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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Ernst Nolte</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Idee per l&#8217;Europa: la Rivoluzione Conservatrice</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quel laboratorio di idee che fu la Rivoluzione Conservatrice si ricava oggi la lezione, come afferma Nolte, che fenomeni di peso mondiale come il Nazionalsocialismo devono essere osservati con una visione più ampia, così da meglio comprendere gli intrecci di pensiero e la complessità delle sintesi che vennero tentate.]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Nolte sceglie di presentarci alcuni tra i maggiori rappresentanti di quel colto e innovativo movimento, inquadrandoli in brevi “medaglioni”, sintetici quanto esaustivi. Ma prima, lo storico tedesco fa una panoramica storica, cercando di inquadrare il retroterra da cui scaturirono le varie posizioni. E rileva che l’elemento più importante che accomuna quegli intellettuali, quasi tutti già attivi prima del 1914 e imbevuti di nazionalismo, fu senz’altro il trauma vissuto in occasione della Rivoluzione bolscevica.</p>
<p style="text-align: justify;">Da una parte, essa scatenò il terrore in quanti – come Klages o Spengler – vedevano minacciata da vicino l’identità europea e rimasero fortemente impressionati dalla volontà di annientamento dell’Occidente proclamata da Lenin. Da un’altra parte, questo evento drammatico attirò l’attenzione e una certa simpatia da parte di alcuni, come Niekisch e per un periodo <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a>, che vedevano balenare a Oriente nuove possibilità politiche. Essi avvertirono la Russia sovietica come una macchina distruttiva che, finalmente, avrebbe contribuito a eliminare dalla scena il liberalismo e il mondo borghese, visti quasi sempre come il fulcro della decadenza della civiltà e l’avvento del dominio del mercantilismo economicista. E formulavano scenari in cui una Germania socialista e nazionalista avrebbe potuto affiancare l’URSS in un finale regolamento di conti contro l’Occidente capitalista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/considerazioni-di-un-impolitico/298" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7736" style="margin: 10px;" title="considerazioni-di-un-impolitico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/considerazioni-di-un-impolitico-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>In uno sguardo più generale, Nolte non manca di fare un cenno al fatto che gli ideali della <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a> tedesca erano comuni a larga parte dell’Europa. E cita Enrico Corradini, che già all’inizio del Novecento aveva parlato per suo conto di “socialismo nazionale” ed aveva rovesciato l’idea marxista di lotta di classe, lanciandosi nella teorizzazione di una “lotta di classe” tra nazioni: le povere e proletarie – tra cui <em>in primis </em>l’Italia – contro le ricche che dominavano il mondo. Ma anche in Francia si muoveva qualcosa di singolare. Ad esempio, una certa alleanza tra Sorel, teorico della violenza rivoluzionaria fondata sul mito popolare, ma ostile al socialismo marxista, e Maurras, il leader dell’Action Française, movimento monarchico e reazionario. Intrecci strani, opposti che si toccavano, contaminazioni nuove. Era questo il terreno ideologico trasversale su cui si muovevano i rivoluzionari conservatori. Tra i quali figurava anche il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> prima-maniera, che nelle sue <a title="Considerazioni di un impolitico" href="http://www.libriefilm.com/considerazioni-di-un-impolitico/298" target="_blank"><em>Considerazioni di un impolitico</em></a>, scritte durante la guerra, riprese tra l’altro la dicotomia spengleriana fra <em>Kultur </em>germanica, tradizionale e creativa, e <em>Zivilisation </em>occidentale, decadente, priva d’anima, fondata su diritti astratti. Mann del resto, lo sappiamo, già col suo capolavoro sulla saga dei Buddenbrook, aveva manifestato una concezione pessimistica circa le sorti del mondo borghese-capitalista, afflitto da un’interiore malattia di disgregazione. Si trovò pertanto a condividere con naturalezza la prognosi infausta che formulò Spengler, col suo monumentale <a title="Tramonto dell'Occidente" href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546" target="_blank"><em>Tramonto dell’Occidente</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6484" style="margin: 10px;" title="il-tramonto-dell-occidente" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-tramonto-dell-occidente1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Proprio Spengler radicalizzò l’ostilità a tutte le forme del progressismo. Paragonata alla primavera di energie vitali da cui sbocciarono nella storia le maggiori civiltà, la civilizzazione occidentale, cosmopolita e marcia dentro, non era se non un lungo inverno di idolatria per tutto quanto è corrosivo e superficiale: dal mito del progresso tecnico alla febbre per il profitto, fino all’edonismo senza freni. Nolte scrive che «Spengler giunge a una sorta di condanna a morte per questo tipo di civilizzazione, facendola apparire come l’opposto della vita». Era un mondo fradicio di cui lo storico verificò, specialmente in <em>Prussianesimo e socialismo</em>, l’attuazione delle due più terribili minacce portate alla civiltà europea, entrambe di matrice marxista: la lotta di classe proletaria e la «rivoluzione mondiale di colore», che con rara anteveggenza Spengler pronosticò lucidamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Spengler è in generale piuttosto noto anche a livello divulgativo. Non è così per Ludwig Klages – di cui in Italia solo negli ultimi anni si è pubblicata qualche traduzione dei suoi libri – che rappresenta un vero <em>unicum </em>nell’universo rivoluzionario conservatore. Fu una sorta di mistico della natura, che credeva ai magnetismi cosmici, ma con venature razzialiste e sovrumaniste. Per lui l’uomo sarebbe potuto tornare alla purezza originaria soltanto immergendosi nel «grandioso accadere universale», dal quale, come scrive Nolte, «hanno origine quelle opere della <em>Kultur </em>che si fondono, come in sogno, con il “vortice di suoni” del pianeta». Insomma, un metafisico. Ma non troppo. Anche lui, come molti altri, giudicò il giudeo-cristianesimo colpevole di aver provocato la frattura tra uomo e natura, già presente nella <em>Bibbia</em>, che insegnò all’uomo a contrapporsi al creato