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	<title>Centro Studi La Runa &#187; etruschi</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 13:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 3 al 5 dicembre 2010 si è svolto il diciottesimo Convegno organizzato dalla Fondazione per il Museo “Claudio Faina” di Orvieto, dedicato a “La Fortuna degli Etruschi nella Costruzione dell’Italia Unita”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-riscoperta-degli-etruschi-e-il-risorgimento-dellitalia.html' addthis:title='La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7243" style="margin: 10px;" title="annaliXVIsitocop_1361" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/annaliXVIsitocop_1361.jpg" alt="" width="170" height="236" />La  Fondazione per il Museo “Claudio Faina” di Orvieto è nota, oltre che per le preziose raccolte del proprio museo – sito di fronte a quel gioiello dell’arte italiana, capolavoro dell’architettura gotica, che è il Duomo di questa vetusta città etrusca –, per il prestigio dei suoi convegni reso possibile dal livello del dibattito che li ha sempre caratterizzati. Incominciati nel 1980, essi sono divenuti un appuntamento di rilievo per l’archeologia italiana, animati da studiosi di grande prestigio e seguiti da un pubblico qualificato composto di archeologi affermati, da giovani promettenti studiosi e da studenti universitari alle loro prime esperienze di ricerca. Anche per me divenuti un irrinunciabile appuntamento annuale, voglio ricordare i due precedenti convegni dedicati rispettivamente a “<em>Gli Etruschi e Roma. Fasi monarchica e alto-repubblicana</em>” e a “<em>La grande Roma dei Tarquini</em>”, sui quali conto di ritornare prossimamente per recensirne gli Atti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7244" style="margin: 10px;" title="annaliXVII_1844" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/annaliXVII_1844.jpg" alt="" width="170" height="240" />Quanto mai azzeccata la scelta del tema di quest’anno, anticipando, di fatto, le celebrazioni collegate al 150° anniversario della costituzione dello Stato unitario. Difficilmente sembrerebbe concepibile l’esistenza di un legame che colleghi gli Etruschi all’Unità d’Italia, mentre nota è la relazione fra gli studi e le ricerche archeologiche dedicate a questo popolo e la dinastia medicea i cui esponenti divennero <em>Duces Etruriae</em>. Dal 3 al 5 dicembre 2010 si è svolto il diciottesimo Convegno dedicato a “<em>La  Fortuna</em><em> degli Etruschi nella Costruzione dell’Italia Unita</em>”. Esisteva un legame a volte sottile altre anche ‘fisico’: archeologi e studiosi che contemporaneamente erano patrioti attivi (ricordiamo Francesco Orioli, Ariodante Fabretti e Achille Gennarelli, partecipi della gloriosa esperienza della Repubblica Romana) ovvero patrioti divenuti archeologi come Isidoro Falchi, al quale si deve la scoperta di Vetulonia; circoli letterari che si occupavano sia dell’attività politica patriottica sia della ricerca archeologica, come quello che si riuniva intorno ai coniugi Gozzadini (Giovanni e Maria Teresa Serego Alighieri, legati alle scoperte di Marzabotto e agli scavi di Villanova di Castenaso, con i quali iniziarono la conoscenza della civiltà Villanoviana, risalente all’età del ferro), il cui salotto culturale era arricchito dalla presenza di personaggi come Marco Minghetti, Aleardo Aleardi, <a title="Giosue Carducci" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giosue-carducci">Giosue Carducci</a>, Francesco Paolo Perez, Almerico da Schio e molti altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-7245 alignright" style="margin: 10px;" title="lacittadella41_42" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lacittadella41_42-223x300.png" alt="" width="223" height="300" />Gli Etruschi erano visti come i primi unificatori dei popoli italici avanti la conquista romana e grande successo avevano le opere di Giuseppe Micali dedicate agli antichi popoli della nostra penisola. I popoli di Ausonia, dall’antico nome poetico dell&#8217;Italia; e “Ausonia” fu anche il nome dato a una nuova loggia massonica nel 1859. Il Fascio etrusco fu adottato come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della libertà italica. Va peraltro ricordata anche l’istituzione in Vaticano del museo Etrusco prima e di quello Egizio poi (1837-39), che oltre a collocare Gregorio XVI nella tradizione dei papi mecenati e antiquari, dimostra l’attenzione e l’ascolto all’evolversi della cultura e dell’antiquaria laica, con conseguente, consapevole e mirata, risposta culturale e politica insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Non prive d’interesse le vicissitudini della Collezione Campana, legata a doppio filo a quelle di Giovanni Pietro Campana, Direttore del Monte di Pietà di Roma dal 1833 al 1857. Nel 1854,  a causa di gravi problemi finanziari, fu costretto a impegnare la sua collezione di gioielli e, con la garanzia delle altre collezioni, contrattò successivamente numerosi prestiti. Purtroppo la situazione gli sfuggì presto di mano e Campana iniziò a ricorrere a pratiche illegali che lo portarono all’arresto e successiva condanna, così che per pagare i debiti, l’intera collezione, circa 15.000 pezzi, sarà venduta all’asta e dispersa fra Russia (i pezzi migliori sono all’<em>Ermitage</em> di San Pietroburgo), Francia, Inghilterra, Svizzera e Italia. Fortunatamente tutt’altro fu il corso degli eventi per la Collezione Casuccini di Chiusi, che grazie al neonato Regno d’Italia, dopo il mancato acquisto da parte del Museo Archeologico fiorentino, per mancanza di fondi sufficienti, fu acquistata per il Museo Archeologico di Palermo proprio per il peculiare legame che univa la civiltà etrusca con l’Italia, l’antica <em>Terra Italiae</em>, che era particolarmente vivo e sentito nell’Ottocento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.it/gp/product/1440060401/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1440060401" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7247" style="margin: 10px;" title="cities-and-cemeteries-of-etruria" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cities-and-cemeteries-of-etruria.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Nella temperie risorgimentale dettero il loro contributo diretto o indiretto personaggi stranieri amanti dell’Italia e delle sue <a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> (leggi bellezze). Il più noto dei quali è senz’altro Georges Dennis, il “Pausania dell’Etruria”, che nel suo <a href="http://www.amazon.it/gp/product/1440060401/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1440060401"><em><em>The cities and cemeteries of Etruria</em></em></a>, denso di notizie sui luoghi abitati dagli Etruschi (ancora oggi quadro insuperato di un paesaggio che in molti casi non esiste più, un classico dell’etruscologia e della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> inglese), consiglia a chi vuole visitare l’Etruria di leggere intensamente le storie di Livio e di altri autori latini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo le relazioni del Convegno, comprese quelle dei relatori assenti per impedimenti involontari perché speriamo e presumiamo che i loro contributi non mancheranno nella pubblicazione degli Atti: Carmine Ampolo, <em>Le nazioni italiane e gli Etruschi nell’opera di Carlo Denina</em>; Paolo Desideri, <em>Gli Etruschi di Giuseppe Micali fra antiquaria e ideologia politica</em>; Giovanni Colonna, <em>Lo studio degli Etruschi e il Risorgimento italiano</em>; Armando Cherici, <em>“Mirari vos”: la politica museale di Gregorio XVI tra storia e</em> <em>antistoria</em>; Roberto Macellari, <em>Gaetano Chierici e la questione nazionale</em>; Alessandro Mandolesi, <em>Etruschi e Piemonte sabaudo: dalla diffusione del gusto “all’etrusca” al collezionismo archeologico</em>; Giovannangelo Camporeale, <em>Isidoro Falchi e le questioni di Vetulonia e Populonia</em>; Mario Torelli, <em>Il mito degli Italici nell’Italia risorgimentale</em>; Stefano Bruni<em>, Capponi, Viesseux, Capei e gli Etruschi. Gli scavi della Società Colombaria e il Museo Etrusco di Firenze</em>; Adriano Maggiani, <em>1859-1861: le ricerche della Società Colombaria a Sovana e a Chiusi</em>; Giulio Paolucci, <em>“Scopritore di tali magnificenze sepolcrali che renderanno immortale il di lui nome”. Nuovi dati sulla collezione Casuccini di Chiusi</em>; Françoise Gaultier, <em>La dispersione della Collezione Campana negli anni dell’unificazione politica dell’Italia</em>; Giuseppe M. Della Fina, <em>La nuova Italia e i beni archeologici: il caso della scoperta delle tombe Golini I e II</em>; Stephan Steingräber, <em>George Dennis e la sua opera nell’ambito dello sviluppo dell’Etruscologia nell’Ottocento</em>; Filippo Delpino &#8211; Rachele Dubbini, <em>Pietro Rosa e la tutela delle antichità a Roma tra il 1870 e il 1875</em>; Maria Bonghi Jovino, <em>La scuola archeologica di Pompei e le due anime dell’archeologia risorgimentale</em>; Maurizio Harari, <em>Giosue Carducci e i selvaggi di Villanova</em>; Giuseppe Sassatelli, <em>Bologna: il carnevale degli Etruschi e l’identità cittadina</em>. Atti che puntuali troveremo ad attenderci in occasione del prossimo Convegno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Last but not least</em>, è da ricordare la presentazione in anteprima ai partecipanti al Convegno, presso il Museo Archeologico Statale di Orvieto, dell’allestimento della sezione dedicata agli scavi di Campo di Fiera: il presumibile sito del Fanum Voltumnae.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">[Originariamente pubblicato in <em>La Cittadella</em>, 41-42 n.s. [<em>Il nostro 150°, Risorgimento e Romanità</em>], genn.-mar./apr.-giu. 2011, 126-130].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-riscoperta-degli-etruschi-e-il-risorgimento-dellitalia.html' addthis:title='La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’Origine secondo Giandomenico Casalino</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 10:12:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una pubblicazione delle Edizioni Arya in cui l’autore, usando il linguaggio di Platone, Hegel e Heidegger, ripercorre la fenomenologia dello spirito indoeuropea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99origine-secondo-giandomenico-casalino.html' addthis:title='L’Origine secondo Giandomenico Casalino '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-5397" style="margin: 10px;" title="casalino-origine" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/casalino-origine1.jpg" alt="" width="250" height="352" />È con vero piacere che ci apprestiamo a recensire una nuova pubblicazione delle Edizioni Arya di Genova, per le quali un caro amico come <a title="Giandomenico Casalino" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/giandomenico-casalino/">Giandomenico Casalino</a> ha prodotto un saggio di notevole spessore in continuità con la propria dimensione ideale, caratterizzata da sempre da cristallina tradizionalità ed autentica adesione allo spirito arcaico delle radici della civiltà indoeuropea. Il saggio in questione, infatti, si intitola appunto <em>L’Origine</em>, in cui l’autore, usando il linguaggio di tre grandi autori della filosofia occidentale – <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, Hegel e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> – ripercorre il filo d’Arianna, anche nelle diverse e non sempre facili trame della tradizione classica e di quella ermetico-alchimica, di una fenomenologia dello spirito indoeuropea che tende alla riscoperta del fondamento della stessa, dell’Inizio, dell’irraggiamento e della realizzazione della stessa, cioè quel percorso maieutico attraverso il quale ogni Ente fissando magicamente il proprio archetipo lo ritrova e lo trasmuta, manifestandolo vivamente, in sé, in sé ritrovandolo, con se stesso identificandosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/tradizione-classica-ed-era-economicistica/8241" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5402" style="margin: 10px;" title="tradizione-classica-ed-era-economicistica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tradizione-classica-ed-era-economicistica.jpeg" alt="" width="200" height="342" /></a>E’ il percorso tanto culturale, quanto identitario ed esistenziale che ripercorre ciò che l’Autore, riferendosi ad Hegel nella sua introduzione (pag. 9), definisce acutamente “circolo ermeneutico”, perché proprio in codesto indirizzo abbiamo individuato, secondo la nostra personale visione, le radici prime ed ultime di questo nuovo saggio del Casalino. Abbiamo, infatti, ritrovato la matrice di un’opera di riconoscimento ontologico della nostra Tradizione Europea, che è anima multiforme e multiculturale, ma Spirito prettamente e, con Plotino, assolutamente Unitario, senza le lacerazioni tipiche del mondo asiatico o semitico-cristiane o le loro assolutizzazioni monistiche. Viene rievocata l’organica Unità della Molteplicità, come espressione autenticamente metafisica dell’Essere e della sua manifestazione”: la Ragione è lo sguardo totale e onnicomprensivo che vede il Tutto e non nega le parti in conflitto…essa, la parte, è vista quale momento, fase del viaggio verso il Risultato che è l’Assoluto cioè l’Idea”(pag. 83).</p>
