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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Cioran</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Mircea Eliade, il genio</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Volpi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli su Mircea Eliade]]></category>
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		<description><![CDATA[Retrospettiva sulla vita e l'opera di Mircea Eliade, pubblicata in occasione del centenario della nascita dello scrittore e storico delle religioni rumeno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mircea-eliade-il-genio.html' addthis:title='Mircea Eliade, il genio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9088" style="margin: 10px;" title="eliade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/eliade3.jpg" alt="" width="210" height="285" /></a>Il 13 marzo di cent&#8217;anni fa nasceva a Bucarest <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>. Fin dall&#8217;infanzia i genitori spostano il compleanno al 9 marzo. Al suo nome di battesimo non corrispondeva infatti alcun patrono nel calendario ortodosso, sicché la famiglia decise di festeggiare il giorno 9, che non era consacrato a nessun santo particolare bensì ai Quaranta Martiri uccisi a Sebaste durante le persecuzioni di Luciano.</p>
<p style="text-align: justify;">Studioso del mito e delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a>, esperto di yoga e sciamanesimo, di occultismo ed esoterismo, romanziere fecondo, saggista dall&#8217;erudizione prodigiosa e a suo agio in otto lingue, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span> è stato tra le intelligenze più acute e versatili del Novecento. Ma l&#8217;intelligenza è un dono di dèi invidiosi, un dono avvelenato: il confine che la separa dall&#8217;ottusità è mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">«Che uomo straordinario sono!», annota il trentaquattrenne intellettuale nel suo <em>Jurnalul din Portugalia</em>, l&#8217;inedito diario dei cinque anni, dal 1941 al 1945, trascorsi come consigliere culturale all&#8217;ambasciata rumena di Lisbona (in Italia sarà pubblicato da Bollati Boringhieri). Il giovane Eliade, all&#8217;epoca ancora sconosciuto al grande pubblico europeo, passa parte delle sue giornate a rileggere alcune sue pagine e si paragona ai grandi della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a>: «La mia capacità di comprendere e percepire tutto ciò che appartiene alla sfera culturale è illimitata … Comunque sia, i miei orizzonti intellettuali sono più vasti di quelli di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>». Il 15 luglio 1943 annota con ineffabile disinvoltura: «Mi rendo conto che dopo Eminescu [il poeta nazionale rumeno], la nostra razza non ha mai più conosciuto una personalità tanto (&#8230;) potente e tanto dotata quanto la mia».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/diario-portoghese/6197" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9087" style="margin: 10px;" title="diario-portoghese" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/diario-portoghese1-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>I diari integrali saranno desecretati solo nel 2018, ma tutto fa pensare che l&#8217;autocritica non appartenesse al pur vastissimo repertorio di Eliade. Né che egli sia mai guarito dalla megalomania di cui evidentemente andava affetto. A quattordici anni aveva già pubblicato il suo primo racconto: <em>Come ho scoperto la pietra filosofale</em>. In un successivo <em>Romanzo dell&#8217;adolescente miope</em> (1923) elabora la quasi umiliante scoperta della propria sessualità. Qualche anno dopo, in <em>Gaudeamus</em> (1928), entrano in scena la femminilità e l&#8217;amore, e per converso il concetto di «virilità», mutuato dall&#8217;adorato Papini, autore di <em>Maschilità</em>. Il suo io è superalimentato dall&#8217;ambizione e da una «<a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> della volontà» fatta di astinenza e disciplina (dormiva cinque ore per non sottrarre tempo allo studio).</p>
<p style="text-align: justify;">Iscrittosi nel 1925 a Lettere e Filosofia dell&#8217;università di Bucarest, emerge come leader della giovane «Generazione», un gruppo di intellettuali anticonformisti che aspira a rinnovare la tradizione rumena. Tra gli altri «latini d&#8217;Oriente» ci sono <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> (che nel 1986 gli dedicherà uno dei suoi superbi <em>Exercises d&#8217;admiration</em>), Ionesco, Costantin Noica e Mihail Sebastian, un ebreo a lui molto caro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1927 e 1928 visita l&#8217;Italia, avendo alle spalle una serie di letture rapaci che mettono le ali alla sua passione per nostra cultura (documentata esaurientemente da Roberto Scagno per Jaca Book). Su tutti Papini ed <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a>, a proposito del quale scriverà un testo, <em>Il fatto magico</em>, andato perduto. Dopo la laurea su <em>La filosofia italiana da Marsilio Ficino a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giordano-bruno" target="_blank">Giordano Bruno</a></span></em>, alla fine del 1928, parte alla volta dell&#8217;India per studiare la filosofia orientale con Surendranath Dasgupta. Vi rimane fino al dicembre del 1931, imparando il sanscrito e raccogliendo materiali, conoscenze ed esperienze che lo segnano profondamente. C´è anche una storia d&#8217;amore con Maitreyi, la figlia di Dasgupta, nella cui casa a Calcutta era andato ad abitare. La ragazza è la protagonista dell&#8217;omonimo romanzo, che Eliade pubblica in Romania nel 1933. Sarà un grande successo, che trasfigura Maitreyi in un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> dell&#8217;immaginario rumeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/yoga-saggio-sulle-origini-della-mistica-indiana/4918" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9089" style="margin: 10px;" title="yoga-saggio-sulle-origini-della-mistica-indiana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/yoga-saggio-sulle-origini-della-mistica-indiana.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>Incrinatisi i rapporti con Dasgupta, viaggia nellHimalaya occidentale soggiornando nell&#8217;<em>ashram</em> di Shivananda e facendosi iniziare allo yoga. Nel contempo lavora alla tesi di dottorato, che discute a Bucarest nel ‘33 e pubblica a Parigi nel ‘36 con il titolo <a title="Yoga. Saggio sulle origini della mistica indiana" href="http://www.libriefilm.com/yoga-saggio-sulle-origini-della-mistica-indiana/4918" target="_blank"><em>Yoga, saggio sulle origini della mistica indiana</em></a>. Un libro che lo lancerà come autore di culto quando lo yoga si diffonderà in Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1933 al 1940 è di nuovo a Bucarest come assistente di Nae Ionescu, il leggendario maestro della giovane Generazione. Ionescu lo avvicina alla Guardia di Ferro, l&#8217;organizzazione di estrema destra capeggiata da Codreanu. Costui era convinto, tra l&#8217;altro, che gli ebrei cospirassero per fondare una nuova Palestina tra il Mal Baltico e il Mar Nero, e il suo vice, Ion Mota, aveva tradotto in rumeno <em>I protocolli dei Savi di Sion</em>. Eliade non era antisemita, ma all&#8217;epoca si lasciò intruppare. Il diario che l&#8217;amico ebreo Sebastian tenne fra il 1935 e il 1944, pubblicato nel 1996, è un&#8217;accorato lamento per il comportamento ambiguo di Eliade. Che è tutto preso dalle sue carte: pubblica vari saggi (tra cui <a title="Oceanografia" href="http://www.libriefilm.com/oceanografia/1696" target="_blank"><em>Oceanografia</em></a> e <em>Il mito della reintegrazione</em>), romanzi (tra cui <em>Ritorno dal Paradiso</em>, <em>La luce che si spegne</em>, i due volumi <em>Huliganii</em>), un&#8217;importante rivista di studi mitologici, <em>Zalmoxis</em>, che richiamerà l&#8217;attenzione di Carl Schmitt ed <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/">Ernst Jünger</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/giornale/9124" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9090" style="margin: 10px;" title="giornale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/giornale-171x300.jpg" alt="" width="171" height="300" /></a>Alla fine della guerra si trasferisce a Parigi dove, aiutato da Dumézil, insegna all&#8217;Ecole des Hautes Etudes. Il <a title="Trattato di storia delle religioni" href="http://www.libriefilm.com/trattato-di-storia-delle-religioni/269" target="_blank"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a> (1949) lo consacra come massimo studioso del fenomeno religioso su scala mondiale. Ostile al metodo positivistico e storicista, Eliade riprende la prospettiva aperta da Rudolf Otto e sviluppa uno studio comparativo del sacro e delle sue manifestazioni, le «ierofanie». La sua non è una storia bensì una morfologia del sacro, le cui forme appaiono e si ripetono nel tempo, con le feste, e nello spazio, con i «centri del mondo», riattualizzando miti primordiali. Per lui il mito non è affatto arcaico né fuori gioco. Si è piuttosto ritirato negli interstizi della modernità, dove si tratta di scovarlo. Contro la presunta superiorità dell&#8217;uomo moderno sui «primitivi».</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1950 è invitato da C.G. Jung al primo incontro di «Eranos» ad Ascona. Nel 1956 passa a insegnare alla Divinity School di Chicago, dove rimarrà fino alla morte (avvenuta il 22 aprile 1986 per un ictus). Dal 1960 al 1972 dirige con <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Ernst Jünger</a> una straordinaria rivista di storia delle religioni, <em>Antaios</em>. Intanto seguita a pubblicare a ritmo martellante un&#8217;infinità di lavori, culminati nella grande <a title="Storia delle credenze e delle idee religiose" href="http://www.libriefilm.com/storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose/179" target="_blank"><em>Storia delle credenze e delle idee religiose</em></a> (1976-1983). È anche candidato al Nobel per la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/" target="_blank">letteratura</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, un dettaglio ne stoppa l&#8217;apoteosi, e gli schizza addosso una macchia infamante. Un dettaglio biografico, sul quale la sua intelligenza si incaglia e si rovescia in ottusità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1972 lo storico Theodor Lavi (pseudonimo di Lowenstein), in base al diario ancora inedito di Sebastian e ad altre testimonianze, rivela su <em>Toladot</em>, una piccola rivista dell&#8217;emigrazione rumena in Israele, che Eliade era stato vicino alla Guardia di ferro. Eliade fa finta di nulla, cerca di sbarazzarsi del suo passato come un serpente della sua pelle. Ma la notizia fa il giro del mondo, in Italia è ripresa da Furio Jesi. Un suo viaggio a Gerusalemme nella primavera del 1973 dev&#8217;essere annullato <em>in extremis</em>, tra lo sconcerto dell&#8217;amico Gershom Scholem. Nei suoi diari, silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quel momento Eliade adopera la sua intelligenza per dissimulare e insabbiare. Cerca coperture, si stringe ad amici insospettabili, come Paul Ricoeur e lo scrittore ebreo Saul Bellow. Quest&#8217;ultimo diventa suo intimo, ma nel romanzo <em>Ravelstein</em> inscena il dubbio che lo tormenta. Il protagonista, alias Allan Bloom, mette in guardia l&#8217;amico narratore da Radu Grielescu, alias Eliade: è stato «un seguace di Nae Ionescu che fondò la Guardia di Ferro», avverte, un <em>jew-hater</em> che denunciò «la sifilide ebraica che contagiava la raffinata civiltà balcanica», «ti strumentalizza» per «rifarsi una verginità». Il tarlo del sospetto non soffocherà la compassione, e ai funerali di Eliade Bellow prenderà la parola per dire il suo dolore e la sua compassione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/unaltra-giovinezza-2/3384" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9091" style="margin: 10px;" title="un-altra-giovinezza" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/un-altra-giovinezza1.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a>È difficile giudicare del caso Eliade. Come è difficile giudicare di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, Carl Schmitt o <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span>. Certo, la loro opera non può più essere letta solo in chiave scientifica o letteraria, separandola dalla biografia. Eppure, la loro vita mediocre non basta a oscurare la grandezza dell&#8217;opera che ha generato. Ci chiediamo: perché intellettuali di tale statura si sono ostinati a tacere il loro passato? La verità è che gli uomini sono molto meno uguali di quello che dicono, e molto più di quello che pensano.</p>
