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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Beat Generation</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Dos Passos, questo sconosciuto</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 20:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quarant’anni fa moriva John Dos Passos, scrittore sicuramente anarchico, ma definitivamente poco etichettabile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dos-passos-questo-sconosciuto.html' addthis:title='Dos Passos, questo sconosciuto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><img class="alignright size-medium wp-image-5876" style="margin: 10px;" title="john-dos-passos" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/john-dos-passos-300x259.jpg" alt="" width="300" height="259" />Lost generation</em>. La “generazione perduta”, per chi non lo sapesse, è un gruppo di scrittori americani giunti in Europa nella prima parte del Novecento e del quale fanno parte Ernest Hemingway, Ezra Pound e Francis Scott Fitzgerald; tre riferimenti essenziali per i contestatori non solo stelle-e-strisce che verranno dopo, compresa l’arcinota <em>Beat generation </em>di Allen Ginsberg e <a title="Jack Kerouac" href="http://www.centrostudilaruna.it/jack-kerouac.html">Jack Kerouac</a>. Entrambe le “generazioni” rappresentano quell’America che ci piace, capace di rappresentare con sincerità fatti e personaggi, di autorappresentarsi (contemporaneamente) con afflitta “gagliardia” o affilata confidenza; ma senza trascurare sogni e aspirazioni seppur camuffati da rigide e fredde disillusioni… un atteggiamento pienamente anticonformista, (chi più di loro?), riconoscibile a fatica (con una prosa particolarmente schietta, curata o meno), che affascinerà intellettuali e narratori italiani fino ai nostri giorni. Due nomi su tutti: Italo Calvino e <a title="Cesare Pavese" href="http://www.centrostudilaruna.it/cesare-pavese-destra.html">Cesare Pavese</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-42%c2%b0-parallelo/5773" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5878" style="margin: 10px;" title="il-42-parallelo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-42-parallelo-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Del gruppo di contestatori d’inizio <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a>, fra i primi peraltro a toccare con mano le degenerazioni della società del nuovo secolo (guerra compresa, ovviamente), è parte integrante anche John Dos Passos del quale vogliamo ricordare in queste pagine i quarant’anni dalla morte (28 settembre 1970). Come definirlo innanzitutto? Come definire quell’intellettuale e scrittore che nei primi anni Sessanta venne in Italia invitato da <a title="Giano Accame" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/giano-accame">Giano Accame</a> per partecipare agli “Incontri romani della cultura” grazie anche all’organizzazione del “Centro di vita italiano” di Ernesto De Marzio, e insieme a lui Gabriele Marcel, Michel Déon, Odysseus Elytis (futuro premio Nobel) e James Burnham?</p>
<p style="text-align: justify;">Anarchico sicuramente, anarchico nella misura in cui Dos Passos, da un punto di vista politico, fu definitivamente poco etichettabile. Di “destra” nel secondo dopoguerra (anche con posizioni maccartiste), e di “sinistra” filocomunista negli anni precedenti, i Venti e i Trenta (ricordiamo l’impegno civile, il rifiuto dell’evento bellico e la collaborazione alla rivista “New Masses”), anni nei quali si registra – dicono i critici – un apparentamento quasi “perfetto” fra impegno politico, temi e forme sperimentali dell’attività dell’ex studente di Harvard. In anni diciamo così “intermedi” (quasi simbolicamente, fra le due posizioni) il nostro venne anche catturato dalle prospettive del “New Deal” americano. Dos Passos può essere considerato allora un anticipatore ideale e pratico (fece volontariato, fra le altre istituzioni, presso la Croce Rossa), dell’intellettuale mai fermo su posizioni rigide, capace di “riposizionarsi”, e pronto a sfidare le (immancabili) vestali dell’ortodossia politica. Sovente le “peregrinazioni” politiche coincideranno con le fortune o le sfortune del romanziere, abilmente decretate dalla critica internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/davanti-alla-sedia-elettrica/8560" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5875" style="margin: 10px;" title="davanti-sedia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/davanti-sedia.