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	<title>Centro Studi La Runa &#187; festa</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Nel viaggio delle parole</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 17:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiorenza Licitra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel degrado moderno del significato delle parole si rispecchia il mistero della decadenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nel-viaggio-delle-parole.html' addthis:title='Nel viaggio delle parole '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Il viaggio più lungo che l’uomo abbia intrapreso è nella parola, manifestazione non del cosa ma del come sia il mondo, epifania di ciò che non si lascia mai totalmente rappresentare, è più <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> che segno.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un viaggio che non ha fine poiché è impossibile risalirne l’inizio o, meglio, dirlo. Ogni volta che si è dato alla parola un volto nuovo e una nuova espressione il rapporto dell’uomo con il mondo e la sua storia sono cambiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho avuto modo di seguire la loro nomade peregrinazione, ma sono figlia di mio nonno ed è da qui che intendo iniziare, dalla parola <strong>nonno</strong>. Fino a non troppo tempo fa era lui il vero patriarca della famiglia, la solida colonna portante del primo assetto sociale; da lui il passato prendeva forma e il presente sostanza, da lui le favole acquisivano il valore di propedeutica al soprannaturale. Il nonno aveva le spalle curve, gli occhi sempre velati, le mani fragili e nel petto un cuore saldo, senza paure e, forse per questo, più vicino al perdono. I nipoti del patriarca erano suoi stessi figli. Oggi il nonno é un ingombro inutile e, al posto della famiglia che gli siede attorno, ha una badante scocciata che non lo sta a sentire e non sa capire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bambino</strong> era colui che spensierato praticava, anima e corpo, il gioco spontaneo e crudele della crescita. A lui i genitori dicevano sì e più spesso no. Dopo le malefatte, puntuali cadevano giù i ceffoni, segni legittimi della propria individualità di cui andar fieri. Al bambino si dovevano le raccomandazioni di non interrompere mai gli adulti, di star seduti composti, di ringraziare sempre. Quello di oggi non dovrebbe più esser chiamato bambino: seppure in miniatura, è già un adulto pieno di impegni a cui far fronte, è smaliziato e privo dell’ingenuità la cui etimologia richiama la libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola <strong>festa</strong> &#8211; non a caso, il Carnevale è un valido esempio &#8211; indicava il giorno agognato e conquistato della redenzione dagli affanni, dagli obblighi verso se stessi e verso gli altri; era un evento extra-ordinario in cui l’ordine consueto veniva rovesciato e in virtù del quale “una volta l’anno era lecito impazzire”. Questa parola ha smarrito l’eccezionalità: svincolati da qualsiasi tipo di ordine &#8211; sia sociale che privato &#8211; siamo ogni giorno fuori di testa e, se volessimo davvero vivere l’eccezione, sarebbe meglio pagare penitenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terra</strong>, parola sulla quale si affacciavano gli occhi dei vecchi e dei giovani tutti, che, nonostante l’indigenza, la fame e la povertà dei tempi, era <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di appartenenza, di casa, di misura e di confine. Regno dei Cieli in Terra, propriamente. A seguito della civilizzazione, questa sacra parola, di cui siamo tutti ospiti, è stata ricoperta di cemento, di bruttura ed è divenuta sinonimo di mera funzionalità edificabile, non edificante. La terra che prima era rifugio adesso è prigione. Il paradiso è più lontano oggi che nella miseria più nera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ribellione</strong> è parola che, <em>in primis</em>, abitava nell’interiorità di un uomo le cui vicende erano plasmate non dagli eventi esterni, contrari o bizzarri che fossero, ma da una legge spirituale, che certamente non contemplava l’ammutinamento, il tradimento di se stessi. La ribellione adesso è più un fatto di massa e la volontà, la fede, l’audacia non c’entrano proprio nulla. Il più delle volte, e’ solo la spettacolarizzazione di chi non vuole, di chi non crede, di chi da solo non è.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono centinaia le parole che dovrebbero essere elencate e centinaia sono i significati, i rimandi, le memorie ancestrali a cui esse richiamano. Non so quando le parole torneranno a casa, forse quel silenzio in cui si danno e che le scandisce le une dalle altre, dovrebbe divenire più duraturo dando a loro un respiro e uno spazio proprio e a noi il modo di interrompere quel fatuo chiacchiericcio, proprio di chi non ha nulla da dire.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola è un dono, si muove circolarmente attraverso lo scambio: io so le parole che mi furono insegnate e le affido a qualcuno che, a sua volta, le destinerà a un nuovo passaggio. Vi sarà un loro ritorno e, quando avverrà, l’Invisibile tornerà ad abitare nelle parole, che avranno ancora il tratto del sublime e la vocazione all’ineffabile.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nel-viaggio-delle-parole.html' addthis:title='Nel viaggio delle parole ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Luce e doni per il Natale del sole</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 10:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il ciclo dell'anno]]></category>
