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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Cicerone</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Marco Tullio Cicerone. Divinazione, presagi, auspici e aruspici</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 10:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le posizioni di Cicerone sulla divinazione e l'importanza dei suoi scritti come fonte per lo studio della religione romana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cicerone-divazione-presagi-auspici-aruspici.html' addthis:title='Marco Tullio Cicerone. Divinazione, presagi, auspici e aruspici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p><em> Quorum alia sunt posita</em></p>
<p><em>in monumentis et disciplina,</em></p>
<p><em>quod Etruscorum declarant</em></p>
<p><em>et haruspicini et fulgurales et rituales libri,</em></p>
<p><em>vestri etiam augurales.</em></p>
<p>Cic., <em>De div.</em> 1, 72.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/opere-morali/5435" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2523" style="margin: 10px;" title="opere-morali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/opere-morali.jpg" alt="opere-morali" width="200" height="289" /></a>“<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> è uno dei pilastri della nostra conoscenza del <a title="mondo antico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo antico</a>. Se non avessimo la sua imponente opera, le nostre conoscenze sarebbero assai più povere. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> è anche l&#8217;uomo antico che conosciamo meglio, poiché è l&#8217;unico personaggio di tutta l&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> sia greca che romana di cui ci siano giunte &#8211; in quantità imponente &#8211; le lettere, moltissime delle quali private; non certo destinate ai posteri”. Queste parole, con le quali lo storico Luciano Canfora inizia un suo recente articolo<a href="#_ftn1">[1]</a>, ribadiscono l’importanza del rinomato oratore e dei sui scritti per la comprensione del <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a> e della nostra tradizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 106 a.C. ad Arpino, patria di Caio Mario, la sua vita e le sue opere hanno fornito costantemente argomento e materia di discussione nel campo dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> classica. “<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> non è soltanto un notevole personaggio politico, che resiste a Silla dittatore, che riesce a rovesciare i progetti di Cesare e si illude di poter mantenere quello stato di cose che, opportuno al tempo degli Scipioni, non conveniva ormai allo Stato trasformato per estensione di governo, per accresciute popolazioni vinte, per sentimenti e costumi cambiati. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, oltre ad essere personalità politica, fu soprattutto un grande avvocato ed un valente uomo di lettere”<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la ricostruzione storica sono importanti pressoché tutte le sue orazioni: la <em>Verrine</em>, la <em>pro</em> <em>lege Manilia</em>, e le famose <em>Catilinarie</em> pronunciate durante il suo consolato (63) per denunciare la congiura di Catilina. “Tra il 54 e il 51, nel momento di grave crisi istituzionale, egli scrisse la <em>Repubblica</em> […], in cui egli identifica i due fondamenti della repubblica nel Senato, che si esprime attraverso l’<em>auctoritas</em>, e negli auspici dei magistrati: dunque un fondamento civile e uno religioso. Egli inoltre ritiene necessaria una figura di <em>rector civitatis</em>, che salvasse la costituzione repubblicana dalla crisi. Nelle <em>Leggi</em>, composte nel 51, lo spazio politico romano viene concepito in modo tripartito: <em>potestas</em> dei magistrati, <em>auctoritas</em> del Senato e <em>libertas</em> del popolo. Di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> sono importanti le orazioni <em>de domo sua</em>, circa il suo esilio, e la <em>pro Milone</em>, sulla violenza politica all’epoca del primo Triumvirato, la <em>pro Balbo</em>, sul diritto di cittadinanza, la <em>pro Marcello</em>, del 46, con cui l’oratore cercava di ottenere la benevolenza di Cesare per sé e per il console pompeiano Marcello, le quattordici <em>Filippiche</em>, pronunciate nel 44-43 contro Marco Antonio. Sono importanti anche le sue <em>Lettere</em>, e le sue opere di argomento religioso, come il <em>de natura deorum</em> e il <a title="de divinatione" href="http://www.libriefilm.com/della-divinazione/5427"><em>de divinazione</em></a>, nelle quali si percepisce come la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale fosse stata scossa alla base dalle guerre, dalla speculazione filosofica di origine greca e da nuove forme di teologia che stavano diffondendosi a Roma, come il Pitagorismo o le dottrine egiziane o caldee”<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> come uomo politico ha suscitato giudizi contrastanti: dai severi giudizi veicolati dal Mommsen agli esaltatori senza ragione di ogni atto politico del grande oratore e, per mancanza di criterio, tutto quello che fu compiuto dall’Arpinate. Fondatamente equilibrato fu il giudizio del Pais. “Le epistole ci rivelano le sue esitazioni, i dubbi, gli interni dissidi e le preoccupazioni: ci permettono di ricostruire la figura dell’oratore, dell’uomo politico e del privato cittadino. Chi legga senza prevenzioni di precedenti giudizi o partiti, non è condotto a figurarsi sempre un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> tentennante ed incerto in ogni affare, ma nemmeno a tessere l’elogio illimitato del personaggio publico e dell’individuo privato che, per interesse dello Stato, sacrificò i suoi sentimenti particolari. Vi sono fatti numerosi i quali dimostrano che, invece che innanzi ad un uomo di Stato di ferreo carattere, noi ci troviamo di fronte a un avvocato esperto, a un oratore colto, eloquente, d’ingegno versatile, ma che non si rese mai conto chiaro del nuovo orientamento dell’età sua. Nella vita di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> vi furono momenti nei quali egli manifestò fermo desiderio di giovare allo Stato; ve ne furono altri nei quali mostrò la necessità che incombe spesso a uomini politici di adattarsi alle circostanze, e di scivolare tra varie tendenze e difficoltà […]. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> ammirò Pompeio, sul quale però motteggia perché da lui si vide o non curato o anche abbandonato”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lettere-ai-familiari/2142" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2524" style="margin: 10px;" title="cicerone-lettere-ai-familiari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cicerone-lettere-ai-familiari.jpg" alt="cicerone-lettere-ai-familiari" width="200" height="323" /></a>“Il contegno che l’Arpinate tenne verso Cesare non è degno di plauso. Si comprende che egli – nel fondo conservatore – non ne apprezzasse le idee, e che anzi lo combattesse durante il suo consolato. Ma ne accettò i benefici, la mediazione sia in affari di finanza, sia rispetto al fratello Quinto, che da Cesare fu nominato luogotenente delle guerre galliche. Più tardi, dopo Farsalo, con lui si pacificò e ne ottenne favori; lo accolse anche in casa sua, ma per deriderlo. Per giunta fu tra quelli che si mostrarono pronti a rendere omaggio a Cleopatra, ospitata da Cesare nei suoi giardini, e diede occasione di esser preso in giro dai cortigiani di quella regina”.</p>
