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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Atlantide</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il mistero di Atlantide</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Studi La Runa online]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcune teorie riguardanti il mistero di Atlantide e il suo presunto collegamento con quello del "Triangolo delle Bermude".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-di-atlantide.html' addthis:title='Il mistero di Atlantide '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8783" style="margin: 10px;" title="atlantide" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/atlantide1-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" />In questo articolo prenderemo in considerazione alcune teorie riguardanti il mistero di Atlantide, un continente che secondo alcuni si sarebbe inabissato migliaia di anni fa nell’Oceano Atlantico in seguito ad un cataclisma di proporzioni apocalittiche oppure, secondo altri, in seguito ad una serie di cataclismi che avrebbero provocato il graduale inabissamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci occuperemo di alcune teorie che riguardano due aspetti del mistero di Atlantide, ovvero la collocazione geografica di Atlantide e delle sue colonie, fondate prima o dopo la distruzione e l’inabissamento del perduto continente, e il possibile rapporto esistente tra il mistero di Atlantide e quello del Triangolo delle Bermude. Come abbiamo sostenuto in due libri intitolati <em>Una lettura sociologica della realtà contemporanea</em> e <em>I miti della società contemporanea</em>, nella società del nostro tempo è riscontrabile un crescente interesse per ciò che fa parte della dimensione del mistero. Alcuni sociologi hanno definito tale fenomeno con la suggestiva espressione “reincanto del mondo”. Nell’ambito di tale crescente interesse per l’universo del mistero un posto di rilievo è occupato dal mistero di Atlantide, che ha fatto molto discutere sin dai tempi antichi ma che a partire dalla seconda metà del XX secolo ha attirato sempre più l’interesse sia degli studiosi sia dell’opinione pubblica (secondo gli storici delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> tale perdurante interesse sarebbe dovuto a quella che nel linguaggio della storia delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> prende il nome di “nostalgia delle origini”).</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le principali teorie riguardanti la collocazione geografica di Atlantide e delle sue colonie riteniamo opportuno citare innanzitutto le teorie elaborate da Ignatius Donnelly, uno studioso che ha giocato un ruolo importante nel difficile tentativo di dare risposta al problema della collocazione geografica del continente sommerso. Il libro di Donnelly ebbe un così grande successo che ancora negli ultimi anni del XX secolo è stato più volte ripubblicato. Esso ha avuto un’influenza determinante sugli studi riguardanti Atlantide, anche se, pur essendo innegabili i pregi di alcune teorie, sono presenti anche alcune entusiastiche esagerazioni che ne limitano l’attendibilità; ciò nonostante, i sostenitori di Donnelly sono ancora oggi moltissimi e tendono a dare poca importanza a tali esagerazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la teoria di Donnelly Atlantide fu la prima civiltà mondiale, nonché la potenza colonizzatrice e civilizzatrice dell’intero litorale atlantico, del bacino del Mediterraneo, dell’America del sud e centrale, del Baltico e anche dell’India e di alcune regioni dell’Asia centrale. Inoltre secondo Donnelly Atlantide fu altresì la patria dell’alfabeto. Donnelly sostiene che i miti e le leggende dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> non siano altro che versioni confuse ed annebbiate di fatti storicamente avvenuti nel perduto continente di Atlantide.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/una-civilta-sotto-ghiaccio/8630" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6007" style="margin: 10px;" title="una-civilta-sotto-ghiaccio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/una-civilta-sotto-ghiaccio-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a>Nel tentativo di dare un peso scientifico alle sue teorie su Atlantide Donnelly studiò con grande attenzione il racconto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> su Atlantide e compì ricerche su tutti i terremoti e gli inabissamenti di proporzioni catastrofiche avvenuti in tutti i tempi storici. Donnelly studiò in particolare i terremoti e i conseguenti maremoti che avevano causato la scomparsa di isole o di fasce costiere a Giava, a Sumatra, in Sicilia e anche al largo dell’Oceano Indiano dove si era inabissata una terra molto estesa, per provare così che un cataclisma come quello che avrebbe provocato la sommersione del continente di Atlantide era scientificamente possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">A dire di Donnelly, tuttavia, l’Oceano Atlantico era la zona più instabile e mutevole tra tutte le aree del globo