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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Fini</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Dalla destra al nulla di destra</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 16:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le metamorfosi della destra di Giuseppe Giaccio è un raro documento interno a quella che una volta venne definita la “Nuova Destra” e vergato da uno degli ancora più rari esempi di mancato imbrancamento nella mandria liberaldemocratica. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dalla-destra-al-nulla-di-destra.html' addthis:title='Dalla destra al nulla di destra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">La parabola della “destra” italiana, dal neofascismo al liberalismo, dalla “fogna” all’auto-blu, è stata parecchie volte ripercorsa negli ultimi anni: l’interesse per questo soggetto alieno, un giorno improvvisamente balzato al centro della scena con pretese di <em>leadership</em>, ha prodotto buoni fatturati di vendita per ogni sorta di ricostruzioni giornalistiche, parastoriche, pseudoscientifiche. Tra il semiserio e l’improbabile, ma rare volte anche con dosi di buona oggettività, le idee, la psiche, gli immaginari di chi, infame fascista ancora negli anni Ottanta, da un giorno all’altro si è trovato ministro o sottosegretario, hanno costituito un materiale andato a ruba negli spacci della divulgazione democratica. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">C’era da aspettarselo. Il servo chiamato alla tavola del padrone è un antico canovaccio della commedia dell’arte, diverte il popolo. Chi fossero e da quali anfratti fossero emersi quei miracolati incuriosiva. Poche le analisi al dettaglio, diciamolo. Molti i rimescolamenti di carte all’ingrosso. Una sola cosa chiarissima: i missini al vertice del loro partito durante il <em>Kampfzeit</em> ante-1994 erano atlantisti, filosionisti, borghesi, amici dei capitalisti e dei poteri forti; i post-missini oggi al vertice dello Stato sono rimasti atlantisti, filosionisti, borghesi, amici dei capitalisti e dei poteri forti. Nessun “tradimento”, dunque, ma una bella linea retta. Il “tradimento” non è dei cosiddetti “finioti” e neppure dei colonnelli divenuti “berluscones”, è semmai quello di coloro che, partiti da posizioni di radicale contestazione del sistema almirantiano degli anni Settanta, quando basculavano fra Rauti, <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> e <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">de Benoist</a>, oggi hanno scantonato fino a diventare come nulla fosse <em>Kronjuristen</em> di Fini oppure pilastri del potere dell’uomo di Arcore. Ottimi puntelli, insomma, per un modo di essere a “destra” che una volta veniva aborrito con altissime maledizioni. Per non far nomi, un Campi oppure un Alemanno, con tutta la legione degli imitatori.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <a href="http://www.libriefilm.com/la-metamorfosi-della-destra/9388" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7975" style="margin: 10px;" title="le-metamorfosi-della-destra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-metamorfosi-della-destra.jpg" alt="" width="200" height="287" /></a>Esiste oggi un raro documento interno a quella che una volta venne definita la “Nuova Destra” e vergato da uno degli ancora più rari esempi di mancato imbrancamento nella mandria liberaldemocratica, che ricostruisce bene i meccanismi che hanno reso possibile il passaggio dal Movimento Sociale di strada e di lotta alla “destra” di palazzo e di governo. Leggendo <a title="Le metamorfosi della Destra" href="http://www.libriefilm.com/la-metamorfosi-della-destra/9388"><em>Le metamorfosi della destra. Dal Msi a Futuro e Libertà: come è cambiata la destra in Italia</em></a> di Giuseppe Giaccio (pubblicato da Caravaggio Editore di Vasto), si imparano alcune cose. Innanzi tutto, che in quella storica virata agirono meccanismi mentali, certo non ideologici. Pulsioni d’occasione, certo non culture politiche. Tattiche di svelta aderenza al <em>kairos</em> (l’attimo propizio, dicevano gli antichi; noi potremmo dire: la botta di fortuna) piuttosto che di meditata sintesi politica. Bravate nell’azzeccare la scelta di vita, nessun pensiero epocale, molta incoerenza ed una subcultura imparaticcia. Ad epitome di tale attitudine a rivendere banalità col tono dell’ultima frontiera del sapere politico, Giaccio colloca non a torto un autentico monumento di insipienza e di pochezza idealtipica, quell’esilarante <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mein-kampf-hitler-adolf-edizioni/libro/9788889515358?a=395521" rel="nofollow" target="_blank">Mein Kampf</a></span></em> di Gianfranco Fini che or non è molto è stato pubblicato col minaccioso titolo <em>Il futuro della libertà</em>. Un solido testo che, per spessore speculativo e profondità d’analisi, Giaccio non esita a paragonare alla rubrica che una volta Donna Letizia teneva sui rotocalchi popolari, distribuendo consigli e precetti ai giovani a modo: «Il suo appiattimento sull’esistente è totale», commenta Giaccio parlando del presidente della Camera bassa, «come dimostra <em>Il futuro della libertà</em>, dove, all’interno della cornice letteraria di un discorso rivolto ai giovani, troviamo elencati e magnificati tutti i luoghi comuni indispensabili per entrare nell’<em>establishment</em> dalla porta principale». </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7976" style="margin: 10px;" title="Gianfranco-Fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Gianfranco-Fini-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" />Gli slogan a vanvera – del tipo della «libertà nuova, senza frontiere e senza barriere, la libertà di costruire in autonomia…» &#8211; le parole che non costano nulla, i rosari perbenisti: questo il catalogo che i finiani offrono come dono avvelenato a quegli incauti giovani che avessero l’imprudenza di stare ad ascoltarli. Con, in più, la grande mossa fraudolenta, con la quale si conta di accalappiare qualche sprovveduto di passaggio. Il gioco di prestigio nel creare la formula “destra nuova”, il colpo da maestro dei finiani, per darsi un tono e un blasone ideologico, darebbe ad intendere una diretta parentela con la cosiddetta “Nuova Destra” gestita in Italia per qualche decennio da Marco Tarchi: solo che questa l’eresia la viveva davvero, e pestava duro – e ancora pesta &#8211; sul tasto anti-americano, anti-capitalista, anti-utilitarista, neo-ecologista, solidarista, etc.; mentre la “novità” della “destra” alla Campi-Fini si segnala per decrepitezza, essendo in tutto simile alla ricetta almirantiana di compiacere il padronato al potere ingurgitandone tutte le pietanze liberal-occidentaliste, e senza battere ciglio. Giaccio precisa: «la lettura “continuista” delle esperienze della Nuova destra e della Destra nuova, secondo cui il “seme innovativo” della Nd “avrebbe fecondato la nuova cultura politica di Fini”, è destituita di ogni fondamento, come ben sa chi conosce i testi e possiede anche solo un briciolo di onestà intellettuale».<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> Il solo fatto, aggiungiamo noi, di parlare di “cultura politica” a proposito dei finiani è già un azzardo dialettico: i riferimenti fatti dagli scarni pensatoi di Futuro e Libertà (dalla fondazione Farefuturo ai blogger “futuristi”, fino a certi recentissimi pasticci “fasciocomunisti” allestiti in provincia) sono tutti un programma: sempre ed in ogni caso si va nella direzione voluta dai padroni del pensiero unico e, senza deviare di un millimetro dai suoi interessi, si ammassano brandelli di Scruton e Popper, Kant e Dahrendorf, si butta là una citazione da Marinetti ma subito ci si precipita a recitare l’orazione atlantista, quella cosmopolita, mondialista, anti-nazionale, antieuropeista, etnopluralista,  sionista, magari strizzando l’occhio libertario alla <em>lobby gay</em>, così, per andazzo, per stare sull’onda: da tali pertugi si effettua l’uscita dal famoso “tunnel del fascismo”…Di fatto si recita l’antico copione almirantiano: ossequiare comunque il potere liberale e quello <em>liberal</em>, poi si vedrà. Lo direste un programma di “destra”? O invece qualcosa di “postfascista”? Un’occasione perduta? Un teatro dell’assurdo? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il libro di Giaccio – che ancora oggi è tra i più cocciuti collaboratori delle riviste tarchiane “Trasgressioni” e “Diorama” &#8211; va letto per schiarirsi le idee, per verificare i limiti di una classe politica che, lungi dall’avere qualcosa di nuovo, si presenta coi vecchi vizi congeniti ad un certo modo degenere di vivere all’italiana la politica. Giaccio, in poche ma ben condite pagine, parte da lontano, dall’8 settembre, dalle spaccature ideologiche che oggi si ricreano nell’odio compulsivo verso il tiranno mediatico, ripercorre i traumi del crollo del Muro e del polverone di Mani pulite, quelli che hanno accompagnato la “crescita della società civile” a suon di mutazionismi politici eterodiretti dai soliti noti. Critica l’universalismo cosmopolita cui tutti – di “destra”, di “centro”, di “sinistra” – si adeguano; analizza le sindromi della “destra” nostrana e di tutto il sistema della prima e seconda Repubblica, incentrato sull’accettazione passiva del modello liberaldemocratico occidentale. Irride il “patriottismo costituzionale” – versione coloniale di quello americano – e poi chiama a raccolta quei pochi – un Tarchi, uno Zolo &#8211; che mettono in guardia contro gli abbagli illuministici della modernità. Fa un quadro preciso di quel disastro politico che è oggi diventata la “destra” italiana. La sua è una parola di rilievo, poiché proviene da uno dei pochi osservatori radicalmente anti-sistema che ancora esistono, sia pure minoritari, spinti nell’angolo, ignorati. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Da erede del progetto “Nuova destra”, quello vero, che avrebbe potuto rovesciare la politica italiana se solo avesse avuto una sponda politica, Giaccio non demolisce soltanto, ma ricorda quale era e avrebbe dovuto essere l’alternativa vera: «formulare un europeismo non autoritario e disposto ad allearsi col terzo mondo, favorire una presa di coscienza antioccidentale in quei settori della società civile che hanno manifestato un senso di profondo disagio verso il liberalcapitalismo». Giaccio è un osservatore politico con venature di poeta. Qualche anno fa ha scritto racconti di visione e di attesa, di panteismo e di infinito, di silenzio e di ascolto (<em>Storie francescane</em>, edizioni Controcorrente). Una specie di apologo pagano e nietzscheano sulle forze elementari della vita, ma viste sotto immagine cristiana. Che c’entra con la “destra”? C’entra. Era per dire che, senza una concezione “apocalittica”, senza un’ideologia della rivolta tellurica, radicale, ultimativa, senza raffinatezza di sensi e fame di abissi, la “destra” e la politica in genere rimangono al livello di una conversazione fra Fabio Granata e Andrea Camilleri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">* * *</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Tratto da <em>Linea</em> del 10 maggio 2011.<br />
</span></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dalla-destra-al-nulla-di-destra.html' addthis:title='Dalla destra al nulla di destra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dieci domande al gemello intellettuale di Fini</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Veneziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il gemello segreto del presidente della Camera ha pubblicato un libro a nome di suo fratello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html' addthis:title='Dieci domande al gemello intellettuale di Fini '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3359" style="margin: 10px;" title="fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fini.jpg" alt="fini" width="320" height="208" />Il mistero di Gianfranco Fini è stato finalmente svelato. Tutti si chiedevano cosa gli fosse successo, perché avesse cambiato così radicalmente opinione; ma nessuno era in grado di spiegare il perché. Ora la spiegazione è arrivata dal libro <a title="Il futuro della libertà" href="http://www.libri-novita.it/2009/11/05/il-futuro-della-liberta/"><em>Il futuro della libertà</em></a> che è in libreria a firma Gianfranco Fini. Leggendo questo libro ci siamo accorti della verità. L’ex leader del Msi e di An ha un gemello omozigote che ha vissuto congelato fin dalla nascita in una cella frigorifera piena di libri. È stato condannato a leggere e studiare fino a diventare un intellettuale, a differenza del fratello parlante.