<p style="text-align: justify;">È probabilmente questa saggezza che ha indotto perfino il regista Francis Coppola a rendere omaggio a Eliade. Il suo nuovo film, <em>Youth without Youth</em>, prende spunto da un omonimo racconto di Eliade (<em>Tinerete fara tinerete</em>): un settantenne professore, colpito da un fulmine, diventa più giovane anziché più vecchio, attirando l&#8217;attenzione dei servizi segreti. Il professore deve scappare attraverso vari paesi fino in India… Anche questa singolare fortuna è un dettaglio in cui si nasconde il buon Dio, e ci avverte che l&#8217;opera di Eliade rimane un capitolo inevitabile della storia intellettuale del Novecento, un passaggio obbligato per capirne le convulsioni.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Repubblica</em> del 12 marzo 2007.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mircea-eliade-il-genio.html' addthis:title='Mircea Eliade, il genio ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Metafisica dell’addio</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 15:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Metafisica dell’addio. Studi su Emil Cioran di Antonio di Gennaro costituisce un utile contributo alla conoscenza dell’autore rumeno in occasione del centenario dalla nascita del filosofo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/metafisica-dell%e2%80%99addio.html' addthis:title='Metafisica dell’addio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8854839167/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8854839167" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7496" style="margin: 10px;" title="826-9 copertina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/metafisica-dell-addio.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Antonio Di Gennaro ha pubblicato una raccolta di studi dedicati ad <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span> sotto il titolo suggestivo di <a title="Metafisica dell'addio" href="http://www.amazon.it/gp/product/8854839167/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8854839167"><em>Metafisica dell’addio</em></a>. Le ricerche di Di Gennaro enucleano i temi portanti della filosofia di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> indicando strade di ricerca per uno sviluppo dei temi proposti dal pensatore rumeno, che nell’epoca del nichilismo trionfante emerge in tutta la sua gigantesca statura.</p>
<p style="text-align: justify;">La filosofia come “ermeneutica delle lacrime”, la necessità della preghiera pur nella consapevolezza dell’assenza di Dio, l’incoscienza del sonno come liberazione suprema…</p>
<p style="text-align: justify;">I concetti che avevano trovato per la prima volta in Giacomo Leopardi una voce significativa, in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> vengono dilatati e portati all’esasperazione, fino a configurare quella che Di Gennaro definisce come una vera e propria “patosofia”, ovvero un pensiero che nasce dalla sofferenza, dal male di vivere e dal sapersi di troppo in questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Gennaro individua un percorso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> verso una involuzione della coscienza, fino ad arrivare ad una sorta di abolizione dell’anima, all’annullamento della volontà: si tratta di concezioni che quasi richiamano l’ascesi buddhista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema della preghiera è in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> fra i più densi e i più affascinanti: sentita come necessità inderogabile, la preghiera tuttavia diventa in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> la provocazione di un miscredente, o un atto requisitorio rivolto ad un interlocutore fittizio che il pensiero s’inventa per non cadere in un vuoto monologo. E dal tema della preghiera innalzata a un Dio beffardo e diabolico nasce l’idea della scrittura come rivolta, come atto d’accusa, come vendetta!</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ontologia del nulla elaborata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> la noia si configura come una dimensione totalizzante, e la coscienza del tempo è un vero e proprio inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">Un capitolo del libro è dedicato al piacere più grande che sia concesso al genere umano: il sonno. Il “sonno senza sogni”, ovvero la morte di cui parlava Leopardi nelle <a title="Operette morali" href="http://www.libriefilm.com/operette-morali/7207" target="_blank"><em>Operette morali</em></a>, trova in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> un degno interprete. La coscienza di esistere è infatti all’origine della sofferenza e il pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> elabora l’apologia del sonno, un sonno che traghetta l’anima al piacere della dissolvenza, all’abbandono nel Nirvana.</p>
<p style="text-align: justify;">I temi sempre stimolanti della funzione terapeutica della scrittura e della  tentazione del suicidio concludono questo brillante volumetto di Antonio Di Gennaro: un utile contributo alla conoscenza dell’autore rumeno, e un omaggio doveroso a cento anni dalla nascita di questo genio filosofico.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Antonio Di Gennaro, <a title="Metafisica dell'addio" href="http://www.amazon.it/gp/product/8854839167/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8854839167" target="_blank"><em>Metafisica dell’addio. Studi su <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span></em></a>, Aracne Editrice, Roma 2011, pp.104.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/metafisica-dell%e2%80%99addio.html' addthis:title='Metafisica dell’addio ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il sentimento romeno dell&#8217;essere</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 11:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Riflessioni in parte autobiografiche sulla lingua, la cultura e la visione del mondo della Romania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-sentimento-romeno-dellessere.html' addthis:title='Il sentimento romeno dell&#8217;essere '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p><em>C-asa i lumea, trecatoare<br />
C-asa i lumea, trecatoare<br />
Unul naste, altul moare<br />
Unul naste, altul moare<br />
Lume, lume, sora lume</em></p>
<p>Così è il mondo: esiste e scompare<br />
Così è il mondo: esiste e scompare<br />
Uno nasce, l’altro muore<br />
Uno nasce, l’altro muore<br />
Mondo, mondo, fratello mondo</p>
<p>Lume, lume canto tradizionale romeno</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>I Premessa</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono luoghi e paesi dove tutto sembra accadere come all’interno di una sfera di vetro, nell’isolamento e nella sospensione.<br />
La loro Anima sembra parlare alla storia del mondo &#8211; e agirne la parte alla quale sono chiamate &#8211;  da un limbo lontano.<br />
Uno di questi luoghi è la Romania.<br />
Gli avi di chi scrive queste note mossero  a metà dell’ottocento dall’Italia, dal Friuli, verso la Romania.<br />
Scalpellini e lavoratori d’intaglio, mescolarono il loro sangue con quello romeno e, chi può dirlo, con quello gitano.<br />
Così, senza poterlo essere compiutamente, anche io appartengo a quelle schiere che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> definì “rifiuti dei balcani”,  ebrei senza le parole del Sinai e senza terra promessa.<br />
Esiste un sentimento romeno dell’Essere? Come potremo tracciarne il profilo?<br />
Alcune storie vere, una riflessione sulla lingua romena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>II Storie</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974, quindicenne, mi recai per la prima volta a Bucarest.<br />
Si era nel pieno della notte romena, il regime di Ceausescu.<br />
Entrammo il paese dalle Porte di Ferro, seguimmo il Danubio, visitando i monasteri occidentali.<br />
Infine, Bucarest.<br />
La casa dei miei bisnonni, dove abitarono i nonni e mio padre: Rua Vasile Gherghel 111.<br />
Mio padre lasciò il paese nel 1946 e la casa venne confiscata dal governo.<br />
Di fronte, la casa di una famiglia romena, un piccolo giardino rettangolare, recintato.<br />
La recinzione è molto vecchia, fatta di assi crepati e sbilenchi, alta forse un metro e mezzo.<br />
Mio padre mi racconta, con la memoria che conserva ogni dettaglio dei giorni memorabili della nostra vita, di avere assistito  il giorno prima della sua partenza  ad un litigio tra il proprietario di allora e il padre circa le recinzione.<br />
Andava rifatta, sosteneva il più giovane. No, obiettava suo padre, la recinzione c’era da tanto e avrebbe continuato a fare il suo lavoro. Poi, chissà cosa sarebbe successo. Se avessero fatto dei lavori stradali? Ne valeva la pena? Considerato questo destino incerto, in fondo il destino incerto di tutto, che senso avrebbe avuto ripararla, o anche solo verniciarla? Siamo nelle mani di Dio. Possiamo forse forzarne i piani?<br />
Ci fermiamo a parlare con Dragan, il figlio dell’uomo di allora, morto da diversi anni.<br />
Saluta mio padre, ricorda – allora era un bambino – la nostra famiglia.<br />
La recinzione è lì, identica, incredibilmente vecchia, alcuni traversi al suolo, ancora non verniciata.<br />
Erano passati trent’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Da allora torno ogni anno in Romania.<br />
Ho un amico a Bucarest, un uomo che presto non ci sarà più.<br />
In quella città, in quella sola città, nonostante le devastazioni, una storia caduta a terra nella polvere ed incapace di rialzarsi, il lago di Herastrau dall’acqua bigia e  dal fondo di cemento, i blocul popolari del regime il mio cuore sa essere tranquillo.<br />
