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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Corano</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Islam e femminino sacro: una relazione nascosta</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 14:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
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		<description><![CDATA[L'Islam nasce da un substrato religioso molto composito in cui il concetto di divinità femminile è evidente e riemerge, qua e là, all'interno della concezione maschilista musulmana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/islam-e-femminino-sacro-una-relazione-nascosta.html' addthis:title='Islam e femminino sacro: una relazione nascosta '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8880" style="margin: 10px;" title="minareto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/minareto-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" />Notoriamente l&#8217;Islam è la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> in più rapida crescita nel mondo e quella, con il Giudaismo, più rigidamente monoteistica: il &#8220;tawheed&#8221; (la concezione dell&#8217;unicità di Dio) è così fondamentale che la prima frase della &#8220;Shahadada&#8221;, la dichiarazione di fede che costituisce il primo pilastro dell&#8217;Islam, proclama, in modo non dissimile dal &#8220;Sh&#8217;ma Yisrael&#8221; ebraico, il più inequivocabile credo monoteistico (&#8220;Ash-hadu an laa ilaaha illallah&#8221;, letteralmente &#8220;io testimonio che non vi è alcun Dio all&#8217;infuori di Allah&#8221;). Tenendo conto che in tutto il Corano ogni riferimento ad Allah avviene con il pronome di terza persona maschile, risulta chiaramente la qualità evidentemente e prettamente maschilista dell&#8217;Islam, che non lascia alcuno spazio ad alcuna forma di femminilizzazione del divino. Insomma, oggettivamente, nell&#8217;analisi dell&#8217;Islam dobbiamo ammettere di trovarci di fronte ad una completa esclusione del femminino sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">Almeno apparentemente.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, però, l&#8217;Islam non nasce dal nulla, ma da un substrato religioso molto composito ben presente e radicato nell&#8217;Arabia pre-islamica, un substrato in cui il concetto di divinità femminile è evidente e che riemerge, qua e là, all&#8217;interno della concezione maschilista musulmana.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, il luogo più sacro dei Musulmani è la Kaaba, alla Mecca, che contiene la pietra meteoritica nera, oggetto di venerazione da ben prima dell&#8217;avvento dell&#8217;Islam e che, in origine, era il &#8220;trono di Iside&#8221;; così il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> dell&#8217;Islam è la Mezzaluna crescente (a volte insieme ad una stella) che originariamente era segno di riconoscimento (anche come tatuaggio delle sacerdotesse) del culto della Grande Dea babilonese; così altri oggetti considerati &#8220;sacri&#8221; sono le torri (propriamente minareti) delle moschee, che erano uno dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> principali del paganesimo babilonese sin dai tempi di Nimrod (la cui moglie, Semiramide, eresse una torre di 130 metri a Babilonia, davanti alla quale tutti si prostrarono<a title="" href="#_ftn1">[1]</a>) e che (anche in forma di obelisco) erano originariamente <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della fecondazione della madre terra nel contesto del culto solare legato a Baal<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Minareti, culti meteoriti, mezzelune e la Stella babilonese sono, dunque, tutti rimandi a culti pagani precedenti in cui il femminino sacro è molto evidente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/1402197519/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1402197519" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8872" style="margin: 10px;" title="lectures-on-the-religion-of-the-semites" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lectures-on-the-religion-of-the-semites.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ma possiamo anche spingerci più in là, facendo risalire persino il culto di Allah allo stesso substrato culturale e affermando che Allah era in origine una divinità pagana, legata al culto astrologico della fertilità e a vari altri aspetti del paganesimo babilonese. I Musulmani in genere sostengono Allah è la stessa divinità adorata (seppur con numerosi errori teologici) nella tradizione giudaico-cristiana, ma, ad esempio, lo studioso islamico Caesar Farah afferma: &#8220;<em>non c&#8217;è ragione, quindi, per accettare l&#8217;idea che Allah passò ai Musulmani dai Cristiani e dagli Ebrei</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> e spiega che come una tale ascendenza mostrerebbe caratteri di contraddizione non riscontrabili se, invece, tracciassimo la genealogia della divinità in una linea che, attraverso lo Yemen, risale fino a Babilonia, in cui il culto di Baal era condotto con sacrifici, prostrazioni e con l&#8217;usanza di &#8220;baciare l&#8217;idolo&#8221;<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>, in modo non dissimile dai servizi di culto condotti presso la Kaaba e in altri luoghi in Arabia (in particolare dell&#8217;Arabia centrale), nei quali, tra l&#8217;altro, sono state trovate iscrizioni con il nome di Baal. Allo stesso modo, il grande studioso William Robertson Smith ha sostenuto che i culti più sviluppati d&#8217;Arabia non appartenevano ai nomadi puri (che potevano essere entrati in contatto con le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> giudeo-cristiane) ma a insediamenti agricoli e commerciali di origine mesopotamica, che i beduini visitavano solo come pellegrini in adempimento di voti<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>, così come descritto anche da Ibn Ishaq quando racconta la storia di una donna Jurhum che &#8220;<em>era sterile e promise ad Allah che se avesse partorito un figlio lo avrebbe dato alla Kaaba come schiavo per servire il tempio e prendersi cura di esso</em><a title="" href="#_ftn6">[6]</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò ci rimanda inequivocabilmente al culto della fertilità mesopotamico legato a Baal, un culto evidentemente solo nominalmente sostituito con gli dei del deserto (l&#8217;aramaico Allah e il Hubal yemenita) ma sostanzialmente inalterato. Ebbene, proprio in tale culto era implicita e sempre presente la relazione tra un alto dio maschile e una &#8220;dea madre&#8221;, nata dal riflesso di una società primitiva tribale in cui la famiglia era nucleo centrale, alla base dei rapporti di solidarietà, ricchezza, protezione e sostegno quotidiano e in cui risultava naturale l&#8217;esistenza di una famiglia divina a cui rivolgere preghiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0791418766/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0791418766" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8873" style="margin: 10px;" title="peters-muhammad" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/peters-muhammad.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>In che modo tutto ciò si relaziona con la presenza di un culto del femminino sacro alla radice dell&#8217;Islam? Ebbene, i ritrovamenti archeologici nella Penisola araba hanno mostrato un gran numero di iscrizioni su rocce, tavolette e pareti in cui si delinea il culto di una famiglia di quattro persone, un dio e le sue tre &#8220;figlie&#8221; o dee. Molti hanno interpretato tale famiglia come Allah e la sua progenie<a title="" href="#_ftn7">[7]</a>, sottintendendo in questo modo la presenza di una quinta componente, genitrice delle tre dee, ma, in effetti, la simbolizzazione della divinità generatrice come una mezzaluna posta sopra le figure delle tre divinità create, stante la già menzionata <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> femminina lunare, potrebbe anche far pensare ad un sottintendimento proprio di Allah, padre invisibile e increato onnipresente, e ad una raffigurazione propriamente riconducibile alla dea madre.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque stiano le cose, di particolare importanza è la presenza di un ossequio a tre dee, collaboratrici di Allah e oggetto di culto, di radice evidentemente riconducibile ai culti astronomici babilonesi, nel pantheon pre-islamico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/093399978X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=093399978X" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8874" style="margin: 10px;" title="the-triple-goddess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-triple-goddess.