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	<title>Centro Studi La Runa &#187; fumetti</title>
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		<title>Perché Tex Willer piace tanto agli italiani?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 16:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tex piace perché costituisce la rivolta dell’uomo medio contro il potere gaglioffo; la rivolta dell’uomo di buon senso contro le assurdità della macchina sociale, le degenerazioni delle istituzioni e contro le spietate conseguenze delle leggi economiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/perche-tex-willer-piace-tanto-agli-italiani.html' addthis:title='Perché Tex Willer piace tanto agli italiani? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6401" style="margin: 10px;" title="tex" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tex.jpeg" alt="" width="208" height="208" />Sono ormai più di sessant’anni che Tex Willer cavalca felicemente sulle sconfinate praterie della nostra fantasia, ossia da quell’ormai lontano 1948 allorché &#8211; l’Italia era uscita da poco, e con tutte le ossa rotte, dalla tragica esperienza della seconda guerra mondiale e da quella, se possibile ancor più tragica, della guerra civile &#8211; balzò fuori, in sella al fedele Dinamite, da un’idea dello sceneggiatore Gian Luigi Bonelli e dalla penna del disegnatore Aurelio Galeppini.</p>
<p style="text-align: justify;">Sessantadue anni sono davvero un bel record, specialmente in un mondo evanescente come quello dei giornalini a fumetti, dove sovente imperversano le mode e le testate proliferano in fretta, ma altrettanto velocemente scompaiono, dopo una carriera più o meno gloriosa, più o meno effimera; e senza dimenticare la proverbiale incostanza del pubblico italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto si consuma in fretta, in Italia, tranne la passione per la pizza, per la mamma e per la squadra del cuore; un fumetto che oltrepassa trionfalmente i sessant’anni di vita è, dunque, qualcosa di assolutamente eccezionale, come lo è un governo che giunga sino al termine della propria legislatura o, se si preferisce il paragone, come un professionista o un commerciante che non dichiarino un reddito simile a quello di un operaio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8403" title="el-paso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/el-paso.jpeg" alt="" width="225" height="225" />Un “re” dei fumetti come il mitico ranger Tex Willer, insieme ai i suoi inseparabili <em>pards</em> Kit Carson, l’indiano Tiger Jack e il figlio Kit, non regna per un tempo così lungo senza avere dei meriti speciali, che ne spieghino la longevità e ne giustifichino l’inalterato favore del pubblico: pubblico che non comprende solo i giovani lettori, ma anche quelli meno giovani, il più delle volte divenuti suoi fedeli ammiratori dopo un colpo di fulmine adolescenziale e rimasti poi tali attraverso lo scorrere degli anni e l’avvicendarsi delle generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessimo azzardare un paragone con la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> o con la televisione &#8211; perché sia chiaro che «Tex» è un fumetto di alta qualità e, nel suo genere, teme ben pochi confronti -, quello a nostro avviso più adeguato sarebbe con il personaggio creato da Georges Simenon, l’altrettanto mitico ispettore Maigret, portato dal libro al piccolo schermo nella interpretazione di diversi bravi attori, fra i quali spicca quella indimenticabile di Bruno Crémer (ce ne siano già occupati nell’articolo <a title="Quell'ispettore così solidamente borghese che finiamo per amare anche nostro malgrado" href="http://www.centrostudilaruna.it/lamendola-maigret.html"><em>Quell’ispettore così solidamente borghese che finiamo per amare anche nostro malgrado</em></a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/tex-collezione-artisti-italiani/9850" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8404" style="margin: 10px;" title="tex-collezione-artisti-italiani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tex-collezione-artisti-italiani.jpg" alt="" width="200" height="266" /></a>La domanda che sorge spontanea e inevitabile, pertanto, è quali siano questi meriti speciali che il nostro eroe del West dalla pistola facile e dalla battuta non meno fulminante possiede ed esibisce, con grinta da autentico mastino ma, al tempo stesso, con sfoggio disinvolto di una notevole dose di <em>humour</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, la risposta non sta solamente nelle doti intrinseche del fumetto e del personaggio, ossia nel fascino delle storie, nella bravura dei disegnatori (oltre a Galleppini, i vari Letteri, Civitelli, Muzzi, Nicolò e, qualche volta, Gamba), insomma nelle doti che appartengono specificamente a lui, ai