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	<title>Centro Studi La Runa &#187; giuliano l&#8217;apostata</title>
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		<title>Unus Deus. Giuliano e il monoteismo solare</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Mutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica religiosa di Giuliano Imperatore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/unusdeus.html' addthis:title='Unus Deus. Giuliano e il monoteismo solare '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Richiesto di abbozzare un “ritratto” dell’Imperatore Giuliano, il teologo Sergio Quinzio fece ricorso ad una inedita e provocatoria analogia: paragonò infatti l’”Apostata” a Giovanni Paolo II, individuando nell’azione di entrambi il disperato tentativo di tenere in vita una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> ormai condannata a tramontare. “Se Giuliano mi avesse interpellato circa la possibilità della rifondazione della civiltà pagana, &#8211; scriveva il teologo &#8211; avrei dato la stessa risposta negativa che darei oggi se il Papa mi interpellasse circa la possibilità della rifondazione della civiltà cristiana” (1). Non solo: “proprio lo sforzo di restaurazione compiuto dal giovane imperatore contribuì allora a far definitivamente precipitare il paganesimo. E la cosa mi sembra puntualmente ripetersi, per quel tanto che nella storia si danno puntuali ripetizioni” (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Un parallelo altrettanto originale è stato prospettato da Jacques Fontaine, docente di lingua e letteratura tardolatina della Sorbona, nella conversazione con un giornalista che gli suggeriva un raffronto tra Giuliano e altri protagonisti della storia &#8220;con progetti abbastanza simili&#8221; (<em>sic</em>!) quali Hitler o Stalin. &#8220;Io – rispose Fontaine &#8211; lo affiancherei meglio, se si volesse, a Khomeini. Per il fanatismo, per il sentirsi investito da un ruolo divino, per il fatto di considerarsi un dio. E poi per la cultura. Per la violenza, il settarismo. Di Giuliano abbiamo descrizioni fisiche molto precise. Una, di Ammiano di Antiochia (la barba a punta, gli occhi magnetici, la figura ieratica), lo fa davvero molto assomigliare, anche nei tratti, all&#8217;<em>ayatollah</em> iraniano&#8221; (3).</p>
<p style="text-align: justify;">La galleria dei personaggi storici ai quali Giuliano è stato paragonato nel passato viene così ad arricchirsi. Non sappiamo che cosa ne avrebbe pensato Stalin. Da parte sua, Hitler avrebbe probabilmente gradito l&#8217;accostamento, lui che più volte ebbe a manifestare la propria ammirazione per il grande &#8220;Apostata&#8221; (4).</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto a Khomeini, lasciando da parte le abusate banalità sul &#8220;fanatismo&#8221; e l&#8217;assurdità del &#8220;considerarsi un dio&#8221; (!), un discorso un po’ meno dozzinale avrebbe potuto considerare il carattere teocratico comune sia al progetto dell’Augusto sia a quello dell’Imam, per cui un riferimento all’azione restauratrice del monoteismo islamico avrebbe potuto attualizzare, se proprio era necessario farlo, il tentativo giulianeo di instaurare quello che qualcuno ha chiamato un “monoteismo di Stato” (5). Né tale operazione sarebbe stata scientificamente abusiva, dato che la parentela ideale fra la teologia solare antica e l&#8217;Islam è stata autorevolmente indicata da uno studioso del calibro di Franz Altheim, secondo il quale &#8220;i Neoplatonici (&#8230;) erano anche i battistrada di Maometto e del suo odio appassionato contro tutte le fedi che attribuivano a Dio un &#8216;compagno&#8217;&#8221; (6), mentre un celebre studio di Henry Corbin sulla dottrina dell’unità divina (<em>tawhîd</em>) nell’Islam sciita si apre con un richiamo alla letteratura fiorita negli anni Venti del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a> intorno al “dramma <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> dell’Imperatore Giuliano” (7).