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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Ferdinand Ossendowski</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Ossendowski, l’ultimo avventuriero</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 09:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Boco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viaggio e il tema eroico nella produzione letteraria di Ferdinand Ossendowski]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ossendowski-ultimo-avventuriero.html' addthis:title='Ossendowski, l’ultimo avventuriero '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_1711" class="wp-caption alignright" style="width: 174px"><img class="size-medium wp-image-1711" title="Ferdynand Ossendowski (1876-1945)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ferdynand_ossendowski.jpg" alt="" width="164" height="257" /><p class="wp-caption-text">Ferdynand Ossendowski (1876-1945)</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’avventura non è cosa da minimalismo postmodernista. Il fatto che la maggioranza della produzione letteraria e cinematografica contemporanea, nonché l’educazione scolastica, eviti di addentrarsi negli inquietanti reami dell’autentica avventura, ha un che di significativo. Il grande avventuriero dei fumetti, Mister No, non viene più pubblicato, se non raramente, e in libreria le cose non vanno meglio. Solo qua e là emerge qualche perla di vita vissuta, qualche libro in cui si respirano il profumo del muschio e del vino forte, del tabacco trinciato e dei fiori al mattino, ma per il resto tutto tace. Certo, c’è chi prova ad affrontare l’argomento, chi s’impegna, ma nei libri come nei film, la vera avventura viene dal profondo, perché è una questione di sapienti, e non di dotti. Di quei folli, per dirla con <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>, che preferiscono bruciarsi che spegnersi lentamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio avventuroso rappresenta un mito per i giovani inquieti, per coloro i quali sentano il bisogno di una ricerca fuori dagli schemi. La cultura di un Pasolini, tanto per dire, non potrebbe mai concepire il viaggio in sé come un’esperienza di vita, un’occasione di crescita e riflessione, perché il viaggio, in questa mentalità, è semplice tragitto, una questione burocratica da espletare che deve condurre ad una meta precisa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827208062" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/bestieuominidei.bmp" border="0" alt="Ferdinand Ossendowski, Bestie, uomini, dei. Il mistero del re del mondo" width="93" height="130" /></a>Ma i grandi viaggiatori non sono coloro che raggiungono molte mete, sono quelli che invece visitano molti luoghi, conoscono genti e storie, si perdono, volutamente, durante il percorso, come dei viandanti in cerca della saggezza. Nietzsche fu un grande viaggiatore e un avventuriero del pensiero, altri, specie dopo di lui, furono solo principianti della vita, impauriti dall’esistenza preferirono ritirarsi nel buio del loro studiolo. Per dirla con il provocatorio Deleuze, il pensiero nietzscheano, il vero pensiero non-conformista, è il riflesso della vita, è frutto dell’esperienza, cresce e si sviluppa nella terra e nel tempo. Perciò la biografia del filosofo tedesco è così importante.</p>
<p style="text-align: justify;">«La terra e il cielo cessavano di respirare. Il vento non soffiava più, il sole si era fermato. In un momento come quello, il lupo che si avvicina furtivo alla pecora si arresta dove si trova; il branco di antilopi spaventate si ferma di botto [...]; al pastore che sgozza un montone cade il coltello di mano [...] Tutti gli esseri viventi impauriti sono tratti involontariamente alla preghiera e attendono il fato. Così è accaduto un momento fa. Così accade sempre quando il Re del Mondo nel suo palazzo sotterra prega e scruta i destini di tutti i popoli e di tutte le razze». Così, con la straordinaria capacità evocativa che gli è propria, narra della sua ricerca della mitica Agartha sotterranea, centro spirituale che alcuni sembrano collocare a Lhasa, il celebre avventuriero Ferdinand Ossendowski (1878-1945). Il racconto si svolge in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> nel 1921; il palazzo dove prega il Re del Mondo