Qualche mattina trascorro un’ora al cimitero di Belu, vedo le tombe dei miei avi, vi sosto e vi depongo fiori.<br />
Il cimitero cattolico è sempre frequentato, perlopiù da donne che sembrano curare anche tombe di altri e che vicino all’ingresso parlano con il vecchissimo guardiano, Vasile Dositeu, un uomo che sostiene di udire voci che provengono dalla terra, dalle sepolture.<br />
Una mattina noto arrivare una donna.<br />
Percorre il viale centrale. E’ anziana, ma alta e elegante. Zoppica leggermente ma su di lei si leggono ancora i segni di un’antica e certamente straordinaria bellezza.<br />
Arriva alla piazzetta davanti alla piccola chiesa  e appena il suo sguardo trova quella tomba lei lancia un urlo.<br />
Si avvicina con premura, si inginocchia alla croce a terra, la tocca, accarezza la lastra, anche la terra a lato, grida frasi comprensibili solo a  metà.<br />
Si mette le mani alle tempie, tra i capelli,  guarda in alto, guarda il cielo, chiede conto in grida pausate, altissime e libere.<br />
In quel momento torna giovane e feroce, bellissima, trasfigura.<br />
Credo, per un attimo, di udire frasi <em>yiddisch</em>, ma la donna parla romeno.<br />
A volte, per qualche minuto si copre il viso e piange in silenzio.<br />
Lo fa due, tre volte, resta in tutto quasi un’ora.<br />
Quando se ne è andata, mi avvicino alla tomba: un uomo dal nome romeno, uno sguardo chiaro.<br />
La porcellana nell’ovale è orrendamente rovinata dal tempo, l’intera immagine è virata al viola, righe  più scure, come qualcuno vi avesse gettato della vernice, scendono lungo l’immagine.<br />
L’uomo è morto più di mezzo secolo prima, nel 1953.</p>
<p style="text-align: justify;">Davanti alla Cattedrale di Timisoara, all’angolo con uno stretto vicolo, un uomo mi avvicina.<br />
E’ un mendicante, ma  pulito, ordinato. Il viso è grigio, come di cenere, gli occhi d’acqua e arrossati. Un alcolista.<br />
Provo attrazione per lui, non conosco la sua vita ma doveva un tempo essere stato un uomo sensibile, forse anche colto.<br />
Mi tende una mano che trema: “<em>Pentru a spermìca, a picatura de vin, pentru lume</em>”.<br />
Per uno sborrino (come altro tradurre?), per un poco di vino, per il mondo, mi dice.<br />
Lascio nel suo palmo una  banconota da cinquanta lei, lui tocca con quella il cuore, le labbra la fronte e mi ringrazia.<br />
Mi allontano.<br />
Sperma, vino, sangue, sole, i campi infiniti di grano d’oro, il mondo, la luce: un solo Essere.<br />
Lume, in romeno, significa gente, mondo &#8211; ogni cosa che vi è contenuta &#8211; luce spirituale e luce fisica.<br />
Lume, una sola parola.<br />
Sapeva lui, il mendicante romeno, della verità contenuta in quella associazione, in quell’unità, di come questa avrebbe tracciato il mio cuore e continuato ad abitarlo negli anni?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>III La lingua</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chiunque usi la parola, persino Dio quando nomina Adamo, dichiara se stesso.<br />
Uscendo dal silenzio, noi diventiamo qualcosa solo per il nome che diamo al mondo, alle cose.<br />
Per la nostra verità.<br />
Così è  per i linguaggi.<br />
Quale fascinazione, quali abissi nasconde la lingua romena?<br />
<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> lascia la lingua romena per il francese solo apparentemente per l’aspirazione di un provinciale “rifiuto dei Balcani” a una lingua più alta e ricca, in verità per poter sopravvivere alla sua stessa scrittura.<br />
Come avrebbe potuto infatti  abitare una ligua dove parola è <em>cuvintul</em>,  viene pronunciata e scompare, tenue, quasi inesistente come il vento fisico?<br />
Come avrebbe potuto, da lì, bestemmiare l’intera storia universale attraverso i suoi testi?<br />
Oh, la lingua romena avrebbe presto svelato  gli artifici di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> e lasciato scorgere, per la sua incapacità di mentire – a differenza del francese e come è proprio ad ogni manifestazione primitiva &#8211; un altro lato di quel divenire che lui maledice come opera di un Demiurgo funesto.<br />
Il sentimento romeno dell’Essere, la sua ontologia, sono dichiarate una volta per tutte da una sola parola, che qui abbiamo già pronunciato: lume.<br />
Lume significa mondo e dunque ogni cosa, uomini e umanità, la semplice luce fisica e la Luce spirituale, quella di <em>Genesi </em>1.<br />
<em>Inima </em>-  anima &#8211; è  cuore, il semplice cuore fisico.<br />
Il cardiologo romeno che parla al proprio paziente parlerà dunque del suo cuore e della sua anima, secondo la derivazione latina.<br />
In romeno anima verrà invece detta <em>sufletul</em>, il soffio di Dio in Adamo e non avrà alcuna caratterizzazione individuale.<br />
Lo si accosti al termine <em>cuvintul</em> e alla sua relazione con il vento fisico.<br />
Nessuna personalità, nessuna metafisica, puro pneuma.<br />
Tornano alle mente le parole di una altro romeno, il  poeta di Lancram Lucian Blaga in ”Misticul”: “Se incontro il tuo corpo io non lo riconosco/guardo incredulo e penso che sia l’Anima”.<br />
Una lingua che viene, direttamente come nessun altra, dal latino e che inserti terminologici (russo, turco, francese, arabo) rendono come nessun’altra bastarda.<br />
La lingua romena attinge dove le è necessario.<br />
Non potendo trovare nella sorgente greco-latina un termine filosoficamente adeguato a sé per tempo essa adotta il termine russo <em>vremea</em>, la cui origine prima è sanscrita  e la cui radice <em>v-r</em> significa separazione, divisione (dall’Unità originaria) e procedere, muovere verso (la reintegrazione nella stessa Unità).<br />
Chi pronuncia il sentimento dell’essere romeno?<br />
E’ <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, la cui forsennata maledizione del tempo universale e del divenire, dell’essere stesso non fa che rendere riconoscibile, potente, vera, l’immagine del suo contrario, l’Opera Divina.<br />
E’ Sergiu Celibidache che rifiuta le sale di incisione perché la musica appare <em>hic et nunc</em> e nulla di significativo può avvenire aldifuori di questa fenomenologia.<br />
E’ Celibidache che ricorda che quanto di essenziale è nella musica è il suo cominciare non dopo un inizio, come ogni altra cosa, ma dopo la fine.<br />
E’ <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span> che, addestrando il proprio corpo a dormire un’ora per notte,  a vincere i propri limiti ingoiando scarafaggi e insetti, elabora ancora una volta la teoria dell’Eterno Ritorno.<br />
E’ Paul Celan, l’ebreo romeno di Czernowitz che in un&#8217;altra lingua, il tedesco, porta la parola, <em>cuvintul</em>, aldifuori del suo sortilegio balcanico tramutandola da segni sulla carta stampati in migliaia di copie in rune di forma e di suono da cui promana una luce assoluta e  quasi fisica.<br />
E’ Costantin Brancusi che rifiuta di essere fotografato per timore che gli venga rubata l’anima e leviga la sua scultura, l’Uccello  d’oro, sino a che possa volare, non essere più materia.<br />
E’ Marius Devaratu, il <a title="il maestro della rosa" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-maestro-della-rosa.html">Maestro della rosa</a>, che ad un tavolo della Caru cu Bere ci attende ancora oggi per leggerci le carte del destino.<br />
E’ il lautaro intemporale che alza il violino, sapendo senza parole e senza pensiero che l’arco che tocca la corda e produce il suono ci lega per sempre all’amore, alla terra, al destino d’Adamo e tuttavia logora e consuma l’Universo.</p>
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		<title>Il “silenzio” di Claudio Catani</title>
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		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/il-%e2%80%9csilenzio%e2%80%9d-di-claudio-catani.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 14:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica sulla produzione di Claudio Catani, autore di tre raccolte poetiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-%e2%80%9csilenzio%e2%80%9d-di-claudio-catani.html' addthis:title='Il “silenzio” di Claudio Catani '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">Claudio Catani ama dire di se stesso che scrivendo poesia ha perso una grande occasione: quella di stare zitto!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se Claudio Catani fosse stato zitto l’umanità non avrebbe potuto ascoltare una delle voci poetiche più dense e geniali del XXI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente Catani ha pubblicato le sue poesie, vincendo un’istintiva avversione per la comunicazione coi suoi simili e offrendo al pubblico la testimonianza culturale di un autore che può a buon diritto essere annoverato tra i grandi apolidi dell’esistenza che, proscritti dal genere umano, hanno sublimato il dolore esistenziale in una scrittura cristallina.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2601" style="margin: 10px;" title="frammenti-dessere" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/frammenti-dessere.jpeg" alt="frammenti-dessere" width="143" height="240" />Il primo libro di Claudio Catani è <em>Frammenti d’essere</em>. Questa silloge evidenzia i caratteri distintivi della poesia di Catani: un’espressione scarna e asciutta, un linguaggio colto che lascia trasparire la solida cultura classica dell’autore, un verso breve e incisivo che fissa la parola in immagini dai tratti forti e decisi. Catani si addentra nel buio del nichilismo con passo sicuro, come se fosse nel suo ambiente naturale: lui stesso infatti dichiara che l’universo tutto non è altro che una mera finzione biologico-circostanziale priva di ogni immaginabile, presunta validità ulteriore. Si tratta di una visione del mondo che richiama esiti di nichilismo radicale quali solo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span> ha saputo raggiungere. Per esempio Catani descrive certi orizzonti neoutopici, mostrandone tutta la gelida astrattezza, nella poesia dal titolo “Les philosophes nouveaux”:</p>
<p style="text-align: justify;">Sisifo istrione<br />
e ci par troppo<br />
persino il tempo<br />
che nominato hanno<br />
dei trent’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">A noi affaticati<br />
da un orrendo tedio<br />
meditabondo.<br />
Diciamo insonni<br />
quant’è lunga e greve<br />
un’epoca di stenti cerebrali<br />
però<br />
non mancherò stasera<br />
alla tua festa.<br />
Dirò la testa consumata<br />
ma non le labbra a cercarne altre<br />
non l’umido sguardo esistenziale<br />
progressista<br />
a lievitare atmosfere improvvisate<br />
in quel d’anonima<br />
che ci lascia saccheggiare.<br />
Non credo stasera<br />
mi resti il tempo<br />
di pensare a quanto già<br />
son mortalmente stanco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella nota biografica il poeta si definisce così: «Claudio Catani, tosco-romagnolo come l’Appennino in cui fu gettato, sopravvive in Santa Sofia, pago di quella contrada scabra». E nel libro si trovano anche efficaci descrizioni paesaggistiche dei luoghi del poeta che evidentemente si prestano a metafore esistenziali, come in “Appennino”:</p>
<p style="text-align: justify;">Sasso<br />
che rivedo<br />
grandeggiare folle<br />
nello schianto di saetta<br />
passan genti<br />
che la terra coglie<br />
d’animali<br />
