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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Celti</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il culto della dea madre in Nord Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 16:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell'immaginario collettivo delle civiltà nordiche, specificatamente quella celtica e quella norrena, l'elemento femminile avrebbe avuto una sorta di "legame speciale" con il sacro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-culto-della-dea-madre-in-nord-europa.html' addthis:title='Il culto della dea madre in Nord Europa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7933" style="margin: 10px;" title="boudica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/boudica.jpeg" alt="" width="266" height="189" />Come già altrove osservato per quanto riguarda la civiltà romana, anche nelle civiltà nordiche, specificatamente quella celtica e quella norrena, si potrebbe pensare che, riflettendo quelle che, nell&#8217;immaginario collettivo, si strutturano come  società guerriere, il <em>pantheon</em> religioso finisse per escludere la presenza di figure femminili in posizioni di particolare rilievo.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, già l&#8217;idea di &#8220;società guerriere&#8221; per quanto riguarda le civiltà menzionate andrebbe ampiamente riveduta rispetto all&#8217;immaginario collettivo: se, infatti, in entrambe risulta presente, come in qualunque altro contesto del mondo antico, una componente guerriera legata a necessità espansive, predatorie o difensive, non è in alcun modo possibile paragonare né la società celtica né quella norrena a contesti come, ad esempio, quello spartano o quello di Roma alto-imperiale, in cui la funzione bellica risultava normalmente prevalente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0140254226/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0140254226" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7928" style="margin: 10px;" title="the-ancient-celts" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-ancient-celts.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Per quanto i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a>, la componente guerriera era, in fin dei conti, ristretta alla scelta di un capo (&#8220;Ri&#8221;) di ogni clan (&#8220;Tauath&#8221;) tra le diverse famiglie componenti (&#8220;Fine&#8221;) capace di guidare gli uomini in una eventuale guerra e di stipulare alleanze con altri clan, ma, già all&#8217;interno del clan stesso, la nobiltà non era necessariamente dedita alle armi, essendo formata in buona parte da proprietari terrieri (le altre due classi sociali erano date da artisti e druidi e da contadini e artigiani)<a title="" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il valore del singolo (il cosiddetto &#8220;prezzo d&#8217;onore&#8221; in base al quale si stabilivano punizioni e ammende) non veniva attribuito sulla base dei successi guerreschi quanto su elementi ben differenti, che andavano dalle capacità lavorative (in particolare per quanto riguardava il possesso di tecniche artigianali) alle conoscenze sacre (tanto che aedi e druidi erano esentati da qualunque attività militare), alle ricchezze materiali (misurate in termini di terre e capi di bestiame posseduti) fino alle doti estetiche (sia uomini che donne erano attentissimi al loro aspetto e alla loro forma fisica)<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>. Anche gli insediamenti non mostrano una particolare visione virile e marziale dell&#8217;esistenza: ogni &#8220;Fine&#8221; viveva per lo più in fattorie isolate e non in aree fortificate, che venivano utilizzate solo nel caso in cui un &#8220;Tauath&#8221; si trovasse in guerra, così come, a conti fatti, le tecniche agricole e zootecniche celtiche, che comprendevano la rotazione biennale e l&#8217;addomesticamento di pressoché ogni animale, ci appaiono oggi ben più sviluppate delle tecniche belliche, che includevano unicamente l&#8217;attacco frontale non protetto<a title="" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In più, anche le numerose &#8220;guerre tra clan&#8221; ci appaiono oggi più che altro dispute territoriali risolte da una prima &#8220;componente scenografica&#8221; in cui linee di guerrieri di entrambe le parti si fronteggiavano in assetto da guerra (cioè nudi, con spade e giavellotti e coperti di monili e colori di guerra) insultandosi lungamente ma poi tutto veniva deciso dallo scontro di due &#8220;campioni&#8221;<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>. Insomma, rispetto a certe immagini moderne, i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a> risultano molto più un popolo piuttosto pacifico di agricoltori, allevatori e abili mercanti (la loro rete commerciale era estesissima) con, in più, uno sviluppatissimo senso religioso che si differenziava tra una spiritualità popolare, con un ampio <em>pantheon</em> di divinità in gran parte legate ad ogni &#8220;tuath&#8221;, ed una religiosità alta, tipicamente druidica, che si concentrava su un culto delle forze naturali<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene con un diverso (ma non inferiore) livello di speculazione filosofico-religiosa, considerazioni non dissimili si adattano anche alla società norrena. Pur disegnati dalle cronache medievali come guerrieri feroci (come, in realtà, divenivano in caso di guerra) e predoni sanguinari (cosa anche questa veritiera, ma legata, più che altro, a necessità di sopravvivenza in momenti di estrema improduttività di zone già normalmente piuttosto sterili), i Vichinghi facevano parte di una società, così come descritta nel <em>Rígsþula</em>, eminentemente agricola e, a differenza di strutturazioni fortemente gerarchico-piramidali e rigide tipiche di popoli bellicosi, notevolmente fluida. La grande maggioranza dei norreni appartenevano alla classe media, la classe dei &#8220;Karls&#8221;, formata da artigiani e piccoli proprietari terrieri. Gli &#8220;Jarls&#8221;, i nobili (per altro non presenti in alcune zone particolari come l&#8217;Islanda), si distinguevano per la loro ricchezza, misurata in termini di seguaci, tesori, navi, e, soprattutto, tenute agricole e non per particolari doti guerriere, se non quelle legate alla difesa dei seguaci stessi. Il compito essenziale dello Jarl era, infatti, quello di sostenere la sicurezza, la prosperità, e l&#8217;onore dei suoi seguaci e per questo si serviva di un gruppo molto ristretto di &#8220;soldati professionisti&#8221;, per lo più giovani, detti &#8220;hirðmaðr&#8221;, ma nella sua carica le abilità di amministrazione agricola e di espressione oratoria erano molto più importanti che il saper maneggiare  le armi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto entrambe le classi vi erano i &#8220;þræll&#8221;, i servi e gli schiavi, più normalmente finiti in tali condizioni per debiti che per essere frutto di raid bellicosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0486460215/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0486460215" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7929" style="margin: 10px;" title="the-poetic-edda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-poetic-edda.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Anche all&#8217;interno dei popoli norreni, così come tra i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a>, la cultura era tenuta in gran conto: i poeti, in uno <em>status</em> simile a quello reale e molto spesso i Godi, i capi locali che avevano compiti giuridici e amministrativi (in particolare in Islanda) venivano scelti tra i sacerdoti della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> odinica, considerati come esseri che avevano un rapporto speciale con gli dei. Di fatto, però, il vero potere si basava sul possesso di terra e sul numero di capi di bestiame allevati o, nel caso dei commercianti, sul valore delle loro ricchezze<a title="" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, anche in questo caso siamo di fronte ad una società eminentemente agricolo-commerciale e solo occasionalmente guerriera.</p>
<p style="text-align: justify;">Per molti versi, le caratteristiche meno &#8220;marziali&#8221; di quanto certa epica hollywoodiana vorrebbe far credere su <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a> e soprattutto Vichinghi, si riflettono sulla condizione della donna in entrambe le società.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene le fonti classiche (latine e greche) non ci dicano molto sulle donne nella società celtica, sia dalle saghe che dai reperti archeologici possiamo evincere che esse godessero, in paragone al mondo classico mediterraneo, di libertà notevoli e, in alcune occasioni, anche di grande potenza: certamente tutta la produzione alimentare e l&#8217;intera gamma della produzione artigianale (ceramica, vimini, lavorazione del cuoio, tessitura delle stoffe) erano, infatti, loro appannaggio, spesso portando a notevoli ricchezze e, come visto, la ricchezza portava a potere politico, così che non sono infrequenti i casi di capiclan donne o, addirittura, di regine (si pensi a Boudica) nel corso della storia celtica. Sebbene siano probabilmente erronee le idee di una poligamia sia maschile che femminile, anche il matrimonio ​​era visto più in forma di collaborazione paritaria rispetto al modello di proprietà dei Greci e dei Romani, una collaborazione consensuale che poteva essere interrotta in qualsiasi momento anche da parte della donna, che aveva la piena possibilità di lasciare un cattivo matrimonio portando con sé tutto quello che aveva portato in dote. e se è, altresì, falso dire che il mondo celtico fosse matriarcale, nondimeno la discendenza matrilineare era importante quanto e forse più di quella della linea maschile<a title="" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il campo in cui l&#8217;alta considerazione delle donne si esprimeva più chiaramente era, però, quello religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è noto, nell&#8217;antica società celtica i druidi e le druidesse formavano una élite intellettuale esperta, dopo uno studio ventennale, di <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a>, poesia, storia, legge, astronomia, erboristeria e medicina e, naturalmente di tutto quanto riguardasse la sfera del sacro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0892813571/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0892813571" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7930" style="margin: 10px;" title="women-in-celtic-myth" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/women-in-celtic-myth.