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	<title>Centro Studi La Runa &#187; foresta</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Avventura nella Guyana Francese</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 10:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Zagni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'affascinante narrazione di un viaggio attraverso la giungla amazzonica compiuto dall'archeologo Marco Zagni nel 1984]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/avventura-nella-guyana-francese.html' addthis:title='Avventura nella Guyana Francese '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">Una delle pecche che alcuni dei lettori ed estimatori del mio primo saggio <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888282246"><em>L’Impero Amazzonico</em></a> (1) mi hanno sempre rinfacciato  è di non avere mai scritto nei dettagli quella che è stata la mia prima avventura amazzonica in Sud America, compiuta nell’ormai lontano 1984, a 22 anni di età. Gli spunti e gli argomenti  sono moltissimi, insieme ad un  misterioso avvenimento avvenuto durante la spedizione, segreto che mi sono tenuto dentro per vent’anni e che questa volta, per la prima volta, per l’interesse che ho sempre dimostrato per un sito coraggioso, verrà rivelato. Proprio mentre sono impegnato in questi tempi a recuperare con buon  successo tempo, energie e preparazione fisica per organizzare un’altra missione in America latina dopo l’ultima in Bolivia (2007), dopo due libri scritti, altri in preparazione, fa piacere fermarsi un attimo e ricordare le mie prime esperienze di avventura durante i mitici anni ’80.</p>
<p style="text-align: justify;">Devo tutto al mio “istruttore“, l’esploratore e mio cugino Mario Ghiringhelli, scomparso tragicamente, dopo una vita di avventure in giro per il mondo, in Indonesia nel 1993. Fu una grossa perdita ma, grazie a Dio, aveva già fatto in tempo a consegnarmi metaforicamente gran parte del suo insostituibile bagaglio pratico e soprattutto spirituale su come affrontare situazioni nella foresta che una persona normale non potrebbe nemmeno solo immaginarsi – e non sto esagerando, come leggerete.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1473" style="margin: 10px;" title="sunlight-in-the-jungle" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sunlight-in-the-jungle-300x196.gif" alt="" width="300" height="196" />Alla fine di luglio 1984 eravamo partiti, un gruppo di quattro avventurosi, il capo (Mario Ghiringhelli), il braccio destro e fotografo esperto (Lionello Semprini) e i due &#8211; allora &#8211;  “giovani di studio“ , io (21 anni) e il “bancario“ Pierluigi Martini (24 anni), detto “il gemello“. La missione doveva essere una esperienza fisico – psicologica  preparatoria (dopo mesi di allenamenti forsennati e dispendiosissimi dal punto di vista dello stress fisico , ma servirono eccome) in vista di una successiva spedizione da effettuarsi nel Perù Amazzonico – poi parzialmente effettuata nel 1998 e soprattutto nel 2000, ma con  Mario ormai deceduto da tempo ed effettuata con l’archeologo di esplorazione statunitense  Gregory Deyermenjan ed il caro amico, ora insegnante universitario di diritto internazionale Alessandro Fodella, sulle tracce dell’Impero amazzonico perduto del  Paititi  e di misteriose, ancora controverse, checchè se ne dica in giro da parte di gente che non ha messo mai il naso neanche fuori di casa, Piramidi (2) di tipo egizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo dirlo subito, in vent’anni la Guyana Francese non è cambiata molto, lo ho saputo da varie fonti e dai frequenti passaggi di documentari sulle televisioni francesi. Pur essendo dal punto di vista giuridico parte integrante del territorio francese d’oltremare ed ex colonia penale fino al 1946 – la moneta di scambio là oggi è l’Euro – la Guyana si trova dall’altra parte dell’Oceano Atlantico – è sede di una base spaziale molto famosa a Kourou, presidiata dagli amici della Legione Straniera, e fa parte geologicamente della zolla del continente sudamericano che comprende il Venezuela e tutto il Brasile del Nord Est. Risulta essere tutta foresta pluviale geologicamente ancora primaria e plurimillenaria dal punto di vista epocale preistorico, una vera miniera per gli scienziati botanici ma anche per i cercatori d’oro francesi ed indigeni, molti di cui di frodo (c’è sempre una tenace lotta da parte della Gendarmeria per fermare questo fenomeno).</p>
<div id="attachment_1474" class="wp-caption alignright" style="width: 200px"><img class="size-medium wp-image-1474" title="380px-blason_cayenne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/380px-blason_cayenne-190x300.jpg" alt="Blasone della Caienna" width="190" height="300" /><p class="wp-caption-text">Blasone della Cayenna</p></div>
<p style="text-align: justify;">Comunque è un posto dove non si deve scherzare, né con la natura né con la gente che vive là, soprattutto alla Cayenna, la capitale della Guyana Francese: può essere semplicemente un vero inferno trovarsi là se si prende la giungla sottogamba o se si passa semplicemente la sera nei quartieri della Cayenna meno indicati per i bianchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo l’arrivo con un jet Air France all’aereoporto internazionale (allora la pista era tutta in terra battuta &#8211; e ci atterravano anche i Concorde!) della Cayenna, con una umidità vicina al 100% e 35 gradi al pomeriggio-sera. Quell’aeroporto era stato costruito dagli Alleati nel 1943 durante la seconda guerra mondiale come base di bombardieri a lungo raggio, quando gli Americani erano stati allertati dai servizi segreti inglesi e terrorizzati dalle informazioni relative al fatto che la Germania nazista era sul punto di rendere esecutivo un progetto da tempo tenuto in “<em>stand by</em>”  per invadere ed attaccare il Brasile, dopo che lo stesso Brasile aveva, di malavoglia e costretto dagli USA , dichiarato guerra alla Germania nel 1942 (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma andiamo avanti: come si presentava la  Cayenna? A domanda, risposta. Trentacinquemila abitanti, una cittadina quindi, pioggia di un’ora o due tutti i santi giorni, ed eravamo nella loro stagione secca , 4 gradi sud dell’equatore. Il sole sorge praticamente alle 6.00 esatte e tramonta alle 18.00, tutto l’anno. Coste impraticabili, senza spiaggia o arenili,  dove la foresta diventa direttamente mare. Di fronte le Isole della Salute, le Isole del Diavolo e Royale, il terribile bagno penale di Papillon e del Colonnello Dreyfus.</p>
<div id="attachment_1475" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1475" title="079_le_port_de_cayenne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/079_le_port_de_cayenne-300x199.jpg" alt="Il porto fluviale della Cayenna" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Il porto fluviale della Cayenna</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tutti pensavamo: inizio poco promettente, ci sarà da faticare parecchio. Dopo qualche giorno di ambientamento, grazie alle conoscenze nell’esercito francese e nella Legione da parte di Mario (con i legionari di stanza ad Aubagne presso Marsiglia, in Francia allora compivamo allenamenti e gare di marcia insieme, per puro spirito sportivo) riuscimmo ad avere un appuntamento con l’allora colonnello Jin della Gendarmeria dell’Area della Cayenna , incontro in cui lui allora fu molto gentile, risoluto e franco ed in pratica, dopo averci ascoltato ci disse: “Caro Mario, dagli amici dell’esercito ho sentito parlare molto bene di lei anche  come preparatore atletico di sopravvivenza, ed i suoi compagni, lo vedo, sono in gamba. Interessante il suo racconto dell’archeologia amazzonica, delle sue esperienze e dei suoi progetti futuri in Perù, ma anche qui purtroppo siamo in una brutta situazione, ci sono state delle alluvioni proprio di recente nelle zone dove voi volete tracciare una “<em>premiere</em>”  (per <em>premiere </em>si intende un percorso nella foresta amazzonica totalmente nuovo, un vero e proprio percorso di allenamento di parecchi giornate di marcia, <em>nda</em>). Alcuni nostri uomini sono rimasti isolati per giorni e siamo dovuti andare a cercarli con gli elicotteri, con parecchio tempo perso e rischi altissimi. Meno male che è finito tutto OK. Il punto è questo: se vi perdete nel mezzo del percorso, dopo aver fatto 50 o 80 chilometri sul tragitto premiere  da Saul a Maripasoula (sul fiume Maroni, vedi cartina , luogo da cui avremmo poi fatto 300-400 km in canoa sulle rapide prima di arrivare a San Laurent du Maroni), chi vi viene a cercare? Come facciamo a trovarvi? E se viene un altra alluvione? La stagione non è questa, però può capitare ancora…Vale la pena rischiare la vita per un allenamento, seppure di tre settimane, e per una giusta causa?”.  Questo praticamente ci disse il colonnello Jin in Gendarmeria alla Cayenna.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo noi tutti, concordammo insieme, non eravamo  andati là per prendere farfalle, però con il colonnello si stabilì una serie di percorsi di allenamento tutto intorno a Saul – più umani – testuali parole, dove, se succedeva qualcosa, c’era almeno una possibilità di trovarci con l’elicottero (allora i GPS non c’erano, anche se le mappe militari francesi scala 1/50.000 della Cayenna non erano niente male).</p>
<div id="attachment_1476" class="wp-caption alignright" style="width: 300px"><img class="size-medium wp-image-1476" title="290px-aerogare_saul_fg_2005" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/290px-aerogare_saul_fg_2005.jpg" alt="Aeroporto di Saul" width="290" height="193" /><p class="wp-caption-text">Aeroporto di Saul, Guyana francese</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver speso qualche altro giorno per recuperare tutto l’equipaggiamento e i viveri, un traballante aereo dell’Air Guyane ci portava dalla Cayenna alla nostra prima meta, Saul appunto, in piena foresta tropicale. Come ho già detto la foresta tropicale in tutta quella fascia che parte  dal Venezuela fino  alle tre Guyane ed al Brasile è di tipo primario, cioè è rimasta tale e quale, sostanzialmente, come era milioni di anni fa: l’albero principale, oltre ad un grande numero di felci giganti è la sequoia tropicale, un tipo di albero enorme che facilmente supera i sessanta- settanta metri di altezza (è pauroso) ed ha una incredibile particolarità, e cioè cresce continuamente  per secoli e muore quando cade, quando cioè  – in proporzione – le deboli radici non lo reggono più. Quando si pernotta in quel tipo di foresta , generalmente si dorme con le amache, così come facemmo noi per tre settimane ininterrotte, ma bisogna stare attenti a piantare il campo dove ci sono sequoie “giovani“, infatti di notte si sente cadere immancabilmente qualche vecchia sequoia, con un rumore tremendo che si espande per chilometri, e non sia mai dover averci messo il campo sotto. A buon intendere…</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta la zona tropicale della Guyana francese è completamente coperta da questa fascia di foresta irregolare per quanto riguarda la conformazione del  terreno: si continua a marciare su  è giù per queste piccole colline alte poche centinaia di metri, dove ogni tanto si apre uno spettacolo alla vista prodigioso, di natura sovrana, che solo l’averla vista direttamente può far realmente capire il vero significato del termine.</p>
