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	<title>Centro Studi La Runa &#187; fame</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Patriota o traditore? Il processo a Knut Hamsun</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 15:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli su Knut Hamsun]]></category>
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		<description><![CDATA[La svolta decisiva nella vita dello scrittore norvegese: l'appoggio al regime nazionalsocialista di Vidkun Quisling]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/patriota-o-traditore-il-processo-a-knut-hamsun.html' addthis:title='Patriota o traditore? Il processo a Knut Hamsun '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="size-medium wp-image-1993 alignleft" style="margin: 10px;" title="hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-238x300.jpg" alt="Knut Hamsun" width="238" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> era, nel 1940, una specie di monumento nazionale della sua patria, la Norvegia. Era il suo scrittore vivente più illustre, conosciuto in tutto il mondo; dopo il drammaturgo Ibsen e dopo il pittore Munch, nessun altro artista norvegese aveva raggiunto la sua fama, la sua popolarità. Per di più era &#8211; o passava per essere &#8211; un ardente nazionalista; di conseguenza si era compiaciuto di posare a poeta-vate, ad araldo dei valori patriottici: un po&#8217; come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gabriele-dannunzio" target="_blank">d&#8217;Annunzio</a></span> in Italia, al quale lo lega la comune appartenenza al clima letterario del Decadentismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> (il cui vero nome era Knud Pedersen) era nato a Lom, presso  Gudbransdal, il 4 agosto del 1859; all&#8217;inizio della seconda guerra mondiale aveva, quindi, la bella età di ottant&#8217;anni compiuti. Era diventato quasi sordo e con la moglie Marie Andersen, una ex attrice che per lui aveva detto addio alla carriera, e che gli aveva dato tre figli, esisteva un clima da “danza macabra”, un po’ come in <em>Scene da un matrimonio</em> di Bergman: odio-amore, ma più odio che amore. Semplicemente, erano troppo vecchi per pensare a dividersi (anche se lei era assai più giovane di lui) e, ormai, la frustrazione e il rancore repressi li tenevano insieme al posto dell&#8217;amore, che se n&#8217;era quasi tutto andato fin dai primi anni di vita in comune. Marie, inoltre, era una simpatizzante nazista sfegatata: nel loro paese era stata l&#8217;unica elettrice (in Norvegia esisteva già il suffragio universale, maschile e femminile) a votare per il <em>Nasjonal Samling</em>, il partito filo-nazista di Vidkun Quisling, che vedeva in Hitler una sorta di Wotan della riscossa germanica.</p>
<p style="text-align: justify;">Figlio di contadini (dai quali ereditò un profondo, viscerale amore per la terra), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva esercitato i mestieri più disparati ed era emigrato per due volte negli Stati Uniti d&#8217;America  &#8211; nel 1882-84 e nel 1886-88 -, come tanti europei alla fine dell&#8217;Ottocento: in cerca, se non di fortuna, almeno di pane. Ma entrambe le volte, dopo averli girati in lungo e in largo, ne era rimasto totalmente deluso: la società americana gli era sembrata la negazione di tutto ciò in cui credeva, la negazione di ogni valore spirituale, il trionfo delle due cose peggiori che &#8211; secondo lui &#8211; avesse prodotto la modernità: l&#8217;urbanesimo selvaggio e la democrazia come paravento della plutocrazia capitalista. C&#8217;era un solo paese al mondo che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> detestasse più ancora degli Stati Uniti, ed era l&#8217;Inghilterra: quest&#8217;isola di scaltri mercanti e di finanzieri senza scrupoli che avevano mobilitato mezzo mondo contro la Germania per spezzarne la rapida ascesa economica e politica, per tenere l&#8217;Europa debole e prona all&#8217;invadenza della sterlina. Allo scoppio della prima guerra mondiale, infatti, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> non fece alcun mistero della sua aperta simpatia per la causa della Germania.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunfame.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Fame" width="95" height="146" /></a>Dopo vari tentativi infruttuosi di farsi strada nel mondo delle lettere, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva raggiunto  prepotentemente il successo con il romanzo autobiografico <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987" target="_blank"><em>Fame</em></a>, nel 1890, in cui &#8211; contro l&#8217;ottimismo positivista e il realismo naturalista &#8211; aveva rivelato la sua vena decadentistica di scrittore attratto dalla vita dell&#8217;inconscio, dal sogno, dal mistero. Nel 1895 aveva consolidato il successo con quello che da molti è considerato il suo romanzo migliore, certo uno dei più suggestivi e poetici: <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a>, in cui esalta la mistica unione dell&#8217;uomo con la natura e l&#8217;incanto quasi paganeggiante di un ritorno alla vita dei boschi, dei monti, del mare, del libero cielo: un po&#8217; il corrispettivo nordico (continuando il paragone con <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gabriele-dannunzio" target="_blank">d&#8217;Annunzio</a></span>) de <em>La pioggia nel pineto</em> e, in genere, del fresco e primigenio panismo di <em>Alcyone</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri libri avevano ulteriormente diffuso il suo nome, in patria e fuori: il romanzo <em>Misteri</em>, del 1892, in cui si adombra il super-uomo nietzschiano; la raccolta di poesie <em>Il coro selvaggio</em>, del 1904, i cui temi dominanti sono la natura e l&#8217;eros; e soprattutto il romanzo <em>Il risveglio della terra</em>, elegia al mondo contadino che va scomparendo, del 1917. Con quest’opera, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> supera la fase del ribellismo anarchico, dell’esaltazione dell’eroe vagabondo e sembra trovare un punto di equilibrio nell’epos del contadino colonizzatore, legato alla terra da un rapporto di amore viscerale in cui – con il senno di poi &#8211; alcuni critici hanno voluto vedere le premesse ideologiche di quella mitologia <em>völkisch </em>del “sangue e della terra” che ha costituito una delle componenti dell’utopia regressiva del nazionalsocialismo. Ma la realtà è che nel “panismo” di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> si esalta bensì la terra, ma non la nazione e tanto meno il sangue; dunque, tutta la sua fama di “scrittore nazionalista” è in gran parte frutto di un equivoco. Troppo forte restava in lui la componente anarcoide e antiborghese, perché lo si possa classificare puramente e semplicemente come uno scrittore reazionario; e, se è vero che altri intellettuale di matrice anarchica hanno del pari aderito al fascismo – pensiamo, nel caso dell’Italia, a figure come Lorenzo Viani e Berto Ricci -, è altrettanto vero che ogni caso andrebbe valutato a sé, e il caso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> è paradigmatico quanto al contesto culturale nel senso più ampio, ma va anche considerato nella sua specifica particolarità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunpan.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Pan" width="95" height="150" /></a>Ad ogni modo, quando egli pubblica <em>Il risveglio della terra</em> siamo ancora in piena prima guerra mondiale; e la giuria che deve assegnare il Premio Nobel, imbarazzata dalla divisione dell&#8217;Europa e del mondo in due blocchi contrapposti in una lotta all&#8217;ultimo sangue, anche di tipo ideologico, cerca i suoi candidati soprattutto fra i letterati scandinavi, per non compromettersi con nessuno dei due blocchi belligeranti (sia la Danimarca che la Norvegia e la Svezia rimangono neutrali per tutta la durata del conflitto). Così, nel 1920, la scelta cade proprio su <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>, che viene investito dell&#8217;altissima onorificenza. Ha ormai più di sessant’anni e quindi, anche per lui, vale la regola secondo la quale il Nobel, in teoria destinato a incoraggiare, anche finanziariamente, dei giovani autori non ancora del tutto affermati, è divenuto in realtà fin dall’inizio una sorta di riconoscimento tardivo agli scrittori ormai molto avanti nella loro carriera letteraria, se non addirittura avviati sul viale del tramonto.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni fra le due guerre egli scrive ancora, ma sempre di meno. L&#8217;ultima opera significativa è la trilogia formata dai romanzi <em>Vagabondi</em> del 1927, <em>Augusto</em> del 1930 e <em>Ma la vita continua</em> del 1933. Divenuto una sorta di monumento vivente, l&#8217;anziano scrittore è ormai la controfigura di se stesso: impersona la gloria letteraria della sua giovane patria e si gode l&#8217;ammirazione e il rispetto dei suoi concittadini, dei quali si considera un po&#8217; la guida spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che scoppia la seconda guerra mondiale e, nell&#8217;aprile del 1940, l&#8217;esercito e la marina germanici invadono la Norvegia neutrale (insieme alla Danimarca), sia per assicurarsi delle basi navali che le permettano di contrastare l&#8217;inevitabile blocco marittimo inglese, sia per garantirsi i rifornimenti di minerali ferrosi che affluiscono, per ferrovia, dalla vicina Svezia, e dei quali l&#8217;industria tedesca ha un disperato bisogno per cercar di vincere la guerra. L&#8217;esercito norvegese, supportato da un effimero sbarco di truppe anglo-francesi, tenta di resistere; battuto, deve deporre le armi, mentre il sovrano e il governo riparano a Londra. La maggioranza del popolo norvegese subisce l&#8217;occupazione come un dramma nazionale e molti giovani fanno la scelta di passare alla lotta di resistenza. Quisling, invece, costituisce un governo collaborazionista che fornisce ogni aiuto possibile ai Tedeschi, come e più di quello di Pétain nella Francia di Vichy.</p>
<p style="text-align: justify;">È allora che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> fa la scelta più grave della sua vita: quella di affiancare il governo di Quisling e, quindi, anche gli occupanti tedeschi. Una scelta drammatica, cui lo spingono sia il suo viscerale odio anti-inglese, sia la sua entusiastica ammirazione per la Germania, dalla quale spera che il suo Paese riceva, a guerra finita, un posto d&#8217;onore fra le nazioni &#8220;teutoniche&#8221;. Ha perfino un colloquio privato con Hitler di più di un&#8217;ora, cosa che lo compromette definitivamente agli occhi dei suoi compatrioti. Dei suoi figli, il più grande compie una scelta ancor più radicale e si arruola nelle SS tedesche. Eppure, per tutta la durata della guerra, le famiglie dei giovani partigiani catturati dai nazisti verranno a bussare alla sua porta, per chiedere il suo intervento affinché i loro cari vengano liberati o, almeno, perché sia loro risparmiata la temutissima deportazione in Germania. E lui, vecchio e sordo, già investito da una marea di accuse scandalizzate, d&#8217;insulti e maledizioni, fa quello che può, si adopera meglio che gli riesce per quei disgraziati.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;occupazione tedesca della Norvegia è lunghissima (ne ha dato una versione, a suo modo, lo scrittore americano John Steinbeck nel romanzo <em>La luna è tramontata</em>: non una delle sue cose migliori) e si conclude solo al termine del conflitto, nel maggio del 1945: è l&#8217;ultimo angolo d&#8217;Europa che vede ammainare la svastica, dopo ben cinque anni dal primo sbarco ad Oslo e nei fiordi di Trondheim e Narvik.