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Dos Passos, e questo lo rese diverso da buona parte degli scrittori della sua generazione, amava anche “volare basso”, fondendo i grandi ideali (chi mai non ne ebbe?) a pagine di critica ordinaria e di schietto giornalismo; scrisse pagine seducenti sui grandi miti del cinema (miti <em>pop</em>, ma allora quasi nessuno lo sapeva), James Dean e Rodolfo Valentino che vide morire l’uno dopo l’altro, confermandosi in questo settore uno scrittore senza molte “regole”, se non la propria volontà e il proprio gusto. Ma anarchico o difensore degli anarchici il nostro lo fu soprattutto in relazione alle vicende legate ai due anarchici italiani in terra americana, vale a dire Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, sfortunati protagonisti di una storia mai dimenticata. Nel 1926, un anno prima della loro condanna a morte (erano anarchici ma non comunisti), l’uno operaio l’altro pescivendolo, Dos Passos dava alle stampe e per conto di un “Comitato di difesa” per i due italiani detenuti dal 1921 <a href="http://www.libriefilm.com/davanti-alla-sedia-elettrica/8560"><em>Facing the Chair</em></a>, un libro nel quale da perfetto libertario biasimava il comportamento dei giudici americani vittime, a suo dire, di pregiudizi politici. In quel periodo, con largo anticipo rispetto alla “caccia alle streghe” del prossimo dopoguerra, in America si viveva infatti un clima repressivo rivolto alla cosiddetta sovversione politica. A farne le spese, fra gli altri, i due anarchici italiani emigrati nel 1908 e accusati di rapina e duplice omicidio benché già scagionati da un testimone. Con Dos Passos altri intellettuali illuminati si schiereranno dalla parte degli italiani “Nick” e “Bart”: da Bertrand Russel a Dorothy Parker, da G. B. Shaw a H. G. Wells. Tutto inutile, naturalmente. Fra le proteste generali i due verranno uccisi tramite sedia elettrica nell’agosto del 1927. Successivamente riabilitati (cinquant’anni dopo!) ma penosamente sacrificati sull’“altare della fermezza” di un’America oppressiva e giustizialista, un’America violenta che a, questo punto, non poteva essere per lo scrittore libertario nato a Chicago nel 1896.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/manhattan-transfer/7637" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5877" style="margin: 10px;" title="manhattan-transfer" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/manhattan-transfer.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>Malgrado la ricca biografia, e malgrado il sentimento di apertura verso un mondo che dal secondo decennio del Novecento offriva più canali di comunicazione (soprattutto: il cinema di Eisenstein, la radio e il teatro sperimentale), Dos Passos è un autore oggi poco conosciuto ad eccezione &#8211; forse &#8211; di due volumi <a href="http://www.libriefilm.com/manhattan-transfer/7637"><em>Manhattan Transfer</em></a> del 1925 e <a title="Il 42° parallelo" href="http://www.libriefilm.com/il-42%c2%b0-parallelo/5773"><em>Il 42° parallelo</em></a> del 1930. In molti, da tempo, hanno dimenticato gli attestati di stima ricevuti (da J. Paul Sartre nel 1947, per esempio: «considero Dos Passos il più grande degli scrittori del nostro tempo»), ma hanno dimenticato, soprattutto, i suoi libri della fase giovanile e quelli dell’ultimo periodo. I primi sono <em>tout court </em>lo specchio di un’epoca il cui “superamento” condurrà l’autore ad abbracciare quelle posizioni radicali che i più conoscono; le posizioni che negli anni hanno affascinato la critica di sinistra, per intenderci&#8230; Come per esempio il “libro di guerra” <em>One Man’s Initiation</em>, interessante in proiezione di una crescita “ideale” di Dos Passos (con timbri espressionisti alla maniera di <a title="Ernst Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, ma assai diverso per ragioni e architetture), e non del tutto differente dalla copiosa narrativa di guerra che conquisterà i mercati occidentali dagli anni Venti in poi, o come <em>Three Soldiers</em> (1921), che si può considerare un romanzo di “tradizione” decadentista, pessimista, diretto a rivelare i tremendi meccanismi di una società moderna attraverso l’esperienza della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-riscoperta-dellamerica/8559" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5879" style="margin: 10px;" title="la-riscoperta-dell-america" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-riscoperta-dell-america.