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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Cecco d&#8217;Ascoli</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>I rapporti di Cecco d&#8217;Ascoli con Dante e con gli altri poeti d&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 17:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Valli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il simbolismo dei Fedeli d'Amore nell'enigmatica opera di Cecco d'Ascoli L'Acerba secondo la celebre interpretazione di Luigi Valli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-rapporti-di-cecco-dascoli-con-dante-e-con-gli-altri-poeti-damore.html' addthis:title='I rapporti di Cecco d&#8217;Ascoli con Dante e con gli altri poeti d&#8217;amore '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788876220586" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/vallilinguaggiosegreto.bmp" border="0" alt="Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore" width="95" height="145" /></a>Cecco d&#8217;Ascoli appartenne indiscutibilmente allo stesso movimento settario al quale appartenne Dante, ma, come abbiamo visto e vedremo meglio, Dante se ne andò per una strada sua e di questo fu duramente rimproverato dai consettari. Il movimento si disperse in molte branche ostili tra loro per l&#8217;individualismo che nasceva dal suo stesso carattere aristocratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Cecco d&#8217;Ascoli è un altro dei consettari che si ribella alla concezione personalissima che Dante crea nella <em>Divina Commedia</em> e probabilmente alla sua molto più ortodossa tendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco come si spiegano le parole asprissime di Cecco contro Dante, nelle quali non soltanto si dice che Dante non era mai stato in Paradiso con la «sua Beatrice», ma si aggiunge lo stesso pensiero di Cino, che cioè Dante sta veramente all&#8217;Inferno. Cino (o chi per lui) aveva detto che Dante sta all&#8217;Inferno per non avere parlato di Onesto da Boncima e per non aver riconosciuto nella «sua Beatrice» l&#8217;unica fenice che con Sion congiunse l&#8217;Appennino. Cecco d&#8217;Ascoli dopo aver parlato dei cieli aggiunge:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>De&#8217; qua&#8217; già ne trattò quel Fiorentino</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che lì lui se condusse Beatrice;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>tal corpo umano mai non fo divino,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>né po&#8217; sì come &#8216;l perso essere bianco [1],</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>perché se renova sicomo fenice [2]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in quel disio che li ponge el fianco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ne li altri regni ov&#8217;andò col duca [3],</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>fondando li soi pedi en basso centro’</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>là lo condusse la sua fede poca; (!!)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e so ch&#8217;a noi non fe&#8217; mai retorno</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ché so disio sempre lui tenne dentro:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>de lui mi dol per so parlar adorno [4].</em></p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente in queste parole l&#8217;Ascolano nega che Dante sia mai stato in Paradiso, perché il suo corpo umano non poté mai divinizzarsi e aggiunge che il bianco non può essere come il perso, cioè la verità non può cambiar colore ed è una sola come la fenice e afferma, si noti, questo fatto importantissimo: Dante fu condotto all&#8217;Inferno (negli altri regni ove egli andò col duca) dalla sua «poca fede».</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa dire di questo poeta, bruciato vivo come eretico, che dichiara che Dante sta all&#8217;Inferno per «poca fede»? È serio pensare che questa «poca fede» sia poca fede ortodossa e che Cecco d&#8217;Ascoli trovasse poca la fede ortodossa di Dante? No, certo. E allora resta evidentemente dimostrato che v&#8217;era un&#8217;altra fede che l&#8217;Ascolano riteneva d&#8217;avere in misura maggiore di Dante, un&#8217;altra fede nella quale Dante, secondo lui, era stato debole o aveva mancato o deviato, ed era evidentemente una fede che riguardava un ambiente settario, era una fede settaria, la fede dei «Fedeli d&#8217;Amore», che infatti Dante aveva superato in certo modo, come vedremo, creandosi una sua dottrina della Sapienza, una «sua Beatrice» non riconosciuta da molti dei suoi vecchi correligionari, e con ciò aveva fatto cambiar colore (il bianco in perso) a quella che è come fenice (la Sapienza), che è sempre una, l&#8217;unica fenice, e non può mai cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916588" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/esoterismodante.bmp" border="0" alt="René Guénon, L'esoterismo di Dante" width="95" height="163" /></a><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916588" target="_blank"> </a>E questo fatto è confermato dall&#8217;altra discussione che l&#8217;<em>Acerba </em>fa contro Dante a proposito del sonetto <em>Io sono stato con Amore insieme</em>, affermando contro Dante che l&#8217;amore è uno e che «non si diparte altro che per morte», mentre Dante aveva detto che può «con nuovi spron punger lo fianco», cioè a dire rinnovarsi nell&#8217;anima che se n&#8217;è allontanata o manifestarsi in forme nuove.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi vuole una riprova evidente dei legami che uniscono Cecco d&#8217;Ascoli ai «Fedeli d&#8217;Amore», non deve che rileggere i suoi sonetti diretti a Cino da Pistoia, a Dante, al Petrarca.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno ve n&#8217;è diretto a Cino da Pistoia ove con lo stile proprio dei «Fedeli d&#8217;Amore» si piange per le persecuzioni della «setta che &#8216;l vizio mantene», alla quale pare che il cielo sia favorevole. E nella vittoria di questa gente malvagia (che per un ghibellino non poteva essere che la vittoria della Chiesa persecutrice chiamata con il suo nome in gergo «invidia») Cecco urla il dolore di dover tacere la sua verità e con un mirabile verso che riassume una grande quantità di dolori, di sforzi, di sacrifici, di artifici e di speranze, ripete il programma dei «Fedeli d&#8217;Amore» costretti a tacere, a dissimulare la verità, ma fermi nel loro odio e nella loro guerra: «Nell&#8217;alma guerra e nella bocca pace!»