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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Foscolo</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La concezione dell’uomo e del mondo nel romanticismo italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 16:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le principali caratteristiche della visione del mondo romantica in Italia e i parallelismi con la Germania e l'Inghilterra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-concezione-dell%e2%80%99uomo-e-del-mondo-nel-romanticismo-italiano.html' addthis:title='La concezione dell’uomo e del mondo nel romanticismo italiano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">In questo articolo esporremo e commenteremo la concezione dell’uomo e del mondo presenti nel romanticismo italiano, cercando di individuare i parallelismi e le eventuali differenze esistenti tra la concezione dell’uomo e del mondo riscontrabili nel romanticismo italiano e le analoghe concezioni presenti nel romanticismo europeo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/poesia-italiana-lottocento/9258" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7148" style="margin: 10px;" title="poesia-italiana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/poesia-italiana.jpg" alt="" width="157" height="240" /></a>Partiremo col prendere in considerazione il pensiero di Vittorio Alfieri, che deve essere considerato a tutti gli effetti un preromantico. Come abbiamo messo in evidenza in un articolo intitolato <a title="I principali elementi del pensiero di Vittorio Alfieri" href="http://www.centrostudilaruna.it/i-principali-elementi-del-pensiero-di-vittorio-alfieri.html"><em>I principali elementi del pensiero di Vittorio Alfieri</em></a>, i romantici ebbero una grandissima ammirazione, se non una vera e propria venerazione, per Vittorio Alfieri, in quanto la maggior parte delle idee di Alfieri erano già tipicamente romantiche. Alfieri aveva infatti una concezione eroica dell’uomo, tanto che prese a modello personaggi storici le cui vite vengono prese in considerazione da Plutarco ne <a title="Le vite parallele" href="http://www.libriefilm.com/vite-parallele-vol-1/8483"><em>Le vite parallele</em></a>. Nella sua “Vita” Alfieri dice che quando leggeva il libro di Plutarco cominciava a piangere ed urlare, poiché avrebbe voluto vivere nel periodo storico in cui vissero i personaggi e avrebbe voluto compiere azioni eroiche come quelle compiute dagli eroi di Plutarco.</p>
<p style="text-align: justify;">Alfieri era convinto di vivere in un periodo storico nel quale era impossibile compiere le azioni eroiche effettuate dagli eroi di Plutarco, ritenendo che la sua era un&#8217;epoca in cui dominavano incontrastate viltà, slealtà e ipocrisia, così che passò la maggior parte della sua esistenza chiuso in una tragica solitudine. Per Alfieri i veri uomini dovevano essere molto simili ai personaggi delle <em><a title="Vite parallele" href="http://www.libriefilm.com/vite-parallele-vol-1/8483">Vite Parallele</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa concezione eroica dell’uomo si ritrova anche nel romanticismo italiano, in quello tedesco e in quello inglese. Per quanto riguarda l&#8217;Italia troviamo una concezione eroica dell’uomo in tutti e tre i maggiori esponenti del romanticismo, ovvero Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi ed Ugo Foscolo (sebbene quest’ultimo in alcune opere deve essere considerato un romantico e in altre un neoclassico). Prenderemo in considerazione anche la concezione dell’uomo presente in una delle opere più importanti del romanticismo italiano, ovvero <em>Le fantasie</em> di Giovanni Berchet.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/adelchi/1605" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7146" style="margin: 10px;" title="adelchi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/adelchi-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Per quanto riguarda la concezione dell’uomo di Manzoni prenderemo in considerazione le tragedie <a title="Adelchi" href="http://www.libriefilm.com/adelchi/1605"><em>Adelchi </em></a>e <a title="Il conte di Carmagnola" href="http://www.libriefilm.com/il-conte-di-carmagnola/2043"><em>Il Conte di Carmagnola</em></a>. La figura di Adelchi domina incontrastata nell&#8217;omonima tragedia di Manzoni. Prima di scrivere il libro Manzoni compì studi accurati riguardo il periodo storico che vide lo scontro tra i Longobardi, che allora dominavano l’Italia, e i Franchi che vi giunsero chiamati dal Papa per sconfiggere i Longobardi. Prima di compiere tali studi Manzoni era convinto che i Longobardi non fossero oppressori stranieri dell&#8217;Italia, ma avessero difeso gli italiani dall’invasione dei Franchi. Tuttavia Manzoni cambiò idea al riguardo e giunse alla conclusione che sia i Longobardi sia i Franchi furono stranieri oppressori del popolo italiano. Pertanto la vittoria dei Franchi significò per gli italiani solamente il passaggio da una dominazione straniera all’altra. Manzoni giunse alla conclusione che per liberarsi dai domini oppressivi stranieri gli italiani dovevano conquistare la libertà con il loro valore e con i loro sacrifici, senza illudersi che un popolo straniero potesse regalare loro la libertà, che è qualcosa che ogni popolo deve conquistarsi con le proprie forze e con il comportamento eroico di tutti gli individui. Manzoni tuttavia non cambiò il suo giudizio su Adelchi, figlio dell’ultimo re longobardo, e continuò a considerarlo una figura eroica che non aveva alcuna colpa pur appartenendo a un popolo oppressore degli italiani: Adelchi assurge a prototipo dell’uomo eroico che paga per colpe non sue e trova il coraggio di morire eroicamente in battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-conte-di-carmagnola/2043" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7145" style="margin: 10px;" title="il-conte-di-carmagnola" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-conte-di-carmagnola-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Anche ne <a title="Il conte di Carmagnola" href="http://www.libriefilm.com/il-conte-di-carmagnola/2043"><em>Il Conte di Carmagnola</em></a> Manzoni ci presenta il protagonista come un uomo eroico e coraggioso che viene ingiustamente condannato a morte con l’accusa infamante di tradimento sebbene non si fosse mai reso colpevole di tale colpa. Manzoni mette in evidenza il grande coraggio con cui il Conte di Carmagnola affrontò il suo tragico ed ingiusto