</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, è stato proprio Jacques Fontaine a riproporre, in rapporto alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> che Giuliano officiò come <em>pontifex maximus </em>(8), il concetto di &#8220;monoteismo solare&#8221;, al quale hanno fatto frequentemente ricorso quanti hanno indagato le manifestazioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> dell’età imperiale. Secondo lo studioso francese, infatti, la forma che la tradizione greco-romana assume all’epoca di Giuliano è quella di “una sintesi di tutte le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> e le teologie pagane, sotto il segno del monoteismo solare” (9); ovvero, se si preferisce il sinonimo usato da altri studiosi, di un ”enoteismo solare” definibile nei termini seguenti: “Giuliano vuole dimostrare a tutti che il dio Helios è l’unico, vero dio e che le numerose divinità romane altro non sono che ipostasi, ossia aspetti particolari, manifestazioni specifiche e settoriali dell’unica, suprema divinità solare” (10).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880428801"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/allamadredeglidei.bmp" alt="ALLA MADRE DEGLI DEI" align="left" /></a> Monoteista o enoteista, la dottrina difesa da Giuliano è sintetizzata da diverse epigrafi coeve che proclamano l’unicità di Dio, nonché l’unità e unicità del potere imperiale (11); epigrafi che secondo Spengler possono essere tradotte solo così: “Vi è un solo Dio e Giuliano è il suo profeta” (12). La ricorrenza di questo tema, che “ha un’importanza centrale nella concezione politica di Giuliano” (13), ha indotto la Athanassiadi-Fowden a parlare addirittura di “ossessione per l’unità” (14) e a dare risalto al fatto che “Giuliano non abbia neanche concepito la possibilità di condividere il potere con un associato, ma si sia invece considerato l’unico vicario di Dio sulla terra” (15). Tale concezione politica trova la sua formulazione più antica in Omero, il quale fa dire a Odisseo: “Non è un bene la pluralità dei capi, uno solo sia capo” (16); Seneca espone lo stesso principio per l’Impero romano, dicendo che “è stata la natura a plasmare il Re” (17); e Filone Alessandrino aggiunge un corollario che stabilisce l’analogia tra politeismo e democrazia: “Dio è uno solo, e ciò contro i fautori dell’opinione politeistica, i quali non si vergognano di trasferire dalla terra al cielo la democrazia, che è la peggiore tra le cattive istituzioni” (18).</p>
<p style="text-align: justify;">In fatto di “monoteismo solare”, Giuliano non inventò nulla, ma si limitò a perfezionare un processo di definizione teologica che era già in atto da tempo e che Franz Altheim riassume nei termini seguenti: “La storia dell’antico dio del sole, considerata a grandi linee, è quella di un progressivo raffinamento. Il culto, di origine beduina, si stabilisce in una città della Siria. Per la sua singolarità e la sua assolutezza mette a rumore il mondo occidentale, ne provoca la più appassionata ripulsa. Ma la sua rappresentazione letteraria, la filosofia neoplatonica, e, non ultima, la capacità assimilatrice della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione romana</a> e della concezione romana dello stato, compiono il miracolo: dalla divinità di Elagabalo (218-222 d. C.), inquinata dalle orge e dalla superstizione orientale, nasce il più puro degli dèi, destinato ad unificare ancora una volta la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> antica” (19). Nel 274 d. C., sotto Aureliano, il monoteismo solare diventò la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> ufficiale dell’Impero