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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Devoto</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il popolo licio</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 16:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Mutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul tema indoeuropeo in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Una breve storia degli sviluppi degli studi sui lici e gli altri popoli indoeuropei della penisola anatolica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-popolo-licio.html' addthis:title='Il popolo licio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_7092" class="wp-caption alignright" style="width: 180px"><img class="size-full wp-image-7092" title="Iscrizione licia a Xanthos" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/iscrizione-licia.jpg" alt="Iscrizione licia a Xanthos" width="170" height="244" /><p class="wp-caption-text">Iscrizione licia a Xanthos</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;indeuropeista danese Holger Pedersen (1867-1953), autore della  monumentale <em>Vergleichende Grammatik der keltischen Sprachen</em> (Göttingen  1909-1913), si occupò anche, tra l&#8217;altro, di albanese, di armeno, di  lingue balto-slave, di tocario e di ittita. A quest&#8217;ultima lingua  Pedersen dedicò un lavoro intitolato <em>Hittitisch und die anderen  indoeuropäischen Sprachen </em>(København 1938), nel quale affermò che  l&#8217;ittita, per quanto lontano sia dal tipo <a title="indeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indeuropeo</a>, è per certe sue  caratteristiche &#8220;così arcaico che, per l&#8217;aspetto generale della famiglia  linguistica, è altrettanto importante quanto l&#8217;antico indiano e il  greco&#8221; (p. 191).</p>
<p style="text-align: justify;">Fra il 1879 e il 1902, insieme coi norvegesi Sophus Bugge (1833-1907)  ed Alf Torp (1853-1916), Holger Pedersen sostenne il carattere  <a title="indeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indeuropeo</a> del licio e del lidio, due lingue parlate nell&#8217;Anatolia  occidentale nel I millennio a. C.  A quell&#8217;epoca si conoscevano soltanto  circa 150 iscrizioni licie, risalenti ai secc. V e IV a. C., ma non  erano ancora note le lingue anatoliche del II millennio, sicché  l&#8217;ipotesi dei glottologi nordici non poté scuotere l&#8217;autorità della  teoria allora dominante, secondo cui la popolazione pregreca dell&#8217;Asia  Minore non sarebbe appartenuta alla famiglia indeuropea.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul finire del XIX secolo alcuni linguisti avevano infatti formulato la  teoria secondo cui la lingua dei Lici e le altre antiche lingue  dell&#8217;Asia Minore (misio, lidio, cario ecc.) sarebbero appartenute ad una  famiglia diversa sia da quella indeuropea sia da quella semitica.  Faceva eccezione il frigio, ritenuto lingua indeuropea per via dei  numerosi elementi lessicali assai simili al greco contenuti nelle  iscrizioni frigie. Fu così che nacque l&#8217;ipotesi di un&#8217;affinità delle  lingue egeo-microasiatiche con quelle caucasiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Soltanto nel 1936 un professore di glottologia dell&#8217;Università di  Pavia, Piero Meriggi (1899-1982), decifratore dell&#8217;ittita geroglifico,  rilanciò i risultati delle ricerche compiute da Pedersen, Bugge e Torp,  rafforzandoli con nuove argomentazioni. Da parte sua, basandosi su  alcune analogie morfologiche nella declinazione e nella coniugazione e  sulla presenza di un gruppo di elementi lessicali comuni, Pedersen  metteva in luce la vicinanza del licio e dell&#8217;ittita, affermando in  particolare che il licio rappresenta un più tarda fase di sviluppo del  luvio: &#8220;<em>In gewissen Beziehungen würde das Luwische sich besser als  Stammutter des Lykischen empfehlen</em>&#8221; (<em>Lykisch und Hittitisch</em>, Kopenhagen  1949). Tali vedute furono confermate alla fine degli anni Cinquanta  dalla <em>Comparaison du louvite et du lycien</em> (“Bulletin de la Société de  Linguistique de Paris”, 55, pp. 155-185 e 62, pp. 46-66) del francese  Emmanuel Laroche (1914-1991), il quale mostrò la corrispondenza del  termine ittita per &#8216;Licia&#8217; (<em>Lukka</em>) con il luvio <em>Lui</em>-, da un più antico  *<em>Luki</em>-, donde l&#8217;identità dei nomi <em>Luwiya </em>e <em>Lykìa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/origini-indeuropee-devoto-giacomo-edizioni/libro/9788889515327?a=395521" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7091" style="margin: 