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	<title>Centro Studi La Runa &#187; borla</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Zolla, il signore degli archetipi</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 17:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ricordo di Elémire Zolla e della sua opera scritto poco dopo la sua morte dall'amico e collaboratore Alfredo Cattabiani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/zolla-il-signore-degli-archetipi.html' addthis:title='Zolla, il signore degli archetipi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p><img class="size-full wp-image-6191 alignright" style="margin: 10px;" title="Elémire Zolla (Torino, 9 luglio 1926 – Montepulciano, 29 maggio 2002) " src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/zolla.jpg" alt="" width="220" height="265" /></p>
<p style="text-align: justify;">Che ci aspetta dietro la soglia della morte, dopo la discesa agli inferi?  Alla catabasi seguirà l&#8217;anastasi?  Quali sono le vie per prepararci al periglioso passaggio?  Si deve amputare il nostro io fin da questa vita per accedere a uno stato di luce perenne?</p>
<p style="text-align: justify;">In tali domande si potrebbe riassumere il viaggio che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span> ha compiuto negli ultimi vent&#8217;anni di vita e di cui <a title="Discesa all'ade e resurrezione" href="http://www.libriefilm.com/discesa-allade-e-resurrezione/2502"><em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</em></a> (Adelphi, Milano 2002, pagg. 200, € 9,00) è l&#8217;ultimo documento che ci ha offerto prima di lasciarci la primavera scorsa. Raccoglie una serie di saggi recenti, fra cui <em>Catabasi e anastasi </em>che fu pubblicato in poche copie nel 2001 presso l&#8217;editore Alberto Tallone di Torino: quasi un virtuale ritorno alla città dove lo scrittore, figlio di un pittore italo-francese, Venanzio, e di una pianista inglese, soffrì gli anni dell&#8217;adolescenza nella cupezza di un clima psichico e spirituale, ma anche, culturale e industriale, ai quali molti soccombevano, sprofondando o nella depressione o in atteggiamenti schizoidi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/discesa-allade-e-resurrezione/2502" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6192" style="margin: 10px;" title="discesa-all-ade-e-resurrezione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/discesa-all-ade-e-resurrezione-177x300.jpg" alt="" width="177" height="300" /></a>Conobbi Zolla quando, nel 1966, diventato direttore editoriale di una casa editrice torinese di ispirazione cristiana, la Borla, decisi di affiancare alle collane esistenti testi che si ponessero di là della illusoria dialettica tra progressisti e conservatori, insegnando à seguire la difficile via dell&#8217;attenzione alla verità.  Nacque così la collana «Documenti di cultura moderna», diretta da Augusto del Noce e da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>. Quella collaborazione continuò poi nella Rusconi Libri, dove i consigli del secondo, grazie alla mercuriale capacità di cogliere ogni novità nel più sperduto angolo del mondo, furono preziosi: a lui si devono ad esempio <em>Il Signore degli Anelli</em> di J.R.R. Tolkien, la scoperta di alcuni studiosi stranieri come Pavel Florenskji, Ananda K. Coomaraswamy, Seyyed Hossein Nasr, Marius Schneider, e di italiani come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/guido-ceronetti">Guido Ceronetti</a></span>, Cristina Campo e Giuseppe Sermonti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>, approdato a Roma negli anni Cinquanta, era stato per qualche tempo redattore di «Tempo presente», la rivista-liberale che Nicola Chiaromonte dirigeva insieme con Ignazio Silone.  Scriveva anche su «Lo spettatore italiano» saggi sulla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> anglo-americana che attirarono l&#8217;attenzione e la stima di Mario Praz aprendogli la strada per la carriera accademica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-destino-itinerante/2496" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6193" style="margin: 10px;" title="un-destino-itinerante" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/un-destino-itinerante-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a>Nel 1958 usciva un suo saggio, <em>L&#8217;eclissi dell&#8217;intellettuale</em> che, insieme col successivo, <em>Volgarità e dolore</em>, entrambi editi da Bompiani, suscitò sconcerto ma anche interesse per la critica radicale a quella che allora si definiva società di massa, e dove si coglievano echi della Scuola di Francoforte che egli era stato il primo a introdurre in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non si sarebbe certo arrestato a quel livello.  Ancora una volta lo scrittore stupì l&#8217;aia culturale nostrana imboccando la via della cultura che al primato della prassi contrapponeva quello della contemplazione, e allo storicismo l&#8217;attenzione alla dimensione sovrastorica della realtà, come già testimoniava nel 1965 l&#8217;antologia <em>I mistici</em> (Garzanti) alla quale aveva collaborato significativamente Cristina Campo con molte traduzioni.  