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Come ha sottolineato Adam McLean<a title="" href="#_ftn8">[8]</a>, la triplicità della dea è molto importante, dal momento che, non trattandosi semplicemente di una moltiplicazione per tre, ma piuttosto una triplice manifestazione, la Dea si rivela su tre livelli, nei tre regni del mondo e dell&#8217;umanità e le sue tre facce corrispondono a cielo, terra e inferi, o passato, presente e futuro. L&#8217;aspetto più importante della triplice dea è la sua manifestazione come Vergine / Madre / Tempo: la rappresentazione più semplice con la quale tutti possono identificare le tre fasi della vita della donna (giovane donna / madre / donna vecchia). Ebbene, è interessante notare che queste tre dee erano, in alcuni luoghi, rappresentate da meteoriti o &#8220;aerolithoi&#8221;, pietre cadute dal cielo, proprio come la pietra della Kaaba alla Mecca (così nel tempio di Afrodite a Cipro, nel tempio di Baalat presso Byblos e nei templi della dea Cibele a Cartagine e in Asia Minore<a title="" href="#_ftn9">[9]</a>) e che in tutta l&#8217;Arabia questi stessi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> sono stati trovati a rappresentare il culto di una triplice dea araba, tanto da permettere a McLean<a title="" href="#_ftn10">[10]</a> di affermare: &#8220;<em>molto prima della venuta dell&#8217;austero sistema patriarcale islamico, il popolo arabo adorava questa trinità di dee del deserto che erano, in realtà, i tre aspetti dell&#8217;unica dea. Così Al-Uzza (&#8216;la potente&#8217;) rappresentava l&#8217;aspetto guerriero e della vergine, era la dea della stella del mattino nel deserto che aveva un santuario in un boschetto di acacie a sud della Mecca, dove era venerata sotto forma di una sacra pietra; Al-Lat, il cui nome significa semplicemente &#8216;Dea&#8217;, era l&#8217;aspetto connesso con la Madre Terra e i suoi frutti e con il governo della fecondità ed era adorata in At-Ta&#8217;if vicino alla Mecca, sotto forma di un grande blocco di granito bianco grezzo; Manat, l&#8217;aspetto vegliardo della Dea, stabiliva il destino e la morte e il suo santuario principale era situato sulla strada tra La Mecca e Medina, dove era venerata, sotto forma di una pietra nera non tagliata</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0807067512/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0807067512" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8875" style="margin: 10px;" title="ancient-mirrors-of-womanhood" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ancient-mirrors-of-womanhood.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Questa dea era la stessa che appariva sotto molti nomi in tutto il mondo dell&#8217;antichità (Astarte, Semiramide, Astarot, Iside, Venere, Fortuna, Diana, Astarte, Elat, ecc.) e, alla luce di ciò, non appare così strano che uno degli aspetti del culto della dea sopravvissuto all&#8217;Islam (così come, per esempio, nel Cattolicesimo romano) sia il rosario: attraverso i secoli gli adoratori di dee avevano usato il rosario per la preghiera (e, infatti, è ancora in uso nel culto di divinità femminili in tutto il mondo, per esempio tra gli Indù in India) collegata al culto della fertilità (attraverso la ripetizione mantrica dei nomi divini) e la sua eredità è stata raccolta dal &#8220;tasbih&#8221; (&#8220;subha&#8221;) arabo (il rosario musulmano che dovrebbe contenere 99 perline a rappresentare i titoli di Allah ma che, in realtà, ne ha 33 cioè 3-3 a simboleggiare i tre avatar della divinità),  il cui nome significativamente, è traducibile semplicemente come &#8220;&#8216;un oggetto con cui si loda&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sussiste anche la possibilità che, all&#8217;interno della famiglia divina, non esistesse una &#8220;Gran Madre&#8221; sottintesa ma, in una sintesi sincretistica tra concezione di generatività e generato (presente, per altro, in numerose altre culture, ad esempio in miti relativi Shingmoo in Cina, Hertha nell&#8217;antica Germania, Nutria in Etruria, Indrani in India, Afrodite in Grecia, Venere a Roma, Cibele in Asia Minore e Cartagine, Diana a Efeso, Iside in Egitto, etc), essa fosse espressa proprio attraverso le cosiddette &#8220;figlie di Allah&#8221;, Al-Lat, Manat e Al-Uzza, le cui figure vale la pena di analizzare un po&#8217; più approfonditamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0333631420/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0333631420" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8876" style="margin: 10px;" title="history-of-the-arabs" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/history-of-the-arabs.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Al-Lat, la versione femminile dell&#8217;Allah aramaico, era la &#8220;Signora del Tempio&#8221; nel Pantheon semitico di Palmira, spesso citato nelle fonti antiche. Il suo culto era condiviso dalle tribù dei Banu Akat e dei Banu Nurbel in quella città, che probabilmente fornivano i guardiani o sacerdoti per il suo santuario, quasi certamente costruito dopo l&#8217;occupazione dei Nabatei della Siria<a title="" href="#_ftn11">[11]</a>. Al-Lat era la dea madre (al-Ilahah), che rappresentava il sole, era la figura materna tra gli dei e le dee, la Grande Madre Terra della mitologia antica, e l&#8217;Astarte degli Arabi, citata già da Erodoto e il cui culto, seppure con varianti nomi nazionali, univa palmireni e membri delle tribù occidentali<a title="" href="#_ftn12">[12]</a>. Portata nell&#8217;Hijaz da Palmira, probabilmente attraverso Teima, essa ebbe, come accennato, in Ta&#8217;if (città in ottimi rapporti con la Mecca) il centro del suo culto, con un tempio in cui era rappresentata con un quadrato di pietra<a title="" href="#_ftn13">[13]</a>  (e, d&#8217;altra parte, la dea madre era spesso rappresentata da un pietra, un montagna, una grotta, o pilastro di roccia). Dal momento che i Nabatei veneravano Allat come la &#8220;madre degli dei&#8221;, Tor Andrae ritiene che sia possibile presumere che in ambiente arabo essa corrispondesse alla grande dea semitica della maternità, della fertilità e del cielo<a title="" href="#_ftn14">[14]</a>, spesso chiamata semplicemente &#8220;Al Rabba&#8221;, &#8220;la sovrana&#8221; (un titolo che apparteneva anche a Ishtar e Astarte). Dopo che Maometto conquistò la Mecca e alcune delle sue tribù vicine, si rivolse contro Ta&#8217;if e il suo tempio di Al-Lat, distruggendolo, ma è altamente probabile che tale ostilità nascesse anche (se non soprattutto), dalla variante di culto solare (influenzato da ragioni culturali) che i normale culto lunare della dea aveva assunto in Arabia e che, in qualche modo, entrava in diretta concorrenzialità con il culto di Allah predicato dal Profeta<a title="" href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0691017808/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0691017808" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8877" style="margin: 10px;" title="the-great-mother" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-great-mother.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Manat si ritiene fosse la dea autoctona degli Arabi che appare qualche tempo prima di Al-Uzza e Al-Lat. Il suo nome compare nel tempio di Baal nel 32 d.C., ma ha origine certamente molto prima. Essa era colei che controllava la fortuna e il mistero della vita e della morte, era la divinità principale degli al-Aus e degli al-Khazraj e riceveva una particolare venerazione a Yathrib (Medina), dove era rappresentata da un&#8217;immagine di legno che durante il culto veniva coperta di sangue<a title="" href="#_ftn16">[16]</a>. Ibn al-Khalbi afferma che i Bedu erano soliti andare in  &#8221;Hajj&#8221; (pellegrinaggio) al suo tempio e durante il percorso non si radevano il capo, operazione che compivano solo al ritorno (secondo il rituale ripreso completamente dall&#8217;Islam)<a title="" href="#_ftn17">[17]</a>. Come le Moire in Grecia, questa dea del destino e del tempo fu venerata con zelo (era lei che si occupava delle nascite, del matrimonio e della morte, della guerra e delle incursioni) ma il suo culto stava diminuendo al tempo di Maometto, probabilmente a causa dell&#8217;influenza ebraica a Medina (il che dimostra quanto gli al-Aus e gli al-Khazraj fossero disposti ad abbandonare la loro religione a favore di qualsiasi altra, incluso, in seguito, quella islamica).</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, Al-Uzza era stata portata alla Mecca dai Quraysh e aggiunta ai culti già stabiliti nella Kaaba. Al tempo di Maometto era la più importante delle divinità meccane,  forse a parte Hubal (il Signore), probabilmente un altro termine per definire Allah. Il suo santuario principale era in una valle chiamata Hurad, appena fuori Mecca, dove sorgeva un haram e un altare sacrificale molto frequentato<a title="" href="#_ftn18">[18]</a>, su cui venivano immolati inizialmente esseri umani e poi animali (sebbene a Duma e Hira i sacrifici umani continuassero). Anche Maometto, in gioventù, secondo la tradizione, aveva sacrificato una pecora a Al-Uzza (e questo atto potrebbe benissimo essere stato compiuto sul Monte Hira, noto luogo di devozione al dio della luna Allah e sua figlia al-Uzza e sul quale avvenne poi l&#8217;incontro tra Maometto e l&#8217;angelo) ma si narra che durante lo scontro armato tra i meccani e i Musulmani a Badr i primi innalzarono il vessillo di al-Uzza in battaglia e che per questo, dopo la vittoria, il Profeta inviò Khalid ibn al-Walid (che poi conquistò la Siria all&#8217;Islam), a distruggere il tempio di al-Uzza a Nakhla<a title="" href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta distrutti tutti gli idoli, Allah regnava incontrastato nel Hijaz e la dea madre era scomparsa dalla sfera della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religione</a> araba, ma essa sopravvive ancora nelle leggende musulmane in quelli che vengono comunemente definiti i &#8220;versetti satanici&#8221;, un capitolo della vita di Maometto che i Musulmani vogliono dimenticare e che, per le vicende che seguirono, ha reso famoso, qualche anno fa, un romanzo omonimo di Salman Rushdie.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ambientazione è la Mecca, alcuni anni prima della Hijra, molto probabilmente nel 619 d.C., quando il protettore di Maometto, Abu Talib, e sua moglie, Khadija, erano entrambi morti o in punto di morte. I meccani erano diventati sempre più ostili verso il Profeta e ridicolizzavano la sua missione in ogni modo possibile. La cosa peggiore era che spesso lo tentavano promettendogli fama e fortuna se si fosse astenuto dall&#8217;attaccare le loro divinità. Maometto non era disposto a compromettere la sua missione e aveva sempre declinato le loro offerte, finché, come narra al-Tabari, non arrivò la tentazione più grande, quando i meccani offrirono a Maometto un compromesso tale per cui egli avrebbe adorato al-Lat e al-&#8217;Uzza per un anno, e essi avrebbero adorato Allah per un anno.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto i Profeta, tentato da Satana, avrebbe risposto, secondo al-Tabari:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Che ne pensate voi di al-Lāt e di al-ʿUzzā</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e di Manāt, il terzo idolo?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ecco le gharānīq, la cui intercessione è cosa grata a Dio</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn20">[20]</a></p>
