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	<title>Centro Studi La Runa &#187; ecologia</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Civiltà contadina e sovversione progressista</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 16:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/civilta-contadina-e-sovversione-progressista.html' addthis:title='Civiltà contadina e sovversione progressista '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7683" style="margin: 10px;" title="Campo-di-grano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Campo-di-grano-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" />La frantumazione del ceto contadino causata dall’avvento dell’industrialismo ha provocato ovunque una serie di tragiche disfunzioni sociali. Ciò che è alle origini dell’attuale fenomeno globalista. La lacerazione di atavici legami sociali, sui quali in gran parte riposava l’identità popolare, non è stato un evento ineluttabile, ma un degrado voluto. Era nella logica della concezione progressista la necessità di eliminare quel centro di tenuta sociale che è sempre stato il mondo contadino. Osserviamo che, anche in questo, liberalismo e comunismo hanno sempre viaggiato di pari passo. Come i ceti padronali del capitalismo industriale non hanno esitato a scompaginare le classi rurali, trasformando velocemente il libero contadino nello schiavo legato alla catena di montaggio, adescandolo col miraggio del consumismo, così il marxismo colse sempre nella classe rurale il nemico principale del suo disegno sovversivo. Dalle elucubrazioni marxiane circa la mentalità reazionaria dei contadini, allo sterminio puro e semplice dei <em>mujk </em>ucraini operato da Stalin, l’obiettivo è lo stesso. Eliminare ciò che si avverte a giusto titolo come un ostacolo sulla via dello sradicamento, del cosmopolitismo e della società livellata.</p>
<p style="text-align: justify;">Non nascondiamo che, effettivamente, anche in Italia, il nocciolo duro della resistenza contadina alla modernità ha avuto non di rado veri connotati reazionari. Tuttavia, sebbene a lungo cavalcato da oscurantisti di ogni specie – ecclesiastici come laici – l’innato conservatorismo agrario non ha di per sé le caratteristiche di un ottuso sottomondo di marginali fuori dalla storia, del tipo di certi insorgenti ottocenteschi. Essere analfabeti servi del padrone e avvolti da una sottocultura di paure e superstizioni non è il segno della storia contadina. Questa ci parla piuttosto di un sistema organico di protezione identitaria, qualcosa di immutabile che ha una sua logica di ferro e che da sempre ha affidato alla consanguineità e alla comunanza del suolo i cardini della propria concezione sociale. Una profonda cultura popolare, innervata dai saperi popolari, dalla conoscenza tramandata sulle coltivazioni e i cicli stagionali, l’innato rispetto per la natura e le sue leggi. Era un patrimonio ricchissimo e antico, che sin da Virgilio era stato celebrato come la più alta nobiltà. Questo retaggio, fatto a pezzi dal progressismo negli ultimi decenni, è tornato alla ribalta, ma col segno invertito di un recupero intellettualizzato, non più spontaneo, qualcosa tra la <em>new age</em>, le comuni fricchettone e un folcklore reinventato di sana pianta. Il contadinato storico era altra cosa. Era soprattutto civiltà, tradizione, legame con la terra natìa, solidità sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Da noi, il sistema rurale era storicamente suddiviso, a grandi linee, tra piccola proprietà a Nord, mezzadria al Centro e latifondo a Sud. Ma in tutti e tre i casi, e al di là delle condizioni materiali, a volte di disperata miseria, la nota costante era il comunitarismo: la cascina, il podere e la masseria come luoghi della cultura tradizionale e del legame primordiale. Con, al centro, la signoria indiscussa del familismo. La famiglia rurale come fulcro aureo della comunità nazionale. Lo si direbbe un vero e proprio dominio del sangue e del suolo. E la storia della civiltà contadina in Italia ci indica una tendenza invariata: ovunque, in ogni epoca, il fine sociale è la creazione della piccola proprietà, il libero contadino padrone della terra su cui vive. Non esitiamo a ricordare che l’unico governo che fece del ceto contadino l’asse della propria concezione sociale fu quello fascista. Si trattò di un’ideologia pienamente ecologista <em>ante litteram</em>, che percepiva come essenziale la protezione di quel vitale comparto sociale e di quei valori di solidarietà comunitaria. Mentre i socialisti ragionavano – come gli industriali – in termini di reddito monetario e di profitto, il Fascismo capì che l’economia contadina ragionava invece in termini di beni ottenuti. Non il bracciante salariato, che era la punta di lancia delle rivendicazioni classiste dei socialcomunisti, ma la famiglia contadina rappresenta il perno sociale: questa la diversificazione tra i progressisti e il Fascismo. Che fece la seguente politica: difesa del ceppo rurale nell’azienda agricola padana, rilancio della mezzadria nel classico podere toscano, in quanto esemplificazione della concordia sociale, e, nel Meridione, assalto al latifondo e redistribuzione della terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo ebbe fine non appena, col decollo economico del secondo dopoguerra, i piani fascisti di un equilibrio fra tradizione e modernità vennero rovesciati dalla selvaggia industrializzazione, che in pochi anni ha annientato il mondo legato al rispetto ecosistemico, creando in suo luogo il paradiso del consumo insostenibile e della degradazione ambientale. Qua e là si odono oggi crescenti lamenti per gli effetti distruttivi di queste scelte moderniste, effettuate per decenni a guida democristiana dietro impulso comunista, ma sempre con piglio pienamente liberal-progressista. Ripensamenti tardivi, ma eloquenti. Si restaurano sagre paesane in chiave turistica, si celebrano gli “antichi sapori” della campagna, si fa una bolsa retorica sulla realtà agreste, quando questa non c’è più e il disastro progressista è ormai irreversibile. Nascono come funghi musei locali sulle tradizioni popolari e sui lavori preindustriali, si scrivono saggi sulla vita dei campi, solerti amministratori locali – di destra come di sinistra – mon mancano di lamentare il perduto esempio di quando si faceva un uso ponderato delle risorse: è quando il progressista, terminato il suo criminale lavoro di desertificazione sociale, si volta a contemplare il suo demolitorio modello di sviluppo “democratico”. E viene colto da dubbi, vaghi sensi di colpa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/cultura-della-terra-in-toscana/9495" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7680" style="margin: 10px;" title="cultura-della-terra-in-toscana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cultura-della-terra-in-toscana.jpg" alt="" width="220" height="240" /></a>Dando un’occhiata alla mostra <a title="Cultura della terra in Toscana" href="http://www.libriefilm.com/cultura-della-terra-in-toscana/9495" target="_blank"><em>Cultura della terra in Toscana. Mezzadri e coltivatori diretti nell’arte dell’Ottocento e Novecento</em></a>, in corso presso il Palazzo Mediceo di Seravezza, in provincia di Lucca, si ha un esempio di questa tendenza. L’importante esposizione offre uno spaccato del potente universo di miti e valori andato perduto in cambio della globalizzazione. E suona scherno che, soltanto adesso, la marcia indietro – purtroppo solo teorica – degli schieramenti politici progressisti e “democratici” si renda conto del male fatto. Ad esempio, nel catalogo della mostra in parola, si può leggere la paginetta di maniera stesa dall’immancabile burocrate istituzionale, che recita la formula alla moda: «…oggi, in un’epoca di sviluppo sostenibile e di bioarchitettura, molti elementi propri della nostra cultura rurale si vanno riscoprendo: dalla sapienza delle tecniche costruttive, all’uso responsabile delle risorse ambientali, dalle colture tradizionali al consumo dei beni locali»… e si cita Pasolini, notoriamente critico di «un modello di sviluppo che cancellava la cultura popolare e contadina». Pasolini? Si tratta infatti dello stesso Pasolini – già collaboratore di “Architrave”, la rivista del GUF di Bologna &#8211; che fu messo da parte senza tanti complimenti proprio dal PCI operaista che aveva per alleati i regimi del Patto di Varsavia, protagonisti di una politica di industrializzazione pesante che ha massacrato il territorio di intere regioni, disboscando e alterando l’ambiente in tale misura che ancora oggi – e non solo a Cernobyl – se ne risentono le conseguenze. Pasolini è stato per l’appunto quell’intellettuale “comunista per caso” (o forse per interesse) che, rimpiangendo la sparizione del mondo contadino, riconobbe al Fascismo la volontà pratica di aver fatto del ruralismo il vertice della sua politica sociale. Volere o no, il Fascismo fu in grado di attuare programmi non di mera conservazione, ma di rilancio dell’economia agricola, modernizzando le tecniche senza intaccare, ma anzi rinsaldando, i tessuti sociali consolidati. È un fatto che il Fascismo, lungi dall’essere il