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	<title>Centro Studi La Runa &#187; dei</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Ganesha, il signore della conoscenza</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saggio sul dio indiano Ganesha, il suo culto e i suoi significati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ganesha-il-signore-della-conoscenza.html' addthis:title='Ganesha, il signore della conoscenza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14 </xml><![endif]--></p>
<p style="text-align: right;">«Tu sei costituito di parola, tu sei costituito di pensiero,</p>
<p style="text-align: right;">tu sei costituito di beatitudine,</p>
<p style="text-align: right;">tu sei costituito di Brahman.</p>
<p style="text-align: right;">Tu sei l&#8217;unico,</p>
<p style="text-align: right;">o tu che sei costituito di essere, pensiero e beatitudine.</p>
<p style="text-align: right;">Tu sei il Brahman reso visibile.</p>
<p style="text-align: right;">Tu sei costituito di conoscenza [assoluta],</p>
<p style="text-align: right;">sei costituito di conoscenza distintiva».</p>
<p style="text-align: right;"><em>Ganapati Upanisad, 4</em> (1).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato giustamente osservato che «la storia del culto di Ga­nesha è ancora da scriversi» (²); non è nostra intenzione il farlo in queste pagine, ma vorremmo fornire un quadro il più esau­riente possibile di questa divinità la cui forma bizzarra confonde ed inganna i profani, sia occidentali che orientali.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-833" style="float: left; border: 0; margin: 10px;" title="ganesha" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ganesha.jpg" alt="Ganesha" width="300" height="300" />Il nome Ganesha (³) deriva dalla radice <em>gan</em> (schiere, seguaci) e dalla radice <em>esh-isha</em> (signore) ed egli è il «Signore dei <em>Ga­na</em>», gruppo di Dei minori seguaci di Shiva, quindi capo delle truppe celesti, ma <em>gana</em> ha anche un altro significato (categorie) per cui è il Signore delle Categorie (cioè dello scibile, ovvero del­la conoscenza) (4); notoriamente è anche chiamato, ribadendo gli stessi significati, <em>Ganapati</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">I miti relativi a questa divinità sono molti e spesso contrad­dittori, cominciando da quelli concernenti la sua nascita ed all&#8217;ori­gine della sua testa elefantina.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <em>Shiva Purana</em> narra che Parvati, la dea delle montagne, sen­tendosi offesa nel pudore per una visita improvvisa &#8211; mentre si stava lavando &#8211; di suo marito Shiva (benefico, propizio), dopo che egli se ne fu andato, con un po&#8217; di pelle secca creò Ganesha, il suo figlio primogenito e lo mise di guardia alla porta. Al suo ritorno Shiva vide questo sconosciuto e gli scatenò contro delle forze di distruzione che lo decapitarono. Parvati accortasi dell&#8217;accaduto pianse pensando di aver perduto il figlio, allora il dio ta­gliò la testa al primo essere vivente che incontrò &#8211; era un ele­fante &#8211; e la rimpiazzò sul collo del figlio (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <em>Brahmavaivarta Purana</em> fu lo sguardo del dio Sani (il Sa­turno dello zodiaco indiano) che ridusse in cenere la testa origi­naria di Ganesha. Parvati stessa, secondo il mito, aveva chiesto in un attimo di distrazione a Sani di splendere sul neonato (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;esauriente descrizione del fanciullo divino ce la dà la <em>Ganapati Upanisad</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">«Ha una sola zanna, ha quattro braccia, porta nelle ma­ni il laccio, ha il pungolo, fa il gesto di allontanare la paura, con la quarta il gesto di donare, ha un topo sul suo vessillo, ha il ventre rosso e prominente, le orecchie come dei ventilabri, rossa è la veste, cosparsi di rosso sandalo i suoi arti&#8230;» (7).</p>
<p style="text-align: justify;">Ed il <em>Maudgalya Purana</em> aggiunge «che ha (&#8230;) tre occhi, eli­mina la paura, bada ai serpenti (&#8230;) il loto ai suoi piedi (8) apporta la fortuna» (9).</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-834" style="border: 0; float: right; margin: 10px;" title="shri-ganesha-2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/shri-ganesha-2-225x300.jpg" alt="Shri Ganesha" width="225" height="300" />Guénon</a> indica nell&#8217;antico <a title="Simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> dello <em>svastika</em> uno degli at­tributi di Ganesha (10) e, come ci ricorda <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a>, «lo <em>svastika</em> si lascia anche interpretare come il monogramma costituito dalle lettere che compongono la formula augurale <em>su-ast</em>. Il contenuto di tale formula indo-ariana equivale ad un dipresso a quello del la­tino <em>bene est</em> od anche <em>quod bonum faustumque sit</em> &#8211; vale a di­re: <em>&#8216;ciò che buono e fausto sia&#8217;</em>» (11).</p>
<p style="text-align: justify;">Come per l&#8217;origine della testa elefantina, così del perché pos­siede una sola zanna esistono varie versioni. Qui ci piace ricor­dare quella (12) che giustifica anche la sua cavalcatura preferita, il topo Akhu, che iconograficamente, quando non appare nel ves­sillo del dio, appare ai suoi piedi (13). Akhu era un gigante a cui gli Dei avevano concesso l&#8217;immortalità, ma avendo abusato dei suoi poteri gli uomini chiesero aiuto a Ganesha il quale scagliò una sua zanna contro lo stomaco del gigante e lo atterrò; questi si trasformò in un topo grosso come una montagna e assalì il dio, allora Ganesha gli saltò sulla schiena dicendo: «D&#8217;or in avanti tu sarai la mia cavalcatura»; e così fu (14).</p>
<p style="text-align: justify;">«Capo guerriero, egli è anche, e forse soprattutto, il dio che presiede alle imprese di ogni sorta, tra cui anche le attività esoteriche» (15).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nomi e culto</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Come suo padre Shiva anche Ganesha possiede molti nomi (16): Dvaimatura, Dvideha, Gajadhipa, Gajanana, Ganadhipa, Ganama, il già visto Ganapati, Lombodara, Vighnesvara, Vighnaraja, Vi­gnesha (17). «In Giappone viene chiamato Binayaka ed è adorato in un modo estremamente esoterico. Lo si rappresenta in genere mentre si unisce a una dea. Le sculture giapponesi che lo raffi­gurano non devono essere alte più di 18 cm. e vengono accurata­mente nascoste al pubblico. Binayaka e la sua compagna sono chiamati con un solo nome, Shoten, e si crede rappresentino il realizzarsi dell&#8217;illuminazione» (18).</p>
<p style="text-align: justify;">Il culto di Ganesha è molto vivo e diffuso ancor oggi in India, soprattutto nel Maharastra, grazie anche all&#8217;azio</p>
<p style="text-align: justify;">ne del <em>Lokamaya</em> B. G. Tilak (19), che seppe rinvigorirlo in un periodo in cui &#8211;  per colpa anche di quegli indù formati al pensiero moderno, scettico ed evoluzionista (20) &#8211; cominciava ad essere trascurato (21) e che sotto la sua protezione mise il movimento di liberazione (22).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=887750840X"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/canonebuddhista.bmp" border="0" alt="Pio Filippani Ronconi, Canone buddhista. Discorsi brevi" /></a>Normalmente viene considerato un culto relativamente recen­te che ha avuto particolare fioritura nel X secolo dell&#8217;era volgare. La <em>Ganapati Upanisad</em>, benché sia detta comunemente anche <em>Atharvasirsa Up.</em> («testa dell&#8217;<em>Atharvaveda</em>», cioè da recitarsi pri­ma dell&#8217;<em>Atharvaveda</em>), solitamente non viene inserita tra le <em>Upanisad vediche</em>, ma compresa con quelle <em>settarie</em> (23). La setta dei <em>ganapatya</em> (24) è molto antica (precedente il VI secolo) ed indi­vidua in Ganesha il Dio supremo:</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>OM</em>! Onore a te, che sei Ganapati! Tu sei [la formu­la] &#8216;Questo sei tu&#8217; resa visibile. Tu solo sei il creatore. Tu solo sei il conservatore. Tu solo sei il distruttore. Tu solo sei [la formula] &#8216;Tutto questo universo è Brahman&#8217;. Tu sei l&#8217;Atman reso visibile, per sempre! ».</p>
