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	<title>Centro Studi La Runa &#187; etruria</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 13:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 3 al 5 dicembre 2010 si è svolto il diciottesimo Convegno organizzato dalla Fondazione per il Museo “Claudio Faina” di Orvieto, dedicato a “La Fortuna degli Etruschi nella Costruzione dell’Italia Unita”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-riscoperta-degli-etruschi-e-il-risorgimento-dellitalia.html' addthis:title='La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7243" style="margin: 10px;" title="annaliXVIsitocop_1361" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/annaliXVIsitocop_1361.jpg" alt="" width="170" height="236" />La  Fondazione per il Museo “Claudio Faina” di Orvieto è nota, oltre che per le preziose raccolte del proprio museo – sito di fronte a quel gioiello dell’arte italiana, capolavoro dell’architettura gotica, che è il Duomo di questa vetusta città etrusca –, per il prestigio dei suoi convegni reso possibile dal livello del dibattito che li ha sempre caratterizzati. Incominciati nel 1980, essi sono divenuti un appuntamento di rilievo per l’archeologia italiana, animati da studiosi di grande prestigio e seguiti da un pubblico qualificato composto di archeologi affermati, da giovani promettenti studiosi e da studenti universitari alle loro prime esperienze di ricerca. Anche per me divenuti un irrinunciabile appuntamento annuale, voglio ricordare i due precedenti convegni dedicati rispettivamente a “<em>Gli Etruschi e Roma. Fasi monarchica e alto-repubblicana</em>” e a “<em>La grande Roma dei Tarquini</em>”, sui quali conto di ritornare prossimamente per recensirne gli Atti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7244" style="margin: 10px;" title="annaliXVII_1844" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/annaliXVII_1844.jpg" alt="" width="170" height="240" />Quanto mai azzeccata la scelta del tema di quest’anno, anticipando, di fatto, le celebrazioni collegate al 150° anniversario della costituzione dello Stato unitario. Difficilmente sembrerebbe concepibile l’esistenza di un legame che colleghi gli Etruschi all’Unità d’Italia, mentre nota è la relazione fra gli studi e le ricerche archeologiche dedicate a questo popolo e la dinastia medicea i cui esponenti divennero <em>Duces Etruriae</em>. Dal 3 al 5 dicembre 2010 si è svolto il diciottesimo Convegno dedicato a “<em>La  Fortuna</em><em> degli Etruschi nella Costruzione dell’Italia Unita</em>”. Esisteva un legame a volte sottile altre anche ‘fisico’: archeologi e studiosi che contemporaneamente erano patrioti attivi (ricordiamo Francesco Orioli, Ariodante Fabretti e Achille Gennarelli, partecipi della gloriosa esperienza della Repubblica Romana) ovvero patrioti divenuti archeologi come Isidoro Falchi, al quale si deve la scoperta di Vetulonia; circoli letterari che si occupavano sia dell’attività politica patriottica sia della ricerca archeologica, come quello che si riuniva intorno ai coniugi Gozzadini (Giovanni e Maria Teresa Serego Alighieri, legati alle scoperte di Marzabotto e agli scavi di Villanova di Castenaso, con i quali iniziarono la conoscenza della civiltà Villanoviana, risalente all’età del ferro), il cui salotto culturale era arricchito dalla presenza di personaggi come Marco Minghetti, Aleardo Aleardi, <a title="Giosue Carducci" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giosue-carducci">Giosue Carducci</a>, Francesco Paolo Perez, Almerico da Schio e molti altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-7245 alignright" style="margin: 10px;" title="lacittadella41_42" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lacittadella41_42-223x300.png" alt="" width="223" height="300" />Gli Etruschi erano visti come i primi unificatori dei popoli italici avanti la conquista romana e grande successo avevano le opere di Giuseppe Micali dedicate agli antichi popoli della nostra penisola. I popoli di Ausonia, dall’antico nome poetico dell&#8217;Italia; e “Ausonia” fu anche il nome dato a una nuova loggia massonica nel 1859. Il Fascio etrusco fu adottato come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della libertà italica. Va peraltro ricordata anche l’istituzione in Vaticano del museo Etrusco prima e di quello Egizio poi (1837-39), che oltre a collocare Gregorio XVI nella tradizione dei papi mecenati e antiquari, dimostra l’attenzione e l’ascolto all’evolversi della cultura e dell’antiquaria laica, con conseguente, consapevole e mirata, risposta culturale e politica insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Non prive d’interesse le vicissitudini della Collezione Campana, legata a doppio filo a quelle di Giovanni Pietro Campana, Direttore del Monte di Pietà di Roma dal 1833 al 1857. Nel 1854,  a causa di gravi problemi finanziari, fu costretto a impegnare la sua collezione di gioielli e, con la garanzia delle altre collezioni, contrattò successivamente numerosi prestiti. Purtroppo la situazione gli sfuggì presto di mano e Campana iniziò a ricorrere a pratiche illegali che lo portarono all’arresto e successiva condanna, così che per pagare i debiti, l’intera collezione, circa 15.000 pezzi, sarà venduta all’asta e dispersa fra Russia (i pezzi migliori sono all’<em>Ermitage</em> di San Pietroburgo), Francia, Inghilterra, Svizzera e Italia. Fortunatamente tutt’altro fu il corso degli eventi per la Collezione Casuccini di Chiusi, che grazie al neonato Regno d’Italia, dopo il mancato acquisto da parte del Museo Archeologico fiorentino, per mancanza di fondi sufficienti, fu acquistata per il Museo Archeologico di Palermo proprio per il peculiare legame che univa la civiltà etrusca con l’Italia, l’antica <em>Terra Italiae</em>, che era particolarmente vivo e sentito nell’Ottocento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.it/gp/product/1440060401/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1440060401" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7247" style="margin: 10px;" title="cities-and-cemeteries-of-etruria" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cities-and-cemeteries-of-etruria.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Nella temperie risorgimentale dettero il loro contributo diretto o indiretto personaggi stranieri amanti dell’Italia e delle sue <a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> (leggi bellezze). Il più noto dei quali è senz’altro Georges Dennis, il “Pausania dell’Etruria”, che nel suo <a href="http://www.amazon.it/gp/product/1440060401/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1440060401"><em><em>The cities and cemeteries of Etruria</em></em></a>, denso di notizie sui luoghi abitati dagli Etruschi (ancora oggi quadro insuperato di un paesaggio che in molti casi non esiste più, un classico dell’etruscologia e della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> inglese), consiglia a chi vuole visitare l’Etruria di leggere intensamente le storie di Livio e di altri autori latini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo le relazioni del Convegno, comprese quelle dei relatori assenti per impedimenti involontari perché speriamo e presumiamo che i loro contributi non mancheranno nella pubblicazione degli Atti: Carmine Ampolo, <em>Le nazioni italiane e gli Etruschi nell’opera di Carlo Denina</em>; Paolo Desideri, <em>Gli Etruschi di Giuseppe Micali fra antiquaria e ideologia politica</em>; Giovanni Colonna, <em>Lo studio degli Etruschi e il Risorgimento italiano</em>; Armando Cherici, <em>“Mirari vos”: la politica museale di Gregorio XVI tra storia e</em> <em>antistoria</em>; Roberto Macellari, <em>Gaetano Chierici e la questione nazionale</em>; Alessandro Mandolesi, <em>Etruschi e Piemonte sabaudo: dalla diffusione del gusto “all’etrusca” al collezionismo archeologico</em>; Giovannangelo Camporeale, <em>Isidoro Falchi e le questioni di Vetulonia e Populonia</em>; Mario Torelli, <em>Il mito degli Italici nell’Italia risorgimentale</em>; Stefano Bruni<em>, Capponi, Viesseux, Capei e gli Etruschi. Gli scavi della Società Colombaria e il Museo Etrusco di Firenze</em>; Adriano Maggiani, <em>1859-1861: le ricerche della Società Colombaria a Sovana e a Chiusi</em>; Giulio Paolucci, <em>“Scopritore di tali magnificenze sepolcrali che renderanno immortale il di lui nome”. Nuovi dati sulla collezione Casuccini di Chiusi</em>; Françoise Gaultier, <em>La dispersione della Collezione Campana negli anni dell’unificazione politica dell’Italia</em>; Giuseppe M. Della Fina, <em>La nuova Italia e i beni archeologici: il caso della scoperta delle tombe Golini I e II</em>; Stephan Steingräber, <em>George Dennis e la sua opera nell’ambito dello sviluppo dell’Etruscologia nell’Ottocento</em>; Filippo Delpino &#8211; Rachele Dubbini, <em>Pietro Rosa e la tutela delle antichità a Roma tra il 1870 e il 1875</em>; Maria Bonghi Jovino, <em>La scuola archeologica di Pompei e le due anime dell’archeologia risorgimentale</em>; Maurizio Harari, <em>Giosue Carducci e i selvaggi di Villanova</em>; Giuseppe Sassatelli, <em>Bologna: il carnevale degli Etruschi e l’identità cittadina</em>. Atti che puntuali troveremo ad attenderci in occasione del prossimo Convegno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Last but not least</em>, è da ricordare la presentazione in anteprima ai partecipanti al Convegno, presso il Museo Archeologico Statale di Orvieto, dell’allestimento della sezione dedicata agli scavi di Campo di Fiera: il presumibile sito del Fanum Voltumnae.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">[Originariamente pubblicato in <em>La Cittadella</em>, 41-42 n.s. [<em>Il nostro 150°, Risorgimento e Romanità</em>], genn.-mar./apr.-giu. 2011, 126-130].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-riscoperta-degli-etruschi-e-il-risorgimento-dellitalia.html' addthis:title='La riscoperta degli Etruschi e il Risorgimento dell&#8217;Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>El misterio Etrusco</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 21:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alain De Benoist</dc:creator>
