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	<title>Centro Studi La Runa &#187; boia</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Jan Mydlàv (riflessioni sulla colpa e sulla pena)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 15:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il ricordo e le esperienze di vita di un boia praghese del Settecento in un avvincente racconto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/jan-mydlav.html' addthis:title='Jan Mydlàv (riflessioni sulla colpa e sulla pena) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: center;">Jan Mydlàv</p>
<p style="text-align: center;">boia della città di  Praga</p>
<p style="text-align: center;">dal 1732 al  1754</p>
<p style="text-align: center;">morto a Karlovy Vary nel 1761  (?)</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sono Jan Mydlàv, boia dell’Imperatore  nella città di Praga.</p>
<p style="text-align: justify;">Come me fu boia mio padre  Jaroslav.</p>
<p style="text-align: justify;">Bambino, ignoravo dove andasse quando  portava con sé  quel grande mantello di  raso rosso, che credevo magico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo servo, Karel, lo attendeva con un  lungo e pesante fardello che &#8211; seppi poi &#8211; conteneva le  spade.</p>
<p style="text-align: justify;">Quei giorni papà non tornava che al  mattino, quando io ero già sveglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sguardo stanco, gli effetti di una  intera notte passata nelle bettole.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo il giorno successivo sarebbe  ritornato lui, affettuoso e attento: avremmo giocato nel cortile della casa,  richiamato gli uccelli sulla collina di Petrin.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando compii sedici anni mio padre mi  disse del suo lavoro e che un giorno avrei dovuto  succedergli.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi avrebbe insegnato ogni  cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui e Karel mi mostrarono le tre spade,  puro acciaio di Spagna, me ne fecero saggiare l’enorme peso,  l’equilibrio.</p>
<p style="text-align: justify;">“La punta della spada al cielo &#8211; mi disse  mio padre – e tutto il suo peso per un istante qui, in questo punto al centro  del polso, prima che la lama cada”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arte del boia stava infatti  nel decapitare il condannato in un solo  colpo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sofferenza di chi doveva morire sarebbe  stata minore, la punizione impeccabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Un boia che dovette usare il terzo colpo  per decapitare un uomo a Poznàn ebbe problemi con la  folla.</p>
<p style="text-align: justify;">Karel mi addestrò con le sue spade &#8211;  quelle che avevano già colpito un uomo dovevano essere usate solo nelle  esecuzioni &#8211; a decapitare piccoli animali, perché mi abituassi al gesto e al  sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fu spiegato con l’aiuto del cadavere di  un vecchio, un senza casa pronto ad essere gettato in una fossa comune, dove e  come colpire il collo per riuscire.</p>
<p style="text-align: justify;">All’età di vent’anni sostituii Karel come  asssitente di mio padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando tutto finiva provvedevo alla  pulizia delle spade che avevano colpito, con acqua di fonte.</p>
<p style="text-align: justify;">Apposte le firme di rito, smettevamo i  nostri mantelli e ci univamo alla folla.</p>
<p style="text-align: justify;">Andavamo in qualche osteria dove molta  birra e una carne pesante e condita mutavano e scurivano il nostro sentire, il  ricordo di quanto avevamo appena vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indomani avremmo fatto ritorno a  casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Mio padre era richiesto anche in città  lontane, per la sua esperienza, la sua figura alta e  imponente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando morì fui immediatamente assegnato  al suo posto come boia principale della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Trovai un aiutante, un lontano  cugino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo la mia prima esecuzione nella  piazza della città vecchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il condannato era un giovane uomo che  aveva ucciso il padre, un uomo violento di cui si diceva avesse stuprato la  figlia più giovane.</p>
<p style="text-align: justify;">Le   mani legate alla schiena, lo   sguardo scuro ed intenso fissato a terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul patibolo, ascoltammo l’oratore  dell’Imperatore dichiarare la colpa, poi la grande campana di Tyn  rintoccare.</p>
<p style="text-align: justify;">Di me, lui non vedeva che un volto in  ombra, nascosto dalle ali del grande cappuccio.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sentirai nulla &#8211; volli dirgli &#8211;  soffrono di più le donne che partoriscono”.</p>
<p style="text-align: justify;">La campana toccò l’ultimo  colpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fummo lasciati soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ordinai, come dovevo, di  inginocchiarsi e con la mano aperta premetti il suo viso di lato sul  ceppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alzai la spada e ne feci gravare il peso  dove mi aveva insegnato mio padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, in un grande semicerchio, lasciai  cadere la lama.</p>
<p style="text-align: justify;">Il colpo fu  perfetto.</p>
<p style="text-align: justify;">La testa di riccioli biondi  rotolò poco lontano dal ceppo, il suo tronco  si alzò di scatto come colpito da una frustata e quasi sollevandosi da  terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal collo reciso si alzò un potente getto  di sangue che ricadde a terra solo dopo il corpo, spruzzando di gocce il viso di  alcuni uomini che si erano avvicinati e imbevendo le larghe tavole di legno del  palco.</p>
