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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Egitto</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La sapienza dei faraoni</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 16:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elemire Zolla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Schwaller de Lubicz tentò di riesumare la sapienza faraonica, alla quale avevano attinto Pitagora e Platone. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-sapienza-dei-faraoni.html' addthis:title='La sapienza dei faraoni '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-tempio-delluomo/10052" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8885" style="margin: 10px;" title="il-tempio-dell-uomo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-tempio-dell-uomo.jpg" alt="" width="200" height="262" /></a>La conoscenza pitagorica mai non si estinse, troppi vantaggi infatti prodiga a chi ci si impegni. Basta calcolare le proporzioni e commentarle come hanno insegnato i tanti maestri. In Italia poi era la sapienza italica, che dettò al Vico il giovanile <em>Antiquissima Italorum sapientia</em>, prezioso esame etimologico della parola chiave per intendere la realtà alla maniera tradizionale. Meno ci seduce nel romanzetto del Cuoco dove sfilano i maestri della Magna Grecia. In Germania spicca il trattato di von Thimus, ammirevole, dove erano riunite al sistema pitagorico le filosofie dei geroglifici egizi; ma in Italia non poteva fiorire qualcosa del genere, dopo che un avo del Croce aveva raccomandato di cacciare dall&#8217;attenzione il ricordo del pitagorismo, raccomandando di sostituirlo con Hegel. Ci sarebbero voluti alcuni decenni perché rinascesse l&#8217;impegno pitagorico, col Reghini, che negava Euclide, ricostruendo con perizia mirabile tutto l&#8217;antico sistema, calcolando e disegnando con perizia sovrana. Ebbe una sua parte notevole nel fornire <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> antichi a Mussolini, finché costui cominciò a lavorare per stabilire un&#8217;intesa col Vaticano: sdegnato, tradito, Reghini si ritirò a fare il professore di matematica in una scuola media emiliana. Morì dimenticato attorno alla fine della Seconda guerra mondiale. C&#8217;era stato in precedenza soltanto un fedele del pitagorismo antico, il Rossetti, emigrato dal Regno delle sue Sicilie a Londra, autore dello stupendo e lunghissimo <em>Il mistero dell&#8217;amor platonico nel Medioevo</em>. Suo figlio, Dante Gabriele, doveva imporre le sue idee, con un&#8217;opera poetica e pittorica che sconvolse l&#8217;Inghilterra; ma ormai apparteneva alla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> inglese! C&#8217;era stata altresì, una <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> pitagorica francese, che arricchì un giovane alsaziano nato nel 1880, René Adolphe, adottato quindi dal nobile lituano Schwaller de Lubicz. Sposò una donna devotissima e fertile scrittrice di romanzi d&#8217;ambiente egizio, Isha. Ebbero una bambina, Lucie Lamy, e vissero a spese del governo egiziano a Luxor, misurando accuratamente il tempio sulle rive del Nilo, a partire dal 1936 fino al 1952, quando la rivoluzione dei colonnelli repubblicani e socialisti fece crollare l&#8217;ambiente politico, loro ospite generoso. Di ritorno in Francia, morì nel 1961. La sua opera principale, l&#8217;esame pitagorico del tempio di Luxor, è stata ora tradotta da Paolo Lucarelli presso le Edizioni Mediterranee.</p>
<p style="text-align: justify;">Schwaller de Lubicz tentò di riesumare la sapienza faraonica, alla quale avevano attinto Pitagora e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>. Commenta Lucarelli: mancano informazioni precise su conoscenze scientifiche egizie &#8220;anche se piramidi, tempi, gestione del territorio, oggetti d&#8217;uso, calendari e altro ancora stanno a testimoniare l&#8217;esistenza certa di tale valore da stupire i contemporanei e ancora le civiltà più tarde&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-potenze-dellanima/4129" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8883" style="margin: 10px;" title="le-potenze-dell-anima" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-potenze-dell-anima-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Esistette un&#8217;egittologia anteriore a Champollion, che interpretava i geroglifici filosoficamente e aveva avuto un maestro nella Roma secentesca col gesuita Athanasius Kircher; purtroppo dopo le dimostrazioni ineccepibili di Champollion, ci si illude di saper leggere documenti che non presentano un senso chiaro. Ci si ostina a tradurre <em>neter</em> con &#8220;divinità&#8221;, mentre denota il &#8220;fuoco segreto&#8221;, che agevola la corporificazione particolare dello spirito. Così <em>ba</em> si traduce per lo più con &#8220;anima&#8221; mentre è il secondo elemento accanto al <em>ka</em>, di natura più mobile. Schwaller de Lubicz rifiuta quasi tutto il ciarpame vario intorno all&#8217;antico Egitto. Capitò anche a me negli anni settanta di andare a Luxor e di accanirmi sulle rovine del tempio, ma la conclusione fu che al suo interno c&#8217;era una cappellina islamica, sede di un gruppo sufico. Ebbi preziosi contatti con il capo del gruppetto, che allora già stava la massima parte del tempo in Svezia. Ma all&#8217;anniversario della morte del capo della setta, si ripresentava in città e, avvolto in un velo candido, a cavallo guidava la processione festosa. Bastava ascoltare la confessione sua delle idee che l&#8217;ispiravano per disporre di una traduzione fedele delle strutture ideali che avevano dettato l&#8217;erezione dell&#8217;antico tempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Se debbo giudicare questa opera immensa di Schwaller de Lubicz, debbo partire da una censura preliminare: è uno schema gnostico arbitrario che egli tira in campo. È un abuso partire dall&#8217;idea d&#8217;una trinità incorporata all&#8217;Uno, idea cristiana che Israele o l&#8217;Islam respingono. Ancor di più accettare di esaminare come modello fondamentale il corpo dell&#8217;uomo immaginato, come detta l&#8217;evoluzione darwiniana, come suprema meta dei corpi di tutti gli animali, di mare, cielo e terra. Le civiltà sciamaniche credono che l&#8217;uomo debba imparare dagli animali, le scienze più recenti ritengono che molti pesci e uccelli siano dominati da una sensibilità minuziosa, che percepisce le correnti magnetiche di terra e mare. Per il resto l&#8217;occhio di Schwaller de Lubicz è pronto e raffinato: sa che tra passato e futuro c&#8217;è un momento presente che evidenzia l&#8217;essenza del tempo sia pure sul piano esoterico o subconscio. È anche veridico che l&#8217;annullamento di più e meno, lo zero, designa un carattere esoterico positivo: esiste. Il fondamento che Schwaller accetta è l&#8217;antropocosmo, definendolo con la dichiarazione che non abbiamo nulla da conoscere che si situi fuori di noi. Ma indagare sulle operazioni matematiche complesse di Schwaller sarebbe esasperante e superfluo, molto più prezioso è attenersi all&#8217;idea che il sonno è il modo di affondare nella realtà ignorandone i sistemi percettibili di ordinamento generale, restaurando così l&#8217;energia per aver eliminato la conoscenza cerebrale sì da conoscere i misteri della vita, sapendo ormai guardare a ciò che &#8220;a forza di vedere non si constata più&#8221;. Ogni istante di ogni giorno si applicano conoscenze segrete che, se le riconoscessimo, mostrerebbero senza velo tutte le potenze che racchiude l&#8217;uomo dell&#8217;antropocosmo. Le fronde degli alberi ne spiegano le radici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/verita-segrete-esposte-in-evidenza/681" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8884" style="margin: 10px;" title="verita-segrete" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/archetipi1-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>L&#8217;assenza di mobilità e creatività simboleggia la preghiera come vittoria della personalità mortale, Nicodemo è colui che si dipartì dal Sinedrio per interrogare Gesù sulla rinascita e perciò secondo Schwaller è raffigurato nelle cattedrali con nelle mani la calotta cranica, come nell&#8217;arte bizantina i santi sono effigiati, rimossa la calotta, a testa piatta. Questa amputazione indica la pura intuizione che fa parlare la conoscenza innata del neter ossia della funzione cosmica. Fuor del Tempio l&#8217;uomo è simboleggiato da quello specchio d&#8217;inganni che inverte alto e basso, sinistra e destra: San Paolo, in partenza per combattere la cristianità, fu gettato faccia a terra e si sollevò nella visione della verità. Nell&#8217;Egitto faraonico la calotta cranica è sempre denotata da una corona o benda o fessura, essendo la chiave del pensiero faraonico. In genere presso i popoli antichi il sempliciotto, al quale fa difetto la calotta cranica, era venerato sempre. Il sempliciotto è privo della cima cranica, somigliante allo scarabeo stercorario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che consente di discernere è in primo luogo l&#8217;odorato: polarizza il fuoco che separa (<em>Seth</em>), contiene il fuoco che unifica (<em>Horo</em>): come Satana e Lucifero. L&#8217;essere umano è l&#8217;atlante sul quale si leggono le zone del cosmo e le loro influenze dettate dal cielo astronomico, laboratorio di tutti i miracoli del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">René Adolphe Schwaller de Lubicz, <a title="Il tempio dell'uomo" href="http://www.libriefilm.com/il-tempio-delluomo/10052" target="_blank"><em>Il tempio dell&#8217;uomo</em></a>, introduzione e note di Paolo Lucarelli (2 volumi), Edizioni Mediterranee, Roma 2000, pagg. 1.022 (complessive), s.i.p.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Sole 24 Ore</em> del 26 novembre 2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-sapienza-dei-faraoni.html' addthis:title='La sapienza dei faraoni ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Lo sviluppo del femminino sacro in Egitto</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 16:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le dee femminili egizie, pur nella tipizzazione stereotipica normale nelle caratterizzazioni mitologemetiche, rappresentano lati di ambivalenza erotico-thanatica molto marcati, come è facilmente visibile anche solo da una rapida scorsa delle principali divinità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lo-sviluppo-del-femminino-sacro-in-egitto.html' addthis:title='Lo sviluppo del femminino sacro in Egitto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Per una donna del mondo antico vivere in Egitto era preferibile rispetto al vivere in qualunque  società coeva. Sorprendentemente, le donne in Egitto godevano di uno status sociale più elevato rispetto alle donne provenienti da tutte le altre civiltà più importanti, come quelle di Roma e della Grecia: la società dell&#8217;antico Egitto era matrilineare con il lignaggio che veniva  tracciato attraverso la donna e, conseguentemente, anche con passaggi di eredità che avvenivano per linea femminile, i diritti femminili erano fortemente rispettati con la possibilità per le donne di partecipare al sistema politico, di amministrare proprietà e di scegliere i propri partner e, in linea generale, il genere femminile era visto come soffuso da un alone mistico, legato alle sue capacità procreative<a href="#_ftn1">[1]</a>. Persino la prostituzione (forse praticata anche per il suo significato sacro) era una professione rispettata in una società fortemente sessualizzata, che poneva un forte accento sulla fertilità e che riteneva che l&#8217;attività sessuale sarebbe proseguita anche nella vita ultraterrena<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste circostanze, è facile rendersi conto come la mitologia religiosa riflettesse un equilibrio tra maschile e femminile con poche contraddizioni derivanti da repressi conflitti sessuali e di genere e come essa raffigurasse le donne in forma realisticamente sfaccettata, come capaci di nutrire il genera umano e come tali da venerare, ma allo stesso tempo anche come esseri da temere per lo loro capacità di togliere quella stessa vita che creavano: si veniva così a creare, a livello sacrale, un equilibrio uomo-donna inesistente nella maggior parte delle principali <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> odierne, tendenti  alla patriarcalità<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Conseguentemente, le dee femminili egizie, pur nella tipizzazione stereotipica normale nelle caratterizzazioni mitologemetiche, rappresentano lati di ambivalenza erotico-thanatica molto marcati, come è facilmente visibile anche solo da una rapida scorsa delle principali divinità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/libro-dei-morti-i-papiri-torinesi-di-tachered-e-isiemachbit/9347" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7348" style="margin: 10px;" title="libro-dei-morti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/libro-dei-morti-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Forse una delle donne più note nella mitologia egizia, era la dea Iside, moglie di Osiride, che, nel corso degli anni, assunse un certo numero di ruoli differenti: nel &#8220;<a title="Libro dei morti" href="http://www.libriefilm.com/libro-dei-morti-i-papiri-torinesi-di-tachered-e-isiemachbit/9347">Libro dei Morti</a>&#8221; Iside era considerata come colei che concedeva la vita e forniva cibo ai morti, dei quali era anche uno dei giudici. Era, inoltre conosciuta come un grande maga, famosa per l&#8217;uso delle sue abilità creative. Ma, soprattutto, Iside era ritenuta, a partire dall&#8217;inizio della storia d&#8217;Egitto fino alla sua fine, come la più grande dea del pantheon egizio: era conosciuta come la dea madre e benefica il cui amore comprendeva ogni creature e che manteneva il legame vitale tra le divinità e l&#8217;umanità e come il più puro esempio di moglie e madre amorevole, elemento questo che la rendeva amatissima dal popolo<a href="#_ftn4">[4]</a>. Madre e sposa, dunque, ma anche donna capace di qualunque azione per raggiungere i suoi scopi (per altro sempre positivi): proprio in questo senso si parlava di figure sfaccettate mai unidirezionali, riflesso di una visione realistica della femminilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro esempio in questo senso è fornito dalla dea Ma&#8217;at, la dea della legge fisica e morale dell&#8217;Egitto e, in generale, dell&#8217;ordine e della verità, moglie di Thoth e madre di otto figli che sarebbero divenuti le otto principali divinità di Hermopolis come reggitori della Terra e di tutto quanto è in essa<a href="#_ftn5">[5]</a>. Ma&#8217;at, di base, è colei i cui principi sono stati fissati come capisaldi quando il mondo è stato creato e il caos è stato eliminato: di conseguenza gli Egizi credevano che se il faraone non fosse riuscito a vivere secondo tali principi e a mantenerli vivi, il caos sarebbe tornato in Egitto e nel mondo e tutto ciò che esisteva sarebbe stato distrutto<a href="#_ftn6">[6]</a>. Ma&#8217;at era anche colei che più di ogni altra divinità era incaricata di giudicare i morti: i loro cuori venivano soppesati dalla dea mettendo come contrappeso una  piuma e se i cuori bilanciavano la piuma, le anime dei defunti erano libere dal peso del peccato e veniva loro concessa la vita eterna<a href="#_ftn7">[7]</a>. Infine la dea aveva il ruolo di determinare il corso che la barca del sole avrebbe preso attraverso il cielo ogni giorno, in una ulteriore sottolineatura del ruolo decisionale condiviso tra divinità maschili e femminili<a href="#_ftn8">[8]</a>. Anche in questo caso, comunque, troviamo la stessa ambivalenza erotico-thanatica del femminino: Ma&#8217;at ordina il creato, ma è anche giudice inflessibile, pronta a scacciare le anime dal &#8220;paradiso&#8221; se indegne.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore rappresentazione di tale ambivalenza è data dalla dea Hator, spesso rappresentata da una mucca dalle lunghe corna, il cui ruolo era quello di sovraintendere all&#8217;amore e che, per estensione, era anche nota come divinità della felicità, della danza e della musica e protettrice delle donne. E&#8217; interessante notare come questa divinità giochi un ruolo diverso nell&#8217;evolversi della mitologia egiziana: inizialmente era conosciuta come la madre del dio Horus, venendo però poi  sostituita da Iside in questa funzione nello sviluppo delle leggende religiose e assumendo, come &#8220;rovescio della medaglia&#8221;, anche la funzione di &#8220;Sekhmet&#8221;, la dea creata da Ra per distruggere gli uomini che si erano a lui ribellati, così feroce che anche quando Ra cambiò idea e decise di salvare il genere umano, nessuno riuscì a fermare il suo sterminio fino a che Ra stesso non intervenne tramutando il sangue di cui si nutriva in birra per farla ubriacare. A Dendera, la città in cui il suo culto era particolarmente sentito, però, Hator veniva venerata anche come dea della fertilità e del parto, mentre a Tebe era conosciuta come Dea dei morti e, in periodo tolemaico, venne assimilata ad Afrodite<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La disamina della complessità del femminino sacro egizio potrebbe continuare ancora a lungo, dal momento che pressoché ogni divinità presenta le stesse caratteristiche di dualità. Brevemente possiamo, ad esempio, ricordare:</p>
