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	<title>Centro Studi La Runa &#187; dna</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La deformazione della natura</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Silvio Waldner che pone in luce la stretta correlazione tra catastrofe ambientale e disordine razziale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-deformazione-della-natura.html' addthis:title='La deformazione della natura '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2721 alignright" style="margin: 10px;" title="la-deformazione-della-natura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-deformazione-della-natura.jpg" alt="la-deformazione-della-natura" width="150" height="231" /><a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a> è il tipo di intellettuale di cui c’è bisogno nel XXI secolo: una mente lucida che è in grado di focalizzare in termini precisi i temi strategici del mondo contemporaneo senza farsi condizionare dai miti incapacitanti della correttezza politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> ha scritto il saggio <em>La deformazione della natura</em> che affronta i due problemi chiave che la classe dirigente è chiamata ad affrontare: la questione ecologica e la questione razziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i segni dei tempi che annunciano l’Apocalisse il più chiaro è quello di un’economia fondata sull’usura e sulla speculazione, che ormai si configura come una vera e propria dittatura delle banche. Il capitalismo, infatti, ha bisogno di abbattere caste, razze, gerarchie, confini e differenze. Negli ultimi decenni i mass media si sono quindi scatenati in una campagna pro immigrazione così martellante da far impallidire la propaganda dei regimi totalitari del <a title="Storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX secolo</a>. Il risultato è che il fenomeno più caratteristico dell’attuale temperie storica è il caos etnico che nel giro di pochi anni ha dato origine alla società multicriminale. Ancora oggi l’<em>establishment</em> non fa altro che propagandare i dogmi dell’omologazione planetaria, lanciando continuamente <em>slogan</em> egualitari che sono in stridente contrasto con la realtà. Una delle argomentazioni più utilizzate dagli scribacchini di regime sta nel fatto che le differenze razziali riguarderebbero una parte minima del DNA: secondo alcune ricerche soltanto il 2% del DNA umano. Ma a questa affermazione Waldner risponde che fra il DNA dell’uomo e quello della scimmia la differenza è dell’1,6%&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancano, inoltre, studiosi prezzolati che negano ogni differenza razziale anche a livello genetico con l’evidente scopo di assecondare le politiche mondialiste; così gli studi di psicoantropologia sono stati frettolosamente esclusi dal mondo culturale e i mass media montano campagne d’opinione che inducono all’autoflagellazione e all’etnomasochismo. La fondamentale distinzione fra “razze di natura” e “razze di cultura” è totalmente ignorata e perfino i test sull’intelligenza che sono stati effettuati sui diversi gruppi umani sono stati occultati e interrotti per non turbare l’ecumene del libero mercato. Eppure la società contemporanea si avvia pericolosamente a uno scenario di degenerazione in cui c’è da temere l’assuefazione a fenomeni come il sacrificio umano o il cannibalismo, che sembravano relegati definitivamente a fasi superate e non più percorribili della preistoria umana…</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2723" style="margin: 10px;" title="darfur1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/darfur1.jpg" alt="darfur1" width="470" height="313" />La seconda parte del saggio tratta il tema della devastazione ecologica, strettamente connesso a quello del disordine razziale. Infatti con la rivoluzione industriale si è perso il concetto di “finitezza” del mondo e le risorse del pianeta sono state consumate in maniera indiscriminata, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi! Negli ultimi decenni c’è stato un risveglio di coscienza ecologica, che però troppo spesso è stato inficiato dalla collocazione dei movimenti ecologisti nel fronte marxista o socialista, cioè con le ideologie maggiormente responsabili dell’industrialismo e dell’economia speculativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> si sofferma sulle varie ipotesi di scenari futuri: scioglimento dei ghiacci, piogge acide, deforestazione, esaurimento dell’acqua potabile…<br />
Come se non bastasse le manipolazioni genetiche e le fughe di materiale radioattivo potrebbero creare scenari totalmente inediti e inimmaginabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste circostanze renderanno ancora più feroce lo scontro razziale che inevitabilmente si innescherà su scala globale, per colpa di una classe politica egoista e incosciente che ignora la nozione di bene comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine una vera “chicca” è l’appendice del libro che riguarda la diffusione dell’AIDS e che esamina le inquietanti ipotesi sulla nascita della malattia. <a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> poi non trascura gli importanti risvolti razziali di questa epidemia di cui è ancora difficile immaginare le ricadute future.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione sta portando l’umanità alla convergenza delle catastrofi, ed è evidente che non c’è molto tempo per cambiare rotta. Per questo sempre più attuale suona il monito di Spengler sugli “anni della decisione”, e <a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a> ci indica chiaramente quali siano le decisioni da prendere: auguriamoci che lo seguano in molti!