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	<title>Centro Studi La Runa &#187; conservatorismo</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Da Wojtyła a Ratzinger: la svolta conservatrice del Vaticano</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 10:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
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		<description><![CDATA[Su una cosa Wojtyła e Ratzinger sono sempre apparsi concordi: l'ossequio formale e la critica sostanziale ai risultati del Concilio Vaticano II e, conseguentemente, il ritorno ad un sistema di pensiero ecclesiastico tradizionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/svolta-conservatrice-vaticano.html' addthis:title='Da Wojtyła a Ratzinger: la svolta conservatrice del Vaticano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Periodicamente, con una frequenza quasi imbarazzante, i <em>mass media</em> propongono rievocazioni storiche di quello che può, a buon titolo, essere considerato non solo uno dei più grandi Pontefici del &#8217;900, ma anche una delle figure sociali più importanti del &#8220;secolo breve&#8221;: Karol Wojtyła, o meglio Sua Santità Papa Giovanni Paolo II.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa non appare per nulla stupefacente: è assolutamente indubitabile che Wojtyła abbia rappresentato un nodo fondamentale per lo sviluppo dell&#8217;oggi sotto molti punti di vista e che sia stato anche una figura di estrema &#8220;rottura&#8221; (ma non certamente la sola e, in questo senso, basti pensare a Papa Roncalli) nella immagine del Pontificato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lossessione-dellilluminismo-giovanni-paolo-ii-e-il-mondo-moderno/6415" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5371" style="margin: 10px;" title="ossessione-illuminismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ossessione-illuminismo.jpeg" alt="" width="200" height="282" /></a>Le motivazioni della grandezza del Papa che il popolo cattolico, alla sua morte, ha richiesto diventare &#8220;santo subito&#8221; sono numerose e vengono così di sovente ribadite che risulta pressoché inutile analizzarle in questa sede. Solo per accenni possiamo ricordare che:</p>
<p style="text-align: justify;">- certamente Papa Giovanni Paolo II è stato una delle concause dello sgretolarsi del blocco comunista e della conseguente fine della logica dei blocchi. Per comprendere la parte avuta dal Pontefice in questa vicenda, è necessario ricordare che l&#8217;uomo Wojtyła aveva vissuto gran parte della sua vita sotto la tirannia: prima quella nazista, con i tedeschi che avevano invaso la Polonia quando aveva solo diciannove anni, obbligandolo a trasformarsi da studente universitario a lavoratore manuale, poi, per ben 33 anni, quella dei &#8220;liberatori&#8221; sovietici, con il loro tentativo di diffondere un totalitarismo ateo. Così come la risposta di Wojtyła al nazismo era stata l&#8217;entrata nell&#8217;UNIA, un ampio movimento di resistenza nazionale, la sua risposta al comunismo fu basarsi sul pensiero relativo alla dignità umana e alla libertà elaborato dell&#8217;Arcivescovo Sapieha, conosciuto durante la frequentazione del seminario sotterraneo<a href="#_ftn1">[1]</a>. Una volta divenuto a sua volta Arcivescovo di Cracovia, Wojtyła evitò lo scontro diretto con il governo ma continuò a diffondere, quasi porta a porta, il sentimento di un umanesimo cristiano capace di minare il marxismo dalle fondamenta e a utilizzare tutte le armi psicologiche e di autorità morale in suo possesso per difendere i diritti del popolo cristiano. Infine, eletto Papa nel 1978, la sua azione si fece più diretta e incisiva, già a partire da quel &#8220;<em>non abbiate paura&#8221;</em> che oggi suona come un grido di battaglia contro i regimi dell&#8217;est e poi, via via, con i discorsi sulla libertà di culto all&#8217;O.N.U., i pellegrinaggi in Polonia per ricordare ai suoi connazionali che il Papato era loro vicino, l&#8217;incoraggiamento alle autorità ecclesiastiche (si pensi all&#8217;appoggio al Cardinale ceco Tomasek) e il supporto (morale, economico e logistico) a quel libero sindacato Solidarnosc che, fondato da un oscuro elettricista di Danzica, avrebbe determinato le prima libere elezioni in Polonia in cinquant&#8217;anni e che mai avrebbe potuto sopravvivere senza l&#8217;aiuto e la difesa (si pensi alla lettera scritta direttamente dal Papa a Breznev per metterlo in guardia dalla possibilità di sviluppare una invasione in stile ungherese o praghese<a href="#_ftn2">[2]</a>) della guida spirituale di due miliardi di persone<a href="#_ftn3">[3]</a>;</p>
<p style="text-align: justify;">- un fondamentale contributo di Giovanni Paolo II alla contemporaneità è stata l&#8217;apertura verso le altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religioni</a>. Fin dall&#8217;inizio del suo Pontificato il &#8220;Papa polacco&#8221; coltivò contatti personali con i leader ebrei e continuò ad affermare, come già aveva fatto in patria, che gli Ebrei erano, per i Cristiani, &#8220;<em>fratelli maggiori nella fede</em>&#8220;. Nel 1986 fu il primo Pontefice (almeno di cui si abbia conoscenza) ad entrare in una Sinagoga (e, in quell&#8217;occasione, abbracciò il Rabbino capo della Sinagoga Maggiore di Roma); nel 1990 dichiarò l&#8217;antisemitismo un peccato contro Dio e contro l&#8217;umanità e, alla fine del 1993, spinse il Vaticano a riconoscere lo Stato di Israele, ignorando le obiezioni dei funzionari vaticani preoccupati per le conseguenze per le minoranze cristiane nei Paesi arabi<a href="#_ftn4">[4]</a>.  Nel 2000, inoltre, Giovanni Paolo II fu il primo leader cattolico-romano ad incontrare lo sceicco di al-Azhar, una delle più alte autorità religiose dell&#8217;Islam sunnita; nel maggio 2001 divenne il primo Papa a entrare in una Moschea (la Grande Moschea degli Omayyadi di Damasco) e a pregare in compagnia di Religiosi musulmani e, lungo tutto il corso del suo Pontificato, tenne circa 50 riunioni per discutere con i leader islamici (molte di più di quelle di tutti i Papi precedenti messi insieme)<a href="#_ftn5">[5]</a>. Infine, Papa Wojtyła pregò nel 1982 con l&#8217;Arcivescovo di Canterbury, nel 1999 con il Patriarca della Chiesa Ortodossa Rumena, nel 2001 fu il primo Pontefice a visitare la Grecia dopo 1291 anni (e a visitare il Patriarca della Chiesa Greco-Ortodossa) e incontrò otto volte il Dalai Lama<a href="#_ftn6">[6]</a>;</p>
<p style="text-align: justify;">- la sua opera evangelizzatrice in tutto il mondo è stata senza precedenti. Durante il suo Regno, Giovanni Paolo II (non a caso detto dalla stampa &#8220;il Papa pellegrino&#8221;<a href="#_ftn7">[7]</a>) compì 104 viaggi all&#8217;estero (più di tutti i Papi precedenti messi insieme), per un totale di più di 1.167.000 chilometri<a href="#_ftn8">[8]</a>: mentre alcuni dei suoi viaggi furono in luoghi già visitati da Paolo VI (il primo Papa a viaggiare estensivamente), molti altri furono in Paesi mai toccati prima da un Papa e in cui le grandi folle che assistettero ai suoi discorsi e alle sue celebrazioni ricevettero una fortissima riassicurazione di essere, in ogni caso, una parte importante di quella Cattolicità che la presenza papale rafforzava enormemente;</p>
<p style="text-align: justify;">- le &#8220;richieste di perdono&#8221; del Papa segnarono momenti storici. Nel 1992 Papa Wojtyła chiese perdono da parte della Chiesa per la persecuzione di Galileo Galilei<a href="#_ftn9">[9]</a>, ancora nel 1992 per il coinvolgimento di cattolici nella tratta degli schiavi africani<a href="#_ftn10">[10]</a>; nel 1995 per le guerre religiose che seguirono la Riforma protestante<a href="#_ftn11">[11]</a>, di nuovo nel 1995 per le ingiustizie compiute verso le donne nel nome di Cristo<a href="#_ftn12">[12]</a>, nelle celebrazioni in Vaticano per il Giubileo del 2000, per i peccati commessi in ogni epoca dai Cattolici che violarono &#8220;<em>i diritti di gruppi etnici e intere popolazioni, e dimostrarono disprezzo per le loro culture e tradizioni religiose</em>&#8220;<a href="#_ftn13">[13]</a> e, nel 2001, via internet per gli abusi dei missionari contro le popolazioni del Pacifico meridionale<a href="#_ftn14">[14]</a>;</p>
<p style="text-align: justify;">- quella di Papa Wojtyła è stata una vera e propria crociata per la riscoperta dei valori cristiani, illustrati attraverso un numero enorme di &#8220;esempi&#8221; da seguire: il numero dei personaggi fatti ascendere agli onori degli altari è stato senza precedenti, con ben 500 Santi e 1350 Beati provenienti da tutti gli ambiti della Chiesa e da tutte le latitudini, a fronte di 296 Santi e 1319 Beati da parte di 33 papi precedenti. In particolare, risulta notevole la differenza con alcuni degli ultimi Papi, come come Pio X (che in undici anni di Pontificato proclamò solo quattro Santi), Benedetto XV (tre Santi in otto anni) e Giovanni XXIII (dieci Santi in cinque anni)<a href="#_ftn15">[15]</a>;</p>
<p style="text-align: justify;">- infine, la capacità mediatica e comunicativa di Giovanni Paolo II è stata senza precedenti nella storia della Chiesa, con una vera e propria maestria nella gestione dell&#8217;immagine personale ed istituzionale<a href="#_ftn16">[16]</a> e, soprattutto, nella interazione dialogica con singoli e masse, cosa che, indubbiamente ha avuto un peso enorme, soprattutto presso i giovani, nel frenare la tendenza alla laicizzazione estrema del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste sono, come detto, cose note, così sottolineate da chiunque si occupi del Papato wojtyłiano che hanno finito per formare una sorta di icona stereotipata e ripetuta fino all&#8217;eccesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Di un elemento, però, si è parlato forse davvero troppo poco, soprattutto se si tiene conto della sua centralità: quale era l&#8217;idea di fondo di Chiesa di Papa Wojtyła? O, in altre parole, su quali basi ideologiche si è sviluppata la teologia che ha improntato il suo Regno?</p>
<p style="text-align: justify;">Per rispondere a questa domanda è, senza dubbio, utile partire dalle opinioni di chi, durante e dopo il terzo Papato più lungo della storia, ha sempre continuato a cantare fuori dal coro del &#8220;santo subito&#8221; popolare: l&#8217;amico personale e feroce &#8220;avversario politico&#8221; di Wojtyła <a title="Hans Kung" href="http://www.centrostudilaruna.it/hans-kung.html">Hans Küng</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/giovanni-paolo-ii-un-santo-tra-la-gente/8204" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5370" style="margin: 10px;" title="giovanni-paolo-ii" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/giovanni-paolo-ii.jpeg" alt="" width="200" height="299" /></a>Küng, da molti considerato il più importante e profondo teologo del &#8217;900, dichiaratamente progressista<a href="#_ftn17">[17]</a>, non poteva certamente allinearsi sulle posizioni evidentemente (e molto comprensibilmente, sulla base sia di caratteristiche proprie del Cattolicesimo polacco, con la sua interpretazione fortemente mistica della Fede, sia della storia personale e culturale dell&#8217;uomo Karol Wojtyła, vissuto per buona parte della sua vita in un ambito in cui l&#8217;attaccamento alla tradizione religiosa era, più che un&#8217;arma, addirittura una bandiera) conservatrici in campo morale di Papa Giovanni Paolo II. Ebbene, proprio al termine del Pontificato di Wojtyła, un articolo di Küng<a href="#_ftn18">[18]</a> ha fatto scalpore, nel momento in cui il Sacerdote svizzero ha elencato tutti quelli che, secondo lui, erano stati gli &#8220;errori&#8221;, dettati proprio da una ideologia ultra-conservativa e pre-conciliare, compiuti dal Papa. Ripercorriamo tali critiche, che, condivisibili o meno che siano (e, in questo, ovviamente, molto dipende dall&#8217;ottica di base di chi le legge) danno, comunque, una idea dell&#8217;impianto ideologico su cui il Papato di Giovanni Paolo II si è basato.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima critica (Küng le definisce &#8220;contraddizioni&#8221;) riguarda la negazione da parte della Santa Sede dei diritti dei suoi &#8220;sudditi&#8221;, con la non sottoscrizione vaticana della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa. La ragione di tale rifiuto è, in sostanza, la teocrazia che governa il diritto ecclesiastico, con la mancata separazione dei poteri: sottoscrivere la Dichiarazione avrebbe significato dover rivedere troppi principi fondativi che, comunque, rendono la Santa Sede l&#8217;ultimo stato medievale d&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre di stampo per molti versi medievale è la condizione femminile propagandata dalla Chiesa e fortemente ribadita durante il Pontificato di Wojtyła. Di fatto, riaffermando l&#8217;uso della pillola come facente parte della cosiddetta &#8220;cultura della morte<a href="#_ftn19">[19]</a>&#8221; e negando, nonostante la enorme ammirazione per Maria, il Sacerdozio femminile<a href="#_ftn20">[20]</a>, Giovanni Paolo II ha posto la donna in uno stato d&#8217;inferiorità rispetto all&#8217;uomo che non trova più riscontro nella situazione sociale corrente e che, inevitabilmente, porta all&#8217;allontanamento dalla Chiesa di molte fedeli o all&#8217;assunzione da parte di un numero notevole di Cattolici di una sorta di &#8220;doppia morale&#8221;, una per l&#8217;ambito religioso e una per la vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra l&#8217;altro, la questione del controllo delle nascite è fonte di un altro gravissimo errore vaticano: prendere posizione, come ha fatto Wojtyła nel 1994 alla Conferenza del Cairo<a href="#_ftn21">[21]</a>, contro l&#8217;uso della pillola o del profilattico, significa condannare, in nome di principi molto discutibili e  discussi persino in seno alla stessa gerarchia ecclesiastica, molti Paesi ad una crescita demografica incontrollata e, conseguentemente, all&#8217;indigenza, ma anche alla proliferazione di malattie epidemiche come l&#8217;HIV che stanno falcidiando intere nazioni, in particolare africane.