</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La &#8216;nvidia a me à dato sì de morso,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che m&#8217;à privato de tutto mio bene,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>et àmmi tratto fuori d&#8217;ogni mia spene</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>pur ch&#8217;alla vita fosse brieve il corso.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>O messer Cino, i&#8217; veggio ch&#8217;è discorso</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>il tempo omai che pianger ci convene,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>poi che la setta che &#8216;l vizio mantene</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>par che dal cielo ogni ora abbi soccorso.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Veggio cader diviso questo regno [5]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>veggio che a ogni buon convien tacere,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>veggio quivi regnar ogni malegno;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e chi vi vuol suo stato mantenere</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>convien che taccia quel che dentro giace;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>nell&#8217;alma, guerra, e, nella bocca, pace [6].</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si osservi la tragica incisività di quest&#8217;ultimo verso che riassume tanti drammi di questa vita poetica e che spiega tanti misteri di questa stranissima arte. Questo verso risponde tragicamente a quelli che nel <em>Fiore </em>assegnavano soltanto a Falsosembiante la possibilità di scannare Malabocca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma vi è una coppia di sonetti, l&#8217;uno di Francesco Petrarca, l&#8217;altro di Cecco d&#8217;Ascoli, che rappresentano per me una delle prove matematiche dell&#8217;esistenza della setta. È una di quelle coppie nelle quali, mentre l&#8217;uguaglianza delle rime ci fa certi che i sonetti furono creati come domanda e risposta, il senso letterale dei due non s&#8217;accorda e s&#8217;accorda invece mirabilmente il senso riposto. Il sonetto di Francesco Petrarca (che doveva essere giovanissimo, perché egli aveva ventun anni quando Cecco d&#8217;Ascoli fu bruciato vivo) è alquanto oscuro per corrotta lezione, ma evidentemente egli domanda con grande reverenza a Cecco d&#8217;Ascoli, che parlando consuma il cieco errore, se egli, il Petrarca, potrà mai morire felice per l&#8217;amore di Madonna o se a questa sua felicità si opporrà «l&#8217;usato gelo», nel qual caso vuole che il sapiente astrologo gli tolga dal petto la speranza. Sembra che si tratti di una donna, ma viceversa è evidente da quel che vedremo in seguito, che si tratta della santa idea alla quale contrasta il gelo della Chiesa e che il poeta chiede se può sperare di vederla trionfare innanzi la morte,</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tu sei il grande Ascholan che &#8216;l mondo allumi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>per gratia de l&#8217;altissimo tuo ingegno,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>tu solo in terra de veder sei degno</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>experientia de gl&#8217;eterni lumi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tu che parlando il cieco error consumi,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e le cose vulghare hai in disdegno,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>hora per me, che dubitando vegno</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>pregote che tu volgi i toi volumi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Guarda se questo misero sugetto</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>descender pò giamai facto felice,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ho se madonna de l&#8217;usato gielo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>esser pur mio distino il contradire</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ritrarà la virtù del terzo cielo,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>questo vano sperar me tra&#8217; dil pecto [7].</em></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta di Cecco d&#8217;Ascoli (risposta per le rime) non dice neanche una parola della donna del Petrarca. Eppure risponde al suo sonetto. Come? Parlando della propria disperazione. Cecco d&#8217;Ascoli dispera. Ormai le vele del suo legno sono rotte. I tempi sono malvagi: dalla grande altezza (della Chiesa) vengono i gran tuoni (violenze e scomuniche). La guida che fu mia, la mia donna &#8211; dice l&#8217;Ascolano &#8211; la santa Sapienza nella quale speravo, mi ha fatto infelice per il suo dolce inganno, con la dolce speranza che essa potesse trionfare: oggi sotto il velo della poesia che era il velo di lei io vado traendo guai e non sono più quello che ero, tanto sono addolorato e disperato.</p>
<p style="text-align: justify;">Così rispondeva Cecco al Petrarca che gli aveva domandato se egli, il Petrarca, sarebbe mai stato felice dell&#8217;amore della sua donna. Rispondendo apparentemente tutta un&#8217;altra cosa e parlando del disinganno avuto dalla propria e del tralignare dei tempi, Cecco rispondeva perfettamente a tono e in forma tragica; gli rispondeva: «La tua donna, che è la stessa mia donna, ci ha delusi. Non spero ormai più il suo trionfo («non spero di salute ormai più segno»), quindi non avrai il felice amore della tua donna trionfante tra poco nel mondo come tu speravi!»</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Io solo sono in tempestati fiumi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e rotte son le vele del mio ingegno,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>non spero di salute omai più segno,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che &#8216;l tempo ha variato li costumi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Di grande altezza vengono i gran tumi;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>d&#8217;extremo riso vien pianto malegno;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>non è fermezza nel terrestre regno,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>passano gli atti umani come fumi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La guida che fu mia sanza sospetto,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>col dolce inganno m&#8217;ha fatto infelice,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e vo&#8217; [8] traendo guai sotto il suo velo;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di lagrimar e di sospir m&#8217;aggelo,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ché più non son quel Ceccho che uom dice,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>avegna che somigli lui in aspetto. [9]</em></p>