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2037" style="margin: 10px;" title="per-i-sentieri-dove-cresce-lerba" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/per-i-sentieri-dove-cresce-lerba.jpg" alt="" width="95" height="160" /></a>E arriva, puntuale, inevitabile, il momento della resa dei conti. Quisling è processato e fucilato per alto tradimento, e anche <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> viene arrestato e processato. Vecchio di ottantasei anni, quasi completamente sordo (e il suo orecchio aperto sul mondo è proprio quello della moglie Marie, la fervida nazista), egli deve rispondere, alla sbarra, dell&#8217;imputazione più grave per un cittadino-patriota: collaborazione col nemico invasore. L&#8217;ammirazione dei suoi connazionali è svanita, al suo posto è subentrato un disprezzo implacabile, un ostracismo totale: moralmente, egli è già stato condannato ancor prima che gli avvocati, della difesa e dell&#8217;accusa, aprano bocca. Il pubblico ministero gli fa capire chiaramente che egli potrà ridurre i danni al minimo se accetterà, dopo una perizia psichiatrica, la formula dell&#8217;incapacità di intendere e di volere: una soluzione &#8220;pulita&#8221; e abbastanza elegante, anche se terribilmente ipocrita; quella, per intenderci, che viene collaudato con l&#8217;altro insigne poeta compromesso col fascismo, l&#8217;americano Ezra Pound. Ma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> rifiuta con sdegno: orgoglioso com&#8217;è, e come è sempre stato, respinge un simile, umiliante ripiego. Se dovrà essere condannato, almeno avrà affrontato il suo destino a viso aperto: egli non è pentito, non intende chiedere scusa o perdono; non vede di che cosa debba vergognarsi. Ai suoi giudici domanda, imperterrito: “Volete fucilare il vostro vecchio poeta?”.   Ed è questo atteggiamento, fiero e intransigente &#8211; che in altri tempi era molto piaciuto ai suoi tanti ammiratori, e specialmente ai giovani &#8211; che ora gioca contro di lui. Sbagliare è umano, pensano i bravi Norvegesi nel 1945, ma perseverare è diabolico. Visto che non si pente, non merita alcuna indulgenza, alcuna attenuante: anzi, proprio perché era un prestigioso intellettuale, proprio perché era il poeta-vate del suo popolo, la sua colpa è tanto più grave. È una colpa imperdonabile: c&#8217;è voglia di durezza, dopo gli anni cupi dell&#8217;occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A rendere ancora più grave la posizione dello scrittore c&#8217;è il fatto che egli non ha mai dubitato di Hitler; fino all&#8217;ultimo ha visto in lui il generoso artefice di un&#8217;Europa profondamente rinnovata nel segno del germanesimo. Ancora il 7 maggio 1945, dopo la caduta di Berlino in mano ai Sovietici e il doppio suicidio di Hitler e di Eva Braun, egli aveva scritto per il defunto dittatore un commosso necrologio (cfr. l&#8217;introduzione a K. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a>, Milano, Mondadori, 1981, p. 16), in cui  lo definiva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;campione di giustizia… figura di riformatore fra le più grandi, il cui destino storico è stato quello di battersi in un&#8217;età di inaudite barbarie, che ha finito per travolgerlo&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">A ben guardare e col distacco che è possibile solo oggi, a oltre sessant&#8217;anni di distanza &#8211; e che non è un vantaggio da poco &#8211; il processo a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> è stato il processo emblematico a tutta una cultura, a tutto un mondo, a tutta un&#8217;Europa. Abbiamo accennato al caso di Ezra Pound, che dalla radio italiana auspicava la vittoria di Mussolini e di Hitler e la sconfitta della sua madrepatria. Ma si potrebbero fare parecchi altri nomi illustri: da Giuseppe Ungaretti a Giovanni Gentile, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> a Drieu la Rochelle, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> a Carl Schmitt, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span> a Petr Nikolaevic Krasnov. La verità è che furono molti gli intellettuali che si schierarono dalla parte dell&#8217;Asse, e che non furono pochi gli Europei che considerarono preferibile la vittoria di Berlino, Roma e Tokyo a quella di Londra, Mosca e Washington. Oggi questa verità non piace, e nel 1945 piaceva ancora meno. Perciò non si parlava dei milioni di Russi, di Croati, di Slovacchi, di Ungheresi, di Romeni, di Finlandesi che si erano battuti, fin quasi all&#8217;ultimo, per la vittoria di Hitler e Mussolini; e non si parlò affatto delle tremende rappresaglie che Stalin, Tito ed altri governi dell&#8217;Europa post-bellica si presero su quei &#8220;traditori&#8221;. Erano diventati traditori perché l&#8217;Asse aveva perduto la guerra, ma sarebbero stati ricordati come eroi se l&#8217;avesse vinta.</p>
<p style="text-align: justify;">E non si trattava solamente di fervidi nazisti. Croati e Slovacchi, ad esempio, lottavano puramente e semplicemente per l&#8217;indipendenza della loro patria; e così i Finlandesi. I Russi &#8220;bianchi&#8221; avevano combattuto per poter tornare  nella loro patria, lasciata con infinita tristezza dopo l&#8217;avvento del potere bolscevico. Gli Italiani che avevano seguito Mussolini nella tragica avventura di Salò, poi, in molti casi avevano creduto di rappresentare l&#8217;onore della patria, compromesso dall&#8217;armistizio di Badoglio e dal cambiamento di fronte, nel settembre del 1943. Ed è certo che molti fascisti del periodo repubblichino non furono né i peggiori del regime, né degli opportunisti. I Cianetti, i Pavolini, i Bombacci sapevano che la loro era una battaglia perduta. Molti erano personaggi di secondo piano o ex pezzi grossi che il regime aveva relegato nell&#8217;ombra, dopo essersi trasformato in una dittatura conservatrice di vecchio stampo. Ma alcuni ex fascisti di sinistra, alcuni nostalgici di Piazza San Sepolcro, del fascismo rivoluzionario delle origini, c&#8217;erano ancora, e furono quelli che scelsero di andare a morire con il Duce. Si erano illusi fino all&#8217;ultimo di poter far rivivere il fascismo della prima ora, anticapitalista e antiborghese, e avevano cercato di spingere Mussolini ad affrettare le nazionalizzazioni della grande industria. Gli altri, i fascisti in doppio petto, i cinici parassiti del ventennio, erano spariti come nebbia al sole dopo il 25 luglio del 1943. In gran parte si salvarono, ma senza onore; e più di qualcuno riuscì a riciclarsi nell&#8217;Italia repubblicana e democratica del dopoguerra, senza alcuno scrupolo di coscienza. È altrettanto vero che nella Repubblica di Salò non mancarono le figure dei violenti, dei sadici, dei criminali: quando mai un regime arrivato al crepuscolo ha potuto esprimere le sue qualità migliori? Ad ogni modo, noi oggi siamo in grado di apprezzare delle sfumature, di operare delle distinzioni, che nell&#8217;immediato dopoguerra passarono del tutto inosservate: si voleva fare giustizia sommaria, purificare nel sangue il ricordo terribile degli anni della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Né va dimenticato che molti, in Europa, anche fra gli intellettuali, avevano espresso giudizi lusinghieri su Mussolini e anche su Hitler, quando ancora le loro stelle brillavano alte e la tragedia del secondo conflitto mondiale non ne aveva offuscato la fama. Nella maggior parte dei casi, essi cercarono poi di far dimenticare tali apprezzamenti (compreso quel Winston Churchill che, a suo tempo, aveva parlato in termini così calorosi ed elogiativi del fascismo e del suo Duce). Era in atto una grande rimozione della memoria storica; e le folle che avevano applaudito il Duce affacciato al balcone di Palazzo Venezia, il 10 giugno 1940 (e che ancora lo avevano applaudito al Teatro Lirico di Milano, solo pochi mesi prima della fine della guerra), ora non ricordavano più, non volevano ricordare. Preferivano saziare lo sguardo con altri spettacoli, come quello di Piazzale Loreto, con i corpi di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi appesi a testa in giù al palo di un distributore di benzina.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri intellettuali europei, più onesti con se stessi, non ritrattarono e confermarono quei giudizi anche in anni successivi, quando la cosa era assai più malagevole. Per citarne uno solo fra tutti, possiamo ricordare il caso dello scrittore spagnolo Manuel Iribarren, che nel suo libro <em>Los grandes hombres ante la muerte</em> (traduzione italiana <em>I grandi davanti alla morte</em>, Alba, Edizioni Paoline, 1957, p. 430-432) scrive:</p>
<p style="text-align: justify;">“Nella morte di Hitler, concorrono circostanze terribili, che la convertono in una paurosa tragedia moderna, di fronte alla quale impallidisce il fantasma di Macbeth. Hitler, volontariamente chiuso nei sotterranei della Cancelleria, ultimo baluardo della resistenza tedesca, non può sfuggire al suo crudele destino. L’esercito russo sta chiudendo Berlino in una morsa inesorabile; e le sue bombe, messaggere di distruzione e di morte, piovono da ogni lato. Due idee lo sostengono fino al’ultimo istante: l’idea che «ogni sconfitta può essere madre d’una futura vittoria», e quella di morire in difesa della civiltà occidentale.(…)</p>
<p style="text-align: justify;">“Hitler manifestò il proposito d’uccidersi, e giunse in effetti a uccidersi, non per paura della morte, ma per rispetto a quello che rappresentava la sua persona. Egli era il capo d’un popolo grande ed eroico, e doveva impedire che i nemici della Germania profanassero la sua dignità. Questo nobile atteggiamento richiama alla memoria quello del re Saul che, morti i figli e a punto di cadere egli stesso nelle mani dei suoi nemici, dice allo scudiero: «Sfodera la spada e uccidimi, affinché non vengano questi incirconcisi a uccidermi e a schernirmi».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nel 1945 nessuno aveva voglia di fare troppe distinzioni, di andar tanto per il sottile. La vittoria era andata alla parte giusta, i malvagi avevano perduto e ora dovevano render conto dei loro atti. Il genocidio degli Ebrei e degli Zingari, le atrocità delle SS, le rovine in cui era piombata l&#8217;Europa chiedevano vendetta; ed era giusto. Ma nessuno parlava dei massacri di Katyn, dei 10 milioni di Russi periti nella collettivizzazione delle campagne voluta da Stalin; nessuno parlava della pianificazione della distruzione delle città tedesche voluta da Churchill; nessuno delle atomiche sganciate su due indifese città giapponesi piene di vecchi, donne e bambini. Nessuno parlava delle decine di migliaia di ustascia e di cetnici che le forze di Tito fucilavano e facevano sparire; nessuno parlava delle foibe, nemmeno in Italia. Si voleva che i buoni fossero tutti da una parte, e i cattivi tutti dall&#8217;altra. Solo a prezzo di una tale semplificazione si pensava di poter girare pagina, dimenticare l&#8217;orrore di quei sei anni di guerra, tentar di ricostruire un&#8217;Europa migliore, un mondo nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ferite erano troppo fresche, Marzabotto, Lidice, Oradour erano tropo recenti. Auschwitz, Buchenwald e Dachau erano ancora rossi di sangue innocente. Qualcuno doveva pagare: anche un poeta sordo e quasi novantenne che i suoi connazionali avevano tanto amato, del quale erano stati tanto orgogliosi e al quale si erano poi rivolti, per cinque anni, per chiedergli di intercedere a favore dei loro congiunti caduti nelle mani della <em>Wehrmacht </em>o, peggio, della <em>Gestapo</em>. Il sentimento patriottico (un patriottismo giovane, perché la Norvegia era divenuta uno Stato indipendente solo nel 1905, con re Haakon VII), offeso ed esacerbato dalla lunga umiliazione, schiumava e chiedeva vendetta. I Norvegesi avevano salutato il ritorno dall&#8217;esilio del loro re e del loro governo, che avevano visti partire in fretta e furia nel 1940, a bordo delle navi britanniche, sotto l&#8217;incalzare dei Tedeschi. Adesso la maggior parte di loro pensava che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva avuto