<p style="text-align: justify;">«[Dicendo ciò,] io esalto l&#8217;ordine cosmico, io esalto la verità» (25).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, il culto di Ganesha non si è mai limitato alle devozioni settarie, egli è sempre stato una delle divinità più conosciute e venerate, essendo la sua benevolenza requisito indispensabile per intraprendere qualunque azione, e non ha conosciuto neanche li­miti geografici essendosi diffuso in molti paesi dell&#8217;Asia orienta­le (26). Nel VI secolo si stabilizza il culto domestico quotidiano della <em>puja</em> (rito che ricorda quello romano dedicato ai lari fami­liari) rivolto a cinque divinità: Vishnu, Shiva, Surya (il Sole), Parvati, Ganesha (27).</p>
<p style="text-align: justify;">Molto verosimilmente è in <em>Brhaspati</em> o <em>Brahmanaspati</em> (28) (cioè il &#8216;Signore del <em>brahman</em>&#8216;, della parola o formula sacra, piena di magica potenza, preghiera o incantesimo operante sugli dèi e su ogni essere) (29), il dio vedico della saggezza, che va identificato Ganesha &#8211; anche se non avente attributi elefantini &#8211; essendo stato il primo indicato con la qualifica di <em>ganapati</em> in un inno del <em>Rg-veda</em> (30).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-835" style="float: left; border: 0; margin: 10px;" title="ganesh-full" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ganesh-full-216x300.jpg" alt="Ganesha" width="216" height="300" /><strong><em>Simbolismo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, il culto di Ganesha è diffuso in tutta l&#8217;Asia sud-orientale, soprattutto perché è il dio che rimuove o di­strugge gli ostacoli.</p>
<p style="text-align: justify;">«Onore al figlio di Shiva, a colui che è l&#8217;immagine della gra­zia!»(31). Questa affermazione può sembrare dapprima grotte­sca, ma in realtà così non è: infatti Ganesha rappresenta l&#8217;unità tra il microcosmo &#8211; il corpo umano &#8211; ed il macrocosmo &#8211; la te­sta elefantina (32). La sua figura intera «è la personificazione del­l&#8217;unione Cielo-Terra, cioè l&#8217;Androgino» (33), rappresentando ov­viamente una riconciliazione degli opposti (polarità), che viene sottolineata «dal fatto che egli associa alla sua persona due ani­mali mortalmente nemici: il topo (34) (suo veicolo) ed il serpen­te (uno buttato sul petto e l&#8217;altro che gli cinge la vita)» (35).</p>
<p style="text-align: justify;">Ganesha personifica il Saggio perfetto (il <em>filius philosophorum</em> o l&#8217;<em>homo major</em> della tradizione alchemica) «in quanto somma del principio maschile della consapevolezza ctonia (Shiva) e del principio femminile della consapevolezza ctonia (Parvati)» (36). Egli ha due mogli: Siddhi (successo) e Buddhi (intelligenza) (37). Si tenga presente che non si tratta di una stessa <em>shakti</em> che assume nomi diversi a seconda dei miti e/o del variare dei nomi di Ganesha stesso, ma proprio di bigamia: le due distinte mogli vengono contemporaneamente rappresentate ai lati del &#8216;Grande Dio&#8217; (38); infatti esse ne sottolineano alcune caratteristiche (39).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Giano e Ganesha</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ganesha è stato spesso avvicinato al romano Giano (40): am­bedue sono invocati per primi nei riti delle rispettive <a title="Religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religioni</a>. Ancora oggi nelle cerimonie per le costruzioni di nuove case o per l&#8217;inaugurazione di nuovi negozi o all&#8217;inizio di ogni lavoro, ma sa­rebbe più giusto dire all&#8217;inizio di ogni impresa, il pio indù invoca Ganesha. Anche i libri solitamente cominciano con un&#8217;invocazio­ne di saluto a Ganesha, sia perché rimuove gli ostacoli, sia perché è maestro dell&#8217;ispirazione letteraria (si dice che fu lui a dettare a Vyasa il <em>Mahabharata</em>) (41).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=7438&amp;pn=76"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/bhagavadgita.bmp" border="0" alt="Swami Sivananda, La bhagavad gita. Traduzione integrale dal sanscrito e commento" /></a>Ambedue le divinità hanno un legame rituale con i dolci (42).</p>
<p style="text-align: justify;">Riferendosi alla bifrontalità di Giano è stato giustamente evi­denziato «che anche presso popoli dalle diverse sedi e dai diversi tipi o stili di civiltà il non completo antropomorfismo è sempre stato segno di primordialità» (43); parallelamente per il volto di Ganesha è da tenere presente che «nella terminologia brahmani­ca, la parola <em>gaia</em> (elefante) viene interpretata come &#8216;conoscenza delle origini&#8217; » (44).</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo volto, quello nascosto di Giano, simbolicamente corri­sponde al terzo occhio, frontale ed invisibile, di Ganesha.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ganesha, Skanda (e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Scarsissimi sono i rapporti tra Ganesha e Skanda (o Kartti­keya) e si limitano al periodo della loro gioventù: alcune raffigu­razioni popolari dei fratelli celesti in preghiera (45); una scherzo­sa sfida voluta da Shiva per verificare chi fosse il più veloce a girare attorno alla Terra (46). Nonostante ciò, <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">Guénon</a> avvalora la sua discutibilissima tesi (47) della dipendenza degli Kshatriyas dai Brahmani affermando che questa è rappresentata «con la figura di <em>Skanda</em>, il Signore della guerra, che protegge la medita­zione di Ganesha, il Signore della conoscenza» (48), il quale ol­tretutto di detta protezione non ha assolutamente bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, Ganesha riunisce in sé caratteristiche sia regali-guerriere che sacerdotali-contemplative e ciò &#8211; per usare un&#8217;espressione del Dumézil (49) &#8211; riflettendo uno stato di cose che doveva essere quello della preistoria arya.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p><em>Articolo pubblicato in «Arthos», XV, 30, pp. 246-253. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(1) <em>Ganapati Upanisad</em>, in <em>Upanisad</em> a cura di C. della Casa, UTET, Torino 1976, p. 521.</p>
<p style="text-align: justify;">(2) WISTERNITZ nel suo studio sul <em>Mahabharata</em> cit. da A. MORRETTA, <em>Gli Dei dell&#8217;India</em>, Longanesi &amp; C., Milano 1966, p. 200.</p>
<p style="text-align: justify;">(3) Anche Ganesa ovvero Ganesh a seconda della trascrizione (abbiamo uniformato per chiarezza le trascrizioni &#8211; anche per le altre divinità &#8211; compreso nei brani riportati per estenso).</p>
<p style="text-align: justify;">(4) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>Hindu Epics, Myths and Legends in Popular Illu­strations</em>, Oxford University Press, Dolhi 1977, p. 84; A. SCHWARZ, <em>Icone indù. </em><em>Illuminazione uranica e consapevolezza ctonia</em>, in « Conoscenza Religiosa », 2, 1981, p. 167.</p>
<p style="text-align: justify;">(5) Cfr. A. ELIOT, in: M. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, J. CAMPBELL e A. FLIOT, <em>L&#8217;universo fantastico dei miti</em>, Mondadori, Milano 1977, p. 196; V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, p. 84; con leggere varianti R. FOUGÈRE, <em>Racconti e leggende dell&#8217;India</em>, S.A.I.E., Torino 1954, pp. 145-146.</p>
<p style="text-align: justify;">(6) Cfr. A.K. COOMARASWAMY, in: SUORA NIVEDITA e A. KUMARASVAMI, <em>Miti dell&#8217;India e del Buddhismo</em>, Laterza, Bari 1927, p. 238; A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 196.</p>