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a>, <em>La deformazione della natura</em>, Edizioni di Ar, Padova 1997, pp.84, € 8,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-deformazione-della-natura.html' addthis:title='La deformazione della natura ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Perché la mosca non è un cavallo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sermonti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un articolo del prof. Giuseppe Sermonti sulla genetica e sugli spazi aperti che essa lascia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sermontimoscacavallo.html' addthis:title='Perché la mosca non è un cavallo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dimenticare-darwin/8697" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6055" style="margin: 10px;" title="dimenticare-darwin" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dimenticare-darwin.jpg" alt="" width="170" height="240" /></a> Che cosa fa mosca la mosca e cavallo il cavallo? Il problema sembra così ovvio che non val la pena porselo. Sappiamo che cosa fa albino un albino, talassemico un talassemico e non staremo a perdere tempo di fronte a una domanda così banale. E invece la domanda va posta, e la risposta non c&#8217;è&#8230; Sarà una differenza di codice genetico, si dice l&#8217;uomo della strada. E non è giusto, benché la dizione sia entrata nell&#8217;uso, e si dica &#8220;il mio codice genetico&#8221;, per dire la mia costituzione profonda e personale. Sbagliatissimo. Il &#8220;codice genetico&#8221;, cioè il cifrario della vita è identico in tutti i viventi, dal batterio all&#8217;elefante, senza eccezioni. Tutti usiamo lo stesso alfabeto cellulare. Allora, se non è l&#8217;alfabeto, saranno i testi scritti con questo a differenziare le specie? La lettura dei testi che compongono l&#8217;informazione genetica, cioè dei &#8220;geni&#8221; delle varie specie, è in corso da più di trenta anni e ha portato alla sconcertante conclusione: i geni sono sostanzialmente gli stessi in tutti gli animali, solo soggetti a una minima variazione neurale che non ne altera la funzione. Un gene che svolge una data funzione nella mosca non si distingue da quello che svolge la stessa funzione nel cavallo. Essi sono intercambiabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/scienziati-nella-tempesta/465" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6056" style="margin: 10px;" title="scienziati-nella-tempesta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/scienziati-nella-tempesta.jpg" alt="" width="200" height="306" /></a> Ma allora, nasce subito la domanda, come si sono separati, nel corso dell&#8217;evoluzione, la mosca e il cavallo? Rispose François Jacob, pochi anni dopo: &#8220;A generare la diversificazione degli organismi non sono state le novità biochimiche &#8230; Ciò che distingue una farfalla da un leone, o un verme da una balena è molto meno una differenza nei costituenti chimici che nell&#8217;organizzazione o distribuzione di questi costituenti&#8221;. Come dire, ciò che distingue un quadro da un altro non sono i colori usati, ma la loro dislocazione. Che cosa stabilisce la dislocazione delle sostanze viventi? Nel moscerino dell&#8217;aceto (drosofila) furono isolati mutanti senza occhi, con torace doppio, con zampe al posto delle antenne. I geni interessati sono stati &#8220;mappati&#8221; e il risultato è stato sorprendente ed emozionante. Essi si trovano tutti adiacenti, in una serie allineati di dieci. Il primo è preposto al segmento anteriore e via via di seguito, segmento per segmento, fino alla coda. Il pacchetto di geni è come un moscerino in miniatura, inserito tra la baraonda degli altri geni. La ricerca dei geni ordinatori si estese ad altre specie animali. Al topolino, a un anfibio, alla sanguisuga e infine anche all&#8217;uomo. E quei geni furono trovati, nel loro pacchetto, ed erano gli stessi ovunque, nello stesso ordine, con le stesse, caratteristiche. Si arrivò alla conclusione che tutti gli animali hanno la stessa sequenza di geni a decretare l&#8217;ordine delle loro regioni corporali. Quel pacchetto, si concluse, è antichissimo e universale, alla radice di tutto il regno animale, rimasto intatto durante tutta l&#8217;evoluzione zoologica, il che vuol dire per oltre mezzo miliardo di anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-crepuscolo-dello-scientismo/8698" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6058" style="margin: 10px;" title="crepuscolo-dello-scientismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/crepuscolo-dello-scientismo.jpg" alt="" width="200" height="291" /></a> Un moscerino privo del gene che sovraintende alla regione oculare non ha occhi. Se andiamo a prelevare quello stesso gene nel pacchetto regolatore di un gattino e lo trasferiamo nell&#8217;uovo del moscerino cieco, accadrà una cosa meravigliosa e cioè che il moscerino riacquisterà gli occhi. E i suoi occhi saranno gli sfaccettati occhi rossi della sua specie benché il gene regolatore provenga da un gattino con occhi tondi e azzurri. Queste sono le sbalorditive scoperte della genetica più recente, scoperte poco note, tuttavia, perché estranee al mito che la vita sia nel Dna, tutta nel Dna, nient&#8217;altro che nel Dna. A questo punto il lettore si chiederà, dal momento che il Dna è risultato così universale, che spazio rimanga all&#8217;ingegneria genetica, al progetto genoma, ai ceppi transgenici, alla terapia genica. Il fatto di essere ubiquitario non esime il gene dall&#8217;essere perfetto. E&#8217; sufficiente un minuscolo difetto in un gene per metterlo fuori uso e produrre una malattia, la cecità, la morte. Come un frustolino nel motore può fermare un TIR. L&#8217;ingegnere genetico lavora sulle minuzie di una macchina chimica che non sopporta errori. E quegli errori minuziosi possono produrre malattie, deficienze, disastri. Ma non c&#8217;è idea più sbagliata di quella che la macchina prodigiosa si sia formata attraverso la correzione di innumerevoli difettucci, cioè attraverso una serie accidentale di &#8220;mutazioni&#8221; vantaggiose. Le piccole differenze, i minuscoli difetti (talvolta con esiti gravi) degli organismi sono dovuti alle mutazioni del Dna, ma le grandi diversità, che distinguono tra loro le specie, gli ordini, le classi e che riguardano la forma esteriore e l&#8217;organizzazione generale, quelle non dipendono dal Dna, ma da elusive informazioni spaziali, campi morfogenetici immateriali, archetipi indefinibili. Nessun biologo molecolare ci dirà mai se il genoma che sta analizzando è di un genio o di un imbecille, è di un bianco o di un nero, e neppure se è quello di una mosca o quello di un cavallo. Ci dirà solo di quali malattie generiche è portatore, ci rivelerà i difetti ma non le virtù. E aggiungerà che le inafferrabili bellezze non lo interessano neppure.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 3 ottobre 2000.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Sermonti+Giuseppe">TUTTI I LIBRI DI GIUSEPPE SERMONTI (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/autore?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0062593">(BOL)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sermontimoscacavallo.html' addthis:title='Perché la mosca non è un cavallo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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