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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Eurasia</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Stella d&#8217;Oriente</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una raccolta di saggi di Anselmo Calvetti che vertono prevalentemente sulla comparazione della favolistica indoeuropea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stella-doriente.html' addthis:title='Stella d&#8217;Oriente '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2687 alignleft" style="margin: 10px;" title="stella-doriente" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/stella-doriente.jpg" alt="stella-doriente" width="200" height="283" /></a>Anselmo Calvetti ha pubblicato numerosi studi sulla storia e sul folklore della Romagna, e il suo ultimo libro <a href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625"><em>Stella d’oriente</em></a> è una raccolta di saggi su temi mitologici e letterari che hanno attraversato il tempo e lo spazio lasciando testimonianze nelle più varie zone dell’Eurasia. Oltre a comparare alcuni temi classici diffusi nella cultura indoeuropea, Calvetti rileva analogie fra temi mitologici presenti in Europa, in Giappone e nelle tribù Pellerossa, ipotizzando che questi temi abbiano avuto origine in territori eurasiatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i saggi più interessanti ci sono quelli dedicati alla dea romana Angerona e alle feste dei <em>Lupercalia</em>. Ricchi di spunti interessanti sono anche le analisi delle figure di <em>genius cucullatus</em> che probabilmente raffiguravano personaggi con prerogative sciamaniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni temi sono strettamente legati ad argomenti di cultura locale di cui Calvetti si è occupato nelle sue numerose pubblicazioni in libro e in rivista. Ad esempio la fiaba del Gatto Mammone tramandata in una versione riminese, che sembra richiamare riti femminili prematrimoniali.</p>
<p style="text-align: justify;">Di notevole interesse è il saggio finale che analizza i canti in dialetto romagnolo del bovaro e della zarladora, cioè della ragazza che teneva le redini dei buoi mentre il bovaro guidava l’aratro. Naturalmente il dialogo del bovaro con la zarladora prevedeva anche espressioni amorose che alludevano alla fecondità dei campi. Ma l’aspetto su cui si sofferma Calvetti è quello del colore dei buoi. Da questi testi, infatti, si nota che i buoi aggiogati a coppia erano tradizionalmente di colore diverso: uno bianco e uno rosso. Aldo Spallicci e Giovanni Pascoli, che hanno analizzato questi canti, ritenevano che la differenza di colore fosse dovuta al fatto che il bue rosso, tradizionalmente considerato originario della Romagna, veniva affiancato a quello bianco che veniva da fuori. Calvetti però ritiene che la differenza dei colori rifletta antiche concezioni cosmologiche <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropee</a>, e appoggiandosi agli autorevoli studi di <a title="Jean Haudry" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Jean Haudry</a> avanza l’ipotesi che il bue bianco rappresenti la luce mattutina e il bue rosso lo splendore del sole: una sorta di allegoria della giornata lavorativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Calvetti rileva quindi come nel folklore romagnolo emergano temi <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a> fra i più arcaici e persistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutte le pubblicazioni di Calvetti, il libro è dotato di un’ampia bibliografia e di un apparato di note che permettono agli studiosi un’agevole ricerca delle fonti per eventuali approfondimenti.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anselmo Calvetti, <a title="Stella d'Oriente" href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625"><em>Dalla Romagna all’Eurasia. Stella d’oriente. Miti e racconti</em></a>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena 2009, pp.176, € 14,00</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stella-doriente.html' addthis:title='Stella d&#8217;Oriente ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Jean Thiriart: l&#8217;Europa come rivoluzione</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Scianca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'Eurasia nella visione geopolitica di Jean Thiriart]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sciancajeanthiriart.html' addthis:title='Jean Thiriart: l&#8217;Europa come rivoluzione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Il profeta dell&#8217;Europa unita da Dublino a Vladivostok: autocratica, armata, anti-imperialista, comunitaria. Il destino rivoluzionario di una Grande Nazione: l&#8217;Eurasia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/thiriartceltica.gif" alt="" width="155" height="163" align="right" /> Le tesi di Jean Thiriart vengono oggi riscoperte, il concetto di Eurasia, che può apparire ai più come una novità assoluta, in realtà era già presente negli scritti di Jean Thiriart posteriori al crollo del Muro di Berlino, o ad esso appena precedenti, ma noi osiamo credere che fosse già una possibilità tenuta in considerazione anche negli anni della militanza politica di Jeune Europe (1). Unici ostacoli al tempo erano l&#8217;imperialismo sovietico ed il dogmatismo leninista-marxista, superati trent&#8217;anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di Europa in