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	<title>Centro Studi La Runa &#187; gemello</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>L’uomo nel coro</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 16:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il racconto della vita di un corista attravero le parole del gemello, incontrato in un hotel alpino, e un finale a sorpresa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99uomo-nel-coro.html' addthis:title='L’uomo nel coro '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8955" style="margin: 10px;" title="adler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/adler-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Occorreva salire un poco per raggiungere l’ingresso dell’Hotel Adler.</p>
<p style="text-align: justify;">Un percorso breve, rettilineo, lastricato, così largo da avere un che di solenne.</p>
<p style="text-align: justify;">Si faticava con il proprio bagaglio, le macchine potevano raggiungere solo il piazzale più sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando fui davanti alla vetrata guardai come facevo ogni volta la scura aquila di metallo appesa alla facciata.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi pareva una scultura di alta qualità, mi colpiva soprattutto l’atteggiamento, protettivo ed aggressivo ad un tempo, che l’animale aveva nei confronti di chi sotto di lui oltrepassava quella soglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul retro dell’edificio, in un prato bianco di neve si vedeva la grande piscina esterna a forma d’arco.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi si accedeva direttamente dalla vasca principale delle terme interne, dal primo seminterrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un giorno di fine gennaio, il freddo era assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni ospiti dell’Hotel si muovevano nell’acqua calda, in quel vapore capace di sciogliere la neve sino ad un metro oltre il bordo della piscina.</p>
<p style="text-align: justify;">Di alcuni, immobili mentre guardavano la lunga linea di corona di quei monti dei Grigioni, non si scorgevano che la testa e le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri nuotavano &#8211; le braccia e le gambe si muovevano lentamente come volassero al di sopra della superficie liquida -  o galleggiavano accarezzando l’acqua con le mani, il viso leggermente inarcato all’indietro, gli occhi al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto pareva un limbo, uno spazio temporaneo e sospeso in cui qualcosa sarebbe potuto accadere.</p>
<p style="text-align: justify;">Da anni, e sempre in quel periodo di gennaio dove le tariffe erano migliori, venivo all’ Hotel Adler di Vals: acque sulfuree e fanghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Piacevole e, alla mia età, consigliato dal medico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quell’anno la mia compagna, Maria Cristina, non aveva potuto raggiungermi e mi preparavo a trascorrere dieci giorni di riposo, di lettura, di cure vaghe e di indolenza serale &#8211; i notiziari, un giro di carte con qualche gruppo &#8211; da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, lo vidi quella sera stessa, prima di cena, nella vasca delle rose, al termine del mio consueto giro del primo giorno alla ricerca delle novità di quell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una piccola vasca ipogea &#8211; non vi si poteva stare che  in una decina &#8211; cui si accedeva da una scala di pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’acqua limpida e tiepida galleggiavano petali di rosa di diversi colori: all’incirca ogni ora venivano aspirati e sostituiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal fondo della vasca alcune luci rotonde proiettavano, tanto più grande e vibrante, l’ ombra dei petali sulla curva volta di pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aria era carica di un profumo indimenticabile.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo, che stava seduto sulla panca perimetrale semisommersa, mi rivolse un silenzioso cenno di saluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimasi per una ventina di minuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad occhi chiusi lo sentii sussurrare a se stesso qualcosa: una frase in una lingua dura e scabra che in  quel momento non riconobbi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando riaprii gli occhi se ne era già andato.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo rividi a cena occupare un tavolo singolo non lontano dal mio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ero orfano di Maria Cristina, di un  calice alzato con lei davanti ai suoi grandi occhi verdi e allo sguardo che mi riservava chissà da quale giorno del tempo, da quale altra vita; in questa, pensavo a volte malinconicamente, non me lo sarei mai potuto meritare.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del pranzo dell’indomani, senza averlo deciso prima, avvicinai l’uomo e gli chiesi se voleva condividere il tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento eravamo gli unici ad essere soli nell’Hotel e in fondo sarebbe stato piacevole, qualche parola, un commento sui piatti della cuoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Accettò.</p>