suoi amici e avversari, ai paesaggi, alle ambientazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">No: il fascino di Tex Willer, ranger dalla pistola implacabile e capo bianco della tribù dei Navajos, nonché loro agente governativo, ha anche a che fare, e forse soprattutto, con il pubblico al quale si rivolge, o meglio, con la situazione sociale propria di quel pubblico: in altre parole, con l’Italia quale fenomeno sociologico, culturale, spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo dire, con questo, che la fama di Tex sia qualcosa di esclusivamente provinciale: non più di quanto &#8211; ad esempio &#8211; lo sia, in Francia, il fumetto di «Asterix»; ma è indubbio che qualsiasi cosa, in Italia, per riuscire a durare più di quanto sia durato il potere di Andreotti, deve possedere delle radici profonde nell’animo delle persone comuni, nel loro diffuso modo di sentire, di sperare, di temere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, questo elemento in possesso di Tex Willer è, a nostro avviso, la lotta senza quartiere, energica, perfino spietata, non solo contro ogni forma di ingiustizia, ma specificamente contro le ingiustizie dei potenti, degli arroganti, dei “pezzi grossi”, dei “politicanti” e di ogni sorta di mascalzoni altolocati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/tex-collezione-artisti-spagnoli/9853" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8405" style="margin: 10px;" title="tex-collezione-artisti-spagnoli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tex-collezione-artisti-spagnoli.jpg" alt="" width="200" height="257" /></a>In questo senso, la funzione svolta da Tex, nell’immaginario dei suoi lettori, è quella del giustiziere, per interposta persona, delle loro quotidiane frustrazioni, alle prese, come essi sono, con un capufficio stupido e insolente, con un impiegato pubblico scortese e presuntuoso, o &#8211; peggio &#8211; con il mondo anonimo, ma ancor più opprimente e prevaricante, delle banche, dell’amministrazione pubblica, delle mille e mille disfunzioni e lungaggini dello Stato, oltre che con la rapace avidità del sistema fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cittadino che si sente impotente ed inerme davanti ad una municipalità che non sa nemmeno smaltire i rifiuti, ad una provincia o una regione che non assicurano neppure un minimo di efficienza nella viabilità stradale, ad uno Stato che gli centellina avaramente i diritti mentre gli fa pesare come un macigno i doveri, con borbonica ottusità e con predace insaziabilità, si vede, per così dire, “vendicato” dal pistolero infallibile, mosso da un senso elementare, ma rigoroso, dell’onestà e della giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">I nemici più caratteristici di Tex Willer, infatti, non sono gli Indiani che escono dalle riserve a caccia di scalpi o i piccoli fuorilegge, ma i grossi trafficanti d’armi e di <em>whisky</em>, gli sceriffi corrotti, i maggiori dell’esercito imbecilli, i banchieri senza scrupoli, i disonesti proprietari dei grandi allevamenti bovini, gli avvocati cialtroni che difendono le cause più losche ed i boss della malavita che agiscono dietro una facciata di apparente rispettabilità, mentre intrallazzano sottobanco con i peggiori elementi della società e si servono, per spianarsi la strada, della pistola e del coltello di un qualsiasi sicario a pagamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Davanti ai “pesci piccoli”, alla bassa manovalanza dei grossi criminali, Tex è disposto a chiudere un occhio e a concedere loro una via di scampo, beninteso a patto che spariscano dalla circolazione, dopo aver vuotato il sacco con tutte le informazioni relative ai loschi traffici dei loro padroni e mandanti; ma nei confronti di questi ultimi non concede mai quartiere, non si accontenta mai di mezze soluzioni: li spazza via dalla faccia della terra, letteralmente: li spedisce dritti davanti a un tribunale che li impiccherà per direttissima, oppure ci pensa lui stesso &#8211; poco fiducioso nella giustizia umana &#8211; a procurar loro &#8211; come usa dire con pesante senso dell’umorismo &#8211; un domicilio permanente sotto un buon metro di terra fresca.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/non-son-degno-di-tex/9852" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8406" style="margin: 10px;" title="non-son-degno-di-tex" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/non-son-degno-di-tex.jpg" alt="" width="200" height="312" /></a>Questo è l’aspetto più simpatico della sua crociata contro il Male; perché, diversamente, essa lo renderebbe forse un tantino lugubre, sulla falsariga di un Solomon Kane; perché tutti i giustizieri finiscono per annoiare e persino per disgustare, per quanto possiedano doti di ironia e amino i grandi boccali di birra fresca e le enormi bistecche al sangue contornate da montagne di patatine fritte (tale è l’invariabile menu che Tex e Carson ordinano sedendosi a tavola e c’è da chiedersi in che stato sia il loro fegato, per non parlare dei denti e dell’alito, dopo anni ed anni di quella alimentazione).</p>