si trova nel regno di sotterra, un territorio immenso nascosto alla vista degli uomini e popolato da esseri semidivini, vero e proprio centro spirituale del pianeta. Quel regno esiste fin dalla notte dei tempi: per tutto il remoto periodo denominato dai miti &#8220;Età dell&#8217;Oro&#8221; aveva prosperato alla luce del sole con il nome di “Paradesha” (in sanscrito <em>Paese supremo</em>, da cui Paradiso ); poi, nel 3102 a.C, all’inizio del <em>Kali Yuga</em> della tradizione indù (il termine significa Età Nera e designa il periodo in cui viviamo), i suoi abitanti si erano trasferiti nel sottosuolo per evitare di essere contaminati dal male, e il nome della loro terra era stato trasformato in Agharti, “l’inaccessibile”. La sua opera più conosciuta <em>Bestie, uomini e dèi</em>, tuttora ristampata, viene citata da <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> nell’introduzione al libretto dedicato precisamente alla figura esoterica del Re del mondo.</p>
<div id="attachment_1712" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8024607085224" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1712" title="Corto Maltese. Corte Sconta detta Arcana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/corte-sconta-detta-arcana.jpg" alt="Corto Maltese. Corte Sconta detta Arcana" width="200" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">Corto Maltese. Corte Sconta detta Arcana</p></div>
<p style="text-align: justify;">In quelle stesse pagine, Ossendowki, descrive la figura leggendaria del barone Roman Fiodorovic von Ungern Sternberg, a cui negli anni diversi hanno rivolto il loro interesse, fino alla recente pubblicazione del testo <em>La cosacca del barone von Ungern</em> da parte de <em>Le librette di controra</em>. Terrore dei bolscevichi, questo condottiero dei “bianchi” controrivoluzionari, oppose una strenua resistenza ai sovietici, guadagnandosi sul campo la fama di “sanguinario”. Il suo mito si diffuse a tal punto, che in una delle sue storie più belle, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8024607085224"><em>Corte Sconta detta arcana</em></a>, Hugo Pratt lo rappresenterà in modo assai evocativo, e alla sua figura, negli anni immediatamente successivi alla sua morte, si ispirò ad esempio il film russo <em>Tempeste sull’Asia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente le avventure dello studioso Ossendowski non si limitarono a quanto narrato nel famoso libro edito dalle Mediterranee, ma già nel 1899 viaggiò nelle steppe siberiane, tra i monti Abakani e la città di Biisk, in un percorso che ebbe sempre come sfondo il Lago Nero e la selvaggia natura siberiana. Una recente pubblicazione per Le librette di controra, <em>Il lupo del Lago Nero</em>, raccoglie tre racconti avventurosi dell’autore polacco, che si collocano negli anni precedenti a quanto descritto in <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827208062" target="_blank"><em>Bestie, uomini e dèi</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Immagini vivide di tradizioni primordiali, questo riesce a trasmettere con grande efficacia l’autore. Una steppa selvaggia e battuta dal vento, in cui si incrociano i destini di piccole comunità. Con il gusto del vero avventuriero Ossendowski ci prende per mano e ci conduce in mondo di misteri e di grandi profondità. In cui a usanze precristiane si uniscono talvolta le superstizioni di fanatici santoni e in cui l’amore e la passione sono vissuti come devozione nei confronti di un signore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunpan.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Pan" width="95" height="150" /></a>La scrittura è vigorosa e asciutta, elegante nella sua efficacia, capace di tenere desto l’interesse lungo tutta la lettura, che scorre rapida e piacevole. Non mancano i colpi di scena, a completare un quadro in cui a farla da padrone è la natura selvaggia della steppa siberiana, un paesaggio che sembra vivere con i suoi abitanti, come se l’ordine degli uomini e quello della natura, in condizioni particolari, possano entrare in contatto. Ecco allora il cielo turbinare e ribellarsi alla pazzia del santo apocalittico, o ancora fare da sfondo vivido alle discussioni erotiche tra l’autore e la sua devota prima moglie. Un contatto con la natura che d’altronde si respira anche nei romanzi