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a>Ma le capacità di narratore-plurale di Dos Passos (qui sì, anticipatore di quella postmodernità che ama rilegare in capitoli unici le fonti che giungono dagli angoli diversi dello scibile), emergono all’interno del romanzo-denuncia sulla condizione del mondo investito dal progresso tecnologico (<a title="Manhattan Transfer" href="http://www.libriefilm.com/manhattan-transfer/7637"><em>Manhattan Transfer</em></a>). Accanto alla denuncia di un’epoca ove hanno preso il sopravvento le divinità malvagie del macchinismo («le turbine, i motori a scoppio e la dinamite … sono le nostre divinità crudeli e vendicative…»), in questo periodo, in Dos Passos, è possibile reperire una quantità importante di citazioni capaci di posizionare l’autore al crocevia di due percorsi essenziali della letteratura mondiale: fra i più classici come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/mark-twain" target="_blank">Mark Twain</a></span> alle avanguardie europee e prim’ancora a Walt Whitman inteso alla maniera radicale. Qui la “sociologia” di Dos Passos ci mostra con linguaggio contemporaneo quel grigio mondo, ancora una volta: a lui contemporaneo, che autori anche molto diversi (si pensi a Chaplin o a Garcia Lorca) ci hanno rivelano nelle pieghe più comiche o sentimentali. Norman Mailer e William Burroughs terranno conto, e tanto, delle sue lezione narrative.</p>
<p style="text-align: justify;">Dos Passos possiede la “fortuna” di trovarsi a raccontare un periodo storico che rappresenta l’alfa della nostra epoca, credendo inoltre di scorgerne, da “buon radicale” militante, “sperimentatore” e “proletario d’elezione” (ma borghese d’estrazione) anche l’inevitabile omega. È questo che affascina i militanti d’ogni “estrazione”. I suoi lavori degli anni Trenta (la ben nota trilogia U.S.A formata dal <a title="Il 42° parallelo" href="http://www.libriefilm.com/il-42%C2%B0-parallelo/5773"><em>42° parallelo</em></a>, <em>1919 </em>e <em>Un mucchio di quattrini</em>), rappresentano il punto di massimo impegno “guerrigliero”, si tratta di affreschi complessi di vita americana (con apoteosi del collettivismo), composti con tecniche sperimentali di “finto” realismo. Ma è in codesti stessi capitoli che si consuma anche politicamente il ribellismo anticapitalistico “a sinistra” di Dos Passos. Resosi finalmente conto dell’incolmabile iato esistente fra idea e prassi comunista, già a metà degli anni Trenta lo scrittore cercherà di indirizzare le sue attitudini libertarie verso sponde liberali di “destra”. Era ora… È questo il periodo (c’era da aspettarselo dopotutto), nel quale tutti parleranno di “crisi”, “declino”, eccetera. È questo il periodo (mancheranno ancora più di trent’anni dalla morte!) nel quale Dos Passos comincia a essere un grande dimenticato (“perduto” di nome e adesso anche di fatto). Eppure l’autore di saggi e testi teatrali e di oltre quaranta romanzi (alcuni dei quali, i più famosi e già citati, tradotti da Pavese), continuerà il proprio lavoro fino alla morte, pubblicando fra gli altri un’altra trilogia di vita americana, <em>District of Columbia</em>, una storia degli avi portoghesi, saggi su Jefferson, diari ed epistolari. A nulla servirà la sua indignazione (a parte la dimensione collettiva e militante, resta il tema del pericolo corso dall’individuo nel mondo contemporaneo). A nulla serviranno (anzi!) gli attestati di stima degli intellettuali anticonformisti di “destra”. A quarant’anni dalla morte cos’altro possiamo aggiungere allora, rispetto alla circostanza che Dos Passos sia ancora un autore quasi tutto da scoprire?</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 30 settembre 2010.