato in tale giorno. Perceval non sa di che giorni si tratti, lo chiede e quando lo apprende sente la necessità di fare penitenza e saputo della presenza lì vicino di un eremita ci si avvia. Qui apprende che l’eremita è suo zio da parte di madre e i misteri del Graal. Il Graal serve l’ostia al padre del Re Pescatore che da 12 anni si nutre solo di quella. Infine l’Eremita gli insegna una preghiera segreta che «conteneva molti nomi del signore Iddio, i più potenti, che nessuna bocca umana deve pronunciare se non per paura della morte»; preghiera segreta, che rappresenta il filo ininterrotto della tradizione che lega i rappresentati nelle varie generazioni: riceve una definitiva iniziazione. In quest’ultima si può scorgere una iniziazione sacerdotale, e non a caso a impartire l’insegnamento è lo zio materno di Perceval. Ci piace ricordare la tradizione ebraica per cui la discendenza è da parte di madre ed erano i membri della tribù dei leviti a poter accedere alle cariche sacerdotali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il costruttore di ponti</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perceval è re sacerdote o per meglio dire re pontefice. Il Pontifex è letteralmente un «costruttore di ponti», qui inteso simbolicamente quale mediatore fra il nostro mondo e i mondi superiori. In effetti quando Perceval incontra la prima volta il Re Pescatore è alla ricerca di un guado dove attraversare un fiume; il Re è in barca intento a pescare e gli indica la strada, funzione di pontefice, per raggiungere il Castello del Graal dove avrebbe alloggiato quella notte per poi ripartire. Il Castello è un regno non terreno ed il Re Pescatore funge da intermediario fra il mondo terreno e il mondo superiore. Infatti il Castello appare a Perceval ad un tratto, quando disperava di trovarlo pensando di essere stato burlato dal pescatore, e nonostante lo abbia visitato, non sarà più in grado di ritornarvi a dimostrazione che la sua ubicazione non è di questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020"><img class="alignleft size-full wp-image-9250" title="il-mistero-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mistero-del-graal.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ricevuta l’iniziazione spirituale o sacerdotale, Perceval è in grado di liberare il Re Magagnato dal suo male o meglio di succedergli al trono e di essere lui il nuovo Re Pescatore che farà rifiorire la terra. Qui si intravede l’ombra di antichi rituali legati ai culti di fertilità e alla successione di un sovrano o di un capo che svolge funzioni sia guerriere che religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">La funzione di Perceval è restauratrice, ovvero di riportare ordine in una situazione degenerata. In Perceval riconosciamo la figura dell’eroe nel senso tradizionale del termine come spiegato da <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> nel suo <a title="Il mistero del Graal" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020" target="_blank"><em>Il mistero del Graal</em></a>. L’eroe a differenza dell’uomo primordiale completo in sé, deve riconquistare la sua pienezza perché non è per “natura” completo. Da <em><a title="Il mistero del Graal" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020" target="_blank">Il Mistero del Graal</a>: “Secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> la «generazione degli eroi» fu creata da Zeus, cioè dal principio olimpico, con la possibilità di riconquistare lo stato primordiale e dar quindi vita a un nuovo ciclo «aureo»”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Compito dell’«eroe» è quindi quella di far rinascere una nuova età dell’oro. In effetti nell’avventura di Perceval, osserviamo una situazione di disordine in cui è caduta la società umana a causa dell’infermità del Re Pescatore. Possiamo pensare che la malattia del Re Pescatore si ripercuota sul mondo perché come è raccontato da altri testi del ciclo arturiano, sia Merlino che Artù sono traditi da una donna, da intendersi anche qui in senso simbolico, generando il caos nel regno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903257/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903257" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9251" style="margin: 10px;" title="il-re-del-mondo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-re-del-mondo.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Accenniamo al fatto che nelle tre figure del re Pescatore, di Merlino e d’Artù possiamo vedere le “tre funzioni supreme” indicate da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> nel <a title="Il Re del Mondo" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903257/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903257" target="_blank"><em>Re del mondo</em></a>: <em>“…il capo supremo dell’Agarttha porta il titolo Brahâtmâ (sarebbe più corretto scrivere Brahmâtmâ), «supporto delle anime nello spirito di Dio»; i suoi coadiutori sono il Mahâtmâ, «rappresentante dell’Anima universale» e il Mahângâ, «simbolo di tutta l’organizzazione materiale del Cosmo»: questa è la divisione gerarchica che le dottrine occidentali rappresentato mediante il ternario «spirito, anima e corpo»”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, Perceval secondo lo schema da noi individuato, guarisce il Re Pescatore e gli succede instaurando un nuovo regno e quindi una nuova era di pace e prosperità che potrebbe essere considerata come il ritorno all’età dell’oro primordiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Re Pescatore</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’aggettivo pescatore associato a re non è casuale e non riguarda semplicemente il passatempo del re malato ma ha un chiaro significato simbolico. Il Re Pescatore per eccellenza è Gesù, re perché discendente dalla stirpe davidica e pescatore perché pescatore d’anime. Nel Vangelo sono ben noti i passi in cui dice a Pietro di gettare le reti (<em>Luca 5, 4</em>) e quando gli dice di lasciare le reti che lo avrebbe fatto pescatore di uomini (<em>Luca 5, 10</em>). Qui, è da citare il cosiddetto anello piscatorio indossato dal Papa che ha l’effige di Pietro che pesca con la rete. In questo oggetto è racchiusa una doppia <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbologia</a> regale e sacerdotale. L’anello sta spesso a denotare la nobiltà di chi lo indossa, mentre l’effige di S. Pietro che getta le reti è un esplicito <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> della funzione sacerdotale della Chiesa. Dobbiamo qui citare la diffusione nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/" target="_blank">medioevo</a> di una leggenda di origine araba che racconta di come Re Salomone possedesse un anello magico capace di scacciare i demoni e perdendolo lo ritrovi dentro un pesce che aveva appena pescato e da cui l’appellativo re pescatore. Sottolineiamo l’esistenza di una leggenda simile che ha come protagonista Alessandro Magno, anch’egli simbolo di quella regalità sacerdotale, perché in un certo qual modo ne ha incarnato i principi nella storia.</p>
<p style="text-align: justify;">A completamento dell’esame della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbologia</a>, ricordiamo che il simbolo dei primi cristiani era il pesce dall’acronimo greco che indicava il nome di Gesù ed a volte erano chiamati loro stessi pesciolini perché, come i pesci erano scampati alla punizione divina del diluvio universale, così, essi grazie alla loro fede in Cristo avrebbero superati indenni il Giudizio Universale. Inoltre il pesce era un simbolo frequente dell’iconografia cristiana a ricordare il miracolo dei pani e dei pesci e da qui, spesso associato al banchetto dell’Ultima Cena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Conclusioni</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolismo</a> sembrano convergere tradizioni precristiane e cristiane, anche se è più corretto dire che ambedue si riferiscono ad un simbolismo tradizionale, esplicitandone ognuna, quella parte che in un dato momento e in un dato luogo, è più congeniale. La presenza di ambedue permette di chiarire meglio i principi sottesi depurandoli dalle incrostazioni delle contingenze storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo sapere se l’utilizzo di tale simbolismo da parte di Chrétien sia stato consapevole o meno, anche perché vivendo in un’epoca fortemente intrisa di sacro non poteva non riversare nella sua opera la simbologia cristiana. Sicuramente i riferimenti cristiani hanno permesso a Robert de Boron nelle sua successiva rielaborazione della leggenda del Graal, di rivestirla, con estrema facilità, di abiti cristiani. È da ribadire, però, che una lettura eminentemente cristiana del racconto del Graal non è possibile, stando un sostrato di miti non riconducibile a un alveo cristiano.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/perceval-re-e-sacerdote.html' addthis:title='Perceval, Re e Sacerdote ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il neopaganesimo di Otto Rahn</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 08:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il libro di Hans-Jürgen Lange 'Otto Rahn e la ricerca del Graal', a differenza di altri usciti anni fa sul medesimo argomento, si segnala per serietà e credibilità storiografica. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-neopaganesimo-di-otto-rahn.html' addthis:title='Il neopaganesimo di Otto Rahn '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_8318" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-8318" title="Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rahn.jpg" alt="Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)" width="180" height="239" /><p class="wp-caption-text">Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il caso di Otto Rahn è ormai noto: è la storia di un giovane romantico, che insegue un sogno. Un giorno entra in contatto con un potere sensibile al mito – il Terzo Reich -, che lo lancia e lo valorizza: ciò che presto lo porta a credersi una specie di nuovo cavaliere templare. Il mito del Graal, quello di una società di puri e di idealisti, di un regno dello spirito, popolava il suo immaginario. Certo del legame storico tra l’eresia dei Catari e la poesia dei trovatori medievali, l’una è l’altra viste come sopravvivenza pagana sotto la scorza del cristianesimo ufficiale, Rahn si convinse che il fulcro di questa cultura si fosse trovato un tempo nel castello provenzale di Montségur, alle pendici dei Pirenei. Proprio il luogo dove, nel 1244, avvenne il finale sterminio dei Catari da parte della Chiesa. In questa zona, intorno al 1929, Rahn svolse ricerce, percorse grotte e camminamenti, rintracciò graffiti e interpretò <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> arcani. Alla fine raccolse il tutto e scrisse il celebre libro <em>Crociata contro il Graal</em>, pubblicato nel 1933. L’incontro fatale con Himmler, anch’egli interessato alla storia delle eresie e all’universo dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> pre-cristiani, il pronto arruolamento e la rapida ascesa nelle SS, portarono però Rahn a inciampare nel suo piccolo-grande segreto. Sembra infatti che una mal vissuta omosessualità sia stata all’origine delle sue dimissioni dall’Ordine Nero nel 1938 e infine del suo suicidio, avvenuto per congelamento tra le montagne del Tirolo, nel marzo del 1939. Rahn rimase vittima di un trauma, per esser stato coinvolto in un piccolo scandalo omoerotico? Non resse il clima ideologico delle SS? Venne forse spinto a quel gesto? O ci arrivò da solo, per evitare l’isolamento sociale e magari la persecuzione?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aseq.it/otto-rahn-e-la-ricerca-del-graal.html" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8319" style="margin: 10px;" title="lange-rahn" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lange-rahn-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>A queste domande cerca di fornire riposta un testo molto buono, da poco tradotto in italiano dalle Edizioni Settimo Sigillo: <a title="Otto Rahn e la ricerca del Graal" href="http://www.aseq.it/otto-rahn-e-la-ricerca-del-graal.html" target="_blank"><em>Otto Rahn e la ricerca del Graal</em></a>. Biografia e fonti, di Hans-Jürgen Lange. Diciamo subito che questo libro, a differenza di altri usciti anni fa sul medesimo argomento, si segnala per serietà e credibilità storiografica. Una volta tanto, la materia viene lavorata non dal dilettante, ma dallo studioso. E a parlare non sono le sparate a sensazione, ma i documenti. Lange infatti dedica un’intera sezione del suo libro all’interessante e in gran parte inedita documentazione rinvenuta in vari archivi tedeschi. Eloquente quella relativa alla corrispondenza tra Rahn e lo scrittore Albert Rausch prima del 1933, in cui, insieme alla passione per il santo Graal, traspaiono chiari cenni all’omosessualità del giovane intellettuale. Inoltre, viene presentato al lettore italiano un <em>corpus</em> di lettere, appunti, lavori radiofonici, comunicazioni di Rahn con lo studioso Antonin Gadal, con le SS, con Himmler in persona e con Wiligut, il bizzarro collaboratore austriaco del <em>Reichsführer</em> in materia di esoterismo.</p>
<div id="attachment_8320" class="wp-caption alignright" style="width: 269px"><img class="size-full wp-image-8320" title="Castello di Montségur" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/montsegur.jpeg" alt="Castello di Montségur" width="259" height="194" /><p class="wp-caption-text">Castello di Montségur</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’idea centrale da cui Rahn era tutto pervaso sin giovane era che l’eresia catara fosse un giacimento culturale risalente all’epoca pagana e che nella sua teologia nascondesse rimandi ai saperi sacrali pre-cristiani. Questo assunto, per la verità, è stato da tempo smentito in sede storica e lo stesso Lange non mostra di tenerlo in gran conto. Il catarismo era un’eresia manichea tutta incentrata sul rifiuto del mondo, sul disprezzo del corpo, sulla negazione della fertilità del matrimonio: una teologia cupa, che metteva l’uomo nella disperante condizione di vivere la vita con un senso di ostilità, solo aspirando alla morte liberatrice, ricercata volontariamente nel suicidio rituale chiamato <em>endura</em>. Come si vede, si tratta dell’esatto contrario dell’antico paganesimo, sia il greco-romano che il nordico, che al contrario attribuiva alla bellezza del corpo, alla vita, alla figura umana e alla discendenza nobilitazioni di sacra potenza. Tuttavia, qualcosa di pagano certamente filtrò presso quegli eretici: la loro quasi sicura provenienza orientale – identificata con il “bogomilismo” &#8211; unitamente a tratti di neo-platonismo, si intrecciava alla concezione manichea di una costante lotta cosmica tra i principi luminosi del bene e quelli tenebrosi del male. E di queste speculazioni era ricolma l’antica mitologia europea. Tutto preso dall’idea di essere stato eletto dal destino per portare al mondo la sua rivelazione, Rahn si diceva un predestinato. E dall’aver frequentato da ragazzo la zona di Ketzerbach (il “torrente dei Catari”) nei pressi di Marburgo, egli traeva sicuri indizi della sua missione: doveva rivelare ciò che la Chiesa aveva occultato, cioè il legame tra i catari e il paganesimo e quello tra gli eretici e i poeti trovatori del <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8317" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival1.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Rahn vedeva in Wolfram von Eschenbach, il famoso poeta cortese autore del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773"><em>Parzival</em></a>, il terminale di una tradizione che si sarebbe tramandata dai Catari sino in Germania, diventando il patrimonio della cultura europea duecentesca, incentrata sull’asse provenzale-germanico. La stessa etimologia di Wolfram – argomentava Rahn – rimandava a quella di Trencavel, nome di una nobile famiglia della Linguadoca. Attraverso questi sottili legami, insomma, sarebbe avvenuto quel <em>transfert</em> culturale che aveva costruito nel cuore dell’Europa cristiana un’<em>enclave</em> neopagana, alla fine distrutta dalla crociata albigese guidata dalla Chiesa. Non è tanto l’entrare nel merito della questione, che qui ci interessa. La stessa nascita della poesia italiana in Sicilia e in Toscana, del resto, è stata da più parti giudicata come il frutto di legami europei che avevano al loro centro la Provenza, i suoi miti cavallereschi, il perdurare di tradizioni pagane <em>sub specie cristiana</em>. Ciò che interessa è invece verificare che la figura storica di quel singolare ricercatore che fu Rahn ha un suo spessore. Troppo spesso affidato a ricostruzioni improvvisate, infatti, Rahn si presenta come un intellettuale impegnato nella lotta per l’identità europea, ricco di spunti e non di rado affascinante. La sua è piuttosto una metastoria, una cripto-teologia, e non importa molto che venga o meno confermata dai fatti. Egli si muove nell’ambito della cerca mitica. E il mito ha bisogno di un alone di mistero. Lo sforzo di Rahn era quello di uscire dal dogma e di agitare un mito europeo. Di qui la sua rielaborazione della figura di Lucifero, l’angelo caduto, rivalutato ad annunciatore di un mondo buono fatto di luce: «Che cos’è Graal? Graal è la terra della luce, della purezza. Graal è il sogno più profondo dell’anima umana, che dalle angustie terrene aspira alla perfezione immacolata», scrive Lange.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.uscocchia.org/esoterismo-spiritualismo/40-crociata-contro-il-graal.html" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8316" style="margin: 10px;" title="crociata-contro-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/crociata-contro-il-graal.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>E lo stesso Lange ricorda come, secondo Rahn, il Graal non fosse una coppa, ma piuttosto la pietra lucente che Lucifero recava sulla fronte, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di purezza, di una ricerca che in antico si era espressa con l’immagine del Vello d’oro: qualcosa che solo a pochi eletti toccava in sorte di raggiungere. Rahn sosteneva che fu il trovatore Guiot di Provins a passare a Wolfram il tema di Parzival e quindi a dare vita a questo complesso poetico che sfuggiva alla teologia cristiana, presentandosi come un sapere alternativo. Un sapere arcaicissimo. Lange scrive assai bene che l’origine iranica della saga di Parsifal, intuita da Rahn, è stata recentemente comprovata dagli studiosi: ecco che dunque un concatenamento con il catarismo diverrebbe più credibile, dato che anche a quest’ultimo si danno origini legate all’Oriente. Rahn lavorava dunque su materiali mitici, ma non irrealistici. Tanto bastò per far drizzare le antenne a Himmler, avido di qualunque cosa richiamasse l’idea di “purezza” e di “elezione”, e che come capo delle SS andava setacciando ovunque nel mondo ogni sorta di tradizione arcaica, per vedere se non celasse tracce di antica sapienza ariana. Il contatto fu presto stabilito. Nel marzo del 1936 Rahn viene arruolato nelle SS col grado di <em>Unterscharführer</em> e subito entra nell’<em>entourage</em> di Himmler, per il quale compie ricerche genealogiche. È da notare che Rahn, che oggi spesso viene presentato come “nazista per caso” o peggio niente affatto nazista, ci tenne a far sapere che, quando era in Francia negli anni Venti, aveva compiuto studi che andavano nel senso dell’ideologia nazionalsocialista, prima ancora di sapere che la NSDAP esistesse: presentava se stesso come un precursore. Rahn era amico di Hans Peter des Coudres, curatore della biblioteca del “santuario” nazista di Wewelsburg, era in rapporti stretti con Kurt Eggers, editorialista dello “Schwarze Korps”, la rivista ufficiale delle SS, riceveva favorevoli recensioni da parte di Hermann Keyserling, famoso intellettuale vicino al regime, lavorava fianco a fianco con Wiligut, lo studioso di runologia e ideologo radicale dell’esoterismo nordicista, e alla fine venne promosso a <em>Untersturmführer</em>. Si può dire dunque che fosse perfettamente inserito nel sistema ideologico e di potere del Terzo Reich. Nel 1937 venne degradato per una storia tra omosessuali e temporaneamente spedito a Dachau per “rieducarsi”: doveva semplicemente addestrare le reclute. Presto reintegrato nei ranghi, Rahn entrò in una spirale psicotica. Cominciò a riempirsi di paure e di dubbi, gli cedettero i nervi: «egli stesso sapeva di non essere adeguato alle alte esigenze morali di questo Ordine a causa della sua omosessualità», commenta Lange. Chiese e ottenne le dimissioni dalle SS nel febbraio 1939, e nel marzo fu trovato morto tra i monti tirolesi. Ma nella sua biografia rimangono zone grigie. Non sappiamo veramente come andò il finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&amp;idn=975" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8315" style="margin: 10px;" title="la-corte-di-lucifero" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-corte-di-lucifero.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>Ciò che viene chiarito è invece il forte attaccamento di Rahn per il mondo delle SS, in cui vedeva una specie di Ordine neo-medievale che gli appariva ideale per assecondare il suo disegno ideologico. La riedizione del suo libro del 1937 <a title="La corte di Lucifero" href="http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&amp;idn=975"><em>La corte di Lucifero</em> </a>– una sorta di viaggio europeo alla ricerca di testimonianze pagane – venne sollecitata dalle SS ancora nel 1943 in quanto testo ideologicamente importante ed ebbe vasto successo negli ambienti del radicalismo nordicista. E il suo suicidio venne celebrato dalle SS come un esempio di fedeltà nibelungica al senso germanico dell’onore. Lo stesso Karl Wolff, braccio destro di Himmler, vergò l’annuncio mortuario. Lange riporta che qualcuno ha testimoniato, molti anni dopo, che a Rahn fu lasciata la decisione tra il suicidio con onore e il campo di concentramento. Può essere. Pare però discutibile che il regime si volesse sbarazzare di un valido intellettuale ben allineato, solo per una piccola storia omosessuale, facilmente tacitabile. A certi livelli, si sa, le cose si accomodano. Non sarebbe stata la prima volta. Fu lo stesso Ordine Nero a dare disposizione che non si parlasse più delle debolezze di Rahn, ma solo del suo valore di studioso&#8230; Per altro, crediamo che le SS avessero i mezzi per mettere a tacere lo scandalo, se mai scandalo ci fu. Probabilmente, si è più vicini al vero se si ipotizza un crollo caratteriale: Rahn era un emotivo, forse – almeno da quanto si legge nella sua corrispondenza – anche un po’ immaturo e insicuro&#8230; un carattere diciamo non proprio adattissimo a stare nei ranghi delle SS. Alle quali teneva molto. Lo scrisse lui stesso direttamente a Himmler nel 1937: «Farò di tutto, nello svolgimento dei miei doveri in modo impeccabile&#8230; per riscattare, almeno in parte, il mio comportamento lesivo dell’onore delle SS&#8230;». Questa frase è una spia: sarà stato proprio la delusione inferta a se stesso e all’Ordine Nero a farlo crollare. E dunque possiamo dirlo: Rahn cercò la morte perchè dovette sentirsi colpevole di aver macchiato la purezza del santo Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 25 ottobre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-neopaganesimo-di-otto-rahn.html' addthis:title='Il neopaganesimo di Otto Rahn ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 14:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nuccio D'Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una precisa analisi del simbolismo presente nel Parzival di Wolfram von Eschenbach e in particolare sul Graal e i suoi custodi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfram-von-eschenbach-e-i-custodi-del-graal.html' addthis:title='Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_8182" class="wp-caption alignright" style="width: 228px"><img class="size-medium wp-image-8182 " title="Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/WolframVonEschenbach-218x300.jpg" alt="Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)" width="218" height="300" /><p class="wp-caption-text">Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Fra gli autori dei racconti del Graal Wolfram von Eschenbach occupa un posto speciale dovuto non solo al particolare impianto narrativo della sua opera, ma soprattutto ai numerosissimi elementi dottrinali che l’arricchiscono di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> e di prospettive spirituali persino islamiche non sempre emerse con chiarezza negli altri compositori del ciclo del Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">Wolfram intende dare voce ad una speciale tradizione spirituale sulla quale addirittura dichiara di aver costruito il suo<em> <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773">Parzival</a>. </em>Questa tradizione è personificata in “Kyot il Provenzale”, un personaggio straordinario al quale difficilmente potrà essere data una fisionomia precisa. Nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> appare poche volte (VIII, 417, 431, IX, 453-454, 455, XVI, 827), tutte tese a dare importanza a questa fonte e a rimarcare la diversità di molti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simboli</a> del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> rispetto a quelli emersi nel <em>Perceval</em> di Chrétien de Troyes. Ciò che rende particolarmente interessante la funzione di “Kyot il Provenzale”, di questo maestro “cantore”, o forse e più esattamente “incantatore” [= <em>schianture</em>], è il contatto che tramite lui sembra essersi stabilito fra la tradizione cristiana, quella giudaica e l’Islam, con tutto ciò che questi contatti hanno potuto comportare sul piano dottrinale, simbolico e, forse, rituale. I cenni