10px;" title="origini-indeuropee" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/origini-indeuropee.jpg" alt="" width="205" height="298" /></a>Dal fatto che nelle iscrizioni licie siano individuabili alcuni  elementi tipici di una lingua satem l&#8217;indeuropeista bulgaro Vladimir  Ivanov Georgiev  conclude che nel licio sarebbero presenti due  componenti: &#8220;la prima è probabilmente il licio, successore del luvio (e  vicino all&#8217;ittita), la seconda è probabilmente il termilico, successore  del pelasgico&#8221; (Vladimir I. Georgiev, <em>Introduzione alla storia delle  lingue indeuropee</em>, Roma 1966, p. 233), sicché la lingua licia del I  millennio costituirebbe il risultato della mescolanza di queste due  lingue.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo dunque in presenza di un caso che giustifica la nozione di  &#8220;peri-indeuropeo&#8221;, in quanto nel licio, come nel lidio, gli elementi  <a title="indeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indeuropei</a> sono innegabili, però &#8220;è difficile considerare queste lingue  sullo stesso piano delle lingue indeuropee normali&#8221; (Giacomo Devoto, <a title="Origini indeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/giacomo-devoto-e-le-origini-indeuropee.html"><em> Origini indeuropee</em></a>, Padova 2005, p. 206). Così il Devoto, per il quale  il licio e il lidio, assieme alle altre lingue anatoliche più o meno  vicine all&#8217;ittita, &#8220;completano l&#8217;imagine di una complessità linguistica  accanto ad una etnica, intorno alla nozione etnico-linguistica ben  definita dagli Ittiti&#8221; (op. cit., p. 426).</p>
<p style="text-align: justify;">Alla componente etnolinguistica indeuropea corrisponde, nella cultura  politica del popolo licio, un caratteristico &#8220;tratto delle vecchie  radici indoeuropee,  [ossia] che le città licie erano governate da  consiglieri anziani (senati)&#8221; (Francisco Villar, <a title="Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa" href="http://www.centrostudilaruna.it/villar.html"><em>Gli Indoeuropei e le  origini dell&#8217;Europa. Lingua e storia</em></a>, Bologna 2008, pp. 352-353), mentre  dal sostrato preindeuropeo proviene quell&#8217;aspetto matriarcale che non  era sfuggito all&#8217;osservazione di Erodoto. &#8220;Solo questo uso è loro  proprio &#8211; scrive il padre della storia &#8211; e in ciò non assomigliano a  nessun altro popolo: prendono il nome dalle madri e non dai padri. Se  uno chiede al vicino chi egli sia, questi si dichiarerà secondo la linea  materna (<em>metròthen</em>) e menzionerà le antenate della madre. E qualora una  donna di città sposi uno schiavo, i figli sono considerati nobili;  qualora invece un uomo di città, anche il primo di loro, abbia una  moglie straniera o una concubina, i figli sono perdono ogni diritto&#8221; (I,  173, 4-5).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-indoeuropei-e-le-origini-delleuropa/4173" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7093" style="margin: 10px;" title="gli-indoeuropei-e-le-origini-dell-europa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-indoeuropei-e-le-origini-dell-europa-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Già in Omero, d&#8217;altronde, è attestato il singolare costume licio della  discendenza matrilineare: Bellerofonte, scelto dal re di Licia come  genero e reso partecipe di metà del potere regale, rappresenta una  &#8220;eccezione ai normali costumi matrimoniali attestati nel mondo omerico&#8221;  (Maria Serena Mirto, <em>Commento </em>a: Omero, <em>Iliade</em>, Einaudi-Gallimard,  Torino 1997, p. 970); tra i suoi nipoti, l&#8217;erede del potere regale e il  comandante supremo dei Lici nella guerra di Troia non è Glauco, &#8220;lo  splendido figlio di Ippoloco&#8221; (<em>Iliade</em>, VI, 144), bensì Sarpedonte,  figlio di Laodamia: &#8220;Accanto a Laodamia giacque il saggio Zeus, &#8211; ed  essa generò Sarpedonte dall&#8217;elmo di bronzo, pari agli dèi&#8221; (<em>Iliade</em>, VI,  198-199).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa storia viene presa in considerazione da Bachofen nelle pagine  introduttive al <em>Mutterrecht</em>: &#8220;Accanto ad una testimonianza assolutamente  storica di Erodoto, la storia mitica del re presenta un caso di  trasmissione ereditaria matrilineare. Non i figli maschi di Sarpedone  [Sic. "Sarpedone" in luogo di "Bellerofonte" è ovviamente una svista del  traduttore], ma Laodamia, la figlia, è l&#8217;erede legittima, e questa cede  il regno a suo figlio, il quale esclude gli zii. (&#8230;) La preferenza  data a Laodamia nei confronti dei suoi fratelli conduce Eustazio  all&#8217;osservazione che un tale trattamento di favore della figlia rispetto  ai figli maschi contraddice interamente le concezioni elleniche&#8221;  (Johann Jakob Bachofen, <em>Introduzione al &#8220;Diritto materno&#8221;</em>, a cura di Eva  Cantarella, Editori Riuniti, Roma 1983, pp. 44-45).