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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Benn</title>
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		<title>Fascismo, nazismo e cultura di destra</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 10:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Romualdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I limiti della politica culturale rivoluzionaria del Fascismo e del Nazismo in un celebre scritto di Adriano Romualdi tratto da 'Idee per una cultura di Destra']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/fascismo-nazismo-e-cultura-di-destra.html' addthis:title='Fascismo, nazismo e cultura di destra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4318" style="margin: 10px;" title="Eur" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Eur-300x292.jpg" alt="" width="210" height="204" />Essenzialmente si è detto. Infatti, il mito imprecisato del «popolo» serve ancora a contrabbandare una quantità di idee che di destra non sono. Di qui la scarsa capacità di presa dei regimi fascisti d’Italia e Germania nel campo della cultura. Fascismo e Nazismo, se ebbero chiara la loro contrapposizione ai movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, se osarono far fronte contro il mito borghese e quello proletario, contro capitalismo anglosassone e bolscevismo russo, non riuscirono a creare all’interno dello Stato una cittadella ideologica che potesse sopravvivere alla catastrofe politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Basti pensare che in Italia la leadership culturale fu affidata a Gentile, un uomo che seppe pagare di persona, ma — ideologicamente — solo un patriota di spiriti risorgimentale, legato a filo doppio col mondo della cultura liberale. Non a caso, tutti i discepoli di Gentile (quelli intelligenti, che contano qualcosa nella cultura), militano oggi in campo antifascista e persino comunista. Chi legga <em>Genesi e struttura della società </em>non può non rimanere perplesso di fronte allo spirito democratico-sociale di quest’opera che, degnamente, culmina nell’ideale bolscevico dell’«umanesimo del lavoro». Così, non può meravigliare che un gentiliano come Ugo Spirito si atteggi, di volta in volta, ora a «corporativista», ora a «comunista», senza bisogno di cambiare un rigo di ciò che ha scritto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-proscritti-2/2860" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4314 alignleft" style="margin: 10px;" title="i-proscritti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-proscritti-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>In Italia durante il ventennio si parlò molto di patria, di nazione, ma non ci si preoccupò mai di far circolare le idee della più moderna cultura di destra. <a title="Il tramonto dell'Occidente" href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546"><em>Il tramonto dell’Occidente</em></a> di Spengler (che pure Mussolini conosceva nell’originale), <a title="Der Arbeiter" href="http://www.libriefilm.com/loperaio/301"><em>Der Arbeiter</em></a> di <a title="Ernst Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, <em>Der wahre Staat</em> di Spann non furono mai tradotti; romanzi come <em>Gilles </em>di Drieu La Rochelle o <em><a title="I proscritti" href="http://www.libriefilm.com/i-proscritti-2/2860">I proscritti</a> </em>di von Salomon furono completamente ignorati dalla cultura fascista ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste condizioni, era naturale che l’opera d’un <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> venisse ignorata. Un libro come <em>Rivolta contro il mondo moderno</em> che, tradotto in Germania, destò grande interesse (Gottfried Benn scrisse di esso: «Un’opera la cui importanza eccezionale apparirà chiara negli anni che vengono. Chi la legge si sentirà trasformato e guarderà l’Europa con sguardo diverso») in Italia valse come non scritto.</p>
<p style="text-align: justify;">All’ombra del Littorio, dietro la facciata delle aquile e delle divise, continuò a prosperare una cultura neutra, insipida, talvolta fedele al regime per un intimo patriottismo piccolo-borghese, più spesso in celato atteggiamento polemico e sobillatorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sono di moda i memoriali alla Zangrandi in cui alcuni mediocri personaggi della politica e del giornalismo si vantano di aver fatto carriera come fascisti senza esserlo in realtà. È evidente la malafede di questi squallidi figuri ma, tra tante menzogne, una verità rimane: la «cultura fascista», quella ufficiale dei Littoriali della gioventù, dietro a una facciata di omaggi adulatori al Duce, al Regime, all’Impero, restava un miscuglio di socialismo «patriottico», di liberalismo «nazionale» e di cattolicesimo «italiano».</p>