Thiriart assume sin dall&#8217;inizio un&#8217;accezione rivoluzionaria. Era una presa di coscienza a cui tutti i veri rivoluzionari europei venivano chiamati: unico nemico oggettivo e globale venivano considerati gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Eurasia vs U$A</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;articolo <em>L&#8217;Europa come Stato e l&#8217;Europa come Nazione si faranno contro gli USA </em>viene affrontato il tema per niente secondario, e pertinente con quanto si dirà in seguito, dell&#8217;indipendenza dell&#8217;Europa &#8211; e quindi dell&#8217;Eurasia di cui oggi dibattiamo &#8211; dal controllo statunitense sul suolo continentale. Leggiamo dal testo: &#8220;L&#8217;Europa ufficiale non perviene a costituirsi poiché essa è impastoiata nella contraddizione esplicita di fare una nazione che già in partenza si riconosce essere alla dipendenza di un&#8217;altra&#8221;. Tema quanto mai attuale, così come attuale risulta la configurazione politica dell&#8217;Impero europeo. Chi oggi dubita dell&#8217;asservimento delle cricche di Bruxelles agli interessi d&#8217;Oltreoceano e a quelli del portafoglio? Siamo nel 2004 e le cose non sono certo migliorate, pure con la formazione, a parole, della Comunità Europea. Oggi più che mai è necessario riscoprire, rivedere ed attualizzare l&#8217;opera di Jean Thiriart.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quanto detto sopra la conclusione che sia un dovere dell&#8217;Europa farsi contro gli USA. Poiché chi ritiene che il modello americano debba essere importato sul nostro continente agisce contro i nostri interessi e a favore di chi dal &#8217;45 non si trova sul nostro suolo per il nostro bene, ma per conseguire i propri scopi politici, economici e soprattutto geopolitici a lungo termine. E da qui la sentenza lapidaria: &#8220;Chi collabora con gli Americani è un traditore dell&#8217;Europa&#8221;. Eppure Thiriart aveva ben presenti i pericoli insiti in una opposizione radicale nei confronti degli USA, ebbe a dire: &#8220;Una nazione si forgia nella lotta e si tempra col sangue. I rischi sono grossi ma bisogna correrli&#8221;(2).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0911038108/centrostudilarun" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/imperium.jpg" border="0" alt="Francis Parker Jockey, Imperium" width="91" height="140" align="right" /></a> Prendendo ispirazione dal Risorgimento italiano, ed in particolare dalle cosiddette &#8220;Soluzioni garibaldine&#8221;, Thiriart propone quindi un&#8217;azione di liberazione armata dall&#8217;occupante statunitense. &#8220;Un rivoluzionario europeo deve quindi fin d&#8217;ora contemplare come un&#8217;ipotesi di lavoro un&#8217;eventuale lotta armata insurrezionale contro l&#8217;occupante americano&#8221;(3). D&#8217;altra parte non rappresenta una novità, per chi abbia una qualche conoscenza della vicenda thiriartiana, il progetto di formare delle Brigate Europee, che per svariate contingenze non videro mai la luce. Già nel 1967 scrisse: &#8220;Nel quadro di un&#8217;azione planetaria contro le usurpazioni dell&#8217;imperialismo degli Stati Uniti, cioè nel quadro di un&#8217;azione quadricontinentale contro Washington, bisogna contemplare una presenza militare europea che per il momento, nella stessa Europa, è prematura. Ma questa presenza militare può e deve affermarsi su altri teatri d&#8217;operazioni, in America del Sud, nel Vicino Oriente. […] Bisogna potersi far la mano in Bolivia o in Colombia, prima di fare lo stesso in Europa&#8221;(4).</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi un&#8217;Europa rivoluzionaria, intesa come continente unito in totale opposizione all&#8217;egemonia liberal-capitalista statunitense; ed è pure necessario specificare che nel protendersi verso Est, l&#8217;Europa Nazione altro non era che l&#8217;Eurasia in potenza di cui oggi tanto si parla. Non a caso nel 1992 fece la sua comparsa un articolo di Thiriart dal titolo, divenuto poi un celebre ed efficace motto, <em>L&#8217;Europa fino a Vladivostok </em>, in cui si configura in linee generali quale dovrebbe essere la forma della nuova Europa, quella che noi oggi chiamiamo Eurasia. A distanza di quasi trent&#8217;anni dall&#8217;auspicio del formarsi di un Europa da Brest a Bucarest ecco quindi ripresentarsi Thiriart con una proposta provocatoria, stimolante e quanto mai futuribile: l&#8217;Europa da Dublino a Vladivostok.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lo Stato a dimensione continentale</em></p>
<p style="text-align: justify;">La necessità della formazione di uno spazio continentale armato prende le mosse da un avvenimento storico ben preciso da cui Thiriart trae le sue conclusioni: il crollo dell&#8217;URSS, dovuto in particolare all&#8217;insufficienza teorica della concezione statale marxista. Inconcepibile ed inaccettabile per Thiriart è l&#8217;idea marxista-anarchica dell&#8217;estinzione dello Stato e l&#8217;accettazione formale da parte di Lenin delle repubbliche indipendenti. Insomma le fondamenta della costruzione sovietica erano già marce. Non può durare uno Stato continentale quale l&#8217;URSS se al suo interno vi sono divisioni regionali, federaliste o di altro tipo, pure se formali. I cosiddetti &#8220;satelliti&#8221; sovietici oggi sono per la maggior parte divenuti vassalli della potenza USA, nella minor parte Stati a sé stanti. Il crollo dell&#8217;URSS permette allora al geopolitico belga, ma forse avrebbe gradito di più europeo, di estendere le sue teorie alla vastissima massa orientale considerata quale naturale completamento dell&#8217;Europa fino a Bucarest di cui abbiamo detto. Nel concepire lo Stato continentale, la Grande Nazione, l&#8217;<em>Imperium</em>, Thiriart prende ispirazione da una frase dell&#8217;abate Sieyes: &#8220;Sovrana è soltanto la Nazione. La Nazione non ha ordini, né classi, né gruppi. La sovranità non si divide e non si trasmette.