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	<title>Centro Studi La Runa &#187; bandiera</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Luci sul tricolore romano</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 00:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia del tricolore italiano e il simbolismo della bandiera nazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/luci-sul-tricolore-romano.html' addthis:title='Luci sul tricolore romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_1548" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1548" title="tricolore-cisalpina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tricolore-cisalpina-300x258.jpg" alt="Tricolore della Repubblica Cisalpina" width="300" height="258" /><p class="wp-caption-text">Tricolore della Repubblica Cisalpina</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 7 gennaio (giorno dedicato <em>Iano Patri</em>) nel corrente anno (*) è coinciso col bicentenario della bandiera italiana e molti e vari sono stati gli articoli e le ricostruzioni storiche del nostro tricolore nazionale. Non poteva mancare quello di <a title="Franco Cardini" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/franco-cardini/">Franco Cardini</a>, storico (o, secondo l’opinione circolante, “tuttologo”) cattolico (tradizionalista?) apparso il 3.1.1997 sul quotidiano della C.E.I. “Avvenire” (p. 17) col significativo e ambiguo titolo: <em>Ombre sul tricolore</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente il titolo dice chiaramente, sotto la parvenza dell’obiettività della ricostruzione storica, dove vuol mirare l’articolista. Il quale nell’adozione italica del “ghibellino” verde non esclude che “vi fosse una sottintesa polemica anticlericale”. Ciò non gli impedirà di annotare che “i tre colori della nostra bandiera sono (insieme con il violaceo e il nero) alla base della liturgia cattolica: e bianco, verde, rosso figurano fin dal medioevo come rispettivi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> delle tre virtù cardinali: fede, speranza, carità”.</p>
<div id="attachment_1549" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1549" title="Tricolore risorgimentale con stemma sabaudo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tricolore-risorgimento-300x294.jpg" alt="" width="300" height="294" /><p class="wp-caption-text">Tricolore risorgimentale con stemma sabaudo</p></div>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente conclude che “ammantata di questi tre colori è la Beatrice che compare a Dante alla fine della cantica del Purgatorio: e questi erano i colori preferiti del secolo XV per le insegne e gli emblemi. Come si vede, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> è per eccellenza polisemico e muta il valore a seconda delle istanze che stanno alla base della sua adozione e dei relativi contesti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per le valenze polisemiche delle <a title="simbologie" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologie</a> dei colori ci ha meravigliato il fatto che in tutti gli scritti apparsi in occasione del bicentenario del tricolore italiano, che abbiamo avuto occasione di leggere, ma anche nelle voci di dizionari o enciclopedie o in pubblicazioni vessillologiche, nessuno noti il collegamento che si potrebbe fare con i colori trifunzionali a Roma, dei quali parla più volte il Dumézil (1): essi guarda caso (ma il caso esiste?) sono il Bianco, il Rosso e il Verde.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne <em>L’ideologia tripartita degli Indoeuropei</em> (2) il Dumézil così riassume la questione: “Un sistema completo a tre termini del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> colorato s’incontra due volte nelle istituzioni romane. Il caso più interessante è quello dei colori delle fazioni del circo che assunsero grande importanza sotto l’impero e nella nuova Roma del Bosforo, ma che sono sicuramente anteriori all’impero e che gli studiosi di <a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> romani collegarono del resto alle origini stesse di Romolo.”</p>
<div id="attachment_1550" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1550" title="Tricolore-rsi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tricolore-rsi-300x214.jpg" alt="Tricolore della Repubblica Sociale Italiana" width="300" height="214" /><p class="wp-caption-text">Tricolore della Repubblica Sociale Italiana</p></div>