terrestre. Nel XVIII secolo vi furono in Islanda vari terremoti che fecero emergere un’isola la quale poi se ne tornò immediatamente in fondo al mare. Tale isola venne subito rivendicata dal re di Danimarca il quale tuttavia non ebbe il tempo di impadronirsene, in quanto essa si inabissò subito nelle acque dell’Oceano Atlantico. Inoltre Donnelly, nel descrivere il disastroso terremoto che distrusse nel XVIII secolo Lisbona causando la morte di sessantamila persone, mise in evidenza che l’epicentro si trovava con tutta probabilità nei fondali dell’Oceano Atlantico. Donnelly sostenne che tale terremoto fosse il successore di quell’apocalittico terremoto che migliaia di anni prima aveva causato la distruzione e l’inabissamento del continente di Atlantide. Egli evidenziò che durante tale terremoto moltissime persone si rifugiarono su un molo costruito da poco tempo, fatto interamente di marmo, che improvvisamente sprofondò nel mare con tutta la folla che vi stava sopra. Un gran numero di barche e navi ancorate nel porto di Lisbona cariche di persone vennero inghiottite dal mare come in un gorgo e non ricomparvero mai più in superficie cadaveri, relitti o elementi di quel molo di marmo che attualmente è ricoperto da seicento piedi di acqua. L’area in cui avvenne questo terremoto di apocalittiche dimensioni era molto estesa. Il famoso geografo Von Humboldt sostenne che interessò una porzione della superficie terrestre estesa quattro volte l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/atlantis-lisola-misteriosa-2/9231" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8782" style="margin: 10px;" title="atlantis-isola-misteriosa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/atlantis-isola-misteriosa-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Donnelly sostenne anche che nel periodo storico in cui esisteva Atlantide esistevano delle isole che formavano una specie di ponte di terraferma che collegava Atlantide con l’Europa da un lato e con l’America del centro dall’altro. Altra teoria molto suggestiva formulata da Donnelly è quella che sostiene la diffusione della cultura del perduto continente di Atlantide sui due versanti dell’Oceano Atlantico, quello europeo e quello americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra teoria di Donnelly che ha avuto molta fortuna ed è stata accolta con molto entusiasmo è quella che sostiene che tutti i miti della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> greca siano versioni sbiadite e confuse di fatti storici avvenuti nel continente di Atlantide. Secondo Donnelly i racconti mitologici che hanno come protagonisti gli dei e le dee della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> olimpica greca sarebbero ricordi confusi delle imprese e degli avvenimenti storici che avvennero nel continente di Atlantide: in altri termini (utilizzando il linguaggio della storia delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a>) il carattere fortemente antropomorfico delle divinità olimpiche (tali divinità nascono, mangiano, bevono, hanno rapporti sessuali sia tra di loro sia con gli esseri umani, generano figli, si fanno coinvolgere nelle guerre che avvengono tra gli esseri umani, hanno i peggiori difetti ed i migliori pregi degli esseri umani) è dovuto solamente al fatto che tali divinità non erano altro che i re, le regine, i principi, i condottieri del perduto continente di Atlantide.</p>
<p style="text-align: justify;">Prenderemo ora in considerazione alcune teorie che riguardano la collocazione geografica delle colonie atlantidee o di quelle città in cui si sarebbero rifugiati gli abitanti di Atlantide dopo la distruzione del loro continente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mito-della-terra-perduta-da-atlantide-a-thule/8633" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6009" style="margin: 10px;" title="il-mito-della-terra-perduta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mito-della-terra-perduta1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>La prima di tali presunte colonie prima o dopo la distruzione e l’inabissamento di Atlantide è considerata da alcuni autori Tartesso. Tali studiosi credono che questa città oggi sommersa fosse collocata sulle coste atlantiche della Spagna, nei pressi della foce del Guadalquivir. Essi sostengono altresì che tale città fosse un centro culturale fortemente progredito e particolarmente ricco di minerali.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni archeologi tedeschi quali Herman e Henning nel 1905 iniziarono la ricerca di Tartesso, da loro considerata la “Venezia dell’ovest”. Nonostante tali ricerche Tartesso non è mai stata ritrovata sebbene negli scavi si siano trovate tracce di grandi edifici. Attualmente esistono due ipotesi formulate per spiegare la sparizione di Tartesso: la più accreditata sostiene che le rovine di Tartesso si troverebbero sott’acqua, mentre la seconda sostiene che le rovine di tale città si trovano sulla terraferma coperte dal fango.