<p style="text-align: justify;">-       Meretserger, Dea della Valle dei Re durante il Nuovo Regno, nota per essere insieme pericolosa e misericordiosa, capace di punire i peccatori e i bugiardi con cecità e morsi di serpente e feroce nella sua lotta contro l&#8217;iniquità, ma anche protettrice dei lavoratori dei templi;</p>
<p style="text-align: justify;">-       Anquet, antichissima dea dell&#8217;acqua dal Sudan, assorbita dalla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> egizia come Dea dell&#8217;isola di Sahal e della lussuria, con tutto quello che, in termini di piacere e follia, ciò poteva comportare;</p>
<p style="text-align: justify;">-        Bastet, conosciuta per il suo ruolo di dea del fuoco, dei gatti, della casa e delle donne in gravidanza, nota per essere docile e gentile nel suo ruolo di protettrice del focolare, ma descritta anche come aggressiva e feroce nei racconti delle battaglie combattute dal faraone;</p>
<p style="text-align: justify;">-       Neith, una delle più antiche dee egizie, in origine dea della guerra e in seguito divenuta dea della tessitura;</p>
<p style="text-align: justify;">-       Qetesh, divinità di origine semitica,  dea della natura, dell&#8217;estasi sacra e del piacere sessuale il cui culto divenne molto popolare nel Nuovo Regno, ma che, proprio nel rapimento dell&#8217;estasi, era in grado di assumere il ruolo vindice di Hator, alla quale era in alcuni casi assimilata<a href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/spiritualita-dellantico-egitto/2300" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7351" style="margin: 10px;" title="spiritualita-antico-egitto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/spiritualita-antico-egitto.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Tentando di riassumere in macro-categorie i ruoli comuni per le donne nella mitologia egizia, potremmo, pur con una certa dose di generalizzazione, suddividere la figura sacra femminile in tre funzioni principali.</p>
<p style="text-align: justify;">1) La madre</p>
<p style="text-align: justify;">Le donne del pantheon egiziano (e, ancora una volta è il caso di ricordare che esse erano un riflesso del ruolo femminile nella società egiziana) erano definite in primo luogo dalla loro capacità di partorire. Da tale capacità derivava, come corollario, la capacità di sostenere e dare nutrimento e, quindi, di proteggere il popolo. Si tratta, indubbiamente, della caratteristica più amata e adorata dai fedeli ed è probabilmente per questo che Iside, che rappresenta le virtù generative al massimo grado, diventa la dea principale della mitologia egizia, nelle sue caratteristiche di divinità protettrice, in primo luogo del principio maschile che le sta a fianco: quando suo marito, il re Osiride, viene ucciso dal fratello geloso Seth che h intenzione di usurparne il trono, Iside recupera il corpo dello sposo, i cui pezzi erano stati sparsi da Seth per tutto l&#8217;Egitto, lo rimette insieme, lo mummifica e, infine, attraverso la pratica mistica, gli ridà vita, facendo di lui il dio degli inferi. Così viene reso il ruolo femminile di &#8220;donatrice di vita&#8221; a cui segue, nella mistica popolare, il ruolo di madre, che ne risulta ovvia conseguenza e che viene reso dipingendo Iside anche come protettrice del figlio Horus che lei riesce a rendere re per diritto di nascita, favorendone la vendetta contro Seth<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">2) L&#8217;amante / prostituta</p>
<p style="text-align: justify;">Come accennato gli egiziani godevano del sesso apertamente e liberamente: era assolutamente normale per le giovani donne non sposate avere rapporti sessuali e anche la prostituzione era non solo accettata ma anche molto apprezzata, tanto che le prostitute avevano un elevato status sociale e la loro pratica della sessualità era assimilata a qualcosa di addirittura superiore ad un rituale sacro nel momento in cui esse erano in realtà percepite come sacerdotesse che eseguivano riti sessuali sacri nel momento in cui il sesso portava a un concepimento. La prostituzione sacra e generativa era a tal punto venerata che persino Iside venne mitologicamente  legata a tale pratica, allorché nel corso degli anni, mentre era la ricerca di parti del corpo sparse del marito morto, essa venne dipinta anche come una prostituta di Tiro<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che va notato è che, comunque, la sessualità non viene mai adorata come fine a se stessa, ma sempre come atto passibile di generatività, in una riproposizione del quadro maternale/creativo precedente, in cui, a seguito della sacralità del possibile risultato dell&#8217;atto sessuale, si estende l&#8217;alone sacrale all&#8217;atto stesso, in qualsiasi sua variante.</p>
<p style="text-align: justify;">3) La guerriera</p>
<p style="text-align: justify;">Così come le donne sono descritte come donatrici di vita, vengono anche spesso ritratte come distruttrici di vita. Paradigmatico è il caso citato ai Sekhmet, ma abbiamo visto che una tale caratteristica sia presente in gran parte delle divinità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/faraoni-neri/5745" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7350" style="margin: 10px;" title="faraoni-neri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/faraoni-neri-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Anche in questo caso, però, la visione della donna guerriera è un elemento derivato. Se, infatti, l&#8217;ira femminile viene considerata terribile, come specchio di una società in cui le donne hanno piena possibilità espressiva, essa, nella mitologia egiziana, non è mai dovuta a gelosie, ripicche o odi personali, ma a un desiderio di difesa del creato cioè del prodotto della generatività: la dea diviene guerriera implacabile per difendere la sua prole, per difendere l&#8217;ordine cosmico, per difendere il padre&#8230; Insomma, la dea guerriera è, in fondo, il riflesso della dea generatrice, nel momento in cui conserva ciò a cui ha dato vita e nel momento in cui uccide compiendo, in ultima analisi, un atto di conservazione dell&#8217;esistenza stessa, minacciata in qualunque modo<a href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, allora, che l&#8217;intera essenza del femminino sacro egizio può essere in fin dei conti, ricondotta al minimo comun denominatore dell&#8217;archetipo della &#8220;dea madre&#8221;, di cui, in diverse articolazioni, vengono continuamente riproposti gli elementi salienti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; particolarmente significativo che in un universo religioso molto fluido come quello egiziano, con continui atti di sincretismo e assorbimento di divinità straniere, nuove o locali, si assista ad una progressiva ascesa de culto di una divinità Mut, che sembra assommare e delineare in modo più preciso proprio quelle caratteristiche della &#8220;dea madre&#8221; che, fino al periodo della XVIII Dinastia, erano state distribuite in forma più disseminata tra dee diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo del culto di Mut è interessante, nella sua evoluzione, proprio in relazione a tale progressiva focalizzazione. Inizialmente &#8220;Mut&#8221; era un titolo attribuito alle acque primordiali del cosmo, impersonificate nella cosmogonia Ogdoad, durante quello che viene chiamato Antico Regno, tra II e VI Dinastia (databili tra il 2.686 e il 2.134 a.C.), dalla dea Naunet. Tuttavia, la distinzione tra maternità e acqua cosmica viene in seguito resa palese e portata alla statuizione della separazione di queste identità: Mut viene così a guadagnare aspetti di una dea creatrice vista come la madre primordiale da cui è emerso il cosmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che i geroglifici del nome Mut e del termine &#8220;madre&#8221; siano uguali e siano dati da un avvoltoio bianco, che gli Egizi credevano essere una creatura molto materna per la mancanza di evidenti dismorfismi sessuali tra maschi e femmine della stessa specie, tanto da portare a credenze partenogenetiche nei suoi confronti (si credeva che tutti gli avvoltoi concepissero i loro figli dal vento).</p>
<p style="text-align: justify;">Molto più tardi in una serie di miti originari di Tebe, l&#8217;idea di generatività assoluta di Mut sembra venire a decadere nel momento in cui si dichiara che, essendo Mut increata e senza genitori ma sorta dal nulla, fosse per lei impossibile avere figli naturali ma fosse costretta a adottarne uno. In realtà, però, non ci troviamo di fronte a una negazione del concetto di &#8220;dea madre&#8221;, quanto piuttosto ad un suo allargamento: nel momento in cui Mut adotta figli non generati direttamente da lei, diviene madre adottiva universale, genitrice vicaria dell&#8217;intera umanità. Nel ciclo tebano inizialmente l&#8217;adozione diretta avviene su Menthu, dio della guerra, a simboleggiare il completamento dei principi maternali femminili con quelli guerrieri maschili, ma, in seguito, dal momento che l&#8217;Isheru, il lago sacro al di fuori antico tempio di Mut a Karnak, era a forma di una falce di luna, si decise di sostituire Menthu con Khonsu, dio della luna, che, comunque, racchiudeva in sé principi androgeni e lunari (quindi femminili).</p>
<p style="text-align: justify;">Con lo sviluppo della potenza tebana, il culto di Mut finì per assorbire le divinità patrone di Basso e Alto Egitto, Wadjet e Nekhbet e le rispettive raffigurazioni protettrici (in entrambi i casi una leonessa) Bast e Sekhmet: così Mut divenne, prima di tutto, Mut-Wadjet-Bast, poi Mut-Sekhmet-Bast (Wadjet era stata assorbita da Bast), poi, assimilando anche Menhit, un&#8217;altra dea leonessa, moglie del figlio adottato, diventò Mut-Sekhmet-Bast-Menhit, e, infine, in un processo di semplificazione, Mut-Nekhbet.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-unico-vero-dio/6474" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7349" style="margin: 10px;" title="stark-monoteismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/stark-monoteismo.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Più tardi, allorché in tutto il Paese si diffuse una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> unificata, in cui le antiche divinità del pantheon venivano identificate come coppie uguali, controparti femminili e maschili con le stesse funzioni, Mut subì ulteriori evoluzioni: quando, nel tardo Medio Regno, Tebe impose il suo patrono, Amon, come divinità principale, Amaunet, che era stata la sua controparte femminile, fu sostituita con una più sostanziale dea-madre, che desse conto della paternità universale di Amon (e del suo rappresentante faraonico) sull&#8217;Egitto e Mut divenne sua moglie (adottandone, come visto, il figlio Khonsu, unione dei principi paternali e maternali).</p>
<p style="text-align: justify;">Solo quando l&#8217;autorità di Tebe decrebbe e Amon venne inglobato nella nuova divinità Amon Ra, Mut, la madre affettuosa, fu assimilata a Hathor, riprendendo, in un nuovo progressivo processo di semplificazione teologica, caratteristiche di generatività diretta come madre di Horus e, infine, venendo inglobata, dopo la rivoluzione del culto di Aton e in un ulteriore passaggio semplificatorio che portò alla sparizione (tramite sincretismo) di un numero notevole di divinità, nel culto di Iside che si diffuse in tutto il bacino mediterraneo<a href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Mut, in ogni caso, vediamo l&#8217;apoteosi del culto universale della &#8220;dea madre&#8221;, presente fin dai primordi della civiltà egizia e mai morto (per quanto assorbito, in fase finale, nella triade divina che rispecchia il senso del nucleo familiare e la perpetuazione dell&#8217;esistenza ad esso correlato e in cui Iside assomma tutte le qualità del femminino sacro), fino allo sviluppo del Cristianesimo, che imporrà la sua visione teologica androcentrica di stampo semita.</p>
<div>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> G. Robins, <em>Women in Ancien Egypt</em>, Harvard University Press 1993, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> J. Tyldesley, <em>Daughters of Isis: Women of Ancient Egypt</em>, Penguin 1995, pp. 18 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> D.B. Redford, <em>The Ancient Gods Speak: A Guide to Egyptian Religion</em>, Oxford University Press 2002, pp. 36 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref4">[4]</a> R.H. Wilkinson, <em>The Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt</em>, Thames &amp; Hudson 2003, pp.103-114</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref5">[5]</a> <em>Ivi</em>, p.166</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref6">[6]</a> G. Pintch, <em>Egyptian Myth: a Very Short Introduction</em>, Oxford University Press 2004, pp. 43 ss</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref7">[7]</a> <em>Ivi</em>, p.46</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref8">[8]</a> R.H. Wilkinson, <em>Citato</em>, pp.112</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref9">[9]</a> V. Essene, T. Kenyon, <em>The Hathor Material: Messages from an Ascended Civilization</em>, S.E.E. Pub. Co., passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref10">[10]</a> H. Barker<em>, Egyptian Gods and Goddesses</em>, Grosset &amp; Dunlap 1999, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref11">[11]</a> G. Pintch, <em>Citato</em>, pp. 23 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref12">[12]</a> <em>Ivi</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref13">[13]</a> G. Hart, <em>Egyptian Myths</em>, University of Texas Press, pp. 81-82</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> S.H. D&#8217;Auria, <em>Servant of Mut: Studies in Honor of Richard A. Fazzini</em>, Brill Academic Pub 2007, passim</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lo-sviluppo-del-femminino-sacro-in-egitto.html' addthis:title='Lo sviluppo del femminino sacro in Egitto ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La maledizione della piramide di Tutankamen</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 16:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve panoramica sulle morti misteriose di ventidue tra i principali artefici della scoperta e dei primi studi sulla Tomba di Tutankamen e sulle ipotesi avanzate per spiegarle]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-maledizione-della-piramide-di-tutankamen.html' addthis:title='La maledizione della piramide di Tutankamen '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">Gli archeologi sono concordi nell’affermare che la scoperta archeologica più importante del XX secolo deve essere considerata il ritrovamento della piramide di Tutankamen: tale scoperta avvenne nel 1922 nella Valle dei Re ad opera degli archeologi inglesi Carnarvon e Carter. I due archeologi inglesi avevano ricevuto nel 1902 il permesso dal governo egiziano di iniziare le ricerche della piramide ma per vari problemi vari cominciarono il loro lavoro qualche anno dopo la fine della prima guerra mondiale (tale ritardo sia allo scoppio della guerra sia a problemi personali dei due archeologi). Finalmente nel novembre del 1922 essi ebbero la certezza di aver ritrovato la piramide di Tutankamen. Non fu possibile tener segreta questa grande scoperta archeologica avvenuta nella Valle dei Re cosicché in tutto il mondo si parlò del sensazionale ritrovamento di tale piramide.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, poco tempo dopo questa sensazionale scoperta molti di coloro che erano stati coinvolti direttamente od indirettamente in tale evento archeologico morirono in maniera misteriosa ed inquietante. Per essere più precisi in pochi anni morirono ventidue persone che erano venute a contatto con la piramide o che se ne erano interessate dal punto di vista scientifico. Tali morti vennero considerate immature ed inspiegabili. Nacque così la convinzione che queste persone fossero state colpite da una maledizione formulata dai sacerdoti egizi che proteggeva la tomba di Tutankamen da tutti coloro che la avessero profanata.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo dire che già nel novembre del 1922 tra gli addetti agli scavi e gli scienziati che partecipavano a questa grande impresa archeologica esisteva un nervosismo crescente, che era stato causato da una tavoletta di terracotta rinvenuta da Carter nell’anticamera del sepolcro di Tutankamen. Pochi giorni dopo il suo ritrovamento Gardiner (un collaboratore di Carter e Carnarvon) riuscì a decifrare i geroglifici e venne fuori una frase terrorizzante. Infatti sulla tavoletta stava scritto: <em>La morte colpirà con le sue ali chiunque disturberà il sonno del faraone</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A dire il vero Carter, Carnarvon e Gardiner non ebbero minimamente paura di tale maledizione ma qualcuno dei loro collaboratori si mostrò spaventato. Inoltre Carter temeva che se i manovali egiziani che collaboravano con lui fossero venuti a conoscenza di tale maledizione avrebbero subito abbandonato i lavori. Per tale ragione egli decise che era preferibile far scomparire la tavoletta di terracotta dai protocolli ma non riuscì a cancellarla dalla sua memoria, tanto è vero che l’archeologo inglese la nominava spesso con i suoi collaboratori sebbene avesse preferito non fotografarla.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6476" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6476" title="Tomba di Tutankhamon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tomba-tutankamen-300x197.jpg" alt="Tomba di Tutankhamon" width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">Tomba di Tutankhamon</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo anche mettere in evidenza un altro particolare inquietante che destò una certa preoccupazione nei collaboratori dei due archeologi inglesi: un’altra maledizione venne trovata all’interno della piramide di Tutankamen. Essa era costituita da una frase scritta all’interno di una figura magica: <em>Sono io che respingo con la fiamma del deserto i predoni delle tombe. Io proteggo il sepolcro di Tutankamen</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto riteniamo opportuno dire qualcosa sulla presenza delle formule di maledizione nella cultura egizia.</p>