Romano e il <em>Sol Invictus </em>venne riconosciuto come la divinità suprema: a Roma sorse uno splendido tempio dedicato al Sole, in onore del quale furono istituite feste periodiche, mentre venne creato un collegio di pontefici del dio Sole e si coniarono numerose monete con iscrizioni e simboli solari. In tal modo “il ‘monoteismo’, a cui il sincretismo severiano aveva indirizzato il paganesimo romano, trovò nel culto solare propugnato da Aureliano la sua affermazione più decisa ed efficace” (20), tant’è vero che nel muro dell’intransigenza cristiana si dovette registrare qualche fessura (21). All’epoca di Costantino acquisirono una considerevole importanza “le immagini monoteizzanti della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> di Helios: l’Apollo solare ed il Sol Invictus risaltano nei rilievi dell’arco di trionfo e nelle monete dell’epoca” (22). Mentre le figure degli dèi scomparivano pian piano dalle monete di Costantino, il dio solare s’imponeva sempre di più: “Sol Invictus (&#8230;) sopravvive anche più a lungo in tutto il territorio controllato da Costantino e in tutte le sue zecche (&#8230;) sembra che l’imperatore di persona avesse per il dio Sole una profonda devozione” (23). Nella burocrazia e nell’esercito, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> solare aveva la sua massima diffusione: “il Sol Invictus e la Victoria erano gli <em>dei militares </em>dell’esercito di Costantino; altrettanto favore aveva la divinità solare nelle legioni di Licinio” (24).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888112418"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/giuliano.bmp" alt="G. Vidal, Giuliano" align="right" /></a> Considerata in un quadro storico, la formulazione giulianea della teologia solare si colloca in una fase matura del neoplatonismo, nella quale i cardini dottrinali di questo movimento spirituale si trovano già definitivamente fissati e consolidati. Se il fondatore della scuola, Plotino (204-270), aveva riconosciuto nell’Uno il principio dell’essere ed il centro della possibilità universale, il suo successore <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> di Tiro (233-305) aveva fatto del neoplatonismo una sorta di “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> del Libro” (25); autore di uno scritto Sul Sole (26), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> aveva dedicato alla teologia solare un trattato di cui sussistono importanti frammenti nei Saturnali di Macrobio (27). “Nella sua trattazione <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> non fa altro che applicare la metafisica platonica – che riconduce all’Uno ogni aspetto del cosmo – alle divinità più importanti del <em>pantheon </em>classico, rivelando come esse non siano altro che attribuzioni particolari dell’Unico, che dal punto di vista teologico viene a determinarsi come Sole, in quanto quell’’essenza’ spirituale sul piano cosmico si ‘appoggia’ all’astro del giorno (…) in quanto Apollo egli è splendore, salute e lucentezza (…) in quanto Mercurio poi, egli ‘presiede al linguaggio’ (<em>Saturn.</em>, I, XVIII, 70), cosicché ogni attività viene ricondotta ad una presenza divina – ‘solare’” (28). Ma fu l’erede di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>, il “divino <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giamblico" target="_blank">Giamblico</a></span>” (250-330), colui che con la sua dottrina “convertì (…) l’ultimo imperatore pagano alla sua eliolatria trascendente” (29). Dopo Giuliano, è possibile seguire la tradizione “solare” fino a Proclo (410-485), autore fra l’altro di un <em>Inno a Helios </em>(30), nonché al suo contemporaneo Marziano Capella, che con l’inno-preghiera di Filologia al Sole (<em>De nuptiis</em>, II, 185-193) ci ha lasciato un “documento notevole della ‘teologia solare’ del