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri autori, tra cui l’archeologo francese Godron, sostengono che alcune colonie di Atlantide si troverebbero nel Sahara coperte dalla sabbia. Godron sostiene altresì che i berberi dei monti dell’Atlante i quali hanno spesso la pelle bianca, gli occhi azzurri e i capelli biondi sarebbero i discendenti degli abitanti di Atlantide sfuggiti alla distruzione del loro continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno studioso tedesco, Borchard, formulò un’interessante teoria nel 1926: egli sosteneva che i berberi fossero i discendenti dei superstiti di Atlantide. Borchard cercò di dare un supporto scientifico alla sua teoria tentando di collegare i nomi delle tribù berbere moderne con quelli dei dieci figli di Poseidone, cioè dei clan atlantidei. Egli trovò delle coincidenze abbastanza notevoli: innanzitutto una tribù berbera si chiamava Uneur, il che si adattava perfettamente al nome Evenore che era secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> il primo abitante di Atlantide; inoltre le tribù berbere dello Sciott el Ameinha in Tunisia venivano chiamate “Attala”, nome che presenta la stessa radice del nome Atlantide.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri autori sostengono che alcune colonie di Atlantide fondate prima o dopo l’inabissamento del perduto continente si trovavano nell’isola di Thera che esplose e si inabissò nel Mediterraneo circa nel 1500 A. C.. Diversi autori considerano l’isola di Thera ed anche altre isole sprofondate nel mare Egeo insieme a Thera una colonia del perduto continente di Atlantide. Particolarmente interessanti sono le teorie su Thera formulate dall’archeologo e oceanografo americano James Mayor. Secondo tale autore il misterioso crollo dell’impero minoico di Creta e la distruzione della sua splendida capitale Cnosso furono dovuti ad una apocalittica eruzione vulcanica che fece sprofondare nel mare Egeo l’isola di Thera nel 1500 A. C., lasciando un profondo abisso marino nel luogo dove prima si trovava l’isola. Le conseguenti ondate di maremoto causate da questa eruzione e dall’inabissarsi dell’isola di Thera nel mare Egeo causarono la sommersione di molte città situate sulle coste e causarono tra l’altro anche la fine dell’impero minoico di Creta e la distruzione della sua capitale Cnosso, nonché la probabile sommersione di isolette situate vicino a Thera. Scavi effettuati nel XX secolo sembrano confermare tale teoria. Probabilmente futuri scavi in terra e in mare che saranno effettuati sia a Thera sia a Creta procureranno altri dati ed informazioni su questa terribile catastrofe naturale (una parte dell’isola di Thera è stata ritrovata in quanto è situata poco al di sotto del livello del mare).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-credenti-degli-ufo/9293" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7332" style="margin: 10px;" title="i-credenti-negli-ufo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-credenti-negli-ufo.jpg" alt="" width="168" height="240" /></a>Infine James Mayor sostiene che poiché il traffico mercantile egiziano si interruppe al momento del misterioso declino di Cnosso e dell’impero minoico cretese, è molto probabile che siano stati gli egiziani a dare origine ai racconti che riguardavano la scomparsa e l’affondamento dell’isola di Thera nonché di qualche altra isola situata nelle sue vicinanze. Mayor ritiene anche che i racconti di un’invasione dell’Egitto dal mare ad opera di popolazioni provenienti da nord siano stati originati da effettivi attacchi subiti dall’Egitto da popoli che, a causa dell’eruzione e del conseguente terremoto e maremoto che avevano distrutto Thera ed altre isole dell’Egeo e che avevano anche messo fine all’impero cretese minoico, cercavano di conquistare altre terre.</p>
<p style="text-align: justify;">Prenderemo ora in considerazione alcune delle teorie che riguardano il secondo elemento del mistero di Atlantide, ovvero la possibile esistenza di un legame tra il mistero del triangolo delle Bermude e quello di Atlantide. Esporremo quindi le tre principali teorie che sono state formulate nel tentativo di stabilire uno stretto legame tra le numerose sparizioni di aerei e di navi che si sono verificate nel Triangolo delle Bermude e il sommerso continente di Atlantide.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima di tali teorie è stata formulata da David Zink e parte dal presupposto che le numerose sparizioni di aerei e di navi avvenute nel Triangolo delle Bermude siano state causate da un’arma ancora attiva situata nelle rovine sommerse di Atlantide. David Zink chiama quest’arma costruita dagli abitanti di Atlantide “fuoco di cristallo”: tale studioso sostiene che quest’arma, ancora funzionante dopo molti millenni, si attiverebbe in determinate condizioni che non è facile allo stato attuale determinare e causerebbe la sparizione di navi e aerei nel Triangolo delle Bermude.