destino. Adelchi e il Conte di Carmagnola sono due eroi tipicamente romantici, che affrontano con coraggio, fierezza e dignità il loro tragico destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda Giacomo Leopardi,  a prima vista sembrerà difficile sostenere che il poeta di Recanati presenti nelle sue opere una concezione eroica dell’uomo; ma se pensiamo alla sua ultima opera, ovvero <em>La ginestra</em>, ci renderemo conto che anche Leopardi è un autore romantico che esalta la concezione eroica. Infatti il messaggio della <em>Ginestra</em> è sinteticamente esprimibile con queste parole: come la ginestra è un fiore che riesce a sopravvivere anche nelle condizioni più difficili e più dure, allo stesso modo gli uomini devono affrontare con coraggio e fierezza il loro triste destino, derivante dal fatto che la natura è una matrigna cattiva nei riguardi del genere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra opera nella quale Giacomo Leopardi propone una concezione eroica (non solo dell’uomo in generale, ma addirittura di se stesso) è la canzone “All’Italia”, nella quale il poeta di Recanati si dice pronto a morire per liberare l’Italia dal dominio straniero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ultime-lettere-di-jacopo-ortis-2/9263" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7147" style="margin: 10px;" title="ultime-lettere-di-jacopo-ortis" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ultime-lettere-di-jacopo-ortis-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>Per quanto riguarda invece Ugo Foscolo nessuno può mettere in dubbio il fatto che tale autore del romanticismo italiano sia un convinto assertore di una concezione eroica dell’uomo che deve essere in grado di fronteggiare con coraggio e con orgoglio anche le situazioni più difficili. Forse la figura più eroica che possiamo trovare nelle opere di Ugo Foscolo è quella dello Jacopo Ortis del romanzo epistolare <a title="Ultime lettere di Jacopo Ortis" href="http://www.libriefilm.com/ultime-lettere-di-jacopo-ortis-2/9263"><em>Le ultime lettere di Jacopo Ortis</em></a>. Jacopo Ortis è un tipico esempio di eroe romantico che decide di sfuggire ad una situazione umiliante e frustrante per lui inaccettabile con l’unico modo che gli resta a disposizione, ovvero il suicidio. Jacopo Ortis si uccide per due motivi: in primo luogo non accetta che Venezia, la sua patria, sia caduta sotto il dominio oppressivo degli austriaci in seguito al trattato di Campoformio; in secondo luogo non accetta che la donna da lui amata sia costretta a sposare un altro uomo. Jacopo Ortis è quindi il prototipo dell’uomo eroico che con il suicidio sfugge a due situazioni inaccettabili.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo autore del romanticismo italiano che prenderemo in considerazione è Giovanni Berchet, il quale ne <em>Le fantasie</em>, una delle sue opere più importanti, dimostra di dare grande importanza al fatto che gli uomini devono dimostrare coraggio ed eroismo per difendere la loro patria dagli stranieri oppressori. A nostro avviso tale opera di Berchet è molto significativa in quanto si basa su una radicale opposizione tra un passato eroico e glorioso ed un presente nel quale il coraggio e l’eroismo sono scomparsi e sono stati sostituiti dalla viltà e dalla corruzione. Giovanni Berchet è senza nessun dubbio il fondatore della poesia patriottica romantica italiana che riveste una grande importanza sia nell’ambito del romanticismo italiano sia in quello del risorgimento, poiché la lirica patriottica romantica diede a molti italiani il coraggio e la forza di combattere, e anche morire, per liberare l’Italia dal dominio straniero. Quest’anno in cui si festeggia il 150° anniversario dell’unità d’Italia ci sembra opportuno e doveroso ringraziare i poeti patrioti come Berchet che tanta importanza ebbero nel risvegliare il popolo italiano dal suo torpore e diedero anche nuove motivazioni a coloro che combattevano per liberare l’Italia dal dominio austriaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle <em>Fantasie</em> troviamo come tema principale la radicale opposizione tra un passato glorioso ed un presente frustrante, umiliante dominato dalla viltà e dalla corruzione di gran parte degli italiani. Il passato glorioso al quale fa riferimento Berchet è il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a>, e più precisamente il periodo in cui i comuni italiani seppero unirsi tra loro e riuscirono, grazie al coraggio e all’eroismo dei loro cittadini a sconfiggere Federico Barbarossa che voleva privare della libertà i comuni italiani. Berchet contrappone l’eroismo dimostrato dagli italiani in quel periodo alla viltà, alla corruzione ed alla debolezza della maggior parte degli italiani del suo tempo. Il poeta esprime il suo odio per lo straniero oppressore, la nostalgia per la concezione eroica della vita, lo sdegno per la corruzione imperante nel suo tempo e la malinconia derivante dal dover constatare a che punto gli italiani dell’ottocento fossero gli indegni discendenti degli uomini eroici che seppero sconfiggere Federico Barbarossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel romanticismo tedesco e inglese la concezione eroica dell’uomo riveste una grande importanza. Tale concezione prende il nome di titanismo romantico. Nell&#8217;articolo <a title="Il preromanticismo e l'inizio del romanticismo in Germania" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-preromanticismo-e-linizio-del-romanticismo-in-germania.html"><em>Il preromanticismo e l’inizio del romanticismo in Germania</em></a> abbiamo messo in evidenza che il romanticismo ebbe un ruolo molto importante nella liberazione della Germania dal dominio straniero. Emblematico è l’esempio del poeta romantico tedesco Teodoro Korner, al quale Manzoni dedica l’ode <em>Marzo 1821</em>. Korner morì combattendo per l’indipendenza della Germania, per cui è un classico esempio di poeta-soldato che non si limita ad incitare i suoi connazionali a combattere contro lo straniero oppressore, ma sacrifica la sua vita per la sua patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben diversa invece era la situazione in Inghilterra, dove scrittori e poeti appartenenti al romanticismo non dovevano affrontare il problema di contribuire alla liberazione della loro patria dal dominio straniero. Tuttavia, come abbiamo sottolineato nell&#8217;articolo <em>The romantic period in England</em>, anche nel romanticismo inglese troviamo quel titanismo che contraddistingue il