<p style="text-align: justify;">A ben guardare, è proprio questo l’aspetto che rende così irresistibilmente simpatico il commissario Maigret, nonostante i suoi evidenti limiti di borghese benpensante e, probabilmente, alquanto conservatore: l’istintiva solidarietà con gli umili, l’istintiva benevolenza verso i piccoli; e, viceversa, l’altrettanto istintiva avversione per i potenti che fanno cattivo uso del loro denaro, delle loro amicizie, dei loro privilegi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tex piace perché costituisce la rivolta dell’uomo medio contro il potere gaglioffo; la rivolta dell’uomo di buon senso contro le assurdità della macchina sociale, le degenerazioni delle istituzioni e contro le spietate conseguenze delle leggi economiche.</p>
<p>Lui e i suoi amici sono sempre al fianco dei piccoli allevatori contro i grandi <em>rancheros</em>; delle tribù indiane sfruttate da agenti disonesti e da cinici contrabbandieri; dei coloni che viaggiano sui loro Conestoga, contro le insidie delle guide disoneste e dei commercianti che vogliono derubarli, servendosi di rinnegati e di pellerossa alcolizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo modo di fare è diretto, aggressivo fino alla brutalità: ci prova gusto, anzi, a provocare gli avversari, per poterli poi subito gonfiare di formidabili cazzotti e, se non basta, di piombo caldo; si vanta addirittura di procurare lavoro incessante ai becchini di tutto il West.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/come-tex-non-ce-nessuno/9851" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8407" style="margin: 10px;" title="come-tex-non-ce-nessuno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/come-tex-non-ce-nessuno.jpg" alt="" width="200" height="311" /></a>I malcapitati che passano per le sue mani rimediano delle battute formidabili («neanche tua madre ti potrà più riconoscere, dopo che avrò terminato», oppure: «ti farò sputare la dentiera dalla parte dei calzini», dice loro, con sadico sarcasmo, fra un cazzotto e l’altro), quando non vanno a finire direttamente in una fossa scavata di fresco; ma il massimo piacere che si riserva è quello di far volare dalla finestra del loro ufficio i banchieri corrotti, i proprietari di alberghi e di <em>saloon</em> che spadroneggiano nei paesi, e &#8211; qualche volta &#8211; i generali gallonati imbevuti di pregiudizi razzisti e di ottusità militaresca, venuti da West Point a caccia di gloria facile, massacrando qualche inerme tribù di pellerossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Pregiudizi razziali, in teoria, Tex non ne ha; egli si schiera sempre dalla parte della giustizia, senza guardare al colore della pelle: questo, tuttavia, non gli impedisce di gratificare i negri, i cinesi o gli indiani, quando sono dei cattivi, di epiteti ingiuriosi dal sapore inequivocabilmente xenofobo, quali “sacco di carbone”, “scimmia gialla” o “verme rosso”, di solito ingentilito da qualche ulteriore aggettivo, che varia da “brutto”, a “lurido” a “miserabile”: il tutto mentre li demolisce a pugni o fracassa loro la testa con il calcio di un Winchester o, magari, mentre li crivella di proiettili come altrettanti colabrodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, è talmente noto che lui non ha pregiudizi etnici ed è talmente lampante la sua imparzialità nello spedire al Creatore i cattivi, che può anche permettersi di sfogare un bel po’ di malumore razzista, non risparmiandoci nemmeno frequenti discorsetti edificanti, nei quali tesse le lodi della tolleranza e celebra il valore della umana comprensione; e ciò, magari, sul cadavere ancora caldo di qualche cattivo soggetto che ha appena fatto fuori o, nel migliore dei casi, sul suo corpo fracassato dalle botte e ridotto ad un autentico rottame.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa filosofia della giustizia fai-da-te, pronta e inesorabile come la mano del Signore, se, da un lato, si riconnette chiaramente alle matrici puritane e calviniste dell’epopea <em>western</em>, dall’altra è, almeno al livello dei desideri inconsci, molto, ma molto italiana, anzi, tipicamente italiana; e costituisce il caratteristico “transfert” del nostro popolo di fronte all’incomprensibilità e alla violenza di una controparte pubblica che viene percepita come apertamente o implicitamente pericolosa, intollerabile, nemica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ruolo del genere svolgevano i “pupi” del teatro siciliano, le maschere della Commedia dell’Arte, e &#8211; più recentemente &#8211; certi antieroi dell’avanspettacolo e del piccolo e grande schermo, per non parlare dei comici e dei disegnatori satirici: tutte incarnazioni dell’eterno <em>transfert</em> della nostra gente che, abituata da secolari scoraggiamenti a subire le prepotenze dei “grandi”, come i contadini del Lago di Como davanti a Don Rodrigo, da sempre si consola delegando le sue vendette immaginarie a qualche personaggio di fantasia.