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche sul versante maschile, la conservazione, fortemente voluta da Giovanni Paolo II<a href="#_ftn22">[22]</a>, di un celibato ecclesiastico che non solo appare fuori dal tempo, ma che sembra, secondo Küng, totalmente ignorare la dottrina biblica e la tradizione proto-cristiana nel segno del mantenimento di <em>diktat </em>sessuofobici altomedievali finisce per avere conseguenze catastrofiche sul numero delle vocazioni e corollari ancora peggiori con casi di pedofilia sacerdotale sempre più pubblicizzati e aventi un effetto dirompente sulla credibilità stessa della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-regno-visto-da-sinistra/8203" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5369" style="margin: 10px;" title="il-regno-da-sinistra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-regno-da-sinistra.jpeg" alt="" width="200" height="283" /></a>Sempre sulla linea della &#8220;restaurazione&#8221; conservatrice sono state numerose delle canonizzazioni volute dal Papa, che hanno posto di fronte ai Cristiani come esempi da imitare figure molto discutibili come l&#8217;ultrareazionario imperatore asburgico Carlo I<a href="#_ftn23">[23]</a>, l&#8217;ultimo &#8220;Papa-re&#8221; Pio IX<a href="#_ftn24">[24]</a>, che, tra l&#8217;altro, si distinse anche per aver mandato soldati mercenari a sparare sui rivoltosi di Perugia nel 1859, il fiancheggiatore del governo ustascia Cardinal Stepinac<a href="#_ftn25">[25]</a> o il notoriamente filo-fascista fondatore dell&#8217;<em>Opus Dei</em> Josémaria Escrivá<a href="#_ftn26">[26]</a>. Di contro, ogni pensiero critico interno alla Chiesa (Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulányi, Curran, Fox, Drewermann, etc.)<a href="#_ftn27">[27]</a> è stato soffocato con uno stile da inquisizione, svilendo i grandi pensatori e portando i teologi a scrivere unicamente in modo conformista o a tacere.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte, indubbiamente, durante il Pontificato di Giovanni Paolo II, è tutto lo spazio di  libertà interna alla Chiesa che si è drammaticamente ridotto: Wojtyła ha partecipato al Concilio Vaticano II e ha sempre dichiarato fedeltà ai suoi dettami ma, divenuto Papa, si è allontanato radicalmente da quella collegialità tra Pontefice e Vescovi che era stata uno dei maggiori lasciti conciliari<a href="#_ftn28">[28]</a>. Così, aggiornamento, dialogo, collegialità e apertura ecumenica hanno lasciato il passo a restaurazione, magistero, obbedienza, ri-romanizzazione e il criterio principe di nomina dei nuovi Vescovi è diventato la fedeltà assoluta verso Roma, con un logico abbassamento intellettuale del livello di discussione teologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche un altro grande tema conciliare, quello dell&#8217;ecumenismo, è stato, nonostante le apparenze di un notevole riavvicinamento alle altre Fedi, largamente disatteso durante il Papato di Wojtyła:  i rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformate sono stati fortemente compromessi dal rifiuto vaticano di riconoscere numerosi loro funzionari e dall&#8217;assoluto divieto di ospitalità eucaristica<a href="#_ftn29">[29]</a>,  i rapporti con gli Ortodossi russi si sono infranti sullo scoglio della missionarietà di Vescovi cattolici inviati in aree unicamente ortodosse<a href="#_ftn30">[30]</a> e, in linea generale, ogni reale dialogo inter-religioso è stato frenato dall&#8217;affermazione che ogni <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a> non-cristiana è una &#8220;<em>forma deficitaria di fede&#8221;</em><a href="#_ftn31"><em><strong>[31]</strong></em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello politico, inoltre, invece che garantire alla Chiesa un ruolo di moderatrice tra opposte fazioni, il Papato di Wojtyła ha sviluppato una strategia di dura contrapposizione contro tutti coloro che, sia in sede di Parlamenti nazionali che di Parlamento europeo, dimostravano posizioni contrarie alle sue sui temi della morale sessuale che coinvolgevano elementi della cosiddette &#8220;cultura di morte&#8221; (con ciò intendendo non solo la più che lecita questione sull&#8217;aborto, ma anche quelle relative a contraccezione, divorzio e inseminazione artificiale), finendo per creare situazioni di ingerenza indebita ben lontane dalla sacrosanta separazione tra Stato e Chiesa<a href="#_ftn32">[32]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, veniamo al tanto lodato rapporto tra Papa e giovani. Questo rapporto è senza dubbio esistito ma è stato spesso mediato da nuovi movimenti &#8220;radicali&#8221; e ultraconservatori (Focolarini, <a title="Opus Dei" href="http://www.centrostudilaruna.it/opus-dei-verita-mistero.html">Opus Dei</a>, Sant&#8217;Egidio, <a title="Legionari di Cristo" href="http://www.centrostudilaruna.it/legionari-di-cristo.html">Legionari di Cristo</a>, Regnum Christi, etc.) che hanno portato ai grandi raduni mondiali migliaia di ragazzi spesso acriticamente attratti più dalla figura del Papa che dai contenuti da lui trasmessi. Ciò ha finito, tra l&#8217;altro, per aprire canali privilegiati tra gruppi, Ordini e Congregazioni chiaramente tradizionaliste e spesso anche politicamente orientate al conservatorismo estremo e Vaticano<a href="#_ftn33">[33]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti questi elementi non possono che far pensare ad una vera e propria svolta conservatrice della Chiesa nel lungo periodo di regno di Wojtyła, una svolta che, al di là dell&#8217;affermazione legittima di un pensiero forte e di una identità religiosa profonda da parte delle alte sfere cattoliche, ha sicuramente riavvicinato alla Chiesa il popolo tradizionalista per qualche tempo disorientato dagli orientamenti progressisti del Concilio Vaticano II e quella parte di gioventù che, lasciata senza punti di riferimento, andava alla ricerca di messaggi netti e indiscutibili, ma ha finito per allontanare o almeno intiepidire quella parte di fedeli che ha visto in indirizzamenti come quelli menzionati un passo indietro del Cattolicesimo rispetto ai progressi degli anni &#8217;60<a href="#_ftn34">[34]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/in-difesa-della-fede/6414" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5372" style="margin: 10px;" title="difesa-fede" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/difesa-fede.jpeg" alt="" width="200" height="287" /></a>E oggi?</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;ascesa al Soglio di Pietro del Cardinale Joseph Ratzinger, ex Prefetto della Congregazione per la Retta Dottrina durante il Regno di Giovanni Paolo II e, in sostanza, da molti visto come &#8220;braccio destro&#8221; del Papa polacco, un certo numero di fedeli si aspettava una linea di continuità assoluta con il suo predecessore tanto da rimanere addirittura sorpreso dal fatto che il nuovo Papa tedesco, non scegliendo di chiamarsi Giovanni Paolo III, mostrasse al mondo un legame ideale con Benedetto XV, il Pontefice della Prima Guerra Mondiale, e non con Wojtyła.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, chi si occupa di questioni vaticane sapeva che, pur nella stretta collaborazione che li univa, Wojtyła e Ratzinger avevano avuto spesso idee piuttosto distanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, Ratzinger non amava le grandi Liturgie di massa di Giovanni Paolo II, né certi &#8220;scivolamenti&#8221; verso atteggiamenti capaci sì di attirare le simpatie del grande pubblico, ma anche passibili di biasimo perché interpretabili come &#8220;scadimenti&#8221; dell&#8217;altissima dignità della figura papale (si pensi alle celeberrime immagini di Wojtyła con copricapi tribali, così lontane dalla riproposizione ratzingeriana del camauro)<a href="#_ftn35">[35]</a>. Ma, più che su aspetti puramente formali, le sue critiche, per altro sempre apertamente espresse (seppur nel velato stile tipico delle alte sfere trasteverine), si incentravano su questioni sostanziali, teologiche. Il futuro Papa Benedetto XVI, solo per citare qualche elemento paradigmatico, non fu mai un sostenitore degli incontri interreligiosi (al primo, ad Assisi nel 1986, neppure partecipò), ritenendoli pericolosi perché leggibili come attestazioni di &#8220;indifferentismo&#8221; (e, non a caso, nel 2000 la dichiarazione <em>Dominus Jesus</em> della Congregazione da lui diretta spazzò ogni dubbio in questo senso); allo stesso modo, fu notevolmente contrariato dai vari &#8220;mea culpa&#8221; del pontificato wojtyłiano e reagì contro essi in modo peculiarmente curiale, con una lettera pastorale in cui &#8220;difendeva&#8221; il Papa dalle obiezioni mosse da alcuni Cardinali conservatori (come il Cardinal Biffi di Bologna) ma facendo in modo che tali obiezioni risaltassero nel documento ben più delle risposte ad esse, apparentemente deboli e inconcludenti<a href="#_ftn36">[36]</a>. Neppure l&#8217;enorme numero di canonizzazioni di Giovanni Paolo II vide il Papa polacco e il Cardinale bavarese concordi: Ratzinger fece in modo che la sua opinione, riguardante il fatto che troppi Santi &#8220;anonimi&#8221; rischiavano di confondere i fedeli più di pochi chiari esempi di virtù, fosse ben chiara e nota e, infatti, il rallentamento delle canonizzazioni è ora sotto gli occhi di tutti<a href="#_ftn37">[37]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Su una cosa, però, Wojtyła e Ratzinger sono sempre apparsi concordi e Benedetto XVI sembra oggi mantenere una linea di continuità con il suo predecessore: l&#8217;ossequio formale e la critica sostanziale effettuate ai risultati del Concilio Vaticano II e, conseguentemente, il ritorno ad un sistema di pensiero ecclesiastico tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, in questo senso, la posizione di Ratzinger è ancora più netta di quella di Wojtyła e, certamente, è stata espressa con maggiore chiarezza in un testo di circa venticinque anni fa, una lunga intervista rilasciata a Vittorio Messori nel Seminario di Bressanone in cui l&#8217;allora Prefetto della Congregazione per la Retta Dottrina, che pure aveva partecipato al Concilio come perito del Cardinale di Colonia Joseph Frings, esprimeva tutte le sue perplessità per un rinnovamento che aveva permesso a tutti di fare tutto, di interpretare la Fede a proprio piacimento e di trasformare la Liturgia (quella stessa Liturgia da lui riproposta come possibile anche in latino) in uno spettacolo<a href="#_ftn38">[38]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/rapporto-sulla-fede/6412" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5374" style="margin: 10px;" title="rapporto-sulla-fede" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rapporto-sulla-fede.jpeg" alt="" width="200" height="307" /></a>E sul ritorno ad una Fede &#8220;pura&#8221;, aliena da ogni forma anche velata di accodiscendimento alla morale corrente, da ogni &#8220;dittatura del relativismo&#8221;, non vi è alcun dubbio, a partire dal suo programma che vuole i Cristiani &#8220;<em>adulti nella Fede &#8230;</em> <em>e non </em><em>fanciulli in stato di minorità, sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina</em>&#8220;<a href="#_ftn39">[39]</a>. Poco importa al Papa che come Cardinale aveva bollato come gravemente erronea, in un documento del 1984 contro la &#8220;Teologia della liberazione&#8221;, ogni indulgenza al socialismo (teoria definita &#8220;<em>vergogna del nostro tempo</em>&#8221; e &#8220;<em>schiavitù indegna dell&#8217;uomo</em>&#8220;<a href="#_ftn40">[40]</a>),  se ciò porta ad essere bollati come fondamentalisti (quando si tratta solo di avere una &#8220;Fede chiara&#8221;), poco importa se i rapporti con le Chiese orientali si stanno spegnando alla luce della cosiddetta &#8220;dottrina Ratzinger&#8221; (&#8220;<em>Roma deve esigere dalle Chiese ortodosse per ciò che riguarda il primato del Papa niente più di ciò che nel primo millennio venne stabilito e vissuto</em>&#8220;<a href="#_ftn41">[41]</a>) e se le relazioni con il mondo islamico sono state messe duramente alla prova dal &#8220;Discorso di Ratisbona&#8221;, poco importa se Ordini che da secoli formano l&#8217;&#8221;intellighenzia&#8221; della Chiesa come quello Gesuita vengono sostituiti nelle &#8220;grazie&#8221; pontificie da Prelature personali e Movimenti che si sono attirati le critiche di gran parte del mondo laico (e non solo) per la loro visione medievalizzante della Cristianità, poco importa se persino un insospettabile come il Cardinal Kasper si è lamentato (nel 2000) dell&#8217;ultra-centralismo romano ed è stato duramente redarguito da Ratzinger: ciò che conta è che venga a cadere questa cultura che si è imposta in Europa e che &#8220;<em>costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose dell’umanità</em>&#8220;<a href="#_ftn42">[42]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dubbio, verrebbe da pensare, è se sia solo riaffermazione legittima (forse doverosa) di &#8220;pensiero forte&#8221; o non ci sia, in questa linea, qualche venatura di &#8220;Deus lo vult&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, la costante diminuzione dei praticanti (solo circa il 20% dei battezzati secondo gli ultimi sondaggi<a href="#_ftn43">[43]</a>) non può che impensierire &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> G. Weigel, <em>Witness to Hope : The Biography of Pope John Paul II</em>, HarperCollins 2005, pp.43-178 <em>passim</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Lettera del Papa a Leonid Breznev durante la prima crisi di Solidarnosc, dicembre 1980.