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Nei primi documenti romani riguardanti i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a> non si fa menzione, come giustamente osserva Jones<a title="" href="#_ftn8">[8]</a>, di figure sacerdotali femminili, probabilmente a causa dell&#8217;impossibilità per gli scrittori di  Roma di concepire una indifferenziazione sessuale nelle cariche pubbliche ma, finalmente, nel I secolo d.C., è <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> che ci informa che &#8220;<em>i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a> non facevano alcuna distinzione tra governanti maschi e femmine</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn9">[9]</a>. Essendo quella celtica una cultura orale, è difficile per noi oggi comprendere se tale governo fosse soprattutto spirituale o vi fosse una commistione tra potere religioso e temporale. Di fatto, alcune sepolture trovate a Vix e Reinham mostrano che le donne celtiche, in alcuni casi, potevano esercitare un forte potere politico, ma sono soprattutto le saghe come il Mito di Finn a dirci della presenza di druidesse e &#8220;donne sagge&#8221; nel mondo celtico: veggenti, incantattrici e persino addette a sacrifici sacrali sono comuni nelle leggende folkloristiche e ci dicono di una totale pariteticità di ruoli spirituali tra uomini e donne<a title="" href="#_ftn10">[10]</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione non è esattamente identica nelle aree norrene. I ruoli di uomini e donne nella società norrena erano ben distinti ed erano i primi ad avere il dominio: le donne difficilmente partecipavano alle incursioni (anche se chiaramente parteciparono a viaggi di esplorazione e insediamento in posti come Islanda e Vinland) e alcuni comportamenti &#8220;mascolini&#8221; (indossare abiti maschili, tagliarsi i capelli corti, portare armi) erano loro severamente vietati dalla legge. Difficilmente partecipavano all&#8217;attività politica (non potevano essere Godi o giudici), di norma non potevano parlare nel &#8220;Thing&#8221; (assembla di clan) e, formalmente erano sottoposte all&#8217;autorità paterna. Ugualmente, però, è impossibile non vedere come le donne fossero molto rispettate nella società vichinga e avessero una grande libertà, soprattutto se paragonata ad altre società europee di quel periodo: gestivano le finanze della famiglia, dirigevano la fattoria in assenza del marito, in caso di vedovanza potevano diventare ricche e importanti proprietarie terriere ed erano ampiamente legalmente protette da una vasta gamma di attenzioni indesiderate. Significativo è che i personaggi femminili delle saghe siano lodati per la bellezza ma più spesso per la loro saggezza: in moltissimi casi emerge come siano le donne il potere neppure troppo occulto dietro le decisioni maschili e come la loro influenza sia quasi sempre positiva. Anche all&#8217;interno del nucleo familiare una donna poteva usare la minaccia di divorzio come un mezzo per stimolare il marito in azione: ottenere il divorzio era relativamente facile e poteva dar luogo a gravi oneri finanziari per il marito. Inoltre, le donne erano spesso viste come depositarie della magia &#8220;bianca&#8221; (e, come tali, erano spesso temute anche dai personaggi più importanti del &#8220;Thing&#8221; dei quali diventavano ascoltate consigliere) e delle conoscenze medico-erboristiche di origine divina<a title="" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0801485207/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0801485207" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7931" style="margin: 10px;" title="women-in-old-norse-society" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/women-in-old-norse-society.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>In entrambe le società, dunque, è possibile notare come, nell&#8217;immaginario collettivo, l&#8217;elemento femminile avesse una sorta di &#8220;legame speciale&#8221; con il sacro. Da dove derivava questa diffusa credenza? Naturalmente, come in ogni altra società umana, lasciando da parte le caratteristiche tipicamente &#8220;lunari&#8221; di riflessività, &#8220;insight&#8221; e intuitività, dal potere femminile per eccellenza: quello generativo-creativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non stupisce, allora, che, in un comune gioco di riflessi tra &#8220;supra&#8221; e &#8220;infra&#8221;, sia possibile reperire elementi chiaramente legati al femminino sacro in entrambe le culture.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno del mondo celtico e della sua ricchissima strutturazione religiosa, al di là di rielaborazioni fantasiose e romanzesche su Avalon e le sue sacerdotesse e di teorie <em>new</em> e <em>next age</em> di stampo Wicca, due figure sacre rispecchiano più di tutte le altre (numerose) divinità femminili il femminino sacro declinato nel suo senso generativo-maternale, con tutto ciò che, in termini di creazione e alimentazione fisica e spirituale dell&#8217;essere umano ciò comporta: Rhiannon e Cerridwen.</p>
<p style="text-align: justify;">La dea Rhiannon è una dea lunare gallese il cui nome significa Grande (o divina) Regina. Per molti versi è una figura di potere assoluto, sovrana degli dei e, a livello filosoficamente più alto, rappresentante simbolica della natura. All&#8217;interno della <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religiosità</a> popolare la sua immagine è fortemente associata con gli equini: nella storia di Rhiannon, così come raccontata dalle saghe folkloristiche i cavalli svolgono un ruolo importante dal momento che essa prima cattura l&#8217;attenzione del suo futuro sposo mentre è cavallo, cavalcando con lui ne conquista l&#8217;amore e, allorché ingiustamente accusata (e poi riabilitata) della morte del figlio da lui concepito, sopporta il peso della punizione con grazia e dignità, mostrando, come sottolineato proprio dai testi mitologici,  una energia equina di resistenza<a title="" href="#_ftn12">[12]</a>. Questo accostamento può apparire sconcertante, ma solo se decontestualizziamo il racconto dal suo <em>background</em> d&#8217;origine, rappresentato da allevatori di pony: come dea dei cavalli, infatti, Rhiannon viene a rappresentare sia la generatività naturale, che perpetua le mandrie di generazione in generazione, sia il sostentamento umano, che proprio su tale generatività si basa. Rhiannon è, comunque, una divinità multifunzionale, che racchiude in sé anche il senso dell&#8217;ordine naturale delle cose e della giustizia distributiva e retributiva maternale propria, appunto, della natura così come percepita dai <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a> con la sua capacità di trascendere l&#8217;ingiustizia, avendo compassione e comprensione per coloro che falsamente l&#8217;accusano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora in sintonia con l&#8217;immagine della madre, la dea è nota per avere uccelli magici che cantano canzoni incantate che riportano sonni tranquilli agli esseri umani (i suoi figli) e, infine, ritornando al suo ruolo creativo anche sul piano simbolico, agisce come una Musa, portando l&#8217;energia illuminante di ispirazione per scrittori, poeti, musicisti e artisti<a title="" href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è già altrove avuto modo di osservare come, però, la figura della &#8220;dea madre&#8221; non sia sempre positiva a tutto tondo, includendo, nella sua valenza simbolica di rappresentante della natura, anche tutti quegli aspetti violenti e pericolosi propri della natura stessa e incarnando il pericolo del potere femminile di stampo sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, nella mitologia celtica, in particolare gallese, l&#8217;aspetto più oscuro della dea è rappresentato da Cerridwen, la vegliarda che ha poteri di profezia ed è custode del calderone della conoscenza e dell&#8217;ispirazione negli Inferi. Come è tipico delle dee celtiche, essa ha due figli: la figlia Crearwy è giusta e solare e il figlio Afagddu (chiamato anche Morfran) è scuro, brutto e malvagio, a voler simboleggiare la maternità incondizionata di tutto il genere umano e la dedizione maternale della dea verso chiunque<a title="" href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, dunque, si è parlato di &#8220;lato oscuro&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0738715514/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0738715514" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7570" style="margin: 10px;" title="the-goddess-guide" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-goddess-guide.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Perché Cerridwen incarna il lato &#8220;stregonesco&#8221; e sessuale (quindi potenzialmente pericoloso rispetto a Rhiannon, nella quale questo aspetto viene &#8220;depotenziato&#8221; con l&#8217;affermazione di una sua mai completamente delineata verginità) della dea madre a partire dalla prima leggenda fondativa che la riguarda contenuta nel <em>Mabinogion</em>, il ciclo dei miti gallesi: in esso si racconta come la dea fermenti una pozione nel suo calderone magico per darla al figlio Afagddu e migliorarne le fattezze; avendo posto il giovane Gwion a custodia del calderone, tre gocce della sostanza in esso contenuta cadono su un dito del ragazzo, che diventa onnisciente e viene per questo perseguitato dalla dea attraverso un ciclo di stagioni fino a quando, sotto forma di una gallina, essa non riesce a catturalo e ingoiarlo mentre si nasconde tramutato in una spiga di grano, finendo nove mesi dopo, per partorire Taliesen, il più grande di tutti i poeti gallesi<a title="" href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è facile notare, le istanze di trasformazione sono molto presenti lungo tutta la leggenda, con i due protagonisti che si mutano in un numero notevole di animali e piante, con un forte simbolismo legato alle trasformazioni cicliche della natura e del mondo, ma anche altri elementi rivestono un notevole interesse: in particolare, allorché, dopo la nascita di Taliesen la dea contempla l&#8217;uccisione del bambino, ma, cambiando idea, decide invece di gettarlo in mare, dove è salvato dal principe celtico Elffin, risulta evidente il rimando ai cicli cosmici di morte e rinascita, dei quali, tra l&#8217;altro, il calderone sacro della dea (che, secondo alcuni, sarà il primo nucleo del mito del Graal), risulta, con il suo potere rigenerativo, paradigma ultimativo<a title="" href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, nella cultura celtica, la figura della dea madre, epitome del femminino sacro, risulta ben presente, ma anche  multiforme e sfaccettata, specchio di una società in cui la donna ha grande possibilità di movimento e, conseguentemente, di espressione di tutti gli aspetti del dominio lunare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo norreno, indubbiamente caratterizzato da aspetti meno filosofico-speculativi e più pratici, tutto si semplifica notevolmente e la figura della dea madre diviene più lineare e a tutto tondo, venendo incarnata da Frigga.