&#8221; Essendo la sua una visione giacobina dello Stato afferma che esso dovrà essere laico e nessun aspetto della sfera privata, del <em>Dominium</em>, dovrà interferire negli affari della società. La nazione continentale, l&#8217;Eurasia di domani, nella visione thiriartiana, dovrà essere uno Stato politico, un sistema aperto ed in espansione, così definito: &#8220;Lo Stato politico rappresenta l&#8217;espressione della volontà degli uomini liberi verso un futuro collettivo. Lo stato politico […] consente agli individui di conservare l&#8217;individualità personale nel quadro della società&#8221;(5). Thiriart tratta di uno Stato unitario delle nazioni europee, depurato delle teorie federative e autonomiste. Esso deve considerarsi INDIVISIBILE.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco sopra abbiamo utilizzato i termini <em>Imperium </em>e <em>Dominium</em>; essi vengono utilizzati diffusamente da Thiriart per descrivere le due sfere del politico da prendere in considerazione nel momento in cui si vada a strutturare l&#8217;Europa-continente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Imperium, lo Stato-continente unitario</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Imperium </em>rappresenta l&#8217;Europa unita, all&#8217;interno della quale non vi possono essere divisioni né minoranze. Esso rappresenta un&#8217;unità comunitaria di uomini(6). Solo un <em>Imperium </em>potente &#8211; poiché, dirà altrove, è la potenza a garantire la libertà -, dinamico e spietato nel conseguire i suoi scopi avrà un futuro. E quindi sarà necessario che uno Stato che voglia essere indipendente sia armato in maniera adeguata, e perché ciò sia possibile esso dovrà conseguire un grado di sviluppo demografico, economico ed industriale sufficiente e soprattutto essere autarchico per quanto concerne le materie prime. Sarà quindi necessaria un&#8217;unione tra l&#8217;Europa occidentale, altamente industrializzata, e la sconfinata Siberia, fornita di inesauribili risorse(7).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;esercito è popolare e integrato […]. Questo esercito sarà completamente subordinato al potere politico&#8221;. Thiriart parlerà anche di libera mobilità dei lavoratori all&#8217;interno della Grande Nazione e di una valuta unica per tutto il territorio. Il comunitarismo thiriartiano stimola la libera impresa e la concorrenza tra piccoli produttori, tra aziende con un ridotto numero di lavoratori, mentre prevede un controllo statale per le imprese con un volume di occupazione piuttosto alto. E&#8217; un sistema &#8220;a geometria variabile&#8221;, intermedio fra capitalismo industriale e socialismo classico. In sostanza si tratta del lavoro di tutti per il bene di tutti, pure con una certa autonomia concessa nel piano del privato e degli interessi personali. Altrove ammetterà l&#8217;importanza della proprietà privata perchè radica l&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dominium</em>, la sfera del privato</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Dominium </em>rappresenta invece la sfera del privato, l&#8217;individuo con le sue particolarità e necessità personali, intime. Ogni libertà che non leda all&#8217;unità ed alla stabilità dell&#8217;<em>Imperium </em>è quindi garantita nella sfera privata. A Thiriart sta molto a cuore il tema della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> e della sua influenza negli affari di Stato. Come già detto egli concepisce lo Stato laico e comunitario nell&#8217;usanza giacobina-bolscevica; la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> rappresenta un&#8217;attività privata che per nessun motivo deve influire nella sfera sociale, pubblica. &#8220;Nell&#8217;<em>Imperium </em>laico dell&#8217;Unione delle repubbliche europee la libertà di confessione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> sarà permessa (preferirei scrivere &#8220;ammessa&#8221;) nel quadro del <em>Dominium </em>e soppressa inesorabilmente al primo tentativo di interferire con l&#8217;area di competenza dell&#8217;<em>Imperium</em>&#8220;(8).</p>
<p style="text-align: justify;">La configurazione in linee generali dell&#8217;Impero dal Dublino a Vladivostok diviene quanto mai necessaria nel momento in cui la Russia perde ogni possibilità di essere una potenza a livello mondiale. Gli USA rappresentano l&#8217;unico nemico per la Russia, la loro azione di disgregazione della passata URSS e poi della odierna Russia furono previste da Thiriart; oggi noi individuiamo la minaccia nelle azioni di accerchiamento messe in atto dalla potenza talassocratica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;Eurasia come Rivoluzione</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Se la conservazione è il contrario della Tradizione che è rivoluzionaria, la Sovversione, come tutti i fenomeni di ribellismo del mondo moderno, è una rivoluzione di segno contrario, una Contro-rivoluzione, sempre nel senso tradizionale del termine. Essa infatti, nel momento stesso in cui pretende di distruggere le forme del presente (e questo è il suo aspetto più positivo) lo fa nel nome e nel segno della &#8220;modernità&#8221;, come categoria mentale e spirituale […]. La sovversione tende a ribaltare le forme del passato per conservare l&#8217;essenza del presente, cioè il modernismo antitradizionale, cercando così di arrestare il vero processo rivoluzionario che chiuda un ciclo e ne apra uno nuovo. E&#8217; insomma un&#8217;altra forma della conservazione […]. Nel mondo moderno, alla fine di un ciclo, ogni distruzione del passato e del presente è propedeutica al compiersi del ciclo storico medesimo&#8221;(9).</p>