il torto, semplicemente, di vivere troppo a lungo. Se fosse morto qualche anno prima, sarebbe sceso nella tomba onorato e rimpianto. Ora doveva prepararsi a farlo vilipeso e maledetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrestato sotto l’accusa di collaborazionismo dopo la partenza dei Tedeschi, era stato dapprima confinato in un ospedale a Grimstadt, poi in un ospizio per anziani a Landvik, infine in una cinica, per essere sottoposto a perizia psichiatrica. Il processo ebbe inizio solamente nel dicembre del 1947, a due anni e mezzo dalla fine della guerra; ma gli animi non si erano affatto rasserenati, era ancora troppo presto; e quel vecchio imbarazzante non si decideva a morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Rifiutando l’avvocato, volle difendersi da sé. Sostenne di aver collaborato con i Tedeschi per evitare alla sua patria il destino del vinto, il destino della Polonia; e anche perché sperava di vederle assegnato un posto d’onore, a guerra finita, accanto al vincitore. Ricordò di aver fatto quanto poteva per aiutare tutti coloro che, durante gli anni dell’occupazione, avevano cercato e chiesto il suo aiuto. Ma non rinnegò la sua buona fede e, cosa più grave di tutte – agli occhi dei giudici – non mutò giudizio sulla Germania, non sputò sullo sconfitto. Fu condannato a una forte ammenda e lasciato libero. Aveva ormai ottantotto anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritornato a Nöhrlom nel 1948, ebbe ancora la lucidità di scrivere un ultimo libro importante, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><em>Per i sentieri dove cresce l&#8217;erba</em></a>, sorta di diario degli anni dell’internamento, prima di spegnersi il 19 febbraio del 1952. Aveva novantadue anni e mezzo e non aveva fatto alcuna autocritica, fino all’ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Storici e studiosi di letteratura si sono interessati al suo caso, al suo collaborazionismo, al suo processo; e, in genere, hanno cercato di individuare le premesse necessarie di quanto poi accadde già nella sua poetica e nella sua concezione del mondo degli anni dei suoi primi capolavori, nell’ultimo decennio dell’Ottocento. Secondo tale modo di vedere, quella di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> sarebbe stata la cronaca di una catastrofe annunciata perché, mezzo secolo prima dell’invasione della Norvegia da parte dell’esercito tedesco, la sua avversione per l’urbanesimo, per il liberalismo, per la democrazia e la sua esaltazione panica e superomistica della vita degli istinti non avrebbe potuto avere esiti diversi da quelli che poi ebbe, fra il 1940 e il 1945. Anton Reininger, ad esempio (nell’introduzione a <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a>, ed. cit., pp. 11-12), sostiene con la massima linearità una simile impostazione della “questione <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando nel 1940 le truppe tedesche occupano la Norvegia, ha inizio il periodo più tragico nella vita dello scrittore. Egli si mette a disposizione del governo collaborazionista e deve perciò affrontare alla fine della guerra un processo per tradimento. Quasi novantenne scrive il suo ultimo libro, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><em>Per i sentieri dove cresce l’erba</em></a>, la commovente testimonianza di una vecchiaia umiliata dalla storia. Ma anche adesso, parimenti ai suoi eroi, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> rifiuta di assumersi la propria responsabilità. Chi si sa al servizio della vita non può riconoscete le categorie politiche e storiche, sentite quali sovrastrutture di importanza secondaria.</p>
<p style="text-align: justify;">“Combattendo le proprie inclinazioni anarchiche e desiderando superare le proprie lacerazioni di intellettuale fluttuante fra le classi sociali, ma in ogni caso antiborghese, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> si era infine rifugiato nelle semplificazioni di una <em>Weltanschauung </em>che con gli anni si allontanava sempre di più dalla realtà sociale e ai suoi sviluppi effettivi, per sostituirle la fantasmagoria di un’utopia regressiva”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788870910582" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2036 alignright" style="margin: 10px;" title="processo-a-hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/processo-a-hamsun-143x300.jpg" alt="" width="143" height="300" /></a>Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca il bilancio che dell’intera vicenda fa lo scrittore svedese Per Olov Enquist (nato nel 1934), nel suo libro <em>Processo a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span></em> (traduzione italiano Milano, <a title="Iperborea" href="http://www.libriefilm.com/category/editori/iperborea">Iperborea</a>, 1996, pp. 34-36):</p>
<p style="text-align: justify;">“Infine rimane la domanda più importante: perché?</p>
<p style="text-align: justify;">“Non per emettere sentenze, che non è più necessario, né per giustificare, che è ancor meno necessario. Ma per noi stessi, come riflessione.</p>
<p style="text-align: justify;">“<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> era un intellettuale, un grande scrittore, uno dei migliori premi Nobel che ci sia dato leggere;  perché possiamo ancora leggerlo, e i suoi romanzi sopravvivranno a quelli della maggior parte dei premi Nobel. Solo che volle giocare anche un ruolo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I posteri hanno definito quel ruolo &#8216;traditore della patria&#8217;. Una delle questioni che sorgono, allora, è quella del vero rapporto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> con la sua patria. Forse ne amava la terra. Ma il concetto di &#8216;norvegese&#8217; è complesso, nel caso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Lo definivano sempre un grande nazionalista e patriota, ma era davvero nazionalista, o piuttosto il contrario? Gli piaceva davvero la nazione che si chiamava Norvegia?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Che ne amasse la terra è palese. Ma la nazione? L&#8217;innamoramento per il sogno hitleriano di un&#8217;Europa a egemonia tedesca non lo colse così di sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;No, un semplice nazionalista non lo era proprio. Amava la terra, ma non per questo la nazione; ma si può davvero fare una distinzione del genere? Nel caso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, credo di sì. <em>Il risveglio della terra</em> è un sogno di vita naturale, ma non certo un inno alla nazione norvegese. Molto di ciò che contribuì a creare l&#8217;immagine di un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> nazionalista (per esempio l&#8217;aver riacquistato la Casa editrice Gyldendal alla Norvegia) aveva altri significati. Gli scrittori e gli intellettuali serbi che hanno creato il nazionalismo della Grande Serbia gettando le basi della tragedia alla quale stiamo assistendo, sono piuttosto agli antipodi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nazionalismo è il vocabolo impreciso e inutilizzabile dell&#8217;enigma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Ma questa ambiguità è uno dei fili conduttori per capire le ragioni del suo comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il grande problema non è tuttavia personale, né riguarda solo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Il problema non è che egli scelse di giocare un ruolo politico, ma che trasferì la propria autorità da un campo in cui, attraverso l&#8217;impegno, l&#8217;assiduità, l&#8217;ostinazione, il talento e la vivacità intellettuale, era arrivato fin dove era possibile arrivare &#8211; cioè il campo della scrittura &#8211; a un campo, quella della politica, nel quale non fu in grado di penetrare i problemi. Le virtù sulle quali aveva costruito la propria autorità erano in qualche modo troppo nobili per la politica. Oppure non ne ebbe l&#8217;energia. O credette di essere troppo vecchio. O era troppo sordo, troppo stanco, o troppo arrogante, o troppo orgoglioso.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;orgoglio! Scelse di guardare lontano, e di non abbassare gli occhi sulla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il grande sogno europeo di Hitler gli pareva un&#8217;idea brillante, alla peggio una costruzione puramente teorica, ma ad ogni modo un&#8217;utopia affascinante. Come fosse la realtà, e come sarebbe stata, e la totale mancanza di strumenti democratici all&#8217;interno del nazionalsocialismo, e tutto il resto, dal terrore all&#8217;oppressione al razzismo alle camere a gas, lui non lo vide, perché aveva lo sguardo puntato troppo in alto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Questa sindrome di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> è senza tempo. L&#8217;altra manifestazione di questa sindrome è la torre d&#8217;avorio della scrittura: disinteresse per l&#8217;esterno, presunzione e un&#8217;indolenza la cui alternativa è l&#8217;isolamento. L&#8217;altra faccia dell&#8217;orgoglio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Anche questo fa parte della sindrome di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, ed è una malattia piuttosto diffusa nel nostro tempo. Ma in fondo non è che un altro lato dello stesso problema.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Essere capaci di vedere lontano, e al tempo stesso guardare vicino, ecco l&#8217;alternativa. Non è facile. Ma chi ha mai detto che dovrebbe esserlo. E questa difficoltà è alla fine l&#8217;unica cosa che ci rimane.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="alignleft size-medium wp-image-1251" style="margin: 10px;" title="Knut Hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun70-600-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>Questo è un perfetto esempio di quella che si potrebbe definire una prosa &#8220;politicamente corretta&#8221;. Enquist esordisce affermando di non voler rubare il mestiere al giudice e finisce per indossare i panni dello psichiatra. Si gloria perfino di aver isolato il bacillo di una nuova malattia, sinora sconosciuta alla Scienza: la &#8220;sindrome di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>&#8220;; una malattia dalla portata universale e, secondo lui, particolarmente virulenta ai nostri giorni. In effetti, l&#8217;operazione culturale portata avanti dallo scrittore svedese è analoga a quella condotta dai giudici americani di Ezra Pound: l&#8217;imputato è solo parzialmente colpevole, perché affetto da una serie di evidenti turbe psichiche. E ne fa anche l&#8217;elenco: presbiopia, disinteresse per il mondo esterno, presunzione, indolenza, solitudine, orgoglio. Peccato che tutti questi sintomi ricordino assai più l&#8217;armamentario del moralista di professione che quello del medico.</p>