romanticismo in tutte le nazioni in cui tale movimento culturale si affermò. Basterà ricordare per esempio il comportamento di Byron, il quale morì combattendo per l’indipendenza della Grecia e costituisce per tale motivo l’ennesimo esempio  di poeta-soldato che è una delle figure più significative ed emblematiche del romanticismo europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra importante caratteristica dell’uomo romantico è senza dubbio il vittimismo, che è l’esatto opposto del titanismo: nella concezione romantica dell’uomo titanismo e vittimismo si alternano continuamente. Il vittimismo romantico nasce dalla consapevolezza dei romantici che la realtà nella quale vivevano era molto diversa da quella nella quale avrebbero voluto vivere, per cui spesso l’uomo romantico resta deluso dalla piega che prendono gli eventi sia nella sfera pubblica sia nella sua sfera privata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/operette-morali/7207" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7149" style="margin: 10px;" title="operette-morali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/operette-morali-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Nel romanticismo italiano la concezione vittimistica dell’uomo è molto evidente in Giacomo Leopardi e Giovanni Berchet. In Leopardi il vittimismo appare molto evidente nelle <a title="Operette morali" href="http://www.libriefilm.com/operette-morali/7207"><em>Operette morali</em></a>, ma anche in altre opere. Il pessimismo cosmico che contraddistingue il pensiero di Leopardi è senza dubbio un esempio eclatante di vittimismo romantico. Leopardi sostiene che tutti gli uomini sono infelici perché la Natura si dimostra matrigna nei confronti degli esseri umani, al punto che è la stessa Natura a causare l’infelicità umana. Per questo nessun uomo può sfuggire a tale tragico destino esistenziale, sia che si tratti del più umile, sia che si tratti del più ricco e potente tra tutti gli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">In Berchet la nostalgia, il rimpianto, la malinconia, ed il tema sempre ricorrente dell’esilio sono la prova che anche questo autore risente del vittimismo romantico. In Berchet la concezione vittimistica trova la sua ragion d’essere nel fatto che il poeta è costretto a vivere in un’epoca storica in cui dominano la viltà, la corruzione e l’incapacità di ribellarsi al dominio straniero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il romanticismo tedesco, un’opera nella quale la concezione vittimistica è molto evidente è <a title="I dolori del giovane Werther" href="http://www.libriefilm.com/i-dolori-del-giovane-werther-3/9264"><em>I dolori del giovane Werther</em></a> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>. Il protagonista si suicida a causa di problemi amorosi di fronte ai quali non vede altra via d’uscita. Nel romanticismo europeo il suicidio può essere considerato in alcuni casi una conseguenza del titanismo ed in altri del vittimismo. Infatti se da un lato con il suicidio l’uomo romantico dimostra di non volersi arrendere alla triste realtà (titanismo), dall’altro il suicidio è anche un’ammissione implicita di resa davanti ad una realtà contro la quale sa di non poter combattere, in quanto si sente solo in un mondo che gli è totalmente ostile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-dolori-del-giovane-werther-3/9264" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7150" style="margin: 10px;" title="dolori-del-giovane-werther" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dolori-del-giovane-werther-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>La terza caratteristica della concezione romantica dell’uomo è il modo in cui è affrontata la solitudine, dovuta all&#8217;autoemarginazione a causa del disagio oppure all&#8217;isolamento da parte degli altri, che non condividono il modo di pensare e di agire. Un esempio di solitudine dovuta in parte a libera scelta e in parte a circostanze dipendenti dal comportamento di altre persone è quella in cui visse gran parte della sua vita Vittorio Alfieri. Così come Alfieri visse con orgoglio e con fierezza, ma anche con rabbia, la sua condizione di uomo solo, allo stesso modo nel movimento romantico italiano ci furono persone che seppero affrontare con fierezza e coraggio la loro solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">L’eroe romantico è quasi sempre un uomo solo, che tuttavia non si lascia mai prendere dalla disperazione e accetta con coraggio la sua solitudine. Ciò è vero anche per i romantici italiani. Un esempio è senza dubbio Jacopo Ortis, che prima di suicidarsi si rende conto che tutto è perduto: la donna amata è perduta in quanto sposerà un altro, ma è irreparabilmente perduta anche la libertà della patria, caduta sotto il dominio straniero.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel romanticismo tedesco e in quello inglese l’eroe romantico resta spesso solo. Tuttavia in Germania la solitudine è vissuta in maniera diversa da come viene vissuta dagli eroi del romanticismo italiano, poiché viene addirittura esaltata e si parte dal presupposto che un vero uomo romantico non deve risentire del fatto di trovarsi solo contro tutto e tutti. Anche nel romanticismo inglese la solitudine è più esaltata di quanto non avvenga nel romanticismo italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra caratteristica della visione del mondo riscontrabile nei romantici italiani è la grande importanza attribuita alla libertà individuale, che non deve però essere intesa solamente come libertà politica, ma anche e soprattutto come libertà morale dalle passioni, dai vizi e dai compromessi. Per i romantici italiani la libertà politica, per quanto importantissima,  è parte della libertà morale. I romantici italiani furono influenzati dalle idee di Vittorio Alfieri, che parimenti considerava la libertà politica una parte della libertà morale, sempre minacciata dai vizi, dalle passioni e dalla tendenza a scendere a compromessi. Anche nel romanticismo tedesco si dà grande importanza sia alla libertà morale sia a quella politica (anche perché la Germania come l’Italia si trovava sotto la dominazione straniera), ma i romantici tedeschi non pensano che la libertà politica sia parte di quella morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel romanticismo italiano viene rivalutata l’importanza del sentimento, che nel precedente periodo illuministico era stato ricusato in quanto si attribuiva importanza solamente alla ragione, considerata unica guida delle azioni degli esseri umani. I romantici, senza rinnegare l’importanza della ragione, sostengono che ragione e sentimento abbiano la stessa importanza e debbano quindi collaborare nelle decisioni che gli uomini sono chiamati a prendere. Questa convinzione è presente anche nel romanticismo inglese e in quello tedesco (non dimentichiamo che in Germania nasce la filosofia dell’idealismo che ha come principali esponenti Hegel, Ficthe e Schelling).