<p style="text-align: justify;">A cena trovammo pronto un tavolo per due, i numeri delle nostre camere davanti al piatto di ognuno in un piccolo vaso basso con un fiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un uomo piacevole, i capelli bianchi e ordinati, elegante, sempre con una giacca e un girocollo scuri.</p>
<p style="text-align: justify;">Dissi che venivo all’Adler da molto tempo, di solito con la mia compagna, ma un problema con la madre l’aveva quest’anno trattenuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche fango, e i massaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi tanto ozio, i libri che rimanevano non letti durante l’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">A Zurigo, abitavo a Zurigo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Anche io e mio fratello  abbiamo abitato per molti anni a Zurigo.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Voltastrasse 15.” &#8211; disse come se quel nome e quel numero avessero un potere magico.</p>
<p style="text-align: justify;">“E’ solo da qualche anno, da quando lui  non c’è più, che mi sono trasferito in un piccolo villaggio, una ventina di chilometri a sud”.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai che non eravamo più noi due soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva voluto da subito, che suo fratello fosse con noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano gemelli, aveva detto.</p>
<p style="text-align: justify;">Pronunciammo i nostri nomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo era Richard Schwarz: un ebreo, quasi certamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Capii immediatamente cosa gli avevo sentito dire nella vasca delle rose: una berakhà, la benedizione degli aromi.</p>
<p style="text-align: justify;">Doveva averla imparata tanti anni prima, forse da bambino e quella vasca era certamente un buon luogo per pronunciarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Era il primo anno per lui a Vals.</p>
<p style="text-align: justify;">Glielo aveva quasi ordinato il suo medico: schiena  e nervi.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina gli era oramai impossibile alzarsi dal letto, occorreva una buona mezz’ora prima che potesse muovere una gamba o un braccio.</p>
<p style="text-align: justify;">E una volta in piedi i primi passi erano quelli di un infermo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Forse tutto simbolico, forse no. Meglio, sempre, provare a guarire.” -  aveva detto sorridendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vedevamo a metà mattina per un caffè, dopo l’ora dei fanghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella giornata ci incontravamo e ci lasciavamo diverse volte, tra le vasche delle terme, la sauna e i bagni a vapore, la grande hall.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai pasti &#8211; due uomini che si conoscevano da poco eppure in qualche modo uniti da un legame &#8211; parlavamo di così tante cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Da lui emanava una energia calma, che sentivo e che mi confortava.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad entrambi piaceva uscire nel pomeriggio, poco prima che scurisse, nella piscina esterna.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardavamo allora quelle montagne che non davano requie, tutt’intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il confronto che &#8211; silenziose &#8211; chiedevano, qualunque altro accadimento sarebbe stato rimandato all’indomani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il buio scendeva.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu due giorni prima della sua partenza, noi due soli nella hall deserta intorno alla mezzanotte, un brandy, una candela accesa sul piccolo tavolo rotondo, che tornò a parlarmi del fratello.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sa come sono i gemelli.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando la carne è stata un tempo, nel ventre di nostra madre, una, lo è anche l’Anima”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ci separammo dopo gli studi universitari, pur abitando nella stessa città. Ci vedevamo ogni fine settimana, non potevamo farne a meno, ma iniziammo a vivere due vite diverse. Sapevo che insegnava matematica all’ETH, sapevo di una sua compagna per qualche tempo, di quanto amava e cercava”.</p>