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1862, un anno dopo la pubblicazione del <em>Mutterrecht</em>, Bachofen  riprende l&#8217;argomento con <em>Das lykische Volk und seine Bedeutung für die  Entwicklung des Altertums</em>, Freiburg im Breisgau. Ne esistono due  traduzioni italiane: quella di Alberto Maffi (<em>Il popolo licio e la sua  importanza per lo sviluppo dell&#8217;antichità</em>, in: <em>Il potere femminile.  Storia e teoria</em>, a cura di Eva Cantarella, Il Saggiatore, Milano 1977) e  quella ormai irreperibile del latinista E. Giovannetti (<em>Il popolo  licio</em>, Sansoni, Firenze 1944), che viene riproposta nel presente  fascicolo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso, dal <a title="Claudio Mutti" href="http://www.claudiomutti.com/index.php?url=6&amp;imag=1&amp;id_news=166">sito dell&#8217;Autore</a>.</p>
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		<title>Simbolismo del topo</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 14:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'etimologia dei termini che designano il topo, il sorcio e il ratto e alcune note sui significati simbolici del topo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolismo-del-topo.html' addthis:title='Simbolismo del topo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/animali-fra-mito-e-simbolo/5140"><img class="alignleft size-full wp-image-2452" style="margin: 10px;" title="animali-tra-mito-e-simbolo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/animali-tra-mito-e-simbolo.jpg" alt="animali-tra-mito-e-simbolo" width="200" height="292" /></a>Nel caso di questo animale la designazione prevalente in italiano non è probabilmente di origine indoeuropea, ma mediterranea. Si tratta infatti del risultato del tardo latino <em>talpus </em>(da <em>talpa</em>, che è appunto di origine mediterranea). In area settentrionale <em>*talp</em> è cambiato in <em>*taup-</em>, per giungere al termine oggi invalso; sino al secolo scorso aveva una diffusione più o meno pari a “topo” anche “sorcio”, oggi però sempre più in disuso. Anch’esso ha probabilmente origine mediterranea.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre le lingue romanze hanno subito tramite il latino questa influenza mediterranea (francese <em>taupe</em>, spagnolo <em>topo</em>, catalano <em>taup</em>) in quelle germaniche il vocabolo si è mantenuto in forme più fedeli alle origini indoeuropee: inglese <em>mouse</em>, tedesco <em>Maus</em>: qui è rimasta evidente la radice indoeuropea <em>*mus</em>, che si manifestò in forme pressoché invariate dal latino all’alto tedesco e al norreno e dal sanscrito al greco, sino al prussiano moderno; nello slavo antico compare come <em>myši</em>, nell’armeno come <em>mukn </em>e nell’albanese sotto la forma <em>mi</em>. A queste parole va ancora aggiunto l’italiano “ratto”, derivante da una serie onomatopeica in cui le due consonanti “r” e “t” dovevano rimandare all’idea del “rodere” (la cui radice era <em>*rod</em> / <em>*rad</em>); forme affini a “ratto”, come rileva Devoto, sono attestate in tutta l’area romanza e in quella germanica occidentale (provenzale e francese <em>rat</em>, spagnolo e portoghese <em>rato</em>, tedesco <em>Ratte</em>), ma verosimilmente anche in area celtica (bretone <em>raz</em>, medio irlandese <em>rata</em>, gaelico <em>radàn</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso il significato simbolico degli animali, delle piante, dei colori e di varie manifestazioni del mondo naturale si intuisce ancor’oggi in via del tutto spontanea, specie se si sviluppa un’adeguata sensibilità. Questo è il caso anche del topo: a tutti viene spontaneo associare questo animale al sudiciume, alla spregevole bassezza e all’oscurità, spesso morbosa. Nelle tradizioni è infatti questo il carattere predominante. A ciò contribuisce in particolare misura il fatto che questo animale scava spesso sottoterra le proprie tane, e che dunque è così legato al mondo tellurico. La caverna assume qui dunque il suo carattere oscuro, umido e ombroso.</p>