<p style="text-align: justify;">No, non ci siamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dice di non voler giudicare, e poi si presenta all&#8217;imputato il conto, salatissimo, delle sue negligenze: avrebbe ben dovuto sapere delle camere a gas e tutto il resto. Ma non si chiese ai Russi se sapevano di Katyn, né agli Inglesi se sapevano dell&#8217;inferno di Dresda, quando centinaia di migliaia di profughi dell&#8217;Est, in gran parte donne e bambini, furono arsi vivi alle bombe incendiarie di Churchill. Bambini che cercavano di dimenticare la guerra almeno per qualche ora, festeggiando il Carnevale del 1945 in una città dove si erano rifugiati per sfuggire all&#8217;Armata Rossa; una città che non presentava alcun obiettivo strategico, né industriale, né militare. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, inoltre, non era tedesco; non aveva vissuto in Germania durante la guerra; e molte cose poteva non saperle davvero, come non le sapevano milioni di Europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Né ci convince la tesi di Anton Reininger, secondo il quale la vera colpa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> fu non tanto quella di aver sbagliato, schierandosi con una parte politica malvagia, quanto quella di non aver voluto assumersi la propria responsabilità davanti alla storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa significa assumersi la propria responsabilità? <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> se la assunse in pieno, la rivendicò con imbarazzante fierezza: per questo fu processato, condannato e moralmente &#8220;cancellato&#8221; dai suoi compatrioti. Andò incontro a una vera e propria <em>damnatio memoriae</em>, unico fra tutti gli intellettuali del Novecento. Non cercò di riciclarsi e di passare dalla parte del vincitore, come fece Curzio Malaparte e come fecero tanti, tanti altri in ogni parte del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">O forse &#8220;assumersi la propria responsabilità&#8221; vuol dire fare piena e incondizionata abiura delle proprie idee? È questo il prezzo che si chiede a un intellettuale, nella condizione in cui venne trovarsi <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> nel 1945, per essere &#8220;perdonato&#8221; e riammesso, in qualche modo, nel consorzio degli uomini civili? Se è così, evidentemente egli giudicò che fosse un prezzo troppo alto, e si rifiutò di pagarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con ciò, non intendiamo autonominarci avvocati difensori di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo solo dire che un artista può benissimo fare delle scelte politiche sbagliate, ma bisogna essere abbastanza onesti da riconoscere che, nell&#8217;Europa fra il 1914 e il 1945, furono davvero in molti ad avere le idee alquanto confuse. E se, oggi, alcuni di noi credono di poter tracciare una linea netta fra chi aveva avuto ragione e chi aveva avuto torto, facciano pure, ma sappiano che ciò è solo una deformante semplificazione della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà, in quei trent&#8217;anni terribili, fu spaventosamente complessa. I torti e le ragioni si sovrapposero e s&#8217;intrecciarono in un groviglio pressoché inestricabile. Oggi si dimentica troppo facilmente, ad esempio, che 3 milioni e mezzo di Tedeschi dei Sudeti erano veramente stranieri in patria nella Cecoslovacchia di Versailles; e che Danzica era veramente una città tedesca, tedeschissima (la patria di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>, come Königsberg era stata la patria di Kant) e non polacca. Inoltre, gli storici odierni tendono a dare per scontato, con una specie di senno del poi, che la democrazia liberale avrebbe potuto risolvere i problemi dell&#8217;Europa fra le due guerre, se solo questa non si fosse lasciata prendere dalla tentazione delle &#8220;scorciatoie&#8221; totalitarie. Ma la democrazia liberale, di fatto, non fu di alcun aiuto alla Repubblica di Weimar, quand&#8217;essa dovette fare i conti con alcuni milioni di disoccupati provocati dal crollo della borsa di Wall Street. E a chi facesse notare che gli Stati Uniti, ove la crisi era nata, seppero rimettersi in piedi senza ricorrere al totalitarismo, si può rispondere che l&#8217;economia tedesca già due volte era caduta e altrettante si era rialzata (nel 1919 e nel 1923), e che quasi certamente nessuna democrazia avrebbe retto a una simile prova per la terza volta in dieci anni; che la Repubblica di Weimar dipendeva in larga misura dei prestiti statunitensi, che appunto nel &#8217;29 vennero a cessare; e che il vero motore della ripresa americana non fu affatto il New Deal rooseveltiano, come la <em>vulgata </em>liberale vorrebbe far credere, bensì l&#8217;intervento nella seconda guerra mondiale, che fu il volano della ripresa economica d&#8217;oltre Atlantico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="alignright size-medium wp-image-1837" style="margin: 10px;" title="hamsun_nature" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun_nature-176x300.jpg" alt="" width="176" height="300" /></a>Ma lasciamo perdere tutto ciò. Troppo lungo sarebbe il discorso, e qui non vogliamo tentare una interpretazione complessiva delle cause dell&#8217;avvento dei totalitarismi e dello scoppio della seconda guerra mondiale. Vogliamo semplicemente ricordare, a quanti avessero la memoria un po&#8217; corta, che nella primavera del 1940 (e, in diversa misura, anche negli anni successivi), moltissimi Europei non percepirono la guerra come uno scontro tra le forze del Bene (le democrazie occidentali, poi affiancate dall&#8217;Unione Sovietica) e quelle del Male (i totalitarismi del Patto Tripartito), bensì come uno scontro tra forze ugualmente malvagie, nel quale era inevitabile inserirsi per tutelare almeno alcuni valori essenziali e, nel caso dei piccoli popoli, l&#8217;indipendenza e la sopravvivenza nazionale. E lo stesso discorso può farsi allargando lo sguardo dall&#8217;Europa al mondo. Il nazionalista indiano Chandra Bose o il Gran Muftì di Gerusalemme si rivolsero per ricevere aiuti a Hitler e Mussolini (e ai Giapponesi, nel primo caso), perché convinti che la vittoria della Gran Bretagna avrebbe significato la schiavitù dei loro rispettivi popoli &#8211; e, nel caso dei Palestinesi, qualche cosa di peggio. Con ciò non si vuole &#8220;riabilitare&#8221; personaggi sicuramente discutibili, come lo fu il Gran Muftì, animato da un implacabile antisemitismo; si vuol solo dire che le cose non erano semplici e non erano riconducibili a un&#8217;alternativa secca fra libertà e schiavitù, fra civiltà e barbarie, come poi si è cercato di far credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando ad <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, e anche ad altri intellettuali che fecero delle scelte politiche analoghe, forse la cosa migliore sarebbe riconoscere che non era cosa facile essere cittadini d&#8217;Europa in quegli anni e che gli intellettuali, e specialmente gli artisti &#8211; proprio per la loro peculiare <em>forma mentis</em> &#8211; non seppero vedere meglio degli altri, né da lontano, né da vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni ebbero la ventura di trovarsi, a giochi fatti, dalla parte &#8220;giusta&#8221;, ossia quella del vincitore. Pablo Picasso, ad esempio, è passato alla storia dell&#8217;arte come l&#8217;autore del quadro-denuncia <em>Guernica</em>, ossia come un artista che saputo antivedere gli orrori del nazismo fuori della Germania. Ma la storia si è dimenticata di domandargli di render conto degli orrori dello stalinismo, dei quali &#8211; nella sua robusta fede marxista &#8211; non parve accorgersi minimamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> e Pablo Picasso: ecco un tipico esempio di come il tribunale dei vincitori abbia adoperato, a guerra finita, due pesi e due misure. Col risultato &#8211; sia detto per inciso &#8211; che i quadri di Picasso, anche quelli decisamente brutti, sono stati contesi dalle gallerie di tutto il mondo come capolavori assoluti di un grande genio; mentre i romanzi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, anche quelli decisamente belli, sono stati coperti sovente da una immeritata patina di oblio.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse la morale di tutto il &#8220;caso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>&#8221; è proprio questa.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia non fa sconti a nessuno, se ci si viene a trovare dalla parte sbagliata quando giunge la resa dei conti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma della onestà morale e intellettuale di ciascuno, fa fede anzitutto la propria coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, col gentile consenso dell&#8217;autore, dal sito <em><a href="http://www.ariannaeditrice.it/">Arianna Editrice</a></em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/patriota-o-traditore-il-processo-a-knut-hamsun.html' addthis:title='Patriota o traditore? Il processo a Knut Hamsun ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Knut Hamsun, il poeta dell’irremovibile forza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 21:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Alfatti Appetiti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vita, opere e idee politiche dello scrittore norvegese Knut Hamsun, premio Nobel per la letteratura nel 1920]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/knut-hamsun-il-poeta-dell%e2%80%99irremovibile-forza.html' addthis:title='Knut Hamsun, il poeta dell’irremovibile forza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin-left: 8px; margin-right: 8px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/knuthamsun.jpg" alt="Knut Hamsun" width="252" height="326" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando il 26 maggio del 1945 venne arrestato, con l’accusa infamante di tradimento nei confronti del proprio paese, <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a> aveva ottantacinque anni ed era uno dei più famosi scrittori norvegesi, senza dubbio il maggiormente amato ed il più rappresentativo dell’intera letteratura nordeuropea contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intera vicenda della sua vita fu frutto di una serie di equivoci, a cominciare dal suo stesso nome, Knut Pedersen, che, come vuole una delle leggende che lo riguardano, a causa di un errore di stampa nella firma apposta in calce ad un articolo giornalistico, venne modificato in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>, da Hamsund, suo luogo d’origine.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi antichi sentimenti filotedeschi (che lo avevano visto schierato con la Germania già nella prima guerra mondiale) e anglofobi («un giorno la Germania castigherà l’Inghilterra a morte, perché è una necessità della natura»), erano largamente condivisi da molti conterranei. La Norvegia era infatti un paese giovane e, come tale, animato da un diffuso nazionalismo (l’autonomia politica dalla Danimarca risaliva soltanto al 1814). Altrettanto forte era l’influenza che il romanticismo tedesco esercitava sulla letteratura europea. Non c’è da sorprendersi, pertanto, se <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> guardò con fiducia ad una politica di dialogo (non sempre facile) con la Germania nazista e individuò in Vidkun Quisling, il leader populista che si proponeva di portare la Norvegia all’interno di una grande confederazione germanica, e nel Nasjonal Samling, i suoi interlocutori naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe però erroneo e superficiale definire <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, come è stato fatto, <em>tout court</em> uno scrittore fascista. E’ più corretto dire che, come altri intellettuali della sua epoca, è stato “tentato” dal fascismo. O, meglio, che il suo fascismo «non è stato un fenomeno semplicemente politico. Sul piano politico, essi non sono interamente fascisti. […] Il loro fascismo è esistito soprattutto nella loro fantasia di artisti».</p>
<p style="text-align: justify;">Ad affermare questa tesi è stato un professore finlandese, Tarmo Kunnas, che, su tale argomento, ha scritto un bellissimo libro, <em>La tentazione fascista</em> (Akropolis 1981), nel quale approfondisce con scrupolosa serietà le idee di quegli scrittori come <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, Ezra Pound, Pierre Drieu La Rochelle, Louis Ferdinand <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span>, <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger" target="_self">Ernst Jünger</a>, Gottfried Benn, Robert Brasillach e Alphonse de Châteaubriant, che guardarono con simpatia alla nascita dei fascismi europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’opera, definita da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/renzo-de-felice" target="_blank">Renzo De Felice</a></span> «il più bel libro scritto su quel tema difficile e irto di trabocchetti che è il discorso sull’ideologia fascista», sostiene che è stato «l’antidemocraticismo» dei movimenti fascisti ad attrarli, pur nella diversità dei singoli approcci e nelle differenti sensibilità culturali. L’avversione alla democrazia non significa necessariamente, però, condivisione del classismo borghese o del corporativismo fascista. Al contrario «lo spirito antidemocratico di questi intellettuali non esclude comunque una simpatia per il popolo minuto, per la gente più umile».</p>