a Toledo, alla Spagna, alla Provenza, a Baghdad, al <em>Baruc</em>, a Feirefiz, così come il legame fra Flegetanis, Kyot e Salomone, sono a questo riguardo molto significativi e richiamano la presenza eccezionale di kabbalisti, sufi e contemplativi cristiani presso le corti musulmane di Spagna e in quelle della Provenza trovadorica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8183" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Senza supporre una fonte islamica diretta resterebbe enigmatica la presenza nel <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>di termini e di dottrine astrologiche sicuramente arabe. Si potrebbe anche menzionare l’enigmatico riferimento di Wolfram a quel cavaliere musulmano che in un duello con Anfortas, “<em>re e patrono del Graal</em>”, ferisce inguaribilmente il sovrano cristiano con la sua lancia, un cavaliere “<em>nativo di Ethnise </em>[=“la terra originaria”],<em> là dove scorre il Tigri giù dal Paradiso”</em> (IX, 479)<em>. </em>Come chiarisce Wolfram subito dopo (IX, 481), questo Tigri è uno dei quattro fiumi del Paradiso terrestre e perciò assume un rilievo simbolico rilevante la correlazione fra <em>Ethnise</em>, il Paradiso e l’Islam che rimanda ai tanti cenni similari contenuti in quasi tutte le composizioni di questa materia. La ferita di Anfortas è provocata da un cavaliere islamico “<em>nativo di Ethnise</em>” e la sua “insufficienza” come re del Graal scaturisce dal “colpo di lancia” di un rappresentante dell’Islam. Con apparente casualità, Wolfram presenta l’Islam come una tradizione radicata nella rivelazione “originaria” (=<em>Ethnise</em>), ma nel contempo evidenzia caratteri “escatologici” che sembrerebbero indicare nell’Islam la tradizione più idonea a combattere contro le perversioni dei tempi ultimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro elemento fondamentale che mostra la profondità della presenza islamica in Wolfram è lo strano destino di Feirefiz, “Bianco-Nero”, che accompagnerà il fratello Parzival a <em>Munsalvaetsche</em> e dopo il suo battesimo sposerà la Fanciulla del Graal, <em>Repanse de Schoye</em>, “la Dispensatrice di Gioia”, la personificazione della <em>Sedes Sapientiae</em>. Un terzo dato è la descrizione del palazzo reale che si trova in XIII, 589-590, tanto precisa ed articolata da convincere Hermann Göetz che qui si ha la trasposizione dello schema-base del palazzo dei Califfi di Baghdad e, forse, persino un cenno ad un famoso <em>stûpa</em> del re <em>kushana</em> Kanishka. Da parte sua Lars-Ivar Ringbom ha mostrato che anche la pianta architettonica del Tempio del Graal descritta da Albrecht von Scharfenberg nel suo poema può essere compresa solo comparandola alla struttura del palazzo di <em>Taxt-i Sulayman,“</em>il Trono di Salomone”, l’antico santuario mazdeo del fuoco chiamato <em>Taxt-i Taqdis, </em>”il Trono degli Archi”, costruito dal re Chosroe II e poi distrutto dall’imperatore bizantino Eraclio nel 629, quando inseguì le truppe sassanidi sconfitte e recuperò la “Vera Croce” razziata precedentemente dai Persiani a Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lislam-e-il-graal/9774" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8184" style="margin: 10px;" title="lislam-e-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lislam-e-il-graal-171x300.jpg" alt="" width="171" height="300" /></a>L’insieme di questi dati e la loro articolazione attentamente contessuta con l’intreccio cristiano e con il sostrato antico-celtico della saga, mostra molto più di una semplice, vaga “influenza” islamica e ci conduce invece nell’ambito di una realtà teofanica, l<em>’âlam al-mithâl</em> che secondo Henry Corbin sostanziava la <em>futuwwa</em>, la “cavalleria spirituale” iranica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per designare il “Paradiso perduto” mèta di ogni cavaliere, Wolfram introduce lo strano termine di <em>Munsalvaetsche, </em>“Monte Selvaggio”, introvabile nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> precedente. <em>Munsalvaetsche</em> si ritrova almeno una trentina di volte nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> e addirittura in V, 251 è associato ad una straordinaria dinastia regale. Esso è poi ripreso senza nessuna variazione nello <em>Jüngerer Titurel</em> del suo continuatore Albrecht von Scharfenberg, fra i compilatori di questi scritti l’unico ad evidenziare con forza elementi dottrinali rapportabili al mondo spirituale iranico e, più in generale, al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> islamico-orientale che sembrerebbe trovarsi sotteso nell’opera di Wolfram. Anche Albrecht pone il Tempio del Graal a <em>Munt Salvaesch, </em>nel cuore di <em>Salvaterre</em>, una regione protetta dall’impenetrabile <em>Foreist Salvaesch.</em> Aggiunge poi che dopo che gli angeli lo hanno trasportato a <em>Munt Salvaesch,</em> Titurel decide di costruirvi un tempio per intronarvi degnamente il Graal.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> della montagna è ben conosciuto. La particolare strutturazione di ogni montagna ne fa per eccellenza un’immagine dell<em>’axis mundi </em>che congiunge la terra e il Cielo, il mondo del divenire e delle apparenze con la realtà dell’essere immutabile e “lucente”. Per questa sua “assialità” la montagna cosmica non può trovarsi che al centro della manifestazione universale, nel punto dal quale si dipartono tutti i raggi che come infiniti lampi di luce si riverberano sui vari piani cosmici. E’ il luogo privilegiato di ogni teofania, là dove il divino si svela e si fa riconoscere dagli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Islam la montagna <em>Qâf, </em>considerata inaccessibile agli uomini comuni, è detta la “montagna della saggezza”, un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che accosta la sapienza divina e la montagna. Nei Vangeli si usa distinguere il monte dove il Cristo si ritira spesso a pregare, dalla pianura in cui si trovano i semplici fedeli. La Trasfigurazione  si compie sul Tabor, un “<em>alto monte</em>” dice <em>Matteo</em> 17, 1. È il luogo in cui il Cristo si mostra “così come Egli è”, nello Splendore divino che da significato alle tradizioni concernenti Mosé e Elia e nel quale si svela la Volontà celeste. Il <em>Sermone delle Beatitudini </em>viene pronunciato su un monte (<em>Matteo</em> 5, 1 sgg.; <em>Luca</em>, 6, 17 sgg.), ed è qui che si ha l’indicazione delle basi spirituali della dottrina cristiana, la rivelazione delle condizioni per accedere alla stessa realtà “immacolata” delle origini. Secondo una tradizione molto diffusa nell’Oriente Ortodosso, anche il Golgota era una montagna posta “al centro del mondo” dove fu sepolta “la testa” del Primo Uomo e nel quale verrà piantata la croce del Cristo: la rivelazione primordiale “ferita” dal peccato di Adamo, viene riscattata dal Cristo “nuovo Adamo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/luce-del-graal/9777" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8186" style="margin: 10px;" title="luce-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/luce-del-graal.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Wolfram aggiunge (V, 251) che <em>Munsalvaetsche</em> si trova al centro di un regno posto nella <em>Terra de Salvaetsche</em>, “la Terra Selvaggia”  nella quale “<em>non è stato mai tagliato albero o pietra”, </em>ossia un luogo che gode di una condizione immacolata, la proiezione nel tempo e nello spazio della “gioia” perpetua che regna a <em>Munsalvaetsche</em>, nella perfetta rispondenza fra la condizione spirituale sperimentata dal re Titurel e l’ambiente cosmico nel quale si riversano le “qualità divine”, quelle che dal punto di vista umano vengono colte come semplici virtù. Per la sua particolare ambientazione molto prossima a quella riferita al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> del Paradiso perduto, risulta impossibile che con “selvaggia” si volesse indicare la sede del Graal caratterizzandola come “brutale”, “istintiva”, etc. La stessa sua collocazione <em>in medio mundi, </em>il suo custodire il Graal e le “virtù” che esso veicola ne rende assurda l’ipotesi. In realtà, nelle opere del XII e del XIII secolo, al nascere delle varie letterature cosiddette nazionali, si trovano abbastanza diffusamente espressioni similari che danno un’indicazione preziosa su quello di cui si tratta. L’esempio più conosciuto è senza dubbio il “<em>vulgare illustre</em>” di Dante, un’espressione enigmatica ed in sé persino contraddittoria. Nel suo <a title="De vulgari eloquentia" href="http://www.libriefilm.com/de-vulgari-eloquentia/2269" target="_blank"><em>De vulgari eloquentia</em></a> Dante precisa che con tale formula intende riferirsi alla <em>lingua naturale, </em>quella parlata allo origini stesse della creazione, alla “<em>forma locutionis creata dallo stesso Dio insieme alla prima anima”, </em>la lingua appresa da Adamo nell’Eden per comunicazione diretta dello stesso Creatore. Una lingua rivelata direttamente da Dio costituisce di per sé una particolare forma di teofania ed un veicolo di salvezza, ed è perciò evidente che l’espressione “<em>vulgare illustre</em>” non può indicare una lingua priva di radicamenti nella dimensione del sacro, parlata dal “volgo”, “popolare”. Al contrario, designa lo stesso “linguaggio primordiale” che nei termini medievali è la tradizione primigenia, la condizione spirituale dell’umanità delle origini, prima che il peccato originale allontanasse gli uomini dall’Eden.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, l’accostamento del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della montagna all’aggettivo “selvaggio” in un contesto complessivo nel quale è centrale il Graal e il suo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a>, non intende indirizzare verso l’”istintivo” o il “brutale”, ma completa il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della montagna cosmica con l’indicazione di un tipo di spiritualità aurorale. L’aggettivo “selvaggio” si trova usato come l’equivalente di “originario”, “primordiale”, “naturale”, esattamente come il “<em>vulgare</em>” di Dante. La “Montagna Selvaggia” di Wolfram è perciò la “Montagna originaria” nella quale il cavaliere che ha potuto contemplare il Graal si ritrova in condizioni spirituali “naturali”, reintegrato nella stessa “interezza” goduta da Adamo, in un Eden che questi testi indicano non come un giardino, ma come una montagna inaccessibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8193" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" />E tuttavia <em>Munsalvaetsche </em>è solo uno dei tanti termini criptici di cui abbonda il testo di Wolfram, termini e nomi costruiti secondo necessità d’ordine simbolico. Si è sostenuto che Herzeloyde, Condwiramurs, Gahmuret, Shoye de la Kurte, Feirefiz, Terdelaschoye, etc., corrispondano ad esempi di virtù cavalleresche, a particolari ideali raccomandati agli ascoltatori dei racconti, a sentimenti capaci di rendere universale il dramma vissuto da questo o quel protagonista. In realtà, il tecnicismo e lo stesso valore ermeneutico con il quale si caratterizzano i tanti nomi dei personaggi, dei luoghi o delle ambientazioni, risponde a necessità di un ordine completamente diverso da quello di un semplice ideale cavalleresco. Nell’intento di Wolfram si tratta di vere e proprie personificazioni di “entità spirituali” tese a determinare comportamenti, “modi di essere” che incidono nelle profondità dell’anima umana, trasformazioni interiori che scaturiscono da una dimensione superiore, precedente a quella del mondo fenomenico, “forme formanti” che rivelano modalità dell’”agire divino” nella storia, “epifanie” che indirizzano verso il significato veritiero dell’essere cosmico ed umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso ritmo narrativo sembra essere ordinato attorno ad un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> onnipervadente. Si pensi per esempio al significato di <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>(XVI, 822) inteso a raccontare l’origine della dinastia del “prete Gianni”: “<em>Repanse de Schoye fu lieta del suo viaggio. In India ella diede alla luce un figlio che si chiamò Giovanni. I re di quelle terre da allora presero quel nome”, </em>una frase che potrebbe essere resa così: “<em>La “Dispensatrice di Gioia=Grazie” dà alla luce Giovanni </em>[=”Grazia di Dio”]<em> dal quale si origina una linea di sovrani-sacerdoti che elargiscono “gioia-grazie” sino alla fine dei tempi”.</em> Dalla grazia, attraverso la grazia, grazie infinite. Questo tipo di costruzione ritmica si trova ovunque nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>, tocca i dialoghi, le dispute, la configurazione dell’<em>iter</em> narrativo, l’ambientazione, le spiegazioni dottrinali, il significato attribuito ad un dato personaggio e indica un intero universo simbolico, rimanda ad un ordine di valori originatisi dall’<em>âlam al-mithâl, </em>il <em>mundus imaginalis</em> delle dottrine shiite, il “luogo” delle teofanie e degli archetipi divini dal quale si originano le “forme formanti” che danno consistenza alla manifestazione cosmica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/perennia-verba-il-deposito-sacro-della-tradizione-vol-10/3915" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8194" style="margin: 10px;" title="perennia-verba" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perennia-verba-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Un tale <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> affiora in modo determinante nei due capitoli iniziali del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>, quelli più estranei all’opera di Chrétien e nei quali Wolfram sembra volere precisare il significato del suo racconto distinguendolo completamente da quelli dei narratori precedenti, compresi i quattro autori delle <em>Continuations.</em> Sono le pagine nelle quali appare Gahmuret l’<em>Anschouwe, </em>”l’Angioino”,<em> </em>assolutamente sconosciuto a Chrétien, ai compositori franco-normanni e al ciclo del <em>Lancelot-Graal</em>.<em> </em>Alla morte del padre Gahmuret va a combattere al servizio del califfo di Baghdad e dopo una serie interminabile di avventure, da un fuggevole amore con la regina musulmana Belakane, “Nera come la notte”, senza neanche sospettarlo ha un figlio di nome Feirefiz, “Bianco-Nero”. Le sue successive avventure lo portano in Spagna dove apprende la morte del fratello, diventa l’erede della propria dinastia, vince un torneo e ottiene in sposa Herzeloyde, “Cuore doloroso”, la regina di Valois “Bianca come la luce del sole”, che 14 giorni dopo la morte di Gahmuret darà alla luce Parzival: “<em>il nome significa</em> <em>trapassare </em>[o<em> “penetrare”</em>]<em> nel mezzo</em>”, dice Wolfram (<em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>, </em>III, 140) con un evidente gioco fonetico costruito sull’antico francese <em>percer</em>, “trapassare”, “penetrare”, fatto perchè Parzival, il re del Graal, diventi il simbolico “Colui che passa per il centro”, l’Asse cosmico.</p>
<p style="text-align: justify;">Gahmuret discende da Mazadan e dalla “fata” Terdelashoye, “la Terra della Gioia”, che nei termini indù corrispondono al “re divino” e alla sua <em>shakti </em>= sposa-potenza. Mazadan è il Primo Uomo, il prototipo dell’umanità che necessariamente deve personificare una forma di perfetta sovranità universale, mentre Terdelaschoye in virtù del suo <em>status</em> di “fata”, di entità del mondo intermedio, incarna la “potenza divina”, la “gioia celeste” divenuta la stessa creazione immacolata di Dio, la manifestazione cosmica nella sua purezza originaria, prima che a causa della ribellione di Lucifero fosse imprigionata nella sfera temporale e transeunte. Questa linea di cavalieri-sovrani si concluderà col “prete Gianni”, colui che più di tutti dovrà perpetuare anche nei tempi ultimi la “pienezza” spirituale attribuita al tempo di Mazadan.</p>
<div id="attachment_8195" class="wp-caption alignright" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-8195" title="Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Wolfram_von_Eschenbach-199x300.jpg" alt="Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r." width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dall’unione di Mazadan e Terdelaschoye si sviluppa una continuità dinastica che si concluderà con i due figli di Gandin, il cui cadetto sarà Gahmuret restato “cavaliere errante” fino alla morte del fratello. Il passaggio dalla dimensione individuale di Gahmuret alla sua condizione di centralità cosmica tipica di ogni sovrano universale è indicata da Wolfram con un particolare che doveva risultare chiarissimo agli ascoltatori del suo romanzo. Quando ancora era un “cavaliere errante” il blasone raffigurato sulle sue armi e sullo scudo era l’<em>anker</em> (=l’àncora, “<em>che conviene ad un cavaliere errante”, </em>II, 99; forse un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di “radicamento” volutamente opposto allo <em>status</em> di “cavaliere errante” del giovane Gahmuret), ma poi avendo acquisito la dignità di sovrano dopo la morte del fratello, eredita l’insegna araldica della pantera<em> </em>(<em>“Sul suo scudo fu incisa sull’ermellino la </em>pantherther<em> che portava suo padre”,</em> II, 101). Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che in questo caso Wolfram inserisce per caratterizzare il passaggio di Gahmuret da “cavaliere errante” a “sovrano” riproduce sotto molti aspetti quello, con caratterizzazioni archetipali, del viaggio spirituale intrapreso da ogni “pellegrino-straniero” che alla fine delle proprie vicissitudini raggiunge una sorta di “terra promessa”. È lo schema di trasformazione interiore che si ritrova in una molteplicità di racconti, tutti mirati all’ottenimento di un nuovo e diverso <em>status </em>spirituale e al raggiungimento di una straordinaria Terra Santa. Il particolare termine usato da Wolfram per indicare il blasone di Gahmuret illumina sul significato della sua “centralità sovrana” e sui motivi della sua adozione di un emblema appartenuto da sempre agli <em>Anschouwe</em>. Secondo gli studiosi di araldica, infatti, <em>pantherther</em> significa “tutto divino”, ”ciò che unisce molteplici forme divine”, mentre la stessa picchettatura del manto dell’animale è stata interpretata come l’immagine del cielo stellato. La pantera del blasone degli <em>Anschouwe </em>che adorna lo scudo di Gahmuret, nipote di Uther Pendragon e lontano prozio del “prete Gianni”, sembrerebbe confermare perciò la condizione di un re con attribuzioni cosmiche, un Sovrano Universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché Wolfram insiste tanto sulle radici angioine della famiglia di Gahmuret ? Persino a proposito di suo figlio Feirefiz, “Bianco-Nero”, si trova una inusuale insistenza su questo casato che non trova alcuna giustificazione in una, d’altronde molto vaga, eventuale sua influenza e forza politica nei territori imperiali nei quali si muoveva Wolfram. L’importanza storica degli Angioini non può essere misconosciuta. La più antica insegna araldica del casato era una pantera. Il nonno di Enrico II, Folco d’Anjou, fu uno dei primi cavalieri templari e amico del fondatore dell’Ordine Ugo de Payns, e addirittura nel 1131 divenne re di Gerusalemme. Il figlio Goffredo sposò Matilde, l’unica erede del re d’Inghilterra, un matrimonio dalle conseguenze fatidiche che dopo una serie interminabile di guerre dinastiche portò al trono il giovane Enrico II. Con una intuizione straordinaria che affondava le proprie ragioni nelle tradizioni più arcaiche del suo regno, Enrico si sposò con la potentissima Eleonora d’Aquitania e favorì una forma di cultura che s’incentrava sulla sintesi del patrimonio spirituale antico-celtico, con quegli aspetti delle dottrine cristiane che affondavano le proprie radici in una esperienza mistico-visionaria, sino a fare emergere tutta una serie di scritti fortemente pervasi di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che nell’opera di Chrétien de Troyes trovò il modo più adeguato per esprimersi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-graal-i-testi-che-hanno-fondato-la-leggenda/9780" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8196" style="margin: 10px;" title="il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-graal-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a>E tuttavia l’insistenza di Wolfram sul ruolo degli <em>Anschouwe</em> può essere spiegata anche senza il ricorso alla storia dello straordinario casato degli Anjou, ma restando all’interno della stessa ambientazione dottrinale del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> e al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che lo permea. In una memoria che ha perduto pochissimo della sua importanza nonostante il tempo trascorso, Bodo Mergell faceva notare che nel <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>il termine <em>anschouwe, </em>pur essendo con ogni evidenza costruito sul francese Anjou, non indica sempre il casato francese. Seguendo anche in questo caso la particolare tecnica di strutturazione dei fonemi e del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle parole a lui così congeniale, <em>anschouwe </em>appare costruito sul termine <em>das schouwen</em> o <em>beschouwen,</em> “visione”, che si riferirebbe non ad un casato, ma più coerentemente con la struttura complessiva del <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>,</em> alla “visione” del Graal. Lo stesso musulmano Feirefiz, pur fratello di Parzival ed erede come lui di Gahmuret, per non aver ricevuto il battesimo manca della necessaria “grazia” e perciò non può “vedere” il Graal. Giocando sull’ambivalenza simbolica del termine, Gahmuret l’<em>Anschouwe</em>, il capostipite della dinastia che custodirà il Graal, diventa contemporaneamente l’“Angioino” e “Colui che vede il Graal”, “il Contemplativo del Graal”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il romanzo è percorso dalla presenza del Graal che giustifica la “cerca” e dà significato all’intera impostazione del racconto. In V, 232 Wolfram descrive il Corteo del Graal sostanzialmente ordinato ancora attorno allo stesso schema del <em>Perceval</em>, ma aggiunge una serie di particolari assenti in Chrétien. Il Graal non è più un piatto, un <em>gradalis,</em> un vaso o una coppa, ma una straordinaria “pietra preziosa” (“<em>di un tipo purissimo</em>” dice Wolfram) che viene chiamata <em>lapsit exillis </em>(<em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>,</em> IX, 469) assimilabile sotto tutti gli aspetti al <em>Cintamani</em> buddhista, “il gioiello perfetto”, “la pietra pura” o “splendente” dalla quale si riverbera la Luce spirituale, l’”Aureola di Gloria” che risplende dalla persona dei Buddha e da quella di ogni Sovrano Universale. Nelle iconografie il <em>Cintamani</em> appare spesso coronato da una triplice fiamma radiante che ha il potere di preservare da tutti i mali e di esaudire ogni desiderio. È lo stesso “Splendore di Luce” emanato dalla “Roccia di smeraldo” (=<em>Sakhra</em>) che nelle dottrine islamiche sfolgora sulla sommità di <em>Qâf</em>, la montagna cosmica identica in tutto a <em>Munsalvaetsche</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-via-del-sacro-graal/9779" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8197" style="margin: 10px;" title="la-via-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-via-del-graal-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Nei settantacinque manoscritti che hanno conservato l’opera di Wolfram a volte si trovano altre formulazioni grafiche, come <em>lapis exilis </em>oppure<em> lapis exilix; </em>nello stesso <em>Jüngerer Titurel </em>di Albrecht von Scharfenberg, che si dispiega sull’idea ispiratrice centrale di Wolfram e ne sviluppa le implicazioni più “orientaleggianti”, si trova <em>jaspis exilis, jaspis und silix, </em>“<em>diaspro e silice</em>”. René Nelli privilegiava la dizione <em>lapis exillis </em>dalla quale sarebbe derivato poi <em>lapis e coelis</em> (“pietra caduta dal cielo”), un’espressione comunque facilmente derivabile dalle spiegazioni dottrinali sviluppate da Wolfram nel suo racconto. La tesi di René Nelli ha il pregio di mostrare la sostanziale “macchinosità” dell’ipotesi di un <em>lapsit exillis</em> ottenuto per contrazione fonetica di un <em>lapis lapsus ex</em> <em>coelis</em> cui pensavano gli studiosi francesi d’inizio Novecento, o del più recente e troppo elaborato <em>lapis lapsus in terram ex illis stellis</em> di Bodo Mergell.</p>
