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	<title>Centro Studi La Runa &#187; destra</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La rinascita è possibile</title>
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		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/la-rinascita-e-possibile.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Noi non siamo gli ultimi di una temperie culturale e politica prossima a esaurirsi, quel che dovremmo incarnare è lo spirito della difesa identitaria dell’Italia e dell’Europa".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-rinascita-e-possibile.html' addthis:title='La rinascita è possibile '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Tutti quanti noi, almeno fra coloro che hanno un’età non più verdissima, sappiamo che la fine della Guerra Fredda diede il via in Italia a una stagione di camaleontismo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il PCI, quello che fin allora era stato il più forte partito comunista dell’Europa occidentale, tentasse di riciclarsi, di darsi un volto o una maschera nuovi dopo l’evidente fallimento dei regimi comunisti dell’Est, caso unico nella storia di regimi crollati sotto il loro stesso peso davanti alla dimostrata incapacità di dare ai loro sudditi altro che oppressione e miseria, era una cosa del tutto ovvia. Il PCI diventò PDS, poi DS, per confluire infine nel PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre la fine della Guerra Fredda, il cambiamento della situazione internazionale comportò la necessità di un drastico <em>make-up</em> anche per la Democrazia Cristiana che era stata fin allora l’asse del sistema politico italiano, il più forte partito di governo ininterrottamente dalla fine della seconda guerra mondiale al 1991. Questa longeva presenza al potere aveva permesso alla DC di creare un articolato e capillare sistema di sottogoverno, appropriazione della cosa pubblica, corruzione, di cui tutti sapevano e che tutti, a cominciare dalla magistratura, hanno fatto finta di non vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione per cui gli Italiani si sono adattati per lunghissimo tempo a sopportare questa situazione indegna di una nazione civile, da Paese del Terzo Mondo, da “repubblica delle banane” come allora si diceva, era che essa appariva comunque un meno peggio rispetto all’avvento di un regime comunista, la cui instaurazione una vittoria elettorale del PCI avrebbe potuto provocare (anche se per la verità non si conosce un solo caso in cui i comunisti abbiano preso il potere in seguito a libere elezioni).</p>
<p style="text-align: justify;">Assieme al muro di Berlino e all’Unione Sovietica, è crollata ovviamente anche la paura del comunismo che era il collante di tutto il potere democristiano, e anche per la DC è cominciata la stagione dei balletti e dei trasformismi. L&#8217;ex “balena bianca” si è trasformata prima in Partito Popolare resuscitando il nome dei tempi di don Sturzo, poi è andata incontro a varie scissioni e fusioni prima di coagularsi nuovamente per un certo tempo come “Margherita” e infine confluire nel PD assieme agli ex comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa si debba pensare di quest&#8217;ultima mossa trasformistica che ha portato gli ex democristiani e gli ex comunisti a confluire nel medesimo partito, è chiaro. Per decenni gli uni e gli altri hanno vissuto di un reciproco antagonismo di facciata e di collaborazione sottobanco. Ora era come se dicessero esplicitamente: “Cari Italiani, vi abbiamo presi in giro per mezzo secolo, e intendiamo continuare a farlo!”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/una-storia-della-repubblica/2383" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8674" style="margin: 10px;" title="una-storia-della-repubblica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/una-storia-della-repubblica1-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Ora tutto questo ci interessa nella misura in cui ci fornisce gli elementi per rispondere alla domanda se la ricostruzione in Italia di una forza politica di “destra radicale” al di là dei partitini residuali oggi esistenti sia possibile, perché è chiaro che ciò da cui partiamo nella nostra analisi, è la trasformazione-dissoluzione del MSI almirantiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Una precisazione certamente superflua per i più scaltriti fra noi, ma che può essere utile per qualcuno. Su questo stesso sito trovate il mio articolo <a title="Oltre la destra e la sinistra" href="http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html"><em>Oltre la destra e la sinistra</em></a> nel quale ho sintetizzato i motivi per i quali, a mio parere, non possiamo considerarci “di destra” più di quanto possiamo definirci “di sinistra”, e rispetto ad esso non ritengo di dover modificare nulla. “Destra” significa conservazione, e nell&#8217;attuale sistema che gli Italiani subiscono a partire dalla seconda guerra mondiale, non mi pare vi sia proprio nulla che meriti di essere conservato.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro quindi che “destra radicale” è un termine del tutto improprio, è comunque forse l&#8217;unico termine che possiamo usare, poiché definirci in termini più propri e corretti, in questa libera democrazia, comporterebbe conseguenze penali. D&#8217;altra parte è difficile immaginare quale collocazione potrebbe avere in termini di puro e semplice spazio fisico (che significa quel che significa), un eventuale “MSI rinato” se non alla destra dell&#8217;attuale PDL.</p>
<p style="text-align: justify;">Che quelli che fino a vent&#8217;anni fa erano (ma che poi sotto altre denominazioni e oggi addirittura nello stesso partito-museo della Prima Repubblica, in sostanza sono rimasti) comunisti e democristiani, avessero la necessità di prodursi nei balli in maschera che abbiamo visto, è cosa del tutto ovvia: i mucchi di spazzatura che avevano da nascondere sotto il tappeto erano davvero enormi, e coincidevano in sostanza con l&#8217;intera storia di entrambi. Io credo che gran parte dell&#8217;immondizia sia ancora sotto il tappeto, e non si tratta solo di corruzione e di finanziamenti illeciti che comunque, vista l&#8217;estensione che hanno avuto, rappresentano già di per sé un fenomeno gravissimo, ma anche cose ben più tragiche e imbarazzanti. Si pensi all&#8217;infinita serie di scheletri negli armadi del fenomeno resistenziale, che più si scava, più si rivela un fenomeno di pura delinquenza; e si pensi al livore con cui è stato attaccato uno storico come Gianpaolo Pansa quando ha sollevato parzialmente il velo su certe verità. Ma non basta, abbiamo anche il caso di un grande partito di massa che per decenni ha cospirato contro l&#8217;Italia in combutta con una potenza ostile, l&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse ingenuamente, mi sono chiesto quali motivi giustificassero da parte nostra l’abbandono della denominazione Movimento Sociale Italiano per immetterci in un balletto di trasformismi analogo alle piroette di ex (?) comunisti ed ex (?) democristiani. Quali scheletri nell’armadio, quale immondizia sotto il tappeto avevamo? Dovevamo forse vergognarci di aver avuto ragione sul conto del Moloch comunista miserevolmente imploso? Dovevamo vergognarci di aver difeso l’italianità sempre, dovunque e comunque? Oppure di essere l’unica grande forza politica nazionale uscita indenne dalla bufera di Tangentopoli, l’unica rimasta estranea al sistema della corruzione generalizzata?</p>
<p style="text-align: justify;">O era dei nostri caduti che ci dovevamo vergognare, di Sergio Ramelli, di Mikis Mantakas, delle vittime di Primavalle o di Via Acca Larenzia, e di tutti i ragazzi che avevano rischiato la pelle nelle piazze per sbarrare la strada alla sovversione rossa?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-8675" style="margin: 10px;" title="fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fini.jpeg" alt="" width="183" height="275" />Ora, si comprende bene che con la fine della Guerra Fredda eravamo entrati in un’epoca nuova che comportava nuovi problemi e nuove risposte, ma queste mi pareva che secondo ogni logica andassero nella direzione contraria a quella imboccata da Gianfranco Fini e da A.N. La Guerra Fredda ci aveva costretti a una serie di alleanze innaturali, per non dire umilianti subalternità, dettate dall’esigenza di fare muro contro il comunismo. Con la minaccia sovietica era venuta meno anche la funzione difensiva della NATO, sarebbe stato il momento di reclamare lo scioglimento di questa struttura di cui veniva alla luce lo scopo non recondito di subordinazione degli stati europei alla potenza americana. Analogamente, sul piano interno la lotta al comunismo ci aveva costretti ad alleanze e convivenze sgradevoli, a confonderci con “la destra” liberal–conservatrice e borghese. Sarebbe stato il momento di recuperare l’anima anticapitalista del nostro movimento, ma è chiaro che tutte le novità introdotte da Fini andavano esattamente nella direzione contraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo quello che è successo dopo: prima la trasformazione del MSI in AN, poi la confluenza nel PDL berlusconiano, quindi l’uscita a sinistra dallo stesso con la creazione di quell’improbabile formazione che è il FLI.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una favola orientale che racconta di uno sceicco (o di un emiro) che riuscì ad avere ragione di un rivale grazie al tradimento di un servo di quest&#8217;ultimo. Dopodiché lo sceicco fece mettere a morte il servo che lo aveva aiutato. A chi gli chiedeva il perché di ciò, egli rispondeva:</p>
<p style="text-align: justify;">“Era un traditore, prima o poi avrebbe tradito anche me”.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse se avesse conosciuto questa novella, Berlusconi non avrebbe mai co-fondato il PDL assieme all&#8217;ineffabile Gianfranco, visto il modo in cui quest&#8217;ultimo aveva già tradito noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ora però guardiamo il percorso politico compiuto da quest&#8217;uomo, vediamo che è andato a cacciarsi in un vero <em>cul de sac</em>, un suicidio politico. Possiamo davvero pensare che l&#8217;attuale (ancora per poco) presidente della Camera, che è un uomo che certamente non difetta di furbizia, abbia portato avanti per anni un disegno tendente alla morte della formazione politica di cui era <em>leader</em> senza rendersi conto dove stava andando? E&#8217; più verosimile pensare che essa, la liquidazione dell&#8217;eredità almirantiana e la perdita della propria credibilità politica fino a livelli infimi, siano state “concordate” con qualcuno dietro le quinte, qualcuno che deve avergli fatto balenare una ricompensa adeguata, magari sotto forma di una grossa e inamovibile carica istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettete attentamente su questo punto: vi sembra credibile che qualcuno si sia dato tanta pena solo per accelerare la scomparsa dal quadro politico italiano di una forza in via di dissoluzione destinata comunque a sparire in tempi più o meno rapidi? Davvero il gioco non sarebbe valso la candela.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci pensiamo bene, tutta la nostra storia postbellica costituisce un enorme paradosso. Vi sono stati dei momenti e dei luoghi in cui il Movimento Sociale era la terza forza politica, subito alle spalle come consistenza elettorale della DC e del PCI. In certi momenti, in particolare nel Meridione e nell’Alto Adige negli anni ’70 abbiamo anche scavalcato i comunisti. Eppure, se ci pensiamo bene, dobbiamo ammettere che non avevamo una vera funzione politica.</p>
<p style="text-align: justify;">La Guerra Fredda e la minaccia comunista (esterna ed interna) ci costringevano ad appiattirci su posizioni atlantiste, filoamericane, filoborghesi, conservatrici che di fatto, a parte un distinguo culturale, erano sempre sul punto di trasformarci in null’altro che un’appendice della “destra” liberal-democratica.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Invece, oggi che c&#8217;è un disperato bisogno di noi, noi non ci siamo!</span></p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di avere un’idea chiara su questo punto, che è essenziale. Durante la Guerra Fredda comunismo sovietico e americanismo si sono, almeno in parte, neutralizzati a vicenda. E’ occorsa la sparizione dell’impero “rosso” perché il predominio americano svelasse le sue estreme conseguenze e il suo vero volto, perché allora non potevano essere attuate molte cose che avrebbero spinto per reazione gli stati europei in braccio all’avversario.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione, la totale interdipendenza economica degli stati e delle diverse aree del mondo in un’economia appunto globale centrata sugli Stati Uniti: questo significa lo svuotamento di significato pressoché totale degli stati nazionali, perché sappiamo che il potere politico dipende dal potere economico. Già adesso si vede bene che gli stati nazionali d’Europa non possono fare altro che eseguire gli ordini del capitalismo transnazionale privato della BCE.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo però è ancora il meno: le politiche economiche condotte in questi decenni a livello planetario sono un’evidente incentivo all’emigrazione da alcune aree del nostro pianeta preventivamente impoverite e devastate, verso le nostre latitudini, perché si vuole arrivare non solo al mercato globale, ma a un mondo ibridato, imbastardito, multietnico cancellando quella secolare diversità di culture e tradizioni che è la ricchezza della nostra specie, per sostituirla con un insieme ibrido e indifferenziato che non sia in sostanza altro che una gigantesca periferia degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">In varie parti d’Europa stanno nascendo, si stanno organizzando movimenti identitari di difesa dell’identità storica, culturale ed etnica dei popoli europei. Per la sua storia e per la sua identità culturale, oltre al fatto obiettivo di essere allora il più forte fra i movimenti politici europei “di destra radicale”, una volta liberato da certe scorie “atlantiste” divenute anacronistiche con la fine della Guerra Fredda, il Movimento Sociale sarebbe stato in una posizione ideale per assumere questo ruolo; un’eventualità che avrebbe potuto dare parecchio fastidio non solo ai nostri politici nazionali, ma anche ai nostri padroni planetari. Ce n’è abbastanza da sospettare che nell’operazione “Disfa il MSI” Gianfranco Fini sia stato “teleguidato” e che “il telecomando” si trovi fuori dall’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">A dimostrare che in Italia come in molti stati europei, c’è quanto meno uno spazio che dovremmo essere noi a riempire, uno spazio identitario, di gente sensibile all&#8217;esigenza della difesa a oltranza della nostra identità etnica e storica, c&#8217;è anche il fenomeno leghista.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa, scrivendo per “Ciaoeuropa” di Antonino Amato, ho affermato che “La Lega è riuscita ad acquisire un notevole consenso fingendo di essere ciò che noi dovremmo essere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo di precisare meglio il senso di questo giudizio che non ritengo di dover modificare in alcun modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il movimento leghista ha una serie di idee: difesa dell&#8217;identità etnica e culturale, opposizione al centralismo, contrasto all&#8217;immigrazione, che sarebbero ottime se &#8230; se il leghisti non le riferissero invece che all&#8217;Italia nel suo insieme, solo alla parte settentrionale della nostra Penisola, a una “piccola patria” che, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, non potrebbe che essere rapidamente sommersa dal montare dell&#8217;ondata multietnica.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sarebbe parecchio da dire anche a proposito dell&#8217;islamofobia della Lega che l&#8217;ha spinta su posizioni “occidentali” e filoamericane simili a quella della non rimpianta Oriana Fallaci. Ora bisogna dire con chiarezza che l&#8217;islam è un falso bersaglio. Il problema non è dato dall&#8217;islam in quanto <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, ma dall&#8217;immigrazione che rischia di cancellarci per sostituzione e/o imbastardimento. Da questo punto di vista, che gli immigrati siano mussulmani, cristiani, induisti, buddisti o sikh, non cambia assolutamente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Il leghismo, per così dire, si è centrato sul problema dell&#8217;immigrazione in seconda battuta; all&#8217;origine c&#8217;è invece uno spirito separatista dell&#8217;Italia settentrionale contro Roma e il sud.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; vero che il meridione italiano campa sfruttando parassitariamente le risorse del nord? Questo assunto non è mai messo in discussione, e su di esso si basa tutto il fenomeno leghista. Eppure, diversi anni fa “Il Giornale” pubblicò un&#8217;inchiesta giornalistica che cadde letteralmente nel vuoto, ma che se vivessimo in una realtà in cui l&#8217;informazione non è manipolata, dove le informazioni realmente importanti non sono sepolte sotto una montagna di spazzatura mediatica, avrebbe dovuto suscitare uno scalpore enorme.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il Giornale” provò semplicemente a fare “i conti della serva” del rapporto stato-regioni, verificando quanto ciascuna regione riceve dallo stato attraverso trasferimenti, stipendi e pensioni, e quanto gli versa in termini di prelievo fiscale. Che i risultati di questo confronto siano stati sorprendenti, è davvero il meno che si possa dire. Le regioni settentrionali versano allo stato significativamente di più di quanto non ricevano, questo è vero, mentre quelle meridionali ricevono un po&#8217; più di quanto versino; il che è abbastanza logico, poiché essendo il reddito più basso, il prelievo fiscale è minore, ma non è la differenza spropositata data per scontata da tutti a cominciare dai leghisti.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui arriva la vera sorpresa: le vere miracolate da un diluvio di finanziamenti a pioggia sono, o sono state fino a poco tempo fa, le regioni del centro, le regioni “rosse”, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro cosa significa questo? Negli anni della Guerra Fredda la buona qualità dei servizi, il buon tenore di vita delle regioni “rosse” italiane, la cosiddetta “vetrina del comunismo” hanno avuto un enorme valore propagandistico non circoscritto davvero solo all&#8217;Italia. Ora scopriamo che ciò non era dovuto alle qualità degli amministratori “rossi” né tanto meno all&#8217;ideologia marxista in sé, ma era una realtà artefatta, costruita appunto a scopi propagandistici sottraendo, rubando ricchezza costruita dal lavoro di tutti gli Italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">In più, è impossibile che questo sia avvenuto senza che coloro che erano al governo, e lo sono stati per decenni, ne fossero al corrente. Non è probabilmente un caso che oggi i sedicenti ex comunisti e i sedicenti ex democristiani, dopo aver ingannato e derubato gli Italiani per decenni, siano oggi confluiti nello stesso partito per rifarsi una verginità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo più semplice per produrre sofismi, cioè ragionamenti falsi che abbiano l&#8217;apparenza della correttezza, consiste nella duplicazione del termine medio; ad esempio: “La regina è un pezzo degli scacchi, Elisabetta II è una regina, dunque Elisabetta II è un pezzo degli scacchi”. E&#8217; chiaro che il termine “regina” è assunto in due significati differenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega con il celebre slogan “Roma ladrona” ha fatto un&#8217;operazione dello stesso genere: “Roma” infatti, da un lato significava “la casta” annidata nei palazzi della politica che si trovano nella capitale ma certamente non solo lì, dall&#8217;altro però, a sostegno delle sue smanie separatiste, la Città Eterna e la sua popolazione più, ovviamente, le decine di milioni di Italiani che vivono al disotto della sua latitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parliamo di Italia del nord, non scordiamoci che non parliamo solo dell&#8217;ambiente rurale delle valli bergamasche, ma di una realtà che comprende milioni di persone di provenienza o di origine meridionale; immigrati o figli di immigrati certamente di un&#8217;altra epoca, che arrivavano al nord (o in Svizzera, nell&#8217;Europa settentrionale, nelle Americhe, in Australia) non per farsi mantenere, ma per lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato il lavoro dei nostri operai, fra cui è innegabile una forte componente meridionale, che ha reso grande l&#8217;industria del nord-Italia, ad esempio quella FIAT che oggi Marchionne vorrebbe delocalizzare nella città africana di Detroit (Non è per errore che ho scritto “africana” invece di “americana”; a Detroit l&#8217;81% della popolazione è di colore. I capitalisti della “città dell&#8217;auto” preferiscono questo tipo di lavoratori nella convinzione di poterli sfruttare meglio; è la stessa ragione per cui anche da noi i capitalisti favoriscono l&#8217;immigrazione).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; saggezza non solo politica, la capacità di rinunciare a qualcosa per salvare tutto il resto. Il qualcosa a cui occorre saper rinunciare in questo caso sono le piccole e piccolissime “patrie” generate dalla tendenza alla frammentazione localistica, nemmeno scogli, ma sassi e ghiaia destinati a essere sommersi dalla montante marea globalizzatrice, per salvare l&#8217;identità nazionale ed europea.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega è stata spinta in alto fino a diventare una forza protagonista della nostra vita politica nazionale dalla rabbia e dall&#8217;entusiasmo, dalla rabbia verso la partitocrazia corrotta e dall&#8217;entusiasmo della gente che si vedeva finalmente offerta un&#8217;alternativa. A partire dalle elezioni amministrative del 2011 sembra aver finalmente imboccato la parabola discendente, una parabola che non potrà che accentuarsi nel prossimo futuro, offrendoci degli spazi di manovra se sapremo coglierli.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là degli slogan roboanti e dei gesti plateali, in questi venti anni, infatti, la Lega non ha fatto proprio nulla tranne che trasformarsi in una stampella del berlusconismo, in una ruota di scorta del PDL. Anche la legge Bossi-Fini è stata ben lontana dal rivelarsi uno strumento di contrasto efficace all’immigrazione, e le nostre frontiere rimangono un colabrodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo però dimenticare che i motivi di risentimento nella gente che fecero a suo tempo decollare il fenomeno leghista ci sono ancora tutti, e semmai si sono esasperati.</p>
