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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Costantino</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La politica religiosa di Costantino</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 16:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per ragion di Stato Costantino fu costretto ad applicare una politica religiosa basata sul sincretismo religioso ed ad accettare in più di un’occasione compromessi con l’universo pagano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-politica-religiosa-di-costantino.html' addthis:title='La politica religiosa di Costantino '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_6795" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><img class="size-full wp-image-6795" title="Colonna di Costantino I a Costantinopoli. Sotto di essa l'imperatore avrebbe posto amuleti pagani e reliquie cristiane a protezione della città." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/colonna-di-costantino.jpg" alt="Colonna di Costantino I a Costantinopoli. Sotto di essa l'imperatore avrebbe posto amuleti pagani e reliquie cristiane a protezione della città." width="220" height="597" /><p class="wp-caption-text">Colonna di Costantino I a Costantinopoli. Sotto di essa l&#39;imperatore avrebbe posto amuleti pagani e reliquie cristiane a protezione della città.</p></div>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo esporremo i principali elementi della politica religiosa di Costantino. Su questo argomento sono stati scritti molti articoli e libri e le opinioni sono molto discordi tra loro, poiché la politica religiosa di questo imperatore si può prestare a più interpretazioni. Ad esempio, alcuni autori sostengono che la conversione di Costantino al cristianesimo fu un semplice calcolo politico e quindi assolutamente non sincera, mentre altri sostengono che la conversione di Costantino al cristianesimo deve essere considerata sincera in quanto fu conseguenza della visione che il futuro imperatore ebbe poco prima della battaglia di Ponte Milvio nella quale egli sconfisse Massenzio. Un’altra <em>vexata quaestio</em> è rappresentata dal problema dell’evidente sincretismo che caratterizzò la politica religiosa di Costantino: tale sincretismo religioso risulta ancora più difficile da spiegare se si parte dalla convinzione che la conversione di Costantino alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana fu sincera. Infine è stato oggetto di vivaci discussioni tra gli studiosi il fatto che trascorse molto tempo dall&#8217;anno in cui Costantino affermò di essersi convertito alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana a quello in cui chiese di essere battezzato (e cioè solamente poco prima di morire, quando era già gravemente ammalato): tale fatto non è irrilevante, poiché come tutti sanno si diventa pienamente cristiani solamente dopo il battesimo e non quando si dichiara di essersi convertiti al cristianesimo, a meno che non esistano cause di forza maggiore. Nel caso di Costantino non vi fu alcuna forza maggiore a impedire che l’imperatore romano si battezzasse molti anni prima di trovarsi sul letto di morte.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro avviso per cercare di dare una spiegazione convincente delle scelte che caratterizzarono la politica religiosa dell’imperatore romano bisogna tenere presente un dato storico di fondamentale importanza, che un uomo politico esperto ed intelligente come Costantino non poteva non tenere in debita considerazione, e cioè che durante il periodo nel quale egli regnò la grandissima maggioranza dei suoi sudditi erano pagani, mentre i cristiani costituivano un’esigua minoranza della popolazione quasi totalmente priva di potere, poiché non molti anni prima Diocleziano aveva scatenato una durissima persecuzione contro di loro, considerandoli un grave pericolo per gli ideali della <em>romanitas</em>. Nel nostro libro <em>La crisi della religione cattolica</em> abbiamo messo in evidenza che la persecuzione scatenata da Diocleziano colpì in primo luogo i cristiani che possedevano un qualsiasi tipo di potere nell’impero romano e successivamente tutti coloro che più in generale professavano la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana, poiché Diocleziano non voleva soltanto diminuire il numero dei cristiani, ma voleva anche eliminarne il prestigio. Gli storici sono concordi nell’affermare che la percentuale di cristiani esistenti nell’impero romano al tempo del regno di Costantino era inferiore al dieci per cento della popolazione totale dell’ impero romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo dato storico dal quale non si può prescindere se si vuole comprendere la politica religiosa di Costantino è che l’imperatore romano si trovò a governare in un momento molto difficile della storia romana, nel quale si ebbe un forte aumento della frequenza e della violenza dei conflitti sociali nonché un evidente degrado delle città dovuto sia alle invasioni barbariche sia alla grave crisi economica che cominciò nel III e si aggravò nel IV secolo, costringendo molti abitanti dell’impero a lasciare i luoghi nei quali erano nati per emigrare in zone dell’impero dove speravano di migliorare le proprie condizioni economiche e sociali. Il proletariato urbano e la crescente massa di poveri che abitava nelle zone rurali si sentivano sempre più frustrati ed erano sempre più inclini a commettere azioni violente sia contro i ricchi sia contro i rappresentanti del potere imperiale, cosicché l’esercito dovette intervenire spesso e in molte città per evitare il linciaggio di personaggi particolarmente odiati dai membri delle classi popolari. Spesso accadeva che le forze dell&#8217;ordine che dovevano fronteggiare le sommosse popolari che scoppiavano in varie città dell’impero non riuscissero ad arginare le violenze contro coloro che si erano attirati l’odio delle masse popolari, cosicché doveva intervenire l’esercito, che in alcuni casi venne a sua volta sopraffatto dagli attacchi subiti dalle masse popolari in rivolta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/costantino-il-grande/5756" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6796" style="margin: 10px;" title="costantino-il-grande" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/costantino-il-grande.jpg" alt="" width="200" height="320" /></a>Da quanto abbiamo detto si evince che gli imperatori romani che governarono in questo periodo molto difficile si preoccuparono di non prender decisioni che avrebbero potuto far ulteriormente infuriare il popolo, mettendo a rischio sia il trono sia la loro stessa vita. Anche Costantino si rese conto della necessità di evitare decisioni in politica religiosa che gettassero benzina sul fuoco e contribuissero ad aumentare ulteriormente il livello e l’intensità dei conflitti sociali esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò premesso, cercheremo ora di affrontare la prima delle tre questioni principali riguardanti la politica religiosa di Costantino, ovvero la <em>vexata quaestio</em> sulla sincerità o meno della conversione di Costantino al cristianesimo. Come abbiamo sostenuto nel nostro opuscolo <em>Il neopaganesimo dei contemporanei</em> ci sembra assurdo affermare che Costantino si sia convertito al cristianesimo per semplice calcolo politico, in quanto se fosse vera tale ipotesi bisognerebbe concludere che Costantino sia stato un politico molto scadente, il che non corrisponde al vero, in quanto Costantino fu non solo un valoroso condottiero ma anche un avveduto ed esperto uomo politico. Se Costantino si fosse convertito per un mero calcolo politico si sarebbe trattato di un clamoroso errore in quanto la conversione poteva solo creare problemi e non dargli alcun vantaggio, poiché la maggioranza dei suoi sudditi era pagana e i cristiani erano una minoranza che non godeva delle simpatie né delle masse popolari né degli appartenenti agli ambienti militari ed intellettuali dell’impero romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la seconda questione, ovvero i motivi che indussero Costantino a praticare una politica religiosa basata sul sincretismo, non è difficile comprendere i motivi che indussero (o per meglio dire costrinsero) Costantino ad optare per tale tipo di politica, pur essendosi egli convertito alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana in seguito alla visione che egli ebbe prima della battaglia di Ponte Milvio nel 312. La scelta di praticare una politica religiosa basata sul sincretismo fu un calcolo politico, un compromesso assolutamente necessario che Costantino dovette accettare per salvare il trono e la vita dal momento che la maggioranza pagana considerò la conversione dell&#8217;imperatore un tradimento nei riguardi della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale degli antenati e della stessa famiglia di Costantino (il padre Costanzo Cloro era un convinto adepto della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare e anche lo stesso Costantino in gioventù ne era stato un adepto).</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno dire qualcosa sulle caratteristiche che aveva assunto il paganesimo prima della salita al trono di Costantino. Come abbiamo messo in evidenza in un nostro libro intitolato <em>Il neopaganesimo nella società moderna</em> già a partire dal III secolo nell’universo pagano esistevano diverse correnti di pensiero in aperto conflitto tra loro; la forte conflittualità all’interno del paganesimo deve essere considerata una delle cause che favorì la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. La causa principale di queste divisioni era la crisi della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana, che favorì l’entrata e l’affermazione nell’impero romano di culti e divinità provenienti dall’Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Costantino iniziò la propria ascesa politica e militare due erano le più importanti correnti religiose esistenti nel mondo pagano: la prima era costituita dagli adepti della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana, che faceva ancora presa sulla maggioranza del proletariato e delle classi popolari urbane e rurali; la seconda corrente religiosa dominante era costituita dagli adepti della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare, la maggior parte dei quali faceva parte degli ambienti militari e di quelli intellettuali dell’impero romano. Quando Costantino si convertì alla religione cristiana dovette quindi guardarsi da un doppio pericolo, ovvero l&#8217;ostilità delle masse popolari e l’antipatia dell’esercito. Come si può constatare, Costantino corse quindi un grave rischio convertendosi alla religione cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/vita-di-costantino/5110" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6797" style="margin: 10px;" title="vita-di-costantino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/vita-di-costantino.jpg" alt="" width="200" height="327" /></a>Affronteremo ora la terza questione riguardante la politica religiosa di Costantino, ovvero i motivi che spinsero l’imperatore a non battezzarsi subito dopo la conversione al cristianesimo ma a rimandare il battesimo per moltissimo tempo, sino al letto di morte. A nostro avviso tale decisione è da ricondurre agli stessi motivi che lo spinsero a praticare una politica religiosa basata sul sincretismo religioso, e cioè a compromessi dettati dalla ragion di stato. Costantino si rese conto che se si fosse fatto battezzare subito dopo la vittoria su Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, o dopo la vittoria su Licinio, tale scelta avrebbe aumentato l’ostilità del mondo pagano nei suoi confronti. Tuttavia quando si rese conto che aveva pochissimo tempo da vivere fu preso da quella paura che prende chi sa di essere sul punto di morire e teme di affrontare il giudizio divino rischiando la dannazione eterna.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno aggiungere qualcosa sui principali elementi che caratterizzarono la politica religiosa dell’imperatore romano ovvero l’atteggiamento assunto nei riguardi della magia e degli aruspici, le leggi riguardanti i templi pagani e gli spettacoli che si svolgevano nelle arene degli anfiteatri e il fatto che quando Costantinopoli venne nominata nuova capitale dell’impero Costantino decise di far celebrare nel corso dei festeggiamenti di inaugurazione sia riti cristiani sia riti pagani.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo col prendere in considerazione le leggi emanate da Costantino sulla magia tenendo presente che mentre nel mondo pagano la &#8220;magia bianca&#8221; era pienamente accettata ed apprezzata &#8211; a differenza della &#8220;magia nera&#8221; e di quella tendente a procurarsi l’amore o i favori sessuali di altre persone &#8211; al contrario il cristianesimo condannava tutte le forme di magia, ivi compresi quei riti tendenti ad aumentare la fertilità dei campi e a mantenere o riconquistare lo stato di salute. Nel mondo pagano, anche ai tempi di Costantino, era attribuita molta importanza alla <em>lex Cornelia</em> emanata da Cornelio Silla. In tale provvedimento legislativo venivano previste pene severissime, ivi compresa la condanna a morte, contro coloro che praticavano la magia nera oppure si procuravano l’amore o rapporti sessuali con persone a loro gradite mediante riti magici o filtri d’amore. Nei suoi provvedimenti legislativi Costantino si mantenne sostanzialmente fedele alla <em>forma mentis</em> del mondo pagano, poiché condannò severamente la magia nera e la magia amorosa e sessuale, mentre ritenne pienamente legittima ed accettabile la magia bianca, soprattutto quella finalizzata ad aumentare la fertilità dei campi, nonché quei riti magici che avevano per scopo la cura delle malattie o il mantenimento dello stato di salute. Come si vede, nonostante la conversione al cristianesimo Costantino non accettò la condanna cristiana della magia bianca, partendo dal presupposto che sia la magia nera che quella bianca trovassero la loro origine nel potere dei demoni. Tale scelta, anche se non coerente, è comprensibile pensando a quelle ragioni di ordine pubblico cui prima abbiamo fatto riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i provvedimenti legislativi emanati da Costantino riguardanti le attività degli aruspici non furono coerenti con la sua conversione al cristianesimo ma tennero in conto che tali riti erano considerati estremamente importanti nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> pagana, poiché sia nella Roma repubblicana sia in quella imperiale quando si dovevano prendere importanti decisioni politiche spesso venivano consultati gli aruspici. Anche i privati cittadini, tanto tra gli appartenenti alle classi dominanti quanto il ceto medio, erano soliti consultare gli aruspici, invitandoli spesso nelle loro case prima di prendere decisioni importanti. Sia nel periodo repubblicano sia in quello imperiale esistevano a Roma due tipi di aruspicina, ovvero quella pubblica, che aveva luogo nei templi, e quella privata, che si svolgeva appunto nelle case private. Costantino adottò la decisione di permettere l’aruspicina pubblica e di vietare con pene severissime (ivi compresa la condanna a morte) l’aruspicina privata. Dalle leggi emanate da Costantino traspare con evidenza che egli disprezzava sia l’aruspicina pubblica sia quella privata, ma non ritenne opportuno proibire le attività pubbliche degli aruspici per ragioni esclusivamente di opportunità politica. Al contrario Costantino giudicò molto pericoloso per la stabilità del suo regno, e per la sua stessa incolumità fisica, permettere agli aruspici di recarsi nelle case dei privati cittadini, poiché era conscio che gli aruspici lo avversavano per essersi convertito alla religione cristiana e avrebbero quindi potuto effettuare predizioni strumentali finalizzate a suscitare delle rivolte popolari contro l’imperatore. Le predizioni che gli aruspici effettuavano nelle case sfuggivano infatti totalmente al controllo dell’imperatore, al contrario delle predizioni formulate in luoghi pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ascesa-e-affermazione-del-cristianesimo/2075" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6798" style="margin: 10px;" title="ascesa-affermazione-cristianesimo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ascesa-affermazione-cristianesimo.jpg" alt="" width="200" height="301" /></a>Per quanto riguarda le leggi emanate da Costantino riguardanti i templi pagani gli autori cristiani sostengono che Costantino emanò una legge che ordinava la chiusura dei templi pagani: in realtà sappiamo benissimo, anche da varie fonti pagane contemporanee a Costantino o di epoca immediatamente successiva alla fine del suo regno, che solamente pochi templi pagani vennero effettivamente chiusi e che solo un numero limitato di templi subì la confisca dei beni immobili, il che non impedì ai sacerdoti di continuare a svolgere i riti, sebbene la confisca dei beni li costrinse a chiedere l’aiuto economico dei fedeli o a condurre una vita caratterizzata da difficili condizioni economiche. In linea generale la legge emanata da Costantino fu applicata a quei templi nei quali si svolgeva la prostituzione sacra oppure particolarmente prestigiosi nell’universo religioso pagano, o situati in città ove si erano verificati episodi di violenza contro i cristiani. Sappiamo anche sia da fonti cristiane che pagane che in alcune città nelle quali vennero chiusi i templi pagani scoppiarono rivolte popolari, tanto che Costantino dovette inviare l’esercito per sedarle. In sostanza la legge che prescriveva la chiusura dei templi pagani venne applicata solo in pochi casi ed ebbe più che altro lo scopo di dimostrare ai cristiani che Costantino conduceva una politica religiosa a loro favorevole e  di far capire ai pagani che l’imperatore non tollerava né la prostituzione sacra (anche in alcuni ambienti pagani la prostituzione sacra non era vista di buon occhio, in quanto non in linea con la tradizione religiosa romana) né che nelle città dove erano avvenuti linciaggi o episodi di violenza contro i cristiani i sacerdoti dei templi continuassero a fomentare comportamenti violenti contro i cristiani.</p>