<p style="text-align: justify;">In linea generale le maledizioni erano presenti nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> egizia e nella maggior parte dei casi esse erano formulate dal faraone o dai sacerdoti, e qualche volta erano attribuite anche agli dei.</p>
<p style="text-align: justify;">Non deve quindi stupire il fatto che la tomba di Tutankamen fosse protetta da  maledizioni. Quello che invece destò grande meraviglia fu il fatto che ben ventidue persone che avevano avuto un ruolo nella scoperta della piramide morirono in maniera misteriosa in pochi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono state formulate cinque ipotesi per spiegare queste numerose morti: un evento casuale, la presenza di una maledizione molto efficace contro i profanatori della piramide, la presenza di veleni nella piramide, la presenza di sostanze radioattive e la presenza di microrganismi patogeni. Prima di prendere in considerazione tali ipotesi vogliamo descrivere come avvenne la morte di Carnarvon, che deve essere considerato il decesso più inquietante tra quelli avvenuti tra gli scopritori della piramide.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei primi giorni di aprile del ’23 Carter ebbe la notizia che Carnarvon era gravemente ammalato. Egli era rimasto vittima al Cairo di una misteriosa febbre che non voleva sparire in nessun modo. Carnarvon morì misteriosamente, ma quello che più spaventò tutti furono due particolari: la sorella di Carnarvon affermò che egli nel delirio parlava con Tutankamen e le ultime parole che l’archeologo inglese pronunciò furono: <em>Sento che Tutankamen mi chiama. Vado con lui</em>. In secondo luogo nel momento stesso in cui Carnarvon morì avvenne un’improvvisa mancanza di energia elettrica la quale ritornò subito dopo la morte dell’archeologo inglese. Subito vennero interrogati i tecnici della centrale elettrica del Cairo i quali affermarono che non esisteva nessuna spiegazione in grado di motivare la mancanza ed il ritorno improvvisi dell’energia elettrica. Essi dissero a chiare lettere che per loro non esisteva nessuna spiegazione naturale di tale fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu allora che per la prima volta gli scienziati ed anche i giornalisti parlarono della maledizione presente sulla tavoletta di terracotta e quando nello stesso anno altri due uomini che avevano partecipato agli scavi della piramide di Tutankamen morirono in maniera misteriosa si diffuse un vero e proprio panico tra gli addetti ai lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo ora di prendere in considerazione le cinque ipotesi formulate per spiegare le numerose morti. Cominceremo con il prendere in considerazione l’ipotesi che tutte queste morti siano dovute esclusivamente ad eventi fortuiti e casuali. Appare evidente che tale ipotesi è difficilmente sostenibile per almeno due ragioni: in primo luogo appare sinceramente poco credibile che ben ventidue su venticinque persone che ebbero un ruolo nella scoperta e nello studio scientifico della piramide e della mummia di Tutankamen siano morte in maniera così inquietante e prematura per una semplice coincidenza o per eventi casuali e fortuiti; in secondo luogo alcune di queste morti, come quella di Carnarvon della quale ci siamo occupati in precedenza, furono precedute e accompagnate da eventi che sembravano di origine soprannaturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo fare un esempio molto semplice e significativo per far comprendere al lettore come siano basse le probabilità statistiche che tali morti siano dovute semplicemente ad eventi casuali e fortuiti. Immaginiamo di lanciare in aria una moneta: statisticamente ci dovrebbero essere 50% di possibilità che esca testa e 50% di possibilità che esca croce. In realtà esiste però una terza possibilità e cioè che la moneta resti in bilico ma tale possibilità è così remota che non viene mai presa in considerazione nel calcolo statistico delle probabilità. A nostro avviso le probabilità che le ventidue morti inquietanti e misteriose di cui abbiamo parlato siano dovute al caso sono pari alle probabilità che lanciando in aria una moneta non esca né testa né croce ma che la moneta rimanga in bilico.</p>
<p style="text-align: justify;">Prenderemo ora in considerazione la seconda ipotesi proposta per spiegare le numerosi morti, e cioè che esse siano dovute ad una maledizione formulata dai sacerdoti egiziani mediante riti magici finalizzata a proteggere la mummia del faraone dai profanatori della piramide. Questa ipotesi è ritenuta valida dalla maggior parte degli studiosi che si sono occupati di questo fenomeno misterioso anche se non mancano alcuni che si dimostrano scettici su tale spiegazione o quanto meno la ritengono insufficiente per spiegare tutte le morti, cosicché ritengono che essa vada integrata da altre spiegazioni, come la presenza di veleni nella piramide o di sostanze radioattive. Il principale punto debole di tale spiegazione è considerato da coloro che non l’accettano il fatto che gli scopritori di altre piramidi non hanno avuto le stesse tragiche conseguenze degli scopritori e degli studiosi della piramide di Tutankamen. A tale obiezione i sostenitori di tale ipotesi rispondono che i riti magici compiuti dai sacerdoti che hanno formulato la maledizione che doveva proteggere la piramide di Tutankamen sono stati più efficaci di quelli effettuati per proteggere le piramidi di altri faraoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo ora a prendere in considerazione la terza ipotesi, e cioè che le morti siano state dovute alla presenza di veleni sia all’interno della piramide sia nella mummia di Tutankamen. Anche questa ipotesi è sostenuta da molti autori che sostengono che gli scopritori e gli studiosi di altre piramidi non hanno subito le stesse conseguenze degli scopritori e degli studiosi della piramide di Tutankamen poiché nelle piramidi da loro scoperte non erano stati posti veleni a protezione delle mummie. Il principale punto debole di tale ipotesi &#8211; messo in evidenza da quanti sostengono l’ipotesi che le morti in questione siano dovute ad una maledizione formulata dai sacerdoti egizi &#8211; è che se tutte queste persone fossero morte avvelenate non si spiegano i fenomeni soprannaturali che hanno preceduto ed accompagnato alcune di tali morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la quarta ipotesi le morti in questione sarebbero dovute alla presenza di sostanze radioattive all’interno della piramide o in alcuni ornamenti ritrovati nella mummia di Tutankamen. A dire il vero, tale ipotesi è sostenuta da un numero limitato di autori che partono dal presupposto che gli scienziati dell’antico Egitto avessero conoscenze scientifiche superiori a quelle che noi possiamo immaginare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima ipotesi formulata per spiegare la tragica fine degli scopritori e degli studiosi della piramide di Tutankamen è la presenza all’interno della piramide di microrganismi patogeni (virus, batteri e funghi) che avrebbero causato malattie infettive fatali a tante persone. Secondo i sostenitori di tale ipotesi i microrganismi patogeni sarebbero stati presenti anche nelle mummia di Tutankamen, cosicché avrebbero contagiato anche quegli studiosi che si erano limitati a compiere studi sulla mummia senza aver partecipato alla scoperta della piramide di Tutankamen.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine vogliamo mettere in evidenza che un numero non trascurabile di autori ha proposto di unificare due delle ipotesi proposte, ovvero la presenza di una maledizione e la presenza di veleni sia nella piramide sia nella mummia di Tutankamen, cosicché le morti accompagnate da fenomeni soprannaturali sarebbero state conseguenza della maledizione formulata dai sacerdoti mentre le morti inspiegabili ma non accompagnate da fenomeni soprannaturali sarebbero state conseguenza dei veleni messi dai sacerdoti nella piramide e nella mummia di Tutankamen. Secondo tale ipotesi, a nostro avviso meritevole di considerazione, i sacerdoti incaricati di proteggere la piramide e la mummia del giovane faraone morto all’età di solo diciotto anni non si sarebbero limitati solo ad effettuare riti magici per colpire i profanatori della piramide ma avrebbero anche inserito i veleni nella piramide e nella mummia nella consapevolezza che i riti magici non avrebbero colpito tutti i profanatori della piramide di Tutankamen.</p>
<p style="text-align: justify;">I sostenitori di tale ipotesi mettono anche in evidenza il fatto che i sacerdoti egizi erano anche esperti conoscitori di molti veleni oltre che in grado di effettuare riti magici di vario tipo dal momento che nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> egizia i sacerdoti erano anche incaricati di effettuare in numerose occasioni rituali magici finalizzati sia a proteggere il faraone sia a colpire i nemici del faraone e dell’Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-6477" style="margin: 10px;" title="luxor" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/luxor.jpeg" alt="" width="259" height="194" />Vogliamo chiudere il nostro articolo mettendo in evidenza che Tutankamen è un faraone che ha attirato l’attenzione degli studiosi dell’antico Egitto non solo per il fatto che molti degli scopritori e degli studiosi della sua piramide sono morti in maniera tragica ed inspiegabile ma anche perché la morte del giovane faraone è avvolta da un profondo mistero. Infatti l’autopsia effettuata sulla mummia di Tutankamen dimostrò che il faraone era morto giovanissimo (all’età di diciotto anni) ed inoltre non era morto per cause naturali, ma di morte violenta. Per essere più precisi la morte del giovane faraone era stata causata da un’emorragia cerebrale dovuta ad un trauma cranico attribuibile non ad una caduta ma al fatto che Tutankamen era stato colpito al capo con violenza da un corpo contundente, con tutta probabilità un bastone molto pesante.</p>
<p style="text-align: justify;">Come appare chiaro molti sono i misteri che accompagnano sia la vita sia la morte di questo giovane faraone, a cominciare dai motivi che determinarono la sua morte violenta in giovanissima età. A tali misteri vanno aggiunti quelli che riguardano la tragica fine degli scopritori e degli studiosi della sua piramide.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-maledizione-della-piramide-di-tutankamen.html' addthis:title='La maledizione della piramide di Tutankamen ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le torri del diavolo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 16:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jean-Marc Allemand ha dedicato un saggio approfondito agli studi e ai riferimenti che si trovano nelle opere di René Guénon alle famigerate 'sette torri del diavolo'.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-torri-del-diavolo.html' addthis:title='Le torri del diavolo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Tenete in vista le torri sataniche, perché da lì arriverà il segnale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Satana, <em><a title="Liturgia infernale" href="http://www.libriefilm.com/liturgia-infernale/5949">Liturgia infernale</a><br />
</em>Società Editrice “Il Ponte Vecchio”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Così il demonio in persona nel suo libro liturgico accenna all’esistenza di torri sataniche dalle quali si irradia sul mondo la sua influenza malefica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/285707347X?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5513" style="margin: 10px;" title="rene-guenon-et-les-sept-tours-du-diable" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rene-guenon-et-les-sept-tours-du-diable.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>L’argomento è stato affrontato anche da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, che ha menzionato in passi delle sue opere le torri del diavolo. Jean-Marc Allemand nel suo saggio <a href="http://www.amazon.fr/gp/product/285707347X?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> et les Sept Tours du Diable</em></a> ha rintracciato i riferimenti a questo tema che si trovano nelle opere di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>. Su questa base l’autore disegna anche una mappa con la collocazione delle sette torri che formano l’immagine dell’Orsa Maggiore, essendo collocate in Sudan, in Nigeria, in Siria, in Iraq, in Turkestan e in Siberia occidentale alla foce del fiume Ob e su un’isola del Mar di Kara.</p>
<p style="text-align: justify;">A ognuna di queste torri è legato un potere controiniziatico che viene analizzato nello studio di Allemand: la manifestazione del male allude alla rivolta della casta guerriera contro quella sacerdotale. Per quanto riguarda le torri del Sudan e della Nigeria esse sono legate alle attribuzioni sataniche del dio egizio Seth e si riferiscono al conflitto fra la popolazione sedentaria del Nord dell’Egitto, basata sull’agricoltura, e quella del Sud dell’Egitto, dove sciamavano gruppi di nomadi che vivevano di rapina.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tradizioni che parlano di queste popolazioni meridionali narrano di licantropi e di società segrete che praticavano stregoneria e cannibalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre Seth era rappresentato con la testa d’asino, e gli aspetti sinistri di quest’animale saranno un tema destinato ad attraversare i secoli: nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> le feste dell’asino diverranno una sorta di esorcismo per allontanare il male.</p>
<p style="text-align: justify;">La torre situata in Siria è legata alla proverbiale abilità dei Fenici nel raggiro e nella truffa. La storia di questo popolo interamente fondato sull’aspetto commerciale sembra quasi anticipare i demoniaci sviluppi dell’economia capitalista che ai nostri giorni celebra la vittoria finale!</p>