braccio armato dell’Agraria, finì col dare la terra ai contadini, come insegnano i casi delle paludi Pontine e dello smantellamento del latifondo siciliano. I patti colonici fatti sottoscrivere con la forza ai possidenti da Farinacci sin dal 1921 furono definiti da Gobetti «i migliori in tutta Italia». E le “battaglie del grano” raggiunsero picchi produttivi poi non più eguagliati. Quelli erano proprio i “prodotti locali” oggi rimpianti con lacrime di coccodrillo: beni che scaturivano dalla terra italiana, e non da qualche imbroglio ordito a Bruxelles. Dietro la poesia dell’aratro che traccia il solco è indubbio che c’erano sonanti risultati: meccanizzazione, razionalizzazione delle colture, acquedotti, edilizia rurale, dignità e sicurezza sociale per masse che venivano dalla fame e dal tugurio. Non a caso, come ha scritto tra i tanti lo storico “di sinistra” Angelo d’Orsi, il Fascismo è «il primo movimento politico che esprime e valorizza il mondo rurale, dando voce alle esigenze delle plebi contadine».</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7682" style="margin: 10px;" title="battaglia-del-grano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/battaglia-del-grano-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" />La mostra di Seravezza ci introduce in una realtà ormai remota, che è l’esatto opposto della trionfante mentalità etnopluralista, consumista e cosmopolita. Qui tutto è popolo, lavoro, tenacia, sacrificio, tradizione, radicamento, stirpe e madre-terra. Qui tutto è mito naturalistico e rispetto sacrale per le leggi della vita. È l’antimodernità, è l’eternità dei legami antichi, rappresentati in tele ad alta evocazione. Dai primi esegeti della “pittura dei campi”, un Silvestro Lega, un Fattori, fino agli emuli novecenteschi di gran nome, come Lorenzo Viani, Soffici, Rosai, oppure un Raffaele De Grada (scoperto da Sironi), un Colacicchi (lanciato dalla Sarfatti), un Achille Lega (collaboratore de “Il Selvaggio” di Maccari), un Guido Spadolini (il padre di tanto figlio: segretario del Sindacato Fascista di Belle Arti di Firenze), fino a pittori minori, ma oggi rivalutati, come Giuseppe Rivaroli (autore di affreschi noti come <em>Roma trionfante</em> al Ministero della Marina), Alfredo Catarsini (vincitore del farinacciano “Premio Cremona” del 1939), Folco Jacobi (partecipante ai Littoriali della Gioventù di Firenze nel ’37)… Tutti fascisti. Tutti allevati, incoraggiati, anche economicamente sostenuti dal Fascismo. Attendiamo che l’attuale, tardivo innamoramento della “democrazia” per la civiltà contadina, esprima un uguale profluvio di talenti artistici capaci di rappresentarla esteticamente. E di cui, magari, resti qualche memoria dopo sette o otto decenni.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 7 agosto 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/civilta-contadina-e-sovversione-progressista.html' addthis:title='Civiltà contadina e sovversione progressista ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Orientamenti per una nuova cultura di destra</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 09:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Romualdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA['Bastano pochi cenni per tracciare le linee di sviluppo di una cultura di destra. Ma questo astratto orientamento incomincerà a prendere forma quando dei singoli si metteranno a scrivere e a fare']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/orientamenti-per-una-nuova-cultura-di-destra.html' addthis:title='Orientamenti per una nuova cultura di destra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4750" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-4750" title="OlympTorch1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/OlympTorch1-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /><p class="wp-caption-text">La torcia olimpica. Berlino, 1936.</p></div>