<p style="text-align: justify;">I pensieri di Jean Thiriart ci introducono alle prospettive future nel migliore dei modi. L&#8217;Eurasia in potenza, un continente nei fatti sotto assedio prima ancora della sua creazione, rappresenta quindi la distruzione di ogni passato e presente ancorato ai canoni temporali della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">Un superamento di ogni contrapposizione creata ad arte, il rifiuto dell&#8217;ottica distorta dello &#8220;scontro di civiltà&#8221;, ma soprattutto l&#8217;identificazione dell&#8217;unico Nemico: &#8220;Motivazioni e fini possono essere divergenti, ma il Nemico è unico e supera ogni barriera ideologica o politica; solo chi ragiona così è un vero rivoluzionario, a prescindere dalla rivoluzione che ha in mente. […]E&#8217; la teorizzazione dei due fronti e molte trincee&#8221;(10).</p>
<p style="text-align: justify;">La Rivoluzione nel segno della Tradizione per l&#8217;Eurasia e, conseguentemente, per la Terra tutta, avverrà attraverso una unione continentale spirituale, politica, militare ed economica di tutte le genti da Reykjavik a Vladivostok, dall&#8217;Atlantico al Pacifico. Solo con la liberazione rivoluzionaria di tutte le genti sfruttate ed oppresse della Terra potrà avvenire la catarsi che ci condurrà alla nuova alba, al nuovo ciclo di prosperità e luce(11).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong><em></em></p>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; &#8220;In un tempo più lontano la frontiera dell&#8217;Europa passerà indubbiamente per Vladivostok, poiché pensiamo che l&#8217;istinto di conservazione finirà per vincere sulle ideologie e che in quel giorno la Russia avrà bisogno degli Europei per arginare la marea gialla.&#8221; Da J. Thiriart, <em>La grande nazione &#8211; 65 tesi sull&#8217;Europa</em>, SEB 1992. Il testo è stato pubblicato per la prima volta negli anni &#8217;60.<br />
2 &#8211; Jean Thiriart, <em>L&#8217;Europa come Stato e l&#8217;Europa come…</em>, dal sito Progetto Eurasia.<br />
3 &#8211; <em>Ibidem</em>.<br />
4 &#8211; Tratto da J. Thiriart, <em>USA: le declin d&#8217;une egemonie</em>, in <em>La Nation Européenne</em>, nr. 18, luglio 1967, p. 4/8 , citato in <em>Da Jeune Europe alle Brigate Rosse</em>, SEB, pag. 33.<br />
5 &#8211; Jean Thiriart, <em>L&#8217;Europa fino a Vladivostok</em> 1992, dal sito Progetto Eurasia.<br />
6 &#8211; &#8220;Nello Stato politico non possono esservi &#8220;minoranze&#8221;, giacchè queste hanno a che fare soltanto con le individualità, mentre la collettività ha a che fare con l&#8217;<em>Imperium</em>&#8220;. J. Thiriart, Art. cit.<br />
7 &#8211; Ancora intorno al concetto di <em>Imperium </em>di cui sopra: lo Stato continentale così configurato postula che nessun territorio può distaccarsi da esso o rendersi in qualche modo autonomo, eppure questo Impero non si estenderà per conquiste ma per annessione volontaria.<br />
8 &#8211; J. Thiriart, Art. cit.<br />
9 &#8211; da Carlo Terracciano, <em>Rivolta contro il mondialismo moderno</em>, Noctua Edizioni, 2002, pag. 144.<br />
10 &#8211; C. Terracciano, <em>op. cit.</em>, pag. 145.<br />
11 &#8211; Cfr. a questo proposito, seppure incompleto, il nostro articolo <em>L&#8217;avanguardia di liberazione rivoluzionaria: le Tre Alleanze ovvero le Tre Unioni</em> in www.terradegliavi.org.</p>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Piscitelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dughin e De Benoist ispiratori di una nuova corrente geopolitica, l'eurasismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/piscitelliputin.html' addthis:title='Tutti pazzi per Putin '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<div id="attachment_2413" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-2413" title="putin1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/putin1-200x300.jpg" alt="Vladimir Putin" width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Dughin e De Benoist ispiratori di una nuova corrente geopolitica</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=887493016X"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilmisteroputin.bmp" border="0" alt="Fernando Mezzetti - Boris Rosin, Il mistero Putin. Uomo della provvidenza o del ritorno al passato?" width="93" height="143" align="right" /></a> Neoconservatori contro Eurasiatisti. Fedeltà atlantica da un lato, mito dell&#8217;Europa unita dall&#8217;Atlantico a Vladivostock dall&#8217;altro. Sarà questa la futura contrapposizione tra scuole geopolitiche del ventunesimo secolo? Negli anni in cui l&#8217;America compie il massimo sforzo di esibizione della propria muscolatura, lentamente si fa strada l&#8217;idea che un ordine mondiale alternativo a quello di