<p style="text-align: justify;">(7) <em>Ganapati Up.</em>, 9 (versione nostra).</p>
<p style="text-align: justify;">(8) «Il motivo delle foglie di loto appare spessissimo come piedistallo o tro­no delle immagini e, in questi casi (&#8230;) ha lo scopo di indicare la purezza e l&#8217;origine divina del soggetto rappresentato. (&#8230;) Inoltre il loto è un <a title="Simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> solare, a causa del suo intimo legame con il sole, al cui sorgere si apre per rinchiudere di nuovo i petali al tramonto» (K.B. IYER, <em>Arte indiana</em>, Mondadori, Milano 1964, p. 48).</p>
<p style="text-align: justify;">(9) Trad. in A. MORRETTA, <em>op. cit.</em>, p. 292.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-836" style="border: 0; float: right; margin: 10px;" title="ganesha" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ganesha.bmp" alt="Ganesha" /></p>
<p style="text-align: justify;">(10) R. GUÉNON, <em>Lo spirito dell&#8217;India</em>, in <em>Studi sull&#8217;induismo</em>, Basaia, Roma 1983, p. 15.</p>
<p style="text-align: justify;">(11) J. EVOLA, <em>La croce uncinata</em>, in <em>Simboli della tradizione occidentale</em>, Arthos, Carmagnola 1976, p. 102.</p>
<p style="text-align: justify;">(12) Per le altre cfr. A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, pp. 196-199; R. FOUGÈRE, <em>op. cit.</em>, pp. 147-148.</p>
<p style="text-align: justify;">(13) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, pp. 84-87 ed ill. 42.</p>
<p style="text-align: justify;">(14) Cfr. G. RONCHETTI, <em>Dizionario illustrato dei simboli</em>, Hoepli, Milano 1922, vol. 1, p. 437.</p>
<p style="text-align: justify;">(15) A.-M. ESNOUL, <em>L&#8217;induismo</em>, in: H.-Ch. PUECH, <em>Storia delle religioni</em>, Laterza, Roma-Bari 1977, vol. IV, p. 82.</p>
<p style="text-align: justify;">(16) «&#8230; i nomi sono molteplici come le vie cui si riferiscono» (R. GUÉNON, <em>Atmá-Gita</em>, in «Arthos», IX, 21, p. 15).</p>
<p style="text-align: justify;">(17) Cfr. A. BALLINI, <em>Le religioni dell&#8217;India</em>, in P. TACCHI VENTURI, <em>Storia delle Religioni</em>, UTET, Torino 1936, vol. 11, p. 132; A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 199; A. MORELLI, <em>Dei e miti</em>, E.L.I., Torino s. d., p. 251; A. MORRETTA, <em>op. cit.</em>, p. 199; A. SCHWARZ, <em>art. cit.</em>, p. 167.</p>
<p style="text-align: justify;">(18) A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 199.</p>
<p style="text-align: justify;">(19) Del quale finalmente è stata pubblicata la traduzione in italiano della fondamentale opera <em>La dimora artica nei Veda</em> (trad. di M.F. Bellisai, ECIG, Ge­nova 1986).</p>
<p style="text-align: justify;">(20) Espressione usata da A.K. COOMARASWAMY in <em>Induismo e Buddismo</em>, Rusconi, Milano 1973, pp. 13-14.</p>
<p style="text-align: justify;">(21) Cfr. R. DEL PONTE, <em>Cenni bio bibliografici su B. Gangadhar Tilak</em>, in «Arthos», XII-XIII, 27-28 (<em>La Tradizione Artica</em>), p. 27; J. VARENNE, <em>L&#8217;induismo contemporaneo</em>, in: H.-Ch. PUECH, <em>Storia delle religioni</em>, cit., vol. IV, p. 185.</p>
<p style="text-align: justify;">(22) Cfr. J. GONDA, <em>Le religioni dell&#8217;India</em>, in Storia delle religioni, UTET Torino 19716, vol. V, p. 424.</p>
<p style="text-align: justify;">(23) Cfr.  C. DELLA CASA, Introduzione a <em>Ganapati Upanisad</em><strong>, </strong>cit., p. 519.</p>
<p style="text-align: justify;">(24) I <em>ganapatya</em><strong> </strong>come segno distintivo si disegnavano un cerchio di color rosso sulla fronte. Ad essi era consentito l&#8217;uso del vino (cfr. A.-M. ESNOUL, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 134).</p>
<p style="text-align: justify;">(25) <em>Ganapati Up.</em><strong>, </strong>1-2, trad. C. della Casa.</p>
<p style="text-align: justify;">(26) Cfr. K.B. IYER, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 69.</p>
<p style="text-align: justify;">(27) Cfr. A.-M. ESNOUL, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 103.</p>
<p style="text-align: justify;">(28) «Il primo dei due nomi occorre circa 120 volte, il secondo circa 50. Il dio ha 11 inni» (V. PAPESSO, <em>Introduzione</em><strong> </strong>a <em>Inni del Rgveda</em><strong>, </strong>Ubaldini, Roma 1979, p. 53 n. 91).</p>
<p style="text-align: justify;">(29) V. PAPESSO, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">(30) Cfr. A.-M. ESNOUL, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 133. L&#8217;inno dovrebbe essere il 23 del II ci­clo, che nella trad. del Papesco (cit. p. 115) così recita: «Te caposchiera delle schiere&#8230;».</p>
<p style="text-align: justify;">(31) <em>Ganapati Up</em>., 10, trad. cit.</p>
<p style="text-align: justify;">(32) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, p. 84; A. ELIOT, <em>op. cit</em>., p. 199.</p>
<p style="text-align: justify;">(33) A. SCHWARZ, <em>art. cit.</em>, p. 168.</p>
<p style="text-align: justify;">(34) «Perché il dio cavalcava un topo? In sanscrito la parola <em>musa</em>, che si­gnifica topo, proviene dalla radice <em>mus</em>, che significa rubare. Il topo ruba ciò che piace alla gente, senza curarsi del fatto che possa essere buono o cattivo. In questo modo egli assomiglia all&#8217;elemento inesplicabile e inconoscibile che è in ciascuno di noi e che risiede in quello che chiamiamo &#8216;intelletto&#8217;. Da noi si sprigiona, senza farsi notare, una segreta forza mentale, che assimila l&#8217;essenza della nostra propria esperienza. Secondo i dotti commentatori, questo essere simile a un topo altri non è che l&#8217;aspetto divino di ciascun essere umano» (A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 199).</p>
<p style="text-align: justify;">(35) A. SCHWARZ, <em>art. cit.</em>, p. 168; Cfr. A. ELIOT, <em>op. cit.</em>, p. 199.</p>
<p style="text-align: justify;">(36) A. SCHWARZ, <em>art. cit.</em>, p. 167; vedi V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, ill. 41, p. 85.</p>
<p style="text-align: justify;">(37) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em>, p. 87; A. MORELLI, <em>op. cit</em><strong>., </strong>p. 251.</p>
<p style="text-align: justify;">(38) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit</em><strong>., </strong>ill. 42, p. 86.</p>
<p style="text-align: justify;">(39) «<em>Siddhi.</em><strong> </strong>Compimento, realizzazione. Le <em>siddhi</em><strong> </strong>sono anche i poteri magici». «<em>Buddhi.</em><strong> </strong>Potere individuante ma ancora libero da ogni particolare deter­minazione o individuazione. Forza intellettuale determinatrice superindividuale» (J. EVOLA, <em>Lo yoga della potenza</em><strong>, </strong>Mediterranee, Roma 1968, <em>glossario</em><strong>, </strong>pp. 282 <em>e </em>278).</p>
<p style="text-align: justify;">(40) Anche <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">Guénon</a> accenna in alcuni scritti ad un rapporto fra Giano e Ga­nesha (cfr. <em>Alcuni aspetti del simbolismo di Giano</em><strong> </strong>ed <em>Il geroglifico del Cancro</em> nella raccolta: <em>Simboli della Scienza sacra</em><strong>, </strong>Adelphi, Milano 1975, pp. 122, 123; <em>Il Re del mondo</em><strong>, </strong>Atanor, Roma s. d., pp. 24-25), ma quando deve<em> </em>collegare alcuni aspetti di Giano con la tradizione indù deve scomodare Shiva anche quando po­trebbe riferirsi a Ganesha (cfr. <em>Alcuni aspetti&#8230;</em><strong>, </strong>cit. e <em>Il simbolismo solstiziale </em><em>di Giano</em><strong>, </strong>in <em>Simboli&#8230;</em><strong>, </strong>cit., pp. 119, 212).</p>
<p style="text-align: justify;">(41) Cfr. A. BALLINI, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 132; R. FOUGÈRE, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 146; W. JO­NES, <em>The Concept of Gods in Ancient World</em><strong>, </strong>Eastern Book Linkers, Delhi 1983, pp. 21-24; A. MORRETTA, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 198; V.G. VITSAXIS, <em>op. cit</em>.,<strong> </strong>p. 87.</p>