<p>Quali potrebbero essere i compiti di una destra culturale?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel campo della visione del mondo, la definizione di una concezione organica, e non meccanica, qualitativa e non quantitativa, una <em>Ganzheitslehre</em> per la quale esistono tutta una serie di punti di riferimento da Schelling fino a Othmar Spann. Ma anche taluni filoni dell’idealismo — depurati da una certa mitologia storicistica — possono costituire dei punti di riferimento contro il neomarxismo e il neoilluminismo. Dall’Hegel de <a title="La filosofia del diritto" href="http://www.libriefilm.com/lineamenti-di-filosofia-del-diritto/6074"><em>La filosofia del diritto</em></a> fino al miglior Gentile, taluni elementi possono essere utilizzati. Non da trascurarsi è la critica della scienza e della concezione matematica del cosmo, nella quale sia la critica al concetto della legge di natura d’un Boutroux, e perfino l’<em>élan vital</em> di Bergson possono servire quali elementi di rottura per una concezione non matematica, ma volontaristica e spiritualistica dell’universo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/fenomenologia-dellindividuo-assoluto/947" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4748" style="margin: 10px;" title="fenomenologia-individuo-assoluto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fenomenologia-individuo-assoluto.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a>Così, in questo dominio esistono dei punti di riferimento abbastanza numerosi. L’importante è rendersi conto che una visione del mondo dev’essere formulata anche in termini logici, e non solo mitici. L’importanza di un <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> rispetto a un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> è che egli ha alle spalle una <em>Teoria </em>e una <a title="Fenomenologia dell'individuo assoluto" href="http://www.libriefilm.com/fenomenologia-dellindividuo-assoluto/947"><em>Fenomenologia dell’Individuo Assoluto</em></a>, e cioè un vero e proprio pensiero, e della massima consequenziarietà e coerenza. In un’epoca di razionalismo dominante, non si può pretendere di fare accettare un «tradizionalismo» che si presenti in termini più o meno fideistici.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ciò che riguarda la vera e propria scienza, sono innanzitutto da utilizzare le riserve formulate da grandi scienziati contemporanei come un Heisenberg e un Weiszacker di fronte al metodo scientifico come strumento di conoscenza assoluta. È importante rendersi conto che la più moderna fisica non conosce una «materia» ma una serie di ipotesi intorno a un <em>quid</em> concettualmente indefinibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/intelligenti-si-nasce-o-si-diventa/7367" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4752" style="margin: 10px;" title="intelligenti-si-nasce" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/intelligenti-si-nasce-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Un secondo dominio è quello dell’antropologia. Antropologi come l’americano Jensen (<em>The heritability of intelligence</em>) e l’inglese Eysenck (<em>Race, Intelligence and Education</em>) hanno analizzato lo scarto intellettuale tra bianchi e neri dando risalto ai fattori ereditari. Un altro americano, Carleton S. Coon nel suo <em>The origin of races</em> — considerato il più importante studio sulle origini dell’uomo dopo quelli di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span> — ha mostrato come le razze umane non abbiano un comune progenitore ma abbian superato separatamente la soglia dell’ominazione. Si tratta di affermazioni fondamentali, che i mass-media si sforzano di ignorare ma di cui una Destra non può disinteressarsi per le loro conseguenze anti-egualitarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai margini della scienza si colloca uno degli argomenti oggi più discussi: l’ecologia. Ebbene, sarebbe assurdo che la Destra abbandonasse alle sinistre questo tema quando tutto il significato ultimo della sua battaglia si identifica proprio con la conservazione delle differenze e delle peculiarità necessarie all’equilibrio spirituale del pianeta, conservazione di cui la protezione dell’ambiente naturale è una parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello della storia è uno dei campi più violentemente battuti dall’offensiva avversaria. Dimostrare che la Destra è contro «il senso della storia» è uno dei mezzi più a buon mercato per screditarla agli occhi d’un’epoca pronta a scambiare il progresso tecnico col progresso in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4753" style="margin: 10px;" title="il-tramonto-dell-occidente" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-tramonto-dell-occidente-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>È necessario innanzitutto far posto a una concezione non banalmente evolutiva della storia. Un Oswald Spengler, un Toynbee, un <a title="Hans Friedrich Karl Günther " href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a>, uno Altheim possono offrire dei punti di riferimento. Alla concezione della storia come un meccanico «progresso» va opposta una visione storica che conosce periodi di sviluppo