New York &#8211; Washington &#8211; Hollywood sia possibile. Per adesso sono idee&#8230; l&#8217;insubordinazione di Francia e Germania alla chiamata alle armi del marzo scorso non basta a costruire una nuova coalizione militare. Il rafforzamento interno operato da Putin non è sufficiente a rimediare ai danni del marxismo e a ristrutturare la Russia come superpotenza. Eppure il fatto che Parigi, Berlino, Mosca inviino segnali intermittenti di sovranità basta ad accendere nella mente di alcuni geopolitici la fantasia di un grande blocco eurasiatico, che copra la più vasta distesa di terra del pianeta (l&#8217;&#8221;<em>Heartland</em>&#8220;) e ponga un freno o almeno una misura ai sogni messianici di dominio degli Anglo-Americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi sono gli Eurasiatisti? Tutto cominciò durante la lunga malattia terminale del comunismo. L&#8217;Unione Sovietica si disfaceva giorno per giorno e un gruppo di intellettuali si poneva l&#8217;obiettivo di salvare la Santa Madre Russia dal naufragio del marxismo. Gli Eurasiatisti avversavano il regime, riscoprivano la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a>, addirittura leggevano <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a> e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>. Per loro l&#8217;egemonia sovietica sull&#8217;Est era l&#8217;inversione satanica di una prospettiva più sublime: la creazione di un impero che saldasse Russia ed Europa: Slavi, Latini, Germanici insieme. Un impero proiettato ad Oriente, dove sorge il Sole, e dove Spengler aveva profetizzato che sarebbe sorta una nuova civiltà dopo il tramonto dell&#8217;Occidente materialistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Su tali fantasie geopolitiche molto influiva il mito della &#8220;Terza Roma&#8221;, Mosca erede di Roma e Costantinopoli. Ricordo quando <a title="Alexandr Dugin" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alexandr-dugin/">Alexander Dughin</a> venne a Roma per partecipare al convegno nel ventennale della morte di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a>. Classico russo da cartolina, con capelli fluenti e grandi occhi acquosi, <a title="Alexandr Dugin" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alexandr-dugin/">Dughin</a> salì sul palco e dichiarò solenne: &#8220;In onore della grandezza e della eternità di Roma pronuncerò il mio discorso in lingua italiana&#8221;. Per un attimo temetti che avesse voluto parlare in Latino&#8230; così come la coerenza di fondo dell&#8217;introduzione richiedeva. È stato Dughin a introdurre Evola e Guenon in Russia, come pure a creare un ponte tra i nuovi panslavisti russi e la Nouvelle Droite francese. Ultimamente proprio il cenacolo della Nuova Destra francese (il G.R.E.C.E.) ha dedicato il suo ultimo convegno internazionale alla prospettiva euro-asiatica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875570531"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dughineurasia.bmp" border="0" alt="Aleksandr Dughin, Eurasia. La rivoluzione conservatrice in Russia" width="93" height="136" align="left" /></a> Il 18 gennaio scorso, <a title="Alain De Benoisg" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">De Benoist</a> e compagni hanno sondato la possibilità di un nuovo &#8220;asse&#8221; Parigi-Berlino-Mosca, di un coordinamento che vada al di là della intesa verificatasi agli inizi dell&#8217;aggressione all&#8217;Irak. L&#8217;eco del convegno è rimbalzata in Italia sulle pagine di &#8220;Orion&#8221; che ha dedicato il numero di febbraio all&#8217;argomento, con articoli che inneggiano apertamente a Vladimir Putin. È stata proprio la trionfale rielezione di Putin alla presidenza russa a dare nuova linfa agli entusiasmi degli Eurasiatisti. Putin che governa la Russia con pugno di ferro e combatte gli &#8220;oligarchi&#8221; (ovvero la piovra finanziaria che ha monopolizzato le ricchezze russe al crollo del comunismo), che rivolge parole cortesi ai partner europei e iscrive le figlie alla scuola tedesca sta diventando il mito di una larga schiera di pensatori &#8220;irregolari&#8221;. Essi non obbediscono a Rumsfeld, non simpatizzano per Bin Laden, avversano le <em>lobby </em>finanziarie ma non si rassegnano al dissolvimento dell&#8217;Europa nel mare caldo dell&#8217;Islam e dell&#8217;Africa. Già, ma l&#8217;alternativa di un&#8217;Europa slavizzata, piccola appendice fisica dell&#8217;Asia accompagna come un ombra le tesi pur interessanti degli Eurasiatisti. Va bene la simpatia per Putin, va bene il buon vicinato con Mosca, ma si stia attenti a non dimenticare l&#8217;obiettivo geopolitico fondamentale della &#8220;Terra di Mezzo&#8221;: salvaguardare l&#8217;identità storica e spirituale dell&#8217;Europa latino-germanica da ogni sfaldamento (sia esso occidentale, meridionale o orientale).