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		<description><![CDATA[El pueblo etrusco, de carácter vivo y espontáneo, a despecho de los griegos y los latinos, fue uno de los pioneros de la civilización europea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/el-misterio-etrusco.html' addthis:title='El misterio Etrusco '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">&#8220;El pueblo etrusco no solamente hablaba – afirma Zacharia Mayani –, también bromeaba, ironizaba, cantaba y exaltaba a sus dioses, rezaba y dirigía exhortaciones a las sombras de sus antepasados, enviaba misivas a Alejandro Magno, a Pirro y a Aníbal en su propia lengua, una lengua lacónica y vigorosa, pero no brusca&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">¿Quedará resuelto algún día el misterio etrusco? Y por cierto, ¿quiénes son los etruscos?</p>
<p style="text-align: justify;">Los <a title="indoeuropeos" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeos</a> alcanzaron la península itálica hacia el año 1200 antes de nuestra era, en plena edad del bronce. La fundación de Roma, que se atribuye a los umbros, está fechada el primero de abril del –753. Dos siglos más tarde, los romanos se volvieron violentamente contra los habitantes de Etruria, territorio situado entre la Umbría, la isla de Elba y el Lacio. Las más antiguas crónicas en latín relatan la guerra contra el rey etrusco Porsenna, en el –507, así como las gestas del tuerto Horacio Cocles y el manco Muncio Scaevola, en quienes Georges Dumezil ha visto unos &#8220;avatares históricos&#8221; que corresponden a los dioses germánicos Odín y Tyr.</p>
<p style="text-align: justify;">Los etruscos fueron expulsados del sur de Italia en el año –471. Su capital, Veiés, es tomada en el –401. En el –261, un año antes de la primera guerra púnica, son definitivamente sometidos. Sicilia es conquistada en el –241.</p>
<p style="text-align: justify;">Stendhal, a la sazón cónsul francés en Civitavecchia, se dejó seducir por la pasión etrusca. Escribía en 1834: &#8220;<em>Quisiera vivir entre la resurrección de los etruscos</em>&#8220;.</p>
<div id="attachment_2964" class="wp-caption alignleft" style="width: 234px"><img class="size-medium wp-image-2964" title="cabeza" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cabeza-224x300.jpg" alt="cabeza" width="224" height="300" /><p class="wp-caption-text">Cabeza de guerrero (Necrópolis de Crocifisso del Tufo, Orvieto, Italia)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Hoy en día, los etruscos están &#8220;resucitando&#8221;. Dos tesis sobre el origen de este pueblo misterioso continúan enfrentándose. Para unos, los etruscos son los autóctonos, los descendientes de los supervivientes de la edad de la piedra itálica, y su lenguaje se pierde en la noche de los tiempos. Para los otros, que repiten la opinión de los antiguos (Tito Livio, Tácito, Herodoto, Plinio y Séneca), los etruscos son foráneos llegados a Italia entre los siglos XIII y VII antes de nuestra era.</p>
<p style="text-align: justify;">¿Llegados de dónde? Del Asia Menor, dice Herodoto, y más particularmente de Lidia. &#8220;<em>La observación de los rayos, el estudio de las vísceras de las víctimas por los auríspices, las costumbres rituales que forman parte esencial de la disciplina de los etruscos, se remiten inevitablemente al Oriente asiático</em>&#8221; (Raymond Bloch, <em>L&#8217;art et la civilisation étrusques</em>, París 1955).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>¿Hipótesis aventuradas?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">El alfabeto etrusco, copia del alfabeto griego, no presenta dificultades particulares. La fonética es perfectamente conocida, gracias a los nombres de los dioses y de los héroes que figuran en las inscripciones votivas. Pero nuestros conocimientos de detienen aquí: podemos leer el etrusco sin comprenderlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Los investigadores disponen de más de 10.000 inscripciones, incluyendo al &#8220;libro de la momia&#8221; (1.500 palabras escritas sobre las vendas que envuelven una momia conservada en el museo de Zagreb). Pero las inscripciones suelen ser demasiado breves. Solamente han podido traducirse, hasta ahora, los nombres propios, los sustantivos de uso más corriente, como clan &#8220;hija&#8221;, puia &#8220;mujer&#8221;, lupu &#8220;muerte&#8221; etc. Desgraciadamente no disponemos de ningún documento bilingüe, como la célebre piedra de Roseta que permitió descifrar los jeroglíficos egipcios.</p>
<p style="text-align: justify;">Las hipótesis son legión. Los trabajos del profesor Pallotino, de la universidad de Roma, de Raymond Bloch y Michel Lejeune, por citar algunos, son bien conocidos. Pero los resultados son decepcionantes. El lingüista danés Louis Hjemslev, en su famoso libro sobre <em>El lenguaje</em>, renuncia a clasificar el etrusco en ninguna de las seis grandes familias lingüísticas del mundo. Solamente el vasco presenta un problema semejante.</p>
<p style="text-align: justify;">En 1961, Zacharie Mayani, orientalista formado en la escuela de la Sorbona, publicó un estudio titulado<em> Los etruscos comienzan a hablar</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quienes batallan contra el reconocimiento del etrusco como lengua <a title="indoeuropea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropea</a> –asegura– se agitan bajo los efluvios de un prejuicio. No constituyen una escuela, sino una secta.</p>
<p style="text-align: justify;">Hacia el año 1.300 antes de nuestra era, el Asia Menor egea (Jonia, Lidia, Anatolia, Frigia y Caria) estaba en parte poblada por tracios e ilirios llegados de los Balcanes. <em>&#8220;Como los brigos de Macedonia, que en Anatolia pasaron a denominarse frigios. Y es en Anatolia donde una tradición retenida por Herodoto sitúa el punto de partida de los etruscos hacia Italia&#8221;</em>. Los protoetruscos, consecuentemente, no serían otros que los &#8220;tursa&#8221;, tribu <a title="indoeuropea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropea</a> emigrante desde los Balcanes en los territorios de la actual Turquía durante la época de la guerra de Troya, que participaron en las grandes invasiones de los &#8220;pueblos del mar&#8221;, junto a quienes se lanzaron al asalto del Egipto de Ramsés III bajo la guía de una aristocracia llegada del Norte. Tras el fracaso, los &#8220;tursa&#8221; se replegaron primero sobre Sicilia, y después sobre Cerdeña y el noroeste de Italia. El mito de Eneas, relatado por Virgilio, que interviene como mito de fundación de la ciudad de Roma como antepasado de Rómulo y Remo, guardaría el recuerdo de este lejano periplo.</p>