<div id="attachment_1477" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1477" title="2398314969_e64a8d1c4a" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/2398314969_e64a8d1c4a-300x207.jpg" alt="Esercitazione nella giungla della Guyana di un reparto dell'Esercito francese" width="300" height="207" /><p class="wp-caption-text">Esercitazione nella giungla della Guyana di un reparto dell&#39;Esercito francese</p></div>
<p style="text-align: justify;">Per esigenze di spazio non potrò certo raccontare interamente il gran numero di episodi incredibili, sia divertenti che pericolosissimi insieme che ci sono capitati in questo viaggio di “prova“ fisica e psicologica  ma mi limiterò a raccontare alcuni episodi avvenuti in una marcia di cinque giorni, tra andata e ritorno, nelle zone più intricate ben fuori Saul. L’esperienza, altrettanto fantastica, della pericolosa discesa delle rapide sul fiume Maroni verso Saint Laurent magari potrò raccontarla un’altra volta. Volevamo raggiungere la cima del monte Kalbao (in realtà una grossa collina che arriva a circa 800 metri sul livello del mare), il più alto della Guyana Francese, in direzione Sud rispetto al nostro punto di partenza. La nostra guida George, un “Tarzan” francese biondo e simpatico di 35 anni (purtroppo è morto nel 1995, in seguito ad una malattia presa nella foresta), era stato là diversi anni prima però, al ritorno, aveva perso un suo caro amico, strappato e gettato in acqua da un enorme serpente anaconda sbucato improvvisamente dal fiume e piombato sulla loro canoa – il suo amico non era mai stato più trovato &#8211; e pertanto ci aveva avvertito che non sarebbe stata certo una passeggiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quello che avevamo già assaggiato, lì non si “passeggiava” mai da nessuna parte facilmente: da tutte le parti liane enormi grosse come le gambe di un uomo scendevano da sequoie giganti che si susseguivano continuamente. Ogni sera alle 4.00 si interrompeva la marcia con il machete e si preparava il campo: tutto doveva essere pronto per le 18.00 e si mangiava molto frugalmente e alle 18.30- 19.00 tutti a dormire, con turni di guardia per tenere controllato il fuoco che doveva sempre essere acceso per tenere lontani gli animali.</p>
<p style="text-align: justify;">Giaguari e scimmie continuavano tutta la notte a fare il loro coro spacca-timpani intorno al campo. Non c’era certo da stare allegri, ma ci eravamo cacciati noi in questa storia ed il lamentarsi era proibito per legge, nel nostro gruppo. I primi due giorni di marcia verso il monte Kalbao erano andati abbastanza bene,  certo, come sempre, non si riusciva a percorrere più di sette-otto chilometri al giorno (circa 8 ore di marcia) per via della difficoltà di attraversare la jungla, ma le cose andavano benone, eravamo nella media di percorrenza. E stavamo bene, sia fisicamente che come  morale (certo ognuno di noi aveva già perso 5- 6 chili di peso in due settimane, ma era una cosa normale là per tutti).</p>
<div id="attachment_1478" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1478" title="indiani-guyana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/indiani-guyana-300x247.gif" alt="Indiani della Guyana Francese" width="300" height="247" /><p class="wp-caption-text">&quot;Indiani della Guyana Francese&quot;. Illustrazione di A. Schule, 1836</p></div>
<p style="text-align: justify;">La terza notte si volle andare fare un caccia notturna, perché in effetti il cibo scarseggiava un poco.  Qualcuno però doveva rimanere al campo e siccome io non avevo nessuna voglia di passare altre due ore in una pozza d’acqua aspettando all’abbeverata chissà quale preda con decine di occhietti lucenti di serpenti acquatici intorno illuminati dalle torce, una cosa normale in quelle zone, secondo la guida, decisi di rimanere io al campo, mentre gli atri scendevano giù per la collina per centinaia di metri verso i ruscelli d’acqua. I campi bisogna sempre farli lontani dalle pozze d’acqua di abbeverata degli animali, è la prassi. Ero così completamente solo: decisi subito, per tenermi impegnato, di ravvivare  il fuoco con un po’ di liane robuste tagliate e poi mi misi dentro la mia amaca, coperta da un telo e dalle zanzariere, in riposo ed in attesa, abbastanza tranquillo e con un cigarillo speciale brasiliano acceso. Io non ho mai fumato ma allora quei benedetti sigari ci servivano a tener lontani gli insetti e le zanzare, e alla sera, dopo cena, non erano niente male. Erano le 10 circa e il sigaro bruciava velocemente…!</p>
<p style="text-align: justify;">All’improvviso mi sveglio di colpo: era mezzanotte circa. Caspita, mi dissi , mi ero addormentato di botto, bella guardia che ho fatto , complimenti Marco, dicevo a me stesso. Degli amici neanche l’ombra , anche se in effetti poco dopo sentii sparare il fucile da caccia di Gorge, ma abbastanza lontano. Avevo ravvivato il fuoco da cinque minuti e mi ero coricato di nuovo nell’amaca di fianco al mio fido coltello da sub, quando all’improvviso sentii come uno strano urlo prolungato lontano, come un  potente brontolio , però squillante e forte insieme, ed uno strano calpestare di piante ed erba, lento ma potente deciso, sul terreno. Ma è molto lontano, sentivo io, e in direzione Ovest, diceva la bussola: almeno cinque chilometri. Che strana cosa pensavo, sarà un temporale o il vento, o una sequoia che cade …proprio mentre passava qualche minuto e stavo per riaddormentarmi sentii questo grido lunghissimo, un po’ più vicino e potente , anche se ancora abbastanza fioco però in più, il calpestare lento e regolare su terreno era chiaro, lontano ma potente da trasmettersi nel terreno. Un animale! E grosso! Subito la mia mente fu attraversata da questo pensiero. Un tapiro, no, non può essere nemmeno un elefante, qui non ci sono più da migliaia di anni. E neanche un orso, è impossibile…</p>
<div id="attachment_1479" class="wp-caption alignleft" style="width: 213px"><img class="size-medium wp-image-1479" title="Guide indigene pescano con le fiocine nelle acque di un fiume della Guyana Francese. Accompagnano naturalisti europei scortati da soldati francesi, nell’esplorazione della foresta pluviale. Disegno della prima metà dell’800." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/guide-guyana-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /><p class="wp-caption-text">Guide indigene pescano con le fiocine nelle acque di un fiume della Guyana Francese. Accompagnano naturalisti europei scortati da soldati francesi, nell’esplorazione della foresta pluviale. Disegno della prima metà dell’800.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Maledizione, pensai allora, un gruppo di facoceri in arrivo, sono pericolosi, fanno una specie di percorso nella jungla in famiglie di 8 dieci per volta, e se sei sulla loro strada prima ti calpestano attaccandoti e poi ti chiedono chi sei. E non ho neanche un fucile . Ma non ero convinto neanche di questa mia intuizione… I compagni non arrivavano ed era quasi l’una di notte: non me la sentivo certo di utilizzare il fischietto da segnalazione per chiamarli nè di spegnere il fuoco che, probabilmente, si vedeva da parecchio lontano e serviva proprio da riferimento verso quella “cosa“ che si stava dirigendo giusto da questa parte. Fu all’improvviso, fortissimo e vicino, quello che sentii ormai chiaramente come un “ruggito sibilante“ (me lo ricorderò per sempre e non saprei come descriverlo meglio) come di un animale veramente grosso che si avvicinava e schiantava le liane.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’era dubbio ormai, ed ero molto spaventato anche se controllavo la situazione, i nervi tesissimi: fischiai fortissimo per richiamare l’attenzione dei compagni,  fischiai più volte. Passò qualche secondo circa , forse dieci al massimo, e sentii uno sparo. Erano Mario e gli altri che mi davano ad intendere: tranquillo, stiamo tornando.</p>
<p style="text-align: justify;">Passarono poi una ventina di minuti veramente tremendi per me e di grande tensione: un paio di volte sentii ancora quell’urlo tremendo che però, grazie al cielo, fu quella la svolta della vicenda, si stava certamente allontanando nella foresta da dove era venuto. Giunti i miei compagni di avventura, saliti su per la collina, raccontai tutto a Mario e a George  per filo e per segno. Mario, come sempre, era molto scettico sull’accaduto ma comprendeva che qualcosa era veramente successo. Loro non si erano accorti di nulla, si erano allontanati per circa un chilometro e, francamente, erano stati attenti a non incontrare qualche piccolo caimano nell’acqua. Non avevano preso nulla. Avevano sparato solo un colpo su quello che pareva un maiale selvatico. Ma niente di niente. George divenne invece molto serio e disse: “Nella foresta amazzonica succedono molte cose strane, strani suoni e strane situazioni. La mente gioca anche molti brutti scherzi però, in questo caso e in questa zona, posso dire che altre persone hanno riferito di misteriosi voci e rumori potenti proprio in direzione del Brasile o del Venezuela, dove dici tu. Comunque non poteva essere un grosso felino, perché il giaguaro non lo senti mai, e quando lo vedi improvvisamente piombare su di te sei già morto. Quindi francamente che cos’era, se c’era, non lo so. E’ meglio dormirci sopra, è tardi”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’episodio non si verificò più e fummo molto presi nei giorni successivi per raggiungere la cima del Kalbao e tornare indietro a Saul con non poche difficoltà, perdendo pure la strada un paio di volte. Ma degli indigeni indiani Aloike ci aiutarono, con dei passaggi in canoa. Ricordo dei passaggi clamorosi sui torrenti sfruttando delle enormi sequoie cadute di traverso e sfruttate da noi come ponti. Fantastico! Un vero Mondo Perduto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1480" style="margin: 10px;" title="178552525_a8b3b6f087" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/178552525_a8b3b6f087-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" />Certe esperienze non si dimenticano, nella vita di un uomo, e questa della Guyana senz’altro fu una delle più impressionanti e formative per lo spirito di una persona come chi scrive, allora molto giovane. Ma anche questa esperienza passò , come diverse altre avventure negli anni successivi, ed il tempo contribuisce ora ad alimentare la voglia di conoscenza verso altre imprese, verso quel mondo meraviglioso ed avvincente che è il Sud America , i suoi misteri archeologici e l’Amazzonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu molti anni dopo che lessi diversi resoconti di avventurieri che erano stati in quelle zone, dal Venezuela al Nord Brasile, dove accennavano alla possibilità che esistessero ancora da quelle parti dei grossi animali antidiluviani,  non solo grossi rettili preistorici o dinosauri ma anche dei mammiferi enormi ritenuti scomparsi, come il Megaterio  una specie di enorme bradipo terrestre sudamericano grosso come un elefante, erbivoro ed estintosi 10.000 anni fa (4).</p>