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> G. Weigel, <em>Citato</em>, pp. 248 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> D. G. Dalin, <em>John Paul II and the Jewish People: A Christian-Jewish Dialogue</em>, Rowman &amp; Littlefield Publishers, Inc.  2007, <em>passim</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), B. L. Sherwin, H. Kasimow, <em>John Paul II and Interreligious Dialogue</em>, Orbis Books 1999, pp. 81-128.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> <em>Ivi</em>, <em>passim</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Così su CBS, BBC, CNS, e un numero enorme di giornali di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Dato tratto da  AA.VV., <em>Pope John Paul II: The Epic Life Of A Pilgrim Pope</em>, Triumph Books 2005, p. 12.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> &#8220;<em>Grazie alla sua intuizione di fisico geniale e appoggiandosi su argomenti diversi, Galileo, che ha praticamente inventato il metodo sperimentale, ha capito perché solo il sole potesse funzionare come il centro del mondo, come era allora conosciuto, vale a dire, come un sistema planetario. L&#8217;errore dei teologi del tempo, quando hanno mantenuto la centralità della Terra, è stato quello di pensare che la nostra comprensione della struttura del mondo fisico fosse, in qualche modo, imposta dal senso letterale della Sacra Scrittura &#8230;.&#8221;</em> (SS.  Giovanni Paolo II, &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221; N. 44 &#8211; 1264 , 4 Novembre 1992).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> &#8220;[Chiediamo perdono per] <em>l&#8217;orribile aberrazione di coloro che hanno ridotto in schiavitù i fratelli e le sorelle che il Vangelo aveva destinato per la libertà</em>&#8220;. (SS.  Giovanni Paolo II, &#8220;Discorso a Gorée Island &#8211; Senegal&#8221;, Febbraio 1992).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), &#8220;Discorso nella Repubblica Ceca&#8221;, Maggio 1995.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), Lettera Pastorale  <em>Mulieribus ex Omnibus Nationibus</em>, 29 giugno 1995.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), Omelia del 12 marzo 2000.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, 8 dicembre 2001.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> Dati tratti dagli Annuari Pontifici (www.vatican.va).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> P. Mitchell, <em>John Paul II, We Love You: Young People Encounter the Pope</em>, Servant Books 2007, pp.14-15.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> H. Küng, <em>My Struggle for Freedom: Memoirs</em>, Wm. B. Eerdmans Publishing Company 2003, p.11.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> In &#8220;Der Spiegel&#8221;, 8 aprile 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), <em>Veritatis Splendor</em>, Ed. Vaticana 1993.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), Lettera Apostolica <em>Ordinatio Sacerdotalis</em>, 22 maggio 1994.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), Discorso alla &#8220;Conferenza internazionale per la popolazione e lo sviluppo&#8221;, Il Cairo, settembre 1994.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> Ad esempio in K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), Esortazione apostolica <em>Pastores Dabo Vobis</em>, Ed. Vaticana 1992.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> Beatificato il 3 ottobre 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> Beatificato il 3 settembre 2000.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref25">[25]</a> Beatificato il 3 ottobre 1998.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref26">[26]</a> Beatificato il 17 maggio 1992 e santificato il 6 ottobre 2002.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref27">[27]</a> Sulla questione del trattamento riservato al dissenso cattolico si vedano, ad esempio, J. L. Allen, <em>All the Pope&#8217;s Men: The Inside Story of How the Vatican Really Thinks</em>, Image 2006 e L.M.F. Sudbury, <a title="Il Regno visto da sinistra" href="http://www.libriefilm.com/il-regno-visto-da-sinistra/8203"><em>Il Regno Visto da Sinistra</em></a>, Seneca Edizioni 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref28">[28]</a> Si pensi, in questo senso ai &#8220;motu proprio&#8221; <em>Ad Tuendam Fidem </em>e <em>Apostolos Suos</em>, entrambi del 1998.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref29">[29]</a> K. Wojtyła (SS. Giovanni Paolo II), <em>Ecclesia de Eucharistia</em>, Ed. Vaticana 2003.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref30">[30]</a> Si veda, sull&#8217;argomento, M. Martin, <em>Keys of This Blood: Pope John Paul II Versus Russia and the West for Control of the New World Order</em>, Simon &amp; Schuster 1991.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref31">[31]</a> Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione <em>Dominus Iesus</em>, approvata da Papa Giovanni Paolo II il 16 giugno 2000.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref32">[32]</a> A tal proposito si legga<em>:  C. Holloway, The Way of Life: John Paul II and the Challenge of Liberal Modernity</em>, Baylor University Press 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref33">[33]</a> J. Cornwell, <em>Un Papa d&#8217;Inverno. Trionfi e Conflitti nel Pontificato di Giovanni Paolo II</em>, Garzanti 2005, pp. 267 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref34">[34]</a> <em>Ivi</em>, pp202 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref35">[35]</a> Qui e in seguito, cfr. A. Derrouriex, <em>John Paul II and Benedict XVI: Two Popes and Their Love and Hate Relation</em>, Carmel Books 2009, <em>passim</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref36">[36]</a> S. Magister, &#8220;Benedetto XVI. Il papa, il programma&#8221;, Espresso Online, 20 aprile 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref37">[37]</a> <em>Ivi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref38">[38]</a> J. Ratzinger (SS.Benedetto XVI), V. Messori, <a title="Rapporto sulla fede" href="http://www.libriefilm.com/rapporto-sulla-fede/6412"><em>Rapporto sulla Fede</em></a>, San Paolo 1984, p. 86 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref39">[39]</a> Missa Pro Eligendo Romano Pontefice: Omelia del Card. J. Ratzinger, 18 aprile 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref40">[40]</a> Congregazione per la Dottrina della Fede, <em>Libertatis Nuntius</em>, Ed. Vaticana 1984.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref41">[41]</a> Congregazione per la Dottrina della Fede<em>, Risposte ai Quesiti Riguardanti Alcuni Aspetti Circa la Dottrina sulla Chiesa</em>, Ed. Vaticana, 29 giugno 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref42">[42]</a> J. Ratzinger (SS. Benedetto XVI), <em>L&#8217;Europa</em> <em>di Benedetto nella Crisi delle Culture</em>, Cantagalli 2005, p. 37.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref43">[43]</a> Dati AVIR-Europe 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/svolta-conservatrice-vaticano.html' addthis:title='Da Wojtyła a Ratzinger: la svolta conservatrice del Vaticano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Chiesa cattolica e conservatorismo: una identità?</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 22:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La domanda, per quanto raramente posta in forma diretta, è di quelle che fanno tremare le vene ai polsi: è possibile affermare che la Chiesa cattolica è forzatamente, quasi “naturalmente”, una istituzione conservatrice?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/chiesa-cattolica-e-conservatorismo-una-identita.html' addthis:title='Chiesa cattolica e conservatorismo: una identità? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">La domanda, per quanto raramente posta in forma diretta, è di quelle che fanno tremare le vene ai polsi: è possibile affermare che la Chiesa cattolica è forzatamente, quasi “naturalmente”, una istituzione conservatrice?</p>
<p style="text-align: justify;">Le ragioni della gravità di questa domanda sono molteplici ma un paio di esse risultano particolarmente importanti: in primo luogo, in caso di risposta positiva, delimitare, anche solo indirettamente, la natura della Chiesa rapportandola ad una determinata “forma mentis” o struttura di pensiero (se non, portando ad estreme quanto logiche conseguenze l’assunto, a determinate ideologie politiche) significherebbe negarle quella “universalità” che è elemento connotativo della ed intrinseco alla Chiesa stessa già a partire dalla sua denominazione (“katholicos” in greco vuol dire, appunto, “universale”); in secondo luogo, e conseguentemente, significherebbe, in fin dei conti, in via corollariale, ritenere che chiunque abbia posizioni non conservatrici (certamente un buona fetta dei Cattolici) risulti automaticamente <em>extra-ecclesiam</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-concilio-vaticano-ii-recezione-ed-ermeneutica/5255" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2476" style="margin: 10px;" title="concilio-vaticano-ii" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/concilio-vaticano-ii.jpg" alt="" width="200" height="285" /></a>Eppure, basterebbe leggere una parte preponderante dei giornali degli anni ’70 per trovare una risposta facilmente data in pasto agli amanti delle categorizzazioni: chiaramente, per molti opinionisti ed intellettuali del tempo, la Chiesa è senza ombra di dubbio una istituzione conservatrice, anzi revanscista o addirittura fascista (chi avesse tempo e voglia potrebbe facilmente trovare numerose riprove di come parlare di “clerico-fascismo” non fosse certo una prerogativa riservata unicamente a deliranti comunicati brigatistici<a href="#_ftn1">[1]</a>) e su ciò non risulta sorgere alcuna contestazione, quasi si trattasse di un assioma auto-probante.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte, si potrebbe pensare, era una caratteristica del tempo, legata ad un sistema dominato da una “intellighenzia” monocolore (o poco ci mancava) dedita alla preparazione di un “mondo nuovo” e non scevra da una notevole tendenza “tranchant” e da qualche scivolamento iper-complottista, in alcuni casi ai limiti della paranoia (non che i complotti, tra bombe, segreti di stato e strategia della tensione non ci fossero, ma l’estensione di un fenomeno delimitato all’intero sistema socio-politico non ebbe, storicamente, riscontro successivo, se non nell’ideologizzazione estremista di alcune frange particolarmente votate all’azione violenta che finirono unicamente per fare macello della vita propria e altrui). Insomma, che la Chiesa fosse per essenza votata al conservatorismo non poteva che essere una idea contingente, legata ad un clima determinato e, in fin dei conti, transeunte esattamente come quel clima.</p>
<p style="text-align: justify;">O almeno così parrebbe logico e giustificato ritenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo una piccola prova e digitiamo, ad esempio, l’aggettivo “clerico-fascista” (se di prova si tratta, ebbene, che abbia il sapore di prova estrema!) nel più comune motore di ricerca di Internet: inopinatamente, il risultato è la comparsa di 83 pagine di collegamenti, per un totale di 828 link primari, ben pochi dei quali legati a ricerche di tipo storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, l’idea di una Chiesa conservatrice, schierata alla difesa di ideologie passatiste, non sembra essere per nulla morta anche tra il popolo “moderno” e tecnologico degli internauti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perpetuazione di uno stereotipo o rilevamento di un dato di fatto, dunque?</p>