<p style="text-align: justify;">Un <em>lapsit exillis, </em>un <em>lapis e coelis, </em>una “pietra caduta dal cielo”, stabilisce un rapporto fra il cielo e la terra, introduce una scintilla di “sacralità celeste” nel mondo, è il veicolo di una rivelazione, una ierofania che trasforma lo stesso luogo in cui cade in uno <em>spazio sacro</em> totalmente differente da ogni altro esistente al mondo, diventa la “sede” di un’attività rituale intesa a “fare parlare” la pietra sacra, ad interrogarla sui misteri del cosmo. D’altronde, cos’altro è l’oracolo se non una modalità per stabilire un rapporto con i ritmi del cosmo, “farlo parlare” e ordinare su quei ritmi ogni pur insignificante aspetto della vita umana? La dimensione oracolare del <em>lapsit exillis </em>è evidente e rimanda ad un mondo arcaico, ai ritmi<strong> </strong>di un’umanità primordiale. Le scritte che appaiono sulla pietra e spariscono appena comprese ricordano con stupefacente somiglianza i riti oracolari delle tradizioni più antiche dell’umanità, quando il <em>Verbum Dei </em>si riteneva potesse essere compreso nei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> che coprivano il cosmo e nei segni con i quali si svelava agli uomini. Anche le sue “virtù” mostrano aspetti arcaici. La sua luce folgorante, l’inesauribile capacità di fornire cibo e bevande ai convenuti, il dono di non fare invecchiare “le ossa e la carne”, di restituire la giovinezza, i poteri di guarigione, le connessioni con i ritmi astrologici, la stessa sapienza oracolare, indirizzano verso quella “<em>radice e coronamento di ciò</em> <em>che si anela in Paradiso” </em>che secondo Wolfram contrassegna gli aspetti fondamentali del Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-libro-del-graal-giuseppe-di-arimatea-merlino-perceval/9782" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8199" style="margin: 10px;" title="libro-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/libro-del-graal-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a>Ogni Venerdì Santo una colomba depone un’Ostia bianca sul Graal e lo rende capace di elargire le sue virtù “eucaristiche”: lo Spirito Celeste dà<em> “ai cavalieri quanto vive di selvaggio, vola, corra o nuoti, sotto il cielo. La virtù del Graal dà vita a tutta la Compagnia dei Cavalieri” </em>(IX, 470).<em> </em>Come si vede, il <em>lapsit exillis</em> non è solamente il sacro Oggetto che in una pura contemplazione stacca l’eletto dal mondo e lo “assorbe” in uno splendore senza fine. Nella prospettiva di Wolfram la dimensione contemplativa e la sua “grazia agente” appaiono in una specie di sintesi principiale, il Graal “ritorna nel mondo”, “ridiscende nel creato”, esercita i suoi poteri, alimenta la vita cosmica con una specie di “azione immobile” all’interno del mistico Castello, a <em>Munsalvaetsche</em>, <em>in medio mundi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Graal è custodito da cavalieri che vengono mantenuti sempre giovani, in pienezza di salute e nutriti solo e soltanto dalla sua luce radiante: “<em>A Munsalvaetsche, presso il Graal, si trova una schiera di cavalieri armati. Questi Templari spesso cavalcano lontano in cerca di avventure. Sia che acquistino gloria o danno, compiono le loro gesta come espiazione dei loro peccati. Questa Compagnia è bene armata. Ma voglio dirvi come si nutrono: vivono di una pietra di tipo purissimo. Se non ne avete mai sentito parlare vi dico il nome: </em>lapsit exillis<em> si chiama. </em>[<em>…</em>]<em>. La pietra è anche chiamata Graal” </em>(IX, 469). Più avanti (IX, 471), Wolfram aggiunge che questa straordinaria “<em>pietra sempre pura</em>”, questo “<em>gioiello splendente</em>” dopo la caduta degli angeli ribelli è affidata “<em>a coloro che furono destinati da Dio, ai quali mandò un angelo. Ecco cos’è il Graal”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di capire i molteplici elementi che emergono da questo conosciutissimo brano:</p>
<ol style="text-align: justify;" start="1">
<li>viene stabilito un rapporto fra il Graal e <em>Munsalvaetsche</em>, la “Montagna originaria” immagine del Paradiso terrestre;</li>
<li><em>Munsalvaetsche</em> è custodita da una Compagnia di cavalieri;</li>
<li>questi cavalieri vengono chiamati <em>Templaisen,</em>“Templari”; spesso questi cavalieri-templari vanno in cerca di avventure;</li>
<li>la gloria che ne deriva o l’eventuale sconfitta costituisce una forma di “espiazione” di colpe;</li>
<li>i cavalieri sono “bene armati” e contemporaneamente sono “nutriti” dalla luce della “pietra splendente” che essi sono chiamati a custodire e che dà significato alla loro vita;</li>
<li>Dio ha inviato ai cavalieri del Graal un angelo la cui funzione “conoscitiva” e “selettiva” rende intellegibile la loro condizione di “custodi eletti”.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Come si vede, Wolfram stabilisce un legame strettissimo da un lato fra il Graal, il Paradiso perduto, una Compagnia di cavalieri i cui combattimenti vengono presentati come offerte sacrificali, e dall’altro con la duplice dimensione del loro <em>status</em>, l’essere “bene armati” e il vivere “nutriti” perpetuamente dal <em>lapsit exillis, </em>dal Graal.<strong> </strong>Non solo, ma Wolfram aggiunge che a questa schiera di cavalieri custodi del Graal non si accede per un qualsiasi merito “umano” che, anzi, sembra costituire un limite insuperabile, ma quando “<em>sulla superficie della Pietra appare una scritta che indica il nome e la schiatta di colui che farà il viaggio fortunato, fanciullo o ragazzo; nessuno cancella la scritta perché subito scompare” </em>(IX, 470). <strong> </strong>Questa “pietra caduta dal cielo” come i meteoriti dei tempi primordiali è carica di sacralità celeste, perciò è anche una “pietra parlante” capace di indicare il nome degli Eletti, di rivelarne il ruolo nella storia, di nutrirli con la propria luce radiante e di elargire l’Ostia santa portata dalla Colomba. La sua ricchezza simbolica è evidente e sottolinea l’esistenza di una specie di confraternita di Custodi del Graal dagli attributi assolutamente non comparabili con l’etica individualistica dei cavalieri di quel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto stabilito fra i membri di questa straordinaria confraternita nella quale viene assorbita la loro individualità in una sorta di “funzione collettiva”, lo stesso loro <em>status</em> di cavalieri “sempre in guardia”, sono aspetti che riconducono alla corte di re Arthur e ai cavalieri della Tavola Rotonda e ne fanno una specie di suo equivalente simbolico. Anche qui, una esigua consorteria di Eletti va in cerca del Graal, affronta prove estenuanti, riesce finalmente a trovarlo e considera un privilegio la sua custodia. Non tutti i nomi di questi cavalieri sono stati preservati. Oltre Parzival e Galahad<strong>,</strong> i puri contemplativi del Graal, e ser Lancillotto del Lago, la cui personalità presenta caratteri molto vari con le sue attribuzioni derivate da un complesso mitologico arcaico assai diversificato, troviamo un gruppo di personaggi veramente particolari. Keu, il siniscalco del re, è chiaramente una trasposizione del personaggio di Kai del racconto gallese <em>Kulhwch e Olwen,</em> dove appare con alcuni tipici poteri sciamanici: respira sott’acqua per “<em>nove notti e nove giorni</em>”  e, come una particolare classe di asceti dell’India vedica che grazie alle loro tecniche yoghiche erano in grado di evocare il <em>tapas </em>(=calore interiore; cfr. lat. <em>tepor</em>), il “calore naturale” emanato dal corpo di Keu asciuga l’acqua, riscalda i compagni e può trasformare il proprio corpo sino a farlo crescere indefinitamente. Girflet, corrisponde al gallese Gilvaethwy, il fratello di un mago e figlio di una dèa; la sua figura appartiene ad una dimensione non umana, scaturisce dal mondo intermedio degli incantatori e delle “fate”. La leggenda collega sempre Yder<strong> </strong>di Northumbria con i cervi e gli orsi; lo stesso famoso Yvain, figlio di Uryen, può contare su uno stormo di corvi [il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della casta guerriera] che corre sempre in suo aiuto. Infine Galvano, riadattazione del Gwalchmai del<em> Kulhwch e Olwen, </em>ha il nome composto su <em>gwen</em>, “bianco” e <em>gwalc’h</em>, “falcone”, perciò si chiama “Falcone bianco”. I poteri attribuiti ad alcuni di questi personaggi sul proprio corpo, sugli elementi, su animali caratteristici come l’orso, il cervo, il corvo, il falcone, dei quali sono patroni o assumono il nome, ci portano nel mondo dei guerrieri antico-celtici, evidenziano <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> correnti nelle confraternite dei guerrieri primordiali prima della conversione della Celtide al Cristianesimo, quei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> che sembrano indirizzare verso l’armonizzazione di poteri sciamanici, forza guerriera, magia e sacralità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-templari-e-il-graal/9784" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8201" style="margin: 10px;" title="i-templari-e-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-templari-e-il-graal.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Il ciclo irlandese della provincia di Leinster che racconta le gesta del re <em>Finn</em> e della consorteria degli arcaici guerrieri <em>Fiana,</em> sembra costituire lo sfondo rituale e la forma mitologica che sostanzia questi aspetti della saga arthuriana. Il vero nome di <em>Finn,</em> re e guida di questa consorteria di guerrieri-predoni, è <em>Demné</em>, “il Daino”, suo figlio <em>Oisin </em>è “il Cerbiatto”, suo nipote <em>Oscar</em> è “il Cervo”, mentre la stessa moglie di <em>Finn</em>, la figlia del fabbro-sciamano Lochan dal quale l’eroe riceve le straordinarie armi che lo rendono invincibile, si dice fosse stata trasformata da un druido in una cerva. I <em>Fiana</em> erano straordinari guerrieri-cervi che cacciavano e vivevano una vita semi-nomade. Avevano il compito di sorvegliare le entrate delle case e dei villaggi ed erano persino incaricati di riscuotere le imposte. In estate si trasformavano in feroci cacciatori-guerrieri e andavano a scovare i malfattori, i briganti, i trasgressori delle leggi che regolavano la vita sociale. Il <a title="simbolismo del cervo" href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcervo.html">simbolo del cervo</a> che li caratterizza, la loro azione sociale e il ruolo di custodia li rendono simili a quel tipo di consorteria di guerrieri sacri diffusi in tutta l’enorme area geografica coperta dalle invasioni <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropee</a>, ed ha lasciato consistenti tracce archeologiche persino nei territori del Nord Europa, nell’area che ha conservato le vestigia e i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> della preistorica “civiltà della renna” del periodo magdéleniano. Esattamente come i loro confratelli di altre culture, i membri di questi gruppi erano usi indossare maschere di cervo durante le processioni rituali e coprivano un ruolo, ad un tempo sacro e “sociale”.</p>
<p style="text-align: justify;">La preistoria, i miti irlandesi e la saga graalica sembrano indicarci un unico filo che lega i più antichi guerrieri irlandesi, i cavalieri di Arthur e i Custodi del Graal di Wolfram.</p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente dopo la prima metà del suo romanzo, all’inizio della seconda parte, quando Parzival riesce ad accostarsi al saggio eremita Trevrizent, vero e proprio erede degli asceti, dei monaci e degli eremiti dell’Irlanda celtica, e riceve una serie d’insegnamenti che finalmente lo avviano verso la comprensione della “cerca” e del vero significato del Graal, con apparente ovvietà Wolfram dà per ben due volte di seguito ad un cavaliere l’appellativo di <em>Templaise von Munsalvaetsche</em>, “Templare del Monte Selvaggio” (IX, 445). Subito dopo (IX, 446) si accenna ad “<em>una schiera dei cavalieri di Munsalvaetsche</em>” la cui formulazione è congegnata in modo da identificare “naturalmente” questi cavalieri con i Templari dei capoversi appena precedenti. Segue il celebre passo (IX, 469) che parla del Graal e del <em>lapsit exillis.</em> Qui la schiera di cavalieri armati che va in cerca di avventure sono <em>sic et simpliciter</em> i Templari e la formulazione espressiva non ammette dubbi: “<em>die selben Templaise”.</em> Il termine ritorna in XVI, 818. Al momento del battesimo di Feirefiz sul <em>lapsit exillis</em> appare una scritta che identifica ancora i cavalieri del Graal con i Templari: ”<em>Il Templare sul quale si posa la mano di Dio per farlo signore di una gente straniera, non deve permettere domande sul nome o sulla sua schiatta. Deve aiutare quella gente”</em>[…]<em>“I cavalieri del Graal non volevano che si ponessero loro domande”. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887625395/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887625395" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8206" style="margin: 10px;" title="il-santo-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-santo-graal.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>La prima notazione da fare è che l’appellativo di “templari” dato ai cavalieri del Graal emerge senza nessuna motivazione narrativa, senza nessun ordinamento preventivo del racconto e senza alcun riferimento precedente ad un eventuale tempio, chiesa o monastero, qui assolutamente inesistenti. La stessa ambientazione complessiva che privilegia la presenza di un eremita, esclude l’eventuale richiamo ad un tempio o ad una comunità di contemplativi e tutto il contesto essenzialmente cavalleresco richiederebbe, piuttosto, la presenza di un castello. Il particolare appellativo, pur usato con molta parsimonia, non è certo secondario e riprende lo strano modo di Wolfram di comporre le parole e di specificare il loro significato simbolico. Il secondo aspetto che emerge con chiarezza è l’accostamento dei Templari assimilati ai Cavalieri del Graal con il <em>Munsalvaetsche</em>. Ne scaturisce la delineazione di una precisa <em>funzione</em>: i Templari sono i custodi del “Monte Selvaggio” e sono “nutriti” dalla luce radiante che si effonde dal <em>lapsit exillis.</em> Il terzo elemento che emerge in questi brevi cenni è l’assimilazione dei “templari” con i Cavalieri del Graal fatta derivare direttamente “<em>dalla mano di Dio”.</em> Quando, infatti, sul Graal appare la solita scritta “oracolare” viene detto che è lo stesso Dio a stabilire la sovranità di un determinato cavaliere templare su una “gente straniera”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’assimilazione dei Templari ai Cavalieri del Graal comporta l’assunzione di un preciso compito: con la custodia di <em>Munsalvaetsche, </em>“la Montagna originaria” sulla quale troneggia il Graal, i Templari diventano i custodi del “Centro sacro” che regge il cosmo. E’ qui che il Graal li nutre, li guarisce, garantisce la loro eterna giovinezza e di volta in volta designa qualcuno di loro ad assumere funzioni sovrane quando le circostanze della storia lo richiedono. Per usare il <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> di Wolfram, quando occorre i Cavalieri del Graal “<em>escono in cerca di avventure</em>”, ossia intervengono nello svolgimento delle vicende umane e offrono<strong> </strong>al Sovrano Celeste gli eventuali insuccessi o le vittorie come una specie di “offerta sacrificale” della loro insufficienza nell’adempimento del compito affidato. Si tratta dell’indicazione piuttosto precisa di un particolarissimo “rituale di espiazione” comprensibile pienamente solo nell’ambito di una dottrina assimilabile a quella ecclesiale della “Comunione dei Santi”, che qui sostanzia la strutturazione a Confraternita di questi cavalieri e dà significato anche al chiaro intento di Wolfram di statuire, pel tramite di questi Templari, forme di relazione con le tre tradizioni spirituali (celtica, cristiana e islamica) che hanno trovato una loro espressione simbolica, una specie di “armonia unitaria”, nel suo <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A causa della ripetuta menzione dei Templari nei suoi scritti, delle modalità con le quali vengono menzionati questi straordinari cavalieri-monaci che hanno percorso i due secoli “centrali” del <a title="medio evo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medio Evo</a>, del ruolo da essi coperto accanto al Graal, al  Castello del Graal e a <em>Munsalvaetsche</em>, si è pensato che Wolfram fosse un membro dell’Ordine e che nel suo poema si trovino esposte alcune delle dottrine che i Templari consideravano essenziali per spiegare il significato della loro particolare funzione spirituale. Il suo statuto di cavaliere e cantore che vagava di corte in corte non può essere considerato un vero ostacolo alla sua eventuale ammissione a questo misterioso Ordine: anche Folco d’Anjou fu un templare, sposato e poi diventato re. Pur non possedendo attestazioni nette di una simile possibilità, l’uso di una terminologia tecnica non certo usuale negli scrittori del tempo che con precisione delinea la funzione dei Templari, e il costante richiamo ad enigmatici  “maestri” che lo avrebbero ispirato, costringe a dare giusto rilievo alle ripetute attestazioni di Wolfram che il <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>non è una sua creazione assolutamente personale o originale, tesa ad arricchire il gaudio di questa o quella corte, ma affonda le proprie ragioni in una speciale tradizione che nella saga del Graal ha trovato il veicolo più adatto per svelare una complessa <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerebbe impossibile riuscire a provare con esattezza se i <em>Templaisen </em>di Wolfram siano effettivamente i cavalieri-monaci dell’Ordine del Tempio. Qualcuno ha pensato persino che la loro menzione nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> possa essere la semplice eco di un Ordine che spesso assumeva contorni leggendari; altri, che si sia voluto evidenziare nettamente la natura profonda dei rapporti dell’Ordine del Tempio con il Graal e con il Paradiso perduto, il “Centro del mondo”. È possibile che queste ipotesi siano vicine alla realtà. Il rilievo assunto dall’assimilazione dei <em>Templaisen </em>con i “Cavalieri del Graal” nella seconda parte del romanzo, dopo le indicazioni sul ruolo centrale di Gahmuret e dell’Islam, è troppo circostanziato, attento ai particolari e alle funzioni simboliche perché si possa pensare ad una semplice casualità. Pur in un linguaggio criptico, come se i vari <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> dovessero essere compresi solamente da una esigua <em>èlite</em>, l’assimilazione fatta da Wolfram fra i Cavalieri del Graal e i Templari sembra indicare una direzione precisa, un enigmatico legame fra la realtà storica dei Cavalieri-monaci e il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, attorno allo sfondo dottrinale incentrato nella “cerca” di una misteriosa Pietra sacra “caduta dal cielo”, a poco a poco emerge il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di un “Luogo sacro” dal quale s’irradia la Luce del Graal, un specie di “Tabernacolo radiante” posto <em>in medio mundi</em> e protetto da una speciale Confraternita di Cavalieri. E d’altronde, la stessa espressione <em>Templaisen von Munsalvaetsche</em> non è l’equivalente esatto dell’attribuzione più famosa dei Templari, “Custodi della Terra Santa” ?</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato con la cortese concessione della Redazione di “Arthos” e dell’Autore.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfram-von-eschenbach-e-i-custodi-del-graal.html' addthis:title='Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il fascismo secondo Indiana Jones</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 09:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’esorcismo antifascista funziona come la scomunica medievale, e come la scomunica medievale è contagioso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-fascismo-secondo-indiana-jones.html' addthis:title='Il fascismo secondo Indiana Jones '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Come è facile rilevare fin dal primo acchito, questo articolo è vecchio di qualche anno, e a suo tempo era apparso sulla defunta Ciaoeuropa di Antonino Amato. L&#8217;occasione per la scrittura di questo pezzo fu data da un commento dell&#8217;allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush che, parlando dei terroristi mussulmani, li definì “fascisti islamici”. Oggi sono cambiate meno cose di quanto sembri rispetto ad allora; alla Casa Bianca siede Barack Obama, certamente più abbronzato, ma che non sembra avere una personalità più forte né maggiore indipendenza di giudizio rispetto a Bush.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il motivo, tuttavia, per il quale ritengo utile riproporre adesso questo articolo, è che il tema che esso tratta, ossia il carattere superstizioso, stregonesco, irrazionale dell&#8217;antifascismo, non ha minimamente perso di attualità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a title="Fabio Calabrese" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/fabio-calabrese/">Fabio Calabrese</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"> * * *</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush si vocifera in giro che sia un uomo potente, sebbene secondo il parere di &#8220;color che sanno&#8221; non sia altro che un intermediario nella migliore delle ipotesi, od un valletto, un megafono di interessi non confessati che costituiscono il vero potere negli Stati Uniti e su questo pianeta, ed ai quali la presunta sovranità popolare offre una ben misera copertura, un dito dietro il quale cercare di nascondersi in maniera a volte grottesca, ma nessuno, che io sappia, ha mai preteso che sia un uomo particolarmente benedetto dal dono dell&#8217;intelligenza. Nonostante questo, le sue esternazioni vanno comprese e valutate, proprio perché egli recita un copione scritto da altri, è <span style="text-decoration: underline;">il potere mondiale</span> che parla attraverso la sua bocca, a dispetto della mediocrità, dell&#8217;insignificanza dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste esternazioni vanno analizzate soprattutto quando hanno il potere di darci fastidio, quando sono rivolte contro di noi; o se vogliamo, proprio in quel momento ci riconfermano nel ruolo di oppositori di un marcio sistema globalizzato che si appresta a dissolvere popoli e culture in un <em>melting pot</em> mondiale che si ritiene più facilmente manovrabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, l&#8217;ineffabile George, a proposito dei mancati attentatori sulle linee aeree Gran Bretagna &#8211; Stati Uniti dell&#8217;agosto 2006, li ha definiti &#8220;fascisti islamici&#8221; od &#8220;islamo &#8211; fascisti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là di qualsiasi analisi sulla presenza o meno di presunte convergenze fra fascismo ed islam, a prescindere dal fatto che i popoli islamici (ma la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> di per sé non c&#8217;entra) vittime dell&#8217;aggressione americano &#8211; sionista: Palestinesi, Libanesi, Iracheni, Afgani, o minacciati di essere coinvolti nella stessa aggressione (pensiamo soprattutto all&#8217;Iran) non possono che ricevere tutta la nostra simpatia, una terminologia del genere non può  che infastidirci, poiché è chiaro che il termine &#8220;fascismo&#8221; è qui assunto nel significato della pura ed assoluta negatività, come sinonimo di &#8220;male assoluto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le opinioni correnti fossero basate su di un minimo di conoscenza storica invece che sulla persuasione mediatica in grado di stravolgere qualsiasi verità, ci sarebbe davvero di che meravigliarsi di un simile giudizio. Se il metro fosse quello delle violazioni dei diritti umani delle quali i buoni democratici fingono così tanto d&#8217;indignarsi, ed il confronto fosse condotto in termini obiettivi, allora dei due &#8220;totalitarismi&#8221; del XX secolo (per il momento non sottilizziamo su questa definizione) allora non ci sarebbero dubbi a chi vada assegnata la palma del &#8220;male assoluto&#8221;; i 6 milioni di ebrei che sarebbero stati soppressi dai nazisti (uno solo dei diversi regimi fascisti esistiti in Europa, agli altri, nulla del genere è imputabile), sempre ammesso di prendere per buona questa cifra stabilita al processo di Norimberga con tutta l&#8217;obiettività e l&#8217;imparzialità della vendetta dei vincitori sui vinti, in fondo quasi scompaiono di fronte al carnaio comunista che nel XX secolo è costato la vita a qualcosa come 200 milioni di uomini, e non è neppure vero che tutte le vittime del comunismo siano state vittime di genocidi &#8220;socialmente motivati&#8221;; squisitamente etnica fu la ragione che portò l&#8217;Armata rossa a massacrare 3 milioni di Tedeschi viventi ad est dell&#8217;Oder, come quella che indusse i titini a sopprimere decine di migliaia di Italiani sulla sponda orientale dell&#8217;Adriatico, e non è che &#8220;la democrazia&#8221; stessa sia esente da simili colpe: 4 milioni di persone assassinate in bombardamenti privi di utilità e di scopo dal punto di vista militare, da parte delle aviazioni alleate nella sola Europa, cui vanno quanto meno aggiunti i due bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, e che dire del fatto che gli Stati Uniti come nazione sono fondati su di un genocidio, 5 milioni di amerindi massacrati nel XIX secolo?</p>