<p style="text-align: justify;">A dire la verità, per come la penso io, se di un animale si trattava, e su questo personalmente ne sono sicuro perché sentii chiaramente lo schianto della vegetazione per l’aprirsi di un varco nella giungla utile al passaggio, quella specie di ruggito che sentii non aveva nulla di mammifero,  e poteva quindi essere il richiamo  di  un grosso rettile. Un dinosauro, forse. Ma, anche dopo tanto tempo, una cosa la posso dire con certezza: sarà perché era notte fonda o perché troppo stanchi o per altri motivi, a nessuno di noi venne allora la voglia di andare a cercarlo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1)	Marco Zagni, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888282246"><em>L’Impero Amazzonico</em></a>, MIR, Firenze, 2002.<br />
2)	Le “Piramidi di Pantiacolla“ , vedi <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888282246"><em>L’Impero Amazzonico</em></a>, op. cit., pag.47 e seg.<br />
3)	Questo ed altri argomenti sono stati trattati nel mio secondo saggio: <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X"><em>Archeologi di Himmler</em></a>, Ritter, Milano, 2004.<br />
4)	Ricordo le raffigurazioni di animali estinti (Toxodonti) esistenti in località archeologiche sud americane molto famose come per esempio a Tiahuanaco, da me visitata nel 2007.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/avventura-nella-guyana-francese.html' addthis:title='Avventura nella Guyana Francese ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ci sono streghe e stregoni nel medioevo russo? &#8211; 1</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un saggio sul folklore slavo e le sue radici nel medioevo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso.html' addthis:title='Ci sono streghe e stregoni nel medioevo russo? &#8211; 1 '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888730134" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cavalierielituani.bmp" border="0" alt="Aldo C. Marturano, Storie di cavalieri e di lituani" width="80" height="112" align="right" /></a> La foresta è una miniera di materie prime per fabbricare moltissime cose, ma nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> il suo sfruttamento (fortunatamente!) non era così intenso e distruttivo come è generalmente oggi nelle foreste del mondo, pensando in negativo a quel che accade nella foresta del Mato Grosso, in particolare. Infatti, molta parte della foresta europea si è conservata, sebbene moltissima altra sia scomparsa per… ricavarne terreno da coltivare e aumentare il latifondo!</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea che si andava affermando in quegli anni dell’alto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> di gran fervore missionario (IV-V sec. d.C.), propagata a tutti i livelli e in tutti i modi possibili (anche cruenti!) dai molti santi perlopiù irlandesi, era: Distruggere la selva, per eliminare i templi del demonio e i suoi servi! Inoltre aumentando l’estensione del terreno da coltivare si offriva la possibilità a sempre più numerose famiglie di vivere una vita cristiana lavorando e guadagnandosi il paradiso col sudore della fronte, secondo l’indicazione delle Sacre Scritture e, soprattutto, legando la gente al latifondo signorile dove queste persone svolgevano il proprio lavoro. Tutto questo è detto meglio con le parole lapidarie di un grande studioso francese, Roland Bechmann, che noi qui chiamiamo in aiuto: “Distruggere la foresta fu per la Chiesa una soluzione per eliminare questi rifugi agli spiriti maligni, questo nido di superstizioni diaboliche e di pratiche di stregoneria. Allo stesso tempo si allargava lo spazio coltivabile e si aumentava la produzione dei prodotti di sussistenza e si affrontavano i problemi di una popolazione in aumento”. Nonostante quella sistematica distruzione, che rimanesse pure qualche lembo di bosco per la caccia dei cavalieri nobili e per l’indispensabile raccolta di qualche prodotto fondamentale per la vita elegante delle corti! Allo stesso tempo però che tutto fosse sotto controllo, parcellizzato e… santificato!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842069396" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lamagianelmedioevo.bmp" border="0" alt="Richard Kieckhefer, La magia nel Medioevo" width="95" height="145" align="right" /></a> Nell’Europa Occidentale il Papa, essendosi con la sua Chiesa affermato come un’autorità molto forte in tutti i campi, con le sue politiche “ecumeniche” (specialmente quando erano in gioco il rafforzamento e l’espansione della Chiesa Romana stessa e minacciava il pericolo dello scisma e dell’eresia dal barbaro nord) s’insinuava persino nelle politiche di quegli stati indipendenti che non rientravano nella giurisdizione ecclesiastica diretta di Roma. La deforestazione dunque fu consacrata come un atto santo cristiano e addirittura dopo ogni grande carestia la si spinse più a fondo perché, si fece notare, queste calamità erano dovute proprio ai peccati di chi non aveva molto da fare a causa della… mancanza di terreno da coltivare! In questo modo la distruzione della foresta giunse ad essere intesa come un obbligo morale di ogni signore cristiano, di ogni re timoroso di Dio e perciò eseguita ed approvata con “santa” convinzione. Per fortuna (dobbiamo dirlo!) nell’Europa settentrionale e nordorientale, dove il Cristianesimo non si era ben affermato fino al X-XII sec., il piano di intenso disboscamento non fu attuato e in particolare il Bassopiano Sarmatico dall’Elba agli Urali con la sua fitta foresta vergine rimase momentaneamente quasi intatto. Non solo: quando la domanda per i prodotti silvicoli andò aumentando nei secoli XI-XIII sec. in Occidente, la foresta nordica europea diventò l’unica risorsa dove trovare le indispensabili materie prime!</p>
<p style="text-align: justify;">Si capisce dunque che la protezione e lo sfruttamento dell’ambiente si trasformò in un interesse primario per la <em>Rus’ di Kiev</em>, dove dominavano i Rjurikidi. Già s’iniziò <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolicamente</a> con l’atto arbitrario di santa Olga di Kiev a metà del X sec., quando costei riservò a suo uso personale alcune zone forestate del nord. Naturalmente la foresta restò a disposizione di tutti coloro che vivevano intorno con quasi nessuna limitazione giuridica, purché lo <em>smierd </em>continuasse a raccogliere non solo ciò che serviva per la propria vita, ma anche ciò che serviva per produrre prodotti pronti e semifiniti da passare come tributo all’<em>élite </em>al potere che ne traeva guadagno. A quei tempi inoltre, non esistendo alcun contratto sociale definito fra il potere e i sudditi del tipo obbligo di assistenza sanitaria o economica in caso di cataclismi, alla foresta fu affidato un ulteriore compito: Quello di rappresentare letteralmente il luogo dove cercare e trovare la soluzione a qualsiasi tipo di problema quotidiano! Vediamo di capir meglio quest’ultima nostra affermazione. Nella concezione mitologica slava, all’uomo erano assegnati dalla nascita un certo numero di anni da vivere (<em>rok/po?</em>) trascorsi i quali si passava ad un altro tipo di vita nel mondo dei morti. Osservando la natura, in cui ogni anno il ritmo alterno delle morti e delle nascite si ripeteva fedelmente senza grandi mutamenti, non c’era ragione per non credere che non dovesse accadere lo stesso nel mondo degli uomini. Durante il periodo “attivo” della vita però capitavano imprevisti che potevano abbreviare o allungare, danneggiare o deviare il <em>rok </em>personale. Se il corpo umano era costruito più o meno come quello degli altri animali, doveva funzionare regolarmente per il tempo assegnato e, solo quando una forza maligna penetrava nel suo interno, ne scombussolava il funzionamento e ne seguivano dolori, malattie, disagi psichici e simili. Non necessariamente però doveva seguirne la morte! Questa arrivava comunque per consumazione o vecchiaia, purchè non prima del previsto e nei modi ammessi! Morire prima o vivere troppo… questo era l’imprevisto! E sull’imprevisto provocato dalla capricciosa intromissione di forze invisibili il Creatore non interveniva, se non opportunamente implorato e pregato. Inoltre gli Slavi Orientali erano certi che fra gli alberi abitassero degli esseri viventi dai poteri soprannaturali i quali, se la Cristianità ne riconobbe successivamente l’esistenza reale definendoli però “esseri diabolici”, per lo <em>smierd </em>regolavano l’andamento del mondo per conto del Creatore persino insidiando l’uomo. Dunque, se c’è un evento è possibile contrastarlo o evitarlo rivolgendosi anche a loro oppure, alla stessa maniera e perciò col loro intervento, si può impetrare che avvenga qualcosa che desideriamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842074837" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosimbolico.bmp" border="0" alt="Michel Pastoureau, Medioevo simbolico" width="95" height="145" align="left" /></a> Ma di quali problemi stiamo parlando? Un malanno fisico? Un disagio psichico? Un problema economico? E davvero è possibile trovare soluzioni efficaci a tutte queste cose vagando nella selva? Sicuramente lo <em>smierd </em>si trovava ogni giorno ad affrontare ostacoli personalissimi di varia natura, ma come membro di una grande famiglia trovava sempre assistenza e aiuto concreti da parte dei congiunti e non sempre occorreva ricorrere all’intervento dei poteri soprannaturali. E non è per questa ragione che il tempio degli dèi slavi si trova qui fra gli alberi? Per questo anche la mediazione del <em>volhv </em>per i problemi della vita umana rimase indispensabile. Tuttavia c’erano pure casi in cui ci si poteva di certo arrangiare da soli. Tutti sapevano che l’infinita provvidenza del Creatore aveva creato gli animali e le piante proprio allo scopo di aiutarsi reciprocamente e in questo creato erano compresi naturalmente gli uomini. In particolare il Creatore deve mantenere l’uomo efficiente, se vuole essere nutrito a dovere. E sì! Nutrire! Gli dèi devono vivere ed hanno destinato l’uomo a questo servizio indispensabile e sacro di mantenerli in vita (in russo si diceva proprio così, nutrire gli dèi ossia <em>kormit’/??????? </em>più che servire adorare o venerare). E allora in momenti di crisi di salute o di debolezza come fare a riconoscere la pianta o l’animale che avrebbe porto l’aiuto giusto all’uomo affinché questi tornasse in piena salute al servizio degli dèi?</p>
