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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Bushido</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 15:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nascita e la storia dei fumetti di Diabolik e le ragioni del loro successo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diabolik-il-nero-dei-fumetti.html' addthis:title='Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2460" style="margin: 10px;" title="diabolik" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/diabolik.jpg" alt="" width="300" height="254" />All’anagrafe ha compiuto da poco i quarantacinque anni, ma non li dimostra. Indossa come sempre una calzamaglia nera che gli copre il volto, non ha rinunciato a pericolose imprese da ladro gentiluomo e a rocambolesche fughe a bordo della mitica Jaguar E-Type. Stiamo parlando di Diabolik, una vera e propria icona del fumetto per adulti che ha appassionato generazioni di lettori, attraversando indenne mode e tendenze. Le sue storie continuano a essere presenti in edicola stampate dalla casa editrice Astorina. L’imprendibile ladro mascherato,  ricercato dal ferreo quanto leale ispettore Ginko, e da sempre fedele all’affascinante compagna Eva Kant, continua a essere protagonista di libri e di svariate iniziative. Bipitalia Ducato ha emesso da poco una carta di credito prepagata dedicata proprio all’ispettore Ginko in tiratura limitata; mentre Diabolik arriva nell’omonimo videogioco “<em>Diabolik-the original sin</em>” (Diabolik- il peccato originale) che lo vede protagonista del furto di un prezioso dipinto che sta viaggiando su un treno diretto al museo di Maryville, la città dove Diabolik risiede.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/diabolik-alba-di-sangue/5205" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2461" style="margin: 10px;" title="diabolik-alba-di-sangue" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/diabolik-alba-di-sangue-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Ma è la carta stampata a fare come sempre la parte del leone. Per la milanese Alacràn Edizioni è da poco uscito il romanzo di Andrea Carlo Cappi <a title="Diabolik. Alba di sangue" href="http://www.libriefilm.com/diabolik-alba-di-sangue/5205"><em>Diabolik, alba di sangue</em></a> che segue il precedente, sempre di Cappi, <a title="Diabolik. La lunga notte" href="http://www.libriefilm.com/diabolik-la-lunga-notte/5209"><em>Diabolik, la lunga notte</em></a>. Questa nuova storia vede Diabolik cedere al ricatto dei servizi segreti che rapiscono Eva Kant. Per salvarle la vita Diabolik dovrà tentare un furto impossibile sull’isola di Jornada affrontando da solo un intero esercito. Da qualche indiscrezione sappiamo che la fine non è propriamente scontata. Dunque l’ennesima impresa disperata per il protagonista creato a Milano dalle sorelle Angela e Luciana Giussani nel 1962, vere precorritrici del <em>comics noir</em> “made in Italy”. Diabolik nacque infatti dall’intuito di Angela, che abitava nelle vicinanze della Stazione dei treni di Cadorna e che aveva notato quanti pendolari, per ingannare il tempo, leggessero in treno. Si racconta che fece un’indagine di mercato per capire i gusti dei potenziali lettori che già allora prediligevano i gialli. Ecco come nacque il formato Diabolik, facile da leggere e da riporre in tasca. Diabolik esordì ufficialmente il 1 novembre 1962 con l’avventura dal titolo “Il re del terrore”.</p>
<p style="text-align: justify;">I connotati del personaggio erano fortemente controcorrente, antitetici ai valori comuni: spietatezza verso il prossimo e una  passione per il furto  che vede come vittime banche, famiglie facoltose o peggio altri criminali arricchitisi. Le sorelle Giussani, una volta creato il personaggio, seppero plasmarlo permettendogli di incontrare il favore di un pubblico sempre più vasto. Diabolik riuscì a ribaltare il proprio status di eroe negativo con poche, ma fondamentali accortezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Dapprima fidanzato con Elisabeth Gray, dal terzo numero in poi incontrerà la compagna della sua vita, la bionda Eva Kant, alla quale dimostrerà una fedeltà assoluta. Da qui in avanti Diabolik smorzerà la sua spietatezza, abbandonando l’iniziale ruolo di assassino e facendo di Eva anche la sua insostituibile compagna nelle imprese. Si dovrà aspettare il 1968 per ricostruire il passato di Dioabolik attraverso l’albo “Diabolik, chi sei” che lo racconta come l’unico sopravvissuto di un terribile naufragio che lo fa giungere addirittura in fasce su un’isola sperduta. I riferimenti a illustri precedenti sono numerosi e svariati: dal biblico Mosè salvato dalle acque ai genitori del futuro Tarzan che abbandonati dalla ciurma della nave che li sta portando in Africa rimangono su un’isola deserta dove moriranno dopo poco lasciando da solo il bimbo appena nato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti questi “pargoli” che sembrerebbero condannati a una fine crudele, sono invece destinati a un futuro ben preciso che noi tutti conosciamo: Mosè guiderà il suo popolo lontano dalla tirannia e Tarzan diventerà il re della giungla. Diabolik invece verrà allevato dagli uomini di King, un pericoloso malvivente