<p style="text-align: justify;">Come di frequente accade nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> cristiano, spesso dualista, si tratta di animale colpito da una caratterizzazione orribile, e viene associato infatti al demonio. Così nell’iconografia, specie medievale, è rappresentato intento a rodere le radici dell’albero della vita. Questo ci riporta vagamente alla mente l’immagine di un altro mitico roditore, e cioè il nordico Ratatoskr. Come molti altri animali, questa sorta di simbolico scoiattolo vive presso l’albero del mondo Yggdrasil: egli corre continuamente su e giù lungo il tronco, e funge da tramite fra l’aquila, che sta appollaiata sui più alti rami, e un tremendo serpe che tormenta le radici, poiché suo compito è riportare le cattive parole che i due animali intendono scambiarsi. Il significato qui è diverso: come ben intuisce Gianna Chiesa Isnardi, «Allo scoiattolo Ratatoskr, “dente che perfora”, più che un valore simbolico il mito attribuisce la funzione di incarnare l’immagine della velocità: alla sua figura è affidato il compito di fare sì che l’antagonismo fra Cielo e Terra, fra spirituale e materiale, fra bene e male abbia corso ininterrotto»: parrebbe proprio una triste descrizione dell’epoca nostra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania</em> del 14 gennaio 2001.</p>
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		<title>Simbolismo dell&#8217;arco</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 16:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Etimologia, diffusione e simbolismo dell'arco nell'antichità, e in particolare presso i popoli indoeuropei]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolismo-dellarco.html' addthis:title='Simbolismo dell&#8217;arco '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_2593" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><img class="size-full wp-image-2593 " title="ullr-arciere" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ullr-arciere.jpg" alt="Ullr arciere. Incisione lignea" width="336" height="389" /><p class="wp-caption-text">Ullr arciere. Incisione lignea</p></div>
<p style="text-align: justify;">È il latino <em>arcus</em>, della quarta declinazione. Devoto testimonia che le parentele indoeuropee di tale termine sono attestate solo in area germanica. Nel gran <em>Vocabolario etimologico indoeuropeo</em> di Walde e Pokorny compare però una ricostruzione di un termine indoeuropeo comune che dovette designare l&#8217;arco, riconducibile alla forma <em>*gwiya</em>. Essa è stata identificata sulla base dell&#8217;antico slavo <em>zi-ca</em>, del lituano <em>gijà</em> (&#8216;filo&#8217;), del greco <em>biós</em>, dell&#8217;avestico <em>jya</em> e del sanscrito <em>jya</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arco deve avere avuto un ruolo assai importante anche nella più antica società guerriera indoeuropea, poiché memorabili arcieri costellano le mitologie indoeuropee. Iniziando dall&#8217;Europa del Nord, vale a dire dalle regioni della patria originaria dei popoli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, troviamo tra gli antichi Germani Ullr, il mitico arciere detto anche Bogaáss, &#8220;dio dell&#8217;arco&#8221; (<em>Gylfaginning</em> 23, 31), che è presente in numerose raffigurazioni e incisioni rupestri. Gianna Chiesa Isnardi ne sottolinea la relazione con un albero, scrivendo nei suoi <em>Miti nordici</em> che &#8220;il legno di tasso, materiale preferito per l&#8217;arco <em>yr</em> significa sia &#8216;tasso&#8217; che &#8216;arco di tasso&#8217;) richiama forse l&#8217;albero cosmico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Migrando poi, come i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">popoli indoeuropei</a>, verso il Sud, giungiamo all&#8217;Ellade, ove figura l&#8217;arciere Ulisse (la parentela linguistica con il dio nordico è stata notata da alcuni studiosi) che, oltre al noto episodio di gara con l&#8217;arco che si trova nella conclusione dell&#8217;<em>Odissea</em>, è noto per il suo letto nuziale costruito sul possente tronco d&#8217;albero. Ma si pensi, ancora, alla figura centrale di un fondamentale testo di ascesi guerriera quale la <em>Bhagavad Gîta</em>, l&#8217;arciere Arjuna, o a varie divinità come Kama, Apollo, Cupido o a eroi come l&#8217;irlandese CúChulainn. Negli <em>Inni omerici</em> è detto: &#8220;Io parlerò dell&#8217;arciere Apollo i cui passi nella dimora di Zeus fanno tremare tutti gli dei: tutti si levano dal loro seggio al suo avvicinarsi quando tende il suo arco illustre&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche divinità femminili sono armate d&#8217;arco: si pensi per esempio alla nordica Skaði, moglie di Njörðr &#8211; dea cacciatrice che tanto ci rammenta Diana, signora delle selve e degli animali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arco è inoltre <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di una precisa disciplina spirituale: è, in India, l&#8217;arma tipica da <em>kshatriya </em>(questo termine indica la casta dei guerrieri), adatta alle iniziazioni cavalleresche. Risalendo a uno dei più antichi testi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, il <em>Rig Veda</em>, leggiamo: &#8220;Possiamo con l&#8217;arco conquistare le vacche e il bottino, vincere le più dure battaglie! L&#8217;arco è il tormento del nemico; vinciamo con l&#8217;arco tutte le regioni dello spazio!