<p style="text-align: justify;">E qui s’innestava la secolare esperienza che gli antenati avevano accumulato e tramandato di uomo in uomo e (soprattutto) di donna in donna nella grande famiglia slava. Bastava chiedere alle “persone che sanno” (e non solo al <em>volhv</em>) ed esse avrebbero aiutato a trovare la pianta o l’animale destinati ai bisogni “sanitari” nel misterioso mondo della foresta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842073431" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosuperstizioso.bmp" border="0" alt="Jean-Claude Schmitt, Medioevo «superstizioso»" width="95" height="150" align="right" /></a> C’erano però delle regole da rispettare. La foresta è viva e nessuno ha il diritto di uccidere i suoi abitanti a proprio piacere! Può farlo solo se debitamente “autorizzato”! Questo sì! Insomma occorre capire che nella selva si è ospiti in casa d’altri e quindi si deve sempre chiedere il permesso allo spirito (fra gli altri) che qui governa, al <em>Lescii</em>. Questo essere, se implorato nel modo corretto, si presterà volentieri a sacrificare sia le sue piante sia i suoi animali, perché sa che un giorno anche l’uomo gli potrebbe essere sacrificato nel caso ce ne fosse bisogno! Ne segue che è inutile affannarsi a cercare piante e animali particolari a caso e senza una concessione “divina” perché se così facessimo ce ne potrebbe cogliere male in quanto attireremmo l’attenzione delle solite forze maligne che stanno ad osservarci le quali alla minima nostra esitazione sono pronte a ridurci a loro ostaggi (<em>zalòzhniki/?????????</em>). E questa sarebbe per noi la fine… E’ bene quindi aver pazienza, chiedere quanto ci serve col rito giusto e la pianta o l’animale comparirà davanti a noi senza neppur fare un gesto oppure un <em>ljudnik/?????? </em>(ossia gnomo, elfo) ci accompagnerà o si farà vedere in sogno indicandoci dove trovare quanto cerchiamo! Evitare l’ingordigia poi è molto importante perché non è ammesso accumulare riserve e occorre sempre lasciare alla foresta quella parte di ciò che si usa, non come rifiuto senza valore, ma come offerta sacra, scusandosi se è troppo poco o se abbiamo preso troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco! Questo è, schematizzato, il comportamento che lo <em>smierd </em>mantiene di fronte agli alberi, agli animali, alle piante etc. Di qui, lo ripetiamo, la necessità non tanto di conoscere bene piante e animali quanto invece di celebrare tutti i riti necessari per accostarsi a questi esseri della foresta, visibili ed invisibili, senza offenderli!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842497509" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mitileggendesuperstizionimedioevo.bmp" border="0" alt="Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del medio evo" width="95" height="142" align="left" /></a> Sappiamo bene che la ricerca del benessere fisico e psichico (se è possibile fare tale distinzione!) è un bisogno naturale e diffuso. Anche qui però per lo <em>smierd </em>ha gran valore l’osservazione degli animali. E’ certo: questi subiscono talvolta, ma rarissimamente a quanto pare, disagi fisici, ma poi in breve tempo ritornano come prima… dopo essersi aggirati nel folto! Evidentemente hanno trovato qualche sostanza che ha ridonato loro il benessere! Qualche esempio? Tutti coloro che hanno in casa un gatto sanno benissimo che ogni tanto questo piccolo dolce carnivoro ha bisogno di cercare la cosiddetta erba gattaia. Questa erba ha effetti vomici che serve per rigurgitare i peli che il gatto ha accumulato nello stomaco a causa delle varie “pulizie” con le leccate periodiche che fa sulla propria pelliccia. Anche qui il gatto ha un disagio e deve liberarsene e lo fa ricorrendo ad una pianta. Dando allora per scontato che questo accade sempre, per farla breve, se gli animali sanno tenersi in forma, così gli uomini, non molto diversi da loro, possono scoprire ciò che serve in tutti i casi di disagio… proprio fra le erbe della foresta! In un Inno dei <em>Rigveda </em>si legge: “Nelle erbe si trova tutta la potenza dell’Universo. Colui che conosce le segrete facoltà delle piante è una persona onnipotente”. E, se ben riflettiamo, questa è un’antica verità universale che, se valeva nei millenni passati, non c’è ragione per negarne il valore oggi (e tanto più nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>) giacchè le piante curano e guariscono, uccidono o danneggiano il nemico o ci sollazzano e ci fanno sognare! Noi oggi sappiamo che questi effetti sull’organismo sono dovuti ai composti chimici che esse elaborano partendo dai minerali del terreno, ma, rispetto all’antico, è soltanto cambiato il modo di esprimere quel principio vedico, ma non il suo contenuto! In altre parole forse è vero che nella foresta c’è il rimedio a tutto! Dunque erbe, più che animali, possono aiutare l’uomo a ritrovare il benessere…</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo un momento da parte questa conclusione e facciamo un’ulteriore osservazione. Ciò che mette in ansia l’uomo però non è forse il malanno o il guaio in sé, ma, come abbiamo detto, fa paura non poterlo prevedere o non aver colto i segni che ne indicavano l’approssimarsi. Ogni qual volta è possibile prevedere e premunirsi, l’uomo vive meglio. Per questo si ricorre all’osservazione degli astri, di cui lo <em>smierd </em>è un attento osservatore, ma poi bisogna trasformare la previsione ottenuta in atto pratico usando tutto un apparato di riti “profilattici” scaturiti dalla conoscenza antica per trovare la maniera di deviare o piegare il destino ai nostri bisogni. Il potere dello <em>znahar’ </em>o della <em>znaharka </em>talvolta era talmente grande che poteva trasmettersi (in bene o in male) attraverso qualsiasi oggetto o cibo e perciò, ad esempio, un’erba insignificante diventare per azione del potere magico di queste persone un potente amuleto o una potente medicina. Per il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> Russo interi libri di scongiuri per ogni caso della vita sono stati raccolti dalla viva voce dei “sapienti” popolari, così come i numerosissimi amuleti, sempre fatti da costoro, specialmente di pietre semipreziose (come la magica ambra!). E non solo. Vari luoghi “sacri” (i crocicchi lungo le rive dei fiumi e dei laghi specialmente, le fonti e i pozzi, il luogo della presenza di grandi massi morenici, i labirinti di pietra, etc.) sono stati individuati e descritti e tutto questo materiale è così minuzioso e preciso che è impossibile immaginare che lo <em>smierd </em>si sentisse senza difesa nel suo ambiente, benché non avesse né le medicine né gli specialisti di cui noi oggi (a pagamento!) disponiamo! Quanto poi queste difese fossero efficaci, rimarrà per noi un mistero… Infatti, benché esista una raccolta fatta da personale ecclesiastico russo chiamata <em>Erbario del Mago </em>(in russo <em>Ciarodeinyi Travnik/?????????? ???????</em>, le erbe utilizzate dai <em>kolduny/volhvy/znahari </em>etc. erano soltanto otto, ma, siccome costoro non svelavano mai ai neofiti o ai curiosi quali esse in realtà fossero, ci sono rimasti soltanto i nomi e i loro fantastici effetti, senza però poterle individuare. Le erbe “magiche “ sono dunque: <em>Travà-koljuka </em>(La Pungente), <em>Adamova golovà </em>(Testa d’ Adamo), <em>Travà-prikrysc’ </em>(L’Invisibile), <em>Razryv-travà</em>, <em>Kocedysc’nik </em>(forse la Felce maschio), <em>Travà-tirlic’</em>, <em>Son-travà </em>(La Sognante) e <em>Neciui veter</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884904986" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/festeegiochinelmedioevo.jpg" border="0" alt="Jean Verdon, Feste e giochi nel Medioevo" width="95" height="139" align="right" /></a> Riflettendo bene, oggi non è cambiato molto nell’atteggiamento degli uomini davanti alle forze della natura e persino i mezzi materiali per affrontarle sono ancora gli stessi. Dopo un secolo di intense ricerche chimiche e fisiche ci siamo accorti che le molecole che noi fabbrichiamo nelle nostre industrie farmaceutiche per curare o lenire tutta un’infinità di malanni e disagi, siano essi provocati dal modo di vivere siano essi inventati per ragioni di economia o di pubblicità, cominciano a costarci troppo in inquinamento e in risorse sprecate. Ci siamo accorti che varrebbe forse la pena di cercare le stesse molecole nelle piante o nel mare o negli animali senza sprecare energia e vite umane in inutili e complicati procedimenti artificiali brevettati. Perché non utilizzare quelle delicate fabbriche, sperimentate da milioni di anni di evoluzione biologica che sono sotto i nostri occhi sotto forma di erbe e di animali piccoli e grandi? E non è già con questo che si comincia a convivere in armonia con l’ambiente? Non stiamo auspicando un ritorno al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">tempo antico</a> o un regresso tecnologico. Crediamo che sia giunto il momento di organizzare meglio il nostro pianeta senza trasformarlo ulteriormente in un mucchio di rifiuti irriciclabili, altrimenti fra non molto non troveremo più posto neanche per viverci noi stessi. E noi nel fondo del Paganesimo Slavo e nelle tradizioni conservatesi in questa parte d’Europa abbiamo letto proprio questo umile desiderio: mantenere un tale equilibrio con il resto della natura al di là di chi l’abbia creata, un dio cristiano o un dio pagano…</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850203845" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/conversionedelleuropa.bmp" border="0" alt="Richard Fletcher, La conversione dell'Europa. Dal paganesimo al cristianesimo. 371-1386 d.C." width="95" height="149" align="left" /></a> E’ tempo allora di addentrarci fra gli alberi e di cercare quanto ci serve, con l’aiuto di “chi sa”, come abbiamo già annunciato. Queste persone in realtà sono molto caute ad accompagnare un estraneo come noi nella “loro” foresta, perché non vogliono che gli estranei scoprano i loro segreti e poi perché, dopo l’introduzione del Cristianesimo, furono considerate pericolosi maghi e streghe, appunto! Nell’Antica <em>Rus’ </em>erano chiamati <em>Zeleisc’ciki/?????????</em>, ossia Erboristi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <a href="http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso2.html">seconda parte</a> di questo articolo.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso.html' addthis:title='Ci sono streghe e stregoni nel medioevo russo? &#8211; 1 ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso2.html' addthis:title='Ci sono streghe e stregoni nel medioevo russo? &#8211; 2 '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888730134" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cavalierielituani.bmp" border="0" alt="Aldo C. Marturano, Storie di cavalieri e di lituani" width="80" height="112" align="right" /></a> Abbiamo già dato una rapida occhiata alle tante piante che oggi, magari, non sapremmo neppur riconoscere e che tornavano invece utili nell’Antica Rus’. Ci ripromettiamo ora di continuare il nostro viaggio per vedere come, oltre al cibo, la foresta fornisce tutta una serie di altre sostanze che in modi diversi potevano liberare dai disagi. Tuttavia, come abbiamo sempre ribadito, non è possibile strappare un’erba, un fiore, una bacca senza il consenso del suo spirito protettore e la raccolta non è mai una semplice operazione di routine, ma un rito sacro! Un rito che non può essere eseguito semplicemente da chiunque in qualsiasi momento libero… come faremmo noi oggi con l’attuale ignoranza e poco rispetto del mondo intorno a noi! Nella mitologia slava infatti l’erba, le piante erano niente altro che i capelli della Madre Umida Terra! Solo se ci mettiamo in quest’ottica, possiamo fare il viaggio partendo dal più straordinario e dal più sacro degli esseri viventi, la Quercia!</p>