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo sostenuto nell&#8217;articolo <em>Il mistero del Triangolo delle Bermude</em>, la teoria di Zink presenta un evidentissimo punto debole in quanto non riesce a spiegare come mai in alcuni casi siano spariti solamente gli equipaggi di determinate navi e non le imbarcazioni in questione. Se, come sostiene Zink, le navi e gli aerei spariti sono stati distrutti dai micidiali raggi generati da questa arma micidiale situata tra le rovine sommerse di Atlantide non si sarebbe dovuto verificare alcun caso di quelli che abbiamo citato, caratterizzati dalla scomparsa degli equipaggi di navi senza che queste siano state minimamente danneggiate dagli ipotetici raggi che a detta di Zink partirebbero da quest’arma degli antichi atlantidei, da lui denominata “fuoco di cristallo”. Quindi se proprio si vuole sostenere che esiste un legame tra le sparizioni di navi ed aerei che si verificano da moltissimo tempo nel Triangolo delle Bermude ed il continente sommerso di Atlantide non ci sembra che la teoria elaborata da David Zink sia particolarmente convincente.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda teoria elaborata da alcuni studiosi riconduce la causa delle numerose sparizioni di aerei e navi che si sono verificate nel triangolo delle Bermude alle perturbazioni elettromagnetiche e alle anomalie gravitazionali che sono presenti in tale zona geografica. Queste perturbazioni e anomalie sarebbero state causate proprio dall’apocalittico cataclisma che determinò migliaia di anni fa la distruzione e l’inabissarsi del continente di Atlantide. A dire il vero, le perturbazioni elettromagnetiche e le anomalie gravitazionali che sono state riscontrate nel Triangolo delle Bermude non sono state individuate in alcun altro punto geografico del globo terrestre, fatta eccezione per un braccio di mare piuttosto esteso situato nell’Oceano Pacifico, in vicinanza del continente asiatico. Se teniamo presente che si parla in alcune fonti dell’esistenza di un altro continente sommerso sprofondato negli abissi dell’Oceano Pacifico in seguito a un altro apocalittico cataclisma (ci riferiamo all’ipotetico continente perduto di Mu, conosciuto anche col nome di Lemuria) appare strano che le uniche due zone del globo nel quale sono state rilevate tali alterazioni elettromagnetiche e tali anomalie gravitazionali siano situate una nell’Oceano Atlantico e l’altra nel Pacifico, cioè proprio nelle due aree geografiche dove si sarebbero inabissati i due ipotetici continenti perduti di Atlantide e di Mu. Naturalmente si potrebbe trattare semplicemente di una coincidenza senza alcun legame con i due presunti continenti sommersi, ma in ogni caso gli scienziati non sono ancora riusciti a spiegare perché tali anomalie gravitazionali e perturbazioni elettromagnetiche esistano solamente in questi due punti del globo terrestre.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la terza ipotesi il continente di Atlantide non si sarebbe inabissato in un intervallo ristretto di tempo, in seguito ad un unico ed apocalittico cataclisma, ma ciò sarebbe avvenuto in maniera graduale in un lungo intervallo di tempo come conseguenza di una serie di eventi catastrofici. Secondo una parte dei sostenitori di tale ipotesi gli eventi catastrofici sarebbero stati dovuti solamente a cause naturali mentre secondo altri la causa sarebbe stata una guerra scoppiata tra gli atlantidei, che avendo a disposizione armi addirittura superiori dal punto di vista tecnologico a quelle esistenti nel mondo contemporaneo avrebbero causato essi stessi la distruzione e la sommersione del loro continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i sostenitori di tale ipotesi gli atlantidei, proprio perché in possesso di sofisticatissime conoscenze scientifiche, si sarebbero resi conto che il loro continente era destinato ad essere completamente sommerso dalle acque dell’Oceano Atlantico, cosicché nel tentativo di salvare almeno una piccola parte degli abitanti di Atlantide avrebbero costruito una città sottomarina nella quale si sarebbero trasferiti un certo numero di atlantidei prima della sommersione totale del continente. Tale città sommersa esisterebbe ancora e si troverebbe proprio nei fondali del Triangolo delle Bermude: di conseguenza, le numerose sparizioni di aerei e navi e anche dei soli equipaggi sarebbero state causate dai discendenti degli abitanti di Atlantide.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo sostenuto nel nostro libro intitolato <em>I credenti degli UFO</em> questa ipotesi, anche se ha il pregio di spiegare anche le sparizioni dei soli equipaggi di alcune navi ritrovate perfettamente integre nelle acque del Triangolo delle Bermude, ci sembra un’ipotesi molto fantascientifica e molto improbabile, anche perché presenta almeno due punti deboli. In primo luogo non spiega il motivo che spingerebbe gli abitanti del sommerso continente di Atlantide a rapire periodicamente un numero considerevole di esseri umani. In secondo luogo, se esistesse negli abissi del Triangolo delle Bermude una città sommersa di notevoli dimensioni (appare evidente infatti che una città di tal tipo dovrebbe essere molto estesa, sia perché gli abitanti del perduto ipotetico continente avrebbero avuto molto tempo per costruirla, sia perché doveva servire a salvare il maggior numero di Atlantidei e le loro principali conquiste