<div id="attachment_2965" class="wp-caption alignright" style="width: 240px"><img class="size-medium wp-image-2965" title="musico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/musico-230x300.jpg" alt="musico" width="230" height="300" /><p class="wp-caption-text">Músico etrusco de la &quot;Tumba del Triclinio&quot;, en Tarquinia.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Para demostrar que el etrusco es un &#8220;dialecto balcánico arcaico&#8221;, Zacharie Mayani apela a tres razones: las palabras ilirias descubiertas hasta hoy que señalan a nombres de persona y lugar, las supervivencias dialectales de la lengua &#8220;ilirio-etrusca&#8221;, especialmente en Apulia, y finalmente la lengua albanesa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Albania – repite – no es sino la antigua Iliria del sur. Los albaneses han permanecido allí más o menos durante los dos últimos milenios. Numerosas palabras ilirias pueden descubrirse tanto en el etrusco como en el albanés. Estos elementos han de permitir, tras un largo estudio, la decodificación de la lengua etrusca&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La obra contiene, además, un amplio glosario. El autor cita cientos de palabras etruscas como <em>clen</em> (&#8220;existir&#8221;, diferenciado del verbo &#8220;ser&#8221;, lo cual ocurre en muy pocas <a title="lenguas indoeuropeas" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">lenguas indoeuropeas</a>, como el castellano y&#8230; el albanés), <em>atranes</em> (&#8220;los padres&#8221;), <em>ja</em> (&#8220;comer&#8221;), <em>iu</em> (&#8220;dios&#8221;), <em>setirune</em> (ternera), <em>mir</em> (&#8220;bello&#8221;), etc., y las correspondientes palabras albanesas que tienen el mismo sentido: <em>klënë</em>, <em>atër</em>, <em>ha</em> (con &#8220;h&#8221; aspirada), <em>hie</em>, <em>shterunë</em>, <em>mir</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mayani se lanzó enseguida al intento de descifrar ciertas inscripciones. Los resultados a los que llega corresponden bien poco con la idea tradicional que se ha tenido de los etruscos. Este pueblo que se decía grave, melancólico y triste, que no se preocupaba más que del culto a los muertos, en las inscripciones traducidas por Mayani se expresa con frases como: &#8220;Aquí está la vida&#8221;, &#8220;Recogemos madera para el fuego de la fiesta&#8221;, (<em>pi peri snati bilidi</em>), o &#8220;Emborráchate de vino y derrotarás a la enfermedad&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.es/gp/product/8460574814/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru01-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3626&amp;creative=24822&amp;creativeASIN=8460574814" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8249" style="margin: 10px;" title="descifriamento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/descifriamento.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>La tesis del carácter <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropeo</a> del etrusco no es exclusiva de Mayani. Ha sido también sostenida por F. Schachermeyer (<em>Etrüskische Frühgeschichte</em>, 1929), G. Buonamici (<em>Studi etruschi</em>, 1921), P. Kretschmer (<em>Die Herkunft der Umbrer</em>, 1933), Paulé, Muller, Deeke, etc. También es la que sostiene la sanscritóloga belga Inna Carnoy, autora de un importante <em>Diccionario etimológico del protoindoeuropeo</em> (1955), así como el filólogo americano Ernst Pulgral (<em>The tonges of Italy</em>) y, más recientemente, por el búlgaro Vladimir Georgiev.</p>
<p style="text-align: justify;">A principios de 1971, la agencia Tass, de Moscú, anunció efectivamente que Georgiev &#8220;ha resuelto definitivamente el secreto de la lengua etrusca&#8221;, aunque no añadía nada más.</p>
<p style="text-align: justify;">Vladimir Georgiev comenzó a estudiar el problema etrusco en 1941, en contacto con los investigadores italianos. Durante la década de 1960 publicó diversos artículos en la revista de la Academia de Sofía, <em>Balkansko Ezikoznanie</em>. Es también autor de una <em>Introduzione alla storia delle lingue indoeuropee</em>, publicada en Italia por la universidad de Roma (1966).</p>
<p style="text-align: justify;">El interés de los trabajos de Georgiev reside en que no se fundan únicamente sobre la fonología, sino sobre todo en las estructuras morfológicas.</p>
<p style="text-align: justify;">Según él, el etrusco sería una especie de &#8220;dialecto hitita tardío&#8221;, afirmación que puede aceptarse con ciertas reservas: el etrusco sería, finalmente, una forma tardía de una lengua indoeuropea del Asia Menor, de la cual el mismo hitita sería uno de sus dialectos.</p>
<p style="text-align: justify;">Zacharie Mayani es tajante en sus conclusiones: &#8220;El pueblo etrusco, de carácter vivo y espontáneo, a despecho de los griegos y los latinos, fue uno de los pioneros de la civilización europea&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">[Trd. Santyago Rivas]</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/el-misterio-etrusco.html' addthis:title='El misterio Etrusco ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Etruschi, le antiche metropoli del Lazio</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 16:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di AA.VV., Etruschi, le antiche metropoli del Lazio, Catalogo (a c. di Mario Torelli e Anna Maria Moretti Sgubini), pubblicato dalle edizioni Electa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etruschi-le-antiche-metropoli-del-lazio.html' addthis:title='Etruschi, le antiche metropoli del Lazio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/etruschi-le-antiche-metropoli-del-lazio/5943" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2838" style="margin: 10px;" title="etruschi-metropoli-lazio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/etruschi-metropoli-lazio.jpg" alt="etruschi-metropoli-lazio" width="200" height="319" /></a>Da ottobre a gennaio scorsi, al Palazzo delle Esposizioni di Roma è stata organizzata un’avvincente mostra, dall’identico titolo del volume qui recensito che ne costituisce il <em>Catalogo</em>, che ha raccontato e descritto l&#8217;eccellenza della civiltà etrusca del Lazio attraverso lo straordinario sviluppo dei suoi principali centri urbani. Veio, Cerveteri, Vulci, Tarquinia, città che a partire dai più antichi e comuni caratteri, si andarono di seguito differenziando, non solo rispetto alla produzione artistica, ma anche, più in generale, rispetto agli orientamenti culturali e di culto, agli stili di vita, alle prassi commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai rapporti tra queste antiche metropoli e Roma è dedicata la seconda parte della mostra, che mette in luce la forte influenza esercitata dalla civiltà etrusca sul mondo romano quanto a pratiche religiose e <a title="simbologie" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologie</a> del potere, illustrando continuità ma anche differenze tra le due culture.</p>
<p style="text-align: justify;">I caratteri delle quattro metropoli dell&#8217;Etruria meridionale sono resi evidenti nella loro specificità dalla presentazione delle più importanti testimonianze artistiche locali, molte delle quali presentate al pubblico per la prima volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro, i cui curatori sono gli stessi che hanno progettato e allestito la mostra, raccoglie una ventina di saggi che seguono la stessa successione dell’esposizione. Gli autori degli intensi saggi sono tra i più qualificati. Fra quelli della prima parte, dedicati alle quattro città della Tuscia, ricordiamo Gilda Bartoloni, Francesca Boitani, Giovanni Colonna (<em>L’officina veiente: Vulca e gli altri maestri di statutaria arcaica in terracotta</em>), Maria Paola Baglione, Maria Cataldi Dini, Stephan Steingräber (<em>Tarquinia. La più grande pinacoteca del mondo preromano</em>), Anna Maria Moretti Sgubini, Marina Martelli, Antonia Rallo (<em>Il lusso, le donne, il potere</em>), Lucio Fiorini e Maurizio Sannibale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Mario Torelli è da segnalare, oltre l’inquadramento generale, il primo capitolo della seconda parte dal significativo titolo “<em>Roma e le città etrusche. Preistoria e storia di un rapporto</em>”. Oltre a ripercorrere i prestiti dalla tradizione e lingua etrusche alle istituzioni romane e alla lingua latina (tra gli altri <em>populos</em>, “il popolo in armi”, <em>par</em>, “pari, di uguale condizione”) ci ricorda il periodo di subalternità protostorica ai Latini dimostrato dalla presenza di teonimi etruschi di sicura derivazione dal latino ai quali vanno aggiunte pochissime ma interessanti presenze di divinità umbro-sabine. Giustamente la vicenda dell’interferenza tra mondo etrusco e mondo romano “va analizzata sul lungo periodo con tutta la strumentazione possibile, linguistica, storica, antiquaria, archeologica” (p. 170).</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto “lo stretto rapporto che lega il mondo latino a quello etrusco già in epoca protostorica si manifesta nella reciproca e complessa influenza rintracciabile nelle più arcaiche pratiche rituali comuni ai due <em>ethne</em> che, intimamente connesse alla cerimonialità e all’esercizio del potere, si esplicano nella condivisione di istituti a carattere sacro che stanno alla base delle strutture politiche di età storica” (p. 181). A <em>“La preistoria. Potere e cerimonialità: iniziazioni, investitura, insegne, trionfo”</em> è dedicato l’<em>excursus </em>di Simona Fortunelli che ci guida dalle fondamentali, per la vita comunitaria, pratiche dell’<em>auspicium</em> e dell’augurio, per giungere al trionfo, gli ancili, la sella curule e i fasci littori. Mentre Francesco Marcattili affronta <em>“La storia. Servio Tullio, i Vibenna e le letture della tradizione”</em><a href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come nella miglior tradizione dei cataloghi Electa anche questo volume è riccamente illustrato a colori, sia a integrazione degli articoli sia a corredo delle schede del catalogo vero e proprio della mostra. Forse oltre alle foto non sarebbe stato male riprodurre pure i disegni dell’<em>oinochoe</em> da Tragliatella, il famoso <em>lusus troiae</em>, e quelli degli specchi, specialmente quello di Bolsena con Caco i fratelli Vibenna e <em>Artile</em><a href="#_ftn2"><strong>[2]</strong></a>, per permetterne una migliore lettura anche a chi non ha potuto vedere la mostra. Comunque libro da consigliare, che contribuisce al chiarimento di quella cruciale opera di costruzione, comune a Etruschi e Latini e anche altri popoli italici, di una serie di antichissimi istituti religiosi, gran parte dei quali affonda le sue origini tra la fine dell’Età del bronzo e gli inizi dell’Età del Ferro. “Si tratta di istituti di forte valenza politica, come i riti di iniziazione maschile e guerriera compiuti dai Salii, come le cerimonie del trionfo e dell’auspicio, come le insegne del potere” (p. 21).