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0872265943/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0872265943" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7932" style="margin-right: 10px; margin-left: 10px;" title="gods-and-goddesses-vikings" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gods-and-goddesses-vikings.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Frigga (noto anche come Frigg, &#8220;l&#8217;amata&#8221;) era la dea dell&#8217;amore coniugale, del matrimonio e del destino, la moglie del potente signore degli dei Odino. Responsabile della tessitura delle nuvole (e quindi, in un tipico attributo della dea madre, del sole e della pioggia, quindi della fertilità dei raccolti), e dei destini di tutti i viventi, Frigga era una veggente (sebbene non potesse cambiare gli eventi che vedeva) ed era, con palese riferimento lunare, la dea della notte, perché proprio di notte, in un richiamo sessuale &#8220;pacificato&#8221; (rispetto alla sessualità &#8220;pericolosa&#8221; e conturbante, che era appannaggio di Freya, dea della bellezza sensuale), dispensava la vita, tanto che la sua benedizione veniva invocata dalle partorienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Madre amorevole di tutto il creato, la  sua capacità di vedere nel futuro le avrebbe causato il più grande dolore, avendo previsto la morte del suo figlio prediletto Baldur: pur sapendo di non poter cambiare il suo destino, Frigga aveva fatto promettere a tutte le cose di non fare del male al figlio, ma purtroppo aveva trascurato una cosa, il vischio, che sembrava troppo insignificante per essere pericoloso e il malvagio Loki, scoperta questa dimenticanza, aveva collocato nelle mani di Hodor, fratello di Baldur, una freccia di vischio, facendogliela scagliare, durante una sessione di apprendimento di tiro con l&#8217;arco, nel cuore del &#8220;più perfetto tra gli dei&#8221;<a title="" href="#_ftn17">[17]</a>. In alcune versioni del mito, a questo punto, interviene un&#8217;altra caratteristica della &#8220;dea madre&#8221; Frigga, quella rigenerativa (della natura, dei frutti della terra, etc.), che riesce a riportare Baldur in vita, mentre un&#8217;altra caratteristica è presente in tutte le saghe che la riguardano, quella di fornire nutrimento materno agli esseri umani, tanto che in Germania veniva venerata come la dea Holda o Bertha (la dea dell&#8217;allattamento e dei raccolti), in seguito modello per la favola di &#8220;Mamma Oca&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, all&#8217;apice dei suoi tratti simbolici, Frigga era anche dea della fertilità femminile e del matrimonio e, in quanto tale, era pregata dalle mogli sterili e dalle ragazze in età da marito<a title="" href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> B. Cunliffe, <a title="The ancient Celts" href="http://www.amazon.it/gp/product/0140254226/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0140254226" target="_blank"><em>The Ancient Celts</em></a>, Penguin 2000, pp. 56 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> <em><a title="The ancient Celts" href="http://www.amazon.it/gp/product/0140254226/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0140254226" target="_blank">Ivi</a>, </em>pp. 34-36</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> K. Ralls-MacLeod, I. Robertson, <em>The Quest for the Celtic Key</em>, Luath Press Limited 2005, pp. 49 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> [4] B. Cunliffe, <a title="The ancient Celts" href="http://www.amazon.it/gp/product/0140254226/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0140254226" target="_blank"><em>Citato</em></a>, pp. 79-87</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> J. A. MacCulloch, <em>The Religion of the Ancient Celts</em>, General Books LLC 2010, pp.23-24</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> H. Adams Bellows,  <a title="The poetic Edda" href="http://www.amazon.it/gp/product/0486460215/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0486460215" target="_blank"><em>The Poetic Edda</em></a>, CreateSpace 2011, pp. 61 ss.passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> P. Berresford Ellis, <em>Celtic Women: Women in Celtic Society &amp; Literature</em>, Trans-Atlantic Pub. 1996, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> L. Jones, <em>Druid-Shaman-Priest: Metaphors of Celtic Paganism</em>, Hisarlik Press 1998, pp. 45 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> Citato <em>ivi</em>, p.48</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> P. Berresford Ellis, <em>Citato</em>, p.77</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> J. Jochens, <a title="Women in old norse society" href="http://www.amazon.it/gp/product/0801485207/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0801485207" target="_blank"><em>Women in Old Norse Society</em></a>, Cornell University Press 1998, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> M.J. Aldhouse-Green, <em>Celtic Goddesses: Warriors, Virgins and Mothers</em>, George Braziller 1996, pp. 107 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi</em>, pp. 121 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a><em>Ivi, </em>pp. 172 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> B. Auset, <a title="The Goddess Guide" href="http://www.amazon.it/gp/product/0738715514/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0738715514" target="_blank"><em>The Goddess Guide: Exploring the Attributes and Correspondences of the Divine Feminine</em></a>, Llewellyn Publications 2009, pp.103-106</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> <a title="The Goddess Guide" href="http://www.amazon.it/gp/product/0738715514/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0738715514" target="_blank"><em>Ivi</em></a>, pp. 111 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> M. Pope Osborne, <em>Favorite Norse Myths</em>, Scholastic 2001, pp. 51-52</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> J. Green, <a title="Gods and Goddesses" href="http://www.amazon.it/gp/product/0872265943/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0872265943" target="_blank"><em>Gods and Goddesses in the Daily Life of the Vikings</em></a>, Hodder Wayland 2003, pp. 31 ss</p>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-culto-della-dea-madre-in-nord-europa.html' addthis:title='Il culto della dea madre in Nord Europa ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Noi, Celti e Longobardi</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 15:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel suo corposo studio Noi, Celti e Longobardi, Gualtiero Ciola analizzava le testimonianze archeologiche e linguistiche che hanno segnato il territorio della penisola italica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/noi-celti-e-longobardi.html' addthis:title='Noi, Celti e Longobardi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3680" style="margin: 10px;" title="noi-celti-e-longobardi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/noi-celti-e-longobardi.jpg" alt="" width="207" height="290" />Nel 1997 Gualtiero Ciola pubblicava un’opera, poi ristampata, che costituiva un originale punto di riferimento per un’adeguata considerazione delle origini etniche dei popoli italiani. Nel suo corposo studio <em>Noi, Celti e Longobardi</em>, Ciola analizza le testimonianze archeologiche e linguistiche che hanno segnato il territorio della penisola italica, fornendo utili indicazioni per seguire nuovi percorsi di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Ciola è un’opera dal carattere decisamente militante che vuole mostrare le tracce lasciate, soprattutto nei territori settentrionali della penisola, da popolazioni di origine celtica e germanica. Si tratta quindi di un testo particolarmente importante per favorire la ricostituzione di una coscienza identitaria dei popoli padani. Infatti la classe dirigente italiana, soprattutto nell’ultimo mezzo secolo, ha utilizzato massicci flussi migratori di meridionali e di extracomunitari con l’intento di sottoporre la Padania a un processo di denordizzazione che rischia di cancellarne per sempre l’identità etnica.</p>
<p style="text-align: justify;">In una vera e propria controstoria dell’Italia etnica, Ciola col suo libro indica la via della liberazione dai tabù e dai pregiudizi che vengono inculcati dalla cultura di regime, particolarmente insistente nel contesto del mondialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal secondo millennio a.C. si verifica l’irruzione nella penisola italica di genti ariane che segneranno in modo indelebile le culture del territorio, sebbene a macchia di leopardo, come Ciola mostra nel suo libro. La differenza più evidente fra i nuovi venuti e le popolazioni preesistenti è nel fatto che gli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a> si caratterizzavano per i culti solari e patriarcali, mentre gli autoctoni celebravano culti matriarcali riferiti alla Madre Terra. Gli Etruschi sono probabilmente gli eredi dei culti matriarcali, anche se la civiltà etrusca fu di gran lunga la più avanzata fra quelle italiche delle origini, e assorbì elementi culturali di civiltà indoeuropee, soprattutto di quella greca.</p>
<p style="text-align: justify;">L’espansione etrusca nella pianura padana venne subito fermata dai <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> che si affermarono in tutta la zona lasciando un vasto patrimonio di toponimi nonché di parole che sono arrivate fino all’italiano moderno. Ciola elenca in tavole apposite una lunga serie di lemmi di origine celtica, di cui i dialetti padani sono letteralmente infarciti. Proprio per cancellare queste tracce di cultura nordica la classe dirigente italiana ha sempre cercato di oscurare le culture dialettali, soprattutto settentrionali, sia col regime liberale, sia con quello fascista, soprattutto con quello democristiano, e ancora di più con l’attuale sistema mondialista. Assai più ampia tolleranza, invece, è stata mostrata verso i dialetti meridionali…</p>