<p style="text-align: justify;">Caduta l’identità Italia-Fascismo, crollato nel 1943 il concetto tradizionale di patria, i socialisti «patriottici» sono diventati socialcomunisti, i liberali «nazionali» soltanto nazionali e i cattolici «italiani» democratici cristiani. È indubbio che l’opportunismo ha contribuito a questa fuga generale, ma è certo che se il Fascismo avesse fatto qualcosa per creare una cultura di Destra, un’imprendibile cittadella ideologica, qualcosa ne sarebbe rimasto in piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Nazismo si trovò a lavorare su di una base migliore. La cultura di Destra tedesca aveva dietro di sé una prestigiosa serie di nomi, a cominciare dai primi romantici fino a un Nietzsche. Lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> ha lasciato non equivoche parole di sfiducia per l’infatuazione liberale dei suoi tempi. Inoltre, tra il ‘18 e il ‘33, in Germania era fiorita la cosiddetta «<a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">rivoluzione conservatrice</a>» con autori di fama europea: Oswald Spengler ed Ernst Jünger, Othmar Spann e Moeller van den Bruck, Ernst von Salomon ed Hans Grimm sono nomi noti anche fuori dai confini tedeschi. Lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> aveva dato con le <em><a title="Considerazioni di un impolitico" href="http://www.libriefilm.com/considerazioni-di-un-impolitico/298">Considerazioni di un impolitico</a> </em>un contributo fondamentale alla causa della destra tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche qui però il mito del «popolo» prese la mano ai governanti e la <em>Gleichschaltung</em> fece ammutolire ogni critica, anche quella costruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4315" style="margin: 10px;" title="hj-trommel" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hj-trommel.jpg" alt="" width="183" height="213" />Ma, nei confronti del Fascismo, il Nazismo ebbe il merito di costringere la cultura neutra a una resa dei conti. Esso, molto più del regime italiano, ebbe la coscienza di rappresentare un’autentica visione del mondo, violentemente ostile a tutte le putrefazioni e le storture dell’Europa contemporanea. La mostra dell’arte degenerata, il rogo dei libri ebbero, se non altro, un significato ideale rivoluzionario, un carattere di aperta rivolta contro i feticci di un mondo in decomposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche qui si esagerò; ci si accanì contro personaggi che potevano anche esser lasciati in pace come un Benn, e un Wiechert, mentre a loro volta gli epuratori mostravano tare populiste e giacobine. C’è un libretto intitolato <em>An die Dunkelmänner unserer Zeit</em> («Agli oscurantisti del nostro tempo») in cui Rosenberg risponde ai critici cattolici del suo <em>Mythus</em> con una volgarità che non ha nulla da invidiare a Voltaire o ad Anatole France.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, fu in ambiente nazista che si concepì l’ambizioso progetto di creare un <em>weltanschaulicher Stosstrupp</em>, una «truppa di rottura nel campo della visione del mondo» per aprire un varco nel grigio orizzonte della cultura neutra e borghese.</p>
<p style="text-align: justify;">E la stessa concezione delle SS, il loro superamento del semplice patriottismo tedesco nel mito della razza ariana, la concezione dello Stato come Ordine virile (<em>Ordenstaatsgedanke</em>), l’idea d’un impero europeo di nazione germanica, pongono il Nazismo all’avanguardia nella formulazione dei contenuti ideologici d’una pura Destra.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti da <em>Idee per una cultura di Destra</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/fascismo-nazismo-e-cultura-di-destra.html' addthis:title='Fascismo, nazismo e cultura di destra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La corrispondenza tra Julius Evola e Gottfried Benn</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 18:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I rapporti di amicizia e collaborazione tra il filosofo italiano e il poeta tedesco ricostruiti attraverso la corrispondenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-corrispondenza-tra-julius-evola-e-gottfried-benn.html' addthis:title='La corrispondenza tra Julius Evola e Gottfried Benn '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;">L’accusa più scontata che l’<em>intellighenzia </em>ufficiale lancia contro <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> è quella di essere un “nazista”, più che di essere stato (come innumerevoli altri uomini di cultura italiani) un “fascista”. Accusa ovvia e prevedibile, ma superficiale, che si basa su alcune apparenze: il suo retroterra culturale che si rifaceva ad una certa filosofia tedesca (a partire da Nietzsche); il suo essere caratterialmente più “tedesco” che “italiano, il suo interessamento tra le due guerre per far conoscere nel nostro Paese una certa cultura di lingua tedesce (da Bachofen a Spengler a Meyrink); i suoi contatti con la Germania del Terzo Reich; il suo aver ricordato come avesse conosciuto Himmler, visitato ai castelli dell’Ordine, tenuto conferenze in ambienti diversi come l’<em>Herrenklub</em> da un lato e le SS dall’altro; l’aver scritto articoli sulla politica estera, interna, culturale ed economica della Germania nazionalsocialista e sulle stesse SS (articoli di cui si ricordano gli eventuali apprezzamenti ma non le innumerevoli riserve critiche); e così via. Da tutto questo sfondo gli orecchianti derivano l’etichetta appunto di “nazista”: raramente si va alle fonti e si leggono nel loro complesso, a partire almeno dal 1930, con articoli e saggi su “Vita Nova” e “Nuova Antologia”, sino agli interventi su “Il Regime Fascista”, “Lo Stato” e “La Vita Italiana” del maggio-luglio 1943.