<p style="text-align: justify;">Neppure il prevedibile declino del fenomeno leghista, che certamente ha assorbito una parte del nostro potenziale elettorato, tuttavia potrà esserci di grande aiuto senza la comprensione dei motivi per i quali finora i tentativi di “agganciare” o di “riagganciare” una base elettorale hanno ottenuto risultati ben scarsi, e senza una precisa volontà di porvi rimedio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il MSI di Almirante non era certo privo di limiti, difetti e contraddizioni, anche se rispetto alla miseranda situazione attuale ci appare quasi un eden perduto, eppure dobbiamo ammettere che alcuni dei semi delle difficoltà nelle quali oggi ci troviamo, furono piantati proprio allora, a cominciare da quell’atteggiamento psicologico che ci vedeva irrimediabilmente in declino, ed è diventato una profezia che si auto-adempie.</p>
<p style="text-align: justify;">Quei tempi erano, lo ricordiamo, l’epoca della Guerra Fredda, una situazione che non ci lasciava altra soluzione che quella di accodarci in funzione anticomunista, ad altri nostri nemici: al dominio americano, alla destra liberal – borghese e capitalista. Il principale collante del Movimento era allora la nostalgia, ovviamente legata a chi aveva vissuto l’esperienza prebellica e/o quella della RSI, e il Movimento sembrava destinato a scomparire lentamente con la cessazione naturale di quella generazione. Coloro che hanno cercato – con una serie di tentativi alquanto maldestri – di ricostruire il Movimento, con i fallimenti cui sono andati incontro, hanno rinforzato il senso di sconfitta precostituita e inevitabile.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte questo sottofondo psicologico, i motivi più contingenti che hanno portato alla sconfitta dei vari movimentini che hanno tentato di riempire il vuoto, sono facilmente individuabili: il frazionismo prima di tutto, complicato sia dall’egocentrismo di alcuni ducetti, sia dall’attrattiva molto forte per alcuni, di apparentarsi in qualche modo alla coalizione di centrodestra, unico modo in tempi di maggioritario, di assicurarsi una presenza negli organi elettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre prima di tutto togliersi dalla testa la mentalità della sconfitta precostituita; noi non siamo gli ultimi di una temperie culturale e politica prossima a esaurirsi, quel che dovremmo incarnare è lo spirito della difesa identitaria dell’Italia e dell’Europa di cui c’è più che mai bisogno, e sempre più persone ne stanno diventando consapevoli. Dal passato possiamo trarre utili insegnamenti, ma è nel futuro che dovremo vivere d’ora in avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta fatti forti di questa consapevolezza, vediamo l’altro nodo della questione. Di un leader carismatico non si può disporre a comando o aspettarsi che compaia solo perché se ne desidera uno; si tratta di personalità particolari sostanzialmente irripetibili, che le circostanze possono far sì che si presentino oppure no. Dobbiamo quindi ragionare partendo dal presupposto che personaggi di questa statura al momento non ce ne sono, certamente non fra i leader dei micro-partitini residuali che si contendono quel che oggi rimane della nostra Area.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo occorra sforzarsi di dimostrare che il frazionismo è di per sé un male, lo è specie nell’epoca del sistema elettorale maggioritario; non è un rimedio, tuttavia, il modo in cui finora si è cercato di superarlo, attraverso accordi “di potere” di chi in verità potere non ne ha per nulla, comunque “di vertice”, tipo “tot poltrone (potenziali, possibilità di concorrere a poltrone che generalmente si conclude con un buco nell’acqua) a me, tot a te”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gente si ritrova sulla scheda elettorale tre o quattro listarelle “a destra del PDL” dove la differenza fra l’una e l’altra risulta del tutto esoterica e misteriosa a chi non è “addentro alle secrete cose”, la gente si stanca e si scoraggia e non vota o, altrimenti, per non sprecare completamente il suo voto e non favorire un’eventuale vittoria delle sinistre, magari vota per il centrodestra (spesso Lega).</p>
<p style="text-align: justify;">Alle elezioni amministrative del 2011 a Trieste è accaduto una specie di miracolo: “alla destra del PDL” c’era per non so quale fortunata circostanza, una sola formazione politica, che ha ottenuto oltre il 10% dei voti, e questo nonostante la presenza del MSI-FT nella coalizione di centrodestra. Questo risultato che si può definire brillante visto il livello dal quale ordinariamente partiamo, non ha avuto peso a causa del sistema maggioritario, ma ha il pregio di dimostrare che un elettorato potenziale paragonabile a quello del vecchio MSI e forse più esteso, esiste ancora, e il problema è “riagganciarlo”.</p>
<p style="text-align: justify;">In assenza di un leader carismatico che si imponga a tutti con la sua autorevolezza, credo che ci sia un solo rimedio al frazionismo: un programma chiaro, basato su pochi punti, fra i quali non potranno mancare l’opposizione allo strapotere americano in casa nostra, lo stop all’immigrazione e l’espulsione dei clandestini: chi lo condivide è dentro, chi non lo condivide è fuori.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è naturalmente il problema che il sistema elettorale maggioritario è fortemente penalizzante per le formazioni minori, ma allora diciamolo con chiarezza: l’obiettivo è quello di costituire un movimento forte e significativo nel Paese, fra la gente; quello della presenza negli organi rappresentativi potrà venire in un secondo momento. Se abbiamo pensato che il nostro problema sia quello di ottenere qualche consigliere comunale qua e là, abbiamo sbagliato tutto, un errore tanto più grave se ci siamo limitati a pensare a coalizioni temporanee per fini elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Che non ci sia “grasso che cola” è perfino meglio: chi si accosterà a noi non lo farà per fini personali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia e l’Europa non hanno mai avuto tanto bisogno di noi come adesso: subordinate al dominio americano e prive di reale indipendenza, minacciate di essere stravolte nelle loro basi etniche dalla valanga umana che si riversa dal sud del mondo, non c’è mai stato tanto bisogno come ora di un forte movimento identitario che conduca la lotta per la sopravvivenza, per dare un futuro ai nostri figli e ai figli dei nostri figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto le nubi all’orizzonte siano fosche, il futuro è sempre – almeno in parte – il frutto delle nostre decisioni.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-rinascita-e-possibile.html' addthis:title='La rinascita è possibile ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla destra al nulla di destra</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 16:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le metamorfosi della destra di Giuseppe Giaccio è un raro documento interno a quella che una volta venne definita la “Nuova Destra” e vergato da uno degli ancora più rari esempi di mancato imbrancamento nella mandria liberaldemocratica. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dalla-destra-al-nulla-di-destra.html' addthis:title='Dalla destra al nulla di destra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">La parabola della “destra” italiana, dal neofascismo al liberalismo, dalla “fogna” all’auto-blu, è stata parecchie volte ripercorsa negli ultimi anni: l’interesse per questo soggetto alieno, un giorno improvvisamente balzato al centro della scena con pretese di <em>leadership</em>, ha prodotto buoni fatturati di vendita per ogni sorta di ricostruzioni giornalistiche, parastoriche, pseudoscientifiche. Tra il semiserio e l’improbabile, ma rare volte anche con dosi di buona oggettività, le idee, la psiche, gli immaginari di chi, infame fascista ancora negli anni Ottanta, da un giorno all’altro si è trovato ministro o sottosegretario, hanno costituito un materiale andato a ruba negli spacci della divulgazione democratica. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">C’era da aspettarselo. Il servo chiamato alla tavola del padrone è un antico canovaccio della commedia dell’arte, diverte il popolo. Chi fossero e da quali anfratti fossero emersi quei miracolati incuriosiva. Poche le analisi al dettaglio, diciamolo. Molti i rimescolamenti di carte all’ingrosso. Una sola cosa chiarissima: i missini al vertice del loro partito durante il <em>Kampfzeit</em> ante-1994 erano atlantisti, filosionisti, borghesi, amici dei capitalisti e dei poteri forti; i post-missini oggi al vertice dello Stato sono rimasti atlantisti, filosionisti, borghesi, amici dei capitalisti e dei poteri forti. Nessun “tradimento”, dunque, ma una bella linea retta. Il “tradimento” non è dei cosiddetti “finioti” e neppure dei colonnelli divenuti “berluscones”, è semmai quello di coloro che, partiti da posizioni di radicale contestazione del sistema almirantiano degli anni Settanta, quando basculavano fra Rauti, <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> e <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">de Benoist</a>, oggi hanno scantonato fino a diventare come nulla fosse <em>Kronjuristen</em> di Fini oppure pilastri del potere dell’uomo di Arcore. Ottimi puntelli, insomma, per un modo di essere a “destra” che una volta veniva aborrito con altissime maledizioni. Per non far nomi, un Campi oppure un Alemanno, con tutta la legione degli imitatori.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> <a href="http://www.libriefilm.com/la-metamorfosi-della-destra/9388" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7975" style="margin: 10px;" title="le-metamorfosi-della-destra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-metamorfosi-della-destra.jpg" alt="" width="200" height="287" /></a>Esiste oggi un raro documento interno a quella che una volta venne definita la “Nuova Destra” e vergato da uno degli ancora più rari esempi di mancato imbrancamento nella mandria liberaldemocratica, che ricostruisce bene i meccanismi che hanno reso possibile il passaggio dal Movimento Sociale di strada e di lotta alla “destra” di palazzo e di governo. Leggendo <a title="Le metamorfosi della Destra" href="http://www.libriefilm.com/la-metamorfosi-della-destra/9388"><em>Le metamorfosi della destra. Dal Msi a Futuro e Libertà: come è cambiata la destra in Italia</em></a> di Giuseppe Giaccio (pubblicato da Caravaggio Editore di Vasto), si imparano alcune cose. Innanzi tutto, che in quella storica virata agirono meccanismi mentali, certo non ideologici. Pulsioni d’occasione, certo non culture politiche. Tattiche di svelta aderenza al <em>kairos</em> (l’attimo propizio, dicevano gli antichi; noi potremmo dire: la botta di fortuna) piuttosto che di meditata sintesi politica. Bravate nell’azzeccare la scelta di vita, nessun pensiero epocale, molta incoerenza ed una subcultura imparaticcia. Ad epitome di tale attitudine a rivendere banalità col tono dell’ultima frontiera del sapere politico, Giaccio colloca non a torto un autentico monumento di insipienza e di pochezza idealtipica, quell’esilarante <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mein-kampf-hitler-adolf-edizioni/libro/9788889515358?a=395521" rel="nofollow" target="_blank">Mein Kampf</a></span></em> di Gianfranco Fini che or non è molto è stato pubblicato col minaccioso titolo <em>Il futuro della libertà</em>. Un solido testo che, per spessore speculativo e profondità d’analisi, Giaccio non esita a paragonare alla rubrica che una volta Donna Letizia teneva sui rotocalchi popolari, distribuendo consigli e precetti ai giovani a modo: «Il suo appiattimento sull’esistente è totale», commenta Giaccio parlando del presidente della Camera bassa, «come dimostra <em>Il futuro della libertà</em>, dove, all’interno della cornice letteraria di un discorso rivolto ai giovani, troviamo elencati e magnificati tutti i luoghi comuni indispensabili per entrare nell’<em>establishment</em> dalla porta principale». </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7976" style="margin: 10px;" title="Gianfranco-Fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Gianfranco-Fini-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" />Gli slogan a vanvera – del tipo della «libertà nuova, senza frontiere e senza barriere, la libertà di costruire in autonomia…» &#8211; le parole che non costano nulla, i rosari perbenisti: questo il catalogo che i finiani offrono come dono avvelenato a quegli incauti giovani che avessero l’imprudenza di stare ad ascoltarli. Con, in più, la grande mossa fraudolenta, con la quale si conta di accalappiare qualche sprovveduto di passaggio. Il gioco di prestigio nel creare la formula “destra nuova”, il colpo da maestro dei finiani, per darsi un tono e un blasone ideologico, darebbe ad intendere una diretta parentela con la cosiddetta “Nuova Destra” gestita in Italia per qualche decennio da Marco Tarchi: solo che questa l’eresia la viveva davvero, e pestava duro – e ancora pesta &#8211; sul tasto anti-americano, anti-capitalista, anti-utilitarista, neo-ecologista, solidarista, etc.; mentre la “novità” della “destra” alla Campi-Fini si segnala per decrepitezza, essendo in tutto simile alla ricetta almirantiana di compiacere il padronato al potere ingurgitandone tutte le pietanze liberal-occidentaliste, e senza battere ciglio. Giaccio precisa: «la lettura “continuista” delle esperienze della Nuova destra e della Destra nuova, secondo cui il “seme innovativo” della Nd “avrebbe fecondato la nuova cultura politica di Fini”, è destituita di ogni fondamento, come ben sa chi conosce i testi e possiede anche solo un briciolo di onestà intellettuale».<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"> Il solo fatto, aggiungiamo noi, di parlare di “cultura politica” a proposito dei finiani è già un azzardo dialettico: i riferimenti fatti dagli scarni pensatoi di Futuro e Libertà (dalla fondazione Farefuturo ai blogger “futuristi”, fino a certi recentissimi pasticci “fasciocomunisti” allestiti in provincia) sono tutti un programma: sempre ed in ogni caso si va nella direzione voluta dai padroni del pensiero unico e, senza deviare di un millimetro dai suoi interessi, si ammassano brandelli di Scruton e Popper, Kant e Dahrendorf, si butta là una citazione da Marinetti ma subito ci si precipita a recitare l’orazione atlantista, quella cosmopolita, mondialista, anti-nazionale, antieuropeista, etnopluralista,  sionista, magari strizzando l’occhio libertario alla <em>lobby gay</em>, così, per andazzo, per stare sull’onda: da tali pertugi si effettua l’uscita dal famoso “tunnel del fascismo”…Di fatto si recita l’antico copione almirantiano: ossequiare comunque il potere liberale e quello <em>liberal</em>, poi si vedrà. Lo direste un programma di “destra”? O invece qualcosa di “postfascista”? Un’occasione perduta? Un teatro dell’assurdo? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il libro di Giaccio – che ancora oggi è tra i più cocciuti collaboratori delle riviste tarchiane “Trasgressioni” e “Diorama” &#8211; va letto per schiarirsi le idee, per verificare i limiti di una classe politica che, lungi dall’avere qualcosa di nuovo, si presenta coi vecchi vizi congeniti ad un certo modo degenere di vivere all’italiana la politica. Giaccio, in poche ma ben condite pagine, parte da lontano, dall’8 settembre, dalle spaccature ideologiche che oggi si ricreano nell’odio compulsivo verso il tiranno mediatico, ripercorre i traumi del crollo del Muro e del polverone di Mani pulite, quelli che hanno accompagnato la “crescita della società civile” a suon di mutazionismi politici eterodiretti dai soliti noti. Critica l’universalismo cosmopolita cui tutti – di “destra”, di “centro”, di “sinistra” – si adeguano; analizza le sindromi della “destra” nostrana e di tutto il sistema della prima e seconda Repubblica, incentrato sull’accettazione passiva del modello liberaldemocratico occidentale. Irride il “patriottismo costituzionale” – versione coloniale di quello americano – e poi chiama a raccolta quei pochi – un Tarchi, uno Zolo &#8211; che mettono in guardia contro gli abbagli illuministici della modernità. Fa un quadro preciso di quel disastro politico che è oggi diventata la “destra” italiana. La sua è una parola di rilievo, poiché proviene da uno dei pochi osservatori radicalmente anti-sistema che ancora esistono, sia pure minoritari, spinti nell’angolo, ignorati. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Da erede del progetto “Nuova destra”, quello vero, che avrebbe potuto rovesciare la politica italiana se solo avesse avuto una sponda politica, Giaccio non demolisce soltanto, ma ricorda quale era e avrebbe dovuto essere l’alternativa vera: «formulare un europeismo non autoritario e disposto ad allearsi col terzo mondo, favorire una presa di coscienza antioccidentale in quei settori della società civile che hanno manifestato un senso di profondo disagio verso il liberalcapitalismo». Giaccio è un osservatore politico con venature di poeta. Qualche anno fa ha scritto racconti di visione e di attesa, di panteismo e di infinito, di silenzio e di ascolto (<em>Storie francescane</em>, edizioni Controcorrente). Una specie di apologo pagano e nietzscheano sulle forze elementari della vita, ma viste sotto immagine cristiana. Che c’entra con la “destra”? C’entra. Era per dire che, senza una concezione “apocalittica”, senza un’ideologia della rivolta tellurica, radicale, ultimativa, senza raffinatezza di sensi e fame di abissi, la “destra” e la politica in genere rimangono al livello di una conversazione fra Fabio Granata e Andrea Camilleri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">* * *</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Tratto da <em>Linea</em> del 10 maggio 2011.<br />