<p style="text-align: justify;">Né l’uno né l’altro e allo stesso tempo entrambi.</p>
<p style="text-align: justify;">O, più propriamente, insensatezza della domanda che, posta in questi termini, potrebbe dare luogo con uguale grado di veridicità a entrambe le risposte.</p>
<p style="text-align: justify;">E l’insensatezza si sviluppa su almeno due piani, uno propriamente filosofico-teologico e uno definitorio-terminologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano filosofico-teologico la domanda non ha senso semplicemente perché commistiona categorie non omogenee: se riteniamo la Chiesa cattolica come “corpo mistico di Cristo”<a href="#_ftn2">[2]</a>, utilizzare categorie legate alla percezione psicologica umana della realtà in sede definitoria di elementi natura divina, ha la stessa valenza logica che potrebbe avere, ad esempio (e, naturalmente, invertendo i termini di “grandezza”) usare categorie dell’astrofisica per dare giudizi valoriali su una torta al cioccolato.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe, però, obiettare che il discorso non regge se teniamo conto della Chiesa cattolica unicamente in relazione al suo “corpus visibilis”, cioè scindendola (e per molti credenti l’operazione potrebbe già di per sé apparire poco accettabile) dalla sua essenza mistica e considerandola solo come entità terrena (e, d’altra parte, questo testo stesso viene, in fondo, scritto in tal ottica).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è qui che entra in gioco la questione definitorio-terminologica: l’affermazione “la Chiesa cattolica è naturalmente conservatrice” non ha senso in quanto vuota a causa della sua estrema vaghezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa s’intende per “Chiesa cattolica”? Cosa s’intende per “conservatrice”? Cosa s’intende per “naturalmente”? Stiamo facendo una affermazione assoluta, in quanto tale universalmente valida o stiamo temporizzando un concetto nell’“hic et nunc” o, almeno, diacronicamente?</p>
<p style="text-align: justify;">Per amore d’analisi, dunque, proviamo a tracciare le coordinate che derivano da una individuazione più stringente dei termini della questione, focalizzandoci su ciascuno degli elementi in gioco a partire da “Chiesa cattolica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre concentrandoci unicamente sulla “Chiesa visibile”, nel linguaggio comune la definizione di “Chiesa cattolica” può risultare almeno duplice: “Chiesa cattolica” intesa estensivamente come insieme di tutti i fedeli o come “insieme delle gerarchie ecclesiastiche alla cui sommità di pone il Santo Padre (o Papa o Romano Pontefice che lo si voglia chiamare)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo caso, va da sé che pensare ad ognuno degli oltre due miliardi di fedeli cattolici come ad una persona necessariamente conservatrice non ha alcun senso né scientificamente (dal momento che basterebbe una prova contraria per far decadere l’assunto), né politicamente (è esperienza comune, anche in Italia, trovare esponenti dichiaratamente aderenti al Cattolicesimo schierati su posizioni apertamente progressiste anche in ambito parlamentare). Se, più modestamente, volessimo attenerci unicamente a questioni di <em>trend </em>e ad un computo prettamente legato alle percentuali, il discorso forse potrebbe risultare meno insensato ma, anche a prescindere dall’impossibilità di una riprova oggettiva del fatto che la maggioranza dei Cattolici siano conservatori e dalla “variabile umana”, tale per cui uno stesso credente può risultare conservatore in qualche campo e progressista in altri, la presenza di un <em>trend </em>(per quanto consistente possa essere) conservatore all’interno della Chiesa non implica forzatamente che la “Chiesa &#8211; insieme dei fedeli” possa essere definita come necessariamente conservatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo caso, se parliamo di Chiesa come “gerarchia”, dovremmo definire anche se ci riferiamo a essa come insieme coeso (cosa che non risulta, storicamente, fin dal Concilio di Gerusalemme del I secolo, mai essere stata, come dimostrato dalle numerose lotte intestine, dagli scismi e dalle eresie, il che, di per sé, già farebbe decadere l’assunto) o come insieme di singoli Ecclesiastici posti a diversi livelli, nel qual caso dovremmo almeno specificare  a quale livello della gerarchia ci stiamo riferendo. Parliamo di ogni livello? Dei Vescovi? Della Curia? Del Papa?</p>
<p style="text-align: justify;">Se parliamo di ogni livello, significa che stiamo includendo anche migliaia di Sacerdoti delle Comunità di base, di <a title="preti operai" href="http://www.centrostudilaruna.it/tra-tonaca-e-tuta-blu.-l%e2%80%99esperienza-dei-preti-operai.html">Preti operai</a> coinvolti in attività sindacali o parasindacali, di Frati impegnati quotidianamente nel servizio agli ultimi, di Ecclesiastici più o meno vicini alle istanze (da alcuni considerate, con una certa esagerazione, direttamente marxiste, ma certo non scevre da aspetti socialisticheggianti) della Teologia della Liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-santa-casta-della-chiesa/6847" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-3848" style="margin: 10px;" title="santa-casta-chiesa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/santa-casta-chiesa-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Se ci riferiamo all’insieme dei Vescovi (e dei Cardinali), una definizione di conservatorismo mal si adatta a numerosi esponenti della cosiddetta “santa casta”<a href="#_ftn3">[3]</a> sia del passato che del presente, membri di quella componente ecclesiastica (indubbiamente allora maggioritaria) che ha dato vita, tra 1962 e 1965 al Concilio Vaticano II, la più grande esperienza di rinnovamento istituzionale della storia recente della Chiesa (e possiamo ricordare i vari Schillebeeckx, Suenens e molti altri ancora), teologi creatori e propugnatori della Teologia della Liberazione (da Arns a Helder Camara e Oscar Romero) o “semplicemente” sostenitori di una linea di apertura progressista nella Chiesa (e i nomi sarebbero tantissimi, ma, in ambito italiano, potremmo, a titolo esemplificativo, ricordare Martini o il suo successore Tettamanzi)<a href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, se ci riferiamo alle somme gerarchie vaticane, sempre premettendo che un discorso non individuato temporalmente ha una valenza molto relativa (ma torneremo su questo punto), possiamo affermare che la Curia e i Papi siano conservatori? Se ci soffermiamo solo al dato contingente potremmo anche affermarlo in termini di estrema generalizzazione, ma, anche  tralasciando il fatto che, a fronte di un certo serpeggiante revisionismo del dettato conciliare è possibile menzionare l’estrema attenzione dell’attuale governo della Chiesa per la questione sociale (fino a notazioni di estrema portanza e di estrema forza quali: “<em>occorre affermare che la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica</em>”<a href="#_ftn5">[5]</a>), ritenere che la Chiesa consista unicamente nei suoi vertici sarebbe insensato sia dal punto di vista teologico che dal punto di vista sociologico e sarebbe sintomo di una inscusabile miopia storica.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, in un’ottica analitica, la Chiesa visibile, qualunque accezione si voglia dare a questo termine, appare piuttosto essere un insieme fluido di istanze non sempre omogenee e legate a convinzioni e letture personali di un nucleo filosofico e teologico determinato: in questo senso, conseguentemente, potremmo arrivare all’estremo di definire il termine “Chiesa” come elemento pressoché neutro, un contenitore di aggregazione di elementi differenti intorno a un dettato di base sempre passibile di interpretazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che, finendo per sfociare, in estrema conseguenza, in un relativismo da pensiero debole, sarebbe, comunque, parzialmente erroneo.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione dell’errore sta nel fatto che la Chiesa cattolica, come qualsiasi altra strutturazione del dato religioso, tra le numerose letture possibili (e, entro un ristretto spazio di manovra, teologicamente lecite) si definisce sulla base della scelta di una lettura possibile (in alcuni casi imposta dal dettato biblico-evangelico, nella maggioranza dei casi frutto di stratificazioni interpretative susseguitesi nei secoli) che va a formare la “linea di fondo” dogmatico-catechetica preposta ad informare di sé l’intero assetto della Fede a cui i credenti, nella scelta consapevole dettata dal loro libero arbitrio, sono tenuti a conformarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, di conseguenza, la domanda di fondo che ci siamo posti inizialmente deve forzatamente spostarsi di piano trasformandosi in: “è la linea di fondo dogmatico-catechetica presente nel Magistero della Chiesa cattolica naturalmente definibile come conservatrice?”</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, nella risposta a questa domanda, entra in gioco l’analisi, assolutamente fondamentale, del significato da attribuire al termine “conservatore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrando ancora una volta nel meccanismo definitorio, la prima grande distinzione che è necessario fare è tra “tradizionalismo” e “conservatorismo”, termini senza dubbio legati, spessissimo accomunati nel linguaggio e nell’immaginario comune, ma semanticamente distinti e ben determinati nei loro ambiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo conto che anche il sostantivo tradizione è passibile di interpretazioni differenti, per amor di brevità scegliamo immediatamente la definizione che più sembra adattarsi al nostro contesto: per tradizione s’intende “il concetto metastorico e dinamico, indicante una forza ordinatrice in funzione di principi trascendenti, la quale agisce lungo le generazioni, attraverso istituzioni, leggi e ordinamenti che possono anche presentare una notevole diversità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questa base, è la linea della Chiesa tradizionalista?</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente sì, non diversamente dalla linea di qualunque altra struttura ecclesiastica e <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, ma anche dalla linea di qualsiasi fede laica.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, in qualsiasi fede e in qualsiasi ideologia (incluse quelle più progressiste) è connaturato il concetto di fedeltà metastorica ad alcuni elementi di fondo che formano il nocciolo significante del sistema aggregativo che su essi si costruisce e ciò che caratterizza e differenzia i due ambiti di fede e ideologia sta unicamente nell’origine trascendente (auto o etero attribuita) della prima rispetto alla seconda.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa cattolica, dunque, basandosi canonicamente sulla “Traditio Fidei”, è ovviamente tradizionalista, né potrebbe essere altrimenti (pena addirittura l’uscita dall’ambito concettuale di “Chiesa”), ma esistono due variabili di cui tener conto nell’enunciazione dell’identità “Chiesa = tradizionalismo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lossessione-dellilluminismo-giovanni-paolo-ii-e-il-mondo-moderno/6415" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3479" style="margin: 10px;" title="ossessione-dell-illuminismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ossessione-dell-illuminismo.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>La prima, la più importante, risiede nel grado di dinamicità che si vuole attribuire alla tradizione. In questo senso, l’interpretazione cattolica risulta chiaramente espressa (o meglio ribadita) direttamente dal penultimo massimo rappresentante della Chiesa, Papa Giovanni Paolo II, che, nel “motu proprio”  <em>Ecclesia Dei</em><a href="#_ftn6">[6]</a> di condanna allo scisma di Mons. Levebvre scrive: “<em>la radice di questo atto scismatico è individuabile in un’incompleta e contradditoria nozione di Tradizione. Incompleta perché non tiene sufficientemente conto del carattere vivo della Tradizione, che &#8211; come ha insegnato chiaramente il Concilio Vaticano II &#8211; trae origine dagli apostoli, progredisce nella Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il tradizionalismo così come inteso dalla Chiesa cattolica non si riduce ad un mero ossequio a concetti già espressi “una volta per tutte”, in un passatismo statico e che rischia, per alcuni versi, di diventare stantio: si tratta di un elemento vivo, dinamico, di analisi progressiva e ricalibramento  degli assunti. Si sarebbe quasi tentati di dire che si tratta, in fin dei conti, quasi di un apparentemente paradossale “tradizionalismo progressista”.