con intenti di dominio, compiendo così un «sanguinoso sacrilegio alla vita». E il capitalismo, che giudicava un frutto anch’esso del cristianesimo, era da Klages messo al centro di un violento atto d’accusa. Questo inusuale studioso di psicologia, grafologo e filosofo, fu un naturista e un ecologo con molti decenni di anticipo sugli odierni movimenti “verdi”. Scrisse, già dagli anni Venti, parole di soprendente capacità profetica. Denunziò che il capitalismo stava compiendo degli scempi a danno dell’integrità della terra – parlò degli «scarichi velenosi delle fabbriche che avvelenano le acque della terra» &#8211; e vaticinò che, se nulla gli si opponeva, il progressismo avrebbe ridotto il mondo «a un’unica Chicago». Straordinaria visione del “villaggio globale”. E c’è da chiedersi cosa mai avrebbe detto circa il recente procedere dell’urbanizzazione selvaggia e gli attuali massicci dissesti dell’ambiente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/scritti-politici-e-di-guerra-1919-1933-vol-3-1929-1933/8815" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7737" style="margin: 10px;" title="scritti-politici-e-di-guerra-3" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/scritti-politici-e-di-guerra-3.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Dopo Klages, è la volta di <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a>. In poche pagine, la collaudata capacità di sintesi di Nolte ne viene confermata. Interessanti sono gli accenni – che dovrebbero far riflettere i molti teorizzatori di un <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> mite letterato antinazista – alle parole che l’autore dell’<em>Arbeiter </em>scriveva, quando ricopriva il ruolo di aggressivo pubblicista dalle colonne dei giornali nazionalisti. Più volte, in questa sua militanza, si trovò a collaborare strettamente con i nazisti, di cui condivideva larga parte dell’ideologia. Ad esempio, è da Nolte ricordata quella sobria paginetta scritta da <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> nel 1923 sul “Völkischer Beobachter”, quotidiano hitleriano, in cui il futuro “resistente” diceva alcune cose innocue e dal tipico marchio “democratico”: «L’idea della vera rivoluzione è quella nazionalistica&#8230; il suo vessillo è la croce uncinata, la sua forma d’espressione la concentrazione della volontà in un unico punto, la dittatura». Questa rivoluzione doveva sostituire «l’azione alla parola, il sangue all’inchiostro, il sacrificio alle retorica, la spada alla penna». Nolte rimarca i contatti tra <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> e gli “eretici” nazionalbolscevici, secondo la sua teoria della “vicinanza al nemico”, e ribadisce che quella di <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> era un’ideologia della guerra, per altro non mancando di sottolinearne un certo più o meno velato antisemitismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nolte completa il suo quadro con altri stimolanti ritratti di protagonisti della <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a>, tra cui anche Schmitt o i meno noti Moeller van den Bruck, August Winnig, Ernst Niekisch e i fratelli Strasser, e vi comprende anche tre intellettuali che furono, per così dire, tra i “padri spirituali” di quel movimento, come Ludwig Woltmann, Max Scheler e Eduard Stadtler. Figure che attraversarono i primi decenni del Novecento provenendo dalle più svariate culture – cattolicesimo, socialdemocrazia, radicalismo nazionalista – e dalle più svariate classi sociali, dal benestante al semplice artigiano. Tutti si misurarono con le prorompenti energie ideologiche dell’epoca, e in qualche modo operarono delle coniugazioni. Alcuni misero l’accento più sul nazionalismo, altri sul socialismo, ma non ve n’è uno che non fosse concorde che il “nemico principale” &#8211; per dirla con <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/" target="_blank">de Benoist</a> – fosse l’Occidente con la sua devastante applicazione del capitalismo di rapina e con il suo degradante cosmopolitismo. E nessuno di essi trascurò il valore innovatore e socialmente decisivo del nazionalismo. Persino Winnig, socialdemocratico, e persino Niekisch, filo-bolscevico, che nel 1919 fece parte dei consigli operai, misero l’accento sull’importanza di tutelare gli aspetti identitari della nazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-realta-delle-immagini-simboli-elementari-nelle-civilta-pre-elleniche/441" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7738" style="margin: 10px;" title="la-realta-delle-immagini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-realta-delle-immagin.jpg" alt="" width="200" height="295" /></a>Alcuni di essi, a un certo punto della lotta, assunsero atteggiamenti di un tale radicalismo che lo stesso Hitler venne considerato l’elemento moderato e bilanciatore all’interno del complesso movimento nazionalista. Con ciò, la <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a> portò alla maturazione delle idee e all’evoluzione politica un contributo non marginale. Che fu sempre antiliberale e insieme anticomunista. Lo stesso Niekisch, che dopo il 1945 sarà chiamato a far parte della <em>Volkskammer </em>della DDR, prima di patire la prigione sotto il Terzo Reich fino al 1936 aveva potuto liberamente pubblicare la sua rivista filobolscevica “Wiederstand”. C’entrava il fatto che egli, se vide con simpatia certi lati del bolscevismo, non fu mai comunista, e della Russia sovietica dava un’interpretazione tutta sua. Secondo Niekisch, infatti, come scrive Nolte, «l’ideale comunista sarebbe stato il mantello di cui si sarebbe ricoperto l’impulso vitale nazionale russo nel suo estremo bisogno di affermarsi».</p>