<p style="text-align: justify;">(42) Per Giano cfr. M.E. MIGLIORI, <em>Il calendario romano dalle Origini al </em><em>Pontificato di Augusto</em><strong>, </strong>estratto da «Arthos» (IX-X, 22-24), Genova 1981, p. 20; per Ganesha cfr. A. ELIOT, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 196 <em>e </em>R. FOUGÈRE, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 147.</p>
<p style="text-align: justify;">(43) R. DEL PONTE, <em>Dei e miti italici</em><strong>, </strong>ECIG, Genova 1985, p. 56.</p>
<p style="text-align: justify;">(44) A. MORRETTA, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 200.</p>
<p style="text-align: justify;">(45) Cfr. V.G. VITSAXIS, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 87.</p>
<p style="text-align: justify;">(46) «Skanda partì subito velocissimo. Il giovane guerriero si allontanò. Ganapati invece lemme lemme<em> </em>e allegramente camminò attorno ai genitori; camminare attorno ai propri genitori, spiegò, è<em> </em>come camminare attorno alla stessa Terra. Skanda arrivò veloce come il fulmine, ansante e sudato; ma il grassoccio Ganapati era già stato proclamato vincitore» (A. ELIOT, <em>op. cit.</em><strong>, </strong>p. 200).</p>
<p style="text-align: justify;">(47) «La contemplazione è<em> </em>un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> specificamente religioso-sacerdotale, mentre l&#8217;azione è il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> del guerriero e del re».</p>
<p style="text-align: justify;">«Detto questo, dobbiamo rifarci ad un insegnamento che <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">Guénon</a> stesso riferisce in più di una occasione, cioè che questa dualità di dignità non esisteva all&#8217;inizio: i due poteri erano assorbiti in un vertice che era ad un tempo regale e sacerdotale. L&#8217;antica Cina, il primo periodo ariano indù, l&#8217;Iran, la Grecia ar­caica, l&#8217;Egitto, la Roma delle origini e<em> </em>poi la Roma imperiale, il Califfato, e così via, tutte civiltà che parlano di ciò. E&#8217; come risultato di regressione e degenera­zione che le due dignità si separarono e furono spesso perfino in lotta, come effetto di un reciproco disconoscimento. Ma stando così le cose, nessuna delle due direzioni può reclamare l&#8217;assoluta priorità sull&#8217;altra. Tutta e due sono sorte nella stessa maniera e tutte e<em> </em>due si sono allontanate molto dall&#8217;ideale originale e dallo stato tradizionale: e se noi avessimo come proposito la restaurazione, sotto qualche forma di questo vertice, ognuno dei due elementi, quello sacerdotale-contempia­tivo, o quello guerriero-attivo, potrebbe essere preso come pietra di fondamento e punto di partenza. In tal caso l&#8217;azione non dovrebbe essere certo interpretata in senso moderno, ma in senso tradizionale, quello della <em>Bhagavad-Gita</em><strong>, </strong>o nello <em>Jihad</em><strong> </strong>islamico, o negli ordini ascetici di cavalleria del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo" target="_self">Medio Evo</a> occidentale. L&#8217; &#8216;equazione personale&#8217; di <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">Guénon</a> gli ha impedito di dare un adeguato ricono­scimento di tutto ciò, e<em> </em>lo ha condotto ad attribuire un&#8217;importanza esclusiva al punto di vista dell&#8217;azione subordinata alla contemplazione. E questa visione uni­laterale non è senza conseguenze per il problema della possibile ricostruzione dell&#8217;Occidente» (J. EVOLA, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, Oriente e Occidente</em><strong>, </strong>in <em>Oriente e Oc<strong>­</strong>cidente</em> <em>(Saggi vari)</em>, La Queste, s. 1. 1984, p. 55).</p>
<p style="text-align: justify;">(48) R. GUÉNON, <em>Lo spirito dell&#8217;India</em><strong>, </strong>in <em>Studi sull&#8217;induismo</em><strong>, </strong>cit., p. 14, ov­vero in <em>La metafisica orientale</em><strong>, </strong>All&#8217;insegna del Veltro, Parma 1986 (ennesima ri­stampa anastatica di quella di Napoli 1950), p. 44.</p>
<p style="text-align: justify;">[Quando questo nostro scritto era già pronto, ci è capitato di leggere che lo studio di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> qui indicato viene considerato «fondamentale» (E. CASTORE, recensione a R. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, <em>La<strong> </strong>metafisica orientale</em>, in «Orion», IV, 30, marzo 1987, p. 197). Siccome non ci risulta che anche questa nuova edizione, come al solito, sia stata arricchita da qualche apparato critico, ogni ulteriore commento rimane superfluo].</p>
<p style="text-align: justify;">(49) Usata in riferimento a <em>Brhaspati</em><strong> </strong>in<strong> </strong><em>Mito e epopea. La terra alleviata</em><strong>, </strong>Einaudi, Torino 1982, p<em>. </em>183.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ganesha-il-signore-della-conoscenza.html' addthis:title='Ganesha, il signore della conoscenza ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;uomo, sintesi armonica dei regni della natura</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 22:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tradizione Solare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La presenza di corpo, anima e spirito nell'uomo e i mezzi per discernerli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/formedelluomoregnidellanatura.html' addthis:title='L&#8217;uomo, sintesi armonica dei regni della natura '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/tradizione-solare48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Tradizione solare" /><br/><p align="justify"><em>Questo file sostituisce e integra il precedente scritto intitolato </em>Forme dell’uomo, regni della natura<em>. Si è ritenuto comunque di conservare la premessa che introduceva il testo originario.</em></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Termini come “eterico”, “astrale”, ricorrono con l’insistenza di un luogo comune nella letteratura occultistica dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Otto-Novecento</a>, ma alla frequenza del loro uso non corrisponde una precisa determinazione del loro significato: generalmente per eterico si intende una forza vitale sottile e tuttavia a suo modo percepibile anche attraverso rilevazioni fisiche; alla parola astrale si riferisce qualche cosa di più animico (non fosse altro che per il riferimento alle stelle, al mondo celeste superiore contenuto nel nome). Ma in verità, chi leggesse qualche resoconto di “viaggio in astrale” si imbatterebbe in descrizioni che non si discostano molto dalle realtà materiali, anche quando gli scenari vengono dipinti nella maniera più allucinogena.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Vi sono stati autori che hanno utilizzato le due espressioni con criteri più seri, attribuendo ad esse precisi riferimenti a realtà spirituali, ricavate da testi di orientamento tradizionale. Nel caso della presente trattazione – che riprende in linea di massima l’impostazione data da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.rudolfsteiner.htm">Rudolf Steiner</a> – non si troveranno citazioni di testi tradizionali. L’autore tedesco preferì illustrare i principi del corpo eterico, del corpo astrale (oltre che dell’io e del corpo fisico) partendo non dalle antiche rivelazioni tradizionali, bensì dalle esperienze che un uomo moderno, nato in un ambiente materializzato, normalmente sprovvisto di un’attitudine alla “fede”, può compiere. Il punto di partenza non è dunque la lettura di un testo ermetico d’Occidente o di qualsivoglia libro sacro, bensì l’osservazione del mondo naturale, articolato nei tre regni minerale, vegetale, animale. La concordanza con gli insegnamenti tradizionali rappresenta una preziosa conferma a posteriori, ma è ovvio che l’uomo europeo del presente ciclo storico debba arrivare a conoscere le diverse sfumature della sua anima e del suo spirito partendo dalle proprie facoltà di percezione sensibile e naturale. In tal modo viene a rinnovarsi in forma moderna il significato della bella formula romana, riportata da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> in <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827212248"><em>Rivolta contro il mondo moderno</em></a>, secondo la quale “gli antichi fondarono tutta la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> sull’esperienza”.