Pubblicava anche alcuni memorabili saggi che consiglierei di leggere ai giovani d&#8217;oggi perché sono perfettamente attuali: da <a title="Le potenze dell'anima" href="http://www.libriefilm.com/le-potenze-dellanima/4129"><em>Le potenze dell&#8217;anima</em></a> (Bornpiani 1968), un&#8217;anatomia spirituale dell&#8217;uomo che, attraverso il viaggio fra le culture tradizionali mostra i limiti della psicoanalisi; a <em>Storia del fantasticare</em> (Bompiani 1964) sulla fantasticheria nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> moderna privata dell&#8217;immaginazione metafisica; o ai <em>I letterati e lo sciamano</em> (Bompiani 1969) in cui sottolinea il duplice errore della cultura eurocentrica nei confronti dei pellirosse, giudicati ora dei primitivi prelogici, ora incarnazioni del buon selvaggio, fino a quando etnologi e antropologi di ispirazione tradizionale non ne restituirono l&#8217;identità che nulla aveva a che fare con le &#8220;favole&#8221; dell&#8217;<em>Enciclopedia </em>o con quelle dello stato di natura.</p>
<p style="text-align: justify;">La successiva sua riflessione s&#8217;indirizzò verso un approfondimento delle tradizioni sapienziali con un dislocamento progressivo in Oriente. «Scrissi sull&#8217;India <em>Le tre vie </em>(Adelphi) &#8211; osserva a questo proposito in un breve scritto finale, <em>Prospettive nuove </em>- dove illustravo il metodo indù per attingere la liberazione: ci sono tre strade distinte, la normale, ragionante, che perviene all&#8217;<em>advaita-vedanta</em>, conoscenza non duale; l&#8217;amorevole o <em>bhakta</em>, per cui ci si innamora di quanto ci avvolge; infine, terza via, maledetta dal borghese indiano, il <em>tantra </em>o scatenamento scandaloso che nel massimo della rivolta contro ogni norma attinge alla liberazione».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/archetipi/2495" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6194" style="margin: 10px;" title="archetipi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/archetipi-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>È ancora presto per tracciare un bilancio della sua opera. Ma già sin da ora  è possibile riconoscere in lui uno dei protagonisti del secondo Novecento italiano come esploratore delle tradizioni religiose, anche se talvolta incauto nel percorrere certe strade che potevano condurre a esiti inaspettati e inquietanti: si vedano ad esempio le pagine sulla realtà virtuale.  Tuttavia, leggendolo con discernimento, si attingeranno in ogni sua pagina scoperte, intuizioni e suggerimenti in un immaginifico caleidoscopio di erudizione, forse il più stupefacente dell&#8217;ultimo secolo in Italia.  Si pensi ad esempio, a libri come <a title="Aure" href="http://www.libriefilm.com/aure-i-luoghi-e-i-riti/680"><em>Aure</em></a>, <a title="Archetipi" href="http://www.libriefilm.com/archetipi/2495"><em>Archetipi</em></a>, <a title="L'amante invisibile" href="http://www.libriefilm.com/lamante-invisibile/679"><em>L&#8217;amante invisibile</em></a>, <a title="Verità segrete esposte in evidenza" href="http://www.libriefilm.com/verita-segrete-esposte-in-evidenza/681"><em>Verità segrete esposte in evidenza</em></a>, tutti pubblicati da Marsilio; all&#8217;<em>Androgino</em> presso la Red; al magistrale saggio <em>Simbologia</em>, pubblicato nella «Enciclopedia del Novecento» della Treccani; ma anche a Uscite dal mondo (Adelphi 1992) e a <em>Lo stupore infantile </em>(Adelphi 1993), una raccolta di saggi che spaziano dalla metafisica della luce ai <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismi</a> della montagna e della migrazione, dalle apocalissi al culto matriarcale delle selve, dalla rinascita ermetica fiorentina ad alcuni ritratti di protagonisti della cultura novecentesca di ispirazione sapienziale, come Karl Kérenyi e W.B. Yeats.</p>
<p style="text-align: justify;">In <a title="Discesa all'ade e resurrezione" href="http://www.libriefilm.com/discesa-allade-e-resurrezione/2502"><em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione</em></a>, dove emerge inaspettatamente la figura di Gesù in una cornice non certo ortodossa, poiché vi affiorano non casualmente molte suggestioni gnostiche insieme con altre cabbalistiche e alchemiche, sottolinea due convinzioni: in primo luogo che alla radice del nostro Occidente ci sia «una tradizione spirituale celata, concepita dai fondatori originari delle nostre scienze, ma poi travisata e cancellata con cura, sicché ben pochi ne conoscono oramai i nomi stessi, salvo i rarissimi che sappiano di avere in tasca la storia delle stelle e di poter andare in direzione del futuro guardando al passato».  E ne adduce molti esempi che spaziano dall&#8217;Oriente fino a san Paolo.  In secondo luogo, in una prospettiva che nega la sopravvivenza dell&#8217;anima in senso cristiano, invita a rinunciare alla centralità del nostro io come condizione indispensabile per accedere a quel bacile di carità e di luce del Buddha che secondo Coomaraswamy altro non era che il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il sole 24 ore</em> del 1 dicembre 2002.