che insegnerà a Diabolik tutto il suo bagaglio di esperienze criminali. Una volta adulto Diabolik fuggirà dall’isola dopo aver ucciso King e si rifugerà nel Deccan in <a title="oriente" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente">oriente</a>. Il percorso iniziatico dell’eroe non è ancora finito e segue gli schemi tipici del mondo della tradizione. Anche Diabolik incontrerà un maestro, una guida che di fatto ne sancirà un profondo cambiamento. Questo maestro non a caso si chiama Ronin, come quei samurai dell’antico Giappone, detti anche “uomini onda” che, non avendo padroni da seguire, erano guerrieri erranti; spesso si mettevano al servizio di villaggi da difendere da incursioni esterne, o ancora insegnavano al popolo le tecniche di combattimento. E sarà proprio da Ronin che Diabolik apprenderà le tecniche del <em>bushido</em>, la via del guerriero, alle quali Diabolik ricorrerà durante le sue imprese. Qui indosserà per la prima volta la calzamaglia nera, apprenderà micidiali tecniche a mano nuda e diventerà abilissimo nell’uso del coltello e nell’adottare travestimenti. In Ronin Diabolik troverà un esempio, una guida, ma il destino vuole che debba essere l’allievo a superare il maestro. Infatti Ronin e tutta la sua scuola di allievi, fatta eccezione per Diabolik, verranno massacrati da un certo Walter Dorian, peraltro sosia di Diabolik. Toccherà così a Diabolik  vendicare il maestro e i suoi amici. Dopo la morte del nemico, Diabolik ne assumerà l’identità e inizierà a viaggiare sulla sua auto, la Jaguar Type-E.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-regine-del-terrore/5207" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2462" style="margin: 10px;" title="le-regine-del-terrore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/le-regine-del-terrore.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a> Per essere nato negli anni Sessanta dalla fantasia di due sorelle, Diabolik assumeva in sé numerosi tratti interessanti che si inserivano in un’immaginario popolare attratto, ma anche intimorito da personaggi di questo tipo. Diabolik giunse infatti in un contesto fumettistico italiano in cui, poco tempo dopo, sarebbero nati personaggi anomali e a tinte fosche quali “Kriminal” e “Satanik”, ideati da Luciano Secchi, alias Max Bunker, e apparsi per la prima volta nel 1964. Con essi si rompeva definitivamente la lunga catena di eroi senza luci e ombre, personaggi che tanto piacevano ai benpensanti. Bunker iniziò a collaborare con il disegnatore Roberto Raviola, in arte Magnus. Da questa “strana coppia” qualche anno dopo nascerà Alan Ford, un personaggio <em>sui generis</em>, grafico pubblicitario di professione, ma arruolato come agente segreto in un gruppo chiamato T.N.T che riprende le iniziali dei componenti del tritolo:Tri-Nitro-Toluene. E anche i compagni di avventura di Alan Ford saranno personaggi fuori dal coro, una sorta di armata Brancaleone decisamente assortita e per nulla mossa da buone intenzioni: si va dal tedesco Grunf, ex meccanico della Lutwaffe, a Bob Rock, il Conte Oliver ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti personaggi, a cominciare da Diabolik, che hanno rischiato l’accusa di essere fascisti o comunque di essere il frutto di un pensiero di destra. Max Bunker non si dichiarò mai di destra, ma neppure lo considerò certo un marchio di “infamia” o smentì certe sue simpatie. Così come erano palesi le simpatie fasciste dell’editore Gino Sansoni, marito di Angela Giussani, che nel suo studio sfoggiava una gigantografia di Benito Mussolini. Inoltre Diabolik incarnava tutte quelle caratteristiche che piacevano all’immaginario della destra: combattività, prestanza fisica, abilità nell’uso delle armi, amore per il rischio e le imprese azzardate.  Nonostante questo il pubblico ne sancì il successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche mese è uscito un libro per le edizioni BD scritto a due mani da Davide Barzi e Tito Faraci intitolato <a title="Le regine del terrore" href="http://www.libriefilm.com/le-regine-del-terrore/5207"><em>Le regine del terrore. Angela e Luciana Giussani. Le ragazze della Milano bene che inventarono Diabolik</em></a>. Così Mario Gomboli della casa editrice Astorina rivela il segreto della longevità di Diabolik: ”Il coraggio che ha spinto due sorelle della buona borghesia milanese, Angela e Luciana Giussani, a creare nel 1962 il primo fumetto rivolto a un pubblico adulto; il primo imperniato su un personaggio “negativo” e tuttavia vincente; il primo a divenire oggetto di denunce, critiche feroci e ostracismi da parte dei benpensanti dell’epoca. Il coraggio, sempre delle autrici, di resistere a sequestri, insulti e processi per “corruzione di minori” piuttosto che per “incitamento a delinquere” (da cui, sia detto per inciso, uscirono sempre vincenti). Il coraggio di far uscire il loro personaggio dalle pagine a fumetti per portarlo nelle sale cinematografiche con la regia di Lamberto Bava”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il secolo d&#8217;Italia</em> del 22 novembre 2007.