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827212248"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/rivoltacontroilmondomoderno.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno" align="right" /></a> Una forte capacità di concentrazione sulle forme che la natura ci pone di fronte svela all’occhio della mente le forme che a prima vista sono celate; dunque la Rivelazione dello spirito, non consiste nell’ascoltare il discorso di un profeta al quale prestare fede cieca, bensì nel sollevare i veli della natura per poter guardare con occhi più chiari l’invisibile che si nasconde nel cuore del visibile.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> A.P. </strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">§ Corpo – Anima – Spirito.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">L’essere umano è composto di corpo, anima e  spirito.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Entriamo in un bosco e prestiamo attenzione ai suoni, ai colori della foresta, alla terra che ci sorregge, all’aria che respiriamo.<br />
Il nostro corpo è lo strumento che ci permette di percepire tutto ciò e di agire nel mondo fisico.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/foresta.jpg" border="0" alt="" align="right" /> Consideriamo ora quei moti di simpatia e antipatia, di piacere e dispiacere che ondeggiano in noi per effetto delle impressioni esteriori.<br />
Un maestoso tramonto suscita un sentimento di ammirazione per l’armonia del creato. La natura sporcata dalla mano di esseri volgari fa sorgere in noi un senso di ripugnanza.<br />
In queste oscillazioni del sentimento troviamo la prima traccia dell’anima.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ma al di là delle oscillazioni del sentimento, superiore all’eterno ondeggiare di piacere e dispiacere è lo Spirito.<br />
Come il saggio rimane indifferente di fronte alle paure e alle vane speranze, allo stesso modo lo Spirito non conosce turbamento. È il signore.<br />
Come il medico che senza lasciarsi turbare dalla commozione riconosce la natura del male ed opera la guarigione, così agisce lo spirito.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In tutti i momenti, il corpo vede coi sensi; l’anima sente e reagisce; lo spirito, ricolmo di presenza divina, comprende ed agisce.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">§  I Regni della Natura.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nelle forme della natura si manifestano forze divine.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Osserva il regno minerale: il colore dei metalli, la durezza delle pietre, la loro impermeabilità. La pietra affonda nel fiume per millenni senza bagnare il suo cuore. Il regno delle pietre è senza anima, privo di vita.<br />
L’uomo porta dentro di sé il regno minerale come scheletro: tastiamo il nostro corpo all’altezza del polso, sentiremo che esso è duro come una pietra.<br />
Quando l’uomo muore e la forza vitale si ritrae da lui, ciò che rimane è lo scheletro, simile a una muta roccia, simile alla polvere della terra.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La pietra cade verso il basso, attratto dalla gravità.<br />
La pianta sale verso l’alto, verso la luce e il Sole.<br />
Il regno vegetale è il regno della vita pura, che si abbandona al Sole in un  sonno beato senza sogni.<br />
La pianta strappa alla terra i minerali e li trasforma in linfa vitale. Questa linfa circola dal basso verso l’alto, mentre la pianta libera aria pura nell’atmosfera.<br />
Il regno vegetale è governato dalla legge del ciclo: le piante nascono, crescono, fioriscono, muoiono, eternamente rinascono dal seme che è nel frutto.<br />
La vita che si era sviluppata dal piccolo seme, di nuovo si concentra in un seme e rinasce.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804455217"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/filosofiadellaliberta.bmp" border="0" alt="Rudolf Steiner, La filosofia della libertà. Linee fondamentali di una moderna concezione del mondo" align="left" /></a> Osserviamo ora i movimenti degli animali: essi rivelano gli impulsi, i desideri che si agitano nella loro coscienza crepuscolare. Tali impulsi, tali istinti scritti nella memoria collettiva della specie, plasmano gli stessi arti, determinano la conformazione fisica delle specie.<br />
Contemplando le forme magnifiche degli animali, i comportamenti dettati dai loro istinti la mente intuisce la sapienza della Provvidenza (1) divina che ordina la varietà del cosmo.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La pietra sta immobile, la pianta cresce, l’animale si muove.<br />
I pesci si muovono ancora nel grembo primordiale delle acque.<br />
Gli anfibi e i rettili conquistano la terra ferma e ispirano l’aria dentro di sé, ma ancora il loro sangue è freddo e deve prendere calore dal Sole.<br />
Negli uccelli e nei mammiferi il sangue si riscalda. Nel caldo sangue di queste creature si distillano i primi sentimenti. Il sangue caldo permette ad essi di esprimere i loro moti interiori nel canto e nel verso.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nell’uomo, il calore diventa Luce. La luce si accende nella mente come pensiero.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In virtù di questa luce l’Uomo è il centro dell’Universo.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In virtù di questa luce è stato scritto: l’uomo è il centro dell’universo. Tutte le masse materiali fredde o incandescenti e le miriadi di mondi non pesano nella bilancia dei valori quanto il più semplice mutamento nella sua coscienza. I limiti del suo corpo non sono che illusione; non è solo alla terra che si appoggia, ma egli si continua attraverso la terra e negli spazi cosmici. Sia che muova il suo pensiero o muova le sue braccia, è tutto un mondo che si muove con lui; sono mille forze misteriose che si lanciano verso di lui con un gesto creativo, e tutti i suoi atti quotidiani non sono che la caricatura di quello che fluisce a lui divinamente (2).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">§. Forme dell’uomo</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8843803182"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/neiluoghioscuridellasaggezza.bmp" border="0" alt="Peter Kingsley, Nei luoghi oscuri della saggezza" align="right" /></a> Nella figura dell’uomo si concentrano le forme e le forze della natura.<br />
Le rocce e i cristalli diventano ossa, la linfa delle piante scorre come sangue, i movimenti degli animali diventano movimenti razionali, governati dal pensiero.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Portiamo dentro di noi il regno minerale: il ferro nel sangue, il calcio nelle ossa. Con gli elementi della materia forgiamo il nostro fisico adatto a vivere sulla Terra.<br />
Alla morte di tutto ciò non rimane che scheletro e cenere. Le ossa, mute come pietra, abbandonate dalla vita e dall’anima ritornano alla terra e al regno minerale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dolomiti.jpg" border="0" alt="" align="left" /> Ma di una bella ragazza, piena di succhi vitali si dice: è una ragazza in fiore. Di un uomo robusto si dice: è forte come una quercia.<br />
La vita dell’uomo segue lo stesso ciclo delle piante: nascita, crescita, invecchiamento e poi rinascita.<br />