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dos-passos-questo-sconosciuto.html' addthis:title='Dos Passos, questo sconosciuto ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Jack Kerouac</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 22:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ritratto di Jack Kerouac e della sua opera a quarant'anni dalla morte del 'padre della beat generation']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/jack-kerouac.html' addthis:title='Jack Kerouac '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3046" style="margin: 10px;" title="jack-kerouac" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/jack-kerouac.jpg" alt="jack-kerouac" width="200" height="200" /></a>Bello? Può darsi. Dannato? Sicuramente. Quarant’anni fa se ne andava per sempre Jack <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>, uno dei papà &#8211; non il solo naturalmente &#8211; della <em>Beat Generation</em>, una delle ultime vere correnti di pensiero del nostro secolo &#8211; poesia, letteratura, vita, amore, libertà ed emozioni &#8211; in grado di ispirare per lungo tempo i giovani dell’Occidente sospirante. Si può parlare di <em>Beat </em>per dieci-quindici anni, neanche venti forse: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> è stato un fenomeno consumatosi come un grande giocatore di <em>football</em>, nell’arco di brevi, lunghe stagioni. Considerava scrittori nati &#8211; come lo era lui stesso &#8211; Herman <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/herman-melville" target="_blank">Melville</a></span>, Walt Whitman e Hanry David Thoureau; e amava Aldous <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aldous-huxley" target="_blank">Huxley</a></span>, Thomas Wolfe, Henry Miller, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> e perfino il più “ordinario” <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/william-shakespeare" target="_blank">Shakespeare</a></span>. Ma la critica finì per bastonarlo insieme a tutti gli amici del “gruppo”. A cominciare da Allen Ginsberg e dal suo <em>Urlo</em> del 1956.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà grande sportivo, in gioventù, Jack lo era stato davvero. Poi però si era trovato dinnanzi al più comune dei bivi: giocatore o scrittore? Per nostra fortuna, Jack non aveva faticato molto a scegliere il proprio futuro, voltando per il primo dei due sentieri (continuando tuttavia, ad amare lo sport), il più lungo e difficile; un sentiero che l&#8217;avrebbe condotto <em>post mortem </em>fino alle glorie dell&#8217;empireo dei narratori “maledetti”, con l&#8217;altro grande Jack &#8211; London &#8211; e dopo di lui con Bob Dylan («Ho letto le poesie di <em>Mexico city blues</em> nel ‘59, quando era a St. Paul. Mi hanno colpito profondamente. Era la prima volta che la poesia mi parlava utilizzando il mio stesso linguaggio»), un punto di riferimento di una seconda America, non quella del Sogno (S maiuscola) ma quella “vagabonda”, i cui sogni piccoli e sbrigativi correvano verso luoghi lontani, dai quali occorresse prontamente ripartire.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sulla-strada/1135" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3047" style="margin: 10px;" title="sulla-strada" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sulla-strada.jpg" alt="sulla-strada" width="200" height="301" /></a>D&#8217;altra parte i Grandi Sogni di Jean Louis Lebris de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> (questo il suo vero nome), di famiglia cattolica e franco-canadese, nato nel 1922 a Lowell nel Massachusetts, erano svaniti già molto presto, a quattro anni, con la morte del fratello Gerard. Risalgono a venti-ventidue anni, invece, i primi contatti con gli altri esponenti <em>Beat</em>, e non è ancora il 1950 quando Jack esordisce nella letteratura con un buon successo (il romanzo ove saggia la cosiddetta prosa “spontanea” in stato di eccitazione: <em>La città e la metropoli</em>). Il suo capolavoro, il libro per cui è universalmente conosciuto però, come tutti sanno, è <em>On the Road</em> (“<a title="Sulla strada" href="http://www.libriefilm.com/sulla-strada/1135">Sulla strada</a>”), pubblicato nel 1957, ma riscritto quasi di getto &#8211; dopo una prima stesura &#8211; nel ‘51 in appena tre settimane, dopo una serie di viaggi col “mito” vivente &#8211; amico e in un certo senso maestro &#8211; Neal Cassady. Un libro a suo modo difficile; amicizia e fuga dal quotidiano, rifiuto delle consuetudini e ricerca del nuovo ne fanno un altro manifesto della più classica agenda della controalienazione novecentesca. Ha scritto Fernanda Pivano: «Ricerca di mezzi espressivi primordiali, ricerca di intensità di linguaggio, ricerca di valori morali originari: tutte le strade, per questi giovani scrittori, riconducono a uno stesso problema di ripiegamento su se stessi per liberarsi dalle pressioni del mondo contemporaneo».