<p style="text-align: justify;">“Le speculazioni esplicative di questi antichisti sono molteplici e intrise di pseudo-filosofia e di astrologia, ma una di queste, conservata da Giovanni il Lido, <em>De mens. </em>IV, 30, si riferisce a delle realtà romane e afferma che questi colori, che sono quattro, in epoca storica erano inizialmente tre (<em>albati</em>, <em>russati</em>, <em>virides</em>) in rapporto non solo con le divinità Jupiter, Mars e Venus (quest’ultima solo apparentemente sostituita a Flora) i cui valori funzionali sono evidenti (sovranità, guerra, fecondità), ma anche con le tribù primitive dei Ramnes, Luceres e Titienses”.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito il Dumézil sottolinea di aver ricordato “che erano, nella leggenda delle origini, sia componenti etnici (Latini, Etruschi, Sabini) che funzionali (derivati da uomini sacri e governanti, da guerrieri professionisti e da ricchi pastori) e che in un altro passaggio (<em>De magistrat. </em>I, 47) Giovanni il Lido interpreta come paralleli alle tribù funzionali degli Egiziani e degli antichi Ateniesi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, tornando all’utilizzo di questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> trifunzionale dei colori da parte dei Romani, va ricordato che sembra essere stato ignorato dai Greci e che quindi non potevano averlo trasmesso loro (3).</p>
<div id="attachment_1551" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-1551" title="tricolore-attuale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tricolore-attuale.jpg" alt="L'attuale tricolore della Repubblica Italiana" width="240" height="204" /><p class="wp-caption-text">L&#39;attuale tricolore della Repubblica Italiana</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tirando le somme, volenti o nolenti, possiamo affermare che nel tricolore italiano sventolano i colori trifunzionali <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a> e romani. Forse inconsapevolmente, ma realmente, il tricolore italiano costituisce la mirabile sintesi rappresentativa dell’unità nella diversificazione delle componenti sociali ed etniche, tradizionalmente intese, formatrici dell’Urbe e della nazione italica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(*) Articolo originariamente pubblicato in “Arthos”, a. I, n.s., n° 2, luglio – dicembre 1997, pp. 81-83.</p>
<p style="text-align: justify;">(1) Georges Dumézil, <em>Rituels indo-européens à Rome</em>, Paris 1954, pp. 45-61; Id., <em>L’idèologie tripartite des Indo-Européens</em>, Bruxelles 1958 (tr. it. <em>L’ideologia tripartita degli Indo-Europei</em>, Rimini 1988, pp. 43-45); Id., <em>Idèes romaines</em>, Paris 1969, II ed. 1979 (tr. it. <em>Idee romane</em>, Genova 1987, pp. 201-214); Id., <em>Fêtes romaines d’été et d’automne, suivi de Dix questions romaines</em>, Paris 1975 (tr. it. parz. <em>Feste romane</em>, Genova 1989, pp. 171-175).</p>
<p style="text-align: justify;">(2) Tr. cit., pp. 44-45.</p>
<p style="text-align: justify;">(3) Cfr. G. Dumézil, <em>Idee romane</em>, p. 214. Per completezza, riteniamo utile riportare, qui in nota, da p. 214: “L’aggiunta di un quarto carro e d’un quarto colore ai tre preesistenti può spiegarsi con quanto si conosce della storia di Roma: Roma stessa, dice la tradizione, è passata, alla fine della monarchia, da un sistema di tre tribù a un sistema di quattro (localmente distribuite). Dopo questa riforma, non era forse naturale che anche il numero dei carri, se era legato alle tribù, fosse aumentato di una unità? L&#8217;affermazione, invece, di Tertulliano (<em>De spectaculis</em>, IX, 5), per esempio, secondo la quale non c&#8217;erano primitivamente che due carri con due colori, a cui ne furono aggiunti altri due, non si regge su nessuna realtà romana identificabile, ma soltanto su una costruzione simbolica: i due colori fondamentali, il bianco e il rosso, avrebbero simbolizzato l&#8217;inverno e l&#8217;estate, <em>ob nives candidas ob solis ruborem</em>”. “Nello stesso ordine d&#8217;idee, a partire dal sistema a tre termini ‘bianco, rosso, verde’, è facilmente comprensibile che sia stato scelto l&#8217;azzurro quando fu necessario un quarto