</span></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dalla-destra-al-nulla-di-destra.html' addthis:title='Dalla destra al nulla di destra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Oltre la destra e la sinistra</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 16:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sul significato di destra e sinistra e sui principi su cui fondare il loro definitivo superamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html' addthis:title='Oltre la destra e la sinistra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7809" style="margin: 10px;" title="CRINALE" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/CRINALE-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Quando si lotta contro un sistema totalizzante e oppressivo che sembra avere il potere di schiacciarci, di toglierci ogni spazio disponibile, che ci identifica con il “male assoluto”, che non esita, nonostante le sue ripetute professioni di liberalismo, democraticità, presunto rispetto per le idee altrui, a usare nei nostri confronti i mezzi più sleali e spietati, è facile avere un&#8217;idea di contro che cosa si lotta. Avere una reale comprensione di per che cosa si lotta, lo è francamente meno, anche perché tutte le “maniglie culturali” sono nelle mani di un <em>establishment </em>che fa corpo unico con quello politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, e nonostante tutte le difficoltà, avere le idee chiare non è solo utile, è necessario. In questo scritto, nella persuasione di dare un contributo non irrilevante alla causa, vorrei vedere di fare chiarezza, ripassando, per così dire i fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo alla questione se dobbiamo considerarci “di destra”, “di estrema destra” o che altro, qualcuno faceva notare che, essendo “destra” e “sinistra” termini riguardanti le collocazioni parlamentari, ed essendo noi estranei ed avversi al sistema democratico-parlamentare, definirsi “di destra” o del resto “di sinistra” non ha alcun senso, che rispetto a noi questi termini sono inapplicabili, sempre ammesso che ancora oggi conservino di per sé un qualche senso.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione a mio avviso, però, è un po&#8217; più complessa di così.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> ha dedicato uno dei suoi libri a esaminare <em>Il fascismo dal punto di vista della destra</em> o, a seconda delle edizioni, <em>Il fascismo visto da destra</em>. E&#8217; chiaro che con il termine “destra” riferito al proprio pensiero, <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> non intendeva nulla che avesse a che fare con il parlamentarismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte opposto, esaminiamo per un momento qualche spezzone della storia infinita anche se in gran parte ancora ignorata delle atrocità comuniste.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-uomini-e-le-rovine/698" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5180" style="margin: 10px;" title="gli-uomini-e-le-rovine" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-uomini-e-le-rovine.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Come è noto, nel corso della seconda guerra mondiale, l&#8217;Armata Rossa staliniana trucidò migliaia di ufficiali polacchi prigionieri i cui corpi furono poi ritrovati dai Tedeschi nella grande fossa comune di Katyn. Ancora, in epoca più vicina a noi, dopo aver preso il potere in Cambogia e trasformato la sfortunata nazione asiatica in un immenso gulag, i khmer rossi di Pol Pot massacrarono tre milioni di persone (un terzo della popolazione) in tre anni. Fra l&#8217;altro, i khmer rossi si accanirono verso tutti coloro che portavano occhiali, sospettati per ciò stesso di essere degli intellettuali.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte il fatto che il concetto marxista di dialettica applicata alla storia si identifica in concreto con il bagno di sangue, noi riconosciamo subito nell&#8217;intento di voler riformare un Paese decapitandolo delle sue élite reali o potenziali (gli ufficiali polacchi, i presunti intellettuali cambogiani) qualcosa di tipicamente di sinistra a prescindere da qualsiasi dialettica parlamentare, in entrambi i casi chiaramente fuori questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora bisogna riconoscere che questi due termini “destra” e “sinistra”, hanno finito col tempo per assumere un significato più ampio che trascende il dibattito parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo sia errato, ed è perlomeno un&#8217;utile semplificazione (anche se sono conscio che volendo si potrebbe cavillare all&#8217;infinito) identificare il concetto di “destra” con quello di conservazione sociale e il concetto di “sinistra” con quello di egualitarismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è solo perché ci sentiamo estranei al parlamentarismo, che non possiamo considerarci “di destra” non meno che “di sinistra”, ma proprio considerando “destra” e “sinistra” in queste due accezioni allargate, diventa visibile che entrambe queste (suddi)visioni si fondano sul medesimo errore simmetrico e speculare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;errore o perlomeno la falsa alternativa, la presunzione che non esista altro tra il privilegio e l&#8217;uguaglianza forzata. Entrambe equivocano allo stesso modo su quello che è il punto reale della questione, la differenza fra le posizioni che le persone occupano effettivamente in un dato contesto sociale, e quelle che avrebbero potuto (potrebbero) raggiungere in base alle proprie capacità con un confronto su basi eque con tutti gli altri; in altre parole l&#8217;incapacità di considerare la vera alternativa elitaria che si riassume nell&#8217;idea dell&#8217;“uomo giusto al posto giusto”, la vera uguaglianza che consiste nell&#8217;equità: <em>“Iustitia est suum cuique tribuere”</em>, giustizia è dare a ciascuno quello che gli spetta, come già insegnava <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un concetto che non risponde solo a un&#8217;idea etica di giustizia, ma è anche, per usare un neologismo, un concetto funzionale, perché, premesso che questo ideale non è pienamente realizzato, e certo non in base a un progetto consapevole, da nessuna parte, noi vediamo comunque che le società a maggiore mobilità sono quelle più prospere per l&#8217;ovvia ragione che quanto più la capacità e il merito sono riconosciuti, tanto più esse sono meglio amministrate, e questo coincide in definitiva con l&#8217;interesse, “il bene” di tutti, anche di coloro che si ritrovano in posizioni subalterne (scherziamo, pensate che sia la stessa cosa essere “non abbienti” in Finlandia o nella Germania Federale, o esserlo in India o in Brasile?).</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo le cose come stanno, “la destra” e “i moderati” il cui progetto sociale coincide con la conservazione, l&#8217;immobilità, una mistura non troppo insopportabile di ingiustizie e privilegi magari temperate da un riformismo col contagocce, “governare l&#8217;esistente” secondo un&#8217;espressione cara a quello che fu il partito di maggioranza e il perno del sistema politico in Italia dal 1946 al 1991, non avrebbero avuto partita se non fosse stato per i disastri dell&#8217;egualitarismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi disastri sono stati evidenziati in maniera estremamente chiara da quello che è stato il fallimento dell&#8217;esperienza storica comunista. Un concetto che si sentiva ripetere spesso a titolo di giustificazione quando questi regimi erano in auge prima del tracollo dell&#8217;Unione Sovietica, era che questi regimi non avrebbero creato povertà ma si sarebbero semplicemente affermati dove esistevano società già povere “di loro”. Non era così. Si pensi che prima della rivoluzione bolscevica la Russia era “il granaio d&#8217;Europa”, e dopo di essa è stata costretta all&#8217;importazione di derrate per tutto il periodo sovietico, e lo è ancora adesso a più di vent&#8217;anni dalla fine di questa tragica esperienza. La Cecoslovacchia fra le due guerre mondiali e la parte orientale della Germania, quella che andò volente o nolente (senz&#8217;altro molto più nolente che volente a formare la DDR) erano fra le regioni più industrialmente avanzate d&#8217;Europa e furono sprofondate dal comunismo in un abisso di miseria. Quell&#8217;immenso mondo umano, quasi un pianeta a sé stante, che è la Cina ha conosciuto gli aspetti perversi dell&#8217;egualitarismo comunista in maniera ancora più tragica, quando Mao, “il grande timoniere”, per sbarazzarsi di una fazione interna del partito comunista cinese, impose la “rivoluzione culturale”, un egualitarismo da formiche alla lettera, che ebbe il potere di sprofondare l&#8217;immenso Paese nel caos e contemporaneamente di riportare lo sviluppo economico a una situazione di arretratezza pre-industriale, “la follia di dieci anni” (1962-1972), dalla quale i dirigenti cinesi riuscirono in qualche modo a uscire solo per la morte del “grande timoniere” e, dopo essersi sbarazzati dei suoi più stretti collaboratori (“la banda dei quattro”, e uno dei quattro era la vedova di Mao su cui furono fatte ricadere tutte le responsabilità del marito), adottare un sistema di liberismo in economia e autoritarismo in politica che finora sembra reggere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte ai ripetuti insuccessi del comunismo che dovunque sia stato applicato non ha mai prodotto altro che miseria e oppressione, noi sentiamo ripetere dagli adoratori di questa perversa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> che, sembra strano ma ne esistono ancora, “quello non era (non è) il vero comunismo”, si tratti di quello sovietico, di quello jugoslavo, di quello cinese, per non  parlare di quello cambogiano o etiope che sono stati i più atroci. Costoro hanno semplicemente riformulato le loro credenze in modo che la realtà non possa interferire con esse, violando quello che Karl Popper chiamava il principio di falsificazione, e che potremmo semplificare così: alle idee capita la stessa cosa che succede agli uomini, devono essere disposte a correre qualche rischio per dimostrare di valere qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il semplice fatto del quale non ci si vuole rendere conto, è che l&#8217;egualitarismo è un&#8217;astrazione che non ha fondamento nella realtà, e nessun sistema fondato su di esso funzionerà mai, perché gli uomini, che non sono formiche, sono tutti diversi: ci sono i geni e gli imbecilli, i coraggiosi e i vigliacchi, i responsabili e gli inaffidabili, gli onesti e i delinquenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto egualitario che è alla base dell&#8217; “idea” comunista è il classico letto di Procuste che taglia le gambe agli alti e stira le membra ai bassi e in definitiva storpia tutti e tutto. La nostra opposizione ad esso, tuttavia, non può essere di tipo conservatore, perché non vi è alcun dubbio che le stratificazioni sociali come esistono oggi in qualsiasi società sono profondamente ingiuste, in alcuni casi di più, in altri di meno, ma noi se guardiamo all&#8217;Italia di oggi di certo non abbiamo molto da rallegrarci: siamo in una situazione migliore delle immobili società del Terzo Mondo ma sappiamo tutti che le qualità personali per fare carriera, per avere uno status sociale corrispondente alle proprie capacità, contano infinitamente meno della posizione di famiglia, delle raccomandazioni, amicizie, della buona parola di qualche monsignore, della tessera di partito, magari dell&#8217;appartenenza a qualche clan mafioso. Da questo punto di vista siamo messi nettamente peggio della media delle società euro-occidentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Non la conservazione deve essere il nostro obiettivo, ma la rivoluzione elitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">I sociologi distinguono fra lo <em>status </em>ascritto, ossia la condizione cui un essere umano appartiene “per diritto di nascita” e lo <em>status</em> acquisito, cioè la condizione raggiunta grazie alle proprie capacità. Nel nostro modello di società gli <em>status </em>ascritti devono quanto più possibile sparire.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse il più antico tentativo di dare vita a un elitismo funzionale è stato compiuto in India già millenni fa con il sistema delle caste in base a un presupposto semplicissimo: i figli dei sacerdoti (bramini) sono i più adatti a diventare bramini a loro volta, i figli dei guerrieri a fare i guerrieri, i figli degli artigiani e i commercianti, gli artigiani e i commercianti, i figli dei servi i servi e via dicendo. Un sistema simile avrebbe potuto funzionare se gli uomini si riproducessero per talea come le viti o i gerani, se i figli fossero geneticamente identici ai genitori, ma questo non si verifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente alla fede professata da tutti i riformatori e gli educatori democratici – e per questo lato la democrazia è un mito egualitario aberrante alla stessa stregua del comunismo – è probabile che tutte le attitudini umane importanti abbiano una forte componente genetica, ma ciascuna di esse ben difficilmente potrebbe dipendere da un singolo gene come gli occhi neri o gli occhi azzurri, quanto piuttosto da costellazioni genetiche complesse che potrebbero non ritrovarsi dopo quella roulette che è il rimescolamento genetico prodotto dall&#8217;unione sessuale (che potrebbe invece magari determinare altre attitudini e qualità), e questo tanto più  in quanto di solito nelle società tradizionali esse venivano di solito “testate” su uno solo dei due sessi, quello maschile, in più esiste e dev&#8217;essere sempre esistita la possibilità anche in una società come quella indiana la possibilità di accoppiamenti clandestini fra persone di casta diversa. Inevitabilmente, all&#8217;interno delle diverse caste saranno nati individui privi delle qualità necessarie ai compiti che la casta era chiamata a svolgere, e la rigidità del sistema ha impedito che costoro si spostassero o fossero costretti a spostarsi in una posizione sociale più conveniente. Alla lunga, il sistema delle caste diventa il metodo migliore per disperdere a casaccio lungo la scala sociale attitudini e competenze, per far sì che “l&#8217;uomo giusto al posto giusto” diventi un&#8217;utopia irrealizzabile o un puro caso sul tipo di un tredici al totocalcio.<br />
Il sistema delle caste non ha posto l&#8217;India alla testa della civiltà umana, al contrario, ne ha fatto per lunghissimo tempo un abisso di arretratezza e miseria.</p>
<p style="text-align: justify;">Teniamo presente questo fatto, così come dobbiamo tenere presente che poiché l&#8217;egualitarismo è pura utopia, di fatto tutte le società esistenti si muovono in una “banda di oscillazione” i cui estremi sono costituiti dalla società di élite a mobilità sociale elevata e la società di caste a mobilità sociale bloccata o comunque scarsa. Teniamo anche presente che, poiché il mito egualitario è in effetti irrealizzabile, tutte le volte che si sono imposti sistemi teoricamente egualitari come i regimi comunisti, o comunque utopie egualitarie come la ventata sessantottesca che ha cancellato la selettività della scuola italiana, in concreto, allontanandosi dalla società di élite, si riduce la mobilità sociale e ci si avvicina (o ci si avvicina maggiormente) alla società di caste, e quindi allo spreco delle intelligenze e dei talenti che sono la risorsa più preziosa di una società.</p>
<p style="text-align: justify;">La “parola magica” è selezione, la messa alla prova che va ripetuta a ogni generazione e per ciascuno. In questo – sia chiaro – non c&#8217;è nulla di nuovo, è un pensiero politico risalente a cinque secoli prima di Cristo, a un pensatore il cui nome è stato talvolta esaltato attraverso le epoche con lo stesso impegno che si è messo nell&#8217;ignorare la parte più vitale della sua opera, stiamo parlando di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> che nella <a title="Repubblica" href="http://www.libriefilm.com/la-repubblica/203"><em>Repubblica</em></a> ha spiegato che “i guardiani” hanno il compito di vigilare sulle nuove generazioni, e se qualcuno di stirpe aurea o argentea nasce fra coloro che sono di stirpe bronzea, è loro dovere portarlo alla posizione che gli spetta. In un certo senso, potremmo dire che la nostra visione politica discende direttamente dal pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito delle interpretazioni moderne del pensiero politico di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> (dei suoi moderni fraintendimenti che stanno solo alla pari di quelli medievali con la Chiesa cattolica che si è servita di un pezzo qua di una scheggia là del suo pensiero come di quello di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> per costruire la sua teologia fraintendendo del tutto entrambi), poiché egli sosteneva che i sapienti e i guardiani avrebbero dovuto mettere in comune le proprietà e le donne, non è parso vero a qualcuno di iscrivere <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> fra gli antenati del comunismo, senza avvedersi che questo comunitarismo riservato alle élite perché potessero agire verso il corpo sociale in uno spirito di totale disinteresse personale, somiglia piuttosto a quello di un ordine monastico e non ne fa affatto il profeta di una società egualitaria; al contrario, il nucleo del suo pensiero è quello di uno stato elitario che assegni a ciascuno un ruolo corrispondente alle sue attitudini, capacità e meriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire come in realtà funzionino le cose, forse è meglio partire da un esempio al contrario, un esempio che purtroppo ci tocca molto da vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">È largamente provato che il cosiddetto movimento del &#8217;68 che toccò il mondo giovanile e studentesco in Europa verso la fine degli anni &#8217;60 non fu per nulla un fenomeno spontaneo: era nato per imitazione dei moti di protesta scoppiati nei <em>campus</em> americani e a loro volta ispirati da nessun altro sentimento più nobile che la fifa dei giovani <em>yankee </em>che temevano di essere spediti a combattere in Vietnam, ma i servizi segreti sovietici e dei Paesi satelliti avevano presto avuto la loro parte nell&#8217;alimentarlo, sostituendo con l&#8217;aggressione ideologica quella marcia verso Gibilterra dei <em> tank </em>con la stella rossa che “l&#8217;ombrello nucleare” americano rendeva impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, se quella che altrove fu solo una stagione, da noi durò un decennio e oltre, fino alla “coda” rappresentata dal terrorismo brigatista, è perché si saldava a nostre situazioni interne di una precisa rilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il sessantotto ha avuto una nascita bicefala attraverso il convergente egualitarismo marxista e cattolico, ha avuto il suo modello, il suo “esperimento pilota” nella scuola di Barbiana di Don Milani dalla quale è uscito Renato Curcio e nella <em>Lettera a una professoressa</em> dello stesso Don Milani il suo manifesto.