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ sempre stato così? No, e arriviamo così alla seconda variabile, quella dell’interpretazione diacronica. Una possibile obiezione potrebbe essere che questa “dinamicità interpretativa” è un frutto recente del Concilio Vaticano II (come il Papa stesso ricorda). Parzialmente ciò può essere vero, tenendo conto di lunghi periodi di arroccamento ecclesiastico su posizioni statiche (e, allora, sì passatiste), ma ciò non significa che tale staticità fosse, anche in periodi pre-conciliari, elemento costitutivo della Chiesa e per rendersene conto è sufficiente rileggersi gli scritti di alcuni Padri della Chiesa, da Atanasio a S.Bonaventura<a href="#_ftn7">[7]</a>, solo per citarne alcuni, in cui, molti secoli prima del Concilio, la necessità di dinamismo storico nell’attualizzazione della Traditio Fidei risulta come elemento non solo possibile, ma addirittura necessario alla vita della Chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la definizione di tradizione non presenta problemi particolari, lo stesso non si può affermare per una definizione di “conservatore”, stante l’ampio spettro semantico che il termine può venire a coprire. Se è vero, infatti, che, con una estrema genericità possiamo ritenere un conservatore come colui che “diffida dei cambiamenti improvvisi e sostiene l&#8217;opportunità di preservare un determinato stato politico, sociale e religioso”, è altrettanto vero che, ancora una volta, appare evidente come tale enunciazione inglobi, in fin dei conti, qualsiasi esperienza di fede e ideologia di governo, senza specificazioni ulteriori.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, allora, è possibile osservare una intera gamma di “conservatorismi” che va dal paleo-conservatorismo di un restaurazionismo in stile “ancien régime”, volto alla conservazione immutabile dello <em>status quo </em>in ogni settore (politico, morale, sociale, etc.), al neo-conservatorismo liberaleggiante che si attesta principalmente come difesa di una determinata idea normalmente di stampo morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta dare uno sguardo alla cosiddetta “dottrina sociale” della Chiesa (in particolare dalla <em>Mater et Magistra</em><a href="#_ftn8">[8]</a> di Giovanni XXIII, via via, lungo la <em>Populorum Progressio</em><a href="#_ftn9">[9]</a> e la <em>Octogesima Adveniens</em><a href="#_ftn10">[10]</a><em> </em>di Paolo VI, la <em>Sollecitudo Rei Socialis</em><a href="#_ftn11">[11]</a> e la <em>Centesimus Annus</em><a href="#_ftn12">[12]</a> di Giovanni Paolo II, fino alla recentissima <em>Caritas in Veritate</em><a href="#_ftn13">[13]</a><em> </em>di Benedetto XVI), la quale, per altro, ha subito, sia sincronicamente che diacronicamente un numero notevolissimo di riletture, ma, ancor prima, alle “beatitudini evangeliche” per comprendere che la linea guida cattolica non è mai stata (fatti salvi periodi di estrema corruttela e interpretazioni populistico-pietiste deteriori) del primo tipo, essendo sempre volta alla considerazione delle necessità economiche, sociali e politiche dei lavoratori e degli strati più bassi della piramide sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se, per alcuni versi, di conservatorismo ecclesiastico dobbiamo parlare, esso è, piuttosto, collocabile nell’ambito del neo-conservatorismo e solo in relazione alla conservazione di alcuni nuclei di verità morali definibili “a-storici”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chiarire: la Chiesa, per assunto fondativo, vive nel mondo ma non è del mondo ma di Dio. A partire da questo dato, è assolutamente logico che nella relazione società – fede essa ritenga la seconda superiore alla prima (e anzi, la seconda fondante per la prima), cosicché non è la fede che si deve piegare alla società, ma viceversa. Ciò, però, non esclude un rapporto dialogico tra le due componenti, tale per cui la Chiesa non debba avere alcun timore nell’interrogare la società e sé stessa, pur nella salvaguardia dei “pilastri portanti” della fede stessa contro tutte quelle tendenze che possano porsi in aperto contrasto con essa (dal marxismo<a href="#_ftn14">[14]</a> al materialismo, al relativismo, etc.) e ad essa, stante la sua origine trascendentale, facendo sempre e costantemente appello come punto di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">E in ciò, evidentemente, non vi è nulla di prettamente conservatore, quanto, piuttosto, il mantenimento di un “pensiero forte”, che potrà anche essere fuori moda ma è costitutivo di ogni manifestazione religiosa, pur nella continua costruzione di ponti comunicativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto, è la capacità (o la volontà) di costruire tali ponti che può variare nel tempo, a seconda delle esperienze e con diverse guide a capo della Chiesa stessa, il che ci dice di un organismo ben fondato, ma anche in continua evoluzione e capace di un certo grado (variabile) di flessibilità, cosa che nega la possibilità di parlare di un conservatorismo statico come elemento connaturato nell’esperienza ecclesiastica cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste brevi notazioni è, però, emerso più volte il fattore temporale. Se, infatti,  è insensato parlare di conservatorismo intrinseco nel Cattolicesimo, allo stesso modo sarebbe erroneo negare che la Chiesa sia stata, proprio in virtù della flessibilità e del diverso grado nella volontà comunicativa con la società dei suoi massimi esponenti di cui si diceva, anche, in alcuni (o anche numerosi) momenti della sua storia conservatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma si tratta di tutt’altra cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, paradossalmente, proprio l’alternarsi (soprattutto nell’ultimo secolo) di momenti più fortemente progressisti e di momenti più nettamente di chiusura conservatrice ci parla di una Chiesa non monolitica e che, pur  nella sua naturale teocrazia, lascia (in alcuni momenti più, in altri meno) spazi di manovra e persino di dibattito interno democratico che risultano essere proprio l’opposto rispetto a certe accuse di clerico-fascismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, allora, e in conclusione, per quanto riguarda la Chiesa Cattolica ha ben poco senso parlare di monolitismo ideologico di stampo conservatore che informa di sé “essenzialmente” la Chiesa stessa, ma ha, invece, un senso parlare di dibattito interno tra componenti che focalizzano la propria attenzione su aspetti diversi di una comune linea di fondo, tra istanze di apertura e di chiusura, tra slanci propulsivi di adeguamento al reale e arroccamenti difensivi, così come tipico di qualunque istituzione, sia essa laica o religiosa, formata da uomini pensanti e con idee differenti che si confrontano: avremo, così, governi ecclesiastici più progressisti o più conservatori, esperienze di dissidenza di sinistra (dall’accentuazione della povertà evangelica al catto-comunismo) o di destra (dall’ultratradizionalismo alla semplice messa in discussione di decisioni conciliari) con diversi gradi di assorbibilità nell’ambito di questo o quel direzionamento dirigentistico, in una dinamica innegabile e a tratti anche dolorosa, ma che non mette mai in discussione la natura essenziale dell’istituzione stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo, come in tutt’altro contesto ebbe già modo di osservare San Giovanni Damasceno nel VII secolo: “<em>opinio hominum transit, solum Verbum Dei manet in aeterno</em>”<a href="#_ftn15">[15]</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Per uno studio in materia cfr. M. Bloomfeur<em>, The Church and the Press</em> <em>in Europe</em>, St.Etienne 1982, pp. 106 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Come ribadito anche da Pio XII nella enciclica <em>Mystici Corposis Christi</em>, Ed. Vaticana, 1943.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Cfr. C. Rendina, <em> La Santa Casta della Chiesa</em>, Newton Compton 2009, passim.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> Per quanto riguarda una disamina generale di alcune correnti progressiste in seno alla Chiesa cattolica del XX secolo, vd. L.Sudbury, <em>Il Regno Visto da Sinistra</em>, Seneca Edizioni 2010, passim.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> J. Ratzinger (SS.Benedetto XVI), <em>Spe Salvi</em>, Ed. Vaticana 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> K. Wojtyla (SS. Giovanni Paolo II), <em>Ecclesia Dei</em>, Ed. Vaticana 1988</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> F. L. Cross (a cura di), <em>The Oxford Dictionary of the Christian Church</em>, Oxford University Press. 2005, passim.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> A. Roncalli (SS. Giovanni XXIII), <em>Mater et Magistra</em>, Ed. Vaticana 1961.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> G.B. Montini (SS. Paolo VI), <em>Populorum Progressio</em>, Ed. Vaticana 1967.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> G.B. Montini (SS. Paolo VI), <em>Octogesima Adveniens</em>, Ed. Vaticana 1971.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> K. Wojtyla (SS. Giovanni Paolo II), <em>Sollecitudo Rei Socialis</em>, Ed. Vaticana 1987.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> K. Wojtyla (SS. Giovanni Paolo II), <em>Centesimus Annus</em>, Ed. Vaticana 1991.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> J. Ratzinger (SS.Benedetto XVI), <em>Caritas in Veritate</em>, Ed. Vaticana 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> E, a tal proposito, sarebbe interessante rileggersi la <em>Quadragesimo Anno</em> di uno dei più “anti-marxisti” tra i Papi, quell’Achille Ratti (SS. Pio XI), che, nel 1931, respinge sì il comunismo come prassi e dottrina contraria alla visione cristiana ma, allo stesso tempo non condanna affatto il socialismo democratico come prassi di economia di programmazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> S. Giovanni Damasceno, <em>De Haeresibus</em>, III.</p>
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		<title>Alla destra e alla sinistra del Padre. Conservatorismo e progressismo nella Chiesa Cattolica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 15:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La convivenza di un'anima progressista e di una conservatrice nella storia moderna e contemporanea della Chiesa cattolica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/conservatorismo-e-progressismo-nella-chiesa-cattolica.html' addthis:title='Alla destra e alla sinistra del Padre. Conservatorismo e progressismo nella Chiesa Cattolica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">La prima, fondamentale domanda che dobbiamo porci è: esistono una destra e una sinistra cattolica?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è una domanda oziosa. Poche istituzioni al mondo possono dirsi così profondamente gerarchizzate come la Chiesa di Roma, strutturata, persino dal punto di vista politico, come l’ultima teocrazia al mondo<a href="#_ftn1">[1]</a>: naturale corollario di un tale assetto, oltre che aspetto connaturato in ogni sistema religioso, dovrebbe essere una pressoché totale monoliticità di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se tale monoliticità sussiste certamente per quanto riguarda l’assunto catechetico formale ed ufficiale (pena l’accusa di eresia), da sempre la Chiesa appare dividersi su alcune questioni sociali di fondo, riguardo alle quali le gerarchie pontificie sembrano storicamente aver adottato una strategia che, entro limiti comunque ben determinati e tali da non toccare in profondità aspetti peculiari del <em>magisterium </em>teologico, permette un certo grado di libertà di coscienza del singolo<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/santi-del-novecento/262"><img class="alignleft size-full wp-image-2475" style="margin: 10px;" title="santi-del-novecento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/santi-del-novecento.jpg" alt="santi-del-novecento" width="200" height="341" /></a>Non è, d’altra parte, una strategia stupefacente, ma si tratta, più che altro, di una consuetudine che risale addirittura alla politica di inglobamento ed esclusione medievale: in parole povere, di fronte al fiorire di movimenti di rinnovamento ecclesiastico successivi all’anno Mille, la Chiesa, da subito, adottò una netta distinzione tra quelle correnti di pensiero che, aspirando ad un sistema cattolico più vicino al popolo, non presentavano elementi tali da porre in discussione lo <em>status quo</em> e l’ordinamento dogmatico esistente e potevano, dunque, essere fruttuosamente inglobati in ambito ecclesiastico (valgano per tutti gli esempi del riconoscimento pontificio, comunque non così senza ostacoli, degli Ordini Francescano e Domenicano)  e quelle correnti che, al contrario, per la loro radicalità che andava ad intaccare nuclei teologici portanti, dovevano essere bollate come eretiche ed escluse dal consesso cattolico<a href="#_ftn3">[3]</a> (con conseguente dannazione, sulla base della classica sentenza “Extra Ecclesiam nulla salus”, impropriamente attribuita a San Cipriano<a href="#_ftn4">[4]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile aggiungere che, nel corso dei secoli, una strategia di questo genere si è dimostrata a tratti notevolmente pericolosa, vuoi per la sottigliezza della distinzione tra ciò che è eretico e ciò che non lo è, vuoi per la indubbia corruzione di costumi che ha ammorbato la Chiesa per alcuni secoli e che ha portato a lungo il dogma al servizio di un privilegio che ben poco aveva di apostolico, tacciando ogni contestazione come “diabolica” e portando a scismi nel tempo divenuti pressoché insanabili<a href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A rendere la questione ancora più caotica, si pongono le stesse definizioni di conservatorismo e di progressismo, non sempre così facilmente distinguibili, la posizione ondivaga, nel corso del tempo, di questo o quell’Ordine (come non pensare ai summenzionati Francescani e Domenicani, che saranno tra i protagonisti dell’Inquisizione?) e, soprattutto, le mille sfaccettature del pensiero del singolo, tali per cui lo stesso prelato o lo stesso teologo si possono presentare come “progressisti” riguardo a certi aspetti e “conservatori” rispetto ad altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo conto che la Chiesa Cattolica, come praticamente ogni altra Chiesa, ha, quasi istituzionalmente, se non l’obbligo, certamente la tendenza a manifestare un certo grado di conservatorismo tradizionalista, ritenendosi depositaria di valori assoluti e immutabili nel tempo<a href="#_ftn6">[6]</a>, le maggiori difficoltà sembrano svilupparsi nel tentativo di focalizzare l’attenzione sul ramo “progressista” dell’Istituzione ecclesiastica.