<p style="text-align: justify;">L’adesione al fascismo di questi artisti non è dettata da contingenze ed opportunità, meno che mai da utilità personali, considerando il prezzo che ognuno di loro ha pagato alla storia scritta dai vincitori. Nella politica credono di trovare lo strumento per affermare un’etica, una concezione del mondo e della vita prefascista, diversa rispetto a quella moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">«L’opera letteraria di <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>», spiega Kunnas, «riflette una specie di ideale patriarcale della società. Le diverse classi sociali non sono ostili l’una all’altra, sono piuttosto le ideologie del XIX secolo a far nascere una tensione sociale». «Non è forse un fatto che molto, molto tempo fa, gli uomini erano più felici di esistere di adesso?», si domanda lo stesso <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca di Kunnas si pone e pone al lettore una questione: «potevano uomini educati ad una concezione tragica ed eroica dell’esistenza, toccati dal relativismo morale nietzscheano, in rivolta contro lo spirito borghese del tempo, sottrarsi al fascino epocale di quel progetto di trasgressione dei valori meramente sociali e secolari che prometteva, nello sforzo colossale e solenne di una nazionalizzazione delle masse, cattedrali di luce e imperi per un nuovo millennio?».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8870911411"><img class="alignleft" style="float: left; border: 0; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/unvagabondosuona.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Un vagabondo suona in sordina" align="left" /></a>Con particolare riferimento a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, ricorda, a chi sostiene che la veneranda età dello scrittore norvegese abbia, per così dire, inciso nelle sue scelte (quasi si trattasse di una patologia o fossero state determinate da un capriccio senile), che lo scrittore «già da giovane era furiosamente antidemocratico. Nel 1893 criticava severamente la democrazia americana, che rappresentava secondo lui la mediocrità e una cultura massificata. Egli pensava che un processo di democratizzazione formasse un vero e proprio pericolo per la cultura europea. Il giovane <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> non si entusiasma per la libertà democratica, perché a suo giudizio essa non è che una libertà astratta per la massa, e non una libertà concreta per un vero individuo».</p>
<p style="text-align: justify;">Era convinto che, in un’Europa governata da Hitler, la Norvegia avrebbe conservato e persino rafforzato la propria identità nazionale e reagito ad una decadenza che diversamente sarebbe stata irreversibile. Come scrive Kunnas è proprio «l’idea di decadenza» ciò che è «realmente unificante fra i diversi intellettuali fascisti». «Anche se ciascuno di loro ha visto un po’ alla propria maniera la decadenza della società occidentale, sono stati d’accordo nell’essenziale. Il mondo moderno occidentale è in piena decadenza. Non si tratta semplicemente di una decadenza sociale o politica, ma anche biologica e culturale. E’ lo stesso nucleo della vita che è stato colpito. L’uomo ha perso il contatto con le forze mitiche della vita, con l’istinto, con l’intuizione. E’ interessante constatare come gli scrittori ritenuti pessimisti diventino ottimisti nel momento in cui cominciano a credere in una rigenerazione fascista della civiltà europea».</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a> vide nel nazionalsocialismo «una manifestazione della vitalità, di una possibile rinascita della civiltà occidentale minacciata da una democrazia plutocratica e da un comunismo tirannico. Come gli altri, egli ha sognato un nuovo sentimento della vita, autentico, antimaterialistico, che sapesse rispettare anche l’irrazionale e l’istintivo. Egli ha sperato che il fascismo riuscisse a ristabilire le gerarchie naturali, un modo di vita sano, rurale, naturale».</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle sue opere c’è l’esaltazione del mondo contadino e della società preindustriale, ancora non corrotta dalle ideologie moderne. Ne <em>Il risveglio della Terra</em>, il romanzo che gli fruttò il Premio Nobel, dà vita al personaggio che rappresenta meglio di ogni altro il suo modello antropologico. Isak, prima ancora di essere un contadino, è un uomo semplice ma non sprovveduto, rude ma non freddo, ostinato e resistente di fronte alle avversità della vita, un uomo disposto a lottare per ciò in cui crede, per la sua famiglia prima di ogni altra cosa. E’ un uomo che vive in sintonia con la natura, che non ha bisogno di consumare per sentirsi appagato. Non è schiavo delle apparenze, non deve necessariamente esibire i suoi sentimenti, è un uomo tutta sostanza, spirituale. Così lo descrive <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> nelle prime pagine del romanzo: «Dorme la notte su un letto di legna di pino accatastata; già si sente a casa lì, con un letto di pino sotto la roccia sporgente».</p>
<p style="text-align: justify;">«Se consideriamo l’opera di <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a> come politicamente sospetta», conclude Kunnas la sua prefazione alla traduzione italiana, «ci troviamo nello stesso momento di fronte ad una tradizione culturale che diventa sospetta» ed è, quest’osservazione dell’intellettuale finlandese, assolutamente condivisibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo le simpatie hamsuniane per il nazionalsocialismo non furono motivate da ambizioni personali, né dall’aspettativa di alcun tornaconto, come pure qualche impudente provò ad adombrare. Lo stesso <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, presentandosi davanti ai giudici, rinunciando ad avvalersi di un difensore e senza chiedere clemenza, l’affermò con forza: «Chi osa affermare che io, a quest’età, andassi alla ricerca di onori? Giovani giudici, che avete già pronunciato cinquantamila condanne per collaborazionismo, in una terra di tre milioni di abitanti, volete punire il vostro vecchio poeta nazionale?».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367"><img class="alignright" style="float: right; border: 0; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/knuthamsunpan.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Pan" align="right" /></a>E il termine “punire” si dimostrerà solo un delicato eufemismo. Subì, come gli altri grandi scrittori europei accusati di collaborazionismo, l’avvilente trafila di una penosa pantomima giudiziaria: accuse generiche, processi farsa, senza riscontri, senza prove, le cui sentenze erano già scritte ben prima della conclusione dei procedimenti. «Il tribunale», come ha scritto Luigi De Anna nel “profilo” <em>Le illusioni di un viandante</em> (pubblicato sul numero 8 dalla rivista quadrimestrale di cultura politica <em>Trasgressioni</em>, diretta dal professore fiorentino Marco Tarchi), «aveva già deciso la condanna, o meglio essa era stata già emessa dalla stampa norvegese e da una parte dell’opinione pubblica».</p>
<p style="text-align: justify;">Davanti alla Corte si difese dalle accuse, pur senza fare abiure e rinnegare se stesso, anzi rivendicando di essere sempre stato «onesto e sincero»: «Ciò che io scrivevo non era sbagliato nella sua essenza, e nemmeno era sbagliato nel momento che lo scrivevo. Era giusto ciò che scrivevo e quando lo scrivevo [...] Mi era stato detto che la Norvegia avrebbe occupato un posto eminente nella grande società mondiale germanica in gestazione; chi più, chi meno, allora tutti quanti ci credevano. E anch’io ci avevo creduto. Quindi è chiaro che, scrivendo, dicevo quello che credevo. […] Perché scrivevo? Scrivevo per impedire che la Norvegia, ossia i giovani e gli uomini adulti, si comportassero stoltamente verso la potenza occupante, che la provocassero inutilmente col solo risultato di portare se stessi alla perdizione e alla morte».</p>
<p style="text-align: justify;">Posizione condivisa da altri intellettuali: Pierre Drieu La Rochelle auspicava: «ogni occupazione da parte della Germania doveva mutuarsi in rivoluzione nazionale, ogni rivoluzione doveva costituire un palpito della rivoluzione europea».</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> avrebbe potuto uccidersi, come fece Drieu: «Si, sono un traditore. Sì, ho collaborato con il nemico. Non è colpa mia se quel nemico non era intelligente. Sì, non sono un patriota qualunque, un nazionalista con il paraocchi, sono un internazionalista. Non sono soltanto un francese, ma un europeo. Anche voi lo siete, coscientemente o incoscientemente. Ma abbiamo giocato ed io ho perduto, esigo la morte».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il vecchio norvegese era uomo troppo orgoglioso per farlo e con la coscienza troppo tranquilla. Robert Brasillach venne fucilato, nonostante la mobilitazione in sua difesa di buona parte del mondo culturale francese. Ezra Pound, prima di essere scagionato da ogni accusa, subì per oltre un anno l’onta del manicomio criminale. Ferdinand <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> fu costretto alla fuga e all’esilio. Anche <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> avrebbe potuto scappare, «in Svezia, come hanno fatto tanti altri […] Vi avevo molti amici, vi si trovavano i miei grandi e potenti editori […] Senza poi contare che avrei potuto trovare il verso di sgaiattolarmela in Inghilterra, come facevano molti altri. I quali sono poi tornati da eroi, per il fatto che avevano abbandonato il loro paese, per il fatto che se n’erano scappati. Io non feci nulla del genere; io non mi mossi. Una simile fuga non mi sarebbe mai venuta in mente. Credetti di poter servire meglio il mio paese restando dov’ero […] La Norvegia doveva avere un posto eminente fra i paesi germanici europei. […] E mi pareva che, per quell’idea, valesse la pena di faticare, di lottare».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987"><img class="alignleft" style="float: left; border: 0; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/knuthamsunfame.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Fame" align="left" /></a>Rispettava «l’autorità giudiziaria» del suo paese, ma «non più in alto» di quanto rispettasse la sua «coscienza del bene e del male, di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto. Credo d’essere abbastanza vecchio per aver diritto a possedere una linea di condotta». Dagli arresti domiciliari venne tradotto in un ospedale psichiatrico e poi in un ospizio, subendo un trattamento indegno, fatto di una esecrabile violenza morale e fisica. Era ormai un uomo vecchio, quasi del tutto sordo, giunto al termine della vita, eppure furono innumerevoli le vessazioni e le umiliazioni che fu costretto a subire nei quattro anni in cui fu privato della libertà, non ultima la curiosità invadente e morbosa di alcuni medici (che si spinsero sino a pretendere informazioni dettagliate sulla sua vita sessuale con la moglie).