<p style="text-align: justify;">Se mai vi capiterà di trovarvi davanti a quest’albero vivo con un’età di qualche secolo, rimarrete certo folgorati dalla meraviglia poiché lo spettacolo è indescrivibile quanto a grandiosità. Si è di fronte ad un essere vivente di altezza impensabile (fino a 50 m e oltre!) che domina su tutta una vasta zona da solo poiché intorno raramente crescono altre piante. Solo alcune specie di funghi vegetano alla sua base! Ciò è dovuto alla secrezione di sostanze che la quercia immette nel terreno dalle proprie profonde radici, inaccettabili al metabolismo di moltissime specie vegetali del sottobosco o di altri alberi. Volgiamo ora lo sguardo verso l’alto. Ecco! La chioma che incombe enorme e con le sue grandi foglie lobate copre tutto il cielo sopra di noi! Se non sapessimo che quest’albero, quantunque grandioso ed alto, ha comunque una cima, penseremmo che esso davvero raggiunga le nuvole. Mettetevi nei panni di uno <em>smierd</em> che si muove sempre in pianura e non ha mai occasione di dare un’occhiata al paesaggio da un’altezza da cui poter ammirare il suo inferno verde dal di sopra! Potrebbe immaginare tranquillamente che la quercia raggiunge la dimora degli dèi! La quercia per lui tocca il cielo! E’ l’albero primordiale!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842069396" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lamagianelmedioevo.bmp" border="0" alt="Richard Kieckhefer, La magia nel Medioevo" width="95" height="145" align="right" /></a> Se poi avrete l’occasione di recarvi sul Dnepr, nei dintorni di Zaporozhe (l’ultima grande cataratta prima di arrivare al Mar Nero) a sud di Kiev c’è un isola chiamata Hortiza, famosa anche perché era una base dei famosi Cosacchi del Don. Visitatela perché qui esiste una quercia davvero enorme. La chioma ha un diametro di poco meno di 60 m e il tronco di base ha una circonferenza di oltre 6 m. A quanto pare ha oltre 600 anni e si dice che alla sua ombra si riposasse l’eroe cosacco nazionale ucraino Bogdan Hmelnizki. E non è la sola in Europa con tale veneranda età! Roland Bechmann ne nomina qualcuna per le foreste di Francia ed ultimamente è stato pubblicato un atlante delle querce annose tedesche!</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma stiamo parlando della regina (o del re, in russo quercia è maschile: <em>dub</em>!) degli alberi della selva. Giustamente la denominazione latina contiene la parola che significa forza (ossia <em>Quercus robur</em> sp.) proprio perché, finché l’uomo non ebbe gli arnesi adatti, una quercia era difficilissima, se non impossibile, da abbattere. Per di più il fatto che la vita di un uomo non riuscisse a vederla morire insinuò l’idea che l’albero fosse eterno e che il fulmine l’evitasse, sebbene vi fosse più esposta di altri alberi a causa del suo isolamento. E che dire dei frutti, delle ghiande? Suscitavano l’idea del maschio, del dominatore, della potenza dell’uomo rispetto alla donna, debole e coatta. In latino il nome per glande umano è uguale a ghianda e così in russo e in tedesco per la grande somiglianza fra il frutto e la parte superiore del fallo! Quest’albero, una volta diffusissimo nelle foreste europee, con la sua dissacrazione imposta dal Cristianesimo (contro il Paganesimo Druidico!) e con l’uso delle asce di ferro a poco a poco si ridusse di numero e moltissimi individui furono abbattuti e ridotti a materiale da costruzione e da arredamento sacro (i cori dei conventi!). La toponomastica europea malgrado ciò ne conservò il ricordo ed è piena di nomi che ancor oggi ricordano la sua presenza come Rovereto, Eichstatt, Oakwood, Chêne-Pignier… Forse più di altri è così nell’area slava dove la città croata di Dubrovnik (ossia Luogo dove si vendono querce, da dove Venezia trafficava questo prezioso legno, ma chiamata da loro Ragusa) ne è l’esempio più clamoroso! Nella Pianura Russa poi i nomi che ricordano la quercia sono parecchie centinaia e molti di essi sicuramente si rifanno alla presenza dei piccoli querceti sacri (<em>dubràvy/???????</em>) dove il <em>volhv</em> celebrava i riti pagani fino a qualche secolo fa in onore di Perun e della sua paredra. Addirittura, come ci informa A. A. Korinfskii, presso i popoli “russificati” dei Ciuvasci (turcofoni) e Mordvini (finnici) il rispetto e i riti intorno alle querce si erano tramandati senza interruzione e le processioni propiziatorie nei querceti del Volga erano celebrate ancora nel XIX sec.!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842074837" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosimbolico.bmp" border="0" alt="Michel Pastoureau, Medioevo simbolico" width="95" height="145" align="left" /></a> Alla quercia intanto era legato un mito slavo della creazione dell’universo. In esso si racconta che due querce primordiali esistettero nell’oceano primitivo. Da questi due alberi erano volate giù fino al fondo del mare due colombe per portare al Creatore un po’ di sabbia e di sassi dai quali poter creare terra e cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo già nominato questo dio slavo-baltico, Perun, in relazione con la quercia. Aggiungiamo che lo ritroviamo nel polacco Piorun, nello slovacco Perom e addirittura in Pargianja della mitologia vedica e in Fjorgyn norreno e, se ci è permesso azzardare un’ipotesi, potrebbe essere persino identificato con Quirinus (dal latino <em>*quir-c-</em> per quercia), il dio cittadino di Roma. I <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> davano alla foresta della Gallia lungo il Reno il nome di <em>Hercynia Silva</em> (come ci informa Cesare) in cui si nasconde la variante della stessa radice <em>*hercu-</em> di quercia per la grande diffusione (allora!) di questo albero sacro! E un altro mito slavo dice che c’era in qualche parte del mondo una quercia che cresceva continuamente ed era ormai diventata tanto alta da raggiungere il cielo di Perun e proprio qui c’erano i tre elementi fondamentali: il fuoco la terra e l’acqua… Una cosa però non è certissima: Che Perun fosse in cima all’olimpo slavo! Perun viene già nominato al tempo di Igor e di Oleg nelle Cronache Russe che poi aggiungono nell’anno 980: “… (Vladimiro) si mise a governare da solo a Kiev e pose i <em>kumiry/??????</em> (i simulacri divini) sulla collina vicina allo spiazzo davanti al suo <em>terem</em>: Perun di legno (di quercia, naturalmente!) con una testa (ricoperta) d’argento e con i baffi d’oro…” con evidente atto di devozione in quanto quel dio lo aveva protetto fino a quel momento e quindi, da vincitore, Vladimiro ora lo elevava al rango di dio maggiore di ogni altro preesistente e lo imponeva ai suoi soggetti! Dai documenti ci risulta infatti che prima di questo evento ogni clan o tribù della Pianura Russa aveva i suoi dèi particolari fra i quali Perun non era assente, ma non era il dio supremo! Anche perché, se lo ricordate, fra gli Slavi (occidentali) il dio supremo è un altro ed ha nome Svantevit/Svjatovit, a cui era dedicato il famoso sacrario di Arkona detto anche il tempio per tutti gli Slavi! Dunque la quercia e il suo legno sono sacri e non possono essere destinati ad altri usi se non quelli sacri onorando il dio che “abita” nella pianta. Attenzione! Ciò non significa che non possano essere abbattute delle querce per elevare costruzioni consacrate, come le fortificazioni di difesa di una città. Per far questo però il taglialegna incaricato deve sempre fare gli scongiuri dovuti prima di intaccare il legno con la sua accetta. “<em>Ciur menja!/??? ????!</em>” E’ l’invocazione da lanciare affinché il padrone della selva, il Lescii, sappia che è il <em>ciur </em>che ha autorizzato il taglio!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842073431" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosuperstizioso.bmp" border="0" alt="Jean-Claude Schmitt, Medioevo «superstizioso»" width="95" height="150" align="right" /></a> E non solo! Sotto lo spazio libero da vegetazione intorno a questo albero si riunivano i consigli di guerra, prima di mettersi in cammino, se si voleva tornare vincitori. In questi particolari casi quando tutto era stato deciso il <em>volhv</em>, presente quale garante della sacralità del rito, strappava dall’albero le foglie più grandi e li metteva sul petto di ciascun guerriero dopo averle cucite alla loro maglia. La foglia doveva rammentare la forza, la patria e lo scopo dello scontro che si stava affrontando. Di solito la cerimonia era abbastanza complicata. Si facevano dei piccoli serti di foglie di quercia che venivano posti in un piatto d’argento (lasciato poi come dono sacrale dal capospedizione al tempio) e ciascun guerriero prima di lasciare il luogo sacro prendeva un serto con entrambe le mani e inginocchiato lo baciava chinando la testa fino a terra e finalmente lo poneva sulla gamba piegata giurando fedeltà, prima di farselo cucire sulla maglia o di riporlo nella sua bisaccia da guerra (così ce lo narra G. J. Riljuk).</p>
<p style="text-align: justify;">Al dio della quercia appartiene sicuramente il Porco. Esso si ciba delle ghiande e sotto la quercia è il suo posto preferito nella tarda estate, prima che la sua padrona lo richiami dalla foresta. Proprio qui la scrofa addirittura si accoppia con il cinghiale e qui anche figlia. In tutto questo si può riconoscere la sacralità del legame con Perun ed è anche chiaro perché, ancora oggi in Bielorussia, all’ospite gradito e onorato venga offerto come piatto speciale il lardo di porco tagliato a dadini e fritto! E’ un’offerta sacrale! E che dire dell’Orso? Anche lui è grande amante delle ghiande… E non soltanto gli animali raccoglievano le ghiande per cibarsene. Nel lontano passato esse venivano tostate e dalla farina che se ne otteneva lo <em>smierd</em> si faceva un infuso che oggi possiamo raffrontare nel gusto al caffè, sebbene un po’ meno amaro di questo. Probabilmente anche questo consumo era sacro presso gli Slavi… in quanto rafforzava la potenza del fallo!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842497509" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mitileggendesuperstizionimedioevo.bmp" border="0" alt="Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del medio evo" width="95" height="142" align="left" /></a> Le foglie di quercia poi, abbastanza grandi (fino a 20-25 cm), quando l’albero in autunno se ne spoglia parzialmente nel mese di Listopad, vengono raccolte con cura e servono ad avvolgere il <em>karavài</em> e dargli quella bella crosta bruna lucida di cui abbiamo detto, in seguito all’imbrunimento dei tannini esposti alla temperatura di cottura nella <em>pec’ka</em>. La corteccia dell’albero poi coll’avanzare dell’età si fessura e si spacca e le sue schegge, raccolte e pestate, erano usate per conciar le pelli sempre sfruttando l’azione dei detti tannini.</p>
<p style="text-align: justify;">La quercia però non è il solo monumento vivente perché ce ne sono molti altri e altrettanto (sebbene un po’ meno) notevoli nella selva. Di solito ogni regione ha i suoi alberi caratteristici ai quali la gente del luogo è affezionata e, come dice V. J. Propp, nella Pianura Russa dopo il Cristianesimo specialmente, la Betulla è l’albero al quale i russi sono legati di più e che i loro antenati considerarono addirittura indispensabile per la propria vita e per la riproduzione. Della nordica Betulla (<em>berjòza/??????</em> in russo, <em>Betula </em>sp.) generazioni di Slavi hanno goduto (e godono), delle sue proprietà e dei suoi prodotti utilissimi. Era così caratteristica che ha dato il nome a vari fiumi e laghetti, a cittadine e a villaggi del nord. In particolare è probabile che il Dnepr abbia preso il nome “classico” del suo corso superiore, registrato nelle <em>Storie </em>di Erodoto come <em>Boristhenes</em>, proprio dalle betulle e cioè dal suo affluente Berezinà (inteso come Fiume di betulle o qualcosa del genere) e lungo questo fiume secoli dopo fu battuto Napoleone nella sua sfortunata Campagna di Russia!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884904986" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/festeegiochinelmedioevo.jpg" border="0" alt="Jean Verdon, Feste e giochi nel Medioevo" width="95" height="139" align="right" /></a> L’aspetto più clamoroso di questo albero è il colore della sua corteccia, bianco argentato! Non tutte le cortecce della specie <em>Betula </em>però sono di questo colore e ce n’è anche con la corteccia nera, ma che non appartengono alla foresta russa europea. Nella Pianura Russa se ne conoscono circa una cinquantina di specie e sottospecie e la più comune è quella che ha ricevuto il nome di Betula alba sp. L’albero è molto longevo e vi sono individui con oltre cento anni di età! Lo si trova nelle poesie e nei canti russi quando si descrive l’eleganza delle sue forme, il lungo e sottile tronco, la bianca e lucente corteccia che scintilla alla luce della luna. Soprattutto però lo <em>smierd</em> aveva un rapporto speciale con quell’albero. Gli comunicava ogni giorno, attraverso l’aspetto della sua chioma e delle sue foglie, come stava andando il tempo! Era come un calendario delle stagioni poiché la Betulla ha degli abiti che muta non appena sente cambiare temperatura, pressione dell’aria e umidità. Comincia a dominare il colore dorato? Ormai l’inverno è vicino! Appare il verde? E’ arrivata la primavera! Per di più se il verde appare prima del solito lo <em>smierd </em>se ne rallegra perché vuol dire che l’estate sarà più calda…</p>