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, al di là di quanto detto riguardo ad una sorta di “continuum” della presenza di nuclei progressisti all’interno della Chiesa lungo praticamente tutta la sua storia, possiamo tentare di identificare lo sviluppo di una vera e propria corrente progressista più unitaria solo a partire dalla fine del XIX secolo<a href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale nascita è, a prescindere dal pensiero del singolo, in qualche modo, una vera e propria necessità, dettata dalle condizioni non certo ideali in cui la Chiesa cattolica si viene a trovare: la Santa Sede ha perso la sua autorità nella politica internazionale e le sue sanzioni verso gli Stati non vengono neppure prese in considerazione, il Papato non ha praticamente più potere temporale dopo l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia e ovunque leggi laicizzanti privano il clero di mezzi di sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto, la società sta cambiando con una velocità impressionante: i nuovi valori dominanti sono la libertà, lo sviluppo scientifico, la redenzione sociale del proletariato. La Chiesa, almeno fino al termine del pontificato di Pio IX (1878) ma anche oltre, fa fatica ad adeguarsi a questa nuova temperie spirituale: si allea con i governanti più conservatori (da Francesco Giuseppe in Austria a Napoleone III in Francia), cerca di trincerarsi dietro proibizioni anacronistiche e guarda con sospetto ad ogni progresso scientifico, denuncia lo sviluppo del socialismo e parla al popolo di rassegnazione<a href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono, è vero, tentativi di adeguamento alla nuova temperie culturale, ma si tratta, in fondo, di rinnovamenti dettati soprattutto dalla necessità di mantenere un minimo di potere tradizionale: così è per la fine dell’alleanza giurisdizionalista tra stati e Chiesa dettata dalla Costituzione Apostolica <em>Commissum Nobis</em> di Pio X, che sancisce la totale indipendenza ecclesiastica nella nomina dei prelati e nell’assunzione di qualunque posizione politica; così è per la fine del gallicanesimo derivante dallo sviluppo dell’“Ultramontanismo”, la corrente, nata dagli scritti di De Maistre e Lamennais, che inneggia alla centralità del Papato e alla sua preminenza sul senso di appartenenza alla comunità dei fedeli locale o nazionale; così è, infine, per il miglioramento della preparazione sacerdotale, diretta conseguenza, però, di un netto decremento delle vocazioni, spesso provocato proprio dal distacco tra Chiesa e società civile e dai conseguenti minor appetibilità e minor prestigio sociale di una carriera ecclesiastica<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, con questa situazione, ciò che appare più evidente è che il solco tra Istituzione e fedeli si va facendo sempre più profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da più parti, l’arroccamento conservatore dei vertici cattolici comincia ad essere criticato e assolutamente fondamentale nello sviluppo di una nuova capacità di visione da parte della Chiesa appare il sempre più massiccio intervento, inizialmente mal visto dalla Santa Sede e considerato una indebita ingerenza, del laicato cattolico sia nel dibattito sulla posizione della Chiesa che, direttamente nella vita politica e sociale delle nazioni europee. In questo senso, nascono in Italia, Francia e Germania tutta una serie i gruppi laicali con fini assistenziali e culturali, dalla “Conferenza di San Vincenzo” alla “Società per la Propagazione della Fede”, alla “Borromausverein” per la diffusione della stampa sacra, dai “Congressi Cattolici” all&#8217;“Azione Cattolica” e alla “Società della Gioventù Cattolica”, ma, soprattutto, cominciano a sorgere in tutta Europa partiti politici di ispirazione cattolica (ma indipendenti dal Vaticano, come le scelte strategiche, ad esempio, del “Zentrum” di Windthorst in Germania proveranno ampiamente, con il rifiuto di appoggiare, come richiesto dal papa, il cancelliere Bismarck), decisivi tanto nell’opporsi contro l’integralismo di una gerarchia ecclesiastica che sognava il ritorno alla teocrazia, quanto nel combattere l’aconfessionalismo imperante in campo politico<a href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo di tali gruppi, con la loro critica anche diretta alle posizioni sociali più retrive del mondo ecclesiastico, riesce, in parte, a riavvicinare i laici alla Chiesa, sebbene tutte le associazioni e i partiti sorti a fine ‘800 abbiano in comune l’essere prettamente espressione del ceto borghese<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande partita, quella che riguarda lo sterminato proletariato urbano e rurale, deve ancora essere giocata. Il progresso industriale tra fine XIX e inizio XX secolo, infatti, sta portando ad uno sfaldamento sociale senza precedenti, con una forbice che si divarica sempre di più tra una esigua minoranza che si arricchisce ed una massa indigente e oppressa da orari di lavoro massacranti, salari al limite della sopravvivenza, sfruttamento del lavoro minorile e femminile e, a fronte di condizioni igieniche pessime, completa mancanza di sicurezza sociale di fronte a infortuni e malattie.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ su queste basi che si genera quella che passerà alla storia come “Questione Sociale”, di cui, senza dubbio, i cattolici presero coscienza piuttosto tardivamente rispetto a filosofi quali Saint-Simon, <a title="Charles Fourier" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-fourier">Fourier</a>, Pierre Proudhon e Karl Marx<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Restando su linee molto generali, possiamo parlare di due macro-tendenze che si svilupparono nel mondo cattolico di fronte al problema delle “masse diseredate”: da un lato troviamo gran parte del clero che, pur fornendo un certo livello di aiuto caritativo, esorta alla rassegnazione, all’accettazione della povertà e alla non sovversione dello <em>status quo</em> (in particolare in funzione anti-socialista); dall’altro, assistiamo, nell’ultimo quarto dell’‘800, da parte di alcune associazioni, ad una maturazione da un’azione marcatamente paternalistica ad un riconoscimento e una difesa dei diritti dell’operaio<a href="#_ftn13">[13]</a> (indicativo, in questo senso, ad esempio, il cambio di denominazione della II Sezione dell’“Opera dei Congressi” dal “Sezione della Carità” del 1874 al “Sezione dell’Economia Sociale Cristiana” del 1887<a href="#_ftn14">[14]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, però, gran parte delle gerarchie cattoliche continuò a mantenere la linea conservatrice che le era sempre stata propria. Sulla concezione della fatalità della miseria e dell’utopicità di ogni desiderio di cambiamento pesavano molti fattori, dalla paura dello “spettro comunista” ad una lettura spiritualista del messaggio cristiano, dal pessimismo che vedeva la giustizia sociale come realtà ultraterrena al messaggio dell’accettazione della “croce quotidiana” e appare fondamentalmente logico che i documenti pontifici di fine XIX secolo si muovano principalmente in direzione di una condanna del marxismo e di una difesa della proprietà privata, unite all’esortazione alla “cristiana rassegnazione” (così Pio IX nella <em>Qui Pluribus</em>, nella <em>Quanta Cura</em> e nel <em>Sillabo</em> del 1864 e Leone XIII nella <em>Quod Apostolici Muneris</em>, nella <em>Auspicato Concessum</em> e, ancora nel 1901, nella <em>Graves de Communi Re</em>)<a href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A poco a poco, però, le istanze sociali stavano facendo sempre più breccia nel pensiero degli intellettuali cattolici. Le premesse esistevano da tempo: già nel 1848, sulla rivista cattolica francese “Ere nouvelle”, Lacordaire, Maret e Ozanam avevano tracciato un programma sociale (quasi scandaloso per i tempi) che toccava punti quali la difesa delle fasce deboli, l’associazionismo operaio, lo sviluppo di comitati di fabbrica e, negli anni ’50, la gesuita “Civiltà Cattolica”, pur con toni a tratti ancora paternalistici, aveva trattato della subordinazione dell&#8217;economia alla morale, della necessità dell&#8217;intervento statale nelle questioni economiche e dell’importanza dell&#8217;associazionismo professionale<a href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu, però, la rivolta parigina del 1871 a dare la spinta al movimento progressista cattolico per intensificare la sua opera, da un lato a causa del chiaro montare del malessere sociale, dall’altro per il rischio concreto di perdere le masse, sempre più attratte dal messaggio socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, in Austria, Karl von Vogelsang, pubblica le <em>Tesi di Haid</em> (1883), orientate ad un deciso corporativismo, in Italia Giuseppe Toniolo organizza l’“Unione Cattolica per gli Studi Sociali” (1889), negli Stati Uniti, il cardinal Gibbons difende i Cavalieri del Lavoro, uno tra i primi sindacati cristiani (1889) e in Inghilterra, il cardinal Manning scende addirittura in piazza a difesa dei diritti dei lavoratori irlandesi (1889)<a href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu questa presa di coscienza del mondo cattolico a spingere papa Leone XIII a dare alle stampe quella che si proponeva di essere la voce definitiva della Chiesa in materia di questione sociale: l’enciclica <em>Rerum Novarum </em>(1891). L’insegnamento del papa si articolava su quattro punti fondamentali:</p>
<p style="text-align: justify;">-         esiste un diritto naturale alla proprietà privata, ma essa deve avere anche funzione sociale;</p>
<p style="text-align: justify;">-         lo Stato deve promuovere il benessere pubblico e privato, ma la sua azione deve essere limitata;</p>
<p style="text-align: justify;">-         gli operai hanno doveri verso il datore di lavoro, ma devono ricevere un giusto salario;</p>