<p style="text-align: justify;">Considero questa come una prova dell&#8217;identità della donna cui allude Petrarca e della donna di cui parla Cecco d&#8217;Ascoli, del carattere assolutamente mistico di questa donna che doveva ridare la salute al mondo e del carattere settario della corrispondenza tra questi due poeti.</p>
<p style="text-align: justify;">E non si può nemmeno dubitare del carattere settario della corrispondenza che Cecco d&#8217;Ascoli aveva avuto con Dante in tempi di accordo e in un momento nel quale Dante aveva assunto delle grandi responsabilità e si riprometteva di compiere evidentemente una grande opera nella quale sarebbe andato «diritto e clodico» e si sarebbe mostrato «Francesco e Rodico», frasi delle quali riparleremo. Cecco scriveva a Dante:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tu vien da lunge con rima balbatica,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la più che udrò per infino che vivero,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ché, se venisse ove nasce il pivero,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>si basterebbe ad aste alla sua pratica (?)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>se stai fra gente ch&#8217;è sempre lunatica</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>leggere ti convien siffatto livero,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che tu possi notar quel ch&#8217;io ti scrivero,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>s&#8217; tu vuo&#8217; asseguir da Dio virtù Dalmatica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non star con lor con vita melanconica,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>usa cautela e spesso la ricapita,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e sappiti mostrar Francesco e Rodico.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Va, come ti convien, diritto e clodico.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Capiterai, come quei che ben capita,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>più chiaro assai che la preta sardonica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A me la tua parola stretta legola,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e tu la mia non la tenere a begola [10].</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il sonetto contiene molte oscurità, ma anche un sordo sente subito che si tratta di oscurità artificiose e di una persona che scrive per essere intesa soltanto dal destinatario. La rima balbatica, con la quale parlava Dante, è appunto il modo di dire balbettante che dice e non dice, ambiguo, tale che fa pensare alla lingua malcomprensibile «dei tedeschi lurchi» che vengono da dove nasce il «pivero», il «bevero», il castoro. Ma la cosa si chiarisce. Cecco consiglia a Dante di essere molto prudente se sta fra gente che è sempre lunatica (cioè fra gente fedele della Luna, della Chiesa) e tra loro egli deve leggere un certo libro nel quale possa notare quello che Cecco scriverà. Si ricordi che Cino da Pistoia leggeva il libro di Gualtieri per «trarne nuovo intendimento» perché sul monte «tirava vento», cioè perché si trovava tra gente lunatica, sotto il prevalere della Chiesa. Ma il consiglio di Cecco diventa anche più esplicito e si riduce a queste parole: sappiti barcamenare, andare diritto e clodico (claudicante, zoppo). Sappi cioè dire quello che tu pensi dirittamente pur andando in apparenza come uno zoppo, e sappiti mostrare Francesco e Rodico. Questa frase è molto oscura, certo vuole indicare in Francesco e Rodico due cose opposte e in lotta tra loro. Per me l&#8217;allusione è alla lotta tra i Franceschi, (Franchi di Filippo il Bello) e qualcuno che non era proprio Rodico, non stava proprio a Rodi, ma abbastanza vicino a Rodi e che sarebbe stato pericoloso il nominare, stava cioè a Cipro, ed era l&#8217;ordine dei Templari [11].</p>
<p style="text-align: justify;">Cecco d&#8217;Ascoli ripetendo così ancora una volta tutti i consigli di Falsosembiante, prometteva a Dante una gloriosa riuscita e intanto, quel che più importa, stringeva con lui un patto di reciproco consiglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto come e perché quest&#8217;alleanza si ruppe.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma intanto è prezioso riconoscere in questa lirica l&#8217;angoscia che egli esprime di non poter dire la verità, di essere oppresso nell&#8217;obbligato silenzio di ciò che arde dentro, angoscia che grida anche più apertamente nel secondo dei due sonetti di Cecco al Petrarca, nel quale il poeta freme nella rabbia di doversi fare cieco mentre sa di non essere cieco, di vivere nell&#8217;«empio laccio» (della Chiesa) di essere distrutto dal «freddo ghiaccio» e di essere condotto a soffrire dal «negro manto», cioè dalla simulazione dell&#8217;errore, col quale egli ha dovuto nascondere la sua verità, ma restando però fedele alla «bella vista coverta dal velo», alla Sapienza santa che deve essere costretta sotto il velo perché non si può propalare e che per questo fa tanto soffrire il poeta! È veramente un potente grido d&#8217;angoscia!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I&#8217; non so ch&#8217;io mi dica, s&#8217;io non taccio:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>cieco non son, e cieco convien farme;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>per mia salute io ho renduto l&#8217;arme;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ché meno stringo quanto più abbraccio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma io vivendo [ognor?] nell&#8217;empio laccio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>levando gli occhi [mie] i non so guidarme,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>né posso omai del bene contentarme,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>sì m&#8217;arde e strugge sempre il freddo ghiaccio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sì ch&#8217;io ridendo vivo lagrimando,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>come fenice nella morte canto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ahimè! Sì m&#8217;ha condotto il negro manto!