avventurosi di un altro grande, <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, autore di <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a> e <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845916984" target="_blank"><em>Fame</em></a>, che scrisse: «Era in uno strano stato d’animo, invaso dalla soddisfazione, con ogni nervo teso e una musica nel sangue. Si sentiva parte della natura, del sole, delle montagne e di tutto il resto; alberi, erba e paglia gli infondevano col loro fruscio il senso del proprio Essere. L’anima gli divenne grande e sonora come un organo, non dimenticò mai più come quella dolce musica gli si infondesse nel sangue».</p>
<div id="attachment_1669" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788879729253" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1669" title="krakauer-nelle-terre-estreme" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/krakauer-nelle-terre-estreme.jpg" alt="Jon Krakauer, Nelle terre estreme" width="200" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Jon Krakauer, Nelle terre estreme</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il sublime non ha bisogno di orpelli per manifestarsi, e l’Ossendowski riesce alla perfezione a raffigurare un mondo di tradizioni e riti perduti. Ma ciò che più colpisce, è che è tutto vero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845922558" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/visita-a-godenholm.bmp" border="0" alt="Ernst Jünger, Visita a Godenholm" width="95" height="162" /></a>La fortuna, per chi non voglia accontentarsi della letteratura per animi tiepidi, è che periodicamente in libreria compaiono libri davvero capaci di emozionare e sollecitare la voglia di andare scoprire il mondo. È stato così con lo straordinario <em><a title="Nelle terre estreme" href="http://www.centrostudilaruna.it/nelle-terre-estreme.html">Nelle terre estreme</a> </em>di Krakauer, da cui è stato tratto anche un film. La storia di un giovane americano che decide di lasciarsi la vecchia vita di comodità alle spalle, per vivere una vita selvaggia e rischiosa nella natura del Nord America. Anche questa è una storia vera, che non ebbe un “lieto” fine. E ancora più recente è l’uscita del libro di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845922558" target="_blank"><em>Visita a Godenholm</em></a> che, come altre dello stesso autore, è un’avventura in gran parte immaginaria, scritta da un grande avventuriero e viaggiatore del secolo scorso, all’inquieta ricerca della vera libertà..</p>
<p style="text-align: justify;">In occasione di un’intervista televisiva il grande Andrea G. Pinketts ha detto di preferire agli scrittori come Leopardi, chiusi nella loro torre d’avorio, quelli che scendono nelle strade, che vivono la vita autentica e vivono pericolosamente, perché lì si trovano quelle emozioni genuine capaci di strapparci all’abitudine. La vita sottocasa ci sta aspettando.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ossendowski-ultimo-avventuriero.html' addthis:title='Ossendowski, l’ultimo avventuriero ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un eurasiatista a cavallo: Ungern Khan</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Mutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita e le opere leggendarie del barone Ungern Khan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ungernkhanmutti.html' addthis:title='Un eurasiatista a cavallo: Ungern Khan '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">In un discorso tenuto ad Amburgo il 28 aprile 1924, Oswald Spengler rievocò la figura del barone von Ungern-Sternberg, che quattro anni prima aveva allestito un esercito “con il quale in breve tempo avrebbe avuto saldamente in pugno l’Asia centrale. Quest’uomo – disse Spengler &#8211; aveva legato incondizionatamente a sé la popolazione di vaste regioni, e se avesse voluto prendere l’iniziativa e la sua eliminazione non fosse riuscita ai bolscevichi, non ci si può figurare come risulterebbe già oggi l’immagine dell’Asia” (1). Il barone Ungern-Sternberg era già passato alla storia. E alla leggenda.