<p style="text-align: justify;">Molti rivoluzionari conservatori confluirono nel partito nazionalsocialista, ma molti altri no. Ci furono fenomeni di fiancheggiamento, ma anche, come nei casi di Winnig o di Niekisch, di finale ostilità. Da tutto questo ribollire di posizioni, da quel laboratorio di idee che fu la <a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a> si ricava oggi la lezione, come afferma Nolte, che fenomeni di peso mondiale come il Nazionalsocialismo, ed ivi compresi i movimenti che rimasero a lungo nella sua orbita ideologica, devono essere osservati con «una visione più ampia», così da meglio comprendere gli intrecci di pensiero e la complessità delle sintesi che vennero tentate.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 13 dicembre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/idee-per-leuropa-la-rivoluzione-conservatrice.html' addthis:title='Idee per l&#8217;Europa: la Rivoluzione Conservatrice ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;eredità falsata di Martin Heidegger</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 16:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Victor Farìas, uno dei più zelanti poliziotti a difesa del Pensiero Unico, contribuisce a ricollocare Heidegger nella tradizione di pensiero anti-progressista e radicalmente identitaria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/leredita-falsata-di-martin-heidegger.html' addthis:title='L&#8217;eredità falsata di Martin Heidegger '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6648" style="margin: 10px;" title="heidegger" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/heidegger1.jpg" alt="" width="300" height="284" />Che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, con tutto il suo bagaglio filosofico intatto, sia stato catturato dalle sinistre ormai da qualche decennio e venga tenuto prigioniero nelle bibliografie e nelle monografie democratico-giacobine, è ormai un fatto risaputo. Da quando il marxismo si è dimostrato un ferro vecchio inutilizzabile, abbiamo assistito a un accorrere in folla dalle parti dell’ideologia nazionalpopolare europea, per sottrargli idee, concetti, approcci di pensiero, nomi e cognomi. Sulle orme lasciate da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, in particolare, hanno pestato in parecchi. E sempre con l’aria di aver fatto una scoperta. Su questa appropriazione indebita, in Italia e all’estero, non pochi ci si sono costruite carriere e cattedre di gran lustro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gioco è semplice: basta far finta che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> non sia mai stato davvero nazionalsocialista&#8230; in fondo, dopo appena un anno dette le dimissioni da rettore, sì o no?&#8230; rimase iscritto al Partito nazista fino al 1945, d’accordo, non ha mai detto una parola di condanna su Auschwitz&#8230; è vero anche questo&#8230; ma insomma&#8230; basta non dirlo troppo ad alta voce&#8230; poi si ripete fino alla nausea che il suo pensiero è stato travisato, ecco, è stato strumentalizzato, ma certo&#8230; è così evidente&#8230; ma per fortuna che ora ci pensano loro, gli intellettuali di sinistra, a dare la giusta lettura&#8230; ed ecco che un filosofo della tradizione, della ferrea identità di popolo, del volontarismo vitalistico, uno schietto pangermanista, uno che nelle lezioni su Nietzsche invocava «un nuovo ordine partendo dalle radici», tracciando una bella linea retta da Eraclito al Führer, ecco che dunque il filosofo della <em>Führung </em>diventa all’istante un santino del “pensiero debole”, dell’esistenzialismo universalista, una specie di curatore d’anime mezzo <em>new age </em>e mezzo dialettico&#8230; Si tratta di un gioco di prestigio per virtuosi, soltanto i migliori tra gli intellettuali di sinistra sono in grado di rivoltare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, ma anche Nietzsche o Schmitt, ma anche Marinetti o Gehlen o <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> o <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>&#8230; e tirarne fuori ottime figure di giacobini mondialisti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A smascherare questi procedimenti della manipolazione professionale, nel 1988 giunse improvviso un libro di Victor Farìas intitolato <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e il nazismo</em>, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri. Fu una bomba inattesa. Suscitò sbandamento e panico nel campo della sinistra intelligente: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, dopo centinaia di pagine di uno studio basato su fonti primarie, veniva riconsegnato di brutto al suo destino di pensatore della reazione anti-modernista europea, dimostrando testi alla mano che si trattava di un filosofo accesamente antisemita, nazionalista, forgiatore di una profonda identità tra uomo europeo del XX secolo e uomo dorico dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>. Insomma, un nazista. Uno studioso che parlava di metafisica greca pensando all’esserci storico dei tedeschi degli anni Venti-Trenta, e che elaborava la moderna filosofia ontologica individuandone una concreta realizzazione nelle SA.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833904210?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833904210" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6631" style="margin: 10px;" title="heidegger-e-il-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/heidegger-e-il-nazismo.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>Da allora, Farìas – che è stato allievo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e di Fink &#8211; è diventato la bestia nera di tutti quei mandarini rossi che intasano università, riviste scientifiche, case editrici, forum e circuiti culturali, ma che per campare si erano inventati un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> quasi-marxista. Se Marcuse si era ridotto a una caricatura, si poteva sempre ricorrere a un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> ben limato&#8230; Su questa faccenda l’intellighenzia progressista si è da tempo spaccata in due. Da una parte i devoti di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, in fuga dalle macerie del marxismo; dall’altra parte i demolitori di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, custodi di una più intransigente ortodossia antifascista. Per dare un’idea, potremmmo dire: sinistra post-marxista e sinistra liberale ai ferri corti intorno alle spoglie di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste faide umilianti, tra l’altro, notiamo il tracollo finale di un modo di fare sub-cultura e di essere alla guida della macchina intellettuale, che si riassume nella bancarotta ormai irreversibile del progressismo. Falsificazione, fanatismo, faziosità, delazione, intimidazione&#8230; queste le attitudini scientifiche con cui i “filosofi” post-moderni, come nani confusi di fronte a qualcuno molto più grande di loro, arraffano oppure rigettano le posizioni di quello che è stato definito il maggior intellettuale del Novecento. Qualcuno glielo dica: si stanno occupando di un personaggio che non li riguarda in nessun caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi Farìas ne fa un’altra delle sue e scarica nuove