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dolce è la morte, po&#8217; ch&#8217;io moro amando</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la bella vista coverta dal velo,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che per mia pena la produsse il cielo [12].</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo stretto ricollegarsi di Cecco d&#8217;Ascoli con i «Fedeli d&#8217;Amore» e il supplizio inflittogli dalla Chiesa gettano su tutto questo movimento una luce tragica, o meglio, mettono in luce uno dei molti elementi tragici che dovettero accompagnare la vita di questa poesia e dei quali non mancano tracce nelle opere di Dante. Forse (come qualcuno ha supposto da tempo, indipendentemente da queste nostre indagini) il vero titolo dell&#8217;opera strana e oscura di Cecco è <em>La Cerba</em> ossia <em>La Cerva</em>. Ed è il nome del mistico animale nel quale più tardi anche Francesco Petrarca doveva raffigurare proprio la setta dei «Fedeli d&#8217;Amore». E questo vero titolo è forse volutamente nascosto nella parola <em>L&#8217;Acerba</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo è che colui che, per ragioni non mai troppo perfettamente chiarite (sì che oggi ancora si discute sulle vere cause della sua condanna), or sono appunto sei secoli, fu arso vivo dalla Chiesa fra Porta Pinti e Porta a la Croce, fra Affrico e Mensola, era un «Fedele d&#8217;Amore», amico e corrispondente di tutti i «Fedeli d&#8217;Amore», era un amante della stessa mistica donna che avevano amato Dante e Cino, della stessa «Amorosa Madonna Intelligenza» che aveva amato Dino Compagni, egli che ruggiva d&#8217;angoscia sotto il «negro manto» della simulazione, ma che proclamava di morire felice perché moriva per «la bella vista coverta dal velo» che era l&#8217;eterna Beatrice di Dante e lasciava queste sue grandi parole a Francesco Petrarca! [13]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] Mutar colore.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Che è sempre una.</p>
<p style="text-align: justify;">[3] Inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">[4] Libro I, cap. II.</p>
<p style="text-align: justify;">[5] È il regno d&#8217;Amore che cade per le persecuzioni e per le scissioni della setta.</p>
<p style="text-align: justify;">[6] Ediz. Rosario, p. 154.</p>
<p style="text-align: justify;">[7] Le Rime del Codice Isoldiano pubblicate a c. di Lodovico Frati, Bologna, presso Romagnoli Dall&#8217;Acqua, 1912, p. 221.</p>
<p style="text-align: justify;">[8] Il sonetto è riportato con le giuste varianti introdotte dal Rosario, Ediz. cit.</p>
<p style="text-align: justify;">[9] Le Rime del Codice Isoldiano, p. 221.</p>
<p style="text-align: justify;">[10] Ediz. Rosario, p. 155.</p>
<p style="text-align: justify;">[11] Vedremo in seguito come in una strana novella del Boccaccio un certo poeta della famiglia Elisei (Dante) tornò in patria perché aveva sentito cantare una sua canzone a Cipro, il che vuol dire probabilmente che aveva avuto l&#8217;aiuto dei Templari.</p>
<p style="text-align: justify;">[12] Ediz. Rosario, p. 156. Poiché il sonetto risponde al Petrarca e par difficile che sia rivolto a un giovane che avesse meno di vent&#8217;anni, questo sonetto non può essere scritto che nel 1326 o 1327, quando Cecco aveva già settant&#8217;anni. Dunque «la bella vista coverta dal velo» non è una donna vera.</p>
<p style="text-align: justify;">[13] Mentre rivedo le bozze di questo libro viene alla luce l&#8217;interessante opera di Achille Crespi, Francesco Stabili, <em>L&#8217;Acerba</em>, Ascoli, Cesari, 1927. Benché in alcuni punti l&#8217;erudito commentatore del libro dell&#8217;Ascolano appaia ancora legato alla vecchia tradizione critica e divida non so perché in più <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> la donna della quale si parla nell&#8217;<em>Acerba</em> come di unica donna, mi piace vedere che egli pure ha riconosciuto (p. 15) che la dottrina dell&#8217;Amore esposta nell&#8217;Acerba è «conforme agli insegnamenti di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> e di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> e del dolce stil novo e che la donna misteriosa è <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dell’“intelletto attivo”» (libro III).</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Questo brano costituisce la seconda parte del capitolo 10 di Luigi Valli, <em>Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d&#8217;Amore»</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-rapporti-di-cecco-dascoli-con-dante-e-con-gli-altri-poeti-damore.html' addthis:title='I rapporti di Cecco d&#8217;Ascoli con Dante e con gli altri poeti d&#8217;amore ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La misteriosa donna dell&#8217;«Acerba» di Cecco d&#8217;Ascoli</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 09:06:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Valli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le famose osservazioni di Luigi Valli sul significato nascosto nell'opera di Cecco d'Ascoli e dei Fedeli d'Amore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-misteriosa-donna-dell%c2%abacerba%c2%bb-di-cecco-dascoli.html' addthis:title='La misteriosa donna dell&#8217;«Acerba» di Cecco d&#8217;Ascoli '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: right;"><em>N</em><em>ell&#8217;alma guerra e nella bocca pace!</em></p>