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa che più sorprende, andando a rileggere oggi quel documento, è la cecità che esprime, frutto senza dubbio di un&#8217;intossicazione ideologica in cui marxismo e cristianesimo sono intrecciati molto più strettamente di quanto si potrebbe pensare a prima vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché una menzogna o un errore possano funzionare, non essere subito riconosciuti come tali a colpo sicuro, devono contenere un minimo di elementi reali: è senz&#8217;altro un fatto che nella scuola pre-sessantotto, la scuola gentiliana che bocciava e selezionava, i figli di papà dei ceti abbienti avevano un vantaggio rispetto ai ragazzi delle classi subalterne, perché crescevano in un ambiente più acculturato e ricco di stimoli, perché se non avevano voglia di studiare erano più facilmente disponibili le ripetizioni private, le pressioni sui docenti, i calci nel fondoschiena. Si trattava però pur sempre di svantaggi che i giovani di origini non abbienti potevano rimontare; certo, il sistema non era perfetto, ma dubito che vi possa essere qualcosa di umano che lo sia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Lettera a una professoressa</em> e il modello della scuola di Barbiana ci permettono di leggere in controluce anche qualcos&#8217;altro, la convinzione che qualsiasi superiorità sia riconducibile al privilegio, il mito egualitario condiviso in tutta la sua assurdità e falsità da cristianesimo e marxismo allo stesso titolo e allo stesso modo.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola egualitaria, la scuola che non boccia, non seleziona e in definitiva non insegna (ogni essere umano tende a essere pigro quanto gli è concesso di esserlo), la scuola dei tutti somari e tutti diplomati, alla fine non distribuisce che inflazionati pezzi di carta che non garantiscono minimamente l&#8217;accesso al lavoro, né tanto meno una posizione sociale, la selettività che si è cacciata dalla scuola rimane nella società, affidata a meccanismi di gran lunga più iniqui: raccomandazioni, amicizie familiari, tessere di partito, aggregazioni mafiose, è il trionfo dello status ascritto. Distruggendo la scuola gentiliana creata dal fascismo, la contestazione ha cancellato un importante strumento di promozione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">È possibile che coloro che hanno manovrato la contestazione in quegli anni che l&#8217;ex leader studentesco Mario Capanna ha definito “formidabili” e molti altri invece “miserabili”, fossero all&#8217;oscuro di ciò? Lasciando stare i gregari, gli utili idioti, quelli che si fanno incantare dagli slogan, a livello di capi, la cosa non è per nulla credibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettiamo su quali erano le condizioni dell&#8217;Italia di quel tempo, che, giunta tardivamente allo sviluppo industriale, aveva conosciuto il grosso <em>boom </em>economico proprio nel decennio precedente, e proprio in quegli anni conosceva un incremento esponenziale della scolarità, estesa sempre più verso i ceti subalterni, delle scuole medie e superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">I giovani contestatori di allora erano pressoché tutti di estrazione altoborghese e guarda caso, la loro azione politica coincideva con i loro interessi di classe, perché la combinazione di scolarità di massa e di scuola gentiliana-selettiva avrebbe loro reso molto difficile e certo non automatico come nel passato riprodurre la condizione sociale-professionale dei loro genitori. Si trattò di un&#8217;operazione di conservazione sociale travestita da rivoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra questi Metternich in sedicesimo travestiti da Robespierre e la sinistra si stipulò di fatto una sorta di <em>pactum sceleris</em>: i partiti di sinistra diedero all&#8217;operazione il loro avallo ideologico, quello che ci guadagnavano era una robusta iniezione di ideologia marxista in tutti i gangli della società, una classe di futuri <em>apparatcik </em>di partito, posizioni strategiche nella scuola, nell&#8217;informazione, nella magistratura, nella cultura, man mano che i giovani “rossi” avrebbero immancabilmente sviluppato le loro carriere professionali. Chi ci rimetteva di netto erano innanzi tutto i lavoratori sfacciatamente presi per il naso, i loro figli che si vedevano di fatto negato il futuro, e l&#8217;Italia nel suo complesso che si vedeva privata una volta di più di una futura classe dirigente dotata di capacità e competenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che l&#8217;infausta vicenda sessantottesca e la triste deriva che ne è conseguita negli ultimi quarant&#8217;anni ci offrano un perfetto esempio al contrario di quella che dovrebbe essere la nostra azione politica, ma a questo punto c&#8217;è un&#8217;importante obiezione che va considerata: una volta rimosse le barriere, gli ostacoli, le tare che impediscono una corrispondenza fra capacità, meriti e ruolo sociale, non sarebbe più semplice lasciar fare  alla dinamica del mercato che interessa gli uomini non meno delle merci e dei servizi, a quella competizione che a detta di molti è l&#8217;analogo della selezione naturale darwiniana? In altre parole, che dire del liberalismo, rappresenta un&#8217;opzione valida?</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto possa sembrare strano, storicamente, è piuttosto il darwinismo come teoria naturalistica ad essere nato basandosi sull&#8217;analogia con la società liberale, piuttosto che il contrario. Sebbene finisse per scegliere poi soluzioni autoritarie per imporlo, il primo teorico del liberalismo è stato nel XVII secolo il filosofo inglese Thomas Hobbes. Dietro le apparenze di una convivenza civile e armoniosa, in realtà la società, egli sosteneva, è un “<em>bellum omnium erga omnes</em>”, una guerra di tutti contro tutti, e lo stato è stato istituito come “patto sociale” per dettare le regole di questo conflitto e renderlo incruento. E&#8217; visibile che il concetto darwiniano di lotta per la sopravvivenza è stato modellato su questa idea di “guerra di tutti contro tutti”. “Liberalismo” è una parola che evoca connotazioni positive, eppure, ridotta all&#8217;osso, è la concezione socio-politica più brutale che ci possa essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che più conta, però, è che quest&#8217;analogia che è stata così importante per lo sviluppo delle scienze biologiche, è in ultima analisi falsa. A spiegarcelo è proprio uno scienziato evoluzionista, il padre dell&#8217;etologia Konrad Lorenz. Occorre distinguere, egli ci spiega, la selezione naturale interspecifica, cioè quella che avviene tra le specie, dalla selezione intraspecifica, cioè all&#8217;interno di una stessa specie; la prima è il motore dell&#8217;evoluzione, la seconda produce effetti per lo più mostruosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo parlando, sia chiaro, della selezione non coscientemente orientata, ma di quella lasciata al libero gioco casuale delle forze in campo, e “selezione naturale intraspecifica non orientata nella specie umana” è in definitiva ciò che potremmo tradurre con un termine oggi molto in voga, “mercato”. Che “il mercato” produca effetti mostruosi, è qualcosa che abbiamo smesso di notare solo perché abbiamo sotto gli occhi lo spettacolo orrido delle conseguenze delle politiche dirigistiche ispirate all&#8217;egualitarismo, alle atrocità politiche e allo scempio economico che sono stati perpetrati per mezzo secolo oltre quella che un tempo è stata la Cortina di Ferro, ma provatevi soltanto a chiedervi che senso abbiano la ricchezza economica e il prestigio sociale che si attribuiscono a figure parassitarie come i grandi capitalisti e i loro lacché politici, nonché ad attrici, cantanti, calciatori, <em>top model</em>, <em>escort</em>, mentre l&#8217;intelligenza creativa, la ricerca scientifica, il talento soprattutto dei giovani vengono scoraggiati e umiliati in tutti i modi, e si veda lo stato miserrimo in cui oggi sono lasciati la ricerca scientifica e i giovani ricercatori costretti a una vita da precari in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;equivalente, o meglio la proiezione del mercato nella politica è ciò che noi conosciamo come democrazia, e anche qui abbiamo un bellissimo nome per coprire una realtà spregevole. Il politico che ottiene il consenso, quello che finisce per avere nelle mani il destino di tutti, è quello che sa vendersi meglio, e tutti vedono le qualità che questo sistema tende a selezionare: furbizia, falsità, istrionismo, assenza di scrupoli, disinvoltura morale, disponibilità agli affari sporchi sottobanco, laddove intelligenza, competenza, comprensione dei problemi della collettività non hanno alcun ruolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dovremmo ancora una volta, a venticinque secoli di distanza, ricordare l&#8217;ammonimento di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“I più adatti a esercitare il potere sono coloro che meno lo desiderano, coloro che vedono in esso un dovere verso la comunità e non un mezzo per realizzare ambizioni personali”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;ipocrisia del liberismo è più evidente che nel passato, di una “libertà” d&#8217;impresa e di mercato che non interessa la popolazione ma solo una fascia molto ristretta di magnati. Oggi “mercato” significa “mercato globale”, globalizzazione che saccheggia e colonizza i popoli e le realtà culturali e storiche del pianeta, immiserisce i più poveri per provocare flussi migratori verso le aree di maggiore benessere allo scopo preciso di cancellare le identità di popoli e nazioni per dare luogo a un mondo ibridato, un&#8217;ibridazione che equivale a una perdita di cultura, memoria storica, consapevolezza, cui si sottrae solo la casta dei signori del pianeta, la maggior parte residenti negli USA e di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> o calvinista o ebraica (e delle varianti che esistono di cristianesimo, il calvinismo è quello più vicino alle radici ebraiche della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> del “Discorso della Montagna”, quello che più radicalmente distingue fra i “predestinati alla salvezza”, della quale il successo negli affari non importa come conseguito, è il segno esteriore, e la massa dei dannati da un Dio crudele quanto i suoi fedeli).</p>
<p style="text-align: justify;">E si vede quanto sia ipocrita l&#8217;inganno della democrazia, perché ai popoli viene surrettiziamente sottratto il diritto di decidere alcunché, nemmeno di preservare la propria identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel fascismo c&#8217;è sempre stata una componente “socialista”, “di sinistra” ma a questo riguardo le confusioni e gli equivoci si sono sprecati. Anche qui, bisogna ammettere che “il socialismo” è stato un movimento complesso, portatore di istanze diverse, in alcune delle quali ci possiamo riconoscere (facendone con ciò qualcosa di altro), in altre no. Senza dubbio ci riconosciamo nello spirito anticapitalista, con un&#8217;importante distinzione rispetto alla concezione marxista: l&#8217;imprenditore che lavora e dà lavoro non va messo sullo stesso piano del capitalismo finanziario e bancario che non crea nulla ma è semplicemente un&#8217;entità parassitaria che sposta grandi masse di denaro per il mondo trasformando il lavoro di molti nella ricchezza di pochi. Nell&#8217;internazionalismo si può vedere qualcosa da accogliere con molte riserve; anche noi dobbiamo cercare di essere quanto più possibile internazionali, collegarci con chi all&#8217;estero è simile a noi, perché è l&#8217;unico modo di combattere un nemico che trascende i limiti nazionali, ma l&#8217;identità di popoli e nazioni rimane per noi un <em>prius</em>, e non possiamo scordare che soprattutto per i comunisti “internazionalismo” significava in realtà subordinazione all&#8217;Unione Sovietica. Dell&#8217;egualitarismo abbiamo visto cosa si debba pensare, ma rimane la validità di quella che  oggi in un clima di neoliberismo, di “liberalizzazioni”, di privatizzazioni sembra la peggiore delle bestemmie, ossia il principio dell&#8217;intervento dello stato nell&#8217;economia per avere i mezzi per orientare la vita di una nazione secondo finalità che non sono necessariamente quelle del “mercato”, soprattutto oggi che è chiaro che la “mano invisibile” di cui parlava Adam Smith ci sta lentamente strozzando.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso non dobbiamo avere alcuna paura di essere “socialisti”, di contraddire i dogmi liberisti oggi vigenti nell&#8217;economia: lo stato ha non solo il diritto, ma il dovere di intervenire con misure autoritarie in campo economico quando si tratta di salvare i popoli dalla spoliazione di cui ne fanno oggetto le <em>lobby </em>del capitale internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le capacità dell&#8217;essere umano, le attitudini sia intellettive sia caratteriali, la cui valorizzazione dovrebbe essere la cura di un sistema prodotto dalla rivoluzione elitaria, a loro volta, sono il prodotto dell&#8217;eredità o dell&#8217;ambiente, della natura o della cultura, dell&#8217;effetto combinato di entrambe e in che proporzione?</p>
<p style="text-align: justify;">Il dogma democratico (e la democrazia è un sistema dogmatico dove l&#8217;esercizio della libertà di pensiero è ammesso solo se ci si muove entro limiti ben precisi) vuole che l&#8217;ambiente, la cultura, l&#8217;apprendimento siano tutto e che l&#8217;eredità, la base genetica, l&#8217;innato non contino assolutamente nulla. Qui riconosciamo il postulato di base dell&#8217;egualitarismo: siamo tutti potenzialmente degli zeri intercambiabili, non esistono geni o idioti, ma solo individui cui sono toccate in sorte migliori o peggiori opportunità educative.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo dogma è suscettibile di diverse utilizzazioni come un coltello multiuso; guai ad accorgersi, per esempio, che esistono differenze di attitudini e intellettive non solo all&#8217;interno dei gruppi umani, ma fra di essi, che quella brutta, bruttissima cosa che chiamiamo razzismo trova il suo fondamento nella realtà, mentre è l&#8217;antirazzismo a non essere altro che utopia.</p>
<p style="text-align: justify;">A cercare di dare un fondamento scientifico al dogma democratico-egualitario è stata fra gli anni &#8217;20 e &#8217;50 del XX secolo negli Stati Uniti (e dove sennò?) la scuola psicologica nota come comportamentismo (<em>behaviorism</em>), e per farlo ha adottato un riduzionismo incredibilmente semplicistico, riducendo tutta la vita psichica al fenomeno dei riflessi condizionati scoperti dal fisiologo russo I. P. Pavlov.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/evoluzione-e-modificazione-del-comportamento/9602" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7807" style="margin: 10px;" title="evoluzione-e-modificazione-del-comportamento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evoluzione-e-modificazione-del-comportamento.jpg" alt="" width="200" height="293" /></a>In termini scientifici, si tratta di assurdità allo stato puro: è semplicemente impensabile che i meccanismi della selezione naturale non abbiano modellato nel tempo le capacità intellettive e le attitudini comportamentali degli esseri viventi così come ne hanno plasmato i caratteri fisici. Konrad Lorenz, ricercatore di indubbia probità scientifica ha dedicato un suo libro, <a title="Evoluzione e modificazione del comportamento" href="http://www.libriefilm.com/evoluzione-e-modificazione-del-comportamento/9602" target="_blank"><em>Evoluzione e modificazione del comportamento</em></a> a rispondere alle mistificazioni e alle grossolanità dei comportamentisti, sottovalutando o ignorando però le implicazioni politiche del discorso, e in democrazia dove vige una tolleranza molto bassa per le idee anticonformiste, probabilmente per lui sarebbe stato pericoloso non farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa, stavo tenendo una lezione proprio sul comportamentismo, e avevo appunto spiegato che fra le varie correnti psicologiche il comportamentismo è considerato quella più democratica precisamente per la sua esclusione dei fattori innati nella determinazione della personalità, laddove le psicologie europee, Jean Piaget, la teoria della <em>Gestalt</em>, Konrad Lorenz si portano dietro perlopiù la “macchia” dell&#8217;innatismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un allievo alzò la mano e mi fece una domanda.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ma professore”, disse, “Cosa c&#8217;è di democratico in questo? Quello di poter modellare a piacere gli esseri umani come una creta molle, è il sogno di qualsiasi dittatore!”</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva ragione, ma io non avevo altro torto se non quello di dovermi attenere alla regola che non consente di fare dalla cattedra discorsi politici troppo espliciti. In effetti, non c&#8217;è alcuna contraddizione tra democrazia e spirito autoritario; oggi la censura democratica delle idee anticonformiste ha assunto il nome di <em>political correctness</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se un ricercatore ha un minimo di onestà e non cerca di falsare i fatti, la realtà delle cose salta fuori a dispetto delle sue intenzioni dichiarate. John B. Watson fondatore della scuola comportamentista sosteneva:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Datemi un bambino, purché sano, e  (attraverso la tecnica dei riflessi condizionati) ne farò quello che volete voi; se volete che ne faccia un delinquente, ne farò un delinquente, se volete che ne faccia il presidente degli Stati Uniti, ne farò il presidente degli Stati Uniti”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">(Prescindiamo ora dal fatto che alcuni presidenti degli Stati Uniti sono stati fra i peggiori delinquenti della storia, da Franklin Delano Roosevelt che ha ordinato durante la seconda guerra mondiale i bombardamenti di massa sulle città europee, ad Harry Truman che si è assunto la responsabilità dei bombardamenti nucleari sul Giappone, a esempi recenti, tutte le volte che l&#8217;America ha deciso di “mostrare i muscoli” contro questo o quello stato facendo strage di civili inermi).</p>
<p style="text-align: justify;">Si noti quel “purché sano” che fa rientrare dalla finestra l&#8217;innatismo cacciato dalla porta: chi è affetto dalla sindrome di <em>Down</em>, ad esempio, non possiamo certo pensare di avviarlo a una carriera accademica.</p>
<p style="text-align: justify;">In maniera analoga il saggio del genetista di origine ucraina Theodosius Dobzhansky <em>Diversità genetica e uguaglianza umana</em> vorrebbe essere un testo fondamentale dell&#8217;antirazzismo, ma si lascia scappare alcune ammissioni interessanti; ad esempio riporta una tabella con i coefficienti di correlazione (in pratica le somiglianze) fra i quozienti d&#8217;intelligenza di persone con vari gradi di parentela, da cui apprendiamo che i gemelli monozigoti separati alla nascita hanno un coefficiente di correlazione del Q.I. del 75% mentre estranei allevati insieme lo hanno solo del 24%. Davvero occorre altro per capire che l&#8217;intelligenza è determinata per tre quarti da fattori genetici e per un quarto da fattori ambientali?</p>
<p style="text-align: justify;">Io penso che non sia buona politica rispondere al fanatismo, alla cecità dogmatica, alla stupidità con altrettanto dogmatismo e stupidità, ma con l&#8217;intelligenza e l&#8217;aderenza alla realtà: alla cecità dogmatica dei democratici che vorrebbero negare qualsiasi peso all&#8217;ereditarietà nel determinare quello che noi siamo, non bisogna rispondere con una simmetrica e altrettanto stupida negazione dell&#8217;importanza dei fattori ambientali, della cultura, dell&#8217;educazione, che hanno un loro ruolo anche se non così onnipotente, ma con la rispondenza ai fatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/intelligenza-emotiva/7934" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7808" style="margin: 10px;" title="intelligenza-emotiva" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/intelligenza-emotiva.jpg" alt="" width="156" height="240" /></a>Nel libro <a title="Intelligenza emotiva" href="http://www.libriefilm.com/intelligenza-emotiva/7934" target="_blank"><em>Intelligenza emotiva</em></a> di Daniel Goleman si trova un&#8217;interessante ammissione. Dai test effettuati nelle scuole americane risulta che i ragazzi di origine asiatica, cinese e giapponese, hanno alla conclusione del ciclo di studi superiori, un quoziente intellettivo medio di 105, cioè uno scarto di cinque punti rispetto alla media della popolazione bianca. Tale scarto non sembra dovuto a fattori genetici, all&#8217;inizio del <em>curriculum </em>scolastico è inesistente e si accresce man mano col trascorrere del tempo (a differenza dello scarto verso il basso di 15 punti che separa i ragazzi di origine africana da quelli di origine europea, che appare non collegato a fattori ambientali e assolutamente incomprimibile).</p>