tardo neoplatonismo” (31), anzi, “l’ultima attestazione del sincretismo solare in Occidente” (32); infatti verso il 531, con la fuga in Persia dello Scolarca Damascio (470-544) e degli altri neoplatonici, la tradizione “solare” abbandonerà il mondo cristiano e continuerà la propria esistenza negli stessi luoghi dai quali si era irradiato, diffondendosi in tutta l’Europa, il culto di Mithra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1)           S. Quinzio, <em>Come l’Apostata anche Wojtyla combatte contro il tempo in nome dell’antica religione</em>, in <em>Il Manifesto</em>, 13 agosto 1992, p. 13.</p>
<p style="text-align: justify;">(2)           <em>Ibidem</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">(3)                <em>Imperatore e khomeinista</em>, intervista con Jacques Fontaine di Sandro Ottolenghi, in <em>Panorama</em>, 7 giugno 1987, p. 143.</p>
<p style="text-align: justify;">(4)           A. Hitler, <em>Idee sul destino del mondo</em>, Edizioni di Ar, Padova 1980, I, pp. 68, 78, 223.</p>
<p style="text-align: justify;">(5)           G. Ricciotti, <em>L’imperatore Giuliano l’Apostata</em>, Mondadori, Milano 1962, p. 275.</p>
<p style="text-align: justify;">(6)           F. Altheim, <em>Dall&#8217;antichità al Medioevo. Il volto della sera e del mattino</em>, Sansoni, Firenze 1961, pp. 14-15.  Cfr. F. Altheim, <em>Storia della religione romana</em>, Settimo Sigillo, Roma 1996, p. 237: “La rivelazione di Maometto si basava sull’idea di unità, sul principio che Dio non aveva ‘compagni’, e la lotta contro il [<em>sic</em>] <em>shirk </em>è rimasta uno dei pilastri fondamentali dell’Islam. Non diversamente si presentano le cose per i vicini e precursori neoplatonici e monofisiti, anche se la passione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> di Maometto diede un carattere più forte ai loro sentimenti ed alle loro aspirazioni”. Ma soprattutto si veda, di F. Altheim, <em>Il dio invitto. Cristianesimo e culti solari</em>, Feltrinelli, Milano 1960, dove la relazione fra teologia solare e Islam viene collocata sullo sfondo del progressivo affermarsi del monoteismo solare nella tarda <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a>. (L’editore Feltrinelli non ha mai più ripubblicato questo studio di Altheim. Non sarà, per caso, per il fatto che Altheim fu politicamente scorrettissimo, essendo stato SS nel Terzo Reich e nazionalcomunista nella Germania Est?).</p>
<p style="text-align: justify;">(7)           H. Corbin, <em>Il paradosso del monoteismo</em>, Marietti, Casale Monferrato 1986, p. 3.</p>
<p style="text-align: justify;">(8)           J. Fontaine, <em>Introduzione </em>a: Giuliano Imperatore, <em>Alla Madre degli dèi e altri discorsi</em>, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, Milano 1990, p. lv.</p>
<p style="text-align: justify;">(9)           J. Fontaine, <em>ibidem</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">(10)         S. Arcella, <em>I Misteri del Sole. Il culto di Mitra nell’Italia antica</em>, Controcorrente, Napoli 2002, p. 183.</p>
<p style="text-align: justify;">(11)         “Uno è Dio, uno è Giuliano <em>basileus</em>”, “Uno è Dio, uno è Giuliano Augusto”. Cfr. E. Peterson, <em>HEIS THEOS. Epigraphische, formgeschichtliche und religionsgeschichtliche Untersuchungen</em>, Vandenhoeck und Ruprecht, Göttingen 1926, pp. 270-273.</p>
<p style="text-align: justify;">(12)         Oswald Spengler, <em>Il tramonto dell’Occidente</em>, Longanesi, Milano 1957, p. 970.</p>
<p style="text-align: justify;">(13)         Augusto Guida, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8822238036"><em>Un anonimo panegirico per l’Imperatore Giuliano</em></a>, Leo S. Olschki Editore, Firenze 1990, p. 127.</p>
<p style="text-align: justify;">(14)         Polymnia Athanassiadi-Fowden, <em>L’Imperatore Giuliano</em>, Rizzoli, Milano 1984, p. 205.</p>