<p style="text-align: justify;">La civiltà indoeuropea per il Casalino supera il dualismo religioso, ponendo il Divino nel Mondo ed allo stesso tempo al suo Principio, superando, altresì, la farsesca dicotomia moderna “teismo-ateismo” (in cui purtroppo ricadano spesso non tutti ma molti ambienti del tradizionalismo contemporaneo, principalmente legati alla Romanità, in perfetta negazione dell’idealità a cui si riferiscono) che è l’espressione di un “processo dialettico paralizzante interno alla cultura astratta del monoteismo creazionistico e potenzialmente ateo” (pag. 61): questa è una dialettica che non deve interessare l’uomo spiritualmente <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>, perché egli si pone non a valle, ma in cima, all’Inizio, in Origine ed ad Ella tende per tutto il corso della sua umana esistenza, seguendo la pratica trasfigurante del <em>omòiosis theò</em>, cioè della divinizzazione dell’umano, dell’identificazione del Sacro che pervade egualmente l’Uomo ed il Mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-radici-spirituali-delleuropa-romanita-ed-ellenicita/8242" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5403" style="margin: 10px;" title="radici-spirituali-europa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/radici-spirituali-europa.jpeg" alt="" width="200" height="348" /></a>Pertanto, la lettura del saggio in questione può essere intesa quasi come un’iniziale, propedeutica reminiscenza noetica, di che cosa della dimensione arcana e trascendente della Tradizione Classica, tramite il linguaggio della filosofia, ci sia permesso comprendere, almeno parzialmente. In ciò uno dei pregi della pubblicazione, anche nella forma assunta dalla scrittura, che spesso si configura quasi come un insieme di aforismi, di improvvisi lampeggiamenti, di fugaci riferimenti, che il lettore deve cogliere fulmineamente, internamente, senza concedere spazio alla razionalizzazione dell’assunto, senza cerebralizzazione delle Idee ivi contenute. Il Casalino in questo, come in una sua precedente opera dedicata al pensiero hegeliano, ha il pregio di non scadere nell’interpretazione analitica o nella mera raccolta o catalogazione di eventi storici, anche se in alcune parti del testo – particolarmente nell’Appendice dedicata ad Apollo e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> – tale codificazione rapsodica sembra quasi forzata, umanamente voluta e non divinamente ispirata.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal punto, la nostra attenzione  si rivolge ad un aspetto particolare della trattazione del Casalino, che spesso appare nei precedenti libri o in molti suoi saggi, e cioè il rapporto tra la civiltà etrusca ed il mondo <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a> e Romano in particolare. Notoriamente il Casalino aderisce alla visione prospettata da <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, in riferimento alle tesi, tra i tanti, di Bachofen e di Dumezil, di un radicale antagonismo tra le due visioni del mondo; in questo caso, però,  anche se sinteticamente, inquadra la <em>quaestio</em> verso un indirizzo diverso, che è quello più profondo di una semplice analisi storico-archeologica o di geopolitica antica, cioè verso una dimensione magico-operativa, la quale era il riferimento principale a cui si riferiva <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> nella sua differenzazione tra Diritto Augurale ed <a title="Etrusca Disciplina" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusca-disciplina.html">Etrusca Disciplina</a>. Non deve negarsi un indubbio apporto degli Etruschi nelle vicende che videro la nascita e lo sviluppo di Roma, fino agli ultimi accadimenti dell’Impero, con la presenza di un’aristocrazia, di una cultualità e di una ritualità propria, come nel caso dell’Aruspicina, ma giustamente il Casalino pone l’accento sulla diversa impostazione del sistema augurale romano, volto, non alla predizione di un ipotetico futuro, ma sul consenso Divino a ciò che già si è deciso di intraprendere. Magicamente, si osservi esservi disposizioni assolutamente differenti, afferenti le prime ad una dimensione ricettiva, isiaca e femminile, la seconda attuando l’<em>imperium</em> della Potenza e dell’affermazione e, per chi lo comprende, non è assolutamente lo stessa cosa! Ed è assolutamente normale che le due sfere nella Romanità – non solo con l’<a title="Etrusca Disciplina" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusca-disciplina.html">etrusca disciplina</a>, ma con tutte le spiritualità ed i culti che sono convenuti in Ella – si ritrovino in diversi ambiti ed in diverse fasi della sua millenaria storia, come eterno sviluppo del femminile nel maschile, come superamento eroico ed attivo, gli opposti non annullandosi ma sublimandosi, realizzando quella dimensione solare a cui non si accede senza una propedeutica maieutica lunare, comprese le mitiche ed arcane divinità femminili dei primordi: tutto ciò è Storia di Roma, ma è in questi frangenti che si comprende quanto il senso arcano della Tradizione Classica possa essere così intimamente connesso con la Tradizione Ermetica e l’Alta Magia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/res-publica-res-populi/6146" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5408" style="margin: 10px;" title="res-publica-res-populi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/res-publica-res-populi.jpeg" alt="" width="200" height="274" /></a>A testimoniare la bontà dell’intuizione dell’Autore non chiameremo <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, che tali profondità le “vedeva” come un vero mago (riportiamo un commento privato di <a title="Massimo Scaligero" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimo-scaligero/">Massimo Scaligero</a>), ma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, col suo <em>De Divinatione</em>, nella sua interezza, ci si intenda, senza stralciare i passi a noi più comodi e per rappresentare un pensiero che lo stesso sull’argomento non ha mai avuto (“come bisogna addirittura adoperarsi per diffondere la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> che è connessa con la conoscenza della natura, così bisogna estirpare tutte le radici della superstizione. Essa incalza e preme e, dovunque tu ti volga, ti perseguita, sia che tu abbia dato ascolto a un indovino, sia a un detto casuale, sia che abbia compiuto un sacrificio o abbia veduto un uccello, o abbia appena scòrto un caldeo, un arùspice, o abbia visto lampi o udito tuoni, o un luogo sia stato colpito dal fulmine, o sia nato o si sia prodotto qualcosa di simile a un prodigio” LXXII 149) e soprattutto l’antico alchimista Zosimo di Panopoli che nel <em>Commentario alla Lettera Omega</em>, argomentando sulla fugacità del Fato e le pratiche di bassa astrologia o magia (“…l’uomo spirituale, che riconosce se stesso, non deve raddrizzare nulla per mezzo di esse, neppure se pensa che sia giusto, né deve far violenza alla Necessità, ma la deve lasciare agire secondo la sua natura e la sua determinazione” in <em>Visioni e Risvegli </em>p. 151, BUR), esplicita una propensione al Sacro assolutamente diversa, assolutamente indoeuropea, che recepisce il Divino nella Natura, negli Astri e nel Mondo, ma a se stesso impone la propria Volontà Vivente, che è in accordo con quella degli Dei, non in sottomissione con Essi.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, non possiamo non elogiare le Edizioni Arya di Genova, le quali hanno curato l’aspetto grafico della pubblicazione in maniera davvero egregia, con didascalie pregnanti e inerenti perfettamente al testo in riferimento. E’ un saggio, questo di <a title="Giandomenico Casalino" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/giandomenico-casalino/">Giandomenico Casalino</a>, che consigliamo vivamente agli studiosi di filosofia antica e non, di Metafisica Occidentale, di civiltà antiche e culti misterici, a coloro che superano lo stadio pur essenziale della cultura; a coloro che per hobby o per passatempo si travestono da tradizionalisti della domenica o che vivono la Tradizione come un’esposizione pur altamente erudita del proprio Ego, questo libro risulterà assolutamente muto e privo di alcun significato!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Giandomenico Casalino, <em>L’Origine</em>, Edizioni Arya Genova 2009 pag. 110, € 18,00.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblicato su <em>Vie della Tradizione</em> n. 154, Gennaio-Aprile 2010.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99origine-secondo-giandomenico-casalino.html' addthis:title='L’Origine secondo Giandomenico Casalino ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La popolazione nordica di Roma antica</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hans Friedrich Karl Günther</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-popolazione-nordica-di-roma-antica.html' addthis:title='La popolazione nordica di Roma antica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Gli eredi del potere in tutta la zona mediterranea antica furono alla fine i romani, anch&#8217;essi di sangue nordico. Già verso il 2000 a.C. le costruzioni palafitticole dell&#8217;Italia settentrionale mostrano &#8220;caratteristiche che indicano influenze provenienti dal Nord delle Alpi, caratteristiche osservabili anche nel modo di vita generale. Gli immigrati abitavano villaggi protetti da zone lagunari e incineravano i loro morti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4822" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><img class="size-full wp-image-4822" title="urna-biconica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/urna-biconica.jpg" alt="Urna biconica da Vulci, necropoli dell'Osteria, IX sec. a.C. Musei Vaticani." width="224" height="300" /><p class="wp-caption-text">Urna biconica da Vulci, necropoli dell&#39;Osteria, IX sec. a.C. Musei Vaticani.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sia lo stile delle loro terrecotte che la pratica dell&#8217;incinerazione dei cadaveri indicano una provenienza nordica. L&#8217;archeologia degli stanziamenti palafitticoli dell&#8217;alta Italia ha rivelato che la popolazione era sia dolicocefala che brachicefala; e ciò può essere spiegato assumendo che la popolazione proveniente dal Nord &#8211; che paraticava l&#8217;incenerazione dei cadaveri e che perciò non lasciò dietro di sé tracce scheletriche &#8211; si istallò come classe dirigente su degli aborigeni estide-occidentali. Si trattò forse di una qualche stirpe italica che fece da avanguardia alla massiccia penetrazione italica che doveva seguire? Si trattò forse degli oschi (sanniti) e degli umbri? Comunque, i villaggi palafitticoli dell&#8217;alta Italia erano organizzati in modo molto ordinato, come poi lo fu la &#8220;Roma quadrata&#8221;. Ai ponti che portavano sulla terraferma si collegavano figure religiose, che forse diedero luogo alla denominazione di <em>pontifex</em>, poi adottata dalla principale figura religiosa a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immigrazione italica massiccia, che poi portò alla fondazione di Roma, venne dopo, &#8220;nell&#8217;età del bronzo&#8221;  La forma delle terrecotte indica una sede primigenia che doveva stare nella Germania centrale; e lo stesso viene indicato da diversi studi linguistici. Secondo Much (2) &#8220;Che gli itali (<em>italici</em>) provenissero da Nord delle Alpi, è una conclusione obbligata quando si considerino le loro relazioni di parentela con i popoli del Nord&#8221;. In ragione della stretta parentela fra l&#8217;italico, il celtico e il germanico, e di quest&#8217;ultimo con il greco, la scienza delle lingue deve obbligatoriamente arrivare alla conclusione che ci fu nella preistoria una zona di contatto fra le popolazioni che parlavano queste lingue (o per lo meno fra i popoli dai quali italici, <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">celti</a>, ecc. poi derivarono): si pensa che la Boemia o la Moravia possano essere state questa zona di contatto. La migrazione degli italici verso l&#8217;Italia ebbe luogo a partire dal medio Danubio attraverso i passi più bassi delle Alpi orientali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-nascita-di-roma/38" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4824" style="margin: 10px;" title="la-nascita-di-roma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-nascita-di-roma-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Il percorso delle forme culturali italiche è descritto da Schuchhardt: &#8220;Questa cultura si propaga lungo l&#8217;Adriatico, attraversa il medio Appennino e poi segue il Tevere fino a Roma; e a essa corrispondono le sepolture preromulee del Foro. Un altro gruppo si mantenne più a Nord per raggiungere Tarquinia nell&#8217;Etruria meridionale; ma le propaggini culturali italiche si riscontrano anche a Est degli Appennini, fino a Tarante&#8221;. È importante il fatto che questa nuova cultura gira attorno all&#8217;Etruria; ovviamente perché lì c&#8217;erano degli stati consolidati che fecero resistenza. E difatti l&#8217;Etruria era un&#8217;unità culturale antica e consolidata (cfr. cap. 7).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si considera la storia romana nel suo insieme, se ne riceve l&#8217;impressione che le popolazioni nordiche arrivate in Italia &#8211; e che dopo si prepararono a fondare un impero mondiale &#8211; non dovevano essere molto numerose in confronto agli aborigeni non-nordici. Ma le stirpi nordiche (<em>gentes</em>), dotate di una volontà di ferro e di abitudini semplici e guerriere, imposero e mantennero la loro fisionomia romana fino a tempi molto tardi, quando ancora gli uomini appartenenti alla razza creatrice risaltavano come dotati di una durissima capacità di azione. I romani ci appaiono ancora più nordici dei greci, in ragione della loro grande serietà &#8211; le qualità romane della <em>gravitas </em>e <em>virtus </em>- nonché della posizione molto libera della donna. Ancora nei tempi della tarda romanità valeva quanto ha da dire Giuffrida-Ruggieri: &#8220;Nella tranquillità e nella crescita silenziosa del popolo romano, i discendenti delle stirpi nordiche allevarono quegli uomini acuti e capaci di violenza che noi riconosciamo di tempo in tempo nella storia romana&#8221; (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Dai tempi semimitici dei re di Roma ci sono tramandati molti degli aspetti caratteristici della lotta dei primi intrusi nordici contro gli etruschi per il dominio dell&#8217;Italia. È lecito supporre che anche gli etruschi, con la scomparsa della loro classe dirigente nordica, avessero perso i loro più validi condottieri. Probabilmente, nel popolo etrusco le componenti estidi e levantine avevano preso sempre più il sopravvento; e gli etruschi degli ultimi tempi rivelavano una sensualità di tipo levantino, venendo altresì descritti dai romani come obesi e pingui. Erano anche additati come esempi di avanzata degenerazione etica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le testimonianze storiche più antiche che si abbiano sui romani si riferiscono alle lotte contro le altre stirpi nordiche (umbri, oschi, sanniti, sabelli, sabini) e la loro annessione. Gli umbri, nei quali si ha forse da vedere l&#8217;avanguardia della penetrazione nordica in Italia, avevano già fondato uno stato nella zona dello sbocco del Po.