<p>Anche per quanto riguarda la legge emanata da Costantino che proibiva i combattimenti tra gladiatori nelle arene degli anfiteatri (tali combattimenti erano pesantemente condannati dai cristiani ma erano molto graditi ai pagani) possiamo ripetere ciò che abbiamo detto riguardo la chiusura dei templi, poiché anche questa legge venne applicata in pochissimi casi ed ebbe quindi un carattere esclusivamente dimostrativo e simbolico, tendente cioè a dimostrare che tali forme di spettacolo non erano gradite dall&#8217;imperatore convertitosi alla religione cristiana. L&#8217;applicazione di questa legge fu quindi sostanzialmente solo simbolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre per puro calcolo politico Costantino decise che durante l’inaugurazione di Costantinopoli, la nuova capitale dell’impero da lui fatta costruire, si svolgessero riti religiosi sia cristiani sia pagani.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione possiamo quindi affermare che Costantino fu costretto ad applicare una politica religiosa basata sul sincretismo religioso ed ad accettare in più di un’occasione compromessi con l’universo pagano perché in caso contrario avrebbe perso la vita ed il regno. Per questi stessi motivi Costantino accettò e mantenne il titolo di Pontefice Massimo sebbene tale ruolo fosse evidentemente incompatibile con la conversione al cristianesimo, poiché nella religione tradizionale romana la carica di Pontefice Massimo conferiva nello stesso tempo all&#8217;imperatore la massima autorità politica e religiosa dell’impero. Per questo anche alcuni dei successori cristiani di Costantino ritennero opportuno non rinunciare alla carica.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Riferimenti bibliografici</strong></p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>La crisi della religione cattolica</em>, New Grafic Service, Salerno, 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>Il neopaganesimo dei contemporanei</em>, New Grafic Service, Salerno, 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/costantino-templi-pagani-anfiteatri.html"><em>L’atteggiamento di Costantino nei riguardi dei templi pagani e degli anfiteatri</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>Il neopaganesimo nelle società moderna</em>, Edisud, Salerno, 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">M. Sordi, <em>L’impero romano-cristiano</em>, Coletti Editore, Roma, 1991.</p>
<p style="text-align: justify;">AA. VV., <em>Il conflitto tra cristianesimo e paganesimo nel IV secolo </em>(a cura di A. Momigliano), Laterza, Bari, 1974.</p>
<p style="text-align: justify;">L. De Giovanni, <em>Costantino e il mondo pagano</em>, D’Auria Editore, Napoli, 1983.</p>
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		<title>La religione solare nell&#8217;impero romano</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 10:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’importanza rivestita dalla religione solare nell’impero romano a partire dall'introduzione del culto solare da parte di Elagabalo, avvenuta nel 218.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-religione-solare-nellimpero-romano.html' addthis:title='La religione solare nell&#8217;impero romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6608" style="margin: 10px;" title="helios" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/helios.jpg" alt="" width="250" height="257" />In questo articolo prenderemo in considerazione l’importanza rivestita dalla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare nell’impero romano a partire dall&#8217;introduzione del culto solare da parte di Elagabalo, avvenuta nel 218.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel III ancor più nel IV secolo nell’universo pagano romano esistevano diverse correnti di pensiero in assoluto contrasto tra di loro. Come abbiamo messo in evidenza in due nostri libri, ovvero <em>Il neopaganesimo nella società moderna</em> ed <em>Il ritorno del paganesimo</em> questa conflittualità esistente nel mondo pagano nell’età imperiale favorì senza dubbio la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Senza dubbio la causa più importante che determinò nell’universo pagano romano la formazione di tali correnti in aperto conflitto tra loro fu la crisi della religione politeistica tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso ciò torniamo ad occuparci della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> del “Sol Invictus” che era una divinità originaria dell’Oriente particolarmente venerata in Siria: nel III e nel IV secolo diverse religioni orientali fecero il loro ingresso nell’impero romano. La religione solare fu introdotta a Roma nel 218 dal giovanissimo imperatore Elagabalo che decise che il dio solare, venerato nella sua patria, diventasse una divinità onnipotente alla quale avrebbero dovuto assoggettarsi tutti gli altri dei della tradizionale religione romana, ivi compreso Giove. Il tentativo di Elagabalo, già di per se stesso prematuro ed anacronistico, venne inoltre condotto senza nessuna prudenza e senza il minimo rispetto della mentalità e dei costumi socio-religiosi romani. Per tali ragioni esso causò una violenta reazione nell’impero, in quanto profanava i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> più sacri della tradizione religiosa romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine i romani eliminarono in poco tempo sia l’imperatore Elagabalo sia il suo dio solare di origine siriana. Tale reazione del popolo romano indusse il successore di Elagabalo, ovvero suo cugino Alessandro, a tralasciare in tutto il territorio dell’impero qualsiasi rito che riguardasse la divinità solare, sebbene questa avesse grande importanza presso tutti i membri della famiglia imperiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, poco dopo nel paganesimo orientale ebbe grande vigore la riflessione teologica sulla divinità solare. La nuova teologia solare divenne ancora più raffinata a partire dalla metà del III secolo, ricollegandosi a concezioni sempre più chiaramente monoteizzanti. Nella nuova teologia solare Helios acquistò la sua definitiva dimensione, che rimarrà tale anche nel tardo paganesimo. In tali riflessioni la divinità solare era sempre la più importante delle divinità, ma veniva subordinata all’Uno, la somma divinità dei filosofi neoplatonici, che affidava a Helios, come ad un demiurgo, il controllo di tutte le parti dell’universo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/limpero-romano-cristiano-al-tempo-di-ambrogio-2/9100" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6606" style="margin: 10px;" title="impero-romano-cristiano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/impero-romano-cristiano-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a>La creazione teologica di un principio universale di tipo monoteizzante suscitò grande interesse nella società dell’epoca. Infatti la teologia solare non solo interpretava in maniera efficace sul piano religioso molte delle più importanti esigenze di quel periodo storico ma diventava anche causa di rilevanti conseguenze in ambito politico, in un’era storica nella quale la dimensione religiosa e quella politica erano strettamente collegate. In questo periodo della storia dell’impero romano la già avvenuta trasformazione dello stato romano in una moltitudine di popoli differenti tra loro per costumi, tradizioni, sistemi politici provocò come importantissima conseguenza sul piano politico una forte conflittualità tra imperatore e senato: la romanizzazione spesso poco efficace e superficiale delle province di recente conquista faceva sì che l’impero dovesse temere non solo il conflitto con i nemici esterni ma anche e soprattutto il conflitto permanente che si sviluppava all’interno dei territori dell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerata sotto questo aspetto, la <a title="crisi economica e sociale del terzo secolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-crisi-economica-e-sociale-del-iii-secolo-nellimpero-romano.html">crisi economica e sociale del terzo secolo</a> fu in gran parte conseguenza dello scontro tra due opposte ideologie, l’una conservatrice tendente a restaurare nell’impero i valori tradizionali della “romanitas”, l’altra modernizzante tendente a dare importanza nell’impero romano a tradizioni religiose, sociali, politiche e culturali che erano in aperto conflitto con gli ideali della romanizzazione. Questo conflitto ideologico -culturale ebbe notevoli conseguenze sul piano politico poiché secondo l’ideologia conservatrice l’imperatore doveva essere scelto secondo il principio dell’adozione del migliore mentre secondo l’altra ideologia l’imperatore doveva essere scelto secondo i criteri di una stabile monarchia ereditaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo conflitto ideologico, culturale e politico divenne particolarmente forte dopo l’età di Marco Aurelio. Dopo il regno di tale imperatore entrò in crisi il principio dell’adozione del migliore e si affermò sempre più il principio della monarchia ereditaria, che presentava maggiori garanzie di stabilità e continuità rispetto all’altro principio. Anche negli ambienti intellettuali pagani si affermò sempre più il principio della monarchia ereditaria e si comprese che tale ideale politico poteva affermarsi con maggiore facilità se avesse avuto il supporto di una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> adatta a tale scopo. Proprio la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare venne considerata negli ambienti intellettuali pagani la più adatta a sostenere questo nuovo tipo di ideologia politica. In sintesi l’imperatore veniva considerato come una persona che godeva dell’appoggio del dio solare, che forniva il suo appoggio anche a tutti i membri della famiglia imperiale. Prendendo le mosse dalle concezioni astrologiche dominanti in quel periodo storico, la religione solare divenne un ottimo supporto per la monarchia ereditaria: tali concezioni astrologiche partivano dal presupposto che le anime preesistenti nell’empireo, allorquando si abbassavano verso la Terra per animare i corpi cui erano destinate, attraversavano la sfera dei pianeti e ne ricevevano determinate qualità. Partendo da tali concezioni astrologiche si affermò la convinzione che il Sole, re degli astri, era egli stesso il padrone del destino degli imperatori, poiché Helios dava a quelle persone che aveva scelto come imperatori la virtù dell’invincibilità, e inoltre li assisteva continuamente nella loro opera di governo proprio come un compagno ed un protettore personale. L’imperatore era perciò legato ad Helios da un rapporto di intima comunione e ne costituiva in qualche modo l’incarnazione sulla Terra: egli era pertanto imperatore per diritto di nascita, perché fin dalla sua venuta al mondo gli astri lo avevano destinato a diventare imperatore (si noti come il determinismo astrologico giocava un ruolo importantissimo nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare non solo per l’imperatore ma per tutti gli esseri umani dal più potente al più umile). L’imperatore, che secondo la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare era disceso dal cielo prima di diventare quello che era, dopo la morte risaliva in cielo per vivere in eterno con gli dei; inoltre molti teologi della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare sostenevano che l’imperatore dopo la morte fosse portato in cielo dal Sole in persona nella sua quadriga risplendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quanto abbiamo detto appare evidente che la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare e le teorie politiche ad essa collegate davano una giustificazione religiosa al crescente assolutismo degli imperatori romani, ragion per cui molti di essi vennero attratti da tale religione. Per fare un esempio, nella seconda metà del III secolo l’imperatore Gallieno volle che venisse collocata a Roma una statua gigantesca del dio Helios.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia fu soprattutto alcuni anni più tardi che il culto del “Sol Invictus” rivestì un ruolo importantissimo a Roma all’epoca degli imperatori illirici. Essi ritennero la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare per i suoi stessi intrinseci caratteri il supporto più efficace della monarchia ereditaria che volevano instaurare. Dobbiamo dire che dal punto di vista storico-sociale e politico tali imperatori restaurarono l’unità politica e militare dell’impero romano ed inoltre riuscirono a garantire la pace sociale promuovendo la conciliazione tra le necessità economiche delle varie classi. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare raggiunse il suo apogeo nell’impero romano nel 274 quando Aureliano proclamò il “Deus Sol Invictus” la divinità ufficiale dell’impero e in suo onore costruì a Roma un tempio di straordinaria bellezza, al cui servizio fu preposto un apposito collegio di sacerdoti che presero il nome di “pontifices Dei Solis”. Inoltre molti storici sostengono che in quel periodo la religione solare era ufficialmente imposta ai soldati romani nonché ai capi delle legioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/deus-invictus/946" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6607" style="margin: 10px;" title="deus-invictus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/deus-invictus1.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a>Anche i successori di Aureliano continuarono a proteggere ed appoggiare la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare. Tuttavia le cose cambiarono radicalmente quando salì al trono Diocleziano. Infatti tale imperatore si prepose come scopo principale del suo regno la restaurazione della <em>romanitas</em>. Nell’ambito di tale restaurazione Diocleziano attribuì grande importanza alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana. Diocleziano attribuì grande importanza al culto delle divinità classiche quali Marte, Mercurio, Pallade, Giove ed Ercole. Egli inoltre perseguitò con grande durezza i cristiani, ritenendoli dei pericolosi nemici degli ideali e della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale del popolo romano. Per questi motivi la persecuzione voluta da Diocleziano fu una delle più dure della storia del cristianesimo: moltissimi cristiani vennero uccisi, a cominciare da quelli che rivestivano ruoli importanti nell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Diocleziano costituì anche un sistema di governo che prese il nome di tetrarchia, nel quale il potere sovrano era affidato a quattro persone, ovvero due Augusti e due Cesari. In tale sistema di governo la successione veniva assicurata non per diritto di nascita ma attraverso il tradizionale sistema dell’adozione del migliore. Da quanto abbiamo detto è facile comprendere che l’impero di Diocleziano trovava il suo fondamento etico, politico e religioso non nella religione solare ma nelle divinità della religione tradizionale romana. Tuttavia tutti gli sforzi di Diocleziano di restaurare la <em>romanitas</em> e di far ritornare l’impero romano ai suoi antichi splendori fallirono, tanto che Diocleziano si ritirò amareggiato e deluso a vita privata e non ne volle più sapere di riprendere il suo posto nella tetrarchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il ritiro di Diocleziano dalla scena politica romana ricominciarono le guerre civili originate dai conflitti tra i tetrarchi ed il principio dell’ereditarietà del potere imperiale tornò ad affermarsi e con esso tornò in auge la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare. Costantino in gioventù fu un fervente adepto della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare, anche perché suo padre, verso il quale il futuro imperatore provò sempre un’ammirazione assoluta ed incondizionata, era a sua volta un convinto adepto del dio Helios. Nella biografia di Costantino scritta da un autore anonimo si sostiene che nel 310 a Costantino sarebbe apparso il dio solare mentre il futuro imperatore era intento a pregare in Gallia in un tempio dedicato alla divinità solare.