scientifiche e tecnologiche), appare molto improbabile &#8211; per non dire quasi impossibile &#8211; che una città sommersa di tali dimensioni non sia stata mai rilevata da nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione a nostro avviso solamente la seconda delle tre ipotesi formulate per sostenere l’esistenza di un legame tra il mistero di Atlantide e quello del Triangolo delle Bermude può essere considerata degna di esser presa in considerazione, o quanto meno può essere considerata un’ipotesi che almeno non va contro il buon senso e non cade nell’assurdo. A nostro avviso invece le altre due ipotesi sono invece del tutto insostenibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo concludere esprimendo il nostro pensiero riguardo la <em>vexato quaestio</em> della esistenza o meno del continente perduto di Atlantide, poiché mentre molti considerano insostenibile l’idea della sua esistenza e del suo inabissarsi nell’Oceano Atlantico altri sono disposti a considerarne pressoché certa l’esistenza e la successiva distruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro avviso, tenendo conto dei dati oggettivi l’esistenza di Atlantide deve essere considerata un fatto possibile ma non una certezza, non un fatto scientificamente dimostrabile. Due sono gli argomenti più forti che si possono portare a sostegno della reale esistenza di tale continente e due, al contrario, sono gli argomenti che si possono addurre per negare la sua esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">I due principali argomenti che si possono chiamare in causa per sostenere che Atlantide non è una semplice leggenda sono l’esistenza di prove irrefutabili che nel corso della storia del genere umano aree geografiche vastissime si sono inabissate nei mari e negli oceani mentre altre aree geografiche altrettanto vaste sono emerse dalle acque dei mari e degli oceani: per esempio l’Italia è stata per moltissimo tempo quasi completamente al di sotto del livello delle acque, come dimostra il fatto che in diverse zone delle Alpi sono stati trovati dei fossili di conchiglie, cosa che ci fa comprendere che c’è stato un periodo storico nel quale persino le Alpi si trovavano molto al di sotto del livello delle acque. Al contrario risulta altrettanto certo che gran parte delle terre che ora si trovano sommerse dal mare Adriatico un tempo molto lontano si trovavano al di sopra del livello delle acque marine, ivi compresa la famosa città sommersa di Hadria che avrebbe dato il nome al mare Adriatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo argomento che si può portare a sostegno dell’esistenza di Atlantide è rappresentato dall’esistenza di usanze ed abitudini comuni in Europa e in Africa da un lato e nel continente americano dall’altro (vedasi ad esempio la costruzione di piramidi sia nell’antico Egitto sia presso alcuni popoli americani come ad esempio gli Aztechi, e il fatto che gli studi compiuti da alcuni scienziati hanno dimostrato la somiglianza esistente tra alcune parole utilizzate da popoli che vivevano sulle due sponde dell’Oceano Atlantico).</p>
<p style="text-align: justify;">I due principali argomenti che si possono citare per negare l’esistenza di Atlantide sono: in primo luogo il fatto che fino ad oggi sono state trovate tracce di città sommerse ma non sono state trovate rovine sommerse così vaste ed imponenti da far pensare alla sommersione da parte delle acque dell’Oceano Atlantico di un intero continente tanto progredito scientificamente e tecnologicamente da riuscire a costruire un vastissimo impero così come sostiene <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> nel <a title="Timeo" href="http://www.libriefilm.com/timeo/7595"><em>Timeo</em></a> che si estendeva anche in alcuni territori africani ed europei che sarebbero stati conquistati dagli Atlantidei.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo argomento sostenibile per negare l’esistenza di Atlantide è il fatto che non esistono fonti storiche antiche che parlino di tale continente, fatta eccezione per i due dialoghi platonici, mentre a rigor di logica un fatto così importante come la sommersione della civiltà più progredita di quel tempo, capace di costituire un vastissimo impero mondiale, doveva per forza di cose lasciare delle prove scritte nelle opere degli autori antichi. Dobbiamo tuttavia evidenziare che i sostenitori dell’esistenza di Atlantide giustificano la mancanza di menzioni in opere antiche con il fatto che gli Arabi, dopo aver conquistato la città di Alessandria, bruciarono tutti i libri contenuti nella famosissima biblioteca, che era la più importante esistente al mondo al tempo poiché vi erano conservate moltissime opere che sono andate completamente perse, causando un danno di grandissima portata dal punto di vista scientifico, storico e culturale e hanno reso incomplete le nostre conoscenze riguardanti molti avvenimenti storici avvenuti nel lontano passato. Per i sostenitori dell’esistenza di Atlantide tra i tanti avvenimenti storici che si trovavano citati nei libri che vennero distrutti quando gli Arabi bruciarono la monumentale biblioteca vi era anche l’esistenza e la sommersione del perduto continente.