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Visione aristocratica</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8879993178"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/chianterastutte.bmp" border="0" alt="Patricia Chiantera Stutte, Julius Evola. Dal dadaismo alla rivoluzione conservatrice (1919-1940)" width="80" height="121" /></a><a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> non fu né “fascista” né “antifascista” (come già scriveva polemicamente sul suo quindicinale “La Torre” all’inizio del 1930), e di conseguenza non fu poi né “nazista” né “antinazista”: fu allora un incerto, un attendista, un ipocrista, un – come si suol dire – “pesce in barile”? No: del fascismo, e quindi del nazismo, accettò quelle idee, tesi, posizioni, atteggiamenti, scelte pratiche che si accordavano con quelle di una Destra Tradizionale e, poi, di quella che è stata definita la <a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Rivoluzione Conservatrice</a> tedesca. Una visione all’epoca ghibellina, imperiale, aristocratica che – se pur “utopica” – lo allontanava di certo dalla <em>Weltanschauung</em> populista “democratica” e “plebea” del fascismo ma soprattutto del nazismo, il cui materialismo biologico gli era del tutto insopportabile. Non si tratta di giustificazioni <em>a posteriori</em>, come qualcuno ha malignamente pensato leggendo le pagine de <em>Il cammino del cinabro</em> (1963), dato che <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> non è quello che oggi si suol dire un “pentito”: non ha mai rinnegato o respinto nulla del suo passato; anche se ha rettificato e preso le distanze da alcune sue posizioni giovanili (tutti dimenticano quel che scrisse circa <em>Imperialismo pagano</em> del 1928: “Nel libro, in quanto seguiva – debbo riconoscerlo – lo slancio di un pensiero radicalistico facente uso di uno stile violento, si univa ad una giovanile mancanza di misura e di senso politico e ad una utopica incoscienza dello stato di fatto”: non “pentimento” bensì logica maturazione di un uomo di pensiero). E che non si tratti di giustificazioni, lo stanno a dimostrare i documenti che nel corso degli anni, dopo la sua morte nel 1974, vengono lentamente alla luce dagli archivi pubblici e privati italiani e tedeschi. Da essi emerge un <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> tutt’altro che “organico al regime” come addirittura si è scritto, ma nemmeno tanto marginale come si credeva: un saggista, giornalista, polemista, conferenziere che proseguì tra alti e bassi e che, dopo la crisi del 1930 con la chiusura de “La Torre” e la sua emarginazione, accettò di avvicinarsi a personaggi come Giovanni Preziosi, Roberto Farinacci, Italo Balbo, cioè si potrebbe dire i fascisti più “rivoluzionari” e “intransigenti”, per poter esprimere le proprie idee critiche al riparo di quelle nicchie, agendo come una specie di “quinta colonna” tradizionalista per tentare l’utopica impresa di “rettificare” in quella direzione il Regime: e così iniziò a scrivere a partire dal marzo 1931 su “La Vita Italiana”, dal gennaio 1933 su “Il Corriere Padano” e “Il Regine Fascista”, e quindi – uscito dal “ghetto” dei caduti in disgrazia – dall’aprile 1933 su “La Rassegna Italiana”, dal febbraio 1934 su l’autorevole “Lo Stato” e sul “Roma”, dal marzo 1934 su “Bibliografia Fascista”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sorvegliato speciale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante ciò <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> venne costantemente sorvegliato dalla polizia politica sia in Italia che all’estero: la corrispondenza controllata, gli amici che frequentava identificati (anche le amiche), le sue affermazioni in confidenza riferite, varie volte gli venne tolto il passaporto per le cose assai poco ortodosse che andava a dire sul fascismo e nazismo nelle sue conferenze in Germania e Austria. Come risulta dai documenti ormai pubblicati dei Ministeri degli Esteri e dell’Interno del Reich e da quelli provenienti dall’<em>Ahnenerbe</em>, era appena tollerato: non era un vero nemico, ma le sue idee non venivano apprezzate dai vertici nazionalsocialisti, dato che era considerato un “romano reazionario” che aspirava a far “sollevare l’aristocrazia” e non accettava molto il riferimento tedesco a “sangue e suolo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/imperialismopagano.