<p style="text-align: justify;">Il genitore di origine asiatica, spiega Goleman, è più esigente di quello “bianco”, pretende che i ragazzi studino, facciano i compiti, non concede loro giustificazioni a cottimo e disponibilità a coprirli in ogni circostanza. Tutto ciò consente loro non solo di ricevere una cultura e una formazione professionale migliore, ma ha effetti positivi sullo sviluppo stesso dell&#8217;intelligenza. Dovremmo fermarci un momento a riflettere su cosa priviamo i nostri figli con un&#8217;educazione democratica, lassista, permissiva, che non solo non li prepara ad affrontare le difficoltà della vita, ma ha effetti deprimenti sul loro potenziale intellettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Winston Churchill è stato una figura storica che non merita alcuna riabilitazione, è stato determinante nello svendere il futuro dell&#8217;Europa agli Stati Uniti; le conseguenze della sua politica le stiamo tuttora pagando tutti noi, tuttavia non posso citare senza almeno un po&#8217; di simpatia il barlume di saggezza che dimostrò il giorno che uno straniero gli chiese:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Perché voi Inglesi che siete così affettuosi con i vostri cani, siete così duri con i vostri figli?”<br />
“Perché dei nostri cani”, rispose, “Non abbiamo alcuna intenzione di farne degli uomini”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo dell&#8217;educazione non è solo quello di trasmettere conoscenze e competenze, ma prima di tutto di forgiare il carattere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di uomini che sappiano davvero essere degli uomini, di questo ci sarà più che mai bisogno nelle lotte del futuro.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html' addthis:title='Oltre la destra e la sinistra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La destra è al governo, la cultura all’opposizione</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 13:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante dominato dalla cariatide dell'antifascismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-destra-e-al-governo-la-cultura-all%e2%80%99opposizione.html' addthis:title='La destra è al governo, la cultura all’opposizione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Ci hanno insegnato che il tempo è una freccia, che procede sempre in avanti verso un radioso avvenire. Falso. Il tempo è circolare, torna su se stesso, è l’eterno ritorno del già detto, del già fatto, del sempre uguale, è quel passato che non passa mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante. È inquietante ma è così. Chi ha vissuto quel periodo ne riconoscerà tutti i sintomi, anni in cui essere «di destra» era una colpa e ti imprimeva addosso uno stigma negativo per cui venivi emarginato, non potevi parlare in pubblico, e se scrivevi su giornali «di destra» eri guardato male. Ma quelli, si dirà, erano gli anni peggiori della cosiddetta contestazione, erano gli «anni di piombo», gli anni del «conflitto a bassa intensità»&#8230;</p>
<div id="attachment_7260" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-7260 " title="Cerebrosconfitti_antifascisti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Manifestazione_antifascista-300x173.jpg" alt="Una sfilata di antifascisti negli anni '70. Slogan e partecipanti sono rimasti sempre gli stessi." width="300" height="173" /><p class="wp-caption-text">Una sfilata di antifascisti negli anni &#39;70. Slogan e partecipanti sono rimasti sempre gli stessi.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ora però quel disgraziato e sanguinoso periodo è da quasi quaranta anni alle nostre spalle. È trascorsa ben più di una generazione eppure sembra che si stia replicando nel modo più paradossale. Infatti, è dal 1993 che la Destra politica non è più una anomalia, è da allora che non è più strano vedere sindaci ed assessori e poi ministri e sottosegretari prima del Msi, poi di An. Tutto normale? Affatto! La Sinistra non ha mai accettato il ritorno alla normalità democratica, l’ha sempre mal sopportata, soprattutto da quando il <em>leader </em>del centrodestra è Silvio Berlusconi. Questo ha fatto sì che col tempo si sia vieppiù incarognita ed oggi l’antiberlusconismo, a braccetto con l’antifascismo, anziché attenuarsi, sia più violento che mai. Ma essere antiberlusconiani vuol dire essere anche ostili a tutto quanto sia &#8211; venga dalla Sinistra etichettato &#8211; «di destra». Il risultato è un drastico ritorno al passato: non si possono tenere conferenze e presentazioni di libri di autori sgraditi (<a title="Marcello Veneziani" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marcello-veneziani/">Marcello Veneziani</a> e Giampaolo Pansa ne sanno qualcosa) o di argomenti tabù (come a Palermo quello dedicato a Casa Pound, nonostante il responsabile culturale di Casa Pound scriva sul <em>Secolo d’Italia</em>, giornale antiberlusconiano).</p>
<p style="text-align: justify;">E non si possono tenere nemmeno concerti. È accaduto negli ultimi tempi almeno due volte, in quel di Sassuolo e di Milano, alla Compagnia dell’Anello, la storica formazione musicale di Mario Bortoluzzi che si è vista annullare la sede di due manifestazioni all’ultimo istante per la pressione che politici e giornalisti locali hanno fatto su chi aveva loro concesso i locali. Con l’accusa di essere un gruppo «nazista»! E non l’ha difeso nessuno, o quasi: certo nessuno si è indignato sulla «grande stampa» per un episodio così grave. E accade a chi scrive su giornali di destra di subire trattamenti preferenziali da parte di politici e magistrati (ne sanno qualcosa <em>il Giornale </em>e <em>Libero</em>) rispetto a identiche situazioni in cui cadono le testate di sinistra. E capita (si vedano testimonianze sul <em>Foglio</em>) che chi comincia a scrivere sulle sue pagine provochi imbarazzo ad amici e conoscenti. Siamo tutti (è successo anche a me) considerati «lacchè di Berlusconi»!</p>
<p style="text-align: justify;">Questa situazione nasce da una serie di concause: oltre quelle già dette ci sono anche gli effetti collaterali del neo-antifascismo finesco, cioè codificato dal presidente della Camera e seguito dai politici del Fli e dal suo quotidiano, che si presentano come una Destra Nuova mentre invece non sono altro che una Sinistra Vecchia con la bava alla bocca nei confronti di chi è rimasto veramente di destra. Insomma, è stato creato un nuovo «arco costituzionale» di cui Fli fa parte e chi non sta col Fli ne è escluso. E così, mancando una sponda politica che li difenda in qualche modo, ecco che giornalisti, scrittori, musicisti che non hanno accettato il verbo del nuovo messia di Montecarlo sono più facilmente attaccabili e discriminabili (ma non per questo cambiano idea).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/perche-siamo-antipatici/8202" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7258" style="margin: 10px;" title="perche-siamo-antipatici" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perche-siamo-antipatici.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Certo, c’è anche quel senso inaccettabile di superiorità antropologica, quel «complesso dei migliori» così efficacemente, ma inutilmente, denunciato da Luca Ricolfi nell’ormai lontano 2005, che porta la Sinistra ad un vero e proprio razzismo culturale. Ma, e lo si deve dire assai chiaramente, c’è anche l’incancellabile colpa di un centrodestra che dal 1994, pur messo in guardia, non ha fatto nulla per creare un retroterra culturale alle proprie vittorie politiche, da un lato non occupandosi affatto di cultura (Forza Italia) e dall’altro cadendo succube della «sindrome di Stoccolma» culturale (Msi/An) una volta giunto al potere nazionale e locale, come ho scritto a suo tempo su queste pagine e come ha di recente benissimo evidenziato il professor Roberto Chiarini.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la libertà di pensiero e di parola sia conculcata in questo disgraziato Belpaese lo possono urlare sfacciatamente personaggi come Santoro, Grillo, Saviano, Fazio, Travaglio, Dandini, Lerner, Spinelli, Di Pietro e tutto l’Idv, Eco e compagnia brutta, ma non so con quale faccia tosta o peggio, visto che possono dire e fare impunemente tutto ciò che vogliono spalleggiati dalla «grande stampa» e con la manleva dei magistrati. E lo possono anche molto, molto sopra le righe senza problemi. Aleggia invece una censura palese e occulta, una discriminazione morale e quasi personale per chi parla, scrive, canta avendo idee di destra.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò avviene a quasi vent’anni, dalla discesa in campo del Cavaliere che «sdoganò» la Destra partitica. C’è evidentemente qualcosa che non funziona e il Centrodestra politico dovrebbe fare l’esame di coscienza ed un <em>mea culpa </em>se la situazione, nel 2011, è ancora questa. Anzi, è peggiorata.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 10 aprile 2011.</p>
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		<title>Novecento, il secolo dell&#8217;intelligenza</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 16:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giano Accame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’assai larga parte dell’intelligenza del secolo scorso fu di destra. E, con qualche eccezione, lo fu d’una destra fascista o accusata di fascismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/novecento-il-secolo-dellintelligenza.html' addthis:title='Novecento, il secolo dell&#8217;intelligenza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dizionario-delle-opere-filosofiche/4618" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5598" style="margin: 10px;" title="dizionario-delle-opere-filosofiche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dizionario-delle-opere-filosofiche-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Franco Volpi, stretto collaboratore di Adelphi e di <em>Repubblica</em>, va ormai considerato &#8211; specie per gli approfondimenti nella cultura tedesca da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e Schmitt &#8211; come il più interessante studioso italiano di filosofia. Nella puntata su <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> della serie sulle <em>Intelligenze scomode del Novecento </em>per Rai Educational, con Sergio Tau ho trasmesso di Volpi questa dichiarazione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quando realizzai il <a title="Dizionario delle opere filosofiche" href="http://www.libriefilm.com/dizionario-delle-opere-filosofiche/4618"><em>Dizionario delle opere filosofiche</em></a>, prima in Germania e poi in Italia, uno dei problemi più spinosi fu quello riguardante la filosofia italiana. Quali autori, quali filosofi, oltre agli scontati Croce e Gentile, andavano inseriti in questo Dizionario per avere una scelta sufficientemente rappresentativa? La mia prima idea fu quella di inserire come terzo grande pensatore del Novecento italiano <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ne risulta che tutti e tre gli autori più rappresentativi del Novecento italiano erano di destra. Croce, beninteso, come Einaudi, apparteneva alla destra antifascista (mentre erano filofascisti tra gli economisti Vilfredo Pareto e Maffeo Pantaleoni). Se partiamo da questo primo dato per un breve giro del mondo arriviamo alla conclusione che un’assai larga parte dell’intelligenza del secolo scorso fu di destra. E con qualche eccezione, come Croce o Borges (antiperonista), lo fu d’una destra fascista o accusata di fascismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nell’ambito della destra non fascista vanno ricordati per importanza nella cultura mitteleuropea gli scrittori austriaci, in gran parte ebrei, nostalgici dell’impero asburgico: da Stefan Zweig, suicida nel ricordo de <em>Il mondo di ieri</em>, a <a title="Franz Werfel" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/franz-werfel">Franz Werfel</a> che si convertì al cattolicesimo, a Joseph Roth con <a title="La cripta dei cappuccini" href="http://www.libriefilm.com/la-cripta-dei-cappuccini/8419"><em>La cripta dei cappuccini</em></a> e <a title="La marcia di Radetzky" href="http://www.libriefilm.com/la-marcia-di-radetzky/8420"><em>La marcia di Radetzky</em></a>, a <em>Lo Stendardo</em> di Alexander Lernet-Holenia (non ebreo), a Hugo von Hofmannsthal, lo scrittore d’una grande famiglia ebraica assimilata che formulò l’espressione &#8220;<a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">rivoluzione conservatrice</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5599" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger"><img class="size-full wp-image-5599" title="juenger" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/juenger.gif" alt="Ernst Jünger " width="120" height="174" /></a><p class="wp-caption-text">Ernst Jünger </p></div>
<p>Fu accusato di nazismo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>, considerato a livello mondiale il maggiore filosofo del secolo. E se <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> fu solo epurato, Carl Schmitt, maggiore politologo del Novecento, venne imprigionato per un anno dagli americani a Norimberga sotto accusa d’aver collaborato coi capi nazisti che nello stesso carcere furono impiccati. In realtà né <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, né Schmitt, né <a title="Ernst Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, l’anarca di destra che con Schmitt e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> scrisse libri a quattro mani, né Oswald Spengler, autore del <a title="Il tramonto dell'Occidente" href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546"><em>Tramonto dell’Occidente</em></a>, né Werner Sombart, geniale storico dell’economia, condivisero gli orrori del nazismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Col nazismo vennero confusi per la loro appartenenza alla composita galassia della &#8220;<a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">rivoluzione conservatrice</a>&#8221; di cui il nazismo fu la componente più volgare e perciò vincente. Tratto comune a tutti loro fu il pensiero della crisi, da cui anche il fascismo era reattivamente germinato. Fu vicino al fascismo romeno <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>, il maggior studioso del fenomeno religioso, ed è stato seppure impropriamente avvicinato al nazismo lo studioso svizzero della psicologia del profondo e degli archetipi, Carl Gustav Jung, secondo solo a Freud (con cui finì in polemica) nella psicanalisi. Nell’edizione italiana un saggio dell’americano Richard Noll è stato addirittura intitolato <a title="Jung il profeta ariano" href="http://www.libriefilm.com/jung-il-profeta-ariano/8427"><em>Jung, il profeta ariano</em></a> (Mondadori 1999).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/psicologia-e-alchimia-2/1751" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5600" style="margin: 10px;" title="psicologia-e-alchimia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/psicologia-e-alchimia-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a>In <a title="Psicologia e alchimia" href="http://www.libriefilm.com/psicologia-e-alchimia-2/1751"><em>Psicologia e alchimia</em></a> del 1944 <a title="Jung" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/carl-gustav-jung">Jung</a> citava <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> e da accuse d’antisemitismo si difese così nel 1934: &#8220;L’inconscio ariano ha un potenziale maggiore di quello ebraico; questo è il vantaggio e lo svantaggio di una giovinezza non ancora completamente sfuggita alla barbarie. Nella mia opinione è stato un grande errore di tutta la psicologia medica precedente applicare categorie ebraiche, che non sono nemmeno vincolanti per tutti gli ebrei, indiscriminatamente a cristiani, tedeschi o slavi. Così facendo la psicologia medica ha dichiarato che il segreto più prezioso dei popoli germanici &#8211; la profondità creativamente profetica dell’anima &#8211; è un garbuglio infantile e banale, mentre per decenni la mia voce ammonitrice è stata sospettata di antisemitismo. L’origine di tali sospetti è Freud. Non conosceva l’anima germanica più di quanto la conoscano i suoi imitatori tedeschi. La potente apparizione del nazionalsocialismo, che tutto il mondo osserva con occhi stupiti, ha forse insegnato loro qualcosa di meglio?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5601" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="size-full wp-image-5601" title="hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hamsun.jpg" alt="Knut Hamsun" width="175" height="252" /></a></dt>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Il carattere reattivo accomuna il romanziere e premio Nobel norvegese <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, filonazista, e il romanziere giapponese <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Yukio Mishima</a></span>, tre volte candidato al Nobel e &#8220;fascista di ritorno&#8221;: omosessuale (o bisessuale, perché ebbe anche moglie e figli) e contento d’esser stato riformato evitando i rischi della guerra, ottenne successi in Occidente come scrittore decadente; ma avendone compresa poi la vanità, tornò alle tradizioni degli antichi samurai, creò una formazione paramilitare, il <em>Tate no Kai</em>, Società degli Scudi, e in polemica contro l&#8217;asservimento del Giappone agli Stati Uniti si suicidò col rito del <em>seppuku </em>a 45 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5602" class="wp-caption alignright" style="width: 203px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-5602" title="drieu" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/drieu-193x300.jpg" alt="Pierre Drieu La Rochelle" width="193" height="300" /><p class="wp-caption-text">Pierre Drieu La Rochelle</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche gli scrittori fascisti francesi, da Pierre Drieu la Rochelle, suicida, a Robert Brasillach, fucilato per collaborazionismo, a Lucien Rebatet, lungamente carcerato, sorsero per reazione alla decadenza del loro paese, che di lì a poco a perse l’impero coloniale. È riconosciuto fra i geni del secolo l’anarchico <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span>, imprigionato per collaborazionismo e antisemitismo, che fu lo straordinario innovatore della prosa narrativa francese; così come Ezra Pound, sbattuto dagli americani in una gabbia e poi tredici anni in manicomio criminale per il suo filofascismo, fu l’innovatore del modo di fare poesia in lingua inglese (influenzando l’irlandese Yeats e Eliot, entrambi premi Nobel e con inclinazioni fascistoidi, così come nel mondo inglese ebbero tratti fascistizzanti sia T.E. Lawrence (Lawrence d’Arabia), autore del classico <a title="I sette pilastri della saggezza" href="http://www.libriefilm.com/i-sette-pilastri-della-saggezza/345"><em>I sette pilastri della saggezza</em></a>, che D.H. Lawrence, autore del <em>Serpente piumato</em> e di <a title="Lady Chatterley" href="http://www.libriefilm.com/lamante-di-lady-chatterley-2/2326"><em>Lady Chatterley</em></a>); e Filippo Tommaso Marinetti, fondatore col futurismo della più completa fra le avanguardie del Novecento, giacché comprese poesia, prosa, pittura, scultura, musica, teatro, cucina, ecc., che poté vantare d’aver superato per primo le regole sintattiche con cui per secoli s’era fatta poesia, da Omero a d’Annunzio (altro precursore del fascismo).