le generazioni<br />
segnate tutte a un destino<br />
eguale.<br />
Non tu<br />
atride muto<br />
dal volto franto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fossi come te<br />
roccia al sentire.</p>
<p style="text-align: justify;">Catani non vede orizzonti messianici, per lui non c’è Terra Promessa da raggiungere, come ci dice in “Furia di Mosè”:</p>
<p style="text-align: justify;">Non è terra Dio!<br />
È rossa<br />
maledetta<br />
gonfia di bestemmia<br />
gravida di lacrime.<br />
Nel suo grembo<br />
cova larve di spettro<br />
non germe di frutti<br />
fino alla bocca<br />
fendono come lame<br />
le fosse nel petto<br />
rigurgiti sepolcrali<br />
in aliti di peste.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è terra promessa?<br />
S’involva la luce<br />
su noi traditi<br />
chè non ha motivo la speranza.<br />
Tra queste siepi avvizzite di memoria<br />
una densa cappa di rancori<br />
rallenta pensieri nuovi<br />
di concordia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dio!<br />
Posano attenti i timpani<br />
della mia sorda collera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta è decisamente più incline a riconoscersi negli schemi della tragedia classica:</p>
<p style="text-align: justify;">grimaldelli di luce<br />
mi disserrano gl’occhi<br />
d’Edipo</p>
<p style="text-align: justify;">feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora, Catani dedica una lunga sequenza a Prometeo, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del fallimento esistenziale cui siamo inevitabilmente condannati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883122927" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2600" style="margin: 10px;" title="silenziario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/silenziario.jpeg" alt="silenziario" width="159" height="240" /></a>La seconda raccolta di Catani segna un importante salto di qualità, segnalandosi come la più convincente di quelle finora pubblicate, e riassume nel titolo il senso della vicenda culturale dell’autore: <em>Silenziario</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo libro la nota biografica riporta: «Claudio Catani, adespoto apolide, è attualmente assorto in paradossi zenoniani».</p>
<p style="text-align: justify;">Qui il dire poetico diviene particolarmente penetrante, con un più frequente uso di rime e assonanze, e con una ricerca di musicalità che si evidenzia fin dal componimento d’apertura “Verrà il Silenzio”:</p>
<p style="text-align: justify;">Non provinciale<br />
né dei dintorni<br />
questo è già un mondo<br />
senza contorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dura la gleba<br />
il solco avaro<br />
mercede il sudore<br />
d’un pomo amaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’essudario<br />
su questa terra<br />
non poserà alcuna memoria<br />
l’età sottile<br />
la spazzerà via<br />
questo riparo di filo Sophia.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguirà il tutto<br />
com’è necessario<br />
giusta la legge del silenziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornano riferimenti al <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a>, alla tragedia greca, a figure mitologiche che rappresentano un’umanità in bilico sull’orlo dell’abisso. Il linguaggio si avvale di metafore sontuose che raggiungono il vertice espressivo in “Assurdo come armonia”:</p>
<p style="text-align: justify;">L’ugola della notte<br />
trilla ancora di gemme serrate<br />
nello scrigno dei campi.</p>
<p style="text-align: justify;">Pendule da rami<br />
scroscianti ouvertures di foglie<br />
rimano col rullo delle onde.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha posa<br />
non ha posa il fiume<br />
nell’inventare la greve passacaglia<br />
del suo corso:<br />
basso ostinato<br />
che i pensieri m’ha guidato<br />
come un padre i primi passi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ancora là<br />
col suo assurdo andare di legni<br />
e di memoria.<br />
Lunga traccia d’inchiostro<br />
che scivola nel buio<br />
lasciato dalle stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">E il viaggio nell’assurdo continua fino a richiamare nell’ultimo testo il manichino che lo stesso Catani ha disegnato per la copertina del libro:</p>
<p style="text-align: justify;">Manichino silente<br />
l’essere non pensa<br />
il vuoto sì<br />
quello dell’assenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788878653986"><img class="alignleft size-full wp-image-2602" style="margin: 10px;" title="paradisi-di-tormento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/paradisi-di-tormento.jpeg" alt="paradisi-di-tormento" width="154" height="240" /></a>La terza raccolta di Catani è <em>Paradisi di tormento</em>. Il testo iniziale ha il titolo indicativo di “Cruciatus”:</p>
<p style="text-align: justify;">E l’Angelo vidi del tormento<br />
in odio a due poteri<br />
che nel discernimento<br />
trasse d’oppositi voleri.</p>
<p style="text-align: justify;">L’infante capo chino<br />
scomposto irsuto crine<br />
gemeva solitario l’ali<br />
piantate al sudicio congiario.</p>
<p style="text-align: justify;">Scarniva massacrato<br />
per la pietà divina<br />
le membra sue corrotte<br />
di lue luciferina<br />
Bestia e Gran Demiurgo<br />
per una volta invero<br />
accordo avean stretto<br />
nel giudicarlo reo.</p>
<p style="text-align: justify;">E mi guardò afflitto<br />
poi gorgogliò parola:<br />
“a te non fu già conto<br />
fratello delirante<br />
l’uno all’altro mai<br />
può starsene distante.<br />
Li ripudia entrambi<br />
e tale è la semenza<br />
dell’incorrotto mio sentire<br />
reo d’innocenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile sottolineare come in queste immagini infernali si senta l’influenza di <a title="Apocalisse 23" href="http://www.centrostudilaruna.it/apocalisse-23.html"><em>Apocalisse 23</em></a>, il libro che ha posto un sigillo indelebile sulla poesia del XXI secolo. Inoltre alle consuete immagini classiche, Catani affianca interessanti rielaborazioni di temi desunti da Leopardi, da Foscolo, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">I lettori avranno modo di apprezzare e valutare a fondo queste tre raccolte, che meritano di essere annoverate tra i titoli più originali della poesia contemporanea, in attesa di assistere a nuovi sviluppi del lavoro letterario di Claudio Catani.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Frammenti d’essere</em>, Ibiskos Editrice, Empoli 2000, pp.72, € 10,33</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Silenziario</em>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena 2003, pp.80, € 6,00</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Paradisi di tormento</em>, Libroitaliano World, Ragusa 2007, pp.48, € 12,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-%e2%80%9csilenzio%e2%80%9d-di-claudio-catani.html' addthis:title='Il “silenzio” di Claudio Catani ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Trasfigurazione della Romania</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 16:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima traduzione integrale di uno scritto giovanile e scandaloso di Emil Cioran]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/trasfigurazione-della-romania.html' addthis:title='Trasfigurazione della Romania '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2851972855?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2851972855"><img class="alignleft size-medium wp-image-2393" title="cioran-transfiguration-de-la-roumanie" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cioran-transfiguration-de-la-roumanie.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>«Non c’è uomo politico al mondo d’oggi che m’ispiri più simpatia e ammirazione di Hitler». Con questa dichiarazione del 1934 <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span> firmava la sua condanna all’emarginazione intellettuale. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, durante un soggiorno di studio in Germania ebbe modo di assistere alla spettacolare ascesa del movimento nazionalsocialista e fu anche questa esperienza che lo spinse a scrivere il celebre saggio <em>Trasfigurazione della Romania</em> che si inseriva nel contesto storico dei grandi consensi raccolti dalla “Legione dell’Arcangelo Michele”, il movimento politico nazionalista della Romania, di cui <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> era dichiarato simpatizzante.</p>
<p style="text-align: justify;">Un editore francese ha recentemente ripubblicato questo straordinario documento, che finora era disponibile solo nell’originale rumeno; la lingua francese permette una diffusione molto maggiore del testo, e c’è da augurarsi di vederne presto una traduzione italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro può essere imbarazzante per gli ottusi inquisitori della correttezza politica, ma è interessantissimo per chi vuole studiare il pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> e la temperie storica in cui si è formato il filosofo rumeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Trasfigurazione della Romania</em>, pubblicato nel 1936, tratta del nazionalismo rumeno che negli anni ’20 e ’30 trovava voce nel movimento politico di Codreanu. La Romania era una nazione giovane, segnata da lunghe dominazioni straniere: turche, greche, austriache, ungheresi e, in tempi più recenti, da un’invadente presenza della <em>lobby </em>ebraica. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> parla del suo paese con tono piuttosto sconsolato: descrive una popolazione sempre pronta a sottomettersi all’invasore di turno e una cultura incapace di aprirsi a un respiro internazionale. Il libro è scritto con uno stile forte e incisivo e con un frequente utilizzo di termini come “militarismo” o “imperialismo”, che possono far sorridere i lettori di oggi, ma che all’epoca erano di uso comune nel linguaggio politico. Il venticinquenne <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> si esprimeva con foga giovanile in un linguaggio che ricalcava gli schemi della pubblicistica nazionalista dell’epoca, con toni che per il lettore odierno possono suonare perfino ridicoli. Il giovane filosofo scriveva: «se fossi ebreo mi suiciderei immediatamente».</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_1457" class="wp-caption alignright" style="width: 188px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788802078694" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1457" title="il-fascismo-rimosso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-fascismo-rimosso-198x300.jpg" alt="Il fascismo rimosso" width="178" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Laignel-Lavastine, Il fascismo rimosso</p></div>