<p style="text-align: right;">Cecco d&#8217;Ascoli</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno si meraviglierà, credo, che nella luce di queste nuove conoscenze vengano a sciogliersi molti dei più vecchi problemi riguardanti la vita spirituale del Trecento e io non posso passare innanzi senza accennare alla perfetta coerenza che manifesta con tutto quanto è detto sopra, quella strana e innominata donna de <em>L&#8217;Acerba</em> di Cecco d&#8217;Ascoli, la quale si mostra immediatamente, a chi la consideri ora, come la solita personificazione della Sapienza santa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788876220586" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/vallilinguaggiosegreto.bmp" border="0" alt="Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore" width="95" height="145" /></a>Osserviamo anzitutto che nell&#8217;<em>Acerba </em>si parla di una donna perfettissima e poi si parla delle donne (femmine), di tutte le femmine, con odio e disprezzo inauditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre delle donne in genere si dicono i più violenti vituperi e si consiglia di starne lontani e di non avere in esse nessuna fede, si parla di una donna con la quale il poeta si sente immedesimato e che è la generatrice e la custode di ogni virtù e di ogni beatitudine. Ricordiamo un momento come si parla della femmina in genere:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Femena che men fé ha che fera,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>radice, ramo e frutto d&#8217;onne male,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>superba, avara, sciocca, matta e austera,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>veneno che venena el cor del corpo,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>via iniqua, porta infernale;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>quando se pinge, pogne più che scorpo;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>tosseco dolce, putrida sentina;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>arma del diavolo e fragello;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>prompta nel male, perfida, assassina.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Luxuria malegna, molle e vaga,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>conduce l&#8217;omo a fusto et a capello;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>gloria vana et insanabel piaga.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Volendo investigar onne lor via,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>io temo che non offenda cortesia</em> [1].</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, nello stesso poemetto dove della femmina si parla in questo modo, si parla viceversa di un&#8217;innominata donna con le parole più alte e più nobili, si parla dell&#8217;amore discutendone con Dante e affermando contro di lui che esso, una volta che ha preso il cuore, non si diparte altro che per morte. Si dice che Amore:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ardendo fa la vita el ben sentire</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>donna mirando nel beato loco</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che pace con dolcezza par che spire</em> [2].</p>
<p style="text-align: justify;">E si dice apertamente, senza mai spiegare di che specie di donna si parli:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I&#8217; son dal terzo celo trasformato</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in questa donna, che non so chi foi</em> [3],</p>
<p style="text-align: justify;"><em>per cui me sento onn&#8217;ora più beato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>De lei prese forma el meo intellecto,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>mostrandome salute li occhi soi,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>mirando la vertù del so conspecto,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>donqua, io so ella; e se da me scombra,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>allora de morte sentiraggio l&#8217;ombra. </em>[4]</p>
<p style="text-align: justify;">Perché il poeta dica «Donqua io so ella» ora si può ben intendere. Egli è immedesimato con l&#8217;«intelligenza attiva» come la figura «Moglier e marito» del Barberino e secondo la frase di Averroè «la massima beatitudine dell&#8217;animo umano è nella sua suprema ascensione. E dicendo ascensione intendo il suo perfezionarsi e nobilitarsi in modo che si congiunga con l&#8217;intelligenza attiva e siffattamente uniscasi a quella che diventi uno con essa» (vedi cap. IV, r). E si continua con evidente <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> mistico dicendo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>O viste umane, se fossete degne</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>de veder como de grazia fontana</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e com&#8217;el celo in lei vertute pegne!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Costei fo quella che prima me morse</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la nuda mente col disio soverchio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che subito mia luce se n&#8217;accorse.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Onne intellecto qui quiesca e dorma,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ché non fe&#8217; mai, sotto &#8216;l primo cerchio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Deo e natura sì leggiadra forma.</em> [5]</p>
<p style="text-align: justify;">Si osservi che la donna morse la nuda mente, cioè l&#8217;intelletto puro e chi se ne accorse fu «mia luce», cioè quella parte dell&#8217;anima che è luce della Sapienza che vuole ricongiungersi a lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Mescolando la sua sapienza di naturalista con la glorificazione di questa misteriosa donna, Cecco d&#8217;Ascoli continua ora dicendo che la lumerpa è luminosa e che le sue penne continuano a far luce anche dopo che essa è morta:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Così da questa ven la dolce luce,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ch&#8217;aluma l&#8217;alma nel disio d&#8217;amore;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>tollendo morte, a vita conduce.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E l&#8217;om, morendo po&#8217; con questa donna,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>luce la fama; nel mondo non more</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e de sospiri fa questa lonna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma chi da questa donna s&#8217;allontana,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>perde la luce de le prime penne,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>de soa salute onn&#8217;ora s&#8217;estrana;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ma, prego, con li dolci occhi me sguarde,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>tollendo del mio cor le penne vane,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>del ceco mondo che onn&#8217;ora m&#8217;arde:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e la soa forza me conduce a tanto,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che sempre li occhi gira &#8216;l tristo pianto.</em> [6]</p>