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> * * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Recensione de: AA.VV., <a title="Etruschi. Le antiche metropoli del Lazio" href="http://www.libriefilm.com/etruschi-le-antiche-metropoli-del-lazio/5943"><em>Etruschi, le antiche metropoli del Lazio</em></a>, Catalogo (a c. di Mario Torelli e Anna Maria Moretti Sgubini), Electa, Verona 2008, pp. 296, € 40,00.; pubblicata in <em>Pietas</em>,  1, Settembre 2009, pp. 8-9.]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Su Servio Tullio e i Vibenna vedi ora L. Magini, <em>La dea bendata. Lo sciamanesimo nell’antica Roma</em>, Diabasis, Reggio Emilia 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Per un approfondimento del mito di Ercole e Caco e dello specchio di Bolsena vedi L. Magini, <em>La quaglia e la cornacchia – Quattro dialoghi sul mito di Ercole e Caco</em>, Guerini, Milano 1991, cfr. anche L. Magini, <a title="L'etrusco, lingua dell'Oriente indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusco-indoeuropeo.html"><em>L’Etrusco, lingua dall’oriente indoeuropeo</em></a>, “L’Erma” di Bretschneider, Roma 2007.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etruschi-le-antiche-metropoli-del-lazio.html' addthis:title='Etruschi, le antiche metropoli del Lazio ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Publio Nigidio Figulo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 09:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dettagliata recensione del saggio di Nuccio D'Anna su Publio Nigidio Figulo, filosofo pitagorico e cultore della aruspicina etrusca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.html' addthis:title='Publio Nigidio Figulo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887625379/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887625379"><img class="alignleft size-full wp-image-8422" title="nigidio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nigidio.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Un personaggio significativo dell&#8217;intemperie politico-culturale del primo secolo antecedente l&#8217;era volgare e, nel frattempo, emblematico della &#8220;presenza&#8221; etrusca nella <em>Res publica Romanorum</em>, dalle sue origini alla caduta dell&#8217;Impero in Occidente<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"></a>[1], è senz&#8217;altro Publio Nigidio Figulo<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"></a>[2]. <em>Vir doctissimus</em>, fondatore del neopitagorismo romano, membro del Collegio dei <em>LX Aruspici</em>, senatore amico di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> e seguace di Pompeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce ne offre ora un quadro esaustivo della sua vita e delle sue opere <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a>, storico delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> particolarmente attento al <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a>, noto ai lettori di <em>Arthos</em>. Lavoro non semplice per la disomogeneità e incoerenza delle fonti e testimonianze.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, giustamente, secondo <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> &#8220;<strong><em>i frammenti raccolti e gli studi che nei vari settori sono stati fatti dagli specialisti, possono armai permettere di delineare la complessa personalità di Nigidio, di tracciare un profilo autentico del suo pensiero, di delimitare la profondità e la reale consistenza dell&#8217;apporto di tradizioni spirituali quali il pitagorismo, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> etrusca, l&#8217;aruspicina romana, l&#8217;escatologia dei cosiddetti &#8220;Magi ellenizzati&#8221;, capire da dove possono essersi originate le sue dottrine astrali, qual è il ruolo veritiero e la profondità della sua opera di &#8220;theologia&#8221;, vera e propria sintesi di un mondo spirituale che conosciamo con difficoltà e solo parzialmente</em></strong>&#8221; (pp. 9-10). Lo stesso impegno politico nigidiano apparirebbe &#8220;<strong><em>come l&#8217;estremo tentativo di preservare culti e riti appartenenti ad uno stato arcaico del mondo etrusco-latino</em></strong>&#8221; (p. 10).</p>
<p style="text-align: justify;">Nato intorno al 98 a.C. forse a Perugia, città o <em>popolo</em> dell&#8217;antica dodecapoli dell&#8217;Etruria, dove le iscrizioni attestano la diffusione delle <em>gens Nigidia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una in particolare lega un componente della <em>gens</em> al <em>cognomen Sors</em> adattamento del termine <em>sortes</em> ovvero le tavolette di legno utilizzate nei rituali oracolari praticati nell&#8217;ambito dell&#8217;<em>etrusca disciplina</em> che &#8220;<strong><em>confermerebbe l&#8217;esistenza di antiche scienze oracolari e divinatorie custodite e trasmesse all&#8217;interno del clan familiare</em></strong>&#8221; (p. 15) del famoso senatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un &#8220;<strong><em>radicamento familiare nel mondo etrusco le cui dottrine da sempre a Roma hanno goduto di un&#8217;autorità indiscussa</em></strong>&#8221; (p. 14).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459886" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/divinoellade.bmp" alt="Nuccio d'Anna, Il divino nell'Ellade" width="95" height="145" border="0" /></a>Con un <em>cursus honorum</em> di tutto rispetto ritroviamo Nigidio, purtroppo, schierato con Pompeo<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"></a>[3] fino alla fatidica battaglia di Farsalo, con la conseguenza dell&#8217;esilio forzato, mentre buona parte dei membri del venerato e autorevole Collegio dei LX Aruspici si schiereranno col <em>Pontifex Maximus</em> Cesare<a name="_ftnref4" href="#_ftn4"></a>[4]. Questa scelta di campo non può inficiare il nostro giudizio sul suo percorso sapienziale. Grazie alle fonti, in particolare quelle raccolte da A. Swoboda, ma soprattutto alla dimestichezza con la visione tradizionale permette al <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> di ricostruire il quadro del pitagorismo romano e delle sue dottrine sapienziali di cui il Nostro era il principale esponente anzi il &#8220;restauratore&#8221;, fino a condurci nella famosa &#8220;basilica&#8221; di Porta Maggiore e la <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> in essa nascosta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nigidio oltre che essere <em>Pythagoricus,</em> è spesso designato come <em>Magus</em> ma non col significato negativo che spesso tale termine aveva nell&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/storia-antica">antichità classica</a> ma quale appellativo legato all&#8217;attribuzione di una precisa condizione spirituale, un&#8217;<em>esperienza estatica ed &#8220;illuminativa&#8221;</em> (p. 43). Il <em>cognomen &#8220;figulus&#8221;</em> è stato spesso erroneamente collegato ad un improbabile mestiere del &#8220;vasaio&#8221; o di &#8220;ceramista&#8221; mentre andrebbe ricondotto alla <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> astrale confermata anche dalle fonti. &#8220;<strong><em>Dice che Nigidio Figulo prese questo nome perché tornato dalla Grecia, disse di aver imparato che il mondo si muove con la velocità della ruota del vasaio</em></strong>&#8220;<a name="_ftnref5" href="#_ftn5"></a>[5]. Ribadita anche dall&#8217;episodio dei gemelli ricordato da Agostino<a name="_ftnref6" href="#_ftn6"></a>[6] in cui Nigidio utilizza il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della <em>rota figuli</em>, &#8220;la ruota del vasaio&#8221;, per dimostrare le sue &#8220;<strong><em>teorie astronomiche e delle influenze astrali negli accadimenti umani</em></strong>&#8221; (p. 52).</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse sono i capitoli dedicati all&#8217;esposizione delle conoscenze astronomiche e dei miti connessi, dell&#8217;<a title="antichità classica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità classica</a> in generale e del nostro aruspice neopitagorico in particolare, mostrate dalle fonti pervenuteci. Ancora una volta <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a><a name="_ftnref7" href="#_ftn7"></a>[7] dimostra la sua competenza nel condurci fra gli arcaici sistemi calendariali che scandivano i sacri ritmi del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In relazione alle conoscenze astrologiche ed alla perizia divinatoria di Nigidio come non ricordare l&#8217;episodio riferito da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gaio-svetonio-tranquillo" target="_blank">Svetonio</a></span> (<em>Aug.</em> 94) del padre del futuro Augusto, che al momento della nascita del figlio, &#8220;<strong><em>ebbe in sogno la visione di un sole che si levava dal seno della moglie. Nigidio predisse per questo figlioletto appena nato un destino di dominatore universale</em></strong>&#8221; (p. 81). Di particolare rilievo è il fatto che Cassio Dione (44, 1) &#8220;<strong><em>collega tale predizione su un prossimo Sovrano universale dai caratteri quasi messianici, al tipo di ordine celeste che era possibile contemplare nel movimento delle stelle, e poi alle particolari modalità di disporsi delle costellazioni nei loro percorsi siderei. Il movimento dei corpi celesti nella sfera cosmica sembrava indicare fatti e avvenimenti storici la cui portata non poteva essere limitata alla piccola contingenza del quotidiano</em></strong>&#8221; (p. 81).</p>