<p style="text-align: justify;">“La poca fermezza dei convincimenti politici di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> è pure attestata dal contegno che verso lui tennero gli uccisori di Cesare. Costoro, dubitando del suo carattere, non gli confidarono il loro disegno; egli invece li lodò, allorché il Dittatore fu ucciso. Di questa variabilità di sentimenti e di giudizi abbiamo molte altre prove che sarebbe lungo enumerare”<a href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualunque siano le nostre valutazioni sull’uomo politico <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, queste non possono precludere l’utilizzo delle sue opere quali fonti primarie per la conoscenza della <em>religio</em> romana. Afferma giustamente <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/karoly-kerenyi" target="_blank">Kerényi</a></span> che “se vogliamo apprendere qualcosa dell’essenza della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana, dobbiamo prestare ascolto anche a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>”<a href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/della-divinazione/5427" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2522" style="margin: 10px;" title="della-divinazione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/della-divinazione.jpg" alt="della-divinazione" width="200" height="328" /></a>Nonostante l’apparente sinteticità, più dettagliato è il giudizio di Sini. “Non mi pare affatto necessario dilungarsi qui in considerazioni di carattere generale circa l’attendibilità ed il valore della testimonianza ciceroniana; è certo infatti che egli, consolare, augure dal 53 a.C., possedeva tutti quei requisiti che lo ponevano in grado di avere, oltre che una profonda cultura giuridica, una indiscutibile competenza su ciò che riguarda i documenti sacerdotali; in quanto augure anche a voler accettare la tesi dell’inaccessibilità degli archivi, era in grado di accedere di persona almeno ai documenti conservati nell’archivio del suo collegio. Senza contare che nelle sue opere vi sono numerosi altri luoghi, in cui l’oratore fa intendere chiaramente di utilizzare materiali provenienti dagli archivi sacerdotali, pur senza specificare in concreto da quali documenti siano tratti. Possiamo quindi concludere che la sua testimonianza sull’attività e sulla documentazione dei principali collegi sacerdotali si presenta come assolutamente fededegna”<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse sono le pagine che proponiamo, tratte dal primo libro (90-104) del <a title="Della divinazione" href="http://www.libriefilm.com/della-divinazione/5427"><em>De divinazione</em></a> (sostanzialmente seguiamo la traduzione di Sebastiano Timpanaro, II ed., Garzanti, Milano 1991, alla quale rimandiamo per l’apparato critico) sia come testimonianza storica di avvenimenti legati alla divinazione antica che quale fonte (una delle fonti) di quelle “realtà rituali etrusche” con le quali “il <em>populus Romanus Quirites</em>, i suoi <em>magistratus</em>, i suoi <em>sacerdotes</em> e il suo <em>senatus</em> avranno costanti relazioni, caratterizzate sia dall’originaria derivazione sia dalla permanente diversità”<a href="#_ftn7">[7]</a>. Una di quelle numerose fonti che confermano che l’aruspicina fosse una scienza divinatoria che costituiva parte integrante della tradizione giuridico-sacrale romana<a href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mario Enzo Migliori</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/prolegomeni-allo-studio-scientifico-della-mitologia/1782" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2525" style="margin: 10px;" title="prolegomeni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/prolegomeni.jpg" alt="prolegomeni" width="200" height="293" /></a>XLI  <strong>90</strong> Questi procedimenti divinatorii non sono trascurati nemmeno dai barbari. In Gallia vi sono i Druidi: ne ho conosciuto uno anch&#8217;io l&#8217;èduo Divizíaco tuo ospite e ammiratore il quale dichiarava che gli era nota la scienza della natura chiamata dai greci <em>physiología</em> e in parte con gli augurii in parte con l&#8217;interpretazione dei sogni diceva il futuro. Tra i Persiani interpretano gli augurii e profetano i maghi i quali si riuniscono in un luogo sacro per meditare sulla loro arte e per scambiarsi idee il che anche voi eravate soliti fare nel giorno delle None;  <strong>91</strong> né alcuno può essere re dei Persiani se non ha prima appreso la pratica e la scienza dei maghi. È facile d&#8217;altronde vedere famiglie e genti dedite alla divinazione. In Caria c&#8217;è la città di Telmesso nella quale l&#8217;arte degli arùspici si distingue particolarmente; così pure Èlide nel Peloponneso ha due determinate famiglie quella degli Iàmidi e quella dei Clìtidi famose più di tutte per l&#8217;aruspicìna. In Siria i Caldei eccellono per conoscenza degli astri e per acutezza d&#8217;interpretazione.  <strong>92</strong> L&#8217;Etruria conosce profondamente i presagi tratti dai luoghi colpiti dal fulmine e sa interpretare il significato di ciascun prodigio e di ciascuna manifestazione portentosa. Giustamente, perciò, al tempo dei nostri antenati, quando il nostro Stato era in pieno fiore, il senato decretò che dieci figli di famiglie eminenti, scelti ciascuno da una delle genti etrusche, fossero fatti istruire nell&#8217;aruspicìna, per evitare che un&#8217;arte di tale importanza, a causa della povertà di quelli che la praticavano, scadesse da autorevole disciplina religiosa a oggetto di traffico e di guadagno. Quanto, poi, ai Frigi, ai Pisidii, ai Cilici, al popolo arabo, essi obbediscono scrupolosamente ai segni profetici dati dagli uccelli; e sappiamo che lo stesso è avvenuto per lungo tempo in Umbria.</p>
<p style="text-align: justify;">XLII  <strong>93</strong> E a me sembra che l&#8217;opportunità di praticare i diversi generi di divinazione sia derivata anche dai luoghi che erano abitati dai vari popoli. Gli Egiziani e i Babilonesi, che abitavano in distese di campi pianeggianti, poiché nessuna altura poteva ostacolare la contemplazione del cielo, posero tutto il loro studio nella conoscenza degli astri. Gli Etruschi, poiché, sommamente religiosi, immolavano vittime con zelo e frequenza particolare, si dedicarono soprattutto all&#8217;indagine delle viscere; e siccome, per l&#8217;aria pregna di vapori erano frequenti nella loro patria i fulmini, e per lo stesso motivo si verificavano molti fatti straordinari provenienti in parte dal cielo, altri dalla terra, alcuni anche in seguito al concepimento e alla generazione degli esseri umani e delle bestie, acquistarono una grandissima perizia nell&#8217;interpretare i prodigi. Il cui significato, come tu sei solito dire, è dimostrato dalle parole stesse foggiate sapientemente dai nostri antenati: poiché fanno vedere (<em>ostendunt</em>), prognosticano (<em>portendunt</em>), mostrano (<em>monstrant</em>), predicono (<em>praedicunt</em>), vengono chiamati apparizioni miracolose (<em>ostenta</em>), portenti (<em>portenta</em>), mostri (<em>monstra</em>), prodìgi (<em>prodigia</em>). <strong>94</strong> Gli Arabi, i Frigi e i Cilici, poiché sono soprattutto dediti alla pastorizia percorrendo le pianure d&#8217;inverno e le montagne d&#8217;estate, hanno perciò notato più agevolmente i diversi canti e voli degli uccelli; e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti della Pisidia e quelli di questa nostra Umbria. E ancora, tutti i Carii e in particolare gli abitanti di Telmesso, di cui ho detto sopra, siccome vivono in plaghe ricchissime ed estremamente fertili, nelle quali per la fecondità del terreno molte piante e animali