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il conflitto tra ideale e reale è una caratteristica che riveste grande importanza nel romanticismo italiano, poiché poeti e scrittori si rendono conto che la realtà è molto diversa, se non addirittura inconciliabile, con i loro ideali: per cui il mondo in cui vivono è molto diverso da quello in cui vorrebbero vivere. L&#8217;uomo romantico non può far niente per modificare una realtà che non gradisce, e per questo vive in maniera tragica il conflitto tra ideale e reale. Anche nel romanticismo tedesco ed inglese questo conflitto è spesso vissuto in maniera tragica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i problemi amorosi rivestono una grande importanza, in quanto anche l’amore viene sottoposto a quel processo di idealizzazione che caratterizza la visione del mondo dei romantici. Spesso quindi le storie d’amore vissute dai romantici non hanno un lieto fine e creano gravi problemi esistenziali. Nel romanticismo italiano Leopardi è senza dubbio l’autore romantico che subisce più di tutti le conseguenze derivanti dalle delusioni amorose, ma anche lo stesso Foscolo &#8211; che a differenza di Leopardi ebbe numerose storie d’amore con donne bellissime &#8211; deve accettare che una delle donne che aveva amato maggiormente non accetti di diventare la sua donna ma preferisca sposare Monti (Foscolo disprezzava al massimo grado il Monti, poiché egli era abituato a cambiare in maniera molto opportunistica le proprie idee; tanto che Foscolo lo definì “una banderuola al vento”).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel romanticismo inglese e tedesco l’amore non sempre ha un lieto fine: per la Germania è sufficiente citare <a href="http://www.libriefilm.com/i-dolori-del-giovane-werther-3/9264"><em>I dolori del giovane Werther</em></a>; in tale romanzo il protagonista si suicida proprio a causa dei problemi amorosi. In Inghilterra John Keats deve a sua volta fare i conti con i problemi amorosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/confessioni-di-un-italiano/9267" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7152" style="margin: 10px;" title="confessioni-di-un-italiano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/confessioni-di-un-italiano-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a>Un altro elemento molto importante del romanticismo italiano è rappresentato dall’amore per la patria, tanto che la poesia patriottica è uno dei generi più importanti del romanticismo italiano. Anche Goffredo Mameli, l’autore dell’inno nazionale italiano, fu un poeta romantico oltre che un patriota che diede la propria vita per liberare l’Italia dal dominio straniero. Goffredo Mameli è il classico esempio di poeta-soldato, una figura tipica del romanticismo non solo italiano ma anche europeo (vedasi Byron in Inghilterra e Teodoro Korner in Germania). Il patriottismo dei romantici italiani è presente soprattutto in due generi letterari che rivestirono grande importanza nel Risorgimento italiano in quanto rafforzarono notevolmente lo spirito patriottico del popolo italiano. I due generi letterari in questione sono la lirica patriottica romantica e il romanzo storico. Della lirica patriottica abbiamo già parlato in precedenza in relazione all’opera di Giovanni Berchet, mentre per quanto riguarda il romanzo storico dobbiamo dire che il più importante romanzo storico della letteratura romantica italiana è <a title="I promessi sposi" href="http://www.libriefilm.com/i-promessi-sposi-5/2095"><em>I promessi sposi</em></a> di Alessandro Manzoni, sebbene si possano citare altri romanzi storici molto pregevoli quali <em><a href="La disfida di Barletta">La disfida di Barletta</a> </em>di Massimo D’Azeglio e le <em><a title="Confessioni di un italiano" href="http://www.libriefilm.com/confessioni-di-un-italiano/9267">Confessioni di un italiano</a> </em>di Ippolito Nievo. Il romanzo storico rivestì grandissima importanza anche nel romanticismo inglese nel quale questo genere letterario raggiunse un livello artistico altissimo grazie a Walter Scott.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione possiamo dire che il romanticismo italiano ebbe il merito di facilitare il Risorgimento italiano, non solo rafforzando lo spirito patriottico degli italiani, ma fornendo loro ideali, valori, motivazioni, che sono indispensabili in tutti i sistemi sociali per far si che gli uomini compiano azioni degne di lode e ammirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo messo in evidenza nei libri <em>Una lettura sociologica della realtà contemporanea </em>e <em>I miti della società contemporanea</em> molti dei problemi che affliggono l’uomo moderno trovano la causa principale nella “obsolescenza dei valori”, che rappresenta in tutti i sistemi sociali ed in tutte le epoche una vera e propria piaga sociale, soprattutto se tali sistemi non sono in grado di sostituire quei valori e quegli ideali con altri nuovi che siano forti abbastanza per sostituire in maniera adeguata i vecchi. Purtroppo, come sanno i sociologi, in gran parte del mondo contemporaneo i valori che hanno subito il processo di obsolescenza non sono stati sostituiti in maniera adeguata, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. In quasi tutte le nazioni europee il romanticismo ha avuto il merito di proporre valori che sono riusciti a sostituire in maniera adeguata quelli dell’illuminismo, evitando in tal modo una crisi che avrebbe determinato la perdita degli “orizzonti di senso” che invece si è verificata nel mondo di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimenti bibliografici</strong><br />
G. Pellegrino, <em>The romantic period in England</em>, albiorix.it, articoli<br />
G. Pellegrino, <a title="Vittorio Alfieri" href="http://www.centrostudilaruna.it/i-principali-elementi-del-pensiero-di-vittorio-alfieri.html"><em>I principali elementi del pensiero di Vittorio Alfieri</em></a>, centrostudilaruna.it<br />