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto complessa da interpretare e da comprendere è la politica religiosa instaurata da Costantino dopo la sua conversione al cristianesimo (Costantino abbandonò la religione solare e si convertì al cristianesimo poiché prima della battaglia di Ponte Milvio, nella quale egli sconfisse Massenzio, gli apparve in cielo una croce. Costantino ordinò che la croce fosse posta sullo scudo di tutti i suoi soldati, in quanto era convinto che in tal modo avrebbe sconfitto Massenzio, conquistando il potere imperiale. Dopo aver sconfitto Massenzio Costantino si convertì al cristianesimo). Tuttavia nessuno può negare che la politica religiosa di Costantino fu dominata dal sincretismo religioso, non solo dopo la vittoria di Ponte Milvio su Massenzio, ma anche dopo che Costantino sconfisse Licinio diventando l’unico imperatore romano (mentre in precedenza Costantino governava la parte occidentale dell’impero e Licinio quella orientale).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli storici si sono chiesti come è possibile spiegare il persistente sincretismo religioso di Costantino, pur considerandone sincera la conversione al cristianesimo. A nostro avviso è possibile solo se si tiene presente che la maggior parte dei sudditi di Costantino erano pagani, mentre i cristiani costituivano una minoranza nella popolazione dell’impero. Inoltre i cristiani erano una minoranza quasi totalmente incapace di gestire il potere, poiché Diocleziano, come detto in precedenza, aveva fatto uccidere la maggior parte dei cristiani che avevano qualsiasi tipo di potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella parte finale di questo articolo cercheremo di dimostrare due cose: in primo luogo che non è corretto sostenere che Costantino si sia convertito al cristianesimo per un puro calcolo politico (in tal caso Costantino dovrebbe essere considerato un politico molto scadente, cosa molto lontana dalla realtà); in secondo luogo che per salvare la vita e il trono Costantino non poteva far altro che una politica religiosa imperniata sul sincretismo, poiché la maggioranza dei suoi sudditi erano adepti o della religione solare o della religione tradizionale romana politeistica, e la scelta del sincretismo fu quindi dovuta a un calcolo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di Costantino di convertirsi alla religione cristiana non fu calcolo politico per almeno due ragioni. In primo luogo i cristiani erano una minoranza della popolazione dell’impero romano (secondo la maggior parte degli storici costituivano poco meno del 10% della popolazione dell’impero), e per di più quasi totalmente priva di uomini dotati di potere; in secondo luogo Costantino non avrebbe abbandonato la religione solare per un puro calcolo politico, anche per rispetto della memoria di suo padre Costanzo Cloro, il quale non solo era un convinto adepto della religione solare ma aveva più volte invitato Costantino a non abbandonare mai il dio Helios; e dopo la morte eroica di Costanzo Cloro in Britannia l’ammirazione di Costantino verso il padre era aumentata considerevolmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno dire qualcosa su Costanzo Cloro che deve essere considerato un buon generale ed un valente uomo politico. Egli rivestì il ruolo di Cesare nella tetrarchia di Diocleziano, poi dopo l’abdicazione di Diocleziano e Massimiano divenne Augusto insieme con Galerio. Costanzo Cloro dimostrò di essere un valoroso condottiero in quanto combatté diverse battaglie per difendere i confini dell’impero. Morì eroicamente in battaglia in Britannia dove si era recato per guidare una spedizione romana contro gli abitanti di quella provincia dell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la decisione di Costantino di adottare una politica religiosa basata sul sincretismo dobbiamo dire che si trattò di un calcolo politico molto intelligente ed anche inevitabile. Dobbiamo tenere presente che al tempo di Costantino la maggior parte di coloro che facevano parte degli ambienti politici, militari ed intellettuali dell’impero romano erano adepti della religione solare, mentre tra le masse popolari e il proletariato erano prevalenti gli adepti della religione romana tradizionale. Se Costantino si fosse posto in contrasto contro la religione solare si sarebbe messo contro i suoi stessi soldati che lo ammiravano in maniera incondizionata, non solo perché erano in maggioranza adepti del dio Helios, ma anche perché erano stati in gran parte agli ordini di Costanzo Cloro.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte se Costantino avesse dimostrato pubblicamente di disprezzare la tradizionale religione romana si sarebbe attirato l’odio delle masse popolari, a quel tempo molto turbolente e frustrate. Di conseguenza Costantino praticò un evidentissimo sincretismo religioso adottando <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> e comportamenti in linea a volte con la religione solare e a volte con la religione tradizionale romana. Inoltre pur essendosi convertito al cristianesimo nel 312 non si fece mai battezzare se non quando si trovava già sul letto di morte gravemente ammalato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo Costantino i suoi successori praticarono una politica religiosa sempre più filocristiana ed ostile al paganesimo fino a che la religione cristiana divenne la religione ufficiale dell’impero romano. Al declino progressivo del paganesimo non sfuggì neanche la religione solare, che divenne sempre meno importante anche negli ambienti dove aveva esercitato una notevole influenza al tempo di Costantino.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudiamo questo articolo mettendo in evidenza che il paganesimo nel V secolo era quasi totalmente sparito negli ambienti urbani mentre continuava ad essere praticato negli ambienti rurali dove riti come la <em>lustratio</em> finalizzata ad aumentare la fertilità dei campi erano considerati così importanti dalla maggior parte dei contadini che a volte accadde che i cristiani che si rifiutavano di partecipare a tale rito subissero il martirio anche nel V secolo e all’inizio del VI secolo, come attestano alcune iscrizioni trovate in varie province dell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimenti bibliografici</strong><br />
G. Pellegrino, <em>Il neopaganesimo nella società moderna</em>, Edisud, Salerno, 2000.<br />
G. Pellegrino, <em>Il ritorno del paganesimo</em>, New Grafic Service, Salerno, 2004.<br />
M. Sordi, <em>L’Impero Romano</em>, Laterza, Bari-Roma, 2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-religione-solare-nellimpero-romano.html' addthis:title='La religione solare nell&#8217;impero romano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La presenza delle profezie nel mondo greco e romano</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 15:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-presenza-delle-profezie-nel-mondo-greco-e-romano.html' addthis:title='La presenza delle profezie nel mondo greco e romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div class="mceTemp">
<dl id="attachment_5489" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dd class="wp-caption-dd"><img class="size-full wp-image-5489" title="pizia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pizia.jpg" alt="Egeo, mitico re di Atene, consulta la Pizia assisa sul bacile del tripode. Un'iscrizione la identifica come Temi. Tondo di una kylix attica a figure rosse del 440-430 a.C.. Opera del ceramografo Kodros (Antikensammlung di Berlino, Berlin Mus. 2538)." width="300" height="299" /></p>
<p>Egeo, mitico re di Atene, consulta la Pizia assisa sul bacile del tripode. Un&#8217;iscrizione la identifica come Temi. Tondo di una kylix attica a figure rosse del 440-430 a.C.. Opera del ceramografo Kodros (Antikensammlung di Berlino, Berlin Mus. 2538).</dd>
</dl>
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<p style="text-align: justify;">Sia nel mondo greco che in quello romano le profezie esercitavano una forte influenza, tanto su coloro che appartenevano alle classi subalterne quanto su coloro che detenevano i vari tipi di potere; a Roma perfino gli imperatori subivano l’influenza degli oracoli e dei sacerdoti addetti alla formulazione delle profezie. Cominceremo col prendere in considerazione l’importanza delle profezie nel mondo greco per poi passare a interessarci del modo in cui esse influenzavano gli antichi romani, sia al tempo della Repubblica che a quello dell’Impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l’antica Grecia, tanto le fonti letterarie e poetiche quanto quelle filosofiche e storiche testimoniano che le profezie giocavano un ruolo di primaria importanza. Prima di prendere in considerazione alcune fonti poetiche e letterarie riteniamo però opportuno fare qualche considerazione sulla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca e sulla concezione che i Greci avevano degli dei, al fine di far comprendere al lettore come tale religione dovette spingere per forza di cose gli individui a dare molta importanza alle profezie.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle principali caratteristiche della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca era il forte antropomorfismo: gli antichi greci attribuivano agli dei sia le migliori qualità degli uomini, sia i loro peggiori difetti. Di conseguenza per i greci gli dei interferivano molto spesso nelle faccende degli uomini &#8211; anche in quelle più banali &#8211; per cui si può dire che nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica le barriere che separavano il  mondo degli dei da quello degli uomini erano abbastanza labili (tanto che nei miti capitava spesso che Giove e anche altre divinità si concedessero di avere rapporti sessuali con le donne e di generare figli dalle caratteristiche semidivine). Il fatto che le barriere tra il mondo degli dei e quello degli uomini fossero labili è dimostrato anche dal fatto che tanto sia nella religione greca che in quella romana alcuni uomini dopo la loro morte venivano divinizzati (per fare un esempio Romolo, venne divinizzato dopo la morte col nome di dio Quirino; inoltre alcuni uomini che erano figli di un essere umano e di una divinità, come ad esempio Dioniso, vennero a loro volta adorati in un secondo momento come divinità nella religione greca. Sempre nella religione greca Adone, che era un essere umano bello al punto da fare innamorare la dea Venere, venne divinizzato dopo la morte, causata da un cinghiale lanciatogli contro dal dio Marte. Gli studiosi della religione greca definiscono queste divinità, che prima di diventare tali erano esseri umani, col termine tecnico di “dei in vicenda”). D’altra parte anche le dee non disdegnavano di avere rapporti sessuali con gli uomini, tanto è vero che il famosissimo eroe Achille era figlio di un uomo (Peleo) e di una dea del mare, ovvero Teti.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre volte, invece, le divinità assumevano atteggiamenti duri e vendicativi nei confronti degli esseri umani. Tali atteggiamenti erano talvolta giustificati da gravi colpe morali e religiose commesse dagli uomini o dalle donne, oppure dal fatto che gli esseri umani diventavano troppo superbi a causa dei successi che avevano ottenuto dimenticando la propria natura umana. Tale superbia, denominata dagli antichi greci <em>hybris</em>, faceva scatenare la vendetta divina, che nell’antica lingua greca veniva denominata <em>nemesis</em>. Altre volte invece poteva accadere che uomini o donne che non avevano commesso gravi colpe venivano colpiti dalle punizioni divine per motivi che nemmeno loro riuscivano a comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza nel mondo greco una delle questioni religiose più complesse era proprio quella di capire se un individuo godesse dell’appoggio degli dei o se fosse inviso alle divinità, in quanto i criteri della giustizia divina non erano sempre molto chiari e ben definiti come in altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>. Per fare un esempio tratto dalla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> greca, nelle tragedie i personaggi che venivano colpiti dalla vendetta divina non sempre avevano commesso colpe per loro libere scelte, ma anzi a volte erano stati gli stessi dei a creare delle situazioni tali da indurre i protagonisti a compiere azioni moralmente sbagliate al solo scopo poi di poterli colpire. A volte poi capitava che il protagonista di una tragedia compisse un’azione moralmente sbagliata perché ignaro della situazione nella quale si trovava ad agire (ad esempio, Edipo ha rapporti incestuosi con la propria madre perché ignora tale legame di parentela).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-divino-nellellade/706" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5486" style="margin: 10px;" title="divino-nell-ellade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/divino-nell-ellade.jpeg" alt="" width="200" height="306" /></a>Se poi al problema che agli individui riusciva difficile comprendere quale atteggiamento gli dei avevano assunto nei loro riguardi aggiungiamo che gli uomini non dovevano solo fare i conti con gli dei ma anche con il Fato, comprendiamo il motivo per cui gli individui appartenenti a tutte le classi sociali ricorrevano agli oracoli e alle profezie per cercare di saper che cosa il futuro riservasse loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo infatti dimenticare che la credenza nell’esistenza del Fato giocava un ruolo di grandissima importanza nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca. In sintesi il Fato era una forza cosmica davanti alla quale si dovevano piegare non solo gli uomini ma anche gli dei compreso lo stesso Zeus che era il capo degli dei nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica. Nell’<em><a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976">Iliade</a></em>, per esempio, lo stesso Achille (che non era un uomo come tutti gli altri essendo figlio di un uomo e di una dea) non può sfuggire al volere del Fato che aveva deciso che l’eroe greco morisse durante la guerra di Troia. Anche la madre di Achille, la dea Teti, non può far niente per salvare il figlio e deve piegarsi al volere del Fato. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica greca spingeva gli uomini a ricorrere agli oracoli, alle profezie, ai veggenti e agli astrologi. Inoltre nei periodi particolarmente difficili per il singolo individuo o per la collettività (in caso di guerre particolarmente lunghe e violente oppure in caso di epidemie di malattie quali la peste) era inevitabile che gli uomini cercassero qualcuno che dicesse loro cosa riservava il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatte queste premesse non ci deve sorprendere se tra le funzioni che i templi dedicati alle varie divinità svolgevano nell’antica Grecia c’era anche quella di fornire oracoli. A dire il vero, nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca i templi svolgevano varie funzioni: assicurare lo svolgimento di determinati riti e sacrifici, detenere beni e denaro in notevole quantità, essere luoghi dove venivano decise alleanze politiche, fornire oracoli e in alcuni casi assicurare agli individui rapporti sessuali mediante la <a title="prostituzione sacra" href="http://www.centrostudilaruna.it/prostituzione-sacra-italia-antica.html">prostituzione sacra</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la prima funzione appare evidente che nei templi di ogni religione vi debbono essere sacerdoti che diano la possibilità di assistere a riti religiosi e di chiedere l&#8217;esecuzione di sacrifici in onore degli dei. Nella religione greca olimpica i templi dedicati a quasi tutte le divinità svolgevano tale funzione ritualistica, e in essi avvenivano spesso sacrifici agli dei per attirarsi la loro protezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre  a tale funzione ritualistica i templi nell’antica Grecia svolgevano spesso anche un ruolo importante a livello economico, poiché detenevano notevoli quantità di denaro e possedevano anche beni immobili. Per quanto riguarda la funzione politica che alcuni templi esercitavano faremo un esempio molto significativo: la Lega Delo-Attica che era sottoposta al dominio ateniese aveva come suo punto di riferimento il tempio di Delo, che conteneva anche notevoli quantità di denaro derivante dai tributi che gli ateniesi imponevano alle città che facevano parte di tale lega. Come noto, la Lega Delo-Attica controllata da Atene ebbe una notevole importanza nello scoppio della guerra del Peloponneso. In tale guerra alla Lega Delo-Attica si oppose la lega che si trovava sotto il controllo di Sparta: tale lega era costituita, oltre che da Sparta, dalle principali città del Peloponneso.