possono formarsi e generarsi, osservarono con accuratezza gli esseri abnormi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2526" style="margin: 10px;" title="cicerone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cicerone.jpg" alt="cicerone" width="250" height="336" /></a>XLIII  <strong>95</strong> Chi, del resto, non vede che in ogni Stato bene ordinato gli auspicii e gli altri tipi di divinazione hanno sempre goduto altissimo credito? Quale re c&#8217;è mai stato, quale popolo che non ricorresse alle predizioni divine? E questo non solo in tempo di pace, ma anche, molto di più, in guerra, perché tanto maggiore era la posta in giuoco e in più grave rischio la salvezza. Lascio da parte i nostri, i quali non intraprendono nulla in guerra senza aver esaminato le viscere, nulla fanno in pace senza aver preso gli auspicii; vediamo gli stranieri. Gli Ateniesi in tutte le pubbliche deliberazioni ricorsero sempre a certi sacerdoti divinatori che essi chiamano <em>mánteis</em>, e gli Spartani posero a fianco dei loro re un àugure come consigliere e vollero parimenti che un àugure partecipasse alle riunioni degli anziani (così chiamano il consiglio statale); e così pure, in tutte le questioni importanti, chiedevano sempre responsi a Delfi o ad Ammone o a Dodona. <strong>96</strong> Licurgo, che dette la costituzione allo Stato spartano, volle confermare le proprie leggi con l&#8217;approvazione di Apollo delfico; e quando Lisandro le volle riformare, ne fu impedito dal divieto del medesimo oracolo. Non basta: i governanti degli spartani, non ritenendo sufficienti le cure che davano al governo durante il giorno, andavano a giacere, per procurarsi dei sogni, nel tempio di Pasifae, situato nella campagna vicina a Sparta, perché consideravano veritiere le profezie avute in sogno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> 97</strong> Ecco, ritorno alle cose nostre. Quante volte il senato ordinò ai decemviri di consultare i libri sibillini! In quanto importanti e numerose occasioni obbedì ai responsi degli arùspici! Ogni volta che si videro due soli, e tre lune, e fiamme nell&#8217;aria; ogni volta che il sole apparve di notte, e giù dal cielo si sentirono dei rumori sordi e sembrò che la volta celeste si fendesse, e in essa apparvero dei globi. Fu anche annunziato al senato una grossa frana nel territorio di Priverno, quando la terra s&#8217;abbassò fino ad una profondità immensa e la Puglia fu squassata da violentissimi terremoti. E da questi portenti erano preannunciate al popolo romano grandi guerre e rovinose sedizioni, e in tutti questi casi i responsi degli arùspici concordavano coi versi della Sibilla.  <strong>98</strong> E ancora, quando a Cuma sudò la statua di Apollo a Capua quella della Vittoria? E la nascita di un andrògino non fu un prodigio funesto? E quando le acque del fiume Atrato si tinsero di sangue? E che dire del fatto che più volte cadde giù una pioggia di pietre, spesso di sangue, talvolta di terra, una volta anche di latte? E quando sul Campidoglio fu colpita dal fulmine la statua di un Centauro, sull&#8217;Aventino porte delle mura e uomini, a Tùsculo il tempio di Càstore e Pollùce, a Roma il tempio della Pietà? In tutte queste circostanze gli arùspici non dettero responsi conformi a ciò che poi accadde, e nei libri sibillini non furono trovate le stesse profezie?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/prosopographie-des-haruspices-romains/9415" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7531" style="margin: 10px;" title="haruspices" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/haruspices-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>XLIV  <strong>99</strong> Non molto tempo fa, durante la guerra màrsica, in seguito a un sogno di Cecilia, figlia di Quinto, il tempio dedicato a Giunone Sospita fu fatto ricostruire dal senato. Sisenna aveva dimostrato che quel sogno corrispondeva mirabilmente, puntualmente, coi fatti; poi, inaspettatamente, credo per influsso di qualche epicureo, si mette a sostenere che non bisogna credere ai sogni. Eppure contro i prodìgi non obietta nulla, e narra che all&#8217;inizio della guerra màrsica le statue degli dèi sudarono, e scorsero fiumi rossi di sangue, e che il cielo si spaccò, e si udirono voci misteriose che annunziavano pericoli di guerra, e a Lanuvio alcuni scudi furono rosicchiati dai topi: agli arùspici questo parve un presagio funestissimo.  <strong>100</strong> E che dire di ciò che leggiamo negli annali? Durante la guerra contro Veio, essendo cresciute oltre misura le acque del lago Albano, un nobile di Veio passò dalla nostra parte e disse che, secondo i libri profetici che i Veienti conservavano, Veio non poteva esser presa finché il lago non fosse giunto a traboccare; ma se le acque, fuoriuscendo, si fossero scaricate in mare secondo il loro deflusso spontaneo, sarebbe stata una rovina per il popolo romano; se invece fossero state incanalate in modo da non poter raggiungere il mare, sarebbe stata la vittoria per i nostri. In seguito a ciò i nostri antenati scavarono quel mirabile canale di scarico dell&#8217;acqua del lago Albano. Ma quando i Veienti, spossati dalla guerra, mandarono ambasciatori al senato per trattare la resa, allora uno di essi &#8211; si narra &#8211; disse che quel disertore non aveva avuto il coraggio di dire tutto al senato: ché in quegli stessi libri profetici posseduti dai Veienti si diceva che tra breve Roma sarebbe stata conquistata dai Galli: e in effetti come sappiamo ciò avvenne sei anni dopo la presa di Veio.</p>
<p style="text-align: justify;">XLV  <strong>101</strong> Spesso anche si narra che nelle battaglie si udirono le voci dei Fauni, e, nel corso di tumulti, parole che predicevano il vero, provenienti chissà da dove. Tra i molti esempi di questo genere, bastino due soli, ma di gran rilievo. Non molto prima che la città fosse presa dai Galli, si udì una voce proveniente dal bosco sacro a Vesta, che dai piedi del Palatino scende verso la Via Nuova: la voce ammoniva che si ricostruissero le mura e le porte; se non si provvedeva, Roma sarebbe stata presa dai nemici. Di questo ammonimento, che fu trascurato allora, quando si era in tempo a evitare il danno, fu fatta espiazione dopo quella terribile disfatta: dirimpetto a quel luogo, fu consacrato ad Aio Loquente un altare ,che tuttora vediamo protetto da un recinto. L&#8217;altro esempio: molti hanno scritto che, dopo un terremoto, una voce proveniente dal tempio di Giunone sul Campidoglio ammonì che si sacrificasse in segno di espiazione una scrofa gravida: perciò la Giunone a cui era dedicato quel tempio fu chiamata Moneta. Questi fatti, dunque, annunciati dagli dèi e sanzionati dai nostri antenati, li disprezziamo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>102</strong> Ma i pitagorici consideravano assiduamente non solo le voci degli dèi, ma anche quelle degli uomini, chiamate <em>òmina</em>. E siccome i nostri antenati ritenevano che esse avessero valore profetico, ogni volta che dovevano compiere un atto importante incominciavano col dire: &#8220;Sia questa cosa buona fausta felice e fortunata&#8221; (<em>&#8220;quod bonum, faustum, felix fortunatumque esset&#8221;</em>); e nelle pubbliche cerimonie religiose si ordinava che i presenti &#8220;facessero silenzio&#8221;, e, nel proclamare le ferie, che &#8220;si astenessero da liti e risse&#8221;. Così pure, nel fondare con un rito di purificazione una colonia, colui che la fondava sceglieva, perché conducessero le vittime al sacrificio, persone dai nomi di buon augurio; e così faceva il comandante quando purificava l&#8217;esercito, il censore quando purificava il popolo. Alla stessa norma si attengono i consoli nella leva: che il primo soldato arruolato abbia un nome di buon augurio.  <strong>103</strong> Tu sai bene che, quando sei stato console e comandante militare, hai osservato queste norme con grande scrupolo. Anche riguardo alla centuria che votava per prima nei comizi, i nostri antenati ritennero che per il suo nome essa costituisse un buon auspicio di elezioni conformi alla legge.</p>