<p style="text-align: justify;">Riportiamo un vecchissimo indovinello russo sulla betulla che dice: C’è un albero che conosce quattro arti. La prima illuminare il mondo, la seconda far tacere il grido (<em>klikuscestvo </em>v. più oltre su questa strana malattia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievale</a>), la terza guarire i malati e la quarta mantenere la pulizia del corpo! E davvero la Betulla esaudisce tutte queste necessità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850203845" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/conversionedelleuropa.bmp" border="0" alt="Richard Fletcher, La conversione dell'Europa. Dal paganesimo al cristianesimo. 371-1386 d.C." width="95" height="149" align="left" /></a> Col suo succo (la linfa chiamata <em>berezòviza</em>, che si può tirar via in gran quantità dalle betulle destinate ad essere abbattute durante il <em>podsek</em> e cioè del taglia-e-brucia), con gli infusi dalle sue foglie, con i suoi rami (<em>venivi/??????</em>) usati per battere il corpo nudo nella banja per ravvivare la circolazione sanguigna e mantenere la pelle giovane. Con la primavera sale lungo il tronco il succo nuovo, il più prezioso dei suoi prodotti, che sgorga lentamente al taglio leggero sulla corteccia e si può raccoglierlo (senza uccidere l’albero!) per berlo fresco o allungato con acqua e persino leggermente fermentato. Ha un sapore fra il dolce e il salato, ma è molto diuretico e perciò aiuta alla pulizia interna del sangue provocando l’urinare frequente. Sulle biforcazioni dei rametti giovani poi si formano delle verruche (<em>borodòvki/?o???????</em>) gonfie di resina (<em>djògot/?????</em>) che è una miscela di vari olii essenziali di color giallo e si usa come unguento medicinale, ad esempio (ma ancor oggi!) per guarire gli erpeti facciali! Usato sulla pelle delle donne, la ringiovanisce e tutti sanno che le ragazze, quando si devono preparare per la festa, in segreto vanno nel bosco dove ci sono betulle e si spalmano con questo balsamo (oppure col succo, detto <em>pasok/?????</em>) per acquistare un bel colore rubizzo sulle guance. A maggio quando appaiono i suoi fiori è il tempo invece di raccogliere le foglie per gli infusi. I rami di betulla si usano da bruciare nella <em>pec’ka</em> quando si cuoce qual cosa di speciale e i rametti più fini per far luce (la cosiddetta lucìna usata dalle tessitrici per illuminare il lavoro serale d’inverno!) per l’effetto del sopradetto <em>djògot</em> che brucia bene, lentamente e non fa fumo. E che dire della corteccia? Ottima come supporto per scrivere, la scorza di betulla (<em>berjòsta</em>) è rimasta importantissima nella storia russa per essere stata usata come carta da lettere fra il XI e il XIII sec. specialmente nella zona della coltissima Novgorod-la-grande.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <a href="http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso.html">prima parte</a> di questo articolo.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/streghemedioevorusso2.html' addthis:title='Ci sono streghe e stregoni nel medioevo russo? &#8211; 2 ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Stereotipi medievali e medioevo russo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Marturano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo stato attuale della ricerca storica sul medioevo russo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stereotipimedievali.html' addthis:title='Stereotipi medievali e medioevo russo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888730134" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cavalierielituani.bmp" border="0" alt="Aldo C. Marturano, Storie di cavalieri e di lituani" width="80" height="112" align="right" /></a> Ci sono alcune idee preconcette vaganti nell’aria quando converso con coloro che si interessano del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> che falsano, a mio avviso, il panorama storico europeo di quella lontana epoca ed escludono alcune realtà che sono invece importanti e fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo vorrei tentare di metterli a fuoco, questi preconcetti, per vedere di smontarli o per lo meno di rimetterli nella giusta carreggiata, se così posso dire. Innanzi tutto il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>, questa magica parola che significa <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Età di Mezzo</a>, è un periodo quanto mai glorioso per le conquiste del pensiero e per i progressi materiali che hanno portato l’Europa oggi a diventare il punto focale della civiltà in tutto il pianeta con i suoi errori e i suoi metodi invasivi di progresso. Non è però questo il nostro argomento e dunque lo lasciamo qui espresso in questo modo molto semplicistico e politicamente non schierato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inizio del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> è stato fissato convenzionalmente con il saccheggio da parte dei Visigoti di Alarico nel 410 d.C. della città di Roma in Italia e con l’abdicazione dell’ultimo Imperatore Romano, sempre in Italia, Romolo Augustolo nel 476 e si chiude di solito con la caduta di Costantinopoli nel 1453 in mano ai Turchi di Maometto II il Conquistatore o addirittura con la scoperta dell’America da parte di Colombo nel 1492. Qui, nella Terra Russa, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">storia “medievale”</a> non coincide con un’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">età di mezzo</a>, ma corrisponde proprio all’inizio della storia delle Terre Russe e dunque nasce con la fondazione della dinastia Rjurikide e si chiude in pratica con la sua estinzione quando il figlio di Giovanni IV il Terribile passa la sua corona (la famosa berretta di Vladimiro Monomaco) a Boris Godunov (non rjurikide) e muore senza figli verso la fine del XVI sec.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi dunque sono in generale i limiti temporali che si fissano quando si fanno ricerche sul <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> europeo. Ciò non toglie che ci siano storie locali pregresse che stanno alla radice degli eventi che lo storico indaga e racconta e che non vanno assolutamente trascurate.</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo problema sul quale di solito si glissa senza dargli troppa importanza è l’invenzione del calendario moderno con la Riforma Gregoriana in cui si perderebbero ben 13 giorni di storia nei paesi dove questa riforma non fu adottata. Questo ad esempio è uno stereotipo che appare secondario, ma che talvolta nella ricerca e nel compulsare i documenti pone in imbarazzo il ricercatore poiché quasi due settimane cancellate talvolta fanno apparire alcuni eventi contemporanei invece che discosti nel tempo e dunque bisogna stare molto attenti. Siccome la parte di storia di cui io mi occupo è proprio quella in cui la Riforma Gregoriana non venne mai adottata fino al XVIII sec. e fu definitivamente sancita per l’uso generale solo nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea">XX secolo</a>, la ricerca sul <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> Russo può offrire qualche trappola da questo punto di vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò tenuto presente, cominciamo ad addentrarci nell’argomento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884024560" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lospazioletterariodelmedioevo1.bmp" border="0" alt="Autori Vari, Lo spazio letterario del Medioevo. Le culture circostanti. Vol. 1: La cultura bizantina" width="95" height="134" align="left" /></a> Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> Occidentale è dominato dall’idealizzazione del lavoro contadino, dalla sua esaltazione come unico santo lavoro da parte dell’ideologia cristiana ormai dominante e mi riferisco alla famosissima divisione delle classi in <em>Coloro che pregano</em>, <em>Coloro che combattono</em> e <em>Coloro che lavorano la terra</em>. Durante l’Impero Romano pagano il contadino era una persona inferiore e sconosciuta alla civiltà romana fortemente urbanizzata e di solito figure come Cincinnato o Catone attaccate al lavoro dei campi erano ridicolizzate. Lo stesso Quinto Orazio Flacco, benché lui stesso di origini contadine, non si sente a suo agio nella campagna quando pensa che altrimenti avrebbe dovuto lavorare la terra. D’altronde, se guardiamo bene come le campagne erano organizzate e come il lavoro dei campi era affidato quanto più possibile agli schiavi, ci accorgiamo subito delle prime ragioni di questo atteggiamento del mondo romano verso chi viveva fuori della città. Comunque non essendo io uno specialista sull’argomento, non vorrei addentrarmi troppo in esso senza incorrere in un qualche inutile e imperdonabile “scivolone interpretativo” e qui mi limiterò a concludere dicendo che il contadino agli albori del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> è una delle classi inferiori più disprezzata dall’”opinione pubblica”. Qui basterebbe leggersi Marc Bloch (<em>La Société Féodale</em>) per farsene un’idea o sentire le parole di Vladimiro Monomaco quando all’assemblea di Ljubec’ chiama i contadini col termine <em>smjerdy</em> ossia puzzolenti. Non mi sembra che questa gloria del lavoro contadino poi sia derivata dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> del Cristo. Infatti la <em>Bibbia</em> e i <em>Vangeli</em> appartengono ad un popolo che era fatto di pastori e non di agricoltori. L’opera di “santificazione” comincia, almeno per i documenti scritti, con Bonifacio il santo evangelizzatore del popolo germanico lungo il Reno (sec. VII-VIII). Costui per la sua origine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a> (era nato nel Devon) conoscendo i precedenti pagani della sua terra fece di tutto affinché la gente minuta invece di preferire le feste stagionali alle messe nelle prime chiese che apparivano qui e là diventassero “lavoratori della terra” e si guadagnassero il pane col “sudore della fronte” in maniera tale che per concludere la giornata poi venissero a messa nelle feste comandate. E’ superfluo ricordare poi la regola benedettina alquanto anteriore! Bonifacio però mi interessa in modo particolare poiché per trasformare la gente in agricoltori predica la distruzione della… foresta!</p>