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827208062" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/bestieuominidei.bmp" border="0" alt="Ferdinand Ossendowski, Bestie, uomini, dei. Il mistero del re del mondo" width="93" height="130" align="left" /></a> Dal noto libro di Ferdinand Ossendowski <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827208062"><em>Bestie, uomini e dèi</em></a> (2) alle biografie romanzate di Vladimir Pozner (3) e Berndt Krauthoff (4), che attrassero rispettivamente l&#8217;attenzione di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> (5) e di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> (6); dal film sovietico <em>Ego zovut Suche Batur</em>, diretto nel 1942 da Aleksandr Zarchi e Josif Chejfiz (con Nikolaj Cerkasov nei panni dell&#8217;eroe negativo Ungern) ai fumetti di Hugo Pratt (7) della serie “Corto Maltese”; dai romanzi di Jean Mabire (8) e di Renato Monteleone (9) fino alla pittura dell&#8217;artista siberiano Evgenij Vigiljanskij, la leggenda del &#8220;barone sanguinario&#8221; ha continuato ad esercitare il suo fascino. Nella Russia di oggi, dove Leonid Juzefovich (10) ha pubblicato la più recente biografia del Barone, il mito di Ungern è particolarmente vivo presso le correnti eurasiatiste e neoimperiali, che guardano a questo personaggio come ad un loro precursore (11).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la <em>Grande Enciclopedia Sovietica</em>, Roman Fedorovic Ungern von Sternberg nacque il 10 (22) gennaio 1886 nell’isola di Dago (oggi Hiiumaa Saar, in Estonia) e morì il 15 settembre 1921 a Novonikolaevsk (oggi Novosibirsk). Alcune fonti “occidentali”, invece, lo fanno nascere il 29 dicembre 1885 in Austria, a Graz; per quanto riguarda la morte, oscillano tra il 17 settembre e il 12 dicembre del 1921 e propongono ora Novonikolaevsk ora Verkhne-Udinsk (Ulan Ude, tra la riva sudorientale del Baikal e il confine mongolo).</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, la famiglia del barone Roman Fedorovic (imparentata tra l’altro con quella del conte Hermann Keyserling) apparteneva alla nobiltà baltica di lingua tedesca ed era presente sia in Estonia sia in Lettonia: nel 1929 un esponente della famiglia rievocava le sue vicissitudini a Riga, nel periodo dell’invasione bolscevica (12). Il <em>Genealogisches Handbuch des Adels </em>si occupa estesamente degli Ungern-Sternberg (13), individuandone il capostipite in un Johannes de Ungaria (“<em>Her Hanss v. Ungernn</em>”), la cui esistenza è attestata in un documento del 1232. Sul dato dell’origine magiara si innestarono alcune leggende: una ricollegava gli Ungern agli Unni, un’altra li faceva discendere da un nipote di Gengis Khan che nel XIII secolo aveva cinto d’assedio Buda.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/dio-guerra-barone-roman-feodorovic/libro/9788889515372?a=395521"><img class="alignright size-medium wp-image-4584" style="margin: 10px;" title="il-dio-della-guerra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-dio-della-guerra-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a>E appunto dal fondatore dell’impero mongolo Roman Fedorovic avrebbe ereditato un anello di rubino con la svastica, mentre, stando ad un’altra versione, glielo avrebbe consegnato il Qutuqtu, il Buddha Vivente di Urga, terza autorità nella gerarchia lamaista dopo il Dalai Lama di Lhasa e il Panc’en Lama di Tashi-lhumpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Compiuti gli studi al Ginnasio di Reval, il Barone frequentò la scuola dei cadetti di San Pietroburgo; nel 1909 trascorse un breve periodo con un reggimento di cosacchi di stanza a Cita, in Transbaikalia, poi si diresse verso la <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span>. Qui, grazie all&#8217;affiliazione buddhista che gli era stata trasmessa dall&#8217;avo paterno, Roman Fedorovic poté entrare in rapporto col Buddha Vivente. Nel 1911, quando i Cinesi vengono cacciati dalla <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> e il Buddha Vivente diventa il sovrano del paese, il Barone riceve un posto di comando nella cavalleria mongola. In quel periodo, un oracolo sciamanico gli rivela che in lui si dovrà manifestare una divina potenza guerriera.