<p style="text-align: justify;">(15)         P. Athanassiadi-Fowden, <em>op. cit.</em>, p. 206.</p>
<p style="text-align: justify;">(16)         Omero, <em>Iliade</em>, II, 204.</p>
<p style="text-align: justify;">(17)         Seneca, <em>De clementia</em>, 1, 19, 2.</p>
<p style="text-align: justify;">(18)         Filone, <em>Creazione del mondo</em>, 171 (Filone di Alessandria, <em>La creazione del mondo. Le allegorie delle leggi</em>, Rusconi, Milano 1978, p. 146).</p>
<p style="text-align: justify;">(19)         Franz Altheim, <em>Il dio invitto</em>, cit., pp. 11-12.</p>
<p style="text-align: justify;">(20)         Marta Sordi, <em>Il cristianesimo e Roma</em>, Cappelli, Bologna 1965, p. 328.</p>
<p style="text-align: justify;">(21) Nel 307, ad Alessandria, un cristiano compare davanti al funzionario imperiale. Rifiuta di sacrificare perché, dice, secondo le Sacre Scritture chi sacrifica agli dèi sarà sterminato, a meno che non si tratti del Dio Sole. E il rappresentante dell’imperatore gli risponde: ‘Immola dunque al Dio Sole’” (Louis Homo, <em>Les empereurs romains et le christianisme</em>, Les Belles Lettres, Paris 1931, p. 112).</p>
<p style="text-align: justify;">(22)         Lucio De Giovanni, <em>Costantino e il mondo pagano</em>, Associazione di Studi Tardoantichi, Napoli 1972, p. 19.</p>
<p style="text-align: justify;">(23)         Andreas Alföldi, <em>Costantino tra paganesimo e cristianesimo</em>, Laterza, Bari 1976, p. 49.</p>
<p style="text-align: justify;">(24)         L. De Giovanni, <em>op. cit.</em>, p. 121.</p>
<p style="text-align: justify;">(25)         Nuccio D’Anna, <em>Il neoplatonismo. Significato e dottrine di un movimento spirituale</em>, Il Cerchio, Rimini 1988, p. 22.</p>
<p style="text-align: justify;">(26)         Lo scritto, perduto, è citato da Servio (<em>Commento alle Ecloghe</em>, V, 66) ed è forse da identificarsi col trattato Sui nomi divini; o, forse, faceva parte della Filosofia degli oracoli. Cfr. G. Heuten, <em>Le “Soleil” de Porphyre</em>, in <em>Mélanges F. Cumont</em>, I, Bruxelles 1936, p. 253 ss.</p>
<p style="text-align: justify;">(27)                Macrobio, <em>Saturnalia</em>, I, 17-23 (<em>I Saturnali</em>, a cura di Nino Marinane, UTET, Torino 1977, pp. 243-304).</p>
<p style="text-align: justify;">(28)         N. D’Anna, <em>op. cit.</em>, pp. 49-50.</p>
<p style="text-align: justify;">(29)         Franz Cumont, <em>La Théologie solaire du paganisme romain</em>, in <em>Mémoires  présentés par divers savants à l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres</em>, XII, 2, 1913, p. 477.</p>
<p style="text-align: justify;">(30)         Proclo, <em>Inni</em>, a cura di Davide Giordano, Fussi-Sansoni, Firenze 1957, pp. 21-29.</p>
<p style="text-align: justify;">(31)         <em>Martiani Capellae De nuptiis Philologiae et Mercurii liber secundus</em>, Introduzione, traduzione e commento di Luciano Lenaz, Liviana, Padova 1975, p. 46.</p>
<p style="text-align: justify;">(32)         Robert Turcan, <em>Martianus Capella et Jamblique</em>, « Revue des Études Latins », 36, 1958, p. 249.</p>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:20:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il culto di Attis e la madre degli dei nell'opera filosofico-religiosa di Giuliano Imperatore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/giulianomaterdeorum.html' addthis:title='Giuliano e la Mater Deorum '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Che la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> solare avesse uno stretto rapporto con il mito di <a title="Misteri di Cibele e Attis" href="http://www.centrostudilaruna.it/i-misteri-di-cibele-e-attis.html">Cibele e Attis</a> e con il rituale corrispondente, lo dimostra l&#8217;esistenza di altari dedicati alla