<p style="text-align: justify;">Fonti autorevoli quali Arnobio, Macrobio, Servio, Nonio, Gellio e Marziano Capella attestano l&#8217;importanza e forniscono alcuni frammenti dell&#8217;opera di Nigidio dedicata alla <em>&#8220;prisca theologia&#8221;</em> intitolata <em>De diis</em>. Costituita originariamente di venti libri dei quali ci sono pervenuti solo tredici frammenti. Non mera elencazione dei vari Dèi o puro e semplice chiarimento del ruolo delle divinità più venerate dell&#8217;antica tradizione romana. Ha, invece, inteso fornire il significato &#8220;teologico&#8221;, &#8220;<strong><em>indicare i fondamenti rituali, fare emergere il legame della &#8220;forma&#8221; divina contemplata con il vasto mondo rituale nel quale doveva rifulgere la sua presenza</em></strong>&#8221; (p. 111).</p>
<div id="attachment_1109" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1109" title="fegato-di-piacenza" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fegato-di-piacenza.jpg" alt="Fegato di Piacenza" width="200" height="118" /><p class="wp-caption-text">Fegato di Piacenza. Museo Civico di Piacenza, Palazzo Farnese.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Basandosi sulle dottrine nigidiane Marziano Capella ci ha trasmesso una rappresentazione del &#8220;cosmo circolare&#8221; ripartito in sedici parti legate a &#8220;potenze divine&#8221; rapportabile alla suddivisione teo-cosmogomica del Fegato di Piacenza in particolare al suo &#8220;nastro periferico&#8221; anch&#8217;esso frazionato in sedici parti. Da segnalare l&#8217;analogia che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> individua nel caso &#8220;<strong><em>della serie runica &#8220;</em>nuova<em>&#8221; o &#8220;</em>danese<em>&#8221; del mondo scandinavo che riformulava in XVI segni</em></strong>&#8221; le rune dell&#8217;antico <em>futhark</em> con la loro potenza magico/rituale. Ancor più rilevante se ricordiamo che le rune derivano dall&#8217;alfabeto etrusco<a name="_ftnref8" href="#_ftn8"></a>[8].</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo &#8220;<strong><em>il </em>De diis<em> di Nigidio sembra metterci davanti ad un tipo di spiritualità che appartiene ad uno stadio molto arcaico della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana, forse scaturita da (o connessa a) forma rituali appartenenti al patrimonio religioso etrusco e a quello dei più antichi popoli italici, là dove la cosmogonia e la &#8220;teologia&#8221; si intrecciavano sapientemente con l&#8217;aruspicina, la divinazione e l&#8217;azione rituale, un mondo immacolato svelava il significato della presenza divina, e tutti gli interventi dello Stato, tutti i suoi pronunciamenti grandi o piccoli, le stesse manifestazioni della natura (cambio delle stagioni, temporali improvvisi, fulmini, apparizione improvvisa di corpi celesti, etc.) venivano considerate cariche di valenze divine che solo un apposito Collegio di auguri o di aruspici poteva interpretare</em></strong>&#8221; (p. 120).</p>
<p style="text-align: justify;">Non di minor valore l&#8217;esegesi grammaticale nigidiana. Non solo volta a spigare il significato e la composizione dei termini e delle frasi e le regole grammaticali più abituali ma presentando anche quelle forme risalenti a un tempo molto antico chiarendo aspetti di quella &#8220;lingua arcaica&#8221; nella quale &#8220;<strong><em>l&#8217;accento delle parole indicava anche il ritmo recitativo, indirizzava verso quella formulazione musicale della lingua latina sulla quale hanno richiamato l&#8217;attenzione anche Giacomo Devoto</em></strong><a name="_ftnref9" href="#_ftn9"></a>[9]<strong><em> e Alessandro Ronconi, sosteneva il tono, incanalava verso una corretta strutturazione grammaticale</em></strong>&#8221; (p. 123).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche gli studi &#8220;linguistici&#8221; non seguivano meri interessi profani. &#8220;<strong><em>Il retto uso delle parole, la pronuncia dei fonemi, la loro corretta articolazione grammaticale o sintattica e la stessa formulazione scritturale </em></strong>- ci ricorda <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> -<strong><em> ne fanno un riflesso dell&#8217;armonia cosmica e dei ritmi naturali; un &#8220;</em>linguaggio puro<em>&#8221; riverbera al suo livello l&#8217;equilibrio primordiale, lo introduce su un piano di &#8220;</em>armonia naturale<em>&#8221; che è la condizione stessa perché scienze come l&#8217;aruspicina e la divinazione possono rivelare il significato di alcuni particolari fenomeni e segni, interpretarli secondo moduli che svelano il sostrato spirituale originario che regge l&#8217;universo</em></strong>&#8221; (pp. 128-129).</p>
<p style="text-align: justify;">Tralascio qui di affrontare la trattazione delle attività riconducibili a quelle tipiche di ogni aruspice<a name="_ftnref10" href="#_ftn10"></a>[10] recuperate dai frammenti nigidiani, ma mi piace segnalare l&#8217;analogia che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> individua tra il <em>De vento</em>, &#8220;<strong><em>per il quale verosimilmente il neopitagorico romano attinge ad antiche tradizioni estrusco-latine,</em></strong>&#8221; ed &#8220;<strong><em>in India il </em>Manavadharmashashtra</strong>&#8221; che confermerebbero &#8220;<strong><em>che il vento è connesso con il &#8220;respiro&#8221; del cosmo e dal suo ritmo nasce la luce che dilegua le tenebre</em></strong>&#8221; (p. 136).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827218475" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ilgiococosmico.bmp" alt="Nuccio D'Anna, Il gioco cosmico. Tempo ed eternità nell'antica Grecia" width="93" height="130" border="0" /></a>L&#8217;unico scritto di Nigidio giunto intero fino a noi è il cosiddetto <em>Calendario brontoscopico<a name="_ftnref11" href="#_ftn11"></a>[11]</em>, conservatoci da Giovanni Lido, opera riferibile a quell&#8217;<em>arcana Etrusca disciplina</em> di cui il Nostro era un profondo conoscitore e da non svalutare come puro e semplice libello politico. Giustamente è stato posto l&#8217;accento che si dimentica troppo facilmente &#8220;<strong><em>che a Roma la politica era perfettamente contessuta con la dimensione sacra della vita e ogni forma di azione rituale, compresa l&#8217;aruspicina e la divinazione, non poteva certo prescindere dal significato che ogni pur piccolo evento naturale assumeva per la vita dello Stato</em></strong>&#8221; (p. 148).</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Nuccio D'anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a> è riuscito a ricostruire un quadro coerente della vita e dell&#8217;opera nigidiana all&#8217;interno della tradizione romana (che è anche etrusca e pitagorica) contestando giustamente le asserzioni destituite di fondamento che non trovano riscontro testuale ma che rischiano avere facile eco nella letteratura accademica (un esempio per tutti la presunta &#8220;<em>origine plebea</em>&#8221; di Nigidio con troppa sicurezza attestata in un&#8217;importante enciclopedia<a name="_ftnref12" href="#_ftn12"></a>[12]).</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo: &#8220;<strong><em>Come Varrone, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, Virgilio, Tito Livio, Orazio e lo stesso Cesare, anche Nigidio appartiene a quel vasto mondo di raffinata cultura, ma ben radicato in una intensa vita rituale, che aveva conservato memoria dei fondamenti spirituali, dottrinali e rituali che avevano consentito a Roma di realizzare la </em>pax deorum<em> e di diventare per un intero ciclo umano un vero </em>umbilicus mundi</strong>&#8221; (p. 161).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Recensione de: <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">NUCCIO D'ANNA</a>, <a title="Publio Nigidio Figulo" href="http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.-un-pitagorico-nella-roma-del-1%C2%B0-secolo-a.c..html"><strong><em>Publio Nigidio Figulo. Un pitagorico a Roma nel 1° secolo a. C.