bordate di militanza democratica, pubblicando un esplicito <a title="L'eredità di Heidegger" href="http://www.libriefilm.com/leredita-di-heidegger-nel-neonazismo-nel-neofascismo-e-nel-fondamentalismo-islamico/9106"><em>L’eredità di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> nel neonazismo, nel neofascismo e nel fondamentalismo islamico</em></a> (Edizioni Medusa). Si prevedono nuovi travasi di bile tra le truppe intellettuali della sinistra heideggeriana, in fase di crescente spaesamento e comandate con qualche difficoltà, qui da noi, da maestri del pensiero del rango di un Gianni Vattimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/leredita-di-heidegger-nel-neonazismo-nel-neofascismo-e-nel-fondamentalismo-islamico/9106" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6633" style="margin: 10px;" title="eredità-di-heidegger" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/eredità-di-heidegger-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a>Il discorso di Farìas, ancora una volta, non potrebbe essere più chiaro: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> era nazista dalla testa ai piedi. Lo era perchè amico delle SA, perchè iscritto alla NSDAP fino all’ultimo giorno, perché pubblico elogiatore di Hitler, perché si identificò nel Terzo Reich e nelle sue guerre, perchè ha relativizzato pesantemente la Shoah, ma anche perchè tutto il suo pensiero, i suoi scritti, le sue lezioni universitarie, i suoi stessi concetti e argomenti sono riconoscibili per nazisti, sia prima che – addirittura – dopo il 1945. Poi Farìas va oltre, vuole strafare e, alla maniera dei persecutori “democratici”, quelli che vogliono imporre con le buone o con le cattive il Pensiero Unico, sui due piedi crea il mostro: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> padre spirituale anche del neonazismo e del fondamentalismo islamico. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> padre di tutti gli incubi dell’era globale. Prende Ernst Nolte – non uno qualsiasi, ma probabilmente il massimo storico vivente&#8230; ma col difetto di non appartenere alle cosche di sinistra – e lo diffama come agente neonazista. Direte: è uno scherzo? No, non è uno scherzo. Farìas fa sul serio: «Nolte di fatto apre le porte a un neonazismo che conferma tutti i modelli sociali autoritari&#8230; Nolte afferma che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> intendeva il nazismo come “socialismo tedesco”&#8230; nel suo sforzo di riabilitare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> utile a riabilitare un neonazismo&#8230; nella Repubblica Federale tedesca del 1987, Nolte interpreta le lezioni su Hölderlin (1934-1935) assumendo come evidente e accettabile l’ultranazionalismo dell’esegesi heideggeriana&#8230;».</p>
<p style="text-align: justify;">Farìas, che è una punta di diamante della <em>lobby </em>mondialista liberal-libertaria di matrice cattolica, odia Nolte, che è un nazionalconservatore, di un odio da Inquisizione. Non elabora la possibilità che vi sia qualcuno che non la pensa come lui. E ne ha per tutti. Vede un mondo di neonazisti. Dalla “Nuova Destra” tedesca – un tranquillo ambiente di intellettuali alla Stefan George, dove si fa cultura di nicchia – al figlio di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, Hermann, accusato di voler insinuare un pernicioso “neo-heideggerismo”&#8230; fino a certi contatti culturali tra frange della destra e della sinistra tedesche: e, ad esempio, il loro anti-americanismo, attinto da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, diventa subito un sinistro “nazionalbolscevismo”. Attacca a testa bassa la “Nouvelle Droite” francese e infama <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">de Benoist</a> o Guillaume Faye tacciandoli coi soliti stereotipi di pericolosità neopagana e fascistoide: e sin qui nulla di nuovo. Ma subito li mette in collegamento con certe derive da lui astutamente individuate nel pensiero “corretto”: dice che Lacan o Baudrillart erano vicini a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> e alla <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Rivoluzione Conservatrice</a>, rivela che Foucault ammirava la «spiritualità politica» dei khomeinisti iraniani, giudica <a title="Robert Steuckers" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/robert-steuckers/">Steuckers</a> un nocivo teorico “eurocentrista” e stende un verbale delle riviste cui collabora (comprendendoci anche quelle di Marco Tarchi&#8230;), poi descrive il nuovo ecologismo (e ci mette dentro anche quello di Eduardo Zarelli&#8230;) come un nido di eredi di Klages e del <em>Blut und Boden</em>&#8230; e ribatte ancora che l’heideggerismo del GRECE è stato un vaso d’infusione per il peggiore degli abomini, il razzismo: «de Benoist, come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, basa le gerarchie che fondano la discriminazione non come i razzisti “volgari” e zoologisti, bensì nello “spirito”&#8230;». Da questo poderoso concentrato di aria fritta, Farìas trae le sue conclusioni, rivelando al mondo l’esistenza di una perversa congiura metapolitica, al di là della destra e della sinistra: «Così, non sorprende che in Francia il matrimonio – impensabile fino a poco tempo fa – tra il sotterraneo fascismo heideggeriano e il neomarxismo militante sia oggi una realtà».</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo, Farìas si volge da un’altra parte del suo vasto spettro di nemici e ne individua uno tra i più temibili: l’islamismo heideggeriano. E ci informa che tra un tale Sayyd Qutb morto nel ‘66 e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> esisteva una grande somiglianza di concezioni anti-americane&#8230; e che l’iraniano Ahmadinejad non sarebbe altro che «un militante “heideggeriano”». Infine si dice convinto che esista una nazi-connection mondiale che unifica tutti questi ambienti al «neofascismo militarista di Chàvez», dipinto come un Caudillo antisemita, a lungo ammaestrato dal defunto politologo péronista-revisionista Norberto Ceresole, a sua volta heideggeriano di ferro e perno ideologico del complotto neonazista&#8230; Insomma, è come leggere <em>I Protocolli dei Savi di Sion</em>&#8230; ma all’incontrario&#8230; e con l’uguale spessore scientifico pari a zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Farìas è uno dei più zelanti poliziotti a difesa del Pensiero Unico. Recita alla perfezione la parte del sacerdote che veglia sull’ortodossia totalitaria e che denuncia l’eretico, indicando la forca sulla quale farlo salire. Farìas lavora come pochi per le ragioni del mondialismo censendo pensieri, parole ed opere di quanti si ostinino ancora a usare la loro testa. Segnala ambienti, rivela retroscena, denuncia frasi che a forza sottolinea come pericolose, addita libri, uomini, associazioni come letali focolai di camuffamento neonazista <em>sub specie heideggeriana</em>. Uno afflitto da una simile sindrome, lo direste uno studioso&#8230; o piuttosto un delatore?</p>