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo gemello surgelato, che chiameremo Gianfranco Findus, ha trascorso la sua vita glaciale tra i libri; suo fratello il politico era condannato (…) agli orali, perché parlava nelle piazze, nei parlamenti e nelle sezioni; lui, invece, era condannato agli scritti, perché era costretto a leggere e scrivere e nient’altro. Ora è uscito finalmente allo scoperto pubblicando a firma del gemello politico il libro in questione. Nessuno degli entusiasti recensori e sviolinatori ha avuto il coraggio di dirlo, ma si capisce lontano un miglio che l’opera andata in libreria non è stata scritta dal presidente della Camera ma dal fratello nella camera ibernata, l’intellettuale congelato. Lo sveliamo per tutelare la sua fama di politico e non consentire a nessuno di insultarlo come intellettuale o di sostenere che scriva libri «indipendenti dal suo pensiero», per usare una sua stessa espressione rivolta ironicamente verso il direttore di questo Giornale. Preferiamo dire la verità per evitare facili ironie sulla sua inaspettata cultura che finora era riuscito così bene a mascherare; e per prevenire insinuazioni su corsi universitari per corrispondenza o su lauree filosofiche prese al Cepu.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-3358" style="margin: 10px;" title="pop-fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/pop-fini.jpg" alt="pop-fini" width="280" height="187" /> Nel libro del fratello surgelato e colto, autori che Fini il politico non ha mai citato, letto e conosciuto, vengono sciorinati con familiarità in un linguaggio che non è assolutamente quello usato dal presidente della Camera, dai tempi del Fronte della gioventù a oggi. Ci sono riflessioni filosofiche e teologiche, sottili considerazioni sul nichilismo e sulla sociologia tedesca, letture per addetti ai lavori, e una gragnuola inverosimile di citazioni, come non figurano nemmeno nei libri degli accademici più enciclopedici. E per modestia o per non caricare il povero fratello politico di oneri insostenibili, il professor Findus non ha pubblicato la bibliografia in fondo e nemmeno l’indice dei nomi. Al povero Bondi che chiedeva a Fini come mai non ha mai citato nel suo libro Berlusconi e non si è mai riferito al suo passato missino, la risposta è semplice: perché questo libro lo ha scritto suo fratello il professore che non conosceva né l’uno né l’altro vivendo nella cella frigorifera. Non c’è neanche un politico citato nel testo, ma solo filosofi, teologi, storici, sociologi, preferibilmente di sinistra, se non comunisti (Hobsbawm, Cassano, Schiavone, Caracciolo, Viesti, Galimberti, Ginsborg e lo stesso Marx). Ammazza come risalta la diversità da suo fratello, quanti riferimenti, allusioni anche velate ad altre opere, rimandi, citazioni implicite. A chi insiste nell’attribuire a Fini la responsabilità di questo libretto intellettuale a scopo pedagogico, propongo un test scagionatorio. Rivolgo le fatidiche dieci domande a Fini desunte dal libro a sua firma:</p>
<p style="text-align: justify;">1) Ci spiega la teoria della crescita in Joseph Stiglitz da lei citata a p. 154?<br />
2) Ci chiarisce se il suo riferimento alla libertà di o alla libertà da, discenda da Isaiah Berlin, da Friedrich von Hayek o da Ralf Dahrendorf (p. 151-3)?<br />
3) Cosa l’ha più colpita del testo filosofico <em>Vita activa</em> di Hannah Arendt, così copiosamente citato (130 e <em>passim</em>)?<br />
4) Pensa di poter applicare il concetto di società liquida di Zygmunt Bauman da lei citato a p. 125, anche alle società del familismo amorale descritto da Edward Banfield, da lei citato a p. 79?<br />