&#8221;. E certo significativamente, sempre riguardo al mondo e allo spirito nordico, troviamo questa considerazione della Chiesa Isnardi: &#8220;la freccia e l&#8217;arco sono strumenti del guerriero e del cacciatore, per i quali l&#8217;esperienza della vita è la lotta contro le forze del male: l&#8217;apprendimento del loro uso è perciò azione iniziatica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania</em> del 6 maggio 2001.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolismo-dellarco.html' addthis:title='Simbolismo dell&#8217;arco ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Giacomo Devoto e le Origini indeuropee</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 08:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indoeuropei]]></category>
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		<category><![CDATA[Recensioni di libri sul tema indoeuropeo]]></category>
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		<description><![CDATA[Recensione del celebre saggio del linguista italiano, recentemente ripubblicato dalle Edizioni di Ar]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/giacomo-devoto-e-le-origini-indeuropee.html' addthis:title='Giacomo Devoto e le Origini indeuropee '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><div id="attachment_2105" class="wp-caption alignleft" style="width: 215px"><a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/origini-indeuropee-devoto-giacomo-edizioni/libro/9788889515327?a=395521" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2105" title="origini-indeuropee" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/origini-indeuropee.jpg" alt="Giacomo Devoto, Origini indeuropee" width="205" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">Giacomo Devoto, Origini indeuropee</p></div>
<p style="text-align: justify;">Giacomo Devoto è famoso per aver redatto, assieme a Giancarlo Oli, uno dei più prestigiosi dizionari della lingua italiana. Ma Devoto è stato anche un grande studioso di <a title="indoeuropeistica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeistica</a>, e le Edizioni di Ar hanno fatto un bel regalo al mondo della cultura ripubblicando il suo monumentale studio <a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/origini-indeuropee-devoto-giacomo-edizioni/libro/9788889515327?a=395521" target="_blank"><em>Origini indeuropee</em></a>, un saggio che era stato pubblicato per la prima volta nel 1962. Da quella data la ricerca archeologica, storica e filologica ha fatto progressi, ma il libro di Devoto è ancora un testo insostituibile per affrontare l&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">Devoto introduce il lettore al tema con una ricognizione della scienza <a title="indoeuropeistica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeistica</a>, dai primi pionieristici tentativi del XVIII° secolo che individuavano concordanze fra la lingua sanscrita e le lingue occidentali, soprattutto il latino, fino all&#8217;affermazione del concetto di <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a> nel XIX° secolo, e ai grandi studiosi del XX° secolo che hanno approfondito ulteriormente lo studio linguistico completandolo con comparazioni storiche e antropologiche: Georges Dumézil, <a title="Hans Friedrich Karl Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans F. K. Günther</a>, Emile Benveniste&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a> presuppone l&#8217;esistenza di una lingua comune parlata da un popolo che aveva coscienza di una propria identità etnica, ma che poi si è diviso in vari rami fino a dar luogo a una straordinaria molteplicità di lingue dal confronto delle quali gli studiosi cercano di ricostruire forme comuni. Il problema della lingua originaria è tra i più affascinanti e più gravidi di conseguenze per l&#8217;interpretazione della storia delle civiltà: per questo sull&#8217;argomento si sono succedute le ipotesi più varie, che talvolta sconfinano in supposizioni poco convincenti. Devoto, pur prendendo in esame le diverse teorie, è saldamente ancorato