G. Pellegrino, <a title="Il preromanticismo e l'inizio del romanticismo in Germania" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-preromanticismo-e-linizio-del-romanticismo-in-germania.html"><em>Il preromanticismo e l’inizio del romanticismo in Germania</em></a>, centrostudilaruna.it<br />
G. Pellegrino, <em>Una lettura sociologica della realtà contemporanea</em>, New Grafic Service, Salerno, 2003.<br />
G. Pellegrino,<em> I miti della società contemporanea</em>, New Grafic Service, Salerno, 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-concezione-dell%e2%80%99uomo-e-del-mondo-nel-romanticismo-italiano.html' addthis:title='La concezione dell’uomo e del mondo nel romanticismo italiano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il “silenzio” di Claudio Catani</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 14:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica sulla produzione di Claudio Catani, autore di tre raccolte poetiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-%e2%80%9csilenzio%e2%80%9d-di-claudio-catani.html' addthis:title='Il “silenzio” di Claudio Catani '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">Claudio Catani ama dire di se stesso che scrivendo poesia ha perso una grande occasione: quella di stare zitto!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se Claudio Catani fosse stato zitto l’umanità non avrebbe potuto ascoltare una delle voci poetiche più dense e geniali del XXI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente Catani ha pubblicato le sue poesie, vincendo un’istintiva avversione per la comunicazione coi suoi simili e offrendo al pubblico la testimonianza culturale di un autore che può a buon diritto essere annoverato tra i grandi apolidi dell’esistenza che, proscritti dal genere umano, hanno sublimato il dolore esistenziale in una scrittura cristallina.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2601" style="margin: 10px;" title="frammenti-dessere" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/frammenti-dessere.jpeg" alt="frammenti-dessere" width="143" height="240" />Il primo libro di Claudio Catani è <em>Frammenti d’essere</em>. Questa silloge evidenzia i caratteri distintivi della poesia di Catani: un’espressione scarna e asciutta, un linguaggio colto che lascia trasparire la solida cultura classica dell’autore, un verso breve e incisivo che fissa la parola in immagini dai tratti forti e decisi. Catani si addentra nel buio del nichilismo con passo sicuro, come se fosse nel suo ambiente naturale: lui stesso infatti dichiara che l’universo tutto non è altro che una mera finzione biologico-circostanziale priva di ogni immaginabile, presunta validità ulteriore. Si tratta di una visione del mondo che richiama esiti di nichilismo radicale quali solo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span> ha saputo raggiungere. Per esempio Catani descrive certi orizzonti neoutopici, mostrandone tutta la gelida astrattezza, nella poesia dal titolo “Les philosophes nouveaux”:</p>
<p style="text-align: justify;">Sisifo istrione<br />
e ci par troppo<br />
persino il tempo<br />
che nominato hanno<br />
dei trent’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">A noi affaticati<br />
da un orrendo tedio<br />
meditabondo.<br />
Diciamo insonni<br />
quant’è lunga e greve<br />
un’epoca di stenti cerebrali<br />
però<br />
non mancherò stasera<br />
alla tua festa.<br />
Dirò la testa consumata<br />
ma non le labbra a cercarne altre<br />
non l’umido sguardo esistenziale<br />
progressista<br />
a lievitare atmosfere improvvisate<br />
in quel d’anonima<br />
che ci lascia saccheggiare.<br />
Non credo stasera<br />
mi resti il tempo<br />
di pensare a quanto già<br />
son mortalmente stanco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella nota biografica il poeta si definisce così: «Claudio Catani, tosco-romagnolo come l’Appennino in cui fu gettato, sopravvive in Santa Sofia, pago di quella contrada scabra». E nel libro si trovano anche efficaci descrizioni paesaggistiche dei luoghi del poeta che evidentemente si prestano a metafore esistenziali, come in “Appennino”:</p>
<p style="text-align: justify;">Sasso<br />
che rivedo<br />
grandeggiare folle<br />
nello schianto di saetta<br />
passan genti<br />
che la terra coglie<br />
d’animali<br />
le generazioni<br />
segnate tutte a un destino<br />
eguale.<br />
Non tu<br />
atride muto<br />
dal volto franto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fossi come te<br />
roccia al sentire.</p>
<p style="text-align: justify;">Catani non vede orizzonti messianici, per lui non c’è Terra Promessa da raggiungere, come ci dice in “Furia di Mosè”:</p>
<p style="text-align: justify;">Non è terra Dio!<br />
È rossa<br />
maledetta<br />
gonfia di bestemmia<br />
gravida di lacrime.<br />
Nel suo grembo<br />
cova larve di spettro<br />
non germe di frutti<br />
fino alla bocca<br />
fendono come lame<br />
le fosse nel petto<br />
rigurgiti sepolcrali<br />
in aliti di peste.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è terra promessa?<br />
S’involva la luce<br />
su noi traditi<br />
chè non ha motivo la speranza.<br />
Tra queste siepi avvizzite di memoria<br />
una densa cappa di rancori<br />
rallenta pensieri nuovi<br />
di concordia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dio!<br />
Posano attenti i timpani<br />
della mia sorda collera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta è decisamente più incline a riconoscersi negli schemi della tragedia classica:</p>
<p style="text-align: justify;">grimaldelli di luce<br />
mi disserrano gl’occhi<br />
d’Edipo</p>
<p style="text-align: justify;">feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora, Catani dedica una lunga sequenza a Prometeo, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del fallimento esistenziale cui siamo inevitabilmente condannati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883122927" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2600" style="margin: 10px;" title="silenziario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/silenziario.jpeg" alt="silenziario" width="159" height="240" /></a>La seconda raccolta di Catani segna un importante salto di qualità, segnalandosi come la più convincente di quelle finora pubblicate, e riassume nel titolo il senso della vicenda culturale dell’autore: <em>Silenziario</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo libro la nota biografica riporta: «Claudio Catani, adespoto apolide, è attualmente assorto in paradossi zenoniani».</p>