</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo quindi tre eccezionali maestri nell’arte della parola, ma anche punte avanzate nelle più ardite espressioni d’avanguardia. Inizialmente futurista e poi creatore d’una sua forma espressiva volta all’interpretazione grafica della rivoluzione fascista fu Mario Sironi, ormai considerato il maggior pittore italiano del Novecento. E se Sironi fissò l’immagine del fascismo nella pittura murale, Leni Riefenstahl, che rimane la maggior regista di documentari, filmò l’immagine del nazismo riprendendone nel <em>Trionfo della volontà</em> un congresso di partito a Norimberga.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5603" class="wp-caption alignleft" style="width: 221px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello"><img class="size-medium wp-image-5603 " title="pirandello" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pirandello-211x300.jpg" alt="Luigi Pirandello" width="211" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd"> </dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’elenco dei geni di destra potrebbe allungarsi includendovi altri premi Nobel, da Guglielmo Marconi, fascistissimo presidente dell’Accademia d’Italia, a Luigi <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello" target="_blank">Pirandello</a></span>, a Konrad Lorenz, il maggior studioso di comportamento animale. Ma non fu tipicamente di destra l’inventiva tecnico-scientifica da cui sorse la radio, anche se il Duce si avvalse tra i primi della possibilità di comunicare col popolo via etere; né l’etologia di Lorenz si presta a essere rigidamente etichettata. Il relativismo pirandelliano venne invece assimilato al fascismo da Adriano Tilgher ottenendo il consenso di Mussolini, che nel recensirne i <em>Relativisti contemporanei</em> nel novembre 1921 aveva scritto:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La definizione è esattissima. Il Fascismo è stato un movimento super-relativista, perché non ha mai cercato di dare una veste definitiva programmatica ai suoi potenti stati d’animo, ma ha proceduto per intuizioni frammentarie. Se per relativismo deve intendersi il dispregio per le categorie fisse, per gli uomini che si credono i portatori di una verità obiettiva immortale, per gli statici che si adagiano, invece che tormentarsi e rinnovellarsi incessantemente, per quelli che si vantano di essere sempre uguali a se stessi, niente è più relativistico della mentalità e dell’attività fascista. Se relativismo e mobilismo universale si equivalgono, noi fascisti abbiamo avuto il coraggio di mandare in frantumi tutte le categorie politiche tradizionali e di dirci volta a volta: aristocratici e democratici, rivoluzionari e reazionari, proletari e antiproletari, pacifisti e antipacifisti &#8211; noi siamo veramente i relativisti per eccellenza.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Insomma: nessuno in politica era mai stato così… pirandelliano come Mussolini. E <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello" target="_blank">Pirandello</a></span>, ostentatamente iscrittosi al Partito fascista dopo l’assassinio di Matteotti, aveva in tante novelle e opere teatrali temi di critica non marxista, non economicista, al costume borghese, alla corruzione liberaldemocratica ne <em>I vecchi e i giovani</em> e scritto in <em>Berecche e la guerra</em> un racconto interventista. Furono inoltre di destra alcuni geni dell’organizzazione, come Henry Ford (autore tra l’altro d’un libro antisemita, che dovette ritirare dalla circolazione per evitare boicottaggi alle vendite delle sue automobili), che segnò lungo quasi tutto il secolo nel mondo per milioni di operai il modo di lavorare in fabbrica. O come in Italia Italo Balbo, che a capo dell’Aeronautica militare realizzò voli transoceanici in grandi formazioni, mentre prima di lui queste prodezze erano affidate a prove di coraggio solitario. O come Renato Ricci, che assunto il compito d’organizzare la gioventù italiana si recò in Inghilterra da Baden-Powell, fondatore degli <em>scouts</em>, che gli diede preziosi consigli, e in Germania da Walter Gropius, del movimento architettonico Bauhaus. Creata l&#8217;Opera Nazionale Balilla, fece costruire 890 Case del Balilla, 1.470 palestre, 2.568 campi sportivi, 40 teatri, 22 piscine, 520 ambulatori, una quantità di locali per biblioteca e una dozzina di Collegi, fra cui l’Accademia di educazione fisica al Foro Mussolini, l’Accademia femminile di Orvieto, i Collegi navali di Venezia e Brindisi, il Collegio aeronautico di Forlì, le Scuole marinaretti di Sabaudia e Cagliari e mise in mare la nave scuola Palinuro per educare gli scugnizzi napoletani. Gandhi venne a visitarlo. Con 12mila dirigenti Ricci mise 6 milioni di ragazzi a far ginnastica, tra cui 2 milioni e mezzo di Balilla, oltre 2 milioni di Piccole italiane, 960mila Avanguardisti, quasi mezzo milione di Giovani italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5604" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-5604" title="ForoMussolini-View" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ForoMussolini-View-300x255.jpg" alt="Veduta del Foro Mussolini" width="300" height="255" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Veduta del Foro Mussolini</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ricci aveva 28 anni quando Mussolini gli affidò quell’incarico e non volle avvalersi di collaboratori più vecchi di lui. Fece quindi realizzare il Foro Italico, rimasto tra i capolavori mondiali dell’architettura sportiva, da architetti giovanissimi, tra cui Luigi Moretti, che affermatosi tra i grandi architetti del Novecento in età matura fu chiamato negli Stati Uniti a progettare il complesso del Watergate. Accanto a Moretti altro genio dell’epoca fu Giuseppe Terragni, a cui si deve, tra altre opere entrate nella storia dell’architettura, la Casa del Fascio di Como. Ma ecco come il figlio di Renato Ricci, architetto Giulio, ha raccontato i criteri selettivi usato da suo padre per il Foro Italico:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il primo che chiamò fu Del Debbio, che aveva 28 anni, e gli fece fare l’Accademia, lo Stadio dei Marmi e il primo piano regolatore del Foro Mussolini. Poi venne Costantini, che aveva 25 anni. Lo conobbe premiandolo a una gara di sci. Disse che aveva bisogno di lavorare. Mio padre lo chiamò a Roma e lui fece l’obelisco, le piscine, il tennis. Giulio Pediconi si presentò al Ministero e chiese del lavoro. Ricci gli domandò: &#8220;Quanti anni ha?&#8221;. &#8220;23&#8243;. &#8220;Quanto lavoro ha fatto?&#8221;. &#8220;Niente&#8221;. &#8220;Allora venga a lavorare per me&#8221;. L’architetto Pediconi ha fatto la Fontana della Sfera. Poi ha chiamato l’architetto Pintonello, che aveva collaborato con Costantini alla realizzazione del monolito e gli diede l’incarico dello Stadio Olimpico. Anche Moretti fu chiamato a collaborare al Foro quando aveva poco più di 23 anni: predispose il piano regolatore definitivo del Foro, che susseguiva quello precedente di Del Debbio. Moretti ha progettato la Casa delle Armi e altri lavori che avrebbero dovuto essere realizzati, compreso uno stadio per 400mila persone. Rimase legato, come del resto gli altri architetti e artisti, a mio padre fino all’ultimo giorno. E il giorno che mio padre uscì, nel 1950, di prigione, trovò sulla porta di Regina Coeli Moretti commosso, che piangeva, e lo portò con la sua macchina a casa&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-fascismo-di-pietra/2141" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5605" style="margin: 10px;" title="fascismo-di-pietra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fascismo-di-pietra.jpeg" alt="" width="200" height="295" /></a>Il Novecento è stato connotato dal particolare valore politico attribuito proprio dal fascismo alla cultura. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/renzo-de-felice" target="_blank">Renzo De Felice</a></span>, descrivendone l’uscita con pochi compagni da partito socialista per aderire alle agitazioni interventiste, disse che Mussolini aveva scelto il &#8220;partito della cultura&#8221;. Era infatti interventista la cultura delle riviste del primo Novecento: quella più di destra, fiorentina, con Papini, Prezzolini, Soffici, ma anche quella che era inconsapevolmente una &#8220;sinistra della destra&#8221; con le pubblicazioni futuriste e del sindacalismo rivoluzionario, due movimenti d’avanguardia destinati a confluire nel fascismo. Poté sembrare sulle prime una scelta perdente rispetto alla posizione di prestigio goduta da Mussolini in casa socialista, eppure la via della cultura fu una scorciatoia verso la conquista del potere e l’estensione dei consenso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci ripensò Gramsci, tormentandosi in prigione. Dal marxismo aveva appreso che la cultura era sovrastruttura: fu l’esempio di Benito Mussolini a suggerirgli l’importanza dell’egemonia culturale nella società per giungere al potere e conservarlo. Solo un vecchio trombone come Norberto Bobbio poté teorizzare stupidaggini secondo cui dove c’era cultura non c’era fascismo e viceversa. Una sinistra salottiera, sempre più vuota d’idee ma supponente, di queste cretinate si compiace da decenni, senza rendersi conto d’aver solo imitato tecniche usate dal fascismo per l’estensione del consenso attraverso eccezionali promotori di cultura come Giovanni Gentile con l’Enciclopedia italiana e la Normale di Pisa, organizzazioni come i Littoriali, i Guf, le riviste dei Berto Ricci, ancora le riviste e i premi d’arte di Bottai, la legge Bottai del 2% da destinare alle arti sul costo degli edifici pubblici, ma soprattutto la piena libertà di scelta stilistica, dai classicisti sino agli astrattisti, garantita agli artisti durante tutta la durata del regime.</p>
<p style="text-align: justify;">L’imitazione ha giovato elettoralmente alla sinistra, meno alla cultura italiana e anche mondiale, la cui creatività nella seconda metà secolo fu meno brillante che non tra le due guerre.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Area </em>di Ottobre 2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/novecento-il-secolo-dellintelligenza.html' addthis:title='Novecento, il secolo dell&#8217;intelligenza ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Guénon, forza della Tradizione</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 17:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo il maestro di Blois, gli strumenti della metafisica non bastano: essa considera sistemi «limitati e chiusi». La filosofia è soltanto il primo stadio per raggiungere la “sapienza”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/guenon-forza-della-tradizione.html' addthis:title='Guénon, forza della Tradizione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-5458" style="margin: 10px;" title="guenon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guenon1.jpg" alt="" width="199" height="296" />Nel discutibile <em>Pantheon della destra</em> pubblicato qualche tempo fa &#8211;  sul <em>Domenicale</em> del 5 gennaio 2008, con decine di voci: da Lucio Battisti  a <a title="Elemire Zolla" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/elemire-zolla/">Elémire Zolla</a>, passando per Croce, Mussolini e Hayek &#8211; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>  non appariva. Visto però come venivano trattati Friedrich Nietzsche e <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola"> Julius Evola</a> (cioè malissimo), crediamo sia stato meglio così.</p>
<p style="text-align: justify;">Un matematico (proprio come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> e il “barone” <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>), insegnava anni e  anni fa ad analizzare i testi con la giusta attenzione, per capire se  il messaggio contenuto fosse formativo, “semplicemente” in-formativo,  l’uno e l’altro o nessuno dei due. In tale direzione, e con un reale  spessore, pochi autori meriterebbero l’appellativo di “maestro” come  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, l’autore de <em>La crisi del mondo moderno</em> e di <em>Simboli della  scienza sacra</em>. Colui che data l’inizio del periodo di decadenza  all’affacciarsi del pensiero filosofico; un’idea che ancora nel terzo  millennio nessun docente “medio” di qualsiasi università sarebbe  disposto a sostenere&#8230; e ciò potrebbe anche bastare ricordandoci cosa  disse una volta (di non bello) il povero Franco Volpi degli stessi  docenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è uno (sempre da lì si parte): viviamo o no nel migliore dei  mondi possibili? Rispondere “no” non è né di “destra” né di “sinistra”,  perché il problema non sta nella risposta ma nelle alternative. E  proprio qui entrano in gioco i maestri, coloro cioè che illustrano  queste alternative, perché nella più assoluta (ma anche teorica)  libertà, il lettore possa scegliere la strada da percorrere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un vero maestro non è mai né violento né “cattivo” perché da lui si  impara, in primo luogo a dialogare con se stessi. Varcando le soglie  delle fucine della responsabilità. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> è da anni un pezzo forte dei  tipi della Adelphi che trenta e passa anni fa pubblicarono <em>Il re del  mondo</em> (1977), uno dei libri più noti dello scrittore e simbolista nato  nel novembre del 1886 a Blois.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-demiurgo-e-altri-saggi/991" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5459" style="margin: 10px;" title="il-demiurgo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-demiurgo.jpeg" alt="" width="200" height="336" /></a>Dopo libri fondamentali come <em>Introduzione generale allo studio delle  dottrine indù</em> o <em>L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta</em>, col titolo  complessivo de <a title="Il Demiurgo e altri saggi" href="http://www.libriefilm.com/il-demiurgo-e-altri-saggi/991"><em>Il demiurgo e altri saggi</em></a> (pp. 313; 14 euro), nel 2007 la  casa editrice milanese ha anche presentato (con la traduzione di  Graziella Cillario), una raccolta di testi risalenti a un arco di tempo  decisamente lungo: 1909-1950 (forse un po’ troppo lungo?), tratti dai  periodici <em>La Gnose</em>, <em>Voile d’Isis</em>, <em>Études traditionnelles</em>, e dall’araba <em> El-Ma’rifah</em>. A giustificare la scelta, peraltro i testi sono raggruppati  in tre sezioni ben differenziate, la considerazione contenuta nella  premessa di Roger Maridort che nel tempo le «posizioni intellettuali» di  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> non siano mutate di molto, «soprattutto per quanto riguarda le  critiche al mondo moderno».</p>
<p style="text-align: justify;">Sia come sia, a rendere interessante il volume (oltre il contenuto in se  stesso) è la circostanza che esso contiene i primissimi articoli  pubblicati dal maestro francese appena ventitreenne, come appunto <em>Il  demiurgo</em> da cui la raccolta trae il titolo. Qui il giovane metafisico si  interroga sulle origini del Male (<em>Si Deus est, unde Malum? Si non est,  unde Bonum?</em>) e le sue relazioni con l’infinito, il Perfetto e il  Principio supremo. Come può un Principio unico produrre dualità come  spirito e materia e bene e male? E qual è la sua relazione con la  molteplicità? Si tratta di argomenti familiari ai primi filosofi  dell’Occidente, ma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> sa trattare con essi in modo affatto  inconsueto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tradizione-e-le-tradizioni/900" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5461" style="margin: 10px;" title="la-tradizione-e-le-tradizioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-tradizione-e-le-tradizioni.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a> È il caso per esempio anche dell’articolo <em>Conosci te stesso</em> (1931), nel  quale il sapere filosofico viene legato a qualcosa che di fatto lo  precede. È abbastanza noto peraltro il pensiero del maestro francese: è  grave errore scambiare il “filosofo” (che è colui che “ama” la saggezza)  per il “saggio” <em>tout court</em>; dunque si può affermare che «la conoscenza  filosofica non è che una conoscenza superficiale ed esteriore», ed è  solo un «primo grado sulla via della conoscenza superiore e autentica  che è la saggezza». È a questo punto che si connette un pensiero di tipo  essoterico, “volgare”, logico e razionale, ad uno esoterico che è  appunto quello del saggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come insegnare la saggezza? Certamente non coi libri (ahinoi), né con  qualunque altro mezzo “di ragione” ciò perché, beninteso, la saggezza  non è legata alla ragione bensì all’anima e allo spirito (in due parole  alla preparazione interiore). E qui si snoda un’altra questione  essenziale. Anzi due: la prima è che i moderni hanno completamente  dimenticato l’esistenza di qualcosa di più “alto” della filosofia, la  seconda è che tale insegnamento esoterico seppur diffuso anche in  Grecia, era stato inizialmente conosciuto in Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Pitagora (ma non solo lui), aveva ricollegato ai cosiddetti “misteri” e  al culto di Apollo la sua filosofia. I misteri si insegnavano nel  silenzio con figure e <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>; quanto di più lontano insomma  dall’insegnamento dell’Occidente tradizionale nel senso più comune del  termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono più o meno tutte di questo genere le critiche al mondo “moderno”  prodotte da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>. Una distinzione che risulta dall’opera più  conosciuta del tradizionalista francese (<em>La crisi del mondo moderno</em>,  1927) è anche quella fra filosofia come mezzo, come ricerca, e filosofia  come scopo. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> scrive che è solo la prima delle due opzioni, (la  cui origine risale ancora a Pitagora) che va nella direzione giusta: la  filosofia è difatti uno stadio introduttivo verso la “sapienza”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-simbolismo-della-croce/811" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5460" style="margin: 10px;" title="simbolismo-della-croce" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/simbolismo-della-croce.jpeg" alt="" width="200" height="300" /></a> Furono i greci a indirizzare la filosofia verso una conoscenza puramente  razionale, umana ed essoterica, adombrando il lato non umano ed  esoterico della Sapienza (ma già Nietzsche, da un suo specifico punto di  vista – poi ripreso più e più volte – aveva fortemente criticato la  visione “apollinea” in quanto unica ed esclusiva tradizione del pensiero  greco-occidentale). Del resto che il linguaggio filosofico non serva ai  fini di una vera conoscenza metafisica, Gùenon lo ribadisce nel  capitolo secondo de <em>Gli stati molteplici dell’essere</em> (1932), qui  chiamando in causa, peraltro, altre tre opere <em>Introduzione generale allo  studio delle dottrine indù</em> (1921), <em>L’uomo e il suo divenire secondo il  Vedanta</em> (1925) e <a title="Il simbolismo della Croce" href="http://www.libriefilm.com/il-simbolismo-della-croce/811"><em>Il simbolismo della croce</em></a> (1931), tanto che si può  pensare ad un vero e proprio motivo dominante di tutta la sua  produzione. Infinito (incondizionato e indeterminato) e Possibilità  illimitata per il maestro di Blois non possono essere compresi con gli  strumenti limitati della filosofia che prende in considerazione sistemi  per ciò stesso «limitati e chiusi».</p>