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>Una lettura sociologica della realtà contemporanea</em>, New Grafic Service, Salerno, 2003</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>I miti della società contemporanea</em>, New Grafic Service, Salerno, 2005</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <a title="I credenti negli Ufo" href="http://www.libriefilm.com/i-credenti-degli-ufo/9293" target="_blank"><em>I credenti degli UFO</em></a>, Edisud, Salerno, 2002</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>Il mistero del triangolo delle Bermude</em>, nexusedizioni.it</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>L’ufologia religiosa nel movimento New Age</em>, nexusedizioni.it</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-di-atlantide.html' addthis:title='Il mistero di Atlantide ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Atlantide e altri non-luoghi. Alla ricerca del mito perduto</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 11:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mito della terra perduta di Davie Bigalli è un libro denso, zeppo di riferimenti e di citazioni tratte dai testi più singolari e sconosciuti che dimostra come anche di miti viva il genere umano, ancorché sempre più dotto e scettico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/atlantide-e-altri-non-luoghi-alla-ricerca-del-mito-perduto.html' addthis:title='Atlantide e altri non-luoghi. Alla ricerca del mito perduto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mito-della-terra-perduta-da-atlantide-a-thule/8633" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6009" style="margin: 10px;" title="il-mito-della-terra-perduta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mito-della-terra-perduta1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Il 26 dicembre 2004 sul fondo dell’Oceano indiano, a 200 km a Ovest di Sumatra, la Placca indiana all’improvviso scivolava rapidamente sotto la Placca birmana spingendola verso l’alto di cinque metri e spostando l’isola indonesiana verso Est di una ventina di metri. Il risultato di questo terremoto sottomarino di magnitudo 9,3 e di 8,5 gradi della Scala Richter e del successivo spostamento della massa d’acqua superiore, era un’onda anomala che si propagava alla velocità di 850 chilometri l’ora per tutto l’Oceano Indiano raggiungendo con uno <em>tsunami </em>dai dieci ai trenta metri di altezza a oriente le coste di Indonesia, Malaysia, Thailandia, Myanmar, Bangladesh, e ad occidente quelle di Sri Lanka, India e Maldive, sommergendo tutte le piccole isole che si trovava davanti. Coste devastate, isole sommerse, intere popolazioni scomparse su quelle più piccole, danni incalcolabili. I morti e i dispersi accertati hanno superato i trecentomila, anche se una cifra esatta non si saprà mai. Il maggior disastro dell’epoca moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">Se tutto questo è avvenuto nel XXI secolo, perché non potrebbe essere avvenuto anche 9mila anni prima di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> che ci racconta nel <em><a title="Timeo" href="http://www.libriefilm.com/timeo/7595">Timeo</a> </em>e nel <em>Crizia </em>come nel corso di «una notte tremenda» terremoti e maremoti sommersero l’isola di Atlantide che sprofondò nell’oceano? Questo solo per dire che dal punto di vista «scientifico» la storia che ci racconta il filosofo greco può non essere considerata una fandonia agli occhi dei «moderni». Il fatto è che, esistito o meno nella realtà il regno di Atlantide, esso servì a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> per lanciare nel tempo il suo <em>mythos</em>, la sua <em>fabula</em>, che contiene degli insegnamenti in positivo e in negativo: al tempo stesso la sua «utopia» e la sua «antiutopia», descrivendoci una società perfetta di discendenza divina che diventa arrogante ed «empia» nel momento in cui dimentica o perde, appunto, quella «scintilla divina» che aveva dentro di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mito così affascinante che nell’arco di due millenni e mezzo è giunto sino a noi, un mito a cui molti hanno creduto e che si è andato arricchendo e ampliando a seconda del periodo storico in cui venne accolto. Di tutta questa affascinante storia ci parla Davide Bigalli, che insegna storia della filosofia all’Università di Milano ne <a title="Il mito della terra perduta" href="http://www.libriefilm.com/il-mito-della-terra-perduta-da-atlantide-a-thule/8633"><em>Il mito della terra perduta</em></a> (Bevivino, pagg. 226, euro 20) che segue passo passo il tema dalle origini ai nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il professor Bigalli scrive dunque che Atlantide «appartiene al mondo del pensiero», è «un consapevole <em>mythos</em>, volto a delineare, in una remota <a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>, modelli di civiltà, dove le costruzioni politiche, a misura che si distaccano dall’immagine ideale, corrono a catastrofe divenendo esemplari di una contro utopia». Nello stesso tempo, l’autore fa notare, credo per primo, come questo mito, quando su quella ideale/filosofica/simbolica prevale la parte della narrazione, del racconto, della elaborazione fantastica (del resto il termine greco <em>mythos</em> proprio questo vuol dire) «diventa una esemplare non-luogo, il regno di una alterità che non può rinchiudersi né venire raggiunta per entro i termini di realismo geografico. Diventa un altro mondo».