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/zolla-il-signore-degli-archetipi.html' addthis:title='Zolla, il signore degli archetipi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Zolla e la scomparsa dell&#8217;intellettuale vero</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ricordo dello studioso e scrittore scomparso nel 2002]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/zollalombardo.html' addthis:title='Zolla e la scomparsa dell&#8217;intellettuale vero '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8817010367"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilconoscitoredisegreti.bmp" border="0" alt="Grazia Marchianò, Elémire Zolla, Il conoscitore di segreti" width="95" height="153" align="right" /></a> Molte parole della nostra lingua sono abusate e utilizzate per indicare concetti diversi da quelli cui dovrebbero riferirsi, secondo il significato loro proprio: un chiaro esempio in questo senso ci è dato dal termine <em>intellettuale</em>. Non solo, infatti, questo vocabolo viene impiegato per designare ogni sorta di individuo che prenda in mano la penna o che pronunci parola nei convegni di &#8220;cultura&#8221;, ma anche il termine <em>intelletto </em>(da cui il primo direttamente deriva) viene generosamente esteso a campî ove ben difficilmente fa ingresso. Ebbene, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span> è stato un intellettuale, e lo è stato nel senso etimologico del termine (che è poi l&#8217;unico legittimo), vale a dire un uomo capace di <em>intus legere </em>- e per ciò stesso intelligente. Come scrisse infatti <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, &#8220;l&#8217;intelletto, in quanto principio universale, potrebbe essere concepito come ciò che contiene la Conoscenza Totale&#8221; (<em>Gli stati molteplici dell&#8217;essere</em>) e l&#8217;intuizione intellettuale &#8220;è contemporaneamente il veicolo della conoscenza e la conoscenza stessa, e in essa il soggetto e l&#8217;oggetto si identificano e si unificano&#8221; (<em>Introduzione generale allo studio delle dottrine indù</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span> ha avuto un suo preciso e significativo ruolo nel mondo della cultura, quello che ne ha fatto un emblematico pensatore, solitario in uno squallido panorama di conformisti ad ogni costo. Infatti l&#8217;ambiente della asfittica cultura ufficiale accademica, completamente egemonizzata dai rispettivi materialismi e relativismi alla Freud, Marx ed Einstein non vide mai di buon occhio (e d&#8217;altronde, come avrebbe potuto?) uno studioso così &#8220;sulfureamente&#8221; attento alle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a>, all&#8217;alchimia, alla gnosi, al mito, alle culture tradizionali, all&#8217;esoterismo, alla spiritualità d&#8217;Oriente e Occidente: argomenti che sin troppe volte abbiamo dovuto sentir bollati come &#8220;arbitrarî&#8221;, &#8220;irrazionali&#8221;, e spesso anche come &#8220;fascisti&#8221; dagli inquisitori della cultura ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Zolla aprì dunque una breccia assai pericolosa in quella muraglia editoriale: da lì infatti, con le sue incursioni, sarebbero filtrati, prima come un rivolo e poi con forza sempre più impetuosa, testi, idee, autori e prospettive di eccezionale importanza, prima celati o condannati all&#8217;invisibilità, spesso anche perché pubblicati da minuscole case editrici di destra. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo Cattabiani</a>, che ebbe Zolla come direttore di collana (insieme ad Augusto del Noce) quando dirigeva Borla, prima, e come consulente presso Rusconi, successivamente, lo ha ricordato su <em>Avvenire </em>con queste parole: &#8220;Ha avuto due meriti indiscutibili: di avere percorso fin dagli anni &#8217;50 l&#8217;itinerario di liberazione dai fantasmi ideologici, abbandonando i territori della cultura strumentale per giungere a quelli che hanno come fondamento il primato della contemplazione. In questo viaggio [...] ha avuto anche modo di educare le nuove generazioni con i convegni che organizzò alla fine degli anni &#8217;60 presso l&#8217;Istituto Accademico di Roma, scoprendo scrittori e studiosi italiani, allora sconosciuti, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/guido-ceronetti">Guido Ceronetti</a></span> a Giuseppe Sermonti [...]: ricorderò fra tanti altri <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, J.R.R. Tolkien, lo storico dell&#8217;arte Hans Sedlmayr, il lama tibetano Chögyam Trungpa, il rabbino Abraham Heschel, Pavel Florenskij o Giorgio de Santillana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che più vale dell&#8217;opera di Zolla è il penetrante sistema cognitivo, che egli applicò al tantrismo e alla magia, all&#8217;alchimia e alla filosofia induista e via dicendo ai vari argomenti di cui si occupò: un metodo alquanto libero (tanto che si trae la sensazione, talvolta, di &#8220;perdersi&#8221; nella sua lettura) ma di un&#8217;efficacia suggestiva talmente intensa da risultare quasi ipnotica.</p>