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 7 aprile 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/piscitelliputin.html' addthis:title='Tutti pazzi per Putin ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La lezione di Karl Haushofer e la discreta presenza di Giuseppe Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiberio Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la pubblicazione del testo di una conferenza del geopolitico tedesco Karl Haushofer, dedicata alle affinità culturali tra l’Italia, la Germania e il Giappone, viene inaugurata, a cura delle Edizioni all’insegna del Veltro, la collana Quaderni di Geopolitica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/haushofertucci.html' addthis:title='La lezione di Karl Haushofer e la discreta presenza di Giuseppe Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em> Con la pubblicazione del testo di una conferenza del geopolitico tedesco Karl Haushofer<strong>[1]</strong>, dedicata alle affinità culturali tra l’Italia, la Germania e il Giappone, viene inaugurata, a cura delle Edizioni all’insegna del Veltro, la collana “Quaderni di Geopolitica”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La conferenza “Analogie di sviluppo politico e culturale in Italia, Germania e Giappone“ venne tenuta dal professore tedesco, su invito del grande orientalista e tibetologo italiano Giuseppe Tucci<strong>[2]</strong>, il 12 marzo 1937, a Roma, presso l’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO)<strong>[3]</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Essa si inserisce, storicamente, come peraltro puntualmente evidenziato dal curatore del Quaderno, Carlo Terracciano, nel contesto delle attività culturali volte a informare e sensibilizzare l’<em>intellighenzia </em>italiana sulle opportunità e necessità, nonché problematicità, sottese all’accordo politico-militare relativo all’asse Roma-Berlino, siglato tra Italia e Germania il 24 ottobre 1936, e a quello <em>antikomintern </em>firmato, nello stesso periodo, tra Germania e Giappone. Ma testimonia soprattutto un aspetto, ancora poco esplorato dagli storici della cultura e della politica estera italiana, quello delle attività dell’ISMEO, ed in particolare del suo fondatore e vicepresidente, Giuseppe Tucci &#8211; originale ed inascoltato assertore dell’unità geopolitica dell’Eurasia<strong>[4]</strong> &#8211; orientate alla promozione di una visione culturale, geopoliticamente fondante, dei rapporti tra l’Europa e il continente asiatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’impostazione, quella del Tucci, che si contraddistingue per essere non solo puramente culturale, accademica e, occasionalmente, di supporto alla nuova politica dell’appena nato impero italiano, ma per operare una sorta di svecchiamento, sia in ambito culturale che politico, dell’ancora persistente mentalità piccolo nazionalista sabauda che, nel solco della prassi colonialista italiana dei primi del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>, tentava di condizionare il nuovo corso impresso dal governo di Mussolini alla politica estera. A questo riguardo è utile riportare l’acuta osservazione di Alessandro Grossato che, sulla base di una lunga e profonda consuetudine con l’opera di G. Tucci, ritiene il fondatore dell’ISMEO un vero e proprio eurasiatista ed afferma che l’espressione “Eurasia, un continente” veniva intesa dall’orientalista marchigiano in un’accezione “soprattutto culturale, volendo [con essa] sottolineare le grandi identità di fondo fra civiltà solo in apparenza così distanti nello spazio e nella mentalità”<strong>[5]</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dei-demoni-e-oracoli/47" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6864" style="margin: 10px;" title="dei-demoni-oracoli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dei-demoni-oracoli-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a> Il convincimento di Tucci sulla culturale identità di fondo delle civiltà eurasiane suppone un’adesione, da parte dello studioso italiano, a quel sistema di pensiero che interpreta le singole culture quali autonome ed autoconsistenti manifestazioni storiche di un unico sapere primordiale e ad esso le riconduce al fine di coglierne gli aspetti autenticamente fondativi. Il ricondurre le varie espressioni culturali ad un’unica tradizione primordiale si traduce, sul piano della ricerca storica e dell’analisi geopolitica, in un procedimento comparativo, che Haushofer, (inconsapevolmente e) magistralmente, adotta e utilizza in questa breve conferenza dedicata a individuare le analogie tra l’Italia, la Germania e il Giappone. Haushofer, pur basandosi su criteri oggettivi e “scientifici”, quali sono quelli della geopolitica, sorprendentemente<strong>[6]</strong>, perviene agli stessi risultati cui sembra essere giunto Tucci. Il geopolitico tedesco, infatti, nella sintetica e veloce conclusione di questa conferenza, si augura che “Possa questo modo di vedere i popoli [l’essersi cioè egli adoperato, nella sua prolusione, a porre in piena luce le armonie e le analogie che possono facilitare la comprensione reciproca dei grandi popoli tedesco, italiano e giapponese] superare qualunque tempesta d’odio di razza e di classe, soprattutto tra i sostegni del futuro.”</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6862" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6862" title="Karl Haushofer con Rudolf Hess." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/KarlHaushofer_RudolfHess-300x232.jpg" alt="Karl Haushofer con Rudolf Hess." width="300" height="232" /><p class="wp-caption-text">Karl Haushofer con Rudolf Hess.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Certo, chi è abituato a sentir parlare di Haushofer come un rappresentante del cieco e rozzo pangermanesimo, o del cosiddetto imperialismo germanico, rimarrà stupito nel leggere questa frase appena citata.