<p>Ma accanto alle riflessioni sul destino della nazione rumena, in questo libro cominciano a intravedersi i semi di riflessioni filosofiche che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> svolgerà in seguito in maniera più approfondita. Il giovane pensatore mostra di avere già una buona conoscenza di Hegel, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>, di Nietzsche, di Spengler. Inoltre <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> comincia ad abbozzare quella critica dell’utopia che poi svilupperà in modi molto più consapevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i motivi di interesse del libro ci sono le considerazioni di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> sui movimenti rivoluzionari e sui loro capi: Lenin, Mussolini, Hitler. Il filosofo analizzando l’operato di questi uomini, ne desume un’idea di “collettivismo nazionale” che vorrebbe vedere applicata in Romania. Ovviamente i giudizi che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> esprimeva sul comunismo e sul nazifascismo erano assolutamente parziali e poco equilibrati, ma oggi possiamo parlare col “senno del poi”: <em>Trasfigurazione della Romania</em> deve essere letto come la straordinaria testimonianza di un giovane intellettuale militante che riflette sugli avvenimenti politici a lui contemporanei.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la seconda guerra mondiale <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> ripudiò le idee nazionaliste della gioventù e talvolta, per far dimenticare il suo passato “xenofobo”, assunse atteggiamenti davvero patetici, dichiarando di “sentirsi ebreo” oppure di “sentirsi ungherese”. Inoltre nel 1990 (cinque anni prima di morire) ripubblicò il <em>pamphlet </em>nazionalista con vistosi tagli nei passi che potevano apparire “razzisti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo augurarci che i lettori del XXI° secolo siano abbastanza maturi per leggere l’edizione integrale del libro proposta in questa traduzione francese, che si segnala anche per la cura nella presentazione del testo. Il volume, infatti, prima della traduzione dell’opera eseguita da Alain Paruit, propone una ricca introduzione sulle vicende biografiche di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, estratti della corrispondenza dello stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, una nota di Simone Boué, la compagna del filosofo, e un <em>excursus </em>storico sulla “Legione dell’Arcangelo Michele” e sul suo leader Codreanu. Al termine del volume, infine, c’è una scheda che descrive brevemente personaggi della politica e della cultura rumena che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> ha citato nel testo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span>, Transfiguration de la Roumanie, L’Herne, Paris, 2009, pp.344, € 19,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/trasfigurazione-della-romania.html' addthis:title='Trasfigurazione della Romania ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Fini su Nietzsche</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione della biografia di Friedrich Nietzsche scritta da Massimo Fini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-su-nietzsche.html' addthis:title='Massimo Fini su Nietzsche '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797221" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2138" style="margin: 10px;" title="nietzsche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/nietzsche-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Quando un intellettuale del calibro di Massimo Fini si confronta con un gigante come Nietzsche, si assiste a un evento culturale di importanza non trascurabile. Il celebre giornalista ha pubblicato una biografia del filosofo tedesco che rappresenta un testo importante per affrontare il complesso pensiero di Nietzsche. Naturalmente biografie di Nietzsche erano già state pubblicate in precedenza, anche con notevoli quantità di dati e di testimonianze, ma la peculiarità del libro di Massimo Fini sta nel fatto di indagare il lato umano di Nietzsche, nello sforzo di delinearne il carattere in relazione alla sua produzione letteraria. La biografia di Fini è pertanto un’ottima introduzione per chi vuole approfondire la conoscenza del più grande filosofo dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">età contemporanea</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscere le vicende biografiche di artisti e scrittori può sempre essere utile per interpretare la loro opera, tanto più per un autore come Nietzsche, funestato dalla follia nella fase finale della sua vita. Fini definisce Nietzsche un “apolide dell’esistenza”, definizione quanto mai calzante per un pensatore che ha saputo guardare all’abisso tragico della vita con uno sguardo totalmente disincantato, come forse solo Leopardi e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> hanno saputo fare. La vita di Nietzsche fin dall’infanzia mostra una personalità caratterizzata da grande difficoltà nei rapporti interpersonali, compensata da una profonda concentrazione nello studio. Nietzsche si segnala per l’intelligenza vivace e per la grande attitudine agli studi umanistici, ma i primi tentativi di scritti letterari, all’epoca del liceo, denotano un modo di esprimersi molto banale e decisamente inferiore a quello che ci si poteva aspettare da un ragazzo colto della sua età. Il futuro filosofo vive essenzialmente di studio e di letture, estraniato dalla realtà: la vita di Nietzsche è completamente priva di azione. Il suo carattere era estremamente mite e quasi arrendevole, cosa che crea forte contrasto con l’eccezionale aggressività del suo stile di scrittura. Infatti nelle prese di posizione intellettuali Nietzsche era irremovibile: a 21 anni annuncia alla madre di essere divenuto ateo. Nietzsche, figlio di un pastore luterano, era cresciuto in un ambiente religiosissimo tuttavia la madre Franziska, da buona protestante, pensò che quella era la volontà di Dio, e che magari in futuro la pecorella smarrita sarebbe tornata all’ovile più salda di prima. Le cose, come sappiamo, andarono ben diversamente, ma la madre di Nietzsche fu sempre vicina al suo Friedrich, soprattutto nei terribili anni della follia, con una dedizione e un amore assolutamente commoventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845901998" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lanascitadellatragedia.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia" width="95" height="163" /></a>Nietzsche inizia una brillante carriera accademica come filologo classico all’Università di Basilea, dove intreccia rapporti con personaggi che influenzeranno profondamente la sua vicenda intellettuale. Fra queste conoscenze la più illustre è quella di Richard Wagner. È difficile immaginare due personalità più diverse di quelle del musicista e del filosofo. Wagner era un avventuriero, uno spaccone, un donnaiolo. Nietzsche invece era timido, impacciato nei rapporti umani e totalmente incapace di un approccio con l’altro sesso. La vicenda di amicizia e di rottura fra i due è ben nota, e di essa si troverà ampia testimonianza negli stessi scritti di Nietzsche. Nel clima dell’amicizia wagneriana Nietzsche scrive <em>La nascita della tragedia</em>, il libro che lancia le definizioni dell’apollineo e del dionisiaco che segneranno profondamente le categorie culturali della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri intellettuali influiranno sul pensiero di Nietzsche anche in virtù di una assidua frequentazione personale: importantissimo è l’incontro di Nietzsche con Franz Overbeck. Overbeck era professore di teologia all’Università di Basilea, con la particolare caratteristica di essere dichiaratamente ateo. La figura del teologo ateo è ancora oggi presente nella cultura protestante; la cosa peraltro non destava grande scalpore neppure a quell’epoca, e si può immaginare quanta influenza abbia avuto questo originale professore di teologia su Nietzsche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=884590332X" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lagaiascienza.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La gaia scienza e Idilli di Messina" width="95" height="161" /></a>Dopo pochi anni di insegnamento Nietzsche comincia a essere tormentato da problemi di salute: fortissime emicranie accompagnate da vomito, con attacchi che possono durare fino a trenta ore. Mano a mano che Nietzsche viene distratto dall’attività di ricerca accademica, si ingrossa il suo <em>corpus</em> di scrittura creativa. Nel 1876 si vede costretto a chiedere un congedo per motivi di salute e l’Università gli assegna una pensione di invalidità grazie alla quale potrà iniziare una serie di viaggi alla ricerca di climi salutari e di nuovi stimoli intellettuali. Nietzsche continua a pubblicare, ma le sue opere sono autofinanziate e diffuse in poche centinaia di copie, per lo più quelle che lui stesso regala ad amici e conoscenti. La quarta parte di <em>Così parlò Zarathustra</em> fu stampata in quaranta esemplari!</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche inoltre si interessa costantemente di musica ma, pur essendo un buon pianista, sembra incapace di riconoscere l’autentico genio musicale e spesso individua quelli che secondo lui sono compositori di talento e che invece non hanno avuto alcuna importanza nella storia della musica. Nietzsche aveva lui stesso ambizioni di composizione musicale e scrisse dei pezzi di scarso valore e totalmente ignorati dalla critica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833915441" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/nietzscheribellearistocratico.bmp" border="0" alt="Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico" width="95" height="142" /></a>Le frequentazioni culturali di Nietzsche mostrano un uomo interessato solo al pensiero e alla creatività artistica, ma del tutto alieno dalla riflessione su temi di politica, di economia e di attualità. Il socialismo è un fenomeno del tutto incomprensibile per Nietzsche e non ci sono testimonianze di alcun tipo che ci dicano che Nietzsche abbia letto quello che sarebbe divenuto il suo antagonista filosofico: Karl Marx. In Svizzera Nietzsche ebbe occasione di incontrare Giuseppe Mazzini, ma anche in questo caso il filosofo tedesco mostra di non conoscere nulla del pensiero di Mazzini e meno ancora delle vicende risorgimentali italiane, che pure avevano larga eco nell’opinione pubblica internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso delle sue peregrinazioni Nietzsche si innamorava platonicamente di figure femminili in cui si imbatteva: la più celebre è quella di Lou Salomé. Ma naturalmente in questi frangenti Nietzsche si comportava come un adolescente, e lui stesso peraltro sembrava poco convinto delle proprie capacità di seduttore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905438" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crepuscolodegliidoli.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello" width="95" height="163" /></a>Alla fine degli anni ’80 le opere di Nietzsche cominciano ad avere una circolazione abbastanza ampia e sono conosciute anche al di fuori dei paesi di lingua tedesca. Poi, la mattina del 3 gennaio 1889, mentre Nietzsche si trova a Torino, il filosofo vede un cocchiere che frusta un cavallo e piangendo corre ad abbracciare l’animale: Nietzsche è sprofondato nella follia. L’amico di sempre, Overbeck, si precipita a Torino per riportarlo a casa. Nietzsche vivrà ancora dieci anni, durante i quali il solo interesse che sembra rimasto intatto è quello di ascoltare musica. Proprio in questo periodo i suoi libri cominciano ad avere un successo straordinario in tutto il mondo. Nietzsche muore il 25 agosto del 1900: l’autore de <em>L’Anticristo</em> viene sepolto col rito religioso, con tanto di croce d’argento sulla bara.