<p style="text-align: justify;">La torre situata in Iraq è la biblica Torre di Babele: metafora lampante del moderno mondialismo e della sua smisurata <em>hybris</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/liturgia-infernale/5949" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5514" style="margin: 10px;" title="liturgia-infernale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/liturgia-infernale.jpg" alt="" width="200" height="301" /></a>Le torri situate in Turkestan e in Siberia sarebbero riferite a pratiche sciamaniche tese alla magia nera e all’evocazione di demoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la ricognizione dei luoghi che formano la geografia infernale, Allemand ripercorre le tesi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> sulla degenerazione della cultura occidentale, con particolare riferimento alle vicende dei Templari: per <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> la distruzione dell’Ordine del Tempio da parte del re di Francia è la più evidente manifestazione della rivolta del potere laico contro l’autorità sacerdotale. Questo cammino di morte spirituale continuerà con la Riforma protestante, con la Rivoluzione francese, con la democrazia, col comunismo, fino all’attuale apocalisse globalizzata che conclude la lunga serie di epifanie anticristiche segnando il trionfo della controiniziazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> è quanto mai illuminante per l’interpretazione di avvenimenti che vengono divulgati solo sotto l’aspetto sciropposo della “storia ufficiale”, e il tema delle torri sataniche è uno dei più affascinanti fra quelli trattati dall’esoterista francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che il demonio è il falsario per eccellenza la modernità ideologica è davvero il Regno di Satana! Come spiegare altrimenti l’impressionante fenomeno di autosuggestione collettiva che induce le masse a prendere per vere le menzogne più assurde e che ha trasformato le persone in cadaveri psichici?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Jean-Marc Allemand, <a href="http://www.amazon.fr/gp/product/285707347X?ie=UTF8&amp;amp;tag=centrostudila-21"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> et les Sept Tours du Diable</em></a>, Guy Trédaniel Éditeur, Paris 1990, pp.230.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-torri-del-diavolo.html' addthis:title='Le torri del diavolo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La crisi economica e sociale del III secolo nell&#8217;impero romano</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 18:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel III secolo si verificò in tutto l’impero romano una gravissima crisi economica e sociale, definita dagli storici la Grande Crisi, che ebbe importanti conseguenze sociali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-crisi-economica-e-sociale-del-iii-secolo-nellimpero-romano.html' addthis:title='La crisi economica e sociale del III secolo nell&#8217;impero romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lepoca-tardoantica/6955" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4052" style="margin: 10px;" title="epoca-tardoantica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/epoca-tardoantica.jpg" alt="" width="200" height="328" /></a>Nel III secolo si verificò in tutto l’impero romano una gravissima crisi economica e sociale definita dagli storici la “grande crisi”. Tale crisi determinò soprattutto quattro importantissimi fenomeni sociali: la crisi e il degrado delle città; violentissimi e sanguinosi conflitti sociali tra il proletariato urbano e l’ordine dei curiali che deteneva il potere economico, politico e sociale nelle città; il forte aumento dei fenomeni migratori in tutti i territori dell’impero romano e quel fenomeno socio-culturale che gli storici sociali definiscono la “democratizzazione della cultura”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale crisi produsse delle lacerazioni profonde nel tessuto economico e sociale dell’impero dando origine a una serie di problemi che continuarono anche nel corso del IV secolo. Dobbiamo tuttavia precisare che già alla fine del II secolo i segni della crisi erano abbastanza evidenti. Per quanto riguarda il degrado delle città gli aspetti esteriori di tale crisi potevano essere individuati con grande facilità in quanto erano molto evidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ebbe un rapido calo del livello medio della vita nelle città. In secondo luogo la pubblica amministrazione non era più in grado, come accadeva nel periodo in cui le città godevano di ottime condizioni di vivibilità, di provvedere ad assicurare i servizi essenziali quali la costruzione di strade pavimentate, di bagni pubblici e di mercati organizzati. Inoltre la pubblica amministrazione non era più in grado nel III secolo nemmeno di svolgere una sia pur minima opera di prevenzione di quelle malattie infettive come ad esempio la peste cosicché tali malattie si diffusero senza nessun controllo in molte città a tal punto da decimare pesantemente la popolazione urbana.</p>
<p style="text-align: justify;">In terzo luogo il degrado urbano giunse al punto tale che in alcune città che erano situate vicino ai boschi e alle foreste si aggiravano liberamente nelle strade cittadine belve feroci che uccidevano o terrorizzavano gli abitanti delle città.</p>
<p style="text-align: justify;">In quarto luogo alcune città come ad esempio Alessandria d’Egitto erano state gravemente danneggiate dalla guerra civile scoppiata nell’impero romano nel 260 cosicché molti degli abitanti di tali città avevano dovuto abbandonare le loro case e fuggire nelle campagne circostanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-romana-dalle-origini-alla-tarda-antichita/6954" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4053" style="margin: 10px;" title="storia-romana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/storia-romana.jpg" alt="" width="200" height="329" /></a>Infine le invasioni dei barbari e in particolare quella degli Eruli avevano conferito alle città che essi avevano saccheggiato un aspetto squallido e inoltre ne avevano determinato un definitivo declino economico e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto di questo tipo certamente molto problematico e difficile era sempre più aumentato il distacco e la reciproca diffidenza tra le classi più potenti, reali detentrici del potere politico ed economico, e il proletariato urbano. Per fare un esempio concreto i ricchi non concedevano più ai proletari e neppure ai piccoli borghesi quei prestiti a lunga scadenza che in altri periodi storici avevano migliorato le condizioni di vita delle classi più deboli dal punto di vista economico e politico. Gli appartenenti alle classi che detenevano il potere nelle città chiedevano per concedere prestiti agli appartenenti alle classi subalterne interessi molto più gravosi di quelli che chiedevano in passato ed inoltre pretendevano la restituzione dell’intera somma che avevano dato in prestito entro un anno, mentre in passato concedevano ai loro debitori diversi anni di tempo per restituire la somma in questione. Queste nuove regole imposte a coloro che avevano urgente bisogno di prestiti dai membri delle classi che detenevano il potere suscitò grande rabbia ed indignazione nel proletariato urbano e nella piccola borghesia, che cominciarono a nutrire forti sentimenti di odio nei confronti dei ricchi che non mostravano nessuna sensibilità nei riguardi della classi sociali più deboli imponendo loro condizioni durissime per ricevere prestiti, condizioni mai richieste in passato.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi quindi i violentissimi e sanguinosi conflitti sociali tra classi egemoni e classi subalterne che scoppiarono nelle città dell’impero romano nel III secolo furono dovuti in massima parte al rifiuto dei membri delle classi dominanti di concedere prestiti ai membri delle classi sociali più deboli a condizioni più accettabili ed umane come avevano sempre fatto in passato. Da tale rifiuto nacque un odio sempre più feroce ed implacabile nell’animo del proletariato urbano e della piccola borghesia nei confronti dei membri delle classi che detenevano il potere accusati di voler sfruttare la difficile situazione economica per applicare interessi esosi e disumani ai prestiti che venivano chiesti dai membri delle classi subalterne, le quali in mancanza di tali prestiti non potevano nemmeno soddisfare i bisogni più elementari e quindi non potevano assicurarsi il minimo per sopravvivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/guida-alla-storia-romana/6953" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4054" style="margin: 10px;" title="guida-storia-romana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/guida-storia-romana.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>I conflitti sociali generati da questo stato di cose ma anche da altre ragioni divennero sempre più violenti al punto tale che nella maggior parte delle città dell’impero scoppiavano sommosse sempre più violente e che inoltre tendevano a durare per periodi di tempo sempre più lunghi. Dobbiamo precisare che ogni volta che in sociologia o nella storia sociale si parla di conflitti sociali per poter comprendere pienamente la gravità e la pericolosità di tali conflitti sociali dobbiamo utilizzare due variabili: la violenza che dipende dal tipo di armi e dal tipo di danni fisici causati ai nemici sociali e la durata temporale di tali conflitti. Tali sommosse e tali guerriglie civili all’interno delle città mettevano in grave pericolo non solo la tranquillità psicologica dei membri delle classi dominanti ma spesso mettevano in pericolo anche la loro incolumità fisica, basti pensare che non pochi membri dell’ordine dei curiali vennero linciati o quanto meno rischiarono di essere linciati dal proletariato urbano inferocito.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare chiaro che in una situazione così critica e conflittuale, il compito di mantenere l’ordine pubblico che spettava di norma ai funzionari della polizia municipale delle varie città diventava un compito difficilissimo e a volte addirittura impossibile da svolgere.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti il numero dei funzionari della polizia municipale, sebbene in molte città fosse stato aumentato da leggi speciali, non era sufficiente a tenere sotto controllo le frequentissime sommosse e gli altrettanto frequenti tentativi di linciaggio effettuati dai membri delle classi subalterne nei riguardi dei membri delle classi superiori (dobbiamo anche tenere presente che il proletariato urbano nutriva già prima del III secolo un certo risentimento nei confronti della classe dei curiali accusati di amministrare le città tenendo esclusivamente conto dei loro interessi e di quelli dei membri dei ceti superiori ed ignorando completamente i gravi problemi che affliggevano il proletariato urbano. Tuttavia proprio quei prestiti a lunga durata a cui abbiamo fatto riferimento in precedenza che venivano concessi ai proletari impedivano che tale risentimento si trasformasse in vero e proprio odio dando luogo ad episodi di violenza e a sommosse).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/limpero-romano-cristiano-al-tempo-di-ambrogio/6951" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4055" style="margin: 10px;" title="impero-romano-cristiano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/impero-romano-cristiano.jpg" alt="" width="200" height="347" /></a>Stando così le cose in molte città furono inviati dei soldati in pieno assetto di guerra che avevano il compito sia di dare una mano ai funzionari della polizia municipale sia di intimorire con le loro armi il proletariato urbano che mostrava, spinto dall’odio nei riguardi delle classi dominanti di non aver minimamente paura né della polizia municipale né delle severissime leggi speciali fatte emanare sia dal potere centrale sia dall’ordine dei curiali. Ma sebbene possa sembrare incredibile, l’odio che il proletariato aveva sviluppato nei confronti delle classi dominanti era diventato così intenso, violento ed incontrollabile che i membri delle classi subalterne non si fecero spaventare nemmeno dai soldati schierati in pieno assetto di guerra e pronti a colpire in maniera spietata con le spade e con le lance i partecipanti alle sommosse. Ma il numero di individui che partecipava a tali sommosse era in molte città così elevato che essi pur essendo armati solamente con pietre e bastoni inflissero gravi perdite ai soldati. Tra l’altro dobbiamo anche dire che il mancato tentativo da parte dell’ordine dei curiali di instaurare un dialogo con il proletariato urbano e la conseguente scelta di affidarsi solamente a mezzi repressivi finì per aumentare notevolmente sia la violenza sia la durata temporale dei conflitti tra le classi sociali urbane. Di conseguenza i membri delle classi dominanti non sentendosi abbastanza protetti né dalla polizia municipale né dai soldati decisero che dovevano difendersi e farsi giustizia contando anche sulle loro forze cosicché essi mandarono molti dei loro figli in palestre paramilitari dove tali giovani venivano addestrati a combattere vere e proprie battaglie militari.</p>
<p style="text-align: justify;">Dato che appare evidente da quanto abbiamo detto che la maggior parte delle città dell’impero erano diventate un vero e proprio campo di battaglia tra le classi sociali, molti individui appartenenti ai ceti medi ed inferiori non volendo essere coinvolti in queste vere e proprie guerre civili decisero di emigrare anche per uscire fuori da questo circolo vizioso di tipo economico e sociale. Di conseguenza molti individui volenti o nolenti vennero sradicati dalle loro città natali, dovettero rinunciare ai loro affetti più cari, rompere tutte le reti sociali che si erano faticosamente costruiti e dovettero anche accettare di rinunciare a tutte quelle consuetudini e a quelle abitudini che costituivano il loro punto di riferimento (per dirla in un altro modo questi individui dovettero rinunciare a tutte le loro radici culturali, religiose, sociali ed affettive ed andare incontro a tutta una serie di incognite).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/introduzione-alla-storia-del-mondo-antico/6949" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4056" style="margin: 10px;" title="introduzione-storia-mondo-antico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/introduzione-storia-mondo-antico.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>Quindi dobbiamo mettere in evidenza che se da un lato le aristocrazie cittadine mantennero inalterate le loro abitudini e i loro rapporti sociali un discorso assai diverso bisogna fare per i proletari che emigravano o anche per i mercanti che non potendo più vendere i loro prodotti a causa della crisi economica nelle loro città natali dovevano vagabondare da un lato all’altro dell’impero trovandosi non solo in una situazione di totale solitudine ma anche spesso in ambienti che certamente non li accoglievano nel migliore dei modi ma con diffidenza. Dobbiamo anche dire che anche se un certo numero di proletari, di mercanti, di liberti riuscirono a migliorare le loro condizioni economiche emigrando in un luogo diverso da quello nel quale erano nati è altrettanto vero però che pagarono tale miglioramento delle loro condizioni economiche con altissimi prezzi di tipo psicologico in quanto non solo dovettero abbandonare luoghi, cose, persone per loro importantissimi ma dovettero anche affrontare le preoccupazioni e le incertezze derivanti dal doversi inserire in città che in quel periodo storico diventavano sempre più cosmopolitiche e nelle quali i rapporti umani specie tra individui appartenenti a classi e a popoli diversi erano estremamente difficili e raramente duravano nel tempo ed erano basati su una sincera amicizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre accadeva spesso che un membro del proletariato o un mercante o un liberto che si erano trasferiti dalla città nella quale erano nati in un’altra città dell’impero fossero costretti a lasciare sempre per motivi economici e di lavoro anche la nuova città dove si erano trasferiti per spostarsi in un altro luogo dove dovevano di nuovo affrontare gli stessi problemi di inserimento e la stessa difficoltà di costruire rapporti sociali sinceri e duraturi che avevano già dovuto affrontare nella prima città dove si erano trasferiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-citta-e-limpero/6950" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4057" style="margin: 10px;" title="citta-impero" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/citta-impero.jpg" alt="" width="200" height="290" /></a>In sintesi poteva accadere a non pochi individui in quel periodo storico di dover cambiare anche sette otto volte se non di più il loro luogo di residenza in quanto il loro lavoro richiedeva tali tipi di scelte. Tali continui cambi di residenza determinavano anche un notevole stato di stress e di ansia in tali individui che in alcuni casi li portavano a non sopportare lo stato di emarginazione sociale che spesso dovevano subire cosicché a volte scoppiavano anche scontri fisici tra alcuni individui emigrati e gli abitanti locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante il forte aumento dei flussi migratori i conflitti sociali nelle città di cui abbiamo parlato in precedenza continuavano a creare serie preoccupazioni agli appartenenti alle classi dominanti che temevano sempre di subire azioni violente da parte del proletariato urbano che nonostante la presenza dei soldati in città e nonostante che i giovani appartenenti alle classi dominanti costituissero delle ronde armate per difendere i loro parenti non smettevano di scatenare sommosse che a volte costavano la vita sia ai membri delle classi dominanti sia a quelli che cercavano di mantenere l’ordine pubblico. Stando così le cose un certo numero di membri delle aristocrazie cittadine decise di abbandonare le proprie residenze situate nelle città per trasferirsi nei latifondi e nelle case altrettanto lussuose che possedevano in campagna, dal momento che negli ambienti rurali essi correvano molto meno rischi che in città in quanto i conflitti sociali erano molto meno violenti e frequenti. Tali individui conducevano nelle loro tenute di campagna una tranquilla vita borghese e si dedicavano soprattutto agli studi ed alla contemplazione della natura così essi per un certo periodo di tempo riuscirono sia a sfuggire ai pericoli derivanti dai conflitti sociali urbani sia a dedicarsi ai loro interessi culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia questa loro beata e piacevole vita tranquilla dedita agli studi e alla contemplazione delle bellezze della natura durò per un periodo di tempo limitato perché a poco a poco i conflitti sociali che in un primo momento avevano interessato solo le città cominciarono ad essere presenti anche nelle zone rurali e provinciali dell’impero. Col passare del tempo i ricchi non poterono sentirsi più tranquilli neppure nelle zone rurali e provinciali dove si avvertì in maniera spesso drammatica che i conflitti sociali più importanti erano diventati oramai frequenti anche nelle zone rurali, sia a causa dell’ulteriore aggravarsi della crisi economica, sia a causa del diffondersi delle idee del proletariato urbano anche tra le masse contadine.