<p style="text-align: justify;">«In una discussione pubblica non contano gli argomenti ma certe doti  teatrali»: <em>also sprach </em>Paul Feyerabend, filosofo della scienza  abbastanza citato fino a qualche tempo fa. Crediamo che nessuna accusa  del genere, riguardante cioè la superficialità delle tesi sostenute, si  possa muovere a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> o ai suoi epigoni. I maestri fanno bene  all’intelligenza (di destra e di sinistra che sia), nondimeno sia essa  un attributo ancora e per molti aspetti “profano”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 10 luglio 2010.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/guenon-forza-della-tradizione.html' addthis:title='Guénon, forza della Tradizione ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La fantasy, la politica, la mistificazione</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 17:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Cardini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-fantasy-la-politica-la-mistificazione.html' addthis:title='La fantasy, la politica, la mistificazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_5053" class="wp-caption alignright" style="width: 309px"><img class="size-medium wp-image-5053" title="tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tolkien-299x300.jpg" alt="John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892 – 2 settembre 1973)" width="299" height="300" /><p class="wp-caption-text">John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892  – 2 settembre 1973)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se in questi tempi così tristi (il massacro dei pacifisti al largo di Gaza, i tagli governativi alla cultura…) avessi voglia di ridere, la polemica scatenata da un articolo di Loredana Lipperini su “Repubblica” a proposito dell’opera letteraria di Tolkien avrebbe sul mio umore un benefico effetto. A Modena si tiene un convegno su “Tolkien e la filosofia”: e la giornalista coglie l’occasione per lamentare il fatto che per troppo tempo la “sinistra” abbia lasciato alla “destra” un equivoco monopolio sul grande autore di <em>heroic fantasy</em>, per ribadire il giudizio sull’inconsistenza della “cultura di destra” e per chiedere che finalmente si faccia giustizia e si restituisca il filologo e romanziere cattolico inglese all’àmbito culturale cui egli naturalmente e di diritto appartiene. Ch’è, ovviamente, quello della “sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5052" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-degli-anelli-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Verrebbe voglia di farci sopra due risate, dicevo. Ma in realtà par di sognare. E’ davvero mai possibile che, dopo tutto quel ch’è successo nel circa quarantennio trascorso tra l’approdo in Italia del capolavoro di Tolkien, <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506"><em>Il signore degli anelli</em></a>, si torni adesso a parlare di certi temi alla luce d’uno schema non solo manicheo, ma francamente frusto e irriproponibile come quello della contrapposizione “destra”-“sinistra”? Già allora, negli Anni Settanta, l’opposizione a quel groviglio di luoghi comuni era forte e diffusa: oggi, si rischia perfino – leggendo certi articoli – di non riuscir più a capire di che cosa si stia parlando. L’articolista di “Repubblica” sembra uscita da un lungo periodo d’ibernazione: e ci ripropone così, papale e papale, la vecchia massima vittoriniana e togliattiana, “La destra non ha cultura”, dalla quale discende l’assioma “ergo, se qualcosa ha a che fare con la cultura, non può essere di destra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-figli-di-hurin-2/5876" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5054" style="margin: 10px;" title="i-figli-di-hurin" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-figli-di-hurin-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Non siamo più nemmeno al ridicolo. Siamo all’inqualificabile. A parte il fatto che, dalla metà almeno dell’Ottocento ad oggi, ci sono stati molti tipi di “destra” e di “sinistra” e molti modi di aderire all’uno o all’altro dei tutt’altro che monolitici schieramenti, sappiamo bene ad esempio che dalla fine del XIX secolo il sorgere impetuoso della questione sociale e le fratture che tutto ciò ha prodotto in quella ch’era stata la “grande cultura” borghese e liberale dell’Ottocento ha avuto come effetto un mischiarsi e un modificarsi di valori che, fino ad allora, potevano essere ascritti con una certa chiarezza a questa o a quella parte politica. Dopo gli studi del Nolte, del Mosse, del de Felice e dello Sternhell, ad esempio, non possiamo più qualificare semplicisticamente il fascismo come una realtà politica “di destra”; così come riesce impossibile definire all’interno della polarizzazione destra-sinistra il fenomeno del totalitarismo e disperante collocare dall’una o dall’altra parte personaggi di vertice della nostra cultura come Nietzsche, Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> o Pasolini. E che cosa replicare a un esponente tra i più qualificati e raffinati della cultura e della politica “di sinistra”, Massimo Cacciari, il quale con candida fermezza afferma che “la grande cultura europea è sempre stata di destra”?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-medioevo-e-il-fantastico/1242" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5055" style="margin: 10px;" title="il-medioevo-e-il-fantastico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-medioevo-e-il-fantastico-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Per John Ronald Reuel Tolkien le cose sono chiarissime. Cattolico, membro del gruppo degli Oxford Christians esponente del quale era anche Clive Staples Lewis, filologo e medievista di fama internazionale, Tolkien non nascose mai la sua profonda adesione ai valori tradizionali della sua fede e della sua terra e la sua diffidenza, per non dir avversione, nei confronti degli aspetti più ambigui e più allarmanti della Modernità: lo sfrenato individualismo, il culto indiscriminato del progresso, lo scientismo materialistico, il culto del danaro e del profitto, la volontà di eliminare qualunque forma di sacralità dalla vita civile. <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> è appunto, tradotto nei termini geniali di un romanzo che riprende toni e moduli dalle saghe celtiche e scandinave e dal romanzo cavalleresco, il racconto di una civiltà in pericolo in quanto minacciata dalla Volontà di Potenza di un “Oscuro Signore” che con la violenza e la corruzione vuole soggiogare una composita realtà di esseri viventi e intelligenti (uomini, ma anche i “mezzi-uomini” hobbit, e ancora elfi, nani, mostruosi ibridi umano-ferini) promettendo loro la condivisione del suo potere e rendendoli schiavi. Qualcuno ha voluto scorgere nell’allegoria tolkieniana una condanna del totalitarismo, in particolare del nazionalsocialismo e del comunismo, ma tale lettura è forse riduttiva e poco precisa. L’obiettivo polemico dello scrittore è la debolezza umana, il fascino del potere inteso nemmeno più come mezzo bensì come autentico e unico fine in se stesso: e per questo il piccolo hobbit che decide di caricar su di sé il peso dell’Anello che imprigiona la volontà umana e distruggerlo è una figura cristica; e tutto il romanzo risulta essere quasi un rovesciamento della “cerca del Graal”, dove l’obiettivo non è conquistare un oggetto di arcana sacralità bensì disfarsi di un pericolo e di una tentazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5056" style="margin: 10px;" title="albero-di-tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/albero-di-tolkien.jpeg" alt="" width="200" height="299" /></a>Al suo apparire in Inghilterra e negli Stati Uniti, a metà Anni Cinquanta, <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> straripò sui giovani di allora conquistandoli, una generazione che stava cominciando a ribellarsi ai miti del progresso e del profitto, che non si accontentava più delle prospettive di carriera personale e della rispettabilità conformistica, che cominciava a gettare uno sguardo inquieto sulle ingiustizie del mondo, trovò in quel romanzo fantaeroico la sua Bibbia. Tolkien divenne il guru dei ragazzi del <em>Flower Power</em> e dell’<a title="Easy Rider" href="http://www.libriefilm.com/easy-rider/708"><em>Easy Rider</em></a>, di quelli che si opponevano alla guerra in Vietnam e che sognavano sul <em>magic bus </em>di Kabul.</p>
<p style="text-align: justify;">Con apparente paradosso, in Italia quelle voci di protesta e quelle istanze di rinnovamento degli orizzonti dei giovani non furono accolte dalla “sinistra” ufficiale, che tra Anni Sessanta e Settanta monopolizzava e regolava la vita culturale, bensì da “opposte” frange di sinistra e di destra. Ma, se la sinistra radicale aveva i suoi idoli nel Vietnam, in Cuba e nel “Che” Guevara, Tolkien divenne invece la bandiera di una esigua ma interessante pattuglia di destra, che ispirandosi soprattutto al pensiero antitotalitario e comunitarista della Nouvelle Droite di <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">Alain de Benoist</a> andava smarcandosi dallo sterile neofascismo del MSI ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-della-paura/236" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5057" style="margin: 10px;" title="il-signore-della-paura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-della-paura-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Di quei ragazzi, che avevano trovato un leader in Marco Tarchi – oggi autorevole docente di politologia nell’università di Firenze –, la sinistra di allora non capì un bel niente: li ritenne soltanto un gruppetto di estremisti da liquidare semplicemente come “neonazisti”; mentre la destra ufficiale, al contrario, scoprendosi incapace di rinnovarsi dall’interno li scaricava come pericolose e inquietanti presenze “deviazioniste”. Tolkien fu edito nella nostra lingua grazie a un editore di destra, Rusconi, a un fine talent scout editoriale, il <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Cattabiani</a>, e a una intelligente traduttrice, la Alliata: tutti immediatamente isolati dal “cordone sanitario” cinto loro attorno dalla cultura ufficiale che impedì recensioni e interviste televisive. Tale il clima di quegli anni: non vengano a raccontarmi il contrario, fui io stesso testimone di quell’ottusità e di quell’ostracismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché oggi sono ridicoli i rigurgiti e le pretese d’una paleosinistra che per lunghi anni ha avuto a disposizione messi ed energie inimmaginabili e che non ha saputo costruire alcun serio linguaggio culturale. Essa non ha il diritto di rivendicare né di recuperare un bel niente: Tolkien non le é stato scippato, per la semplice ragione che non le é mai appartenuto. La sinistra, a suo tempo, accomunò in una miope e incolta condanna il “reazionario” Tolkien e i suoi fans che con quattro soldi organizzavano i Campi Hobbit dove si cantava, si leggeva, si discuteva e si rideva in modo alternativo rispetto ai suoi superfinanziati <em>festivals</em>: e riuscì a mobilitare per tale nobile scopo perfino l’ambiente attorno a Norberto Bobbio. Oggi che si è fatta battere perfino dai bauscia berluskones e dalle trote leghiste può solo piangere sul suo velleitarismo, sulla sua inconsistenza e sul fallimento della sua passata arroganza.</p>
<p style="text-align: justify;">1 giugno 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a href="http://www.francocardini.net">francocardini.net</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-fantasy-la-politica-la-mistificazione.html' addthis:title='La fantasy, la politica, la mistificazione ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Orientamenti per una nuova cultura di destra</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 09:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Romualdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA['Bastano pochi cenni per tracciare le linee di sviluppo di una cultura di destra. Ma questo astratto orientamento incomincerà a prendere forma quando dei singoli si metteranno a scrivere e a fare']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/orientamenti-per-una-nuova-cultura-di-destra.html' addthis:title='Orientamenti per una nuova cultura di destra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4750" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-4750" title="OlympTorch1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/OlympTorch1-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /><p class="wp-caption-text">La torcia olimpica. Berlino, 1936.</p></div>
<p>Quali potrebbero essere i compiti di una destra culturale?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel campo della visione del mondo, la definizione di una concezione organica, e non meccanica, qualitativa e non quantitativa, una <em>Ganzheitslehre</em> per la quale esistono tutta una serie di punti di riferimento da Schelling fino a Othmar Spann. Ma anche taluni filoni dell’idealismo — depurati da una certa mitologia storicistica — possono costituire dei punti di riferimento contro il neomarxismo e il neoilluminismo. Dall’Hegel de <a title="La filosofia del diritto" href="http://www.libriefilm.com/lineamenti-di-filosofia-del-diritto/6074"><em>La filosofia del diritto</em></a> fino al miglior Gentile, taluni elementi possono essere utilizzati. Non da trascurarsi è la critica della scienza e della concezione matematica del cosmo, nella quale sia la critica al concetto della legge di natura d’un Boutroux, e perfino l’<em>élan vital</em> di Bergson possono servire quali elementi di rottura per una concezione non matematica, ma volontaristica e spiritualistica dell’universo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/fenomenologia-dellindividuo-assoluto/947" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4748" style="margin: 10px;" title="fenomenologia-individuo-assoluto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fenomenologia-individuo-assoluto.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a>Così, in questo dominio esistono dei punti di riferimento abbastanza numerosi. L’importante è rendersi conto che una visione del mondo dev’essere formulata anche in termini logici, e non solo mitici. L’importanza di un <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> rispetto a un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> è che egli ha alle spalle una <em>Teoria </em>e una <a title="Fenomenologia dell'individuo assoluto" href="http://www.libriefilm.com/fenomenologia-dellindividuo-assoluto/947"><em>Fenomenologia dell’Individuo Assoluto</em></a>, e cioè un vero e proprio pensiero, e della massima consequenziarietà e coerenza. In un’epoca di razionalismo dominante, non si può pretendere di fare accettare un «tradizionalismo» che si presenti in termini più o meno fideistici.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ciò che riguarda la vera e propria scienza, sono innanzitutto da utilizzare le riserve formulate da grandi scienziati contemporanei come un Heisenberg e un Weiszacker di fronte al metodo scientifico come strumento di conoscenza assoluta. È importante rendersi conto che la più moderna fisica non conosce una «materia» ma una serie di ipotesi intorno a un <em>quid</em> concettualmente indefinibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/intelligenti-si-nasce-o-si-diventa/7367" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4752" style="margin: 10px;" title="intelligenti-si-nasce" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/intelligenti-si-nasce-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Un secondo dominio è quello dell’antropologia. Antropologi come l’americano Jensen (<em>The heritability of intelligence</em>) e l’inglese Eysenck (<em>Race, Intelligence and Education</em>) hanno analizzato lo scarto intellettuale tra bianchi e neri dando risalto ai fattori ereditari. Un altro americano, Carleton S. Coon nel suo <em>The origin of races</em> — considerato il più importante studio sulle origini dell’uomo dopo quelli di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span> — ha mostrato come le razze umane non abbiano un comune progenitore ma abbian superato separatamente la soglia dell’ominazione. Si tratta di affermazioni fondamentali, che i mass-media si sforzano di ignorare ma di cui una Destra non può disinteressarsi per le loro conseguenze anti-egualitarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai margini della scienza si colloca uno degli argomenti oggi più discussi: l’ecologia. Ebbene, sarebbe assurdo che la Destra abbandonasse alle sinistre questo tema quando tutto il significato ultimo della sua battaglia si identifica proprio con la conservazione delle differenze e delle peculiarità necessarie all’equilibrio spirituale del pianeta, conservazione di cui la protezione dell’ambiente naturale è una parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello della storia è uno dei campi più violentemente battuti dall’offensiva avversaria. Dimostrare che la Destra è contro «il senso della storia» è uno dei mezzi più a buon mercato per screditarla agli occhi d’un’epoca pronta a scambiare il progresso tecnico col progresso in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4753" style="margin: 10px;" title="il-tramonto-dell-occidente" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-tramonto-dell-occidente-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>È necessario innanzitutto far posto a una concezione non banalmente evolutiva della storia. Un Oswald Spengler, un Toynbee, un <a title="Hans Friedrich Karl Günther " href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a>, uno Altheim possono offrire dei punti di riferimento. Alla concezione della storia come un meccanico «progresso» va opposta una visione storica che conosce periodi di sviluppo e periodi di involuzione. In genere, non esiste una storia dell’umanità, ma solo una storia delle differenti stirpi e civiltà, ad esempio — una storia dell’Europa come divenire delle <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">stirpi indoeuropee</a> attraverso i cicli preistorico, greco-romano e medievale-moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa concezione d’una «cultura» europea è anche quella che ci aiuta a comprendere la storia più recente. Tutta la storiografia di destra dall’800 in poi è stata scritta in chiave nazionale e nazionalistica. Questo schema non era metodologicamente errato, ma angusto. Esso mostrò i suoi limiti quando il fascismo si pose come movimento europeo per la ristrutturazione dell’intera civiltà europea. È per questo che i libri degli epigoni del nazionalismo come un Tamaro (<em>Vent’anni di storia</em>) ci lasciano insoddisfatti per la mancanza d’una adeguata prospettiva storiografica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sulle-scogliere-di-marmo/271" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4745 alignright" style="margin: 10px;" title="sulle-scogliere-di-marmo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sulle-scogliere-di-marmo-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Un cenno particolare merita il dominio dell’arte. Qui non basta la chiarezza degli orientamenti ma occorre integrare le tesi «giuste» con quell’infallibilità del gusto che conferisce ad un sentimento del mondo nobiltà artistica. Che cos’è l’arte di destra? Non si tratta semplicemente di fare dei buoni romanzi o delle poesie diversi per il contenuto ma di esprimere una differente tensione stilistica. Vi sono libri di autori «impegnati» a destra in cui difficilmente si potrebbe rinvenire questa nuova dimensione. Essa può affiorare invece in scrittori meno <em>engagé</em>. Si veda, ad esempio, <a title="Sulle scogliere di marmo" href="http://www.libriefilm.com/sulle-scogliere-di-marmo/271"><em>Sulle scogliere di marmo</em></a> di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>. Questo autore, se in un certo periodo è stato molto vicino al Nazismo, in seguito se ne è distaccato assumendo atteggiamenti critici. Ma difficilmente potremmo trovare qualcosa che sia più «a destra» di questo racconto: l’impersonalità aristocratica della narrazione, lo stile impeccabile e scintillante, l’assenza della sia pur minima scaglia di psicologismo borghese ne fanno un modello difficilmente dimenticabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-vagabondo-suona-in-sordina/107" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4746 alignleft" style="margin: 10px;" title="vagabondo-suona-in-sordina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/vagabondo-suona-in-sordina-148x300.jpg" alt="" width="148" height="300" /></a>In genere, questi caratteri si ritrovano in tutte le migliori opere di <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>. Il contenuto letterario di <a title="Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> è un poco prezioso. Ma un sentimento artistico «di destra» può animare anche una materia scarna, povera, «naturalistica». Così i romanzi del norvegese <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, in gran parte storie di paesani del Nord: pescatori, marinai, contadini. Anche qui, sia pure in tono minore, una ferma e misurata dignità e — al tempo stesso — un elemento mitico nelle vicende di queste anime semplici che lottano contro il destino nell’atmosfera magnetica del paesaggio boreale.