colore. Il verde e l’azzurro sono come due specificazioni d’una stessa impressione di colore che ci è difficile definire in francese, ma che il latino ben esprimeva <em>caerul(e)us</em>: prima ‘azzurro’, giacché Ennio scrive <em>caeli caerula templa</em>, e l&#8217;aggettivo è del resto derivato, per dissimilazione, da <em>caelum</em>, ma anche ‘verde’, poiché ancora Ennio parla dei <em>caerula laetaque prata</em>, e infine al tempo stesso ‘scuro’ o ‘nero’ poiché Virgilio e tanti poeti lo considerano un colore infernale che Servio, commentando Virgilio, rende sinonimo arcaico di <em>niger </em>e che un glossario precisa <em>in niger cum splendore</em>. L’antica tavolozza deve essere stata quindi rispettata al massimo, conformemente allo spirito conservatore della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana: il terzo colore deve essere stato, insomma, sdoppiato”.</p>
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		<title>Il mito della Blutfahne</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 12:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia del vessillo del partito nazionalsocialista che divenne un potente simbolo.]]></description>
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(Nessuna bandiera è per noi più sacra della <em>Blutfahne </em>del 9 novembre 1923)</p>
<p align="justify"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/hitlerelablutfahne.jpg" alt="Adolf Hitler e la Blutfahne" width="185" height="288" align="right" border="0" /> Il 9 novembre 1923 dalla birreria Bürgerbräu partì la marcia diretta verso il centro di Monaco di Baviera. Alla testa del corteo Adolf Hitler con al fianco il generale Erich Ludendorff, eroe della Grande Guerra, ed Hermann Göring. Dietro due colonne di uomini: quella del corpo franco Oberland e quella delle squadre d’assalto del partito nazionalsocialista. La marcia, diretta verso il centro e la Feldherrnhalle (la loggia dei marescialli), superato il ponte Ludwig, era salutata dalla popolazione che si univa alla manifestazione. Arrivati davanti al municipio, dove era stata issata una bandiera con la svastica, mentre la folla acclamava i manifestanti e si cantavano inni patriottici, partì la prima salva di colpi tirati dalla polizia bavarese che si era assestata sulle gradinate della Feldherrnhalle. La <em>Blutfahne </em>(Bandiera o Stendardo del sangue) era la bandiera della 6° sezione della <em>Sturm Abteilung </em>(SA) di Monaco portata da Heinrich Trambauer e fu macchiata col sangue dei caduti, principalmente quello di Andreas Bauriedl che era caduto sulla bandiera, ma simboleggiava quello di tutti i caduti della Feldherrnhalle. I militanti uccisi Felix Alfarth, William Ehrlich, Anton Hechenberger, Andreas Bauriedl, Martin Faust, Wilhelm Wolf, Theodor Casella, Theodor von der Pfordten, Johann Rickmers, Karl Laforce, Oskar Körner, Max Erwin von Scheubner-Richter, Kurt Neubauer, Lorenz Ritter von Stransky-Griffenfeld, Klaus Maximilian von Pape, Karl Kuhn saranno gettati in una fossa comune, i loro corpi saranno traslati, dopo la vittoria della NSDAP, ai templi dell’onore, gli <em>Ehrentempel</em> progettati dall’architetto Paul Ludwig Troost nella Königsplatz (fatti saltare in aria dopo la guerra) vicino alla Braunen Haus di Monaco, sede centrale del partito.</p>
<p align="justify"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/benedizionedellablutfahne.jpg" alt="Adolf Hitler consacra bandiere tramite la Blutfahne" width="193" height="290" align="left" border="0" /> La bandiera con la svastica caduta a terra e macchiata col sangue dei martiri, la Blutfahne, diventerà l’emblema più sacro del movimento e sarà usata nelle cerimonie per consacrare gli altri stendardi del partito. Ecco cosa successe al vessillo dopo la strage: Heinrich Trambauer, che portava la bandiera durante il <em>Putsch</em>, diede la bandiera ad un amico in Theatinerstrasse 30 dove l’aveva presa dal gruppo dei militanti e se l’era nascosta sotto la giacca a vento. Più tardi Karl Eggers chiese a Trambauer dove fosse il vessillo e questi glielo consegnò. Eggers poi lo diede ad un certo Gräf per metterla in salvo. Più tardi Eggers si riprese la bandiera e la consegnò a Viktoria Edrich che viveva in Türkenstrasse 23. Dopo il rilascio di Hitler dalla prigione di Landsberg, Eggers gli consegnò la bandiera che fu affidata ad un nuovo gruppo dopo aver apposto sul pinnacolo una targhetta in argento con i nomi dei tre caduti che facevano parte della sesta compagnia: Bauriedl, Heckenberger e von Stransky-Griffenfeld. La bandiera fu presentata da Hitler alle SA il 4 luglio del 1926 e da allora conosciuta come <em>Blutfahne</em>. Hitler consacrava i nuovi stendardi del partito prendendoli con una mano e toccandoli con un lembo della Blutfahne.</p>