e periodi di involuzione. In genere, non esiste una storia dell’umanità, ma solo una storia delle differenti stirpi e civiltà, ad esempio — una storia dell’Europa come divenire delle <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">stirpi indoeuropee</a> attraverso i cicli preistorico, greco-romano e medievale-moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa concezione d’una «cultura» europea è anche quella che ci aiuta a comprendere la storia più recente. Tutta la storiografia di destra dall’800 in poi è stata scritta in chiave nazionale e nazionalistica. Questo schema non era metodologicamente errato, ma angusto. Esso mostrò i suoi limiti quando il fascismo si pose come movimento europeo per la ristrutturazione dell’intera civiltà europea. È per questo che i libri degli epigoni del nazionalismo come un Tamaro (<em>Vent’anni di storia</em>) ci lasciano insoddisfatti per la mancanza d’una adeguata prospettiva storiografica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sulle-scogliere-di-marmo/271" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4745 alignright" style="margin: 10px;" title="sulle-scogliere-di-marmo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sulle-scogliere-di-marmo-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Un cenno particolare merita il dominio dell’arte. Qui non basta la chiarezza degli orientamenti ma occorre integrare le tesi «giuste» con quell’infallibilità del gusto che conferisce ad un sentimento del mondo nobiltà artistica. Che cos’è l’arte di destra? Non si tratta semplicemente di fare dei buoni romanzi o delle poesie diversi per il contenuto ma di esprimere una differente tensione stilistica. Vi sono libri di autori «impegnati» a destra in cui difficilmente si potrebbe rinvenire questa nuova dimensione. Essa può affiorare invece in scrittori meno <em>engagé</em>. Si veda, ad esempio, <a title="Sulle scogliere di marmo" href="http://www.libriefilm.com/sulle-scogliere-di-marmo/271"><em>Sulle scogliere di marmo</em></a> di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>. Questo autore, se in un certo periodo è stato molto vicino al Nazismo, in seguito se ne è distaccato assumendo atteggiamenti critici. Ma difficilmente potremmo trovare qualcosa che sia più «a destra» di questo racconto: l’impersonalità aristocratica della narrazione, lo stile impeccabile e scintillante, l’assenza della sia pur minima scaglia di psicologismo borghese ne fanno un modello difficilmente dimenticabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-vagabondo-suona-in-sordina/107" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4746 alignleft" style="margin: 10px;" title="vagabondo-suona-in-sordina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/vagabondo-suona-in-sordina-148x300.jpg" alt="" width="148" height="300" /></a>In genere, questi caratteri si ritrovano in tutte le migliori opere di <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>. Il contenuto letterario di <a title="Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> è un poco prezioso. Ma un sentimento artistico «di destra» può animare anche una materia scarna, povera, «naturalistica». Così i romanzi del norvegese <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, in gran parte storie di paesani del Nord: pescatori, marinai, contadini. Anche qui, sia pure in tono minore, una ferma e misurata dignità e — al tempo stesso — un elemento mitico nelle vicende di queste anime semplici che lottano contro il destino nell’atmosfera magnetica del paesaggio boreale.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui dobbiamo limitarci a un paio di esempi, i primi che ci vengono in mente. Ma ognuno può comprendere quello che abbiamo voluto dire e integrare questi accenni con la sua sensibilità e le sue conoscenze. Queste riflessioni valgono per tutte le arti: il contenuto passa in seconda linea di fronte alla forma. Si veda ad esempio la disinvoltura con cui il Fascismo si è appropriato dell’architettura moderna per esprimere un sentimento del mondo che «moderno» non è. Si veda l’architettura classico-moderna dell’Università di Roma o quella del Foro Mussolini. Si tratta di opere minori, ma di opere ben riuscite, e lo spirito che emana da quella scintillante geometria non è l’aridità dei grattacieli, ma la sostanza dura e lucente dell’anima antica: ordine, misura, forza, disciplina, chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lassedio-dellalcazar/1570" target="_blank"><img class="size-full wp-image-4747 alignright" style="margin: 10px;" title="assedio-dell-alcazar" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/assedio-dell-alcazar.