Nel corpo eterico abbiamo il regno vegetale dentro di noi. I centri vitali che ruotano nel corpo eterico (3) imprimono la loro impronta nel corpo fisico dando vita alle ghiandole disposte lungo l’asse della colonna vertebrale.<br />
Gli ormoni prodotti dalla ghiandole scorrono  nell’organismo, come la linfa vitale fluisce nelle piante.<br />
Quando una persona è in coma, si dice che vegeta, che è ridotta a un vegetale. Non pensa, non reagisce: l’Io non riesce più a usare il corpo come un suo strumento e l’anima non sa più articolare la propria voce; ma la forza vitale non ha ancora abbandonato il corpo fisico, per cui esso continua a vivere un’ esistenza vegetale come immerso in un sonno, interrotto da rari barlumi.<br />
Il corpo eterico impedisce per tutta la durata della vita all’organismo di decomporsi. Quando l’eterico si separa completamente dal fisico, l’organismo è come un sacco che si apre, come un composto di parti che si scioglie.<br />
Il corpo eterico è la forza vitale (4) vegetativa, che combina gli elementi chimici come la mano del pensatore combina le lettere. Le lettere di un libro non sono che inchiostro, ma questo inchiostro non è stato spruzzato a caso e testimonia l’intenzione di un autore (5). Il corpo eterico combina le lettere del Libro della Vita secondo le intenzioni divine che reggono il cosmo. Esso è la memoria che trasmette di generazione in generazione le formule e i progetti delle specie viventi.<br />
Come il magnete attira la limatura del ferro così la forza vitale attrae le sostanze chimiche e le organizza. La forza eterica è la forza della giovinezza che rende il corpo tonico e fiorente. Essa agisce come la natura che a primavera fa sbocciare i fiori e in estate fa maturare i frutti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/tigre.jpg" border="0" alt="" align="right" /> Come gli animali, l’uomo ha i sensi, ha i nervi e gli arti per muoversi. Con gli animali condivide gli impulsi primordiali: il bisogno di cibarsi e di accoppiarsi, il bisogno di curare la prole, di difendere il territorio e il proprio posto nella gerarchia.<br />
Si osservi un cane, si consideri un aquila: gli animali hanno delle sensazioni spesso più acute di quelle degli uomini. Queste sensazioni vibrano nella loro interiorità e risuonano come brame, accendono i desideri primordiali legati alle esigenze del corpo e agli istinti (6).<br />
Nella loro coscienza simile ad un crepuscolo, gli animali reagiscono agli stimoli, provano piacere, rifuggono il dolore.<br />
I moti della coscienza animale, i movimenti istintivi dei loro arti sono espressione del corpo astrale che li governa. L’astrale degli animali mette in atto i comportamenti dettati dall’anima di gruppo della specie. Per questo gli uccelli migrano sulle distese oceaniche senza sapere come, e i pesci risalgono la corrente senza chiedersi un perché.<br />
Come l’astrale degli animali rispecchia gli impulsi della specie, così l’astrale dell’uomo riflette gli impulsi dell’Io.<br />
Possiamo immaginare il corpo astrale (7) dell’uomo come una forma ovale allargata che avvolge il corpo fisico-eterico.<br />
Nel corpo astrale si accendono le immagini interiori in forme colorate, mobili, cangianti. Così anche le passioni e le brame si accendono nel nostro corpo astrale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sul corpo astrale dell’uomo si proiettano gli influssi delle stelle.<br />
Gli antichi chiamavano Zodiaco il giro delle costellazioni: ovvero, circolo degli animali. Le dodici costellazioni, con diversa intensità e composizione, trasmettono all’anima i dodici impulsi fondamentali del carattere.<br />
Quelle che nell’uomo sono le tendenze del carattere, nella natura si proiettano nelle forme degli animali.<br />
Per questo si dice: sei un coniglio. Sei un leone. Sei una vipera. Sei un’aquila.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Vi è qualcosa che in natura non si trova, e che sola si accende nella mente dell’uomo: la forza del pensiero creatore.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/apollo11.gif" border="0" alt="" align="left" /> Le api costruiscono favi sempre uguali. Da milioni di anni i ragni tessono sempre la stessa tela.  Nella civiltà umana sorge la successione degli stili, l’evoluzione delle tecniche.<br />
Dall’ascia di battaglia all’astronave, il pensiero umano dispiega la sua azione. Ma questo pensiero non è che una scintilla della grande Intelligenza che ordina il cosmo Cos’è infatti un’astronave di fronte alla vita più minuscola? Il filo d’erba è più complesso di ogni tecnologia.<br />
Come gli strumenti tecnici scorgano dalla mente degli uomini d’ingegno, così le piante, gli animali, i pianeti sono i pensieri pensati dagli Dei.<br />
Come il pensiero creativo si cela nella nostra testa, così l’Intelligenza divina si cela dietro la volta del mondo. I Greci chiamavano Logos questa essenza che guida gli stormi nel volo e dona alla pianta il potere di trasformare in cibo la luce del Sole. La pianta lo fa senza sapere come, l’uccello migratore vola sulle rotte oceaniche senza chiedersi perché.<br />
Nell’uomo l’intelligenza divina che riempie l’universo si accende come coscienza. Per questo sul tempio di Apollo sta scritto: “Conosci te stesso”.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il dio che è nell’uomo parla, quando l’uomo si riconosce come Io. E si chiede come vivere, cosa sperare, perché soffrire, chi attendere.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Pensiamo a ciò che da bambini ci riempiva di timore, ai nostri desideri, alle nostre attenzioni. La memoria ci mostrerà l’immagine di un essere assai diverso da ciò che siamo ora.<br />
Spostiamo il ricordo ad un’altra età e ripetiamo lo stesso esercizio. Ancora una volta proveremo l’impressione di trovarci di fronte ad un estraneo che per certi versi ci somiglia e per altri ci provoca un sorriso: noi non siamo più quella persona eppure ricordiamo di così aver vissuto, ricordiamo con soddisfazione di aver compiuto certe azioni, certe altre con vergogna vorremmo seppellirle.<br />
Il ricordo è il filo che lega epoche diverse della vita, l’una causa dell’altra, l’altra effetto della precedente.<br />
L’Io come un filo dorato passa attraverso una lunga trama di vita; di esistenza in esistenza ci fa essere diversi eppure in fondo sempre identici.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>NOTE</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">1) La <em>Pronoia</em>, l’Intelligenza divina immanente al cosmo che ne garantisce l’ordine e l’armonia.<br />
2) Leo, “Barriere”, in <em>Ur </em>volume I.<br />
3) I <em>Chakra </em>nella lingua dei conquistatori dell’India erano le ruote dei carri di battaglia. I raggi dei centri vitali del corpo sottile (altrimenti detto eterico o vitale) ruotano come i raggi della ruota in movimento.<br />
4) Cfr. l’<em>anima vegetativa </em>di cui parla <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>.<br />
5) Stiamo dicendo che il darwinismo è una sciocchezza. Una superstizione antiscientifica.<br />
6) Cfr. la descrizione dell’anima senso-motoria fatta sempre da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>.<br />
7) La parola corpo è detta in senso metaforico ed anche queste descrizioni non devono essere materializzate, ma usate come spunti immaginativi per una comprensione della realtà astrale.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/formedelluomoregnidellanatura.html' addthis:title='L&#8217;uomo, sintesi armonica dei regni della natura ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’universo, gli dèi, gli uomini</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del saggio di Jean-Pierre Vernant L'universo, gli dèi, gli uomini. Il racconto del mito]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/universodeiuomini.html' addthis:title='L’universo, gli dèi, gli uomini '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8806174975" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/luniversoglideigliuomini.bmp" border="0" alt="Jean-Pierre Vernant, L'universo, gli dèi, gli uomini" width="95" height="145" align="right" /></a> Ecco in un <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8806174975">libro</a> di facile lettura – come un romanzo, consigliabile o regalabile ad amici e conoscenti – l’esposizione dei miti greci dalle origini dell’universo alle lotte fra i Giganti e gli Dei olimpici, da Prometeo attraverso la guerra di Troia e le avventure d’Ulisse, il ciclo tebano con Dioniso ed Edipo, a Perseo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8806174975">libro del Vernant</a>, se ci è concesso di fare un parallelismo, ci ricorda il <em>Mahabharata</em> raccontato da R.K. Narayan.</p>