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitolo finale del libro è dedicato alle ipotesi sulla follia di Nietzsche, che possono dare indicazioni anche sulla sua vicenda culturale. Una tesi molto in voga fu quella di una sifilide con complicazioni nervose. In realtà tutto lascia pensare che Nietzsche fosse sessualmente inibito e la possibilità che abbia avuto rapporti con prostitute, pur non essendo impossibile, pare poco probabile. Sulla sessualità di Nietzsche l’unica testimonianza è quella relativa al celebre episodio del bordello di Colonia: quando studiava all’università Nietzsche fu introdotto a sua insaputa in una casa di tolleranza ma, anziché scegliere una ragazza, si diresse al pianoforte e accennò qualche accordo, poi se ne andò fra la costernazione delle giovani prostitute. Questo episodio ha dato il via a una serie di ipotesi decisamente fantasiose, tanto più che le cartelle cliniche di Nietzsche non mostrano i segni più caratteristici della sifilide. La tesi della sifilide probabilmente ha avuto grande seguito perché corrispondeva a certi stereotipi di scrittori maledetti molto in voga a fine ‘800. L’ipotesi più plausibile sulla causa della follia è che Nietzsche non abbia retto all’enorme tensione intellettuale che si era accumulata in lui: per molto tempo il suo disagio si manifestò in forme somatizzate, poi il suo cervello è andato in pezzi e lo ha fatto all’improvviso, in un solo schianto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905888" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/genealogiadellamorale.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale" width="95" height="163" /></a>Fini poi fornisce importanti indicazioni sulle vicende postume degli scritti di Nietzsche. La sorella Elisabeth, spesso accusata di aver manipolato in senso ideologico le opere del fratello, in realtà si è limitata a nascondere certi particolari della vita famigliare di Nietzsche, ma è proprio ad Elisabeth che si deve una accurata selezione dei manoscritti originali che ha permesso, almeno in parte, di discernere l’opera del filosofo dalle interpolazioni di amici più o meno intellettualmente onesti e competenti. Inoltre fu merito di Elisabeth la fondazione di un Archivio Nietzsche che fosse un punto di riferimento per gli studiosi del filosofo.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini riferisce di due visite che ha fatto alla tomba di Nietzsche che ben rappresentano le alterne fortune del filosofo nel corso del tempo. Fini ha visto la tomba per la prima volta all’epoca del regime comunista della Germania Est, agli inizi degli anni ’70: la tomba era in stato di semiabbandono, con la vegetazione che copriva la sepoltura, e le librerie della DDR, pur essendo ben fornite, non vendevano libri di Nietzsche. Fini è tornato a visitare la tomba del filosofo tedesco nel 2001 e ha trovato il luogo segnalato da cartelli turistici, la tomba completamente ristrutturata e tenuta nel massimo decoro, e un piccolo museo con firme di visitatori venuti da tutto il mondo per rendere omaggio al profeta della rivolta contro il mondo moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche e Marx sono indubbiamente gli intellettuali che maggiormente hanno influito sulla <em>forma mentis</em> dell’uomo contemporaneo, e sintetizzano in modo esemplare i filoni culturali che hanno caratterizzato tutta la storia occidentale. Da una parte il pensiero di matrice monoteista dell’ebreo Marx: dogmatico, irrazionale, intollerante. Dall’altra parte il pensiero ispirato al paganesimo di Nietzsche: critico, problematico, differenzialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure proprio nel XXI° secolo, nel secolo che celebra il cupo trionfo dell’omologazione egualitaria, le pagine noiose e mediocri di Marx non sono più lette nemmeno dai militanti di sinistra, e ormai sono studiate solo dagli specialisti di teorie economiche, mentre le parole di Nietzsche guizzano ancora come fiamme e non cessano di affascinare i lettori col loro potere incantatorio e sempre gravido di fecondi sviluppi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797221" target="_blank"><em>Nietzsche. L’apolide dell’esistenza</em></a>, Marsilio, Venezia 2002, pp.432, € 17,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-su-nietzsche.html' addthis:title='Massimo Fini su Nietzsche ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Fascismo e cultura: il caso rumeno</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 10:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro Alexandra Laignel-Lavastine indaga il contributo intellettuale al fascismo di Eliade, Ionesco e Cioran]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/fascismo-e-cultura-il-caso-rumeno.html' addthis:title='Fascismo e cultura: il caso rumeno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_1457" class="wp-caption alignright" style="width: 188px"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788802078694" rel="nofollow" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1457" title="il-fascismo-rimosso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-fascismo-rimosso-198x300.jpg" alt="Il fascismo rimosso" width="178" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Laignel-Lavastine, Il fascismo rimosso</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un bel giorno, Norberto Bobbio, il “papa” antifascista, lanciò la sua celebre idiozia: “dove c’è fascismo non c’è cultura” disse&#8230; e giù tutti a scrivere che sì, il Fascismo è rozzo, non è intellettuale-fino, è roba per gente incolta, per picchiatori di borgata&#8230; poco importava ricordare che l’intero schieramento della cultura italiana del Novecento era stato in orbace, che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello" target="_blank">Pirandello</a></span> e Marinetti, Gentile e Malaparte, Soffici e Ungaretti&#8230; insomma, qualche idea l’avevano buttata giù&#8230; Il dogma era già stato forgiato: la cultura, la bassa come l’alta, può essere solo antifascista.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli intellettuali antifascisti sono incredibili: da sempre non fanno che ronzare dalle parti del Fascismo&#8230; più dicono di odiarlo, più si sfregano alla camicia nera. Il “Male Assoluto”? E come vivere senza? Da Piovene e Silone in giù&#8230; È di pochi giorni l’uscita dell’ultimo “capolavoro” di Eugenio Scalfari, in cui il vecchio guru antifascista si lascia scappare di rimpiangere i bei tempi del GUF, quando faceva il saluto romano e l’Italia era potente&#8230; E Lajolo, Berto, Bontempelli&#8230; e Moravia, che scriveva sulle riviste di Vichy? E Giaime Pintor, il santino antifascista, che andava in Germania durante la guerra ai convegni culturali nazionalsocialisti&#8230; che ci andava a fare? Era antifascista, certo,&#8230; ma che bello sentire Goebbels, vedere Rosenberg da vicino&#8230; chissà che fremiti inconfessati, che voglia di essere come loro&#8230; Capite? Qui c’è in ballo una patologia, bella grossa&#8230; Il progressista “di sinistra” ama il fascio di un amore disperato, occulto. Lo odia di un amore viscerale.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-1456 alignleft" title="Emil M. Cioran" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cioran.jpg" alt="Cioran" width="198" height="288" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questa patologia, comunque, non è solo italiana, è europea. Ricordate Günther Grass? Per sessant’anni aveva fatto il censore antifascista, l’inflessibile accusatore, poi un giorno, ormai vecchio, è scoppiato in lacrime e ha confessato: sì, è vero, da giovane sono stato nelle Waffen-SS&#8230; Neppure nella Flak come il papa, proprio nelle SS&#8230; E i grandi filosofi “democratici” della Germania postbellica? I Gadamer, i Gogarten, i Gehlen? Tutti ex-nazisti&#8230; E i francesi? Bataille e Klossowsy – i due santoni della <em>rive gauche</em> &#8211; ammiravano le liturgie di massa naziste, invidiavano la capacità hitleriana di agitare il mito antico&#8230; non facevano che scriverne&#8230; erano gli anni intorno al 1939, quando Dumézil esaltava il germanesimo rinato col Terzo Reich&#8230; tutte cose nascoste alla svelta nel sottoscala, ma poi, a cose fatte. E che dire di Sartre, di Cocteau, di Camus, che lisciavano il pelo ai tedeschi come e meglio di Drieu e Brasillach, durante la formidabile stagione culturale di Parigi occupata?</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso apriamo un libro che è un’enciclopedia di questi tortuosi percorsi dell’inconfessato. L’ha scritto Alexandra Laignel-Lavastine e si intitola <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788802078694" rel="nofollow"><em>Il fascismo rimosso: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, Ionesco. Tre intellettuali rumeni nella bufera del secolo</em></a> (UTET). Tre pezzi da novanta della cultura del Novecento, sorpresi dal <em>flash </em>a braccio teso&#8230; tre rumeni naturalizzati francesi, il fior fiore della società progressista del dopoguerra, tre grandi firme, professoroni, gente che ha fatto epoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Eliade si sapeva. Nei suoi diari, romanzi, ricordi, diceva e non diceva, ogni tanto gli scappava qualcosa. Di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> trapelava qua e là un accenno, una mezza frase&#8230; Ionesco, invece, sembrava al riparo. Ma come, l’autore de <em>Il rinoceronte</em>, la famosa <em>pièce </em>teatrale contro il conformismo totalitario? A differenza degli altri due, Ionesco diceva di essere antifascista già negli anni Trenta, voleva scappare dalla Romania, ormai infestata dalla Guardia di Ferro, gente orribile, sporchi antisemiti, nazionalisti violenti&#8230; e dove va a finire? In Francia, ovvio: era innamorato della patria del “libero pensiero”&#8230; Sì, ma dove esattamente? A Vichy. Dice: ma allora si sarà nascosto, di certo, oppure avrà sicuramente lottato a fianco della “resistenza”&#8230; Invece no. Non gira alla larga, va proprio tra le gambe del potere, nel cuore dell’antisemita, nazionalista, filo-hitleriana Vichy. Implora un impiego o un semplice lavoro da traduttore all’ambasciata rumena e, come dire&#8230; lo ottiene. Con quanti posti c’erano, va a capitare proprio in un centro pulsante del Nuovo Ordine Europeo&#8230; Come avrà fatto? Conoscenze, amicizie? E soprattutto: perché va proprio lì? Era un lavoretto per il quale bisognava avere dei titoli. Avrà dato garanzie, prove di sicura fede&#8230; Da non credere: un antifascista convinto, che si mette a lavorare per l’amicizia tra la Romania di Antonescu e la Francia di Pétain? Proprio così. E lavorava pure bene.</p>
<img class="size-medium wp-image-1454" title="eliade-giovane" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/eliade-giovane-182x300.jpg" alt="Mircea Eliade" width="182" height="300" />