<p style="text-align: justify;">In termini socio &#8211; economici, non si può fare neppure il confronto fra i fascismi stroncati sul campo di battaglia prima che avessero modo di dimostrare fino in fondo tutte le loro potenzialità nel bene e nel male, ed il comunismo sovietico, crollato sotto il suo stesso peso, per la sua incapacità di produrre altro che terrore e miseria. I fascismi hanno a tal punto rovinato i popoli che hanno governato che, nonostante la sconfitta, la Germania ed il Giappone si sono affermate dopo la seconda guerra mondiale come due fra le massime potenze industriali planetarie, ed anche l&#8217;Italia, ha costruito il suo &#8220;miracolo economico&#8221;, il grande balzo in avanti degli anni &#8217;50 sulle basi gettate dal fascismo; è stato il fascismo che ha creato il sistema delle partecipazioni statali, quel sistema di economia mista pubblica/privata che è stato fonte di benessere per il popolo italiano fino agli anni &#8217;80, quando si è cominciato a liquidarlo seguendo la moda <em>liberal</em> &#8220;made in USA&#8221; delle privatizzazioni. Vogliamo confrontare tutto ciò con l&#8217;abisso di miseria che il comunismo si è lasciato dietro in Russia e nell&#8217;Europa dell&#8217;est? Davvero, non ci sarebbe storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se però noi pensiamo che il confronto sia nei termini storici reali, siamo lontani dal comprendere <span style="text-decoration: underline;">la dimensione patologica dell&#8217;ideologia democratica</span> che il Bush &#8211; pensiero sottintende (chiamiamolo così per comodità, anche se di certo non è lui l&#8217;autore dei copioni che recita), un delirio che il potere mediatico consente di sostituire alla percezione della realtà nella testa di centinaia di milioni di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna riconoscere che il grande strumento propagandistico dell&#8217;ideologia americana è rappresentato dalla cinematografia hollywoodiana che sfrutta l&#8217;impatto visivo (ciò che &#8220;si vede&#8221; viene accolto inconsciamente come &#8220;vero&#8221; per definizione), e ciò che solo formalmente è presentato come <em>fiction</em> si sostituisce agevolmente ad una conoscenza storica che è ben più scomodo trovare sui libri, od alle nozioni di quello che è per i più un mal digerito e presto dimenticato insegnamento scolastico. La falsificazione della realtà storica comincia fin dall&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> con la vergognosa mistificazione delle pellicole &#8220;peplum&#8221; dove invariabilmente gli antichi Romani sono presentati come dei pazzi sanguinari intenti a null&#8217;altro che ad inventare continuamente nuovi e raffinati metodi per perseguitare e per torturare quei poveri ed innocenti cristiani, oppure vediamo un tipo umano che in ogni epoca è sempre stato subdolo ed affarista presentato con tratti eroici ed olimpici, sintetizzato nella figura di un eroe immaginario, Ben Hur, cui sono stati prestati il volto ed il corpo atletico di Charlton Heston da giovane. E&#8217; ovvio che avvicinandoci all&#8217;età contemporanea la falsificazione non poteva che farsi più pesante ed insidiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi anni fa mi capitò di vedere alla televisione uno spezzone di film facendo <em>zapping </em>fra un canale e l&#8217;altro; tuttora ignoro il titolo della pellicola, ed è un peccato, non me ne resi conto subito, ma lì c&#8217;era in tutta evidenza, una delle chiavi per comprendere l&#8217;atteggiamento patologico dell&#8217;ideologia americana &#8211; per estensione, democratica &#8211; nell&#8217;approccio al fenomeno &#8220;fascismo&#8221;. Si trattava di questo: un ufficiale delle SS che, dopo aver allontanato dalla sala i militi di guardia, si dedicava estatico alla contemplazione di una raccolta d&#8217;opere &#8220;d&#8217;arte&#8221; degenerata (fate caso a dove ho messo le virgolette!). Il messaggio era esplicito, forse troppo: il fascismo come una sorta di perversione dello spirito consistente in questo caso nel privare i cittadini del godimento di opere del cui valore estetico i &#8220;fascisti&#8221; sarebbero stati ben consapevoli. Il messaggio implicito era che esisterebbe, i democratici ritengono esista, un solo tipo di canone estetico così come esisterebbe un solo tipo di codice etico, il loro, ed il fascismo in quest&#8217;ottica sarebbe una deliberata ricerca del male.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Trasgressione&#8221;, &#8220;genio e sregolatezza&#8221; o &#8211; <em>faute de mieux </em>- la sregolatezza come surrogato del genio: questi sono i <em>leitmotiv</em> dell&#8217;arte moderna, e non è chi non veda il parallelismo fra la dissoluzione dei canoni estetici tradizionali e la demolizione della tradizione in campo culturale, etico, politico, sociale che è propria della democrazia; altrimenti non sarebbe possibile immaginare come mai si siano potute elevare alla dignità di capolavori artistici le <span style="text-decoration: underline;">brutture</span> di Picasso, Mirò, Bracque, Kandinskij, Tanguy e chi più ne ha più ne metta, fino ad arrivare all&#8217;immondizia di Warhol e Basquiat, laddove il ristabilimento di una <span style="text-decoration: underline;">salute</span>, di una <span style="text-decoration: underline;">normalità</span> in campo estetico è ovviamente parallela al ristabilimento di valori <span style="text-decoration: underline;">sani</span> in campo etico &#8211; sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/indiana-jones-e-i-predatori-dellarca-perduta/9668" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7945" style="margin: 10px;" title="i-predatori-dell-arca-perduta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-predatori-dell-arca-perduta.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Facciamo un passo più in là. Il grande interprete hollywoodiano di cosa mai sia stato o sia ancora al presente il fascismo, è, neanche a farlo apposta, Indiana Jones, e questo non solo perché l&#8217;eroe &#8211; avventuriero &#8211; archeologo con il volto di Harrison Ford affronta i nazisti nelle due pellicole <a title="I predatori dell'Arca perduta" href="http://www.libriefilm.com/indiana-jones-e-i-predatori-dellarca-perduta/9668" target="_blank"><em>I predatori dell&#8217;arca perduta</em></a> ed <a title="Indiana Jones e l'ultima crociata" href="http://www.libriefilm.com/indiana-jones-e-lultima-crociata/9669" target="_blank"><em>Indiana Jones e l&#8217;ultima crociata</em></a>, ma riflettiamo un momento su come vi vengono presentati i nazisti (altri tipi di fascismo, per Hollywood non sembrano mai essere esistiti, ma su questo potremmo quasi sorvolare): avidi d&#8217;impadronirsi dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> (e dei presunti poteri) della tradizione giudaico &#8211; cristiana, quali l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza ed il Santo Graal. Riuscite ad immaginare qualcosa di  più grottesco delle legioni hitleriane che marciano con alla testa l&#8217;arca dell&#8217;Alleanza mosaica? Prima di sganasciarci dalle risate, cerchiamo però di capire il tipo di &#8220;ragionamento&#8221; che sta alla base di una panzana simile, che la rende credibile al pubblico americano, e nonostante tutto in una certa misura anche da noi, dove il martellamento mediatico impone poco per volta cliché di &#8220;pensiero&#8221; americanizzati. Poiché la tradizione biblica &#8211; mosaica è l&#8217;unica vera, anzi l&#8217;unica concepibile, ecco &#8220;i nazisti&#8221; cercare di sfruttare i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> &#8220;del bene&#8221; (ed il loro presunto potere magico) nel momento stesso in cui lo negano; esattamente come avviene per &#8220;l&#8217;arte&#8221; degenerata sul piano dell&#8217;estetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso sul Graal però è diverso, nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> della &#8220;sacra coppa&#8221; come è stato elaborato dal Ciclo Bretone s&#8217;incontrano una tradizione pagana ed una cristiana. La tradizione di base è pagana &#8211; celtica; il &#8220;calderone sacro&#8221; degli antichi <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a> era lo strumento della consacrazione del re sacrale, <em>pontifex</em>, colui che fa da ponte fra la terra ed il cielo. Dopo l&#8217;incesto con Morgana, Artù ha perso il suo potere sacrale e deve essere riconsacrato. Nulla di strano che il mito, raccontato nella Britannia del V secolo, ambiente parzialmente cristianizzato, abbia portato alla confusione fra il Graal celtico e la coppa dell&#8217;Ultima Cena che in origine probabilmente non c&#8217;entrava per nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-codice-da-vinci/718" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7944" style="margin: 10px;" title="codice-da-vinci" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/codice-da-vinci-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Va da sé che dell&#8217;originaria matrice pagana del mito del Graal, Indiana Jones non sa nulla, come non ne sanno nulla Dan Brown ed il protagonista del suo <a title="Codice da Vinci" href="http://www.libriefilm.com/il-codice-da-vinci/718" target="_blank"><em>Codice Da Vinci</em></a>, tanto nella versione libraria quanto in quella cinematografica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà il caso di dire qualcosa di questo mediocre romanzo e dell&#8217;ancor più mediocre pellicola che ha ispirato e che, tramite un&#8217;oculata campagna mediatica, hanno ottenuto un successo mondiale dalle dimensioni inusitate. Si tratta a mio parere di un ben mirato siluro lanciato contro tutto ciò che ancora si oppone all&#8217;americanizzazione della cultura europea, infatti, non soltanto nega le origini precristiane del mito del Graal, uno dei miti fondanti della nostra cultura, assieme all&#8217;idea precristiana, pagana, indoeuropea, della regalità sacrale, ma nello stesso tempo costituisce anche un attacco diretto contro la Chiesa cattolica, ossia un &#8220;modello di cristianesimo&#8221; non interamente riducibile a quello americano, un&#8217;autorità ancora in grado di sostenere la non perfetta coincidenza fra la dottrina di Cristo e la dottrina Bush. Ancora una volta, pur con tutte le innegabili differenze che esistono, tradizionalisti &#8220;pagani&#8221; e &#8220;cattolici&#8221; ci ritroviamo nella stessa trincea.</p>
<p style="text-align: justify;">Per completare il discorso sul &#8220;nazismo magico&#8221;, va detto che fra i leder del Terzo Reich, in particolare Heirich Himmler, <em>Reichsfuhrer </em>delle SS aveva il pallino dell&#8217;esoterismo, condizionato dall&#8217;occultista Otto Rahn, ma si trattava di una mania personale, considerata con ilarità dagli altri gerarchi nazisti, che non può costituire una chiave interpretativa del nazionalsocialismo, né tanto meno essere estesa agli altri movimenti fascisti. Sebbene la tesi del &#8220;nazismo magico&#8221; sia stata già presentata in un testo francese degli anni &#8217;60 che andò incontro ad un discreto successo di pubblico, <em>Il mattino dei maghi</em> di Louis Pauwels e Jacques Bergier, un testo pieno di fantasticherie e farneticazioni, e sebbene rispunti ogni tanto; in anni recenti, ad esempio Giorgio Galli ha pubblicato un testo che è una brutta copia del <em>Mattino dei maghi</em>, essa è sempre stata respinta dagli storici più seri, anche antifascisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/hitler-e-il-nazismo-magico/6889" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7946" style="margin: 10px;" title="hitler-e-il-nazismo-magico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hitler-e-il-nazismo-magico-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>Si tratta però di una tesi di cui l&#8217;antifascismo di Indiana Jones ha bisogno, si tratta di un&#8217;interpretazione magico &#8211; stregonesca; come nel caso dell&#8217;immagine caricaturale dell&#8217;ufficiale SS ammiratore &#8220;dell&#8217;arte&#8221; degenerata, il fascismo &#8211; nazismo (altri fascismi Hollywood non ne conosce) conosce/riconosce il bene (e la bellezza) e persegue coscientemente il male (od agli occhi dell&#8217;american &#8211; democrazia il disvalore estetico; pensiamo ad artisti messi al bando per la loro non conformità ai canoni &#8220;democratici&#8221; come Mjolnir); esso sarebbe dunque una sorta di satanismo: il satanismo riconosce l&#8217;esistenza di Dio come principio del bene, ma venera coscientemente il principio del male, Satana.</p>
<p style="text-align: justify;">Di primo acchito, ci può sembrare strano che una visione così delirante, così lontana dalla realtà, possa essere la base di pronunciamenti e di decisioni ai massimi livelli, eppure essa è precisamente la chiave per comprendere parecchie cose, a cominciare dalle dichiarazioni di mr. Bush.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre considerare quella che nel passato era una significativa differenza fra la cultura americana e quella europea (ma ora le differenze si stanno appiattendo), la mancanza nella prima della categoria della storicità, l&#8217;incapacità di collocare gli eventi umani in un contesto storico &#8211; culturale, il che implica comprendere la relatività storica anche dei propri presupposti. Di questa visione del mondo, od incapacità di vedere il mondo, i <em>media</em> sembrerebbero offrirci delle infantili banalizzazioni; ad esempio <em>I Flintstone</em>: persino gli uomini preistorici sono visti come indistinguibili da americani medi di oggi. In realtà, queste apparenti banalizzazioni riflettono (e contribuiscono a formare) né più né meno che la <em>Weltanschauung</em> americana; non si possono spiegare altrimenti tragedie assurde come quelle portate in Afghanistan ed in Irak dal tentativo di esportarvi un modello di &#8220;democrazia occidentale&#8221; del tutto artificioso ed estraneo alla cultura di quei popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro punto è che la concezione americana &#8211; democratica <span style="text-decoration: underline;">ha bisogno</span> di concepire il fascismo a misura dei propri valori/disvalori perché non può ammettere che esso sia stato, o sia per chi si ostina ancora adesso con incredibile mancanza di opportunismo, di <em>tempora callidissime serviens</em>, a farsene ancora oggi portatore, di valori positivi che siano altra cosa dalla negazione di un &#8220;sistema di valori&#8221; fortemente giudaizzante, perché non potrebbe che uscire distrutta da un confronto fatto su basi reali.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Ciò che noi siamo</span>, ciò che, nonostante tutto e tutti, continuiamo ad essere, ad incarnare, è il principio dell&#8217;identità etnica, della salute etnica, storica e culturale, dei popoli di un&#8217;Europa che affonda le sue radici in una storia più antica del cristianesimo: la filosofia greca, il genio politico &#8211; amministrativo romano, la potente fantasia mitica celtica, le tradizioni germaniche di fedeltà e di onore, di cui la &#8220;cultura&#8221; americana interamente biblico &#8211; giudaica non sospetta nemmeno l&#8217;esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ottica distorta dell’interpretazione del fascismo come “satanismo”, come “male assoluto”, il comunismo, questa mostruosa macchina di morte e di oppressione che ha privato della vita centinaia di milioni di uomini, e miliardi di nostri simili della libertà e di condizioni decenti di vita, diventa un “male relativo”, quasi un “bene”. Non è solo per non dispiacere all’“amica Cina” nelle cui prigioni e nei cui gulag langue tuttora una “popolazione carceraria” pari agli abitanti degli Stati Uniti che l’ineffabile George non si sognerebbe mai di accostare l’estremismo islamico al comunismo, è perché il comunismo in quest’ottica era/è in fondo un errore veniale che ha perseguito con metodi sbagliati quello stesso “bene” che l’american – democrazia persegue coi metodi “giusti” di una falsa libertà e di un falso benessere, ossia la dissoluzione di popoli, culture, etnie, storia e tradizioni per dar luogo ad un mondo ibridato ed imbastardito.</p>
<p style="text-align: justify;">I genocidi commessi dall’Armata Rossa o quelli orchestrati da gentiluomini del calibro di Pol Pot e di Mengistu erano genocidi “buoni”, come “buona” è la tirannide che continua ad opprimere il sesto cinese dell’umanità ed altri Paesi minori come Cuba e la Corea del nord; d’altra parte, neppure dopo il crollo del muro di Berlino e della stessa Unione Sovietica, ai molti che si sono proclamati ed ai molti che continuano a proclamarsi comunisti, è stata gettata in faccia la vergogna di essere o di essere stati (diamogliela per buona) fautori della peggiore tirannide affamatrice e genocida della storia umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro che di fascismo o di nazismo “magico” si dovrebbe parlare, ma piuttosto di antifascismo superstizioso, esorcistico e stregonesco (forse “talmudico” sarebbe la parola adatta). L’antifascismo funziona come la scomunica medievale, e prescinde dal concetto cardine del diritto moderno di responsabilità personale. Ronald Reagan, nonostante la sua elezione alla carica di presidente degli Stati Uniti, era un uomo di tutt’altra levatura di George W. (forse sarà il caso di ricordare che quest’ultimo è il primo presidente americano per diritto dinastico dopo John Quincy Adams due secoli fa, cosa che lo mette in una posizione incomparabile per recitare il ruolo di primo fantoccio mondiale) e si permetteva qualche gesto d’indipendenza nei confronti del potere che gli stava dietro le spalle. Nel corso di una sua visita in Germania, in un cimitero di guerra dove erano sepolti anche combattenti delle Waffen SS, ebbe l’ardire di dichiarare provocando l’indignazione quasi universale, che questi ultimi erano soldati come tutti gli altri. Lo strepito fu enorme, eppure non aveva detto altro che la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">La SS nel regime nazista era molte cose: c’erano i guardiani dei campi di concentramento, e c’erano le Waffen SS, arma combattente che fungeva anche da legione straniera del Terzo Reich, i cui militi nulla avevano a che spartire con i lager, e nulla ne sapevano. Io penso che questo lo sapessero e lo sappiano benissimo anche gli antifascisti, nonostante ciò, negli ultimi tempi la polemica si è rinnovata, ed ha tornato a riversarsi lo stesso fiele stupido e velenoso, quando si è scoperto che Gunther Grass, uno dei più apprezzati scrittori tedeschi contemporanei, ha militato diciassettenne negli ultimi mesi del conflitto, in un battaglione carri delle Waffen SS.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, la responsabilità personale non c’entra per nulla, si tratta di una sorta di contagio magico – simbolico, cadi sotto l’anatema non per qualcosa che hai fatto, ma solo per aver portato sul bavero le stesse rune dei guardiani dei lager.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei citare un altro esempio di questo antifascismo simbolico – stregonesco che oltretutto ha il pregio di brillare per la sua stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è abbastanza noto, dopo l’8 settembre 1943, gran parte della nostra aeronautica transitò nelle fila della Repubblica Sociale Italiana, non perché, come talvolta si è detto, l’aviazione fosse “un’arma fascista” ma per il fatto che, fossimo divenuti cobelligeranti o no, i bombardieri angloamericani continuavano a spianare le nostre città sotto tappeti di bombe ed a massacrare i nostri connazionali. Dopo la guerra si decise di punire i reparti da caccia colpevoli di aver salvato decine di migliaia di vite (ogni quadrimotore alleato abbattuto prima di aver sganciato il suo carico di distruzione significava centinaia di vite di nostri connazionali risparmiate), declassandoli a reparti di artiglieria contraerea, ma poiché nessun combattente repubblicano fece poi parte del ricostituito esercito postbellico, la punizione veniva a colpire <span style="text-decoration: underline;">i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simboli</a></span>, gli emblemi dei reparti interessati: operazione esorcistico – stregonesca e soprattutto eclatante per la sua stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/leconomia-politica-dei-diritti-umani/2492" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7947" style="margin: 10px;" title="economia-politica-dei-diritti-umani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/economia-politica-dei-diritti-umani-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a>L’esorcismo antifascista funziona come la scomunica medievale, e come la scomunica medievale è contagioso. Chi dava ricovero ad uno scomunicato, era automaticamente scomunicato a sua volta, e l’anatema antifascista funziona nello stesso modo. In tempi recenti, uno dei maggiori scienziati viventi, il grande linguista Noam Chomsky ha osato sostenere che anche i revisionisti, ossia i ricercatori e gli storici che vorrebbero poter indagare liberamente e vederci chiaro sulla natura del presunto olocausto, hanno il diritto d’indagare e di esporre liberamente i risultati delle loro ricerche (è noto, ad esempio, che lo storico David Irving sta scontando in Austria una condanna a tre anni di detenzione unicamente per aver fatto ciò); non l’avesse mai fatto! E’ stato subito collocato nell’elenco dei reprobi ed accusato di antisemitismo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle liberamente”, diceva il grande Voltaire. Fosse vivo oggi, Voltaire sarebbe certamente considerato un pericoloso “estremista di destra”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’aspetto più interessante dell’ “affare Chomsky” è probabilmente il fatto che Noam Chomsky è ebreo. Dunque, neppure un ebreo è al riparo dall’accusa di antisemitismo, che può essere formulata nei suoi confronti anche da gentili (con grande gentilezza, s’intende), se ha il coraggio di dire cose che non piacciono all’amministrazione Bush.</p>
<p style="text-align: justify;">Il proverbio dice che non c’è nessuno che ha tanta paura di essere derubato quanto i ladri. Ora osservate che la principale accusa che viene rivolta implicitamente al fascismo da questa interpretazione distorta, è di doppiezza, i nazisti che riconoscono il valore estetico “dell’arte” degenerata mentre ne vietano al popolino la contemplazione, o quelli affrontati da Indiana Jones che mentre combattono la tradizione giudaico – biblica ne riconoscono il valore cercando d’impadronirsi dell’arca dell’Alleanza e del calice dell’Ultima Cena. Come nel caso del ladro che teme di essere derubato e proietta su chi gli sta attorno le proprie intenzioni, questa doppiezza è in realtà tipica dei santoni della democrazia e dell’antifascismo, “made in USA” ma non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo davvero credere che i cervelli fini che stanno dietro l’american – democrazia e la sua estensione planetaria siano davvero essi stessi prigionieri della visione rozza e stregonesca che abbiamo visto e che cercano incessantemente d’inculcare nel popolino bue al di là ma anche al di qua dell’Atlantico? Certamente no.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro la maschera di Indiana Jones c’è il cervello di Steven Spielberg, un cervello di prim’ordine, un cervello ebraico.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-fascismo-secondo-indiana-jones.html' addthis:title='Il fascismo secondo Indiana Jones ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Les centres initiatiques et l&#8217;histoire</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 16:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/les-centres-initiatiques-et-lhistoire.html' addthis:title='Les centres initiatiques et l&#8217;histoire '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7834" style="margin: 10px;" title="Potasi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Potasi.jpeg" alt="" width="284" height="178" />En raison des confusions qui règnent dans ce domaine, il est nécessaire de préciser tout d&#8217;abord ce qu&#8217;il faut entendre, en général, par «centres initiatiques» et par «organisations initiatiques».</p>
<p style="text-align: justify;">Nous avons déjà consacré un chapitre à l&#8217;initiation; nous nous contenterons donc de rappeler ici que l&#8217;initiation, dans son sens authentique et intégral, consiste en une ouverture de la conscience qui brise les conditionnements humains et individuels et qui entraîne une modification du sujet (de son «<em>status</em> ontologique»). Celle-ci lui accorde une liberté et une connaissance supérieures. Une influence en quelque sorte transcendante, non purement humaine, est greffée sur l&#8217;individu. Cette influence est généralement transmise, et le but essentiel d&#8217;un centre initiatique est précisément d&#8217;assurer la transmission. D&#8217;où l&#8217;idée d&#8217;une «chaîne» (c&#8217;est le sens même du terme <em>silsila</em> en Islam) ininterrompue dont les origines sont reculées et mystérieuses, parallèle à une «tradition». Selon l&#8217;école guénonienne, les différents centres initiatiques, dans la mesure où ils sont authentiques et «réguliers», se rattacheraient à un centre unique, d&#8217;où ils seraient eux-mêmes issus. Ce point de vue, bien qu&#8217;on ne puisse pas ne pas y souscrire, pose cependant des questions difficiles à résoudre.</p>
<p style="text-align: justify;">En ce qui concerne le problème que nous désirons traiter, un aspect des influences spirituelles entre en jeu: non l&#8217;aspect qui touche à la «connaissance», à l&#8217;illumination spirituelle, à la possession d&#8217;une gnose, mais celui qui est censé impliquer un pouvoir. Certains pourraient considérer, à juste titre d&#8217;ailleurs, que ce pouvoir est un indice positif, car tant qu&#8217;il ne s&#8217;agit que d&#8217;une connaissance concernant des sphères supérieures mais restant dans un domaine purement intérieur, on pourrait encore se faire des illusions. La présence d&#8217;un pouvoir, en tant que tel vérifiable, est un signe indirect, mais plutôt positif, de la force et de la réalité de la connaissance même à laquelle on estime être parvenu grâce à l&#8217;initiation.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140463/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140463" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7833" style="margin: 10px;" title="essais-politiques" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/essais-politiques1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>C&#8217;est pourquoi Titus Burckhardt a pu parler, à propos des centres initiatiques, d&#8217;influences spirituelles «dont l&#8217;action, si elle n&#8217;est pas toujours apparente, dépasse pourtant incommensurablement tout ce qui est au pouvoir de l&#8217;homme». Passons maintenant au plan de la réalité et de l&#8217;histoire. Nous avons engagé un débat amical avec Burckhardt au sujet, tout d&#8217;abord, de l&#8217;existence et de l&#8217;état des organisations initiatiques aujourd&#8217;hui. Non que nous affirmions qu&#8217;elles n&#8217;existent plus, mais seulement qu&#8217;elles sont devenues toujours plus rares et inaccessibles (étant admis qu&#8217;il s&#8217;agit d&#8217;organisations initiatiques authentiques, non de certains groupes qui prétendent l&#8217;être). On a l&#8217;impression d&#8217;un «retrait» progressif de ces organisations, et donc des forces qui se manifestaient à travers elles. Du reste, si l&#8217;on en croit certaines traditions dignes de foi, ce phénomène n&#8217;aurait rien de nouveau. Il nous suffira de mentionner les textes qui disent que la quête du Graal, certes, fut couronnée de succès, mais que les chevaliers du Graal, sur un ordre divin, auraient quitté l&#8217;Occident et seraient partis, avec le mystique et magique objet qui ne devait plus rester «parmi les populations pécheresses», dans une contrée mystérieuse, identifiée parfois au royaume du «Prêtre Jean». Le château du Graal, Montsalvat, y aurait été transféré lui aussi par des voies surnaturelles. Bien entendu, il ne faut pas perdre de vue la dimension symbolique de ces récits.</p>