<p style="text-align: justify;">Cos’è un mito? O più precisamente, si domanda l’Autore, che cos’è un mito greco? “Un racconto, naturalmente. Ma bisogna sapere come questi racconti si sono formati, consolidati, trasmessi, conservati. Ora, nel caso greco, essi sono arrivati a noi soltanto nel momento del declino: sotto forma di testi scritti di cui i più antichi appartengono alle opere letterarie maggiori di ciascun genere, epopea, poesia, tragedia, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">storia</a>, perfino filosofia, e dove, fatta eccezione per l’<em>Iliade</em>, per l’<em>Odissea</em> e per la <em>Teogonia</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span>, appaiono il più delle volte dispersi, in modo frammentario, a volte allusivo. E’ infatti molto tardi, solo verso l’inizio della nostra era, che alcuni eruditi hanno messo insieme queste molteplici tradizioni, più o meno divergenti, per presentarle unite in uno stesso corpo, allineate le une dopo le altre come sugli scaffali di una Biblioteca, per riprendere il titolo che Apollodoro ha dato al suo repertorio, diventato uno dei grandi classici in materia. Si è formata così ciò che è stato deciso di chiamare mitologia greca” (p. 4).</p>
<p style="text-align: justify;">Più avanti il Vernant giustamente afferma: “Il mito si presenta sotto forma di un racconto venuto dalla notte dei tempi e che esisteva già prima che un qualsiasi narratore iniziasse a raccontarlo. In questo senso, il racconto mitico non dipende dall’invenzione personale né dalla fantasia creatrice, ma dalla trasmissione e dalla memoria. Questo legame intimo e funzionale con la memorizzazione riavvicina il mito alla poesia che, in origine, nelle sue manifestazioni più antiche, può confondersi con il processo di elaborazione mitica. A questo riguardo è esemplare il caso dell’epopea omerica. Per comporre i propri racconti sulle avventure di eroi leggendari, l’epopea procede dapprincipio come la poesia orale, composta e cantata davanti agli ascoltatori da generazioni successive di aedi ispirati dalla dea Memoria (Mnemosyne), ed è soltanto più tardi che diventa oggetto di una redazione scritta che si incarica di stabilire e fissare il testo ufficiale” (pp. 5-6).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel chiudere l’introduzione l’Autore confessa di aver “cercato di raccontare questi miti come se la loro tradizione potesse tramandarsi ancora”, di aver voluto “che quella stessa voce che un tempo, secolo dopo secolo, si rivolgeva direttamente agli ascoltatori greci (…) si facesse ascoltare di nuovo dai lettori di oggi”. Sperando “che in certe pagine di questo libro (…) sia proprio lei, in eco, a risuonare” (p. 8).</p>
<p style="text-align: justify;">Chi leggerà questo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8806174975">libro</a> non potrà che rendergliene atto, come anche noi facciamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8806174975">Jean-Pierre Vernant, <em>L&#8217;universo, gli dèi, gli uomini. Il racconto del mito</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880617497">(BOL)</a> <a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8806174975/ASI/395521">(LU)</a></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da Arthos (n.s.), nn. 7-8, 2000, 293-294.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/universodeiuomini.html' addthis:title='L’universo, gli dèi, gli uomini ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Unità di vivi e morti</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tradizione Solare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rapporto con l'aldilà e i morti secondo la filosofia di Rudolf Steiner]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/unitadiviviemorti.html' addthis:title='Unità di vivi e morti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/tradizione-solare48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Tradizione solare" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Riportiamo di seguito due formule efficienti date da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/rudolf-steiner" target="_blank">Rudolf Steiner</a></span> per corroborare l’unione tra i vivi e i morti. Per formula efficiente si intende una formula (diversa dai ritualismi riesumati dal passato oppure improvvisati su due piedi) che in virtù delle immagini evocate suscita effetti. La formula più ampia contiene numerosi elementi di teologia; quella breve si impone per intensità di immagini e la facile ripetibilità. La traduzione risente di una particolare interpretazione stilistica che le rende compatibili col nostro orientamento spirituale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chi utilizza queste formule tenga presente che il loro obiettivo non è quella di spostare l’attenzione sull’aldilà, di suscitare un morboso interesse per l’oltretomba, ma al contrario è quello di rafforzare l’amore per la vita, la fedeltà alla terra, la gioia per l’azione chiamando a partecipare ad essa anche i morti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per la loro piena efficienza, si richiedono un sentimento di <em>pietas</em>, di serietà, la capacità di visualizzare immagini sullo specchio della mente. È necessario in via preliminare sgombrare l’anima da ogni disprezzo per la vita terrena – intesa come “valle di lacrime”, come semplice preparazione alla “vita eterna” – e parimenti da quelle concezioni dell’aldilà a base di larve notturne e di spettri incatenati.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’ampia diffusione delle due formule è particolarmente auspicabile. L’Europa per corroborare il giustificato amore per la vita sensibile – che le è proprio – per superare le paure del presente ha bisogno di rinsaldare l’unità d’azione tra i vivi e i morti intesi come due schiere di un medesimo esercito in battaglia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-legame-fra-i-vivi-e-i-morti/10090" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8923" style="margin: 10px;" title="il-legame-fra-i-vivi-e-i-morti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-legame-fra-i-vivi-e-i-morti.jpg" alt="" width="200" height="285" /></a>MEDITAZIONE PER I DEFUNTI<br />
(Formula lunga)</p>
<p style="text-align: justify;">Voi che vegliate sulle anime<br />
dalle sfere del cosmo (1)<br />
e le nutrite di vita.<br />
Voi generati dalla sapienza per agire con amore,<br />
voi che proteggete l’essere umano<br />
ritornato allo stato di anima,<br />
o Spiriti divini osservate il nostro amore<br />
ascoltate la nostra preghiera<br />
che vuole unirsi al fiume<br />
delle Vostre forze di salvezza<br />
affinché gli Dei si manifestino<br />
e irradino il loro splendore.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli Dei ogni esistenza.<br />
Negli Dei l’origine della vita.<br />
Agli Dei tendono tutti gli esseri.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi dirigiamo verso i regni divini<br />
l’amore fedele da noi concepito.<br />
Per unire la nostra anima alla sua:<br />
tu devi incontrare i nostri pensieri (2)<br />
allorché dalle regioni del cielo<br />
il desiderio ti orienta alle nostre anime<br />
per trovare ciò che attendi da esse:<br />
l’offerta del nostro amore.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra benevolenza ti giunga (3)<br />