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, Tex Willer che riempie di botte qualche odioso ed azzimato padreterno di provincia, dopo aver reso innocui a modo suo i gorilla che gli guardavano le spalle, non è che la versione esotica e avventurosa di Brighella che prende a randellate il dottor Balanzone o qualche ricco e antipatico personaggio, esorcizzando così la frustrazione del pubblico e fornendo un surrogato fantastico alla sua delusa sete di giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo &#8211; giova ripeterlo -, con questa interpretazione del successo di Tex, sminuire i suoi meriti intrinseci, che sono notevoli, sia per quanto riguarda la sceneggiatura delle sue innumerevoli avventure, sia per ciò che riguarda la qualità del tratto grafico. Vogliamo dire soltanto che, in quel così prolungato successo, c’è anche dell’altro; qualcosa che, probabilmente, un tedesco, un francese o un inglese stenterebbero a capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, in un Paese ove la legge fosse presa sul serio da tutti i cittadini e lo Stato non fosse visto come il nemico da cui difendersi, ma come il luogo del bene comune; dove non imperversassero i particolarismi campanilistici, la corruzione sistematica, la malavita organizzata; dove la legge proteggesse i cittadini onesti e non i lestofanti, forse un tipo come Tex perderebbe un poco del suo smalto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tex è un eroe che agisce in circostanze eccezionali: là dove la legge stenta a farsi strada, dove c’è il rischio che i delitti rimangano impuniti e che i mascalzoni la facciano franca; in un Paese serio e bene amministrato, che ci starebbe a fare?</p>
<p style="text-align: justify;">«Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi», dice una sentenza popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Già: un popolo che, anche recentemente, ha avuto uomini come Falcone e Borsellino; e che, forse, non se li meritava.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/perche-tex-willer-piace-tanto-agli-italiani.html' addthis:title='Perché Tex Willer piace tanto agli italiani? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tarzan, l&#8217;eroe che affascinò Dino Buzzati</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 22:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Una panoramica sul personaggio creato da Edgar Rice Burroughs e sulla storia del suo successo nella narrativa, nel cinema e nei fumetti nel Novecento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tarzan-leroe-che-affascino-dino-buzzati.html' addthis:title='Tarzan, l&#8217;eroe che affascinò Dino Buzzati '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_3430" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-3430" title="burroughs" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/burroughs.jpg" alt="burroughs" width="200" height="253" /><p class="wp-caption-text">Edgar Rice Burroughs</p></div>
<p style="text-align: justify;">Qual è la ragione del successo di Tarzan, il notissimo personaggio nato dalla fantasia dello scrittore americano Edgar Rice Burroughs, nel lontano 1912? Sicuramente si deve parlare di ragioni al plurale, attinenti e al messaggio custodito nei modi e nel tipo alla Tarzan e al mezzo utilizzato per la sua diffusione. Detto con parole semplici, “dentro” Tarzan stanno alcuni modelli mentali molto in voga soprattutto dalla fine dell’Ottocento. Quello individuale relativo all’uomo occidentale, re e dominatore, sempre e ovunque, e quello sociale riguardante una alternativa selvaggia, con regole e modelli propri, alla società cosiddetta civile. Ma stanno anche, senz’altro, un’immagine genuina an orché misteriosa e per certi versi vincente della natura, un richiamo decisamente libertario e l’archetipo del supereroe. Dell’eroe per caso (non per sua volontà), che lotta anche per rimarginare ferite risalenti alla propria infanzia. Un passato senza luce, o un’esperienza terribile, è quasi sempre caratteristica essenziale del supereroe, come ha scritto bene Giancarlo De Cataldo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nel 1971 l’editore Giunti pubblicò in una serie i romanzi di Tarzan in italiano, a introdurli fu <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/dino-buzzati" target="_blank">Dino Buzzati</a></span>. «Ora – scriveva lo scrittore – nella pagina scritta Tarzan mi sembra un personaggio più interessante e persuasivo che sullo