<p style="text-align: justify;">L’urlo sordo della folla, un urlo che  conoscevo bene e che conteneva così tante cose, si alzò come  un’onda.</p>
<p style="text-align: justify;">Rifluendo, lasciò un istante di silenzio  assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo in quell’attimo, prima che il tempo  ordinario sommergesse ogni cosa riprendendosela, essi comprendevano ciò che era  accaduto, la sua sacralità, riuscivano oscuramente a rendere un vero onore,  qualunque fosse stata la sua colpa, a chi era morto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non era forse vero che in questo mondo  così rotto ed incerto, dove il Male vive e fermenta in ogni luogo e in ogni  istante il condannato ne aveva assunta su di sé una parte, venefica, mortale,  che aveva così risparmiato loro?</p>
<p style="text-align: justify;">In vent’anni giustiziai, a Praga e in  altre città, più di duecentocinquanta persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindici, i traditori della Montagna  Bianca, in un sol giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Oh i volti e il silenzio e le parole di  quei minuti sul patibolo mentre il giudice dichiara la colpa e rintoccano le  campane.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni balbettavano il nome della madre,  altri confessavano a me e al cielo una colpa più tremenda di quella per la quale  erano stati condannati.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni, per il terrore della morte, il  cuore si rompeva in petto, dovevo sorreggerli e inginocchiarli al  ceppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano già morti quando la lama  cadeva.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il tempo avevo imparato a rispettare  la regola che mi imponeva un assoluto silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Regola giusta e sacra perché il boia, come  le stelle e i pianeti, deve agire impersonalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli è infatti colui che uccide  simbolicamente il Male, ed è, per colui che muore, il pontefice verso un altro  mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come già mio padre, dopo ogni esecuzione  giravo per le osterie.</p>
<p style="text-align: justify;">Birra fresca e forte, il profilo e la  figura delle ragazze che la servivano, beni piccoli ma così grati, riservati a  chi ancora è vivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, boccale dopo boccale, dopo essere  stato il rosso Angelo della Morte, io ritornavo umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensavo ai morti, alle loro  colpe.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensavo a quanto fosse alta e necessaria,  questa giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorreva opporre al Male, agisse questo  nei piani del traditore o dell’usuraio, nel demone dell’incendiario o del  violentatore, nel disordine degli omicidi della passione, ciò che è diverso da  lui: il rigore di una giustizia alta e impersonale, un rito di tale bellezza da  risultarne degno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto era terribile, ma sopra ogni altra  cosa sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco importava persino che il condannato  fosse colpevole o vittima di una congiura del principe o di un altro uomo che  assisteva all’esecuzione, ciò che contava era che la giustizia si  manifestasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ordine trovava la sua immagine, veniva  stabilito, diceva le sue parole: nel tempo avrebbe agito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel raggio di luce, la spada, mostrava  ciò che è davvero nell’uomo, torrenti di sangue color rubino, e separava le sue  due parti, la testa e il cuore dove l’Anima è infitta.</p>
<p style="text-align: justify;">Come appariva chiaro che l’uomo consiste,  è,  nel cuore e nel suo fiume di sangue,  mai nella labirinti della mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando infatti l’Anima era già liberata e  in un altro mondo si apprestava a raccogliere il premio e a lasciare il pegno  della propria azione, la testa rotolata sul patibolo conservava per qualche  secondo coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">La folla terrorizzata, in una voce più  alta di quella che il condannato aveva ancora sul ceppo, udiva qualche tronca  parola  dalla bocca al suolo: la fine di  una preghiera, un nome, una atroce bestemmia, qualcosa di  incomprensibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1754 un editto dell’Imperatore sancì  che le esecuzioni avrebbero da allora avuto luogo per impiccagione e non per  filo di spada.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo che giungeva temeva il sangue e  la sua ostensione, l’immagine violenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’illusione che tutto sarebbe stato più  giusto e più umano, più sopportabile, tutto andava  perduto.</p>
<p style="text-align: justify;">La bellezza, la verità del rito di  giustizia rimasero inespresse, morte come le parole nella gola dalla lingua  vomitata dell’impiccato, come il suo sangue bloccato nel corpo e non  disperso.</p>
<p style="text-align: justify;">All’epoca il lavoro del boia, considerato  ingrato e maledetto, era ben compensato.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiesi di rinunciare al mio incarico e mi  trasferii con mia moglie, dalla quale non avevo avuto figli, in una casa nelle  campagne di Vary.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi anni dopo mi uccise una febbre  tifoide che, lentissima, era durata mesi, il rovescio che dovevo vivere di  quella morte nel fulmine che così tante volte avevo dato con  l’acciaio.</p>
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