<p style="text-align: justify;">Però al tempo stesso, poiché la forma è anche (ed essenzialmente) sostanza, ciò che vi è di più valido in Zolla spesso si rovescia nel suo opposto. Sebbene probabilmente non sia molto garbato né appropriato muovere critiche o avanzare riserve su un autore appena scomparso, inquadrarne la figura intellettuale nel suo complesso è però giusto, poiché contribuisce a fornirne un&#8217;immagine completa. Ebbene, quel peculiarissimo stile di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>, che tanto affascina i lettori, quello stile cioè che <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdispeciale.html">Adriano Romualdi</a> trent&#8217;anni fa definì &#8220;lambiccato e inquieto&#8221;, è sì capace di elevarsi verso altezze notevolissime, sulle ali della fantasia creatrice, quanto di penetrare le oscurità profonde, seguendo il filo di ardite speculazioni: ma ciò che immancabilmente si trae dalla sua lettura, dal suo stile vibrante, è la sensazione di uno sviamento, di una perdita di coscienza &#8220;pericolosa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chiarire per quanto possibile questo punto, occorre avvicinarsi più da vicino ai temi cari all&#8217;autore. Spesso nell&#8217;opera di Zolla si trova il riferimento agli stati trascendenti della coscienza: si tratta infatti di un <em>Leitmotiv</em>, di un tema conduttore dei suoi studî sui quali indubbiamente la preparazione dell&#8217;autore è amplissima, e che fornisce una messe notevole di informazioni e spunti. Ma la concezione degli stati estatici di Zolla è essenzialmente di tipo mistico, non magico: l&#8217;estasi appare cioè quasi come una forma più ampia della <em>trance</em>, e in essa ricadono dunque &#8211; con toni spesso quasi indifferenti &#8211; le visioni dei santi medievali, le evocazioni degli antichi baccanali, le <a href="http://www.modaedesign.com/">illuminazioni</a> dei monaci tibetani, ma anche i fumi dell&#8217;oppio dei &#8220;poeti maledetti&#8221;, i riti coribantici dell&#8217;Africa nera, persino gli &#8220;sballi&#8221; dei giovani odierni o della realtà virtuale (specialmente di quella ventura e perfettibile). Tutto rientra, in questa grande visione dell&#8217;estasi, nel composito insieme delle vie di &#8220;uscita dal mondo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sacro, sostenne il grande storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/eliadebiblio.html">Mircea Eliade</a>, non cessa mai di esistere: tutt&#8217;al più esso si cela, mutando continuamente le proprie forme, e sopravvive persino nelle società più secolarizzate ed apparentemente non <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> o antireligiose. Questo è certo il caso anche della tensione al sovrannaturale, ma la chiarezza è necessaria, dati i pericoli che corre chi si avvia sulla strada dell&#8217;&#8221;uscita dal mondo&#8221;. Contro le perplessità di Zolla al proposito (dovute probabilmente alla sua particolare vocazione &#8220;mistica&#8221;), la preparazione adeguata è necessaria a non smarrirsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo del sovrannaturale si può infatti ben rappresentare con quello descritto da Collodi nel <em>Pinocchio</em>, un&#8217;opera davvero ricca di sapienza ermetica (neppure troppo celata): il Paese dei Balocchi non è come appare, e chi non abbia la necessaria preparazione per inoltrarvisi ne rimane trasformato, sfigurato. Allo stesso modo, chi si cala negli &#8220;inferi&#8221; della coscienza profonda, o nel ventre della balena, non sempre trova la strada del ritorno e persino mette in grave pericolo il nocciolo della sua esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>, che è stato uno degli ultimi grandi scrittori &#8211; stregoni di questo secolo, non volle insistere su questo aspetto. E fu forse questo a renderlo noto e caro a così tanti lettori, e al tempo stesso il vero limite della sua grandezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania </em> del 6 giugno 2002.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.ita-bol.com/bol/main.jsp?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0000280">TUTTI I LIBRI DI ELEMIRE ZOLLA</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/zollalombardo.html' addthis:title='Zolla e la scomparsa dell&#8217;intellettuale vero ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>In nome del mito</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 13:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Marconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alfredo Cattabiani si racconta in una lunga intervista al direttore responsabile del mensile Area]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cattabianimarconi.html' addthis:title='In nome del mito '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><br/><p align="justify"><em> &#8220;Non sono un intellettuale di destra, né di sinistra o di centro, perché questi termini furono coniati dai rivoluzionari. E &#8220;destra&#8221; ha ormai assunto una connotazione negativa dovuta alla sinistra: l’intellettuale di destra è sempre quello incapace di capire i mutamenti della storia&#8221;.</em></p>
<p align="justify">
<p align="justify">A mettere i puntini sulle &#8220;i&#8221; è Alfredo Cattabiani, autore di numerosi libri, soprattutto sul tema del mito, del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> e delle tradizioni popolari, giornalista, indimenticabile direttore editoriale di quella Rusconi libri che, negli anni Settanta, rappresentò un fondamentale punto di riferimento per la cultura non conformista. &#8220;Esistono culture che possono essere assunte da una parte politica come ispiratrici. Com’è il caso soprattutto di quella destra più emarginata rispetto all’Msi prima e ad An oggi &#8211; che è poi la più viva culturalmente &#8211; che ha assunto come maestri personaggi che vanno da Pound a Chatwin, da Sedlmayr a Scnheider, da Coomaraswamy a Hossein Nasr, da Conte ad Accame, da Filippani Ronconi fino a Sermonti. Quanto alle mie opere, non hanno un riferimento immediato con la realtà politica, e quindi vengono ignorate dalla destra istituzionale&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Qual è il suo lavoro, oggi?