rinfrescando ciò che ti brucia (4)<br />
riscaldando ciò che ti gela (5).<br />
Innalzato dall’amore,<br />
avvolto di luce,<br />
va, sali più in alto!</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle profondità del cosmo<br />
la vita rinnova in eterno (6)<br />
se stessa.<br />
L’anima cede alla morte<br />
per lanciarsi in nuove forme di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Geni custodi (7), Dei della stirpe (8) e della civiltà (9)<br />
accogliete nella trama dell’etere<br />
il destino tessuto da_____________.<br />
Dei che con saggezza producete le forme (10)<br />
accogliete tra gli astri<br />
i frutti di vita di_____________.<br />
O Dei che con volontà inflessibile<br />
reggete l’armonioso ordine del tutto (11)<br />
fate germogliare gli effetti<br />
delle buone azioni compiute da_________ (12).</p>
<p style="text-align: justify;">O genio custode che vegli sull’anima,<br />
sulle tue anime giunga<br />
l’amore pietoso della nostre anime<br />
all’essere umano che nelle sfere celesti<br />
si affida alla vostra custodia.<br />
Affinché la nostra preghiera<br />
unita ai Vostri poteri<br />
soccorrano colui<br />
che con amore cerchiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Elevo lo sguardo verso te<br />
nel regno d’oltretomba ove ti trovi.<br />
Che il mio amore plachi ciò che ti brucia,<br />
che il mio amore moderi ciò che ti gela<br />
mentre dalla distesa di tenebre<br />
tendi al regno della luce.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia anima possa seguirti<br />
oltre il fiume della morte<br />
con l’affetto maturato sulla terra<br />
quando gli occhi ti vedevano ancora.<br />
Il mio affetto sia un balsamo<br />
per ciò che ti brucia,<br />
per ciò che ti gela.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella luce delle intelligenze celesti<br />
ormai agisce quell’anima<br />
che sulla terra ci fu vicina.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la vita ardente del nostro cuore<br />
ti accarezzi come un soffio<br />
di calore – laddove senti freddo<br />
di freschezza – laddove senti caldo.<br />
Che i miei pensieri vivano nei tuoi.<br />
Che i tuoi pensieri vivano nei miei.</p>
<p style="text-align: justify;">Mediante la vita<br />
lo Spirito manifesta la sua forza.<br />
Mediante la morte<br />
Esso svela il misterioso potere<br />
di andare verso forme di esistenza più alte.<br />
Passa dunque attraverso la morte<br />
per risorgere a nuova vita!</p>
<p style="text-align: justify;">Geni custodi, Dei della stirpe e della civiltà<br />
accogliete nella trama dell’etere<br />
il destino tessuto da_____________.<br />
Dei che con saggezza producete le forme<br />
accogliete tra gli astri<br />
i frutti di vita di_____________.<br />
O Dei che con volontà inflessibile<br />
reggete l’armonioso ordine del tutto<br />
fate germogliare gli effetti<br />
delle buone azioni compiute da_________.</p>
<p style="text-align: justify;">In Principio,<br />
dalla Parola primordiale (13) degli Dei<br />
è venuta la vita<br />
che come luce<br />
risplende sugli uomini (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Principio da cui tutto questo universo è sorto<br />
in questo stesso Principio ogni cosa si discioglie<br />
e da questo Principio ogni cosa è sorretta<br />
ed a questo Principio essenziato (15). Di gnosi sia adorazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amore che si innalza dal cuore<br />
diventa calore<br />
e luce interiore (16).<br />
Possa così avvicinarmi a te<br />
pensando con te pensieri ideali<br />
sentendo con te l’armonia universale<br />
volendo con te i voleri divini<br />
rimanendo unito, una cosa sola con te (17).</p>
<p style="text-align: justify;">Formula breve</p>
<p style="text-align: justify;"><em>È bene ripeterla – del tutto silenziosamente – tre volte al giorno, una delle quali deve essere la sera immediatamente prima di addormentarsi, in modo che io pensieri della meditazione oltrepassino la soglia del sonno. La cosa migliore sarebbe di addormentarsi con i pensieri e le immagini evocate dalla formula.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il calore dell’anima a cui si fa riferimento è la sete ardente di sensazioni suscitata dalla mancanza di organi di percezione fisica atti a soddisfarla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il senso di freddo dell’anima è dato dalla mancanza degli strumenti fisici della volontà.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il mio amore sia l’involucro<br />
che adesso ti avvolge –<br />
rinfrescante ogni calore,<br />
riscaldante ogni gelo,<br />
intessuto di sacrificio! (18)<br />
Vivi portato dall’amore verso l’alto,<br />
ricevendo in dono la luce!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) Sono le intelligenze celesti di cui parla <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>.<br />
2) L’invocazione si rivolge a questo punto all’anima del defunto, con un certo tono imperativo per scuoterlo dallo smarrimento che potrebbe eventualmente averlo colto.<br />
3) Qui viene espressa la formula efficiente con l’immagine che produce il contatto tra i vivi e i morti.<br />
4) Ciò che brucia: le passioni impure, le brame che non possono più essere assecondate bruciano l’anima.<br />
5) Ciò che gela: la privazione di ogni calore dei sensi che ora l’anima sperimenta.<br />
6) È il mistero della reincarnazione, che genera nuova vita dalla morte.<br />
7) Il <em>Genius </em>– il greco <em>Daimon </em>– protettore della personalità individuale.<br />
8) Il Genio della Stirpe – o arcangelo etnarca – è la divinità che agendo sui corpi eterici trasmette a un popolo il suo archetipo spirituale e con esso la sua identità biologico-psichica.<br />
9) Si fa riferimento allo Spirito del Tempo – l’Eone della gnosi tardo antica: divinità che conferisce l’impronta caratteristica ad una data epoca e nello stesso tempo unisce i popoli che partecipano alla medesima forma di civiltà. La scienza dello spirito individua all’interno del divenire della razza ariana cinque forme principali di civiltà: l’indiana, la persiana, l’egizio-caldaica-babilonese, la greco-romana, la germanica alla quale si riconducono gli odierni popoli europei centro-occidentali. A quest’ultima è chiamata a succedere una civiltà nordico-scandinava proiettata ad Oriente.<br />
10) Si fa riferimento a Divinità olimpiche che manifestano l’intelligenza che regge il cosmo, dalla quale scaturiscono le forme e le evoluzioni della natura.<br />
11) Si accenna agli attributi supremi degli Dei: la volontà creatrice, la forza ordinatrice, l’amore cosmogonico (<em>Eros Protogonos</em>).<br />
12) La preghiera dei vivi agisce per smorzare la vendetta delle Erinni e per dare esito felice al destino futuro del morto: si invitano gli Dei a valorizzare e a far germogliare gli effetti che scaturiscono dalla azioni buone del defunto. Ovviamente si suppone che tali azioni siano state compiute…<br />
13) Il <em>Logos</em>.<br />
14) Cfr il <em>Vangelo di Giovanni</em>. 15) Il testo originario di Steiner a questo punto faceva chiaro riferimento alla strofa della <em>Mandukja Upanishad</em>, che pertanto è stata riportata nella forma originaria, secondo la traduzione di Pio Filippani-Ronconi.<br />
16) La meditazione intensa sposta il centro di coscienza dalla fronte al cuore, producendo come effetti sperimentabili il calore ascetico (l’indiano <em>Tapas</em>) e la percezione della luce interiore.<br />
17) Unificazione delle tre facoltà psichiche del vivo con l’anima del defunto.<br />
18) La forza sacrificale (= <em>sacrum facere</em>) è quella che trasforma le energie psico-fisiche in facoltà spirituali. Tale trasformazione nei tempi antichi era affidata al Fuoco rituale che ardeva le sostanze innalzandole agli Dei; nei tempi moderni il fuoco si interiorizza e diviene calore della volontà autocosciente che sublima gli istinti e le passioni.</p>
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