<p style="text-align: justify;">XLVI  Ed io ti rammenterò ben noti esempi di <em>òmina</em>. Lucio Paolo, console per la seconda volta, essendogli toccato l&#8217;incarico di condurre la guerra contro il re Perse, quando in quello stesso giorno, sull&#8217;imbrunire, ritornò a casa, nel dare un bacio alla sua bambina Terzia, ancora molto piccola a quel tempo, si accorse che era un po&#8217; triste. &#8220;Che è successo Terzia?&#8221; le chiese; &#8220;perché sei triste?.&#8221; E lei: &#8220;Babbo,&#8221; disse, &#8220;è morto Persa&#8221;. Egli allora, abbracciandola forte, disse: &#8220;Accetto il presagio, figlia mia&#8221;. Era morto un cagnolino che si chiamava così.  <strong>104</strong> Ho udito raccontare io stesso da Lucio Flacco, flàmine marziale, che Cecilia, moglie di Metello, volendo far sposare la figlia di sua sorella, si recò in un tempietto per ricevere un presagio, secondo l&#8217;uso degli antichi. La nipote stava in piedi, Cecilia era seduta; per molto tempo non si sentì nessuna voce; allora la ragazza, stanca, chiese alla zia che le permettesse di riposarsi un poco sulla sua sedia. E Cecilia: &#8220;Certo, bambina mia, ti lascio il mio posto.&#8221; E il detto si avverò: Cecilia morì poco dopo, e la ragazza sposò colui che era stato il marito di Cecilia. Lo capisco fin troppo bene: queste cose si possono disprezzare o si può anche riderne; ma disprezzare i segni inviati dagli dèi e negare la loro esistenza, è tutt&#8217;uno.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> L. Canfora, <em>L’illusione della politica: la solitudine di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span></em>, in “Corriere della Sera”, 11.02.2009, p. 40.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> E. Pais, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span></em>, in <em>Roma, dall’antico al nuovo impero</em>, Hoepli, Milano 1938 – XVI, [pp. 301 – 311] p. 301.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> A. Mastrocinque, <em>Storia romana</em>, Pàtron, Bologna 2006, p. 56.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> E. Pais, <em>Op. cit.</em>, pp. 308 – 309.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> K. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/karoly-kerenyi" target="_blank">Kerényi</a></span>, <em>Religione antica</em>, tr. It., Adelphi, Milano 2001, p. 115.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> F. Sini, <em>Documenti sacerdotali di Roma antica</em>, Dessì, Sassari 1983, pp. 93–94.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> P. Catalano, <em>Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. </em><em>Mundus, templum, urbs, ager, Latium, Italia</em>, “Aufstieg und Niedergang der Römischen Welt“, Band II.16.1, W. De Gruyter, Berlin – New York 1978,[pp. 440-553] p. 454; cfr. pp. 452–466.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Vedi M. E. Migliori, <a title="Haruspices e Mos Maiorum" href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html"><em>Haruspices e Mos Maiorum</em></a>, in “Vie della Tradizione”, n. 145, genn.-apr. 2007, pp. 22–29.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cicerone-divazione-presagi-auspici-aruspici.html' addthis:title='Marco Tullio Cicerone. Divinazione, presagi, auspici e aruspici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Publio Nigidio Figulo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 09:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dettagliata recensione del saggio di Nuccio D'Anna su Publio Nigidio Figulo, filosofo pitagorico e cultore della aruspicina etrusca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.html' addthis:title='Publio Nigidio Figulo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887625379/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887625379"><img class="alignleft size-full wp-image-8422" title="nigidio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nigidio.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Un personaggio significativo dell&#8217;intemperie politico-culturale del primo secolo antecedente l&#8217;era volgare e, nel frattempo, emblematico della &#8220;presenza&#8221; etrusca nella <em>Res publica Romanorum</em>, dalle sue origini alla caduta dell&#8217;Impero in Occidente<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"></a>[1], è senz&#8217;altro Publio Nigidio Figulo<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"></a>[2]. <em>Vir doctissimus</em>, fondatore del neopitagorismo romano, membro del Collegio dei <em>LX Aruspici</em>, senatore amico di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> e seguace di Pompeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce ne offre ora un quadro esaustivo della sua vita e delle sue opere <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a>, storico delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> particolarmente attento al <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a>, noto ai lettori di <em>Arthos</em>. Lavoro non semplice per la disomogeneità e incoerenza delle fonti e testimonianze.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, giustamente, secondo <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> &#8220;<strong><em>i frammenti raccolti e gli studi che nei vari settori sono stati fatti dagli specialisti, possono armai permettere di delineare la complessa personalità di Nigidio, di tracciare un profilo autentico del suo pensiero, di delimitare la profondità e la reale consistenza dell&#8217;apporto di tradizioni spirituali quali il pitagorismo, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> etrusca, l&#8217;aruspicina romana, l&#8217;escatologia dei cosiddetti &#8220;Magi ellenizzati&#8221;, capire da dove possono essersi originate le sue dottrine astrali, qual è il ruolo veritiero e la profondità della sua opera di &#8220;theologia&#8221;, vera e propria sintesi di un mondo spirituale che conosciamo con difficoltà e solo parzialmente</em></strong>&#8221; (pp. 9-10). Lo stesso impegno politico nigidiano apparirebbe &#8220;<strong><em>come l&#8217;estremo tentativo di preservare culti e riti appartenenti ad uno stato arcaico del mondo etrusco-latino</em></strong>&#8221; (p. 10).</p>