<p style="text-align: justify;">Noi imparziali e inattuali vogliamo dire la nostra: Farìas fa bene quando contribuisce a rettificare le cose, tornando a collocare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> in modo documentato nella tradizione di pensiero che gli compete, quella anti-progressista e radicalmente identitaria. Del resto, Farìas è soltanto più rumoroso di altri: infatti, anche prima di lui, svariati studiosi, da Hugo Ott a Philippe Lacoue-Labarthe a Bernd Martin, per citarne solo alcuni, già tra l’87 e l’88, rimisero <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> al suo posto, dimostrandone i nessi biografici e filosofici col Nazionalsocialismo, senza per questo mandarne al capestro la memoria. E nessuno di loro intese recitare la parte fanatica del militante antifascista a tutti costi e fuori tempo massimo. Farìas fa infatti cattiva <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> quando, da propagandista schierato e da terrorista intellettuale, fa sibilare la frusta dell’inquisitore “democratico”, evocando ad ogni passo la reazione in agguato, il neofascismo che dilaga, il Quarto Reich alle porte&#8230; e altri simili spropositi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 30 gennaio 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/leredita-falsata-di-martin-heidegger.html' addthis:title='L&#8217;eredità falsata di Martin Heidegger ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una &#8220;Resistenza&#8221; senza popolo</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 08:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vera natura della resistenza tedesca al nazismo e i suoi disegni pangermanici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/una-resistenza-senza-popolo.html' addthis:title='Una &#8220;Resistenza&#8221; senza popolo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_1115" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-medium wp-image-1115" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Claus Von Stauffenberg (15 novembre 1907 – 21 luglio 1944)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/stauffenberg.jpg" alt="Claus Von Stauffenberg (15 novembre 1907 – 21 luglio 1944)" width="250" height="374" /><p class="wp-caption-text">Claus Von Stauffenberg (15 novembre 1907 – 21 luglio 1944)</p></div>
<p style="text-align: justify;">La liberale e democratica Repubblica Federale tedesca ha posto i congiurati del 20 luglio 1944 tra i suoi padri fondatori, elevando il più famoso di essi, il conte Claus von Stauffenberg, al ruolo di eroe nazionale. Tuttavia, l’incongruità tra i presupposti liberaldemocratici della Germania attuale e quelli nazionalconservatori e fortemente nazionalisti dei membri della “resistenza” non potrebbe essere maggiore. Essa appare in tutta chiarezza non appena si consideri quali furono i veri intendimenti dei congiurati, quali li riporta la documentazione storica.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sappiamo, il 20 luglio fu la punta di un piccolissimo <em>iceberg</em>. Prima di quella data, numerosi erano stati i tentativi di passare all’azione da parte di una ristretta cerchia di insoddisfatti, cui il dinamismo e la capacità d’azzardo in politica estera da parte di Hitler davano non poche preoccupazioni. Ogni volta che il Führer si accingeva a mettere a segno uno dei suoi colpi a sorpresa, la «sparuta pattuglia della resistenza tedesca», come l’ha definita Joachim Fest, formata da pochi conservatori e qualche generale prussiano reazionario, entrava in fibrillazione. Poi, esauritasi la crisi con un ennesimo trionfo hitleriano, la fronda rapidamente rientrava nei ranghi. Poiché i congiurati non avevano nulla da eccepire sui fini della politica nazionalsocialista – di cui condividevano in buona parte la struttura di Stato autoritario e <em>in toto</em> gli obiettivi di fondazione di un impero pangermanico –, ma erano solo tremendamente impauriti dai mezzi impiegati, che sembravano loro troppo rischiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche prova? Ernst Nolte ha scritto che i congiurati, a 1944 inoltrato, «chiedevano ancora per la Germania una funzione di guida in Europa». Difatti, Carl Goerdeler – l’ex-borgomastro nazionalconservatore di Lipsia, designato dai golpisti quale futuro Cancelliere al posto di Hitler – nella primavera di quell’anno, tra gli obiettivi di una futura trattativa di pace, indicò niente meno che il riconoscimento delle frontiere tedesche del 1914, quindi con ampie zone di Polonia annesse al Reich. A ciò, quell’esponente “democratico” che guidava il complotto antinazista aggiunse il mantenimento delle annessioni dei Sudeti e dell’Austria (ottenute nel 1938 grazie a Hitler e senza spargimento di sangue), più, come niente fosse, addirittura il Sud Tirolo italiano, che Hitler mai pensò di rivendicare e che neppure dopo l’8 settembre la Germania inglobò, limitandosi, com’è noto, a un’amministrazione mista tra il Gauleiter tirolese e le autorità della RSI. Il “democratico” e antinazista Goerdeler, insomma, in pieno 1944 batteva senz’altro lo stesso Hitler sul terreno della politica imperialistica grande-tedesca. Cionondimeno, oggi Goerdeler e i membri della “resistenza”, fautori di una dittatura militare nazionalista, sono spacciati per antesignani della democratica <em>Bundesrepublik</em>.</p>