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima costituzione romana, come già quella spartana, ci da un&#8217;immagine esatta della stratificazione razziale: i 300 patrizi, che da soli costituivano lo stato romano, corrispondevano alle 300 stirpi latine, che erano quelle dei conquistatori nordici: i plebei, mancanti di ogni diritto politico, erano le popolazioni autoctone, di razza prevalentemente occidentale anche se già misti di estide, dinarico e levantino. Patrizi e plebei, inizialmente, non costituivano una contrapposizione di classi sociali, ma una separazione razziale: i plebei erano i discendenti di genti liguri e iberiche, prevalentemente di razza occidentale. Rimangono delle indicazioni secondo le quali i plebei erano retti da istituzioni matriarcali; mentre i patrizi di razza nordica avevano usi patriarcali, sui quali si insiste in modo particolare nelle loro leggi (<em>patria potestas</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4823" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4823" title="urna-a-capanna" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/urna-a-capanna.jpg" alt="Urna a capanna da Castel Gandolfo - Montecucco, tomba A. Prima metà del IX sec. a.C. Musei Vaticani" width="300" height="288" /><p class="wp-caption-text">Urna a capanna da Castel Gandolfo - Montecucco, tomba A. Prima metà del IX sec. a.C. Musei Vaticani</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;educazione alle virtù civiche e le abitudini semplici e guerriere che erano proprie degli antichi romani ricordano sotto molti aspetti le costumanze nordiche pure documentate per l&#8217;Islanda nei secoli X e XI; e perfino nelle espressioni verbali della lingua latina si è trovato molto in comune con quelle usate nelle saghe islandesi. C&#8217;è poca informazione sulla storia delle popolazioni locali preromane; comunque sembra che esse mancassero completamente della dura volontà e del senso di decisione dei romani. I romani biondi non si fidavano delle genti scure: il detto &#8220;Romano, non ti fidare di chi è &#8216;nero&#8217;&#8221; (<em>hic niger est; hunc tu, Romane, caveto!</em>), del quale da notizia Grazio (<em>Saturnali</em>, I, 4, 85) risale probabilmente ai primi tempi della romanità, con le sue contrapposizioni nordico-occidentali. Naturalmente, Grazio non poteva ormai sapere quale fosse l&#8217;origine di questo adagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scopi eugenetici erano raggiunti con l&#8217;uccisione dei nati deformi, comandata dalle legge delle dodici tavole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo sembra che avesse condotto ad abusi; e difatti le leggi romane posteriori tesero a favorire la prolificità, pur senza dimenticare le misure eugenetiche. Ancora Seneca (2) scriveva: &#8220;Noi affoghiamo i deboli e i deformi. Non è la passione, ma la ragione, che ci indica che chi è valido deve essere distinto da chi non lo è&#8221;; ma ai tempi di <a title="Seneca" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/lucio-anneo-seneca">Seneca</a> (circa 41 d.C.) sembra che questo fosse più un consiglio che la descrizione di una pratica fattuale. A idee eugenetiche consapevoli arrivarono alcuni romani soltanto quando la denordizzazione e la degenerazione avevano ormai acquisito proporzioni incurabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge delle dodici tavole, che costituisce il documento primordiale del diritto romano, è il risultato di una regolamentazione giuridica delle relazioni fra patrizi e plebei. Sotto la repubblica ci furono i primi cambiamenti importanti nella stratificazione sociale. Il console P. Valerius Poplicola fece passare leggi mirate ad assicurargli la simpatia della plebe; con la conseguenza che nel senato penetrarono molti arricchiti che non erano di sangue patrizio (510 a.C.). Ci furono lotte fra la due stratificazioni sociali, ci furono dei giovani patrizi che proposero di ristabilire la monarchia, i plebei si ritirarono sul Monte Sacro per costringere lo stato ad accettare le loro pretese, le stirpi patrizie finirono anch&#8217;esse per essere divise da litigi; e finalmente fra patrizi e plebei si arrivò ad accordi di compromesso che però significarono l&#8217;inizio della mescolanza razziale. Nel 445 a.C. la <em>lex Canuleia de connubio </em>rese legali i matrimoni fra patrizi e plebei. Prima, i figli di matrimoni misti appartenevano alla <em>pars deterior</em> o, per usare un&#8217;espressione legale tedesca antica, alla &#8221;<em>argeren Hand</em>&#8221; ['colui che è sottomesso']; e così il sangue della classe superiore era mantenuto puro. In seguito, i figli vennero ad appartenere alla classe del padre; e così il limite fra le razze venne cancellato. E questo, alla lunga, portò anche nella plebe un quantitativo tale di sangue nordico che proprio fra i plebei poterono insorgere famiglie di eccellente mentalità nordica, che ebbero una notevole influenza nella nobiltà burocratica (<em>nobilitas</em>) fino ai tempi delle guerre puniche.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4825" class="wp-caption alignleft" style="width: 275px"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-porcio-catone"><img class="size-medium wp-image-4825" title="catone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/catone-265x300.jpg" alt="Marco Porcio Catone (234 a.C. – 149 a.C.) " width="265" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Porcio Catone (234 a.C. – 149 a.C.) </p></div>
<p style="text-align: justify;">Il progressivo cambiamento della costituzione romana può essere riportato ai cambiamenti che seguirono nella stratificazione razziale. Il sangue nordico si inaridiva lentamente; nordici erano soprattutto i guerrieri che combattevano e morivano per la grandezza di Roma; e i funzionari che amministravano le terre conquistate. Il confronto con i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">celti</a>, genti nordiche che irrompevano dal Nord, portò a lunghissime guerre nelle quali si scontrarono le rispettive classi dirigenti, nordiche da una parte e dall&#8217;altra. Il sangue nordico si disperse al servizio della patria. Catone fu un genuino romano (morto nel 149 a.C., appartenente all&#8217;alta nobiltà, egli fu maestoso, un grande patriota e un genuino uomo di stato e combattente nordico). Secondo Plutarco (e anche secondo una certa poesia canzonatoria) egli era biondo e aveva gli occhi azzurri; ma è possibile che già ai suoi tempi il tipo nordico non fosse più tanto abbondante, nomi paleoromani, che venivano scelti per indicare i tratti nordici delle persone (come <em>Fulvius</em>, <em>Flavus</em>, <em>Rufus</em>, ecc.) continuarono a essere usati anche dopo, per inerzia, oppure proprio perché nei tempi di decadenza i capelli biondi erano divenuti così rari. È probabile che le guerre civili abbiano contribuito parecchio alla distruzione dello strato nordico, perché in ambedue i campi a cadere erano ogni volta i dirigenti nordici, oppure rimanevano vittime della vendetta dei vincitori. E&#8217; ben noto come Mario, dirigente dello strato plebeo, dopo aver vinto Siila (il duce della nobiltà, che Plutarco ci descrive come biondo dagli occhi azzurri), avesse fatto strangolare moltissimi uomini eminenti della nobiltà; come Silla, più tardi, si fosse vendicato nella stessa sanguinaria maniera contro i dirigenti a lui ostili. I casati nobiliari della Roma antica si estinsero anche perché, sotto la pressione di una alta tassazione, riducevano sempre più la loro discendenza attraverso una limitazione consapevole delle figliolanza. I Fabi si erano dovuti dare una legge privata secondo la quale bisognava obbligatoriamente allevare ogni bambino nato nel loro casato. Ma la malaria, le guerre, le guerre civili, la dissoluzione etica e l&#8217;estensione del potere su tutto il bacino del Mediterraneo e oltre, non potevano se non diluire sempre di più lo strato nordico, soprattutto quando si consideri che non c&#8217;era più alcuna immigrazione nordica. La diminuzione della classe contadina, come conseguenza delle importazioni di grano provenienti dalle colonie, ebbe conseguenze fatali per il nerbo razziale di Roma (come fu molto più tardi il caso dell&#8217;Inghilterra). Sembra che nei paesi di campagna un salutare tipo nordico si sia mantenuto più a lungo che altrove; e perciò la diminuzione della classe contadina comportò una rapida denordizzazione e degenerazione. Eppure, ancora sotto l&#8217;impero, a Roma rimaneva una classe dirigente abbastanza nordica.</p>
<p style="text-align: justify;">La caduta della repubblica coincise con la scomparsa degli ultimi uomini che incarnavano la Roma nordica. La sconfitta di Bruto, di Cassio e dei loro alleati significò il collasso dell&#8217;ideale repubblicano e di quel che rimaneva della nobiltà romana. Avevano assassinato Cesare, capo del &#8220;popolo&#8221;, il che, a quei tempi, significava ormai le classi inferiori urbane. Ma i progetti monarchici di Cesare sopravvissero alla sua morte e trionfarono sugli ideali repubblicani, che non avevano trovato per rappresentarli alcun dirigente valido. Cesare è l&#8217;esempio principe di un uomo dalle immense capacità al servizio della &#8220;vita calante&#8221; di un tempo di decadenza. Egli fu il fondatore dell&#8217;impero romano che, un poco alla volta, come conseguenza della deriva razziale, acquistò i tratti di una monarchia medio-orientale e finì per divenire l&#8217;involucro di lusso di un mondo putrefatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un poco alla volta la nobiltà scomparve dalla vita romana. L&#8217;ultimo a estinguersi fu il casato dei Calpurni, che fino all&#8217;ultimo produsse delle nobili figure (ancora fino alla fine del I secolo d.C.). Gli imperatori non di rado si  vedevano costretti ad accattivarsi il favore del &#8220;popolo&#8221; per mezzo di azioni di violenza contro le persone più nobili che ancora rimanevano. Al posto della contrapposizione razziale arcaica fra patrizi e plebei, ai tempi dell&#8217;impero era intervenuta la contrapposizione fra ricchi e poveri. I vecchi casati rimanevano impoveriti se rifiutavano di entrare nei giri di affari delle grandi città, i quali in tempi imperiali diventarono sempre più scellerati. A partire dal 122 a.C., a fianco della vecchia nobiltà venne accettata anche una &#8216;nobiltà&#8217; del censo, gli <em>equites</em>, maggioritariamente elementi arricchiti provenienti dalle classi inferiori, che già negli ultimi tempi della repubblica eseguivano speculazioni finanziarie e la cui vita privata era particolarmente sensuale. Il loro pessimo esempio fu una delle cause principali della decadenza dei costumi; e le loro manipolazioni finanziarie portarono al logoramento della classe dei liberi &#8211; la classe media romana &#8211; e allo snaturamento etico della classe dei funzionari; al punto che anche Cesare (nella sua <a title="De Bello Gallico" href="http://www.libriefilm.com/la-guerra-gallica/596"><em>De bello gallico</em></a>, I, 39,40) faceva dei commenti sulla loro nefasta influenza. Questi grossi capitalisti comperavano le proprietà terriere e così l&#8217;Italia da terra di contadini passò a essere una di latifondi, mentre grandi estensioni vennero abbandonate (<em>latifundia perdiderunt Italiani</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/opere-politiche-vol-1/6265" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4819" style="margin: 10px;" title="opere-politiche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/opere-politiche-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a>La decadenza dell&#8217;Impero Romano, della quale tanto si è parlato, incominciò in Italia. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana antica, che imponeva la discendenza, era da tampo dimenticata. L&#8217;importazione di schiavi  portò non poco sangue levantino in una terra già impoverita del suo proprio sangue. Le leggi che tentavano di mettere rimedio alla denatalità non attaccavano il male &#8211; la degenerazione dei costumi &#8211; alla sua radice. Allora come adesso, gli strati sociali con le peggiori caratteristiche genetiche erano i più prolifici: e in quel modo si arrivò alla degenerazione e alla denordizzazione, entrambi fattori che resero gli ultimi tempi di Roma così orrendi. Plinio se ne rese conto, ed elogiava i primi tempi di Roma, quando non c&#8217;era ancora bisogno di medici; ma ormai era troppo tardi per una ripresa. Era il <em>proletarius </em>(da <em>proles </em>= figliolanza) a determinare, con la sua vittoria numerica, le circostanze dell&#8217;impero in rovina. Il sangue delle centinaia di migliaia di schiavi e di liberti procedenti da tutti gli angoli del mondo allora conosciuto aveva fatto dell&#8217;impero romano nient&#8217;altro che una discarica razziale. E l&#8217;eliminazione di tutte le barriere razziali fu sancita giuridicamente dalla concessione della cittadinanza a tutti i cittadini liberi dell&#8217;impero (<em>lex Antoniniana</em>). Questa legge fu promulgata nel 212 d.C. sotto Caracalla, figlio di un africano e di una siriaca (Fig. 238), egli stesso una spaventosa figura di degenerato criminale. Questa estensione del diritto alla cittadinanza &#8220;fu salutata con comprensibile giubilo da tutti i proletari dell&#8217;impero, perché adesso il socialismo accattone del governo romano, la distribuzione di granagle, ecc. arrivavano anche alle plebi di quelle città che, attraverso qualche speciale decreto, non avevano ancora ottenuto la cittadinanza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I pochi ancora nobili e consapevoli non potevano se non cercare quella dignità e tranquillità che ancora si potevano conservare in mezzo alla decadenza e al disfacimento generalizzati. Ormai non si poteva intraprendere più niente. Ai migliori fra i romani non rimase se non rivolgersi allo stoicismo, una filosofia diretta al singolo e mirata ad aiutarlo a sopportare un destino opprimente. Lo stoicismo (dovuto a Zenone e a Posidonio), una filosofia della probità, che rifiutava ogni ozioso gioco di parole e insisteva su di una condotta onesta, ma che nel contempo esortava alla tranquillità e alla estraneità dal mondo, probabilmente attrasse quelle genti che ancora in quei tempi di disfacimento avevano una natura nordica e che in mezzo alla dissoluzione dell&#8217;Impero Romano tenevano alla propria dignità. Anche lo scritto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> <em>Dei doveri</em> (<em>De officiis</em>), di ispirazione stoica, rivela una natura virile e nordica in quei tempi crepuscolari.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti da <a href="../waldnernotaintroduttiva.html"><em>Tipologia  razziale dell’Europa</em></a>, Ghénos, Ferrara 2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-popolazione-nordica-di-roma-antica.html' addthis:title='La popolazione nordica di Roma antica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 15:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel suo corposo studio Noi, Celti e Longobardi, Gualtiero Ciola analizzava le testimonianze archeologiche e linguistiche che hanno segnato il territorio della penisola italica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/noi-celti-e-longobardi.html' addthis:title='Noi, Celti e Longobardi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3680" style="margin: 10px;" title="noi-celti-e-longobardi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/noi-celti-e-longobardi.jpg" alt="" width="207" height="290" />Nel 1997 Gualtiero Ciola pubblicava un’opera, poi ristampata, che costituiva un originale punto di riferimento per un’adeguata considerazione delle origini etniche dei popoli italiani. Nel suo corposo studio <em>Noi, Celti e Longobardi</em>, Ciola analizza le testimonianze archeologiche e linguistiche che hanno segnato il territorio della penisola italica, fornendo utili indicazioni per seguire nuovi percorsi di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Ciola è un’opera dal carattere decisamente militante che vuole mostrare le tracce lasciate, soprattutto nei territori settentrionali della penisola, da popolazioni di origine celtica e germanica. Si tratta quindi di un testo particolarmente importante per favorire la ricostituzione di una coscienza identitaria dei popoli padani. Infatti la classe dirigente italiana, soprattutto nell’ultimo mezzo secolo, ha utilizzato massicci flussi migratori di meridionali e di extracomunitari con l’intento di sottoporre la Padania a un processo di denordizzazione che rischia di cancellarne per sempre l’identità etnica.</p>
<p style="text-align: justify;">In una vera e propria controstoria dell’Italia etnica, Ciola col suo libro indica la via della liberazione dai tabù e dai pregiudizi che vengono inculcati dalla cultura di regime, particolarmente insistente nel contesto del mondialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal secondo millennio a.C. si verifica l’irruzione nella penisola italica di genti ariane che segneranno in modo indelebile le culture del territorio, sebbene a macchia di leopardo, come Ciola mostra nel suo libro. La differenza più evidente fra i nuovi venuti e le popolazioni preesistenti è nel fatto che gli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a> si caratterizzavano per i culti solari e patriarcali, mentre gli autoctoni celebravano culti matriarcali riferiti alla Madre Terra. Gli Etruschi sono probabilmente gli eredi dei culti matriarcali, anche se la civiltà etrusca fu di gran lunga la più avanzata fra quelle italiche delle origini, e assorbì elementi culturali di civiltà indoeuropee, soprattutto di quella greca.</p>
<p style="text-align: justify;">L’espansione etrusca nella pianura padana venne subito fermata dai <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> che si affermarono in tutta la zona lasciando un vasto patrimonio di toponimi nonché di parole che sono arrivate fino all’italiano moderno. Ciola elenca in tavole apposite una lunga serie di lemmi di origine celtica, di cui i dialetti padani sono letteralmente infarciti. Proprio per cancellare queste tracce di cultura nordica la classe dirigente italiana ha sempre cercato di oscurare le culture dialettali, soprattutto settentrionali, sia col regime liberale, sia con quello fascista, soprattutto con quello democristiano, e ancora di più con l’attuale sistema mondialista. Assai più ampia tolleranza, invece, è stata mostrata verso i dialetti meridionali…</p>
<p style="text-align: justify;">La parte nord-orientale della penisola era abitata dai Veneti, popolazione di origine indoeuropea che l’autore ritiene ascrivibile anch’essa all’<em>ethnos </em>celtico. Si tratta di una questione storiografica ancora dibattuta, sulla quale Ciola propone numerosi spunti di approfondimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte feste popolari sono chiaramente ispirate alle feste solstiziali celebrate dai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/Celti">Celti</a>, e talune sono state cristianizzate, come la festa della Candelora, che originariamente era la festa della dea celtica Brigit.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo in Italia è sempre esistito un malanimo anticeltico che risale ai tempi dei Romani e che si è perpetuato nel Risorgimento e nel fascismo, che hanno cercato di inculcare l’idea di un’Italia “schiava di Roma”: un dogma che ancora oggi viene propagandato dai governi italiani, con l’aggravante del mondialismo, di cui la classe politica è totalmente succube.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro momento importante per la formazione delle identità etniche italiane è l’arrivo dei Germani col crollo dell’Impero Romano. L’invasione dei “Barbari” rappresenta un significativo apporto di sangue nordico nella penisola: i Germani si caratterizzavano per un solido senso della stirpe e per una più accentuata divisione in caste della società. Tuttavia nessuna tribù germanica riuscì a dare un assetto stabile al territorio, aprendo la strada alla riconquista bizantina e alla formazione del territorio pontificio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’invasione longobarda fu l’ultima occasione di instaurare un regno “nordico” in Italia. La questione, com’è noto, fu ampiamente dibattuta al tempo del Risorgimento, suscitando l’interesse anche di personalità importanti come Alessandro Manzoni. Sta di fatto che la strenua resistenza bizantina, la diplomazia papale e l’intromissione dei Franchi resero impossibile ai Longobardi la conquista dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia l’apporto culturale longobardo ha lasciato tracce significative in numerosi vocaboli, nei toponimi, nonché nelle caratteristiche razziali soprattutto nel Nord Italia e in Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">La diffusione dei Longobardi in Toscana ha dato origine anche a particolari teorie sul Rinascimento. Lo studioso tedesco Ludwig Woltmann sosteneva che il Rinascimento, che ebbe in Toscana la sua sede privilegiata, era un fenomeno essenzialmente nordico: un’aspirazione alla libertà e alla curiosità intellettuale che è molto meno sentita nelle culture mediterranee. In effetti l’arte toscana di quell’epoca presenta caratteri assai poco meridionali: <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Rinascimento fiorentino sono le Grazie e la Venere del Botticelli, che hanno un aspetto decisamente ariano!</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima parte del libro passa in rassegna tutte le regioni italiane delineandone la composizione etnica che è chiaramente celtico-germanica al Nord, con un consistente apporto celtico nelle Marche e con influenze umbre che, secondo Ciola, sono da far risalire a elementi proto-celtici. L’elemento etrusco è diffuso al Centro, ma in Toscana è frammisto a una consistente presenza longobarda. Nel Sud, invece, nonostante alcuni insediamenti longobardi e normanni, durarono a lungo le occupazioni musulmane, e ancor oggi prevalgono elementi di origine meridionale e levantina che determinano le tipiche caratteristiche psicorazziali della popolazione locale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il saggio di Ciola è opera di notevole erudizione, ricca di indicazioni che possono essere utili anche in ambito accademico, ma soprattutto è un invito a non dimenticare i valori delle culture nordiche che hanno segnato per tanti secoli la nostra civiltà: la sete di libertà, l’aspirazione alla giustizia, la fedeltà alla parola data, il coraggio, il senso dell’onore…</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di espressioni che rischiano di scomparire dal vocabolario, in un contesto come quello del mondialismo, dove dominano la menzogna, l’inganno, la truffa, il doppio gioco: gli ingredienti della società multicriminale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Noi, Celti e Longobardi</em> è un libro che ha il sapore di una boccata di aria fresca nell’ambiente asfittico della cultura ufficiale, e ha potenzialità dirompenti per la mentalità dominante, bigotta e conformista al di là di ogni ragionevole immaginazione.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gualtiero Ciola, <em>Noi, Celti e Longobardi</em>, Edizioni Helvetia, Spinea (VE) 2008, pp.416, € 27,00.</p>
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		<title>Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 20:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio archeologico e linguistico del prof. Massimo Pittau sui rinvenimenti nei pressi del Monte Prama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-sardus-pater-e-i-guerrieri-di-monte-prama.html' addthis:title='Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2869" style="margin: 10px;" title="copertina Pietas 01" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/copertina-Pietas-01.jpg" alt="copertina Pietas 01" width="223" height="314" />Il prof. Massimo Pittau<a href="#_ftn1">[1]</a>, glottologo, esperto di linguistica Sarda ed Etrusca, valente conoscitore della storia e cultura Nuragica, autore di circa quaranta libri e di più di trecento<a href="#_ftn2">[2]</a> studi concernenti questioni di linguistica, filologia, filosofia del linguaggio, risolve in questo suo nuovo libro un enigma archeologico che ha appassionato la stampa soprattutto sarda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto parte dall’occasionale rinvenimento, nel 1974, fatto da un contadino arando un terreno del monte (in realtà una significativa collina) Prama di una testa umana in pietra arenaria e altri frammenti lapidei scolpiti, al quale hanno fatto seguito – in tempi diversi – gli scavi sistematici e le prime notizie ed interpretazioni scientifiche. Solo dopo un trentennio gli oltre cinquemila pezzi sono stati restaurati, compresi i resti di 25 statue la cui altezza supera, talvolta, i 2,50 metri.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788860251084" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2870" style="margin: 10px;" title="sardus_pater" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sardus_pater.jpg" alt="sardus_pater" width="250" height="358" /></a>Il Pittau ripercorre le interpretazioni degli archeologi Giovanni Lilliu e Carlo Tronchetti, per giungere a proporre che in quello del Monte Prama vada individuato il famoso tempio, citato dal geografo ed astronomo greco-alessandrino Claudio Tolomeo, del <em>Sardus Pater</em>, nel cui interno c’era la statua della divinità, circondata dalle statue di 24 guerrieri che rappresentano la sua “guardia del corpo” (p. 13). Tralascio di riassumere i vari capitoli del libro rimandando alla facile e scorrevole lettura dello stesso. Ma non posso esimermi dal segnalare che il Pittau ravvisa, giustamente, la distruzione del tempio e delle statue a dopo il famigerato Editto di Tessalonica dell’imperatore Teodosio<a href="#_ftn3">[3]</a>, da parte dei cristiani ormai senza impedimenti da parte delle autorità politiche e amministrative.</p>