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà proprio il fallimento della naturale alleanza eurasiatica, preconizzata negli anni Trenta dagli Haushofer, dai Tucci e dai Konoe<strong>[7]</strong>, a far precipitare i popoli e le nazioni dell’intero globo in una tempesta di cui ancora, dopo oltre sessanta anni, non si intravede la fine e che, anzi, è continuamente alimentata dall’odierna politica neocolonialista dei governi di Washington e Londra e dai propagandisti dello scontro di civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il procedimento comparativo adottato da Haushofer lungi dall’appiattire le differenze tra i popoli presi in considerazione e dallo svilirne le appartenenze etniche, in virtù della generica appartenenza al genere umano e secondo la triste e riduttiva visione individualista, valorizza armonicamente, al contrario, le affinità e le differenze, e le riconduce ad un’analoga condivisione, pur con sensibilità diverse, di valori che potremmo definire ad un tempo etici ed estetici, cioè “nobili”. Essi si esprimono, nella visione haushoferiana, sia per il Giappone, sia per la Germania, l’Italia, e la Russia in una loro precisa funzione geopolitica, quella di concorrere all’unificazione della massa continentale e di difenderne pertanto il <em>limes</em>, al fine di poter sviluppare armonicamente le potenzialità delle popolazioni che vi abitano. Si contrappongono dunque alle “invasioni” degli uomini del mare, del commercio, della morale individualistica, del lusso e del consumo, ai predatori delle risorse naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo di Haushofer si contraddistingue per la sua chiarezza e semplicità, ed in questo senso rappresenta un documento didattico di rilevante importanza per gli studiosi di geopolitica. Da scienziato della geopolitica, egli evidenzia gli elementi geografici che hanno influito sulla storia e sulla politica dei tre popoli in esame, soffermandosi brevemente sulla analoga formazione delle cellule regionali avvenuta in Germania e in Giappone, e sulla fondazione di Roma, Berlino e Tokyo, città fondate originariamente sul confine nordest delle loro regioni, e “debitrici di una parte del loro splendore alla circostanza che la loro posizione di margine, in origine coloniale, si rivelò più tardi favorevolissima agli scambi ed ebbe funzione di ponte. Il <em>flavus Tiberis</em>, l’originaria valle di congiunzione dell’Oder coll’Elba, e il Kwanto col ponte Nihon provvedono alle città rispettive una posizione similmente favorevole e sono loro debitrici di analoga protezione”. Ma accanto ai dettami del determinismo geopolitico, Haushofer sottolinea le affinità culturali tra Italia, Germania e Giappone, che nota soprattutto nel “ghibellin fuggiasco” Dante Alighieri, araldo dell’idea imperiale, in Chikafusa<strong>[8]</strong>, un altro grande fuggiasco nonché impareggiabile autore del <em>Jinnoshiki</em>, e nei <em>Minnesaenger </em>tedeschi “fedeli all’Imperatore e al popolo”. Altre affinità colte da Haushofer sono quella tra lo spirito della Cavalleria occidentale e il Bushido giapponese e quella dei comportamenti tra coloro che egli chiama gli eroi fondatori del risorgimento nazionale: Ota Nobunaga, Sickingen-Wallestein, Cesare Borgia.</p>
<p style="text-align: justify;">Haushofer sostiene che si possa parlare anche per il Giappone, come per l’Italia e la Germania, di un periodo romanico, gotico, rinascimentale, barocco, di un rococò, di un romanticismo e financo di uno stile impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Un termine che ricorre spesso negli scritti Haushofer è quello di “destino”. E’ forse nel sintagma “destino comune” che si esprimono più compiutamente le affinità di popoli (apparentemente) tanto diversi sul piano culturale e etnicamente differenti su quello fisico. La coscienza di un destino comune dei popoli e delle nazioni che vivono nel “paesaggio” eurasiatico è la sola arma che abbiamo per sconfiggere la civilizzazione occidentalistica e talassocratica dei predoni del XXI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Karl Haushofer, <em>Italia, Germania, Giappone</em>, a cura di Carlo Terracciano, Collana “Quaderni di Geopolitica”, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma, 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[1] </strong>Karl Haushofer (Monaco, 27 agosto 1869 – Berlino, 10 marzo 1946), fondatore della rivista <em>Zeitschrift für Geopolitik </em>ed autore di numerose opere di geopolitica, fu assertore dell’unità geopolitica della massa continentale eurasiatica. Demonizzato come ideologo del cosiddetto espansionismo hitleriano, fu invece autenticamente antimperialista. Secondo lo studioso belga Robert Steuckers, “la geopolitica di Haushofer era essenzialmente anti-imperialista, nel senso che essa si opponeva agli intrighi di dominio delle potenze talassocratiche anglosassoni. Queste ultime impedivano l’armonioso sviluppo dei popoli da loro sottomessi e dividevano inutilmente i continenti” Robert Steuckers, <em>Karl Haushofer </em>, in http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/documenti.htm. In traduzione italiana è disponibile l’opera di Haushofer <em>Il Giappone costruisce il suo impero</em>, a cura di Carlo Terracciano, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 1999.