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistevano poi alcuni templi che svolgevano la funzione di fornire oracoli. Soprattutto le sacerdotesse dei templi dedicati ad Apollo avevano questo potere: particolarmente famoso per gli oracoli era il tempio di Delfi. Accadeva spesso anche che le donne in preda alla “mania” dionisiaca ricevessero dal dio Dioniso il potere di effettuare profezie.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine in alcuni templi (soprattutto dedicati alla dea Venere) si svolgeva la prostituzione sacra, basata sul fatto che le sacerdotesse accettavano di concedersi sessualmente alle persone che vi si recavano a condizione che costoro facessero offerte di denaro al tempio in onore della divinità alla quale era dedicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tali considerazioni riguardanti alcune delle caratteristiche della religione greca prenderemo in considerazione alcune fonti provenienti dalla letteratura greca che dimostrano quale importanza avessero nel mondo greco le profezie, in tutti i periodi della storia dell’antica Grecia. La prima opera che prenderemo in considerazione è uno dei due poemi omerici che abbiamo già citato di sfuggita: ci riferiamo all’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a>, che deve essere considerato il più antico dei due poemi epici attribuiti ad Omero. Vogliamo premettere che il mondo che viene descritto nell’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a> è un mondo molto diverso da quello che viene descritto nei poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> ma è anche diverso dal mondo che viene descritto nell’<a title="Odissea" href="http://www.libriefilm.com/odissea-3/7977"><em>Odissea</em></a>, in quanto nell’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a> le virtù più importanti sono quelle che tradizionalmente venivano attribuite ai guerrieri. Come tutti sanno i due principali eroi dell’<em>Iliade</em> sono Achille, il più forte e valoroso degli eroi greci, ed Ettore, il più valoroso tra i figli di Priamo re di Troia. Nell’<em>Iliade </em>appare chiaro che esistono delle profezie che riguardano anche Achille ed Ettore, la cui sorella Cassandra era dotata di un notevolissimo potere mantico (la mantica nell’antica Grecia era la capacità di formulare profezie sotto l’influenza di alcune delle divinità olimpiche: soprattutto, Dioniso ed Apollo).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5487" style="margin: 10px;" title="iliade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/iliade.jpeg" alt="" width="200" height="319" /></a>Cominceremo a prendere in considerazione la profezia che riguarda Achille, al quale venne predetto che se fosse partito per Troia non sarebbe tornato vivo nella sua città. Achille cercò in vari modi di non partire per la guerra, ma Agamennone lo costrinse ricordandogli che Paride rapendo Elena non ne aveva offeso solo il marito, ma tutti i re greci che dovevano quindi vendicare l&#8217;offesa distruggendo Troia. Una volta giunto a Troia Achille si dimostrò subito il più valoroso tra gli eroi greci, al punto tale che uccise in duello Ettore per vendicare l’amico Patroclo, il quale era stato a sua volta ucciso da Ettore che lo aveva scambiato per Achille poiché ne indossava le armi. Priamo, re di Troia e padre di Ettore, si recò da Achille di nascosto per pregarlo di restituirgli il corpo di suo figlio Ettore e permettergli così di rendergli gli onori funebri. Questo è uno dei passi più significativi dell’<em>Iliade</em> per quanto riguarda il discorso sulla profezia (ben conosciuta da Achille) secondo la quale l’eroe greco non sarebbe più tornato vivo in Grecia. Infatti durante l’incontro notturno con Priamo Achille decise di consegnare al re troiano il corpo di Ettore e disse a Priamo, disperato per la morte del figlio, che egli stesso avrebbe raggiunto Ettore nell’Ade molto presto, ragion per cui i due eroi si sarebbero ben presto incontrati nel mondo dei morti. Come si vede, pronunciando tali parole Achille era consapevole che niente poteva impedire che tale profezia si realizzasse, perché questo era il volere del Fato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda Ettore dobbiamo dire che anche il più valoroso dei guerrieri troiani sapeva che cosa il futuro riservava sia a lui sia alla città di Troia. Per far comprendere al lettore come mai Ettore sapeva che sarebbe stato ucciso da Achille e anche che Troia sarebbe stata distrutta dai Greci dobbiamo parlare di Cassandra, una figlia di Priamo che aveva ricevuto il dono della profezia. Racconteremo ora in breve le tristi vicende che riguardano proprio Cassandra. Ella aveva rifiutato l’amore di Apollo, che si era invaghito di lei. Apollo, per vendicarsi del rifiuto di Cassandra di avere rapporti sessuali con lui, le diede il dono della profezia, accompagnato tuttavia dalla maledizione che nessuno avrebbe creduto alle profezie di Cassandra, sebbene tutte tali profezie si sarebbero inevitabilmente realizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Cassandra è passata alla storia come la più famosa profetessa di sventure del mondo greco, dal momento che tutte le sue profezie riguardavano avvenimenti tragici per i troiani. Ettore aveva quindi saputo dalla sorella che se avesse accettato la sfida di Achille (che voleva vendicare Patroclo) non sarebbe più tornato vivo a Troia, non avrebbe più rivisto il padre, la moglie e il figlio; ed inoltre l’eroe troiano era consapevole che la sua morte avrebbe notevolmente indebolito l’esercito troiano, facilitando la vittoria dei greci. Ma, nonostante tutto, il suo onore di guerriero gli imponeva di accettare l&#8217;impari sfida con Achille, per non passare per vigliacco. Per questo Ettore affrontò in duello Achille e venne ucciso dall’eroe greco. Anche questa volta le profezie di Cassandra si erano avverate. Dopo la caduta di Troia la profetessa troiana divenne schiava di Agamennone che la portò in Grecia, ma l’infelice Cassandra alla fine venne uccisa da Clitennestra.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver visto l’importanza delle profezie nell’<em>Iliade </em>prendiamo ora in considerazione i poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> che si differenziano molto dai poemi omerici, poiché non hanno come protagonisti guerrieri ed eroi ma gente comune che svolge lavori umili e faticosi e non desidera la gloria ma solamente vivere una vita normale. Anche nei poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> si intuisce chiaramente che nel mondo greco le profezie avevano una grande importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nelle tragedie accade spesso che il o i protagonisti di molte di esse ricevano delle profezie chiaramente sfavorevoli e spiacevoli, cosicché alcuni di questi personaggi fanno il possibile per evitare che tali profezie si realizzino. Ma poiché gli uomini nulla possono contro la volontà degli dei, né contro quella del Fato, queste profezie inevitabilmente si realizzano sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>, ma anche nella filosofia si nota l’importanza delle profezie nel mondo greco; sebbene in maniera meno evidente. Citeremo quali esempi di filosofi che secondo la tradizione hanno formulato profezie Empedocle e Pitagora. Empedocle è una figura molto particolare nella storia della filosofia greca in quanto ebbe la fama di essere un filosofo-mago dotato di grandi poteri. Sempre secondo la tradizione Empedocle formulò varie profezie utilizzando i suoi poteri paranormali. Anche Pitagora deve essere considerato un filosofo molto particolare in quanto sembrava essere dotato di poteri fuori dal normale. Di conseguenza anche a Pitagora vengono attribuite varie profezie ed inoltre egli viene considerato non solo un filosofo ma un iniziato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storie-di-alessandro-magno/8385" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5490" style="margin: 10px;" title="curzio-rufo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/curzio-rufo.jpeg" alt="" width="200" height="329" /></a>Chiudiamo il discorso sull’importanza delle profezie nel mondo greco mettendo in evidenza che nel periodo ellenistico anche alcuni storici che si interessarono alla vita e alle imprese di Alessandro Magno misero in evidenza che Alessandro aveva dato molto credito agli oracoli e alle profezie. Soprattutto negli ultimi tempi della sua vita, dopo aver conquistato l’impero persiano, Alessandro Magno divenne molto incline a sospetti e diffidenze di ogni tipo, ragione per la quale, secondo alcuni suoi biografi, egli cercava spesso di sapere, consultando gli oracoli o persone che dicevano di essere dotate del dono della profezia, che cosa gli riservava il futuro. Curzio Rufo, uno storico latino, parlando della vita e delle imprese di Alessandro Magno, mette in evidenza che nel grande condottiero macedone erano contemporaneamente presenti alcune delle più nobili virtù umane ed alcuni dei più gravi difetti riscontrabili nella natura umana. Curzio Rufo e altri storici che si interessarono delle vicende di Alessandro Magno ci dicono che ad un certo punto della sua vita il condottiero macedone affermava pubblicamente che il suo vero padre non era Filippo ma addirittura Zeus che a dire di Alessandro avrebbe avuto un rapporto sessuale con Olimpia (sua madre), dal quale sarebbe nato il grande condottiero macedone.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò prenderemo in considerazione l’importanza delle profezie nel mondo romano, sia ai tempi della Repubblica sia ai tempi dell’Impero. Dobbiamo premettere che la <a title="religioen" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> aveva legami molto stretti con lo Stato nel mondo romano. A Roma esistevano sacerdoti che avevano proprio il compito di aiutare il Senato nelle scelte più importanti effettuando profezie. Tali sacerdoti erano gli aruspici, che erano considerati molto esperti nell’utilizzare gli animali uccisi durante i sacrifici e gli eventi naturali anomali per effettuare profezie. Ma nel mondo romano gli aruspici ebbero problemi quando si passò dalla Repubblica all’Impero, in quanto alcuni imperatori tentarono di limitare le attività degli aruspici emanando leggi che permettevano agli aruspici di svolgere il loro compito solo nei templi e non nelle case dei privati cittadini. Infatti alcuni imperatori particolarmente sospettosi (ad esempio Tiberio negli ultimi anni della sua vita) temevano che gli aruspici potessero formulare in casa di privati profezie che li istigassero ad organizzare congiure contro gli imperatori stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un discorso diverso va fatto per Costantino, che come tutti sanno fu il primo imperatore romano a convertirsi alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana. Costantino emanò leggi molto severe che proibivano agli aruspici di effettuare profezie nelle case dei privati cittadini. Costantino, pur essendosi convertito alla religione cristiana, era consapevole che la maggioranza dei suoi sudditi erano pagani, cosicché anche se disprezzava gli aruspici ben sapeva di non poter proibire loro di svolgere il loro ruolo nei templi. Infatti, visto il prestigio di cui essi godevano, se Costantino avesse proibito loro di svolgere la loro attività anche nei templi sarebbe quasi certamente scoppiata una rivolta che avrebbe messo in pericolo sia la vita sia il potere imperiale di Costantino. L’imperatore si limitò quindi a punire severamente sia gli aruspici che accettavano di recarsi nelle case private, sia gli individui che li invitavano.</p>
<div id="attachment_5488" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-5488" title="sibilla-cumana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sibilla-cumana.jpg" alt="Sibilla Cumana (Andrea del Castagno, Ciclo degli uomini e donne illustri)" width="200" height="441" /><p class="wp-caption-text">Sibilla Cumana (Andrea del Castagno, Ciclo degli uomini e donne illustri)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo tuttavia pensare che a Roma nel periodo imperiale gli aruspici fossero i soli a fare previsioni sul futuro, dal momento che essendosi diffusa nell’impero romano la credenza nell’astrologia il potere degli astrologi era andato sempre più aumentando, e i trattati di astrologia incontravano il favore e l’interesse di molti cittadini. Inoltre in alcuni templi romani esistevano sacerdotesse famose per avere ricevuto dagli dei il dono della profezia. La più famosa era la Sibilla Cumana.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> latina si parla di profezie. Per fare un esempio anche nell&#8217;<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em>, una delle più famose opere della letteratura latina, si parla di profezie. Infatti ad Enea viene fatto sapere che aveva ricevuto la missione di fondare una nuova città nel Lazio e che sarebbe diventato il progenitore di un popolo che avrebbe dominato il mondo, ovvero il popolo romano. Come tutti sanno Enea si era innamorato di Didone, regina di Cartagine, ed aveva deciso di non continuare il suo viaggio al fine di sposare Didone. Per evitare che Enea restasse a Cartagine Giove ordinò a Mercurio (Mercurio nella mitologia greca e romana era il messaggero degli dei) di recarsi da Enea per fargli sapere che gli dei gli avevano affidato la missione di fondare una nuova città nel Lazio: ragione per cui il principe troiano non poteva restare a Cartagine e non poteva sposare Didone. Come si vede, in questo caso sono gli stessi dei a profetizzare ad Enea che egli sarebbe diventato il capostipite di un popolo destinato a dominare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo anche dire che in tutta la storia romana, sia nel periodo repubblicano sia in quello imperiale, gli oracoli e le profezie condizionavano molto il comportamento degli individui, sia appartenenti alle classi dominanti sia a quelle subalterne. Dobbiamo anche tenere presente che molti romani pensavano che anche attraverso i sogni gli dei potevano dare informazioni agli uomini sugli eventi futuri. Per fare un esempio molto conosciuto e raccontato da diverse fonti citeremo il sogno profetico della moglie di Cesare la notte che precedette la congiura delle idi di marzo che causò la morte di Cesare. In quella notte la moglie del condottiero romano fece un sogno spaventoso che le fece capire che il marito rischiava di essere ucciso. Ella la mattina dopo riferì il sogno a Cesare, invitandolo a non recarsi in Senato o quanto meno a farsi scortare da un numero sufficiente di soldati. Cesare non diede alcun valore alle parole della moglie e considerò il sogno che ella gli aveva raccontato privo di importanza; cosicché decise di andare in Senato privo di scorta. Questa decisione gli costò la vita, come tutti sanno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> latina si trovano autori che affermano che alcune profezie siano state effettuate da fantasmi di persone morte. L’esempio che intendiamo riportare riguarda ancora la morte di Cesare ed è raccontato da varie fonti. Come sappiamo, dopo la morte di Cesare ci fu una parte della popolazione che appoggiò i congiurati ed un’altra parte che invece condannò l’uccisione, cosicché la morte di Cesare diede origine ad una vera e propria guerra civile. Marcantonio ed Ottaviano, pronipote di Cesare, erano a capo dell’esercito che voleva punire i congiurati, mentre Bruto e Cassio comandavano un altro esercito che era deciso a dare battaglia a Marcantonio ed Ottaviano. Lo scontro decisivo tra questi due eserciti si svolse a Filippi. La notte che precedette la battaglia Bruto, che insieme a Cassio comandava l’esercito dei congiurati, non riusciva a dormire e si aggirava nervosamente nella sua tenda camminando continuamente. All’improvviso gli apparve il fantasma di Cesare che (come tutti sanno) aveva adottato Bruto e lo amava come un figlio: ragion per cui, quando si accorse che anche Bruto faceva parte della congiura, smise di difendersi e pronunciò la famosissima frase: <em>Quoque tu Brute fili mi</em>. Il fantasma di Cesare si avvicinò a Bruto e gli rivolse queste parole: “Bruto, sono il tuo cattivo genio. Ci rivedremo a Filippi”. Con questa frase il fantasma di Cesare profetizzò a Bruto il fatto che sarebbe stato sconfitto da Marcantonio ed Ottaviano a Filippi e sarebbe morto nel corso della battaglia. Per questo motivo Bruto il giorno dopo avrebbe incontrato Cesare nell’Ade. E così avvenne, poiché Bruto, vistosi sconfitto, per non cadere nelle mani di Antonio ed Ottaviano si uccise con la propria spada.