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Imperialismo pagano. Il fascismo dinnanzi al pericolo euro-cristiano. Quarta edizione corretta e con due appendici. Heidnischer Imperialismus. Seconda edizione riveduta" width="95" height="136" /></a>Un’adesione molto critica, dunque, quella di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> tale da non poterlo semplicisticamente definire né un “fascista”, né un “nazista” di pieno diritto. Il suo punto di riferimento era invece la <em><a title="Konservative Revolution" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Konservative Revolution</a></em> ed i suoi esponenti dell’epoca. Sentiamo le sue stesse parole tratte da <em>Il cammino del cinabro</em>: “Già l’edizione tedesca del mio <em>Imperialismo pagano</em>, dove le idee di base erano state staccate dai riferimenti italiani, aveva fatto conoscere il mio nome in Germania negli ambienti ora indicati. Nel 1934 feci il mio primo viaggio nel nord, per tenere una conferenza in una università di Berlino, una seconda conferenza a Brema nel quadro di un convegno internazionale di studi nordici (il secondo <em>Nordisches Thing</em>, promosso da Roselius) e, cosa più importante di tutto, un discorso per un gruppo ristretto dell’<em>Herrenklub </em>di Berlino, il circolo della nobiltà tedesca conservatrice la cui parte di rilievo nella politica tedesca più recente è ben nota. Qui trovai il mio ambiente naturale. Da allora, si stabilì una cordiale e feconda amicizia fra me e il presidente del circolo, barone Heinrich von Gleichen. Le idee da me difese trovarono un suolo adatto per essere comprese e valutate. E quella fu anche la base per una mia attività in Germania, in seguito ad una convergenza di interessi e finalità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri contatti e collegamenti in quest’area conservatrice furono con il filosofo austriaco Othmar Spann e il principe Karl Anton Rohan, sulla cui “Europaische Revue” <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> aveva esordito sin dal 1932 e su cui continuò a pubblicare sino al 1943. Si tenga conto dell’anno. Il 1934 fu importante: dal 2 febbraio usciva il quotidiano di Cremona “Il Regime Fascista” una pagina quindicinale intitolata con stile tipicamente evoliano “Diorama Filosofico. Problemi dello spirito nell’etica fascista”, pubblicato con varia periodicità e interruzioni sino al 18 luglio 1943.</p>
<p style="text-align: justify;">Mancano ancora studi complessivi su una iniziativa che fu unica nel Ventennio come intenti e complessità: un vero e proprio progetto culturale con cui <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> intendeva esporre costruttivamente e criticamente il punto di vista della Destra tradizionale e conservatrice rispetto al fascismo. Su quella pagina scrissero molti autorevoli esponenti della cultura europea di tale tendenza: italiani, ma anche tedeschi, austriaci, francesi, inglesi. Fra i tedeschi anche il medico e poeta Gottfried Benn, con cui Evola era in contatto epistolare a quanto pare sin dal 1930.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827213759"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/arcoclava.bmp" border="0" alt="Julius Evola, L'arco e la clava" width="95" height="136" /></a>Nella prima metà del 1934 uscì anche l&#8217;opera principale che <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> aveva scritto &#8211; incredibilmente e per l&#8217;età e per l&#8217;attività che in quel momento stava svolgendo &#8211; fra il 1930 e il 1932: <em>Rivolta contro il mondo moderno</em> presso Hoepli; e venne effettuato quel viaggio in Germania ricordato nell&#8217;autobiografia. Durante la tappa berlinese vi fu il primo incontro diretto con Benn: molti erano i punti in comune fra il medico-scrittore, che era di dieci anni più vecchio di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> (era nato nel 1886 e sarebbe morto nel 1956), e quest&#8217;ultimo. Di Benn si tende og gi a mettere in risalto il suo aspetto nichilista, ateo e astratto dagli aspetti più orribili della realtà umana, e si tende a dimenticare il suo apporto alla <a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Rivoluzione Conservatrice</a> tedesca. Sta di fatto che il contatto fra <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> e Benn ad una certa comunanza di idee portò ad un famoso saggio-recensione alla traduzione tedesca di <em>Rivolta</em> che apparve sul fascicolo del marzo 1935 della rivista «Die Literatur» di Stoccarda. È una specie di “canto del cigno” in cui Benn espone le sue idee e concorda con la «visione del mondo» evoliana: infatti, quello fu “il suo ultimo testo in prosa pubblicato sotto il Terzo Reich”, perché in seguito Rosenberg e Goebbels gli vietarono di scrivere alcunché. Recensione di profonda analisi di cui <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> stesso riconosceva l&#8217;importanza e volle porre in appendice alla sua raccolta di saggi <em>L&#8217;arco e la clava</em> (Scheiwiller, 1968), mentre adesso sarà posta in appendice alla nuova edizione di <em>Rivolta </em>che uscirà entro il 1998. Egli stesso amava ricordare soprattutto una frase: “Un &#8216;opera, la cui importanza eccezionale apparirà chiara negli anni che vengono. Chi la legge, si sentirà trasformato e guarderà l&#8217;Europa con un sguardo nuovo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Rivolta” in Germania</strong></p>