<p style="text-align: justify;">Degne di nota sono anche, sempre di argomento sardo<a href="#_ftn4">[4]</a>, le tre appendici: I Sardi Nuragici e la scrittura; L’eroe <em>Ampsicora</em> era sardo non cartaginese; Tertenía / Tyrsenía “terra dei Tirseni / Tirreni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro che nei contenuti va aldilà delle evidenti tematiche sarde.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> * * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Recensione de: MASSIMO PITTAU, <strong><em>Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama</em></strong>, Edes Editrice Democratica Sarda, Sassari 2008, pp. 80, ill. col., € 20,00.; pubblicata in <em>Pietas</em>,  1, Settembre 2009, p. 10.]</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Per il <em>curriculum</em> e bibliografia vedi il sito: <a href="http://www.pittau.it/">http://www.pittau.it</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Ne vorremo segnalarne alcuni ma l’elenco sarebbe troppo lungo per la natura di questa recensione pertanto rimando alla bibliografia di cui alla nota precedente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> A proposito di “intolleranza” vedasi ora: <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a>, <em>Una questione antica e sempre attuale: “tolleranza” e libertà religiosa da Simmaco ad oggi, la validità dell’esempio romano</em>, “<em>Arthos</em>”, n. s., 15, 2007, pp. 117-123.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> Da ricordare del Pittau: <em>La Sardegna Nuragica</em>, II ediz. riveduta e aggiornata, Edizioni della Torre, Cagliari 2006; <em>Storia dei Sardi Nuragici</em>, Domus de Janas, Selargius (Ca) 2007.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-sardus-pater-e-i-guerrieri-di-monte-prama.html' addthis:title='Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Etruschi, le antiche metropoli del Lazio</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 16:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di AA.VV., Etruschi, le antiche metropoli del Lazio, Catalogo (a c. di Mario Torelli e Anna Maria Moretti Sgubini), pubblicato dalle edizioni Electa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etruschi-le-antiche-metropoli-del-lazio.html' addthis:title='Etruschi, le antiche metropoli del Lazio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/etruschi-le-antiche-metropoli-del-lazio/5943" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2838" style="margin: 10px;" title="etruschi-metropoli-lazio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/etruschi-metropoli-lazio.jpg" alt="etruschi-metropoli-lazio" width="200" height="319" /></a>Da ottobre a gennaio scorsi, al Palazzo delle Esposizioni di Roma è stata organizzata un’avvincente mostra, dall’identico titolo del volume qui recensito che ne costituisce il <em>Catalogo</em>, che ha raccontato e descritto l&#8217;eccellenza della civiltà etrusca del Lazio attraverso lo straordinario sviluppo dei suoi principali centri urbani. Veio, Cerveteri, Vulci, Tarquinia, città che a partire dai più antichi e comuni caratteri, si andarono di seguito differenziando, non solo rispetto alla produzione artistica, ma anche, più in generale, rispetto agli orientamenti culturali e di culto, agli stili di vita, alle prassi commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai rapporti tra queste antiche metropoli e Roma è dedicata la seconda parte della mostra, che mette in luce la forte influenza esercitata dalla civiltà etrusca sul mondo romano quanto a pratiche religiose e <a title="simbologie" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologie</a> del potere, illustrando continuità ma anche differenze tra le due culture.</p>
<p style="text-align: justify;">I caratteri delle quattro metropoli dell&#8217;Etruria meridionale sono resi evidenti nella loro specificità dalla presentazione delle più importanti testimonianze artistiche locali, molte delle quali presentate al pubblico per la prima volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro, i cui curatori sono gli stessi che hanno progettato e allestito la mostra, raccoglie una ventina di saggi che seguono la stessa successione dell’esposizione. Gli autori degli intensi saggi sono tra i più qualificati. Fra quelli della prima parte, dedicati alle quattro città della Tuscia, ricordiamo Gilda Bartoloni, Francesca Boitani, Giovanni Colonna (<em>L’officina veiente: Vulca e gli altri maestri di statutaria arcaica in terracotta</em>), Maria Paola Baglione, Maria Cataldi Dini, Stephan Steingräber (<em>Tarquinia. La più grande pinacoteca del mondo preromano</em>), Anna Maria Moretti Sgubini, Marina Martelli, Antonia Rallo (<em>Il lusso, le donne, il potere</em>), Lucio Fiorini e Maurizio Sannibale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Mario Torelli è da segnalare, oltre l’inquadramento generale, il primo capitolo della seconda parte dal significativo titolo “<em>Roma e le città etrusche. Preistoria e storia di un rapporto</em>”. Oltre a ripercorrere i prestiti dalla tradizione e lingua etrusche alle istituzioni romane e alla lingua latina (tra gli altri <em>populos</em>, “il popolo in armi”, <em>par</em>, “pari, di uguale condizione”) ci ricorda il periodo di subalternità protostorica ai Latini dimostrato dalla presenza di teonimi etruschi di sicura derivazione dal latino ai quali vanno aggiunte pochissime ma interessanti presenze di divinità umbro-sabine. Giustamente la vicenda dell’interferenza tra mondo etrusco e mondo romano “va analizzata sul lungo periodo con tutta la strumentazione possibile, linguistica, storica, antiquaria, archeologica” (p. 170).</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto “lo stretto rapporto che lega il mondo latino a quello etrusco già in epoca protostorica si manifesta nella reciproca e complessa influenza rintracciabile nelle più arcaiche pratiche rituali comuni ai due <em>ethne</em> che, intimamente connesse alla cerimonialità e all’esercizio del potere, si esplicano nella condivisione di istituti a carattere sacro che stanno alla base delle strutture politiche di età storica” (p. 181). A <em>“La preistoria. Potere e cerimonialità: iniziazioni, investitura, insegne, trionfo”</em> è dedicato l’<em>excursus </em>di Simona Fortunelli che ci guida dalle fondamentali, per la vita comunitaria, pratiche dell’<em>auspicium</em> e dell’augurio, per giungere al trionfo, gli ancili, la sella curule e i fasci littori. Mentre Francesco Marcattili affronta <em>“La storia. Servio Tullio, i Vibenna e le letture della tradizione”</em><a href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come nella miglior tradizione dei cataloghi Electa anche questo volume è riccamente illustrato a colori, sia a integrazione degli articoli sia a corredo delle schede del catalogo vero e proprio della mostra. Forse oltre alle foto non sarebbe stato male riprodurre pure i disegni dell’<em>oinochoe</em> da Tragliatella, il famoso <em>lusus troiae</em>, e quelli degli specchi, specialmente quello di Bolsena con Caco i fratelli Vibenna e <em>Artile</em><a href="#_ftn2"><strong>[2]</strong></a>, per permetterne una migliore lettura anche a chi non ha potuto vedere la mostra. Comunque libro da consigliare, che contribuisce al chiarimento di quella cruciale opera di costruzione, comune a Etruschi e Latini e anche altri popoli italici, di una serie di antichissimi istituti religiosi, gran parte dei quali affonda le sue origini tra la fine dell’Età del bronzo e gli inizi dell’Età del Ferro. “Si tratta di istituti di forte valenza politica, come i riti di iniziazione maschile e guerriera compiuti dai Salii, come le cerimonie del trionfo e dell’auspicio, come le insegne del potere” (p. 21).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> * * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Recensione de: AA.VV., <a title="Etruschi. Le antiche metropoli del Lazio" href="http://www.libriefilm.com/etruschi-le-antiche-metropoli-del-lazio/5943"><em>Etruschi, le antiche metropoli del Lazio</em></a>, Catalogo (a c. di Mario Torelli e Anna Maria Moretti Sgubini), Electa, Verona 2008, pp. 296, € 40,00.; pubblicata in <em>Pietas</em>,  1, Settembre 2009, pp. 8-9.]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Su Servio Tullio e i Vibenna vedi ora L. Magini, <em>La dea bendata. Lo sciamanesimo nell’antica Roma</em>, Diabasis, Reggio Emilia 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Per un approfondimento del mito di Ercole e Caco e dello specchio di Bolsena vedi L. Magini, <em>La quaglia e la cornacchia – Quattro dialoghi sul mito di Ercole e Caco</em>, Guerini, Milano 1991, cfr. anche L. Magini, <a title="L'etrusco, lingua dell'Oriente indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusco-indoeuropeo.html"><em>L’Etrusco, lingua dall’oriente indoeuropeo</em></a>, “L’Erma” di Bretschneider, Roma 2007.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etruschi-le-antiche-metropoli-del-lazio.html' addthis:title='Etruschi, le antiche metropoli del Lazio ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I Celti in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 10:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione dell'omonimo volume a più mani, curato da Maria Teresa Grassi, sulla archeologia celtica in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-celti-in-italia.html' addthis:title='I Celti in Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.libriefilm.com/i-celti-in-italia/5617"><img class="alignleft size-full wp-image-2613" style="margin: 10px;" title="i-celti-e-il-mediterraneo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/i-celti-e-il-mediterraneo.jpg" alt="i-celti-e-il-mediterraneo" width="200" height="300" /></a>I Celti in Italia</em> di Maria Teresa Grassi è un importante testo di riferimento sull’insediamento celtico nella pianura padana.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima parte del libro passa in rassegna le fonti storiche e letterarie dell’<a title="Antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> che hanno parlato dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> in Italia. Risalgono al VII secolo a.C. le prime testimonianze archeologiche di presenze della civiltà di Hallstatt nell’Italia del Nord; verso il V secolo a.C. si ha notizia di rapporti conflittuali fra Celti ed Etruschi. A partire dal 391 a.C. abbiamo testimonianze storiche certe di parte latina sulle imprese dei Galli: l’assedio di Chiusi e il sacco di Roma a opera di Brenno. I gruppi più numerosi e politicamente significativi per gli equilibri strategici dell’epoca erano gli Insubri in Lombardia, i Boi in Emilia e i Senoni in Romagna e nelle Marche. La tradizione vuole che i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> siano arrivati in Italia attratti dal vino, e tutte le testimonianze antiche concordano sulla loro passione per il vino. La più grande città celtica in area padana è Mediolanum, l’odierna Milano dove gli <a title="autori antichi" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/autori-classici">autori antichi</a> ci informano che c’era un grande tempio dedicato a una dea che corrispondeva alla greca Atena (probabilmente Brigit). L’insediamento celtico appare uniformemente diffuso in tutto il Nord-Ovest del territorio italiano, mentre è più sfumato nella zona dell’attuale Veneto. A Sud i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> si sono diffusi fino ad alcune zone delle Marche, dove hanno anche dato il nome alla città di Senigallia (Sena Gallica).</p>
<p style="text-align: justify;">I rapporti con le popolazioni locali sono stati all’inizio conflittuali, poi è subentrata una fase di assimilazione. La stessa conquista romana ha attraversato fasi alterne, con tentativi da parte dei Galli di ribellarsi a Roma alleandosi con Annibale al tempo delle guerre puniche.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda parte del libro analizza i siti archeologici che hanno lasciato testimonianze celtiche. Particolarmente importanti sono stati i ritrovamenti sull’Appennino bolognese a Marzabotto e a Monte Bibele, e sull’Appennino Romagnolo a Rocca San Casciano. Nel Veronese sono presenti reperti sicuramente attribuibili ai <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, anche se non sempre è facile distinguere fra <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> e <a title="Veneti" href="http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html">Veneti</a>. In Lombardia invece i ritrovamenti ascrivibili all’epoca celtica sono più rari. Nelle Marche sono emerse testimonianze significative anche nel territorio fra Ancona e Fabriano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="I Celti in Italia" href="http://www.libriefilm.com/i-celti-in-italia/5617">libro di Maria Teresa Grassi</a> è corredato da mappe e foto di pezzi archeologici che lo rendono un utile strumento da affiancare agli studi sul tema di un altro importante specialista dell’argomento: <a title="Venceslas Kruta" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/venceslas-kruta">Venceslas Kruta</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Maria Teresa Grassi, <a href="http://www.libriefilm.com/i-celti-in-italia/5617"><em>I Celti in Italia</em></a>, Longanesi, Milano 2009, pp.162, € 20,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-celti-in-italia.html' addthis:title='I Celti in Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Etrusca disciplina</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 23:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione dell'omonimo saggio di Massimiliano Kornmüller sulla divinazione presso gli Etruschi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etrusca-disciplina.html' addthis:title='Etrusca disciplina '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_1916" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788873100164"><img class="size-medium wp-image-1916" title="Massimiliano Kornmüller, Etrusca Disciplina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/kornmueller-191x300.jpg" alt="Massimiliano Kornmüller, Etrusca Disciplina" width="191" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Massimiliano Kornmüller, Etrusca Disciplina</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il volume nasce come conseguenza del lavoro di traduzione del <em>Calendario Brontoscopico</em> di <a title="Publio Nigidio Figulo" href="http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.-un-pitagorico-nella-roma-del-1%c2%b0-secolo-a.c..html">Publio Nigidio Figulo</a>, che ha portato Kornmüller ad allargare il suo spazio di ricerca sempre più indietro nel tempo, fino a realizzare un&#8217;opera diversa a quanto si era prefissato inizialmente per giungere a illustrare i fondamenti e i principi della divinazione etrusca.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio della mentalità arcaica e primitiva permette al Nostro di addentrarsi meglio &#8220;nello spirito di un popolo come quello etrusco che, pure in età storica, manteneva una singolare affezione ai suoi tratti culturali di età protostorica. Per capire gli etruschi, come qualunque popolo arcaico, bisogna rinunciare al nostro modo di pensare illuministico &#8211; razionalista per adottare una visione mistico-simbolica&#8221; (pp. 9-10).</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è arricchito da illustrazioni dell&#8217;autore che nella maggior parte dei casi offrono una migliore leggibilità delle foto (eccezion fatta per un paio che forse andavano ingrandite).</p>