<p style="text-align: justify;">-         quello di lotta di classe è un concetto erroneo, ma gli operai hanno il diritto di associarsi per difendere i loro diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è possibile notare, quella di Leone XIII è, in buona sostanza, una sorta di soluzione compromissoria in cui si tenta, come era logico aspettarsi dal capo di una Chiesa “universale”, di salvare sia il rapporto con la borghesia imprenditoriale, sia quello con le masse proletarie<a href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarebbe corretto dire che il compromesso finì per scontentare tutti: in realtà si trattava di una “via mediana” che si proponeva come soluzione di sintesi tra le istanze contrapposte di imprenditori e salariati e, come tale, fu accolta da gran parte dei fedeli e del clero. Certo, però, cercando di far salve tutte le parti in gioco, finì, indubbiamente per scontentare molti, soprattutto tra quelli che vedevano, secondo una tendenza sviluppatasi fin dalle origini (sulla base del “Discorso della Montagna”) e, come si è accennato, già ben delineata fin dal periodo medievale, la Chiesa come Istituzione povera per i poveri<a href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, però, anche altri problemi stavano dividendo le posizioni ecclesiastiche, molti dei quali con origini che risalivano ben addietro nei secoli. E’, ad esempio, il caso del razionalismo, sviluppatosi in periodo illuminista, che, in campo religioso, aveva dato vita all’attacco critico – deista al concetto cristiano di Divinità e religione, provocando, nel XIX secolo, il diffondersi a livello popolare di concetti relativamente nuovi (o meglio, nuovi in termini di diffusione, essendo prima riservati normalmente allo strato più intellettuale dalla società) quali quelli di ateismo e agnosticismo e la messa in discussione delle autorità tradizionali, inclusa quella ecclesiastica.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa rispose come era da secoli stata abituata a fare, arroccandosi sulle sue posizioni tomiste – neoscolastiche e rifiutando a priori qualsiasi approccio scientifico allo studio biblico-teologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne derivò uno scontro ideologico che investì in pieno il già problematico (si pensi al processo galileiano) rapporto tra fede e scienza. Se il metodo scientifico, infatti, richiedeva la verifica di ogni dato e la negazione di ogni “ipse dixit”, l’applicazione di tale metodo in campo religioso non poteva che risultare fortemente discutibile, dividendo il popolo tra chi considerava la fede come definitivamente superata, chi si trincerava dietro il concetto di “inerranza biblica” (ad esempio i creazionisti) e chi, in realtà una minoranza (sebbene non esigua), tentava una via di dialogo, affermando la diversità di piani tra i due ambiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro campo che subì pesantemente l’influsso della disputa fede – ragione fu certamente quello filologico e della critica storica: se il filologo biblico o lo storico della Chiesa non ragionano più in termini di “auctoritas” ma di analisi delle fonti, il naturale corollario di questo atteggiamento non può che essere la messa in discussione (in senso negativo o positivo a seconda dei casi e delle situazioni) del “Magisterium” e, allorché ciò accade anche dall’interno della Chiesa stessa, il rischio diventa quello della perdita della stessa “auctoritas” su cui si fonda l’Istituzione ecclesiastica, che reagisce di conseguenza, spesso irrigidendo i propri criteri d’analisi tradizionali<a href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Risulta quasi consequenziale, con la caduta delle grandi certezze della fede, che si insinui, sempre più in profondità nella società, un certo relativismo religioso: la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> viene vista come una scelta personale effettuabile all’interno di un vasto orizzonte determinato dal pluralismo culturale e religioso. Anche in questo caso, non si tratta di una novità assoluta: già in periodo riformista il “latitudinarismo” era stato una opzione scelta da nuclei ristretti di intellettuali post-umanisti. Qui, però, siamo di fronte ad una manifestazione ben più radicale: non più la visione di ogni fede come voce diversa dello stesso Dio, ma la possibilità di scegliere, tra le fedi esistenti, quella più confacente al proprio pensiero, se non, addirittura, di costruirsene una personale. L’altro lato della medaglia è, però, la nuova possibilità di un dialogo tra <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, di un confronto costruttivo e dell’abbattimento di barriere ormai secolari<a href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questione sociale, rapporto fede – ragione, rapporto tra fedi: ecco, dunque, i grandi temi con cui la Chiesa si deve confrontare nel <a title="XX Secolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX secolo</a> e che dividono la società cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Istituzione ecclesiastica non può prescindere da essi e, soprattutto, non può prescindere da un confronto serrato con una società profondamente mutata e, ormai, disancorata da valori religiosi che troppo spesso, anche a seguito ai disastri delle due guerre mondiali, appaiono superati e discutibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-concilio-vaticano-ii-recezione-ed-ermeneutica/5255"><img class="alignright size-full wp-image-2476" style="margin: 10px;" title="concilio-vaticano-ii" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/concilio-vaticano-ii.jpg" alt="concilio-vaticano-ii" width="200" height="285" /></a>E’ da questo <em>humus </em>che scaturisce la necessità di un profondo rinnovamento della Chiesa, che, per la prima volta, vede gli elementi progressisti del clero agire alla pari con gli elementi più conservatori. Il centro di questo rinnovamento è un Concilio, il Vaticano II, che, promosso da Giovanni XXIII, quello che avrebbe dovuto essere un “papa di transizione”, segnerà una svolta significativa del corpus cattolico e che, paradossalmente, fa da contraltare, nell’arco di poco più di cento anni, ad un altro Concilio, il Vaticano I, massima esaltazione (fatte salve alcune aperture verso i laici) della chiusura tradizionalista della Chiesa: come il Concilio Vaticano I aveva ribadito e rafforzato (ad esempio con la questione dell’infallibilità papale) il ruolo autocratico del papato, avendo come corollario, nell’arco di pochi anni, la condanna di ogni forma di Modernismo da parte di una Curia rinvigorita dalla riaffermazione di principi conservatori, così, ora (l’apertura ufficiale dei lavori è del 1962), il Concilio Vaticano II, doveva gettare le fondamenta per la costruzione di una “nuova Chiesa”, più vicina alla gente e più immersa nella realtà effettuale del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si diceva che, questa volta, gli elementi più progressisti della gerarchia riescono ad ottenere il sopravvento, ma non senza una strenua opposizione delle schiere conservatrici che, a conti fatti, risultano però perdenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del Concilio (sotto papa Paolo VI, nel 1965), infatti, i documenti prodotti (4 Costituzioni, 9 Decreti e 3 Dichiarazioni) segnano una vera e propria rivoluzione copernicana del Cattolicesimo. Tra l’altro, al loro interno, si afferma:</p>
<p style="text-align: justify;">-         la possibilità di ricerca scientifica sui testi biblici e la traduzione di tali testi in tutte le lingue vive possibili (Costituzione <em>Dei Verbum</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         il riconoscimento delle lingue “volgari” (cioè quelle parlate dal popolo) come adatte alle celebrazioni sacramentali (Costituzione <em>Sacrosanctum Concilium</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         la necessità di ripensare le struttura gerarchica della Chiesa, dando una sempre maggiore centralità al laicato, chiamato ad un “sacerdozio comune dei fedeli” (Costituzione <em>Lumen Gentium</em>) e ad un apostolato non radicalmente diverso da quello degli ecclesiastici (Decreto <em>Apostolicam Actuositatem</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         la presenza di “semi di verità” in tutte le Chiese cristiane (Decreto<em> Unitatis Redintegratio</em>), il ruolo di ogni <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> nell’elevazione morale dell’uomo (Dichiarazione <em>Nostra Aetate</em>) e la correttezza del principio di libertà religiosa per ogni essere umano (Dichiarazione <em>Dignitatis Humanae</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’obbligatorietà per la Chiesa di aprire un proficuo confronto con il mondo e con la cultura in tutte le sue specificazioni (Costituzione <em>Gaudium et Spes</em>)<a href="#_ftn22">[22]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il termine del Concilio poteva segnare una schiacciante vittoria dell’ala progressista su quella conservatrice, ma ciò fu vero solo in parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche senza tener conto delle resistenze (fino alla scissione dei Lefebvriani) delle ali conservatrici più oltranziste, il grande problema delle scelte progressiste del Concilio era quello di aver dato la stura ad una ridda di manifestazioni di rinnovamento che, spesso poco incanalate da documenti di principio che lasciavano ampio spazio alla libera interpretazione, in molte occasioni travalicavano ampiamente il dettato conciliare, per sfociare  in espressioni al limite (e spesso anche oltre tale limite) dell’eresia, con allontanamenti di varia natura dalla corretta Dottrina, nuove trincee tra difensori dell’ortodossia tradizionalista e propugnatori di una visione più liberale e massime gerarchie ecclesiastiche impegnate, nel tentativo di porre un freno a fenomeni ritenuti eversivi, a re-incanalare la prassi cattolica all’interno di percorsi più determinati, anche a costo di ritornare a teorizzazioni conservatrici o di criticare più o meno apertamente alcuni risultati del Concilio stesso<a href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato attuale, le grandi tematiche di dibattito tra le due ali della Chiesa, sono, sebbene in forme diverse e a tratti più radicali, le stesse di cui si è già fatta menzione (giustizia sociale e liberazione delle classi più povere dallo sfruttamento, sempre maggiore sforzo per l’ecumenismo tra Chiese cristiane e per il dialogo tra religioni, libertà di coscienza per gli scienziati cattolici, etc.)  e nuove sembrano, nel tempo, essersene aggiunte, fra le quali possiamo ricordare:</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’apertura al “sacerdozio mariano” (o femminile);</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’apertura all’ordinazione degli sposati;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la libertà sacramentale per divorziati e risposati;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la possibilità di pianificazione familiare attraverso metodi contraccettivi;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la richiesta di maggiore democraticità all’interno della Chiesa;</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’accettazione dell’ omosessualità come dato naturale;</p>
<p style="text-align: justify;">-         il pacifismo totale e ad oltranza<a href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la distinzione tra una “destra” e una “sinistra” cattolica sembra essere tutt’altro che superata e, anzi appare oggi più viva che mai. Naturalmente, come sempre, la capacità della Chiesa di non chiudersi a riccio in difesa dello <em>status quo</em> da un lato e la capacità dei rami più attenti all’evoluzione del pensiero sociale di affrontare i temi socialmente più pressanti senza creare fratture infruttuose, saranno le grandi variabili del futuro e, soprattutto, le grandi discriminanti che distingueranno tra progressismo interno alla comunità ecclesiastica ed eresia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Così risulta lo Stato della Città del Vaticano in <em>The CIA World Fact Book 2009</em>, Skyline Publishing 2008, p. 461</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> E.Norman, <em>The Roman Catholic Church: An Illustrated History</em>, University of California Press 2007, p.14</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> <em>Ivi</em>, pp.94-95</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> J. Carroll, <em>Practicing Catholic</em>, Houghton Mifflin Harcourt 2009, p.24</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> J. Vidmar, <em>The Catholic Church through the Ages: A History</em>, Paulist Press 2005, pp. 147 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> J. Carroll, <em>Citato</em>, p.18</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> A. Freedback,  <em>The Catholich Church Between XVIII and XIX Century</em>, Valman Publishing 2004, pp. 97 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> <em>Ivi</em>, pp. 103 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> J. Vidmar, <em>Citato</em>, pp. 208ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> J. H. Fichter, <em>Christianity: An Outline of Dogmatic Theology for Laymen</em>, B. Herder Book Co. 1947, pp. 11-16</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> F.H. Mueller, <em>The Church and the Social Question</em>, AEI Press 1987, p. 74</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> <em>Ivi</em>, pp. 79-80</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi</em>, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> G. M. Guazzetti, <em>Il Movimento Cattolico Italiano dall&#8217;Unità ad Oggi</em>, Loffredo 1980, p. 91</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> F.H. Mueller, <em>Citato</em>, pp. 83ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> <em>Ivi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> <em>Ivi</em>, pp.86-87</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> G. Weigel, R. Royal, <em>A Century of Catholic Social Thought: Essays on “Rerum Novarum” and Other Key Documents</em>, Ethics &amp; Public Policy Center Inc. 1991, pp. 18-93 passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> D. O&#8217;Leary, <em>Roman Catholicism and Modern Science: A History</em>, Continuum International Publishing Group Ltd. 2006, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> J. Vidmar, <em>Citato</em>, pp. 178ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> P. Trower, <em>The Catholic Church and the Counter Faith: A Study of the Roots of Modern Secularism, Relativism and de-Christianisation</em>, Family Publications 2006, pp. 9 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> M. L. Lamb, M. Levering , <em>Vatican II: Renewal within Tradition</em>, Oxford University Press 2008, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> R. Durante, <em>Catholicism Today: the Challange of the Future</em>, Irving Books 2008, pp. 11-21</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> <em>Ivi</em>, passim</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/conservatorismo-e-progressismo-nella-chiesa-cattolica.html' addthis:title='Alla destra e alla sinistra del Padre. Conservatorismo e progressismo nella Chiesa Cattolica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La “nuova mitologia” nella concezione politica di Carl Schmitt</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 13:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/carlschmittnuovamitologia.html' addthis:title='La “nuova mitologia” nella concezione politica di Carl Schmitt '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em>Il concetto di direzione, di comando, di autorità era collocato nell’assoluta uguaglianza di stirpe tra capo e seguito</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842074780" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/risposteanorimberga.