<div id="attachment_1196" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1196" title="Gottfried Benn" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/benn-300x221.jpg" alt="Gottfried Benn" width="300" height="221" /><p class="wp-caption-text">Gottfried Benn</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ora a confermare e precisare i rapporti <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>-Benn vi sono tre lettere del primo al secondo che sono state rintracciate da Francesco Tedeschi, studioso soprattutto dell&#8217;<a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> artista, nello Schiller-Nationalmuseum Deutsches Literaturarchiv (<em>Handschriften Abteilung</em>) di Marbach, e che qui si pubblicano grazie alla sua fattiva collaborazione e al suo consenso: due manoscritte sono del 30 luglio e del 9 agosto 1934, una dattiloscritta del 13 settembre 1955 e se ne dà la traduzione integrale dovuta a Quirino Principe. Dai primi due scritti emergono alcuni fatti noti ed un altro assolutamente nuovo: i fatti noti sono che Benn ed <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> già si conoscevano almeno per lettera (“Ella ha ripetutamente mostrato un cordiale interesse per le mie fatiche”: 20 luglio), che sono effettivamente incontrati nel corso del viaggio evoliano in Germania (“Le sarei molto obbligato se ella mi offrisse le possibilità di punti di vista e di una più lunga conversazione tra noi due”: 9 agosto), che esisteva un reciproco apprezzamento su una medesima <em>Weltanschauung</em> “conservatrice” o “tradizionale” (“l&#8217;assoluta competenza che a mio giudizio Ella possiede su questi argomenti e la Sua grandissima conoscenza e intelligenza delle tradizioni cui io mi ricollego”: 20 luglio), che entrambi non si riconoscevano nel nazismo da poco salito al potere (“sono sempre più convinto che a chi voglia difendere e realizzare senza compromessi di sorte una tradizione spirituale e aristocratica non rimanga purtroppo, oggi. e nel mondo moderno, alcun margine di spazio; a meno che non si pensi unicamente a un lavoro elitario”: 9 agosto).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827212248"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/rivoltacontroilmondomoderno.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno" width="95" height="134" /></a>Il fatto nuovo e di enorme interesse è nella richiesta avanzata da <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> il 20 luglio, e accettata da Benn nella sua risposta (che non possediamo) del 27 luglio, di “sottoporre a revisione il manoscritto della traduzione” tedesca di <em>Rivolta</em> effettuata da Friedrich Bauer. Il particolare era del tutto sconosciuto ed <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> non ne ha mai parlato anche se esso – la revisione linguistica da parte di un poeta noto e apprezzato come Gottfried Benn &#8211; avrebbe potuto dare lustro al suo maggior libro. Non pare ci siano dubbi che tale revisione sia stata effettivamente compiuta, non tanto per i ringraziamenti alla “gentilissima intenzione” (9 agosto), quanto per il fatto che si danno specifici riferimenti sul manoscritto della traduzione stessa presso la casa editrice tedesca e, si può dedurre, per l&#8217;ampio interesse manifestato da Benn con la recensione su “Die Literatur” (il libro aveva dunque visto la luce entro il marzo 1935): non solo, allora, adesione alla “visione del mondo” esposta nell&#8217;opera, ma anche l&#8217;averla considerato come un testo al quale &#8211; per averne rivista la traduzione &#8211; si è particolarmente vicini. Un nuovo tassello che si aggiunge a comporre il quadro (ancora incompleto) del rapporto fra <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> e la cultura conservatrice tedesca fra le due guerre. Si può quindi immaginare che il contatto epistolare con il medico poeta sia continuato ma per ora non se ne hanno altre tracce.