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo ora mettere in evidenza un altro importantissimo fenomeno socio-culturale che si manifestò nel III secolo nell’impero romano: tale importante fenomeno prende il nome di “democratizzazione della cultura”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/breve-storia-dellimpero-romano/6952" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4058" style="margin: 10px;" title="breve-storia-impero-romano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/breve-storia-impero-romano.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Mentre l’ideale della cultura classica greco-romana continuava a rivestire una grandissima importanza tra i membri dei ceti superiori fortemente romanizzati dell’impero che tendevano ad arroccarsi sulle proprie posizioni la stessa cosa non avveniva a livello delle masse popolari che sentivano totalmente estranea la cultura romanizzata delle classi superiori. Di conseguenza insieme al diffondersi dei conflitti sociali prima nelle città e poi nelle zone rurali cominciò a diffondersi tra le masse popolari una cultura di tipo indigeno che altro non era che la cultura che preesisteva alla conquista romana. Le ragioni di tale diffusione di queste culture indigene e popolari nelle varie zone dell’impero sono certamente molteplici: in alcuni casi il diffondersi di esse trovava la sua ragion d’essere in un ritrovato spirito nazionalista ostile ai dominatori romani; inoltre le classi inferiori tornarono a valorizzare le abitudini, la cultura, la lingua dei loro antenati proprio per reagire al fatto che i membri delle classi superiori tendevano ad esaltare la cultura e la lingua portata dai conquistatori romani. Per dirla in altro modo le masse popolari volevano trovare la forza di opporsi e di scatenare conflitti sociali anche prendendo come punto di riferimento le culture indigene precedenti alla conquista romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque sia tali culture delle classi inferiori si distinguevano per il loro carattere regionale e prevalentemente rurale e finirono per diventare un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, un collante di tipo psico-sociale che aumentava il grado di coesione sociale tra i membri delle classi subalterne, un fattore motivante della lotta che i membri delle classi inferiori conducevano contro le classi superiori appoggiate dai conquistatori romani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il verificarsi di questo fenomeno può essere documentato in vaste zone dell’impero romano ma noi ci limiteremo a prenderlo in considerazione a titolo di esempio per quanto riguarda l’Occidente la Gallia dove si ebbe il ritorno specie nelle campagne dell’antica cultura celtica e per quanto riguarda l’Oriente ci limiteremo a prendere in considerazione la cultura popolare dei contadini copti che risiedevano non lontano dalla cosmopolitica città di Alessandria, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del mondo e della cultura classica ed anche <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dei valori universali del <a title="Mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a> che venivano messi in discussione dal processo di “democratizzazione della cultura”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la Gallia dobbiamo dire che si ebbe una fortissima rinascita soprattutto nelle campagne ma in parte anche nelle piccole città dell’antica cultura celtica che preesisteva alla conquista romana e nella quale si riconoscevano con orgoglio i popoli di queste regioni che abitavano nelle zone rurali anche dopo la conquista romana. Infatti dobbiamo tenere presente che gli ideali della civiltà e della cultura classica erano penetrati in profondità sia nella Gallia sia in altre zone dell’impero solo nelle classi superiori urbane legate all’impero di Roma economicamente e di conseguenza anche politicamente e culturalmente. Ma tali ideali non avevano certamente fatto presa tra il proletariato urbano e i contadini sfruttati nelle zone rurali che non ottenevano nessun vantaggio dalla conquista romana. Di conseguenza sia presso il proletariato delle città della Gallia sia presso i contadini e le plebi delle campagne galliche continuavano invece a godere di grande popolarità e fiducia la cultura, la lingua, la <a title="religione celtica" href="http://www.centrostudilaruna.it/religionedeicelti.html">religione celtica</a>. Per tale ragione pian piano le antiche divinità celtiche riacquistarono un posto di grande rilievo nei popoli della Gallia e anche ripresero gran parte del prestigio che avevano perso i Druidi. Di conseguenza si venne a creare un dualismo di tipo religioso tra i membri delle classi superiori romanizzate che adottavano una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana e le masse popolari urbane e rurali che adoravano le antiche divinità celtiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la parte orientale dell’impero anche qui è possibile evidenziare quella “democratizzazione della cultura” di cui abbiamo parlato in precedenza (vogliamo chiarire che con “democratizzazione della cultura” gli storici fanno riferimento alla rinascita delle culture locali e delle lingue autoctone nelle classi inferiori durante la crisi del III secolo). Queste culture locali che non erano mai sparite completamente trassero vantaggio e si rafforzarono nel III secolo proprio a causa della crisi economica in quanto divennero un cavallo di battaglia delle classi inferiori impegnate nei conflitti sociali le quali classi oramai non avevano più fiducia nei membri delle classi superiori accusati di essersi accordati con i romani a danno degli interessi delle classi più deboli e di aver tradito i valori e la cultura degli antenati al fine di romanizzarsi completamente. Per dirla in altro modo tali classi rivendicando l’importanza delle culture locali, delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> locali e della lingua autoctona potevano utilizzare tali lingue, tali culture ereditate dagli antenati ed abbandonate dai membri delle classi superiori romanizzate come arma nella loro lotta contro le classi dominanti appoggiate dai romani.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la parte orientale dell’impero abbiamo detto che prenderemo come esempio i contadini copti, uomini molto poveri che nella maggior parte ignoravano il greco ed il latino e conoscevano solo la loro lingua natale ovvero il copto. Anche se i copti abitavano vicino ai più grandi centri del mondo ellenistico a cominciare da Alessandria essi erano orgogliosi della loro lingua, delle loro tradizioni e della loro cultura. In definitiva possiamo dire che non solo in Egitto ma in quasi tutte le zone dell’impero le masse popolari conservavano con orgoglio la cultura ricevuta dagli antenati. Tuttavia ci teniamo a mettere in evidenza che la grande crisi del III secolo e le profonde lacerazioni nel tessuto sociale e culturale dell’impero che essa produsse aumentò di moltissimo il fascino delle culture locali, delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> preesistenti alla dominazione romana, degli usi e costumi degli antenati e delle lingue autoctone perché tutti questi fattori diventarono un cavallo di battaglia, un’arma da utilizzare contro gli odiati membri delle classi superiori romanizzate che a dire delle masse popolari urbane e rurali di molte zone dell’impero avevano tradito la cultura e la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> degli antenati per appoggiarsi ai dominatori romani e per meglio sfruttare con l’aiuto di essi le classi inferiori. In definitiva si creò un dualismo culturale oltre che economico: da un lato le classi superiori ricche, potenti che utilizzavano il latino o il greco e accettavano gli ideali della cultura classica e dall’altro le classi inferiori urbane e rurali povere, prive di potere che adottavano la cultura, la lingua e la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> degli antenati ovvero la cultura, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> e la lingua locale.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-crisi-economica-e-sociale-del-iii-secolo-nellimpero-romano.html' addthis:title='La crisi economica e sociale del III secolo nell&#8217;impero romano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’antigiudaismo nell’Antichità classica</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 09:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’antigiudaismo nell’Antichità classica di Gian Pio Mattogno è un libro fondamentale per capire l’essenza della questione ebraica, ancor oggi poco conosciuta al di fuori di una ristretta cerchia di addetti ai lavori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99antigiudaismo-nell%e2%80%99antichita-classica.html' addthis:title='L’antigiudaismo nell’Antichità classica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><a rel="nofollow" href="http://www.edizionidiar.com/antigiudaismo.asp" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-3962" style="margin: 10px;" title="antigiudaismo-antichita-classica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/antigiudaismo-antichita-classica-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a>L’antigiudaismo nell’Antichità classica</em> di Gian Pio Mattogno è un libro fondamentale per capire l’essenza della questione ebraica, ancor oggi poco conosciuta al di fuori di una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Il volume di Mattogno è diviso in due parti: la prima è un’esaustiva esposizione dell’argomento in forma saggistica, la seconda è una raccolta di testimonianze latine e greche sul tema, con testo originale a fronte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovunque gli ebrei si siano stabiliti in comunità fra gli altri popoli, hanno suscitato sentimenti di diffidenza e di avversione. Le accuse che i popoli pagani muovevano ai giudei, oltre alla stravaganza della circoncisione, erano: il particolarismo etnico-religioso, che rendeva le comunità ebraiche un corpo estraneo rispetto al resto dell’umanità, l’ateismo, poiché gli ebrei rifiutavano di partecipare ai culti di altre divinità, e l’aspirazione al dominio mondiale, che seppur in forme embrionali, già allora cominciava a caratterizzare il popolo ebraico. La <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> filogiudaica, ovviamente, attribuisce alla fantasia distorta e frustrata dell’antisemita i sentimenti di ostilità verso gli ebrei, insinuando l’esistenza di una presunta patologia antiebraica. Tuttavia la concomitanza delle fonti di varie culture pagane nel giudizio sugli ebrei non sembra essere casuale: in particolare la superba e inaudita pretesa di essere il popolo “eletto” ha colpito gli intellettuali pagani dell’<a title="Antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>. Da parte degli ebrei si portava avanti una polemica contro i pagani che venivano accusati di “idolatria” e di “immoralità”, accreditando l’idea di un giudaismo buono e filantropico.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’è noto la prima documentazione storica inerente la questione ebraica riguarda l’esodo degli ebrei dall’Egitto, al punto che la stessa apologetica giudaica afferma: «l’Egitto occupa, dal punto di vista della lotta contro gli ebrei, il posto che in Europa spetta alla Germania» (E. Zolli, <em>Antisemitismo</em>, Roma, 1945). La vicenda dell’esodo sarà paradigmatica e diventerà un modello di riferimento per tutta la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> filosemita. La storia “sacra” tramandata dalla <em>Bibbia </em>ha presentato gli ebrei come vittime di una persecuzione, tuttavia le fonti di parte avversa descrivono gli egizi impegnati in una grandiosa epopea di riconquista della propria terra, e dipingono i faraoni come eroi della lotta di liberazione nazionale contro gli invasori ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;">In epoche successive comincia a diffondersi la sensazione che gli ebrei aspirino al dominio mondiale. Il geografo Strabone nota che «gli ebrei sono penetrati in tutti gli stati e non è facile trovare nel mondo intero un solo luogo nel quale questa razza non sia stata accolta e non sia divenuta padrona». Con l’Impero Romano gli ebrei conobbero alterne vicende, in alcuni casi furono graditi agli imperatori, in altri casi furono visti con diffidenza, al punto che ci sono testimonianze che accusano gli ebrei di praticare l’omicidio rituale: la veridicità dell’accusa non è provata, tuttavia è indicativa della sensazione di estraneità che i pagani provavano nei confronti degli ebrei. Nelle grandi città del mondo antico si insediavano quartieri ebraici che erano governati da un etnarca, come se questi quartieri fossero uno stato nello stato: gli ebrei erano spesso i cittadini più potenti e facoltosi, e talvolta la rabbia dei ceti popolari dava origine ad assalti ai quartieri ebraici che si configuravano come dei “pogrom” <em>ante litteram</em>. Le testimonianze dei maggiori intellettuali di età imperiale sulla questione ebraica sono straordinariamente simili: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> stigmatizza il giudaismo come una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> barbarica, e ritiene che gli ebrei siano nati per restare in servitù; Seneca disprezza gli ebrei come un popolo miserabile e criminale; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> afferma che gli ebrei sono celebri per l’odio che nutrono verso il genere umano; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/decimo-giunio-giovenale" target="_blank">Giovenale</a></span> ritiene che un ebreo indicherebbe il cammino da seguire solo ai suoi correligionari. Le fonti antiche, dunque, concordano nel denunciare la xenofobia ebraica, ma per la cultura ufficiale queste opinioni riflettono solo le dicerie che circolavano tra i pagani antisemiti, e già nell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> nacque una <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> filosemita il cui compito era di salvaguardare gli interessi e i privilegi degli ebrei mettendoli in buona luce presso le classi dirigenti pagane. Tuttavia Mattogno rileva come anche nei due più autorevoli autori giudei, Filone e Giuseppe, non sia difficile smascherare l’ebreo tradizionale camuffato dentro l’abito greco-romano. Davvero significativa, a tal proposito, è questa affermazione di Filone: «il regno di Dio sarà stabilito nell’interesse di tutti, anche se la nazione di santi (Israele n.d.r.) dominerà tutte le altre nazioni come la testa domina il corpo».</p>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente, dopo la distruzione dell’antico Israele da parte dei Romani, la concezione razzista ed esclusivista di “popolo eletto” si rafforza ulteriormente con lo sviluppo dell’ebraismo talmudico. La <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> filosemita giustifica queste concezioni intolleranti con la necessità di preservare il popolo ebraico dalla presunta “immoralità” dei pagani. Al di là del fatto che l’accusa di immoralità rivolta ai pagani è davvero singolare (verrebbe da dire: da che pulpito viene la predica!), occorre ricordare che tutti i fenomeni di “antisemitismo” si sono sviluppati in seguito all’atteggiamento arrogante e supponente degli stessi ebrei, che fin dall’Antico Testamento hanno giustificato tesi sterminazioniste contro i non ebrei, e che hanno emanato vere e proprie leggi razziali per preservare l’identità giudaica. A sottolineare l’antitesi inconciliabile fra paganesimo e monoteismo ebraico, Mattogno ricorda che «i Greci e i Romani non solo non praticarono mai l’esclusivismo religioso, e non giunsero mai a considerare falsi gli dèi degli altri popoli, ma si mostrarono addirittura disposti ad ospitare e ad assimilare divinità e culti stranieri».