<div id="attachment_1116" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><img class="size-medium wp-image-1116" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Carl Friedrich Goerdeler (31. Juli 1884 - 2. Februar 1945)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/goerdeler.jpg" alt="Carl Friedrich Goerdeler (31. Juli 1884 - 2. Februar 1945)" width="180" height="262" /><p class="wp-caption-text">Carl Friedrich Goerdeler (31 luglio 1884 - 2 febbraio 1945)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non fu un caso isolato. Nel gennaio-febbraio 1940, quando per un attimo la fronda aveva rialzato la testa temendo l’inizio delle aperte ostilità a Occidente, fu stilata una bozza di programma con cui i cospiratori si sarebbero presentati al popolo tedesco e agli anglo-francesi, una volta eliminato Hitler e disciolta la NSDAP. Al punto 3 si affermava che «il governo tedesco lascia alla storia il giudizio sui principi e i risultati del nazionalsocialismo. Esso riconosce le idee sane e progressive in esso contenute», lamentando solo che Hitler avesse abbandonato i suoi stessi principi&#8230; evidentemente da loro condivisi. Ma, dopo aver dichiarato di voler mantenere sia il “servizio del lavoro” che il Fronte del Lavoro (due importanti realizzazioni sociali tipicamente nazionalsocialiste), al punto 7 si sosteneva che, se gli avversari della Germania non avessero riconosciuto tale programma, il nuovo governo tedesco avrebbe ripreso le armi&#8230; «e continuerà la guerra fino all’estremo». Ma non era la guerra di Hitler? Da parte sua, Fest ha aggiunto che l’ideale politico dei cospiratori, autoritario e corporativista, si avvicinava in modo inquietante a quello nazionalsocialista della “comunità di popolo”&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi firmò quel documento del 1940? Lo firmarono i quattro esponenti di punta della congiura: l’ex-ambasciatore a Roma Ulrich von Hassel (nel cui <em>Diario segreto 1938-1944</em>, pubblicato postumo nel 1948, compare il documento), l’ex-Capo di Stato Maggiore generale Ludwig Beck, il Ministro delle Finanze di Prussia Johannes Popitz, più lo stesso Goerdeler. Tutti e quattro lesti a rinfoderare la spada del colpo di Stato, quando nel giugno seguente Hitler ottenne quella fantastica vittoria sugli anglo-francesi che fece vibrare di orgoglio nazionale e di ottimistiche previsioni i cospiratori, non meno dei più incalliti nazisti. Dopo il giugno ‘40, infatti, per lungo tempo non si ha più notizia di una qualche opposizione occulta in Germania. Successe come nel settembre ‘38, all’epoca della crisi dei Sudeti: la fronda temeva la guerra, poi a cose fatte – e fatte bene – il generale Witzleben ammonì Gisevius, dicendogli che era impossibile pensare a un <em>Putsch</em>, dato che si era «in presenza di un trionfatore». Esattamente come nel settembre ‘39: inquietudine per la guerra che appariva inevitabile, poi, a Polonia liquidata in due settimane, questo fu il commento di von Hassel: «secondo le dichiarazioni di Goerdeler, ogni opposizione del Comando militare è crollata». I soliti noti riappaiono timidamente sulla scena nel giugno ‘41 – in coincidenza con una nuova crisi, quella con l’URSS –, ma ancora una volta si disperdono alle prime sonanti vittorie della Wehrmacht. Ma eccoli un’altra volta organizzare riunioni e formulare piani, non appena il fronte orientale si dimostra un osso duro e presenta incognite impreviste. Stavolta staranno al pezzo più a lungo, ma soltanto perché Hitler non riusciva a vincere la guerra.</p>
<div id="attachment_1117" class="wp-caption alignleft" style="width: 200px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788811680345"><img class="size-medium wp-image-1117" title="obiettivo-hitler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/obiettivo-hitler-190x300.jpg" alt="Joachim Fest, Obiettivo Hitler. La resistenza al nazismo e l'attentato del 20 luglio 1944" width="190" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Joachim Fest, Obiettivo Hitler. La resistenza al nazismo e l&#39;attentato del 20 luglio 1944</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo dire che i primi cenni di una fronda di sparuti cenacoli conservatori formati da generali frustrati e da politici emarginati, la storia li registra soltanto a partire dall’autunno del 1938, in coincidenza con la crisi tra Hitler e lo Stato Maggiore. Che sancì l’allontanamento di Beck, von Fritsch e von Blomberg dando il via a una massiccia immissione nei ranghi dell’esercito di giovani ufficiali formatisi ideologicamente alla scuola nazionalsocialista. La saldatura tra burocrati reazionari soppiantati dai Gauleiter e alti ufficiali estromessi generò il malcontento. Gliela giurarono a Hitler. In precedenza, non una parola sull’erezione del regime a partito unico, sulla soppressione della libertà di stampa, sulla costituzione dei campi di prigionia per avversari politici, sulla legislazione antiebraica del ‘35. Nulla da eccepire neppure sulla “purga” del 30 giugno ‘34, ma anzi compiacimento per la messa in riga delle SA. Non un gesto neppure in occasione della “notte dei cristalli” e delle violenze antiebraiche del novembre ‘38. La storia riporta piuttosto che fu la casta militare a spingere Hitler sulla via del riarmo, sin dal ‘34. E che, quando Hitler, alla fine del ‘38, sottopose ai generali il protocollo Hossbach (inevitabilità della guerra entro un anno), nessuno di loro obiettò qualcosa al Capo dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che l’opposizione occulta – molto occulta &#8211; al nazismo nascondesse solo la paura della sconfitta, e non implicasse affatto una sostanziale divergenza nei fini, è dimostrato da quanto scritto da Fest, che ha ricordato a chiare lettere che «c’è chi è arrivato a dire che la resistenza nazional-conservatrice avrebbe mirato, sostanzialmente, a conseguire senza Hitler gli stessi obiettivi hitleriani».</p>
<p style="text-align: justify;">Nella “resistenza” tedesca, il passaggio dalla fase del mugugno impotente a quella dell’esecuzione di un piano qualsiasi, lo si ebbe soltanto con l’ingresso sulla scena cospiratoria dell’unico che ebbe il fegato di agire, von Stauffenberg. L’epoca è il tardo 1942, con la sconfitta di Stalingrado alle porte. Non prima. Anzi, a quanto riferisce il suo biografo Wolfgang Venohr, il giovane colonnello plurimutilato era stato fino ad allora un fervente nazionalsocialista. Venhor documenta che Stauffenberg «diede il suo consenso illimitato» a Hitler quando salì al potere. Lo stesso autore scrive che nel ‘38, agli occhi del futuro congiurato, «Hitler e il suo movimento apparivano in quel momento personificare l’idea più progressista del secolo: autodeterminazione, parità di diritti, solidarietà, collettività nazionale&#8230;». Lo storico Roger Moorhouse aggiunge che Stauffenberg, quando dopo la campagna polacca «i suoi colleghi lo misero a parte dei loro piani di sedizione, disse alla moglie che attività del genere equivalevano a un tradimento». Si era esaltato dinanzi al «fantastico morale» del soldato tedesco, così come più tardi si lamentò che le misure per la “guerra totale” non fossero così radicali come promesso. Più oltranzista di Hitler.</p>