Madre degli dèi da parte di pontefici di Helios (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo rapporto è ben evidente nell&#8217;opera di Giuliano: molti elementi in comune con l&#8217;<em>Inno al Re Helios </em>si trovano nell&#8217;<em>Inno alla Madre degli dèi </em>(2), che l&#8217;Augusto scrisse a Costantinopoli in una sola notte, tra il 22 e il 25 marzo 362, ossia nel periodo dell&#8217;equinozio di primavera, quando una festa annuale riattualizzava il mito di Cibele e Attis. Variamente attestate da Erodoto, Pausania e Luciano (3), esistono di questo mito due versioni fondamentali, &#8220;che possiamo chiamare lidia e frigia dai paesi che sono teatro del mito stesso&#8221; (4); ma qui sarà opportuno riassumere il mito con le parole di Salustio: &#8220;Si dice che la Madre degli dèi, avendo visto Attis coricato presso il fiume Gallo, se ne innamorò e, preso il suo pileo adorno di stelle, glielo mise in capo, e in seguito lo tenne con sé; ma egli, innamoratosi d&#8217;una ninfa, lasciata la Madre degli dèi, si unì alla ninfa. Ed è per questo che la Madre degli dèi fa sì che Attis impazzisca e, tagliatisi i genitali, li lasci presso la ninfa, poi ritorni di nuovo a convivere con lei&#8221; (5).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888112418" target="_blank"><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/giuliano.bmp" alt="Gore Vidal, Giuliano" width="95" height="144" align="right" /></a> Le feste della Gran Madre cominciavano alle Idi di Marzo, con la processione dei cannofori che si dirigevano al tempio di Cibele per depositarvi le canne del fiume Gallo. Seguiva poi, per alcuni giorni, un digiuno di purificazione che comportava l&#8217;astinenza dal pane, dal maiale, dal pesce e dal vino. Il 22 marzo la confraternita dei dendrofori si recava nel bosco di Cibele per abbattere il pino consacrato ad Attis; spogliato quasi completamente dei rami, avvolto in bende di lana, ornato degli oggetti pastorali di Attis (vincastro, siringa, cembali) e delle violette nate dal suo sangue, il tronco veniva trasportato nel santuario, dove era esposto alla venerazione pubblica, come un cadavere prima della sepoltura. Le manifestazioni di lutto (lamentazioni, percussione del petto ecc.) giungevano al culmine il 24 marzo (giornata del sangue). All&#8217;interno del recinto sacro venivano eseguite musiche frenetiche, danze vorticose e flagellazioni, finché, all&#8217;acme dell&#8217;estasi, aveva luogo l&#8217;autoevirazione dei sacerdoti del culto, i Galli. (Nel mondo greco-romano l&#8217;evirazione dei Galli venne sostituita da quella di un toro o di un ariete). Aveva luogo poi la sepoltura del pino, che rimaneva nei sotterranei del tempio per un anno intero, fino al taglio del nuovo pino. Al calar delle tenebre aveva inizio la veglia. Ad un certo momento, un sacerdote introduceva un lume nel santuario, ungeva le gole dei lamentatori e pronunciava queste parole: &#8220;Confidate, o iniziati: il dio è salvo; e a noi dalle pene verrà salvezza&#8221; (6). Il 25 marzo, giorno che si riteneva coincidesse con l&#8217;equinozio di primavera, si celebravano le Ilarie, festa del Sole e dell&#8217;inizio del ciclo annuale; in quel giorno avveniva la resurrezione di Attis, che rappresentava la liberazione delle anime dal ciclo della generazione. Con una processione solenne veniva esaltata la ierogamia di Cibele ed Attis: in mezzo allo strepito dei flauti, dei cembali e dei tamburini, la Gran Madre avanzava su di una quadriga con Attis al proprio fianco. Dopo un giorno di pausa e una cerimonia di purificazione, il 27 marzo le feste giungevano al termine: tra canti e danze, la dea ritornava nel suo santuario.