<p style="text-align: justify;">Qui il dire poetico diviene particolarmente penetrante, con un più frequente uso di rime e assonanze, e con una ricerca di musicalità che si evidenzia fin dal componimento d’apertura “Verrà il Silenzio”:</p>
<p style="text-align: justify;">Non provinciale<br />
né dei dintorni<br />
questo è già un mondo<br />
senza contorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dura la gleba<br />
il solco avaro<br />
mercede il sudore<br />
d’un pomo amaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’essudario<br />
su questa terra<br />
non poserà alcuna memoria<br />
l’età sottile<br />
la spazzerà via<br />
questo riparo di filo Sophia.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguirà il tutto<br />
com’è necessario<br />
giusta la legge del silenziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornano riferimenti al <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a>, alla tragedia greca, a figure mitologiche che rappresentano un’umanità in bilico sull’orlo dell’abisso. Il linguaggio si avvale di metafore sontuose che raggiungono il vertice espressivo in “Assurdo come armonia”:</p>
<p style="text-align: justify;">L’ugola della notte<br />
trilla ancora di gemme serrate<br />
nello scrigno dei campi.</p>
<p style="text-align: justify;">Pendule da rami<br />
scroscianti ouvertures di foglie<br />
rimano col rullo delle onde.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha posa<br />
non ha posa il fiume<br />
nell’inventare la greve passacaglia<br />
del suo corso:<br />
basso ostinato<br />
che i pensieri m’ha guidato<br />
come un padre i primi passi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ancora là<br />
col suo assurdo andare di legni<br />
e di memoria.<br />
Lunga traccia d’inchiostro<br />
che scivola nel buio<br />
lasciato dalle stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">E il viaggio nell’assurdo continua fino a richiamare nell’ultimo testo il manichino che lo stesso Catani ha disegnato per la copertina del libro:</p>
<p style="text-align: justify;">Manichino silente<br />
l’essere non pensa<br />
il vuoto sì<br />
quello dell’assenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788878653986"><img class="alignleft size-full wp-image-2602" style="margin: 10px;" title="paradisi-di-tormento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/paradisi-di-tormento.jpeg" alt="paradisi-di-tormento" width="154" height="240" /></a>La terza raccolta di Catani è <em>Paradisi di tormento</em>. Il testo iniziale ha il titolo indicativo di “Cruciatus”:</p>
<p style="text-align: justify;">E l’Angelo vidi del tormento<br />
in odio a due poteri<br />
che nel discernimento<br />
trasse d’oppositi voleri.</p>
<p style="text-align: justify;">L’infante capo chino<br />
scomposto irsuto crine<br />
gemeva solitario l’ali<br />
piantate al sudicio congiario.</p>
<p style="text-align: justify;">Scarniva massacrato<br />
per la pietà divina<br />
le membra sue corrotte<br />
di lue luciferina<br />
Bestia e Gran Demiurgo<br />
per una volta invero<br />
accordo avean stretto<br />
nel giudicarlo reo.</p>
<p style="text-align: justify;">E mi guardò afflitto<br />
poi gorgogliò parola:<br />
“a te non fu già conto<br />
fratello delirante<br />
l’uno all’altro mai<br />
può starsene distante.<br />
Li ripudia entrambi<br />
e tale è la semenza<br />
dell’incorrotto mio sentire<br />
reo d’innocenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile sottolineare come in queste immagini infernali si senta l’influenza di <a title="Apocalisse 23" href="http://www.centrostudilaruna.it/apocalisse-23.html"><em>Apocalisse 23</em></a>, il libro che ha posto un sigillo indelebile sulla poesia del XXI secolo. Inoltre alle consuete immagini classiche, Catani affianca interessanti rielaborazioni di temi desunti da Leopardi, da Foscolo, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">I lettori avranno modo di apprezzare e valutare a fondo queste tre raccolte, che meritano di essere annoverate tra i titoli più originali della poesia contemporanea, in attesa di assistere a nuovi sviluppi del lavoro letterario di Claudio Catani.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Frammenti d’essere</em>, Ibiskos Editrice, Empoli 2000, pp.72, € 10,33</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Silenziario</em>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena 2003, pp.80, € 6,00</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Paradisi di tormento</em>, Libroitaliano World, Ragusa 2007, pp.48, € 12,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-%e2%80%9csilenzio%e2%80%9d-di-claudio-catani.html' addthis:title='Il “silenzio” di Claudio Catani ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il socialismo nazionale di Johann Gottlieb Fichte</title>
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		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/il-socialismo-nazionale-di-johann-gottlieb-fichte.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 13:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo sprono di Fichte verso la solidarietà popolare è a esempio di come antichi affreschi politici possano all’improvviso rianimarsi, tornando a fare la storia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-socialismo-nazionale-di-johann-gottlieb-fichte.html' addthis:title='Il socialismo nazionale di Johann Gottlieb Fichte '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sistema-di-etica/3755"><img class="alignleft size-full wp-image-2515" style="margin: 10px;" title="sistema-di-etica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sistema-di-etica.jpg" alt="sistema-di-etica" width="200" height="282" /></a>Filosofo dell’Idealismo “realista”, è stato chiamato <a title="Johann Gottlieb Fichte" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte">Johann Gottlieb Fichte</a>. Poiché dava grande risalto alla figura dell’Io come energia trascendente, in contatto quasi panteistico con i fondamenti della vita; ma anche all’Io sovrano, concreto e vivente, libero di volere e legge a se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita dell’uomo agli stadi superiori è segnata da un principio di luce, la coscienza continuamente auto-illuminantesi: <em>Sich-Selbst Erleuchten</em>. Già dai termini qui richiamati, si capisce che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> era a un passo dall’Illuminismo già in declino ai suoi tempi, ma un passo oltre. Il suo utilizzo della “ragione assoluta” non è di tipo illuminista, infatti, ma procede lungo la linea che poi scaturirà nel pensiero romantico, nel volontarismo, fino al sovrumanismo di Nietzsche. Basta pensare che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> – uno dei padri nobili della filosofia idealistica tedesca a cavallo di Sette- e Ottocento, e pietra d’angolo del nascente nazionalismo germanico – concepì l’Io essenzialmente come atto e forza. Così nel 1929 Nicolai Hartmann definì l’Io assoluto fichtiano, che ebbe clamorosi sviluppi nel pensiero europeo del <a title="Storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a>: «Si potrebbe anche designare questo supremo e conclusivo punto di vista come idealismo dinamico, giacché l’essenza dell’Io, che fa scaturire ogni oggetto, rappresentazione, impulso, e in definitiva l’impulso degli impulsi, la libera volontà morale, è un principio originario dinamico, è atto, forza».</p>