<p style="text-align: justify;">Continua, dicendo che un altro uccello, lo stellino, sale nell&#8217;aria abbandonando il dolce nido per amore della stella e aggiunge:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>È simel donna questa del stellino,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che fa volar la mente nostra accesa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel gran disio de lo ben divino </em>[7].</p>
<p style="text-align: justify;">Il Poeta dice, riprendendo un&#8217;antica figura mistica, che il <a title="pellicano" href="http://www.centrostudilaruna.it/pellicano.html">pellicano</a> fa rinascere i suoi figli, uccisi dalla serpe, versando su di loro il sangue del suo petto e (sostituendo chiaramente questa volta all&#8217;opera della mistica donna che porta da morte a vita quella di Cristo), dice che Cristo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Como de <a title="pellicano" href="http://www.centrostudilaruna.it/pellicano.html">pellicano</a> tene figura,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>per li peccati de&#8217; primi parenti,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>resuscitando l&#8217;umana natura;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e noi, bagnati da sanguigna croce,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>resuscitando da morte despenti</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>de servitute lassammo la foce:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>si che per morte reprendemmo vita,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che per peccati fo da noi partita. </em>[8]</p>
<p style="text-align: justify;">E continua parlando promiscuamente o della rinascita in Cristo o della rinascita di colui che ha nel cuore questa donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piombino, per esempio, ha delle penne che rinascono in pianta quando egli è morto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cossì costei; chi la ten nel core,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in onne modo segue temperanza:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in cel fiorisce, poi ch&#8217;al mondo more</em> [9].</p>
<p style="text-align: justify;">Lo struzzo digerisce il ferro, dimentica le uova, ma poi pentito nutre i figli «guardando lor con occhi humiliati»:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cossì, chi sente al core el dolce foco</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che nasce per disio de costei,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>el mal consuma e serva in suo loco;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e se de lei peccando se scorda,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>piangendo con sospiri dice omei,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>quando de questa donna s&#8217;arrecorda</em> [10].</p>
<p style="text-align: justify;">E così di seguito. Chi conosce questa donna si conforta dei peccati come la cicogna, che quando sta male va a bere l&#8217;acqua marina e «drizza il core verso il fine e il bene»: chi la porta nel cuore non finisce mai di cantare dolcemente sentendo lo splendore della luce divina, come la cicala che canta «per ardente sole».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La nocticora «vede la nocte, ma nel giorno è cieca»:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cossì fa l&#8217;anima viziosa e rea,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>quando da questa donna se departe,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la quale è de bellezza summa dea;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>acceca li occhi d&#8217;onne cognoscenza</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e segue la viltà in onne parte,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>fin che la luce de veder non pensa;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e fin el ben de l&#8217;eterno amore</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>non vede, ché vivendo ella se more</em> [11].</p>
<p style="text-align: justify;">La solita morte di chi non ama questa sublime donna.</p>
<p style="text-align: justify;">La pernice si dimentica del suo sesso e trasfigura la femmina in maschio e per invidia cova le uova altrui.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cossì como l&#8217;homo for de conoscenza,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che questa donna non porta nel core </em>[12].</p>
<p style="text-align: justify;">La rondine ridà la vista ai figli ciechi biascicando la celidonia che porta nel ventre:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cossì serai tu gracioso sempre,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>se porti amore e caritate dentro,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>de questa donna servando le tempre </em>[13].</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916588" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none;" src="../immagini/esoterismodante.bmp" border="0" alt="René Guénon, L'esoterismo di Dante" width="95" height="163" /> </a>Credo che sia inutile proseguire in quest&#8217;esposizione, perché non varrebbe la pena di parlare per chi non avesse già chiaramente inteso che qui si parla della santa e divina Sapienza, che al solito è la perfetta delle donne, che fa tornare da morte a vita, che dà tutte le virtù a chi la segue e lascia gli altri nella «morte» e per la quale Cecco d&#8217;Ascoli dice d&#8217;ardere d&#8217;amore, confessando poi che è la donna di tutti i buoni, la Sapienza nella quale come presso tutti i «Fedeli d&#8217;Amore» l&#8217;Intelligenza attiva della filosofia pagana si è fusa con la Rivelazione cristiana diventando mistica Sapienza che è amata dall&#8217;anima pura, che è offuscata dal peccato, restituita dal Cristo agli uomini ma nascosta e combattuta dalla Chiesa corrotta. D&#8217;altra parte egli dice con luminosa evidenza che:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fo &#8216;nanti &#8216;l tempo e &#8216;nanti &#8216;l cel soa vista;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>qui fa beata </em>[14]<em> nostra umanitate,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>seguend&#8217;el ben che per lei s&#8217;acquista</em> [15].</p>