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>E veniamo ad un’arte minore, il cinema. Anche qui faremo alcune riflessioni sparse che possono servire a inquadrare il problema. Ognuno può vedere che <a title="L'assedio dell'Alcazar" href="http://www.libriefilm.com/lassedio-dellalcazar/1570"><em>L’assedio dell’Alcazar</em></a> è un buon film di propaganda fascista. Ma, a rigore, con lo stesso linguaggio, si sarebbe potuta fare anche una epopea antifascista. Vi sono invece talune inquadrature dell’ebreo comunista Eisenstein (abbiamo in mente alcuni fotogrammi di <a title="Ivan il Terribile" href="http://www.libriefilm.com/ivan-il-terribile/7355"><em>Ivan il Terribile</em></a>) che, per il loro misticismo nazionalista e autoritario non possono non esser definite «di destra». Così è noto che Fritz Lang, il regista de <em>I Nibelunghi</em>, era un comunista convinto che abbandonò la Germania all’avvento di Hitler. Ma pochi films più del suo capolavoro riescono ad esprimere la <em>Stimmung</em> eroica, mitica e pagana della Germania nazista. E Goebbels dimostrò una notevole intelligenza quando pensò a lui per la regia del film del Congresso di Norimberga.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora un esempio: <a title="Ingmar Bergman" href="http://www.libriefilm.com/category/registi/ingmar-bergman">Ingmar Bergman</a>. Questo autore non può certo essere detto «fascista» (sebbene i comunisti una volta ci abbiano provato). Ma vi è in talune sue opere una potenza simbolica, che — trasportata dall’arte nel dominio sociale — non può non esercitare talune, precise suggestioni che gli avversari definirebbero volentieri «irrazionalistiche e fasciste». Abbiamo presenti alcune inquadrature de <em>Il settimo sigillo</em>. Si ricordino i paesaggi mitici e solenni, la presenza dell’invisibile nel cuore del visibile, il dramma dell’eroe. Qui non si vuol bandire nessun messaggio politico, ma l’impressione che lo spettatore ricava dallo insieme è tutt’altro che «democratica», «sociale» ed «umanistica».</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, anche qui chi decide è l’istinto. Chi è veramente di destra, chi è interiormente improntato da taluni valori, da un particolare ethos saprà immediatamente distinguere le impressioni artistiche che appartengono al suo mondo. Estetica viene da <em>aisthànomai</em>, un conoscere per sensazione immediata.</p>
<p style="text-align: justify;">Le considerazioni qui svolte non hanno carattere sistematico. Esse vogliono solo affrontare un problema, non definirlo. D’altronde, in questo campo bastano anche degli orientamenti generici. Di là da questi ognuno deve procedere con le sue conoscenze e le sue capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">Bastano pochi cenni per tracciare le linee di sviluppo di una cultura di destra. Ma questo astratto orientamento incomincerà a prendere forma quando dei singoli si metteranno a scrivere e a fare.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/orientamenti-per-una-nuova-cultura-di-destra.html' addthis:title='Orientamenti per una nuova cultura di destra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La deformazione della natura</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Silvio Waldner che pone in luce la stretta correlazione tra catastrofe ambientale e disordine razziale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-deformazione-della-natura.html' addthis:title='La deformazione della natura '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2721 alignright" style="margin: 10px;" title="la-deformazione-della-natura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-deformazione-della-natura.jpg" alt="la-deformazione-della-natura" width="150" height="231" /><a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a> è il tipo di intellettuale di cui c’è bisogno nel XXI secolo: una mente lucida che è in grado di focalizzare in termini precisi i temi strategici del mondo contemporaneo senza farsi condizionare dai miti incapacitanti della correttezza politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> ha scritto il saggio <em>La deformazione della natura</em> che affronta i due problemi chiave che la classe dirigente è chiamata ad affrontare: la questione ecologica e la questione razziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i segni dei tempi che annunciano l’Apocalisse il più chiaro è quello di un’economia fondata sull’usura e sulla speculazione, che ormai si configura come una vera e propria dittatura delle