a procedimenti scientifici: in generale il vocabolario mostra che gli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a> conoscevano piante e animali diffusi nel Nord Europa o al massimo nelle steppe della Russia in prossimità del Mar Nero. In base a queste argomentazioni vengono scartate le ipotesi che spostano più a Sud-Est la sede originaria degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Devoto poi passa in rassegna i dati archeologici che hanno integrato le testimonianze linguistiche: in particolare il ritrovamento delle &#8220;ceramiche a nastro&#8221; nei territori dell&#8217;Europa centrale sembra da mettere in relazione con l&#8217;insediamento <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>. Un elemento che caratterizza con maggiore precisione i <a title="popoli indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">popoli indoeuropei</a> è l&#8217;ascia da combattimento, che viene spesso rinvenuta nei corredi funebri. Sempre dall&#8217;Europa centrale ha origine il rito dell&#8217;incinerazione che si diffonde nel Centro-Nord dell&#8217;Italia. A questo proposito già Carlo Cattaneo nei suoi scritti letterari (1842) aveva rilevato la formazione di un&#8217;identità europea in conseguenza dell&#8217;insediamento di popoli che egli chiamava &#8220;Indo-persi&#8221; (all&#8217;epoca la comunità scientifica non aveva ancora elaborato concetti più precisi). In generale si cominciava a delineare un mondo nordico-<a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a> caratterizzato da patriarcato, monogamia, divinità celesti, dimora ultraterrena dei morti, sistema numerico decimale, contrapposto a un mondo mediterraneo caratterizzato da matriarcato, poliandria, culto della Terra Madre, metempsicosi, sistema numerico vigesimale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antico vocabolario <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>, in effetti, mostra alcuni caratteri costanti che mettono in luce istituzioni e abitudini di vita comuni: la famiglia patriarcale, l&#8217;allevamento del bestiame, la pratica dell&#8217;agricoltura, l&#8217;utilizzo del carro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4045" class="wp-caption aligncenter" style="width: 536px"><img class="size-full wp-image-4045 " title="indoeuropei-centroeuropa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/indoeuropei-centroeuropa.png" alt="" width="526" height="332" /><p class="wp-caption-text">Schema approssimativo delle migrazioni indoeuropee secondo G. Devoto (in realtà Devoto colloca l&#39;Urheimat in area più occidentale). Da A Grammar of Modern Indo-European</p></div>
<p style="text-align: justify;">Devoto analizza poi il cosiddetto &#8220;vocabolario compatto&#8221;, cioè le parole di significato più generale che si suppongono meno esposte a variazione. Una delle espressioni più significative è quella della &#8220;fama imperitura&#8221;, della &#8220;gloria eterna&#8221; che si trova attestata sia nel linguaggio omerico che nella letteratura dell&#8217;antica India: una lampante dimostrazione di quanto fosse importante il buon ricordo di sé nel sistema di valori <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>. Da qui si comprende la costante preoccupazione di trasmettere alla discendenza i comportamenti virtuosi e meritevoli. Nel campo della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> si nota come la concezione patriarcale della famiglia si traducesse nella figura di un &#8220;Padre degli dèi&#8221; testimoniato da figure come Zeus, Giove, Wotan. Particolarmente interessante, inoltre, è il termine <em>louko</em> che originariamente indicava la radura nella foresta che veniva illuminata dalla luce solare e quindi percepita come sacra: la parola si è conservata fino al latino <em>lucus</em> che indica appunto il bosco sacro, nonché nel nome del dio <a title="celtico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">celtico</a> della luce Lugh. Nella terminologia dei nomi famigliari i celebri casi di <em>pater</em> e <em>mater</em> sono tra i più indicativi delle concordanze fra le varie <a title="lingue indoeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">lingue indoeuropee</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi delle parole ci informa su costumi e istituzioni che hanno caratterizzato per millenni i <a title="popoli indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">popoli indoeuropei</a> e che in alcuni casi sopravvivono ancora oggi. Il vocabolario più antico restituisce in generale l&#8217;immagine di una società che aveva sviluppato un solido senso della individualità umana al