<p style="text-align: justify;">La parte nord-orientale della penisola era abitata dai Veneti, popolazione di origine indoeuropea che l’autore ritiene ascrivibile anch’essa all’<em>ethnos </em>celtico. Si tratta di una questione storiografica ancora dibattuta, sulla quale Ciola propone numerosi spunti di approfondimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte feste popolari sono chiaramente ispirate alle feste solstiziali celebrate dai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/Celti">Celti</a>, e talune sono state cristianizzate, come la festa della Candelora, che originariamente era la festa della dea celtica Brigit.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo in Italia è sempre esistito un malanimo anticeltico che risale ai tempi dei Romani e che si è perpetuato nel Risorgimento e nel fascismo, che hanno cercato di inculcare l’idea di un’Italia “schiava di Roma”: un dogma che ancora oggi viene propagandato dai governi italiani, con l’aggravante del mondialismo, di cui la classe politica è totalmente succube.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro momento importante per la formazione delle identità etniche italiane è l’arrivo dei Germani col crollo dell’Impero Romano. L’invasione dei “Barbari” rappresenta un significativo apporto di sangue nordico nella penisola: i Germani si caratterizzavano per un solido senso della stirpe e per una più accentuata divisione in caste della società. Tuttavia nessuna tribù germanica riuscì a dare un assetto stabile al territorio, aprendo la strada alla riconquista bizantina e alla formazione del territorio pontificio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’invasione longobarda fu l’ultima occasione di instaurare un regno “nordico” in Italia. La questione, com’è noto, fu ampiamente dibattuta al tempo del Risorgimento, suscitando l’interesse anche di personalità importanti come Alessandro Manzoni. Sta di fatto che la strenua resistenza bizantina, la diplomazia papale e l’intromissione dei Franchi resero impossibile ai Longobardi la conquista dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia l’apporto culturale longobardo ha lasciato tracce significative in numerosi vocaboli, nei toponimi, nonché nelle caratteristiche razziali soprattutto nel Nord Italia e in Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">La diffusione dei Longobardi in Toscana ha dato origine anche a particolari teorie sul Rinascimento. Lo studioso tedesco Ludwig Woltmann sosteneva che il Rinascimento, che ebbe in Toscana la sua sede privilegiata, era un fenomeno essenzialmente nordico: un’aspirazione alla libertà e alla curiosità intellettuale che è molto meno sentita nelle culture mediterranee. In effetti l’arte toscana di quell’epoca presenta caratteri assai poco meridionali: <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Rinascimento fiorentino sono le Grazie e la Venere del Botticelli, che hanno un aspetto decisamente ariano!</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima parte del libro passa in rassegna tutte le regioni italiane delineandone la composizione etnica che è chiaramente celtico-germanica al Nord, con un consistente apporto celtico nelle Marche e con influenze umbre che, secondo Ciola, sono da far risalire a elementi proto-celtici. L’elemento etrusco è diffuso al Centro, ma in Toscana è frammisto a una consistente presenza longobarda. Nel Sud, invece, nonostante alcuni insediamenti longobardi e normanni, durarono a lungo le occupazioni musulmane, e ancor oggi prevalgono elementi di origine meridionale e levantina che determinano le tipiche caratteristiche psicorazziali della popolazione locale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il saggio di Ciola è opera di notevole erudizione, ricca di indicazioni che possono essere utili anche in ambito accademico, ma soprattutto è un invito a non dimenticare i valori delle culture nordiche che hanno segnato per tanti secoli la nostra civiltà: la sete di libertà, l’aspirazione alla giustizia, la fedeltà alla parola data, il coraggio, il senso dell’onore…</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di espressioni che rischiano di scomparire dal vocabolario, in un contesto come quello del mondialismo, dove dominano la menzogna, l’inganno, la truffa, il doppio gioco: gli ingredienti della società multicriminale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Noi, Celti e Longobardi</em> è un libro che ha il sapore di una boccata di aria fresca nell’ambiente asfittico della cultura ufficiale, e ha potenzialità dirompenti per la mentalità dominante, bigotta e conformista al di là di ogni ragionevole immaginazione.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gualtiero Ciola, <em>Noi, Celti e Longobardi</em>, Edizioni Helvetia, Spinea (VE) 2008, pp.416, € 27,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/noi-celti-e-longobardi.html' addthis:title='Noi, Celti e Longobardi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I Celti in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 10:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione dell'omonimo volume a più mani, curato da Maria Teresa Grassi, sulla archeologia celtica in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-celti-in-italia.html' addthis:title='I Celti in Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.libriefilm.com/i-celti-in-italia/5617"><img class="alignleft size-full wp-image-2613" style="margin: 10px;" title="i-celti-e-il-mediterraneo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/i-celti-e-il-mediterraneo.jpg" alt="i-celti-e-il-mediterraneo" width="200" height="300" /></a>I Celti in Italia</em> di Maria Teresa Grassi è un importante testo di riferimento sull’insediamento celtico nella pianura padana.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima parte del libro passa in rassegna le fonti storiche e letterarie dell’<a title="Antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> che hanno parlato dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> in Italia. Risalgono al VII secolo a.C. le prime testimonianze archeologiche di presenze della civiltà di Hallstatt nell’Italia del Nord; verso il V secolo a.C. si ha notizia di rapporti conflittuali fra Celti ed Etruschi. A partire dal 391 a.C. abbiamo testimonianze storiche certe di parte latina sulle imprese dei Galli: l’assedio di Chiusi e il sacco di Roma a opera di Brenno. I gruppi più numerosi e politicamente significativi per gli equilibri strategici dell’epoca erano gli Insubri in Lombardia, i Boi in Emilia e i Senoni in Romagna e nelle Marche. La tradizione vuole che i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> siano arrivati in Italia attratti dal vino, e tutte le testimonianze antiche concordano sulla loro passione per il vino. La più grande città celtica in area padana è Mediolanum, l’odierna Milano dove gli <a title="autori antichi" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/autori-classici">autori antichi</a> ci informano che c’era un grande tempio dedicato a una dea che corrispondeva alla greca Atena (probabilmente Brigit). L’insediamento celtico appare uniformemente diffuso in tutto il Nord-Ovest del territorio italiano, mentre è più sfumato nella zona dell’attuale Veneto. A Sud i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> si sono diffusi fino ad alcune zone delle Marche, dove hanno anche dato il nome alla città di Senigallia (Sena Gallica).</p>
<p style="text-align: justify;">I rapporti con le popolazioni locali sono stati all’inizio conflittuali, poi è subentrata una fase di assimilazione. La stessa conquista romana ha attraversato fasi alterne, con tentativi da parte dei Galli di ribellarsi a Roma alleandosi con Annibale al tempo delle guerre puniche.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda parte del libro analizza i siti archeologici che hanno lasciato testimonianze celtiche. Particolarmente importanti sono stati i ritrovamenti sull’Appennino bolognese a Marzabotto e a Monte Bibele, e sull’Appennino Romagnolo a Rocca San Casciano. Nel Veronese sono presenti reperti sicuramente attribuibili ai <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, anche se non sempre è facile distinguere fra <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> e <a title="Veneti" href="http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html">Veneti</a>. In Lombardia invece i ritrovamenti ascrivibili all’epoca celtica sono più rari. Nelle Marche sono emerse testimonianze significative anche nel territorio fra Ancona e Fabriano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="I Celti in Italia" href="http://www.libriefilm.com/i-celti-in-italia/5617">libro di Maria Teresa Grassi</a> è corredato da mappe e foto di pezzi archeologici che lo rendono un utile strumento da affiancare agli studi sul tema di un altro importante specialista dell’argomento: <a title="Venceslas Kruta" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/venceslas-kruta">Venceslas Kruta</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Maria Teresa Grassi, <a href="http://www.libriefilm.com/i-celti-in-italia/5617"><em>I Celti in Italia</em></a>, Longanesi, Milano 2009, pp.162, € 20,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-celti-in-italia.html' addthis:title='I Celti in Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Oiw celtico: forza e debolezza di un popolo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Celti]]></category>
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		<category><![CDATA[Mitologia, folklore e letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Un saggio approfondito sul furor guerriero e sulla spiritualità celtica basato sulle fonti documentali e gli studi più autorevoli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/oiw.html' addthis:title='L&#8217;Oiw celtico: forza e debolezza di un popolo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">«Che la Forza sia con te!». Chi non ha mai sentito questa celeberrima battuta di <em>Guerre Stellari</em>? Ma quanti si sono chiesti da dove gli sceneggiatori della fortunata serie filmica (inizialmente George Lucas, poi Brackett, Kasdan e Hales per gli episodi successivi) abbiano tratto ispirazione per creare una sorta di mondo parallelo, con una storia, un folklore e una spiritualità propri?</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, per quanto riguarda la spiritualità delineata nella serie (ma anche per molti altri suoi elementi), la fonte ultima d&#8217;ispirazione risulta piuttosto evidente e risiede essenzialmente nella cultura celtica. In questo scritto focalizzeremo la nostra attenzione in particolare su un elemento cardine della costruzione filmica: proprio quella “Forza” menzionata in apertura, che risulta essere un chiarissimo calco dal concetto druidico di “Oiw”. Concetto, per altro, di non facilissima comprensione e spesso dibattuto in ambito storico, con opinioni divergenti sia sulla sua natura che sul suo sviluppo storico. Cos&#8217;è, dunque, l&#8217;Oiw?</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850323654" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iltempodeicelti.bmp" border="0" alt="Alexei Kondratiev, Il tempo dei celti. Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica" width="95" height="149" align="right" /></a> Per capire qualcosa di più su di esso, dobbiamo partire dalla sua base di sviluppo, cioè dalla società in cui la concezione di “Forza” trae origine. Sostanzialmente, se dal punto di vista sociale notoriamente, come in molte culture arcaiche coeve (con elementi perduranti fino almeno all&#8217;inizio del basso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medioevo</a>), la società celtica si struttura in una classica tripartizione tra “coloro che combattono”, “coloro che pregano” e “coloro che lavorano”, dal punto di vista culturale possiamo notare una nettissima divisione tra una classe colta, di cui fanno parte druidi, bardi, parzialmente il nucleo più “spirituale” dei guerrieri nobili, e una classe “popolare”, comprendente tutti gli altri. Una tale divaricazione si riflette naturalmente anche nella comprensione spirituale e nel vissuto religioso quotidiano (1).</p>