<p style="text-align: justify;">In altro passo (precisamente prima d&#8217;imprendere quella terribile diatriba contro le donne) scrive:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non fo in donna mai vertù perfecta,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>salvo in Colei che &#8216;nanti el comenzare</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>creata fo et in eterno electa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rare fiate, como disse Dante,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>s&#8217;entende sottil cosa sotto benna</em> [16].</p>
<p style="text-align: justify;">Ora la sola «donna» che sia esistita «innanzi il comenzare», cioè a dire prima della creazione, non può essere se non quella per mezzo della quale la creazione avvenne e cioè precisamente la divina Sapienza e cioè precisamente l&#8217;amorosa Madonna Intelligenza, l&#8217;eterna Sofia, la mistica Sapienza che ricollega Dio all&#8217;uomo e che è fonte di ogni virtù e Beatrice dell&#8217;anima umana. Ecco che cosa si deve intendere con «sotto benna».</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo gl&#8217;interpreti realisti nella malinconia di non aver ancora potuto determinare il cognome e la paternità di questa donna amata da Cecco d&#8217;Ascoli (e questa volta, o infelici! nemmeno il nome di battesimo!). Osserveremo alcune cose abbastanza importanti: abbiamo visto che la Sapienza santa, perpetuamente rinascente negli uomini come il raggio della luce divina a essi direttamente elargita da Dio, è assimigliata alla «fenice», abbiamo visto che Cino da Pistoia rimprovera a Dante di non aver riconosciuto nella sua Beatrice «l&#8217;unica Fenice che con Sion congiunse l&#8217;Appennino». Cecco d&#8217;Ascoli parlando di questa donna la paragona ancora alla «fenice» e dice due cose importantissime: che di fenici ne esiste una sola e che viene dall&#8217;Oriente e aggiunge, cosa strana e inaudita, che questa Donna muore nel mondo per colpa di certa gente<em> grifagna oscura e ceca</em>!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Or questa (donna) de fenice ten semeglia,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>sentendo de la vita gravitate.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Morendo nasce; scolta meraveglia:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in elle parti calde d&#8217;oriente</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>canta, battendo l&#8217;ale desfidata,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>sì che nel moto accende fiamma ardente;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>però, che conversa, dico, in polve trita,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>per la vertute che spreme la luna,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>reprende in poca forma prima vita:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e, pur crescendo, monta nel so stato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Al mondo non ne fo mai plu che una;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>de l&#8217;oriente spande el so volato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Così costei, che al tempo more</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>per la grifagna gente oscura e ceca,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>accende fiamma del disio nel core:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ardendo, canta de le iuste note;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>con dolce foco la ignoranzia spreca</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e torna al mondo per le excelse rote;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la guida de li cieli la conduce</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ne l&#8217;alma, ch&#8217;è desposta per soa luce </em>[17].</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo è perfettamente e limpidamente d&#8217;accordo con quanto abbiamo dedotto da altri indizi e cioè: che la Sapienza iniziatica considerata come raggio diretto della divina Sapienza, e personificata in donna da tutto questo gruppo di poeti, era assimigliata alla fenice in quanto si considerava come Sapienza unica rinascente attraverso i tempi; che si considerava rinascente perché di continuo oppressa dall&#8217;errore e dalla violenza e in questo caso speciale è condotta a morte dalla virtù che spreme la luna (Chiesa) e la donna è uccisa da questa gente grifagna oscura e ceca, che sono evidentemente gli uomini della Chiesa corrotta, e che si riconosceva la sua unicità (Al mondo non ne fo mai plu che una) non solo, ma la sua provenienza dall&#8217;Oriente, da dove infatti era venuta probabilmente come dottrina gnostico-cristiana, come «Rosa di Sorìa», come quella misteriosa donna che su la man si posa come succisa rosa e che generava figlie alle fonti del Nilo e che conosceremo nella canzone di Dante: <em>Tre donne</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non possiamo abbandonare questo interessantissimo autore senza fare un cenno del suo atteggiamento verso Dante e verso gli altri «Fedeli d&#8217;Amore».</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>continua</em>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p>[1] Libro IV, cap. IX.</p>
<p>[2] Libro III, cap. I.</p>
<p>[3] Non è più quello che fu perché è entrato nella «vita nuova» come Dante.</p>
<p>[4] Libro III, cap. I. Si ricordi che, secondo l&#8217;idea comune in questa poesia, non solo il perfetto amante è immedesimato con l&#8217;amata, ma l&#8217;uomo distaccato dalla santa Sapienza è «morto».</p>
<p>[5] Libro III, cap. II.</p>
<p>[6] Libro III, cap. IV. La forza del mondo cieco è tale che mi costringe a simulare tristemente (tristo pianto). Il pianto letteralmente contrasterebbe con la beatitudine che la donna dà.</p>
<p>[7] Libro III, cap. V.</p>
<p>[8] Libro III, cap. VI.</p>
<p>[9] Libro III, cap. VIII.</p>
<p>[10] Libro III, cap. IX.</p>
<p>[11] Libro III, cap. XIII.</p>
<p>[12] Libro III, cap. XIV.</p>
<p>[13] Libro III, cap. XV.</p>
<p>[14] Beatrice.</p>
<p>[15] Libro III, cap. II.</p>
<p>[16] Libro IV, cap. IX.</p>