<p align="justify">Il 9 novembre del 1926 fu affidata alle SS (SS-Sturm 1 del 1. SS-Standarte) per rilevare l’importanza della ancora piccola ma fedelissima organizzazione che contrastava l’egemonia delle SA. Il capo delle SS, in quel momento Joseph Berchtold, scelse ancora una volta Trambauer come portabandiera, ma le sue gravi condizioni di salute non gli permisero di svolgere il suo compito. Trambauer aveva ricevuto una grave frattura ossea, mai curata correttamente, durante scontri di piazza contro i comunisti e visse fino al 1942. Grimminger divenne l’unico portatore della <em>Blutfahne</em>. Grimminger, nato nel 1892, ebanista, aveva partecipato alla prima Guerra mondiale sul fronte francese e su quello orientale guadagnandosi la croce di ferro di prima e seconda e la decorazione di guerra turca <em>Aka Gallipoli </em>(Stella di Gallipoli). Aveva aderito alla NSDAP ed era entrato nelle SA nel 1922 diventando ben presto un militante molto attivo che aveva preso parte a diversi scontri di piazza con i comunisti compresa la famosa “Battaglia di Coburgo” del 14 e 15 ottobre del 1922. Era stato uno dei portatori di stendardo al primo congresso del partito a Monaco nel 1923, compito che poi svolte frequentemente. In seguito aveva preso parte al <em>Putsch </em>con la decima squadra delle SA di Monaco. Aveva subito aderito al rifondato NSDAP nel 1925 e alle nuove SS in cui era stato aiuto portabandiera fino a quando gli fu dato l’incarico ufficiale di portabandiera della <em>Blutfahne </em>col grado di <em>SS-Standartenführer</em>. L’ultima volta in cui la <em>Blutfahne </em>fu vista fu al funerale di Adolf Wagner, <em>Gauleiter </em>di Monaco-Alta Baviera nell’aprile del 1944.</p>
<p align="justify"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/brauneshaus.jpg" alt="Braunes Haus 1930-1931: Fahnenhalle" width="224" height="221" align="right" border="0" /> La <em>Blutfahne </em>era conservata insieme agli altri vecchi stendardi del partito nella sede centrale del NSDAP, la <em>Braunes Haus </em>(&#8216;casa bruna&#8217;, ex Palazzo Barlow) di Monaco in Briennerstrasse 45 che fu parzialmente danneggiata, ma non distrutta (vedi foto) da un bombardamento alleato del 1945. Molti documenti ed oggetti lì conservati furono presi alla fine della guerra dal <em>Gauleiter </em>di Monaco Paul Giesler, che dopo aver raggiunto Berchtesgaden, si era tolto la vita con la moglie. E’ assai probabile che egli, in qualità di massimo responsabile del partito a Monaco e responsabile della bandiera nel 1945 possa avere trasportato e consegnato in mani sicure la Blutfahne forse autorizzato da Hitler o da Goebbels. Il sito enciclopedico internet http://de.wikipedia.org/wiki/Blutfahne afferma che:</p>
<p align="justify"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215387" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/hitlerelalanciadeldestino.bmp" alt="Trevor Ravenscroft, Hitler e la lancia del destino. Il potere esoterico dell'arma che trafisse il costato di Cristo" width="95" height="131" align="right" border="0" /></a> <em>Blutfahne war die offizielle Bezeichnung für die diejenige Hakenkreuzfahne, die beim Marsch auf die Feldherrnhalle in München am 9. November 1923 von den Anhängern Hitlers mitgeführt wurde.In Folge des Schießbefehls der bayrischen Polizei gab es 16 Tote unter Hitlers Anhängern, unter anderem wurde auch der Fahnenträger und SA-Mann Heinrich Trambaur erschossen. Sein Blut spritzte auf die Fahne. So wurde sie zum Kultgegenstand der NSDAP. Heute (2004) ist sie bei einem Sammler aus Norddeutschland in Privatbesitz.</em></p>
<p align="justify">La <em>Blutfahne </em>sarebbe oggi, secondo l’estensore dell’articolo, (2004) in possesso privato nelle mani di un collezionista nel nord della Germania. Il suo portatore Jakob Grimminger morì povero e completamente dimenticato nel 1969.</p>
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