<p style="text-align: justify;">In quest&#8217;ottica, uno degli elementi di più comune conoscenza in relazione al popolo celtico riguarda il suo straordinario <em>pantheon</em>, comprendente addirittura 374 divinità. In effetti, molte di tali divinità erano “copie” (in ambito regionale e con denominazioni e, talora, caratteristiche lievemente differenti) di altre, per cui possiamo in effetti parlare di circa 60 dei veri e propri, che risultano essere per lo più impersonificazioni di forze naturali (2).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo pantheon il dio più importante di tutti era Lug, in grado di suonare l’arpa, lavorare i metalli, combattere coraggiosamente e compiere magie e prodigi grazie alle sue incredibili conoscenze: è evidente che ci troviamo di fronte alla rappresentazione del druida perfetto e non stupisce, dunque, che proprio i druidi fossero visti, in un meccanismo simbolico di scambio di ruoli tipico dell&#8217;immaginario collettivo (Lug esiste come massima espressione druidica e i druidi, a loro volta, vengono associati alla sua figura come suo riflesso concreto) come suoi rappresentanti terreni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8809040457" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iceltialleorigini.bmp" border="0" alt="A. Cerinotti (cur.), I celti. Alle origini della civiltà d'Europa" width="95" height="136" align="left" /></a> E&#8217; vero che da Lug, in una fase storica di difficile determinazione, probabilmente antecedente alla civiltà di Halstatt, derivò il culto di una triade di suoi (presunti) discendenti Teutate, Eso e Tarani, che ricorda molto da vicino la trinità divina germanica Wotan-Odino, Donar-Thor, Ziu-Tyr, ma che non necessariamente ha punti di origine comuni con essa (il concetto di trinità è, in effetti, molto ricorrente nelle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> dei popoli di origine orientale) ma è altrettanto vero che, comunque, Lug mantenne sempre una prevalenza definitiva su tutti gli altri dei, in continua proliferazione nel culto popolare grazie alla ricchezza delle saghe e alla permeabilità di un politeismo sempre propenso ad affiancare eroi locali divinizzati (come l&#8217;irlandese Cu Chulainn) a divinità pre-esistenti (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è necessario comprendere è che stiamo parlando di un livello appunto popolare, in cui la forma si fa sostanza e concetti astratti devono essere concretizzati in figure rappresentabili per essere compresi da tutti. Ciò non significa che il senso ultimo, appunto astratto, si perda: risulta chiaro a chiunque che, ad esempio, pregando Cernunnos, dio degli animali e della loro fertilità, e facendogli offerte votive, ciò che conta è il senso ultimo del “pregare per la fertilità degli animali”, di cui la “forma Cernunnos” si fa solamente tramite e istanza simbolica. Semplicemente, tale forma concretizza l&#8217;istanza e permette, come tutte le altre deizzazioni di altrettante istanze simboliche, lo sviluppo di una mitologia parabolistica ed educativa.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello più alto, cioè a livello druidico, una tale trasmutazione risulta assolutamente inutile: l&#8217;istanza astratta può rimanere tale perché il druida, grazie alla sua preparazione culturale (della durata minima di 19 anni di studi!), non necessità di alcun lavoro di filtro.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; in quest&#8217;ottica che, come fonte ultima di ogni manifestazione cosmica, come minimo comun denominatore di ogni elemento naturale, e dunque come elemento costitutivo e radicale di ogni istanza successivamente concretizzata nelle varie divinità, la classe sacerdotale (e ricordiamo che, prima ancora che sacerdoti, i druidi, come facilmente comprensibile anche dalla origine indo-europea del loro nome, <em>*dru-wid-es</em>, che ha la stessa radice del latino <em>videre</em> (4), erano dei sapienti in varie materie, dall&#8217;astronomia all&#8217;erboristeria, dalla storia alla letteratura) individuava la “Forza”, intesa come forza vitale e denominata “Oiw”. Intendiamoci: non è necessario, come fa ad esempio Taraglio (5), ipotizzare una sorta di monoteismo druidico pre-cristiano: come ben chiaro da tutta la documentazione storica sui <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a>, il druidismo rimaneva strettamente politeistico e la distinzione era piuttosto, come detto, tra un politeismo mitologico popolare ed un politeismo spirituale sacerdotale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-celti-un-popolo-e-una-civilta-deuropa/6277" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iceltiunpopolo.bmp" border="0" alt="Elena Percivaldi, I celti. Un popolo e una civiltà d'Europa" width="95" height="95" align="right" /></a> L&#8217;individuazione dell&#8217;“Oiw” come elemento costitutivo primo di ogni elemento esistente è, sostanzialmente, solo l&#8217;individuazione di una qualità necessaria e sufficiente all&#8217;esistenza stessa, cioè l&#8217;essere percorso da energia vitale. Così, nel momento in cui gli dei esistevano ed esistevano le astrazioni in essi concretizzate, necessariamente ciò doveva avvenire per la presenza del principio primo vitale, l&#8217;Oiw. Dunque, le divinità non erano, come pensano alcuni (6), espressioni diverse di un unico principio vitale, di una unica entità divina chiamata Oiw, ma piuttosto entità distinte viventi (come ogni altra cosa al mondo) grazie all&#8217;Oiw.</p>
<p style="text-align: justify;">Risulta chiaro, allora, tutto il senso della profondissima meditazione druidica su questa forza vitale, una meditazione che arriva a delineare una sorta di metafisica dell&#8217;Oiw. Sostanzialmente, allora, il principio unico e increato dell&#8217;Oiw viene corredato da gerarchie celesti, che si manifestano nelle forze della Natura. Il Sole diventa, nel solito processo di “visibilizzazione” dello spirituale, il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> evidente dell&#8217;Oiw, e da esso emanano tre raggi, ovvero le tre forme di energia da cui dipende l&#8217;ordine dinamico del cosmo (Amore, Forza, Conoscenza). La materia è, di conseguenza, solo ciò che dà prova di questo dinamismo, nelle sue svariate e continue determinazioni (7).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; alla luce di questo quadro generale che deve essere interpretata anche l&#8217;organizzazione della società. La tripartizione a cui si accennava all&#8217;inizio tra sacerdoti, guerrieri e lavoratori, infatti, corrisponde perfettamente alle tre forme che l&#8217;Oiw può assumere, secondo uno schema molto chiaro:</p>
<p style="text-align: justify;">1)	i lavoratori erano legati all&#8217;aspetto femminino dell&#8217;Oiw (detto <em>Karantez</em>), caratterizzato dall&#8217;amore e dalla riproduzione. Sostanzialmente si tratta di un calco dell&#8217;antico culto della Dea Madre terra che, appunto lavorata dai contadini, dà frutti dal suo ventre e, dal punto di vista della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> popolare, è questo aspetto che viene impersonificato da dee quali Myrionyme (preposta alla generazione) e Cerridwen (dea dell&#8217;amore);</p>
<p style="text-align: justify;">2)	i guerrieri erano sotto l&#8217;influsso dell&#8217;aspetto mascolino dell&#8217;Oiw (<em>Nertz</em>), che, naturalmente, era l&#8217;aspetto della forza, dell&#8217;impeto e del desiderio di potere, legato a Lug, di cui abbiamo già trattato (ma solo nei suoi aspetti bellicosi) e a Nudd, capo della della stirpe divina dei Tuatha de Danann (probabilmente una divinizzazione di un antico clan irlandese);</p>
<p style="text-align: justify;">3)	ai druidi era, infine, legato l&#8217;aspetto della saggezza dell&#8217;Oiw (<em>Skiant</em>). Tale aspetto nasceva dall&#8217;unione (cioè, in un&#8217;ottica fortemente sincretica come quella celtica, dal compimento e perfezionamento) di principio maschile e femminile e rappresentava l&#8217;Oiw nella sua interezza, attraverso il collegamento con il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> solare (8).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827213708" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ereditaceltica.bmp" border="0" alt="Alwin Rees - Brinley Rees, L'eredità celtica" width="95" height="131" align="left" /></a> Bisogna, comunque, fare attenzione a non mescolare indebitamente i piani. La tripartizione sociale non nasce, come sostenuto da qualche studioso (9), dalla tripartizione degli aspetti dell&#8217;Oiw, essendo, fondamentalmente, la classica suddivisione di ogni società arcaica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attribuzione di diversi aspetti a diverse categorie sociali si configura unicamente come lavoro ex post di riconoscimento di principi vitali di stampo differente ma di origine comune nelle diverse categorie sociali, un riconoscimento che si compie con un notevole lavoro di speculazione sulle caratteristiche psico-sociologiche della piramide sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da questo presunto “informare di sé” che l&#8217;Oiw compie su tutti i livelli della società, la penetrazione, più o meno consapevole, della “<a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/filosofia">filosofia</a> della forza” si attua, nel concreto, in ogni aspetto della vita celtica, attraverso un intensa opera di sviluppo di corollari che si diramano dalla concezione di base fino a formare un sistema di pensiero omninglobante.