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/3935581106/centrostudi0e-21"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/revoltegegendiemodernewelt.bmp" border="0" alt="Julius Evola,  Revolte gegen die moderne Welt" width="97" height="140" /></a>Ci si sposta allora in avanti di vent&#8217;anni, al 1955. La lettera del 13 settembre s&#8217;inquadra nel tentativo del filosofo di riprendere i contatti proprio con quegli esponenti anticonformisti che aveva conosciuto negli anni Trenta e Quaranta: si sa che nel 1947 aveva scritto a <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, nel 1951 a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span> e Schmitt, nel 1953 a <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, per ricollegarsi ad un discorso intellettuale interrotto dagli eventi bellici, ma anche per proporre traduzioni dei loro libri in italiano, dato che potevano essere utili per una nuova <em>Kulturkampf</em>. Spesso le sue aspettative andarono deluse: non tutti erano rimasti fermi su certe idee, ovvero non ritenevano opportuno il momento per ricordarle, a causa dell&#8217;ombra negativa che ancora si stendeva su di loro dopo il 1945. E proprio per i suoi “recenti successi letterari” Benn non intese forse rispondere a quello che era stato un po&#8217; più di un conoscente, dato che non risultavano altre lettere di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> nel Nationalmuseum: sicché, si deve pensare che gli “antichi rapporti” non vennero ripresi. Certo è che <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> non faceva mistero di essere rimasto lo stesso (“Io sono sempre rimasto sulle mie antiche posizioni, per quanto riguarda l&#8217;orientamento intellettuale e i miei interessi prevalenti”) e non è detto che tali precisazioni non siano state controproducenti &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che è invece un po&#8217; singolare è il non ricordare a dovere il tipo di rapporti intercorsi vent&#8217;anni prima: non solo l&#8217;incontro a Berlino, ma la reciproca conoscenza delle opere e la questione di <em>Rivolta</em>. Il mancato accenno alla revisione della traduzione, ma anche al saggio su “Die Literatur” (poi però fatto pubblicare tredici anni dopo in appendice a <em>L&#8217;arco e la clava</em>, come si è già ricordato) è dovuto ad una <em>défaillance</em> mnemonica, o magari ad un senso di opportunità, per non imbarazzare forse il medico-poeta? È anche vero che Benn sarebbe morto solo dieci mesi dopo, il 7 luglio 1956, a settant&#8217;anni, e quindi ogni illazione può essere valida. Così come resta aperta ogni ipotesi sul perché <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, sia nelle lettere private, sia nel la sua autobiografia pubblica, abbia dimenticato molti episodi e personaggi importantissimi nelle vicende della sua vita: e non certo in senso positivo, tali da accrescere l&#8217;importanza della sua opera complessiva. Forse normalissimi vuoti di memoria come possono accadere a tutti, ma forse anche quella tendenza “impersonale” a minimizzare un certo suo lavoro conferendo così poca importanza &#8211; tanto da non ritenere che certi particolari valessero la pena di essere citati &#8211; a determinati momenti della sua vita. Sta di fatto, comunque, che queste lettere a Gottfried Benn riempiono in modo significativo una delle tante lacune che ancora rimangono per ricostruire compiutamente l&#8217;intensa vita di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) <em>Il cammino del cinabro</em>, Scheiwiller, Milano, 1972, p.79.<br />
(2) <em>Heidnischer Imperialismus</em>, Armanen Verlag, Lipsia, 1933.<br />
(3) Cioè, da un lato gli esponenti della “tradizione prussiana” e dall&#8217;altro la corrente di quegli scrittori, come Moeller van den Bruck, Bluher, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, von Salomon e così via, che era stata definita <a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Rivoluzione Conservatrice</a>.<br />
(4) <em>Il cammino del cinabro</em> cit., p.137.<br />
(5) <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">Alain de Benoist</a>, <em>Presenza di Got!fried Benn</em>, in <em>Trasgressioni </em>n.19, 1990, p.84.<br />
(6) Circa la <em>Rivolta </em>scrive <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> a Giuseppe Laterza in una lettera da Karthaus in Alto Adige del 16 settembre 1931: “Sono in via di ultimarlo, quindi non so precisamente circa la sua lunghezza &#8230; “ (cfr. <em>La Biblioteca ermetica</em>, a cura di Alessandro Barbera, Fondazione J. Evola, Roma, 1997, pp.57-58).<br />
(7) Lionel Richard, <em>Nazismo e cultura</em>, Garzanti, Milano, 1982, p.280.<br />
(8) Cito in <em>Il cammino del cinabro</em> cit., p.138.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Percorsi di politica, cultura, economia<em> (6/1998).</em></em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-corrispondenza-tra-julius-evola-e-gottfried-benn.html' addthis:title='La corrispondenza tra Julius Evola e Gottfried Benn ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il volto ambiguo della Rivoluzione Conservatrice tedesca</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/voltoambiguorivoluzioneconservatrice.html' addthis:title='Il volto ambiguo della Rivoluzione Conservatrice tedesca '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-profezia-del-terzo-regno-dalla-rivoluzione-conservatrice-al-nazionalsocialismo/9960" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8633" style="margin: 10px;" title="la-profezia-del-terzo-regno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-profezia-del-terzo-regno.