schermo». E <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/dino-buzzati" target="_blank">Buzzati</a></span> confrontava l’eroe della giungla con altri modelli, come Achille, Sigfrido e Superman. «Esiste infatti – spiegava – una categoria di eroi meno protetti dagli dèi, ma molto più umani e simpatici, come appunto il nostro. Va da sé che in un modo e nell’altro avrà sempre partita vinta, che finirà sempre per trionfare, ma ogni volta rischia la pelle e in certi casi l’avversario, prima di crollare stecchito, lo concia malamente». Il ragazzo bianco allevato da una scimmiona è, come sottolineava infine <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/dino-buzzati" target="_blank">Buzzati</a></span>, l’eroe che si fa da sé, impara da solo a leggere e scrivere in inglese per mezzo di un abededario trovato nella capanna di suo padre, riuscirà a farsi la barba con un coltello da caccia dopo aver visto come si trattavano gli europei nell’immagine di un libro: «Diventa il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> stesso della natura nelle sue manifestazioni migliori, l’eroe di una favola nutrita di ottimismo».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/tarzan-e-i-gioielli-di-opar/4247" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3429" style="margin: 10px;" title="tarzan-opar" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tarzan-opar.jpg" alt="tarzan-opar" width="200" height="299" /></a>Per Tar-zan (che significherebbe “pelle bianca”), piccolo-Lord e naufrago inglese, si è trattato di sopravvivere tirato su dalla scimmia Kala, fino a diventare l’amato e temuto re della giungla. Ma in Tarzan c’è anche un po’ di Romolo e Remo e della loro lupa, nonché di Mowgli il cucciolo d’uomo allevato dai lupi, protagonista dei racconti di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/rudyard-kipling" target="_blank">Rudyard Kipling</a></span>. Umberto Eco lo ha perfino paragonato a Ercole. Quello di Burroughs è, appunto, il regno dell’assoluta e della straordinaria fantasia (l’autore aveva, peraltro, debuttato con un romanzo dal titolo assai significativo: <em>Sotto le lune di Marte</em>). Anche per questo, dunque, Tarzan ha avuto accesso alle stanze, un po’ labirintiche, dei giovani sognatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qui veniamo ai mezzi utilizzati per la sua diffusione, grazie ai quali l’eroe si trasforma in uno delle icone dell’immaginario novecentesco. Tarzan nasce come romanzo (<em>Tarzan delle scimmie</em>), pubblicato sul mensile <em>All Story</em>, precisamente nel numero speciale di ottobre del 1912. Due anni dopo il re della giungla diventa un fortunatissimo romanzo (ne seguiranno altri 27, tutti dello stesso Burroughs), nel ’18 il regista Scott Sidney lo trasforma in un film (ed è l’inizio di una lunghissima serie, più di quaranta pellicole) e nel ’29, infine, nasce il primo fumetto – come <em>daily strip</em> – che arriva in Italia nel ’34, grazie alla Mondadori, in un clima da mal d’Africa di moda in quegli anni&#8230; Nel dopoguerra, Tarzan diviene via via serie tv, cartone animato e, come sappiamo, gadget. Non possiamo, inoltre, obliare le interminabili variazioni sul tema (almeno quelle più riuscite come Jim della giungla), gli innumerevoli personaggi dei fumetti che seppero vivere di vita propria come il nostro Zagor… Insomma, ci sarebbe anche qui da farne una storia, lunga e dettagliata, che avrebbe molto a che vedere con usi, costumi e strategie commerciali dell’Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso, però, proprio per il bisogno di raccontarle quasi tutte, queste storie, a Parigi è stata organizzata una mostra dal titolo semplicissimo ma che, di per sé, vale un saggio per intero: “Tarzan!”. Una mostra curata dall’antropologo Roger Boulay per il museo della arti “primitive” del quai Branly (un museo voluto a suo tempo da Chirac), che da martedì 16 giugno sino al 27 settembre esporrà parecchio di quel po’ po’ di roba – oggetti, libri, fumetti, tavole… – che ha molto a che fare con l’universo tarzaniano, dagli inizi del ’900 fino a oggi. Diverse le sezioni dell’esposizione, 650 metri quadrati disponibili che, tuttavia, non basteranno, ha dichiarato Boulay, perché sarebbero davvero tanti gli arnesi, vecchi e nuovi, che andrebbero apparentati al signore della giungla. Per non tacere, ancora, dei cosiddetti tarzanidi cioè degli imitatori più o meno fedeli all’originale (maschi ma anche femmine). Fra questi, anche se può fare genere a sé, c’è da ricordare un Totò in grande forma nella pellicola parodistica di Mario Mattoli, <em>Tototarzan</em> (1951), con Tino Buazzelli nel ruolo del “cattivo”. La recitazione di Totò è da cineteca, bicipiti e torace, diciamolo pure, un po’ meno… Del resto, negli anni precedenti, a interpretare il Tarzan hollywoodiano era stato nientemeno che un ex