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui dobbiamo limitarci a un paio di esempi, i primi che ci vengono in mente. Ma ognuno può comprendere quello che abbiamo voluto dire e integrare questi accenni con la sua sensibilità e le sue conoscenze. Queste riflessioni valgono per tutte le arti: il contenuto passa in seconda linea di fronte alla forma. Si veda ad esempio la disinvoltura con cui il Fascismo si è appropriato dell’architettura moderna per esprimere un sentimento del mondo che «moderno» non è. Si veda l’architettura classico-moderna dell’Università di Roma o quella del Foro Mussolini. Si tratta di opere minori, ma di opere ben riuscite, e lo spirito che emana da quella scintillante geometria non è l’aridità dei grattacieli, ma la sostanza dura e lucente dell’anima antica: ordine, misura, forza, disciplina, chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lassedio-dellalcazar/1570" target="_blank"><img class="size-full wp-image-4747 alignright" style="margin: 10px;" title="assedio-dell-alcazar" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/assedio-dell-alcazar.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>E veniamo ad un’arte minore, il cinema. Anche qui faremo alcune riflessioni sparse che possono servire a inquadrare il problema. Ognuno può vedere che <a title="L'assedio dell'Alcazar" href="http://www.libriefilm.com/lassedio-dellalcazar/1570"><em>L’assedio dell’Alcazar</em></a> è un buon film di propaganda fascista. Ma, a rigore, con lo stesso linguaggio, si sarebbe potuta fare anche una epopea antifascista. Vi sono invece talune inquadrature dell’ebreo comunista Eisenstein (abbiamo in mente alcuni fotogrammi di <a title="Ivan il Terribile" href="http://www.libriefilm.com/ivan-il-terribile/7355"><em>Ivan il Terribile</em></a>) che, per il loro misticismo nazionalista e autoritario non possono non esser definite «di destra». Così è noto che Fritz Lang, il regista de <em>I Nibelunghi</em>, era un comunista convinto che abbandonò la Germania all’avvento di Hitler. Ma pochi films più del suo capolavoro riescono ad esprimere la <em>Stimmung</em> eroica, mitica e pagana della Germania nazista. E Goebbels dimostrò una notevole intelligenza quando pensò a lui per la regia del film del Congresso di Norimberga.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora un esempio: <a title="Ingmar Bergman" href="http://www.libriefilm.com/category/registi/ingmar-bergman">Ingmar Bergman</a>. Questo autore non può certo essere detto «fascista» (sebbene i comunisti una volta ci abbiano provato). Ma vi è in talune sue opere una potenza simbolica, che — trasportata dall’arte nel dominio sociale — non può non esercitare talune, precise suggestioni che gli avversari definirebbero volentieri «irrazionalistiche e fasciste». Abbiamo presenti alcune inquadrature de <em>Il settimo sigillo</em>. Si ricordino i paesaggi mitici e solenni, la presenza dell’invisibile nel cuore del visibile, il dramma dell’eroe. Qui non si vuol bandire nessun messaggio politico, ma l’impressione che lo spettatore ricava dallo insieme è tutt’altro che «democratica», «sociale» ed «umanistica».</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, anche qui chi decide è l’istinto. Chi è veramente di destra, chi è interiormente improntato da taluni valori, da un particolare ethos saprà immediatamente distinguere le impressioni artistiche che appartengono al suo mondo. Estetica viene da <em>aisthànomai</em>, un conoscere per sensazione immediata.</p>
<p style="text-align: justify;">Le considerazioni qui svolte non hanno carattere sistematico. Esse vogliono solo affrontare un problema, non definirlo. D’altronde, in questo campo bastano anche degli orientamenti generici. Di là da questi ognuno deve procedere con le sue conoscenze e le sue capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">Bastano pochi cenni per tracciare le linee di sviluppo di una cultura di destra. Ma questo astratto orientamento incomincerà a prendere forma quando dei singoli si metteranno a scrivere e a fare.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/orientamenti-per-una-nuova-cultura-di-destra.html' addthis:title='Orientamenti per una nuova cultura di destra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Indicazioni per una nuova cultura di destra</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 23:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Romualdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni celebri passi tratti da Idee per una cultura di Destra di Adriano Romualdi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/indicazioni-per-una-nuova-cultura-di-destra.html' addthis:title='Indicazioni per una nuova cultura di destra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4600" class="wp-caption alignright" style="width: 298px"><img class="size-medium wp-image-4600" title="Bereitschaft" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Bereitschaft-288x300.jpg" alt="Arno Breker, Bereitschaft" width="288" height="300" /><p class="wp-caption-text">Arno Breker, Bereitschaft</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quali problemi si pongono a coloro che vogliono affrontare il problema della cultura di Destra? Innanzitutto, si rende necessaria una corretta impostazione del problema. E il primo contributo a questa impostazione è la definizione dei rapporti che corrono tra Destra e cultura. Bisogna mettere in chiaro che, per l’uomo di destra, i valori culturali non occupano quel rango eccelso cui li innalzano gli scrittori di formazione razionalistica. Per il vero uomo di destra, prima della cultura vengono i genuini valori dello spirito che trovano espressione nello stile di vita delle vere aristocrazie, nelle organizzazioni militari, nelle tradizioni religiose ancora vive e operanti. Prima sta un certo modo di essere, una certa tensione verso alcune realtà, poi l’eco di questa tensione sotto forma di filosofia, arte, <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In una civiltà tradizionale, in un mondo di destra, prima viene lo spirito vivente e poi la parola scritta. Solo la civilizzazione borghese, scaturita dallo scetticismo illuministico, poteva pensare di sostituire allo spirito eroico ed ascetico il mito della cultura, la dittatura dei <em>philosophes</em>. Il democratico ha il culto della problematica, della dialettica, della discussione e trasformerebbe volentieri la vita in un caffé o in un parlamento. Per l’uomo di destra, al contrario, la ricerca intellettuale e l’espressione artistica acquistano un senso soltanto come comunicazione con la sfera dell’essere, con un qualcosa che — comunque concepito — non appartiene più al regno della discussione ma a quello della verità. Il vero uomo di destra è istintivamente <em>homo religiosus</em> non nel senso meramente fideistico-devozionale del termine, ma perché misura i suoi valori non col metro del progresso ma con quello della verità.</p>
<p style="text-align: justify;">«Essere conservatori — ha scritto Moeller van den Bruck — non significa dipender dall’immediato passato, ma vivere dei valori eterni».</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura e l’arte di destra non possono pretendere di essere loro stesse il tempio, ma solo il vestibolo del tempio. La verità vivente è oltre. Di qui una certa diffidenza del genuino uomo di destra nei confronti della cultura moderna, un disprezzo impersonale per il volgo dei letterati, degli esteti, dei giornalisti. Si ricordino le parole di Nietzsche: «Una volta il pensiero era Dio, poi divenne uomo, ora si è fatto plebe. Ancora un secolo di lettori e lo spirito imputridirà, puzzerà».</p>
<p style="text-align: justify;">Di qui l’ostilità del Fascismo e del Nazismo al tipo dell’intellettuale <em>deraciné</em>. In essa non c’è solo la rozza diffidenza dello squadrista e del lanzichinecco per le raffinatezze della cultura ma anche l’aspirazione ad una spiritualità fatta di eroismo, fedeltà, disciplina, sacrificio. José Antonio raccomandava ai suoi falangisti il «sentimento ascetico e militare della vita».</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta questa premessa, consideriamo più da vicino il compito di animare una cultura di destra. Il fine, lo abbiamo detto, è la costruzione di una visione del mondo che si ispiri a valori diversi da quelli oggi dominanti. Non teoria o filosofia, ma « visione del mondo ». Questo lascia un largo margine di libertà alle impostazioni particolari. Si può lavorare a creare una visione del mondo di destra sia da parte cattolica che da parte «neo-pagana», sia proiettando il mito novalisiano dell&#8217;Europa-Cristianità che sostenendo l’identità Europa-Arianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio modesto, ma interessante, di questa concordia discors ci è offerto dalle riviste giovanili del primo neofascismo. <em>Cantiere </em>e <em>Carattere</em> da parte cattolica, <em>Imperium </em>e <em>Ordine Nuovo </em>da parte evoliana hanno contribuito non poco a un processo di revisione di certi miti borghesi e patriottardi caratteristici della vecchia Destra. Queste riviste, ed altre che non abbiamo nominato (<em>Il Ghibellino</em>, <em>Barbarossa</em>, <em>Tradizione</em> etc.) contribuirono — pur con dei grossi limiti — ad avviare un certo discorso. Esse dovettero tutto o quasi tutto a colui che si può ben definire il maestro della gioventù neofascista: <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza libri come <a title="Gli uomini e le rovine" href="http://www.libriefilm.com/gli-uomini-e-le-rovine/698"><em>Gli uomini e le rovine</em></a> e <a title="Cavalcare la tigre" href="http://www.libriefilm.com/cavalcare-la-tigre/7345"><em>Cavalcare la tigre</em></a> non sarebbe stato possibile mantenere libero a destra uno spazio culturale. Ma <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> è un grande isolato, e la sua opera giace ormai alle sue spalle. Occorrono nuove forze creatrici, o almeno un’opera di diffusione intelligente. Vanno coltivati i domimi particolari della storia, della filosofia, della saggistica. Va tentato qualcosa sul piano dell’arte. Non per nulla <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> ha paragonato la tradizione ad una vena che ha bisogno di innumerevoli capillari per portare il sangue in tutto il corpo.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/indicazioni-per-una-nuova-cultura-di-destra.html' addthis:title='Indicazioni per una nuova cultura di destra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Fascismo, nazismo e cultura di destra</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 10:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Romualdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I limiti della politica culturale rivoluzionaria del Fascismo e del Nazismo in un celebre scritto di Adriano Romualdi tratto da 'Idee per una cultura di Destra']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/fascismo-nazismo-e-cultura-di-destra.html' addthis:title='Fascismo, nazismo e cultura di destra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4318" style="margin: 10px;" title="Eur" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Eur-300x292.jpg" alt="" width="210" height="204" />Essenzialmente si è detto. Infatti, il mito imprecisato del «popolo» serve ancora a contrabbandare una quantità di idee che di destra non sono. Di qui la scarsa capacità di presa dei regimi fascisti d’Italia e Germania nel campo della cultura. Fascismo e Nazismo, se ebbero chiara la loro contrapposizione ai movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, se osarono far fronte contro il mito borghese e quello proletario, contro capitalismo anglosassone e bolscevismo russo, non riuscirono a creare all’interno dello Stato una cittadella ideologica che potesse sopravvivere alla catastrofe politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Basti pensare che in Italia la leadership culturale fu affidata a Gentile, un uomo che seppe pagare di persona, ma — ideologicamente — solo un patriota di spiriti risorgimentale, legato a filo doppio col mondo della cultura liberale. Non a caso, tutti i discepoli di Gentile (quelli intelligenti, che contano qualcosa nella cultura), militano oggi in campo antifascista e persino comunista. Chi legga <em>Genesi e struttura della società </em>non può non rimanere perplesso di fronte allo spirito democratico-sociale di quest’opera che, degnamente, culmina nell’ideale bolscevico dell’«umanesimo del lavoro». Così, non può meravigliare che un gentiliano come Ugo Spirito si atteggi, di volta in volta, ora a «corporativista», ora a «comunista», senza bisogno di cambiare un rigo di ciò che ha scritto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-proscritti-2/2860" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4314 alignleft" style="margin: 10px;" title="i-proscritti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-proscritti-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>In Italia durante il ventennio si parlò molto di patria, di nazione, ma non ci si preoccupò mai di far circolare le idee della più moderna cultura di destra. <a title="Il tramonto dell'Occidente" href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546"><em>Il tramonto dell’Occidente</em></a> di Spengler (che pure Mussolini conosceva nell’originale), <a title="Der Arbeiter" href="http://www.libriefilm.com/loperaio/301"><em>Der Arbeiter</em></a> di <a title="Ernst Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, <em>Der wahre Staat</em> di Spann non furono mai tradotti; romanzi come <em>Gilles </em>di Drieu La Rochelle o <em><a title="I proscritti" href="http://www.libriefilm.com/i-proscritti-2/2860">I proscritti</a> </em>di von Salomon furono completamente ignorati dalla cultura fascista ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste condizioni, era naturale che l’opera d’un <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> venisse ignorata. Un libro come <em>Rivolta contro il mondo moderno</em> che, tradotto in Germania, destò grande interesse (Gottfried Benn scrisse di esso: «Un’opera la cui importanza eccezionale apparirà chiara negli anni che vengono. Chi la legge si sentirà trasformato e guarderà l’Europa con sguardo diverso») in Italia valse come non scritto.</p>
<p style="text-align: justify;">All’ombra del Littorio, dietro la facciata delle aquile e delle divise, continuò a prosperare una cultura neutra, insipida, talvolta fedele al regime per un intimo patriottismo piccolo-borghese, più spesso in celato atteggiamento polemico e sobillatorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sono di moda i memoriali alla Zangrandi in cui alcuni mediocri personaggi della politica e del giornalismo si vantano di aver fatto carriera come fascisti senza esserlo in realtà. È evidente la malafede di questi squallidi figuri ma, tra tante menzogne, una verità rimane: la «cultura fascista», quella ufficiale dei Littoriali della gioventù, dietro a una facciata di omaggi adulatori al Duce, al Regime, all’Impero, restava un miscuglio di socialismo «patriottico», di liberalismo «nazionale» e di cattolicesimo «italiano».</p>
<p style="text-align: justify;">Caduta l’identità Italia-Fascismo, crollato nel 1943 il concetto tradizionale di patria, i socialisti «patriottici» sono diventati socialcomunisti, i liberali «nazionali» soltanto nazionali e i cattolici «italiani» democratici cristiani. È indubbio che l’opportunismo ha contribuito a questa fuga generale, ma è certo che se il Fascismo avesse fatto qualcosa per creare una cultura di Destra, un’imprendibile cittadella ideologica, qualcosa ne sarebbe rimasto in piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Nazismo si trovò a lavorare su di una base migliore. La cultura di Destra tedesca aveva dietro di sé una prestigiosa serie di nomi, a cominciare dai primi romantici fino a un Nietzsche. Lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> ha lasciato non equivoche parole di sfiducia per l’infatuazione liberale dei suoi tempi. Inoltre, tra il ‘18 e il ‘33, in Germania era fiorita la cosiddetta «<a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">rivoluzione conservatrice</a>» con autori di fama europea: Oswald Spengler ed Ernst Jünger, Othmar Spann e Moeller van den Bruck, Ernst von Salomon ed Hans Grimm sono nomi noti anche fuori dai confini tedeschi. Lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> aveva dato con le <em><a title="Considerazioni di un impolitico" href="http://www.libriefilm.com/considerazioni-di-un-impolitico/298">Considerazioni di un impolitico</a> </em>un contributo fondamentale alla causa della destra tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche qui però il mito del «popolo» prese la mano ai governanti e la <em>Gleichschaltung</em> fece ammutolire ogni critica, anche quella costruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4315" style="margin: 10px;" title="hj-trommel" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hj-trommel.jpg" alt="" width="183" height="213" />Ma, nei confronti del Fascismo, il Nazismo ebbe il merito di costringere la cultura neutra a una resa dei conti. Esso, molto più del regime italiano, ebbe la coscienza di rappresentare un’autentica visione del mondo, violentemente ostile a tutte le putrefazioni e le storture dell’Europa contemporanea. La mostra dell’arte degenerata, il rogo dei libri ebbero, se non altro, un significato ideale rivoluzionario, un carattere di aperta rivolta contro i feticci di un mondo in decomposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche qui si esagerò; ci si accanì contro personaggi che potevano anche esser lasciati in pace come un Benn, e un Wiechert, mentre a loro volta gli epuratori mostravano tare populiste e giacobine. C’è un libretto intitolato <em>An die Dunkelmänner unserer Zeit</em> («Agli oscurantisti del nostro tempo») in cui Rosenberg risponde ai critici cattolici del suo <em>Mythus</em> con una volgarità che non ha nulla da invidiare a Voltaire o ad Anatole France.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, fu in ambiente nazista che si concepì l’ambizioso progetto di creare un <em>weltanschaulicher Stosstrupp</em>, una «truppa di rottura nel campo della visione del mondo» per aprire un varco nel grigio orizzonte della cultura neutra e borghese.</p>
<p style="text-align: justify;">E la stessa concezione delle SS, il loro superamento del semplice patriottismo tedesco nel mito della razza ariana, la concezione dello Stato come Ordine virile (<em>Ordenstaatsgedanke</em>), l’idea d’un impero europeo di nazione germanica, pongono il Nazismo all’avanguardia nella formulazione dei contenuti ideologici d’una pura Destra.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti da <em>Idee per una cultura di Destra</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/fascismo-nazismo-e-cultura-di-destra.html' addthis:title='Fascismo, nazismo e cultura di destra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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