<p style="text-align: justify;">Une autre tradition, plus récente, concerne les Rose-Croix. Après avoir suscité de nombreuses rumeurs, notamment par leurs Manifestes dans lesquels ils faisaient savoir leur «présence visible et invisible» et par leurs projets de restauration d&#8217;un ordre supérieur dans le monde, ils se seraient eux aussi «retirés», au début du XVIIIe siècle pour être précis, ce qui explique d&#8217;ailleurs que les groupes qui se qualifièrent par la suite de «Rose-Croix» manquaient en fait de toute filiation régulière, de toute continuité traditionnelle.</p>
<p style="text-align: justify;">On pourrait ajouter à cela une donnée islamique propre au courant initiatique ismaélien, plus précisément au courant de l&#8217;ismaélisme dit «duodécimain». L&#8217;<em>Imâm</em>, le chef suprême de l&#8217;Ordre, manifestation d&#8217;un pouvoir d&#8217;en haut et initiateur par excellence, s&#8217;est «occulté». On attend qu&#8217;il réapparaisse, mais l&#8217;époque actuelle serait celle de son «absence».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140021/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140021" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7835" style="margin: 10px;" title="arc-et-massue" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/arc-et-massue.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>A notre avis, tout cela ne veut pourtant pas dire qu&#8217;il n&#8217;y a plus de centres initiatiques au sens strict du terme, il est certain qu&#8217;il en existe encore, bien que l&#8217;Occident ne soit guère concerné ici et bien qu&#8217;il faille, dans ce domaine, se tourner vers le monde musulman et l&#8217;Orient. Cela étant, le problème qu&#8217;il faut poser est le suivant: si, comme l&#8217;affirme Burckhardt, on peut attribuer aux influences spirituelles dont ces centres sont par définition les dépositaires, en dehors de leur usage initiatique, la possibilité d&#8217;une action extérieure qui, «si elle n&#8217;est pas toujours apparente, dépasse pourtant incommensurablement tout ce qui est au pouvoir de l&#8217;homme», comment faut-il alors concevoir les rapports entre ces centres encore vivants (existant vraiment, pas à l&#8217;état de simples survivances) et le cours de l&#8217;histoire des derniers temps?</p>
<p style="text-align: justify;">Du point de vue traditionnel, le cours de l&#8217;histoire est généralement interprété comme une involution et une dissolution. Or, face aux forces qui agissent en ce sens, quelle est la position des centres initiatiques? S&#8217;ils disposent toujours des influences dont on a parlé, on est donc amené à penser qu&#8217;ils ont reçu en quelque sorte l&#8217;ordre de ne pas les employer, de ne pas entraver le processus d&#8217;involution; ou bien on est obligé de croire que le processus général de «solidification» a rendu le milieu humain imperméable au supra-sensible, a provoqué une espèce de fracture qui relativise désormais toute action provenant du domaine initiatique, dès lors que celui-ci n&#8217;est pas entendu au sens purement spirituel et intérieur.</p>
<p style="text-align: justify;">Il est bon de mettre de côté les cas où, historiquement, on a simplement récolté les fruits qu&#8217;on avait semés. Une liberté fondamentale a été laissée aux hommes. S&#8217;ils s&#8217;en sont servi pour leur propre malheur, la responsabilité leur est imputable et il n&#8217;y a pas de raison d&#8217;intervenir. Ce point de vue est applicable à l&#8217;Occident, qui a emprunté depuis longtemps la route de l&#8217;anti- Tradition et qui se retrouve maintenant, après un enchaînement de causes et d&#8217;effets parfois bien visible, parfois insaisissable pour le regard superficiel, dans un état ressemblant à celui du <em>kali-yuga</em>, l&#8217;«âge sombre» annoncé par d&#8217;anciennes traditions.</p>
<p style="text-align: justify;">Mais on ne peut pas en dire autant dans d&#8217;autres cas. Il y a des civilisations qui n&#8217;ont pas suivi la même voie, qui n&#8217;ont pas fait les mêmes choix erronés, mais qui, subissant des influences extérieures, auraient dû être défendues. Or, cela, semble-t-il, ne s&#8217;est pas vérifié. Par exemple, il est certain qu&#8217;existent en Islam des organisations initiatiques (celles des soufis), mais leur présence n&#8217;a pas du tout empêché l&#8217;«évolution» des pays musulmans dans une direction antitraditionnelle, progressiste et moderniste, avec toutes les conséquences inévitables de ce phénomène.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2266134620/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2266134620" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7836" style="margin: 10px;" title="mystiques-et-magiciens-du-tibet" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/mystiques-et-magiciens-du-tibet.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Sans doute est-ce le Tibet qui présente le cas le plus probant. Ce pays n&#8217;était pas du tout occidentalisé. Il avait gardé intactes ses structures traditionnelles et était considéré comme le pays par excellence où avaient existé des individus et des groupes possédant des pouvoirs supra-sensibles et divins. Cela ne l&#8217;a pas empêché d&#8217;être envahi, profané et dévasté par les hordes communistes chinoises, ce qui a mis fin aussi au «mythe» du Tibet, mythe qui avait exercé une telle fascination sur les milieux spiritualistes occidentaux. En principe pourtant, les conditions étaient remplies pour l&#8217;emploi éventuel et concret de possibilités attribuées à des influences supérieures aux plans humain et matériel.</p>
<p style="text-align: justify;">Précisons sans tarder que nous ne pensons pas à des barrières de protection invisibles et magiques qui auraient arrêté les envahisseurs du Tibet. Il suffit de se référer à quelque chose de beaucoup moins spectaculaire. Les recherches métapsychiques modernes, menées sous un contrôle rigoureux, ont permis d&#8217;établir la réalité des «phénomènes paranormaux», c&#8217;est-à-dire la possibilité de déplacer, de faire se mouvoir ou de soulever à distance des objets sans qu&#8217;on puisse fournir une explication «scientifique» de ces phénomènes. Mais, en raison du champ d&#8217;expérience auquel se consacre presque exclusivement la recherche métapsychique, il s&#8217;agit de processus spontanés et éphémères, souvent médiumniques, qu&#8217;il est impossible de produire à volonté.Il n&#8217;en reste pas moins vrai qu&#8217;un agent psychique peut provoquer des phénomènes &#8211; soulever un objet pesant par exemple &#8211; qui supposent une force incontestablement supérieure à celle réclamée pour provoquer disons une lésion cérébrale mortelle. La bilocation, la projection de sa propre image dans un endroit lointain, est elle aussi un phénomène bien établi (il semble d&#8217;ailleurs que le Père Pio da Petralcina avait ce pouvoir). Or, l&#8217;existence de phénomènes semblables au Tibet a été soulignée par des voyageurs et des observateurs dignes de foi, à commencer par A. David-Neel (1). Ces phénomènes, dans le cas du Tibet, n&#8217;avaient pas un caractère médiumnique et inconscient, ils étaient maîtrisés consciemment et volontairement, rendus possibles par des disciplines et des initiations.</p>
<p style="text-align: justify;">Il aurait suffi de pouvoirs de ce genre pour provoquer par exemple une lésion cérébrale chez Mao Tse-toung au moment où le premier détachement communiste franchit la frontière tibétaine. Ou bien on aurait pu employer le pouvoir de projection pour provoquer une apparition menaçante devant le chef communiste chinois. Pour ceux qui se font des centres initiatiques une idée analogue à celle dont parlait Burckhardt et qui estiment que ces centres existent encore, tout cela ne devrait pas apparaître comme imagination délirante. Les traditions tibétaines ne parlent-elles pas du fameux Milarepa, qui durant la première période de sa vie, avant de se tourner vers la Grande Libération, était un bandit se consacrant à la magie noire et qui massacra ses ennemis par des moyens magiques?</p>
<p style="text-align: justify;">Mais on a assisté à la fin du Tibet, sans même pouvoir faire intervenir dans ce cas, comme pour l&#8217;Occident, l&#8217;idée d&#8217;une sorte de Némésis. Un livre récent, traduit en italien et paru aux éditions Borla, raconte l&#8217;odyssée des lamas qui n&#8217;ont su que s&#8217;enfuir pour sauver leur vie, tandis qu&#8217;on massacrait dans tout le pays, qu&#8217;on traquait tout ce qui relevait du sacré, qu&#8217;en entamait l&#8217;«endoctrinement» communiste et athée de la population. Seuls quelques partisans tibétains réfugiés dans des zones inaccessibles ont résisté en organisant une guérilla. Inutile de dire ce qu&#8217;aurait pu signifier une défense occulte comme celle à laquelle nous avons fait allusion. Elle aurait rendu banales et ternes toutes les explorations spatiales dont le monde occidental moderne est si fier.</p>
<p style="text-align: justify;">Ainsi donc, le problème que nous avons posé subsiste, sans qu&#8217;il soit possible, semble-t-il, de le résoudre. La seule explication satisfaisante serait donc, répétons-le, une sorte de fracture, une certaine partie de la réalité, donc aussi de l&#8217;histoire, étant laissée à elle-même, devenant autonome et imperméable aux influences supérieures. On pourrait se référer également à la doctrine des cycles, à ce qui est propre à la fin d&#8217;un cycle. Mais, pour en revenir au cas en question, il n&#8217;y aurait plus guère de place, alors, pour des valeurs de caractère moral. II faudrait admettre un processus global dans lequel même ceux qui ne l&#8217;ont pas alimenté sont impliqués, et évoquer une espèce de mot d&#8217;ordre transmis aux centres initiatiques pour qu&#8217;ils laissent les destins s&#8217;accomplir.</p>
<p style="text-align: justify;">Il s&#8217;agit là de considérations qui pourraient mener assez loin, à l&#8217;idée d&#8217;une direction impénétrable du monde et, sur un autre plan, au rapport entre nécessité et liberté; s&#8217;il n&#8217;y avait vraiment aucune autre perspective, la nécessité pourrait être rapportée au seul domaine factuel de l&#8217;existence, la liberté aux attitudes qu&#8217;on peut adopter devant les faits, attitudes qui, en principe, ne sont pas déterminées. Dans ce cadre, il faudrait notamment souligner le rôle que peuvent jouer certaines expériences, même négatives et dramatiques, lorsqu&#8217;elles sont vécues comme des épreuves. On voit que ce sont là des problèmes assez vastes et complexes, auxquels s&#8217;est d&#8217;ailleurs attaquée la théologie de l&#8217;histoire (2). Nous n&#8217;y avons fait allusion que parce qu&#8217;ils appartiennent au plan d&#8217;ensemble où peut rentrer le sujet que nous avons traité.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notes</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) La véracité et le sérieux des témoignages d&#8217;A. David-Neel devraient en fait être mis en doute si l&#8217;on en croit les révélations faites par celle qui fut sa secrétaire dans un ouvrage paru il y a une dizaine d&#8217;années et qui a dû déranger un certain nombre de gens puisqu&#8217;il fut rapidement retiré de la vente par l&#8217;éditeur (cf. J. Denys, <em>Alexandra David-Neel ou une supercherie dévoilée</em>, La Pensée Universelle, Paris) (N.D.T.).</p>
<p style="text-align: justify;">(2) Celle d&#8217;inspiration catholique n&#8217;a pas la tâche facile devant des cas comme, par exemple, celui de l&#8217;«Invincible Armada» espagnole; organisée contre les hérétiques, elle leva l&#8217;ancre après avoir reçu les consécrations les plus solennelles, mais fut détruite, avant même de combattre, par les «forces de la nature», par la tempête.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chapitre XVII de <a title="L'Arc et la Massue" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140021/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140021" target="_blank"><em>L&#8217;Arc et la Massue</em></a>, Pardes &#8211; Guy Tredaniel, s.d., Traduit de l&#8217;italien par <a title="Philippe Baillet" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/philippe-baillet/">Philippe Baillet</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/les-centres-initiatiques-et-lhistoire.html' addthis:title='Les centres initiatiques et l&#8217;histoire ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La massoneria moderna come inversione del ghibellinismo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 14:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-massoneria-moderna-come-inversione-del-ghibellinismo.html' addthis:title='La massoneria moderna come inversione del ghibellinismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827205020" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/misterodelgraal.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Il mistero del Graal" width="95" height="132" /></a>Poiché la nostra ricerca ha anche considerato le interferenze fra organizzazioni iniziatiche e correnti storiche è opportuno dire qualcosa – in sede di conclusione – circa i rapporti esistenti fra ciò che abbiamo chiamato l’“eredità del Graal”, ossia l’alto ghibellinismo, e le società segrete dei tempi moderni, particolarmente di quelle che, a partire dall’Illuminismo, si sono definite in forma di massoneria. Naturalmente, qui noi dovremo limitarci all’essenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nella cosiddetta setta degli Illuminati di Baviera si ha un esempio tipico di quel capovolgimento di tendenze, a cui poco fa abbiamo accennato. Ciò risulta dallo stesso mutamento di significato subito dal termine “Illuminismo”. Esso in origine ebbe relazione con l’idea di una illuminazione spirituale superrazionale; ma successivamente a poco a poco si fece invece sinonimo di razionalismo, di teoria del “lume naturale”, di antitradizione. Si può parlare, nel riguardo, di un uso contraffatto e “sovversivo” del diritto proprio all’iniziato, all’adepto. L’iniziato, se è veramente tale, può porsi di là dalle forme storiche contingenti di una particolare tradizione, può accusarne – ove a ciò riceva mandato – le limitazioni e porsi al disopra della loro autorità; egli può respingere il dogma, perché ha qualcosa di più, la conoscenza trascendente, e in ben altra sede sa dell’inviolabilità di questa conoscenza; infine, può rivendicare per sé la dignità di un essere libero, perchè egli si è disciolto dai vincoli della natura inferiore, umana: a tale stregua i “liberi” sono anche “pari” e la loro comunità può esser concepita come una “confraternita”. Ebbene, basta materializzare, laicizzare e democratizzare questi aspetti del diritto iniziatico, e tradurli in termini individualistici, per aver subito i principi-base delle ideologie sovversive e rivoluzionarie moderne. Il lume della mera ragione umana subentra alla “illuminazione” e dà luogo alle distruzioni del “libero esame” e della critica profana. Il sovrannaturale è messo al bando o confuso con la natura. La libertà, l’eguaglianza e la parità divengono quelle prevaricatoriamente rivendicate dal singolo “conscio della sua dignità” – non conscio però della sua schiavitù di fronte a sé stesso – per ergersi contro ogni forma di autorità e costituirsi illusoriamente come estrema ragione a sé stesso: diciamo illusoriamente, poiché nella concatenazione inesorabile delle varie fasi della decadenza moderna, l’individualismo ha avuto la durata di un breve miraggio e di una fallace ebbrezza, l’elemento collettivo e irrazionale nell’epoca delle masse e della tecnica ha presto avuto ragione del singolo “emancipatosi”, cioè sradicato e senza tradizione. Ora a partire dal XVIII secolo sorgono appunto gruppi, affiancanti le cosiddette <em>sociétes de pensée</em>, i quali ostentano un carattere iniziatico, mentre si danno più o meno direttamente a quest’opera rivoluzionaria e “riformistica” di “illuminismo” e di razionalismo. Alcuni di tali gruppi erano effettivamente la continuazione di organizzazione precedenti di tipo regolare e tradizionale. Così a tale riguardo devesi pensare ad un processo di involuzione spintosi fino ad un punto nel quale, per via del ritirarsi del principio animatore originario di queste organizzazioni, potè realizzarsi una vera e propria inversione di polarità: influenze di tutt’altro ordine andarono ad inserirsi e ad agire in organismi, che più o meno rappresentavano il cadavere o la sopravvivenza automatica di quel che essi in precedenza erano stati, utilizzandone e volgendone le forze in una direzione opposta a quella che era stata la propria normalmente e tradizionalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prologo, che è qualcosa di più di una pura fantasticheria (perché utilizza dei dati risultati nel processo a questo personaggio), del <em>Giuseppe Balsamo</em> di A. Dumas, ove un capo che si presenta come un Gran Maestro Rosacroce dà, in una riunione segreta di “iniziati” convenuti da ogni nazione, come parola d’ordine L.D.P. (le iniziali di <em>lilia destre pedibus </em>– cioè: distruggi e calpesta la Casa di Francia), può valerci come un riflesso del clima proprio alle logge e ai convegni degli Illuminati e di gruppi affini, i quali promossero quella “rivoluzione intellettuale”, che alla fine doveva scatenare l’ondata delle rivoluzioni politiche dall’ 89 al ’48.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/imperialismopagano.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Imperialismo pagano. Il fascismo dinnanzi al pericolo euro-cristiano. Quarta edizione corretta e con due appendici. Heidnischer Imperialismus. Seconda edizione riveduta" width="95" height="136" /></a>Ma la duplicità contraddittoria dei due motivi – cioè da una parte sopravvivenze del ritualismo gerarchico simbolico e iniziatico, dall’altra professione di ideologie del tutto opposte a quelle che si potrebbero dedurre da una qualsiasi autentica dottrina iniziatica – è palese soprattutto nella massoneria moderna. Questa massoneria sembra che si sia positivamente organizzata nel periodo dei rumori rosicruciani e della successiva partenza dei veri Rosacroce dall’Europa. Elia Ashmole, che si vuole abbia avuto una parte fondamentale nella organizzazione della prima massoneria inglese, visse fra il 1617 e il 1692. Purtuttavia, secondo i più, la massoneria nella sua forma attuale di associazione semi-segreta militante non risale oltre il 1700 – è nel 1717 che ebbe luogo la fondazione della Grande Loggia di Londra. Come antecedenti positivi, non fantasticati, la massoneria ha avuto soprattutto le tradizioni di certe corporazioni medievali, nelle quali gli elementi principali dell’arte del costruire, dell’edificare, venivano simultaneamente assunti secondo un significato allegorico e iniziatico. Così la “costruzione del Tempio” poteva divenir sinonimo della stessa “Grande Opera” iniziatica, lo sgrossamento della pietra grezza in pietra squadrata poteva alludere al compito preliminare di formazione interna, e via dicendo. Si può ritenere che fino al principio del XVIII secolo la massoneria abbia conservato questo carattere iniziatico e tradizionale, sì che essa, con riferimento al compito di un’azione interiore, fu chiamata “operativa” [5]. Fu nel 1717 che, con l’accennata fondazione della Grande Loggia di Londra e col subentrare della cosiddetta “massoneria speculativa” continentale, si verificarono il soppiantamento e l’inversione di polarità, di cui si è detto. Come “speculazione” qui valse infatti l’ideologia illuministica, enciclopedistica e razionalistica connessa ad una corrispondente, deviata interpretazione dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, e l’attività dell’organizzazione si concentrò decisamente sul piano politico-sociale, anche se usando prevalentemente la tattica dell’azione indiretta e manovrando con influenze e suggestioni, di cui era difficile individuare l’origine prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vuole che questa trasformazione si sia verificata solo in alcune logge e che altre abbiano conservato il loro carattere iniziatico e operativo anche dopo il 1717. In effetti, questo carattere si può riscontrare negli ambienti massonici cui appartennero un Martinez de Pasqually, un Claude de Saint Martin e lo stesso Joseph de Maistre. Ma devesi ritenere che questa stessa massoneria sia entrata, per altro riguardo, essa stessa in una fase di degenerescenza, se essa nulla ha potuto contro l&#8217;affermarsi dell&#8217;altra e se, praticamente, da questa è stata alla fine travolta. Nè si è avuta una qualsiasi azione della massoneria, che sarebbe rimasta iniziatica per diffidare e sconfessare l&#8217;altra, per condannare l&#8217;attività politico-sociale e per impedire che, dappertutto, essa valesse propriamente e ufficialmente come massoneria.</p>
<p style="text-align: justify;">Riferendoci dunque alla massoneria &#8220;speculativa&#8221;, in essa le vestigia iniziatiche restarono limitate ad una sovrastruttura rituale, che specie nella massoneria di rito scozzese ebbe carattere inorganico e sincretistico, pei molti gradi di là dai tre primi (i soli, che hanno una qualche connessione effettiva con le precedenti tradizioni corporative), essendo stati raccolti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> delle tradizioni inizatiche più varie, visibilmente per dare l&#8217;impressione di aver raccolto l&#8217;eredità di esse tutte. Così in questa massoneria troviamo anche vari elementi dell&#8217;iniziazione cavalleresca, dell&#8217;ermetismo e della Rosacroce: vi figurano &#8220;dignità&#8221; come quella di &#8220;Cavaliere d&#8217;Oriente o della Spada&#8221;, di &#8220;Cavaliere del Sole&#8221;, di &#8220;Cavaliere delle due Aquile&#8221;, di &#8220;Principe Adepto&#8221;, di &#8220;Dignitario del Sacro Impero&#8221;, di &#8220;Cavaliere Kadosh&#8221; (cioè, in ebraico, &#8220;Cavaliere Santo&#8221;), equivalente a &#8220;Cavaliere Templare&#8221;, di &#8220;Principe Rosacroce&#8221;. In genere &#8211; e questo è il punto che per noi ha uno speciale significato &#8211; vi è una particolare ambizione, da parte della massoneria di rito scozzese, a rifarsi appunto alla tradizione templare. Si pretende così che almeno sette dei suoi gradi siano di origine templare, oltre il 30°, che reca esplicitamente la designazione di Cavaliere Templare in un gran numero di logge. Uno dei gioielli del grado supremo di tutta la gerarchia (il 33°) &#8211; una croce teutonica &#8211; reca la sigla J.B.M., che viene prevalentemente spiegata con le iniziali di Jacopus Burgundus Molay, che fu l&#8217;ultimo Gran Maestro dell&#8217;Ordine del Tempio, e &#8220;De Molay&#8221; ricorre anche come una &#8220;parola di passo&#8221; di questo grado: quasi che coloro che vi sono iniziati andassero a riprendere la dignità e la funzione del capo dell&#8217;Ordine ghibellino distrutto. Del resto, la massoneria scozzese pretende di aver avuto trasmessi molti dei suoi elementi da una più antica organizzazione, detta del &#8220;Rito di Heredom&#8221;. Questa espressione viene tradotta da vari autori massonici con &#8220;rito degli eredi&#8221;, intendendosi appunto gli eredi dei Templari. La leggenda corrispondente è che pochi Templari superstiti si sarebbero ritirati in Scozia, dove si posero sotto la protezione di Robert Bruce; da questi furono aggregati ad una preesistente organizzazione iniziatica di origine corporativa, che allora assunse il nome di &#8220;Gran Loggia reale di Heredom&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827214062" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/orienteoccidente.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Oriente e Occidente" width="95" height="136" /></a>Ognuno vede la portata che avrebbero tali riferimenti nel riguardo specifici di ciò che abbiamo chiamato &#8220;l&#8217;eredità del Graal&#8221;, qualora essi avessero un fondamento reale: fornirebbero alla massoneria un titolo di ortodossia tradizionale. Ma, in realtà, ben altrimenti stanno le cose. E&#8217; di una usurpazione che si tratta: non è una continuazione, bensì una inversione della precedente tradizione che qui deve constatarsi. Ciò risulta in modo caratteristico considerando nel suo complesso proprio l&#8217; accennato grado 30° del Rito Scozzese, che in alcune logge ha per parola d&#8217; ordine: &#8220;La rivincita dei Templari&#8221;. La &#8220;leggenda&#8221; che vi si riferisce riprende il motivo dianzi accennato: i Templari che avrebbero trovato rifugio in certe organizzazione segrete inglesi, in esse avrebbero creato questo grado nell&#8217; intento di riorganizzare il loro Ordine e di compiere la loro vendetta. Ora, l&#8217;inversione già detta del ghibellinismo non potrebbe trovare una più chiara espressione che in questa elucidazione del rituale: &#8220;La vendetta templare si è abbattuta su Clemente V non nel giorno in cui le sue ossa furono date al fuoco dai Calvinisti della Provenza, ma nel giorno in cui Lutero sollevò metà dell&#8217; Europa contro il Papato in nome dei diritti della coscienza. E la vendetta si è abbattuta su Filippo il Bello non il giorno in cui i suoi resti furono gettati tra i rifiuti di San Dionigi da una plebaglia in delirio e nemmeno il giorno in cui l&#8217;ultimo discendente rivestito del potere assoluto uscì dal Tempio, divenuto prigione di Stato, per salire sul patibolo, ma il giorno in cui la Costituente francese proclamò in faccia ai troni i diritti dell&#8217;uomo e del cittadino&#8221; [6].</p>