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diabolik-il-nero-dei-fumetti.html' addthis:title='Diabolik, il &#8220;nero&#8221; dei fumetti ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mishima, ultimo samurai</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 13:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rassegna cinematografica dedicata allo scrittore giapponese Yukio Mishima]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mishima-ultimo-samurai.html' addthis:title='Mishima, ultimo samurai '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804493933" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mishimaromanzieracconti1.bmp" border="0" alt="Yukio Mishima, Romanzi e racconti. Volume 1" width="95" height="159" /></a>Da decenni è una delle icone del Giappone tradizionale e guerriero, patria dei <em>kamikaze</em>, che, nel dopoguerra è diventato una formidabile fucina di tecnologia, cercando in qualche modo di dimenticare il proprio passato imperiale e militarista.  Stiamo parlando dello scrittore <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Yukio Mishima</a></span>, figura complessa ed enigmatica entrata a far parte dell’immaginario popolare quale esempio di risolutezza e determinazione estrema che porta alla morte. Con un accostamento azzardato se <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> fosse stato un cartone animato certamente si sarebbe trovato a suo agio nei panni di Gemon, il temibile e imperturbabile Samurai, che insieme al pistolero Gigen, componeva la banda di Lupin, il famoso imprendibile ladro gentiluomo. Di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> rimangono immagini forti, considerate da alcuni sintomo di un fanatismo difficilmente concepibile per un occidentale, foto che lo ritraggono impugnare la <em>katana</em>, la celebre spada dei samurai, e con la testa fasciata dalla <em>chimachi</em>, la fascia bianca recante il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Sol Levante. Per molti <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> rimane a tutt’oggi un cattivo maestro, per altri un esempio da seguire. E ancora tutti i cultori di arti marziali non possono che illuminarsi quando sentono parlare di lui e della via del <em>Bushido</em>, la via del guerriero, in cui arti marziali, filosofia e spiritualità si fondono permettendo all’indivuduo di raggiungere la perfezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804493941" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mishimaromanzieracconti2.bmp" border="0" alt="Yukio Mishima, Romanzi e racconti. Volume 2" width="95" height="160" /></a>Per chi volesse conoscere più da vicino, e approfondire il <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> scrittore e drammaturgo, libri e suggestioni a parte, a Milano verrà proiettato il 21 febbraio prossimo, presso il Centro di Cultura Giapponese di Milano (Via Lovanio 8, tel. 3489200948) il rarissimo film del regista Paul Schrader “<span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>: A life in a Four Chapters” del 1985 che rientra in una più ampia rassegna intitolata “Bellezza e tristezza del cinema giapponese” che il Centro ha voluto dedicare ai capolavori del cinema del Sol Levante ogni giovedi alla ore 19.00 fino al 22 maggio. Questi incontri, curati da Giampiero Raganelli, Massimiliano Matteri e Yumiko Matake hanno il compito di mostrare con un occhio diverso le millenarie tradizioni del Giappone attraverso alcune pellicole d’autore che comprendono, oltre al film di Schrader, anche “Sentimenti umani e palloncini di carta” di Sadao Yamanaka, film del 1937 e presentato al Festival del Cinema di Venezia del 2005, e  film del regista Kenji Mizuguchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film dedicato a <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> rievoca lo scrittore nipponico autore di libri quali <em>Confessioni di una maschera</em> o <em>Sole e acciaio</em> che dal giorno della sua scomparsa è entrato nell’immaginario collettivo come non solo il più grande scrittore giapponese dell’età moderna, ma soprattutto come l’ultimo erede della tradizione nipponica e del culto dell’Imperatore. <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> infatti mise fine alla sua esistenza con il <em>seppuku</em>, ovvero il suicidio rituale tipico dei samurai, diventanto un’icona del mondo tradizionale che non si voleva arrendere ad un dopoguerra dove la sconfitta del Giappone ne aveva condizionato gli usi e costumi. <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> ad esempio da intellettuale e scrittore si era sempre opposto, non riconoscendolo, il trattato di San Francisco del 1951 col quale gli Stati Uniti imponevano al Giappone il divieto di avere un proprio esercito e obbligando il paese sconfitto a ricorrere al vincitore per la difesa del proprio territorio.</p>
<img class="size-medium wp-image-1609" title="yukio-mishima" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/yukio-mishima.jpg" alt="Yukio Mishima" width="226" height="299" />