<p style="text-align: justify;">Nato intorno al 98 a.C. forse a Perugia, città o <em>popolo</em> dell&#8217;antica dodecapoli dell&#8217;Etruria, dove le iscrizioni attestano la diffusione delle <em>gens Nigidia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una in particolare lega un componente della <em>gens</em> al <em>cognomen Sors</em> adattamento del termine <em>sortes</em> ovvero le tavolette di legno utilizzate nei rituali oracolari praticati nell&#8217;ambito dell&#8217;<em>etrusca disciplina</em> che &#8220;<strong><em>confermerebbe l&#8217;esistenza di antiche scienze oracolari e divinatorie custodite e trasmesse all&#8217;interno del clan familiare</em></strong>&#8221; (p. 15) del famoso senatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un &#8220;<strong><em>radicamento familiare nel mondo etrusco le cui dottrine da sempre a Roma hanno goduto di un&#8217;autorità indiscussa</em></strong>&#8221; (p. 14).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459886" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/divinoellade.bmp" alt="Nuccio d'Anna, Il divino nell'Ellade" width="95" height="145" border="0" /></a>Con un <em>cursus honorum</em> di tutto rispetto ritroviamo Nigidio, purtroppo, schierato con Pompeo<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"></a>[3] fino alla fatidica battaglia di Farsalo, con la conseguenza dell&#8217;esilio forzato, mentre buona parte dei membri del venerato e autorevole Collegio dei LX Aruspici si schiereranno col <em>Pontifex Maximus</em> Cesare<a name="_ftnref4" href="#_ftn4"></a>[4]. Questa scelta di campo non può inficiare il nostro giudizio sul suo percorso sapienziale. Grazie alle fonti, in particolare quelle raccolte da A. Swoboda, ma soprattutto alla dimestichezza con la visione tradizionale permette al <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> di ricostruire il quadro del pitagorismo romano e delle sue dottrine sapienziali di cui il Nostro era il principale esponente anzi il &#8220;restauratore&#8221;, fino a condurci nella famosa &#8220;basilica&#8221; di Porta Maggiore e la <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> in essa nascosta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nigidio oltre che essere <em>Pythagoricus,</em> è spesso designato come <em>Magus</em> ma non col significato negativo che spesso tale termine aveva nell&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/storia-antica">antichità classica</a> ma quale appellativo legato all&#8217;attribuzione di una precisa condizione spirituale, un&#8217;<em>esperienza estatica ed &#8220;illuminativa&#8221;</em> (p. 43). Il <em>cognomen &#8220;figulus&#8221;</em> è stato spesso erroneamente collegato ad un improbabile mestiere del &#8220;vasaio&#8221; o di &#8220;ceramista&#8221; mentre andrebbe ricondotto alla <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> astrale confermata anche dalle fonti. &#8220;<strong><em>Dice che Nigidio Figulo prese questo nome perché tornato dalla Grecia, disse di aver imparato che il mondo si muove con la velocità della ruota del vasaio</em></strong>&#8220;<a name="_ftnref5" href="#_ftn5"></a>[5]. Ribadita anche dall&#8217;episodio dei gemelli ricordato da Agostino<a name="_ftnref6" href="#_ftn6"></a>[6] in cui Nigidio utilizza il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della <em>rota figuli</em>, &#8220;la ruota del vasaio&#8221;, per dimostrare le sue &#8220;<strong><em>teorie astronomiche e delle influenze astrali negli accadimenti umani</em></strong>&#8221; (p. 52).</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse sono i capitoli dedicati all&#8217;esposizione delle conoscenze astronomiche e dei miti connessi, dell&#8217;<a title="antichità classica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità classica</a> in generale e del nostro aruspice neopitagorico in particolare, mostrate dalle fonti pervenuteci. Ancora una volta <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a><a name="_ftnref7" href="#_ftn7"></a>[7] dimostra la sua competenza nel condurci fra gli arcaici sistemi calendariali che scandivano i sacri ritmi del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In relazione alle conoscenze astrologiche ed alla perizia divinatoria di Nigidio come non ricordare l&#8217;episodio riferito da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gaio-svetonio-tranquillo" target="_blank">Svetonio</a></span> (<em>Aug.</em> 94) del padre del futuro Augusto, che al momento della nascita del figlio, &#8220;<strong><em>ebbe in sogno la visione di un sole che si levava dal seno della moglie. Nigidio predisse per questo figlioletto appena nato un destino di dominatore universale</em></strong>&#8221; (p. 81). Di particolare rilievo è il fatto che Cassio Dione (44, 1) &#8220;<strong><em>collega tale predizione su un prossimo Sovrano universale dai caratteri quasi messianici, al tipo di ordine celeste che era possibile contemplare nel movimento delle stelle, e poi alle particolari modalità di disporsi delle costellazioni nei loro percorsi siderei. Il movimento dei corpi celesti nella sfera cosmica sembrava indicare fatti e avvenimenti storici la cui portata non poteva essere limitata alla piccola contingenza del quotidiano</em></strong>&#8221; (p. 81).</p>
<p style="text-align: justify;">Fonti autorevoli quali Arnobio, Macrobio, Servio, Nonio, Gellio e Marziano Capella attestano l&#8217;importanza e forniscono alcuni frammenti dell&#8217;opera di Nigidio dedicata alla <em>&#8220;prisca theologia&#8221;</em> intitolata <em>De diis</em>. Costituita originariamente di venti libri dei quali ci sono pervenuti solo tredici frammenti. Non mera elencazione dei vari Dèi o puro e semplice chiarimento del ruolo delle divinità più venerate dell&#8217;antica tradizione romana. Ha, invece, inteso fornire il significato &#8220;teologico&#8221;, &#8220;<strong><em>indicare i fondamenti rituali, fare emergere il legame della &#8220;forma&#8221; divina contemplata con il vasto mondo rituale nel quale doveva rifulgere la sua presenza</em></strong>&#8221; (p. 111).</p>
<div id="attachment_1109" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1109" title="fegato-di-piacenza" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fegato-di-piacenza.jpg" alt="Fegato di Piacenza" width="200" height="118" /><p class="wp-caption-text">Fegato di Piacenza. Museo Civico di Piacenza, Palazzo Farnese.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Basandosi sulle dottrine nigidiane Marziano Capella ci ha trasmesso una rappresentazione del &#8220;cosmo circolare&#8221; ripartito in sedici parti legate a &#8220;potenze divine&#8221; rapportabile alla suddivisione teo-cosmogomica del Fegato di Piacenza in particolare al suo &#8220;nastro periferico&#8221; anch&#8217;esso frazionato in sedici parti. Da segnalare l&#8217;analogia che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> individua nel caso &#8220;<strong><em>della serie runica &#8220;</em>nuova<em>&#8221; o &#8220;</em>danese<em>&#8221; del mondo scandinavo che riformulava in XVI segni</em></strong>&#8221; le rune dell&#8217;antico <em>futhark</em> con la loro potenza magico/rituale. Ancor più rilevante se ricordiamo che le rune derivano dall&#8217;alfabeto etrusco<a name="_ftnref8" href="#_ftn8"></a>[8].</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo &#8220;<strong><em>il </em>De diis<em> di Nigidio sembra metterci davanti ad un tipo di spiritualità che appartiene ad uno stadio molto arcaico della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana, forse scaturita da (o connessa a) forma rituali appartenenti al patrimonio religioso etrusco e a quello dei più antichi popoli italici, là dove la cosmogonia e la &#8220;teologia&#8221; si intrecciavano sapientemente con l&#8217;aruspicina, la divinazione e l&#8217;azione rituale, un mondo immacolato svelava il significato della presenza divina, e tutti gli interventi dello Stato, tutti i suoi pronunciamenti grandi o piccoli, le stesse manifestazioni della natura (cambio delle stagioni, temporali improvvisi, fulmini, apparizione improvvisa di corpi celesti, etc.) venivano considerate cariche di valenze divine che solo un apposito Collegio di auguri o di aruspici poteva interpretare</em></strong>&#8221; (p. 120).</p>