<p style="text-align: justify;">La prima parte del volume è dedicata all&#8217;<em>Etrusca Disciplina</em>, partendo dalle origini <em>mitiche</em> tramandateci da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, Dionigi d&#8217;Alicarnasso<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a> e Giovanni Lido, per giungere all&#8217;esposizione delle tecniche proprie alla divinazione etrusca. Scienza sacra rivelata dagli Dèi tramite Tagete, il bambino dalla saggezza di un vecchio, e la ninfa Vegoia dai nomi significativi: rispettivamente &#8220;Testo&#8221; (o meglio il &#8220;Contesto&#8221;) e &#8220;Voce&#8221; (o la &#8220;Parola&#8221; o il &#8220;Discorso&#8221;)<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>. Al primo sono attribuiti dalle testimonianze degli eruditi latini i <em>Libri Haruspicini</em> (dedicati all&#8217;esame delle viscere delle vittime sacrificali) e i <em>Libri Rituales,</em> alla seconda i <em>Libri Vegoici</em> e i <em>Libri Fulgurales</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Kornmüller identifica nel concetto antropologico del <em>mana</em> il ciceroniano &#8220;spirito eterno ed intelligenza divina che compenetra il tutto&#8221; che gli permette di addentrarsi in questa &#8220;mentalità profondamente arcaica, miracolosamente sopravvissuta in età storica grazie al fedele tramandarsi della scienza sacra&#8221; (p. 34). Ci guida nei minimi particolari (ricostruibili) attraverso le varie tecniche della divinazione etrusca: auspicio o divinazione tramite il volo degli uccelli; epatoscopia o divinazione tramite la lettura del fegato; la keraunoscopia, la divinazione mediante i fulmini, e la brontoscopia, la divinazione mediante i tuoni. Da buon legale ci avverte che l&#8217;epatoscopia è la forma di divinazione meno realizzabile ai giorni nostri perché &#8220;a meno che non ci si trovi in un pubblico esercizio di macello, non è possibile estrarre un fegato palpitante di pecora senza violare la legge penale ed amministrativa&#8221; (p. 67). Naturalmente passando all&#8217;evocazione dei fulmini, rammenta che &#8220;il re Tullio Ostilio, avendo eseguito scorrettamente questo rituale, morì folgorato!&#8221; Ammonendo &#8220;quanto sia pericoloso, anche al giorno d&#8217;oggi, un esperimento del genere!&#8221; (p. 72).</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda e ultima parte è riservata al <em>Calendario Brontoscopico</em>, a chi lo salvò dall&#8217;oblio traducendolo e al suo autore. Giovanni Lido, erudito bizantino &#8220;cripto-pagano nell&#8217;animo&#8221;, nel VI sec. tradusse in greco e inserì nel <em><em>Liber de Ostentis</em></em><a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a><em><em> </em></em>anche il calendario nigidiano. Di Nigidio Figulo<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a><em> </em>il Kornmüller fornisce un quadro bio-bibliografico esauriente ed esaustivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Massimiliano Kornmüller, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788873100164"><em>Etrusca Disciplina. Manuale teorico-pratico di divinazione etrusca con il calendario per interpretare i tuoni di Nigidio Figulo per la prima volta tradotti in lingua moderna</em></a>, Irradiazioni, Roma 2006, pp. 144, € 14,00.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in: <em>"La Cittadella"</em>,  VII, n.s., 31-32, lug.-dic. 2008, pp. 113-114.]</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Da segnalare un errore: Dionigi è del I secolo a. C. e non del II d.C.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Cfr. L. Magini, <a title="L'Etrusco, lingua dell'oriente indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusco-indoeuropeo.html"><em>L&#8217;Etrusco, lingua dall&#8217;oriente indoeuropeo</em></a>, Roma 2007, pp. 91-97.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Reperibile ora in italiano: G. Lido, <em>Sui segni celesti</em>, Milano 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Vedi ora: N. D&#8217;Anna, <a title="Publio Nigidio Figulo" href="http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.-un-pitagorico-nella-roma-del-1%C2%B0-secolo-a.c..html"><em>Publio Nigidio Figulo. Un pitagorico a Roma nel 1° secolo a. C.</em></a>, Milano 2008.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etrusca-disciplina.html' addthis:title='Etrusca disciplina ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Haruspices e mos maiorum</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 16:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ruolo capitale dell'aruspicina e dell'ordo haruspicum nella storia religiosa romana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html' addthis:title='Haruspices e mos maiorum '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14 </xml><![endif]--><!--  --></p>
<p style="text-align: right;"><em>&#8220;aruspex praecipit ut suo quisque ritu</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>sacrificium faciat&#8221; </em></p>
<p style="text-align: right;"><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><em> </em>Varrone, D<em>e ling. Lat.7, 88.</em></p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli aspetti, forse, poco considerato del <em>mos maiorum</em> è quello concernente i rapporti dell&#8217;aruspicina con la tradizione giuridico-sacrale romana. Innanzi tutto dobbiamo ricordare che questa scienza divinatoria ne costituisce parte integrante.</p>
<div id="attachment_1109" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1109" title="fegato-di-piacenza" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fegato-di-piacenza.jpg" alt="Fegato di Piacenza" width="200" height="118" /><p class="wp-caption-text">Fegato di Piacenza. Museo Civico di Piacenza, Palazzo Farnese.</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;osservazione delle viscere delle vittime sacrificali (<em>extispicina</em>, da <em>exta</em> &#8220;viscere&#8221; e dal verbo arcaico <em>spécere</em> &#8220;guardare&#8221;)<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a> spetta all&#8217;aruspice (<em>haruspex</em> la cui etimologia gli antichi collegavano con il termine <em>haruga</em>, che avrebbe significato proprio &#8220;vittima sacrificale&#8221;)<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a> ed i romani ebbero cura per questa pratica di servirsi sempre d&#8217;interpreti etruschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle fonti latine sono detti <em>haruspices</em>, &#8220;gli interpreti della ‘mente e volontà&#8217; degli Dei secondo la tecnica divinatoria etrusca&#8221;<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>. Gli <em>haruspices</em> impiegati dallo stato vennero riuniti nell&#8217;<em>ordo LX haruspicum</em>. Benché sia difficile, dalle fonti pervenuteci, stabilire le date della formazione dell&#8217;ordine degli aruspici, dovevano essere molto antiche. La tradizione politico-religiosa romana voleva che la <em>procuratio</em> dei <em>portenta</em> annunciati a Roma o avvenuti in suolo romano fosse affidata ad aruspici etruschi<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a> la cui competenza non si limitava alla consultazione delle interiora della vittima sacrificale (<em>exta consulere</em>) ma si estendeva alla ‘scienza dei fulmini&#8217; (<em>fulgurum scientia</em>), istituita dalla ninfa Bigois, e all&#8217;interpretazione dei fenomeni mostruosi (<em>monstra interpretari</em>)<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vocabolario della lingua arcaica ha una precisa scelta semantica nella classificazione ed interpretazione dei fenomeni ritenuti sovrannaturali e misteriosi. «<em>Prodigium</em> riguarderebbe l&#8217;evento che tocca gli esseri umani, laddove <em>ostentum</em> e <em>portentum</em> coinvolgono solamente oggetti inanimati; inoltre, <em>monstrum</em> è quanto ‘serve di monito&#8217; (da <em>monere</em>) e <em>miraculum</em> è in generale ciò che stupisce e ‘meraviglia&#8217; (da <em>mirari</em>)»<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888646051"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/cultoprivato.bmp" border="0" alt="Attilio De Marchi, Il culto privato di Roma antica. Vol. 1: La religione nella vita domestica. Iscrizioni e offerte votive" width="80" height="114" /></a>Il Catalano<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a> conferma quanto in precedenza affermato dal Thulin<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a> il quale &#8220;vede il ‘punto di partenza&#8217; dell&#8217;istituzione dell&#8217;<em>ordo</em> già dopo il primo intervento del senato a sistemare le cose dell&#8217;aruspicina etrusca, durante la Repubblica&#8221;. Infatti, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, che, non dimentichiamolo, era anche un <em>augure</em>, ricordava (<em>De div</em>., I, 92): &#8220;L&#8217;Etruria conosce profondamente i presagi tratti dai luoghi colpiti dal fulmine, e sa interpretare il significato di ciascuna apparizione portentosa [<em>ostendatur monstri atque portentis</em>]. Giustamente, perciò, al tempo dei nostri antenati, quando il nostro Stato era in pieno fiore, il senato decretò che dieci figli di famiglie eminenti, scelti ciascuno da una delle genti etrusche, fossero fatti istruire nell&#8217;aruspicina, per evitare che un&#8217;arte di tale importanza, a causa della povertà di quelli che la praticavano, scadesse da autorevole disciplina religiosa a oggetto di traffico e di guadagno&#8221;<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>. Una vetusta legge imponeva &#8220;che si sottopongano, quando il senato lo decida, i <em>prodigia </em>e i <em>portenta</em> agli aruspici etruschi e che l&#8217;Etruria insegni ai <em>principes</em> la <em>disciplina</em>&#8221; (<em>de leg.</em>II, 9, 21; Cfr. Valerio Massimo, I, 1). La <em>disciplina</em> degli aruspici era patrimonio geloso ed esclusivo delle famiglie aristocratiche e veniva tramandata da padre a figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sintetizzando &#8220;il gruppo specializzato di aruspici etruschi, maestri indiscussi nell&#8217;arte della divinazione, costituì l&#8217;estrema risorsa del Senato in giorni in cui prodigi particolarmente terrificanti chiedevano di essere espiati con nuove e sconosciute cerimonie&#8221;<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/prosopographie-des-haruspices-romains/9415" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7531" style="margin: 10px;" title="haruspices" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/haruspices-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>L&#8217;Imperatore Claudio &#8211; storiografo ed etruscologo prima di giungere ai vertici dello stato romano &#8211; perorò in senato la riorganizzazione del collegio degli aruspici perché non andasse perduta per trascuratezza questa &#8220;<em>vetustissima Italiae disciplina&#8221; </em>(<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, <em>Ann.</em> XI 15) e conseguentemente, con la sua riforma conferì ulteriore prestigio all&#8217;<em>Etrusca disciplina</em> (<em>ibid.</em>)<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>, la quale aveva mantenuto un ruolo di primo piano nella Roma repubblicana. Il console Postumio, nel 186 a.C., aveva equiparato per la prima volta i <em>responsa</em> degli aruspici ai decreti dei pontefici e ai senatoconsulti (Livio, XXXIX, 16). L&#8217;<em>Ordo LX haruspicum</em>, &#8220;aveva per membri dei <em>principum filii</em>, che, come mostrano gli <em>elogia Tarquiniensia</em>, erano particolarmente orgogliosi di far parte dell&#8217;<em>ordo</em>, e che in età giulio-claudia erano per lo più di rango equestre e appartenevano solo all&#8217;Italia, il suo <em>haruspex primarius</em> o <em>maximus</em> divenne in età imperiale l&#8217;aruspice ufficiale dell&#8217;imperatore&#8221;<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>. Nel discorso al senato, Claudio riconosce che l&#8217;aruspicina è garante delle fortune dell&#8217;impero, poiché apparteneva alle antiche tradizioni romano-italiche, opposte alle <em>externae superstitiones<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a></em>. La diffusa presenza, col passare del tempo, degli aruspici in zone sempre più lontane dell&#8217;impero può &#8220;essere letta come segno dell&#8217;espansione della cultura etrusca, ormai non più legata alla <em>terra Etruria</em> e nemmeno alla sola Italia&#8221;<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo alle origini stesse dell&#8217;Urbe: Roma fu fondata <em>Etrusco ritu</em>. Come ha evidenziato il Catalano &#8220;l&#8217;uso della nozione di <em>ritus</em> sottolinea la necessità che il fondatore si conformi ad un preesistente ordinamento divino. Orbene, l&#8217;attività degli aruspici riguarda in generale i riti: i <em>libri Etruscorum</em>, concernenti l&#8217;<em>haruspicina</em> in senso lato, si suddividono in <em>haruspicini</em>, <em>fulgurales</em> e <em>rituales</em> (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, <em>De div.