<p style="text-align: justify;">(Ṭabarī, Jāmiʿ al-bayān ʿan taʿwīl al-Qurʾān, XVII, pp. 186-90)</p>
<p style="text-align: justify;">La parola araba &#8220;gharānīq&#8221; del &#8220;verso satanico&#8221; è un &#8220;hapax&#8221;, un vocabolo che ricorre solo in questo testo, e si riferirebbe, secondo i commentatori, alle gru della Numidia ma, poiché un titolo della triade sacra era &#8220;le tre sublimi gru&#8221;, il significato implicito era quello di un&#8217;ammissione dell&#8217;esistenza delle tre divinità e un&#8217;attestazione del loro ruolo come intermediari divini.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Ṭabarī, le parole destarono forte stupore tra gli astanti che non si aspettavano che Maometto scendesse a patti con il politeismo pagano della stragrande maggioranza della città. Conseguentemente, sempre secondo al-Tabari, sarebbe stata avviata una preghiera collettiva per sottolineare la ritrovata concordia cittadina e la notizia dei &#8220;versetti satanici&#8221; avrebbe persino convinto alcuni emigrati (&#8220;muhājirūn&#8221;) a tornare dall&#8217;Abissinia, dove si erano rifugiati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-corano/9478" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8879" style="margin: 10px;" title="il-corano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-corano1-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Oggi ci appare evidente l&#8217;incontestabile vantaggio politico derivante da una interpretazione sincretica e accomodante da parte di Maometto, ma è, altresì, chiaro che il prezzo spirituale di tale vantaggio sarebbe stato eccezionale, dal momento che il Profeta avrebbe smentito il più volte asserito monoteismo assoluto della nuova <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religione</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina seguente, infatti, Maometto ritrattò quanto affermato, chiarendo che le parole gli erano state sussurrate all&#8217;orecchio sinistro (e non a quello destro, come normalmente faceva l&#8217;arcangelo Gabriele) e che quindi erano di origine satanica.</p>
<p style="text-align: justify;">I “versetti satanici” furono disconosciuti da Maometto che fornì, al loro posto, l&#8217;autentica rivelazione:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Che ne pensate voi di al-Lāt e di al-ʿUzzā  </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e di Manāt, il terzo idolo? </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Voi dunque avreste i maschi e Lui le femmine?  </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La divisione sarebbe iniqua!  </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Esse non sono che nomi dati da voi e da’ vostri padri, </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>pei quali Iddio non v’inviò autorità alcuna. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Costoro non seguono altro che congetture e le passioni dell’animo, </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>mentre già giunse loro dal Signore la Guida</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn21">[21]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa significa questa &#8220;correzione&#8221;? In una società patriarcale come quella araba era considerato un peccato avere solo figlie (come accaduto proprio a Maometto che pare fosse notevolmente imbarazzato per questo motivo) e, dunque, nel caso le tre divinità fossero state reali, Allah sarebbe risultato imperfetto a causa della sua incapacità di procreare figli maschi. Inoltre, come sostenuto da Alfred Guillaume<a title="" href="#_ftn22">[22]</a>, l&#8217;interpolazione avrebbe reso quegli esseri divini o semi-divini intercessori di Allah, un ufficio che nell&#8217;Islam doveva essere accordato solo a Maometto stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Conseguentemente le parole pronunciate da Maometto vennero successivamente eliminate dalla versione canonizzata del Corano, rimanendo, però, in un canto che i meccani utilizzavano quando camminavano intorno alla Pietra Nera<a title="" href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta il fatto che, seppur per poche ore, il Profeta fosse sceso a compromessi seri con il paganesimo, con conseguenze fondamentali, dal momento che, se questa leggenda fosse vera (come ammesso in generale da numerosi commentatori musulmani), dovremmo pensare che non esista alcuna certezza che altre parti del Corano non siano state ispirate da Satana e non da Dio. Una delle più belle hadith riporta è il seguente discorso di Allah a Maometto: &#8220;<em>il mio servo [Maometto] mi è sempre vicino con le sue opere volontarie di pietà, tanto che ho imparato ad amarlo e da quando lo amo io sono il suo occhio, il suo orecchio, la sua lingua, il suo piede, la sua mano. Egli vede attraverso di me, sente attraverso di me, parla attraverso di me, si muove e prova sentimenti attraverso di me</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn24">[24]</a>, ma se Maometto è &#8220;pura creta nelle mani di Dio&#8221;, come avrebbe potuto Dio stesso ammettere l&#8217;esistenza di divinità femminili? Il Profeta risolse il problema affermando: &#8220;<em>Non inviammo prima di te nessun messaggero e nessun profeta, senza che Satana si intromettesse nella sua recitazione. Ma Allah abroga quello che Satana suggerisce. Allah conferma i Suoi segni.  Allah è sapiente, saggio</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn25">[25]</a>, ma rimane l&#8217;incongruenza della possibilità satanica di interpolare il messaggio divino trasmesso direttamente attraverso il Profeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza addentrarci in questioni teologiche che poco ci riguardano, ciò che conta è che alla base del proto-islamismo (e, si sarebbe quasi tentati di dire, in competizione con esso) troviamo istanze di femminino sacro ben evidenti che, sebbene progressivamente nascoste da una società fortemente maschilista, tendono a riemergere in <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simboli</a>, azioni, discorsi ancora vivi ed attivi nell&#8217;Islam odierno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/1597404578/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1597404578" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8878" style="margin: 10px;" title="counsels-in-contemporary-islam" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/counsels-in-contemporary-islam.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ciò appare particolarmente evidente nello Sciismo e nel Sufismo, le correnti più mistiche del mondo musulmano. Non è un caso che nel Sufismo la &#8220;Sophia&#8221;, la saggezza di Allah che illumina i cuori dei saggi esoteristi sia definita &#8220;<em>l&#8217;ultima immagine di Dio, l&#8217;Amato &#8230; la forma principale al di là della forma, l&#8217;ostacolo alla Via e la Via &#8230;</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn26">[26]</a> e sia considerata così fondamentale da assumere una personalità a sé stante. Allo stesso modo, non è un caso che nello Sciismo esista un particolare culto di Fatma, vista come madre del Logos, in una palese eredità del ruolo già appartenuto in ambito iranico a Spenta Armaiti, e come fonte della saggezza dell&#8217;Imam<a title="" href="#_ftn27">[27]</a>, venendo a rappresentare, in fin dei conti, di nuovo una sorta di Sophia.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio riguardo alla figura della Sophia, Ibn Arabi afferma che la sua natura universale (&#8220;tavi&#8217;at al-kull&#8221;) &#8220;<em>è il lato femminile o materno dell&#8217;atto creativo. Lei è il &#8216;misericordioso soffio&#8217; di Dio&#8221; [Nafa ar-Rahman]</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn28">[28]</a> e che essa è anche la dimora di Dio perché &#8220;<em>Dov&#8217;era il vostro Signore prima di creare la Creazione? Era in una nuvola, non c&#8217;era spazio sopra o sotto e la nuvola era la sua Saggezza</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn29">[29]</a> &#8217;46.