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>La <a href="http://www.centrostudilaruna.it/rivoluzioneconservatrice.html">Rivoluzione Conservatrice</a> &#8211; fenomeno essenzialmente tedesco, ma non solo &#8211; era un bacino di idee, un laboratorio, in cui vennero ad infusione tutti quegli ideali che da una parte rifiutavano il progressismo illuministico dell&#8217;Occidente, mentre dall&#8217;altra propugnavano il dinamismo di una rivoluzione in grande stile: ma nel senso di un <em>re-volvere</em>, di un ritornare alla tradizione nazionale, all&#8217;ordine dei valori naturali, all&#8217;eroismo, alla comunità di popolo, all&#8217;idea che la vita è tragica ma anche magnifica lotta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883390970" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/repubblicadiweimar.bmp" alt="Detlev J.K. Peukert, La Repubblica di Weimar" width="95" height="141" align="left" border="0" /></a> Tra il 1918 e il 1932, questi ideali ebbero decine di sostenitori di alto spessore intellettuale, lungo un ventaglio di variazioni ideologiche molto ampio: dalla piccola minoranza di quanti vedevano nel bolscevismo l&#8217;alba di una nuova concezione comunitaria, alla grande maggioranza di coloro che invece si battevano per l&#8217;estrema affermazione del destino europeo nell&#8217;era della tecnica di massa, mantenendo intatte, anzi rilanciandole in modo rivoluzionario, le qualità tradizionali legate alle origini del popolo: identità, storia, stirpe, terra-patria, cultura. Tra questi ultimi, di gran lunga i più importanti, figuravano personaggi del calibro di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, Schmitt, Moeller van den Bruck, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, Spengler, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span>, Sombart, Benn, Scheler, Klages, e molti altri. In quella caotica Sodoma che era la Repubblica di Weimar &#8211; dove la crisi del Reich fu letta come la crisi dell&#8217;intero Occidente liberale &#8211; tutti questi ingegni avevano un denominatore comune: impegnare la lotta per opporsi al disfacimento della civiltà europea, restaurando l&#8217;ordine tradizionale su basi moderne, attraverso la rivoluzione. Malauguratamente, nessuno di loro fu mai un politico. E pochi ebbero anche solo cultura politica. Quest&#8217;assenza di <em>sensiblerie </em>fu il motivo per cui, al momento giusto, spesso la storia non venne riconosciuta. E, tra i più famosi, solo alcuni capirono che il destino non sempre può avere il volto da noi immaginato nel silenzio dei nostri studi, ma che alle volte appare all&#8217;improvviso, parlando il linguaggio semplice e brutale degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888490060" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/proscritti.bmp" alt="I proscritti" width="95" height="152" align="right" border="0" /></a> Scrivevano di una Germania da restaurare nella sua potenza, favoleggiavano di un tipo d&#8217;uomo eroico e coraggioso, metallico, che avrebbe dominato il nichilismo dell&#8217;epoca moderna; descrivevano la civilizzazione occidentale come il più grande dei mali, il progresso come un dèmone, il capitalismo come una lebbra di usurai, l&#8217;egualitarismo e il comunismo come incubi primitivi … e riandavano alle radici del germanesimo, alle fonti dell&#8217;identità. Armato di Nietzsche e di antichi miti dionisiaci, c&#8217;era persino chi riaccendeva i fuochi di quelle notti primordiali in cui era nato l&#8217;uomo europeo… Eppure, quando tutto questo prese vita sotto le loro finestre, quando i miti e le invocazioni assunsero la forma di uomini, di un partito, di una volontà politica, di una voce, quando &#8220;l&#8217;uomo d&#8217;acciaio&#8221; descritto nei libri bussava alla loro porta nelle forme stilizzate della politica, molti sguardi si distolsero, molte orecchie cominciarono a non sentirci più… La vecchia sindrome del sognatore, che non vuol essere disturbato neppure dal proprio sogno che si anima… La Rivoluzione Conservatrice tedesca espresse spesso la tragica cecità di molti suoi epigoni dinanzi al prender forma di non poche delle loro costruzioni teoriche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8848802672" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/filosofiakonservativerevolution.bmp" alt="Giuseppe A. Balistreri, Filosofia della Konservative Revolution: Arthur Moeller van den Bruck" width="93" height="141" align="left" border="0" /></a> Non vollero riconoscere il suono di una campana, i cui rintocchi uscivano in gran parte dai loro stessi libri. Allora, improvvisamente, tutto diventò troppo &#8220;demagogico&#8221;, troppo &#8220;plebeo&#8221;. L&#8217;intellettuale volle lasciare la militanza, la lotta vera, a quanti accettarono di sporcarsi le mani con i fatti. Alcune derive del Nazionalsocialismo si possono anche storicamente ascrivere alla renitenza