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	<title>Centro Studi La Runa &#187; ganesha</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Ganesha, il signore della conoscenza</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saggio sul dio indiano Ganesha, il suo culto e i suoi significati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ganesha-il-signore-della-conoscenza.html' addthis:title='Ganesha, il signore della conoscenza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14 </xml><![endif]--></p>
<p style="text-align: right;">«Tu sei costituito di parola, tu sei costituito di pensiero,</p>
<p style="text-align: right;">tu sei costituito di beatitudine,</p>
<p style="text-align: right;">tu sei costituito di Brahman.</p>
<p style="text-align: right;">Tu sei l&#8217;unico,</p>
<p style="text-align: right;">o tu che sei costituito di essere, pensiero e beatitudine.</p>
<p style="text-align: right;">Tu sei il Brahman reso visibile.</p>
<p style="text-align: right;">Tu sei costituito di conoscenza [assoluta],</p>
<p style="text-align: right;">sei costituito di conoscenza distintiva».</p>
<p style="text-align: right;"><em>Ganapati Upanisad, 4</em> (1).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato giustamente osservato che «la storia del culto di Ga­nesha è ancora da scriversi» (²); non è nostra intenzione il farlo in queste pagine, ma vorremmo fornire un quadro il più esau­riente possibile di questa divinità la cui forma bizzarra confonde ed inganna i profani, sia occidentali che orientali.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-833" style="float: left; border: 0; margin: 10px;" title="ganesha" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ganesha.jpg" alt="Ganesha" width="300" height="300" />Il nome Ganesha (³) deriva dalla radice <em>gan</em> (schiere, seguaci) e dalla radice <em>esh-isha</em> (signore) ed egli è il «Signore dei <em>Ga­na</em>», gruppo di Dei minori seguaci di Shiva, quindi capo delle truppe celesti, ma <em>gana</em> ha anche un altro significato (categorie) per cui è il Signore delle Categorie (cioè dello scibile, ovvero del­la conoscenza) (4); notoriamente è anche chiamato, ribadendo gli stessi significati, <em>Ganapati</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">I miti relativi a questa divinità sono molti e spesso contrad­dittori, cominciando da quelli concernenti la sua nascita ed all&#8217;ori­gine della sua testa elefantina.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <em>Shiva Purana</em> narra che Parvati, la dea delle montagne, sen­tendosi offesa nel pudore per una visita improvvisa &#8211; mentre si stava lavando &#8211; di suo marito Shiva (benefico, propizio), dopo che egli se ne fu andato, con un po&#8217; di pelle secca creò Ganesha, il suo figlio primogenito e lo mise di guardia alla porta. Al suo ritorno Shiva vide questo sconosciuto e gli scatenò contro delle forze di distruzione che lo decapitarono. Parvati accortasi dell&#8217;accaduto pianse pensando di aver perduto il figlio, allora il dio ta­gliò la testa al primo essere vivente che incontrò &#8211; era un ele­fante &#8211; e la rimpiazzò sul collo del figlio (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <em>Brahmavaivarta Purana</em> fu lo sguardo del dio Sani (il Sa­turno dello zodiaco indiano) che ridusse in cenere la testa origi­naria di Ganesha. Parvati stessa, secondo il mito, aveva chiesto in un attimo di distrazione a Sani di splendere sul neonato (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;esauriente descrizione del fanciullo divino ce la dà la <em>Ganapati Upanisad</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">«Ha una sola zanna, ha quattro braccia, porta nelle ma­ni il laccio, ha il pungolo, fa il gesto di allontanare la paura, con la quarta il gesto di donare, ha un topo sul suo vessillo, ha il ventre rosso e prominente, le orecchie come dei ventilabri, rossa è la veste, cosparsi di rosso sandalo i suoi arti&#8230;» (7).</p>