</em> 1, 72; 2, 49); e Festo 358 L precisa: <em>Rituales nominantur Etruscorum libri, in quibus perscribtum est, quo ritu condantur urbes, arae, aedes sacrentur, qua sanctitate</em> <em>muri, quo</em> <em>iure portae, quomodo tribus, curiae, centuriae distribuantur, exercitus constituant&lt;ur&gt;, ordinentur, ceteraque eiusmodi ad bellum ac pacem pertinentia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">(&#8230;) l&#8217;<em>Etruscus ritus</em> entra a far parte della <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana, già di quella romulea (almeno secondo la tradizione teologica a noi nota) e serve addirittura a definire il ‘punto dello spazio-tempo&#8217; in cui nasce quanto è e sarà romano&#8221;<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Romolo, come ci ricorda Plutarco (<em>Rom.</em> 11,1) &#8220;fondò la città, avendo fatto venire dall&#8217;Etruria uomini che gli spiegassero ogni cosa con alcune norme e testi sacri e che glieli insegnassero, come durante i misteri&#8221;<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Con le realtà rituali etrusche il <em>populus Romanus Quirites</em>, i suoi <em>magistratus</em>, i suoi <em>sacerdotes</em> e il suo <em>senatus</em> avranno costanti relazioni&#8221;<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459592"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lacittadeglidei.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, La città degli dei. La tradizione di Roma e la sua continuità" width="95" height="141" /></a>Le testimonianze ciceroniane, d&#8217;indiscutibile competenza<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>, proseguono: nel <em>de haruspicum responso</em> considera &#8220;la tecnica aruspicina qualcosa di valore assoluto, eredità degli antenati. Così com&#8217;è convinto della eccelsa loro saggezza (<em>prudentia maiorum</em>) in ambito religioso (<em>har. Resp.</em> 18)&#8221;<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> ricorda che gli aruspici predissero con esattezza lo scoppio della guerra italica, i tumulti di Cinna e di Silla e la congiura di Catilina<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tralascio in questa sede di occuparmi di Aulo Cecina, <a title="Publio Nigidio Figulo" href="http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.-un-pitagorico-nella-roma-del-1%c2%b0-secolo-a.c..html">Nigidio Figulo</a> e Spurinna<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>, e degli <em>haruspices legionis</em> uno dei quali doveva possedere quel famoso &#8220;modello&#8221; noto come il &#8220;fegato di Piacenza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Interrottasi la successione imperiale per adozione, dopo la morte di Commodo, ritornò importante conoscere e rendere nota la volontà degli Dèi riguardo alla scelta del nuovo sovrano, attraverso <em>omina</em> e <em>prodigia imperii </em>(come abbondantemente attestato da Dione Cassio e dall&#8217;<em>Historia Augusta</em>). Le fonti ricordano gli interventi degli aruspici al momento della nascita di un imperatore o di un aspirante tale, oppure nell&#8217;imminenza della morte dell&#8217;imperatore uscente (<em>omina mortis</em>)<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I problemi per gli aruspici e l&#8217;antichissima <em>disciplina</em> cominciarono con l&#8217;<em>ambiguo</em> Costantino<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>. Nel 319 ne interdisse con un editto la consultazione privata, ma appena due anni dopo con un altro editto raccomanda la consultazione degli aruspici, esperti dei <em>libri fulgurales</em>, nel caso di caduta di un fulmine su un edificio pubblico. Nel 324 nel fondare l&#8217;<em>Altera Roma</em>, Costantino seguirà i riti tradizionali<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a> (presumibilmente l&#8217;<em>Etrusco ritu</em>): se rimane &#8220;incerta la presenza di aruspici nella fondazione di Costantinopoli, un dato più sicuro è (&#8230;) la presenza, in quest&#8217;occasione, di Vettio Agorio Protestato<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, <em>corrector Tusciae et Umbriae</em> ed esperto di aruspicina, attestato da Giovanni Lido (<em>Mens.</em>, IV, 2)&#8221;<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>. Tra gli ultimi atti di Costantino vi fu il rescritto di <em>Hispellum</em>: atto che in pratica segnò la fine dell&#8217;unione delle comunità umbre in quella federazione religiosa etrusca che le aveva incorporate in età antico-repubblicana e che aveva sede nel <em>fanum Voltumnae</em>, nell&#8217;<em>ager</em> di <em>Volsinii</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> &#8220;rivelata&#8221; dal fanciullo divino Tagete, secondo la tradizione orale trasmessa scrupolosamente di generazione in generazione e raccolta anche da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> (<em>De div</em>., II, 50; cfr. Censorino, <em>De die nat.</em> IV, 13), fra il IV e V secolo dell&#8217;e.v. i cristiani vedevano una temibile avversaria, mentre l&#8217;aristocrazia pagana rafforzava i propri rapporti con gli aruspici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mancato ascolto degli aruspici fu fatale per l&#8217;imperatore Giuliano<a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/deiemitiitalici.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, Dei e miti italici" width="94" height="141" /></a>Eminenti esponenti della resistenza pagana erano esperti di cose etrusche e dei riti tramandati dal <em>primus aruspex</em> Numa Pompilio. Tra questi sono da ricordare Servio<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a>, il commentatore di Virgilio, e Vettio Agorio Pretestato<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a> &#8220;<em>augure, pontefice e XVvir sacris faciundis</em>, e uno dei suoi atti pubblici di prefetto urbano del 367-368 fu il restauro del tempio degli <em>Dei Consentes</em>, che avevano parte, secondo la tradizione, nella disciplina fulgurale etrusca. La sua attività di sacerdote e cultore pubblico dei <em>sacra</em> degli Etruschi si accompagnava poi allo studio ‘privato&#8217; dell&#8217;aruspicina e della scienza augurale&#8221;<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a>. Proprio a Pretestato, anche lui come il nonno <em>corrector Tusciae</em>, Macrobio nei <em>Saturnali</em>, affidò la trattazione del diritto pontificale romano e di quello augurale etrusco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Del Ponte</a> nei suoi studi ha evidenziato una formula derivata dai libri pontificali nei quali precisa che trattarsi &#8220;di un <em>verbum &#8230; sollemne sacrificantibus</em>, derivato vuoi <em>ex disciplina haruspicum</em>, ma anche <em>ex praecepto pontificum</em>, &#8216;da precisa disposizione dei pontefici&#8217;. Una indicazione preziosa, questa, perché ci fa intravedere un ambito semantico sacrale comune all&#8217;<em>ordo</em> <em>haruspicum</em> e al <em>collegium pontificum</em>, cosa di cui non c&#8217;è da stupirsi, dal momento che gli aruspici, pur non confondendosi coi <em>collegia</em> e con le <em>sodalitates</em>, sono i depositari di una tecnica divinatoria particolare che esercitano nei <em>sacra</em> eseguiti <em>Romano ritu</em>: quindi non sottoposti ai <em>Sacris Faciundis</em>, custodi dei <em>sacra peregrina</em>, ma naturalmente soggetti alla sorveglianza dei pontefici. Ed è stato notato che «tutto il lessico della <em>Haruspicina</em> è latino e senza dubbio molto antico»<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a>&#8220;<a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8806164090"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/nascitadiroma.bmp" border="0" alt="Andrea Carandini, La nascita di Roma. Dèi, lari, eroi e uomini all'alba di una civiltà (2 vol.)" width="95" height="146" /></a>Nonostante le persecuzioni da parte degli imperatori cristiani e la distruzione dei testi sacri della <em>disciplina Etrusca</em> (avvenuta unitamente a quella dei <em>libri Sibyllini</em>), in occasione del primo assedio di Roma da parte delle orde di Alarico furono chiamati alcuni aruspici etruschi a celebrare nell&#8217;Urbe i loro riti sacri per impetrare la liberazione della città, poiché il rispetto della tradizione aveva salvato Narni dal medesimo pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel VI secolo Giovanni Lido poté scrivere il <em>De ostentis</em>, trattato di argomento divinatorio, sulla scorta dei più noti autori latini di cose etrusche (da Cornelio Labeone a <a title="Nigidio Figulo" href="http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.-un-pitagorico-nella-roma-del-1%c2%b0-secolo-a.c..html">Nigidio Figulo</a> a Plinio il Vecchio). Per lui, come per Procopio di Cesarea, suo contemporaneo, la <em>disciplina Etrusca</em> poteva avere sviluppi ancora attuali<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>.</p>
<p><strong>* * *<br />
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<p style="text-align: justify;">[Tratto da: Vie della Tradizione, 145, gen.-apr. 2007, 22-29.]</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> S. Timpanaro, <em>Introduzione</em> a M. T. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, <em>Della divinazione</em>, Milano 1991, II ed., pp. XXXVII e XL. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> A. Maggiani, <em>Aruspicina</em>, in M. Cristofani (a cura di) <em>Dizionario illustrato della Civiltà Etrusca</em>, Prato 2000, II ed., pp. 27-29.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> P. Catalano, <em>Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. </em><em>Mundus, templum, urbs, ager, Latium, Italia</em>, &#8220;Aufstieg und Niedergang der Römischen Welt&#8221;, Band II.16.1, Berlin &#8211; New York 1978,[pp. 440-553] p. 455.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> M. Torelli, <em>La religione</em>, in AA. VV., <em>Rasenna. Storia e civiltà degli Etruschi</em>, &#8220;Antica Madre&#8221;, Milano 1986, pp. 160 segg., cfr. anche P. Catalano, <em>Contributi allo studio del diritto augurale</em>, Torino 1960, 274-275.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> H. Cancik, <em>La religione</em>, in AA. VV., <em>Princeps Urbium, cultura e vita sociale dell&#8217;Italia romana</em>, &#8220;Antica Madre&#8221;, Milano 1991, pp. 392-393.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> P. Mastandrea, <em>Introduzione </em>a Giulio Ossequente, <em>Prodigi</em>, Milano 2005, p. VII.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> P. Catalano, <em>Aspetti spaziali</em> cit, p. 460.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> C. O. Thulin, <em>Die etruskische Disciplin</em>, 3, Goteborg 1909, p. 142 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> Trad. di S. Timpanaro, cit., pp. 73-75.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> R. Bloch, <em>Le</em> <em>origini di Roma,</em> Milano 1977, p. 150.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> Cfr. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, <em>La ricostruzione del Campidoglio</em> (a cura di M. E. Migliori), in &#8220;La Cittadella&#8221;, n.s., n. 18, apr.-giu. 2005, pp. 3-9.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> I. Ramelli, <em>Cultura e religione etrusca nel mondo romano, La cultura etrusca dalla fine dell&#8217;indipendenza</em>, Alessandria 2005 (rist.)<strong>, </strong>pp. 50-51.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> Sui rapporti fra <em>religio</em> e <em>superstitio</em> vedi F. Sini, <em><a title="Sua cuique civitati religio" href="http://www.centrostudilaruna.it/migliorisini.html">Sua cuique civitati religio. Religione e diritto pubblico in Roma antica</a>,</em> Torino 2001, pp. 60-73.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a> I. Ramelli, <em>Cultura e religione etrusca nel mondo romano</em>, cit., p. 94.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a> P. Catalano, <em>Aspetti spaziali</em> cit, pp. 453-454.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a> Traduzione di C. Ampolo, (Milano) 1988, pp. 109-111.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a> P. Catalano, <em>Aspetti spaziali</em> cit, p. 454.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a> F. Sini, <em>Documenti sacerdotali di Roma antica</em>, Sassari 1983, pp. 92-102.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a> H. Rech, <em>Mos Maiorum. La Tradizione a Roma</em>, Roma 2006, p. 77.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a> Cfr. Id. p. 78.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a> Vedi, tra gli altri, L. Aigner Foresti, <em>Gli Etruschi e la politica di Cesare</em>, in Fondazione Niccolò Canussio, <em>L&#8217;ultimo Cesare</em>, Roma 2000, pp. 11-33. Da ricordare sui rapporti tra Etruschi e Roma: M. Sordi, <em>Prospettive di Storia Etrusca</em>, Como 1995 ed Ead., <em>Scritti si storia romana</em>, Milano 2002.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a> I. Ramelli, <em>Cultura e religione etrusca nel mondo romano</em>, cit., pp. 95-99.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a> Su Costantino e la sua politica religiosa cfr. P. P. Onida, <em>Il divieto dei sacrifici di animali nella legislazione di Costantino. Una interpretazione sistematica</em>, in AA. VV., <em>Poteri religiosi e istituzioni: il culto di San Costantino imperatore tra Oriente e Occidente</em>, a cura di F. Sini e P. P. Onida, Torino 2003, pp. 73-169.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a> Vedi R. del Ponte, <em>&#8220;Altera Roma&#8221;. I riti di fondazione di Costantinopoli secondo il diritto sacro romano</em>, in Id., <em>La città degli dei. La tradizione di Roma e la sua continuità</em>, Genova 2003, pp. 141-152. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a> Si tratta del nonno dell&#8217;omonimo e più famoso <em>leader</em> della parte pagana di Roma sul finire del IV secolo (sul quale cfr. infra).</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a> I. Ramelli, <em>Cultura e religione etrusca nel mondo romano</em>, cit., p. 144.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a> &#8220;E&#8217; noto che anche il Cristianesimo fu ritenuto per certi periodi <em>execrabilis superstitio</em>. Tuttavia, vorrei qui ricordare anche (perché il particolare non è molto noto) che dal punto di vista del <em>mos</em> lo stesso imperatore Giuliano Flavio, il restauratore dei culti aviti, fu ritenuto da alcuni suoi contemporanei (a ragione, credo) colpevole di <em>superstitio</em>. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/ammiano-marcellino" target="_blank">Ammiano Marcellino</a></span> (XXV, 4, 26 e s.) che pure ne fu ammiratore, scrive che era <em>praesagiorum  suscitationi nimium deditus</em> e <em>supestitiosus magis quam sacrorum legitimus observator.</em> Era, cioè, troppo pronto a fraintendere a proprio favore i segni divini, perciò era <em>supestitiosus</em>, e quindi esagerava nei riti, cadendo nel ridicolo e nell&#8217;indecoroso. E la stessa morte dell&#8217;infelice Giuliano, che non volle intendere &#8211; o, meglio, intese a modo suo &#8211; i responsi degli aruspici etruschi consultanti i testi di Tarquizio Prisco sui fenomeni celesti prima della fatale battaglia contro i Persiani nel 363, ne rappresenta in un certo senso la tragica nemesi&#8221;. <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a>, <em>Una questione antica e sempre attuale: &#8220;Tolleranza&#8221; e libertà religiosa da Simmaco ad oggi, la validità dell&#8217;esempio romano</em>, relazione presentata al Convegno &#8220;Relativismo, Nuovo Paganesimo, Sincretismo&#8221; (Montefiore Conca, Rn, 12 novembre 2006).</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a> Cfr. A. Pellizzari, <em>Servio. Storia, cultura e istituzioni nell&#8217;opera di un grammatico tardoantico</em>, Firenze 2003.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a> Sul quale cfr. <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a>, <em>Vettio Agorio Protestato, pontefice e iniziato</em> in Id., <em>La città degli dei&#8230;</em> cit., pp. 54-65.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a> A. Pellizzari, <em>Servio</em>,<em> </em>cit., pp. 202-203.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a> G.B. Pighi, <em>La religione romana</em>, Torino 1967, 52.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a> <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a>, <em>Documenti sacerdotali in Veranio e Granio Flacco: problemi lessicografici</em>, relazione presentata al XXV Seminario internazionale di studi storici &#8220;Da Roma alla terza Roma&#8221;: <em>Diritto e Religione</em> (Campidoglio, 21-23 aprile 2005) p. 7 [pubblicata on line in <em>Diritto @ Storia. Rivista internazionale di Scienze Giuridiche e Tradizione romana</em> 4 (novembre 2005) = <a rel="nofollow" href="http://www.dirittoestoria.it/4/Tradizione-Romana/Del-Ponte-Documenti-sacerdotali-Veranio-Granio-Flacco.htm">http://www.dirittoestoria.it/4/Tradizione-Romana/Del-Ponte-Documenti-sacerdotali-Veranio-Granio-Flacco.htm</a>].</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a> Cfr. A. Pellizzari, <em>Servio. </em>cit., p. 206.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html' addthis:title='Haruspices e mos maiorum ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il mondo alla rovescia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 14:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli su Julius Evola]]></category>
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		<description><![CDATA[Recensione di Julius Evola, Il mondo alla rovescia, pubblicato dalle Edizioni Arya di Genova]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mondo-alla-rovescia.html' addthis:title='Il mondo alla rovescia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;">La già ricca bibliografia evoliana, dopo le raccolte di articoli e saggi per &#8220;testata giornalistica&#8221; che avevano fatto seguito alle antologie per argomento, ci propone una nuova raccolta di testi dall&#8217;apparente disomogeneità degli argomenti trattati. Il curatore del volume attingendo all&#8217;immenso giacimento, in gran parte dissepolto, di quel patrimonio costituito dalla pubblicistica evoliana ha realizzato la presente antologia <strong><em>&#8220;che ha come motivo conduttore</em></strong> &#8211; come spiega il curatore nell&#8217;introduzione &#8211; <strong><em>quello della riflessione critica e della recensione ad opere di vario argomento (storico, filosofico, religioso, politico o di critica del costume) in scritti usciti fra l&#8217;inizio degli anni 20 e la fine degli anni 50 del secolo scorso&#8221;</em></strong> <a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827212248"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/rivoltacontroilmondomoderno.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno" width="95" height="134" /></a>La chiave di lettura c&#8217;è data dal titolo della raccolta, <em>Il mondo alla rovescia</em>, ripreso dall&#8217;omonimo saggio<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>, emblematico della critica evoliana alla società moderna delineata in questa silloge così come nell&#8217;insieme della sua opera. Oggi come allora nella società che ci circonda: <strong><em>&#8220;Tutto procede al contrario di come dovrebbe andare, in tutti i campi viviamo all&#8217;insegna dell&#8217;anomalia più assoluta. A partire dal campo politico, prostituito al puro interesse economico, sino a quello del rapporto tra i sessi e le diverse  generazioni. Non a caso a questo</em> Mondo alla rovescia si <em>contrapporrà quella</em> <a title="Rivolta contro il mondo moderno" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827212248" target="_blank">Rivolta contro il mondo moderno</a> <em>che già nel 1934 <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> proporrà come modello di riferimento per una riscossa tradizionale. Tale ripresa non si è verificata allora né, tanto meno, vi sono speranze si verifichi oggi, ma tuttavia occorre sia sempre indicata alle generazioni future, dal momento che il nostro principale compito, oggi, è quello di fare opera di testimonianza&#8221;</em></strong><a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse è proprio questo spirito di testimonianza che ha spinto la nuova casa editrice Arya di Genova a <em>iniziare</em> la propria attività con questo primo volume.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827211594"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/tradizioneermetica.bmp" border="0" alt="Julius Evola, La Tradizione Ermetica" width="95" height="134" /></a>Gli scritti ricompresi nella presente antologia sono, nella quasi completezza, ripubblicati per la prima volta dopo di quella del quotidiano o periodico prescelti. Ma per alcuni va tenuto presente che <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> <strong><em>&#8220;riscrisse o trattò i medesimi argomenti in quotidiani o periodici differenti, in tempi di solito ravvicinati, talvolta a distanza di tempo e in certi casi anche inserendoli in sue opere più organiche&#8221;</em></strong>, come ci ricorda <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/" target="_self">Renato Del Ponte</a><a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a> che puntualmente ci segnala tutti i riferimenti nella nota bibliografica.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta dei testi fatta dal <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/" target="_self">Del Ponte</a> mi sembra sia stata molto efficace e bisogna dargli merito per la cura con cui interviene con note essenziali e non invadenti sia quando servono di aggiornamento che quando debbono sopperire al delinearsi di <strong><em>&#8220;alcune carenze della visione evoliana&#8221;</em></strong><a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>. In questo libro <strong><em>&#8220;soprattutto nella concezione assai limitativa del Rinascimento italiano (&#8230;) In tale campo, ad <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a> sono certamente sfuggiti (perché mai veramente approfonditi) quegli aspetti positivi (e sono molti) che il Rinascimento ha rappresentato (pur in mezzo a limiti, che certamente esistono) quale autentica e partecipata riscoperta della classicità da parte di alcune </em>élites<em>&#8220;</em></strong><a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i vari saggi mi piace ricordare <em>La nozione romana della morte</em>, non solo perché significativa dell&#8217;attenzione che l&#8217;antiaccademico <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a> aveva per quanto di buono e di utile proveniva dal mondo accademico<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>, in questo caso lo scritto giovanile di Angelo Brelich, ma anche per il suo valore intrinseco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;<em>La comprensione del mondo antico ai nostri contemporanei, e, soprattutto ai vari &#8220;specialisti&#8221;, viene ostacolata dalla supposizione, che l&#8217;uomo antico avesse più o meno gli stessi problemi di quello moderno e ne cercasse, come noi, la soluzione sotto specie di &#8220;teorie&#8221;, di formule concettuali. Presupposto quanto mai erroneo: la mentalità pre-moderna, in quel che essa ha di specifico e di peculiare, non si lascia ridurre alla razionalità: essa ebbe altre forme di conoscenza, alle quali non il concetto o la &#8220;teoria&#8221;, bensì il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> e il mito servirono da mezzi espressivi. E qui bisogna allontanare un secondo pregiudizio degli interpreti moderni: quello, secondo il quale il mito non sarebbe che una diversa, fantasiosa e primitiva espressione degli stessi significati, che l&#8217;uomo moderno esprime invece in concetti. Di nuovo, si tratta di tutt&#8217;altro: la base del mito fu essenzialmente costituita da</em> stati di coscienza<em>: essa si riferiva ad &#8220;esperienze&#8221;, non a costruzioni logiche</em>&#8220;</strong>.<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827213759"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/arcoclava.bmp" border="0" alt="Julius Evola, L'arco e la clava" width="95" height="136" /></a>Da segnalare per la sua &#8220;rarità&#8221;, naturalmente anche per il contenuto, <em>Realismo, architettura nuova e Fascismo</em>. Senza riferirsi a questo o quel particolare progetto ma ponendosi su un piano superiore troviamo un <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a> lodatore dell&#8217;architettura razionalista il cui stile rientrerebbe fra quelli <em>elementari</em>. <strong>&#8220;<em>Questi stili &#8211; il dorico, in certi aspetti l&#8217;egizio e il romano e, in genere, ciò che è arcaica traccia comune al ciclo delle prime civiltà ariane &#8211; sono</em> stili di potenza<em>. Più che &#8220;volere&#8221; sé stessi e che essere &#8220;pensati&#8221; quale &#8220;arte&#8221;, essi si pongono direttamente quasi come prolungamenti delle forze delle cose nell&#8217;uomo quale costruttore primordiale</em>&#8220;</strong><a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bello si <strong>&#8220;<em>identifica allo </em>stile<em> che può sorgere </em>spontaneamente <em>dalle forme volute dalla tecnica e dal calcolo a che la materia architettonica realizzi perfettamente, matematicamente, senza nulla in più o in meno, ciò che l&#8217;uomo si è proposto. Onde scompare la persona, rimane un metodo e uno stile di </em>pura oggettività&#8221;</strong><a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di alto livello sono anche le recensioni e le messe a punto dell&#8217;appendice. Una lettura da non mancare.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">JULIUS EVOLA, &#8220;<strong><em>Il mondo alla rovescia</em></strong><em>&#8221; (</em> <em>saggi critici e recensioni 1923 &#8211; 1959), a cura di <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato Del Ponte</a>, Edizioni Arya, Genova 2008, pp. 222, € 21,00. </em>[Recensione originariamente pubblicata in "Arthos", a. VII, n.s., n° 16, 2008, pp. 92-93]</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> R. Del Ponte, <em>Introduzione</em> all&#8217;op. rec., p. 6.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Che affronta il tema, per usare &#8220;una espressione piuttosto barbarica&#8221;, la definizione è dello stesso Evola, della <em>&#8220;sociosofia dei sessi&#8221;</em> (p. 41).</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> R. Del Ponte, cit., p. 6.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Id., <em>nota bibliografica</em>, cit. p. 212.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> Notoriamente: Etruschi, Rinascimento e Risorgimento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"><em>[6]</em></a><em> </em>R. Del Ponte,<em> Introduzione</em>, cit., p. 8 n. 7.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> Ricordo sempre con affetto che all&#8217;incirca nel 1970 lessi in uno scritto di Evola la segnalazione con commento positivo dei <em>Contributi allo studio del diritto augurale</em> di Pierangelo Catalano [Giappichelli, Torino 1960, pp. XVIII, 655] che mi spinse a cercare quest&#8217;opera, prima in biblioteca e poi in libreria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> P. 99.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> P. 36.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> P. 38.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mondo-alla-rovescia.html' addthis:title='Il mondo alla rovescia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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