</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a quanto avrebbe voluto, evitò il processo penale perché le sue facoltà mentali vennero certificate come «indebolite». <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> si “vendicò” di questo mortificante giudizio scrivendo un ultimo capolavoro, <em>Sui sentieri dove cresce l’erba</em> (l’opera, che contiene tra l’altro l’autodifesa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, venne tradotta per la prima volta in Italia nel 1962 per i tipi del Borghese, poi da Ciarrapico, con il titolo <em>Io, traditore</em> e con la bella prefazione di <a title="Adriano Romualdi" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/adriano-romualdi" target="_self">Adriano Romualdi</a>, ed oggi è ripubblicata dall’editore Fazi).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non sfuggì al procedimento civile, che quantificò i danni provocati alla Norvegia (per i suoi articoli politici, <em>sic!</em>) in trecentoventicinquemila corone, spogliandolo così di ogni bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Una persecuzione crudele, ben resa nei suoi dettagli da Thorkild Hansen nell’imponente (per documentazione) <em>Il processo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span></em> (1978). Quest’opera è stata «il punto di partenza» del più recente <em>Processo a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span></em> (Iperborea 1996), come ha dichiarato l’autore Per Olov Enquist. Quest’ultimo lavoro era nato come sceneggiatura per il film <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span></em> di Jan Troell, interpretato da Max von Sydow e presentato con un discreto successo al Festival di Venezia nel 1996, ma possiede una certa forza letteraria. L’interpretazione dello scrittore svedese, anche se si muove da valutazioni diverse da quelle di Hansen (a differenza del quale giudica «giusto» il <a title="Processo a Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/patriota-o-traditore-il-processo-a-knut-hamsun.html">processo di Hamsun</a>), è fondamentalmente onesta, sino a riconoscere la buona fede del grande norvegese quando afferma: «personalmente credette di giocare il ruolo di chi vuole salvare la patria». E’ un libro pieno di dettagli, ma mai invadente, anzi è persino delicato quando descrive gli ultimi giorni di vita dello scrittore, la ritrovata complicità con la seconda moglie Marie, condannata anche lei per collaborazionismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La colpa di <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>? Come scrive Goffredo Fofi nella prefazione, è quella di essere stato un grande scrittore, tanto da aver ottenuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1920, e di essere stato (e rimasto) filotedesco fino alla fine dei suoi giorni: «La colpa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> fu enorme anche per questo, per la sua notorietà, per il fatto che l’autore più amato e considerato del suo paese, orgoglio e vanto della Norvegia, si fosse posto dalla parte dell’occupante».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8870910822"><img class="alignright" style="float: right; border: 0; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/hamsunreginadisaba.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, La regina di Saba" align="right" /></a>Subì un vero «processo alle idee», come <em>Diorama Letterario</em> (mensile di attualità culturali e metapolitiche diretto da Marco Tarchi) titolò uno dei due numeri monotematici che ha dedicato, oltre dieci anni fa, allo scrittore norvegese: <em>Il caso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, un processo alle idee</em>, n. 131 del novembre 1989, e <em>Sui sentieri di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span></em>, n. 121 del dicembre 1988. Il merito di <em>Diorama Letterario</em> è stato proprio quello di aver affrontato con serietà, e con un approccio diremmo “scientifico”, un ampio studio della vita e delle opere di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, affiancando ad articoli “divulgativi” anche numerosi contributi di “specialisti”, senza scegliere, anzi evitando di percorrere, la scorciatoia del ricorso a facili apologie ad uso di “fedeli”, come nelle cattive abitudini della pubblicistica di destra. L’intento di <em>Diorama</em> non era quello, riduttivo e strumentale, di ribadire la collocazione politica di <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> “a destra” e magari di rivendicarne la continuità in una comune battaglia di idee, ma piuttosto di sottolinearne la complessità del pensiero, di offrire maggiori informazioni ed elementi sull’intera opera dello scrittore, al fine di costringere la cosiddetta cultura ufficiale a confrontarsi «con l’uomo, con le sue idee e le sue scelte».</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo più efficace per conoscere <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> rimane senz’altro quello di avvicinarsi ai personaggi, tutti autobiografici, delle sue opere. Nel 1890 raggiunse il successo letterario, prima ancora di compiere trent’anni di età, con <em>Fame</em>. Il protagonista è un giovane che, in una Oslo che ancora si chiamava Cristania, combatte per affermarsi come giornalista. Per scrivere affronta mille difficoltà di carattere pratico, facendo persino la «fame» e vivendo come un “viandante”. Lo stesso <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, scrisse che così conobbe «l’infinita varietà dei movimenti della mia piccola anima, la stranezza originale della mia vita mentale, il mistero dei nervi in un corpo affamato». E’ il primo dei personaggi hamsuniani, tutti simili nel temperamento. Sono sognatori, uomini selvatici e primitivi, sinceri, imprevedibili, alteri e beffardi, impulsivi e capricciosi, sempre con i nervi scoperti, irrequieti, dispettosi, a tratti fanfaroni, lunatici, infantili, ribelli e impetuosi, dei veri vagabondi animati dalla volontà di liberarsi della civiltà moderna. Vivono a loro agio solo fuori dalla città, a contatto con una natura spesso aspra, ma mai ostile. Sono uomini che non subiscono il fascino delle illusioni moderne, pronti ad innamorarsi di un’idea, di una immagine, di una donna, mai cinici e quasi sprovveduti di fronte all’amore e alle inesorabili disillusioni che la modernità finisce per infliggergli, chiamandoli brusamente ad un’arida attualità. «Sono comete, stelle strappate alla loro orbita», annota <a title="Robert Steuckers" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/robert-steuckers/" target="_self">Robert Steuckers</a> nel suo contributo su <em>Diorama Letterario</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In <em>Pan</em>, il tenente Glahn, protagonista di questo straordinario romanzo (pubblicato per la prima volta nel 1894 e da poche settimane tornato nelle nostre librerie in una bella edizione Adelphi), eroe malato di nordica malinconia, sceglie di lasciare l’uniforme di ufficiale per stabilirsi in una piccola capanna del Nordland, dove la caccia rappresenta il migliore pretesto per godere una solitudine immersa in una natura che sola può donargli un po’ di sollievo, lontana com’è dalla disprezzata società mercantile e industrializzata. Però è proprio nel momento in cui Glahn cede alle lusinghe dell’amore di una ragazza del vicino villaggio, che, come ha efficacemente scritto Luigi De Anna nel richiamato <em>Le illusioni di un viandante</em>, finisce per «cedere alle lusinghe della civiltà. E si perde. Respinto va a cercare la morte in India».</p>
<p style="text-align: justify;">E si uccide anche Nagel, il protagonista di <em>Misteri</em>, uomo “tutta anima”, istintivo e intuitivo, complicato e incoerente, pronto a sfidare con il suo ostentato anticonformismo il mondo intero, a scandalizzarlo e a provocarlo. Ma è sufficiente che la dolcissima Dagny, simile a «neve purissima e spessa come seta», di cui si innamora perdutamente, lo respinga, per non trovare più alcun interesse nella vita. Il loro destino è, come ha colto <a title="Robert Steuckers" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/robert-steuckers/" target="_self">Steuckers</a>, «quello di quei vagabondi che non hanno la forza di tornare definitivamente alla terra o che, per stupidità, lasciano la foresta che li aveva accolti, come fece <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> all’epoca del suo breve sogno americano» (dall’esperienza statunitense trasse un saggio, fortemente critico, <em>La vita culturale dell’America moderna</em>, tradotto da Arianna Editrice).</p>
<p style="text-align: justify;">Il drammatico epilogo riservato ai personaggi può essere letto anche come la metafora della vita di <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, grande scrittore e magnifico interprete di una grande tradizione culturale, quale quella neoromantica germanica, fino a quando non cedette alla tentazione fascista. Sempre per rimanere alle intelligenti considerazioni di Kunnas, pagò l’errore di «aver identificato una concezione del mondo con una politica», con un marchio d’ignominia che ancora è ben impresso su ogni sua opera. Non c’è editore o critico, infatti, che al momento della pubblicazione di un romanzo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> non avverta, ancora oggi, l’esigenza di mettere in guardia l’umanità della “stranezza politica” di cui si ammalò in vecchiaia lo scrittore.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure basterebbe leggere meglio le sue opere, osservare con attenzione i protagonisti dei suoi romanzi muoversi a loro agio nelle foreste del Nord, ascoltare le loro anime insofferenti, per comprendere come <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> abbia solo voluto «recare testimonianza a una precisa scala di valori», irrinunciabili per lui.</p>
<p style="text-align: justify;">«La mia unica amica era la foresta», in queste parole di Thomas Glahn, si evince la personalità dell’autore, di questo scrittore norvegese romantico e irrazionalista. «Il poeta dell’irremovibile forza», lo definì <a title="Ernest Hemingway" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/ernest-hemingway">Ernest Hemingway</a>. Non può esserci migliore omaggio a questo grandissimo scrittore, di quello che gli rivolse <a title="Thomas Mann" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann">Thomas Mann</a>, suo devoto ammiratore, per “festeggiarne” il settantesimo compleanno: «Lo ho sempre amato, sin dalla mia gioventù […] Gli incanti incomparabili dei suoi mezzi artistici mi ammaliavano già quando avevo diciannove anni e non dimenticherò mai quello che hanno significato allora per la mia recettività di giovanotto <em>Fame</em>, <em>Misteri</em>, <em>Pan</em>, <em>Victoria</em>, le sue novelle e il diario dei suoi viaggi. La gloria mondiale che è ricaduta sul suo nome con l’attribuzione del premio Nobel mi ha riempito di una soddisfazione veramente personale; trovavo che mai esso fosse capitato ad un poeta più degno di averlo […] E’, dicevo, uno di quegli autori la cui lettura fa nascere un riso solitario, scaturito dalle profondità».</p>
<p style="text-align: justify;">E’ alla terra che <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> apparteneva intimamente: «Io sono della terra e del bosco con tutte le mie radici. Nelle città vivo solo una vita artistica con Caffè, spiritosaggini e fantasticherie d’ogni specie, ma appartengo alla terra». Quando scrive il libro-testamento <em>Sui sentieri dove cresce l’erba</em> è un uomo sfinito, consumato, eppure non ha smesso di amare la natura, tanto da scrivere: «Quando mi sono stancato di me stesso e sono vuoto, e mi sento inutile, vado nei boschi. Non aiuta, ma nemmeno rende la situazione peggiore. Non posso più, ormai, ascoltare il mormorio degli alberi, ma posso vedere i rami che dondolano, e anche questo è qualcosa di cui essere grati».</p>