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<em>Inno alla Madre degli dèi </em>esordisce dichiarando il carattere di primordialità che contraddistingue questo culto, praticato in origine dagli &#8220;antichissimi Frigi&#8221; per essere successivamente accolto dai Greci. A quanto risulta, una dea chiamata Kubaba (nome corrispondente al greco <em>Kybébe</em>, poi <em>Kybéle</em>) era adorata &#8220;già nell&#8217;età del bronzo fino a Ugarit come pure tra gli Ittiti; ella appare con i tardi Ittiti di Cilicia e giunge fino a Sardi al tempo di Creso, dove il suo nome, scritto in lidio, è Kuvav; Kybébe è la trascrizione in dialetto ionico&#8221; (7). In ogni caso, &#8220;l&#8217;influsso decisivo della dea sui Greci non avvenne tramite i Lidi, ma tramite i Frigi, che avevano dominato l&#8217;Asia Minore occidentale prima dei Cimmeri e del sorgere del regno di Lidia&#8221; (8); fra l&#8217;VIII e il VII secolo, nella Troade, i Greci adottarono il culto della Dea Madre, che essi continuarono a chiamare la &#8220;Dea Frigia&#8221;, identificandola con una figura di &#8220;madre divina&#8221; (<em>màter theia</em>) già presente fin dal periodo miceneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il culto fu quindi introdotto anche a Roma, nel 204, in un momento estremamente critico delle guerre puniche. Fu in tale circostanza che si verificò l&#8217;episodio prodigioso della vergine Claudia, &#8220;che Giuliano ci racconta con la genuina semplicità di un vero poeta&#8221; (9) e, possiamo aggiungere, di un vero <em>homo religiosus</em>. Egli infatti rimprovera i suoi avversari &#8220;per la loro eccessiva sottigliezza critica, che finisce col trasformarsi in incapacità di &#8216;vedere&#8217;&#8221; (10) ed accetta l&#8217;autenticità del prodigio perché è conscio della superiorità del potere divino e perché bisogna prestar fede alle tradizioni delle città.</p>
<p style="text-align: justify;">Le pubbliche cerimonie della Madre degli dèi avevano già attratto l&#8217;interesse di poeti quali Lucrezio (11) e Catullo (12), per via del loro carattere drammatico; più recentemente, avevano richiamato l&#8217;attenzione di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> (13). Nel caso di Giuliano, sono soprattutto l&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> del mito e la diffusione del culto a costituire una ragione sufficiente della scelta di questo tema per un testo destinato a sostenere la restaurazione della tradizione antica. Infatti, &#8220;nella prospettiva di una riunificazione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> dell&#8217;Impero, questo culto si presentava sì come una <em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religio</a></em> asiatica, ma comune all&#8217;Oriente più remoto, alla più antica tradizione ateniese, alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione romana</a>fin dalla seconda guerra punica&#8221; (14).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880428801" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/allamadredeglidei.bmp" alt="Giuliano Flavio Imperatore, Alla madre degli dei" width="95" height="150" align="left" /></a> Dall&#8217;esegesi giulianea del mito in questione risulta che nomi quali Cibele, Rhea, Demetra, Deo ed epiteti quali <em>Magna Mater deum Idea </em>designano un principio che è simultaneamente Origine degli &#8220;dèi intellettuali&#8221; e Provvidenza che conserva tutti gli esseri soggetti a nascita e morte. Quanto ad Attis, si tratta della causa demiurgica di tali esseri, sicché il protagonista maschile del mito, in ultima analisi, non rappresenta altro che il Logos; in quanto tale, Attis è identificabile con il Sole (15). Nel terzo personaggio, la ninfa, abbiamo invece una personificazione del lato oscuro e ingannevole della Madre, perché attrae Attis verso la generazione nella materia. Il fiume Gallo, che separa il mondo della Madre da quello della ninfa, segna il confine, come la Via Lattea, fra l&#8217;Intelletto eterno e