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1912 Roman Fedorovic è in Europa. Allo scoppio del conflitto, abbandonando Parigi per accorrere sotto i vessilli dello Zar, il Barone conduce con sé una fanciulla di nome Danielle, la quale perirà in un naufragio sul Baltico. Nel 1915 combatte in Galizia e in Volinia, riportando quattro ferite e guadagnando due altissime onorificenze: la Croce di San Giorgio e la Spada d&#8217;Onore. Nel 1916 è sul fronte armeno, dove ritrova l&#8217;Atamano Semenov, che aveva conosciuto in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span>. Nell&#8217;agosto del 1917, dopo essere andato a Reval per organizzarvi alcuni distaccamenti di Buriati da impiegare contro i bolscevichi, Ungern raggiunge Semenov in Transbaikalia; qui diventa il capo di Stato Maggiore del primo esercito &#8220;bianco&#8221; e organizza una Divisione Asiatica di Cavalleria (<em>Asiatskaja konaja divizija</em>) in cui confluiscono mongoli, buriati, russi, cosacchi, caucasici, perfino tibetani, coreani, giapponesi e cinesi. La Divisione Asiatica di Cavalleria opera per tutto il 1918 nei territori orientali della Siberia, tra il Baikal e la Manciuria.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;evacuazione giapponese della Transbaikalia, la successiva occupazione cinese della <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> e l&#8217;instaurazione di un <em>soviet </em>&#8220;mongolo&#8221; sotto la direzione di un ebreo di nome Scheinemann e di un pope rinnegato di nome Parnikov, il generale Ungern si dirige verso la <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> alla testa dei suoi cavalieri. Il 3 febbraio 1921 investe Urga, costringendo alla fuga la guarnigione cinese, facendo a pezzi un rinforzo nemico di seimila uomini e spazzando via il soviet locale. Il Buddha Vivente Jebtsu Damba, liberato dalla prigionia e reintegrato nel suo regno, conferisce a Ungern, che d&#8217;ora in poi sarà Ungern Khan, il titolo di &#8220;Primo Signore della <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> e Rappresentante del Sacro Monarca&#8221;. Il terzo gerarca del Buddhismo lamaista riconosce in Ungern una cratofania procedente dal suo medesimo principio spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ungern aveva dichiarato fin dal 25 febbraio 1919, alla Conferenza Panmongola di Cita, la propria intenzione di restaurare la teocrazia lamaista, creando una Grande <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> dal Baikal al Tibet e facendone la base di partenza per una grandiosa cavalcata verso occidente, sulle orme di Gengis Khan. Il vero scopo di Ungern Khan non era infatti una pura e semplice distruzione del potere sovietico, ma una lotta generale contro il mondo nato dalla Rivoluzione Francese, fino all&#8217;instaurazione di un ordine teocratico e tradizionale in tutta l&#8217;Eurasia. Ciò spiega da un lato la scarsa simpatia di cui Ungern godette presso gli ambienti &#8220;bianchi&#8221;, dall&#8217;altro, il vivo interesse che il suo progetto suscitò anche al di fuori delle cerchie lamaiste, in particolare presso gli ambienti musulmani dell&#8217;Asia centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivestendo la tunica gialla sotto il mantello di ufficiale imperiale, alla testa di un&#8217;armata a cavallo che innalza come propria insegna il vessillo con lo zoccolo e lo svastica, il 20 maggio del 1921 Ungern Khan lascia Urga e penetra in territorio sovietico presso Troitskosavsk (Kiakhta), travolgendo le difese bolsceviche. Quindi impartisce l&#8217;ordine apparentemente insensato di eseguire una conversione verso occidente e poi verso sud, in direzione dell&#8217;Altai e della Zungaria. La sua intenzione, secondo quanto lui stesso dichiara al suo unico amico, il generale Boris Rjesusin, è di attraversare il Hsin Kiang per raggiungere la fortezza spirituale tibetana. &#8220;Egli &#8211; scrive Pio Filippani Ronconi &#8211; mosse solitario verso una direzione che non aveva più rapporto con la realtà geografica del luogo e militare della situazione, nel postremo tentativo, non di salvare la vita, bensì di ricollegarsi, prima di morire, con il proprio principio metafisico: il Re del Mondo&#8221; (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Il 21 agosto il predone calmucco Ja lama, dopo avere ospitato Ungern nella propria yurta, lo consegna ai &#8220;partigiani dello Jenisej&#8221; di P.E. Shcetinkin. Il generale Blücher, comandante dell&#8217;esercito rivoluzionario del popolo della repubblica dell&#8217;Estremo Oriente e futuro Maresciallo dell&#8217;URSS, cerca invano di convincerlo ad entrare nell&#8217;esercito sovietico. Il 15 settembre Ungern viene processato a Novonikolaevsk dal tribunale straordinario della Siberia. Riconosciuto colpevole di aver voluto creare uno Stato asiatico vassallo dell&#8217;Impero nipponico e di aver preparato il rovesciamento del potere sovietico per restaurare la monarchia dei Romanov, è condannato a morte per fucilazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anello con la svastica sarebbe entrato in possesso di Blücher. Si dice che, dopo la fucilazione di quest&#8217;ultimo, avvenuta nel 1936, esso sia passato nelle mani del Maresciallo Zhukov.