<p style="text-align: justify;">“A settembre di quell’anno, io e Daniel avremmo compiuto quarant’anni, fui chiamato dalla ragazza che abitava sotto di lui. Mi conosceva”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Veli di acqua sporca avevano iniziato a filtrare dalle fenditure del vecchio solaio di legno. Aveva suonato senza ricevere risposta e mi aveva chiamato credendo mio fratello fosse via per lavoro. Sapeva che avevo le chiavi della casa”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando arrivai trovai Daniel disteso nella vasca dalla quale usciva un’acqua rossa. I polsi recisi da un coltello che vidi a terra, gettavano fiotti di sangue color rubino ad ogni battito del suo cuore. Aveva già perso conoscenza, il viso, pallido e bellissimo come mai lo avevo visto, stava di un lato, appoggiato sulla spalla sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’ambulanza arrivò in pochi minuti. Ci vollero due giorni per salvarlo, per farlo ritornare nel mondo. Pochi minuti ancora e sarebbe morto”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Fu quando tornai nell’appartamento una mattina, per preparare il suo rientro e sistemare le cose, che vidi quel quaderno. Stava, chiuso, sul tavolo. Lo avevo già notato ma non avevo immaginato contenesse le parole di mio fratello, il senso del suo gesto, il messaggio per me”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Lessi tutto. Tutto. Daniel si era macchiato di una colpa innominabile, tra le più orrende che un uomo possa compiere. Una colpa che non nominerò. Morire gli sembrò un nulla, ma un giusto contrappasso, il primo passo verso un tempo nuovo: per sé e per la propria Anima che nello Sheol avrebbe vagato per mille e mille anni prima di trovare un’altra possibilità di redenzione nella realtà materiale, per la memoria del mondo e per quella di chi era stato colpito e forse ancora esisteva ma solo come un curvo fantasma legato alla ragnatela di quel Male”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando fu tempo, tornammo insieme nella sua casa. Abitai con lui per un mese. Avevo riposto il quaderno nella libreria, a lato di un libro che lui amava. Quando lo avesse aperto, per rileggere le lunghe note che aveva lasciato in una grafia sempre più agitata, avrebbe trovato al fondo una scritta con il mio nome: tuo fratello, Richard Schwarz. Non ne parlammo mai”.</p>
<p style="text-align: justify;">“La convalescenza di Daniel fu rapida e sicura: il supporto psicologico che l’Ospedale gli aveva indicato fu efficace e continuò poi i colloqui negli anni. Tornò al lavoro e l’anno successivo la pubblicazione di due articoli su una rivista di studi matematici gli valse la Cattedra di ordinario”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Con il tempo la nostra frequentazione tornò quella di un tempo: una visita settimanale alla casa di uno di noi, l’intera giornata  passata insieme parlando di tutto, del passato e non del futuro ma come se ancora condividessimo quella stanza di Voltastrasse”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Oltre che ai suoi studi di dedicava a quelli religiosi ed esoterici. Non ho ancora terminato di decifrare i torrenziali appunti che riempiono i margini dei testi della biblioteca che ho ereditato”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Daniel era stato da ragazzo, con grande soddisfazione di nostro padre, un ottimo cantore di Sinagoga. Entrò nel coro della Predigerkirche, la chiesa domenicana a pochi isolati da lui”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Le Cantate, la Grande Messa in si minore. Non mancavo mai, alle rappresentazioni più importanti. Gli archi, la gioia delle trombe, la musica che ti  colpiva come un’onda. Il “Dona nobis pacem” alla fine di tutto. Guardavo con il mio binocolo da teatro i volti dei coristi, labbra ed occhi aperti in quel volo del respiro e di tutto il loro sé come il Direttore sembrava chiedere, donne giovani e meno giovani, i loro lunghi capelli, uomini dallo sguardo limpido e aperto, altri che parevano compresi in un dolore, in uno smarrimento, poi lui, Daniel, mio fratello. Nel suo canto, che sapevo attento e preciso, fissava un punto oltre di noi, in alto, tra le scure volte della chiesa. Pensai che da lì sperasse venire, crollati quei muri larghi metri, una Luce, una Luce che nulla dimentica ma tutto include nell’Eterno. Non saprò mai se già la vedeva, se mai ne avesse scorto almeno qualche segno”.</p>
<p style="text-align: justify;">“E’ morto anni fa. Io ero all’estero e arrivai solo dopo qualche giorno”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ecco, è tutto. Mi perdoni, ho parlato per più di un’ora e di una sola cosa. Quale interesse per lei, poi. Ma era il mio gemello. Non me ne voglia. Domani, a pranzo e cena, ascolterò io”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo era l’ultimo che avremmo trascorso insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe partito molto presto la mattina del lunedì.</p>
<p style="text-align: justify;">A pranzo discorremmo di cose inessenziali e vaghe, del profilo e delle gambe di Monika, una delle cameriere più giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo incontrai che verso sera, nella sauna.</p>
<p style="text-align: justify;">Era seduto, immobile, nudo, gli occhi chiusi.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivoli di sudore scendevano lungo ogni parte del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le braccia erano rilasciate sulle cosce, i palmi leggermente ruotati perché il corpo potesse respirare appieno.</p>