5) Quando cita Alain Besançon definendo il comunismo e il nazismo gemelli eterozigoti (p. 47), allude anche all’eterotelia espressa da Jules Monnerot?<br />
6) Perché preferisce il <em>Nietzsche</em> di Karl Löwith (p. 59) al <em>Nietzsche</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>?<br />
7) Complimenti per i testi filosofici sul razzismo (Gobineau, Rosenberg, Hitler) ma perché cita a tale proposito pure il Mito di Arminio (p. 56-7)?<br />
8) Ama citare Christopher Lasch (p. 68 e <em>passim</em>): è alla sua <em>Cultura del narcisismo </em>che si ispira il suo capitolo dedicato appunto a Narciso?<br />
9) Ci spiega cosa ha voluto dire quando, dopo aver citato Karl Popper e Federico Moccia, invita i giovani a non rifugiarsi «in quella stratosfera di sogni» (p. 124); e da dove le è venuta quella metafora svolazzante sull’«l’Italia-farfalla che dovrà presto librarsi nell’aria» (p. 104)?<br />
10) Quali sono infine i testi di Peter Hahne (p. 75), di Maurice Duverger (144), Ernst Renan (131), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> (57) e Arthur Koestler, le opere di Fourier, Owene Saint-Simon (53), di Roger Scruton (50), Robert Conquest (49) Ulrich Beck, (20) e Pierre Teilhard de Chardin (10) citate nel suo libro? E Lazar, e Furet e Glucksmann, e Stuart Mill e Weber… e mi fermo qui per non spaventare il lettore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sotto-falso-nome-2/6243" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3360" style="margin: 10px;" title="sotto-falso-nome" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sotto-falso-nome.jpg" alt="sotto-falso-nome" width="200" height="292" /></a>Naturalmente chiedo di rispondermi in diretta, senza usare l’aiuto del pubblico da casa e del suo addetto stampa Aldo Di Lello, colto giornalista culturale che conosce quei testi. Sono certo che non risponderà e questo lo discolperà dall’infamia di essere un intellettuale. Fini è portatore sano del suo testo, potrà abiurarlo più facilmente di ogni altra abiura finora effettuata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma finite le domande a Fini chiedo alla stampa italiana che ha recensito ammirata il libro del professor Findus: ma per voi non conta niente la verità, l’autenticità, il pensiero, l’autore? Per carità, i <em>ghost writer </em>ci sono sempre stati, famoso tra tanti il saggio su Proudhon di Craxi scritto da Luciano Pellicani; ma qui siamo alla sostituzione di persona, il gemello professor Findus al posto di Fini il politico. Ad ambedue rivolgo l’invito a vedere il film <a title="Sotto falso nome" href="http://www.libriefilm.com/sotto-falso-nome-2/6243"><em>Sotto falso nome</em></a> e a rileggere <a href="http://www.libriefilm.com/il-doppio/6242"><em>Il doppio</em></a> di Otto Rank. Mi auguro solo una cosa: ora che il professor Findus è stato sbrinato, non vorrei che Fini andasse al suo posto nella cella frigorifero. Nascere dalla fiamma e finire in ghiacciaia sarebbe troppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 22 novembre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dieci-domande-al-gemello-intellettuale-di-fini.html' addthis:title='Dieci domande al gemello intellettuale di Fini ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Fini su Nietzsche</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione della biografia di Friedrich Nietzsche scritta da Massimo Fini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-su-nietzsche.html' addthis:title='Massimo Fini su Nietzsche '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797221" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2138" style="margin: 10px;" title="nietzsche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/nietzsche-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Quando un intellettuale del calibro di Massimo Fini si confronta con un gigante come Nietzsche, si assiste a un evento culturale di importanza non trascurabile. Il celebre giornalista ha pubblicato una biografia del filosofo tedesco che rappresenta un testo importante per affrontare il complesso pensiero di Nietzsche. Naturalmente biografie di Nietzsche