<p>[17] Libro III, cap. II. Poiché il Codice Laurenziano pone come testata a questo capitolo «De natura fenicis asimilando ipsam virtuti» si comprende come sia nato tra i commentatori l&#8217;equivoco (forse voluto da chi scrisse quella rubrica) secondo il quale la donna misteriosa sarebbe la virtù; ma i caratteri che il Poeta le assegna rispondono tutti alla Sapienza e non alla virtù. Anzitutto essa emana dal Terzo cielo ed è quindi legata con Amore come tutte le altre donne. Essa «morde la nuda mente» dà forma all&#8217;intelletto cioè è Intelligenza attiva, dà luce e salute, prende forma del cristiano pellicano che è il Verbo. Chi se ne diparte «acceca li occhi d&#8217;onne cognoscenza». Essa fu prima della creazione, il che è perfettamente chiaro se essa sia divina Intelligenza, non se sia virtù, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Questo brano costituisce la prima parte del capitolo 10 di Luigi Valli, <em>Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d&#8217;Amore»</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-misteriosa-donna-dell%c2%abacerba%c2%bb-di-cecco-dascoli.html' addthis:title='La misteriosa donna dell&#8217;«Acerba» di Cecco d&#8217;Ascoli ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Così morì l’Uranoscopo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 08:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione dell'omonimo saggio della prof. Anna Maranini sull'animale fantastico che era simbolo della ricerca spirituale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cosi-mori-l%e2%80%99uranoscopo.html' addthis:title='Così morì l’Uranoscopo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_1933" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883125300" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1933" title="uranoscopo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uranoscopo.jpg" alt="Anna Maranini, Così morì l'uranoscopo" width="200" height="284" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Maranini, Così morì l&#39;Uranoscopo</p></div>
<p style="text-align: justify;">La Prof.ssa Anna Maranini, studiosa di letteratura medievale e umanistica, ha pubblicato un originale studio sulla figura dell&#8217;<em>uranoscopus</em>, ovvero la raffigurazione di un pesce con gli occhi rivolti verso il cielo che era <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dell&#8217;attitudine umana a cercare le proprie origini divine. Il libro prende le mosse dalla descrizione del pesce <em>uranoscopus</em> dell&#8217;umanista Gioachino Camerario il Giovane (1534-1598). Fin dall&#8217;<a title="Antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> la postura eretta dell&#8217;uomo era interpretata come un anelito ad elevare l&#8217;anima alle altezze del cielo, e il Cristianesimo aveva accolto e sviluppato questo tema culturale. Già <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> aveva indicato l&#8217;origine dei quadrupedi negli uomini che non si occupavano di filosofia e che non prendevano in considerazione la natura degli oggetti celesti; sulla scia di queste concezioni il pensiero cristiano riteneva che l&#8217;uomo era stato conformato in modo da poter agevolmente guardare al cielo per poter contemplare il suo creatore.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immagine dell&#8217;<em>uranoscopus</em> andava a confondersi con varie tipologie di pesci più o meno fantastici che venivano descritti nei lessici, nei <em>bestiarii</em> e nelle opere astrologiche del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>. Ad aumentare la confusione contribuivano anche i copisti che, confondendo la grafia delle lettere, leggevano ad esempio <em>granius</em> al posto di <em>uranius</em> dando luogo a equivoci che si perpetuavano da un testo all&#8217;altro. Anche a causa di questi malintesi talvolta altri animali assumevano caratteristiche di <em>uranoscopus</em>, ad esempio nelle <em>Derivationes</em> di Uguccione da Pisa l&#8217;animale <em>uranoscopus</em> era il bue. Le etimologie si confondevano ed erano prese di volta in volta dall&#8217;ebraico, dall&#8217;arabo, dal persiano, dall&#8217;etiopico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ne <a title="L'Acerba di Cecco d'Ascoli" href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabianiacerba.html"><em>L&#8217;Acerba</em></a> di Cecco d&#8217;Ascoli, compare un &#8220;Orospo&#8221;, che non viene descritto come un pesce, ma come un animale con un solo occhio rivolto verso l&#8217;alto e con la schiena ricoperta di peli bianchi. La parola usata da Cecco veniva facilmente interpretata come &#8220;rospo&#8221; in virtù della facile assonanza, ma è evidente che derivava da errate letture della grafia dei codici manoscritti.</p>
<p style="text-align: justify;">La lessicografia accoglieva anche il lemma contrario: il <em>catoblepa</em>, che era riferito ad animali che avevano lo sguardo costantemente rivolto verso il basso, segno incontrovertibile di attitudini demoniache.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema dell&#8217;<em>uranoscopus</em> continuò ad avere fortuna anche in piena epoca umanistica, sia nel mondo cattolico che in quello protestante, anche se gli autori cercavano di usare un linguaggio allusivo e non troppo diretto per il timore di incappare nelle scomuniche e negli interdetti che fioccavano in entrambi i campi quando si trattavano temi spirituali. Poi, verso la fine del XVII° secolo cominciarono a essere pubblicati manuali scientifici sui pesci che mettevano ordine nella varia mitologia che si era accumulata sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;affascinante storia dell&#8217;<em>uranoscopus</em> è esemplificativa di temi che si sono manifestati nella concezione della <em>philosophia perennis</em>, che imponeva una continua ricollocazione delle idee dalla filosofia alla teologia, dalla mitologia alle credenze popolari, dalla magia alla <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a>, in un continuo riesame dei concetti di razionalità e di mistero.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anna Maranini, <a title="Così morì l'uranoscopo" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883125300" target="_blank"><em>Così morì l&#8217;uranoscopo</em></a>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2006, pp. 272, € 16,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cosi-mori-l%e2%80%99uranoscopo.html' addthis:title='Così morì l’Uranoscopo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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