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, quindi, anche nel mondo romano le profezie provenivano da varie fonti e non solamente dai sacerdoti e dalle sacerdotesse della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana. Possiamo quindi concludere questo articolo mettendo in evidenza che finché Roma e la Grecia restarono pagane le profezie, indipendentemente dalla fonte da cui provenivano, condizionarono molto il comportamento degli antichi romani e degli antichi greci. Quando poi la religione cristiana si affermò nell’impero romano &#8211; e di conseguenza anche nella Grecia, che era diventata molto prima dell’avvento del cristianesimo una provincia dell’impero romano &#8211; le tradizionali profezie pagane continuarono ad esercitare il loro fascino soprattutto nelle campagne, dove la maggior parte degli abitanti restò pagana per molto tempo ancora sebbene la religione cristiana fosse diventata la religione ufficiale dell’impero romano, e nonostante il fatto che nelle città la popolazione urbana si era convertita interamente al cristianesimo ed aveva abbandonato la religione pagana. Nelle campagne esistevano infatti ancora degli individui che affermavano di avere ricevuto dagli dei della tradizionale religione degli antenati il potere di effettuare profezie. Dobbiamo infine mettere in evidenza che accadeva abbastanza spesso, sia nel mondo greco che in quello romano, che alcuni individui che si credeva avessero capacità mantiche finivano per accumulare considerevoli somme di denaro, poiché quanti desideravano ricevere delle profezie erano disposti a pagare somme di denaro anche di non trascurabile entità per convincerli ad accondiscendere alle richieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno chiudere questo articolo citando un passo tratto dagli <em>Atti degli Apostoli</em>, uno dei libri più importanti del <em>Nuovo Testamento</em>, che come tutti sanno è una delle due parti che compongono la <em>Bibbia</em>. durante uno dei suoi viaggi finalizzati a diffondere la religione cristiana tra i pagani Pietro venne a sapere che nella città dove egli stava predicando la dottrina cristiana, cercando di convertire quante più persone gli era possibile, vi era una giovane schiava che all’improvviso aveva acquistato capacità divinatorie, che le permettevano di conoscere ciò che sarebbe accaduto in futuro. Tale notizia si era rapidamente diffusa nella città dove Pietro stava predicando, cosicché molte persone si recavano dal padrone della schiava per chiedergli il permesso di chiederle informazioni su cosa il futuro riservava loro. Il padrone  rispose che se volevano incontrare la schiava e ricevere profezie dovevano pagargli una somma di denaro. Adottando questo comportamento il padrone accumulò notevoli somme di denaro sfruttando i poteri mantici della sua schiava. Come si vede, non accade solo oggi che ci sono individui disposti a dare grandi somme a maghi, ad astrologi, a cartomanti e a persone dotate di capacità paranormali, dal momento che anche nel mondo classico (come dimostra il passo degli <em>Atti degli Apostoli</em> che abbiamo ora preso in considerazione) esistevano molte persone disposte a pagare notevoli somme di denaro per conoscere il proprio futuro consultando uomini o donne dotati di capacità mantiche e divinatorie.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-presenza-delle-profezie-nel-mondo-greco-e-romano.html' addthis:title='La presenza delle profezie nel mondo greco e romano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’atteggiamento di Costantino nei riguardi dei templi pagani e degli anfiteatri</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 13:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/costantino-templi-pagani-anfiteatri.html' addthis:title='L’atteggiamento di Costantino nei riguardi dei templi pagani e degli anfiteatri '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/costantino-il-grande/5756" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2728" style="margin: 10px;" title="costantino-il-grande" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/costantino-il-grande.jpg" alt="costantino-il-grande" width="200" height="320" /></a>In questo articolo prenderemo in considerazione l’atteggiamento assunto da Costantino nei riguardi dei templi pagani e dei combattimenti tra gladiatori che avvenivano nelle arene degli anfiteatri.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne il comportamento di Costantino nei riguardi dei templi pagani Eusebio afferma che l’imperatore dopo la conquista della parte orientale dell’impero distrusse vari templi e ne confiscò i beni. Vogliamo subito precisare che altre fonti confermano l’attendibilità delle parole di Eusebio: tuttavia dobbiamo anche tener presente che anche altri imperatori prima di Costantino avevano confiscato i tesori dei templi pagani soprattutto nei momenti di crisi economica nei quali scarseggiavano i metalli preziosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza dobbiamo porci una domanda di grande importanza e cioè: fino a che punto la chiusura dei templi e la confisca dei loro beni effettuate da Costantino avevano un carattere deliberatamente antipagano e fino a quanto erano invece dovute a ragioni prettamente economiche? Dobbiamo anche dire che gli stessi autori cristiani non negarono l’utilizzazione per fini economici dei tesori sottratti ai templi pagani. Ma tali autori cristiani misero in evidenza soprattutto il carattere antipagano dei provvedimenti di Costantino nei riguardi di tali templi. A nostro avviso i motivi di carattere economico ebbero un certo peso nella emanazione di tali provvedimenti dell’imperatore contro i templi ma nello stesso tempo siamo convinti che la conversione di Costantino al cristianesimo ebbe un ruolo determinante nella emanazione di tali provvedimenti contro i templi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la questione non è di semplice definizione anche perché dobbiamo tenere presente che la distruzione dei templi pagani voluta da Costantino non avvenne in maniera sistematica e radicale ed inoltre non riguardò tutti i territori dell’impero. Dobbiamo quindi tenere conto che i provvedimenti emanati da Costantino non crearono problemi importanti ai pagani che desideravano assistere ai riti che si svolgevano nei templi e di conseguenza i provvedimenti adottati da Costantino non erano finalizzati a creare seri problemi alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> pagana ma ebbero un carattere più formale che sostanziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/vita-di-costantino/5110" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2729" style="margin: 10px;" title="vita-di-costantino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/vita-di-costantino.jpg" alt="vita-di-costantino" width="200" height="327" /></a>Molto significativa a tale riguardo è la testimonianza del retore pagano Libanio che affermò a chiare lettere che sotto il regno di Costantino anche se nei templi dominava la povertà era possibile assistere a tutti i riti religiosi pagani che si svolgevano abitualmente in tali templi. Dobbiamo anche mettere in evidenza che Libanio essendo un pagano avrebbe senza nessun problema accusato Costantino di non permettere lo svolgimento dei riti religiosi nei templi se i provvedimenti legislativi dell’imperatore avessero effettivamente causato problemi seri alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> pagana.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso ciò cerchiamo di comprendere i motivi che spinsero Costantino a chiudere ed a demolire un limitato numero di templi pagani evitando però una distruzione sistematica di essi.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro avviso Costantino pur adottando una politica religiosa filocristiana non poteva non tenere conto che la grandissima maggioranza dei suoi sudditi erano pagani e di conseguenza se egli avesse ordinato una distruzione sistematica e radicale dei templi in tutte le zone dell’impero i suoi sudditi in massima parte pagani si sarebbero ribellati e Costantino avrebbe corso il serio pericolo di perdere sia il regno sia la vita. Consapevole di ciò Costantino si limitò a distruggere solamente quei templi pagani dove avvenivano culti particolarmente immorali (ad esempio Costantino distrusse quei templi nei quali veniva praticata la <a title="prostituzione sacra" href="http://www.centrostudilaruna.it/prostituzione-sacra-italia-antica.html">prostituzione sacra</a>. Nonostante ciò ai pagani non sfuggì il fatto che dietro la distruzione di un certo numero di templi vi era la volontà di Costantino di svolgere una politica religiosa filocristiana. I pagani rimasero molto colpiti dal fatto che in alcuni casi Costantino ordinò la distruzione di alcuni templi assumendo anche in pubblico un atteggiamento di tale disprezzo nei confronti di tali templi da lui fatti distruggere da essere considerato dalla maggior parte dei pagani un vero e proprio nemico della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> degli antenati. Eunapio ad esempio mise in evidenza che Costantino da un lato aveva distrutto alcuni templi pagani molto famosi e dall’altro aveva fatto costruire chiese cristiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo sintetizzare possiamo dire che Costantino rendendosi conto che non poteva distruggere sistematicamente tutti o la maggior parte dei templi pagani si limitò sì a distruggerne un numero limitato di essi ma nello stesso tempo assunse atteggiamenti tali da far capire ai pagani che la causa principale dei suoi provvedimenti contro tali templi era la sua conversione al cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/in-difesa-dei-templi/5757" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2730" style="margin: 10px;" title="in-difesa-dei-templi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/in-difesa-dei-templi.jpg" alt="in-difesa-dei-templi" width="200" height="274" /></a> Tuttavia anche se Costantino si limitò a distruggere un numero limitato di templi pagani in alcuni casi le popolazioni pagane delle città dove avvennero le distruzioni dei templi si ribellarono ai provvedimenti adottati da Costantino. Per fare degli esempi concreti Costantino per distruggere i templi ad Afaca ed Eliopoli dovette usare le maniere forti tanto che fu costretto ad utilizzare un notevole numero di soldati per vincere la resistenza armata della popolazione di Eliopoli e di Afaca che non voleva in nessun modo accettare la distruzione di questi due templi.<br />
Riteniamo opportuno mettere in evidenza che anche in altre città la popolazione si oppose con violenza alla chiusura dei templi scatenando una vera e propria guerriglia urbana contro i soldati mandati da Costantino. Come si vede quindi Costantino dovette per forza di cose adottare un atteggiamento molto prudente per quanto riguarda non solo la chiusura dei templi ma più in generale tutta la sua politica religiosa filocristiana che fu sempre costretta a tenere conto del fatto che i pagani erano la maggioranza dell’impero e che i cristiani erano solamente una minoranza che fino a poco tempo prima dell’impero di Costantino era stata duramente perseguitata dagli imperatori e fatta oggetto di disprezzo ed odio da parte dell’opinione pubblica pagana.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver preso in considerazione l’atteggiamento di Costantino nei confronti dei templi pagani ci interesseremo dei provvedimenti emanati dall’imperatore riguardanti i combattimenti tra gladiatori che avvenivano nelle arene degli anfiteatri. Vogliamo subito mettere in evidenza che se i provvedimenti adottati da Costantino nei confronti dei templi pagani furono un importante cavallo di battaglia del proselitismo dei cristiani altrettanto importante furono per i cristiani le decisioni adottate da Costantino nei riguardi dei combattimenti tra gladiatori che avvenivano nelle arene degli anfiteatri.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/in-hoc-vinces-la-notte-che-cambio-la-storia-delloccidente/9636" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7839" style="margin: 10px;" title="in-hoc-vinces" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/in-hoc-vinces.jpg" alt="" width="200" height="277" /></a>Costantino emanò delle disposizioni che da un lato vietavano i combattimenti tra gladiatori nei periodi di pace e dall’altro eliminarono dal diritto penale romano la condanna “<em>ad ludum</em>” (ovvero a combattere come gladiatore nelle arene degli anfiteatri. Dobbiamo tenere presente che la principale fonte di reclutamento dei gladiatori era proprio la condanna “<em>ad ludum</em>”. Costantino sostituì la condanna “<em>ad ludum</em>” con quella “<em>ad metalla</em>” ovvero ai lavori forzati nelle miniere). Come abbiamo già visto per la legge che prescriveva la chiusura e la demolizione dei templi pagani anche tale legge contro i combattimenti tra gladiatori non venne mai applicata da Costantino e dai suoi successori con rigidità e con severità tanto è vero che i combattimenti tra gladiatori continuarono nell’impero anche dopo l’entrata in vigore di tale legge ed inoltre la condanna “<em>ad ludum</em>” continuò ad essere utilizzata non raramente anche dopo il provvedimento legislativo di Costantino. Per comprendere per quali motivi il provvedimento legislativo emanato da Costantino non venne mai applicato con rigore bisogna tenere in debita considerazione il significato politico, sociale e psicologico che i combattimenti tra gladiatori avevano nel mondo romano. Per quanto riguarda il significato politico di tali spettacoli dobbiamo mettere in evidenza che i combattimenti tra gladiatori furono uno dei mezzi più efficaci utilizzati dalle classi dominanti romane per distrarre gli individui appartenenti al popolo dai durissimi problemi economici e sociali presenti nella vita di tutti i giorni. Per dirla in altro modo gli individui appartenenti alle classi sociali subalterne affascinati ed accecati dal fascino che esercitavano su di loro i combattimenti tra gladiatori non riflettevano sui reali problemi che rendevano loro la vita estremamente dura e di conseguenza potevano più facilmente essere tenuti sotto controllo dai detentori del potere politico. Si potrebbe dire che gli spettacoli allestiti negli anfiteatri molto di più di quelli allestiti nei teatri affascinavano ed alienavano la plebe romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante tali combattimenti tra gladiatori la folla si eccitava in maniera incredibile e dimostrava tutta la sua crudeltà: certamente i comportamenti assunti dagli spettatori erano in gran parte dovuti alla necessità di sfogare le numerose frustrazioni che subivano in periodi storici certamente molto difficili soprattutto per gli appartenenti alle classi subalterne. Non mancavano nemmeno comportamenti chiaramente isterici nelle folle che assistevano ai combattimenti tra gladiatori e gli inevitabili fenomeni di contagio psichico amplificavano tali comportamenti isterici collettivi. Dobbiamo dire che malgrado le durissime condanne della Chiesa nei riguardi di tali spettacoli perfino alcuni cristiani erano attratti dai combattimenti tra gladiatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il significato psicologico che i combattimenti tra gladiatori avevano nel mondo romano possiamo dire che essi erano una valvola di sfogo che era importantissima per rendere meno dura la vita a tutti quegli individui che non avevano nessun altro modo per sfogare le loro frustrazioni e la loro rabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma i combattimenti tra gladiatori avevano anche una notevole importanza sociale nel mondo romano dal momento che i gladiatori erano al massimo grado ammirati per le loro imprese anche negli intervalli di tempi tra un combattimento e l’altro (possiamo dire che i gladiatori erano ammirati nel mondo romano così come oggi vengono ammirati i calciatori). Inoltre i gladiatori come oggi i calciatori erano uno stabile oggetto di conversazione nel mondo romano come dimostrano le testimonianze epigrafiche. I gladiatori avevano un fortissimo fascino anche sulle giovani donne romane che molto spesso venivano prese da forte attrazione ed infatuazione e addirittura si innamoravano dei gladiatori più famosi che diventavano per loro dei veri e propri idoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi da noi messi in evidenza Costantino non applicò in maniera rigorosa la sua disposizione legislativa riguardante i combattimenti tra gladiatori: se Costantino non si fosse comportato in tal modo la reazione delle masse pagane sarebbe stata violentissima e sarebbero quasi certamente scoppiate delle rivolte contro l’imperatore. In sintesi possiamo dire che nel corso del suo regno Costantino dovette per forza di cose scendere a compromessi sia con le classi dominanti pagane sia con quelle subalterne non solo per quanto riguarda i templi e gli anfiteatri ma per quanto riguarda l’intera sua politica religiosa e sociale filocristiana in quanto l’imperatore ebbe in parte le mani legate dal fatto che la maggioranza dei suoi sudditi erano pagani. Quasi certamente se Costantino avesse svolto la sua politica filocristiana in maniera più radicale seguendo le sue inclinazioni sarebbe finito molto presto vittima di qualche congiura o di qualche rivolta ed avrebbe perso sia la vita sia il regno.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/costantino-templi-pagani-anfiteatri.html' addthis:title='L’atteggiamento di Costantino nei riguardi dei templi pagani e degli anfiteatri ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La condizione degli schiavi a Roma dall&#8217;impero di Costantino a quello di Giustiniano</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 10:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'evoluzione della condizione servile e la politica legislativa romana dal IV al VI secolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-condizione-degli-schiavi-a-roma-dallimpero-di-costantino-a-quello-di-giustiniano.html' addthis:title='La condizione degli schiavi a Roma dall&#8217;impero di Costantino a quello di Giustiniano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">In questo articolo prenderemo in considerazione la condizione degli schiavi nell’impero romano nel periodo storico compreso tra il regno di Costantino e quello di Giustiniano.</p>