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) O. Spengler, <em>Forme della politica mondiale</em>, Ar, Padova 1994, p. 63.<br />
2) F. Ossendowski, <em>Bêtes, Hommes et Dieux</em>, Plon, Paris 1924.<br />
3) V. Pozner, <em>Le mors aux dents</em>, Denoël, Paris 1937.<br />
4) B. Krauthoff, <em>Ich befehle. Kampf und Tragödie des Barons Ungern-Sternberg</em>, Carl Schünemann Verlag, Bremen 1938. Questo libro, come pure quello di Pozner, rielabora i dati forniti da un testimone: Essaul Makejev, <em>Bog voiny, Baron Ungern </em>(Il dio della guerra, il Barone Ungern), Shangai 1926.<br />
5) R. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, <em>Rec. </em>in <em>Le Théosophisme</em>, Éditions Traditionnelles, Paris 1978, pp. 411-414.<br />
6) J. Evola, <em>Rec. </em>in <em>Esplorazioni e disamine. Gli scritti di &#8220;Bibliografia Fascista&#8221;</em>, vol. I, Edizioni all&#8217;insegna del Veltro, Parma 1994, pp. 249-253.<br />
7) Il Barone Ungern è anche uno dei personaggi principali del romanzo di Hugo Pratt <em>Corte Maltese. Corte Sconta detta Arcana</em>, Einaudi, Torino 1996.<br />
8) J. Mabire, <em>Ungern, le dieu de la guerre</em>, Art et Histoire d&#8217;Europe, Paris 1987.<br />
9) R. Monteleone, <em>Il quarantesimo orso</em>, Gribaudo, Torino 1995.<br />
10) L. Juzefovich, <em>Samoderzhec pustyni </em>(L&#8217;autocrate del deserto), Ellis luck, Moskva 1993.<br />
11) <em>Ungern Khan: un “eurasista in sella”?</em> Questo il titolo che Aldo Ferrari ha dato a un paragrafo del suo studio sulle correnti eurasiatiste russe, che si conclude riconoscendo come il barone Ungern-Sternberg “sia divenuto nella cultura russa post-sovietica una sorta di personaggio totemico della rinascita eurasista, perlomeno della sua tendenza radicale ed esoterica” (A. Ferrari, <em>La foresta e la steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa</em>, Scheiwiller, Milano 2003, p. 240). Aldo Ferrari cita poi queste parole dell’esponente più noto dell’eurasiatismo russo odierno, Aleksandr Dugin: “In Ungern-khan si unirono nuovamente le forze segrete che avevano animato le forme supreme della sacralità continentale: gli echi dell’alleanza tra Goti e Unni, la fedeltà russa alla Tradizione Orientale, il significato geopolitica della <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span>, patria di Cingischan” (A. Dugin, <em>Misterii Evrazii</em>, Moskva 1996, p. 96). A paragone di questa immagine di Ungern Khan, appare alquanto infelice, perché riduttivo e banale, il titolo sotto il quale sono stati recentemente raccolti in Ungheria alcuni scritti di autori vari concernenti il personaggio in questione: <em>Az antikommunista. Roman Ungern-Sternberg barorol. Valogatott tanulmanyok</em> [L’anticomunista. Sul barone Roman Ungern-Sternberg. Studi scelti], Nemzetek Europaja Kiado, Budapest 2002.<br />
12) A. v. <em>Ungern-Sternberg, Unsere Erlebnisse in der Zeit der Bolschewiken Herrschaft in Riga vom 3. Januar bis zum 22. Mai 1919</em>, Kommissions Verlag von Ernst Plates, Riga 1929.<br />
13) <em>Genealogisches Handbuch des Adels</em>, bearbeitet unter Aufsicht des Ausschusses fur adelsrechtliche Fragen der deutschen Adelsverbande in Gemeinschaft mit dem Deutschen Adelsarchiv, Band 4 der Gesamtreihe, Verlag von C.A. Starke, Glucksburg/Ostsee 1952, pp. 457-479. Nel 1884 apparve in Germania una pubblicazione specificamente dedicata agli Ungern-Sternberg (<em>Nachrichten uber des Geschlecht Ungern-Sternberg</em>), che riproduceva stemmi, insegne e firme autografe dei vari membri della famiglia.<br />
14) P. Filippani Ronconi, <em>Un tempo, un destino</em>, &#8220;Vie della Tradizione&#8221;, n. 82, aprile-giugno 1991, p. 59.</p>
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