<p style="text-align: justify;">Questo principio originario, l’<em>Urprinzip </em>che governa le scelte dell’uomo differenziato, tra l’altro avviene secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> attraverso la precorritrice dialettica dell’Io e del Non-Io: l’identità, in altre parole, la si raggiunge non solo con la coltivazione del Sé, ma anche con il confronto-conflitto con l’Altro, secondo dinamiche che avranno un loro riflesso nella nota teoria di Carl Schmitt sulla coppia Amico-Nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo dunque di fronte a importanti snodi del pensiero europeo, nell’epoca napoleonica dei sommovimenti sociali e dei risvegli nazionali. Era quello un periodo in cui alla filosofia teoretica veniva chiesto di uscire dalla campana di vetro della pura riflessione e di calarsi nella storia, cercando di capire e motivare gli avvenimenti storici in corso. Come molti altri grandi europei (si pensi al Foscolo oppure a Hölderlin), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> fu inizialmente attratto dalla Rivoluzione francese, rimanendo probabilmente sempre un po’ “giacobino”, ma secondo i criteri di una volontà generale non classista, ma schiettamente nazionale-popolare. Come altri faranno dopo di lui, dall’esempio della Rivoluzione francese <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> trasse alcuni insegnamenti di fondo: ad esempio, l’importanza della mobilitazione delle masse e l’individuazione del problema nazionale come fondamentale per la rinascita del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/discorsi-alla-nazione-tedesca/2827"><img class="alignright size-full wp-image-2514" style="margin: 10px;" title="discorsi-alla-nazione-tedesca" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/discorsi-alla-nazione-tedesca.jpg" alt="discorsi-alla-nazione-tedesca" width="200" height="302" /></a> Nel 1799, nel suo libro sulla <a title="La destinazione dell'uomo" href="http://www.libriefilm.com/la-destinazione-delluomo/5402"><em>Missione dell’uomo</em></a>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> aveva spiegato che il fine dell’Idealismo non era la trascendenza staccata dalla vita, ma la formazione di una volontà in grado di incidere sul mondo delle cose terrene. L’agire, la fede, l’intuizione, la volontà: queste le vie della missione, la <em>Bestimmung </em>umana. E nelle <em>Lezioni sulla missione del dotto</em>, di poco precedenti, il filosofo tedesco precisò che il compito più alto della scienza consiste nell’educazione nazionale. Un compito nel quale lo Stato, che deve avere il controllo sulla cultura, si avvale della collaborazione della classe degli uomini di scienza. Si trattava della riproposizione dell’idea antica del governo dei filosofi, che ritornava per la prima volta ben chiara nell’epoca dell’industrialismo incipiente. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span>, in questo, anticipò <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, che nel <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> provò a inserirsi nelle strutture dello Stato per attribuire all’uomo di cultura la responsabilità della guida del popolo. Quest’idea “platonica” di una identificazione della politica con l’etica dell’educazione – la grande idea del <em>Kulturstaat</em>, perno del risveglio nazionale – sarà da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> svolta nei celebri <a title="Discorsi alla nazione tedesca" href="http://www.libriefilm.com/discorsi-alla-nazione-tedesca/2827"><em>Discorsi alla nazione tedesca</em></a> del 1808, pronunciati a Berlino sotto la dominazione napoleonica e germe del moderno pangermanesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è un testo del 1800 in cui <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> si provò a formulare una teoria dello Stato nazionale moderno e che rappresenta un particolare caso di “utopismo” politico tutt’altro che campato in aria ma, a ben guardare, decisamente concreto. Si tratta de <em>Lo Stato commerciale chiuso</em>, recentemente ripubblicato dalle Edizioni di Ar nell’anastatica Bocca del 1909. È soprattutto con questo testo che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> si guadagnò le simpatie dei “socialisti” ottocenteschi, poiché previde il caso di un’organizzazione politica che, prima di ogni altra cosa, doveva occuparsi di dare a ogni cittadino ciò di cui ha bisogno, ponendo «ciascuno in possesso di ciò che gli spetta». Per la verità, questo “socialismo” fichtiano era di una specie tutta particolare. Trascurato a suo tempo da Marx, ma recuperato da alcuni ambienti del marxismo novecentesco (ricordiamo un’edizione abbreviata degli Editori Riuniti negli anni Settanta), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> non ebbe per nulla in mente uno Stato egualitario alla marxista, ma uno Stato del popolo di tipo propriamente nazionalista. Basato su una doppia tripartizione dei ceti – produttori, artigiani e commercianti: la parte attiva dell’economia nazionale; governo, addetti all’istruzione e alla difesa: la parte attiva della struttura politica e sociale -, quello di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> appare uno “Stato secondo giustizia” ordinato su criteri razionali, ma attento ai risvolti organici e storici della comunità. Questo, comunque oggi lo si giudichi, rappresenta un bell’esempio di prevalenza del politico sull’economico, in anni in cui il potere finanziario internazionale si stava già affermando.</p>