l&#8217;Anima mutevole. Nel mito troviamo dunque simboleggiato il processo per cui il Logos, dopo essere disceso nella materia, ritorna alla sua essenza primitiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ultima parte dell&#8217;orazione possiamo vedere le implicazioni pratiche derivanti dalla dottrina contenuta nel mito. Oltre che sui riti catartici, Giuliano si sofferma sulle interdizioni alimentari, riprendendo così un argomento che è già stato trattato da Plutarco, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> e da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giamblico" target="_blank">Giamblico</a></span> e sul quale ritornerà egli stesso nei <em>Discorsi contro i galilei</em>, rinfacciando ai cristiani il fatto di cibarsi di tutto, compresa la carne &#8220;escrementizia&#8221; del maiale. Infine, anche l&#8217;<em>Inno alla Madre degli dèi </em>si conclude con una fervida preghiera, nella quale, oltre a domandare per sé la conoscenza delle cose divine, la perfezione teurgica e morale, una morte gloriosa e una ascesa tra gli dèi celesti, Giuliano formula una richiesta che riguarda l&#8217;Impero, auspicando che la Madre degli dèi voglia concedere il successo politico e militare e la liberazione dalla peste dell&#8217;empietà.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">1. Ad esempio: <em>Corpus Inscriptionum Latinarum</em>, Berlin 1863 sgg., VI, 501; <em>Inscriptiones Graecae</em>, Berlin 1890 sgg., XIV, 1020.<br />
2. L&#8217;esistenza di un Inno omerico alla &#8220;Madre di tutti gli dèi e di tutti gli uomini&#8221; (Omero, <em>Alla Madre degli dèi</em>, 1), omonimo dell&#8217;Inno giulianeo, testimonia dell&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> del culto della <em>Magna Mater</em>. Dal breve frammento che ci rimane dell&#8217;Inno omerico, apprendiamo che alla dea &#8220;piacciono il suono dei crotali e dei tamburi, nonché il fremito dei flauti, e l&#8217;urlo dei lupi e dei fulvi leoni, e le montagne sonore e le valli selvose&#8221; (vv. 3-5).<br />
3. Erodoto, 1, 34-45; 4, 76. Pausania, 7, 17, 9-12. Luciano, <em>Sulla dea sira</em>, 15.<br />
4. Nicola Turchi, <em>Le religioni misteriosofiche del mondo antico</em>, I Dioscuri, Genova 1987, p. 132.<br />
5. Salustio, <em>Sugli dèi e il mondo</em>, Edizioni di Ar, Padova 1993, p. 25.<br />
6. Firmico Materno, <em>L&#8217;erreur des religions païennes</em>, texte établi, traduit et commenté par Robert Turcan, Les Belles Lettres, Paris 1982, p. 129.<br />
7. Walter Burkert, <em>Mito e rituale in Grecia</em>, Laterza, Bari 1987, pp. 162-163.<br />
8. W. Burkert, <em>op. cit.</em>, p. 163.<br />
9. Gaetano Negri, <em>L&#8217;imperatore Giuliano l&#8217;Apostata</em>, Fratelli Melita, La Spezia 1990, p. 201.<br />
10. Vittorio Fazzo, <em>La giustificazione delle immagini religiose. La tarda antichità</em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1977, p. 285.<br />
11. Lucrezio, II, 581-660.<br />
12. Catullo, LXIII.<br />
13. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> di Tiro (232-301) aveva composto un&#8217;opera (perduta) <em>Sulle allegorie teologiche dei Greci e degli Egiziani</em>, che Giuliano però dichiara di non avere mai letta.<br />
14. J. Fontaine, <em>Introduzione </em>a: Giuliano Imperatore, <em>Alla Madre degli dèi e altri discorsi</em>, Fondazione Lorenzo Valla, Mondatori, Milano 1990, p. xlvi.<br />
15. &#8221; Quando nominiamo Attis, &#8211; dice &#8211; intendiamo e diciamo il Sole&#8221; (Arnobio, <em>Contro le nazioni</em>, V, 42). &#8220;Il Sole sotto il nome di Attis&#8221; (Macrobio, <em>Saturnali</em>, I, 21, 9).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/giulianomaterdeorum.html' addthis:title='Giuliano e la Mater Deorum ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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