di intellettuali e ideologhi, che non parteciparono alla &#8220;lotta per i valori&#8221; e che, dopo aver lungamente predicato, nel momento dell&#8217;azione si appartarono in un piccolo mondo fatto di romanzi e divagazioni. Mentalità da club: &#8220;esilio interno&#8221; o piuttosto diserzione davanti ai propri stessi ideali? Eppure, un certo spazio critico dovette esistere, poi, anche tra le maglie del regime totalitario, se gli storici riportano di serrate lotte ideologiche intestine durante il Terzo Reich, di polemiche, di divergenze di vedute: Rosenberg non la pensava certo come Klages; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e Krieck erano avversari politici attestati su sponde lontane… Prendiamo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>. Ancora nel 1932, aveva parlato del Dominio, della Gerarchia delle Forme, della Sapienza degli Avi, del Guerriero, del Realismo Eroico, della Forza Primigenia, del Soldato Politico, della &#8220;Massa che vede riaffermata la propria esistenza dal Singolo dotato di Grandezza&#8221;… Ricordiamo di passata che Jünger negli anni venti collaborò, oltre che con le più note testate del nazionalismo radicale, anche col <em>Völkischer Beobachter</em>, il quotidiano nazionalsocialista e che nel 1923 inviò a Hitler una copia del suo libro <em>Tempeste d&#8217;acciaio</em>, con tanto di dedica… Alla luce dei fatti, è forse giunto il momento di considerare quelle proclamazioni solo come buoni esercizi letterari? Nell&#8217;infuriare della lotta vera per il Dominio che si ingaggiò di lì a poco, durante gli anni decisivi della Seconda guerra mondiale, noi troviamo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a> non già nella trincea dove era stato da giovane, ma ai tavoli dei caffè parigini. Qui lo vediamo intento ad irridere Hitler nel segreto del proprio diario, sulle cui paginette si dilettava a chiamarlo col nomignolo di Knièbolo: un po&#8217; poco. Tutto questo fu &#8220;fronda&#8221; esoterica o immiserimento del talento ideologico? Storico esempio di altèra dissidenza aristocratica o patetico esaurimento di un antico coraggio di militanza?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887746594" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/tramontooccidente.bmp" alt="Oswald Spengler, Il tramonto dell'Occidente" width="95" height="151" align="right" border="0" /></a> E uno Spengler? Anch&#8217;egli, dopo aver vaticinato il riarmo del germanesimo e della civiltà bianca, non appena questi postulati ebbero il contorno di un partito politico, che pareva proprio prenderli sul serio, oppose uno sdegnoso distacco. E Gottfried Benn? Dopo aver cantato i destini dell&#8217;&#8221;uomo superiore che tragicamente combatte&#8221;, dopo aver celebrato la &#8220;buona razza&#8221; dell&#8217;uomo tedesco che ha &#8220;il sentimento della terra nativa&#8221;, come vide che tutto questo diventava uno Stato, una legge, una politica, lasciò cadere la penna…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la Rivoluzione Conservatrice, per la verità, non fu solo questo. Fu anche il socialismo di Moeller, l&#8217;antieconomicismo di Sombart, l&#8217;idea nazionale e popolare di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, il filosofo-contadino vicino alle SA. In effetti, la gran parte degli affiliati ai diversi schieramenti rivoluzionario-conservatori confluì nella NSDAP, contribuendo non poco a solidificarne il pensiero politico e, in alcuni casi, diventandone uomini di punta: da Baeumler a Krieck. Secondo Ernst Nolte &#8211; il maggiore storico tedesco &#8211; la Rivoluzione Conservatrice ebbe l&#8217;occasione di essere più una rivoluzione che non una conservazione, soltanto perché si incrociò con la via politica nazionalsocialista: un partito di massa, una moderna propaganda, un capo carismatico in grado di puntare al potere. Tutte cose che ai teorici mancavano. &#8220;Non fu il nazionalsocialismo &#8211; si è chiesto Nolte -, in quanto negazione della Rivoluzione francese e di quella bolscevico-comunista, una contro-Rivoluzione tanto rivoluzionaria, quanto la Rivoluzione conservatrice non potrà mai essere?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tutto, come ha affermato il più esperto studioso di questi argomenti, Armin Mohler, &#8220;il nazionalsocialismo resta pur sempre un tentativo di realizzazione politica delle premesse culturali presenti nella Rivoluzione conservatrice&#8221;. Il tentativo postumo di sganciare la RC dalla NSDAP è obiettivamente antistorico: provate a sommare i temi ideologici dei vari movimenti nazional-popolari dell&#8217;epoca weimariana, ed avrete l&#8217;ideologia nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 25 luglio 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/voltoambiguorivoluzioneconservatrice.html' addthis:title='Il volto ambiguo della Rivoluzione Conservatrice tedesca ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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