<p style="text-align: justify;">Non di minor valore l&#8217;esegesi grammaticale nigidiana. Non solo volta a spigare il significato e la composizione dei termini e delle frasi e le regole grammaticali più abituali ma presentando anche quelle forme risalenti a un tempo molto antico chiarendo aspetti di quella &#8220;lingua arcaica&#8221; nella quale &#8220;<strong><em>l&#8217;accento delle parole indicava anche il ritmo recitativo, indirizzava verso quella formulazione musicale della lingua latina sulla quale hanno richiamato l&#8217;attenzione anche Giacomo Devoto</em></strong><a name="_ftnref9" href="#_ftn9"></a>[9]<strong><em> e Alessandro Ronconi, sosteneva il tono, incanalava verso una corretta strutturazione grammaticale</em></strong>&#8221; (p. 123).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche gli studi &#8220;linguistici&#8221; non seguivano meri interessi profani. &#8220;<strong><em>Il retto uso delle parole, la pronuncia dei fonemi, la loro corretta articolazione grammaticale o sintattica e la stessa formulazione scritturale </em></strong>- ci ricorda <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> -<strong><em> ne fanno un riflesso dell&#8217;armonia cosmica e dei ritmi naturali; un &#8220;</em>linguaggio puro<em>&#8221; riverbera al suo livello l&#8217;equilibrio primordiale, lo introduce su un piano di &#8220;</em>armonia naturale<em>&#8221; che è la condizione stessa perché scienze come l&#8217;aruspicina e la divinazione possono rivelare il significato di alcuni particolari fenomeni e segni, interpretarli secondo moduli che svelano il sostrato spirituale originario che regge l&#8217;universo</em></strong>&#8221; (pp. 128-129).</p>
<p style="text-align: justify;">Tralascio qui di affrontare la trattazione delle attività riconducibili a quelle tipiche di ogni aruspice<a name="_ftnref10" href="#_ftn10"></a>[10] recuperate dai frammenti nigidiani, ma mi piace segnalare l&#8217;analogia che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> individua tra il <em>De vento</em>, &#8220;<strong><em>per il quale verosimilmente il neopitagorico romano attinge ad antiche tradizioni estrusco-latine,</em></strong>&#8221; ed &#8220;<strong><em>in India il </em>Manavadharmashashtra</strong>&#8221; che confermerebbero &#8220;<strong><em>che il vento è connesso con il &#8220;respiro&#8221; del cosmo e dal suo ritmo nasce la luce che dilegua le tenebre</em></strong>&#8221; (p. 136).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827218475" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ilgiococosmico.bmp" alt="Nuccio D'Anna, Il gioco cosmico. Tempo ed eternità nell'antica Grecia" width="93" height="130" border="0" /></a>L&#8217;unico scritto di Nigidio giunto intero fino a noi è il cosiddetto <em>Calendario brontoscopico<a name="_ftnref11" href="#_ftn11"></a>[11]</em>, conservatoci da Giovanni Lido, opera riferibile a quell&#8217;<em>arcana Etrusca disciplina</em> di cui il Nostro era un profondo conoscitore e da non svalutare come puro e semplice libello politico. Giustamente è stato posto l&#8217;accento che si dimentica troppo facilmente &#8220;<strong><em>che a Roma la politica era perfettamente contessuta con la dimensione sacra della vita e ogni forma di azione rituale, compresa l&#8217;aruspicina e la divinazione, non poteva certo prescindere dal significato che ogni pur piccolo evento naturale assumeva per la vita dello Stato</em></strong>&#8221; (p. 148).</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Nuccio D'anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a> è riuscito a ricostruire un quadro coerente della vita e dell&#8217;opera nigidiana all&#8217;interno della tradizione romana (che è anche etrusca e pitagorica) contestando giustamente le asserzioni destituite di fondamento che non trovano riscontro testuale ma che rischiano avere facile eco nella letteratura accademica (un esempio per tutti la presunta &#8220;<em>origine plebea</em>&#8221; di Nigidio con troppa sicurezza attestata in un&#8217;importante enciclopedia<a name="_ftnref12" href="#_ftn12"></a>[12]).</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo: &#8220;<strong><em>Come Varrone, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, Virgilio, Tito Livio, Orazio e lo stesso Cesare, anche Nigidio appartiene a quel vasto mondo di raffinata cultura, ma ben radicato in una intensa vita rituale, che aveva conservato memoria dei fondamenti spirituali, dottrinali e rituali che avevano consentito a Roma di realizzare la </em>pax deorum<em> e di diventare per un intero ciclo umano un vero </em>umbilicus mundi</strong>&#8221; (p. 161).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Recensione de: <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">NUCCIO D'ANNA</a>, <a title="Publio Nigidio Figulo" href="http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.-un-pitagorico-nella-roma-del-1%C2%B0-secolo-a.c..html"><strong><em>Publio Nigidio Figulo. Un pitagorico a Roma nel 1° secolo a. C.</em></strong></a>, <em>Archè -Edizioni PiZeta, Milano 2008, pp. 176, € 17,00</em>; pubblicata in <em>Arthos</em>, n.s., 17, 2009, pp. 311-314.]</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"></a>[1] Cfr. <a title="Mario Enzo Migliori" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/mario-enzo-migliori/">M. E. MIGLIORI</a>, <a title="Haruspices e Mos Maiorum" href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html"><em>Haruspices e mos maiorum</em></a>, in <em>Vie della Tradizione</em>, 145, gen.-apr. 2007, pp. 22-29.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a>[2] Cfr. F. MOLTEDO, <em>Neopitagorismo romano. Brevi cenni su Nigidio Figulo</em>, in <em>Arthos</em>, n.s., 14, 2006, pp. 28-33.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"></a>[3] Forse è troppo enfatizzante descriverlo come organizzatore a Capua dell&#8217;<em>estrema difesa dell&#8217;Italia</em> (p. 21). Ricordo che Cesare fu costretto alla guerra civile per la difesa delle prerogative dei tribuni della plebe (nel caso specifico Marco Antonio e Cassio Longino) calpestate dal senato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"></a>[4] Vedi, tra gli altri, L. AIGNER FORESTI, <em>Gli Etruschi e la politica di Cesare</em>, in Fondazione Niccolò Canussio, <em>L&#8217;ultimo Cesare</em>, Roma 2000, pp. 11-33.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"></a>[5] <em>Schol. ad Luc.</em> I, 639 = Fr. 16 Swoboda, <em>P. Nigidi Figuli operum reliquiae</em>, Wien 1889 (rist. Amsterdam 1964), p. 137.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"></a>[6] <em>De Civ. Dei</em>, V, 3 = Fr. 17 Swoboda, <em>op. cit.</em>, p. 137.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"></a>[7] Di N. D&#8217;ANNA cfr. <em>Il Gioco Cosmico. Tempo ed eternità nell&#8217;antica Grecia</em>, Roma 2006, e <em>Mistero e Profezia. La IV egloga di Virgilio e il rinnovamento del mondo</em>, Cosenza 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"></a>[8] P. SCARDIGLI, <em>Sulla derivazione della scrittura runica dalla scrittura etrusca settentrionale</em>, in <em>Gli Etruschi</em> [II ed. de <em>Gli Etruschi e l'Europa</em>], Milano 1998, pp. 206-209.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"></a>[9] Da segnalare la nuova edizione di G. DEVOTO, <a title="origini indeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/giacomo-devoto-e-le-origini-indeuropee.html"><em>Origini indeuropee</em></a>, Padova 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"></a>[10] Cfr. P. CATALANO, <em>Aruspici</em>, in <em>Novissimo Digesto Italiano</em>, Torino 1958.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"></a>[11] Reperibile ora in italiano in M. KORNMÜLLER, <a title="Etrusca disciplina" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusca-disciplina.html"><em>Etrusca Disciplina</em></a>, Roma 2006 (pp. 89-131) ed in G. LIDO, <em>Sui segni celesti</em>, Milano 2007 (pp. 81-98). In internet si può consultare quella di V. Fincati nella rivista on line <em>Echò</em>, 3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"></a>[12] G. PASCUCCI, <em>Nigidio Figulo</em>, in <em>Enciclopedia Virgiliana</em>, III, p. 726.