<p style="text-align: justify;">Come scrive Francesco Ingravalle nella prefazione alla nuova edizione dello <em>Stato commerciale chiuso</em>, l’idea di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> è quella di considerare il popolo un soggetto politico, rovesciando l’impostazione borghese che vedeva in quel periodo nel Terzo Stato l’unico protagonista della decisione pubblica. In quanto soggetto e non oggetto passivo della politica, il popolo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> – giunto a maturazione sociale grazie al processo educativo – diventa il protagonista della nazione, l’elemento che giunge a imporre l’eguaglianza morale e giuridica tra tutti i cittadini, pur nella diversità dei ruoli ricoperti. Poiché è proprio la nazione a fare lo Stato, e non il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Abolizione pura e semplice del commercio estero, monopolio economico dello Stato, assunzione da parte dello Stato medesimo dell’organizzazione del lavoro, una moneta a solo valore simbolico di scambio in luogo di oro e argento, prezzi fissi: queste alcune delle tappe attraverso le quali, secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span>, si sarebbe passati dalla falsa “democrazia” del Terzo Stato, che di fatto crea un’oligarchia del denaro, al vero Stato popolare secondo giustizia. L’autarchia economica, a questo punto tutt’altro che utopia, ma concreta scelta di indipendenza economica, doveva garantire innanzi tutto la libertà nazionale dal giogo della logica del “libero” commercio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-destinazione-delluomo/5402" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2516" style="margin: 10px;" title="la-destinazione-delluomo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-destinazione-delluomo.jpg" alt="la-destinazione-delluomo" width="200" height="304" /></a> In un lontano libro del 1921, il “politologo” Giuseppe Maggiore, oggi del tutto dimenticato, ma all’epoca assai noto, e uno dei pochi a interessarsi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span>, in Italia allora pressoché sconosciuto, definì il pensatore tedesco «il filosofo del nazionalismo socialista». E scrisse che <em>Lo Stato commerciale chiuso</em> rappresenta un dispotismo solo apparente, in quanto il potere pubblico lì descritto «da istituto coattivo, deve tramutarsi in un istituto di educazione e di cultura, perchè solo così il regno della ragione si realizza». Pare di sentire Gentile e il suo Stato etico-educativo. Sempre Maggiore sottolineò poi che la società autarchica immaginata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> (che non mancò di suggerire la produzione di “succedanei” all’eventuale mancanza di materie prime: questo ci ricorda qualcosa&#8230;), aveva origini storiche precise e non era una “pensata” a tavolino. Esso scaturiva dall’osservazione che i moderni Stati nazionali europei non erano nati da un’aggregazione di genti sotto l’unità di una legge di nuovo conio, ma dal disgregrasi di un’unità originaria, quella imperiale formata da popoli «uscenti da un comune ceppo germanico». E che quindi la libertà di commercio, logica in un grande spazio imperiale, diveniva perniciosa per le tante individualità costituite dagli Stati moderni. Ma la sostanza di questo primordiale socialismo nazionale riposava, comunque, sul compito primario affidato allo Stato detentore del giusto diritto: «dare a ciascuno il suo, immetterlo nella proprietà dovutagli, e poi proteggerlo».</p>
<p style="text-align: justify;">Messo nella condizione di costituire un blocco compatto con ruoli precisi e intendimenti altamente solidaristici, attivato nella concezione del lavoro sociale e nel dispregio per il lusso individuale, il popolo &#8211; “racchiuso”, più che “chiuso” in sé &#8211; avrebbe sviluppato naturalmente istituzioni e tradizioni sue proprie, pervenendo infine alla saldatura in una gerarchia politico-sociale condivisa, al cui apice dovevano trovarsi «un alto sentimento di onore e un carattere spiccatamente nazionale». Su tutto, uno stile di vita che si direbbe quasi “spartano”, essenziale, mirato all’equa distribuzione del benessere: «Il superfluo si deve posporre al necessario e a ciò che si può difficilmente trascurare; questo criterio vale anche per la grande economia dello Stato», scrive <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span>. E continua: «è appunto ingiusto che uno possa pagarsi il superfluo, mentre pur uno dei suoi concittadini manchi del necessario o non possa pagarlo».</p>
<p style="text-align: justify;">Ingravalle nota con ragione che nello <em>Stato commerciale chiuso</em> manca l’appello alla mobilitazione delle masse, ciò che renderebbe autentica e attiva la natura “totalitaria” di uno Stato così concepito. Forse, ciò può esser fatto dipendere dal fatto che il “totalitarismo” di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> era in questa fase ristretto alla sola analisi economica. Poiché, effettivamente, pochi anni dopo fu proprio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> il primo teorico tedesco della mobilitazione popolare, il grande propugnatore di quella “democrazia etnica” che avrà nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> i più evidenti sviluppi. Nei <a title="Discorsi alla nazione tedesca" href="http://www.libriefilm.com/discorsi-alla-nazione-tedesca/2827"><em>Discorsi alla nazione tedesca</em></a> (pure ripubblicati da poco dalle Edizioni di Ar), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> arricchì infatti il suo sguardo nazionalpopolare con il preconizzare l’educazione di una gioventù dotata di una «volontà ferrata, salda e infallibile», secondo il principio attivistico che «l’uomo superiore deve voler partecipare energicamente all’immediato presente».</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spirito di lotta così infuso da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> al popolo, a tutto il popolo, il suo spronare verso concezioni comunitarie di solidarietà quasi mistica, di sobrietà virile e di negazione dell’egoismo speculativo, ne fanno un insuperabile esempio di come, proprio oggi nel dilagare della globalizzazione, si possano ancora riguardare antichi affreschi politici europei con la precisa impressione che possano all’improvviso rianimarsi, tornando a fare la storia.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 29 maggio 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-socialismo-nazionale-di-johann-gottlieb-fichte.html' addthis:title='Il socialismo nazionale di Johann Gottlieb Fichte ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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