<p style="text-align: justify;">Perché la foresta? Perché distruggere gli alberi e tutto quello che la foresta ha e ci dà? Semplice! Il Cristianesimo non ha mai cancellato gli dèi pagani dal mondo: Essi esistono, ma sono personificazioni del demonio! Questi dèi quindi non scompaiono con l’avvento della nuova <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> universale, ma continuano ad imperversare sulla Terra dove sono stati esiliati da Dio stesso dal tempo della loro decadenza! Dante pone il Principe dei Diavoli negli Inferi e addirittura la centro della Terra perché qui è il suo dominio, ma allora, dove si nascondono quando vengono in superficie? Dove vivono? La risposta è ovvia: Nei templi pagani della foresta! Nei querceti, vista la spiritualità di questo albero, unica pianta senza morte! E’ nel folto degli alberi che si celebrano i riti pagani e perciò Bonifacio, una volta vescovo di Magonza, personalmente si recherà nella vicina Geismar e abbatterà la Quercia del dio pagano Thor! Comincia dunque con lui la distruzione degli alberi “europei” con grande fervore e gioia della Chiesa perché in questo modo si hanno più campi da lavorare e più modi di legare il contadino al luogo dove lavora e quindi si ha una migliore controllabilità da parte dell’autorità ecclesiastica che tiene i registri delle nascite e delle morti e raccoglie le derrate alimentari! Indirettamente e senza volerlo Bonifacio fa il più grande danno possibile a tutto l’Occidente: Priva questa parte d’Europa delle sue più importanti risorse di materie prime! Già a questo scempio avevano provveduto i Romani che avevano progressivamente distrutto la foresta intorno a Roma, poi erano passati a quella spagnola e poi a quella gallica e poi e poi… Perché ho parlato di materie prime?</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880448061" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/quellanticafestacrudele.bmp" border="0" alt="Franco Cardini, Quell'antica festa crudele. Guerra e cultura della guerra dal Medioevo alla Rivoluzione francese" width="95" height="143" align="right" /></a> Diamoci uno sguardo intorno. Città, campagna, costruzioni, strade etc. In questo universo dove viviamo risaltano le memorie del passato tanto da farci abitare in uno spazio dedicato solo ai morti e ai loro ricordi. I monumenti però sono importanti perché ci danno una misura della nostra civiltà. Spesso però siamo abituati a guardare oggi questi nostri monumenti nei loro resti di pietra naturale o di pietra fatta dall’uomo (i mattoni!), ma noteremo subito che questi monumenti prima del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>, romani o greci per intenderci, di solito sono “a giorno” cioè aperti, senza porte, senza pareti, senza tetto… proprio perché queste parti erano di legno e non si sono conservate! Lo stesso avveniva nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>. Se pensiamo a come si costruivano le cattedrali o le abbazie, immaginiamo subito che pietre e mattoni erano collocati sul uno scheletro di legno che poi si distruggeva. Le gru, le impalcature… E gli arnesi? Salvo punte e lame, erano tutti di legno! E le armi? Ugualmente di legno! Se immaginiamo per un solo momento un esercito di una decina di migliaia di fantaccini con picche, ecco che possiamo subito fare un conto di quanto alberi sono stati tirati giù! E quanto legno occorreva per fondere metalli o cuocere mattoni? E per riscaldarsi? E per le navi in mare o sui fiumi? Etc. etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo fissare un’equazione: Dove non arrivò il Cristianesimo, si conservò più a lungo la foresta! Dunque nel Grande nord! A partire da est del Reno la foresta vergine europea continuò a vivere! E fu un bene per l’Europa tutta perché di qui si continuò a fornire le materie prime importanti affinché l’Occidente fiorisse. Certamente non tanto il legno che non poteva essere trasportato su lunghe distanze senza opportuni mezzi e competenze tecniche ancora inesistenti quanto altri prodotti di lusso il cui commercio… fece la fortuna dell’<em>élite</em> al potere nella Terra Russa fino al XVI sec.!</p>
<p style="text-align: justify;">E qui io mi sono chiesto: Ma come, le Terre Russe erano le maggiori fornitrici di materie prime e di articoli di lusso per le corti occidentali e nessuno ne parla con chiarezza? Perché mai? I documenti ci sono, sono disponibili da sempre… Mistero! Leggo ad esempio E. Perroy nel suo <em>Il Medioevo, L’Espansione dell’Oriente e la Nascita della Civiltà Occidentale</em> e l’autore nota benissimo questo fermento del nord Europa intorno al XII sec. quando vede i risultati del famoso <em>Drang nach Osten</em> degli Ottoni a partire da Magonza, ma poi non sottolinea l’importanza della foresta nel crescere dell’economia e dei traffici commerciali col nord. Insomma come se questi traffici ci fossero, ma non si sa bene che cosa si commerciasse! Lo nota invece benissimo il medievista C. Goehrke che dallo studio del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> Russo (<em>La vita d’ogni giorno nella Russia Antica</em>) evidenzia immediatamente l’importanza di avere a disposizione una foresta da sfruttare. Altrettanto fa lo storico R. Bechmann nel suo <em>La Foresta nel Medioevo</em> e il grande Marc Bloch. Non vado oltre nel nominare altri autori, ma dirò solo che il famosissimo Le Goff trascura <em>sic et simpliciter</em> l’importanza della foresta nordica nello sviluppo della Civiltà Occidentale e questo, a mio avviso, ha concorso a costruire un modo di guardare il commercio <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievale</a> assolutamente sbagliato. Si parla di fiere, di mercati dove si commercia vino, grano, e soprattutto panni! Non è così! I Veneziani e i Genovesi che avevano le loro basi nel Mar Nero o l’Hansa che aveva i suoi uffici a Novgorod, a Polozk, a Smolensk e a Pskov nelle Terre Russe commerciavano ben altro e di più gran valore che panni e alimentari!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842497509" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mitileggendesuperstizionimedioevo.bmp" border="0" alt="Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del medio evo" width="95" height="142" align="left" /></a> Vediamo un po’… Qualsiasi porporato, principe o persona ricca durante tutto il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> non avrebbe mai rinunciato ad avere gli abiti con le orlature di ermellino, di vaio, di martora etc. Nessuna mensa regale o di festa di una qualche signore avrebbe fatto mancare il dolce miele sulla sua tavola… Nessuna casa o complesso abitato avrebbe rinunciato ad avere degli schiavi a servizio o delle concubine per il piacere sessuale. Nessun complesso abitato di persone facoltose avrebbe rinunciato ad illuminare l’oscurità stagionale o della notte (v. Verdon che ha scritto su questi argomenti)…</p>
<p style="text-align: justify;">Gli schiavi era una delle merci più costose e più ambite. La stessa parola significa semplicemente Slavo, ma non è un etnonimo tanto generale! Schiavo si riferiva solo ai giovani in vendita di provenienza bielorussia (usando il toponimo moderno). Il famoso <em>Bilad as-Saqalibat</em>, ossia il Paese degli Schiavi degli autori musulmani, è precisamente la regione intorno a Novgorod la Grande! I migliori commercianti di schiavi italiani, i Veneziani, avevano il mercato sulla Riva degli Schiavoni! Il Laterano, sede papale nel primo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>, ma poi anche Avignone, censiva qualche migliaia di schiavi a servizio del Papa di Roma! Così era per Costantinopoli che addirittura stilò un Trattato di Collaborazione Commerciale con Kiev già al tempo di Olga alla metà del X sec. d.C. riservandosi le forniture di quelle merci.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso si può dire per i prodotti apiari. Il miele oltre che essere un dolcificante per i ricchi era anche la base per bevande fortemente alcoliche (l’idromele!) popolarissime specialmente nel nord dell’Europa. Infatti qui il vino giungeva solo per essere usato nella Messa! E la cera? Quando si costruirono molte chiese potete immaginare i milioni di candele che venivano consumate per illuminare le cattedrali gotiche nel secondo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>! E non solo! Il metodo per fondere il bronzo in forme determinate per fabbricare campane, parti di arnesi e di armi cosiddetto “a cera persa” era un altro enorme consumo durante tutto il periodo delle Crociate e anche dopo…</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884904986" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/festeegiochinelmedioevo.jpg" border="0" alt="Jean Verdon, Feste e giochi nel Medioevo" width="95" height="139" align="right" /></a> Pellicce, miele, cera, schiavi: Tutte materie prime di provenienza foresticola e tutte fornite dal Grande Nord come ci ricordano vari autori musulmani che si rifornivano qui nelle Terre Russe. E non solo queste! Il grande commercio prima delle Repubbliche marinare e dell’Hansa di Lubecca era gestito dagli ebrei chiamati rahdaniti (ne parlano M. Lombard, J. Favier, ma anche B. Lewis e specialmente B. Schechter che nel secolo scorso ha catalogato con certosina pazienza tutte le carte della Genizà della Sinagoga del Cairo) che disponevano di un’organizzazione lungo itinerari molto lunghi e portavano dai “posti di raccolta della produzione” (Kiev, specialmente) quelle merci dal Mar Nero fino a Roma, ad Aquisgrana, a Cordoba con gran soddisfazione dei clienti e grandi ricavi per la loro organizzazione. Abbiamo ricordato Cordoba perché un altro stereotipo che conserviamo senza motivo è che l’Occidente Europeo fosse soltanto cristiano e questo non è vero: La Spagna era quasi tutta musulmana (fino al Perpignano e a Marsiglia) e giunse all’apogeo di regno colto e potente nel X sec. con Abd ur-Rahman III a Cordoba! Così come la Sicilia… Gli ebrei Rahdaniti arrivavano naturalmente fino a Baghdad e in Cina e portarono in Europa l’industria della seta (non i leggendari monaci con i bachi nascosti nel bastone da viaggio, per carità!) e la coltivazione del riso sulle rive del Caspio…</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro stereotipo è che gli Slavi orientali avessero una cultura arretrata e inferiore al resto dell’Europa. E questo è uno di quegli stereotipi strani che indicano come si sia poco informati sulla realtà storica delle Terre Russe e delle terre vicine durante il periodo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievale</a>. Qualche esempio basterà a dissipare questi stupidi pregiudizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Kiev nel 1037 riesce ad avere la seconda più grande Chiesa Cristiana d’Europa (v. H. Dittmar in <em>La Lotta delle Cattedrali, Politica, Potere e Costruzione di Chiese in Lotta fra Est e Ovest </em>oppure Massimiliano Mandel in <em>Storia dell’Arte Bizantina e Russa</em>)!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850203845" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/conversionedelleuropa.bmp" border="0" alt="Richard Fletcher, La conversione dell'Europa. Dal paganesimo al cristianesimo. 371-1386 d.C." width="95" height="149" align="left" /></a> Novgorod la Grande: Oggi capoluogo di provincia e cittadina di secondo ordine rispetto alla vicina San Pietroburgo, fino al XV sec. era la città più grande del Nord Europa, è la più antica repubblica europea, era la città più colta e più alfabetizzata dell’Europa <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medievale</a>. Non sono queste mie affermazioni gratuite, ma documentate. Ricordo solo che negli scavi condotti da Arzihovskii sono state ritrovate oltre il migliaio nella sola Novgorod di… <em>berjòsty</em>! Queste erano comunicazioni scritte su scorza di betulla che ormai tutte le lette e tradotte dicono chiaramente come in questa città tutti sapevano scrivere e leggere, dal nobile ricco al povero artigiano di strada!</p>