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, all&#8217;interno dell&#8217;Islam sufi, i principi divini maschile e femminile sono caratterizzati dalla penna e dalla tavoletta: la penna è Dio che scrive sul <em>tabula rasa</em> dell&#8217;anima del mondo<a title="" href="#_ftn30">[30]</a>, con un forte riferimento all&#8217;atto generativo e alla congiunzione tra principio maschile e femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, dunque, che, ancora una volta, ritorna il principio generativo come nucleo fondamentale, pur nascosto e dissimulato, del senso religioso. Ma, in una società in cui la componente maschile impera al punto da informare di sé pervasivamente l&#8217;intero ambito religioso, anche il solo riferimento a tale  nucleo risulta scandaloso. Eppure, il principio primo archetipico maternale trova comunque il modo di riemergere &#8230;</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Daniele, cap.3</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> I Re 14:23, 2 Re 18:4, 23:14, Isaia 17:08, 27:9, Ger. 43:13; Ez. 08:05; Michea 5:13</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> C. Farah, <em>Islam</em>, Barron&#8217;s Educational Series 2003, p.28</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> I Re 19:18</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a>W. Robertson Smith, <a title="Lectures on the religion of the Semites" href="http://www.amazon.it/gp/product/1402197519/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1402197519" target="_blank"><em>Lectures on the Religion of the Semites</em></a>, II, Sheffield Academic Press 2009, p. 109 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> A. Guillaume, <em>The Life of Mohammad</em>, Oxford University Press 2002, p.49</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Ad esempio F.E. Peters, <a title="Muhammad and the Origins of Islam" href="http://www.amazon.it/gp/product/0791418766/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0791418766" target="_blank"><em>Muhammad and the Origins of Islam</em></a>, State University of New York Press 1994, pp. 98 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> A. McLean<em>, <a title="The Triple Goddess" href="http://www.amazon.it/gp/product/093399978X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=093399978X" target="_blank">The Triple Goddess: An Exploration of the Archetypal Feminine</a></em>, Phanes Press 1991, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> M. Stone, <a title="Ancient mirrors of Womanhodd" href="http://www.amazon.it/gp/product/0807067512/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0807067512" target="_blank"><em>Ancient Mirrors of Womanhood: A Treasury of Goddess and Heroine Lore from Around the World</em></a>, beacon Press 1990, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> A. McLean<em>, Citato</em>, pp. 80 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> J. Teixidor, <em>The Pantheon of Palmyra</em>, Brill Academic 1997, pp. 55-58.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> A. Guillaume, <em>Citato</em>, p.61</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> P. Hitti, <a title="History of the Arabs" href="http://www.amazon.it/gp/product/0333631420/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0333631420" target="_blank"><em>History of the Arabs</em></a>, Palgrave Macmillan 2002, p.98</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> T. Andrae, <em>Qu&#8217;ran, Religion and Theology</em>, Volume 1, Routledge 2008, p.87</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> E. Neumann, <a title="The Great Mother" href="http://www.amazon.it/gp/product/0691017808/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0691017808" target="_blank"><em>The Great Mother an Analysis of the Archetype</em></a>, Kessinger Publishing 2004, pp.67-68</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> A. Guillaume, <em>Citato</em>, p. 207</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> F.E. Peters, <em>Citato</em>, p.110</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> A. Guillaume, <em>Citato</em>, p. 108</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> <em>Ivi</em>, pp. 565-566</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> al-Ṭabarī, Jāmiʿ al-Bayān ʿan Taʿwīl al-Qurʾān, XVII, pp. 186-90</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> <a title="Il Corano" href="http://www.libriefilm.com/il-corano/9478" target="_blank">Il Corano</a>,m53:19-23. Trad. A.Bausani, BUR 2006</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> A. Guillaume, <em>Citato</em>, pp. 112 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref23">[23]</a> <em>Ivi</em>, p. 36</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref24">[24]</a> I. Goldziher, <em>Mohammed and Islam</em>, General Books LLC. 2010, pp.42-43</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref25">[25]</a> Corano, 22:52</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref26">[26]</a> K. Cragg, <a title="Counsels in contemporary Islam" href="http://www.amazon.it/gp/product/1597404578/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1597404578" target="_blank"><em>Counsels in Contemporary Islam</em></a>, ACLS Humanities 2008, p.81</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref27">[27]</a> H. Corbin, <em>Swedenborg &amp; Esoteric Islam</em>, Swedenborg Foundation Publishers 1995, p.47</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref28">[28]</a> T. Burckhardt, <em>Introduction to Sufi Doctrine</em>, Fons Vitae 1997, pp.67-69</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref29">[29]</a> <em>ivi</em></p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref30">[30]</a> L. Bakhtiar, Sufi<em>: Expressions of the Mystic Quest</em>, Thames &amp; Hudson 2004, pp. 86 ss.</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/islam-e-femminino-sacro-una-relazione-nascosta.html' addthis:title='Islam e femminino sacro: una relazione nascosta ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Per bere alle fonti di Allah. Le radici escatologiche del fondamentalismo islamico</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 17:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tema escatologico-millenaristico nella tradizione religiosa dell'Islam]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/radici-escatologiche-del-fondamentalismo-islamico.html' addthis:title='Per bere alle fonti di Allah. Le radici escatologiche del fondamentalismo islamico '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Come ogni altra &#8220;<a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a> del Libro&#8221;, che, cioè, si rifà apertamente all&#8217;insegnamento biblico, anche nell&#8217;Islam l&#8217;importanza dell&#8217;assunto escatologico è notevolissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima, però, di affrontare direttamente l&#8217;argomento, appare necessario chiarire alcuni punti fondamentali del credo mussulmano, dal momento che, negli ultimi anni, a seguito della ricorrente insorgenza di vicende di cronaca internazionale che hanno avuto per protagonisti fondamentalisti islamici, molto è stato scritto su questa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, ma non sempre a proposito o su basi attendibili, con il rischio di far passare la fede di oltre un miliardo di esseri umani (solo il 20% dei quali si concentra in quelli che, tradizionalmente, sono conosciuti come paesi arabi<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>) come una sorta di cieco fanatismo dai tratti retrivi e violenti: solo una visione più oggettiva di un culto che poggia su fondamenta filosofiche ben lontane dalla follia (e dalla disperazione) dei proclami farneticanti di qualche falange oltranzista ci può permettere di inserire il discorso escatologico islamico nel suo più corretto contesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine arabo &#8220;Islam&#8221; significa letteralmente &#8220;sottomissione&#8221;: i credenti, conseguentemente, accettano di sottomettersi, in un certo senso di arrendersi completamente al volere di Dio (<em>Allah</em>). Egli è visto come l&#8217;Unico Dio, creatore, reggitore e salvatore del mondo. La volontà di Dio a cui l&#8217;uomo deve sottomettersi è stata resa nota attraverso il Corano (&#8220;<em>Qur&#8217;an</em>&#8220;), rivelato al messaggero divino Maometto (&#8220;Muhammad&#8221;), l&#8217;ultimo della schiera dei grandi profeti che comprende Adamo, Noè, Mosè, Gesù e molti altri ancora. Questa è l&#8217;essenza ultima dell&#8217;Islam e, non a caso, per essere considerato un &#8220;vero credente&#8221; è sufficiente avere la certezza della verità espressa nella semplicissima formula del credo (&#8220;<em>Shahadah</em>&#8220;): &#8220;<em>Non vi è altro Dio al di fuori di Dio e Maometto è il profeta di Dio</em>&#8220;<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<div id="attachment_2380" class="wp-caption alignright" style="width: 203px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788842071181" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2380" title="immaginazione-creatrice" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/immaginazione-creatrice-193x300.jpg" alt="Henry Corbin, L'immaginazione creatrice. Le radici del sufismo" width="193" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Henry Corbin, L</p></div>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, da questo nucleo fondamentale, già dalla sua nascita nel VII secolo, l&#8217;Islam ha sviluppato una serie di corollari che comprendono elementi riguardanti, ad esempio, la fede negli angeli, la rivelazione divina delle Scritture, la santità dei Profeti e il Giudizio Universale e una serie di doveri del fedele, condensati nei cosiddetti &#8220;Cinque Pilastri&#8221;: la menzionata professione di fede, la preghiera cinque volte al giorno, l&#8217;autotassazione a favore dei poveri (&#8220;<em>Zakat</em>&#8220;), il digiuno diurno nel mese del Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca (&#8220;<em>Hajj</em>&#8220;) almeno una volta nella vita<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come è nata e si è sviluppata questa fede dall&#8217;impressionante capacità missionaria?</p>