<p style="text-align: justify;">E noi che non ci siamo stancati di leggerlo e amarlo e che gli siamo riconoscenti per le splendide pagine di letteratura che ci ha lasciato, lo salutiamo con affetto. <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, lo scrittore contadino, l’uomo che alla terra è tornato, cinquanta anni fa, la sera del 19 febbraio 1952.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Area </em>del gennaio 2002.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/knut-hamsun-il-poeta-dell%e2%80%99irremovibile-forza.html' addthis:title='Knut Hamsun, il poeta dell’irremovibile forza ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;itinerario di Knut Hamsun</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robert Steuckers</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Profilo biografico e letterario dello scrittore norvegese Knut Hamsun, premio Nobel per la letteratura nel 1920]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/knuthamsunitinerario.html' addthis:title='L&#8217;itinerario di Knut Hamsun '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/knuthamsun.jpg" border="0" alt="Knut Hamsun" width="252" height="326" align="right" /> <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>: una vita che attraversa circa un secolo intero, che si estende dal 1859 al 1952, una vita che ha camminato tra le prime manifestazioni dei ritmi industriali in Norvegia e l’apertura macabra dell’era atomica, la nostra, che comincia a Hiroshima nel 1945. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> è dunque il testimone di straordinari cambiamenti e, soprattutto un uomo che insorge contro l’inesorabile scomparsa del fondo europeo, del <em>Grund </em>in cui si sono poggiati tutti i geni dei nostri popoli: il mondo contadino, l’umanità che è cullata dalle pulsazioni intatte della Vita naturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;una fibra nervosa che mi unisce all’universo&#8221; </em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo secolo di attività letteraria, di ribellione costante, ha permesso allo scrittore norvegese di brillare in ogni maniera: di volta in volta, egli è stato poeta idilliaco, creatore di epopee potenti o di un lirismo di situazione, critico audace delle disfunzioni sociali dello &#8220;stupido XIX secolo&#8221;. Nella sua opera multi-sfaccettata, si percepiscono pertanto al primo sguardo alcune costanti principali: un’adesione alla Natura, una nostalgia dell’uomo originario, dell’uomo di fronte all’elementare, una volontà di liberarsi dalla civilizzazione moderna essenzialmente meccanicista. In una lettera che egli scrive all’età di ventinove anni, scopriamo questa frase così significativa: &#8220;Il mio sangue intuisce che ho in me una fibra nervosa che mi unisce all’universo, agli elementi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> nasce a Lom-Gudbrandsdalen, nel sud della Norvegia, ma trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza a Hammarøy nella provincia del Nordland, al largo delle Isole Lofoten e al di là del Circolo Polare Artico, una patria da lui mai rinnegata e che sarà lo sfondo di tutta la sua immaginazione romanzesca. È una vita rurale, in un paesaggio formidabile, impressionante, unico, con gigantesche falesie, fiordi grandiosi e luci boreali; sarà anche l’influenza negativa di uno zio pietista che condurrà assai presto il giovane Knut a condurre una vita di simpatico vagabondo,di itinerante che esperimenta la vita in tutte le sue forme.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il destino di un &#8220;vagabondo&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8870911411" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/unvagabondosuona.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Un vagabondo suona in sordina" width="95" height="191" align="left" /></a> Knut Pedersen (vero nome di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>) è figlio di un contadino, Per Pedersen che, a quarant’anni, decide di abbandonare la fattoria che appartiene alla sua famiglia da più generazioni, per andare a stabilirsi a Hammarøy e diventare sarto. Questo cambiamento, questa uscita fuori dalla tradizione familiare, fuori da un contesto pluricentenario, provoca l’indigenza e la precarietà in questa famiglia scossa e il giovane Knut, a nove anni, si vede affidato a questo zio severo, di cui abbiamo appena parlato, uno zio duro, puritano, che detesta i giochi, anche quelli dei figli e picchia duro per farsi obbedire. È dunque a Vestfjord, presso questo zio puritano, predicatore, cultore della teologia moralizzante, che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> incontrerà il suo destino di vagabondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per sfuggire alla rudezza ed alla brutalità di questo predicatore evangelico che picchia per il bene di Dio, che interrompe le risate che, senza dubbio, sono ai suoi occhi l’anticamera del peccato, il giovane Knut si chiude in se stesso e si rivolge alla foresta del Grande Nord, così spoglia, ma circondata da paesaggi talmente fiabeschi&#8230; La dialettica hamsuniana dell’io e della natura prende corpo nei rari momenti in cui lo zio non fa sgobbare il ragazzo per recuperare la spesa di qualche uovo e di un pezzo di pane nero.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La prima opera: </em>Misteri</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/knuthamsunpan.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Pan" width="95" height="150" align="right" /></a> Questa vita, tra la <em>Bibbia </em>e i ceffoni, Knut la vivrà cinque anni; a quattordici anni in effetti egli fa le valige e ritorna a Lom, nel natale sud, dove diviene impiegato di commercio. Comincia la vita itinerante: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> acquisisce la sua “caratteristica”, quella di essere un &#8220;vagabondo&#8221;. Dai quindici ai diciassette anni, egli errerà nel Nord e venderà agli autoctoni ogni tipo di mercanzie, come Edevart, personaggio del suo celebre romanzo <em>I Vagabondi</em>. A diciassette anni, egli impara il mestiere di calzolaio e scrive la sua prima opera: <em>Misteri</em>. Diventa una celebrità locale e passa al grado di impiegato, poi di istitutore. Un ricco commerciante lo prende sotto la sua protezione e gli procura una somma di denaro perché possa continuare a scrivere. Così nasce nel 1879, una seconda opera, <em>Frida</em>, che gli editori rifiutano. La speranza di diventare scrittore svanisce, malgrando un tentativo di entrare in contatto con Björnson&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Comincia allora un nuovo periodo di vagabondaggio: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> è sterratore, cantastorie, capomastro in una cava, etc&#8230;, e le sue sole gioie sono i balli del sabato sera. Nel 1882, a 23 anni, parte per l’America dove la vita sarà assai più difficile che in Norvegia e dove <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> sarà di volta in volta guardiano di porci, impiegato di commercio, aiuto muratore e commerciante di legname. A Minneapolis, egli vivrà giorni migliori in una comunità di predicatori &#8220;unitariani&#8221;, di Norvegesi, immigrati come lui in America. Questa posizione gli permette di tenere regolarmente conferenze su diversi temi letterari: là il suo stile si afferma e questo giovane, di bell’aspetto, energico e forte, trasforma le sue delusioni e i suoi rancori in sarcasmo ed in uno <em>humour </em>feroce, colorito, in cui emerge quel genio che non sarà riconosciuto che alcuni anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La fame in una mansarda di Copenaghen</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/knuthamsunfame.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Fame" width="95" height="146" align="left" /></a> Dopo un breve ritorno in Norvegia, egli ritorna in America e vive a Chicago dove fa il bigliettaio di tram. Questo secondo soggiorno americano non dura che qualche anno e, definitivamente deluso, rientra in Scandinavia. Si installa a Copenaghen, in una squallida mansarda, con la fame che gli attanaglia le viscere. Questa fame, questa miseria che gli attacca alla pelle, lo renderà celebre in un batter d’occhio. Dimagrito, mezzo barbone, egli presenta una bozza di romanzo, scritto nella sua mansarda danese, a Edvard Brandes, fratello di Georg Brandes, amico danese ed ebreo di Nietzsche, grande critico del cristianesimo pauliniano, presentato come antenato del comunismo livellatore. Georg Brandes fa uscire questo abbozzo anonimamente nella rivista <em>Ny Jord</em> (&#8220;Terra Nuova&#8221;) ed il pubblico si entusiasma, i giornali reclamano testi di questo autore sconosciuto e così affascinante. L&#8217;era delle vacche magre è definitivamente terminata per <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, a 29 anni. <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987"><em>Fame</em></a> descrive le esperienze dell’autore confrontate con la fame, i fantasmi che essa fa nascere, i nervosismi che essa suscita&#8230; Questo scritto d’introspezione colpisce le tecniche letterarie in voga. Esso coniuga romanticismo e realismo. E <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> scrive: &#8220;Quello che mi interessa è l’infinita varietà di movimenti della mia piccola anima, l’estraneità originale della mia vita mentale, il mistero dei nervi in un corpo affamato!&#8230;&#8221;. Quando <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987"><em>Fame</em></a> esce in forma di libro nel 1890, il pubblico scopre una nuova giovinezza dello scrivere, uno stile completamente nuovo, impulsivo, capriccioso, di un’infinita finezza psicologica, trasmesso da una scrittura viva, abbellita dalle forme sorprendenti in cui si esprime lo <em>humour </em>sarcastico, vitale, costruito di audaci paradossi, che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva già palesato nelle sue prime conferenze americane. <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987"><em>Fame</em></a> rivela anche un individualismo nuovo, giovanile e fresco. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> scrive che i libri ci devono insegnare &#8220;i mondi segreti che si fanno, fuori dalla vista, nelle pieghe nascoste dell’anima, &#8230; quei meandri del pensiero e del sentimento; quegli andirivieni estranei e fugaci del cervello e del cuore, gli effetti singolari dei nervi, i morsi del sangue, le preghiere delle nostre midolla, tutta la vita inconscia dell’anima&#8221;. La fine del secolo deve lasciare posto all’individualità e alle sue originalità, alle complessità che non corrispondono ai sentimenti e all’anima dell’uomo moderno. Complessità che non sono stereotipate in abitudini gravose, nelle <em>routine </em>borghesi ma vagabondano e vedono, grazie al loro completo distacco, le cose nella loro nudità. Questo rapporto diretto con le cose, questo aggiramento delle convenzioni e delle istituzioni, permette l’audacia e la libertà di aggrapparsi all’essenziale, alle grandi forze telluriche e vieta il ricorso ai piccoli piaceri stereotipati, al turismo convenzionale. L&#8217;individuo che vagabonda tra se stesso e la Terra onnipresente non è l’individuo-numero, perduto in una massa amorfa, privo di ogni legame carnale con gli elementi.</p>
<p style="text-align: justify;">In <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987"><em>Fame</em></a>, l&#8217;affamato si distacca dunque totalmente dalla comunità degli uomini; la sua interiorità ripiega su se stessa come quella del bambino <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> che vagabondava nella foresta, errava nel cimitero o si piazzava in cima ad una collina per assorbire le bellezze del paesaggio. L&#8217;affamato non sviluppa alcun rancore né rivendicazione contro la comunità degli uomini; egli non l&#8217;accusa. Si limita a constatare che il dialogo tra sé e questa comunità è divenuto impossibile e che solo l’introspezione è arricchimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Da queste impressioni di affamati, dall’impossibilità del dialogo individuo/comunità, decolla tutta l’antropologia che ci suggerisce <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Perché è senza dubbio inutile passare in rassegna la sua biografia, enumerare tutti i libri da lui scritti, se si passa a lato di questa implicita antropologia, onnipresente in tutta la sua opera. Se si trascura di darne una traccia, sia pure fugace, non si comprende nulla del suo messaggio metapolitico né del suo successivo impegno militante accanto a Quisling.</p>