<div id="attachment_1516" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1516" title="costantino-i" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/costantino-i.jpg" alt="Costantino" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Costantino</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo premettere che Costantino fu il primo imperatore romano a convertirsi alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana sebbene dobbiamo mettere in evidenza che egli si fece battezzare solamente in punto di morte (sui motivi della conversione di Costantino al cristianesimo nonché sui motivi che lo spinsero a farsi battezzare solo in punto di morte sebbene l’imperatore romano si fosse convertito al cristianesimo molti anni prima di morire sono state formulate molte ipotesi dagli storici ma sostanzialmente il tardivo battesimo di Costantino resta una “<em>vexata questio</em>”). Dal momento che Costantino adottò tutta una serie di provvedimenti legislativi riguardanti la condizione degli schiavi dopo essersi convertito al cristianesimo nel 312 riteniamo opportuno esporre quale fosse il pensiero e la dottrina della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana intorno alla schiavitù tenendo presente che molti provvedimenti legislativi riguardanti non solamente la schiavitù furono condizionati notevolmente da tale conversione anche se non esclusivamente da essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cristianesimo aveva una concezione molto diversa della schiavitù rispetto a quella che avevano i pagani perché esistevano molte differenze tra la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> pagana e quella cristiana che avevano una concezione molto diversa dell’uomo, del mondo e dei rapporti tra gli uomini e la divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto significative erano le differenze esistenti tra paganesimo e cristianesimo per quello che riguarda le dottrine escatologiche. Mentre per i cristiani esistevano Paradiso, Purgatorio ed Inferno nei quali dopo la morte gli individui ricevevano o il premio o il castigo eterno al contrario del paganesimo i morti finivano nell’Ade dove conducevano un’esistenza triste sbiadita ed incolore che faceva loro rimpiangere la vita terrena indipendentemente dal fatto che si fossero comportati bene o male nella loro esistenza terrena.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò premesso risulta facile comprendere come le azioni dei cristiani fossero molto più condizionate rispetto a quelle dei pagani dal fatto di dover rendere conto delle loro azioni a Dio e dal fatto che dovevano subire un premio o un castigo eterno. Di conseguenza anche la concezione che i cristiani avevano della schiavitù era fortemente condizionata dalla consapevolezza che avrebbero dovuto rendere conto a Dio delle loro azioni non tanto in questo ma in quell’altro mondo. Per dirla in altro modo il cristiano doveva avere come massimo traguardo etico “limitatione christi” ovvero doveva cercare di condurre una vita quanto più possibile simile alla vita condotta da Gesù quando era su questa Terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò premesso i padroni cristiani che possedevano degli schiavi dovevano avere un atteggiamento molto diverso di quello dei pagani che possedevano schiavi. Appare evidente che l’esistenza stessa della schiavitù non era compatibile con il cristianesimo dal momento che per Cristo gli uomini erano tutti fratelli e di conseguenza nessuno poteva rendere schiavo un altro uomo cosicché a rigore di logica gli imperatori cristiani e qualsiasi cristiano non dovevano accettare l’esistenza della schiavitù.</p>
<div id="attachment_1517" class="wp-caption alignleft" style="width: 247px"><img class="size-medium wp-image-1517" title="giustiniano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/giustiniano-237x300.jpg" alt="Giustiniano. Basilica di San Vitale, Ravenna. Particolare." width="237" height="300" /><p class="wp-caption-text">Giustiniano. Basilica di San Vitale, Ravenna. Particolare.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia non ci dobbiamo dimenticare che a Roma anche quando essa venne governata da imperatori cristiani non sarebbe stato possibile eliminare la schiavitù perché gran parte del sistema economico romano si basava sulla schiavitù ed inoltre anche dal punto di vista strettamente psicosociale l’eliminazione della schiavitù avrebbe causato una ribellione violenta di quasi tutti quelli che detenevano il potere a Roma che quasi certamente avrebbero ucciso un qualsiasi imperatore cristiano che avesse deciso di eliminare la schiavitù. In sintesi se da un lato non esiste nessun dubbio sul fatto che Costantino e gli altri imperatori cristiani per essere coerenti con la religione cristiana avrebbero dovuto abolire completamente la schiavitù è altrettanto vero che se essi volendo essere coerenti fino in fondo con la loro <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> avessero abolito totalmente la schiavitù sarebbero stati quasi certamente uccisi e quindi non avrebbero ottenuto nessun risultato.</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza Costantino e gli altri imperatori cristiani consapevoli che non potevano abolire la schiavitù se volevano continuare a vivere e a regnare cercarono di ottenere il massimo che potevano ottenere in quel contesto storico sociale ovvero migliorare la condizione esistenziale degli schiavi senza compromettere la stabilità (invero già molto precaria) economica e sociale esistente in quel periodo, periodo caratterizzato da una crisi economica, sociale, psicologica, etica, religiosa che può essere paragonata a quella che attraversiamo oggi. In sintesi Costantino cercò di raggiungere due obiettivi molto importanti: favorire la liberazione del maggior numero di schiavi possibile da parte dei padroni e migliorare la condizione esistenziale degli schiavi che non ottenevano la libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il primo obiettivo ovvero incoraggiare i padroni a liberare gli schiavi creando quello che viene definito “<em>favor libertatis</em>” Costantino diede grande impulso a varie forme di manomissione legale (per manomissione legale si intendeva nel diritto romano la liberazione dello schiavo a prescindere dalla volontà del “<em>dominus</em>”). Costantino diede molto risalto nella sua attività legislativa alla cosiddetta “libertà per ricompensa” che prevedeva la liberazione dello schiavo che denunciava all’autorità pubblica delitti quali la coniazione di monete false oppure gli omicidi, i rapimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre Costantino sempre al fine di aumentare il “<em>favor libertatis inter dominos</em>” diede grande impulso ai processi di affrancamento per motivi religiosi emanando una legge che imponeva ai padroni ebrei di vendere gli schiavi cristiani alla Chiesa. Infine Costantino stabilì in sedici anni (a differenza dei venti previsti da Diocleziano) il periodo necessario all’acquisto della libertà da parte dello schiavo vissuto da uomo libero in buona fede ovvero senza essere a conoscenza di essere un uomo di condizione servile. Tra l’altro dobbiamo dire che grazie alla conversione di Costantino molti padroni cristiani liberarono i loro schiavi in virtù dell’introduzione da parte di Costantino della “<em>manumissio in ecclesia</em>”, ove per <em>ecclesia</em> si intendeva sia la chiesa come edificio sia come corpo mistico di Gesù.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda i provvedimenti adottati da Costantino per migliorare la condizione servile ed eliminare abitudini molto crudeli dobbiamo mettere in evidenza che egli abolì la crocifissione degli schiavi, ribadì il divieto della castrazione degli schiavi imponendo altrimenti la confisca dello schiavo, eliminò il marchio a fuoco impresso sulla faccia degli schiavi condannati a combattere nelle arene come gladiatori o condannati ai lavori forzati nelle miniere. Inoltre impedì che le famiglie costituite da schiavi venissero separate riconoscendo il valore morale, materiale e religioso di tali famiglie come voleva la Chiesa cattolica. Infine Costantino in una costituzione del 326 invitò i padroni a non vendere i propri schiavi. A tale riguardo Costantino scrisse: “<em>Tolerabilius est servos mori suis dominis quam servire extraneis</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo compreso tra il regno di Costantino e di Giustiniano non si ebbero significative modifiche della condizione degli schiavi. Sotto il regno di Giustiniano la legislazione imperiale cristiana raggiunse il suo più alto livello programmatico in quanto Giustiniano affermò più volte che la schiavitù era contraria al diritto naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo anche metter in evidenza che con Giustiniano per la prima volta il concetto di diritto naturale assunse una valenza spiccatamente teologica in quanto il diritto naturale era concepito da Giustiniano come una realtà oggettiva e vincolante in quanto proveniva da Dio considerato come “<em>summa ratio</em>”. Giustiniano si rendeva conto perfettamente che il diritto naturale di origine divina doveva essere interpretato e tradotto in norme positive senza pretendere di poterlo tradurre in maniera completa ed esaustiva utilizzando tali norme positive. Tale discorso valeva anche per la schiavitù come riconobbe lo stesso Giustiniano. L’imperatore si rendeva conto che non potendo abolire la schiavitù per ragioni di vario tipo era necessario limitare il numero degli schiavi e rendere sempre più umana la loro condizione esistenziale applicando i principi etici del cristianesimo. Per dirla in altro modo, Giustiniano ammetteva che il cristianesimo vietava in maniera assoluta l’esistenza della schiavitù, ma d’altra parte si rendeva conto che i tempi non erano ancora maturi per abolirla come il diritto naturale richiedeva.</p>
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		<title>Costantino prima di Nicea, tra Sol invictus e politica filo-cristiana</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 17:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica religiosa di Costantino nel complesso scenario dell'impero romano nel quarto secolo]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Sull&#8217;imperatore Costantino il Grande è stato nei secoli detto e scritto di tutto, facendone di volta in volta una sorta di mostro crudele e di avido politico o, più spesso, una specie di santo cristiano, dedito alla diffusione del Verbo e allo sviluppo della Chiesa. Il problema è che nessuna di queste visioni risponde completamente al vero e che persino le fonti da cui esse derivano sono tutte sostanzialmente soggettive, per non dire partigiane.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">A dire il vero, non esistono neppure storie o biografie complete su Costantino e sul suo impero e lo scritto che più si avvicina ad una trattazione storico-biografica è quella <em>Vita Constantini</em> che, più che altro, è una sorta di peculiare mescolanza tra un panegirico ed un&#8217;agiografia<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="Caratteredellanota"><span lang="EN-US"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--></span></span></span></a>, dal momento che, scritta tra il 335 ed il 339, l&#8217;opera si focalizza unicamente sulle caratteristiche morali e religiose della vita dell&#8217;imperatore<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"><span class="Caratteredellanota"><span lang="EN-US"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]--></span></span></span></a>, esaltandone sia le alte virtù che la incrollabile fede<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"><span class="Caratteredellanota"><span lang="EN-US"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]--></span></span></span></a>. Anche il <em><span> </span></em><em><span lang="EN-US">De </span></em><em><span>Mortibus Persecutorum </span></em><span>di Lattanzio, altro non è che un libello polemico riguardante il regno di Diocleziano e la Tetrarchia che, pur fornendo particolari interessanti sul periodo giovanile di Costantino, non fa altro che esaltarne le doti di bontà in contrapposizione con la crudeltà dei suoi predecessori</span><a name="_ftnref4" href="#_ftn4"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. Infine, le “storie ecclesiastiche” di Socrate Scolastico, Sozomen, e Teodoreto, che descrivono le grandi dispute teologiche a cui Costantino partecipò verso la fine del suo “imperium”</span><a name="_ftnref5" href="#_ftn5"><span class="Caratteredellanota"><span lang="EN-US"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, sono tutte piuttosto tarde, essendo state scritte durante il regno di Teodosio II</span><span lang="EN-US"> (408–50), e </span><span>tendono ad oscurare gli eventi ed il pensiero religioso dell&#8217;imperatore, attraverso rappresentazioni falsate e volontarie oscurità</span><a name="_ftnref6" href="#_ftn6"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">E&#8217; il caso, dunque, di analizzare sotto la lente storica i momenti salienti della “vita religiosa” del “grande imperatore” prima del Concilio di Nicea, momento del definitivo trionfo di Costantino come “patrono della Chiesa” con l&#8217;organizzazione del I Sinodo Ecumenico,<span> </span>per cercare di trarne un quadro più oggettivo e verosimile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Dovendo pensare agli eventi fondamentali che hanno creato l&#8217;immagine di un Costantino “santo”, prima del 325<span> </span>possiamo elencare:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; line-height: 150%;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size: 9pt; font-family: Symbol;">-<span style="font-family: "> </span></span><!--[endif]-->la visione prima della battaglia di Ponte Milvio del 312 e la scelta del Chi-Ro come <a title="Simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> per le sue legioni;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; line-height: 150%;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size: 9pt; font-family: Symbol;">-<span style="font-family: "> </span></span><!--[endif]-->l&#8217;Editto di Milano del 313, che rendeva libertà di culto ai cristiani;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; line-height: 150%;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size: 9pt; font-family: Symbol;">-<span style="font-family: "> </span></span><!--[endif]-->la persecuzione anti-Donatista del 314;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; line-height: 150%;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size: 9pt; font-family: Symbol;">-<span style="font-family: "> </span></span><!--[endif]-->le leggi a favore dei cristiani successive al 318 e le leggi anti-pagani successive al 324.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">In realtà, ciascuno di questi momenti può essere visto sotto una luce molto differente rispetto a quella utilizzata nella descrizione di un imperatore devotamente cristiano da Eusebio, Lattanzio e tutti gli altri.