<p style="text-align: justify;">Ed il <em>Maudgalya Purana</em> aggiunge «che ha (&#8230;) tre occhi, eli­mina la paura, bada ai serpenti (&#8230;) il loto ai suoi piedi (8) apporta la fortuna» (9).</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-834" style="border: 0; float: right; margin: 10px;" title="shri-ganesha-2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/shri-ganesha-2-225x300.jpg" alt="Shri Ganesha" width="225" height="300" />Guénon</a> indica nell&#8217;antico <a title="Simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> dello <em>svastika</em> uno degli at­tributi di Ganesha (10) e, come ci ricorda <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a>, «lo <em>svastika</em> si lascia anche interpretare come il monogramma costituito dalle lettere che compongono la formula augurale <em>su-ast</em>. Il contenuto di tale formula indo-ariana equivale ad un dipresso a quello del la­tino <em>bene est</em> od anche <em>quod bonum faustumque sit</em> &#8211; vale a di­re: <em>&#8216;ciò che buono e fausto sia&#8217;</em>» (11).</p>
<p style="text-align: justify;">Come per l&#8217;origine della testa elefantina, così del perché pos­siede una sola zanna esistono varie versioni. Qui ci piace ricor­dare quella (12) che giustifica anche la sua cavalcatura preferita, il topo Akhu, che iconograficamente, quando non appare nel ves­sillo del dio, appare ai suoi piedi (13). Akhu era un gigante a cui gli Dei avevano concesso l&#8217;immortalità, ma avendo abusato dei suoi poteri gli uomini chiesero aiuto a Ganesha il quale scagliò una sua zanna contro lo stomaco del gigante e lo atterrò; questi si trasformò in un topo grosso come una montagna e assalì il dio, allora Ganesha gli saltò sulla schiena dicendo: «D&#8217;or in avanti tu sarai la mia cavalcatura»; e così fu (14).</p>
<p style="text-align: justify;">«Capo guerriero, egli è anche, e forse soprattutto, il dio che presiede alle imprese di ogni sorta, tra cui anche le attività esoteriche» (15).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nomi e culto</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Come suo padre Shiva anche Ganesha possiede molti nomi (16): Dvaimatura, Dvideha, Gajadhipa, Gajanana, Ganadhipa, Ganama, il già visto Ganapati, Lombodara, Vighnesvara, Vighnaraja, Vi­gnesha (17). «In Giappone viene chiamato Binayaka ed è adorato in un modo estremamente esoterico. Lo si rappresenta in genere mentre si unisce a una dea. Le sculture giapponesi che lo raffi­gurano non devono essere alte più di 18 cm. e vengono accurata­mente nascoste al pubblico. Binayaka e la sua compagna sono chiamati con un solo nome, Shoten, e si crede rappresentino il realizzarsi dell&#8217;illuminazione» (18).</p>
<p style="text-align: justify;">Il culto di Ganesha è molto vivo e diffuso ancor oggi in India, soprattutto nel Maharastra, grazie anche all&#8217;azio</p>
<p style="text-align: justify;">ne del <em>Lokamaya</em> B. G. Tilak (19), che seppe rinvigorirlo in un periodo in cui &#8211;  per colpa anche di quegli indù formati al pensiero moderno, scettico ed evoluzionista (20) &#8211; cominciava ad essere trascurato (21) e che sotto la sua protezione mise il movimento di liberazione (22).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=887750840X"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/canonebuddhista.bmp" border="0" alt="Pio Filippani Ronconi, Canone buddhista. Discorsi brevi" /></a>Normalmente viene considerato un culto relativamente recen­te che ha avuto particolare fioritura nel X secolo dell&#8217;era volgare. La <em>Ganapati Upanisad</em>, benché sia detta comunemente anche <em>Atharvasirsa Up.</em> («testa dell&#8217;<em>Atharvaveda</em>», cioè da recitarsi pri­ma dell&#8217;<em>Atharvaveda</em>), solitamente non viene inserita tra le <em>Upanisad vediche</em>, ma compresa con quelle <em>settarie</em> (23). La setta dei <em>ganapatya</em> (24) è molto antica (precedente il VI secolo) ed indi­vidua in Ganesha il Dio supremo:</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>OM</em>! Onore a te, che sei Ganapati! Tu sei [la formu­la] &#8216;Questo sei tu&#8217; resa visibile. Tu solo sei il creatore. Tu solo sei il conservatore. Tu solo sei il distruttore. Tu solo sei [la formula] &#8216;Tutto questo universo è Brahman&#8217;. Tu sei l&#8217;Atman reso visibile, per sempre! ».</p>