<p style="text-align: justify;">La società urbana, industriale, meccanizzata, pensa e afferma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, ha distrutto l’uomo totale, l&#8217;uomo intero, l&#8217;<em>odalsbonde </em> della tradizione scandinava. Essa ha distrutto i legami che uniscono ogni uomo totale agli elementi. Risultato: il contadino, strappato alla sua gleba e scagliato nelle città perde la sua dimensione cosmica, acquisisce sterili manie, i suoi nervi non sono più in comunione con l’immanenza cosmica e si agitano sterilmente. Se si parla in linguaggio heideggeriano, si può dire che il senso di abbandono urbano, modernista, precipita l’uomo nell’&#8221;inautenticità&#8221;. Sul piano sociale, la rottura dei legami diretti e immediati, che l’uomo rimasto integro mantiene con la natura, conduce ad ogni sorta di comportamento aberrante o all’errare, al vagabondaggio febbrile dell’affamato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8870910822" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/hamsunreginadisaba.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, La regina di Saba" width="80" height="160" align="right" /></a> Gli eroi hamsuniani, Nagel di <em>Misteri</em>, soprannominato lo &#8220;straniero dell&#8217;esistenza&#8221;, e Glahn di <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367"><em>Pan</em></a>, sono delle comete, delle stelle strappate alle loro orbite. Glahn vive in comunione con la natura, ma dei capricci urbani, incarnati dall’immagine di Edvarda, donna fatale, gli fanno perdere questa armonia e lo portano al suicidio, dopo un viaggio nelle Indie, cerca assai febbrile quanto inutile. Entrambi vivono il destino di questi vagabondi che non hanno la forza di ritornare definitivamente alla terra o che, per stupidità, lasciano la foresta che li aveva accolti, come aveva fatto <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> all’epoca del suo breve sogno americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero modello antropologico di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> è Isak, l’eroe centrale de <em>Il Risveglio della Gleba</em>: Isak vive nei suoi campi, spinge il suo aratro, sviluppa la sua attività, persegue il suo compito, nonostante le elucubrazioni della sua sposa, le sciocchezze di suo figlio Eleseus che vegeta in città, si rovina e sparisce in America, nonostante l’impianto temporaneo di una miniera vicino al suo podere. Il mondo delle illusioni moderne turbina attorno ad Isak che resiste imperturbabile e vince. La sua impermeabilità naturale, tellurica, nei confronti delle manie moderne, gli permette di lasciare a suo figlio Sivert, il solo figlio che gli rassomigli, una fattoria ben organizzata e con un avvenire sicuro. Né Isak né Sivert sono &#8220;morali&#8221; nel senso puritano e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> del termine. La natura che dà loro forza e consistenza non è una natura ideale, costruita, alla moda di Rousseau, ma una compagna dura; essa non è un modello etico, ma la sorgente primaria verso la quale ritorna il vagabondo che il modernismo ha distaccato dalla sua comunità e condannato alla fame nei deserti urbani.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ dunque nel vagabondaggio, nelle innumerevoli esperienze esistenziali che il vagabondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> ha vissuto tra i 14 e i 29 anni, nella coscienza che questo vagabondaggio è stato causato da queste illusioni moderniste che perseguitano i cervelli umani dell’età moderna e li spingono scioccamente a costruire dei sistemi sociali che escludono totalmente gli uomini originali; è in tutto questo che si è forgiata l’antropologia di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di far uscire <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987"><em>Fame</em></a>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva pubblicato una requisitoria contro l&#8217;America, paese dell’errare infruttuoso, paese che non racchiude alcuna terra in cui ritornare quando pesa l’erranza. Questo antiamericanismo, esteso ad un’ostilità generale verso il mondo anglosassone, rimarrà una costante nei sentimenti para-politici di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. La sua successiva critica del turismo di massa, principalmente anglo-americano, è un’eco di questo sentimento, abbinato all’umiliazione del fiero norvegese che vede il suo popolo trasformato in una popolazione di cameriere e di baristi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questo <em>pamphlet </em>antiamericano, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987"><em>Fame</em></a>, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367"><em>Pan</em></a>, <em>Victoria</em>, <em>Sotto la stella d&#8217;autunno</em>, <em>Benoni</em>, ecc., sono le opere del primo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, del vagabondo ribelle e impetuoso, dello sradicato anche se conosce la propria intima ferita, il romanzo <em>Un vagabondo suona in sordina</em> (1909), che esce quando <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> raggiunge i cinquant’anni, segna una transizione. Il vagabondo di mezzo secolo guarda al suo passato con tenerezza e rassegnazione; egli ormai sa che è passata l’epoca dei sentimenti ardenti e adotta uno stile meno folgorante e meno lirico, più posato, più contemplativo. In compenso, il soffio epico e la dimensione sociale acquisiscono un’importanza maggiore. L&#8217;ambiente sofferto di <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987"><em>Fame</em></a>, il lirismo di <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367"><em>Pan</em></a> cedono il posto ad una critica sociale acuta, priva di ogni concessione.</p>
<p style="text-align: justify;">E pure a 50 anni, nel 1909, che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> si sposa per la seconda volta (un primo matrimonio era fallito) con Marie Andersen, di 24 anni più giovane, che gli darà numerosi figli e rimarrà al suo fianco fino alla fine. Il vagabondo diviene sedentario, ritorna contadino (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> acquista diverse fattorie, prima di stabilirsi definitivamente a Nörholm), ritrova il suo angolo di terra e vi si attacca. L&#8217;avvenimento biografico si ripercuote nell’opera e l’innocente anarchico si spoglia dei suoi eccessi e si colloca nel suo &#8220;ideale&#8221;, quello incarnato da Isak. La trama de <em>Il Risveglio della Gleba</em>, è la coniugazione del passato vagabondo e del reintrecciarsi in un territorio, la dialettica tra l’individualità errante e l’individualità che fonda una comunità, tra l’individualità che si lascia sedurre dalle chimere urbane e moderne, dagli artifici ideologici e disincarnati, e l’individualità che porta a compimento il suo impegno, imperturbabilmente, senza lasciare la Terra degli occhi. La potenza di questi paradossi, di queste opposizioni, vale ad <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> il Premio Nobel della Letteratura. <em>Il Risveglio della Gleba</em>, con il suo personaggio centrale, il contadino Isak, costituisce l&#8217;apoteosi della prosa hamsuniana.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi si ritrova quella volontà di ritorno all’elementare che sostenevano specialmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Friedrich-Georg Jünger</a> e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jean-giono" target="_blank">Jean Giono</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modello antropologico hamsuniano corrisponde anche all’ideale contadino del &#8220;movimento nordico&#8221; che muove la Germania e i paesi scandinavi dalla fine del XIX secolo e che, in seguito, i nazionalsocialisti Darré e von Leers incarnano nella sfera politica. Negli anni 20 si affermano dunque in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> tre opinioni politicizzabili:</p>
<p style="text-align: justify;">1) il suo antiamericanismo e la sua anglofobia,</p>
<p style="text-align: justify;">2) il suo astio nei confronti dei giornalisti, propagatori delle illusioni moderniste (Cf. <em>Il redattore Lynge</em>) e</p>
<p style="text-align: justify;">3) la sua implicita antropologia, rappresentata da Isak.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa si aggiunge una frase, tratta dai <em>Vagabondi</em>: &#8220;Nessun uomo su questa terra vive di banche e industria. Nessuno. Gli uomini vivono di tre cose e di nient’altro: del grano che spunta nei campi, del pesce che vive nel mare e degli animali ed uccelli che crescono nella foresta. Di queste tre cose&#8221;. Qui è facile tracciare il parallelo con Ezra Pound ed il suo maestro, l&#8217;economista anarchizzante Silvio Gesell, per quel che concerne l’ostilità nei confronti delle banche. L’odio verso il meccanicismo industriale lo ritroviamo in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Friedrich-Georg Jünger</a>. E <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> non anticipa Baudrillard nello stigmatizzare i &#8220;simulacri&#8221;, che costituiscono la caratteristica delle nostre società dei consumi?</p>
<p style="text-align: justify;">Davanti a questa offensiva del modernismo, bisogna, scrive <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> a 77 anni, in <em>Il cerchio si chiude</em> (1936), stare ai margini, essere un enigma costante per coloro che aderiscono alle seduzioni del mondo mercantile.</p>
<p style="text-align: justify;">I quattro temi ricorrenti del discorso hamsuniano e la presenza ben ancorata nel pensiero norvegese dei miti romantici e nazionalisti del contadino e del vikingo, conducono <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> ad aderire al <em>Nasjonal Sammlung </em>di Vidkun Quisling, il leader populista norvegese. Questi opta nel 1940 per un’alleanza con il <em>Reich </em>che occupa fulmineamente il paese con la campagna d’aprile, in quanto la Francia e l’Inghilterra sono sul punto di sbarcare a Narvik e di violare simultaneamente la neutralità norvegese al fine di tagliare la strada del ferro svedese. Durante tutta la guerra, Quisling vuole formare un governo norvegese indipendente, incluso in una confederazione grande-germanica, alleata con una Russia sbarazzata dal sovietismo, in seno ad un’Europa in cui l’Inghilterra e gli Stati Uniti non avranno più alcun diritto d’intervento.</p>
<p style="text-align: justify;">La &#8220;collaborazione&#8221; di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> consiste nel difendere con la penna quella politica, quella versione del nazionalismo norvegese, e nello spiegare il suo impegno durante un congresso di scrittori nel 1943 a Vienna. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> viene arrestato nel 1945, internato in un istituto per alienati, poi in un ospizio per anziani e infine portato davanti alla giustizia. Nel corso di questo penoso periodo, il nonagenario <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> redige la sua ultima opera, <em>Sui sentieri dove ricresce l’erba</em> (1946). Una lettera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> al Procuratore Generale del Regno merita ancora la nostra attenzione perché il tono che egli vi adotta è altero, beffardo, condiscendente: prova che lo spirito, le letteratura, il genio letterario, trascendono, anche nella peggiore avversità, il lavoro spregevole e mediocre dell’inquisitore. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> il Ribelle, vecchio e prigioniero, rifiuta ancora di inchinarsi davanti a un Borghese, sia pure il supremo magistrato del regno. Un esempio…</p>
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