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gian Pio Mattogno, <em>L’antigiudaismo nell’Antichità classica</em>, Edizioni di Ar, Padova, 2002, pp.228, € 21,00<a href="http://www.libreriaar.it/"> &#8211; www.libreriaar.it</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99antigiudaismo-nell%e2%80%99antichita-classica.html' addthis:title='L’antigiudaismo nell’Antichità classica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Rapporti storico-archeologici tra l&#8217;Etiopia e l&#8217;Egitto (fino alla fine dell&#8217;età axumita)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 14:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Faleri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio storico-archeologico sui rapporti economici, culturali ed etnici tra l'antico Egitto e l'Etiopia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rapporti-storico-archeologici-tra-letiopia-e-legitto-fino-alla-fine-delleta-axumita.html' addthis:title='Rapporti storico-archeologici tra l&#8217;Etiopia e l&#8217;Egitto (fino alla fine dell&#8217;età axumita) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Come tutti ben sappiamo l’elemento geografico che accomuna l’Etiopia e l’Egitto  è il Nilo, il quale è il più lungo e il più importante dei fiumi Africani e il primo al mondo per la lunga  distanza  dalle sorgenti, circa 3800 chilometri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo bacino è inferiore a quello di molti altri fiumi.  Ha una doppia origine: un ramo è il Nilo Bianco che trae alimento dalla regione climatica in cui scorre, la quale ha   abbondanti piogge distribuite  sopratutto in due stagioni dell’anno. Il suo corso superiore, che si origina negli altipiani dell’alta Africa,  ha vastissimi bacini lacustri  seguiti da una zona paludosa che conferisce il colore lattiginoso da cui prende appunto il nome  di Nilo Bianco. In questo tratto il Nilo riceve a destra l’affluente Sobat, quest’ultimo ha una portata quasi uguale a quella del Nilo e drena con il suo complesso sistema di  affluenti le pendici occidentali etiopiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Le perdite subite nella zona paludosa del Bahr el Gazzal e la mancanza  di affluenti in questa zona comprometterebbero l’esistenza del fiume nel lunghissimo tratto del medio e del basso corso se a Karthum non ricevesse da destra il ricco tributo del Nilo Azzurro o Abbai, il quale nasce dai monti dell’Agaumede. Dopo di che il Nilo scorre senza affluenti fino ad arrivare in Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.libriefilm.com/faraoni-neri/5745" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2707" style="margin: 10px;" title="faraoni-neri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/faraoni-neri.jpg" alt="faraoni-neri" width="200" height="305" /></a>Il regno di Meroe</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel quarto secolo il paese di Kush a est del Nilo tra la quinta e la sesta cataratta   era composto da alcune piccole città come Naga  le quali insieme alla città reale di Meroe erano attivi centri di commercio con l’Egitto , il mar Rosso e l’ Africa;  le merci di scambio erano varie come avorio, oro, pietre preziose, elefanti e altro. Le vie carovaniere erano indirizzate anche  verso l’ oriente. Tutto ciò contribuiva con grande importanza all’attività industriale della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Le origini dell’insediamento a Meroe  risalgono al VI sec. a.C. quando più a nord di Napata sulla curva del Nilo ai piedi di Djbel-barkal i principi nubiani gettarono le basi di un grande impero cuscita che andò a dominare l’Egitto proprio con la presa di Tebe tramite gli Assiri nel 633 a.C. Nel sesto secolo  Meroe diventa il centro politico del regno che si darà il nome di Kush il quale è designato come Nubia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche archeologiche mostrano che occupava una vasta porzione di territorio nella zona nubiana. I palazzi, i templi, le piramidi furono costruite in un tempo  lungo e possiamo notare come i templi sono stati dedicati agli dei egiziani Amon e Iside  e al dio Nubiano Apedemak. I rilievi sono in gran parte usati per decorare i muri  di questi edifici e rappresentano statue di grandi dimensioni. Essi offrono una caratteristica dell’arte meroitica originale anche se ancora fortemente impregnata dell’influenza dell’Egitto faraonico. Anche le piramidi furono costruite   in pietra  come ad esempio a Napata. Non solo nell’arte ma anche negli oggetti di uso quotidiano e di bigiotteria si riscontrano  questi contatti con l’Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Possediamo poche informazioni sugli ultimi secoli di Meroe dal I al III secolo; la sua potenza scese gradatamente  e il commercio sul quale si basava l’economia precipita con le vie carovaniere.</p>
<p style="text-align: justify;">L’archeologia infatti constata che a partire dal II secolo le piramidi  si rimpiccioliscono e vengano rimpiazzate  da semplici dispositivi funerari. Dentro le tombe gli articoli d’ importazione sono sempre di minor numero. Questa penuria attesta che Meroe poco a poco riduce le sue relazioni con il mondo esterno e aumentano anche le incursioni come i popoli Noba, i quali sembra che nel IV secolo si appropriarono del regno di Kush.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Contatti fra l&#8217;Egitto e l&#8217;Africa a sud di Meroe</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo le ricerche archeologiche non hanno dato risultati evidenti dei contatti fra l’Egitto e l’Africa a sud di Meroe. Perciò le teorie esposte più avanti sono basate su delle ipotesi e devono essere considerate come una prima evidenza dando loro il giusto peso.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi anni fa si è parlato della scoperta di oggetti egiziani nel cuore del continente africano: statuette di Osiride datate a partire dal XVII sec. trovate nello Zaire sulla banchina del fiume Lualaba, vicino alla confluenza del Kalmengongo; statuette inscritte con le cartucce di Thutmosi III (1490-1468) trovate a sud dello Zambesi. Non avendo riscontri oggettivi possiamo asserire che nei tempi antichi non esistevano relazioni tangibili tra l’Egitto e il resto dell’Africa del sud. Abbiamo però influenze di tipo simbolico come quelle mostrateci da E. Meyerowitz, la quale ci illustra come gli Acan hanno adottato l’avvoltoio come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della loro creazione e questa è una prova dell’influenza egiziana. Un altro esempio è il culto del serpente, infatti anch’esso fu in un primo tempo riconosciuto di origine egiziana nonostante la segretezza dei loro culti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/abu-simbel-assuan-e-i-templi-della-nubia/5742" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2708" style="margin: 10px;" title="abu-simbel" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/abu-simbel.jpg" alt="abu-simbel" width="200" height="264" /></a>La civiltà egiziana si è sicuramente sviluppata in modo autonomo e distaccato dalle altre popolazioni limitrofe o periferiche pur facendo parte del medesimo bacino geografico, creando così una discrepanza cronologica e tecnologica fra le parti. In Africa lo sviluppo si trova solo in alcune parti mentre la cultura Egiziana è itinerante da est verso sud. Culturalmente l’Egitto faraonico e quindi il nord è totalmente estraneo ai suoi popoli vicini, infatti secondo teorie antropologiche esistono  profonde differenze tra la vita degli egiziani e quella dei loro vicini.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante considerare le ragioni per cui era adoperata una certa scrittura e c’erano alcuni elementi di coesione culturale e sociale nella valle del Nilo. Le risposte a ciò sono molteplici per esempio di tipo biologiche naturali o spirituali o politiche sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il simposio del Cairo nel 1974 ammise  che la cultura e l’etnia egizia durò 3000 anni con i faraoni come Re. La parte sottostante della valle del Nilo era stata popolata per trenta secoli tramite infiltrazioni o migrazioni dalle varie periferie. Quindi vivevano a stretto contatto con le frontiere dell’Egitto, anche perchè la valle del Nilo provvedeva a dare uomini e cibo al faraone. Salvo questo legame altri sono riscontrabili solo nella classe sociale più alta o sottoforma di tributi alla civiltà egizia in segno di sottomissione. Di conseguenza le affinità sono dettate dalla dittatura egizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò porta alla conclusione  che la civiltà egizia con grossa probabilità ha influenzato la civiltà Africana, anche se gli elementi di unione sono poco riconosciuti e il contatto non è reciproco e dura circa 5000 anni in modo discontinuo; sarebbe interessante sapere quando inizia e come si evolve in modo preciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro quesito è il modo in cui i testi e la tecnologia riuscivano a circolare. La risposta è sicuramente generica dato che i modi di trasmissione possono essere molteplici, nessuno escluso. L’Africa conosce direttamente o indirettamente gli egiziani e come già detto abbiamo poche prove al riguardo, mentre sono ben documentati i meccanismi fra gli Egizi e le popolazioni Cuscitiche e Libiche. I contatti tra l’Egitto e l’Africa sono anche resi più difficoltosi dalle cause naturali come l’alto Nilo e il deserto del Sahara. Un altro fattore di uguale importanza era la sofisticata organizzazione politica e militare, la quale ha un creato un impero egemone simile a quello degli Assiri o quello degli Ittiti. Così era assicurato un territorio integro con un grosso potere di controllo sulle entrate e le uscite di ogni genere. La popolazione era distribuita in modo non uniforme: infatti c’erano zone impopolate  e zone ad alta densità, nelle coste del mar Rosso, nell’Africa centrale e lungo la valle del Nilo. Comunque anche il deserto era parzialmente abitato, sopratutto nelle oasi di proprietà egizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni documenti ci indicano conquiste soprattutto nel periodo del nuovo regno con la Nubia e con il paese di Punt. Si espansero anche dopo il terzo periodo   intermedio e durante il domino persiano l’Egitto riuscì ugualmente ad avere contatti con il mar Rosso. Ulteriore prova di tali avvenimenti si ritrova anche nei toponimi  africani di origine egizia. Le relazioni con le varie regioni dell’Africa nella loro peculiarità vengono comunque mantenute fino alla fine del nuovo regno.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il nome di Etiopia erano designate dagli Egizi e dagli altri popoli mediterranei le terre poste a sud della terza cataratta del Nilo; Etiopi erano di conseguenza sia gli abitanti del paese di Kush sia quelli dell’odierno Sudan orientale sia quelli dell’altopiano etiopico. Tuttavia erano note le differenze di razza   e di civiltà dei vari popoli; si sapeva che esistevano “paesi e popoli diversi abitati da Africani e da orientali” (Omero) e che le genti presentavano tipici caratteri Etiopidi, secondo Erodoto uomini dai capelli crespi. Già ai tempi di Salomone esistevano scambi commerciali con le genti stanziate sull’altopiano etiopico, scambi mediati dai Sabei, e l’Egitto per di più aveva collocato gli scali lungo tutte le coste dell’Eritrea e della Somalia attuali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Rapporti di tipo archeologico</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda i rapporti archeologico veri e propri fra l’Etiopia e l’Egitto,  non avendo a disposizione elementi che ci permettono di avere una visione generale di tali influenze, ci dirigiamo nel particolare e come esempio prendiamo di seguito due reperti simbolici per queste due civiltà: la sfinge per quanto riguarda il periodo pre-Axumita in Etiopia e le stele per quanto concerne il periodo Axumita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le sfingi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tagliate nella roccia e modellate nella terra questi animali sono numerosi ad Hawlti, sicuramente usati come ex-voto, inoltre nell’ambito dell’archeologia pre-axumita un posto particolare viene riservato alle sfingi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-misteri-degli-egiziani/5743" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2709" style="margin: 10px;" title="misteri-egiziani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/misteri-egiziani.jpg" alt="misteri-egiziani" width="200" height="337" /></a> Esse sono di dimensioni ridotte . La più antica è stata trovata in Eritrea ed è stata circa 40 anni in un sito dell’ Akkeleè- Gouzay ad est di Kakasè. Questo sito non è mai stato oggetto di ricerche metodiche; venne infatti scoperto dagli abitanti del luogo e la sfinge venne chiamata Addi- keramateu. L’oggetto in questione è in pietra e misura 24 cm di altezza, il collo è adornato con un doppio <em>collier </em>di pendenti e i capelli sono acconciati con delle trecce. Il trattamento del viso richiama le statue di Hawalti e di Addi – Gelemo,  un listello inquadra gli occhi sporgenti. È conservata al museo di Asmara insieme ad un leone acefalo proveniente anch’esso dall’Eritrea.</p>
<p style="text-align: justify;">È superfluo ricordare come le sfingi siano  un emblema della tradizione orientale abbondantemente illustrata con queste figure ibride. Sempre in Eritrea nel sito di Feqya, qualche km a sud di Matara vi è una sfinge di pietra calcarea situata oggi al museo di Addis-Abeba lunga 98 cm e larga 46 cm. La parte superiore è avvallata quasi a formare una specie di vasca poco profonda sicuramente adibita a contenere i liquidi sacrificali. Ad una estremità di tale contenitore vi sono due protomi di sfinge simmetriche. Reperti simili sono stati ritrovati presso santuari all’aperto. Sono anche visibili iscrizioni  a rilievo sui due grossi blocchi di pietra che riportano  una dedica alla divinità Dhatyham. Tutti questi dati appartengono logicamente al periodo pre-axumita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Caratteristiche delle stele etiopiche ed eventuali diversità dagli obelischi egizi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le stele funerarie sono molto usate nella cultura axumita e ciò è ampiamente confermato dalla presenza di megaliti nel nord Etiopia. Oggi conosciamo i seguenti tipi di monoliti:</p>
<p style="text-align: justify;">1) non intagliate, allungate di pietra piatta in alcune occasioni con disegni irregolari alla cima  e coprono normalmente dai tre ai cnque metri di altezza;<br />
2) con disegni lisci intorno alla zona della base a sezione quadrata, aventi altezza variabile dai metri 1,60 a metri 9,50;<br />
3) con lastre intagliate, ma con basi lisce a sezione rettangolare e incisioni sui lati rotondi dell’apice. Superavano i ventuno metri di altezza.<br />
I monoliti sono orientati tutti verso sud-est, alcuni hanno tavole da offerte munite spesso di piccoli bacini su piccole basi per le offerte e ornamenti vegetali. Essi sono venuti alla luce scavando nei siti dove venivano erette: si tagliavano nella roccia e si innalzavano tramite un sistema complesso di tronchi di legno. In questo espediente la vicinanza con le tecniche egizie è notevole la quale ha sicuramente influenzato le idee axumite.</p>
<p style="text-align: justify;">Le stele sono maggiormente localizzate nella regione del Tigrai nei siti di Addi-dahno, Gijorgis, Axum, Henzam, ‘Anza. Pochi monoliti sono stati trovati a Matara e sono decorati con il disco del sole e della luna crescente all’apice , mentre di fronte hanno  iscrizione paleo-Etiopiche. Nelle stele di Rora Laba ci sono invece figure di leoni che mangiano bovini. Le stele axumite sono originali come monumenti religiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Studiosi come Poncet nel 1709, Bruce nel 1790, Salt nel 1814 li paragonavano agli obelischi egiziani o anche alle stele semite in genere. Krencker e Chittick confermano suggestive ipotesi di un uso funerario. Questi monoliti risalgono alla prima parte del periodo Axumita. Le iscrizioni delle stele di Matara e ‘Anza sono precedenti del Re ‘Ezana, come si può notare dalle evidenze paleografiche. La  stele di Gudit è databile al terzo quarto secolo sulla base di qualche bicchiere di vetro egiziano trovato in una tomba di questa area. Da notare anche come  le false porte di questi monoliti sono simili a quelle degli altari votivi di Cartagine e riflettono quindi l’uso delle stele funerarie del nord dell’ Etiopia e del sud Arabia. Questi legami sono, lo ricordiamo, solo ipotetici ed infatti esistono dei fattori elencati da Fattovich che provano la loro confutabilità:</p>
<p style="text-align: justify;">1 la differenza concettuale delle stele con i nephesh: questi hanno infatti una valenza solo simbolica;<br />
2 le stele funerarie non sono introdotte nel nord Etiopia dalle popolazioni dell’Arabia del sud  durante il periodo pre-axumita;<br />