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Cominciamo con quello che, probabilmente, è l&#8217;episodio più famoso della vita di Costantino: la visione dell&#8217;“<em>IN HOC SIGNO VINCES</em>”<a name="_ftnref7" href="#_ftn7"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[7]<!--[endif]--></span></span></a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">E&#8217; quasi un peccato distruggere una storia così bella come quella del sogno, ma, sfortunatamente, troppi elementi storicamente non quadrano.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Immaginiamoci la situazione: Costantino ha il privilegio di una visione diretta da Dio, che gli fa vincere la battaglia più importante della sua vita. Cosa avrebbe fatto chiunque, se non convertirsi immediatamente a questo Signore, grande, potente e unico? Ma allora, come spiegarsi il fatto che, nel costruire l&#8217;enorme arco trionfale che commemora la battaglia, ancora nel 315, Costantino fa porre l&#8217;effige del Sol Invictus in ben tre bassorilievi?<a name="_ftnref8" href="#_ftn8"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[8]<!--[endif]--></span></span></a> Perché questo imperatore, così benedetto dal Dio cristiano, emette tre diversi conii (317, 321, 323) con la raffigurazione del Sol Invictus<a name="_ftnref9" href="#_ftn9"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[9]<!--[endif]--></span></span></a>? Perché, ancora nel 321, istituendo un giorno festivo settimanale, scrive: “<em>Nel </em><em><span style="text-decoration: underline;">venerabile giorno del Sole</span></em><em>, che tutti i magistrati e la gente che risiede nelle città riposi e che tutti i laboratori rimangano chiusi</em>&#8230;”<a name="_ftnref10" href="#_ftn10"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[10]<!--[endif]--></span></span></a>?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Tutto ciò, anche senza tener conto del complesso problema teologico riguardante il perché Dio avrebbe dovuto promuovere una infrazione al II comandamento dando a Costantino un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> da utilizzare come baluardo e mezzo di conquista, sembra davvero senza senso.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Il punto, probabilmente, è che, come afferma Chadwick, “<em>Costantino, esattamente come suo padre prima di lui, adorava il Sol Invictus</em>”<a name="_ftnref11" href="#_ftn11"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[11]<!--[endif]--></span></span></a> e lo fece per tutta la vita, semplicemente dando forma ad una sorta di sincretismo personale che mescolava la figura di Gesù Cristo con quella della divinità nel cui culto era stato cresciuto e che, è importante ricordarlo, era, fin dal regno di Aureliano,<span> </span>il solo culto ufficiale accettato nelle legioni romane<a name="_ftnref12" href="#_ftn12"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[12]<!--[endif]--></span></span></a>: quello del Sol Invictus.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">E allora, cosa dire del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> fatto apporre sugli scudi e della famosa visione?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Per quanto riguarda il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a>, con tutta probabilità non si trattava, come affermato solo da scrittori cristiani (prima Eusebio e Lattanzio, poi tutti gli altri), del Chi-Ro (o Crismon)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><!--[if gte vml 1]><o:wrapblock><v:shapetype   id="_x0000_t75" coordsize="21600,21600" o:spt="75" o:preferrelative="t"   path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" stroked="f"> <v:stroke joinstyle="miter" /> <v:formulas> <v:f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0" /> <v:f eqn="sum @0 1 0" /> <v:f eqn="sum 0 0 @1" /> <v:f eqn="prod @2 1 2" /> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelWidth" /> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelHeight" /> <v:f eqn="sum @0 0 1" /> <v:f eqn="prod @6 1 2" /> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelWidth" /> <v:f eqn="sum @8 21600 0" /> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelHeight" /> <v:f eqn="sum @10 21600 0" /> </v:formulas> <v:path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect" /> <o:lock v:ext="edit" aspectratio="t" /> </v:shapetype><v:shape id="_x0000_s1026" type="#_x0000_t75" style="position:absolute;   left:0;text-align:left;margin-left:0;margin-top:6.9pt;width:101.5pt;height:109.75pt;   z-index:1;mso-wrap-distance-left:0;mso-wrap-distance-right:0;   mso-position-horizontal:center;mso-position-horizontal-relative:text;   mso-position-vertical:absolute;mso-position-vertical-relative:text" mce_style="position:absolute;   left:0;text-align:left;margin-left:0;margin-top:6.9pt;width:101.5pt;height:109.75pt;   z-index:1;mso-wrap-distance-left:0;mso-wrap-distance-right:0;   mso-position-horizontal:center;mso-position-horizontal-relative:text;   mso-position-vertical:absolute;mso-position-vertical-relative:text" filled="t"> <v:fill color2="black" /> <v:imagedata src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image001.jpg" mce_src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image001.jpg"    o:title="" /> <v:textbox inset="0,0,0,0" /> <w:wrap type="topAndBottom" /> </v:shape><![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]--><!--[if gte vml 1]></o:wrapblock><![endif]--><br />
<!--[if !supportEmptyParas]--><img class="alignnone size-medium wp-image-815" title="2-monogramma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/2-monogramma.jpg" alt="Monogramma di Cristo" width="123" height="162" /> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">ma, semplicemente, della più semplice e più comune forma di rappresentazione del culto del Sol Invictus<a name="_ftnref13" href="#_ftn13"><span class="Caratteredellanota"><span style="color: black;"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[13]<!--[endif]--></span></span></span></a>:</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><!--[if gte vml 1]><o:wrapblock><v:shape   id="_x0000_s1027" type="#_x0000_t75" style="position:absolute;left:0;   text-align:left;margin-left:0;margin-top:6.9pt;width:95.5pt;height:120.7pt;   z-index:2;mso-wrap-distance-left:0;mso-wrap-distance-right:0;   mso-position-horizontal:center;mso-position-horizontal-relative:text;   mso-position-vertical:absolute;mso-position-vertical-relative:text" mce_style="position:absolute;left:0;   text-align:left;margin-left:0;margin-top:6.9pt;width:95.5pt;height:120.7pt;   z-index:2;mso-wrap-distance-left:0;mso-wrap-distance-right:0;   mso-position-horizontal:center;mso-position-horizontal-relative:text;   mso-position-vertical:absolute;mso-position-vertical-relative:text" filled="t"> <v:fill color2="black" /> <v:imagedata src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image003.jpg" mce_src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image003.jpg"    o:title="" /> <v:textbox inset="0,0,0,0" /> <w:wrap type="topAndBottom" /> </v:shape><![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]--><!--[if gte vml 1]></o:wrapblock><![endif]--><img class="alignnone size-medium wp-image-816" title="1-sole" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/1-sole.jpg" alt="Sole" width="123" height="162" /><br />
<span style="color: black;"><!--[if !supportEmptyParas]--> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Quanto poi alla visione, alcuni ritengono che Costantino ne ebbe una ma che, in realtà, essa potesse avere una banale spiegazione meteorologica, trattandosi solo o di un alone solare<a name="_ftnref14" href="#_ftn14"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[14]<!--[endif]--></span></span></a> o di una coda di meteora<a name="_ftnref15" href="#_ftn15"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[15]<!--[endif]--></span></span></a>, ma la maggior parte degli storici hanno completamente escluso un evento di questo tipo, ritenendo che una eventuale conversione di Costantino (sempre ammesso che essa abbia mai avuto luogo) fosse certamente più tarda ed escludendo radicalmente, dunque, ogni possibile soluzione “miracolistica”<a name="_ftnref16" href="#_ftn16"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[16]<!--[endif]--></span></span></a>. In effetti, le “visioni” erano una parte importante delle aspettative escatologiche di quel periodo: a partire dal Vangelo di Matteo e poi via via nella <em>Didache</em>, nell&#8217;<em>Apocalisse di Pietro</em> e nell&#8217;<em>Apocalisse di Elia</em>, l&#8217;apparizione del “Segno del Figlio dell&#8217;Uomo” nei cieli era un motivo comune che precedeva la seconda venuta del Cristo alla “fine dei tempi”<a name="_ftnref17" href="#_ftn17"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[17]<!--[endif]--></span></span></a> e Lattanzio, conoscendo questa tendenza escatologica<a name="_ftnref18" href="#_ftn18"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[18]<!--[endif]--></span></span></a>, avrebbe potuto tranquillamente inserire l&#8217;evento della visione per avvalorare il suo racconto.</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Dunque, gli indizi per pensare che Costantino fosse (e rimanesse) un “pagano” esistono. E&#8217; comunque innegabile che la sua politica, dopo il 312, tendesse a favorire i cristiani, ma in realtà molto meno di quanto comunemente si pensi.</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Ad esempio, il celeberrimo </span><em><span>Editto di Milano</span></em><span> del 313 non fu esattamente, come alcuni</span><a name="_ftnref19" href="#_ftn19"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[19]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, sulla scia di<span> </span>Lattanzio</span><a name="_ftnref20" href="#_ftn20"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[20]<!--[endif]--></span></span></span></a><span> ed Eusebio</span><a name="_ftnref21" href="#_ftn21"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[21]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, tendono a pensare, una sorta di istituzione del Cristianesimo come “<a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> di stato” dell&#8217;Impero</span><a name="_ftnref22" href="#_ftn22"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[22]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, ma semplicemente una presa d&#8217;atto di una situazione già esistente ed una conferma di decisioni già precedentemente prese: il testo normalmente definito come </span><em><span>Editto di Milano</span></em><span>, infatti, è, in realtà una semplice lettera al governatore della Bitinia del giugno 313, parte di una serie di “circolari” (come le definiremmo oggi) emanate da Licinio (il co-imperatore di Costantino) nei territori appena conquistati a Massenzio. Sia la tolleranza dei culti cristiani che la restituzione delle proprietà dei fedeli erano già state garantite da Costantino in Gallia, Spagna e Britannia e da Massenzio in Italia e Africa dal 306 e da Galerio (uno dei maggiori persecutori della Chiesa fino a quel momento) e Licinio nei Balcani dal 311. Di conseguenza, questo documento inviato da Licinio a nome proprio e di Costantino (era consuetudine che ogni documento imperiale fosse emanato a nome di entrambi gli “Augusti”) non era altro che una estensione di normegià esistenti anche all&#8217;Anatolia e all&#8217;Oriente</span><a name="_ftnref23" href="#_ftn23"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[23]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Inoltre, il tanto esaltato Editto semplicemente dichiarava che l&#8217;Impero sarebbe stato neutrale<span> </span>nei confronti di di ogni culto, rimuovendo ufficialmente ogni ostacolo alle pratiche non solo cristiane, ma anche di ogni altra <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a></span><a name="_ftnref24" href="#_ftn24"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[24]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. Dunque, se è forse vero che l&#8217;Editto “</span><em><span>fu un passo decisivo da una neutralità ostile ad una neutralità ammantata di simpatie e di protezioni e preparò la strada al riconoscimento legale del Cristianesimo come <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> dell&#8217;Impero</span></em><span>”</span><a name="_ftnref25" href="#_ftn25"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[25]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, iniziando un periodo noto tra gli storici come “Pace della Chiesa”, di per sé non fu poi così fondamentale come si crede per la cristianizzazione formale dell&#8217;apparato statale e, soprattutto, fu molto più un atto attribuibile a Licinio che a Costantino.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Anche la cosiddetta “crociata” anti-donatista del 314 fu, a conti fatti, nulla più che un atto amministrativo per imporre l&#8217;autorità imperiale su una determinata fetta di popolazione e non un atto di fede da parte di Costantino. Per comprendere questo punto è sufficiente dare un&#8217;occhiata all&#8217;evolversi degli eventi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Il Donatismo aveva avuto inizio nel 311, quando Ceciliano era divenuto vescovo di Cartagine ed un diacono cartaginese, Donato, si era opposto alla sua ordinazione protestando per il fatto che Ceciliano era stato un traditore che aveva ufficialmente abbandonato la fede durante le persecuzioni ed affermando che il non essere rimasto fedele alle Scritture dovesse invalidare ogni investitura.<span> </span>Quando, nel 312, Donato e i suoi seguaci si resero conto che le loro rimostranze non erano state accolte, elessero Magiorino come “vero vescovo”. Alla morte di questi, l&#8217;anno successivo, Donato prese il suo posto. In realtà, a parte la questione del “tradimento” vi erano molte altre ragioni alla base della controversia donatista: nazionalismo, problemi economici dell&#8217;area e il continuo richiamo ad uno zelo rigorista aiutarono molto il movimento</span><a name="_ftnref26" href="#_ftn26"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[26]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, insieme ad una certa dose di resistenza all&#8217;idea di un potere cristiano centralizzato</span><a name="_ftnref27" href="#_ftn27"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[27]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Costantino venne a conoscenza del problema quando inviò aiuti economici in Africa settentrionale: avendoli destinati ai vescovi locali per la distribuzione alle popolazioni, si trovò di fronte al dilemma di avere due vescovi diversi a Cartagine e di non sapere a chi dei due inviare i fondi: entrambi si ritenevano “pienamente ortodossi” e si rifiutavano di riconoscere l&#8217;altro e, inoltre, molte comunità donatiste fuori da Cartagine si lamentavano di non ricevere alcun aiuto. A questo punto, l&#8217;imperatore passò la palla al vescovo romano Melchiade, ordinandogli si investigare sulla questione. Questi richiamò a Roma Ceciliano e dieci vescovi di ciascun schieramento e, dato loro ascolto, prese posizione a favore del vescovo spodestato. Quando i donatisti si lamentarono di non essere stati trattati con giustizia, Costantino ordinò un secondo incontro, che venne tenuto ad Arles nel 314, con molti vescovi di entrambi gli schieramenti, ma soprattutto con rappresentanti del clero anti-donatista di Gallia e Italia. Il risultato, ovviamente, fu, anche in questo caso, a favore di Ceciliano (nonostante venisse deciso che i “traditori” della fede dovessero essere esonerati dal ministero ecclesiastico). Ancora una volta, i donatisti si appellarono direttamente a Costantino che, questa volta, giudicò la situazione personalmente, con una sentenza del 316 in cui si legge: “D</span><em><span>opo attenta investigazione, ho chiaramente avuto modo di giudicare che Ceciliano è completamente senza colpa, è un uomo che osserva i normali doveri della sua <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a></span></em><a name="_ftnref28" href="#_ftn28"><span class="Caratteredellanota"><em><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[28]<!