<p style="text-align: justify;">Che poi il livello dal piano del singolo &#8211; l&#8217;&#8221;uomo&#8221; e il &#8220;cittadino&#8221; &#8211; finisca con lo scendere fino a quelle masse anonime e dei dirigenti mascherati di esse, risulta da una storia connessa al rituale di vari gradi &#8211; nel Rito Scozzese del Supremo Consiglio di Germania essa figurava nel 4° grado, detto del &#8220;Maestro segreto&#8221;. Si tratta della storia di Hiram, il costruttore del Tempio di Gerusalemme, il quale di fronte al re sacrale Salomone dimostra di avere, sulle masse, un potere così prodigioso, che &#8220;il re, il quale aveva fama di essere uno dei più randi Saggi, scoprì che, di là dalla sua, vi è una maggiore potenza, una potenza, che ne futuro, essa conoscerà la propria forza, eserciterà una sovranità più grande della sua (cioè di Salomone). QUesta potenza è il popolo (<em>das Volk</em>). E si aggiunge: &#8220;Noi massoni di rito scozzese vediamo in Hiram la personificazione dell&#8217;umanità&#8221;. Ora il rito, facendoli &#8220;Maestri segreti&#8221;, dovrebbe conferire agli iniziandi massoni la stessa natura di Hiram: dovrebbe cioè farli partecipi di questo misterioso potere di muovere l&#8217;umanità come popolo, come massa, potere che scalzerebbe quello stesso del re sacrale simbolico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al grado specificatamente templare (il 30°), vale ancora notare, nel suo rito, la conferma dell&#8217;associarsi dell&#8217;elemento iniziatico con l&#8217;elemento sovversivo antitradizionale, il che va a dare necessariamente al primo i caratteri di una effettiva contro-iniziazione là dove il rito stesso non si riduca ad una vuota cerimonia, ma metta in moto forze sottili. Nel grado in questione, l&#8217;iniziato che abbatte le colonne del Tempio e calpesta la croce, essendo ammesso, dopo di ciò, al Mistero della scala ascendente e discendente con sette gradini, è colui che deve giurare vendetta e concretizzare ritualmente tale giuramento col colpire con un pugnale la Corona e la Tiara, cioè i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> del doppio potere tradizionale, dell&#8217;autorità regale e di quella pontificale, esprimendo con ciò null&#8217;altro che il senso di quanto la massoneria come forza occulta della sovversione mondiale ha propiziato nel mondo moderno partendo dalla preparazione della Rivoluzione francese e dalla costituzione della democrazia americana e, passano per i moti del &#8217;48, giungendo fino alla prima guerra mondiale, alla rivoluzione turca, alla rivoluzione di Spagna e altri analoghi avvenimenti. Là dove nel ciclo del Graal, come si è visto, la realizzazione iniziatica è così concepita, che ad essa si lega l&#8217;impegno di far risorgere il re, nel rito ora indicato si ha esattamente l&#8217;opposto, vi è la contraffazione di una iniziazione che si lega al giuramento (talvolta con la formula: &#8220;Vittoria o morte&#8221;) di colpire o rovesciare ogni forma di autorità dall&#8217;alto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827213759" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/arcoclava.bmp" border="0" alt="Julius Evola, L'arco e la clava" width="95" height="136" /></a>Ad ogni modo, ai nostri fini il lato essenziale di queste considerazioni è di indicare il punto in cui l&#8217;&#8221;eredità del Graal&#8221; e di analoghe tradizioni iniziatiche si arresta e in cui, a parte eventuali sopravvivenze di nomi e di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, non si può più constatare alcuna filiazione legittima di esse. Nel caso specifico della massoneria moderna, da un lato il suo confuso sincretismo, il carattere artificiale della gerarchia della gran parte dei suoi gradi &#8211; carattere appariscente anche per un profano -, la banalità delle esegesi correnti, moralistiche, sociali e razionalistiche applicate a vari elementi ripresi, aventi in sè un contenuto effetttivamente esoterico &#8211; tutto ciò porterebbe a far vedere in essa un esempio tipico di organizzazione pseudo-iniziatica [7]. Ma considerando, d&#8217;altra parte, la &#8220;direzione di efficacia&#8221; dell&#8217;organizzazione in parola con riferimento agli elementi dianzi rilevati e alla sua attività rivoluzionaria, sorge la sensazione precisa di avere di fronte una forza che, nel campo dello spirito, agisce contro lo spirito: una forza oscura appunto di antitradizione e di contro-iniziazione. Ed allora è ben possibile che i suoi riti siano meno inoffensivi di quel che si possa credere, che in molti casi essi, senza che coloro che vi partecipano se ne rendano conto, stabiliscano appunto il contatto con questa forza, inafferabile per la coscienza ordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827211594" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/tradizioneermetica.bmp" border="0" alt="Julius Evola, La Tradizione Ermetica" width="95" height="134" /></a>Un ultimo accenno. Nella leggenda del 32° grado del rito scozzese (&#8220;Sublime Principe del Segreto regale&#8221;) è spesso quistione della organizzazione e della ispezione di forze (concepite come raccolte in vari &#8220;accampamenti&#8221;) che, una volta conquistata &#8220;Gerusalemme&#8221;, dovranno costruirvi il &#8220;Terzo Tempio&#8221;; Tempio, questo, che va ad identificarsi col &#8220;Sacro Impero&#8221;, quale &#8220;Impero del mondo&#8221;. Ora, è stato molto discusso sui cosidetti <em>Protocolli dei Savi di Sion</em>, i quali contengono il mito di un piano dettagliato di congiura contro il mondo tradizionale europeo. Noi diciamo &#8220;mito&#8221; a ragion veduta, intendendo con ciò lasciare aperta la quistione della veridicità o della falsità di un tale documento, spesso sfruttato da un volgare antisemitismo [8]. Il fatto che resta è che questo documento, come vari altri consimili usciti qua e là, ha un valore sintomatico, giacchè i principali rivolgimenti della <a title="storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">storia contemporanea</a> verificatisi dopo la sua pubblicazione hanno presentato una impressionante concordanza col piano in esso descritto. In genere, scritti siffatti riflettono l&#8217;oscura sensazione dell&#8217;esistenza di una &#8220;intelligenza&#8221; direttrice dietro ai fatti più caratteristici della sovversione moderna. Essi dunque, quale pur sia la finalità pratica della loro divulgazione o, se sono falsi ed inventati, della loro compilazione, hanno colto &#8220;qualcosa, che è nell&#8217;aria&#8221; e a cui la storia sta via via dando conferma. Ma proprio nei <em>Protocolli</em> vediamo anche riapparire l&#8217;idea di un futuro impero universale e di organizzazioni che lavorano sotterraneamente per l&#8217;avvento di esso [9], però in una contraffazione che possiamo dire satanica, perchè quel che sta effettivamente in primo piano è la distruzione e lo sradicamento di tutto ciò che è tradizione, valori della personalità e vera spiritualità. Il presunto Impero non è che la suprema concretizzazione della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> dell&#8217;uomo terrestrizzato, resosi estrema ragione a sè stesso e avente Dio per nemico. E&#8217; il tema con cui sembra debbano concludersi lo spengleriano &#8220;tramonto dell&#8217; Occidente&#8221; e l&#8217;età oscura &#8211; <em>kali yuga</em> &#8211; dell&#8217;antica tradizione indù.</p>
<p style="text-align: justify;">Paragrafo tratto dal libro di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> <em>Il mistero del Graal</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1- Per un puro caso &#8211; per via dei documenti trovati addosso ad un corriere ucciso da un fulmine &#8211; si ebbero prove positive anche di un&#8217;azione organizzata rivoluzionaria svolta dalla setta degli Illuminati.</p>
<p style="text-align: justify;">2- Per il meccanismo di questo processo, nella sua analogia ad un&#8217;azione necromantica, cfr. R. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, <em>Le règne de la quantité et les signes des temps</em>, Paris, 1945, cap. XXVI, XXVII (tr. it.: <em>Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi</em>, Adelphi, Milano, 1982).</p>
<p style="text-align: justify;">3- La sigla L.D.P. appare nel primo dei cosidetti gradi cavallereschi massonici (il 15° della gerarchia complessiva delRito Scozzese). Oscuramente, sembra che la leggenda di questo grado alluda proprio allo spostarsi della funzione dell&#8217;iniziato; vi si parla, infatti, di contrassegni di dignità principesche che l&#8217;iniziato, insieme alla libertà, riceve da &#8220;Ciro&#8221;, ma che poi pede; raggiunto però il maestro che insieme a pochi fedeli superstiti si era rifugiato fra le rovine del Tempio salomonico, gli viene detto del dubbio valore di quei titoli ed egli riceve un nuovo titolo e la spada.</p>
<p style="text-align: justify;">4- Cfr. A. Pike, <em>Morals and Dogmas of the Ancient and Accepted Scotch Rite</em>, Richmond, 1927.</p>
<p style="text-align: justify;">5- Devesi rilevare che già nel suo periodo operativo ed iniziatico è constatabile, nella massoneria, una certa usurpazione, quando essa si riferisce a sè l&#8217;&#8221;Arte Regia&#8221;. L&#8217;iniziazione legata ai mestieri, infatti, è quella che corrisponde all&#8217;antico Terzo Stato (la casta indù dei <em>vaysha</em>), cioè a strati gerarchicamente inferiori alla casta dei guerrieri, cui corrisponde legittimamente l&#8217;&#8221;Arte Regia&#8221;. Peraltro, va anche rilevato che l&#8217; azione rivoluzionaria della massoneria speculativa moderna è quella che ha minato le civiltà del Secondo Stato e ha preparato, con le democrazie, l&#8217;avvento di quelle del Terzo Stato. Per il primo punto, anche dal lato più esteriore non può non nascere una impressione di comicità nel vedere fotografie di re inglesi, che, come dignitari massonici, portano il grembiule e altri contrassegni delle corporazioni artigiane.</p>
<p style="text-align: justify;">6- <em>Rituale del XXX grado del Supremo Consiglio del Belgio del rito scozzese antico ed accettato</em>, Bruxelles, s. d., pp.49,50. Nell&#8217;azione drammatica rituale si fa apaprire Squin de Florian, colui che avrebbe denunciato i Templari, il quale come sua giustificazione afferma il principio: &#8220;La Chiesa è al disopra della libertà&#8221;; contro di che il Maestro della loggia afferma: &#8220;La libertà è al disopra della Chiesa&#8221;. Evidentemente, è giusta la prima proposizione, se si tratta della pretesa di libertà di un qualunque individuo, mentre è vera la seconda se si tratta di chi abbia la qualificazione richiesta per porsi di là dalle inevitabili limitazioni proprie ad una particolare forma storica di autorità spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">7- Stupisce trovare in un autore, altrimenti così qualificato quanto a studi tradizionali, quale il <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, l&#8217;affermazione che, insieme al Compagnonaggio, la massoneria sarebbe quasi l&#8217;unica organizzazione attualmente esistente in Occidente che, malgrado la sua degenerazione, &#8220;possa rivendicare una origine tradizionale autentica e una trasmissione iniziatica regolare&#8221; (<em>Apercus sur l&#8217;initiation</em>, Paris, 1946, pp. 40,103; tr.it.: <em>Considerazioni sulla via iniziatica</em>, Il Basilisco, Genova, 1984). La diagnosi giusta della massoneria quale sincretismo pseudo-iniziatico portato da forze sotterranee di contro-iniziazione, formulabile proprio sulla base delle vedute del <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, viene da lui più o meno esplicitamente diffidata (cfr. p. 201). Come ciò possa conciliarsi col carattere di tradizionalità che il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> in pari tempo riconosce al cattolicesimo, nemico mortale della massoneria moderna, è cosa che resta all&#8217;oscuro. Un travisamento del genere è pericoloso anche sotto uno speciale riguardo, perchè esso offre armi preziose ad una interessata polemica cattolica. Il fatto della mistificazione e dell&#8217;uso sovversivo del Mistero, avvenuto per inversione nelle correnti già dette e precipuamente nella massoneria in un&#8217;epoca recente (laddove in precedenza non costituì che una anomalia teratologica), ha servito per una stravagante tesi del cattolicesimo militante: quella, secondo cui tutta la tradizione inziatica, in ogni tempo, avrebbe avuto un carattere tenebroso, diabolico, anticristiano e, nelle sue conseguenze, sovversivo. Ciò, naturalmente, è solo uno scherzo di cattivo genere. Ma una tale tesi non è forse confortata da chi dà inconsideratamente un carattere di ortodossia e di regolare filiazione iniziatica alla massoneria? Terremmo assai che il lettore non supponesse in noi una qualche animosità preconcetta verso la massoneria. Personalmente abbiamo avuto rapporti con alti esponenti di essa che si sono sforzati di valorizzarne le vestigia iniziatiche e tradizionali. Su tale linea hanno lavorato anche, per esempio, un Ragon, un A. Reghini, un O. Wirth. Sappiamo inoltre di logge, quali la<em> Iohannis Loge</em> ed altre, che si sono mantenute staccate dall&#8217;attività politico-sociale presentandosi essenzialmente come centri di studi. Ma per un dovere verso la verità non sapremmo modificare in alcunchè il quadro generale qui dato della massoneria moderna dal punto di vista storico, in considerazione della direzione predominante, effettiva e attestata, della sua azione.</p>
<p style="text-align: justify;">8- Nei <em>Protocolli dei Savi di Sion</em> le fila del complotto vengono supposte in mano all&#8217;ebraismo, ma si fa anche cenno alla massoneria. Un altro punto che, quanto alla massoneria, va messo in rilievo, è che gli elementi da essa presi in prestito da tradizioni propriamente occidentali passano quasi in secondo ordine di fronte a quelli ebraici &#8211; la gran parte delle &#8220;leggende&#8221; oltre a quasi tutte le &#8220;parole di passo&#8221; hanno base ebraica. Questo è un altro punto sospetto. Infatti, anche nell&#8217;insieme dell&#8217;ebraismo può riscontrarsi un processo di degradazione e di inversione che ha parimenti destato forze di contro-iniziazione o di sovversione antitradizionale. Tali forze hanno forse avuto nella storia segreta della massoneria una parte non trascurabile.</p>
<p style="text-align: justify;">9- Di passata, devesi rilevare che l&#8217;opera rivoluzionaria della massoneria resta essenzialmente limitata alla preparazione e al consolidamento dell&#8217;epoca del Terzo Stato (che ha dato luogo al mondo del capitalismo, della democrazia, della civiltà e società borghesi). L&#8217;ultima fase della sovversione mondiale, poichè corrisponde all&#8217;avvento del Quarto Stato, si lega ad altre forze, che necessariamente vanno oltre la massoneria e lo stesso giudaismo, anche se hanno spesso utilizzato le distruzioni propiziate dall&#8217;una e dall&#8217;altro. E&#8217; significativo che le attuali avanguardie dell&#8217;epoca del Quarto Stato hanno eletto il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del pentagramma, la stella a cinque punte, come rossa stella dei Soviet. L&#8217;antico <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> magico del potere dell&#8217;uomo quale iniziato e dominatore sovrannaturale &#8211; <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, che si è visto consacrare anche la spada del Graal &#8211; diviene, per inversione, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della onnipotenza e della demonia dell&#8217;uomo materializzato e collettivizzato nel regno del Quarto Stato.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-massoneria-moderna-come-inversione-del-ghibellinismo.html' addthis:title='La massoneria moderna come inversione del ghibellinismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Santo Graal. Mito e storia</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 11:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nuccio D'Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prefazione di Nuccio d'Anna all'omonimo libro sulla storia e il simbolismo del Graal]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-santo-graal-mito-e-storia.html' addthis:title='Il Santo Graal. Mito e storia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Col gentile permesso dell&#8217;Editore, pubblichiamo di seguito la <em>Prefazione</em> al testo di <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a> <em>Il Santo Graal. Mito e Storia</em>, Archè-Pizeta, Milano 2009. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459886" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/divinoellade.bmp" border="0" alt="Nuccio d'Anna, Il divino nell'Ellade" width="95" height="145" /></a>Per più di un secolo gli studi sulla saga del Graal hanno costituito la fatica di attenti eruditi appartenenti ad una esigua cerchia accademica, ma nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una vera e propria inondazione di libri che in vario modo hanno preteso di accostarsi a questa complessa leggenda. Senza minimamente avere una preparazione filologica adeguata molti improvvisati ricercatori hanno tentato di interpretare la famosa coppa vedendo in essa di tutto, dall’Arca Santa alla metafora di una dinastia reale, da un veicolo di pura potenza materiale al calice che Cristo avrebbe avuto in mano concretamente durante l’ultima Cena. Una serie innumerevole di indagatori si è data la pena di spiegare perché è importante ritrovare questa coppa e quali benefici materiali ne possono derivare a coloro che riescono nel compito. Qualcuno è arrivato persino a negare che nella saga del Graal la cosa più importante sia… il Graal e ha tentato d’indicare vaghi percorsi di ricerca che lascerebbero pietrificati profondi eruditi di scuola antica come Gaston Paris, Eduard Wechssler, Adolf Birch-Hirschfeld o Edmond Faral. Si è scritto di tutto e il contrario di tutto, sino a far perdere al Graal le caratteristiche che la leggenda gli ha attribuito e si è delineata una astratta “cerca” senza alcuna meta, priva di qualsiasi significato spirituale. A poco a poco lo stesso <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> che affiora attraverso la cornice cavalleresca e sostanzia in modo inequivocabile le diverse versioni della leggenda, è stato annegato in una serie di ipotesi personali scaturite solo dalle elucubrazioni mentali di alcuni improvvisati scrittori digiuni di ogni pur minima conoscenza della spiritualità e della mistica medievale, ma che si dicono preoccupati di mostrare “nuove” ed “originali” tesi interpretative, peraltro non suffragate da nessun appoggio testuale oppure da elementi dottrinali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=882721383X" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lucedelgraal.bmp" border="0" alt="Luce del Graal" width="95" height="133" /></a>Il compito che ci siamo proposti non è quello di partecipare a questa specie di fiera para-culturale, ma di riportare la saga del Graal innanzitutto alle sue basi storiche e compositive indispensabili per comprendere quello di cui si tratta, procedendo ove necessario anche ad una comparazione fra le varie versioni della leggenda. Poi abbiamo tentato di studiare l’autentico e complesso <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> che emerge nei diversi cicli narrativi per verificarne la consistenza, il significato e i valori di riferimento. Infine abbiamo cercato di farne vedere i risvolti dottrinali che non possono essere studiati come se il Graal non appartenesse al mondo medievale, ma devono essere soppesati in rapporto all’orizzonte spirituale e alle aspettative più elevate di quel tempo. Il tema viene affrontato secondo l’ottica di uno studioso di Storia delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religioni</a> che intende profittare dei molti studi accademici di filologia romanza e pensa che non si deve affatto trascurare la tradizione nella quale si collocano le leggende del Graal col loro sottofondo ecclesiale e persino liturgico che in sé sembra avere costituito l’<em>humus</em> del quale si sono nutriti molti racconti. La nostra ricerca ha fatto emergere un sostrato ricco di tutta una serie di arcaiche tradizioni, di rituali antichi, di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> universali, di oggetti di devozione, di luoghi di culto e di pellegrinaggio presso i quali la Coppa e il Sangue di Cristo hanno costituito un punto di riferimento diretto, sono stati la vera cornice storica, sociologica, dottrinale e spirituale del Graal, hanno sostanziato alcuni degli elementi fondanti che ne hanno permesso la diffusione in ogni ambito della vita medievale e spesso il <em>floruit</em> di questi centri spirituali ha coinciso con la diffusione della saga in regioni nelle quali quelle forme liturgiche hanno avuto il loro punto di forza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827218475" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ilgiococosmico.bmp" border="0" alt="Nuccio D'Anna, Il gioco cosmico. Tempo ed eternità nell'antica Grecia" width="93" height="130" /></a>Per poter comprendere le radici spirituali dalle quali scaturisce il complesso <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del Graal non è sufficiente limitarsi ad una approfondita indagine dei testi, oppure agli eventuali fondamenti folkloristici di un insieme di leggende che in realtà affondano le proprie ragioni in un complesso <a title="Simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> scaturito dal modo stesso dell’uomo di porsi di fronte al divino. Né si possono trascurare i legami con l’eredità antico-celtica o quelli, più particolari, con il monachesimo cristiano presente nelle regioni in cui verosimilmente è stata formulata la prima versione del Graal. Pensiamo che la complessa ambientazione dottrinale, molti personaggi della saga, lo stesso Merlino o quegli enigmatici eremiti la cui immagine appare poco collegata col mondo ecclesiale, ma che, tuttavia, nei racconti spesso danno la chiave interpretativa del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> e di molti aspetti del rituale, possono trovare una loro spiegazione in quel misterioso retroterra ad un tempo culturale e spirituale che ha fecondato quella particolare forma tradizionale che è conosciuta come Cristianesimo celtico, i cui monaci e i cui eremiti hanno costituito il tramite per la preservazione degli elementi “essenziali” della spiritualità druidica e la loro “trasfigurazione” nella tradizione cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827205020" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/misterodelgraal.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Il mistero del Graal" width="95" height="132" /></a>Per dare significato al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> spirituale che sostanzia l’intero ciclo del Graal ci si è perciò preoccupati di seguire le diverse formulazioni della leggenda quali emergono prima in Chrétien de Troyes, le cui opere in vario modo appaiono fortemente radicate nelle forme spirituali derivate dal mondo antico-celtico e hanno conservato aspetti importanti del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> religioso precedente la conversione di quei popoli al Cristianesimo; poi nelle lunghe quattro Continuations che sviluppano una materia e una complessa <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> quasi completamente assente nello scrittore della Champagne derivata da una molteplicità di fonti variamente articolate; poi ancora nella “trilogia” di Robert de Boron e nel variegato, vasto ciclo del Lancelot-Graal, dove le dottrine contemplative cristiane e i simboli formulati dai monaci cluniacensi di Glastonbury e dai cistercensi di Citeaux diventano fondamentali e rivelano una ricca serie di temi che a poco a poco riconducono il Graal e il suo mondo spirituale all’interno della Storia della Salvezza; infine in alcuni importanti testi compilati in area tedesca (Wolfram von Eschenbach e Albrecht von Scharfenberg), i quali mostrano chiaramente un’enigmatica presenza di dottrine islamiche, molto probabilmente mediate dall’Ordine del Tempio, che completano il sostrato antico-celtico e quello cristiano del Graal. Rivelano una incredibile osmosi di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> armonicamente ordinati e appartenenti a mondi diversissimi che certo non è possibile rinvenire con tale chiarezza e completezza in altre forme compositive medievali.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-santo-graal-mito-e-storia.html' addthis:title='Il Santo Graal. Mito e storia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un re orso e a volte corvo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 16:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nuccio D'Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del saggio di Philippe Walter 'Artù. L'orso e il re', sulle tradizioni letterarie e i simboli legati al mitico sovrano del Ciclo del Graal]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/un-re-orso-e-a-volte-corvo.html' addthis:title='Un re orso e a volte corvo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_1464" class="wp-caption alignleft" style="width: 205px"><a href="http://www.libriefilm.com/artu-lorso-e-il-re/3831" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1464 " title="artu-orso-e-re" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/artu-orso-e-re-195x300.jpg" alt="Philippe Walter, Artù. L'orso e il re" width="195" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Philippe Walter, Artù. L&#39;orso e il re</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lo studio delle varie leggende concernenti il ciclo di re Artù e del mondo cavalleresco ha ricevuto negli ultimi anni una notevole estensione, dovuta anche ad una serie fortunata di films che hanno riproposto al grande pubblico un insieme di narrazioni prima destinate solamente agli specialisti e ad una ristretta cerchia di lettori “affascinata” dal mondo della cavalleria. Tuttavia, i personaggi più importanti e rilevanti del ciclo, come Artù e il mago Merlino, restavano sostanzialmente confinati in un alone di leggenda che rendeva difficile la comprensione della dimensione <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolica</a> da essi coperta. Su Merlino, poi, i libri di interesse serio e di buona dottrina si possono contare sulle dita di una mano e non sono mancati anche in questo caso tentativi dilettanteschi di trasformare questo personaggio sconcertante delle leggende medievali, in una personalità molto vicina alle attese fantasiose del grande pubblico odierno. Ma è il re Artù che ha affascinato generazioni di studiosi e di dilettanti, sempre pronti a farlo uscire dalle nebbie del puro racconto leggendario e capaci di addentrarsi in ipotesi sconcertanti che, come alcune fra le più recenti, ne hanno fatto avventurosamente un eroe scaturito dalle leggende dei popoli delle steppe che dalle nebbie delle terre eurasiatiche ha potuto finalmente approdare in Britannia dopo millenni di vicissitudini. Ci sono stati persino alcuni volenterosi che hanno sottoposto le testimonianze in nostro possesso ad una serrata indagine per provare la realtà storica del personaggio, in questo caso diventato un eroe della resistenza bretone contro i tanti invasori succedutisi nell’isola del Nord. Queste sono solo alcune delle infinite ipotesi fatte per cercare di dare consistenza ad un personaggio che in vario modo e secondo modalità diverse, ha contribuito a formare il modo di vivere di generazioni di nobili e aristocratici medievali che intendevano identificarsi con qualcuno dei tanti cavalieri del seguito di Artù.</p>