<p style="text-align: justify;">«[Dicendo ciò,] io esalto l&#8217;ordine cosmico, io esalto la verità» (25).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, il culto di Ganesha non si è mai limitato alle devozioni settarie, egli è sempre stato una delle divinità più conosciute e venerate, essendo la sua benevolenza requisito indispensabile per intraprendere qualunque azione, e non ha conosciuto neanche li­miti geografici essendosi diffuso in molti paesi dell&#8217;Asia orienta­le (26). Nel VI secolo si stabilizza il culto domestico quotidiano della <em>puja</em> (rito che ricorda quello romano dedicato ai lari fami­liari) rivolto a cinque divinità: Vishnu, Shiva, Surya (il Sole), Parvati, Ganesha (27).</p>
<p style="text-align: justify;">Molto verosimilmente è in <em>Brhaspati</em> o <em>Brahmanaspati</em> (28) (cioè il &#8216;Signore del <em>brahman</em>&#8216;, della parola o formula sacra, piena di magica potenza, preghiera o incantesimo operante sugli dèi e su ogni essere) (29), il dio vedico della saggezza, che va identificato Ganesha &#8211; anche se non avente attributi elefantini &#8211; essendo stato il primo indicato con la qualifica di <em>ganapati</em> in un inno del <em>Rg-veda</em> (30).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-835" style="float: left; border: 0; margin: 10px;" title="ganesh-full" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ganesh-full-216x300.jpg" alt="Ganesha" width="216" height="300" /><strong><em>Simbolismo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, il culto di Ganesha è diffuso in tutta l&#8217;Asia sud-orientale, soprattutto perché è il dio che rimuove o di­strugge gli ostacoli.</p>
<p style="text-align: justify;">«Onore al figlio di Shiva, a colui che è l&#8217;immagine della gra­zia!»(31). Questa affermazione può sembrare dapprima grotte­sca, ma in realtà così non è: infatti Ganesha rappresenta l&#8217;unità tra il microcosmo &#8211; il corpo umano &#8211; ed il macrocosmo &#8211; la te­sta elefantina (32). La sua figura intera «è la personificazione del­l&#8217;unione Cielo-Terra, cioè l&#8217;Androgino» (33), rappresentando ov­viamente una riconciliazione degli opposti (polarità), che viene sottolineata «dal fatto che egli associa alla sua persona due ani­mali mortalmente nemici: il topo (34) (suo veicolo) ed il serpen­te (uno buttato sul petto e l&#8217;altro che gli cinge la vita)» (35).</p>
<p style="text-align: justify;">Ganesha personifica il Saggio perfetto (il <em>filius philosophorum</em> o l&#8217;<em>homo major</em> della tradizione alchemica) «in quanto somma del principio maschile della consapevolezza ctonia (Shiva) e del principio femminile della consapevolezza ctonia (Parvati)» (36). Egli ha due mogli: Siddhi (successo) e Buddhi (intelligenza) (37). Si tenga presente che non si tratta di una stessa <em>shakti</em> che assume nomi diversi a seconda dei miti e/o del variare dei nomi di Ganesha stesso, ma proprio di bigamia: le due distinte mogli vengono contemporaneamente rappresentate ai lati del &#8216;Grande Dio&#8217; (38); infatti esse ne sottolineano alcune caratteristiche (39).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Giano e Ganesha</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ganesha è stato spesso avvicinato al romano Giano (40): am­bedue sono invocati per primi nei riti delle rispettive <a title="Religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religioni</a>. Ancora oggi nelle cerimonie per le costruzioni di nuove case o per l&#8217;inaugurazione di nuovi negozi o all&#8217;inizio di ogni lavoro, ma sa­rebbe più giusto dire all&#8217;inizio di ogni impresa, il pio indù invoca Ganesha. Anche i libri solitamente cominciano con un&#8217;invocazio­ne di saluto a Ganesha, sia perché rimuove gli ostacoli, sia perché è maestro dell&#8217;ispirazione letteraria (si dice che fu lui a dettare a Vyasa il <em>Mahabharata</em>) (41).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=7438&amp;pn=76"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/bhagavadgita.bmp" border="0" alt="Swami Sivananda, La bhagavad gita. Traduzione integrale dal sanscrito e commento" /></a>Ambedue le divinità hanno un legame rituale con i dolci (42).</p>