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		<description><![CDATA[Panoramica sulle tradizioni europee legate alla festa di Natale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/luce-e-doni-per-il-natale-del-sole.html' addthis:title='Luce e doni per il Natale del sole '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889015527" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/tradizionideuropa.bmp" border="0" alt="Alain de Benoist, Tradizioni d'Europa" width="93" height="133" /></a>Il Natale è la festa per eccellenza: lo avvertiamo in modo quasi naturale e istintivo, e non vi è spazio per dubbi o perplessità. Le famiglie tornano a unirsi intorno a una tavola e – ove le case lo permettano – a un camino; si gioca alla tombola, si scambiano i doni e i bambini ascoltano i racconti dei vecchi. Spesso si tira un bilancio dell’anno trascorso, ricordando chi non c’è più. Fuori, è buio presto: il tepore della casa, addobbata con ghirlande e candele, raccoglie ancor più il nucleo familiare in una stanza centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La festa ci riporta al passato: non soltanto a quello personale, alle feste di quando si era bambini e si attendeva con ansia l’ora di aprire i pacchetti, ma anche alla celebrazione perenne di questo momento cruciale dell’anno. È quello in cui il Sole “scende agli inferi” della notte: come ogni volta tornerà in trionfo a vincere le tenebre, portando la sua luce benefica sul mondo. Innumerevoli tradizioni mondiali riconoscono nel solstizio d’inverno questa fondamentale caratteristica di “passaggio cruciale”. Come per la natura, così anche per l’uomo molto deve essere abbandonato nel lungo viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827214070" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mitopolare.bmp" border="0" alt="Joscelyn Godwin, Il mito polare. L'archetipo dei Poli nella scienza, nel simbolismo e nell'occultismo" width="95" height="133" /></a> Al giorno d’oggi, nell’epoca in cui viviamo tra computers e satelliti artificiali, molto si è perduto dell’antico sentimento religioso. Eppure il Natale cristiano ha mantenuto, almeno in buona parte, la sacralità di questa festa antichissima e dall’origine per nulla cristiana. <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Alfredo Cattabiani</a> scrisse che «se c’è una festa cristiana che ha le radici in Roma, questa è il Natale». E, occorre aggiungere, si tratta di una festa romana che ha caratteri primordiali e universali, giunta nella Città Eterna nella sua forma di <em>Dies Natalis solis invicti</em> attraverso la mediazione del Vicino Oriente. Allo stesso modo, alcune delle innumerevoli caratteristiche del Natale si sono trasmesse nel tempo da una civiltà all’altra, in un continuo arricchirsi e mutarsi di una festa che, pure, ha mantenuto immutata la sua struttura centrale: come un grande albero di Natale al quale via via, di anno in anno, siano aggiunte o mutate le decorazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804512393" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/calendario.bmp" border="0" alt="Alfredo Cattabiani, Calendario" width="95" height="148" /></a>L’albero principe del Natale è una conifera, cioè l’abete: il sempreverde che anche nel gelo invernale si conserva in vita, solitario o in gruppo, pur se coperto da un’abbondante coltre di neve. In molti paesi d’Europa, specialmente in area germanica, se ne sceglie un esemplare di grandi dimensioni e lo si pone al centro della piazza principale: esso diviene così il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> assiale del solstizio. La tradizione, come è noto, è stata fatta propria anche dalla Chiesa cattolica: ogni anno un grande abete, donato da una diversa regione d’Europa, viene eretto in Piazza San Pietro a Roma. Allo stesso modo in Finlandia, ove peraltro l’uso rituale dell’albero pare sia penetrato solo nel corso dell’Ottocento, l’abete è oggi un elemento simbolico fondamentale nella festa. In segno di amicizia, dal 1954 la capitale Helsinki dona un grande albero a quella del Belgio Bruxelles, come del resto similmente fa Oslo, capitale della Norvegia, con Londra e Copenhagen. Questi doni rappresentano un’amicizia tra paesi europei e rientrano nelle caratteristiche generali del Natale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889015314" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/imisteridelsole.bmp" border="0" alt="Stefano Arcella, I misteri del sole. Il culto di Mithra nell'Italia antica" width="92" height="133" /></a> La Finlandia è oggi anche conosciuta come patria elettiva di Babbo Natale: la cittadina di Rovaniemi, che si trova oltre il Circolo Polare Artico, deve oggi la maggior parte dei suoi introiti turistici a questa fama, oltre che alle renne e a un interessante museo sulle usanze samoiediche. La figura di Babbo Natale è comunque diffusa in diverse forme in varie zone d’Europa, e molte città si contendono l’origine del personaggio prodigo di doni e dolciumi (San Nicola ne è l’incarnazione più ricorrente).</p>