quale era legata un&#8217;idea della proprietà privata che assumeva un valore magico-sacrale. In base a queste concezioni il furto era concepito non solo come un crimine dal quale difendersi, ma come un vero e proprio atto contro natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli animali spiccano quelli da allevamento: pecore, maiali, bovini. Inoltre il cavallo, utilizzato in guerra e il cane come animale domestico compaiono costantemente al fianco degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I nomi etnici sono testimoniati dal termine <em>arya</em> che è sopravvissuto in India e nel mondo celtico e da <em>weneto</em> testimoniato nelle più varie aree del territorio europeo. Per quanto riguarda la terminologia politica il latino <em>rex</em> indica il sovrano ed è legato al termine <em>reg</em> che indica il movimento rettilineo anche in senso <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolico</a>: si delinea quindi una società aristocratica fondata sui valori della gerarchia. Il popolo è indicato dalla parola <em>teuta</em> che originariamente designava l&#8217;assemblea. I rapporti famigliari, come si è detto, contemplavano un matrimonio rigorosamente monogamico che definiva con precisione diritti e doveri dei coniugi fra di loro e nei riguardi dei figli, a testimoniare il valore fondamentale della discendenza nel mondo <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La concezione di libertà personale era espressa dalle forme <em>praiwo</em> e <em>priyo</em>, che indicavano originariamente un amico o una persona cara e che per estensione assumono il significato di uomo libero, designando quindi un concetto di libertà non legato alla nascita, ma al sentimento di affinità e di simpatia che lega l&#8217;individuo alla comunità in cui vive.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine il libro affronta il tema della formazione delle nazionalità indoeuropee, particolarmente intricato, data la varietà dei linguaggi che sono sorti nei vari territori: greci, italici, celtici, germanici, slavi, ittiti, armeni&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume è corredato da numerose illustrazioni e carte geografiche, da vari indici, e da una tabella comparativa dei temi radicali <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>.</p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Giacomo Devoto, <a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/origini-indeuropee-devoto-giacomo-edizioni/libro/9788889515327?a=395521" target="_blank"><em>Origini indeuropee</em></a>, Edizioni di Ar, Padova, 2008, pp. 590, € 60,00.</p>
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		<title>Du symbolisme de la roue</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La roue détient un rôle très important depuis les plus anciennes cosmogonies]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/symbolismeroue.html' addthis:title='Du symbolisme de la roue '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2717835873/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/troisfonctions.bmp" border="0" alt="Bernard Sergent, Les trois fonctions indo-européennes en Grèce ancienne. Tome 1: De Mycènes aux Tragiques" width="93" height="140" align="right" /></a> Le terme &#8220;roue&#8221; (&#8220;<em>ruota</em>&#8220;) est d&#8217;une lointaine origine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indo-européenne</a>. Il nous vient du latin &#8220;<em>rota</em>&#8220;, dont l&#8217;étymologie est particulièrement intéressante. La racine d&#8217;où provient &#8220;rota&#8221; est <em>*reth</em>. Le substantif &#8220;ruota&#8221;, nous explique le philologue italien Giacomo Devoto, en émergeant dans la langue, s&#8217;est comporté de la même manière que le mot &#8220;<em>toga</em>&#8221; (= <em>toge</em>) par rapport au verbe &#8220;<em>tegere</em>&#8221; (signifiant &#8220;<em>couvrir</em>&#8220;; ndt: d&#8217;où &#8220;<em>tegula</em>&#8220;, qui veut dire &#8220;<em>tuile</em>&#8220;); Devoto veut dire par là qu&#8217;il s&#8217;agit d&#8217;un substantif d&#8217;action dérivé d&#8217;un verbe de l&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indo-européen</a> commun des origines, disparu à l&#8217;ère historique, et qui a dû être <em>*retere</em>, que Devoto traduit par &#8220;courir en rond&#8221;, ce qu&#8217;il faut probablement comprendre comme &#8220;se mouvoir autour d&#8217;un axe&#8221;. Cette interprétation nous semblera plus plausible, si on garde en mémoire que la racine <em>*reth </em>a donné, dans les aires germanique et <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtique</a>, à côté du latin, &#8220;<em>rethim</em>&#8221; et &#8220;<em>roth</em>&#8221; en irlandais, &#8220;<em>rhod</em>&#8221; en gallois, &#8220;<em>rado</em>&#8221; (d&#8217;où &#8220;<em>Rad</em>&#8220;) en vieil haut allemand, tous mots qui signifient &#8220;<em>roue</em>&#8220;; à la même époque lointaine, ce même terme nominal donne également les termes, qui, dans l&#8217;aire indo-iranienne signifient le &#8220;char&#8221; (en sanskrit: &#8220;<em>rathas</em>&#8220;; en avestique: &#8220;<em>ratha-</em>&#8220;) et, qui, dans l&#8217;aire balte, désignent au singulier le &#8220;char&#8221; et, au pluriel, les &#8220;roues&#8221; (en lithuanien: &#8220;<em>ratas</em>&#8220;).</p>