banche. Il capitalismo, infatti, ha bisogno di abbattere caste, razze, gerarchie, confini e differenze. Negli ultimi decenni i mass media si sono quindi scatenati in una campagna pro immigrazione così martellante da far impallidire la propaganda dei regimi totalitari del <a title="Storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX secolo</a>. Il risultato è che il fenomeno più caratteristico dell’attuale temperie storica è il caos etnico che nel giro di pochi anni ha dato origine alla società multicriminale. Ancora oggi l’<em>establishment</em> non fa altro che propagandare i dogmi dell’omologazione planetaria, lanciando continuamente <em>slogan</em> egualitari che sono in stridente contrasto con la realtà. Una delle argomentazioni più utilizzate dagli scribacchini di regime sta nel fatto che le differenze razziali riguarderebbero una parte minima del DNA: secondo alcune ricerche soltanto il 2% del DNA umano. Ma a questa affermazione Waldner risponde che fra il DNA dell’uomo e quello della scimmia la differenza è dell’1,6%&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancano, inoltre, studiosi prezzolati che negano ogni differenza razziale anche a livello genetico con l’evidente scopo di assecondare le politiche mondialiste; così gli studi di psicoantropologia sono stati frettolosamente esclusi dal mondo culturale e i mass media montano campagne d’opinione che inducono all’autoflagellazione e all’etnomasochismo. La fondamentale distinzione fra “razze di natura” e “razze di cultura” è totalmente ignorata e perfino i test sull’intelligenza che sono stati effettuati sui diversi gruppi umani sono stati occultati e interrotti per non turbare l’ecumene del libero mercato. Eppure la società contemporanea si avvia pericolosamente a uno scenario di degenerazione in cui c’è da temere l’assuefazione a fenomeni come il sacrificio umano o il cannibalismo, che sembravano relegati definitivamente a fasi superate e non più percorribili della preistoria umana…</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2723" style="margin: 10px;" title="darfur1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/darfur1.jpg" alt="darfur1" width="470" height="313" />La seconda parte del saggio tratta il tema della devastazione ecologica, strettamente connesso a quello del disordine razziale. Infatti con la rivoluzione industriale si è perso il concetto di “finitezza” del mondo e le risorse del pianeta sono state consumate in maniera indiscriminata, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi! Negli ultimi decenni c’è stato un risveglio di coscienza ecologica, che però troppo spesso è stato inficiato dalla collocazione dei movimenti ecologisti nel fronte marxista o socialista, cioè con le ideologie maggiormente responsabili dell’industrialismo e dell’economia speculativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> si sofferma sulle varie ipotesi di scenari futuri: scioglimento dei ghiacci, piogge acide, deforestazione, esaurimento dell’acqua potabile…<br />
Come se non bastasse le manipolazioni genetiche e le fughe di materiale radioattivo potrebbero creare scenari totalmente inediti e inimmaginabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste circostanze renderanno ancora più feroce lo scontro razziale che inevitabilmente si innescherà su scala globale, per colpa di una classe politica egoista e incosciente che ignora la nozione di bene comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine una vera “chicca” è l’appendice del libro che riguarda la diffusione dell’AIDS e che esamina le inquietanti ipotesi sulla nascita della malattia. <a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> poi non trascura gli importanti risvolti razziali di questa epidemia di cui è ancora difficile immaginare le ricadute future.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione sta portando l’umanità alla convergenza delle catastrofi, ed è evidente che non c’è molto tempo per cambiare rotta. Per questo sempre più attuale suona il monito di Spengler sugli “anni della decisione”, e <a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a> ci indica chiaramente quali siano le decisioni da prendere: auguriamoci che lo seguano in molti!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a>, <em>La deformazione della natura</em>, Edizioni di Ar, Padova 1997, pp.84, € 8,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-deformazione-della-natura.html' addthis:title='La deformazione della natura ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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