<p style="text-align: justify;">Le radici dell&#8217;Islam si possono comprendere solo a partire dalla loro contestualizzazione nella cultura di riferimento da cui sono sorte. La Mecca, al tempo della nascita di Maometto era abitata dalla tribù dei Quraysh ed era un grande centro mercantile e di culto, con templi di tutte le divinità del pantheon islamico: la presenza del santuario che conteneva la &#8220;pietra nera&#8221; (una pietra caduta dal cielo), la &#8220;<em>Ka&#8217;bah</em>&#8221; garantiva sicurezza e pace per chiunque giungesse in città per commerciare e, per questo, i mercati fiorivano.</p>
<p style="text-align: justify;">Le divinità più venerate dell&#8217;Arabia pre-islamica erano di matrice astrale, in particolare per quanto riguarda la triade del dio della luna (&#8220;<em>Ilah</em>&#8220;), della dea del sole e del dio associato al pianeta Venere: il primo, evidentemente originato da una variante del culto babilonese del dio Sin, era a capo di tutti gli altri dei e proteggeva le città e dal suo culto Maometto prenderà il termine Allah (&#8220;<em>Al Ilah</em>&#8220;), elevandolo al grado di dio unico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i mercanti che visitavano frequentemente la Mecca, vi erano anche numerosi Ebrei e Cristiani e, certamente, il pensiero del Profeta venne fortemente influenzato da entrambi i gruppi, a partire dal collegamento che egli sviluppò (pur sincretizzando il messaggio torahico con l&#8217;occultismo proprio delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> arabiche) tra la propria predicazione e quella biblica e dalla rivelazione comunicatagli, a suo dire, dall&#8217;arcangelo Gabriele<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio della sua predicazione, comunque, Abu al-Qasim Muhammad ibn &#8216;Abd Allah ibn &#8216;Abd al-Muttalib ibn Hasim (questo il nome completo del Profeta) fu aspramente contestato dai suoi concittadini (che, probabilmente, temevano che la radicalità del suo messaggio potesse mettere in pericolo i commerci cittadini) e, nel 622, dovette rifugiarsi nella non lontana città di Medina (con la cosiddetta &#8220;Hijrah&#8221; o &#8220;Egira&#8221;, dalla quale gli islamici iniziano il computo degli anni del loro calendario), dove il suo messaggio venne accolto molto più favorevolmente, iniziando a diffondersi in tutta la penisola araba<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; già da questo periodo iniziale che l&#8217;Islam comincia ad acquistare  il suo tratto fondamentale di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> che si esprime sia negli aspetti spirituali che in quelli temporali della vita e che tende a regolare non solo il rapporto tra uomo e Dio ma anche quello tra uomo e uomo, fornendo norme comportamentali pubbliche, religiosizzando ogni istanza sociale e codificando legalmente il governo dello stato sulla base della morale religiosa. E&#8217; da questa sorta di dualismo che si sviluppa uno dei concetti più spesso mal interpretati dell&#8217;Islam, la &#8220;Jihad&#8221;, con non significa tanto guerra santa offensiva, come molti pensano, quanto necessità missionaria di diffondere la legge divina ovunque e di difenderla con ogni mezzo<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; a partire da tale visione che, dopo la morte di Maometto nel 632, l&#8217;Islam si spande nell&#8217;arco di un secolo dalla Spagna all&#8217;India. Durante tali movimenti di conquista, agli Ebrei e ai Cristiani viene assegnato uno <em>status </em>speciale in quanto comunità che accolgono le Scritture (&#8220;<em>ahl al-Kitab</em>&#8220;, &#8220;popoli del Libro&#8221;) e, di conseguenza, &#8220;<em>dhimmis</em>&#8220;, &#8220;protetti&#8221;, sebbene anch&#8217;essi dovessero pagare una speciale tassa, la &#8220;<em>jizyah</em>&#8221; come non islamici (che, per altro, portò alla conversione di molti non disposti a pagarla). L&#8217;espansione continuerà nel XII secolo in Cina, in Asia Centrale, e verso la Turchia e l&#8217;Africa sub-sahariana grazie alla predicazione dei mistici sufi e, nel XIV secolo, con l&#8217;arrivo di mercanti mussulmani, in tutto il Sud-Est Asiatico<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<div id="attachment_2381" class="wp-caption alignleft" style="width: 203px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788807819933" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2381" title="capire-lislam" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/capire-lislam-193x300.jpg" alt="Matthew Gordon, Capire l'Islam" width="193" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Matthew Gordon, Capire l</p></div>
<p style="text-align: justify;">Uno dei tratti essenziali che emergono durante il periodo dell&#8217;espansione è la teoria che qualunque terra sia presa dall&#8217;Islam, sia per questo motivo santificata e, se successivamente persa, debba essere riportata sotto la legge santa: da ciò derivano gran parte dei problemi che tormentano ancora oggi il Medioriente, ma, di per sé, non si tratta tanto di una legge fondamentale coranica, quanto solo di una derivazione posteriore<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, la dottrina mussulmana si basa su quattro fonti principali: il Corano, la &#8220;<em>Sunnah</em>&#8221; (tradizione), la &#8220;<em>ijma</em>&#8221; (il consenso della comunità) e lo &#8220;<em>ijtihad</em>&#8221; (il pensiero individuale).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Corano (dalla parola araba che significa &#8220;recitazione&#8221;) è, come detto, visto come il Verbo di Dio reso noto a Maometto attraverso l&#8217;arcangelo Gabriele. Il testo si divide in 114 sure (capitoli), le prime delle quali (rivelate a Maometto mentre ancora alla Mecca) hanno carattere etico e spirituale, mentre le ultime si incentrano sulla legislazione sociale e i principi politico-morali della comunità dei credenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>Sunnah</em> comprende tratti di legislazione tribale pre-islamica e fatti, detti ed esempi legati al Profeta: sei libri di &#8220;<em>Hadith</em>&#8221; (detti di Maometto), scritti nel IX secolo, sono considerati particolarmente autorevoli dai Mussulmani sunniti, mentre gli Sciti osservano una differente tradizione, legata ai detti e agli atti anche dei più stretti congiunti e successori del Profeta.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>ijma </em>rappresenta la legge islamica standard e, a partire dal X secolo è &#8220;chiusa&#8221;, nel senso che non è consentita alcuna nuova interpretazione legale né del Corano né della <em>Sunnah</em>, la qual cosa, rendendo il sistema fortemente conservatore, ha virtualmente eliminato il senso dello <em>ijtihad </em>(cioè della visione e interpretazione individuale)<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elemento più caratterizzante e più costantemente ripetuto nel Corano è il rigorosissimo monoteismo: Dio è uno e unico e anche il Trinitarismo cristiano viene completamente ripudiato. Allah è ovunque, ma non risiede in niente e nessuno, è il solo creatore e reggitore dell&#8217;universo e ogni creatura è testimone del suo dominio e della sua unità, è giusto, caritatevole, maestoso e ha plasmato ogni cosa, parte del tutto universale, con una propria natura definita e limitata (la limitatezza di ogni creatura contrapposta alla infinitezza del Creatore è uno dei punti più fondamentali della teologia coranica)<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>. Secondo il Corano, Dio ha creato due specie viventi apparentemente parallele: gli uomini plasmati dal fango e i &#8220;<em>jinn</em>&#8221; plasmati dal fuoco. I secondi, sebbene più responsabili e ragionevoli degli uomini, sono più proni al male ed è per questo che il Libro Sacro è indirizzato al genere umano, affinché possa servirgli da guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante ciò, comunque, anche l&#8217;uomo è una creatura fragile e vacillante, ribelle, pieno di orgoglio e che si ritiene autosufficiente. Proprio l&#8217;orgoglio è visto come il peggior peccato umano, perché genera l&#8217;incapacità di capire la propria limitatezza e la superbia di ritenersi simili a Dio, tentando di violarne l&#8217;unicità: la vera fede, allora, sta soprattutto nel comprendere di essere solo cera nelle mani di Dio e nell&#8217;essere proni alla sua volontà. Persino l&#8217;essere che divenne poi Satana, originariamente era  stato onorato da Dio con una posizione di rilievo nel creato, ma, rifiutandosi di onorare Adamo e, anzi, cercando di indurlo nel peccato, disobbedì alla volontà di Dio per eccessivo orgoglio e venne condannato in eterno. Anche se peccatori, in ogni caso gli esseri umani possono sempre pentirsi e ritornare &#8220;veri credenti&#8221; (che si contrappongono agli infedeli, o &#8220;<em>kafir</em>&#8220;), perché Allah è sommamente misericordioso e sempre pronto a perdonare chi si pente sinceramente, gli si sottomette e si conforma ai suoi insegnamenti, espressi attraverso i profeti (che sono esseri completamente umani che hanno accolto in toto gli insegnamenti divini), gli angeli o l&#8217;ispirazione celeste<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre sulla linea della umiltà richiesta al fedele si pone anche la dottrina islamica relativa all&#8217;accumulo di ricchezze: se tale accumulo avviene dimenticando i diritti dei poveri, chi si arricchisce può subire le più dure punizioni sia in questa vita che nell&#8217;aldilà, dal