<p style="text-align: justify;">L’autrice riporta che Ionesco – uno dei totem, ricordiamolo, dell’intellettualità “impegnata” e progressista del dopoguerra, l’inventore del “teatro dell’assurdo” – viene descritto da chi lo frequentava in quegli anni come un tipo insicuro, pieno di turbe; aveva paura del buio, era sempre angosciato, stralunava gli occhi, temeva il fatto di avere la madre ebrea&#8230; eppure: «come è riuscito Ionesco, che aveva fama di essere uomo di sinistra – si chiede la Laignel-Savastine – a farsi affidare un incarico all’ambasciata rumena di Vichy, in un momento in cui avere una nomina all’estero era un trattamento di favore riservato a uomini di fiducia del regime?». Mistero. Un po’ come Angelo Tasca, lo storico antifascista che lavorava anche lui per Vichy&#8230; Un vero vizio&#8230; E Ionesco viene anche promosso segretario culturale dal Ministero della Propaganda&#8230; e viaggia in lungo e in largo, e promuove la creazione di più saldi rapporti tra Francia pétainista e Romania fascista&#8230; e nel dopoguerra naturalmente si guarderà bene dal parlare di questo fatto mica da niente&#8230; capirete, Vichy, anni 1942, 1943, 1944&#8230; l&#8217;ambiente era quello che era, c&#8217;era poco da scherzare&#8230; A Vichy Ionesco gode di privilegi, ha libertà di movimento, è perfettamente a suo agio. In più, scrive la Laignel-Lavastine, «Ionesco sembra prendere ordini direttamente da Bucarest»: qualcosa non torna. Antifascista o uomo di fiducia di Antonescu? Nulla di strano, Ionesco è il tipico “rinoceronte” doppiogiochista democratico, che predica bene e razzola malissimo&#8230; Con in più un aspetto psicopatologico.</p>
<div id="attachment_1455" class="wp-caption alignleft" style="width: 304px"><img class="size-medium wp-image-1455" title="Eugene Ionesc" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ionesco.jpg" alt="Eugene Ionesc" width="294" height="586" /><p class="wp-caption-text">Eugene Ionesco</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’autrice, a un certo punto, scrive che Ionesco era in forte sofferenza alla fine degli anni Trenta: tutti i suoi amici erano fascisti, la Romania era tutta guardista&#8230; si sentiva solo&#8230; Da certe sue pagine di diario «traspare in modo straziante la difficoltà di resistere, anche in silenzio, dal punto di vista morale e intellettuale&#8230;». Era “straziante” essere antifascista? «Come fare a sentirsi a posto con la coscienza, quando si pensa quasi da soli contro tutti&#8230;?». Essere antifascista non faceva stare a posto con la coscienza? E perché? E perché ci girava intorno, avvicinandosi al pensiero di Emmanuel Mounier, che all’epoca era para-fascista? Il perché è nel <em>Rinoceronte</em>, quando Ionesco scriverà la terribile frase rivelatrice: «come vorrei avere un nudo decente, senza peli, come il loro! Il loro canto è attraente&#8230;». Insomma: ecco qua che trapela con chiarezza la turba psichica, la seduzione inconfessabile&#8230; il Fascismo dei “rinoceronti” lo attraeva, e più lo attraeva, più Ionesco – che non poteva diventare fascista come gli altri: la mamma&#8230; &#8211; malediceva la società, gli uomini, se stesso&#8230; Un caso clinico: e inventò l’assurdo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eliade e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, invece, non avevano di questi blocchi nel subconscio. Fino alla fine furono radicali sostenitori della Guardia di Ferro, a viso aperto. Anche se poi, dopo il 1945, si capisce, ce la misero tutta per nascondere le tracce, per occultare, per far finta di niente&#8230; Altrimenti, come diventi il moralista principe del Novecento, ricco e di successo (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>)? E come ci vai a insegnare nelle università americane, diventando il più illustre studioso di <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> del secolo (Eliade)?</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, che dal 1941, su proposta del capo legionario Horia Sima, diventò consigliere culturale dell’ambasciata rumena a Vichy (anche lui&#8230;), è quello che scrisse frasi di questo tenore: «Non esiste nel mondo di oggi un uomo politico che mi ispiri più simpatia e più ammirazione di Hitler». Nel ‘33 aveva salutato l’avvento del Nazionalsocialismo come l’alba di una «barbarie feconda e creatrice», scrivendo che «il vitalismo è l’implicazione filosofica dell’hitlerismo», esaltandosi con Nietzsche e Simmel, Scheler e Klages. Guardista radicale e grande ammiratore di Codreanu, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> alla fine del ‘40 – quando va al potere il partito legionario e in Romania tira aria di rivoluzione – parla alla radio esaltando la Guardia di Ferro e la figura del Capitano, proprio nello stesso momento in cui avvengono pogrom di massa contro gli ebrei. Poi inneggia all’hitlerismo e alla Transilvania “prussiana”, scrive sul giornale antisemita <em>Vremea</em> un panegirico dell’identità etnica rumena&#8230; Alla fine raccoglie tutto, lo nasconde per bene e neppure una parola, nel dopoguerra, sulla sua attività di intellettuale fascista, schierato e militante per lunghi anni dalla parte del <em>Führer</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E di Eliade, che si dice? Ormai da un pezzo sappiamo delle sue convinzioni fasciste. Favorevole a eliminare le «tossine ebraiche» dal corpo della Romania, per anni è una punta di diamante della pubblicistica guardista. Incaricato della stampa e della propaganda dal 1941 al ‘45 a Lisbona, esalta Salazar, sostiene a spada tratta la politica nazionalista di Antonescu, maledice come una tremenda sciagura l’avanzante “anglo-bolscevismo”&#8230; salvo poi, quando con vari intrighi riuscirà a farsi chiamare prima a Parigi poi in America, incartare il tutto, nascondere, tacitare.</p>
<p style="text-align: justify;">La storica Emanuela Costantini ha scritto qualche anno fa che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> «era affascinato, anche e forse soprattutto esteticamente, dal ruolo che veniva riservato ai giovani nella Germania hitleriana e lo vedeva come un sintomo della vitalità della nazione tedesca». La stessa fonte fornisce prove a iosa sul fatto che Eliade era un sostenitore oltranzista dell’imperialismo rumeno, dell’antisemitismo legionario e delle ragioni della guerra dell’Asse; inoltre, vedeva i legionari come profeti chiamati a realizzare «una missione in senso mistico-religioso». Sia <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> che Eliade non furono dunque per nulla dei semplici intellettuali “fiancheggiatori”, ma membri attivi, militanti di punta dell’ideologia fascista. Il caso dei tre rumeni, nel bene e nel male, è una storia europea. La storia di un movimento come il Fascismo, che finché ebbe vita, trascinò dalla sua parte non solo l’entusiasmo delle masse, ma anche quello delle <em>élites </em>culturali. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, Eliade e Ionescu, anche nel dopoguerra, come sottolinea la Laignel-Lavastine, ebbero atteggiamenti ambigui, non “elaborarono”, come si dice. Nella sacralizzazione del mito di Eliade, nel nichilismo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, nella critica alla società di massa di Ionesco, ci sono riverberi fascisti. Avevano aspirato troppo Fascismo. Avevano fatto troppa cultura ideologica. Erano stati immersi in un troppo radicale <em>pathos</em>. Bobbio non voleva che si sapesse, ma libri come quello segnalato ci dimostrano una cosa: dove c’è Fascismo c’è cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 13 giugno 2008.</p>
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		<title>Le penne dell&#8217;arcangelo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriel Stanescu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una recensione del saggio di Claudio Mutti sul fascismo di Codreanu e il suo rapporto con l'intellettualità rumena]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stanescupennearcangelo.html' addthis:title='Le penne dell&#8217;arcangelo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">I dibattiti degli ultimi decenni sui casi di Nietzsche e di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> hanno coinciso con le accuse relative all&#8217;adesione al Movimento Legionario da parte di alcuni intellettuali di fama europea come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span> ed <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span>. Secondo una pratica seguita non soltanto dalle polizie segrete dei regimi totalitari, sono stati addirittura fabbricati dei documenti falsi per dimostrare la loro &#8220;colpevolezza&#8221;, mentre gli avvocati della difesa, da parte loro, hanno cercato di &#8220;delegionarizzarli&#8221;, invocando circostanze attenuanti o assolvendoli da ogni colpa.</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Mutti, un importante ricercatore del fenomeno sociopolitico e culturale interbellico della Romania, autore di numerosi studi tra cui anche una breve monografia su Mircea <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span> (1984), editore, traduttore e pubblicista italiano, perfetto conoscitore della lingua romena, ha osato intraprendere &#8211; sulla base di una solida documentazione bibliografica &#8211; un&#8217;ampia indagine <em>sine ira et studio </em>circa i rapporti di Nae Ionescu, Mircea Eliade, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span>, Constantin Noica e Vasile Lovinescu col Movimento Legionario. Il suo libro, che reca il titolo suggestivo <em>Le penne dell&#8217;Arcangelo</em>, è stato inizialmente pubblicato in Francia e in Italia, poi, nel 1997, è apparso in una traduzione romena curata da Razvan Codrescu presso l&#8217;editrice Anastasia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autore si propone in primo luogo di far luce nel fascicolo dei cinque intellettuali romeni, al di là delle accuse infami lanciate contro alcuni di loro e dello zelo dei loro apologeti e difensori. Infatti il volume comprende cinque brevi monografie (quella dedicata a Vasile Lovinescu risponde in minor misura allo scopo della ricerca, mentre le più documentate sono quelle dedicate a Nae Ionescu e a Mircea Eliade) e due appendici: <em>L&#8217;Inquisizione contro Mircea Eliade </em>e <em>Il caso Eliade attraversa le Alpi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio si avvale di un&#8217;interessantissima prefazione firmata da Philippe Baillet, un eccellente conoscitore del fenomeno romeno interbellico. Tra l&#8217;altro, Baillet parla di una certa specificità del Movimento Legionario nel quadro dei fascismi e concorda con l&#8217;idea di altri ricercatori, secondo cui il Movimento Legionario non è altro che un &#8220;falso fascismo&#8221;, dato il suo carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e data la dottrina del sacrificio che affonda le proprie radici nel cristianesimo romeno. In questo senso, l&#8217;appello fatto dal prefatore francese alla testimonianza di Mircea Eliade è rivelatore di per sé e non necessita di alcun commento. Lo storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> afferma, nel vol. II delle sue <em>Memorie</em>, che per Corneliu Codreanu &#8220;il Movimento Legionario non costituiva un fenomeno politico, ma era di essenza etica e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>. Aveva ripetuto tante volte che non gli interessa la conquista del potere, ma la creazione di un uomo nuovo. La necessità del sacrificio, <em>leit motiv </em>della dottrina legionaria, è spiegato da Baillet con la persistenza del tema arcaico giunto al cristianesimo per il tramite della poesia popolare (vedi la Ballata di Mastro Manole) della costruzione spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contributo di Claudio Mutti è tanto più necessario, in quanto la nostra storiografia, con poche eccezioni, è metodologicamente tributaria di quel modo di pensiero unilaterale e tendenzioso che si esprime nel gergo democratichese. I manuali di storia qualificano il Movimento Legionario come una filiale della Germania hitleriana e lo accusano, tra l&#8217;altro, di aver propagato una &#8220;ideologia mostruosa&#8221;. In molti studi romeni e non romeni, la Guardia di Ferro è per lo più etichettata, in maniera pura e semplice, come l&#8217;ala paramilitare del Movimento Legionario, mentre Guardia di Ferro è uno dei nomi che furono assunti dal Movimento Legionario. In realtà, il fenomeno è molto più complesso e variegato e la sua comprensione presuppone che il pensiero venga liberato da decine di pregiudizi relativi alla storia moderna e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">contemporanea</a> della Romania.</p>