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il ciclo cominciato con il <em>Florario</em>, passato per <em>Planetario </em>e poi <em>Volario</em>, e continua con un altro libro sugli esseri del mare, della terra, poi via via&#8230; Alla fine, se a Dio piacendo rimarrò in vita, lo intitolerò <em>Storia della immaginazione</em>, un po’ parafrasando la <em>Storia naturale </em>di Plinio il Vecchio, cioè una storia di tutto ciò che abbiamo immaginato intorno al mondo visibile. In questi giorni la Mondadori pubblica invece un mio libro atipico, <em>Zoario &#8211; Storie di gatti, cicale, aironi e altri animali misteriosi</em>: racconti in forma di dialogo che hanno come protagonisti degli animali evocati da due interlocutori.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Bene, cominciamo dall’inizio&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sono nato nel cuore di Torino. La mia era una famiglia un po’ atipica. Mio padre musicista, amico di Pitigrilli, viveva di rendita avendo venduto una fabbrichetta di cioccolato. Era mia madre il &#8220;maschio&#8221; di casa. Aveva costruito un grande <em>atélier </em>con quaranta sarte che lei dirigeva&#8230; una costruzione splendida, costruita da Levi Montalcini, il famoso architetto degli anni Trenta, nella nuova Galleria San Federico, voluta da Mussolini insieme con l’annessa via Roma, opera del Piacentini.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Esiste ancora?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">No, è stata distrutta da una <em>jeanseria</em>. Mia madre, Annamaria Borletti, è stata una delle grandi sarte della Torino fra le due guerre &#8211; nella Torino dei <em>tabarin</em>, delle donne eleganti e belle, quando arrivavano addirittura da Palermo, per farsi i vestiti &#8211; poi ancora nel dopoguerra, fino a quando quel tipo di artigianato che non badava ai <em>mass media </em>è stato soppiantato dai cosiddetti nuovi stilisti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E da bambino aveva il permesso di gironzolare per l’<em>atélier </em>di sua madre?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Come no! E c’era un cinema lì davanti, che prima si chiamava <em>Rex</em>, poi con la Repubblica Sociale <em>Dux</em>; ne divenni frequentatore abituale quando, dopo la guerra, si trasformò in <em>Lux</em>&#8230;</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong><em>Rex</em>, <em>Dux</em>, <em>Lux</em>&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sì, per mantenere artisticamente il nome in tre parole. Quindi mi sono nutrito prima della bellezza femminile, poi dell’immaginario cinematografico, visto che i proprietari erano amici di famiglia e mi permettevano di entrare gratis.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Libri?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Molto presto. Mio padre mi insegnò a leggere che avevo quattro anni, e mi diede in mano <em>La Scala d’Oro</em>. Contemporaneamente leggevo i fumetti, soprattutto <em>Topolino </em>e <em>Il Vittorioso</em>, con gli album di Jacovitti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>Ma, prima, la fantasia di un bambino vola sulle ali di parole dette</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Mia madre aveva un temperamento tutto teso al lavoro, e poco tempo per raccontare favole. Era mio padre il fabulatore, ma più che altro preferiva intrattenerci con ricordi sabaudi. Fu lui a darmi i libri di Luigi Gramigna, con i grandi personaggi dei Savoia. E naturalmente non poteva mancare De Amicis, anche se era socialista. Il senso dell’onore, della dignità, del sacrificio, lo sentivo anche nel <em>Cuore</em>, nonostante le sue cadute sentimentali. Allo stesso tempo leggevo Jules Verne, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>&#8230;</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> A quanti anni?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Dieci, undici. I miei nonni materni abitavano proprio alla Madonna del Pilone, a poche decine di metri dalla casa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, dove lui si uccise: sicché <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> era per me un virtuale vicino di casa. Ma, di quel periodo, è sicuramente il patriottismo sabaudo quello che più mi è rimasto nel sangue: sono monarchico di sentimento ma anche per convinzione, come ho spiegato nella prefazione a <em>Breviario della tradizione </em>di Joseph de Maistre (ed. Il Cerchio, <em>ndr</em>). Amo la nostra Nizza, la nostra Savoia, che considero sabaude per cultura e tradizioni. Prima le frequentavo spesso&#8230; andavo anche al mare nella Costa Azzurra italiana. Come anche nella Liguria di Ponente, sempre legata al Piemonte&#8230; Ecco, Bordighera fu una grande fonte per i miei sogni, per la mia preparazione culturale. Vi sfollammo nel dopoguerra, e continuai a frequentarla quando ancora c’erano i grandi alberghi <em>Belle Époque</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Quindi fino a che anni?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">1950&#8230; ’52. Lì visse la Regina Vittoria, tanti scrittori stranieri&#8230; c’è anche una statua della &#8220;mia&#8221; regina Margherita. Quando salivo dagli scogli di Sant’Ampelio verso Bordighera vecchia, passavo davanti alla mia regina. Così, quando a Torino incontravo in una statua i personaggi conosciuti sulle pagine di Gramigna, per me rivivevano e mi parlavano di un mondo familiare e amato. E camminando per quelle strade fiancheggiate dalle palme, sentivo &#8211; come lo può sentire un ragazzino, s’intende &#8211; che la mia vita sarebbe stata quella dello scrittore.