<p style="text-align: justify;">Riferendosi alla bifrontalità di Giano è stato giustamente evi­denziato «che anche presso popoli dalle diverse sedi e dai diversi tipi o stili di civiltà il non completo antropomorfismo è sempre stato segno di primordialità» (43); parallelamente per il volto di Ganesha è da tenere presente che «nella terminologia brahmani­ca, la parola <em>gaia</em> (elefante) viene interpretata come &#8216;conoscenza delle origini&#8217; » (44).</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo volto, quello nascosto di Giano, simbolicamente corri­sponde al terzo occhio, frontale ed invisibile, di Ganesha.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ganesha, Skanda (e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Scarsissimi sono i rapporti tra Ganesha e Skanda (o Kartti­keya) e si limitano al periodo della loro gioventù: alcune raffigu­razioni popolari dei fratelli celesti in preghiera (45); una scherzo­sa sfida voluta da Shiva per verificare chi fosse il più veloce a girare attorno alla Terra (46). Nonostante ciò, <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">Guénon</a> avvalora la sua discutibilissima tesi (47) della dipendenza degli Kshatriyas dai Brahmani affermando che questa è rappresentata «con la figura di <em>Skanda</em>, il Signore della guerra, che protegge la medita­zione di Ganesha, il Signore della conoscenza» (48), il quale ol­tretutto di detta protezione non ha assolutamente bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, Ganesha riunisce in sé caratteristiche sia regali-guerriere che sacerdotali-contemplative e ciò &#8211; per usare un&#8217;espressione del Dumézil (49) &#8211; riflettendo uno stato di cose che doveva essere quello della preistoria arya.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p><em>Articolo pubblicato in «Arthos», XV, 30, pp. 246-253. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(1) <em>Ganapati Upanisad</em>, in <em>Upanisad</em> a cura di C. della Casa, UTET, Torino 1976, p. 521.</p>
<p style="text-align: justify;">(2) WISTERNITZ nel suo studio sul <em>Mahabharata</em> cit. da A. MORRETTA, <em>Gli Dei dell&#8217;India</em>, Longanesi &amp; C., Milano 1966, p. 200.</p>
<p style="text-align: justify;">(3) Anche Ganesa ovvero Ganesh a seconda della trascrizione (abbiamo uniformato per chiarezza le trascrizioni &#8211; anche per le altre divinità &#8211; compreso nei brani riportati per estenso).</p>
<p style="text-align: justify;">(4) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>Hindu Epics, Myths and Legends in Popular Illu­strations</em>, Oxford University Press, Dolhi 1977, p. 84; A. SCHWARZ, <em>Icone indù. </em><em>Illuminazione uranica e consapevolezza ctonia</em>, in « Conoscenza Religiosa », 2, 1981, p. 167.</p>
<p style="text-align: justify;">(5) Cfr. A. ELIOT, in: M. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, J. CAMPBELL e A. FLIOT, <em>L&#8217;universo fantastico dei miti</em>, Mondadori, Milano 1977, p. 196; V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, p. 84; con leggere varianti R. FOUGÈRE, <em>Racconti e leggende dell&#8217;India</em>, S.A.I.E., Torino 1954, pp. 145-146.</p>
<p style="text-align: justify;">(6) Cfr. A.K. COOMARASWAMY, in: SUORA NIVEDITA e A. KUMARASVAMI, <em>Miti dell&#8217;India e del Buddhismo</em>, Laterza, Bari 1927, p. 238; A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 196.</p>
<p style="text-align: justify;">(7) <em>Ganapati Up.</em>, 9 (versione nostra).</p>
<p style="text-align: justify;">(8) «Il motivo delle foglie di loto appare spessissimo come piedistallo o tro­no delle immagini e, in questi casi (&#8230;) ha lo scopo di indicare la purezza e l&#8217;origine divina del soggetto rappresentato. (&#8230;) Inoltre il loto è un <a title="Simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> solare, a causa del suo intimo legame con il sole, al cui sorgere si apre per rinchiudere di nuovo i petali al tramonto» (K.B. IYER, <em>Arte indiana</em>, Mondadori, Milano 1964, p. 48).</p>