campione olimpico, (e mica uno qualsiasi ma) uno dei più grandi nuotatori di tutti i tempi: Johnny Weissmuller. Letture comiche a parte, volto e fisico di Tarzan, nel grande schermo appartengono a lui: al più grande di tutti, giustamente protagonista della mostra di Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/greystoke-la-leggenda-di-tarzan-il-signore-delle-scimmie/6314" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3427" style="margin: 10px;" title="greystoke" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/greystoke.jpg" alt="greystoke" width="200" height="284" /></a>Di Weissmuller, sesto Tarzan della storia (a cominciare da quello – muto – di Elmo Lincoln, cui, peraltro, vorrà somigliare uno degli ultimi Tarzan, Christopher Lambert nell’84), si conosce parecchio, ma forse non una circostanza, che rende, certo, ancor più vasta la eco delle gesta del selvaggio (eroe africano, ma partorito dalla penna di un cittadino di Chicago, peraltro, molto inquieto): il cinque volte medaglia d’oro alle olimpiadi di Parigi (1924) e Amsterdam (1928), era nato cittadino europeo, per la precisione dell’Impero austroungarico (si chiamava: Janos Weissmüller). Nel 1905 la sua famiglia era emigrata in America quando Janos aveva solo un anno di vita. Ritiratosi presto dall’attività agonistica – imbattuto come il pugile Rocky Marciano – Big John avrebbe preso a recitare dal ’29 al ’55; e per ben 12 volte (per la precisione: dal ’32 fino al ’48), avrebbe indossato il costume di Tarzan, l’uomo scimmia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lorigine-delluomo-scimmia-tarzan/6309" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3428" style="margin: 10px;" title="tarzan-kubert" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tarzan-kubert.jpg" alt="tarzan-kubert" width="200" height="266" /></a>Se Weissmuller è il Tarzan cinematografico per eccellenza, Burne Hogarth (altro protagonista al museo delle arti “primitive”), è la firma più nota del Tarzan su carta, quello cioè dei fumetti, che ha visto, tuttavia, alternarsi nomi prestigiosi, da Harold Foster a Russ Manning l’autore degli anni ’60-70, fino a John Buscema che ha anche lavorato per Conan il barbaro, il guerriero nato negli anni Trenta dalla penna del grande Robert E. Howard. Hal Foster fu il primo autore del fumetto di Tarzan – un Lord Greystoke ancora senza le familiari nuvolette ma con affascinanti didascalie – e fu il primo a realizzare una pagina domenicale dedicata al re delle scimmie (sul <em>Sunday pages</em>). A Foster, considerato un vero e proprio maestro, si deve anche la realizzazione del personaggio del Principe Valiant, noto per essere una sorta di alter ego di re Artù. Ancora un mito dietro un altro mito, dunque. Spetta a Burne Hogarth raccogliere il testimone di Foster. Sarà lui il vero e proprio successore, malgrado il non perfetto ordine di tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Chicago come lo stesso Burroughs, Hogarth non fu solo un creatore di fumetti ma anche un gran personaggio e un teorico dell’arte di fama internazionale (i suoi lavori saranno esposti perfino al museo del Louvre). Grazie ad un tratto che ama riprendere il meglio delle tavole di Foster, le tre caratteristiche ideali di Tarzan: possanza fisica, eleganza ed agilità ai limiti del “vero”, sembrano fondersi in un’unica figura gigante (quella di Tarzan, appunto), cesellata – domenica dopo domenica e attraverso la seconda guerra mondiale – fino al 1945 a poi ancora dal ’47 al 1950. Bello, fiero e indomito, quello di Hogarh è il vero Tarzan, moderno, il supereroe che tutti avremmo sognato, almeno in gioventù. Hogarth morì 85enne ad Angouleme, quel comune francese che ospiterà la mostra sul re della giungla dopo la prima tappa parigina. In fondo, è giusto così: che l’universo immaginario di Tarzan, cioè, non abbia mai una vera fine…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal <em>Secolo d&#8217;Italia</em> di giovedì 11 giugno 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tarzan-leroe-che-affascino-dino-buzzati.html' addthis:title='Tarzan, l&#8217;eroe che affascinò Dino Buzzati ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 15:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nascita e la storia dei fumetti di Diabolik e le ragioni del loro successo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diabolik-il-nero-dei-fumetti.html' addthis:title='Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2460" style="margin: 10px;" title="diabolik" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/diabolik.jpg" alt="" width="300" height="254" />All’anagrafe ha compiuto da poco i quarantacinque anni, ma non li dimostra. Indossa come sempre una calzamaglia nera che gli copre il volto, non ha rinunciato a pericolose imprese da ladro gentiluomo e a rocambolesche fughe a bordo della