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma gli altri romanzi per i quali <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> andrebbe ricordato e che costituiscono capitoli staccati di una scrittura vivente, sono la storia d&#8217;amore de <em>I sotterranei</em> (1958), lo spiritual-buddhista <em>I vagabondi del Dharma</em> (1958) e poi il “memorialistico” <em>Vanità di Duluoz</em> (1968). A modellare le sue ispirazioni (le sue continue ricerche) e a riempire i contenuti, sono i più grandi autori dell’era moderna &#8211; ancorché di autori “difficili” si tratti &#8211; da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> a Nietzsche, da Rimbaud a Pound da William Blake a Spengler; ma anche la grande musica da Charlie Parker a Frank Sinatra, da Wagner a Beethoven. Un po’ l&#8217;uno, un po’ l&#8217;altro dei temi e dei ritmi, insomma, perché <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> grazie alla ricerca di un legame stretto anima-corpo è stato un bravo sperimentatore consapevole del rispetto di “regole anarchiche” e un costruttore di leggende personali. Già nel &#8217;47 aveva coniato il termine <em>Beat Generation</em>, diffuso poi nel 1952 da un paio di lavori di John Clellon Holmes. <em>Beat Generation</em> è per molti versi anche una continuazione con altri mezzi della <em>Lost Generation</em> di un ventennio prima (denominazione che si deve a Gertrude Stein), dunque la generazione &#8211; straordinaria &#8211; di Francis Scott Fitzgerald, di Ernest Hemingway ed anche di Pound e di Dos Passos. In ordine di tempo fra le due coppie, Jack <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> morirà a causa dell&#8217;abuso di alcol nell’ottobre del 1969. Ma, ci ha spiegato la Pivano, sarebbe bene guardare ai Beat col riguardo che si deve a un fenomeno unico, particolare. Prima sociale, individuale o esteso (da gioventù bruciata, insomma), poi artistico. Tipico di quei giorni, insomma, perché eccezionale fu la storia degli anni Cinquanta: «A questa dilagante massa di ragazzi reticenti e scontrosi, tristi e freddi, avidi d’affetto e in perpetua ricerca di una ragione d’essere, staccati senza speranza da “anziani” incomprensibili e che non li capiscono, aggrappati come ad una fede ad un ideale di vita intenso e libero da qualsiasi pregiudizio o sovrastruttura, appartengono gli scrittori della beat generation».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/romanzi/6135" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3048" style="margin: 10px;" title="romanzi-kerouac" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/romanzi-kerouac.jpg" alt="romanzi-kerouac" width="200" height="338" /></a><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> è oggi un’icona ribelle della letteratura universale, ma fin dagli inizi degli anni Sessanta anche parte della cultura italiana (straripante di modi d&#8217;importazione), guardava a quell’“altra” America con tutto l&#8217;interesse possibile. C’era, sì, nei giovani che vivevano gli anni del <em>boom</em>, una forte attrazione verso il consumismo e la logica del guadagno, ma c&#8217;era anche un’autentica infatuazione per l’America anti-sistema, quella appunto protestataria pacifista ed esasperatamente libertaria di Jack <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> &amp; co. In molti ricorderanno che a far conoscere autori e cultura Beat in Italia era stata l’indimenticabile Pivano, studiosa fra le più importanti di letteratura americana e grande amica di Hemingway. “Nanda”, già allieva di Pavese e Abbagnano amerà certa cultura italiana almeno quanto quella americana. Sua una famosa dichiarazione di qualche lustro fa sul concittadino (genovese come lei), Fabrizio De Andrè: «Sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio De André è il Bob Dylan italiano si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio De André americano». Si può affermare a questo punto, che col De Andrè cantastorie democratico e anarchico