<p style="text-align: justify;">(9) Trad. in A. MORRETTA, <em>op. cit.</em>, p. 292.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-836" style="border: 0; float: right; margin: 10px;" title="ganesha" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ganesha.bmp" alt="Ganesha" /></p>
<p style="text-align: justify;">(10) R. GUÉNON, <em>Lo spirito dell&#8217;India</em>, in <em>Studi sull&#8217;induismo</em>, Basaia, Roma 1983, p. 15.</p>
<p style="text-align: justify;">(11) J. EVOLA, <em>La croce uncinata</em>, in <em>Simboli della tradizione occidentale</em>, Arthos, Carmagnola 1976, p. 102.</p>
<p style="text-align: justify;">(12) Per le altre cfr. A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, pp. 196-199; R. FOUGÈRE, <em>op. cit.</em>, pp. 147-148.</p>
<p style="text-align: justify;">(13) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, pp. 84-87 ed ill. 42.</p>
<p style="text-align: justify;">(14) Cfr. G. RONCHETTI, <em>Dizionario illustrato dei simboli</em>, Hoepli, Milano 1922, vol. 1, p. 437.</p>
<p style="text-align: justify;">(15) A.-M. ESNOUL, <em>L&#8217;induismo</em>, in: H.-Ch. PUECH, <em>Storia delle religioni</em>, Laterza, Roma-Bari 1977, vol. IV, p. 82.</p>
<p style="text-align: justify;">(16) «&#8230; i nomi sono molteplici come le vie cui si riferiscono» (R. GUÉNON, <em>Atmá-Gita</em>, in «Arthos», IX, 21, p. 15).</p>
<p style="text-align: justify;">(17) Cfr. A. BALLINI, <em>Le religioni dell&#8217;India</em>, in P. TACCHI VENTURI, <em>Storia delle Religioni</em>, UTET, Torino 1936, vol. 11, p. 132; A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 199; A. MORELLI, <em>Dei e miti</em>, E.L.I., Torino s. d., p. 251; A. MORRETTA, <em>op. cit.</em>, p. 199; A. SCHWARZ, <em>art. cit.</em>, p. 167.</p>
<p style="text-align: justify;">(18) A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 199.</p>
<p style="text-align: justify;">(19) Del quale finalmente è stata pubblicata la traduzione in italiano della fondamentale opera <em>La dimora artica nei Veda</em> (trad. di M.F. Bellisai, ECIG, Ge­nova 1986).</p>
<p style="text-align: justify;">(20) Espressione usata da A.K. COOMARASWAMY in <em>Induismo e Buddismo</em>, Rusconi, Milano 1973, pp. 13-14.</p>
<p style="text-align: justify;">(21) Cfr. R. DEL PONTE, <em>Cenni bio bibliografici su B. Gangadhar Tilak</em>, in «Arthos», XII-XIII, 27-28 (<em>La Tradizione Artica</em>), p. 27; J. VARENNE, <em>L&#8217;induismo contemporaneo</em>, in: H.-Ch. PUECH, <em>Storia delle religioni</em>, cit., vol. IV, p. 185.</p>
<p style="text-align: justify;">(22) Cfr. J. GONDA, <em>Le religioni dell&#8217;India</em>, in Storia delle religioni, UTET Torino 19716, vol. V, p. 424.</p>
<p style="text-align: justify;">(23) Cfr.  C. DELLA CASA, Introduzione a <em>Ganapati Upanisad</em><strong>, </strong>cit., p. 519.</p>
<p style="text-align: justify;">(24) I <em>ganapatya</em><strong> </strong>come segno distintivo si disegnavano un cerchio di color rosso sulla fronte. Ad essi era consentito l&#8217;uso del vino (cfr. A.-M. ESNOUL, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 134).</p>
<p style="text-align: justify;">(25) <em>Ganapati Up.</em><strong>, </strong>1-2, trad. C. della Casa.</p>
<p style="text-align: justify;">(26) Cfr. K.B. IYER, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 69.</p>
<p style="text-align: justify;">(27) Cfr. A.-M. ESNOUL, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 103.</p>
<p style="text-align: justify;">(28) «Il primo dei due nomi occorre circa 120 volte, il secondo circa 50. Il dio ha 11 inni» (V. PAPESSO, <em>Introduzione</em><strong> </strong>a <em>Inni del Rgveda</em><strong>, </strong>Ubaldini, Roma 1979, p. 53 n. 91).</p>
<p style="text-align: justify;">(29) V. PAPESSO, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">(30) Cfr. A.-M. ESNOUL, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 133. L&#8217;inno dovrebbe essere il 23 del II ci­clo, che nella trad. del Papesco (cit. p. 115) così recita: «Te caposchiera delle schiere&#8230;».</p>
<p style="text-align: justify;">(31) <em>Ganapati Up</em>., 10, trad. cit.</p>
<p style="text-align: justify;">(32) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, p. 84; A. ELIOT, <em>op. cit</em>., p. 199.</p>