3 i megaliti funerari non sono arrivati nel nord etiopia  dalla penisola araba data la loro assenza nella cultura pre-islamica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le stele Egiziane hanno comunque una differenza sostanziale nel loro bagaglio culturale, infatti vennero usate fino al periodo proto dinastico e uno dei primi obelischi risale alla prima o alla seconda dinastia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obelisco è comunque il monumento peculiare       dell’Egitto, modellato sia in legno sia nell’ abbondante materiale litico: l’arenaria , il calcare e il granito. Se erano impiegati per un   uso funerario misuravano pochi centimetri di altezza e portavano incisi i nomi dei personaggi defunti nell’antico regno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2705" class="wp-caption alignright" style="width: 287px"><img class="size-full wp-image-2705" title="Stele_di_Axum_(Henri_Salt)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/Stele_di_Axum_Henri_Salt.jpg" alt="Henri Salt (1780-1827), Vista di Axum." width="277" height="221" /><p class="wp-caption-text">Henri Salt (1780-1827), Vista di Axum.</p></div>
<p>In un primo tempo le stele erano dedicate solo ai nobili mentre in epoca più tarda divennero di uso comune. L’ altezza poteva raggiungere decine di metri con centinaia di tonnellate di peso nei monoliti di granito rosa eretti esclusivamente da re o regine nei templi alle divinità. Come si può dedurre gli obelischi etiopici sono più recenti di quelli egizi e come già detto essi abbondano nella regione attorno ad Axum e ad Axum stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono grandiosi monoliti naturali di forma allungata appiattita e appuntita  e alla civiltà etiopica spetta la costruzione e l’erezione di monoliti di altezza persino superiore a quelli egizia a sezione quadrangolare o rettangolare che finiscono  con un estremità arrotondata o a forma di conchiglia, con facce non lisce sulle quali viene inciso il motivo della facciata di un edificio a più piani. Di tali monoliti è stato accertato l’uso funerario.</p>
<p style="text-align: justify;">In Egitto la stele cominciò ad essere usata come monumento funerario  durante il periodo arcaico, sotto le prime dinastie e il suo uso non fu poi abbandonato.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin dai tempi più antichi si distinsero due tipi di stele: una originaria dell’alto Egitto, arcuata nella parte superiore, l’altra originaria del basso Egitto, di forma rettangolare e terminante con una cornice. Il secondo tipo fu il più diffuso fino al Medio regno quando prevalse quello incurvato nella lunetta superiore; in quest’ultimo, inoltre, erano rappresentate varie figure con delle  iscrizioni nella parte inferiore.</p>
<p style="text-align: justify;">La stele di tipo rettangolare restò legata  esclusivamente all’uso funerario mentre la stele arcuata venne adottata con uno scopo commemorativo di fatti storici e delle imprese dei faraoni. Nelle stele funerarie i basso rilievi rappresentano dei banchetti funebri in cui il defunto appare solo o con la famiglia e le iscrizioni si riferiscono alla vita del defunto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2706" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-2706" title="stele-di-rosetta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/stele-di-rosetta.jpg" alt="Stele di Rosetta (British Museum)." width="350" height="449" /><p class="wp-caption-text">Stele di Rosetta (British Museum).</p></div>
<p>Gli esemplari di stele ritrovati in Egitto sono molto numerose con grande varietà di dimensioni e materiali, la più famosa  sicuramente la stele di Rosetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo una veloce descrizione delle stele di Axoum. Queste ultime sono molteplici e sparse nei campi ai confini delle località o in ambito domestico. Oltre alle classiche stele per uso funerario ne esistevano anche alcune dette giganti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo di sette elementi trovato nel sito di Majj-Hedja offre caratteristiche particolari: il loro decoro architettonico è in alcune parti come in origine perciò intatto anche se alcune erano riverse a terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Una di loro, e precisamente la settima, venne portata a Roma al teatro di Caracalla.<br />
Sei di queste stele imitano un&#8217;architettura a piani multipli: la più grande, di circa trenta metri di altezza, ha nove piani sulle sue facciata e il suo peso è di circa sei tonnellate. Prendendo in esame due delle stele sopra menzionate possiamo così descriverle: hanno porte, finestre, travetti perfettamente scolpiti in una pietra dura che raffigurano un insigne dimora. Il significato di tale architettura ci sfugge e non può essere spiegata con altre prove archeologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altra stele porta l’immagine di un capitello ionico a volute sopra il quale su entrambi i lati vi è una rappresentazione emblematica e schematica di una casa.  Infine una lastra di pietra con una cavità cilindrica per offerte propiziatorie è stata disposta alla base di alcuni monoliti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia essenziale:</p>
<p style="text-align: justify;">W.V.Davies, <em>Egypt and Africa, Nubia from preistory to Islam</em>, London 1991.<br />
A.Badawy, <em>Gazzette des beaux arts, Colossali monoliti Egiziani come e perchè venivano eretti</em>, Paris 1987.<br />
Haggai Erlich , <em>The cross and the river</em>, London 1987.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rapporti-storico-archeologici-tra-letiopia-e-legitto-fino-alla-fine-delleta-axumita.html' addthis:title='Rapporti storico-archeologici tra l&#8217;Etiopia e l&#8217;Egitto (fino alla fine dell&#8217;età axumita) ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>6 Km. da Gerusalemme</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 08:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica sulla politica estera israeliana, condotta in spregio a ogni norma del diritto internazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/6-km-da-gerusalemme.html' addthis:title='6 Km. da Gerusalemme '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Qualche anno fa, sugli schermi cinematografici italiani (per la verità su pochi, per la scarsa distribuzione di cui fu vittima), apparve un film dal titolo intrigante: “7 Km. da Gerusalemme” di Claudio Malaponti. La trama era semplice ma, allo stesso tempo, interessante: un pubblicitario in piena crisi esistenziale fa un viaggio nella Città Santa e, appunto a 7 Km. da Gerusalemme, incontra Gesù, che gli cambia l’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche oggi, ad un solo chilometro in meno da Gerusalemme, ma verso est, si fa un incontro che, per certi versi, può cambiare la vita, ma non in forma positiva: quello con il muro che divide Israele dal West Bank.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto, è un incontro che cambia la vita a tutti i Palestinesi di Betlemme, Nablus, Gerico, Ramallah, e sicuramente non in meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo un passo indietro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/palestina-una-terra-troppo-promessa/3406" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2692" style="margin: 10px;" title="palestina-ricciardi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/palestina-ricciardi.jpg" alt="palestina-ricciardi" width="200" height="309" /></a>1967: lo Stato d’Israele è nato da 19 anni, ha già vinto una prima guerra contro una coalizione di Paesi Arabi<a href="#_ftn1">[1]</a> praticamente all’atto della sua fondazione e viene attaccato da una nuova coalizione mussulmana formata da Egitto, Giordania e Siria. Certamente Israele ha un esercito ben organizzato e, altrettanto certamente, gli Arabi sono ben poco preparati dal punto di vista militare all’attacco: fatto sta che la guerra si conclude in “Sei Giorni” con una schiacciante vittoria delle truppe che innalzano a <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> la Stella di David e con la presa di Gerusalemme Est e dei territori del cosiddetto West Bank. Insomma, come dire: sei giorni di guerra e quarant’anni di conseguenze. Oppure come dire (dipende dai punti di vista): sei giorni di guerra e quarant’anni di quella che i Palestinesi vedono, forse non completamente a torto, come una occupazione, una ulteriore occupazione di una terra storicamente e culturalmente araba. Una passeggiata anche del più distratto dei turisti in quel tratto di Gerusalemme che va dalla Città Vecchia al Monte degli Ulivi non può che confermare questa idea: non una frase in ebraico, non una insegna che non sia in arabo e tanta ostilità negli occhi dei passanti quando vedono arrivare una camionetta blindata dei soldati con la kippah.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Israeliani non sono certo un popolo che si spaventi per così poco: dichiarano Gerusalemme “Capitale Indivisibile”<a href="#_ftn2">[2]</a> nonostante una risoluzione ONU che chiede il ritorno ai confini antecedenti alla guerra<a href="#_ftn3">[3]</a>, vincono un’altra guerra nel 1973<a href="#_ftn4">[4]</a> contro gli eserciti di Siria ed Egitto, che, con l&#8217;appoggio di piccole unità saudite, irachene, kuwaitiane, libiche, marocchine, algerine e giordane avevano attaccato i suoi confini e, visto che la “Legge del Ritorno”<a href="#_ftn5">[5]</a>, che permette a tutti gli Ebrei del mondo di far richiesta di Cittadinanza Israeliana, sta creando qualche problema di spazi nella striscia di terra tra Mediterraneo e Giordano che forma la loro Nazione, con afflussi che si vanno facendo sempre più massicci dall’America, dall’Europa e dall’Africa, danno vita ad una politica di insediamento di coloni nelle aree occupate. Strana politica, forse, ma certamente giustificabile dal punto di vista israeliano, non fosse che gli insediamenti vanno a posizionarsi in aree che di ebraico hanno ben poco, anzi, ad essere precisi, non hanno proprio niente: aree che alcuni definirebbero giordane, molti palestinesi, nessuno israeliane.</p>
<p style="text-align: justify;">Cambiano tante cose tra il 1967 e la fine degli anni ‘80: l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, dopo aver compiuto attacchi terroristici in mezzo mondo, viene riconosciuta dall’ONU legittima rappresentante del Popolo Palestinese<a href="#_ftn6">[6]</a>; l’Egitto firma una pace con Israele a Camp David<a href="#_ftn7">[7]</a>, che frutta a Sadat e Begin, che avevano guidato i rispettivi eserciti fino a qualche mese prima, uno di quegli strani Nobel per la Pace politici che a volte vengono concessi non si capisce bene con che “ratio” e re Husayn di Giordania dichiara di rinunciare alla tutela giordana (per altro solo teorica) sul West Bank<a href="#_ftn8">[8]</a>. Solo una cosa non cambia: l’afflusso continuo di coloni ebrei nei territori occupati.</p>
<p style="text-align: justify;">E, alla fine, nel 1988, la reazione palestinese esplode, guidata da un gruppo fondamentalista (in realtà, se comparato con altri gruppi sorti in seguito, di un fondamentalismo che potremmo definire persino moderato) nato come organizzazione caritativa e chiamato “Hamas” (“Zelo”). Doveva essere una <em>jihad</em>, ma non sono più, fortunatamente, i tempi di Monaco’72 con il suo attacco omicida agli atleti israeliani, non sono più i tempi di un OLP Stato nello Stato in Giordania e delle rappresaglie di “Settembre Nero”, né di un OLP forte e stanziato a Beirut, così forte e così stanziato a Beirut da diventare la scintilla che fa esplodere la Guerra Civile Libanese. Non sono più quei tempi e contro quella che i Palestinesi sentono come una continua umiliazione, concretizzata in una sperequazione di trattamento che fa loro intravedere un neppure tanto strisciante tentativo di “giudaizzazione” dei Territori Occupati, la <em>jihad </em>diventa una rivolta popolare, portata avanti per lo più (sebbene non solo, visto che in questo periodo ricominciano gli attentati degli estremisti islamici sul suolo israeliano) a suon di sassate da ragazzini tra i 10 e i 20 anni e internazionalmente conosciuta come “Prima Intifada”. Sassi contro carri armati: uno scontro che pochi oserebbero definire equo, ma che ha, oltre la responsabilità di riempire le famiglie palestinesi e israeliane di lutti e le carceri israeliane dei suddetti ragazzini, almeno un grande merito: rendere evidente per tutti che la situazione non può continuare in quel modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, nel settembre del 1993, accade l’impensabile fino a quel momento: Arafat riconosce lo Stato di Israele, rinuncia alla violenza come metodo di lotta e modifica, su queste basi, la “Carta Nazionale Palestinese” dell&#8217;OLP, mentre il premier israeliano Rabin riconosce l&#8217;OLP come interlocutore. Il 13 settembre, Rabin e Arafat firmano alla Casa Bianca, davanti al presidente USA Clinton, una “Dichiarazione di Principi”, risultato del cosiddetto “Accordo di Oslo” del mese precedente<a href="#_ftn9">[9]</a>, tracciando quella che avrebbe dovuto essere la “road map” verso la pace e la creazione di uno Stato indipendente palestinese nel West Bank e nella Striscia di Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;">“Oslo” non é tanto il prodotto delle battaglie di sassi, né, tantomeno, degli attacchi terroristici , quanto l’ultimo tentativo di risoluzione di una situazione di insicurezza politica che sta rendendo impossibile la vita sia degli Israeliani che dei Palestinesi e il prodotto della ragionevolezza di due statisti lungimiranti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/palestina/3935"><img class="alignright size-full wp-image-2693" style="margin: 10px;" title="palestina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/palestina.jpg" alt="palestina" width="200" height="199" /></a>Purtroppo, però, già subito dopo la firma della “Dichiarazione di Principi”, tutto comincia a precipitare: incredibilmente, Israele, in piena violazione dell’accordo, continua a costruire colonie e strade per collegarle (le famigerate “bypass roads”) nei Territori Occupati, non tiene fede all’impegno di costruire una via di collegamento tra West Bank a Gaza (le due unità che dovrebbero formare la nuova “Palestina”), bloccando, di fatto, l’economia dello Stato nascente e dividendo intere famiglie, e continua a mantenere una politica di “due pesi e due misure”, rilasciando permessi edilizi ai coloni e distruggendo ogni costruzione abusiva palestinese (e l’abusivismo diventa quasi una necessità vista la scarsità di permessi concessi agli Arabi).</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che, in realtà, da parte israeliana, l’accordo viene interpretato, in modo a dir poco riduttivo, come una sorta di sistema di sicurezza per lo Stato Ebraico, visto che, praticamente da subito, quest’ultimo imposta una chiusura generale ai Territori Occupati, cosa che non solo porta al collasso economico città come Betlemme e Bet Hanina, in cui gran parte della popolazione lavorava a Gerusalemme Est (per raggiungere la quale, da ora in poi, sarà necessario un permesso di transito speciale, la cui concessione è quasi impossibile da ottenere), ma risulta essere una terrificante violazione dei diritti umani<a href="#_ftn10">[10]</a>, impedendo ai Palestinesi di accedere a ospedali e Luoghi Santi, tutti situati al di qua del confine.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, gli attentati arabi ricominciano, ma, inizialmente, né la posizione israeliana né la risposta palestinese si direbbero intaccare quella che parrebbe essere la via maestra verso la pace e il processo di pace, per tutto il 1994 e il 1995, sembrerebbe in progresso: il 30 settembre la Lega Araba pone fine all&#8217;embargo di quasi mezzo secolo contro Israele, il 26 ottobre viene firmata la pace tra Israele e Giordania e, a metà dell’anno successivo, con la firma della seconda parte degli Accordi di Oslo, nascono l&#8217;Autorità Nazionale Palestinese e la polizia palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, però tutto comincia ad andar male. Il 4 novembre 1995 Rabin viene assassinato da un estremista conservatore israeliano, membro del suo servizio di sicurezza, e gli succede Benjamin Netanyahu del partito conservatore Likud, per nulla intenzionato a rispettare gli accordi sulla politica di insediamento di coloni israeliani nei Territori Occupati, che, invece che essere spostati, vengono incoraggiati a rimanere, anche con elargizioni di fondi. Come prevedibile, gli attacchi terroristici palestinesi si intensificano.