--[endif]--></span></span></em></span></a><em><span>, ed è devotamente attento alle sue incombenze. E&#8217; risultato evidente che in lui non vi è alcuna delle colpe che, in sua assenza, gli sono state falsamente attribuite dai suoi nemici</span></em><span>”</span><a name="_ftnref29" href="#_ftn29"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[29]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>E&#8217; molto probabile che la decisione dell&#8217;imperatore sia stata indirizzata dalle relazioni dei vescovi italiani e galli o sia stata dovuta alla eccessiva severità dei donatisti, che, con la loro posizione, sembravano voler tenere ben viva la memoria di un periodo di difficili relazioni tra Chiesa e Impero, ma ciò che più colpisce è il rifiuto dei donatisti di accettare l&#8217;autorità sia del Concilio di Arles che di Costantino</span><a name="_ftnref30" href="#_ftn30"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[30]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Perdendo la pazienza e, soprattutto, prevedendo la possibilità di una rottura di quell&#8217;alleanza silenziosa che si era creata tra lui e i cristiani già prima dell&#8217;Editto di Milano, l&#8217;imperatore decise di prendere la questione di petto. Agostino ci informa che egli così si espresse con i suoi consiglieri: “</span><em><span>Voglio che sia loro chiaro che tipo di culto vada riservato a Dio&#8230; Quale dovere più grande potrei avere io come imperatore di quello di distruggere l&#8217;errore, reprimere le voci malevoli e far sì che tutti offrano a Dio Onnipotente una religiosità sincera, una onesta concordia e un vero culto?</span></em><span>”</span><a name="_ftnref31" href="#_ftn31"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[31]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>E&#8217; piuttosto evidente che con questa affermazione Costantino esprima almeno tre elementi di grande importanza: la volontà di reprimere ogni disputa nociva, il porre le basi per lo sviluppo del “cesaropapismo” e la statuizione formale di una nuova alleanza tra Chiesa e Impero. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Conseguentemente, dapprima l&#8217;imperatore ordinò la confisca di tutte le chiese donatiste e l&#8217;esilio dei loro capi, poi una vera e propria persecuzione contro ogni donatista.<span> </span>Solo quando questi smisero di essere un pericolo per la sua autorità Costantino (che evidentemente non doveva essere molto interessato alla questione religiosa delle nomine, che di per sé era in nodo centrale) pose fine alla repressione e, semplicemente, iniziò ad ignorare il donatismo (che, quindi, continuò ad esistere in forma ruralizzata almeno fino al 411)</span><a name="_ftnref32" href="#_ftn32"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[32]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Ciò che conta, comunque, è il sempre crescente legame legame politico tra Costantino e i cristiani. Il cristianesimo era una potenza in costante crescita nell&#8217;Impero: non era più solo numericamente consistente, ma si stava diffondendo anche tra le classi alte, normalmente prendendo il posto dei precedenti culti misterici, è, soprattutto, stava sempre più coinvolgendo l&#8217;esercito<a name="_ftnref33" href="#_ftn33"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[33]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. Sarebbe stato piuttosto stupido da parte di Costantino, che aveva un ascendente abbastanza forte sulle varie chiese sparse entro i confini imperiali, non cercare di approfittare della situazione, creando una sorta di connessione politica che, comunque, non necessariamente significava, per lui, il convertirsi alla nuova <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a></span><a name="_ftnref34" href="#_ftn34"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[34]<!--[endif]--></span></span></span></a><span> (anche se, probabilmente, pensava, adorando il Sol Invictus, di fare già parte, in qualche modo, di una “forma altra” di cristianesimo).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>L&#8217;alleanza “de facto” tra i cristiani e Costantino doveva essere così chiara che proprio per questa ragione Licinio, che non aveva nessuna possibilità di rompere una unione così forte, quando si oppose al suo “collega” (nel 320) decise di scommettere sul “concorrente opposto”, attaccando i<span> </span>cristiani e supportando gli ultimi fuochi del paganesimo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Certamente, questa scelta di schieramenti avvicinò Costantino ancora di più al cristianesimo e, probabilmente, spiega il suo cammino dalle leggi a favore dei cristiani successive al 318 alle leggi contro i pagani dopo il 324, un cammino che lo portò a promulgare editti quali quelli sull&#8217;abolizione della crocifissione, sulla proibizione dell&#8217;infanticidio, quelli dissuasivi contro la schiavitù, quelli riguardanti la soppressione dei giochi gladiatori (che, comunque, non vennero completamente aboliti) e numerosi altri.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Ovviamente, avendoli scelti come alleati, l&#8217;imperatore aiutò i cristiani in molti modi: scelse cristiani come suoi consiglieri, diede molti benefici al clero (ad esempio la totale detassazione degli ecclesiastici, l&#8217;esenzione dal servizio militare e, piuttosto spesso, persino la concessione di alti salari) e contribuì generosamente alla costruzione di grandi cattedrali a Gerusalemme, Betlemme, Costantinopoli e in tutto l&#8217;Impero</span><a name="_ftnref35" href="#_ftn35"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[35]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, creando una sorta di circolo virtuoso che portava a nuove conversioni e, allo stesso tempo, rafforzava la sua posizione come leader cesaropapista della cristianità.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Ma la ragione di tutti questi provvedimenti, ben difficilmente risiedeva nella “santità” dell&#8217;imperatore, quanto piuttosto nella necessità di un alleato forte, unito e, soprattutto, grato e devoto, in un momento in cui, senza “organizzazioni di supporto”, come dimostrato dalla fine di molti imperatori precedenti, l&#8217;autorità imperiale doveva essere costantemente rafforzata e la vita di un imperatore inviso a popolo e legioni poteva valere meno di quella di uno schiavo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 4096pt;" lang="X-NONE"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<div><!--[if !supportFootnotes]--></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<hr size="1" /><!--[endif]--></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) H. A. Drake, <em>What Eusebius Knew: The Genesis of the “Vita Constantini”</em>, in <em>Classical Philology</em>, Vol. 83, No. 1, The University of Chicago Press 1988, pp. 20-38</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) T.D. Barnes, <em>Constantine and Eusebius</em>, Harvard University Press 1984, pp.273ff;</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Un obiettivo esplicitamente espresso già dal prologo dell&#8217;opera. Nella <em>Vita</em> Eusebio vuole creare l&#8217;immagine di un pio, gentile e nobile Costantino, ma la tendenziosità dello scritto è così palese da farlo definire addirittura una “tessitura di bugie” (ad esempio da<span> </span>N. Lenski in AA.VV., <em>The Cambridge Companion to the Age of Constantine</em> cit., p.8)</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) C.S. Mackay, <em>Lactantius and the Succession to Diocletian</em>, in Classical Philology,<span> </span>Vol. 94, No. 2, The University of Chicago Press 1999, p. 205</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Ognuno di essi è principalmente basato sui resoconti perduti di<span> </span>Gelasio di Caesarea, e tutti hanno come fine quello di continuare la narrazione la dove la <em>Historia Ecclesiastica</em> di Eusebio si interrompe. Barnes, <em>Cit.</em>, p.225</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <em>Ivi</em>, p.226</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[7]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Eusebio, <em>Vita Constantini</em> 1.28. “Hoc Signo Victor Eris” nell&#8217;originale latino di Costantino, divenuto poi<span> </span>“touto nika” (τούτω νίκα) nel greco di<span> </span>Eusebio. Quando la <em>Vita </em><span> </span>di Eusebio venne tradotta in latino alla fine del IV secolo, la frase originale era stata dimenticata e si tradusse dal greco con diverse varianti come “In Hoc Vince”, o “In Hoc Signo Vinces” (C.M. Odahl, <em>Constantine and the Christian Empire</em>, Routledge 2004, p.184)</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[8]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) V. Armetrano, <em>L&#8217;Arco di Costantino</em>, Aureliana 1991, pp.56-61</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[9]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) P.M.Bruun, <em>The Roman Imperial Coinage</em>, Volume VII, Spink 2003. pp.83-91</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[10]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <em>CJ </em>3.12.2</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[11]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) H.Chadwick, <em>The Early Church</em>, Penguin 1993, p.127</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[12]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) A.S.Hoey, <em>Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army</em>, Transactions and Proceedings of the American Philological Association, N.70, 1939, pp. 456-481</p>
</div>
<div id="ftn13">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[13]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <span style="color: black;">M. Holbourn, </span><em><span style="color: black;">Constantine the Great</span></em><span style="color: black;">, Oxford University Press 1995, pp. 181ff.</span></p>
</div>
<div id="ftn14">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[14]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) O.Nicholson, <em>Constantine&#8217;s Vision of the Cross</em>, in Vigiliae Christianae LIV.3,2000, pp. 309-323</p>
</div>
<div id="ftn15">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[15]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) D.Whitehouse, <em>Space impact “saved Christianity”</em>, BBC News 23 June 2003</p>
</div>
<div id="ftn16">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[16]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Ad esempio:<span> </span>N. Lenski, <em>Cit.</em>, p. 71</p>
</div>
<div id="ftn17">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[17]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>)<span> </span>O.Nicholson, <em>Cit.</em>, p.313</p>
</div>
<div id="ftn18">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[18]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <em>Ivi</em>, p.316</p>
</div>
<div id="ftn19">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[19]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Ad esempio J.Prescott, <em>Christianity and Romanity: How Christians Conquered Rome</em>, Geminal 1992, pp.18-22</p>
</div>
<div id="ftn20">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[20]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Lattanzio, <em>Cit.</em>, XXXIV-XXXV</p>
</div>
<div id="ftn21">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[21]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Eusebio, <em>Historia Ecclesiastica</em>, VIII-IX</p>
</div>
<div id="ftn22">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[22]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Cosa che avvenne solo nel 380 con l&#8217;<em>Editto di Tessalonica </em><span> </span>di Teodosio I</p>
</div>
<div id="ftn23">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[23]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) J. Curran, <em>Constantine and the Ancient Cults of Rome: The Legal Evidence</em>, “Greece &amp; Rome” 2nd Series 43.1, 1996, pp 68-80</p>
</div>
<div id="ftn24">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[24]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <em>Ivi</em><em></em></p>
</div>
<div id="ftn25">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[25]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>)<span> </span><span lang="EN-US">P.Schaff, </span><em><span lang="EN-US">Nicene and Post-Nicene Fathers</span></em><span lang="EN-US">, Vol.2, Hendrickson Publishers 1990; p.554</span></p>
</div>
<div id="ftn26">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn26" href="#_ftnref26"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[26]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) C.S. Meyer, <em>Moving Frontiers</em>, Concordia Publishing House 1986, p.14</p>
</div>
<div id="ftn27">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn27" href="#_ftnref27"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[27]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) D.F. Wright, J.D. Woodbridge,<span> </span><em>Public Faith: From Constantine to the Medieval World, A.D. 312-600</em>, Baker Books 2005, pp.58ff</p>
</div>
<div id="ftn28">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn28" href="#_ftnref28"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[28]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Va notato che Costantino usa la forma “sua religione” e non “nostra religione”, ma, in questo caso, si potrebbe trattare anche semplicemente di un fatto stilistico o di imparzialità.</p>
</div>
<div id="ftn29">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn29" href="#_ftnref29"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[29]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Agostino di Ippona, <em>Augustine: Political Writings</em>, Cambridge University Press 200, pp.175ff</p>
</div>
<div id="ftn30">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn30" href="#_ftnref30"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[30]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) S.Lieu, <em>Constantine: History, Historiography and Legend</em>, Routledge 1998, p.163</p>
</div>
<div id="ftn31">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn31" href="#_ftnref31"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[31]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>)<span> </span>Agostino di Ippona, <em>Cit.</em>, p. 179</p>
</div>
<div id="ftn32">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn32" href="#_ftnref32"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[32]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) B.H. Cooper, <em>The Free Church Of Ancient Christendom And Its Subjugation Under Constantine</em>, Kessinger Publishing 2006, p.328</p>
</div>
<div id="ftn33">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn33" href="#_ftnref33"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[33]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) J. Solomon, <em>The growth of Christianity in the Roman Empire</em>, Everton Press 1994, pp.88-91</p>
</div>
<div id="ftn34">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt; text-align: justify;"><a name="_ftn34" href="#_ftnref34"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[34]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) In realtà, neppure il suo conclamato battesimo in punto di morte è così certo. Certamente è falsa, come già provato nel XV secolo da Lorenzo Valla R. Fubini, <em>Humanism and Truth: Valla Writes against the Donation of Constantine</em>, Journal of the History of Ideas, LVII.1, 1996, pp. 79–86), la storia, a lungo circolata, di un suo battesimo a Roma da parte di Papa Silvestro nel 326 e della sua conseguente “Donazione di Costantino”, a lungo ritenuta la giustificazione del potere temporale del papato , ma anche il racconto di Eusebio (Eusebio di Caesarea, <em>Vita Constatini</em>, IV.64) circa una conversione in età avanzata dell&#8217;imperatore, il suo desiderio di essere battezzato nel Giordano e il battesimo ricevuto a Nicomedia ell&#8217;età di 65 anni è piuttosto dubbio (T.Roman, <em>The Myth of a Christian Emperor: Constantine an His links to Christianity</em>, Rowan Editions 2002, pp. 143-151). Anche, comunque, credendo ad Eusebio e ritenendo corretta la teoria secondo la quale il battesimo infantile, sebbene praticato, non fosse ancora divenuto una pratica comune in occidente (T.M. Finn, <em>Early Christian Baptism and the Catechumenate: East and West Syria</em>,The Liturgical Press/Michael Glazier 1992, pp.131-137), il battesimo da pate del vescovo ariano Eusebio di Nicomedia, dopo tutti gli eventi di Nicea, starebbe a dimostrare una radicale mancanza di interesse da parte di Costantino per il dibattito teologico del quale era stato parte così importante.</p>
</div>
<div id="ftn35">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn35" href="#_ftnref35"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[35]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) J.S. Morningdale<em>, The policy of Constantine the Great towards Christians</em>, Absalom 2001, passim</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/costantino-prima-di-nicea-tra-sol-invictus-e-politica-filo-cristiana.html' addthis:title='Costantino prima di Nicea, tra Sol invictus e politica filo-cristiana ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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