erano già state pubblicate in precedenza, anche con notevoli quantità di dati e di testimonianze, ma la peculiarità del libro di Massimo Fini sta nel fatto di indagare il lato umano di Nietzsche, nello sforzo di delinearne il carattere in relazione alla sua produzione letteraria. La biografia di Fini è pertanto un’ottima introduzione per chi vuole approfondire la conoscenza del più grande filosofo dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">età contemporanea</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscere le vicende biografiche di artisti e scrittori può sempre essere utile per interpretare la loro opera, tanto più per un autore come Nietzsche, funestato dalla follia nella fase finale della sua vita. Fini definisce Nietzsche un “apolide dell’esistenza”, definizione quanto mai calzante per un pensatore che ha saputo guardare all’abisso tragico della vita con uno sguardo totalmente disincantato, come forse solo Leopardi e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> hanno saputo fare. La vita di Nietzsche fin dall’infanzia mostra una personalità caratterizzata da grande difficoltà nei rapporti interpersonali, compensata da una profonda concentrazione nello studio. Nietzsche si segnala per l’intelligenza vivace e per la grande attitudine agli studi umanistici, ma i primi tentativi di scritti letterari, all’epoca del liceo, denotano un modo di esprimersi molto banale e decisamente inferiore a quello che ci si poteva aspettare da un ragazzo colto della sua età. Il futuro filosofo vive essenzialmente di studio e di letture, estraniato dalla realtà: la vita di Nietzsche è completamente priva di azione. Il suo carattere era estremamente mite e quasi arrendevole, cosa che crea forte contrasto con l’eccezionale aggressività del suo stile di scrittura. Infatti nelle prese di posizione intellettuali Nietzsche era irremovibile: a 21 anni annuncia alla madre di essere divenuto ateo. Nietzsche, figlio di un pastore luterano, era cresciuto in un ambiente religiosissimo tuttavia la madre Franziska, da buona protestante, pensò che quella era la volontà di Dio, e che magari in futuro la pecorella smarrita sarebbe tornata all’ovile più salda di prima. Le cose, come sappiamo, andarono ben diversamente, ma la madre di Nietzsche fu sempre vicina al suo Friedrich, soprattutto nei terribili anni della follia, con una dedizione e un amore assolutamente commoventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845901998" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lanascitadellatragedia.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia" width="95" height="163" /></a>Nietzsche inizia una brillante carriera accademica come filologo classico all’Università di Basilea, dove intreccia rapporti con personaggi che influenzeranno profondamente la sua vicenda intellettuale. Fra queste conoscenze la più illustre è quella di Richard Wagner. È difficile immaginare due personalità più diverse di quelle del musicista e del filosofo. Wagner era un avventuriero, uno spaccone, un donnaiolo. Nietzsche invece era timido, impacciato nei rapporti umani e totalmente incapace di un approccio con l’altro sesso. La vicenda di amicizia e di rottura fra i due è ben nota, e di essa si troverà ampia testimonianza negli stessi scritti di Nietzsche. Nel clima dell’amicizia wagneriana Nietzsche scrive <em>La nascita della tragedia</em>, il libro che lancia le definizioni dell’apollineo e del dionisiaco che segneranno profondamente le categorie culturali della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri intellettuali influiranno sul pensiero di Nietzsche anche in virtù di una assidua frequentazione personale: importantissimo è l’incontro di Nietzsche con Franz Overbeck. Overbeck era professore di teologia all’Università di Basilea, con la particolare caratteristica di essere dichiaratamente ateo. La figura del teologo ateo è ancora oggi presente nella cultura protestante; la cosa peraltro non destava grande scalpore neppure a quell’epoca, e si può immaginare quanta influenza abbia avuto questo originale professore di teologia su Nietzsche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=884590332X" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lagaiascienza.