<p style="text-align: justify;">La “resistenza” tedesca ha dato tenui cenni di vita solo in coincidenza con i momenti di pericolo, e ha messo la testa allo scoperto solo nel luglio del 1944, sotto lo <em>shock</em> di una serie di catastrofiche sconfitte tedesche: la caduta di Roma, lo sbarco in Normandia, il gigantesco sfondamento sovietico ad est: questo non depone a favore della purezza ideale dei suoi intendimenti. Il 20 luglio, come ha scritto Fest, non è stato che il gesto disperato di una classe politica e sociale esautorata, che aveva il terrore di perdere le proprie residue posizioni di potere. L’incoerenza, l’irrealismo, la pochezza politica, la pavidità, l’irresolutezza: queste le caratteristiche che gli storici attribuiscono ai cospiratori. Che erano pochissimi: qualcuno al controspionaggio, un nucleo presso il Comando di Parigi, uno presso quello della riserva a Berlino, qualche vecchio politico pre-nazista, uno o due ex-sindacalisti dell’epoca weimariana, un paio di religiosi e poco altro. Dall’altra parte: ottanta milioni di tedeschi. Venhor ha scritto che questa “resistenza” non riuscì a trovare alcun elemento di fiducia neppure in città grandi come Praga o Posen: «E neppure gli fu possibile formare una lista di uomini fidati per i posti di sottoincaricati per circa la metà dei distretti».</p>
<p style="text-align: justify;">Se democrazia significa avere il popolo dalla propria parte, consideriamo che, secondo Fest, i congiurati dettero vita a «una resistenza senza popolo» e anzi «temevano il popolo». E valutiamo anche quanto rilevarono i sondaggi fatti da alcuni “resistenti”, come Leber e padre Delp. Queste indagini, riporta lo storico tedesco, «dimostrarono che la grande massa dei lavoratori dell’industria continuava ad appoggiare lealmente il regime anche durante la guerra, e i rapporti sugli stati d’animo della popolazione redatti dall’<em>SD </em>nei giorni successivi al 20 luglio registrarono una crescente popolarità di Hitler persino in quartieri tradizionalmente “rossi” come quello di Wedding a Berlino». Su questa base, appare decisamente fuori luogo presentare la “resistenza” tedesca al nazismo come uno schieramento che avesse qualcosa a che fare con la volontà del popolo. Nel prossimo articolo, vedremo come il mito artefatto della “resistenza” tedesca, divulgato in Germania a livello politico, abbia anche in Italia i suoi celebratori.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 31 ottobre 2008.</p>
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		<title>Il volto ambiguo della Rivoluzione Conservatrice tedesca</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Rivoluzione Conservatrice era un bacino di idee in cui vennero ad infusione tutti quegli ideali che da una parte rifiutavano il progressismo illuministico dell'Occidente, mentre dall'altra propugnavano il dinamismo di una rivoluzione in grande stile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/voltoambiguorivoluzioneconservatrice.html' addthis:title='Il volto ambiguo della Rivoluzione Conservatrice tedesca '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-profezia-del-terzo-regno-dalla-rivoluzione-conservatrice-al-nazionalsocialismo/9960" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8633" style="margin: 10px;" title="la-profezia-del-terzo-regno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-profezia-del-terzo-regno.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>La <a href="http://www.centrostudilaruna.it/rivoluzioneconservatrice.html">Rivoluzione Conservatrice</a> &#8211; fenomeno essenzialmente tedesco, ma non solo &#8211; era un bacino di idee, un laboratorio, in cui vennero ad infusione tutti quegli ideali che da una parte rifiutavano il progressismo illuministico dell&#8217;Occidente, mentre dall&#8217;altra propugnavano il dinamismo di una rivoluzione in grande stile: ma nel senso di un <em>re-volvere</em>, di un ritornare alla tradizione nazionale, all&#8217;ordine dei valori naturali, all&#8217;eroismo, alla comunità di popolo, all&#8217;idea che la vita è tragica ma anche magnifica lotta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883390970" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/repubblicadiweimar.bmp" alt="Detlev J.K. Peukert, La Repubblica di Weimar" width="95" height="141" align="left" border="0" /></a> Tra il 1918 e il 1932, questi ideali ebbero decine di sostenitori di alto spessore intellettuale, lungo un ventaglio di variazioni ideologiche molto ampio: dalla piccola minoranza di quanti vedevano nel bolscevismo l&#8217;alba di una nuova concezione comunitaria, alla grande maggioranza di coloro che invece si battevano per l&#8217;estrema affermazione del destino europeo nell&#8217;era della tecnica di massa, mantenendo intatte, anzi rilanciandole in modo rivoluzionario, le qualità tradizionali legate alle origini del popolo: identità, storia, stirpe, terra-patria, cultura. Tra questi ultimi, di gran lunga i più importanti, figuravano personaggi del calibro di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, Schmitt, Moeller van den Bruck, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, Spengler, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span>, Sombart, Benn, Scheler, Klages, e molti altri. In quella caotica Sodoma che era la Repubblica di Weimar &#8211; dove la crisi del Reich fu letta come la crisi dell&#8217;intero Occidente liberale &#8211; tutti questi ingegni avevano un denominatore comune: impegnare la lotta per opporsi al disfacimento della civiltà europea, restaurando l&#8217;ordine tradizionale su basi moderne, attraverso la rivoluzione. Malauguratamente, nessuno di loro fu mai un politico. E pochi ebbero anche solo cultura politica. Quest&#8217;assenza di <em>sensiblerie </em>fu il motivo per cui, al momento giusto, spesso la storia non venne riconosciuta. E, tra i più famosi, solo alcuni capirono che il destino non sempre può avere il volto da noi immaginato nel silenzio dei nostri studi, ma che alle volte appare all&#8217;improvviso, parlando il linguaggio semplice e brutale degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888490060" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/proscritti.bmp" alt="I proscritti" width="95" height="152" align="right" border="0" /></a> Scrivevano di una Germania da restaurare nella sua potenza, favoleggiavano di un tipo d&#8217;uomo eroico e coraggioso, metallico, che avrebbe dominato il nichilismo dell&#8217;epoca moderna; descrivevano la civilizzazione occidentale come il più grande dei mali, il