</em></strong></a>, <em>Archè -Edizioni PiZeta, Milano 2008, pp. 176, € 17,00</em>; pubblicata in <em>Arthos</em>, n.s., 17, 2009, pp. 311-314.]</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"></a>[1] Cfr. <a title="Mario Enzo Migliori" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/mario-enzo-migliori/">M. E. MIGLIORI</a>, <a title="Haruspices e Mos Maiorum" href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html"><em>Haruspices e mos maiorum</em></a>, in <em>Vie della Tradizione</em>, 145, gen.-apr. 2007, pp. 22-29.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a>[2] Cfr. F. MOLTEDO, <em>Neopitagorismo romano. Brevi cenni su Nigidio Figulo</em>, in <em>Arthos</em>, n.s., 14, 2006, pp. 28-33.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"></a>[3] Forse è troppo enfatizzante descriverlo come organizzatore a Capua dell&#8217;<em>estrema difesa dell&#8217;Italia</em> (p. 21). Ricordo che Cesare fu costretto alla guerra civile per la difesa delle prerogative dei tribuni della plebe (nel caso specifico Marco Antonio e Cassio Longino) calpestate dal senato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"></a>[4] Vedi, tra gli altri, L. AIGNER FORESTI, <em>Gli Etruschi e la politica di Cesare</em>, in Fondazione Niccolò Canussio, <em>L&#8217;ultimo Cesare</em>, Roma 2000, pp. 11-33.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"></a>[5] <em>Schol. ad Luc.</em> I, 639 = Fr. 16 Swoboda, <em>P. Nigidi Figuli operum reliquiae</em>, Wien 1889 (rist. Amsterdam 1964), p. 137.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"></a>[6] <em>De Civ. Dei</em>, V, 3 = Fr. 17 Swoboda, <em>op. cit.</em>, p. 137.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"></a>[7] Di N. D&#8217;ANNA cfr. <em>Il Gioco Cosmico. Tempo ed eternità nell&#8217;antica Grecia</em>, Roma 2006, e <em>Mistero e Profezia. La IV egloga di Virgilio e il rinnovamento del mondo</em>, Cosenza 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"></a>[8] P. SCARDIGLI, <em>Sulla derivazione della scrittura runica dalla scrittura etrusca settentrionale</em>, in <em>Gli Etruschi</em> [II ed. de <em>Gli Etruschi e l'Europa</em>], Milano 1998, pp. 206-209.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"></a>[9] Da segnalare la nuova edizione di G. DEVOTO, <a title="origini indeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/giacomo-devoto-e-le-origini-indeuropee.html"><em>Origini indeuropee</em></a>, Padova 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"></a>[10] Cfr. P. CATALANO, <em>Aruspici</em>, in <em>Novissimo Digesto Italiano</em>, Torino 1958.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"></a>[11] Reperibile ora in italiano in M. KORNMÜLLER, <a title="Etrusca disciplina" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusca-disciplina.html"><em>Etrusca Disciplina</em></a>, Roma 2006 (pp. 89-131) ed in G. LIDO, <em>Sui segni celesti</em>, Milano 2007 (pp. 81-98). In internet si può consultare quella di V. Fincati nella rivista on line <em>Echò</em>, 3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"></a>[12] G. PASCUCCI, <em>Nigidio Figulo</em>, in <em>Enciclopedia Virgiliana</em>, III, p. 726.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.html' addthis:title='Publio Nigidio Figulo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Errori storico-geografici</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 09:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni errori grossolani nel rinomato inserto culturale domenicale de Il Sole 24 Ore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/errori-storico-geografici.html' addthis:title='Errori storico-geografici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Solitamente, purtroppo, nel mese di Agosto capita di leggere le cose più strane anche nella pubblicistica più accreditata. Quest&#8217;anno mi ha particolarmente colpito lo &#8220;Speciale Agosto&#8221;, paginone centrale (pp. 32-33) dell&#8217;inserto culturale <em>Domenica</em> de <em>Il Sole 24 Ore</em> del 10 agosto 2008, <em>Viaggiare nel tempo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo con una vera chicca sfuggita all&#8217;illustre <a title="Franco Cardini" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/franco-cardini">Franco Cardini</a> che tessendo le lodi di Sutri, per invogliarne la visita al turista colto, nell&#8217;articolo <em>In vacanza nella Storia</em> [mi raccomando la esse maiuscola], che dovrebbe dare il titolo anche a tutto lo &#8220;Speciale Agosto&#8221;, ci informa che detta cittadina &#8220;vanta una cinta muraria etrusca e medioevale, alcuni monumenti interessanti e una cucina degna del Lazio settentrionale: il <em>Latium vetus</em>, come si dovrebbe propriamente chiamare&#8221;. Qui il noto storico fa molta confusione perché notoriamente il <em>Latium vetus</em> è da tutt&#8217;altra parte. Ci ricorda, infatti, il &#8220;Lessico classico&#8221; che il Lazio &#8220;comprende, nel significato ristretto dei tempi antichi, soltanto un territorio piuttosto piccolo, che ha per confini al nord il Tevere, il fiumicello Numicio al sud, il mare ad ovest e i monti Albani all&#8217;est. Ben presto però (allorché la confederazione latina venne assoggettata alla supremazia romana) la sua periferia apparisce maggiore, ed il <em>Latium antiquum</em> o <em>vetus</em> si estese a mezzogiorno dal Tevere fino al promontorio Circeio e ad Anxur o Terracina&#8221;<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>.  Possibile che il noto e affermato medievista scambi l&#8217;Etruria &#8220;meridionale&#8221;, che &#8220;tra l&#8217;altro e assai significativamente, si chiama fin dal <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>, Tuscia, o Tuscia Romana&#8221;<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>, con il <em>Latium vetus</em>? Misteri estivi e/o gastronomici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le altre amenità di questo <em>Viaggiare nel tempo</em>, anonime ma con molta probabilità da riferire al curatore R. Coaloa, ci tocca di leggere che il nome Italia &#8220;deriva dal vocabolo <em>Italoi</em>, termine con il quale i greci designavano i Vituli (o Viteli), una popolazione che abitava nella punta estrema della penisola, nei pressi dell&#8217;odierna Catanzaro, i quali adoravano il simulacro di un vitello [sic!] (v<em>itulus</em>, in latino). Il nome significa «abitanti della terra dei vitelli»&#8221;. Non nutrivo certo la speranza di legger sul quotidiano espressione della Confindustria che l&#8217;Italia fosse soprattutto <em>Vitalia</em>, la «terra della vita» ma nemmeno mi aspettavo di trovar trasformati gli <em>Itali</em>, i giovani guerrieri seguaci della teofania taurina di Marte, in adoratori di simulacri bovini. &#8220;<em>Italia</em> è la terra degli <em>Itali</em>: non erano buoi, ma uomini. Piuttosto erano figli del dio toro&#8230; erano &#8220;tori giovani&#8221;, parenti e discendenti del dio toro Marte&#8221;<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dulcis in fundo</em>, passando a cose più leggere si arriva a <em>Pinocchio</em>, il noto personaggio, creato dalla penna di Collodi. Pinocchio era fino al 1924 il nome di una località che, da allora, è diventata San Miniato Basso. Le poche righe che dovrebbero far si che si deduca che Pinocchio sia nato a Empoli sono in realtà un&#8217;estrema sintesi, poco chiara, di un articolo molto comprensibile e documentato reperibile in internet<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>, naturalmente senza che ne sia stata indicata la fonte. Tra l&#8217;altro si parla di San Miniato (PI) e si conclude che Pinocchio sia nato a Empoli (FI) senza spiegarne il nesso e lasciando perplessi i lettori, anche quelli toscani. Collodi era lo pseudonimo che Carlo Lorenzini aveva scelto in onore della madre che lì vi era nata. La cosa più sconcertante è stata dover leggere che &#8220;molti conoscono Collodi, un antico centro della Versilia&#8221;. Collodi è una frazione del Comune di Pescia, che dal 1928 fa parte della Provincia di Pistoia, prima lo era di quella di Lucca. Naturalmente questo non può giustificarne l&#8217;inserimento nella Versilia che si trova da tutt&#8217;altra parte costituendo la fascia costiera della Provincia di Lucca, nota zona balneare il cui centro più importante e popoloso è Viareggio. Addirittura la cosiddetta &#8220;Versilia Storica&#8221; è composta solamente dai seguenti quattro comuni: Forte dei Marmi, Pietrasanta, Seravezza e Stazzema.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; proprio il caso di dire che la Storia è andata in vacanza&#8230; insieme alla Geografia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Originariamente pubblicato in "Arthos", a. XII, n.s., n° 17, 2009, pp. 82-83].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> F. Lübker, <em>Lessico ragionato dell&#8217;antichità classica</em>, s. v. <em>Latium</em>, [Roma, 1898] rist. anast. Bologna 1989.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> R. A. Staccioli, <em>Gli Etruschi. Un popolo tra mito e realtà</em>, V ed., Roma 2006, p. 52.