<p style="text-align: justify;">I doni natalizi, per i cui involucri ricorre il <a title="simbolismo del colore rosso" href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelrosso.html">simbolico colore rosso</a>, sono al tempo stesso messaggi di un’abbondanza ultraterrena: la pienezza della vita fiorisce nel cuore dell’inverno. In Germania e Austria le feste natalizie sono accompagnate da caratteristici mercatini all’aperto (<em>Christkindlmarkten</em>, “mercatini di Gesù Bambino”), allestiti nelle principali città: il più famoso è probabilmente quello di Stoccarda. Essi offrono la piacevole opportunità di mangiare o di bere qualcosa di caldo, e di trovare ogni genere di addobbi per l’albero, dolciumi, giocattoli, pesanti capi d’abbigliamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è noto, il giorno di Natale apre il “piccolo anno”, i dodici giorni sacri che portano sino all’Epifania. L’abbondanza che contraddistingue i giorni del “microanno” (le ghirlande, i doni, i grandi pranzi e cene – inclusa quella di Capodanno) è un auspicio per il “macroanno” che verrà. Così in Bulgaria la sera della vigilia di Natale si usa preparare una cena molto abbondante, che annovera almeno 12 portate. Ognuno di questi piatti rappresenta un mese dell’anno, e pertanto deve essere molto ricco. In Danimarca si usa offrire dolci speziati, bevande e cibo in quantità agli ospiti, anche perché si ritiene che se durante il periodo dell’Avvento qualcuno visita la casa senza ricevere nulla in dono porterà via con sé lo spirito di Yule, cioè quello del Natale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888550828" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/storiadelnatale.bmp" border="0" alt="Manlio Triggiani, Storia del Natale. Culti, miti e tradizioni di una festa millenaria" width="163" height="232" /></a> In Austria la festa si associa alla musica: non vi sono soltanto i classici giri di valzer degli Strauss, ma si tengono cori popolari e concerti di musica classica un po’ dappertutto. Ragazzi e ragazze in costumi tradizionali cantano le canzoni natalizie di fronte alle case, ricevendone in cambio piccoli doni o monete (lo stesso avviene nei paesi anglosassoni e in Irlanda).</p>
<p style="text-align: justify;">La luce è una delle più importanti caratteristiche della festa, poiché “aiuta” quella del sole a risplendere: per questo motivo si accendono fuochi e candele, e nel camino un ceppo brucia per tutta la notte o persino per tutti i dodici giorni del “piccolo anno”. In Danimarca, ove si vanta il curioso primato del massimo consumo mondiale di candele <em>pro capite</em> nel periodo natalizio, durante l’avvento si ornano le abitazioni con ghirlande di piante sempreverdi, ornate da quattro candele di colore bianco o rosso: ciò che se ne ottiene è una rappresentazione fiammeggiante della croce dell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Celebriamo dunque con gioia il Natale, consapevoli che alla fine la luce trionferà ancora una volta sulle tenebre di questo oscuro periodo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Area</em> 86 (2003), pp. 71-72.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/luce-e-doni-per-il-natale-del-sole.html' addthis:title='Luce e doni per il Natale del sole ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Che cos&#8217;è il Natale?</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 16:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato simbolico del Natale e del solstizio d'inverno in uno scritto di J. Evola del 1972]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p align="justify">Vi sono riti e feste, sussistenti ormai solo per consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trasportato dalla vastità del mondo delle vette giù, fin verso le pianure.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tali sono, ad esempio, le ricorrenze che come Natale ed anno nuovo rivestono oggi prevalentemente il carattere di una festa familiare borghese, mentre esse sono ritrovabili già nella preistoria e in molti popoli con un ben diverso sfondo, compenetrate da un significato cosmico e universale. Di solito, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è convenzionale e dovuto solo ad una particolare tradizione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>, ma è determinata da una situazione astronomica precisa: è la data del solstizio d’inverno.