<p style="text-align: justify;">(33) A. SCHWARZ, <em>art. cit.</em>, p. 168.</p>
<p style="text-align: justify;">(34) «Perché il dio cavalcava un topo? In sanscrito la parola <em>musa</em>, che si­gnifica topo, proviene dalla radice <em>mus</em>, che significa rubare. Il topo ruba ciò che piace alla gente, senza curarsi del fatto che possa essere buono o cattivo. In questo modo egli assomiglia all&#8217;elemento inesplicabile e inconoscibile che è in ciascuno di noi e che risiede in quello che chiamiamo &#8216;intelletto&#8217;. Da noi si sprigiona, senza farsi notare, una segreta forza mentale, che assimila l&#8217;essenza della nostra propria esperienza. Secondo i dotti commentatori, questo essere simile a un topo altri non è che l&#8217;aspetto divino di ciascun essere umano» (A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 199).</p>
<p style="text-align: justify;">(35) A. SCHWARZ, <em>art. cit.</em>, p. 168; Cfr. A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 199.</p>
<p style="text-align: justify;">(36) A. SCHWARZ, <em>art. cit.</em>, p. 167; vedi V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, ill. 41, p. 85.</p>
<p style="text-align: justify;">(37) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, p. 87; A. MORELLI, <em>op. cit</em><strong>., </strong>p. 251.</p>
<p style="text-align: justify;">(38) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit</em><strong>., </strong>ill. 42, p. 86.</p>
<p style="text-align: justify;">(39) «<em>Siddhi.</em><strong> </strong>Compimento, realizzazione. Le <em>siddhi</em><strong> </strong>sono anche i poteri magici». «<em>Buddhi.</em><strong> </strong>Potere individuante ma ancora libero da ogni particolare deter­minazione o individuazione. Forza intellettuale determinatrice superindividuale» (J. EVOLA, <em>Lo yoga della potenza</em><strong>, </strong>Mediterranee, Roma 1968, <em>glossario</em><strong>, </strong>pp. 282 <em>e </em>278).</p>
<p style="text-align: justify;">(40) Anche <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">Guénon</a> accenna in alcuni scritti ad un rapporto fra Giano e Ga­nesha (cfr. <em>Alcuni aspetti del simbolismo di Giano</em><strong> </strong>ed <em>Il geroglifico del Cancro</em> nella raccolta: <em>Simboli della Scienza sacra</em><strong>, </strong>Adelphi, Milano 1975, pp. 122, 123; <em>Il Re del mondo</em><strong>, </strong>Atanor, Roma s. d., pp. 24-25), ma quando deve<em> </em>collegare alcuni aspetti di Giano con la tradizione indù deve scomodare Shiva anche quando po­trebbe riferirsi a Ganesha (cfr. <em>Alcuni aspetti&#8230;</em><strong>, </strong>cit. e <em>Il simbolismo solstiziale </em><em>di Giano</em><strong>, </strong>in <em>Simboli&#8230;</em><strong>, </strong>cit., pp. 119, 212).</p>
<p style="text-align: justify;">(41) Cfr. A. BALLINI, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 132; R. FOUGÈRE, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 146; W. JO­NES, <em>The Concept of Gods in Ancient World</em><strong>, </strong>Eastern Book Linkers, Delhi 1983, pp. 21-24; A. MORRETTA, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 198; V.G. VITSAXIS, <em>op. cit</em>.,<strong> </strong>p. 87.</p>
<p style="text-align: justify;">(42) Per Giano cfr. M.E. MIGLIORI, <em>Il calendario romano dalle Origini al </em><em>Pontificato di Augusto</em><strong>, </strong>estratto da «Arthos» (IX-X, 22-24), Genova 1981, p. 20; per Ganesha cfr. A. ELIOT, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 196 <em>e </em>R. FOUGÈRE, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 147.</p>
<p style="text-align: justify;">(43) R. DEL PONTE, <em>Dei e miti italici</em><strong>, </strong>ECIG, Genova 1985, p. 56.</p>
<p style="text-align: justify;">(44) A. MORRETTA, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 200.</p>
<p style="text-align: justify;">(45) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 87.</p>