<p style="text-align: justify;">Vidi solo allora le due cicatrici ai polsi, larghe e rettilinee, irrimediabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Le portava come medaglie, pensai.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo pochi minuti, silenziosamente, uscii.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era Daniel.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro, il gemello, forse non era mai esistito.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo in quel modo aveva potuto raccontarmi la storia, sperare di condividerne il senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui aveva compiuto quel delitto inimmaginabile, lui era guarito nel tempo &#8211; forse togliendo da sé e dal mondo quel Male agendolo, così come il corpo rigetta in modo orrendo il cibo corrotto dopo ore di sofferenza &#8211; lui era il professore di matematica, l’esoterista.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era l’uomo nel coro.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra di rivederlo con gli altri nella Predigerkirche.</p>
<p style="text-align: justify;">Così diversi, non erano che uno: chi avrebbe mai potuto mancare in ognuna delle file?</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la musica si alzava visi e labbra, ogni intenzione della voce, ogni sguardo, mostravano la propria imperfezione, la propria distanza dalla purezza assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia qualcosa, precursore di quella Luce che Daniel chiamava, accadeva.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte sognai spalti infiniti, un coro di milioni dove eravamo io e Maria Cristina e Daniel e Richard ed ogni altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli avevo promesso che mi sarei alzato per salutarlo e così feci.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo vidi nella hall, una grande valigia al fianco.</p>
<p style="text-align: justify;">“All’anno prossimo, allora!”</p>
<p style="text-align: justify;">L’anno prossimo, l’anno prossimo a Vals.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/izVzruuk1lc?rel=0" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99uomo-nel-coro.html' addthis:title='L’uomo nel coro ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dieci domande al gemello intellettuale di Fini</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Veneziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il gemello segreto del presidente della Camera ha pubblicato un libro a nome di suo fratello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html' addthis:title='Dieci domande al gemello intellettuale di Fini '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3359" style="margin: 10px;" title="fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fini.jpg" alt="fini" width="320" height="208" />Il mistero di Gianfranco Fini è stato finalmente svelato. Tutti si chiedevano cosa gli fosse successo, perché avesse cambiato così radicalmente opinione; ma nessuno era in grado di spiegare il perché. Ora la spiegazione è arrivata dal libro <a title="Il futuro della libertà" href="http://www.libri-novita.it/2009/11/05/il-futuro-della-liberta/"><em>Il futuro della libertà</em></a> che è in libreria a firma Gianfranco Fini. Leggendo questo libro ci siamo accorti della verità. L’ex leader del Msi e di An ha un gemello omozigote che ha vissuto congelato fin dalla nascita in una cella frigorifera piena di libri. È stato condannato a leggere e studiare fino a diventare un intellettuale, a differenza del fratello parlante.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo gemello surgelato, che chiameremo Gianfranco Findus, ha trascorso la sua vita glaciale tra i libri; suo fratello il politico era condannato (…) agli orali, perché parlava nelle piazze, nei parlamenti e nelle sezioni; lui, invece, era condannato agli scritti, perché era costretto a leggere e scrivere e nient’altro. Ora è uscito finalmente allo scoperto pubblicando a firma del gemello politico il libro in questione. Nessuno degli entusiasti recensori e sviolinatori ha avuto il coraggio di dirlo, ma si capisce lontano un miglio che l’opera andata in libreria non è stata scritta dal presidente della Camera ma dal fratello nella camera ibernata, l’intellettuale congelato. Lo sveliamo per tutelare la sua fama di politico e non consentire a nessuno di insultarlo come intellettuale o di sostenere che scriva libri «indipendenti dal suo pensiero», per usare una sua stessa espressione rivolta ironicamente verso il direttore di questo Giornale. Preferiamo dire la verità per evitare facili ironie sulla sua inaspettata cultura che finora era riuscito così bene a mascherare; e per prevenire insinuazioni su corsi universitari per corrispondenza o su lauree filosofiche prese al Cepu.