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, ad esempio, tutte le manifestazioni della natura, anche quelle più violente, vengono vissute come un&#8217; incarnazione dell&#8217;energia assoluta che presiede alla creazione e alla distruzione del mondo, in un processo ciclico di nascita e morte che si rinnovava continuamente e da cui deriva anche il concetto celtico della reicarnazione. Da questa concezione ciclica dei tempi e degli eventi e non, come molti ritengono, dalla paura o dalla superstizione (comunque ben presente a livello popolare) nasceva l&#8217;assoluto rispetto per la natura, vista, con un ottica quasi orientale, come possibile sede di reincarnazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, comunque, più che di ciclicità temporale vera e propria sarebbe più consono parlare di continua evoluzione dell&#8217;Oiw a tutti i livelli. Persino il divino era visto come un principio in perenne sviluppo, che si manifestava in quattro stadi (o mondi) diversi: dal centro (Oiw assoluto) si passava, attraverso cerchi concentrici, allo stadio della conoscenza spirituale, poi al mondo fisico, infine allo stato della materia incorporea inanimata. Più che in una reincarnazione come trasmigrazione da un corpo all&#8217;altro, allora, i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> credevano in un passaggio tra stadi di conoscenza e consapevolezza diversi, ottenibile tramite iniziazione: dopo la morte, il corpo del defunto entrava nel mondo dell&#8217;invisibile dove manteneva la memoria dell&#8217;esistenza terrena e come tale, poteva entrare in contatto con i vivi, in particolari momenti dell&#8217;anno (<em>Samhain</em>); poi la memoria andava via via affievolendosi fino all&#8217;oblio definitivo, che apriva le porte o all&#8217;immortalità o di nuovo al mondo fisico. Da questo processo traeva senso la divinazione, spesso ottenuta tramite <em>trance</em>: il veggente, in uno stato di coscienza alterata, entrava in contatto con i morti o con gli dei, che, nel continuum spazio-temporale celtico, vivevano semplicemente in uno spazio parallelo (ctonio per i morti, empireo per gli dei, con i quali il contatto era possibile anche tramite l&#8217;osservazione degli astri) da cui era possibile vedere ciò che alla vista umana era precluso (pur essendo comunque già esistente,con una concezione del futuro simile ad una sorta di &#8220;presente prossimo&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Se, comunque, i druidi erano coloro che vivevano immersi nello “spirito dell&#8217;Oiw”, quasi paradossalmente coloro che più di ogni altro vedevano ogni tratto della loro vita concreta completamente influenzato da questa “filosofia della forza” non erano loro (e, anzi, la loro posizione privilegiata di intellettuali e “uomini sacri” preposti al contatto e, per certi versi, all&#8217;“incanalamento” della Forza, i sacerdoti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> finivano per essere più liberi delle altre classi sociali dalle maglie tradizionali che questa concezione imponeva a tutta la società (10)) ma i guerrieri (11).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883847810" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/imperodeicelti.bmp" border="0" alt="Peter Berresford Ellis, L'impero dei Celti" width="95" height="158" align="right" /></a> Per comprendere questo punto dobbiamo cercare di analizzare più in profondità il senso dell&#8217;essere guerrieri all&#8217;interno di un clan o di una tribù. Sostanzialmente, si arrivava a esercitare la funzione guerriera solo dopo una lunga e articolata iniziazione che includeva tanto il rito del passaggio dalla minore alla maggiore età, che per il giovane celta avveniva a diciassette anni, quanto l&#8217;addestramento a passare da uno stato normale a uno stato superiore di coscienza, che comportava la capacità di attivare e controllare energie straordinarie al momento del combattimento. In questo modo sia sul piano sociale sia su quello operativo il guerriero diveniva semplicemente una completa l&#8217;incarnazione dell&#8217;Oiw. Solo dopo tale addestramento il guerriero, assunto in piena consapevolezza il suo ruolo sociale, morale e religioso, godeva della protezione divina. Da quel momento in poi, egli doveva divenire, in qualunque momento della sua vita, espressione vivente della Forza. Anche per questo, durante il periodo di preparazione, viveva solo insieme ad altri maschi, fino al momento del matrimonio, anche dopo il quale continuava, comunque, a frequentare prevalentemente comunità maschili.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;oiw segnava ogni suo gesto: dai grandi banchetti, vere e proprie agapi in cui, tra abbondanti libagioni (anche il mangiare e bere molto erano espressioni della Forza), non solo si rinnovavano i rituali di coesione interni al clan, ma, attraverso il canto di gesta eroiche, si otteneva il riconoscimento per il propria Oiw (per i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> la fama era la cosa più importante) e, eventualmente, attraverso duelli, si risolvevano le contese interpersonali, alla scelta dell&#8217;acconciatura (a cui si prestava grande importanza, con chiome fluenti, spesso tenute dritte con impacchi di gesso, che erano considerate una riprova della prestanza fisica del loro proprietario).</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, però, il luogo principe per la dimostrazione del proprio Oiw era il campo di battaglia. Il guerriero celta, in battaglia, si dipingeva il volto (normalmente di blu), urlava a squarciagola e, cosa stupefacente per i popoli mediterranei che si scontrarono con gli eserciti celtici, combatteva praticamente nudo, coperto solo da un leggero perizoma. Ognuno di questi gesti aveva un senso rituale molto forte: si urlava sì per spaventare il nemico, ma soprattutto per accrescere, quasi a livello parossistico, il <em>furor</em> omicida che la Forza faceva nascere dentro di sé; ci si dipingeva il volto per attirare e convergere le forze della natura verso la propria testa, sede dell&#8217;Oiw; soprattutto, si combatteva nudi per avere il massimo contatto con il nemico, con il suo sangue e con la terra, che infondeva il &#8220;calore del furore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora l&#8217;Oiw era alla base di una delle pratiche considerate più &#8220;barbariche&#8221; dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a>: quella di tagliare le teste dei nemici uccisi e impalarle davanti alla propria casa come trofei. In realtà, il significato profondo era quello di interiorizzare la forza del nemico e di mostrargli rispetto, dal momento che una tale pratica stava ad indicare che il nemico ucciso, nella prossima vita, non avrebbe avuto più la testa (e la forza in esso contenuta) e, per questo, sarebbe stato un avversario meno forte che nella vita precedente. Un significato tutt&#8217;altro che &#8220;barbarico&#8221;, dunque, per un popolo che, tra l&#8217;altro, a differenza di ogni altra &#8220;razza civile&#8221; dell&#8217;epoca, si rifiutava di praticare la tortura, ritenuta disonorevole e stupida!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8882898512" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/grandestoriacelti.bmp" border="0" alt="Venceslas Kruta, La grande storia dei celti. La nascita, l'affermazione e la decadenza" width="95" height="143" align="left" /></a> Infine, sempre il concetto dell&#8217;Oiw fu, in buona parte, causa dell&#8217;annientamento bellico delle popolazioni celtiche da parte dei romani. Mossi dall&#8217;Oiw, i guerrieri <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> prediligevano il corpo a corpo e la carica d&#8217;impeto. Per questo con le spade colpivano, menando dei fendenti, che non si rivelavano mai colpi mortali. Polibio (12) racconta addirittura che le loro piccole spade si piegavano dopo i primi colpi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scudi, poi, ben rifiniti ed incisi, erano piccoli rispetto al corpo, sempre perché i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> confidavano nell’impeto dell’assalto. Dunque i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>, per via del loro furore e della scarsa tattica, erano destinati a perdere le battaglie contro un esercito organizzato, cosa che, contro Roma, puntualmente avvenne.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa particolarità costituì un serio pericolo per Annibale, nella sua calata in Italia, poiché, in battaglia, la parte celtica del proprio fronte di attacco era la prima a cedere. Il generale punico seppe utilizzare questo potenziale difetto a proprio vantaggio, inserendo i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> al centro del proprio schieramento, dando origine alla sua famosa tattica a tenaglia, nella quale il centro cedeva e risucchiava il nemico che veniva finito dalle ali, ove era presente la cavalleria, ma l&#8217;unico re celtico che capì che, in battaglia, bisognava usare una strategia oltre al furore fu il gallo Vercingetorige, che minava a colpire gli approvvigionamenti dei Romani, ottenendo qualche successo e avendo compreso che se avesse accettato lo scontro diretto con i Romani avrebbe perso. Fu però un caso isolato.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, l&#8217;individualismo guerriero basato sul <em>furor</em> dell&#8217;Oiw venne meno al confronto con la fredda e calcolata strategia militare. «Se vuoi sapere come i Romani hanno conquistato il mondo conosciuto,» afferma il grande scrittore <em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantasy</a></em> ed esperto di strategie militari <a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/david-gemmell">David Gemmell</a>, «la risposta è il gladio, la corta spada che usavano. Una lama di 18 pollici con cui effettui affondi è diversa da una spada di tre piedi con cui fai dei fendenti &#8211; questo significa che puoi stare spalla a spalla su un muro, dove una lama calata di taglio ti manterrebbe a sei piedi in ogni direzione dai tuoi compagni. Non importa quanto i Celti superassero in numero i Romani, al momento del contatto erano tre a uno per i Romani» (13).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, dunque, la più grande civiltà dell&#8217;età del ferro, con la sola eccezione di Scozia e Irlanda, venne sottomessa, inglobata nell&#8217;Impero, colonizzata e romanizzata, snaturandosi e finendo per &#8220;scomparire&#8221; per oltre 2000 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Note </strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) Cfr. B.Cunliffe, <em>The Ancient Celts</em>, Penguin, London 1999, pp. 207-218.<br />
2) Cfr.A. Macbain, <em>Celtic Mythology and Religion</em>, Cosimo Classics, Edimborough 2005, <em>passim</em>.<br />
3) <em>Ivi</em>.<br />
4) Cfr. www.celticpedia.org.<br />
5) Cfr. R. Taraglio, <em>Il vischio e la quercia</em>, L&#8217;Età dell&#8217;Acquario, Torino 2001, <em>passim</em>.<br />
6) Cfr. D.Spada, <em>Gnomi, fate, folletti e altri esseri fatati in Italia</em>, Sugarco, Bologna 2007, citato in <em>Il monoteismo celtico e i molteplici aspetti dell’OIW</em>, www.esoteria.org.<br />
7) Cfr., qui e altrove, http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Celti/Celti-indice.html<br />