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La gaia scienza e Idilli di Messina" width="95" height="161" /></a>Dopo pochi anni di insegnamento Nietzsche comincia a essere tormentato da problemi di salute: fortissime emicranie accompagnate da vomito, con attacchi che possono durare fino a trenta ore. Mano a mano che Nietzsche viene distratto dall’attività di ricerca accademica, si ingrossa il suo <em>corpus</em> di scrittura creativa. Nel 1876 si vede costretto a chiedere un congedo per motivi di salute e l’Università gli assegna una pensione di invalidità grazie alla quale potrà iniziare una serie di viaggi alla ricerca di climi salutari e di nuovi stimoli intellettuali. Nietzsche continua a pubblicare, ma le sue opere sono autofinanziate e diffuse in poche centinaia di copie, per lo più quelle che lui stesso regala ad amici e conoscenti. La quarta parte di <em>Così parlò Zarathustra</em> fu stampata in quaranta esemplari!</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche inoltre si interessa costantemente di musica ma, pur essendo un buon pianista, sembra incapace di riconoscere l’autentico genio musicale e spesso individua quelli che secondo lui sono compositori di talento e che invece non hanno avuto alcuna importanza nella storia della musica. Nietzsche aveva lui stesso ambizioni di composizione musicale e scrisse dei pezzi di scarso valore e totalmente ignorati dalla critica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833915441" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/nietzscheribellearistocratico.bmp" border="0" alt="Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico" width="95" height="142" /></a>Le frequentazioni culturali di Nietzsche mostrano un uomo interessato solo al pensiero e alla creatività artistica, ma del tutto alieno dalla riflessione su temi di politica, di economia e di attualità. Il socialismo è un fenomeno del tutto incomprensibile per Nietzsche e non ci sono testimonianze di alcun tipo che ci dicano che Nietzsche abbia letto quello che sarebbe divenuto il suo antagonista filosofico: Karl Marx. In Svizzera Nietzsche ebbe occasione di incontrare Giuseppe Mazzini, ma anche in questo caso il filosofo tedesco mostra di non conoscere nulla del pensiero di Mazzini e meno ancora delle vicende risorgimentali italiane, che pure avevano larga eco nell’opinione pubblica internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso delle sue peregrinazioni Nietzsche si innamorava platonicamente di figure femminili in cui si imbatteva: la più celebre è quella di Lou Salomé. Ma naturalmente in questi frangenti Nietzsche si comportava come un adolescente, e lui stesso peraltro sembrava poco convinto delle proprie capacità di seduttore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905438" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crepuscolodegliidoli.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello" width="95" height="163" /></a>Alla fine degli anni ’80 le opere di Nietzsche cominciano ad avere una circolazione abbastanza ampia e sono conosciute anche al di fuori dei paesi di lingua tedesca. Poi, la mattina del 3 gennaio 1889, mentre Nietzsche si trova a Torino, il filosofo vede un cocchiere che frusta un cavallo e piangendo corre ad abbracciare l’animale: Nietzsche è sprofondato nella follia. L’amico di sempre, Overbeck, si precipita a Torino per riportarlo a casa. Nietzsche vivrà ancora dieci anni, durante i quali il solo interesse che sembra rimasto intatto è quello di ascoltare musica. Proprio in questo periodo i suoi libri cominciano ad avere un successo straordinario in tutto il mondo. Nietzsche muore il 25 agosto del 1900: l’autore de <em>L’Anticristo</em> viene sepolto col rito religioso, con tanto di croce d’argento sulla bara.