<p style="text-align: justify;">(46) «Skanda partì subito velocissimo. Il giovane guerriero si allontanò. Ganapati invece lemme lemme<em> </em>e allegramente camminò attorno ai genitori; camminare attorno ai propri genitori, spiegò, è<em> </em>come camminare attorno alla stessa Terra. Skanda arrivò veloce come il fulmine, ansante e sudato; ma il grassoccio Ganapati era già stato proclamato vincitore» (A. ELIOT, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 200).</p>
<p style="text-align: justify;">(47) «La contemplazione è<em> </em>un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> specificamente religioso-sacerdotale, mentre l&#8217;azione è il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> del guerriero e del re».</p>
<p style="text-align: justify;">«Detto questo, dobbiamo rifarci ad un insegnamento che <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">Guénon</a> stesso riferisce in più di una occasione, cioè che questa dualità di dignità non esisteva all&#8217;inizio: i due poteri erano assorbiti in un vertice che era ad un tempo regale e sacerdotale. L&#8217;antica Cina, il primo periodo ariano indù, l&#8217;Iran, la Grecia ar­caica, l&#8217;Egitto, la Roma delle origini e<em> </em>poi la Roma imperiale, il Califfato, e così via, tutte civiltà che parlano di ciò. E&#8217; come risultato di regressione e degenera­zione che le due dignità si separarono e furono spesso perfino in lotta, come effetto di un reciproco disconoscimento. Ma stando così le cose, nessuna delle due direzioni può reclamare l&#8217;assoluta priorità sull&#8217;altra. Tutta e due sono sorte nella stessa maniera e tutte e<em> </em>due si sono allontanate molto dall&#8217;ideale originale e dallo stato tradizionale: e se noi avessimo come proposito la restaurazione, sotto qualche forma di questo vertice, ognuno dei due elementi, quello sacerdotale-contempia­tivo, o quello guerriero-attivo, potrebbe essere preso come pietra di fondamento e punto di partenza. In tal caso l&#8217;azione non dovrebbe essere certo interpretata in senso moderno, ma in senso tradizionale, quello della <em>Bhagavad-Gita</em><strong>, </strong>o nello <em>Jihad</em><strong> </strong>islamico, o negli ordini ascetici di cavalleria del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo" target="_self">Medio Evo</a> occidentale. L&#8217; &#8216;equazione personale&#8217; di <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">Guénon</a> gli ha impedito di dare un adeguato ricono­scimento di tutto ciò, e<em> </em>lo ha condotto ad attribuire un&#8217;importanza esclusiva al punto di vista dell&#8217;azione subordinata alla contemplazione. E questa visione uni­laterale non è senza conseguenze per il problema della possibile ricostruzione dell&#8217;Occidente» (J. EVOLA, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, Oriente e Occidente</em><strong>, </strong>in <em>Oriente e Oc<strong>­</strong>cidente</em> <em>(Saggi vari)</em>, La Queste, s. 1. 1984, p. 55).</p>
<p style="text-align: justify;">(48) R. GUÉNON, <em>Lo spirito dell&#8217;India</em><strong>, </strong>in <em>Studi sull&#8217;induismo</em><strong>, </strong>cit., p. 14, ov­vero in <em>La metafisica orientale</em><strong>, </strong>All&#8217;insegna del Veltro, Parma 1986 (ennesima ri­stampa anastatica di quella di Napoli 1950), p. 44.</p>
<p style="text-align: justify;">[Quando questo nostro scritto era già pronto, ci è capitato di leggere che lo studio di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> qui indicato viene considerato «fondamentale» (E. CASTORE, recensione a R. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, <em>La<strong> </strong>metafisica orientale</em>, in «Orion», IV, 30, marzo 1987, p. 197). Siccome non ci risulta che anche questa nuova edizione, come al solito, sia stata arricchita da qualche apparato critico, ogni ulteriore commento rimane superfluo].</p>
<p style="text-align: justify;">(49) Usata in riferimento a <em>Brhaspati</em><strong> </strong>in<strong> </strong><em>Mito e epopea. La terra alleviata</em><strong>, </strong>Einaudi, Torino 1982, p<em>. </em>183.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ganesha-il-signore-della-conoscenza.html' addthis:title='Ganesha, il signore della conoscenza ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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