8) Cfr. O.Davies and T.O&#8217;Loughlin, <em>Celtic Spirituality (Classics of Western Spirituality)</em>, Paulist Press, Londra 2002, pp. 86 ss.<br />
9) Cfr. Cfr. R. Taraglio, <em>Il vischio e la quercia</em>, cit.<br />
10) Cfr. P.Berresford Ellis, <em>A Brief History of the Druids</em>, Carrol &amp; Graf Publishers, New York 1994, <em>passim</em>.<br />
11) Per la trattazione sui guerrieri cfr. S.Allen, <em>Lords of Battle: The World of the Celtic Warrior</em>, Osprey Publishing, Bristol, 2007, <em>passim</em> e www.celticpedia.org.<br />
12) Cfr. Polibio, <em>Storie</em>, II.<br />
13) Citato in F. Truppi, <em>La riscoperta di una civiltà</em>, in www.celticworld.it</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/oiw.html' addthis:title='L&#8217;Oiw celtico: forza e debolezza di un popolo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il medioevo d&#8217;Irlanda, verde isola del destino</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una storia del monacesimo irlandese e del suo sviluppo in Europa. Storie, miti e personaggi dell'Irlanda medievale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gulisanoisoladestino.html' addthis:title='Il medioevo d&#8217;Irlanda, verde isola del destino '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885140165" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/gulisanoisoladestino.bmp" border="0" alt="L'isola del destino" width="95" height="140" align="right" /></a> Paolo Gulisano è un apprezzato autore di saggi storiografici e letterari: tra le altre cose, si è occupato delle insorgenze cattoliche in Messico, dell&#8217;opera di J.R.R. Tolkien, di Chesterton e Belloc e della storia della Scozia. Di recente ha pubblicato per le Edizioni Ancora un libro su un tema affascinante: una storia dell&#8217;Irlanda medievale e dei suoi personaggi di spicco. Ne <em>L&#8217;isola del destino </em>Gulisano traccia lo sviluppo del sentimento nazionale irlandese di pari passo con il processo di cristianizzazione, prima, e di esportazione del modello culturale monacense attraverso il continente, dopo. Come è noto, infatti, l&#8217;Irlanda diede i natali a molti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> itineranti che fondarono monasteri un po&#8217; in tutta l&#8217;Europa occidentale, contribuendo a preservare, attraverso la tradizione amanuense, un ricchissimo patrimonio letterario: non soltanto gli <a title="Autori classici" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/autori-classici">autori classici</a>, ma anche testi patristici, leggende popolari e un vero e proprio <em>corpus </em>mitologico di origine assai risalente (questo tema è affrontato anche in un altro libro di recente pubblicazione, <em>A History of the Irish Church </em>di J. Walsh e Th. Bradley). L&#8217;animo &#8220;arcaico&#8221; dell&#8217;Irlanda è poi sopravvissuto a lungo, conservandosi in certa misura sino ai giorni nostri: esso spiega il fascino che ancor oggi quest&#8217;isola esercita su chi sente il richiamo delle radici e dell&#8217;identità, e intende coniugare i valori del passato con uno sviluppo attento all&#8217;ambiente naturale, al sentimento <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, alla semplicità dei modelli di vita. Abbiamo conversato con Paolo Gulisano proprio su questi aspetti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per quale ragione un libro sull&#8217;Irlanda?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La mia è una storia d&#8217;Irlanda, ma soprattutto degli irlandesi. Il libro nasce dal desiderio di offrire a tutti coloro che si interessano dell&#8217;Irlanda, una terra antica, affascinante, diventata negli ultimi anni oggetto di sogno e di desiderio per i tanti che la visitano o si accostano alla cultura o alle sue vicende storiche, un quadro di insieme della sua storia e della sua identità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le caratteristiche salienti del medioevo irlandese?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La civiltà irlandese si affacciò sulla storia europea a partire dal V secolo, quando il continente vide crollare il secolare Impero Romano. Gli antichi romani non avevano considerato l&#8217;Irlanda degna delle loro attenzioni, ed essa fu &#8220;conquistata&#8221; in modo assolutamente pacifico dal Cristianesimo, che seppe sviluppare tutte le potenzialità dell&#8217;antica cultura celtica, dando vita alla mirabile civiltà irlandese medievale, una civiltà di monasteri, di castelli, di villaggi ove fioriva la vita dei clan.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.libriefilm.com/lirlanda-e-gli-irlandesi-nellalto-medioevo/8728" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6092" style="margin: 10px;" title="irlanda-e-irlandesi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/irlanda-e-irlandesi.jpg" alt="" width="161" height="240" /></a>Che eredità ha lasciato quel passato all&#8217;Europa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Irlanda non visse il suo Medioevo in uno splendido isolamento insulare, ma si volse con curiosità all&#8217;Europa, portandole il suo significativo e originale contributo, che il mio libro si propone di far apprezzare, quello degli uomini che inviò sul continente &#8211; monaci, santi, cavalieri, studiosi &#8211; a forgiare l&#8217;Europa, e che lasciarono un segno profondo in tutto il Medioevo dalla Francia alla Germania fino all&#8217;Austria per arrivare alla corte longobarda di Teodolinda che ebbe nell&#8217;irlandese San Colombano un prezioso consigliere, per finire con gli studiosi presenti alla corte di Carlo Magno, che influenzarono con le loro idee la nascita del Sacro Romano Impero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Irlanda di oggi sta vivendo una straordinaria crescita economica. Credi che questo possa minarne l&#8217;anima più autentica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Molte cose sono cambiate in Irlanda negli ultimissimi anni, che hanno visto il paese protagonista di un eccezionale <em>boom </em>economico che ha portato grande benessere. La mentalità sta cambiando e ci si avvia ad una certa omologazione con il resto dell&#8217;Occidente; il quadro dell&#8217;identità irlandese è oggi composito, in discussione, ma allo stesso tempo ancora nitido, e gli irlandesi cominciano ad avvertire l&#8217;esigenza di salvaguardarlo, soprattutto attraverso la cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">E certo il libro di Paolo Gulisano (che reca la Prefazione dell&#8217;arcivescovo di Armagh, Primate di tutta l&#8217;Irlanda) dà il suo contributo a questo nobile proponimento di salvaguardia dell&#8217;identità: un esempio da seguire anche altrove.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> * * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885140165">P. Gulisano, <em>L&#8217;Isola del destino. Storie, miti e personaggi dell&#8217;Irlanda medievale</em>, Edizioni Ancora, pp. 200, euro 14,00.</a></p>
<p style="text-align: justify;">J.R. Walsh &#8211; Th. Bradley, <em>A History of the Irish Church 400-700 a.D.</em>, Columba Press (Dublin), pp. 192.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania </em>del 16.III.2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gulisanoisoladestino.html' addthis:title='Il medioevo d&#8217;Irlanda, verde isola del destino ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La civiltà celtica</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 13:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del saggio di Françoise Le Roux e Christian J. Guyonvarc’h, sulla civiltà celtica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/civilta-celtica.html' addthis:title='La civiltà celtica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><br/><p align="justify"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8809044355" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iceltiunpopolo.bmp" border="0" alt="Elena Percivaldi, I celti. Un popolo e una civiltà d'Europa" width="95" height="95" align="right" /></a> La storia dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> è un argomento affascinante che riesce ad appassionare anche il grande pubblico e su questo tema si è aperta la strada a filoni culturali che vanno dalla fantarcheologia a ricostruzioni arbitrarie ad uso commerciale. Ma non manca, naturalmente, una letteratura storica di grande rigore scientifico: uno degli studi più seri e qualificati sulla materia è <em>La civiltà celtica</em> di F. Le Roux e C.J. Guyonvarc’h.</p>
<p align="justify">Com’è noto i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>, pur occupando vastissime aree dell’Europa centrale e occidentale, non furono in grado di creare una grande entità statuale e gli antichi greci e latini li confondevano coi Germani. Sulle origini dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> si può affermare con certezza soltanto che appartengono al mondo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> e che le prime testimonianze greche risalgono al VI° secolo a.C., quando i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> risultano già stabilmente insediati. I progressi delle scienze archeologiche hanno gettato luce sulle fasi più antiche (Halstatt, La Tène), ma il moltiplicarsi di studi, recentemente intrapresi anche in molti paesi dell’Est, rende sempre più arduo un lavoro di sintesi. Altrettanto complesso è lo stato degli studi linguistici a causa della frammentazione dialettale delle lingue celtiche moderne e dello scarso numero di studiosi di celtismo. È certo però che alcune delle più grandi città europee portano nomi celtici: Parigi, Londra, Ginevra, Milano, Nimega, Bonn, Vienna, Cracovia, Bologna…</p>
<p align="justify"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827217851" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/celtiegreci.bmp" border="0" alt="Bernard Sergent, Celti e greci. Il libro degli eroi" width="95" height="134" align="left" /></a> Le fonti classiche riportano racconti di viaggio dei navigatori greci e narrano della continuata situazione di conflittualità fra i Romani e i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> nella pianura padana, ma l’unico autore che ha lasciato un’ampia descrizione dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> è Cesare nel <em>De bello gallico</em>. La testimonianza di Cesare, seppur significativa, osserva la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">civiltà celtica</a> solo nella sua fase finale e comunque Cesare scrive una relazione militare in cui le notizie etnografiche hanno un ruolo secondario. Le iscrizioni celtiche sono numerose, ma hanno un carattere frammentario e quasi mai formano frasi complete e le iscrizioni ogamiche risalgono solo al VI° secolo della nostra epoca. Altri elementi si possono desumere dalla letteratura medievale che ha in qualche misura trasmesso elementi della mitologia celtica, anche se talvolta in forma cristianizzata. La <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> medievale irlandese ha lasciato cicli mitologici, eroici, storici dai quali si è poi sviluppata la letteratura “ossianica” del periodo romantico. Quest’insieme di fonti pone notevoli problemi metodologici nello studio della civiltà celtica, infatti lo studio delle testimonianze continentali appartiene alle scienze dell’antichistica, prevalentemente archeologiche ed epigrafiche, mentre lo studio delle fonti insulari, soprattutto irlandesi, presuppone conoscenze medievistiche di paleografia, linguistica, filologia e agiografia. Occorre dunque incrociare questi campi di ricerca e trarne una sintesi per tracciare un quadro dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> celtica.</p>