<p style="text-align: justify;">È merito di Philippe Walter avere ripreso il <em>dossier </em>concernente questa straordinaria figura di sovrano, avere riesaminato tutte le testimonianze e tentare di delinearne i contorni ad un tempo mitici e simbolici. Walter non è un avventuroso dilettante come se ne trovano ovunque. Prima di affrontare il personaggio di Artù ha studiato il mondo cortese e la letteratura d’oil scrivendo due libri su Chrétien de Troyes e sul complesso mondo letterario nel quale affondano le proprie radici le tante opere dello scrittore dello Champagne. Ha esaminato poi alcuni <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> di quel ciclo narrativo evidenziando l’importanza del corvo e di animali “solari” che spesso emergono da un passato antichissimo. Lo stesso suo studio sul mago Merlino è andato molto oltre i limiti accademici che per es. mostra il saggio di Paul Zumthor, e si è soffermato invece sulla dimensione “sapienziale” di questo straordinario personaggio e sugli aspetti sacrali che traspaiono in molte delle sue azioni. Ultimamente ha analizzato la figura di Galaad e i suoi rapporti con il Graal soffermandosi su aspetti del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> e sull’ambientazione sacra che illuminano molti forme narrative del ciclo in questione. Come si vede, si tratta di uno studioso che da anni conosce la materia e che non indugia sulle mode del momento per ottenere un facile riconoscimento alle eventuali ambizioni.</p>
<div id="attachment_1465" class="wp-caption alignright" style="width: 168px"><img class="size-medium wp-image-1465" title="artu" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/artu.gif" alt="Raffigurazione di Artù. Particolare. Basilica di Otranto" width="158" height="173" /><p class="wp-caption-text">Raffigurazione di Artù. Particolare. Basilica di Otranto</p></div>
<p style="text-align: justify;">In questo suo libro Philippe Walter ha il merito di aver analizzato tutto ciò che è stato scritto su Re Artù e sulla Tavola Rotonda tentando un’interpretazione non limitata ai soliti aspetti letterari e narrativi. Ha cercato di penetrare in profondità analizzando il significato di questo personaggio, i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> che lo concernono, le sue modalità di azione, il tipo di regalità che egli ha incarnato, il rapporto che le leggende stabiliscono con tutta una serie di situazioni e di miti che aiutano a decifrare <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> molto antichi, alcuni addirittura senz’altro precedenti lo stesso mondo celtico. È evidente che un simile metodo di indagine, ricco di riferimenti alle più attente delle recenti metodologie, fa giustizia di interpretazioni al limite della sopportabilità culturale come quelle che caratterizzano certi recenti autori francesi troppo legati al folklore delle loro regioni, nei quali la fantasia spesso prende la mano e si dispiega in personalissime interpretazioni che trasformano i dati folkloristici in quelli che a loro appaiono come strumenti inoppugnabili di indagine culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Walter è molto prudente, non si abbandona ad ipotesi azzardate, saggia la consistenza del materiale giunto fino a noi, lo compara con quello che emerge in altre aree culturali affini, analizza <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> arcaici, in qualche caso risale fino a rituali preistorici, verifica la consistenza del retroterra celtico che alcuni racconti hanno perpetuato. Ne emerge uno studio che dà consistenza al significato simbolico della figura di Artù e le sue attribuzioni diventano mezzi per delimitarne le competenze. Si scopre così il valore dell’orso-Artù e del corvo-Artù, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> della forza guerriera e in molti casi dell’autorità sovrana dell’eroe; acquistano spessore quei miti che lo riconducono ad un “luogo santo” posto al centro del mondo, là dove si trova un’enigmatica isola che “ruota su se stessa” eternamente irradiata dalla Grazia divina. Lo studio di Walter, senza mai nominarle, toglie consistenza oggettiva alle tesi avanzate recentemente da C.S.Littleton e L.A.Malcor, relative ad un Artù emerso dalle steppe, dalla Scozia a Camelot, come recita il loro libro. Gli eventuali punti di rassomiglianza non sono altro che le caratteristiche di chi combatte a cavallo e ne è necessariamente condizionato nelle forme di combattimento, nel tipo di armatura e nello stesso rapporto con l’animale.</p>
<p style="text-align: justify;">Analizzando poi il tipo di temporalità che ritma le storie e la vita di Artù, Walter scopre che ci troviamo davanti ad una condizione originaria: il tempo di Artù e delle sue gesta non è quello dello scorrimento o del quotidiano, non delimita una “storia”, ma riconduce ad una dimensione nella quale i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> della “ruota solare” e del “centro del mondo” rivelano uno stadio di felicità perfetta, l’<em>illud tempus</em> delle origini, quando lo scorrimento sembrava essersi fermato, una primordiale montagna edenica dal quale il “Re Orso”, come certi guerrieri-veggenti dell’India tradizionale, è fuoruscito e nela quale, dopo un duello che lo renderà gravemente infermo, il re dovrà essere “riassorbito” in attesa che tempi propizi permettano il suo “ritorno” nel mondo del divenire per condurre la sua ultima battaglia contro le forze del male.</p>
<p style="text-align: justify;">Philippe Walter ha dato gli elementi essenziali per capire il complesso mondo e le leggende che hanno ascoltato generazioni di cavalieri e di nobili.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Philippe Walter, <a title="Artù. L'orso e il re" href="http://www.libriefilm.com/artu-lorso-e-il-re/3831" rel="nofollow" target="_blank"><em>Artù. L’orso e il re</em></a>, Edizioni Arkeios, Roma 2006, pp.215.</strong></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/un-re-orso-e-a-volte-corvo.html' addthis:title='Un re orso e a volte corvo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Per una semiotica del Santo Graal</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2008 16:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viaggio iniziatico nei racconti del ciclo del graal interpretato come una grande metafora simbolica della vita umana e del suo progressivo cammino di conoscenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-una-semiotica-del-santo-graal.html' addthis:title='Per una semiotica del Santo Graal '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>É</span> risaputo che, dal punto di vista psicologico, il <span>‘</span>bisogno di conoscenza<span>’</span> si pone tra i primissimi bisogni umani, subito successivi al soddisfacimento delle cosiddette necessità primarie<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--></span></span></a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;">Quando, poi, tale conoscenza riguarda le <span>‘</span>questioni ultime<span>’</span>, le grandi domande riguardo al nostro essere, <span>“</span><em>la necessità di risposte convincenti, finali e definitive, soprattutto in un periodo di declino delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni </a>tradizionali, diventa di un&#8217;impellenza incontrovertibile</em><em><span>”</span></em><a name="_ftnref2" href="#_ftn2"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]--></span></span></a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842074837"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosimbolico.bmp" border="0" alt="Michel Pastoureau, Medioevo simbolico" /></a>Ovviamente, quando ci poniamo domande sul significato della vita, normalmente lo facciamo riguardo al suo valore: perché esista e quale sia il suo obiettivo. Ci accorgiamo, allora, che molti dei valori per cui lottiamo quotidianamente sono puramente strumentali e che, con ogni probabilità, non verremo mai a capo del mistero del nostro esistere. Subentra così, in alcuni, il senso di disillusione che porta a ritenere le risposte ultime non solo irraggiungibili ma addirittura inesistenti (perdita definitiva di senso), in altri, un affidarsi spesso cieco alle risposte preconfezionate delle <a title="Religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religioni</a>, a cui ci si abbandona con un atteggiamento fideistico che non risolve il bisogno intrinseco di conoscenza ma funge unicamente da <span>‘</span>segnaposto<span>’</span>, da marca di un&#8217;assenza<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]--></span></span></a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;">Se, dunque, è vero che <span>“</span><em><span>[</span></em><em>...]il pensiero è confinato nei suoi limiti e non può penetrare né comprendere la sfera superiore del nostro essere[...]</em><span>”</span> e che <span>“</span><em><span>[</span></em><em>...]nessuna filosofia, nessun sistema di pensiero può rivelare con parole ciò che è divino, immutabile ed eterno[...]</em><span>”</span><a name="_ftnref4" href="#_ftn4"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--></span></span></a>, è, d&#8217;altra parte, altrettanto vero che, a livello conscio o inconscio, il senso di vuoto di una <span>“</span>dissonanza cognitiva radicale<span>”</span><a name="_ftnref5" href="#_ftn5"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--></span></span></a> permane e porta a quell&#8217;impellenza di ricerca che, per quanto mai esaustiva, diventa tratto distintivo dell&#8217;essere umano.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Se diamo come scontata la definizione di letteratura come </span><span>“</span><em><span>espressione scritta, spesso metaforica, del sentire e dell&#8217;agire umano</span></em><span>”</span><a name="_ftnref6" href="#_ftn6"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, ci rendiamo presto conto che i bisogni di cui trattavamo poc&#8217;anzi sono stati e sono così impellenti nell&#8217;uomo da aver dato vita, sin dai primordi di quella che generalmente definiamo storia, a un genere letterario ben preciso e codificato, definito in italiano, non sempre propriamente, </span><span>‘</span><span>viaggio iniziatico</span><span>’</span><span> e in inglese, con espressione più generica e, forse per questo, maggiormente omninglobante, </span><span>‘</span><span>quest</span><span>’</span><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Si tratta, proprio perché legato a bisogni umani archetipici e profondissimi, di un genere letterario antichissimo, se non addirittura il più antico in senso assoluto nel cammino dell&#8217;umanità: </span><span>‘</span><span>quest</span><span>’</span><span> è l&#8217;<em>Epopea di Gilgamesh</em>, che esce dalla sua terra in cerca dei segreti della vita eterna, </span><span>‘</span><span>quest</span><span>’</span><span> è la vicenda dell&#8217;Ulisse omerico, con i pericoli che l&#8217;eroe incontra mentre cerca di raggiungere il suo obiettivo, </span><span>‘</span><span>quest</span><span>’</span><span> è il viaggio degli Argonauti alla conquista del Vello d&#8217;oro</span><a name="_ftnref7" href="#_ftn7"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[7]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>&#8230; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Da una lettura comparata di questi esempi primigeni del genere letterario emergono alcuni elementi interessanti:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 2.85pt 14.15pt; text-align: justify; text-indent: -14.15pt;"><!--[if !supportLists]--><span>1)<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: "> </span></span><!--[endif]--><span>una <em>quest </em>si delinea essenzialmente come la narrazione di un viaggio, reale, mentale o iniziatico, verso un obiettivo di estrema importanza;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 2.85pt 14.15pt; text-align: justify; text-indent: -14.15pt;"><!--[if !supportLists]--><span>2)<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: "> </span></span><!--[endif]--><span>la vera portata di tale viaggio non consiste tanto nel raggiungimento dell&#8217;obiettivo, quanto nel viaggio stesso, che diventa valorialmente autoreferenziale nel momento in cui presuppone un progressivo allargamento del campo conoscitivo e autoconoscitivo del protagonista;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 2.85pt 14.15pt; text-align: justify; text-indent: -14.15pt;"><!--[if !supportLists]--><span>3)<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: "> </span></span><!--[endif]--><span>dal punto di vista narrativo in senso stretto, lo schema generale della <em>quest</em>, pur con qualche variante episodica, è normalmente piuttosto codificato e ripetitivo. La quest prende il via da un </span><span>‘</span><span>iniziatore</span><span>’</span><span> che necessita di qualcosa o di qualcuno estremamente importante per lui. Questo obiettivo presuppone un grandissimo impegno per essere raggiunto. L&#8217;iniziatore chiede o impone a qualcuno di intraprendere la ricerca o decide di partire da solo. Segue un viaggio lungo e irto di pericoli in cui il </span><span>‘</span><span>ricercatore</span><span>’</span><span> può essere solo o con alcuni compagni. I pericoli che il ricercatore deve affrontare possono presentarsi durante il viaggio per raggiungere l&#8217;oggetto (rischi esterni che possono portare a una temporanea sospensione della ricerca) o una volta esso sia raggiunto (rischi interni, direttamente legati all&#8217;oggetto stesso). Nella maggioranza dei casi il ricercatore, raggiunto l&#8217;oggetto, deve comunque affrontare una prova d&#8217;iniziazione per dimostrarsi degno dell&#8217;acquisizione dell&#8217;obiettivo. La <em>quest</em>, infine, normalmente si completa con il ritorno del ricercatore (che non necessariamente ha raggiunto il suo scopo) al punto di partenza: si dà dunque alla quest una forma narrativa non circolare ma orbitale o, meglio ancora, spiraliforme, nel senso che, se pur il ritorno avviene nel luogo narratologico di origine, è il protagonista (eroe, ricercatore) a non essere più il medesimo, in virtù delle prove di vario grado, correlate alla ricerca stessa, sostenute</span><a name="_ftnref8" href="#_ftn8"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[8]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Risulta assolutamente palese, dunque, che il viaggio iniziatico, la <em>quest</em>, si configura, essenzialmente come una grande metafora simbolica della vita umana e del suo progressivo cammino di conoscenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842073431"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosuperstizioso.bmp" border="0" alt="Jean-Claude Schmitt, Medioevo «superstizioso»" /></a><span>Se, comunque, ciò che più conta è il viaggio, l&#8217;itinerario di sviluppo, ciò avviene dal momento che l&#8217;obiettivo, l&#8217;oggetto della ricerca resta sempre, pur sotto il velame di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simboli</a> e metafore, sostanzialmente il medesimo, cioè la Conoscenza globale, l&#8217;assunzione di senso della propria esistenza, che si articola in modo differente a seconda del contesto storico-sociale di riscrittura dell&#8217;archetipo culturale fondamentale: si tratterà dell&#8217;eternità per Gilgamesh in una civiltà come quella assira in cui il senso della morte e la spasmodica volontà del suo superamento sono di pregnanza assoluta</span><a name="_ftnref9" href="#_ftn9"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[9]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>; sarà il ritorno pacificato per Ulisse in un periodo, come quello omerico, di guerre continue per il predominio sull&#8217;Egeo; sarà l&#8217;arricchimento (il fondamentale significato simbolico del vello d&#8217;oro</span><a name="_ftnref10" href="#_ftn10"><span class="WW-Caratteredellanota1111111111111111111111111111111111111"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[10]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>) per Giasone, in un periodo in cui si afferma lo sviluppo mercantile e protocapitalista della Grecia arcaica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>É interessante notare come progressivamente si verifichi un sempre maggiore distacco tra <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> e contenuto del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a>: sembrerebbe quasi che ogni astrazione si vada via via concretizzando, oggettualizzando, mano a mano che l&#8217;archetipo si attualizza nella storia culturale dell&#8217;umanità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Si pensi solo ai tre esempi citati:</span></p>
<table style="margin-left: 0.4pt; border-collapse: collapse;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 0cm; width: 145.45pt;" width="194" valign="top">
<p class="WW-Intestazionetabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt;"><span style="text-decoration: underline;">Significato</span></p>
</td>
<td style="padding: 0cm; width: 176.25pt;" width="235" valign="top">
<p class="WW-Intestazionetabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt;"><span style="text-decoration: underline;">Oggetto   Quest</span></p>
</td>
<td style="padding: 0cm; width: 159pt;" width="212" valign="top">
<p class="WW-Intestazionetabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt;"><span style="text-decoration: underline;">Tipologia   oggetto</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="padding: 0cm; width: 145.45pt;" width="194" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Immortalità</span></p>
</td>
<td style="padding: 0cm; width: 176.25pt;" width="235" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Immortalità</span></p>
</td>
<td style="padding: 0cm; width: 159pt;" width="212" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Astratto-concettuale</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="padding: 0cm; width: 145.45pt;" width="194" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Pace</span></p>
</td>
<td style="padding: 0cm; width: 176.25pt;" width="235" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Ritorno a casa</span></p>
</td>
<td style="padding: 0cm; width: 159pt;" width="212" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Astratto-reale</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="padding: 0cm; width: 145.45pt;" width="194" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Arricchimento</span></p>
</td>
<td style="padding: 0cm; width: 176.25pt;" width="235" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Vello d&#8217;oro</span></p>
</td>
<td style="padding: 0cm; width: 159pt;" width="212" valign="top">
<p class="WW-Contenutotabella11111111111111111111111111111111111111" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt;">Concreto-oggettuale</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Si tratta di un processo culturale poco studiato che, probabilmente, potrebbe essere dovuto alla presa di distanza (anche in chiave cronologica) rispetto al nucleo concettuale fondativo archetipico e alla progressiva perdita di vista, da parte degli autori, del senso finale originario del mito della <em>quest</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Di fatto un tale processo di </span><span>‘</span><span>oggettualizzazione</span><span>’</span><span> dell&#8217;obiettivo della ricerca iniziatica prosegue nel tempo raggiungendo un apice con quella che diventerà la </span><span>‘</span><span>quest per eccellenza</span><span>’</span><span>: la </span><em><span>quest del Graal</span></em><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827217339"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iniziazionecavalleresca.bmp" border="0" alt="Dominique Viseux, L'iniziazione cavalleresca nella leggenda di Re Artù" /></a><span>Con il Graal si arriva, infatti, a quello che, probabilmente, è il limite estremo dell&#8217;oggettualizzazione nella simbolizzazione dell&#8217;obiettivo della <em>quest</em>: nella più comune accezione, si ritiene che il Graal sia un oggetto, ma, sull&#8217;interpretazione di </span><span>‘</span><span>quale oggetto</span><span>’</span><span> esso sia, esistono le più svariate (e a tratti fantasiose) interpretazioni. La più diffusa tra esse, quella che identifica il Graal come la coppa utilizzata da Gesù Cristo nell&#8217;Ultima Cena e successivamente usata da Giuseppe d&#8217;Arimatea per raccogliere il Sacro Sangue del Crocifisso è, con ogni probabilità, tra le più difficilmente accettabili dal punto di vista storico-filologico, essendo certamente databile in un periodo piuttosto posteriore rispetto alla diffusione del mito graaliano e identificabile con la pubblicazione (1180-1199) del poema epico </span><em><span>Joseph d&#8217;Arimathie</span></em><span> di Robert de Boron: si tratterebbe, in sostanza, di un&#8217;operazione compiuta in clima crociato per inglobare un mito pre-esistente e ricondurlo in ambito cristiano, quando, al contrario, come dice <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Julius Evola</a>, </span><span>“</span><em><span>[</span></em><em><span>...]la tradizione cattolica nulla sa circa il Graal, e lo stesso dicasi per i primi testi del cristianesimo in genere</span></em><span>”</span><a name="_ftnref11" href="#_ftn11"><span class="WW-Caratteredellanota11111111111111111111111111111111111"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[11]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Ecco, dunque, che il significato stesso della quest si dicotomizza, scindendosi in due “sub-quest” specifiche: da un lato, una generica quest localizzativa che risponde alle domande più comuni e letterariamente rappresentate sulla ricerca fisica dell&#8217;oggetto del desiderio, dall&#8217;altro la più alta ricerca di una riattribuzione di significato all&#8217;oggetto stesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Appare di tutta evidenza, però, che tali due filoni di ricerca non possono procedere parallelamente, essendo il primo naturale e logica conseguenza del secondo: un mancato ordinamento logico e, conseguentemente, una mancata attribuzione di significato all&#8217;oggetto della quest localizzativa non può che portare a risultati ambigui ed erronei, basandosi chiaramente su una approssimazione nominazionale relativa<span> </span>ad una semplice oggettualizzazione parziale, temporalizzata, legata all&#8217;<em>hic et nunc</em> di un determinato periodo storico. E&#8217; sostanzialmente risibile pensare all&#8217;enfasi data a questa o quella teoria localizzativa che vuole il Calice del Sangue di Cristo ora in Scozia, ora a Roma, ora in Spagna, ora in Puglia, etc.: semplicemente tale presunto Calice non è, come osservato, che una oggettualizzazione di istanze superiori, così come tali istanze potevano essere lette nella letteratura trobadorica medioevale (e in precedenza, sempre nella stessa letteratura, le stesse istanze erano state viste come un semplice recipiente nel<span> </span></span><em><span>Conte del Graal</span></em><span> di Chrestien de Troyes o come una “lapis exilis” nel </span><em><span>Parzival </span></em><span>di Wolfram Von Eschenbach</span><a name="_ftnref12" href="#_ftn12"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[12]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Anche il primo “troncone” della <em>quest</em> non è, comunque, esente da rischi: nel momento stesso in cui parliamo di una oggettualizzazione simbolica, la quantità di oggetti che ad essa si prestano non può<span> </span>che essere tendenzialmente infinita e, sempre e comunque, legata ad una determinata cultura di riferimento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8851402515"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/enigmadisangalgano.bmp" border="0" alt="Mario Moiraghi, L'enigma di San Galgano. La spada nella roccia tra storia e mito" /></a><span>Così, allo studioso di problemi graaliani, si presentano quantità imbarazzanti di interpretazioni. Nel corso dei secoli il Graal è stato interpretato come: una coppa; una reliquia del Preziosissimo Sangue; un calderone dell&#8217;abbondanza; un piatto da portata d&#8217;argento dell&#8217;Ultima Cena; una pietra celeste; il piatto di Cristo; una spada; la lancia di Longino o una lancia bianca sanguinante; un pesce; una colomba con