<p style="text-align: justify;">E possiamo dimenticare che i monaci del Monastero della Trinità (oggi sede del Patriarcato di tutta la Russia nella cittadina di Sergeev Posad non lontano da Mosca) andarono ad alfabetizzare i finnici del nord inventando persino un alfabeto per i Zirieni nel XIV sec.?</p>
<p style="text-align: justify;">Che ne dite? Non è una bella prova di una cultura civilizzante, questa delle Terre Russe?</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=8264&amp;pn=76" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/radicidellecattedrali.bmp" border="0" alt="Roland Bechmann, Le radici delle cattedrali. L'architettura gotica espressione delle condizioni ambientali" width="95" height="143" align="right" /></a> Ed ancora un’altra notizia. Nel primo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> e dunque nella storia delle origini delle Terre Russe nell’Anticaucaso esisteva un Impero famoso e potente e coltissimo: L’Impero Cazaro! Aveva capitale a Itil sul Volga (quella città non è stata ancora trovata per cause geografiche e naturali, ma un’altra, Sarkel, altrettanto famosa e costruita dai Bizantini, sì!), professava la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> ebraica e dominava il Mar Nero fino sotto Kiev in concorrenza con Costantinopoli. Gli Imperatori Romani cercarono ripetutamente non solo di convertire l’<em>élite</em> al potere al Cristianesimo, ma persino di allearla alla casata imperiale tanto che Costantino V Nasotagliato sposò una principessa cazara di nome Cicek (in turco fiore) ed ebbe come figlio e successore Leone IV detto appunto il Cazaro perché usava nelle cerimonie più importanti indossare un mantello che gli aveva confezionato sua madre secondo l’arte cazara chiamato appunto il Mantello di Cicek, ossia in greco <em>Tzitzakion </em>(i greci non sapevano pronunciare la ”c” e la sostituivano con il digramma “tz”). Ebbene questo Impero Cazaro che fa parte della storia russa <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievale</a> in quanto da esso vennero le prime indicazioni a san Vladimiro di Kiev per costruire uno stato che funzionasse era… di lingua turca!</p>
<p style="text-align: justify;">In un libro scritto da un certo Robert Marshall edito da Neri Pozza col titolo <em>Tempesta dall’Est</em>, l’autore ringrazia tutta una serie di esperti accademici che hanno rivisto il testo del suo libro che parla dell’invasione dei Mongoli ed ecco che cosa leggo nelle prime pagine: “…dei Mongoli. … il 24 marzo 1241, la Domenica delle Palme, la città (Cracovia) venne saccheggiata e incendiata. Per il resto dell’Europa la notizia del saccheggio di Cracovia apparve come un terribile presagio etc. etc….”</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come? Quasi una decina di storici e esperti dei Mongoli hanno riveduto il testo di Marshall (così informa l’autore nei Ringraziamenti) e nessuno s’è accorto d’aver sorvolato l’avvenimento che aveva scosso l’Europa e il Papato tempo prima e che, questo sì!, aveva aperto la strada oltre i Carpazi per giungere a Cracovia!! Il 6 dicembre 1240 infatti era caduta sotto i colpi dei Mongoli una città molto più importante di Cracovia e molto più nota: Kiev! Qualche anno dopo di qui vi passerà persino il legato del Papa Giovanni del Piano Carpini a constatare tristemente i danni lasciati dal saccheggio! Che dire? Si rimane allibiti da queste “chiusure mentali” anche perché leggendo oltre nello stesso libro il ruolo della Rus’ nel contenere l’espansione mongola è assolutamente ignorato…</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro punto sono le Crociate e i Cavalieri. Ho visto in circolazione un numero sempre maggiore di libri sui Templari, sulle Crociate. In questi libri di divulgazione, ma scritti anche da storici peraltro sedicenti informati, di crociate se ne fanno in Medio Oriente fino alla Nona e tuttavia con la perdita di San Giovanni d’Acri nel 1291… finiscono! Quando così si dice, si cancella dalla memoria storica comune la Crociata più importante condotta in Europa: Quella dei Cavalieri Teutonici iniziata intorno al 1226 con l’appoggio di Federico II e finita praticamente con la Battaglia di Tannenberg Grunwald del 1410! Contro chi? Contro Prussiani e Lituani considerati gli ultimi pagani d’Europa e soprattutto contro gli “eretici” delle Terre Russe! Eppure i Teutonici furono e rimasero un fattore importantissimo per il Baltico. Introdussero la “pianificazione industriale” del territorio, diffusero la segale al posto del frumento difficile da coltivare in certi climi, introdussero i tribunali popolari, il primo diritto cittadino rispetto alla campagna, un nuovo concetto di sovrano assoluto! Ma chi ne parla? Cercate pure… E chi ha sentito parlare di Alessandro Nevskii? Eppure il Papa Innocenzo IV da Lione gli scrive una lunghissima lettera nel 1248 affinché abbandoni la sua fede ortodossa e riconosca la soggezione della Chiesa Russa al Papa di Roma: Risolverà molti problemi coi Cavalieri Teutonici e Livonici, facendo ciò!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886928998" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cavalieriteutonici.bmp" border="0" alt="William Urban, I cavalieri teutonici. Storia militare delle crociate del nord" width="93" height="140" align="left" /></a> Il ruolo della donna nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> è poi un altro grosso neo. Chi ha mai sentito parlare di Olga di Kiev o di Eufrosina di Polozk o di Marta Borezkaja? Forse nessuno dei miei lettori, eppure queste sono figure di donne russe che furono importanti per la storia russa <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievale</a>. Forse mi si dirà che sono cose note solo a chi studia questo argomento locale e specifico. Accetto questa osservazione, ma allora come mai nessuno ricorda che la casata dei Capetingi ha come capostipite la bellissima Anna di Kiev? E’ la madre di Filippo I (e lei, da buona ortodossa, introduce fra i nomi germanici dei re di Francia un nome biblico greco: Filippo). E’ lei che educa suo figlio secondo la magia medica slava e diffonde la fama guaritrice dell’imposizione delle mani da parte del re per guarire le malattie e così in giorni prescritti Filippo I aspetta la fila di sofferenti sui quali impone le mani a corte e riesce anche a guarire qualcuno di loro dalla… scrofola! Di lei si innamora perdutamente Raul de Crépis e la rapisce&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E, a proposito di donne, parliamo di streghe e pensiamo che in tutta l’Europa siano state condannate e perseguitate e invece non è così! Qui nelle Terre Russe le streghe erano chiamate ”le donne che sanno” perché erano le uniche medichesse a disposizione nei villaggi russi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievali</a> e quindi impossibili da perseguitare e rispettate persino dalla Chiesa Russa. Sono le fondatrici ignorate dell’omeopatia e della farmacognosia moderna… Ahimé! Quando sento parlare di Vichinghi, di Vichinghi dell’Est, di Variaghi e di Rus’! E’ una confusione unica, ma non perché ognuno la racconta a modo proprio, ma perché si evidenzia subito l’ignoranza sull’argomento in sé e si confondono popoli con bande, atteggiamenti moderni con quelli di mille anni fa, tecniche con condizioni geografiche e climatiche etc. Su questo argomento però rimando al mio articolo Dedicato ai Variaghi pubblicato anche in www.mondimedievali.net</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi tempi ho poi accettato la sfida del progetto SOKOL dell’Università Statale di Mosca sul cibo nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> e qui purtroppo i documenti sono stati molto pochi. Tuttavia si riesce a ricostruire tantissimo di questo mondo che è quasi scomparso, sebbene si conservi ancora nelle usanze e nei costumi non solo culinari contadini russi, lituani, estoni e delle genti delle steppe ucraine.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedo a chi mi legge: Sapete niente sul <em>pantheon</em> slavo e slavo-orientale in particolare? E infine su San Nicola? Chi sa che questo santo famosissimo ormai in tutta l’America del Nord e in tutto il mondo anglosassone oltre che da noi è il santo più popolare russo? Le icone più famose e più sacre sono dedicate a lui. Chi può immaginare che Babbo Natale non è altro che lui? E Santy Claus (da Saint Nicolaus) non è altro che il nomignolo che gli danno i newyorchesi nel loro dialetto senza dimenticare che l’uso di dare dolci ai bimbi buoni e cenere a quelli cattivi è nato proprio a Novgorod la Grande quando si celebravano le due feste del santo, quella di Nicola il Caldo e quella di Nicola il Freddo! Nella grande repubblica del nord c’era una chiesa proprio nella Piazza del Mercato… Sicuramente sanno di questo legame continuo e mai reciso fra San Nicola e la Russia invece i Baresi quando vedono la scritta in russo sulla statua del santo che si trova sul sagrato della Basilica…</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi tempi mi sto occupando di un&#8217;altra figura <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievale</a> per vedere se nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> Russo ne esiste il corrispondente: Il Cavaliere! La ricerca è ancora <em>in fieri</em>, sebbene già sappia la risposta e cioè che tale figura non è nata come in Occidente, ma sono anche sicuro che mi si serbano delle sorprese.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui chiudo con un grosso dubbio: Mi sono sempre domandato come mai si possa avere una tale situazione! Non sono riuscito a trovare una risposta soddisfacente, eccetto quella molto degradante per l’Italia e il suo mondo accademico medievistico: l’impossibilità personale degli storici nostrani di accedere alle fonti russe, polacche o ungheresi e il loro pochissimo sforzo ad informarsi e ad allargare il panorama ora che nuove nazioni fanno parte dell’Europa Unita. Purtroppo è principalmente in queste lingue che si stampa di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> Russo e di storia slavo-nordica! Se non le si conosce… Certo si potrebbe rimediare ricorrendo agli storici tedeschi come Hermann, Schlette oppure Goehrke o Schramm e invece no! Anche questi “russologhi” sono bellamente ignorati…</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma qualcuno qui in Italia ha deciso che nessuno deve sapere di questo argomento e quindi l’editoria italiana di grido a partire da Laterza e a finire con Mondadori non pubblica su nessuno dei suoi prodotti, cartaceo o elettronico, alcunché sul <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> Russo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia scelta</strong></p>
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