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-3358" style="margin: 10px;" title="pop-fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/pop-fini.jpg" alt="pop-fini" width="280" height="187" /> Nel libro del fratello surgelato e colto, autori che Fini il politico non ha mai citato, letto e conosciuto, vengono sciorinati con familiarità in un linguaggio che non è assolutamente quello usato dal presidente della Camera, dai tempi del Fronte della gioventù a oggi. Ci sono riflessioni filosofiche e teologiche, sottili considerazioni sul nichilismo e sulla sociologia tedesca, letture per addetti ai lavori, e una gragnuola inverosimile di citazioni, come non figurano nemmeno nei libri degli accademici più enciclopedici. E per modestia o per non caricare il povero fratello politico di oneri insostenibili, il professor Findus non ha pubblicato la bibliografia in fondo e nemmeno l’indice dei nomi. Al povero Bondi che chiedeva a Fini come mai non ha mai citato nel suo libro Berlusconi e non si è mai riferito al suo passato missino, la risposta è semplice: perché questo libro lo ha scritto suo fratello il professore che non conosceva né l’uno né l’altro vivendo nella cella frigorifera. Non c’è neanche un politico citato nel testo, ma solo filosofi, teologi, storici, sociologi, preferibilmente di sinistra, se non comunisti (Hobsbawm, Cassano, Schiavone, Caracciolo, Viesti, Galimberti, Ginsborg e lo stesso Marx). Ammazza come risalta la diversità da suo fratello, quanti riferimenti, allusioni anche velate ad altre opere, rimandi, citazioni implicite. A chi insiste nell’attribuire a Fini la responsabilità di questo libretto intellettuale a scopo pedagogico, propongo un test scagionatorio. Rivolgo le fatidiche dieci domande a Fini desunte dal libro a sua firma:</p>
<p style="text-align: justify;">1) Ci spiega la teoria della crescita in Joseph Stiglitz da lei citata a p. 154?<br />
2) Ci chiarisce se il suo riferimento alla libertà di o alla libertà da, discenda da Isaiah Berlin, da Friedrich von Hayek o da Ralf Dahrendorf (p. 151-3)?<br />
3) Cosa l’ha più colpita del testo filosofico <em>Vita activa</em> di Hannah Arendt, così copiosamente citato (130 e <em>passim</em>)?<br />
4) Pensa di poter applicare il concetto di società liquida di Zygmunt Bauman da lei citato a p. 125, anche alle società del familismo amorale descritto da Edward Banfield, da lei citato a p. 79?<br />
5) Quando cita Alain Besançon definendo il comunismo e il nazismo gemelli eterozigoti (p. 47), allude anche all’eterotelia espressa da Jules Monnerot?<br />
6) Perché preferisce il <em>Nietzsche</em> di Karl Löwith (p. 59) al <em>Nietzsche</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>?<br />
7) Complimenti per i testi filosofici sul razzismo (Gobineau, Rosenberg, Hitler) ma perché cita a tale proposito pure il Mito di Arminio (p. 56-7)?<br />
8) Ama citare Christopher Lasch (p. 68 e <em>passim</em>): è alla sua <em>Cultura del narcisismo </em>che si ispira il suo capitolo dedicato appunto a Narciso?<br />
9) Ci spiega cosa ha voluto dire quando, dopo aver citato Karl Popper e Federico Moccia, invita i giovani a non rifugiarsi «in quella stratosfera di sogni» (p. 124); e da dove le è venuta quella metafora svolazzante sull’«l’Italia-farfalla che dovrà presto librarsi nell’aria» (p. 104)?<br />
10) Quali sono infine i testi di Peter Hahne (p. 75), di Maurice Duverger (144), Ernst Renan (131), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> (57) e Arthur Koestler, le opere di Fourier, Owene Saint-Simon (53), di Roger Scruton (50), Robert Conquest (49) Ulrich Beck, (20) e Pierre Teilhard de Chardin (10) citate nel suo libro? E Lazar, e Furet e Glucksmann, e Stuart Mill e Weber… e mi fermo qui per non spaventare il lettore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sotto-falso-nome-2/6243" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3360" style="margin: 10px;" title="sotto-falso-nome" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sotto-falso-nome.jpg" alt="sotto-falso-nome" width="200" height="292" /></a>Naturalmente chiedo di rispondermi in diretta, senza usare l’aiuto del pubblico da casa e del suo addetto stampa Aldo Di Lello, colto giornalista culturale che conosce quei testi. Sono certo che non risponderà e questo lo discolperà dall’infamia di essere un intellettuale. Fini è portatore sano del suo testo, potrà abiurarlo più facilmente di ogni altra abiura finora effettuata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma finite le domande a Fini chiedo alla stampa italiana che ha recensito ammirata il libro del professor Findus: ma per voi non conta niente la verità, l’autenticità, il pensiero, l’autore? Per carità, i <em>ghost writer </em>ci sono sempre stati, famoso tra tanti il saggio su Proudhon di Craxi scritto da Luciano Pellicani; ma qui siamo alla sostituzione di persona, il gemello professor Findus al posto di Fini il politico. Ad ambedue rivolgo l’invito a vedere il film <a title="Sotto falso nome" href="http://www.libriefilm.com/sotto-falso-nome-2/6243"><em>Sotto falso nome</em></a> e a rileggere <a href="http://www.libriefilm.com/il-doppio/6242"><em>Il doppio</em></a> di Otto Rank. Mi auguro solo una cosa: ora che il professor Findus è stato sbrinato, non vorrei che Fini andasse al suo posto nella cella frigorifero. Nascere dalla fiamma e finire in ghiacciaia sarebbe troppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 22 novembre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html' addthis:title='Dieci domande al gemello intellettuale di Fini ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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