<p style="text-align: justify;">Dato questo svantaggio, che consiste nel carattere lacunoso delle nostre conoscenze, non potremo mai offrire un&#8217;alternativa oggettiva, scientifica, del fenomeno in questione. Ebbene, lo studio di Claudio Mutti non è uno studio critico di storia letteraria e neanche uno studio storico, bensì uno studio sulla storia delle idee, che si propone di dissolvere non solo i nostri pregiudizi, nati dall&#8217;ignoranza, ma anche le accuse e i punti di vista ostili. L&#8217;autore cerca di determinare la specificità del Movimento Legionario nel quadro del fascismo o dei fascismi, giungendo alla conclusione che il fenomeno ha un carattere profondamente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, essendo esso inizialmente un movimento di rigenerazione nazionale nello spirito cristiano. In questo senso, Claudio Mutti cita il notevole punto di vista del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievalista</a> italiano Franco Cardini, secondo cui la Guardia di Ferro è un movimento <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>-militare, più che un movimento politico: data la sua stretta connessione con le tradizioni romene, esso richiederebbe una ricerca sociologica e antropologico-etnologica, più che un&#8217;indagine ideologico-politica. La rivoluzione legionaria è una rivoluzione interiore, di rigenerazione morale, basata su una pedagogia comportamentale esemplare (vedi i campi di lavoro e le cooperative di commercio legionario). Secondo Petre Tzutzea, il legionarismo non sarebbe altro che il nazionalismo assoluto, con un errore alla propria base: il nazionalismo integrale, che a suo parere era, in quelle determinate condizioni storiche, impraticabile. Sempre Philippe Baillet, nella prefazione più sopra menzionata, definisce il Movimento Legionario non un partito politico, bensì un ordine in cui il neofita, prima di diventare membro di pieno diritto, deve superare diverse prove. Secondo l&#8217;espressione di Codreanu, la rivoluzione legionaria, &#8220;prima di essere un movimento politico, teorico, economico ecc. (&#8230;) è una scuola spirituale: se vi entrerà un uomo, dall&#8217;altra parte dovrà uscirne un eroe&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Significativa, a questo proposito, è anche la citazione che Mutti riporta da un articolo di Mircea Eliade, <em>Una rivoluzione cristiana </em>(1937): &#8220;Tra le rivoluzioni che sono state fatte o stanno per essere fatte, nessuna si è svolta così integralmente sotto il segno della spiritualità, come quella della gioventù romena. Anzi, nessuna ha tentato una così completa &#8216;riattualizzazione&#8217; del cristianesimo orientale. Da parecchie centinaia d&#8217;anni, sembrava che il cristianesimo orientale non potesse più creare forme storiche (&#8230;) Ed ecco, tutt&#8217;a un tratto, a dieci anni dalla sincope dell&#8217;Ortodossia russa (&#8230;) appare una nuova forma di vita storica, rivoluzionaria, alimentata dall&#8217;Ortodossia!&#8221;. Altrettanto significativa è la testimonianza di fede dello storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> pubblicata in &#8216;Buna Vestire&#8217; in quel medesimo anno: &#8220;Credo in questa vittoria, perché, prima di tutto, credo nella vittoria dello spirito cristiano. Un movimento scaturito e alimentato dalla spiritualità cristiana, una rivoluzione spirituale che lotta in primo luogo contro il peccato e la bassezza, non è un movimento politico. È una rivoluzione cristiana (&#8230;). Mai una nazione intera ha vissuto una rivoluzione con tutto il suo essere, (&#8230;) mai una nazione intera ha scelto come proprio ideale di vita il monachesimo, e come sposa la morte&#8221;. Secondo Eliade, la rivoluzione legionaria è il cambiamento più significativo conosciuto dalla Romania moderna, per il fatto che questa rivoluzione tende a creare una nuova aristocrazia dello spirito, avendo dalla sua parte la coscienza della propria missione storica e &#8220;la redenzione della nazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si spiega, dunque, l&#8217;adesione di questi intellettuali di prima grandezza al Movimento Legionario? Quale è stato il movente di una tale opzione e come si sono manifestati i cinque intellettuali in questione nel rispettivo contesto socio-politico e culturale? Riprendendo ad un livello superiore la tradizione del nazionalismo formulata da Eminescu, l&#8217;<em>élite </em>intellettuale romena del periodo interbellico ha aderito al Movimento Legionario; ciò in primo luogo è dovuto al fatto che, in Romania come altrove, i principali protagonisti del bolscevismo erano, all&#8217;epoca, elementi allogeni. Mentre il cuzismo ebbe un carattere fondamentalmente antisemita, il legionarismo (almeno se consideriamo la sua prima fase, fino all&#8217;assassinio di Codreanu), ha avuto un carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>. In questo senso, Constantin Noica si preoccupa tra l&#8217;altro, nella sua pubblicistica, di differenziare il Movimento Legionario dal cuzismo. Dal suo punto di vista, il legionarismo ha scoperto il parassita che si trova all&#8217;interno della natura del Romeno, non il parassita esteriore.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span>, dopo essersi dissociato pubblicamente dal proprio passato, in un&#8217;intervista rilasciata a Gabriel Liiceanu nel 1990 accusava il professor Nae Ionescu di aver trascinato la sua generazione in un gioco politico pericoloso e nefasto, poiché, come è noto, il professore di metafisica è stato considerato da molti come l&#8217;&#8221;eminenza grigia&#8221; del Movimento. Sempre <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, in un&#8217;altra intervista rilasciata nel 1972 a F. Bondy, spiega l&#8217;adesione dell&#8217;intellettualità romena al legionarismo con una sorta di alienazione, in particolare col carattere profondamente fatalista del Romeno, sicché la Guardia di Ferro avrebbe rappresentato per la sua generazione, né più né meno, &#8220;un antidoto contro tutti i mali, dalla noia alla blenorragia&#8221;. Lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, che negli anni Trenta era animato da un fanatismo illimitato dichiarava che i Balcani erano &#8220;lo spazio ideale della negligenza e del fallimento&#8221;. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> procedette su una strada che, rispetto al Movimento Legionario, era parallela, perché egli era un antitradizionalista. Nella Trasfigurazione della Romania, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> è animato da un fanatismo inequivocabile. Ciò lo induce a parlare di una vera &#8220;trasfigurazione della Romania&#8221;, una trasfigurazione non astratta, mediocre, vuota di senso, ma una trasfigurazione viva, animatrice, esaltante, rappresentativa della &#8220;mentalità dei giovani nella Nuova Romania&#8221;. A <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> ripugna il sistema parlamentare, considerato &#8220;vergogna della specie umana, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di una mentalità degenere, senza passioni e senza convinzioni&#8221;. La sua avversione per la democrazia egli la testimonierà anche ad Eliade: &#8220;Qualunque gesto di distruzione della democrazia in Romania è un atto creatore&#8221;, sicché, per lui, &#8220;la rivoluzione legionaria è l&#8217;ultima possibilità della Romania&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne Nae Ionescu, questi si è dimostrato, nell&#8217;attività universitaria, adepto di un &#8220;cristianesimo metafisico&#8221;: il professore aveva un culto per la tradizione della dottrina cristiana nel senso del suo sviluppo organico. Secondo l&#8217;espressione di Mircea Vulcenescu, Nae Ionescu dimostrò di essere &#8220;un uomo di sinistra nella politica sociale e un reazionario di estrema destra nella tecnica politica&#8221;. Egli fece del giornale &#8220;Cuvàntul&#8221; la tribuna principale per la denuncia degli &#8220;abusi governativi&#8221; (dopo che il giornale era stato un organo ufficioso del Palazzo reale), criticando apertamente la politica di Carol II e della sua camarilla. Il professore dimostrò di essere, per via della sua grande autorità intellettuale, la guida diretta di alcune delle <em>élites </em>legionarie, con le quali mantenne un rapporto permanente. Non a caso, Nae Ionescu è stato considerato il maestro spirituale della generazione degli anni Trenta. Nel 1933 &#8220;Cuvàntul&#8221; viene sospeso, mentre Nae Ionescu è arrestato, rinchiuso a Jilava e in altre carceri. Muore nel 1940, assassinato, a quanto pare, per ordine dell&#8217;amante di Carol II. Arrestato e internato a Miercurea Ciuc, con le sue conferenze (poi raccolte nel volume <em>Il fenomeno legionario</em>) Nae Ionescu trasforma il campo di concentramento in una vera e propria università. Era stata probabilmente l&#8217;idea di una simile scuola spirituale a ispirare Codreanu, allorché questi affermava che il Movimento Legionario non è un movimento politico. Il poeta Radu Gyr, rinchiuso anche lui nel campo di concentramento, ricordava: &#8220;Nae Ionescu dominava il campo, per la sua formidabile linea di pensiero e di analisi degli avvenimenti, per il prestigio con cui, malato, sopportava il dolore, per la dignità e la nobiltà con cui faceva fronte a tutti i cavilli delle guardie e a tutti i terribili rigori del campo di concentramento&#8221; (R. Gyr, in <em>Al passo con l&#8217;Arcangelo</em>, Parma 1982).</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno di questi corifei della &#8220;cultura impegnata&#8221; fu iscritto alla Legione nel senso formale e burocratico del termine, anche se esistono alcune testimonianze (la più eloquente è quella di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>) secondo cui Mircea Eliade avrebbe fatto parte del cuib &#8220;Axa&#8221; diretto da Mihail Polihroniade; nondimeno tutti quanti hanno vissuto &#8211; né poteva essere diversamente &#8211; lo spirito della loro epoca.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stanescupennearcangelo.html' addthis:title='Le penne dell&#8217;arcangelo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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