progresso come un dèmone, il capitalismo come una lebbra di usurai, l&#8217;egualitarismo e il comunismo come incubi primitivi … e riandavano alle radici del germanesimo, alle fonti dell&#8217;identità. Armato di Nietzsche e di antichi miti dionisiaci, c&#8217;era persino chi riaccendeva i fuochi di quelle notti primordiali in cui era nato l&#8217;uomo europeo… Eppure, quando tutto questo prese vita sotto le loro finestre, quando i miti e le invocazioni assunsero la forma di uomini, di un partito, di una volontà politica, di una voce, quando &#8220;l&#8217;uomo d&#8217;acciaio&#8221; descritto nei libri bussava alla loro porta nelle forme stilizzate della politica, molti sguardi si distolsero, molte orecchie cominciarono a non sentirci più… La vecchia sindrome del sognatore, che non vuol essere disturbato neppure dal proprio sogno che si anima… La Rivoluzione Conservatrice tedesca espresse spesso la tragica cecità di molti suoi epigoni dinanzi al prender forma di non poche delle loro costruzioni teoriche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8848802672" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/filosofiakonservativerevolution.bmp" alt="Giuseppe A. Balistreri, Filosofia della Konservative Revolution: Arthur Moeller van den Bruck" width="93" height="141" align="left" border="0" /></a> Non vollero riconoscere il suono di una campana, i cui rintocchi uscivano in gran parte dai loro stessi libri. Allora, improvvisamente, tutto diventò troppo &#8220;demagogico&#8221;, troppo &#8220;plebeo&#8221;. L&#8217;intellettuale volle lasciare la militanza, la lotta vera, a quanti accettarono di sporcarsi le mani con i fatti. Alcune derive del Nazionalsocialismo si possono anche storicamente ascrivere alla renitenza di intellettuali e ideologhi, che non parteciparono alla &#8220;lotta per i valori&#8221; e che, dopo aver lungamente predicato, nel momento dell&#8217;azione si appartarono in un piccolo mondo fatto di romanzi e divagazioni. Mentalità da club: &#8220;esilio interno&#8221; o piuttosto diserzione davanti ai propri stessi ideali? Eppure, un certo spazio critico dovette esistere, poi, anche tra le maglie del regime totalitario, se gli storici riportano di serrate lotte ideologiche intestine durante il Terzo Reich, di polemiche, di divergenze di vedute: Rosenberg non la pensava certo come Klages; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e Krieck erano avversari politici attestati su sponde lontane… Prendiamo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>. Ancora nel 1932, aveva parlato del Dominio, della Gerarchia delle Forme, della Sapienza degli Avi, del Guerriero, del Realismo Eroico, della Forza Primigenia, del Soldato Politico, della &#8220;Massa che vede riaffermata la propria esistenza dal Singolo dotato di Grandezza&#8221;… Ricordiamo di passata che Jünger negli anni venti collaborò, oltre che con le più note testate del nazionalismo radicale, anche col <em>Völkischer Beobachter</em>, il quotidiano nazionalsocialista e che nel 1923 inviò a Hitler una copia del suo libro <em>Tempeste d&#8217;acciaio</em>, con tanto di dedica… Alla luce dei fatti, è forse giunto il momento di considerare quelle proclamazioni solo come buoni esercizi letterari? Nell&#8217;infuriare della lotta vera per il Dominio che si ingaggiò di lì a poco, durante gli anni decisivi della Seconda guerra mondiale, noi troviamo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a> non già nella trincea dove era stato da giovane, ma ai tavoli dei caffè parigini. Qui lo vediamo intento ad irridere Hitler nel segreto del proprio diario, sulle cui paginette si dilettava a chiamarlo col nomignolo di Knièbolo: un po&#8217; poco. Tutto questo fu &#8220;fronda&#8221; esoterica o immiserimento del talento ideologico? Storico esempio di altèra dissidenza aristocratica o patetico esaurimento di un antico coraggio di militanza?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887746594" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/tramontooccidente.bmp" alt="Oswald Spengler, Il tramonto dell'Occidente" width="95" height="151" align="right" border="0" /></a> E uno Spengler? Anch&#8217;egli, dopo aver vaticinato il riarmo del germanesimo e della civiltà bianca, non appena questi postulati ebbero il contorno di un partito politico, che pareva proprio prenderli sul serio, oppose uno sdegnoso distacco. E Gottfried Benn? Dopo aver cantato i destini dell&#8217;&#8221;uomo superiore che tragicamente combatte&#8221;, dopo aver celebrato la &#8220;buona razza&#8221; dell&#8217;uomo tedesco che ha &#8220;il sentimento della terra nativa&#8221;, come vide che tutto questo diventava uno Stato, una legge, una politica, lasciò cadere la penna…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la Rivoluzione Conservatrice, per la verità, non fu solo questo. Fu anche il socialismo di Moeller, l&#8217;antieconomicismo di Sombart, l&#8217;idea nazionale e popolare di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, il filosofo-contadino vicino alle SA. In effetti, la gran parte degli affiliati ai diversi schieramenti rivoluzionario-conservatori confluì nella NSDAP, contribuendo non poco a solidificarne il pensiero politico e, in alcuni casi, diventandone uomini di punta: da Baeumler a Krieck. Secondo Ernst Nolte &#8211; il maggiore storico tedesco &#8211; la Rivoluzione Conservatrice ebbe l&#8217;occasione di essere più una rivoluzione che non una conservazione, soltanto perché si incrociò con la via politica nazionalsocialista: un partito di massa, una moderna propaganda, un capo carismatico in grado di puntare al potere. Tutte cose che ai teorici mancavano. &#8220;Non fu il nazionalsocialismo &#8211; si è chiesto Nolte -, in quanto negazione della Rivoluzione francese e di quella bolscevico-comunista, una contro-Rivoluzione tanto rivoluzionaria, quanto la Rivoluzione conservatrice non potrà mai essere?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tutto, come ha affermato il più esperto studioso di questi argomenti, Armin Mohler, &#8220;il nazionalsocialismo resta pur sempre un tentativo di realizzazione politica delle premesse culturali presenti nella Rivoluzione conservatrice&#8221;. Il tentativo postumo di sganciare la RC dalla NSDAP è obiettivamente antistorico: provate a sommare i temi ideologici dei vari movimenti nazional-popolari dell&#8217;epoca weimariana, ed avrete l&#8217;ideologia nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 25 luglio 2004.</p>
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