momento che la cupidigia viene indicata nel Corano come una delle maggiori cause di decadimento morale della società. Più in generale, la missione ultima della comunità dei fedeli deve essere quella di &#8220;favorire il bene e proibire il male&#8221;, in modo che &#8220;non vi sia inganno e corruzione&#8221; sulla terra: anche su questa base deve essere letta la dottrina della vera <em>jihad</em>, il cui senso è, secondo il credente, quello di portare la giustizia dell&#8217;Islam nelle società del mondo perché ogni popolo conosca Allah e ogni essere umano possa, di conseguenza, convertirsi, ma mai quello di acquisire potere per fini terreni, tanto che la setta Kharijita, che intendeva la <em>jihad </em>come una guerra continua di conquista di territori da annettere alla &#8220;terra dell&#8217;Islam&#8221; venne, per questo e per le sue pretese ugualitarie (chiunque fosse pio poteva, secondo i suoi appartenenti, porsi a capo dell&#8217;Islam, mentre gli Sciti ritengono che tali guide debbano venire dalla famiglia del Profeta e dai discendenti di suo genero Ali e i Sunniti dai Quraysh, la tribù del Profeta), distrutta durante le guerre intramussulmane dell&#8217;VIII secolo<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<div id="attachment_2382" class="wp-caption alignright" style="width: 173px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788877107251" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2382" title="chiave-spirituale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/chiave-spirituale-163x300.jpg" alt="Titus Burckhardt, La chiave spirituale dell’astrologia musulmana secondo Mohyiddîn Ibn ‘Arabî" width="163" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Titus Burckhardt, La chiave spirituale dell’astrologia musulmana secondo Mohyiddîn Ibn ‘Arabî</p></div>
<p style="text-align: justify;">Da tali guerre, i Sunniti emersero vincitori, forse anche grazie alle loro idee più moderate: essi, infatti, sono forti sostenitori della tolleranza e ciò ha certamente permesso a più sistemi di pensiero di coesistere al loro interno, sebbene numerosi teologi sunniti pongano una forte enfasi sul concetto della onnipotenza divina, a scapito del libero arbitrio, in una concezione notevolmente deterministica (ancora più forte nell&#8217;ala mistica Sufi) che, in alcuni casi, è arrivata anche all&#8217;accettazione della tirannia.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrapposti ai Sunniti, gli Sciti, probabilmente influenzati dalla Gnosi e da concezioni vetero-iraniche, vedono nella figura dei loro capi religiosi (&#8220;<em>imam</em>&#8220;) una sorta di manifestazione metafisica di Dio: gli <em>imam </em>(lungo la storia, al di la di recenti pretese di stampo politico, ne sono stati riconosciuti una dozzina) sono infallibili e sono in grado di rivelare ai fedeli il vero significato nascosto del Corano, diventando il tramite preferenziale tra uomo e Dio. A differenza dei Sunniti, gli Sciti hanno adottato la dottrina della libertà della volontà umana nella scelta tra bene e male e hanno dato un ruolo di primo piano all&#8217;idea di sofferenza e passione per la fede (si pensi, a tale proposito alle processioni di auto flagellanti che ogni anno ricordano la morte violenta del figlio di Ali, Husayn, per mano degli Omayyadi nel 680)<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenze di interpretazione tra queste due ali maggioritarie dell&#8217;islam sono comprensibili alla luce di una certa vaghezza propria del Corano in relazione alle vie che possono portare alla salvezza umana nella vita di ogni giorno, in questo differendo notevolmente sia dall&#8217;Israelitismo che dal Cristianesimo e pur concordando con le altre due <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religioni</a> del Libro nell&#8217;indicare nella compassione, nella comprensione del prossimo e nella tolleranza una via preferenziale per accostarsi a Dio. Tale comunanza è facilmente spiegabile sulla base della presunta derivazione vantata dall&#8217;Islam dalla storia biblica: sebbene senza alcuna base storica, infatti, i mussulmani affermano che il &#8220;loro antenato&#8221; Ismaele e non Isacco fosse l&#8217;erede reale di Abramo e che Gesù (chiamato &#8220;Isa&#8221;), nato da una vergine e senza peccato, sia stato l&#8217;ultimo grande profeta prima di Maometto, che abbia compiuto miracoli e predicato il volere di Dio (sebbene il suo Vangelo sia poi stato distorto dai Cristiani), che dopo che qualcuno aveva preso il suo posto sulla croce sia asceso al cielo, che abbia promesso di mandare un nuovo redentore, concretizzatosi nel Profeta e che (ma non si tratta di una dottrina condivisa da tutti), un giorno, tornerà per aiutare nel giudizio dei vivi e dei morti<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ultima idea ci conduce, finalmente, all&#8217;analisi dell&#8217;escatologia islamica.</p>
<p style="text-align: justify;">In piena consonanza con la tradizione biblica, alla fine dei tempi si avrà la resurrezione dei morti e il giudizio finale di ciascuno in relazione alle sue opere: coloro che verranno condannati, bruceranno nel fuoco infernale, che divorerà le loro carni e i loro cuori, mentre coloro che saranno benedetti conosceranno i piaceri, sia fisici (&#8220;<em>S&#8217;assomiglia il Giardino promesso ai timorati di Dio a qualcosa sotto la quale scorrono i fiumi, e i suoi frutti saranno perenni, e la sua ombra. Questa sarà la Dimora Finale di quelli che temono Iddio&#8230;</em>&#8220;<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a> e, se caduti per l&#8217;Islam, i fedeli saranno presi in cura da 40 vergini, le &#8220;<em>huri</em>&#8220;) che spirituali (dati dalla vicinanza di Dio) del paradiso (&#8220;<em>janna</em>&#8220;)<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se queste credenze sono proprie e riconosciute da tutti i gruppi islamici, sicuramente la tradizione escatologica più ricca è quella degli Sciti, molti dei quali, come accennato, vedo in Isa colui che giudicherà gli esseri viventi con (o, secondo alcune fonti essendo il) &#8220;Mahdi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella del &#8220;Mahdi&#8221; è una delle figure più tipiche dell&#8217;Imamitismo scita, ma è ben presente anche nella tradizione sunnita. Costui, il cui nome significa &#8220;il ben consigliato&#8221;, sarà un Imam di incredibile forza e saggezza che, secondo la tradizione scita, &#8220;<em>discenderà nella Terra Santa, in un posto chiamato Afiq, con una lancia tra le sue mani; egli ucciderà con essa al-Dajjal </em>[la versione islamica dell'Anticristo] <em>e si recherà a Gerusalemme per la preghiera del mattino. Qui l&#8217;imam cercherà di cedere il suo posto a Isa, ma quest&#8217;ultimo rifiuterà e pregherà dietro di lui, secondo la Sharia </em>[Legge Santa] <em>di Maometto</em>. <em>Poi, egli ucciderà un maiale, distruggerà la croce e ucciderà tutti i Cristiani che non credono in lui</em>. <em>Quando al-Dajjal</em> <em>sarà ucciso, tutte le Genti del Libro crederanno in lui e formeranno una unica comunità che si sottomette al volere di Dio</em>. <em>Isa, a questo punto regnerà rettamente e dopo quarant&#8217;anni morirà e verrà sepolto a Medina di fianco a Maometto e tra Abu Bakr e Omar</em>&#8220;<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accennato, la tradizione mistico-escatologica mussulmana è pressoché concorde nell&#8217;assegnare sia a Isa che al Mahdi un ruolo fondamentale nella &#8220;<em>qiyama</em>&#8220;, la resurrezione finale, probabilmente sulla base del versetto coranico: &#8220;<em>Egli</em> [Isa] <em>è un annuncio dell&#8217;Ora.  Non dubitatene e seguitemi, questa è la retta via</em>&#8220;<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>, che potrebbe far intendere che la discesa di Isa durante il periodo di governo del Mahdi porterà al compimento finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello sviluppo del ruolo escatologico del Mahdi nella tradizione scita, comunque, come visto, si pone una grande enfasi nel ruolo superiore del Mahdi che, come <em>imam </em>e discendente di Maometto, verrà seguito da Isa, ma, curiosamente, nella tradizione successiva al X secolo, i loro ruoli vengono spesso mescolati e confusi<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>. D&#8217;altra parte, ciò è comprensibile alla luce del fatto che alcuni esegeti sunniti, certamente in contrapposizione allo Scitismo, riportano una tradizione secondo la quale il Profeta avrebbe detto: &#8220;<em>Non vi è altro Mahdi, se non Isa, il figlio di Maria</em>&#8220;<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>, con ogni probabilità per minare le speranze chiliastiche scite e minimizzare l&#8217;importanza attribuita dal gruppo rivale alla figura del Mahdi, opponendo a tale credenza la mancanza di qualunque menzione coranica di tale figura messianica.