a un tempo, portavoce degli emarginati, dei ribelli e di ogni bastian-contrario, il cerchio del mondo “ribelle” si sia chiuso proprio dalle nostre parti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Beat</em>… ma che cosa è <em>Beat</em>? Il significato di un termine che ha accompagnato quasi per intero l&#8217;esistenza dei nostri cinquantenni è multiforme, come poliedrici sono i criteri comportamentali dei giovani (e meno giovani) che hanno sposato la madre di tutte le contestazioni del dopoguerra (i cui “capiscuola”, ricordiamolo, oltre <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> sono Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti, il poeta-editore). <em>Beat </em>è soprattutto un viaggio. Un viaggio in alcuni casi, senza ritorno, per almeno tre significati. Viaggio fisico, spostamento dunque, voglia di andare senza un vero perché razionale; e viaggio “mentale” grazie all’utilizzo dell’alcol e delle droghe (nel marzo del ‘68 il periodico <em>Panorama</em>, pubblicava un’inchiesta sulle sostanze allucinogene &#8211; con tanto di carta d&#8217;identità delle droghe &#8211; che veniva così introdotta: «Dalla prima sigaretta di marijuana all’internamento nell&#8217;ospedale municipale di San Francisco in uno stato mentale forse incurabile, erano passati 18 mesi. In questo breve periodo Bill W., 19 anni … aveva esperimentato una vera escalation della droga. Dalla quasi innocua marijuana … era passato all’Lsd… dopo qualche mese neanche l’Lsd gli bastava più e Bill assaggiò l’Stp, una nuova potentissima sostanza chimica intossicante…»); viaggio, infine, nel costume, nei modi e nei comportamenti ma non più e non solo degli americani di entrambi i versanti, prima di New York poi di San Francisco capitale della libertà. Non per niente la sezione dedicata a “Beat e capelloni”, tratta dal libro di Francesco Donadio e Marcello Giannotti, <em>Teddy-boys rockettari e cyberpunk</em> &#8211; Ed. Riuniti, 1996 &#8211; così comincia: «Come la gioventù italiana intraprende un cambiamento a tutt’oggi senza ritorno…».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-mondo-battuto-dal-vento-2/6130" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3049" style="margin: 10px;" title="un-mondo-battuto-dal-vento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/un-mondo-battuto-dal-vento.jpg" alt="un-mondo-battuto-dal-vento" width="200" height="290" /></a>Ma anche in modo più concreto <em>Beat </em>può essere tradotto in vari altri modi. Come “beatitudine”, ascetismo, spiritualismo-Zen e ricerca di un paradiso (artificiale) in terra, ma anche come sconfitta, come l’esser stati battuti da un mondo circostante di cui poco o nulla si può condividere (oramai quel che c’era da dire è stato detto e le denunce appartenevano alle generazioni precedenti). Ma <em>Beat </em>è anche ritmo, musica, soprattutto jazz nello stile <em>be-bop</em>, utilizzati perfino come modello di scrittura. In fondo <em>Beat </em>è forse unicamente ricerca e speranza di novità, in un mondo stretto nella morsa del consumo e della guerra fredda ed è anche ricerca e speranza di una vita vissuta in parallelo o, magari, di nascosto (e della quale, chissà, poteva far parte quel campionato di baseball di cui si è parlato nei mesi scorsi, creato dalla fantasia adolescenziale di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>). Una vita dalle forme ristrette e consumata in fretta, colma e stracolma di curiosità e oggetti minuscoli di uso quotidiano, e, poco o nulla, di abusata grandeur (da questo punto di vista fa in un certo senso scuola, la poetica di Charles Bukowski, anche se, a rigore, il vecchio “Hank” non può essere considerato uno scrittore facente parte del gruppo della generazione <em>Beat</em>). Tanto che l’eredità Beat e kerouachiana può essere concentrata in poche semplici voci: spiritualità &#8211; nel senso di <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> laica, nel senso di ricerca di una via trascendente &#8211; ecologia, liberazione sessuale depenalizzazione delle droghe, condanna di ogni forma di censura. E poi soprattutto: antipolitica. Le grandi rivoluzioni, si sa, si costruiscono fuori dalle complicatissime aule “sorde e grigie”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 21 ottobre 2009.</p>
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