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[2] </strong>Giuseppe Tucci (Macerata, 5 giugno 1894 &#8211; e San Polo dei Cavalieri (Tivoli), 5 aprile 1984) ritenuto il più grande orientalista italiano del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>, e fra i massimi tibetologi a livello internazionale, nel 1930 diviene docente di lingua e letteratura cinese all&#8217;Università di Napoli, e nel 1932 insegna <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> e filosofia dell&#8217;Estremo Oriente all&#8217;Ateneo di Roma. Nel 1933 fonda l&#8217;Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente. “L&#8217;attenzione rivolta anche agli aspetti politico-economici è documentata, oltre che dalle numerose pubblicazioni dell&#8217;Istituto come i periodici <em>Bollettino dell&#8217;Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente </em>(1935) e <em>Asiatica </em>(1936-1943), dallo specifico interesse di Tucci per la geopolitica dell&#8217;Asia in un periodo cruciale della sua storia, e dalla sua amicizia personale con Karl Haushofer, che invita a tenere importanti conferenze su questa materia. Tucci concentra i suoi viaggi di ricerca nella vasta regione himalayana, quale naturale crocevia storico fra tutte le diverse culture dell&#8217;Asia, raccogliendo sistematicamente materiale archeologico, artistico, letterario, di documentazione storica e altro. Risultati eccezionali vengono così ottenuti dalle sue lunghe spedizioni in Tibet fra il 1929 e il 1948, anno in cui l&#8217;Is.M.E.O. riprende in pieno la sua attività postbellica sotto la sua diretta presidenza, destinata a durare fino al 1978. Tra il 1950 e il 1955 egli organizza nuove spedizioni in Nepal, seguite dalle campagne archeologiche in Pakistan (&#8217;56), in Afghanistan nel (&#8217;57) ed in Iran (&#8217;59). Sempre nel 1950 avvia il prestigioso periodico in lingua inglese <em>East and West</em>, e nel 1957 fonda il Museo Nazionale di Arte Orientale di Roma. Tra i suoi numerosi ed importanti scritti ricorderemo solamente, sia i sette volumi di <em>Indo-tibetica </em>(Accademia d&#8217;Italia, 1932-1942) che i due di <em>Tibetan Painted Scrolls </em>(Libreria dello Stato, 1949) per la loro ampiezza documentaria, e la <em>Storia della filosofia indiana </em>(Laterza, 1957) per la sua portata innovativa, specie per quanto riguarda la logica indiana. Ma Giuseppe Tucci ci ha soprattutto trasmesso la sua appassionata ed intelligente dimostrazione dell&#8217;unità culturale dell&#8217;Eurasia, e una lucida consapevolezza del fatto che, giunti come siamo ad un capolinea della storia, essa dovrà tradursi anche in un&#8217;effettiva unità geopolitica”. (Alessandro Grossato, <em>Giuseppe Tucci </em>, in http://www.ideazione.com/settimanale/78-20-12-2002/78tucci.htm).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[3] </strong>L’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente venne fondato nel 1933 su iniziativa del tibetologo Giuseppe Tucci e di Giovanni Gentile, che ne assunsero rispettivamente la vicepresidenza e la presidenza, con lo scopo di “promuovere e sviluppare i rapporti culturali fra l&#8217;Italia e i paesi dell&#8217;Asia Centrale, Meridionale ed Orientale ed altresì di attendere all&#8217;esame dei problemi economici interessanti i Paesi medesimi”.<br />
Nel 1995 l’Ismeo è stato accorpato all’Istituto Italo Africano (IIA) dando origine all’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO), che ne ha raccolto l’eredità e gli scopi culturali nonché la prestigiosa biblioteca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[4] </strong>Confronta Alessandro Grossato, <em>Il libro dei simboli. Metamorfosi dell’umano tra Oriente e Occidente </em>, Mondadori, 1999.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[5] </strong>A. Grossato, <em>op. cit. </em>, p.10.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[6] </strong>Haushofer venne invitato dall’ISMEO per una seconda conferenza, che si tenne il 6 marzo 1941. Il testo della conferenza “Lo sviluppo dell’ideale imperiale nipponico” è, attualmente, in corso di stampa per le Edizioni all’insegna del Veltro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[7] </strong>“Il leader degli Eurasiani giapponesi era il principe Konoe, uno dei politici più in vista del Giappone d’anteguerra, primo ministro dal 1937 al 1939 e dal 1940 al 1941; ministro di Stato nel 1939; membro di gabinetto nel 1945 del principe Hikasikuni (gabinetto che firmò la capitolazione e fu, pressoché interamente, arrestato dagli Americani). Konoe era sostenitore della maggiore integrazione possibile con la Cina, dell’unione con la Germania ed era un risoluto avversario della guerra contro l’Unione Sovietica (il patto di non aggressione fu firmato quando egli era primo ministro). Konoe odiava gli Americani e si suicidò nell’autunno del 1945 alla vigilia del suo arresto. Ancora oggi, egli gode di una grande notorietà in Giappone e la sua personalità suscita sempre rispetto”. (da una lettera del nippologo russo Vassili Molodiakov al geopolitico e filosofo Alexander Dughin, pubblicata in <em>Elementy</em>, n.3 &#8211; http://www.asslimes.com/documenti/mondialismo/giappone.htm).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[8] </strong>Kitabatake Chikafusa (1293-1354), nell’opera classica (<em>Jinnoshiki</em>) del pensiero politico giapponese, fissava, in coerenza con la tradizione shintoista, i principi di legittimità della discendenza imperiale.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/haushofertucci.html' addthis:title='La lezione di Karl Haushofer e la discreta presenza di Giuseppe Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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