</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché nel corso dei secoli ha appassionato anche esploratori, avventurieri, geografi, personaggi folli e bizzarri che ne sono andati concretamente alla ricerca tentando di localizzare Atlantide qui e la, in quasi tutte le parti del mondo. E perché il suo archetipo abbia dato vita ad altre «terre perdute» di cui sempre parla Bigalli: Mu e Lemuria, ad esempio, ma anche Agartha e Shamballah, forse anche l’Eldorado, e addirittura la fantastica teoria ottocentesca della Terra Cava.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro denso, zeppo di riferimenti e di citazioni tratte dai testi più singolari e sconosciuti che ci dimostra come anche di miti viva il genere umano, ancorché sempre più dotto e scettico. È sufficiente che questo mito da pura idea filosofica esemplare sia trasformato in riferimento storico-geografico, come in effetti è avvenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 22 febbraio 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/atlantide-e-altri-non-luoghi-alla-ricerca-del-mito-perduto.html' addthis:title='Atlantide e altri non-luoghi. Alla ricerca del mito perduto ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il mito antartico di Miguel Serrano</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 08:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Miguel Serrano è senza dubbio una figura tra le più discusse della cultura del suo paese, il Cile, e dell'intera letteratura mondiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mito-antartico-di-miguel-serrano.html' addthis:title='Il mito antartico di Miguel Serrano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6000" class="wp-caption alignright" style="width: 367px"><img class="size-full wp-image-6000" title="Miguel Serrano (Santiago del Cile, 10 settembre 1917 – 28 febbraio 2009)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/serrano.jpg" alt="Miguel Serrano (Santiago del Cile, 10 settembre 1917 – 28 febbraio 2009)" width="357" height="494" /><p class="wp-caption-text">Miguel Serrano (Santiago del Cile, 10 settembre 1917 – 28 febbraio 2009)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa o qualcuno si agita nelle bianche distese del continente antartico; una presenza non umana, prigioniera di sogni indicibili. Ciò che scrivevano  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/edgar-allan-poe" target="_blank">Edgar Allan Poe</a></span> nel <a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406"><em>Gordon Pym</em></a> e Howard Phillips <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> ne <a title="Le montagne della follia" href="http://www.libriefilm.com/le-montagne-della-follia-2/8521"><em>Le Montagne della Follia</em></a> non era semplice creazione letteraria; i Grandi Antichi vissero davvero nell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>. Né sono fantasia i racconti degli indigeni Ona della Terra Fuoco sugli straordinari poteri dei loro stregoni o &#8220;kon&#8221;, capaci di ibernarsi nei ghiacci, e sfidare &#8211; praticamente &#8211; l&#8217;immortalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è convinto lo scrittore ed esoterista cileno Miguel Serrano (nato nel 1917), improbabile figura di fanatico nazista eppure poeta affascinante, convinto che Hitler sia stato l&#8217;ultimo avatar o incarnazione del dio Vishnu, e che abbia lasciato il suo corpo fisico per trasfigurarsi in un corpo immateriale, rifugiandosi &#8211; appunto &#8211; tra i ghiacci del Polo Sud…</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1917, diplomatico in pensione, il novantenne Miguel Serrano è senza dubbio una figura tra le più discusse della cultura del suo paese, il Cile, e dell&#8217;intera <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> mondiale. Personaggio politicamente scorretto quant&#8217;altri mai (basti dire che è, ed è sempre stato, un fanatico sostenitore di Hitler e del nazismo), ha subìto una sorta di censura da parte dell&#8217;editoria europea, tanto che vi è tuttora pochissimo conosciuto, nonostante il suo valore artistico non sia di molto inferiore a quello del celebratissimo Pablo Neruda e senz&#8217;altro non da meno di quello di un altro scrittore cileno contemporaneo, molto tradotto all&#8217;estero negli ultimi anni, Francisco Coloane. Tuttavia le sue posizioni ideologiche sono difficilmente separabili dalla sua opera puramente letteraria e ciò spiega in parte l&#8217;ostracismo di cui è stato vittima. Per la stessa ragione, ossia l&#8217;estrema difficoltà di separare la dimensione politico-filosofica da quella artistico-letteraria, non è senza imbarazzo che ci accostiamo