<p style="text-align: justify;">Le terme est absent dans les aires grecque, arménienne et slave. Mis à part cette absence, dans la plupart des langues européennes, le concept de &#8220;roue&#8221; s&#8217;exprime encore aujourd&#8217;hui par des termes apparentés: par exemple, le roumain &#8220;<em>roata</em>&#8220;, le catalan et le portugais &#8220;<em>roda</em>&#8220;, l&#8217;espagnol &#8220;<em>rueda</em>&#8220;, le français &#8220;<em>roue</em>&#8221; et l&#8217;allemand &#8220;<em>Rad</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Pour ce qui concerne le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbolisme</a> de la roue, on pense que la roue détient un rôle très important depuis les plus anciennes cosmogonies, notamment dans les mythes qui relatent la naissance de l&#8217;univers. A ce propos, reportons-nous à un passage fort important de l&#8217;oeuvre de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>: &#8220;On sait que la roue est en général un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbole</a> du monde: la circonférence représente la manifestation, produite par irradiation du centre; ce <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbolisme</a> est par ailleurs susceptible de revêtir des significations plus ou moins particularisées&#8221;. Ensuite, le métaphysicien français rappelle qu&#8217;en Inde deux roues associées, c&#8217;est-à-dire le char, correspondent à des parties diverses de l&#8217;ordre cosmique (ce qui est évident quand on se remémore ce que je viens d&#8217;écrire dans le présent article sur la signification de &#8220;<em>rathas</em>&#8221; dans la langue sanskrite). La forme circulaire de la roue &#8211; si nous continuons à suivre la pensée de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> &#8211; est le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbole</a> des révolutions cycliques auxquelles sont soumises toutes les manifestations, qu&#8217;elles soient terrestres ou célestes; ainsi les deux roues pourraient bien représenter l&#8217;univers dans ses parties.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/rouetaranis.gif" border="0" alt="Détail du chaudron de Gundestrup: Taranis avec la roue, symbole de l'univers céleste" width="291" height="193" align="right" /> Mais il y a encore un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbole</a> archaïque particulièrement important associé à la roue et à la royauté: celui de <em>Chakravarti </em>ou du &#8220;souverain universel&#8221;; étymologiquement, son nom signifie le &#8220;Seigneur de la Roue&#8221;; il en est le seigneur parce qu&#8217;il la domine en maintenant l&#8217;axe immobile. Dans ce <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbole</a>, la roue qui tourne autour du moyeu est la manifestation, tandis que le souverain, immobile, rappelle l&#8217;image du &#8220;moteur premier&#8221; dans l&#8217;oeuvre d&#8217;Aristote. La roue de l&#8217;existence dans le bouddhisme reprend une image similaire.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;une certaine façon, les différentes &#8220;roues de la fortune&#8221;, présentes dans l&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antiquité</a> et aussi au <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">moyen âge</a> occidental, ont également une signification &#8220;cosmogonique&#8221;, archétypale et universelle. De même, le cas du &#8220;parasol&#8221; du <em>Seigneur de la Roue </em>se retrouve au sommet des grands arbres de Cocagne (<em>Schlaraffenmast</em>), où une grande roue trône, chargée de présents pour ceux qui parviennent à l&#8217;escalader complètement.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Texte issu de <em>La Padania</em>, 10.IX.2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/symbolismeroue.html' addthis:title='Du symbolisme de la roue ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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