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, Risposte a Norimberga" width="95" height="143" align="right" /></a> “La vicinanza di Schmitt alla richiesta romantica di una ‘nuova mitologia’ e la coazione alla speranza in un ‘dio dell’avvenire’ sta nella convinzione della incolmabile perdita del fondamento trascendente, di una istanza ultramondana che potrebbe ancora garantire un ordine nella vita”. Questa frase dello studioso Stefan Nienhaus chiarisce come poche che il pensiero di Carl Schmitt, lungi dall’esaurirsi nella teoria giuridica, era invece una vera e completa concezione del mondo. La storica importanza del pensiero di Schmitt (un autore che, dopo qualche innamoramento dei nostri frivoli intellettuali, è stato rapidamente rimesso nel cassetto), infatti, più che nell’individuazione delle tecniche di governo per fronteggiare la crisi dell’Occidente, risiede nell’individuazione di quei poteri di sovranità carismatica, senza i quali ogni politica si riduce ad amministrazione e ogni amministrazione a contabilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8854500488" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ungiuristadavantiasestesso.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste" width="95" height="146" align="left" /></a> Un nuovo tipo di mito e di “mitologia”, dunque, sarebbe occorso al declinante <em>jus publicum europaeum </em>per reinsediare se stesso al vertice della decisione, e per ricostruire le categorie del politico non sulle basi della sovversione laica <em>liberal</em>, bensì su quelle tradizionali di una “teologia politica”. Come dire: pensiamo un modello di Stato nuovo, ma attinto alle più nobili esemplificazioni di idea-forza trascendente, come ce ne furono nel passato. Pensiamo una politica nuova, ma misurata su quell’idea di sovranità sacrale che fu per l’Europa il segreto di ogni grandezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845919668" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/teoriadelpartigiano.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, Teoria del Partigiano" width="95" height="160" align="right" /></a> Per queste vie, Schmitt pervenne alla teorizzazione di uno Stato rifondato che incarnasse la decisione sovrana, per neutralizzare i distruttivi scontri di interesse privato, e per porsi come terzo superiore in grado di far prevalere sul contrasto sociale la parola ultima di una autorità radicale, esprimentesi nello stato d’eccezione. Si capisce che, con queste idee, Schmitt entrava in rotta di collisione col conservatorismo prussiano politicamente egemone nella Germania guglielmina, ed anche in larga misura in quella weimariana. Il potere statale, per la scuola prussiana, più che autorità trascendente era autoritarismo immanente, e più che sintesi hegeliana degli opposti era monolitica affermazione di un principio unico ossificato. Per questo, Schmitt considerò il suicidio del grande poeta prussiano Heinrich von Kleist – devotissimo dell’idea metafisica di Reich -, avvenuto teatralmente sulle rive del lago Wansee, come un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> del fallimento storico del prussianesimo e delle sue contraddizioni, maturando la convinzione che un reinizio dell’Europa fosse possibile su altre basi. Sulle basi, appunto, di una teologia politica. Fortemente critico del pensiero politico del Romanticismo – accusato di stravaganze inattuabili -, Schmitt fu nondimeno una sua scheggia, e lo fu proprio nel momento in cui pensò che fosse possibile la restaurazione dello Spirito su fondamenti tutto sommato irrazionali, ma oggettivi. Innestare il punto di vista prometeico di un nuovo mito comunitario nella pratica politica fu qualcosa più di un sogno. Riconoscere il senso cosmologico del pensiero presocialista di un Proudhon, o quello poetico-visionario di un Theodor Däubler come antefatti del potere politico, può sembrare la ricaduta di Schmitt proprio in quelle divagazioni impolitiche di cui aveva accusato il Romanticismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8834843886" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/schmittparlamentarismo.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, La condizione storico-spirituale dell'odierno parlamentarismo" width="100" height="151" align="left" /></a> Non era così. C’è un fatto, un dettaglio biografico, che può aiutarci a comprendere cosa, dopotutto, Schmitt avesse in mente. Nel passaggio del giurista da consulente tecnico di fiducia del sistema autoritario di Schleicher a consigliere di Stato prussiano nel regime di Hitler, si può leggere ad un tempo tanto la critica schmittiana a un metodo di potere ormai superato dalla storia, non più in contatto con gli eventi, quello vetero-prussiano; quanto l’attrazione per un principio rivoluzionario che andava concependo l’autorità in senso carismatico-popolare, secondo gli esiti di un comunitarismo che intendeva coniugare la tradizione nazionale con la modernità. Il giurista, così, nemico delle derive utilitariste della modernità, preoccupato dall’avanzata della tecnica e dalla brutale secolarizzazione dei rapporti sociali, si sarebbe trovato davanti alla possibilità di costruire davvero le fondamenta di un potere che avrebbe riunito in un colpo solo l’avversione al Romanticismo, rappresentato ad esempio dal vecchio Adam Müller, senza per questo rinnegare, ma anzi rafforzando il nocciolo della politica romantica, cioè l’erezione di un potere sacrale, incentrato sul carisma dell’autorità trascendente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=881408758X" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/carlschmittglossario.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, Glossario" width="95" height="149" align="right" /></a> E, sempre nello stesso momento, Schmitt avrebbe anche saldato i conti con le sue suggestioni verso le escatologie redentrici della società, così come le pensavano gli utopisti del socialismo premarxista. Non appariva infatti il Terzo Reich, per l’appunto, come un regime di nuovo conio ma tradizionalista, carismaticamente poggiante sul culto del <em>Führer</em>, ma allo stesso tempo, popolare e comunitario, come una specie di socialismo senza Marx? Tutto sembrò dunque congiurare per quell’avvicinamento tra il giurista e il dittatore, che poi, nel 1945, sarebbe costato a Schmitt la prigione e l’epurazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845917436" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/terraemare.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo" width="95" height="160" align="left" /></a> La quadratura del cerchio tra potere gerarchico e partecipazione di popolo, tra figura salvifica della Guida e uguaglianza dei diritti, fu operata da Schmitt attraverso l’elaborazione di una sorta di democrazia germanica. Criticando il concetto ecclesiastico di pastore e di fedeli, Schmitt scrisse in <em>Stato, Movimento, Popolo </em>del 1934 che “questa immagine è che il pastore rimane assolutamente trascendente al gregge. Questo non è il nostro concetto di direzione”. Il nuovo concetto di direzione, di comando, di autorità, infatti, era da Schmitt collocato nella “assoluta uguaglianza di stirpe tra capo e seguito… Solo la uguaglianza di stirpe può impedire che il potere del capo diventi tirannia e arbitrio”. Veniva garantito, in questa ottica di gerarchismo egualitario, l’accesso popolare ai diversi ranghi sociali per la via del merito e assicurata, col <em>Führerprinzip</em>, la piattaforma di massa dell’autorità carismatica. Ecco pertanto che la storia metteva nelle mani di Schmitt un caso concreto di teologia politica…</p>
<p style="text-align: justify;">In <em>Ex Captivitate Salus</em>, il libro scritto nella prigione di Norimberga nel 1945 e che rappresenta uno di quei momenti in cui “i vinti scrivono la storia”, Schmitt si trattenne per qualche pagina sulla sua famosa distinzione tra Amico e Nemico, che considerava alla base di ogni identità forte: chi non ha il bene di avere nemici, non ha neppure il bene, attraverso la loro diversità, di conoscere se stesso. Difficile rimanere in equilibrio su questo vertice, ma indispensabile: vivere il proprio Io attraverso la diversità dell’altro. Significa lottare per un mondo di differenze, distrutte le quali, rimaniamo distrutti anche noi. Schmitt aggiunse a queste considerazioni un’ultima frase: “Cattivi sono certamente gli annientatori che si giustificano adducendo che gli annientatori vanno annientati”. Che avrà voluto dire? Non pensava forse ai giudici alleati che aveva di fronte, che accusavano i vinti di crimine e di violenza, standosene tranquillamente seduti su immani rovine, frutto per l’appunto di altro crimine e altra violenza? Probabilmente, è questa la vera sapienza della cella. Un testamento lasciato all’Europa, ma che ancora gli europei – a vent’anni dalla morte di Carl Schmitt &#8211; devono imparare a comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il “Kronjurist” del Reich</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Schmitt+Carl" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/carlschmitt.jpg" border="0" alt="Carl Schmitt" width="142" height="173" align="left" /></a>Nato nel 1888 a Plettenberg in Westfalia, Carl Schmitt studiò nelle Università di Strasburgo (allora tedesca) e di Monaco, dove fu allievo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/max-weber" target="_blank">Max Weber</a></span>. Nel 1922 ottenne la cattedra di diritto pubblico prima all’Università di Greifswald e poi a quella di Bonn, e in seguito a quelle di Berlino (1926), Colonia (1932), di nuovo Berlino (dal 1933 al 1945). Divenne una delle più influenti personalità accademiche della Germania e ricoprì anche, per svariati anni, cariche pubbliche, sia sotto il regime di Weimar che sotto il Terzo Reich, durante il quale fu Presidente dell’Associazione dei Giuristi Tedeschi. Nel 1936 tuttavia, a seguito di certe polemiche ideologiche con ambienti vicini alle SS, rinunciò ad ogni attività al di fuori dell’insegnamento. Arrestato nel 1945 dagli Alleati come una delle massime autorità culturali del Terzo Reich, fu imprigionato a Norimberga e processato. Assolto ma impedito a tornare all’insegnamento, si dedicò ai suoi studi e alle sue pubblicazioni, fino alla morte avvenuta nell’aprile del 1985 nella natia Plettenberg. In Italia, dopo la pubblicazione nel 1935 dei <em>Principi politici del Nazionalsocialismo </em>(Sansoni), su impulso di Delio Cantimori, il suo pensiero rimase sconosciuto fino alla pubblicazione della prima traduzione post-bellica di una sua opera, per volere di Gianfranco Miglio (<em>Le categorie del politico</em>, il Mulino 1972). Oggi si contano numerose traduzioni di opere di Schmitt. Tra di esse segnaliamo: <em>La Dittatura </em>(Laterza 1975); <em>Romanticismo politico </em>(Giuffré 1981); <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845919668"><em>Teoria del partigiano</em></a> (il Saggiatore 1981); <em>Scritti politico giuridici 1932-1942 </em>(Bacco &amp; Arianna 1983); <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845917436"><em>Terra e mare </em></a> (Giuffré 1986); <em>Ex Captivitate Salus </em>(Adelphi 1987); <em>Il nomos della terra </em>(Adelphi 1991); <em>Teologia politica II </em>(Giuffré 1992). Il libro più completo sulla figura e sul pensiero di Schmitt è J.W. Bendersky, <em>Carl Schmitt teorico del Reich </em>(il Mulino 1989).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 19 giugno 2005</p>
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