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, tra gli Sciti la speranza nell&#8217;avvento del Mahdi (che, lo si ripete ancora, è comunque propria anche di molti gruppi sunniti) ha un ruolo davvero preponderante a livello escatologico. Leggiamo quanto riporta l&#8217;islamista Abdulaziz Abdulhussein Sachedina a tale proposito: &#8220;<em>Nelle tradizioni scite, la funzione di uccidere al-Dajjal è riservata al Mahdi. In una antichissima storia si riporta che Ali abbia risposto ad una domanda sul Dajjal, descritto come un uomo con un occhio solo, fiammeggiante come la stella del mattino al centro della fronte, su cui è impressa, leggibile per letterati e illetterati, la scritta ‘Questo è l&#8217;infedele&#8217; e il cui avvento sarà anticipato da tempi di estrema durezza. Egli apparirà su un asino e il suo richiamo sarà udito da un capo all&#8217;altro della terra, quando </em><em>annuncerà alla gente di essere il loro creatore e signore. Coloro che quel giorno lo seguiranno saranno nemici di Dio e saranno riconoscibili perché indosseranno qualcosa di verde sul loro capo. Dio li farà perire in un luogo chiamato Afiq , in Siria, tre ore dopo l&#8217;alba di venerdì, per mano di colui dietro il quale Isa pregherà. Dopo la sua morte </em>[del Dajjal] <em>accadrà un grande evento, la rivoluzione del dodicesimo Imam, che avrà inizio dalla zona di Safa, nel recinto della Qaba. Da quel momento in poi nessun pentimento verrà più accettato. Il ruolo di al-Dajjal alla fine dei tempi è quasi identico a quello di Satana, così come spiegato dalle fonti tradizionali, perché egli tenterà la gente dando loro cibo e acqua, che saranno scarsi in quei tempi. Si riporta che il Profeta abbia detto che dai tempi di Noè non vi sia stata nessuna Umma </em>[comunità di fedeli] <em>che non abbia temuto al-Dajjal e le sue tentazioni; ogni profeta ha ammonito la sua comunità contro questo tentatore. L&#8217;episodio dell&#8217;insorgenza di al-Dajjal è spesso stato interpretato come una sorta di test per distinguere i veri credenti di Dio da quelli falsi</em>&#8220;<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884160316" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lartedellislam.bmp" border="0" alt="Titus Burckhardt, L'arte dell'Islam" width="80" height="140" /></a>Un altro brano che ci può far comprendere come quella del Mahdi sia una figura non confinata al solo Scitismo ma, pur con accenti differenti, propria di tutte le correnti islamiche è il seguente, tratto da <em>The Islamic Understanding of Death and Resurrection</em> di Jane Idleman Smith e Yvonne Yaybeck Haddad, che, a loro volta, citano un lavoro precedente di Ahmad Galwash<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>: &#8220;<em>E&#8217; risaputo (e generalmente accettato) da tutti i Mussulmani di ogni epoca che, alla fine dei tempi, un uomo dalla famiglia del Profeta farà senza dubbio comparsa e rafforzerà la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> e farà trionfare la giustizia. I Mussulmani lo seguiranno ed egli otterrà dominio su tutte le terre islamiche . Sarà chiamato il Mahdi e, subito dopo di lui apparirà l&#8217;Anticristo e, con lui, tutti i segni dell&#8217;Ora finale, così come stabilito nella tradizione, la Sahih. Dopo il Mahdi, Isa scenderà e ucciderà l&#8217;Anticristo, oppure Isa scenderà con il Mahdi e lo aiuterà a uccidere l&#8217;Anticristo e poi seguirà il Mahdi nella preghiera</em>&#8220;<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è possibile notare, il quadro, nato dalla fusione di tradizioni  e filoni teologici differenti, non è chiarissimo, ma la sequenza risulta più o meno comune a tutti i gruppi religiosi: sebbene, infatti, il Corano non presenti una marcata impronta messianista o millenarista, già a partire dalla fine del VII secolo numerosi testi della Hadith contengono visioni riguardanti un&#8217;era messianica<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con molte probabilità, il messianismo originale doveva essere riferito a Isa, con una ripresa neotestamentaria che fonda le sue radici nell&#8217;ascesa al cielo del &#8220;penultimo profeta&#8221;<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, ma già a metà del VII secolo il titolo di Mahdi comincia a circolare nelle comunità islamiche, collegato a figure politiche e religiose eminenti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; possibile che, dalla mescolanza delle due figure, l&#8217;immagine messianico-millenarista abbia cominciato a sedimentarsi, raggiungendo una più chiara formalizzazione durante la rivoluzione Abbaside (740-749): è, infatti, in questo periodo che comincia a circolare sempre più frequentemente l&#8217;idea che il Mahdi sorgerà a est, nella regione del Khorasan (fra l&#8217;odierno Iran orientale e l&#8217;Afghanistan), solleverà un esercito, marcerà lungo la pianura iranica fino all&#8217;Iraq e, dopo aver purificato i domini islamici, stabilirà il suo regno messianico. E&#8217; impossibile non notare come questo scenario rifletta da vicino la salita al potere degli Abbasidi e sia stato utilissimo per legittimare politicamente e religiosamente (dobbiamo ricordare che nell&#8217;Islam i due termini sono praticamente sinonimici<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>) la loro rivoluzione<a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>. In contrasto con questa visione, la figura di Isa, intoccabile perché menzionata dal Profeta, doveva assumere un ruolo più defilato e, di conseguenza, Egli diventa colui che abbatterà il Dajjal e che aprirà la strada all&#8217;era messianica mahdita, pur essendo spiritualmente inferiore al Mahdi stesso. La variante scita, in sostanza, ha una valenza altrettanto politica, servendo ad avvalorare, con l&#8217;idea che il Mahdi sia il dodicesimo Imam, la validità della pretesa di una guida spirituale dell&#8217;Islam che debba derivare direttamente dalla famiglia di Maometto, idea che dall&#8217;874<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a> risulta perdente e minoritaria all&#8217;interno del mondo mussulmano, e la profezia di una vendetta di tale Imam contro tutti coloro che avevano perseguitato i veri credenti sciti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle differenze dogmatiche tra Sciti e Sunniti, va comunque sottolineato come per entrambi il periodo messianico non sarà eterno: i Sunniti ritengono che durerà tra i cinque  e i nove anni, mentre gli Sciti credono possibile una durata compresa tra i venti e i quarant&#8217;anni (in alcune versioni si arriva, però, a parlare di trecento anni<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a>). Per tutti, comunque, tale intervallo di tempo, che aprirà la strada al Giudizio Finale, avrà le tipiche caratteristiche messianiche di palingenesi, restaurazione del diritto ed eliminazione del peccato<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è, dunque, ancora una volta, affatto strano che, a partire dagli Abbasidi (747-1258), un gran numero di dinastie sia sunnite che scite abbiano utilizzato pretese e slogan messianico-millenaristi per giustificare il loro dominio. Così, tutti i primi sette governanti abbasidi assunsero titoli messianici e diffusero l&#8217;idea che il loro governo fosse il regno messianico promesso<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a>. Dopo di loro (e, in alcuni casi, contemporaneamente a loro), altri regnanti si appropriarono dell&#8217;idea messianica, manipolandola: la maggior parte di essi utilizzarono il concetto tradizionale secondo il quale ogni cento anni Allah invia un &#8220;mujaddid&#8221;, un rinnovatore per  rendere attuale la sua <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, e utilizzarono apertamente tale idea, nata come spirituale, per legittimarsi politicamente<a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8874470118" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/musichemistichedellislam.bmp" border="0" alt="Orüç Güvenç, Musiche mistiche dell'Islam. La danza cosmica dei sufi. Con cd audio" width="95" height="137" /></a>Nell&#8217;899, i cosiddetti Sciti Settimani (cioè coloro che accettavano solo i primi sette Imam come discendenti diretti della famiglia di Maometto), poi noti con il nome di Ismailiti, proclamarono il loro regno messianico in Africa settentrionale e la dinastia da essi fondata, i Fatimidi, dopo essersi spostata in Egitto e aver fondato Il Cairo (nel 969), entrò in competizione per il dominio sul mondo islamico con gli Abbasidi, pur abbandondo, nel tempo le sue pretese mahdite<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, nel 1258, gli Abbasidi persero il potere per mano dei Mongoli, il sistema di auto legittimazione millenarista si sparse per tutto il Medioriente, prendendo forme diverse, per lo più strettamente legate all&#8217;idea di rinnovamento religioso. Un buon esempio in tal senso è dato dalla dinastia Safavide (1499-1736) che convertì la Persia allo Scitismo sfruttando le attese spasmodiche che accompagnarono l&#8217;anno 1000 islamico (equivalente all&#8217;anno cristiano 1591-92), per poi, una volta passata la data fatidica, annientare fisicamente la setta più strenuamente millenarista, quella dei Kizilbashiti<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro paradigma largamente utilizzato per legittimare il proprio potere in senso messianico fu quello della &#8220;stabilità e giustizia universale&#8221;, come fece la dinastia ottomana (circa 1300-1918), in particolare sotto Solimano il Magnifico (1520-1566), non a caso detto anche Solimano il Legislatore<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>, o come, seppur in modo più marginale, fece Timur il Grande (noto come Tamerlano, 1336-1405) che, addirittura, si rifece ad oracoli astrologici e calcoli astronomici per assumere il titolo chiaramente messianico di &#8220;Sahib-i Qiran&#8221; (&#8220;Signore della Congiunzione Favorevole&#8221;), poi parzialmente ereditato dai suoi successori turchi e persiani, che si fregiarono del titolo di &#8220;inviato dal cielo&#8221;<a name="_ftnref36" href="#_ftn36">[36]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, non tutti i &#8220;millenaristi&#8221; ebbero successo e alcuni dei maggiori fallimenti di pretesi messia sono tra le pietre miliari della storia islamica: la rivolta messianica di Muhammad al-Nafs