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> F. Altheim, <em>Italien</em><em> und Rom</em>, Amsterdam-Leipzig 1941, vol. I, p. 46 cit. da R. del Ponte, <em>Dei e Miti Italici</em>, III ed., Genova 1998, p. 157 n. 147. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> A. Vegni, <em>Pinocchio è nato a Empoli</em> (= http://www.rangers.it/empoli/pinocchioaempoli.htm).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/errori-storico-geografici.html' addthis:title='Errori storico-geografici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Toponimi italiani di origine etrusca</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 09:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del saggio del prof. Massimo Pittau sulla tonomastica etrusca nella penisola italica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/toponimi-italiani-di-origine-etrusca.html' addthis:title='Toponimi italiani di origine etrusca '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Toponimi Italiani di origine Etrusca<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">La ricca bibliografia<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a> del Prof. Massimo Pittau, in gran parte dedicata alla linguistica sarda ed etrusca, è stata incrementata di questo nuovo interessante titolo dedicato alla toponomastica di origine Etrusca. Con questo libro il lettore può riconoscere l&#8217;etimologia non solo di quelle città la cui origine è notoriamente attribuita agli antichi <em>Rasenna</em> ma anche molte e varie località della nostra penisola, a cominciare proprio dal nome della nostra amata Italia, per la quale prospetta<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> l&#8217;origine tirrenica del nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle grandi città alle quali dedica specifici capitoli, ai centri minori, fiumi, laghi, monti ecc. che tratta in maniera sintetica ed essenziale in apposite voci, ripercorre tutti i toponimi che sono di matrice o d&#8217;origine etrusca ovvero che d&#8217;etrusco presentino l&#8217;attestazione o documentazione (anche se d&#8217;altra origine o matrice).</p>
<p style="text-align: justify;">La denominazione della città di Bergamo è attribuita agli Etruschi della valle Padana; <em>denominazione</em> &#8211; viene precisato e sottolineato &#8211; &#8220;non <em>fondazione</em>. Il fatto che la denominazione degli Etruschi si sia imposta ed affermata è circostanza del tutto congruente col ruolo di grandi acculturatori che gli Etruschi hanno esercitato in tutta Italia, anche nella Padania&#8221; (p. 45).</p>
<p style="text-align: justify;">Degne di nota sono le segnalazioni dei riferimenti che riconducono alcuni toponimi a denominazioni teoforiche o sacrali. Al Dio <em>Vulturnus</em> si possono ricondurre Volterra, Velletri, Feltre, Voltri e l&#8217;antica Capua che com&#8217;è noto era chiamata anche <em>Vulturnum</em>. Ancherona (due località toscane) è da riportare anche alla misteriosa Dea latina <em>Angerona</em>, mentre Artimino ad <em>Artume</em> (Artemide). Isernia (lat. <em>Aesernia</em>) potrebbe connettersi con l&#8217;etrusco <em>aesar, aisar, aiser, eiser</em> &#8220;dèi&#8221; e da interpretare quindi come &#8220;consacrata agli dèi&#8221;. Mantova da <em>Mant(h)</em> il latino <em>Mantus </em>(Cfr. Servio, <em>ad Aen.</em> X 200). Vetulonia sarebbe la &#8220;città del toro o dei tori&#8221; (con connotazione sacrale) mentre Vulci è da riconnettere con Vulcano. A volte ci si riferiva anche a &#8220;vulcano buono&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una menzione particolare merita l&#8217;interpretazione data da Pittau di Populonia. Da alcuni (la versione è molto controversa) intesa come &#8220;città consacrata a <em>Fufluns</em> (Bacco, Libero)&#8221;, il Nostro suggerisce, credo con buon fondamento, &#8220;città consacrata a Giunone Populonia&#8221; (<em>Iunio Populonia</em>; Macrobio, <em>Sat.</em> 3, 11,6; Arnobio, 3, 31), &#8220;protettrice contro i saccheggi (lat. <em>populatio</em>, &#8220;saccheggio&#8221; da <em>populus</em> &#8220;gioventù in armi&#8221;, che deriva proprio dall&#8217;etrusco&#8221; (p. 88).</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le varie e interessanti appendici ci piace ricordare quella dedicata alla &#8220;<em>frattura</em>&#8221; creatasi, secondo l&#8217;esposizione che ne fa l&#8217;Autore, tra gli odierni Toscani e i loro antenati Etruschi. Buon conoscitore dei Toscani e della Toscana, per esserci vissuto per undici anni, individua le cause, in realtà pseudo cause, del <em>distacco</em> umano e culturale fra gran parte dei miei corregionali ed i nostri antichi avi. Forse la situazione negli ultimi anni è un po&#8217; migliorata dal tempo in cui vi risiedeva l&#8217;illustre linguista, ma l&#8217;analisi è veritiera e soprattutto confuta i &#8220;luoghi comuni&#8221; sugli Etruschi che fanno ancora capolino soprattutto in libri di larga divulgazione, veri e propri &#8220;pregiudizi&#8221; che &#8220;sono quasi completamente privi di reale fondamento storico&#8221; (p. 120).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;antica Etruria &#8220;non c&#8217;è stata <em>nessuna rottura totale</em>, né antropica né culturale, come effetto della conquista romana della regione. Certamente una rottura c&#8217;è stata rispetto alla lingua etrusca, la quale finì con lo sparire del tutto o quasi del tutto di fronte alla lingua latina; ma questa <em>rottura linguistica</em> non si caratterizzò anche come una rottura antropica e culturale&#8221; (pp. 122-123).</p>
<p style="text-align: justify;">I Toscani, ma il discorso si può tranquillamente allargare a tutti gli Italiani, hanno moltissimo da guadagnare &#8211; ci piace concludere con le parole di Pittau &#8211; &#8220;dal ritornare consapevolmente alle loro antiche origini, anche al fine di trarne i migliori auspici per il loro futuro&#8221; (p. 124).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Massimo Pittau, <em>Toponimi Italiani di origine Etrusca</em>, Magnum-Edizioni, Sassari 2006, pp. 138, € 15,00; questa recensione è stata originariamente pubblicata ne &#8220;La Cittadella&#8221;, a. VII, n.s., n° 27, lug.-sett. 2007, pp. 72-73.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Tra gli altri ricordiamo: <em>La Sardegna Nuragica</em>, II ed., Edizioni della Torre, Cagliari 2006; <em>Dizionario della Lingua Etrusca</em>, Libreria Editrice Dessì, Sassari 2005 (vd. recensione ne &#8220;La Cittadella&#8221;, a. VII, n.s., n° 26, apr.-giu. 2007, pp. 104-105); <em>La Lingua Etrusca, grammatica e lessico</em>, Insula, Nuoro 1997 (con un convincente paragrafo dedicato a <em>&#8220;L&#8217;etrusco lingua indoeuropea?&#8221;</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> &#8220;Il glottologo non &#8220;dimostra&#8221; mai, mentre si limita a prospettare tesi che sono più o meno probabili o più o meno verosimili&#8221; (M. Pittau, <em>Toponimi Italiani di origine Etrusca</em>, p. 14).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/toponimi-italiani-di-origine-etrusca.html' addthis:title='Toponimi italiani di origine etrusca ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cultura e religione etrusca nel mondo romano</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 14:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del saggio sulla civiltà e religione etrusca di Ilaria Ramelli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cultura-religione-etrusca.html' addthis:title='Cultura e religione etrusca nel mondo romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p align="justify">“Studi recenti hanno messo in evidenza la sopravvivenza della civiltà etrusca dopo la fine dell’indipendenza e il problema dell’integrazione degli Etruschi nello Stato romano, ponendo fine all’opinione della completa scomparsa del mondo etrusco in età imperiale”. Così ricorda giustamente la Ramelli, nell’introduzione di questo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788876946721">libro</a> (p. 11), che costituisce un valido dossier sulla questione dell’integrazione degli Etruschi nello Stato romano e gli sviluppi dell’Etrusca disciplina e del suo ruolo culturale e religioso nel contesto dell’Impero romano.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/deiemitiitalici.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, Dei e miti italici" width="94" height="141" align="right" /></a> Per la tendenza storiografica anti-etrusca in epoca augustea, capeggiata da Dionigi d’Alicarnasso, mi limito a ricordare che lo scopo delle sue tesi è evidente, “quello di dissociare dagli Etruschi stessi i primordi di Roma”, che Dionigi vorrebbe <em>Ellenis polis</em>, “anche a costo di deformare profondamente la tradizione per sostenere questa sua tesi” (p. 34). Roma nasce dall’unione dell’Etruria e dall’antico Lazio (il Vate, nella preghiera finale del I libro delle <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank">Georgiche</a></span></em>, si rivolge agli <em>Dèi patrii Indigetes</em>, a Romolo e alla madre Vesta “quae Tuscum Tiberim et Romana Palatia servas”) mentre “la venuta degli Eneadi in Italia è un ritorno all’antica madre, in quanto il troiano Dardano era originario di Corito, ossia dell’etrusca e pelasgica Cortona” (p. 20) (1) e Cortona nell’<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em> è <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dell’intera Etruria (2).