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Ha cominciato presto?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nella notte di apertura del Giubileo del 1950. Frequentavo la terza media, e vivevo in un piccolo albergo vicino Capo Sant’Ampelio perché soffrivo di una febbretta che aveva preoccupato i miei &#8211; sa, in quel periodo c’era il rischio della tubercolosi&#8230; Ascoltai la radiocronaca dell’apertura della Porta Santa e l’indomani, durante la notte, scrissi la cronaca giornalistica di quell’evento intitolando il foglietto, chissà perché, &#8220;Il mondo&#8221;. Lì a Bordighera cambiò qualcosa.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Dopo di che?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tornai a Torino, all’Istituto Sociale dei gesuiti, che ho frequentato dalla prima elementare alla terza liceo, con l’intervallo di Bordighera. Mi dettero un’educazione molto importante, ma in ciò che insegnavano (anche per la parificazione con i programmi ministeriali) si era inserita la cultura dominante, che bloccò in Italia per decine d’anni l’introduzione di autori importanti, o addirittura li censurò. Il povero <a title="Cesare Pavese" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/cesare-pavese">Cesare Pavese</a>, che fu per un certo periodo una cotta adolescenziale anche perché io andavo con lui a remare sul Po, mi perdevo nella collina e nelle osterie, mi sentivo sperso senza una guida in quella Torino fiatizzata e laicizzata&#8230; Pavese, dicevo, fu costretto a non più pubblicare <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.eliade.htm">Mircea Eliade</a>&lt; nella Collana Blu&#8230; Fu censurata la Simone Weil, quando si accorsero che sì, aveva combattuto contro i franchisti, ma che tutto il suo pensiero non aveva nulla a che fare con il pensiero rivoluzionario, anzi era una tradizionalista, pur con tutte le sue contraddizioni. In ogni modo sin dai tredici anni cominciai a leggere sistematicamente i nostri classici insieme con quelli francesi, perché per me torinese il francese era la seconda lingua, imparata poppando&#8230; mi sono nutrito della nostra letteratura classica, che poi è la base di partenza per qualsiasi viaggio che si rispetti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Senza sentirne il peso dell’obbligo scolastico.</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Infatti. Più tardi scoprii <em>Pinocchio</em>, più un libro per adulti che per bambini. Un grande capolavoro di saggezza.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Ma intanto continuava a frequentare l’ex Rex-Dux ora Lux&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Cinema, sì, molto cinema, e teatro. Mio padre invece mi portava all’opera.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> In tutto questo, quand’è che il mito si affaccia alla sua porta?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">La svolta della mia vita fu a diciannove anni, quando conobbi Stefano Mangiante, un giovane genovese morto prematuramente, che mi diede da leggere dei libri di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> e di Evola, che mi aprirono una strada che nessuno mi aveva indicato.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Come l’esplorazione dell’Africa&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Precisamente. A quel punto ebbi anche un altro incontro, con amici provenienti da ambienti diversi, che si radunavano nel salotto di Augusto Del Noce: lui mi aiutò a capire la situazione storico-politica dell’epoca. Da quel momento, culturalmente parlando, arrivarono tutti: Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, Elliot, Schneider, de Maistre&#8230; Un giorno Del Noce diede un’indicazione ad ognuno di noi: &#8220;Dobbiamo rivisitare le culture di ogni Paese cercando di mettere in luce quella cultura che è stata dimenticata in Italia. E fonderemo una casa editrice&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> A lei cosa assegnò?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">La letteratura francese. Feci la tesi di laurea sul pensiero politico di Joseph de Maistre, relatore Firpo e controrelatore Norberto Bobbio, che durante la discussione buttò per terra la mia tesi, rifiutandosi di &#8220;discutere su un teorico della schiavitù&#8221;. Al che, Alessandro Passerin D’Éntreves, grande professore liberale, intervenne dicendo che non si stava discutendo su de Maistre, ma su una tesi di laurea su de Maistre: bisognava solo dire se era scientificamente buona o no.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Conclusione?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Bobbio non parlò più, ed io ebbi il massimo dei voti. Dopo la laurea fondammo una piccola casa editrice, le Edizioni dell’Albero, pubblicammo scritti di Bernanos, Mollnar&#8230; anche uno molto incisivo di Gianfranceschi sulla teologia progressista.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Quanto durò la casa editrice?