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.html' addthis:title='Publio Nigidio Figulo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Publio Nigidio Figulo. Un pitagorico nella Roma del 1° secolo a.C.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 17:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nuccio D'Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita e le opere del pitagorico romano Publio Nigidio Figulo nell'introduzione del saggio dedicatogli da Nuccio D'Anna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo-2.html' addthis:title='Publio Nigidio Figulo. Un pitagorico nella Roma del 1° secolo a.C. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887625379/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887625379" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8422" style="margin: 10px;" title="nigidio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nigidio.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Lo studio attento delle opere di Publio Nigidio Figulo consente di fare emergere una profondità e una complessiva coerenza speculativa solitamente considerata poco usuale nel mondo romano e ignorata da molti esegeti di Nigidio. In realtà, la personalità del fondatore del pitagorismo romano appare complessa, certo non assimilabile ai tanti “astrologi”, “magi” e “caldei” che circolavano numerosi in città nel periodo del tramonto della Repubblica. Al contrario, pensiamo di aver dimostrato che non solo la quantità e la qualità dei suoi scritti, ma la sua stessa attività politico-culturale può agevolmente essere comparata a quella di un Varrone, del suo amico <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> o a quella dello stesso Cesare, anch’egli tipico rappresentante di una cultura come quella romana che non intendeva affatto estraniarsi dal mondo, ma trovava nella vita politica e nell’azione rituale il momento di sintesi intesa a trasformare la storia in un realtà capace di parlare un linguaggio sacrale, di diventare il “luogo” di realizzazione di quella <em>pax deorum</em> tanto inseguita dai Romani di ogni tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo elemento che emerge dall’analisi dei testi nigidiani è il rilievo non secondario che ha avuto la sua attività pubblica. La carriera politica di Nigidio appare complessa, anche se probabilmente fu molto simile al <em>cursus honorum</em> seguito dai rampolli delle “buone” famiglie romane. Pretore, questore, tribuno della plebe, legato nei piccoli regni a cultura “magusea” del Vicino Oriente e infine senatore: un seguito di magistrature che pur indicando una progressione politica certamente importante, non è certo dissimile da quanto doveva essere usuale nelle famiglie patrizie della Roma delle grandi conquiste, la Roma pre-imperiale. E tuttavia, anche rispetto ad altri personaggi di rilievo, le fonti indicano un sovrappiù di Nigidio, una saggezza ed un equilibrio che devono aver arricchito la sua funzione pubblica e, stando alla testimonianza di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, ne hanno reso l’apporto molto prezioso in alcuni momenti di acuta crisi delle Istituzioni. La sua drittura e il rigore indiscusso ne avevano fatto un punto di riferimento importante, persino decisivo quando per es. la congiura di Catilina fece temere per le stesse sorti dello stato. Nigidio rimase sempre fedele al mondo patrizio e conservatore che si illudeva di vedere ancora in grado di restituire splendore alle antiche e venerate istituzioni repubblicane. E quando i tempi cambiarono e l’apparizione di personalità complesse e nuove come quella di Giulio Cesare imposero cambiamenti epocali, Nigidio continuò a difendere il mondo al quale apparteneva e aveva protetto con tanto ardore. A Farsalo, quando si decise la storia futura del mondo romano, si trovava accanto a Pompeo e ai tanti aristocratici, senatori e magistrati che lo avevano seguito. Non solo, ma se è permesso dedurre qualcosa dalla contemporanea presenza accanto a Pompeo del suo confratello aruspice Arrunte, mentre con Cesare si erano schierati Spurinna e Vulcazio, è probabile che la scelta di campo di forti e spiritualmente qualificate personalità come Nigidio abbia indotto anche gli aruspici del sacro Collegio a dividersi nei due campi contrapposti. E’ un fatto che non dovrebbe essere minimizzato, forse in grado anche di aiutarci a spiegare un aspetto dell’ostinato ed in sé incomprensibile divieto dei vincitori che non permetterà mai all’illustre concittadino di essere graziato come tanti altri pompeiani, senz&#8217;altro politicamente più influenti e militarmente più compromessi, e tornare a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia l&#8217;azione politica di Nigidio è solo una parte (la più evidente per il rilievo che ha assunto nella corrispondenza di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>), ma non la più importante, del suo impegno nella vita dello stato. Nigidio fu anche un importante protagonista delle vicende spirituali di Roma, un aruspice che seppe conciliare antiche e venerate tradizioni con forme spirituali particolari che sembrano persino essersi profondamente radicate nella struttura religiosa romana. Il sistema speculativo che emerge nelle sue numerose opere lascia affiorare una profonda attenzione per il significato della dimensione divina, per la vita rituale, per forme di realizzazione spirituale e per dottrine che unanimemente gli antichi riconducevano al suo interesse per il pitagorismo. E&#8217; un dato che non può essere considerato secondario. Non c&#8217;è frammento o testimonianza che non evidenzi questa sua appartenenza, non ricordi il suo <em>Sodalicium pythagoricum</em> o che addirittura non rivendichi il suo ruolo di “restauratore” (<em>renovaret</em>, scrisse di lui l’amico <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>) del pitagorismo romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema dottrinale pitagorico con la sua rappresentazione della <em>rota mundi</em>, con l&#8217;indicazione del significato della fascia zodiacale e con la sua complessa interpretazione astrale dei miti e delle leggende ha senz&#8217;altro costituito uno degli elementi portanti della sua speculazione. Il mito diventa la raffigurazione plastica di alcuni eventi cosmici e consente a Nigidio non solo di disegnare la stessa struttura delle costellazioni zodiacali, ma di inserirla in un sistema molto ampio che ne rapporta il ciclo allo stesso movimento dell’intero cerchio cosmico, alla <em>rota mundi</em>. Ne emerge una rappresentazione del mondo e una serie di movimenti astrali che è possibile comprendere solo nell’ambito di un quadrante celeste molto arcaico, simile a quello che supponevano i più antichi cosmologi dell’Ellade, quando lo stesso disporsi delle costellazioni che andranno a costituire l’attuale zodiaco veniva spiegato attraverso una serie di miti che dovevano indicare l’ordine astrale, il significato simbolico e persino l’influenza sulle vicende umane. E tuttavia, nonostante l’esiguità dei frammenti rimasti, si può affermare che la dottrina astrale di Nigidio è solo in parte rapportabile a quella formulata nei racconti leggendari quali furono raccolti da alcuni mitografi. Anzi, una serie di mitologhemi ripresi da fonti per noi solo parzialmente intellegibili, delinea una struttura del cosmo e lo stesso movimento di alcune costellazioni in una prospettiva che sembra potersi accostare alle formulazioni più antiche delle similari dottrine astrali caldee ed egizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stessi sparuti cenni alla sua azione rituale permettono di aggiungere che il suo pitagorismo si sostanziava di una vita rituale che continuava quella degli antichi pitagorici, prolungava quelle forme di realizzazione spirituale che avevano reso la confraternita di Crotone così diversa dai soliti circoli filosofici, la rendevano molto prossima ai tanti sodalizi, alle consorterie e alla quantità non definibile di <em>heterie</em> a carattere misteriosofico che numerose avevano percorso l&#8217;Ellade arcaica.