mitica Jaguar E-Type. Stiamo parlando di Diabolik, una vera e propria icona del fumetto per adulti che ha appassionato generazioni di lettori, attraversando indenne mode e tendenze. Le sue storie continuano a essere presenti in edicola stampate dalla casa editrice Astorina. L’imprendibile ladro mascherato,  ricercato dal ferreo quanto leale ispettore Ginko, e da sempre fedele all’affascinante compagna Eva Kant, continua a essere protagonista di libri e di svariate iniziative. Bipitalia Ducato ha emesso da poco una carta di credito prepagata dedicata proprio all’ispettore Ginko in tiratura limitata; mentre Diabolik arriva nell’omonimo videogioco “<em>Diabolik-the original sin</em>” (Diabolik- il peccato originale) che lo vede protagonista del furto di un prezioso dipinto che sta viaggiando su un treno diretto al museo di Maryville, la città dove Diabolik risiede.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/diabolik-alba-di-sangue/5205" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2461" style="margin: 10px;" title="diabolik-alba-di-sangue" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/diabolik-alba-di-sangue-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Ma è la carta stampata a fare come sempre la parte del leone. Per la milanese Alacràn Edizioni è da poco uscito il romanzo di Andrea Carlo Cappi <a title="Diabolik. Alba di sangue" href="http://www.libriefilm.com/diabolik-alba-di-sangue/5205"><em>Diabolik, alba di sangue</em></a> che segue il precedente, sempre di Cappi, <a title="Diabolik. La lunga notte" href="http://www.libriefilm.com/diabolik-la-lunga-notte/5209"><em>Diabolik, la lunga notte</em></a>. Questa nuova storia vede Diabolik cedere al ricatto dei servizi segreti che rapiscono Eva Kant. Per salvarle la vita Diabolik dovrà tentare un furto impossibile sull’isola di Jornada affrontando da solo un intero esercito. Da qualche indiscrezione sappiamo che la fine non è propriamente scontata. Dunque l’ennesima impresa disperata per il protagonista creato a Milano dalle sorelle Angela e Luciana Giussani nel 1962, vere precorritrici del <em>comics noir</em> “made in Italy”. Diabolik nacque infatti dall’intuito di Angela, che abitava nelle vicinanze della Stazione dei treni di Cadorna e che aveva notato quanti pendolari, per ingannare il tempo, leggessero in treno. Si racconta che fece un’indagine di mercato per capire i gusti dei potenziali lettori che già allora prediligevano i gialli. Ecco come nacque il formato Diabolik, facile da leggere e da riporre in tasca. Diabolik esordì ufficialmente il 1 novembre 1962 con l’avventura dal titolo “Il re del terrore”.</p>
<p style="text-align: justify;">I connotati del personaggio erano fortemente controcorrente, antitetici ai valori comuni: spietatezza verso il prossimo e una  passione per il furto  che vede come vittime banche, famiglie facoltose o peggio altri criminali arricchitisi. Le sorelle Giussani, una volta creato il personaggio, seppero plasmarlo permettendogli di incontrare il favore di un pubblico sempre più vasto. Diabolik riuscì a ribaltare il proprio status di eroe negativo con poche, ma fondamentali accortezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Dapprima fidanzato con Elisabeth Gray, dal terzo numero in poi incontrerà la compagna della sua vita, la bionda Eva Kant, alla quale dimostrerà una fedeltà assoluta. Da qui in avanti Diabolik smorzerà la sua spietatezza, abbandonando l’iniziale ruolo di assassino e facendo di Eva anche la sua insostituibile compagna nelle imprese. Si dovrà aspettare il 1968 per ricostruire il passato di Dioabolik attraverso l’albo “Diabolik, chi sei” che lo racconta come l’unico sopravvissuto di un terribile naufragio che lo fa giungere addirittura in fasce su un’isola sperduta. I riferimenti a illustri precedenti sono numerosi e svariati: dal biblico Mosè salvato dalle acque ai genitori del futuro Tarzan che abbandonati dalla ciurma della nave che li sta portando in Africa rimangono su un’isola deserta dove moriranno dopo poco lasciando da solo il bimbo appena nato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti questi “pargoli” che sembrerebbero condannati a una fine crudele, sono invece destinati a un futuro ben preciso che noi tutti conosciamo: Mosè guiderà il suo popolo lontano dalla tirannia e Tarzan diventerà il re della giungla. Diabolik invece verrà allevato dagli uomini di King, un pericoloso malvivente che insegnerà a Diabolik tutto il suo bagaglio di esperienze criminali. Una volta adulto Diabolik fuggirà dall’isola dopo aver ucciso King e si rifugerà nel Deccan in <a title="oriente" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente">oriente</a>. Il percorso iniziatico dell’eroe non è ancora finito e segue gli schemi tipici del mondo della tradizione. Anche Diabolik incontrerà un maestro, una guida che di fatto ne