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Non molto&#8230; sa, fu un’esperienza d’inesperti&#8230; Ma venni assunto alla Borla e, anche se allora una casa editrice cattolica progressista, continuai il lavoro iniziato con L’Albero. Mi fu di grande aiuto padre Jean Daniélou, un grande teologo, studioso delle interazioni fra pensiero pagano e pensiero cristiano. Volli fare una collana &#8220;italiana&#8221;, affidandola a Del Noce, ma lui non riteneva di saperne abbastanza e mi rispose che avrebbe accettato se avessimo chiamato anche <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E Zolla?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Accettò. Zolla aprì un po’ le frontiere di quella tradizione sapienziale che avevo cominciato a leggere sulla scia di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> e di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a>, facendomi conoscere autori più moderni, come Marius Schneider, il più grande etnomusicologo vivente, Hans Seslmayr, che è stato uno dei massimi storici dell’arte, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.eliade.htm">Mircea Eliade</a> e altri.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Come venne accolta, questa collana?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Venne quasi ignorata: solo <em>Il Tempo </em>di Roma ne parlò.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> L’ignoto fa paura a tutti. Siamo negli anni&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">&#8230;tra il ’66 e il ’70. Poi la Borla cambiò gestione. Già da un po’ ero stanco dell’atmosfera torinese, dove mi sentivo assediato, malvisto; allora venni a Roma, dove speravo di trovare un lavoro, per esempio alla radio.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E lo trovò?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Neanche per idea. Però arrivò una telefonata da Rusconi, che mi voleva per dirigere la nuova casa editrice libraria. Ma lui era l’editore del settimanale <em>Gente</em>, e io risposi che non avevo alcuna intenzione di pubblicare autobiografie di attricette o cose simili. Invece l’operazione era una cosa seria. Sa che mi disse Rusconi? Che voleva pubblicare quelle opere di qualità che non venivano pubblicate altrove.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Un invito a nozze!</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sì, anche se mi dispiaceva lasciare Cavoretto, la collina sopra Torino, un luogo incantato, da <em>hobbit</em>, dov’ero andato ad abitare con la famiglia. Ma era mio dovere andare.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E andò, facendo della Rusconi una casa editrice sulla quale quelli della mia generazione hanno cominciato ad avvicinarsi alla cultura non conformista. Nel mio caso, la scoperta fu <em>La cerca del Santo Graal</em>. Tra l’altro, in quarta di copertina si pubblicizzava <em>Il Signore degli Anelli&#8230;</em></strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sì, fu un mio amico editore romano, Ubaldini, delle edizioni Astrolabio, ad acquistare i diritti e a farlo tradurre. Pubblicò il primo libro, ma andò male, perché la sua era una casa editrice conosciuta per la saggistica; allora lo consigliò a me. Di primo acchito non mi impressionò, e anche se condividevo pienamente il Tolkien saggista, non ero convinto. Tuttavia, col fiuto dell’editore, intuii che quel libro poteva avere un effetto importante in Italia, ma quelle millecinquecento pagine volevano dire un prezzo altissimo, un impegno enorme.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E poi che successe?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Fu <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span> a convincermi. In quel periodo aveva tenuto alcune conferenze nelle università Usa, e mi disse che gli studenti nei campus giravano con bottom su cui era scritto &#8220;Frodo è vivo&#8221;. &#8220;Non fartelo scappare&#8221; mi disse, &#8220;le mode Usa, prima o poi dilagano anche nelle province dell’impero&#8221;. Rusconi non era d’accordo, ma me lo concesse perché, disse, &#8220;è un capriccio, ma la stimo troppo per non concederle almeno un capriccio&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Be’, fu un capriccio fortunato.</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ha inserito la gioventù di destra in un ambiente diverso dal solito&#8230; gli parlava di cose che sentivano, ma al di fuori dei conflitti politici degli autori di riferimento. <strong> Perché andava alle basi&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ma un incontro fondamentale per me fu quello con Eliade, che veniva spesso in Italia: mi aiutò moltissimo a maturare. Fu un momento di grande arricchimento, anche interiore. Frequentai anche la famiglia di Pound, Boris de Rachewlitz e poi anche Mary.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E lui, Ezra?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ne parlo nello <em>Zoario</em>, il mio imminente libro che dovrebbe piacere ai lettori di Tolkien: lo conobbi a Parigi, nel 1965. Dominique de Roux, un giovane nobile francese che dirigeva i <em>Cahiers de l’Herne</em>, dove pubblicava autori demonizzati dalla cultura ufficiale, aveva dato una grande festa nella sua villa in campagna in onore dello scrittore. Ezra Pound non disse una parola, tra lo sconcerto dei giornalisti; faceva molto caldo, ed io uscii sul terrazzo a fumare la pipa&#8230; in quel momento uscì anche lui, tutto solo, ci guardammo un attimo e, chissà perché, mi disse in francese &#8220;venga con me&#8221;; dopo cinque minuti sbucammo in una radura dove vi era un tempio circolare, neoclassico, e lui mi disse solo queste parole: &#8220;Vede, questo è un tempio massonico costruito da Danton. Ha capito?