<p align="justify">L’archeologia ha fissato l’apogeo della civiltà celtica nel periodo di La Tène: dal 500 a.C. fino all’arrivo di Cesare in Gallia. In questo periodo si nota anche l’insorgere di un’arte caratteristica, lineare e decorativa che, pur ispirandosi a modelli greci, si rivela vivace ed originale. Fra il 200 e il 50 a.C. i Romani conquistano quasi tutti i territori occupati dai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>: la fine dell’indipendenza celtica assume un carattere precipitoso. Eppure la presenza dei toponimi celtici è frequente in tutta Europa e in Francia non c’è una frontiera provinciale o dipartimentale o vescovile, che non abbia un’antica giustificazione risalente, attraverso il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>, fino al periodo gallico. Come si è detto, gli antichi a volte confondevano <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> e Germani e in effetti ci sono parole di origine celtica entrate nella lingua tedesca: ad esempio la parola <em>Reich</em> (impero). Quando era possibile gli intellettuali Greci e Romani usavano definizioni miste per identificare in modo più completo la popolazione di cui parlavano: Celto-Traci, Celto-Sciti, Celto-Liguri. Cesare, infine, riesce a operare una chiara distinzione fra <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> e Germani.</p>
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883847810" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/imperodeicelti.bmp" border="0" alt="Peter Berresford Ellis, L'impero dei Celti" width="95" height="158" align="right" /></a> A causa della difficoltà di dare una definizione antropologica univoca del tipo celtico, bisogna concludere che i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> hanno rappresentato una minoranza aristocratica e guerriera: questa è, ad esempio, l’impressione suscitata dall’epopea irlandese. Cesare ha lasciato una descrizione della civiltà celtica che ricalca il tradizionale schema tripartito degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a>: sacerdoti, guerrieri, artigiani. La classe sacerdotale dei druidi è al vertice della scala sociale. I re erano generalmente eletti ed erano considerati più degli equilibratori della ricchezza che i detentori di poteri civili e militari, e comunque la loro autorità era soggetta al controllo dei druidi e anche per questo il re dispone di uno scarso numero di funzionari. L’archetipo del sovrano celtico è colui che, grazie a una buona amministrazione, può permettersi di donare senza rifiuto alcuno, mentre cattivo re è chi grava i suoi sudditi con imposte e tasse senza alcuna contropartita. L’organizzazione statuale dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> è sempre rimasta allo stato tribale: il patriottismo celtico non ha mai superato i confini del territorio locale, infatti le tribù celtiche non disdegnavano alleanze coi Romani o coi Germani per attaccare tribù confinanti: questo è il limite più grande della civiltà celtica e ne determinerà la scomparsa. La frantumazione territoriale celtica deriva dal fatto che i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> consideravano come cellula sociale fondamentale il clan che poteva contare al massimo qualche migliaio di persone; al di là del clan potevano essere riconosciuti solo vincoli di alleanza a carattere personale che ricordano quelli del mondo feudale. L’insediamento celtico era generalmente costituito da un villaggio protetto da una palizzata in legno e raramente i villaggi hanno assunto la dimensione di vere e proprie città. I <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>, inoltre, non avevano elaborato un diritto scritto e si affidavano alle norme del diritto consuetudinario; tuttavia la letteratura irlandese ha lasciato testimonianza di discussioni serrate e di arguzie sottili in materia giuridica. L’organizzazione finanziaria era piuttosto arcaica e per lo più si utilizzavano come moneta i lingotti d’oro o di rame.</p>
<p align="justify">L’invasione romana della Gallia segna di fatto la fine dell’autonomia celtica: le tribù celtiche, frammentate e incapaci di organizzazione unitaria, erano inadeguate ad affrontare una situazione di guerra totale come quella che conducevano i Romani. I <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> sono scomparsi perché la struttura religiosa e politica della loro società non era adattabile alla nozione romana, poi moderna, dello stato e la cultura celtica, non avendo elaborato una scrittura, dovette soccombere di fronte al greco e al latino. Le isole britanniche hanno lasciato esempi di letteratura celtica, sebbene di epoca tarda rispetto al momento di formazione della lingua. Da queste testimonianze si può desumere che le lingue celtiche fossero piuttosto semplici, inoltre l’assenza dei relativi e la collocazione del verbo all’inizio della proposizione subordinata impedivano periodi oratori di una qualche ampiezza: la letteratura celtica era destinata alla recitazione, non alla lettura. I racconti orali dovevano avere grande diffusione e ne rimane traccia nella “materia di Bretagna” che ispira i racconti arturiani del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a>: in particolare il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> del Graal sarà assorbito dall’esoterismo cristiano.</p>
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8882898512" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/grandestoriacelti.bmp" border="0" alt="Venceslas Kruta, La grande storia dei celti. La nascita, l'affermazione e la decadenza" width="95" height="143" align="left" /></a> La società celtica assumeva un carattere teocratico, essendo il riflesso delle concezioni metafisiche dei druidi, i quali plasmavano la società umana sul modello della società divina di cui erano i rappresentanti in terra. Gli studi che hanno gettato luce sulla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> celtica delineano una filosofia non aristotelica, una forma di speculazione indipendente dalla logica dei ragionamenti greci e che si avvaleva essenzialmente dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>. Un’operazione di questo tipo non è facile per la mentalità moderna, impoverita dalla cultura materialista, e la ricerca deve avvalersi di dati essenzialmente comparativi: il parallelo con la cultura induista e orientale trova riscontri interessanti nei miti celtici, in particolare risalta una certa tendenza a ricondurre le varie divinità a una dimensione unica del sacro. Cesare quando descrive la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> dei Galli cerca di paragonare le divinità celtiche a quelle romane, ma un’operazione di questo tipo rischia di essere approssimativa e arbitraria: lo stesso Cesare, infatti, non ha la pretesa di essere esaustivo sull’argomento. Lug, dio della luce, sembra avere attribuzioni che lo avvicinano a Mercurio, Brigit, dea della sapienza, è assimilata a Minerva. Con procedimento simile, gli dèi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> hanno trasmesso alcune delle loro caratteristiche ai santi cristiani: caso emblematico è quello di santa Brigit.</p>
<p align="justify">La potente casta dei druidi aveva al suo interno delle ulteriori gerarchie: chi si occupava dei sacrifici, chi della poesia e della letteratura (i bardi), chi della profezia. Anche le donne erano ammesse al sacerdozio con la qualifica di profetesse. I druidi insegnavano la dottrina dell’immortalità dell’anima: alla morte del corpo le anime passano all’Altro Mondo, ovvero alla dimora degli dèi, denominata <em>sid</em> (parola che contiene l’etimologia della pace). L’Altro Mondo è un luogo di pace e di delizie simile al <em>Walhalla</em> germanico: i suoi abitanti gustano cibi prelibati, sono amati da donne bellissime e hanno tutti un rango sociale elevato. Questo paradiso è riservato a chi in vita si è comportato in modo virtuoso ed eroico. L’Altro Mondo è descritto nei celebri testi definiti “navigazioni” (<em>immrama</em>) che troveranno la loro prosecuzione nelle “navigazioni” dei monaci medievali, la più celebre delle quali, quella di San Brandano, farà da modello a tutti i racconti medievali di viaggi nell’Aldilà. I <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> non costruivano templi nel senso classico del termine e celebravano i loro riti per lo più nei boschi sacri. Il druidismo si è estinto anche perché, come si è visto, la cultura celtica nel suo insieme era incompatibile con la cultura scritta dei Romani. Con la diffusione del cristianesimo ci fu il colpo di grazia a eventuali sopravvivenze del paganesimo celtico, la cui influenza, tuttavia, è presente soprattutto nella Chiesa irlandese, al punto che si parla di un “cristianesimo celtico” che ha dato tratti peculiari alla letteratura religiosa d’Irlanda.</p>
<p align="justify">In conclusione il lavoro dei due storici francesi rende giustizia alla civiltà celtica, senza indulgere alle mode degeneri dei celtomani moderni, ma descrivendo la ricchezza e la profondità della cultura celtica, tutt’altro che “barbara” come potrebbe sembrare dalle testimonianze frammentarie di certi autori classici. Gli autori hanno anche il merito di aver preso in considerazione suggestioni provenienti dalla cultura tradizionalista, in particolare da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, il quale riteneva che la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> celtica fosse particolarmente vicina alla Tradizione primordiale. La tradizione celtica appartiene al passato, ma il mito, a condizione che venga trasmesso e ripetuto fedelmente, rimane sempre vivo e in perpetuo efficace.</p>
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">Françoise Le Roux, Christian J. Guyonvarc’h, <em>La civiltà celtica</em>, Edizioni di Ar, Padova, 1987, pp.148, € 10,35.</p>
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