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione arriva ad un punto tale di tensione che il popolo israeliano, dopo 4 anni di governo Likud, chiede una svolta radicale, eleggendo premier, nel 1999, il laburista Ehud Barak, ma la crisi, forse, si è già spinta troppo oltre e, nel luglio 2000, in un incontro a Camp David, Arafat, che si è viste respinte tutte le richieste relative alla condivisione di Gerusalemme come capitale dei due Stati israeliano e palestinese, alla condivisione delle risorse idriche, alla libera circolazione di uomini e merci tra Israele e Palestina e al diritto al ritorno dei profughi palestinesi e si è visto, invece, offrire il 73% del West Bank (mentre, secondo le stime israeliane, un 27% sarebbe dovuto rimanere sotto il controllo ebraico a salvaguardia dei coloni) e, come indennizzo per  le mancate concessioni territoriali, un pezzo del deserto del Negev, rompe le trattative tra Autorità Palestinese e Stato d’Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2000 deve essere un anno funesto per la pace in Medio Oriente, visto che, oltre alla rottura delle trattative, vede l’ascesa politica dell’ex generale, nonché pluricondannato (per crimini di guerra)<a href="#_ftn11">[11]</a>, Ariel Sharon: a settembre, l’allora leader del Likud decide di compiere una “passeggiata”, largamente e pubblicamente preannunciata ed effettuata in compagnia di circa mille militari che gli fanno da “guardie del corpo”, lungo spianata delle moschee di Gerusalemme, al termine dalla quale proclama Gerusalemme Est territorio eternamente parte d&#8217;Israele. La popolazione araba insorge contro questa chiara provocazione ma le proteste vengono represse così duramente che, in una sola settimana, le forze dell’ordine israeliane uccidono 61 Palestinesi e ne feriscono 2.657<a href="#_ftn12">[12]</a> . E’ l’inizio della Seconda Intifada, che porta alle dimissioni di Barak e, purtroppo, alla elezione del “falco” Sharon come premier.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è la fine: nel 2001 il nuovo premier fa chiudere il porto e l’aeroporto di Gaza e si rifiuta di negoziare con Arafat che, dal canto suo, sembra non riuscire più a tenere sotto controllo lo scontento popolare e gli attacchi terroristici;  in quattro anni vengono distrutte oltre 3.000 case palestinesi nei Territori Occupati, che, formalmente, dovrebbero essere area semi-indipendente, provocando un numero di senza tetto senza precedenti<a href="#_ftn13">[13]</a> e, intollerabilmente, si dà inizio, nel 2003, alla costruzione di quello che, ufficialmente viene definita “Struttura Difensiva di Confine”, ma che, per tutti, diventa “il Muro” (da pochi mesi completato nella sua forma definitiva).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-pulizia-etnica-della-palestina/3544" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2694" style="margin: 10px;" title="pulizia-etnica-palestina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/pulizia-etnica-palestina.jpg" alt="pulizia-etnica-palestina" width="200" height="300" /></a>E arriviamo all’oggi, a questo oggi in cui Arafat è morto<a href="#_ftn14">[14]</a>, in cui i Palestinesi sono divisi tra un Al Fatah che, a loro detta “non fa altro che parlare” e un Hamas che, dopo aver vinto le elezioni del 2004, è stato scacciato  dal West Bank sotto le pressioni di USA, Unione Europea e, soprattutto Israele (che, da quanto riferiscono molti abitanti dell’Autonomia palestinese, arrivò, come misura di convincimento, addirittura a chiudere le forniture idriche al West bank), in cui Sharon è sparito di scena, sostituito prima da un Olmert del suo stesso partito (quel pseudo-centrista Kadima da lui fondato in aperta polemica con il Likud), poi dal riciclato Netanyahu del Likud, a quest’oggi del “Muro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo perdere le condanne morali, che pure sono state così veementi (e, verrebbe da dire, giustamente veementi) per altri muri, da Berlino a Nicosia, e concentriamoci solo su due domande: che cosa è il “Muro” oggi? Che cosa significa vivere con questo serpente di cemento armato alto cinque metri che imprigiona il West Bank?</p>
<p style="text-align: justify;">Il “Muro” è, oggi, in primo luogo, una struttura illegale, dichiarata tale dalla Corte Internazionale di Giustizia<a href="#_ftn15">[15]</a> perché in “palese violazione dei diritti umani”, corrispondendo ad una annessione di fatto del Territorio Palestinese (che, per altro, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite<a href="#_ftn16">[16]</a>,  l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite<a href="#_ftn17">[17]</a>, la Corte Internazionale di Giustizia<a href="#_ftn18">[18]</a> e il Comitato Internazionale della Croce Rossa<a href="#_ftn19">[19]</a> considerano a tutt’oggi territorio proditoriamente occupato da Israele) e ad una misura di sicurezza sproporzionata al rischio di attacchi suicidi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’, inoltre, una struttura distruttiva dal punto di vista naturalistico, avendo comportato la distruzione più di 100.000 olivi ed alberi da frutta di proprietà di Palestinesi, la confisca di 157 chilometri quadrati di insediamenti abitativi, industriali e di terre agricole che, per il 38%, appartenevano a Palestinesi<a href="#_ftn20">[20]</a> e la chiusura di 50 pozzi e 200 cisterne, sempre palestinesi<a href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’, naturalmente, una struttura assolutamente devastante dal punto di vista economico per i Palestinesi e qualche dato in risposta della nostra seconda domanda lo può ampiamente provare.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa significa, dunque, vivere con il Muro?</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che per raggiungere i tuoi  campi, per visitare i tuoi parenti, per trattare i tuoi affari, se questi sono dall&#8217;altra parte del Muro, devi passare da cancelli controllati dall&#8217;esercito israeliano e aperti giornalmente per periodi limitati, ma chiusi a volte per giorni interi senza ragione apparente.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che se sei un turista, il tuo tempo medio di attesa per il passaggio di un posto di blocco (ce ne sono oltre 500 in tutto il West Bank, tanto a ribadire la “piena autonomia” dell’area) è di cinque minuti senza controllo dei documenti, ma se sei un Palestinese il tempo medio diventa di circa due ore, con perquisizioni approfondite (il che, se, ad esempio, sei di Betlemme ma lavori a Gerusalemme, significa che ti devi alzare alle cinque tutte le mattine per percorrere una distanza di 8 chilometri e arrivare in tempo sul posto di lavoro).</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che se stai male, visto che le ambulanze non hanno permessi speciali, puoi anche morire in coda (dalla creazione del muro, circa 60 donne hanno partorito presso il muro, con morte di 36 neonati<a href="#_ftn22">[22]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che, se sei Palestinese e hai la sfortuna di vivere tra il Muro e la Linea Verde, devi richiedere ad Israele ogni anno un permesso per continuare a vivere a casa tua.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ancora-una-volta-palestina-ai-palestinesi/3936" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2695" style="margin: 10px;" title="palestina-ai-palestinesi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/palestina-ai-palestinesi.jpg" alt="palestina-ai-palestinesi" width="200" height="330" /></a>Significa che se poi sei davvero così sfortunato da essere di Qalqilyia, il villaggio palestinese che, più o meno per sbaglio, è stato quasi interamente circondato dal Muro, hai bisogno di un permesso da parte di Israele non solo per vivere a casa tua ma anche per raggiungere i tuoi campi e i tuoi pozzi, un terzo dei quali sono situati al di là della barriera.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che magari hai un’autostrada di fianco a casa, una di quelle infrastrutture costruite “a beneficio di tutta l&#8217;area dei Territori Occupati”, ma non la puoi usare perché le autostrade, per via del loro percorso, sono in massima parte riservate al traffico israeliano, mentre ai Palestinesi è permesso solo transitare per strade con una carreggiata molto minore e sulla vecchia rete stradale, carente di manutenzione<a href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che, probabilmente, hai sete, perché Israele, che controlla le falde idriche nel West Bank (Territorio dell’Autonomia Palestinese?), attribuisce agli Israeliani 350 litri di acqua al giorno, ai coloni 480 litri e ai Palestinesi non più di 80 litri (per la Organizzazione Mondiale della Sanità, sono necessari almeno 100 litri di acqua al giorno pro capite …).</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che ti senti quantomeno preso in giro quando senti parlare di “Territorio Palestinese” e ti guardi intorno notando come gli insediamenti di coloni, tutti illegali dal punto di vista del diritto internazionale ma mai abbattuti dallo Stato d’Israele, quegli insediamenti che secondo il Ministero degli Interni Israeliano non vengono più costruiti dal 1992, abbiano un incremento demografico, incentivato economicamente dal governo israeliano, del 6% annuo<a href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa il Muro, questo significa oggi essere un Arabo nel West Bank.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa è certa: se in un film italiano a 7 Km. da Gerusalemme è possibile incontrare Gesù, per un Palestinese, nella realtà di ogni giorno, a 6 Km. da Gerusalemme si incontra solo il diavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> La cosiddetta “Guerra d’Indipendenza” del 1948.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Dichiarazione della <em>Knesset </em>del 1967.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Risoluzione N.° 242 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, 22 novembre 1967.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> La cosiddetta “Guerra dello Yom Kippur”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> La legge che, approvata dalla Knesset il 5 luglio 1950, garantisce il diritto a tutti gli Ebrei di immigrare in Israele.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> 14 aprile 1974.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Firmata il 26 marzo 1979 sotto l’egida del presidente americano Carter.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Settembre 1988.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> 20 agosto 1993.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> Come denunciato anche dall’Agenzia Israeliana per i Diritti Umani “B’Tsalem”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> Dalla risoluzione 101 dell’ONU, il 24 novembre 1953, per il massacro di 64 Palestinesi; dal Tribunale Militare Israeliano, nel 1956, per la morte ingiustificata di 40 suoi soldati durante la Battaglia di Mitla, dalla Commissione d’Inchiesta della Corte Suprema Israeliana come corresponsabile del massacro di Sabra e Chatila durante la Guerra Libanese nel 1982.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Fonte Haaretz, 01-09-2003.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> 18.000 solo a Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> Di cancro, nel 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> Dichiarazione del 9 luglio 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> Risoluzioni 446, 465 e 484.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> Mozione approvata il 17 dicembre 2003.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> Dichiarazione del 9 luglio 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> Dichiarazione del 5 dicembre 2001.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> Studio dell’organizzazione umanitaria “Pace Adesso” pubblicato da Haaretz il 21 novmbre 2006 e mai smentito dal governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> Dato FMEP 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> BBC News, 23 settembre 2005, mai smentito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> Settlement Report, Vol. 14 No. 6, Novembre-Dicembre 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> Dato del Ministero degli Interni, riportato da <em>Haaretz </em>il 10 gennaio 2007.</p>
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		<title>La figura di Asmodeo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 16:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Veronese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brevi cenni sulla misteriosa figura biblica di Asmodeo, ritenuto comunemente il capo dei demoni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-figura-di-asmodeo.html' addthis:title='La figura di Asmodeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><div id="attachment_2249" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><img class="size-medium wp-image-2249" title="asmodeo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/asmodeo.jpg" alt="Asmodeo nella raffigurazione del Dictionnaire Infernal di Collin de Plancy." width="220" height="249" /><p class="wp-caption-text">Asmodeo nella raffigurazione del Dictionnaire Infernal di Collin de Plancy.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Secondo la tradizione demonologica ebraica Asmodeo sarebbe il capo dei demoni e alle volte è stato identificato con il loro principe, Belzebù. Infatti Asmodeo figura sia nei vangeli apocrifi veterotestamentari, in cui viene presentato come uno spirito malvagio posseduto dalla concupiscenza, che nel <em>Libro di Tobia</em> nel quale vengono rammentati i 7 angeli contrapposti ai 7 <em>Amesha</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In base alle varie tradizioni Asmodeo  risulterebbe ricoprire vari ruoli:</p>
<p style="text-align: justify;">- custode/scopritore di tesori (secondo il <em>Goetia</em>)<br />
- costruttore del tempio di Salomone (tradizione ebraica)<br />
- dalla strana zampa <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dei mastri muratori (<a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> massonica)</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esatta etimologia del suo nome è incerta. Alcuni sostengono che l’appellativo “Asmodeo” discenderebbe dalla parola aramaica “As&#8217;medi” ovvero &#8220;Distruttore&#8221; come si evincerebbe anche dai testi di Tobia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788838484254" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2248" style="margin: 10px;" title="dizionario-personaggi-biblici" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/dizionario-personaggi-biblici-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a>Dal punto di vista fonologico la parola <em>aeshma-daeva</em>, in cui <em>daeva</em> significa letteralmente “capo” ed <em>aeshma</em> sta ad indicare il termine “demone” , è possibile notare il forte collegamento con “Asmodeo”. Se ne dedurrebbe quindi che Aeshma-daeva indicherebbe la figura del “demone capo”, la quale si trova spesso indicata in alcune formule magiche in cui si invocherebbe  “colui che è il principe dei demoni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Asmodeo, oltre a raffigurare la vendetta e la distruzione, sarebbe anche la personificazione dell’avidità e dell&#8217;ira.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli egiziani, che adoravano tutte le divinità, costruirono un tempio nel deserto Ryanneh in suo onore venerandolo come protettore del gioco d&#8217;azzardo. Questo ebbe un forte influsso sugli ebrei che vissero in schiavitù per lungo tempo in Egitto. Successivamente il giudaismo confonderà i demoni con gli spiriti malvagi dai quali non potevano liberarsi se non con cerimonie particolari ed esorcismi.</p>
<p style="text-align: justify;">Asmodeo è stato anche spesso associato alla figura di Lucifero poiché, come lui, scelse la via delle tenebre. Questo fatto lo accosta anche a Lilith, prima compagna di Adamo, che non accettando  l’autorità maschile fu condannata da Dio all’esilio dal paradiso terrestre. Vagando senza meta nel deserto incontrò Asmodeo e, dato che anche lui era stato esiliato dal Signore, si unì a lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Si narra, inoltre, che egli abbia amato anche Sara, figlia di Anna e  Raguele,  e abitante di Ecbàtana, e che abbia ucciso tutti e sette gli uomini che l&#8217;avevano sposata senza che nessuno di essi avesse potuto giacere con lei. Tobia, figlio di Tobi, innamorato di Sara, ricevette precise indicazioni dall&#8217;arcangelo su come scacciare il demone. L’arcangelo inseguì Asmodeo fino in Egitto e riuscì ad incatenarlo, consentendo a Tobia e Sara di vivere insieme. Nelle leggende che ritroviamo nel <em>Talmud</em>, Asmodeo (lì identificato con il nome di “Ashmedai”) viene posto in analogia con Salomone,  e considerato il responsabile delle sue esagerazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sembianze caprine di Asmodeo, secondo l’antica tradizione d’Israele, deriverebbero dal fatto che gli spiriti malvagi proverrebbero direttamente da Dio . Per gli Ebrei il Re dei demoni aveva tre teste : una di toro, una di un montone e la terza di uomo. Al posto della coda aveva un serpente, che secondo alcuni sarebbe il serpente che sedusse Eva, i piedi erano di oca e alitava fuoco; cavalcava un drago, portando in mano uno stendardo ed una lancia.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-figura-di-asmodeo.html' addthis:title='La figura di Asmodeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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