&#8221;, quasi mi avesse confidato un segreto&#8230; Tutto è legato all’usura, che nasce da una visione del mondo dove in realtà &#8220;égalite&#8221; e &#8220;fraternité&#8221; nascondono la parola fondamentale: la libertà selvaggia.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Per la Rusconi passarono molti autori poi divenuti famosi&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Come Cristina Campo, a me molto cara, di cui pubblicai il primo libro, <em>Il flauto e il tappeto</em>; scoprii <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/guido-ceronetti">Guido Ceronetti</a></span>, che era solo un traduttore: gli pubblicai <em>Difesa della luna</em>, un libro straordinario, e poi tanti altri, finché trasmigrò all’Adelphi quando io dovetti lasciare la Rusconi. E potrei ricordare ancora Giuseppe Prezzolini, Ugo Spirito, Augusto del Noce Noce, Rodolfo Quadrelli, Quirino Principe, Mario Pomilio, Carlo Alianello, Fausto Gianfranceschi, Luigi Compagnone, Biagio Marin e fra gli stranieri, oltre a quelli già citati, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, Bernanos, Alce Nero, Urs von Baltahasar&#8230;</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Ma le pressioni dell’ambiente letterario erano forti?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Naturalmente. La mia presenza era quella di un intruso, un elemento di disturbo. Walter Pedullà, è storia conosciuta, disse che era giusto stendere un cordone sanitario intorno alla Rusconi, perché era colpevole non di pubblicare autori &#8220;reazionari&#8221;, ma di perseguire una politica editoriale reazionaria. Altri, come quel personaggio minore, Pier Paolo Pasolini, arrivarono alle insinuazioni più velenose, dicendo che ero l’elemento più pericoloso per la Chiesa cattolica per gli autori che pubblicavo! Alla fine nominarono un direttore generale che aveva il compito di impedirmi di pubblicare certi libri&#8230;</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E lei?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Be’, continuai molto abilmente, perché a Rusconi certe cose piacevano. Feci una collana con Reale, Mathieu e il povero Emanuele Samek Lodovici, morto prematuramente: &#8220;Classici del pensiero&#8221;: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, Filone d’Alessandria, Plotino, tutta la grande tradizione sapienziale pagana e cristiana. Poi una collana di musica, su indicazione di Rusconi. La proposi a Paolo Isotta, ma lui voleva con sé anche Piero Buscaroli; al che Rusconi: &#8220;Eh, ma se persino Montanelli lo fa firmare con uno pseudonimo!&#8221;. A me pareva un segno di viltà, essendo lui uno dei maggiori studiosi di musica. Infine Rusconi disse di sì, e proprio grazie a questa collana, anche Montanelli lo fece firmare col suo nome.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>In quegli anni non era soddisfazione da poco&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">No, infatti, ma ormai ero arrivato al capolinea&#8230; troppe pressioni contro di me. Dovetti andarmene, e questo per me ha significato l’impossibilità di godere della pensione, non avendo raggiunto il numero di anni richiesto.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Lei ha avuto anche un’attività giornalistica, però.</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sì, con <em>Il Settimanale </em>e soprattutto con <em>Il Tempo</em>, ma mai più da dipendente. Pensi che Gianni Letta, allora direttore del quotidiano romano, preferì aumentarmi i compensi fino a farmi diventare uno dei più pagati, pur di non assumermi.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E perché?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Non voleva che facessi coppia con Gianfranceschi, accentuando la linea culturale che lui voleva invece annacquare. Tuttavia l’impossibilità di lavorare fisso in un giornale mi permise di avere tempo per pubblicare libri, e questo, forse, non è stato un male.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>Oggi, di tutte le letture e i racconti, che cosa conserva più in profondità?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tre frasi che sono scolpite nel cuore. Una è sulla tomba di de Maistre a Torino, nella chiesa dei Santi Martiri: &#8220;Fors l’honneur nul souci&#8221;, di là dall’onore nessun’altra preoccupazione&#8230; per me resta l’ideale fondamentale. E altre due frasi. Una di Ugo von Hoffmanstal, che cito alla fine dell&#8217;ultimo capitolo di <em>Zoario</em>, dove appaiono la figure di Pound ed Eliade con episodi inediti: &#8220;Con lieve cuore, /con lievi mani,/ la vita prendere,/ la vita lasciare&#8221;. L’ultima, di William Carlos Williams: &#8220;Essi odiano una cosa più di tutte: odiano la bellezza&#8221;. &#8220;Essi&#8221; è il volgo che ormai trionfa in ogni categoria sociale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Questa intervista è stata tratta, per gentile concessione dell&#8217;autore, da &#8220;Area&#8221;.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cattabianimarconi.html' addthis:title='In nome del mito ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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