la Santa Comunione nel becco; il perno della Terra; un Vangelo segreto; manna dal cielo; una luce accecante; una testa tagliata (possibilmente del Cristo); una tavola (la Tavola Rotonda?); la Sacra Sindone; l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza; un relitto dallo spazio; una linea di forza aghartica</span><a name="_ftnref13" href="#_ftn13"><span class="WW-Caratteredellanota11111111111111111111111111111111111"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[13]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Né, d&#8217;altra parte, può essere diversamente. Si tratta, sostanzialmente, di un problema metodologico. Nel momento in cui ci si accinge ad una ricerca sul Graal, ogni tentativo di metodo induttivo finisce inevitabilmente per bloccarsi di fronte a questo o quell&#8217;oggetto che, però, rappresenta solo un tentativo di “informare”, sostanzializzare quella che rimane una istanza superiore, un sentire che viene via via ri-simbolizzato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Qui si gioca la difficoltà dell&#8217;interpretazione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Ma se l&#8217;obiettivo ultimo è la ricerca di un Graal inteso come istanza basilare, nucleo cognitivo<span> </span>che si prefigura come elemento semioticamente definibile come enunciatore di un mutevole atto di enunciazione continuamente ridefinito, tale ricerca non può che ripartire da ottiche completamente diverse che hanno come metodo il reperimento di minimi comun denominatori delle simbolizzazioni storicamente susseguitesi, come substrato di ricerca il sentire umano generante la <em>quest</em> in esame e come obiettivo specifico il rinvenimento del momento storico-filosofico di emersione di tale sentire (sostanzialmente da analizzare nel suo generarsi astratto) come entità di tale pregnanza da necessitare l&#8217;oggettualizzazione in un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> che diventa obiettivo della quest specifica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Si è parlato di atto enunciativo e, probabilmente questo passaggio necessita di una spiegazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Nel momento in cui il Graal inteso come oggetto è simbolo transeunte di una istanza superiore ed astratta, la sua stessa esistenza simbolica e, conseguentemente, la sua <em>quest</em>, si configurano come atto prettamente comunicativo: l&#8217;ontologia dell&#8217;astratto viene comunicata attraverso la sua simbolizzazione nel concreto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Per questo motivo possiamo applicare al sistema della quest il classico schema enunciazionale della semiotica testuale e visiva</span><a name="_ftnref14" href="#_ftn14"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[14]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, sintetizzabile come segue:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]><v:rect id="_x0000_s1026" style="position:absolute;  left:0;text-align:left;margin-left:13.9pt;margin-top:3.85pt;width:451.5pt;  height:84.75pt;z-index:1;mso-wrap-style:none;mso-position-horizontal:absolute;  mso-position-horizontal-relative:text;mso-position-vertical:absolute;  mso-position-vertical-relative:text;v-text-anchor:middle" mce_style="position:absolute;  left:0;text-align:left;margin-left:13.9pt;margin-top:3.85pt;width:451.5pt;  height:84.75pt;z-index:1;mso-wrap-style:none;mso-position-horizontal:absolute;  mso-position-horizontal-relative:text;mso-position-vertical:absolute;  mso-position-vertical-relative:text;v-text-anchor:middle" filled="f"  strokeweight=".26mm"> <v:stroke joinstyle="round" /> </v:rect><v:rect id="_x0000_s1027" style="position:absolute;left:0;  text-align:left;margin-left:156.4pt;margin-top:8.95pt;width:160.5pt;height:57.75pt;  z-index:2;mso-wrap-style:none;mso-position-horizontal:absolute;  mso-position-horizontal-relative:text;mso-position-vertical:absolute;  mso-position-vertical-relative:text;v-text-anchor:middle" mce_style="position:absolute;left:0;  text-align:left;margin-left:156.4pt;margin-top:8.95pt;width:160.5pt;height:57.75pt;  z-index:2;mso-wrap-style:none;mso-position-horizontal:absolute;  mso-position-horizontal-relative:text;mso-position-vertical:absolute;  mso-position-vertical-relative:text;v-text-anchor:middle" filled="f"  strokeweight=".26mm"> <v:stroke joinstyle="round" /> </v:rect><![endif]--><!--[if !vml]--></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td width="19" height="5"></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td><img src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image001.gif" alt="" width="603" height="114" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><!--[endif]--><span><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><span>1-</span><strong><span>ENUNCIATORE ===&gt;</span></strong><span> 2- Narratore ===&gt; 3- Narratario<span> </span></span><strong><span>===&gt; </span></strong><span>4-</span><strong><span> ENUNCIATARIO</span></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><em><span><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></em><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: center;" align="center"><strong><em><span>testualità</span></em></strong><strong><em></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt;"><strong><span><span> </span></span></strong><strong><em><span>enunciazione</span></em></strong><strong><em></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>In questo quadro, il principio morale o etico a cui fa capo l&#8217;entità ultima del Graal comunica di sé (facendosi “1-ENUNCIATORE”) attraverso una istanza interna al campo della testualità, in questo caso rappresentata dalla <em>quest </em>stessa (nella sua narratività letteraria, ma anche, allargando il campo, nella concretezza delle sue multiformi rappresentazioni concrete), che semioticamente definiamo “2-Narratore” e che, in realtà, altro non è che la sua oggettualizzazione simbolica. Nel momento in cui l&#8217;autore della <em>quest </em>entra (dal punto di vista narratologico) in campo per ottenere l&#8217;oggetto del suo desiderio, concretamente egli non fa altro che assumersi il ruolo di “3-Narratario”, cioè di rappresentante del destinatario della comunicazione dell&#8217;enunciatore, cioè del “4-ENUNCIATARIO” (e, conseguentemente di colui che è destinatario della comunicazione del principio morale-etico, una istanza simbolica che, tendenzialmente, pur nella sua indefinitezza, può essere marca dell&#8217;intera umanità): nel momento in cui il Narratario parte alla ricerca del Graal (ma, in realtà, si tratta di un quadro valido per ogni genere di <em>quest</em>), ciò significa che egli ha recepito la valenza comunicata dal Narratore (il Graal stesso) e tale passaggio intratestuale sta per un passaggio a livello superiore di ricezione da parte dell&#8217;ENUNCIATARIO del messaggio (salvifico, morale, etico) comunicato dall&#8217;ENUNCIATORE (l&#8217;istanza astratta che comunica di sé).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827205020"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/misterodelgraal.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Il mistero del Graal" /></a><span>L&#8217;elemento problematico nello schema nasce nel momento in cui, in un cammino a ritroso, l&#8217;ENUNCIATARIO perde l&#8217;anello di congiunzione ultimo tra Narratore ed ENUNCIATORE. Ciò dipende, fondamentalmente, dalla fluidità del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> rispetto all&#8217;istanza che lo sottende, una fluidità che ha la sua origine nell&#8217;esistenza di contesti narrativi e sociali diversi in cui tale atto comunicativo può aver luogo e dalla <a title="simbolicità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolicità </a>prettamente astratta che lega ENUNCIATORE e Narratore. Ne è logica conseguenza la necessità dell&#8217;Enunciatario di superare il contesto narrativo, travalicando la sua istanza simbolica di riferimento (il narratario, il cui ruolo diventa indefinito e sostanzialmente inane: ne è riprova l&#8217;indefinitezza dell&#8217;oggetto della <em>quest</em> in numerosissimi testi della letteratura romanza) per assumersi un classico ruolo di “lector in fabula”</span><a name="_ftnref15" href="#_ftn15"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[15]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. Praticamente, dunque, il lettore viene chiamato a ricostruire l&#8217;anello perduto, a partire, innanzitutto, dalla ricostruzione del simbolo che rappresenta il narratore, cioè dalla ri-oggettualizzazione del Graal. Nel far ciò, ovviamente, l&#8217;ENUNCIATARIO non può prescindere dal contesto in cui opera, inteso come tempo, spazio e cultura ad essi sottesa. E&#8217; da questo processo che deriva la continua ridefinizione dell&#8217;oggetto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Proprio per questo ogni ricerca che si fermi non solo al puro contesto narrativo (ciò che abbiamo definito come “<em>quest</em> localizzativa”, nel qual caso abbiamo un ENUNCIATARIO che si immedesima a tal punto nel Narratario da elidere fino alla cassazione il suo ruolo proprio ed extratestuale per assumerne uno puramente e riduttivamente intratestuale, per di più scegliendo come oggetto di ricerca riduttivamente una cristallizzazione statica, episodica e temporalizzata di un sistema simbolico evolutivo fluido), ma anche alla semplice ricostituzione del narratore – <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> secondo coordinate culturali necessariamente spazio-temporalizzate, non può che risultare perdente o, quantomeno, parziale, nel momento in cui perde di vista l&#8217;orizzonte ultimo, che deve comunque restare il senso della comunicazione dell&#8217;ENUNCIATORE.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Tutto, allora, si gioca nella ricostruzione (praticamente a livello di tasselli di puzzle rinvenibili nelle diverse rappresentazioni parziali dell&#8217;atto narratologico) del livello fondativo della comunicazione al suo stato puro e nel conseguente riconoscimento dell&#8217;ontologia dell&#8217;ENUNCIATORE, cioè del significato del nocciolo morale-etico-salvifico di cui il Graal oggettivizzato è solo rappresentazione multiforme e momentanea.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><span>Si tratta, indubbiamente, di una pratica intellettualmente ben più laboriosa ma, probabilmente, solo da una impostazione più radicale e svincolata da visioni parziali sarà possibile uscire dalla empasse di una ricerca sostanzialmente sterile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 2.85pt; text-align: justify;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<div><!--[if !supportFootnotes]--></p>
<hr size="1" /><!--[endif]--></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--></span></span></a><span lang="EN-GB"><span> </span>Cfr., tra gli altri, M. Fullman, </span><em><span lang="EN-GB">The Soul and the Need</span></em><span lang="EN-GB">, New York, Cooper, 1998, passim.</span></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]--></span></span></a><span lang="EN-GB"><span> </span>Don Cupitt, </span><em><span lang="EN-GB">The Great Questions of Life</span></em><span lang="EN-GB">, San Francisco, Polebridge Press, 2006, pag. 7</span></p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]--></span></span></a><span lang="EN-GB"><span> </span>Kelley L. Ross, Ph.D., </span><em><span lang="EN-GB">The &#8221;Need to Know&#8221; and the Meaning of Life</span></em><span lang="EN-GB">, in </span><em><span lang="EN-GB">The Proceedings of the Friesian School</span></em><span lang="EN-GB">, Fourth Series, 2003</span></p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>AA.VV., <em>Al di là dello specchio</em>, in <em>Cercare se stessi</em>, Ed. Il Ragno Incantato, 2005, pag. 2</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>Fullman, citato, pag.41</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]--></span></span></a><span lang="EN-GB"><span> </span>Elisabeth Argyle-Stewart, </span><em><span lang="EN-GB">Introduction to Literature</span></em><span lang="EN-GB">, Boston U.P., 1996, pag. 22</span></p>
</div>
<div id="ftn7">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[7]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>Wikipedia, -Quest-, http://en.wikipedia.org/wiki/Quest</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[8]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>Cfr. ad una libera interpretazione delle funzioni narratologiche della quest in Paul Barrette, T<em>he Quest In Classical Literature:</em> <em>Structuralism And Databases</em>, McMaster University, 2004</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[9]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>Cfr. Roberto Bonconsiglio, <em>Gli Assiri</em>, Arethè, 1991, passim</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[10]<!--[endif]--></span></span></a><span lang="EN-GB"><span> </span>Cfr. Allen Sanderson, </span><em><span lang="EN-GB">The Myth of Jason</span></em><span lang="EN-GB">, Penguin Paperbacks, 1997, passim</span></p>
</div>
<div id="ftn11">
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[11]<!--[endif]--></span></span></a><em><span style="font-size: 10pt;"><span> </span> </span></em><span style="font-size: 10pt;">Julius Evola,</span><em><span style="font-size: 10pt;"> </span></em><em><span style="font-size: 10pt;">Il Mistero del Graal</span></em><span style="font-size: 10pt;">, articolo apparso sul quotidiano Il Popolo di Roma il 30</span> <span style="font-size: 10pt;">marzo 1934. </span></p>
</div>
<div id="ftn12">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[12]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>Cfr. M. Liborio (a cura di), <em>Il Graal. I testi che hanno fondato la leggenda</em>, Milano, Mondadori, 2005</p>
</div>
<div id="ftn13">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[13]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>Per questo elenco, comunque non esaustivo, cfr. Karen Ralls,<em>The Templars and the Grail</em>, Quest Books, 2003, passim</p>
</div>
<div id="ftn14">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[14]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>Cfr. F. Casetti, <em>Dentro lo sguardo</em>, Milano, Bompiani, 1986</p>
</div>
<div id="ftn15">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[15]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>Cfr. U.Eco, <em>Lector in fabula</em>, Milano, Bompiani, 2001</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-una-semiotica-del-santo-graal.html' addthis:title='Per una semiotica del Santo Graal ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Otto Rahn: crociata contro gli &#8216;esoteristi&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un profilo di Otto Rahn e del romanzo di Mario Baudino Il mito che uccide]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ottorahncrociataesoteristi.html' addthis:title='Otto Rahn: crociata contro gli &#8216;esoteristi&#8217; '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Il filone letterario che lega il Nazionalsocialismo all&#8217;esoterismo è tra i più fortunati degli ultimi tempi. Dai romanzi <em>fantasy </em>agli articoli e ai saggi parastorici e parascientifici che intasano edicole, librerie e <em>special </em>televisivi, l&#8217;argomento è di quelli che tirano. Fanno a chi la spara più grossa. Nel caos di Templari, Atlantidi, Agartha tibetane, archeosofie, Graal e massonerie ammassate a casaccio, i poveri nazisti rimangono travolti da un insolito destino. Il sensazionalismo legato alle occulte, torbide, misteriose vicende del Terzo Reich, evidentemente, smuove a fondo l&#8217;immaginario di innumerevoli &#8220;esperti&#8221; d&#8217;occasione e di una folla di lettori in cerca di vibrazioni da rotocalco. Così facendo, peraltro, si alza un nefando polverone su un argomento che ha i suoi fondamenti storici, ma che viene letteralmente sepolto da una massa di ciarpame divulgativo, in cui le sciocchezze più comprovate coabitano con spezzoni di verità, e l&#8217;invenzione di sana pianta diventa difficile distinguerla dal dato reale e documentato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.macrolibrarsi.it//libro.php?lid=12375&amp;pn=255" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5836" style="margin: 10px;" title="thule" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/thule.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Taluni apripista del settore &#8211; primo fra tutti il famigerato <em>Il mattino dei maghi </em>di Pauwels e Bergier, risalente agli anni sessanta del secolo scorso &#8211; hanno finito col creare un sotto-genere letterario, ponendosi come una vera &#8220;opera prima&#8221; che è stata fondatrice della sub-cultura nazi-esoterica ad alta diffusione. Alla quale si sono accodati nel tempo anche autori &#8211; come il politologo Giorgio Galli &#8211; che hanno messo a dura prova la loro buona fama scientifica, con libri come <em>Hitler e il nazismo magico </em>che, oltre alla grande tiratura, onestamente, e dispiace, non ci pare possa vantare molti altri meriti. Su questa scia si sono poi gettati nugoli di &#8220;specialisti&#8221; del settore, tra i quali brilla per approssimazione, scarsa conoscenza della lingua italiana e superficialità quel Mario Dolcetta che, con il suo fortunato <em>Nazionalsocialismo esoterico</em>, ha composto il più memorabile <em>pastiche </em>sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nazionalsocialismo ed esoterismo: il terreno è scivoloso, siamo sul confine tra verità storica e fantasia, tra realtà e ciarlataneria … il terreno privilegiato delle mistificazioni giornalistiche, la palude dove la ciurma degli impostori è in agguato. Tuttavia, chiunque sia stato al Wewelsburg &#8211; preferibilmente per suo conto, senza la &#8220;preparazione&#8221; di suggestioni approssimative -, cioè nel fin troppo famoso castello westfalico in cui le SS avevano stabilito uno dei loro maggiori centri di formazione ideologica, anche se digiuno di solide letture è in grado di comprendere per personale verifica che, effettivamente, esistevano ambienti interni a quel partito e a quel regime, in cui l&#8217;idea di un contatto tra forze destinali, energie cosmiche superiori e simbolismi iniziatici aveva un reale fondamento. Esisteva veramente una concezione &#8220;magica&#8221; dell&#8217;essere, strettamente connessa con la mistica razziale, che in taluni ambienti, soprattutto legati a Heinrich Himmler e alle SS, aveva la sostanza di una fede <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> a tutti gli effetti. La stessa mentalità hitleriana, inoltre, così votata al misticismo carismatico e ad una interpretazione della storia legata a eventi e personalità fatali, così intrisa di richiami alle forze provvidenziali, presenta lati in forza dei quali non è sbagliato verificare approcci di tipo &#8220;esoterico&#8221; nel pur pragmatico Führer. Come scrisse Jean-Michel Angebert, parlando della convinzione di Otto Rahn che il catarismo fosse una rimanenza pagana sotto spoglie cristiane, una concezione di neo-manichesimo pareva ben attagliarsi all&#8217;impianto gerarchico dell&#8217;ideologia nazionalsocialista: &#8220;In effetti, nella cosmologia hitleriana si ritrova la classificazione in tre ordini tipica degli gnostici: i puri, gli iniziati e la massa&#8221;, secondo i tre ranghi della &#8220;casta dei signori&#8221;, dei membri del partito e del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mito-che-uccide/2605" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8327" style="margin: 10px;" title="il-mito-che-uccide" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mito-che-uccide-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>L&#8217;ultimo nato del minaccioso filone nazi-esoterico è <em><a title="Il mito che uccide" href="http://www.libriefilm.com/il-mito-che-uccide/2605" target="_blank">Il mito che uccide. Dai Catari al Nazismo: l&#8217;avventura di Otto Rahn, l&#8217;uomo che cercava il Graal e incontrò Hitler</a> </em>(Longanesi) di Mario Baudino: ennesima occasione tutto sommato perduta per affrontare in modo almeno un po&#8217; scientifico l&#8217;argomento, cui, ancora una volta, si preferisce la ruminazione di pettegolezzi e banalità trattati come fonti fededegne. Il taglio, manco a farlo apposta, è fortemente divulgativo, le divagazioni sulla regina Esclarmonda o sulle vicende della crociata albigese la fanno da padrone sull&#8217;analisi del personaggio Rahn. La cui personalità e le cui idee avrebbero meritato di essere indagati in modo più approfondito e al di là delle poche conoscenze acquisite. L&#8217;assenza di referenti documentali è sconcertante, l&#8217;appoggio sui testi noti, come quello di Bernadac sul &#8220;mistero&#8221; di Rahn, è scontata, come del pari inesorabile nella sua incongruità è la presenza del professor Cardini, evocato come immancabile nume tutelare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nondimeno, ci sentiamo di consigliare la lettura del libro. Solo leggendo questo e molto altro è infatti possibile verificare la distanza che corre tra la conformazione storica del Nazionalsocialismo, la sua più profonda cultura ideologica, la sua più intima vocazione di religiosità popolare etnica e differenzialista, quale risultano dai testi dei suoi fondatori, promotori e seguaci, e invece il <em>mare magnum </em>delle elucubrazioni sensazionalistiche, affastellate a basso costo scientifico e a bassissimo spessore intellettuale. Dando vita a continue riedizioni di quel coacervo di misteriosofica confusione che fu tipica dei neo-spiritualisti, teosofi e imbonitori positivisti che intasò la sotto-cultura del tardo Ottocento.</p>
<p style="text-align: justify;">A sommesso parere di chi scrive, l&#8217;intera faccenda di un esoterismo nazionalsocialista non è disgiungibile dall&#8217;impianto di fondo di quella ideologia, che intendeva restaurare una moderna forma di paganesimo incardinato sulla mistica del sangue, in alternativa tanto ai contro-miti moderni dell&#8217;illuminismo e del razionalismo, quanto a quelli sottesi alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html" target="_blank">religione</a> cristiana e al suo edificio teologico egualitaristico, cosmopolita e universalistico. Crediamo che sia in un contesto simile che debba essere compresa anche la figura di Otto Rahn, un mitografo di impostazione letteraria convinto del nesso tra cultura trovadorica, catarismo e paganità pre-cristiana. Rahn collaborò con Himmler, che ne apprezzava la ricerca di un&#8217;atavica <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> della luce, e nel 1936 entrò nelle SS e nella <em>Ahnenerbe</em>, il centro nazionalsocialista di ricerca culturale più ideologizzato. La concezione di Rahn di ravvisare nella figura di Parsifal e nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> del Graal i referenti di un paganesimo di cui i Catari sarebbero stati gli ultimi eredi, va collocata nel quadro di uno sforzo culturale a più vasto raggio, inteso a sostituire le proclamazioni del cristianesimo ideologico, all&#8217;opera da oltre un millennio, con le fonti primordiali della cultura europea autoctona. Che era legata all&#8217;immaginario della stirpe e al suo sentimento tradizionale del potere, della vita comunitaria e della persona umana, secondo le vie ancestrali e del tutto naturali del paganesimo che da sempre comprendono, accanto al normale corso del quotidiano, anche le presenze magiche e misteriche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel ginepraio nazi-esoterico</em></p>
<p style="text-align: justify;">Forniamo di seguito alcuni titoli sull&#8217;argomento, ricordando che, a nostro parere, una delle fonti migliori di tutta la questione, paradossalmente, rimane il vecchio libretto dello storico cattolico Mario Bendiscioli <em>Neopaganesimo razzista </em>(Morcelliana, Brescia 1937), in cui si aveva chiaro che il nòcciolo del Nazionalsocialismo era un nuovo tipo di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> popolare del sangue: ciò che oggi è richiamato a sensazione come &#8220;esoterico&#8221;, era in realtà un aspetto della più vasta concezione <em>völkisch</em>. Diamo conto solo di alcuni tra quei pochi titoli che, a nostro giudizio, presentano una struttura di ricerca più scientifica e meno romanzata: J.-M. Angebert, <em>Hitler et la Tradition cathare </em>(Laffont, Paris 1971); R.J. Mund, <em>Jörg Lanz von Liebenfels und die neue Templer Orden </em>(Spieth Verlag, Stuttgart 1976); C. Bernadac, <em>Le mystére Otto Rahn. Du catharisme au nazisme </em>(Ed.France-Empire, Paris 1978); R. von Sebottendorff, <em>Prima che Hitler venisse. Storia della Società Thule </em>(Arktos, Torino 1987); R.Alleau, <em>Le origini occulte del nazismo </em>(Mediterranee, Roma 1989); J.Webb, <em>Il sistema occulto </em>(Sugarco, Milano 1989); L.L. Rimbotti, <em>Il mito al potere. Le origini pagane del Nazionalsocialismo </em>(Settimo Sigillo, Roma 1992); N. Goodrick-Clarke, <em>Le radici occulte del nazismo </em>(Sugarco, Carnago 1993); M.H. Kater, <em>Das Ahnenerbe der SS </em>(Oldenbourg Verlag, München 2001); R.Sünner, <em>Schwarze Sonne. Der Mythen in Nationalsozialismus und rechter Esoterik </em>(Herder Verlag, Freiburg i.B. 2001). A questi si può unire il sempre ottimo G.L. Mosse, <em>Le origini culturali del Terzo Reich </em>(Il Saggiatore, Milano 1968). Di Otto Rahn sono disponibili in italiano i suoi due unici libri: <em>Crociata contro il Graal </em>(Barbarossa, Saluzzo 1979) e <em>La Corte di Lucifero </em>(Barbarossa, Saluzzo 1989).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 18.IV.2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ottorahncrociataesoteristi.html' addthis:title='Otto Rahn: crociata contro gli &#8216;esoteristi&#8217; ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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