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitolo finale del libro è dedicato alle ipotesi sulla follia di Nietzsche, che possono dare indicazioni anche sulla sua vicenda culturale. Una tesi molto in voga fu quella di una sifilide con complicazioni nervose. In realtà tutto lascia pensare che Nietzsche fosse sessualmente inibito e la possibilità che abbia avuto rapporti con prostitute, pur non essendo impossibile, pare poco probabile. Sulla sessualità di Nietzsche l’unica testimonianza è quella relativa al celebre episodio del bordello di Colonia: quando studiava all’università Nietzsche fu introdotto a sua insaputa in una casa di tolleranza ma, anziché scegliere una ragazza, si diresse al pianoforte e accennò qualche accordo, poi se ne andò fra la costernazione delle giovani prostitute. Questo episodio ha dato il via a una serie di ipotesi decisamente fantasiose, tanto più che le cartelle cliniche di Nietzsche non mostrano i segni più caratteristici della sifilide. La tesi della sifilide probabilmente ha avuto grande seguito perché corrispondeva a certi stereotipi di scrittori maledetti molto in voga a fine ‘800. L’ipotesi più plausibile sulla causa della follia è che Nietzsche non abbia retto all’enorme tensione intellettuale che si era accumulata in lui: per molto tempo il suo disagio si manifestò in forme somatizzate, poi il suo cervello è andato in pezzi e lo ha fatto all’improvviso, in un solo schianto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905888" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/genealogiadellamorale.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale" width="95" height="163" /></a>Fini poi fornisce importanti indicazioni sulle vicende postume degli scritti di Nietzsche. La sorella Elisabeth, spesso accusata di aver manipolato in senso ideologico le opere del fratello, in realtà si è limitata a nascondere certi particolari della vita famigliare di Nietzsche, ma è proprio ad Elisabeth che si deve una accurata selezione dei manoscritti originali che ha permesso, almeno in parte, di discernere l’opera del filosofo dalle interpolazioni di amici più o meno intellettualmente onesti e competenti. Inoltre fu merito di Elisabeth la fondazione di un Archivio Nietzsche che fosse un punto di riferimento per gli studiosi del filosofo.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini riferisce di due visite che ha fatto alla tomba di Nietzsche che ben rappresentano le alterne fortune del filosofo nel corso del tempo. Fini ha visto la tomba per la prima volta all’epoca del regime comunista della Germania Est, agli inizi degli anni ’70: la tomba era in stato di semiabbandono, con la vegetazione che copriva la sepoltura, e le librerie della DDR, pur essendo ben fornite, non vendevano libri di Nietzsche. Fini è tornato a visitare la tomba del filosofo tedesco nel 2001 e ha trovato il luogo segnalato da cartelli turistici, la tomba completamente ristrutturata e tenuta nel massimo decoro, e un piccolo museo con firme di visitatori venuti da tutto il mondo per rendere omaggio al profeta della rivolta contro il mondo moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche e Marx sono indubbiamente gli intellettuali che maggiormente hanno influito sulla <em>forma mentis</em> dell’uomo contemporaneo, e sintetizzano in modo esemplare i filoni culturali che hanno caratterizzato tutta la storia occidentale. Da una parte il pensiero di matrice monoteista dell’ebreo Marx: dogmatico, irrazionale, intollerante. Dall’altra parte il pensiero ispirato al paganesimo di Nietzsche: critico, problematico, differenzialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure proprio nel XXI° secolo, nel secolo che celebra il cupo trionfo dell’omologazione egualitaria, le pagine noiose e mediocri di Marx non sono più lette nemmeno dai militanti di sinistra, e ormai sono studiate solo dagli specialisti di teorie economiche, mentre le parole di Nietzsche guizzano ancora come fiamme e non cessano di affascinare i lettori col loro potere incantatorio e sempre gravido di fecondi sviluppi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797221" target="_blank"><em>Nietzsche. L’apolide dell’esistenza</em></a>, Marsilio, Venezia 2002, pp.432, € 17,00.</p>
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