<p style="text-align: justify;">Era il 25 novembre del 1970 quando <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>, dopo aver preso in ostaggio nel suo ufficio il generale dell’esercito di autodifesa Mashita, e dopo un accorato appello-testamento recitato dalla finestra dell’ufficio di fronte a tutti gli uomini del reggimento e alla presenza di giornalisti e televisioni, si tolse la vita con l’antico rito samurai. In Italia lo scrittore venne subito etichettato come fascista e militarista in quanto assoluto cultore del fisico e della disciplina marziale senza interpretarne il pensiero; solo di recente grazie a nuovi studi approfonditi e si è riusciti ad andare oltre alle semplici apparenze. Lo stesso Alberto Moravia che lo aveva incontrato personalmente non aveva esitato a definirlo “un conservatore decadente” e in un certo senso lo era, figlio di un Giappone costretto a rinnegare il proprio passato e a subire la cultura del vincitore. L’idea di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> esulava il semplice patriottismo di stampo europeo, il suo culto per la figura dell’Imperatore era un’idea trascendente che di certo lo rendeva più simile a un pensatore quale <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> e alle sue idee in materia di tradizione che non a un comune nazionalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film di Schrader è diviso in quattro capitoli, ognuno ispirato ad un’opera dello scrittore. Il primo, intitolato “La bellezza” è tratto dal romanzo <em>Il padiglione d’oro</em> del 1956 e narra la storia di un ragazzo, un accolito buddhista fisicamente deforme, che rimane a tal punto affascinato da quest’esempio di architettura da diventare balbuziente; il solo modo per liberarsi dalla malia di ciò che ha visto sarà distruggere il padiglione stesso. Il tema dell’estetica e della bellezza inseguita che diventa un ossessione  domina questa sorta di parabola tipica della tradizione Zen.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo capitolo “L’arte”, ispirato al romanzo <em>La Casa di Kioko</em> (1956) il protagonista è un giovane attore di nome Osanu che vive un rapporto di conflittualità con la madre e che non riesce ad accettare il proprio corpo quando è a letto con la sua donna Mitsuko. Osanu decide così di intraprendere la via delle arti marziali per raggiungere un ideale di bellezza perfetta al cui vertice rimane solo il suicidio. Il tema del suicidio rituale, dell’esercizio delle arti marziali come veicolo per raggiungere un ideale di perfezione spirituale e guerriera sono fondamentali in <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>. Non dimentichiamo che oltre ad essere un prolifico scrittore di romanzi e di testi teatrali, che gli valsero tra l’altro riconoscimenti internazionali, <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> dal 1955 iniziò a dedicarsi sempre di più alla pratica del Kendo e alle discipline militari in genere. Fondò una vera e propria associazione di combattenti privati denominata <em>Tate no Kai</em>, ciè Società degli Scudi, che secondo lo scrittore era dove incarnare lo spirito del giappone tradizionale e imperiale di fronte al sopruso del Trattato di San Francisco imposto dal vincitore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8877106034" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lezionispiritualipergiovanisamurai.bmp" border="0" alt="Yukio Mishima, Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti" width="95" height="166" /></a>Il terzo capitolo intitolato “L’azione” sembra riassumere in sé tutta la parabola di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> scrittore-guerriero: Isao, studente di Kendo, l’antica arte della scherma, e cadetto dell’esercito, si dedica unicamente al culto dell’Imperatore e con i suoi compagni decide di eliminare dal  Giappone la piaga del capitalismo americano, ma una volta che il suo piano d’azione viene scoperto non ha scelta. Imprigionato e torturato per il suo progetto di colpo di stato, una volta evaso riesce a uccidere il politico responsabile del suo fallimento. Dopodichè Isao sceglierà la via del <em>seppuku</em>, suicidandosi in riva a un fiume. Esattamente come <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> nella realtà e nelle sue opere; lo scrittore fu sempre ossessionato dalla morte, così come testimonia il biglietto che la mattina in cui suicidò lasciò nel suo studio e sul quale vi era scritto:”la vita umana è breve, ma io vorrei vivere sempre”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultimo capitolo “Armonia tra penna e spada” viene messa in scena l’ultima azione di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span>, il suo proclama e la sua morte. E con questo finale in apparenza tragico <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> e inspiegabile agli occhi di molti, riuscì a consegnarsi all’immortalità, grazie ad un’idea sulla quale aveva plasmato la sua intera esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le immagini di <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> mentre lancia il suo ultimo appello, il suo sguardo gettato oltre la realtà delle piccole cose, il <span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> samurai, armato di <em>Katana</em>, ultimo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della tradizione guerriera nipponica in un secolo dominato dalla grande industria, ancora oggi continuano a fare il giro del mondo e a raccontare di questo ultimo samurai.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 21 febbraio 2008.</p>
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