al-Zakiyya, un discendente di Maometto, a Medina nel 762 (rivolta che, per altro, ebbe certamente un suo ruolo nella formazione dell&#8217;idea del Mahdi) o le pretese salvifiche per il popolo siriano legate alla figura del Sufyani, un discendente del califfo Mu&#8217;awiya bin Abi Sufyan (602-680), sono solo alcuni esempi in questo senso<a name="_ftnref37" href="#_ftn37">[37]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante questi fallimenti, comunque, l&#8217;idea di un&#8217;epoca messianica presieduta dal Mahdi  continuò a prosperare, divenendo, tra l&#8217;altro, uno dei maggiori temi letterari e sociali dell&#8217;islam contemporaneo: non è un caso che idee millenariste riguardanti l&#8217;anno islamico 1400 siano state espresse ancora nel 1979 in relazione alla rivolta messianica di Muhammad al-Qahtani e Juhayman al-&#8217;Utaybi alla Santa Moschea della Mecca e alla rivoluzione islamica in Iran<a name="_ftnref38" href="#_ftn38">[38]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che il tema apocalittico è, da sempre, un tema di grande potenza, nell&#8217;Islam come in ogni altra <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>: la fede in una fine del mondo imminente cambia la gente e le dà la forza di una convinzione assoluta che Dio sia a fianco del credente, la presenza di uno scopo definito e l&#8217;impeto per superare ogni avversità. Tutti e tre questi elementi sono presenti in ogni vero gruppo apocalittico e, notoriamente, la loro unione può essere molto pericolosa. Il fatto è che tale unione non è caratteristica solo dell&#8217;Islam. Certo, l&#8217;Islam è una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> con forti componenti escatologico-apocalittiche e sicuramente la spinta all&#8217;islamizzazione del mondo prima del Giudizio Universale è stata una molla fondamentale nella spettacolare espansione della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> mussulmana nel corso dei secoli, ma tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> più importanti hanno avuto fortissime caratterizzazioni in questo senso.</p>
<div id="attachment_2383" class="wp-caption alignleft" style="width: 193px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788842074199" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2383" title="il-corano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-corano-183x300.jpg" alt="Massimo Campanini, Il Corano e la sua interpretazione" width="183" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Massimo Campanini, Il Corano e la sua interpretazione</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se vogliamo comprendere l&#8217;Islam radicale, fondamentalista (che, lo si ricorda, è ben diverso dall&#8217;Islam moderato, che accoglie il senso della <em>jihad </em>come precedentemente osservato), non è tanto alla storia che ci dobbiamo rivolgere, quanto alla sociologia religiosa legata all&#8217;apocalisse. Per molti Mussulmani, quello che stiamo vivendo oggi è una specie di mondo sottosopra, i cui valori sono completamente rovesciati, sviati anche nelle terre dell&#8217;Islam dai missionari dell&#8217;età colonialista e dalla colonizzazione culturale e in cui la Legge di Dio deve essere ristabilita per mezzo di una guerra apocalittica<a name="_ftnref39" href="#_ftn39">[39]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La percezione più comune è che Dio stia provando la fede dei singoli in attesa della &#8220;battaglia finale&#8221; e se anche questa idea rimane latente nella maggior parte dei credenti, essa assume un carattere preponderante nei gruppi più fortemente radicali<a name="_ftnref40" href="#_ftn40">[40]</a>: eventi come le guerre arabo-israeliane, la questione afghana e le Guerre del Golfo vengono sempre più viste come passaggi del periodo pre-apocalittico e, in queste condizioni, diventa facile attribuire la denominazione di &#8220;al-Dajjal&#8221; a questo o quel paese o personaggio politico ostile. Non è affatto un caso che tutti i movimenti più estremisti si rifacciano continuamente alla predicazione apocalittica e distribuiscano materiale evidentemente millenarista.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, si tratta, ancora una volta, come lungo tutto il corso della storia, come in praticamente tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, di una strumentalizzazione a fini politici di temi che trovano il loro fondamento, la loro ragion d&#8217;essere, nei più profondi e reconditi meandri dell&#8217;animo umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, la storia ci ha insegnato che tali strumentalizzazioni politiche, artigliandosi alle paure più profonde, alle speranze più inespresse, finiscono solo per addormentare la ragione, divenendo causa delle tragedie più immani.</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Fonte: www.adherents.com</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> J.L. Esposito<em>, What</em> <em>Everyone Needs to Know about Islam</em>, Oxford University Press 2002, p.19</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> <em>Ivi</em>, pp. 26-51 passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> M.Sicker, <em>The Pre-Islamic Middle East</em>, Praeger Publishers 2000, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> S.H. Nasr, <em>Islam: Religion, History, and Civilization</em>, HarperOne 2002, pp. 42 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> A. Sita, <em>The True Meaning and Implications of Jihad</em>, IUniverse 2002, pp. 26 ss. e passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> K.Armstrong, <em>Islam: A Short History</em>, Modern Library 2002, pp.106 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> A. Sita, <em>Citato</em>, pp.83-87</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> I.Goldziher, A.Hamori, B. Lewis, <em>Introduction to Islamic Theology and Law</em>, Princeton University Press 1981, pp. 21-47 passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> <em>Ivi</em>, p. 71</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> <em>Ivi</em>, p. 78</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> H. Laoust,<em> Les schismes dans l&#8217;Islam: Introduction a une Etude de la Religion Musulmane</em>, Payot 1977, pp.163-165</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi</em>, pp. 53 ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a> J. Ankerberg, E.Caner, <em>The Truth About Islam and Jesus</em> , Harvest House Publishers 2009, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a> <em>Corano</em>, Sura XIII:35</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a> J. Idelman Smith, Y.Yazbeck Haddad, <em>The Islamic Understanding of Death and Resurrection</em>, Oxford University Press 2002, pp.29 ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a> Riportato in: A.J. Quinnell, <em>The Mahdi</em>, Mass Market Paperback 1983, pp.78-79</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a> <em>Corano</em>, Sura XLIII:61</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a> A.J. Quinnell, <em>Citato</em>, pp.97-98</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a> <em>Ivi</em>, p. 101</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a> A. A. Sachedina, <em>Islamic Messianism: The Idea of Mahdi in the Twelfth Shei&#8217;ism</em>, State University of New York Press 1981, pp.31-32</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a> A. Galwash, <em>The Religion of Islam</em>, Hafner Publishing 1940, pp.106-107</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a> J.Idleman Smith,Y.Yaybeck Haddad, <em>Citato</em>, p. 68</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a> M. Hisham Kabbani,<em> The Approach of Armageddon? An Islamic Perspective</em>, Islamic Supreme Council of America 2003, pp.16-17</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a> <em>Corano</em>, Sura III:55</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a> N. Ayubi, <em>Political Islam: Religion and Politics in the Arab World</em>, Routledge 2003, p.28</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a> W.F. Tucker, <em>Mahdis and Millenarians</em>, Cambridge University Press 2008, pp.68-79</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a> Anno dell&#8217;ascesa dei Samanidi sunniti in Persia</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a> D. Cook, <em>Studies in Muslim Apocalyptic</em>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span> Press 2003, pp.209-210</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a> W.F. Tucker, <em>Citato</em>, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a> <em>Ivi</em>, pp.31-39</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a> <em>Ivi</em>, pp.63 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a> <em>Ivi</em>, pp.84 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a> <em>Ivi</em>, pp.92 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a> <em>Ivi</em>, pp.111 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn36" href="#_ftnref36">[36]</a> <em>Ivi</em>, pp.132 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn37" href="#_ftnref37">[37]</a> <em>Ivi</em>, pp.157 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn38" href="#_ftnref38">[38]</a> N. Ayubi, <em>Citato</em>, pp.184-193</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn39" href="#_ftnref39">[39]</a> D.M. Haugen (a cura di), <em>Islamic Fundamentalism</em>, Greenhaven Press 2007, pp.38-40</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn40" href="#_ftnref40">[40]</a><em>Ivi</em>, pp.38-40</p>
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