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto ai fondamenti pitagorici che sostanziano le dottrine astrali, il <a title="Simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/http//www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolismo</a> e molta parte della sua stessa attività politica, nelle opere di Nigidio emerge anche una solida tradizione rituale riconducibile all&#8217;arcaico mondo etrusco-latino e a quegli aspetti assolutamente fondamentali della <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> romana che ne continuavano la vitalità, tuttavia non sempre chiaramente classificabile all’interno del complesso pantheon dell&#8217;Urbe quale emerge attraverso le divinità più importanti. Si tratta di un complesso di divinità cosiddette “minori” che, insieme, contribuivano a rendere vitale quella specie di <em>religio secunda</em> così importante per i singoli, per lo stato e per il sofisticato sistema di scienze spirituali (divinazione, aruspicina, scienza augurale, etc.) che a Roma alimentavano ogni scelta politica e ogni decisione dei governanti. Questo retroterra rituale etrusco e antico-italico è senz&#8217;altro presente in Nigidio, ha fecondato molti suoi interventi politici, giustifica la sua stessa appartenenza al venerato Collegio dei LX aruspici e sostanzia molti aspetti dei suoi scritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo elemento che arricchisce l&#8217;opera di Nigidio e la rende così diversa da quella pur importante del suo contemporaneo Varrone, è l&#8217;apporto delle dottrine dei “Magi ellenizzati” da lui conosciute sicuramente durante i suoi viaggi in Asia Minore e in Grecia. Anche qui, quell&#8217;attribuzione di “mago” che qualche sprovveduto studioso d&#8217;inizio Novecento confondeva con il tipo del “mago naturalista” rinascimentale, trova significato non in una incomprensibile, spregiativa o bizzarra nomèa, ma in un preciso ruolo dottrinale e in un sistema speculativo al quale Nigidio si rifaceva, e che per molti Romani colti costituiva un conosciuto e consapevole punto di riferimento. La sintesi che Nigidio opera di questi elementi dottrinali così sofisticati e particolari (pitagorismo, antico mondo etrusco-latino e dottrine dei “Magi ellenizzati”) ha reso i suoi libri adatti solo ad una esigua <em>élite</em>, studiati come una specie di residuo oracolare di un mondo arcaico, persino formulati con svelti tratti di tipo mnemonico attestati da Gellio, che rimandano al loro valore rituale. Erano testi poco idonei alla diffusione e custoditi con tale discrezione che ne ha procurato prima l&#8217;oblio, poi la perdita.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che il famoso “astrologo” della <em>vulgata</em>, il presente studio ha permesso che potesse emergere l&#8217;immagine di un Nigidio quale sapiente ancorato pienamente alla propria tradizione spirituale. Il ruolo di aruspice che arricchiva la sua funzione religiosa all&#8217;interno della vita rituale romana, il suo “pitagorismo”, l’attributo di “<em>mathematicus</em>” (ricordato anche da Sant’Agostino e col quale gli antichi delimitavano quasi sempre competenze astronomiche riconducibili ad un ambito pitagorico) ne facevano un personaggio unico; le stesse sue capacità divinatorie tanto esaltate dagli antichi, così estranee al nostro modo di concepire la funzione sacra, si inserivano perfettamente nelle modalità romane di vivere il sacro, di interrogare il divino, di contemplare il mondo come una continua teofania che gli uomini dovevano semplicemente intendere.<br />
Da tempi immemorabili i Romani assimilavano la lingua latina allo stesso linguaggio che i Fauni e i Veggenti arcaici avevano usato per svelare il significato del mondo. La funzione oracolare del latino, la sua assoluta inscindibilità dalla “lingua divina” parlata dai primordiali abitatori della Saturnia Tellus (“la terra di Saturno”, il re dei primordi che aveva lasciato un arcaico mondo che versificava secondo il “verso saturnio”), faceva sì che l&#8217;articolazione sintattica del latino, l&#8217;accentuazione, i fonemi e le forme stesse della sua struttura scritta e parlata costituissero una specie di “veicolo di rivelazione” che si doveva, semplicemente, comprendere. Il trattato grammaticale di Nigidio, quello che assieme allo scritto sull&#8217;astronomia ha suscitato il più attento interesse nel corso dei secoli, trova in quest&#8217;ambito rituale la sua giustificazione. Come il <em>De lingua latina</em> di Varrone, il bibliotecario di Cesare al quale in questa funzione sacra era stata affidata la custodia delle tradizioni avite, anche Nigidio scrisse un testo in grado di elencare gli elementi fondamentali di un antico linguaggio che contemporaneamente costituiva il veicolo espressivo quotidiano, la lingua dotta, la base delle rivelazioni oracolari e la lingua liturgica. La sapiente sintesi di significato semantico, corretta pronuncia delle parole, attenta costruzione sintattica e precisa accentuazione dei termini mostra la sua attenzione verso un latino ritmato su forme musicali per noi ormai irrimediabilmente perdute. E&#8217; molto probabile che la formulazione del suo lungo trattato grammaticale (ben XXX libri !) abbia risposto più ad una necessità rituale capace di sostanziare l’articolazione degli arcaici <em>sacri carmina</em>, che non alla semplice analisi dotta di alcune strutture linguistiche desunte dal patrimonio lessicale del contado presso cui, comunque, si riteneva che i più antichi fonemi e la loro stessa esatta pronuncia si erano conservati con caratteri di grande stabilità e con pochissime variazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come Varrone, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, Virgilio, Tito Livio, Orazio e lo stesso Cesare, anche Nigidio appartiene a quel vasto mondo di raffinata cultura, ma ben radicato in una intensa vita rituale, che aveva conservato memoria dei fondamenti spirituali, dottrinali e rituali che avevano consentito a Roma di realizzare la <em>pax deorum</em> e di diventare per un intero ciclo umano un vero <em>umbilicus mundi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sulla vita e l’opera di Publio Nigidio Figulo fino ad oggi esistevano solo due monografie ormai datate sia per il tempo trascorso (1931 e 1962), sia per la quantità e la qualità del materiale che nel frattempo è emerso, materiale in grado di lumeggiare aspetti degli scritti nigidiani che rischiavano di restare muti. La presente è la terza monografia esistente al mondo che studia nel suo complesso il sistema dottrinale di Nigidio Figulo secondo i fondamenti rituali, cosmologici, “teologici” e linguistici quali emergono con chiarezza in tutte le sue opere.</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo-2.html' addthis:title='Publio Nigidio Figulo. Un pitagorico nella Roma del 1° secolo a.C. ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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