sancirà un profondo cambiamento. Questo maestro non a caso si chiama Ronin, come quei samurai dell’antico Giappone, detti anche “uomini onda” che, non avendo padroni da seguire, erano guerrieri erranti; spesso si mettevano al servizio di villaggi da difendere da incursioni esterne, o ancora insegnavano al popolo le tecniche di combattimento. E sarà proprio da Ronin che Diabolik apprenderà le tecniche del <em>bushido</em>, la via del guerriero, alle quali Diabolik ricorrerà durante le sue imprese. Qui indosserà per la prima volta la calzamaglia nera, apprenderà micidiali tecniche a mano nuda e diventerà abilissimo nell’uso del coltello e nell’adottare travestimenti. In Ronin Diabolik troverà un esempio, una guida, ma il destino vuole che debba essere l’allievo a superare il maestro. Infatti Ronin e tutta la sua scuola di allievi, fatta eccezione per Diabolik, verranno massacrati da un certo Walter Dorian, peraltro sosia di Diabolik. Toccherà così a Diabolik  vendicare il maestro e i suoi amici. Dopo la morte del nemico, Diabolik ne assumerà l’identità e inizierà a viaggiare sulla sua auto, la Jaguar Type-E.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-regine-del-terrore/5207" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2462" style="margin: 10px;" title="le-regine-del-terrore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/le-regine-del-terrore.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a> Per essere nato negli anni Sessanta dalla fantasia di due sorelle, Diabolik assumeva in sé numerosi tratti interessanti che si inserivano in un’immaginario popolare attratto, ma anche intimorito da personaggi di questo tipo. Diabolik giunse infatti in un contesto fumettistico italiano in cui, poco tempo dopo, sarebbero nati personaggi anomali e a tinte fosche quali “Kriminal” e “Satanik”, ideati da Luciano Secchi, alias Max Bunker, e apparsi per la prima volta nel 1964. Con essi si rompeva definitivamente la lunga catena di eroi senza luci e ombre, personaggi che tanto piacevano ai benpensanti. Bunker iniziò a collaborare con il disegnatore Roberto Raviola, in arte Magnus. Da questa “strana coppia” qualche anno dopo nascerà Alan Ford, un personaggio <em>sui generis</em>, grafico pubblicitario di professione, ma arruolato come agente segreto in un gruppo chiamato T.N.T che riprende le iniziali dei componenti del tritolo:Tri-Nitro-Toluene. E anche i compagni di avventura di Alan Ford saranno personaggi fuori dal coro, una sorta di armata Brancaleone decisamente assortita e per nulla mossa da buone intenzioni: si va dal tedesco Grunf, ex meccanico della Lutwaffe, a Bob Rock, il Conte Oliver ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti personaggi, a cominciare da Diabolik, che hanno rischiato l’accusa di essere fascisti o comunque di essere il frutto di un pensiero di destra. Max Bunker non si dichiarò mai di destra, ma neppure lo considerò certo un marchio di “infamia” o smentì certe sue simpatie. Così come erano palesi le simpatie fasciste dell’editore Gino Sansoni, marito di Angela Giussani, che nel suo studio sfoggiava una gigantografia di Benito Mussolini. Inoltre Diabolik incarnava tutte quelle caratteristiche che piacevano all’immaginario della destra: combattività, prestanza fisica, abilità nell’uso delle armi, amore per il rischio e le imprese azzardate.  Nonostante questo il pubblico ne sancì il successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche mese è uscito un libro per le edizioni BD scritto a due mani da Davide Barzi e Tito Faraci intitolato <a title="Le regine del terrore" href="http://www.libriefilm.com/le-regine-del-terrore/5207"><em>Le regine del terrore. Angela e Luciana Giussani. Le ragazze della Milano bene che inventarono Diabolik</em></a>. Così Mario Gomboli della casa editrice Astorina rivela il segreto della longevità di Diabolik: ”Il coraggio che ha spinto due sorelle della buona borghesia milanese, Angela e Luciana Giussani, a creare nel 1962 il primo fumetto rivolto a un pubblico adulto; il primo imperniato su un personaggio “negativo” e tuttavia vincente; il primo a divenire oggetto di denunce, critiche feroci e ostracismi da parte dei benpensanti dell’epoca. Il coraggio, sempre delle autrici, di resistere a sequestri, insulti e processi per “corruzione di minori” piuttosto che per “incitamento a delinquere” (da cui, sia detto per inciso, uscirono sempre vincenti). Il coraggio di far uscire il loro personaggio dalle pagine a fumetti per portarlo nelle sale cinematografiche con la regia di Lamberto Bava”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il secolo d&#8217;Italia</em> del 22 novembre 2007.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diabolik-il-nero-dei-fumetti.html' addthis:title='Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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