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Dopo la catastrofe gallica, mentre Roma era in crisi, la salvezza era venuta dagli Etruschi di Cere (3). La prima coorte pretoria del futuro Augusto sembra essere stata arruolata da Ottaviano, nel 44 a.C., precisamente in Etruria. Al tempo di Virgilio i pretoriani erano reclutati solo in Etruria e in Umbria, nell’antico Lazio e nelle antiche colonie romane. La preferenza accordata all’Etruria e all’Umbria nel reclutamento dei pretoriani fu “preferenza di cui queste regioni continuarono a godere sotto Augusto e sotto Tiberio, in quanto terre sentite come più genuinamente vetero-romane” (p. 19).</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459592" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lacittadeglidei.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, La città degli dei. La tradizione di Roma e la sua continuità" width="95" height="141" align="left" /></a> Il poeta romano Properzio (4), d’origini etrusche (il suo nome era quello di un lucumone), simboleggerà l’integrazione degli Etruschi in Roma con la collocazione nel Foro romano della statua del Dio nazionale etrusco, Vertumno, “<em>Tuscus e Tuscis ortus</em>”, nella seconda elegia del IV libro. Claudio, imperatore storiografo ed etruscologo, con la sua riforma conferì ulteriore prestigio all’Etrusca disciplina, da lui definita <em>vetustissima Italiae disciplina</em> (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, Ann. XI 15) (5), che aveva mantenuto un ruolo di primo piano nella Roma repubblicana. Il console Postumio, nel 186 a.C., aveva equiparato per la prima volta i responsa degli aruspici ai decreti dei pontefici e ai senatoconsulti (Livio, XXXIX 16). L’<em>Ordo LX haruspicum</em>, “aveva per membri dei <em>principum filii</em>, che, come mostrano gli <em>elogia Tarquiniensia</em>, erano particolarmente orgogliosi di far parte dell’<em>ordo</em>, e che in età giulio-claudia erano per lo più di rango equestre e appartenevano solo all’Italia, il suo <em>haruspex primarius</em> o <em>maximus</em> divenne in età imperiale l’aruspice ufficiale dell’imperatore” (pp. 50-51). Nel discorso al senato, Claudio riconosce che l’aruspicina è garante delle fortune dell’impero, poiché apparteneva alle antiche tradizioni romano-italiche, opposte alle externae superstitiones. Ma la diffusa presenza, col passare del tempo, degli aruspici in zone sempre più lontane dell’impero può “essere letta come segno dell’espansione della cultura etrusca, ormai non più legata alla terra Etruria e nemmeno alla sola Italia” (p. 94).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788876946721">libro</a> della Ramelli ci guida tra le personalità etrusche documentate storicamente durante l’impero: gli uomini politici (senatori e anche, perché no, imperatori) e religiosi (non solo aruspici ma anche titolari di cariche tradizionali romane e laziali: pontefici, flamini, quindecemviri, fratelli arvali) e filosofi stoici (6) (Musonio Rufo (7) e Persio).</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842064130" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/laromanizzazionedellitalia.bmp" border="0" alt="Jean-Michel David, La romanizzazione dell'Italia" width="95" height="144" align="right" /></a> Degno di segnalazione il IV capitolo dedicato agli <em>omina imperii</em>, gli <em>haruspices legionis</em> e la normativa sui consulti: interrottasi la successione imperiale per adozione, dopo la morte di Commodo, ritornò importante conoscere e rendere nota la volontà degli Dèi riguardo alla scelta del nuovo sovrano, attraverso <em>omina</em> e <em>prodigia imperii</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">I problemi per gli aruspici e l’antichissima disciplina cominciarono con l’ambiguo Costantino (8). Nel 319 ne interdisse con un editto la consultazione privata, ma appena due anni dopo con un altro editto raccomanda la consultazione degli aruspici, esperti dei <em>libri fulgurales</em>, nel caso di caduta di un fulmine su un edificio pubblico. Nel 324 nel fondare l’<em>Altera Roma</em>, Costantino seguirà i riti tradizionali (9) (presumibilmente l’Etrusco ritu): se rimane “incerta la presenza di aruspici nella fondazione di Costantinopoli, un dato più sicuro è (…) la presenza, in questa occasione, di Vettio Agorio Protestato (10), <em>corrector Tusciae et Umbriae</em> ed esperto di aruspicina, attestato da Giovanni Lido (Mens., IV, 2)” (p. 144). Tra gli ultimi atti di Costantino vi fu il rescritto di Hispellum: atto che in pratica segnò la fine dell’unione delle comunità umbre in quella federazione religiosa etrusca che le aveva incorporate in età antico-repubblicana e che aveva sede nel fanum Voltumnae, sul territorio di Volsinii.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nonostante le persecuzioni subite dall’antica <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, nel VI secolo dell’e.v. per Giovanni Lido e Procopio di Cesarea la disciplina Etrusca poteva avere sviluppi ancora attuali (11).</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Mario Enzo Migliori </strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ilaria Ramelli, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788876946721"><em>Cultura e religione etrusca nel mondo romano. La cultura etrusca dalla fine dell’indipendenza</em></a>, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2005 (rist.), pp. 216, € 18,00.   NOTE</p>
<p align="justify">
<p align="justify">1) Su questa tematica, v. anche B. Nardi, <em>L’Etruria nell’<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em> (1935), rist. con prefazione di R. del Ponte, Genova 1981, M. Sordi, <em>Il mito troiano e l’eredità etrusca di Roma</em>, Milano 1989, con la mia recensione in “Arthos”, n. 33-34, 1989-1990, p. 191 e G. D’Uva, <em>La Tradizione Italica</em>, in “Politica Romana”, n. 5-1999, pp. 106-125.<br />
2) Il discorso resta valido anche in caso d’identificazione di Corito con Tarquinia (in proposito vedi: A. Palmucci, <em>Virgilio e Cori(n)to-Tarquinia. La leggenda troiana in Etruria</em>, Tarquinia 1998).<br />
3) Cfr. M. Sordi, <em>Virgilio e la storia romana del IV secolo a.C.</em> ora in <em>Ead. Prospettive di storia etrusca</em>, Como 1995, pp. 76-93.<br />
4) Cfr. <em>Properzio, Nostalgia di Roma prisca</em> (a cura di M. E. Migliori), in “La Cittadella”, n.s., n. 6, apr.-giu. 2002, pp. 4-8.<br />
5) Cfr. <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, La ricostruzione del Campidoglio</em> (a cura di M. E. Migliori), in “La Cittadella”, n.s., n. 18, apr.-giu. 2005, pp. 3-9.<br />
6) Ricordo su questa rivista: S. Arcella, <em>Impermanenza e distacco nello stoicismo romano e nel buddhismo delle origini. Spunti per una comparazione fra affinità e differenze</em>, “La Cittadella”, n.s., n. 13, genn.-mar. 2004, pp. 18-30.<br />
7) Ilaria Ramelli ne ha tra l’altro curato la traduzione: <em>Musonio Rufo. Diatribe, frammenti e testimonianze</em>, Milano 2001; Da segnalare anche le altre sue traduzioni: <em>Marziano Capella. Nozze di Filologia e Mercurio</em>, Milano 2001; <em>Anneo Cornuto. Compendio di teologia greca</em>, Milano 2003; <em>Ermete Trismegisto. Corpus hermeticum</em>, Milano 2005.<br />
8) Su Costantino e la sua politica religiosa cfr. P. P. Onida, <em>Il divieto dei sacrifici di animali nella legislazione di Costantino. Una interpretazione sistematica</em>, in AA. VV., <em>Poteri religiosi e istituzioni: il culto di San Costantino imperatore tra Oriente e Occidente</em>, a cura di F. Sini e P. P. Onida, Torino 2003, pp. 73-169.<br />
9) Vedi R. del Ponte, <em>“Altera Roma”. I riti di fondazione di Costantinopoli secondo il diritto sacro romano</em>, in Id., <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459592"><em>La città degli dei. La tradizione di Roma e la sua continuità</em></a>, Genova 2003, pp. 141-152.<br />
10) Si tratta del nonno dell’omonimo e più famoso <em>leader</em> della parte pagana di Roma sul finire del IV secolo (sul quale cfr. R. del Ponte, <em>Vettio Agorio Protestato, pontefice e iniziato</em> in Id., <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459592"><em>La città degli dei&#8230;</em></a>, cit., pp. 54-65).<br />
11) Cfr. A. Pellizzari, <em>Servio. Storia, cultura e istruzioni nell’opera di un grammatico tardoantico</em>, Firenze 2003, p. 206; vedi la mia <em>Rassegna Bibliografica</em>, in “Arthos”, n.s., n. 12, a. 2004, pp. 247-253, v. pp. 249-252.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tratto da “La Cittadella”, 21 n. s., gennaio-marzo 2006, pp. 64-67.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cultura-religione-etrusca.html' addthis:title='Cultura e religione etrusca nel mondo romano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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