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-del-natale/1250" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiadelnatale.bmp" border="0" alt="Manlio Triggiani, Storia del Natale. Culti, miti e tradizioni di una festa millenaria" width="204" height="290" align="right" /></a> E proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, la festa corrispondente. Si tratta, tuttavia, di un significato che ebbe forte rilievo soprattutto in quei progenitori delle razze <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a>, la cui patria originaria si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata del gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nell’anno doveva avere un’importanza particolare, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo distinguerà da tutti gli altri punti del corso annuale del sole. Infatti, nel solstizio d’inverno, il sole, essendo giunto nel suo punto più basso dell’eclittica, la luce sembra spegnersi, abbandonare le terre, scendere nell’abisso, mentre ecco che invece essa di nuovo si riprende, si rialza e risplende, quasi come in una rinascita. Un tale punto valse, perciò, nei primordi, come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721406" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/orienteoccidente.bmp" border="0" alt="Oriente e Occidente" width="95" height="136" align="right" /></a> Nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">Roma antica</a> conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il <em>Natalis Invicti</em>, o <em>Natalis Solis Invicti</em> (natale del Sole invincibile).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In ciò si fece valere l’influenza dell’antica tradizione iranica, da tramite avendo fatto il mithracismo, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> cara ai legionari romani, che per un certo periodo si disputò col cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. E qui si hanno interessanti implicazioni, estendendosi fino ad una concezione mistica della vittoria e dell’<em>imperium</em>.</p>
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<p align="justify">Come invincibile vale il sole, per il suo ricorrente trionfare sulle tenebre. E tale invincibilità, nell’antico Iran, fu trasferita ad una forza dall’alto, al cosiddetto “<em>hvareno</em>”. Proprio al sole e ad altre entità celesti, questo “<em>hvareno</em>” scenderebbe sui sovrani e sui capi, rendendoli parimenti invincibili e facendo si che i loro soggetti in essi vedessero uomini che erano più che semplici mortali. Ed anche questa particolare concezione prese piede nella Roma imperiale, tanto che sulle sue monete, spesso ci si riferisce al “sole invincibile”, e che gli attributi della forza mistica di vittoria sopra accennata si confusero non di rado con quelli dell’Imperatore.</p>
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<p align="justify">Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale.</p>
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<p align="justify">Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe una strada sbagliata chi volesse veder qui una interpretazione degradante tale da trascurare il significato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e spirituale che ha il Natale da noi conosciuto, riportando all’eredità di una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica e per ciò primitiva e superstiziosa.  […] Una “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica” vera e propria non è mai esistita se non nella incomprensione e nella fantasia di una certa scuola di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">storia delle religioni</a> […] oppure è esistita in qualche tribù di selvaggi fra i più primitivi. L’uomo delle origini di una certa levatura non adorò mai i fenomeni e le forze della natura semplicemente come tali, egli li adorò solo in quanto e per quel tanto che essi valevano per lui come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. […] la natura per lui non era mai “naturale”. […] Essa presentava per lui i caratteri di un “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> sensibile del sovrasensibile”. […] Un mondo di una primordiale grandezza, non chiuso in una particolare credenza, che doveva offuscarsi quando quel che vi corrispose assunse un carattere puramente soggettivo e privato, sussistendo soltanto sotto le specie di feste convenute del calendario borghese che valgono soprattutto perché si t ratta di giorni in cui si è dispensati dal lavorare e che al massimo offrono occasioni di socievolezza e di divertimento nella “civiltà dei consumi”.</p>
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<p align="justify">* * *</p>
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<p align="justify"><em>Brani tratti dall’articolo </em>Natale solare ed Anno nuovo<em> apparso sul quotidiano </em>Roma<em> del 5 gennaio 1972.</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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