alla figura e all&#8217;opera controversa e discutibile di questo autore, imbarazzo dovuto al fatto che si potrebbe leggere il nostro interesse per lui, impropriamente,  in chiave di riabilitazione ideologica. Al contrario, riteniamo doveroso confrontarci con la sua opera letteraria per il semplice fatto che, tra quanti scrittori si sono occupati dei Poli nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> occidentale, egli occupa un posto in sommo grado eminente; vorremmo anzi dire che occupa, in un certo senso, il posto più notevole, poiché lui solo non ha visto nei Poli (anzi, nel Polo Sud: poiché solo di esso si è occupato) un mero pretesto scenografico per sviluppare una trama narrativa o una creazione poetica, bensì il centro e la ragione stessa della sua arte e della sua concezione poetica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788861480209" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2567 alignleft" style="margin: 10px;" title="CordoneDorato-SettimoSigillo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/CordoneDorato-SettimoSigillo.jpg" alt="Miguel Serrano, Il Cordone dorato" width="175" height="250" /></a>Da giovane Serrano abbraccia il marxismo; poi, deluso dal comunismo, alla vigilia della seconda guerra mondiale, aderisce al Partito nazionalsocialista cileno di Jorge Gonzalez von Marées, collaborando al giornale <em>Trabajo </em>(<em>Il lavoro</em>) e poi fondando la rivista letteraria <em>La Nueva Edad</em>, dalle cui colonne fiancheggia la politica dell&#8217;Asse e passa in seguito a una decisa propaganda antisemita. Egli sostiene, riprendendo l&#8217;antica concezione gnostica e catara,  che Yahweh incarna il principio del male, è il Demiurgo che ha creato il mondo e che regna sui pianeti caduti, sul mondo delle tenebre; e che esiste un complotto sionista il cui obiettivo ultimo è quello di instaurare il dominio mondiale del giudaismo. Fra il 1941 e il 1942 avviene la svolta più importante nell&#8217;itinerario di Serrano: l&#8217;ingresso in un circolo esoterico capeggiato da un cileno-tedesco, il quale è convinto che Hitler sia un <em>avatar</em>, una incarnazione del dio Vishnu la cui missione è combattere una lotta eroica &#8211; non solo sul piano fisico e materiale, ma anche e soprattutto sul piano mentale &#8211; contro le nere forze dissolvitrici del Kali-Yuga, e che è possibile mettersi telepaticamenrte in contatto con centri iniziatici dell&#8217;Himalaia e con lo stesso Hitler. A guerra finita, tra parentesi, Serrano sostiene che Hitler ha rinunciato al suo corpo fisico ma si è alchemicamente costruito un corpo di luce con il quale si è trasferito nell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, donde aspetta il momento di ritornare per riprendere la lotta contro le forze delle tenebre. In quest&#8217;ultima parte del suo pensiero, Serrano coniuga miti e leggende degli Araucani e soprattutto degli Ona, il ramo dei Tehulche stabilito nella Terra del Fuoco, circa l&#8217;esistenza di un qualcosa, di un grande spirito che ha le fattezze di un gigante (la figura biancovestita del finale di <a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406"><em>Gordon Pym</em></a>?), laggiù nelle bianche soltudini del Sud, fra i ghiacci eterni e le nebbie di un mondo intatto e misterioso, con la fede in una missione divina di Hitler &#8211; posizione che lo accomuna a quella strana figura di esoterista che fu <a title="Savitri Devi" href="http://www.centrostudilaruna.it/savitrideviluce.html">Savitri Devi</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1947-48 Serrano prende parte, come giornalista, alle spedizioni antartiche della marina da guerra cilena e ne riporta la convinzione che i nazisti, negli anni precedenti, vi abbiano costruito delle basi segerete (1) e che il corpo di Hitler &#8211; trasfigurato, come quello di Cristo dopo la resurrezione &#8211; si è portato laggiù dopo la caduta di Berlino in mano ai Sovietici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ibs.it/libro+inglese/serrano-miguel/jung-hermann-hesse/9783856305581.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6003" style="margin: 10px;" title="serrano-jung-hesse" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/serrano-jung-hesse.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Più tardi compie dei viaggi in Europa e stringe amicizia con lo psichiatra Carl Gustav Jung e lo scrittore Hermann Hesse; inoltre fa conoscenza con il poeta Ezra Pound e il filosofo <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, oltre che con Otto Skorzeny, l&#8217;ex paracadutista tedesco che aveva liberato Mussolini dalla prigionia sul Gran Sasso. Nel 1953 entra nel corpo diplomatico e svolge funzioni di ambasciatore in India (fino al 1962), Jugoslavia, Romania, Bulgaria, Austria. Rimosso da ogni incarico dal presidente Salvador Allende nel 1970, si ritira in esilio in Svizzera, a Montagnola nel Canton Ticino, abitando nella stessa casa che era stata di Hermann Hesse. Nel 1973, dopo il colpo di stato del generale Augusto Pinochet, Serrano rientra in Cile, dove si segnala per la clamorosa partecipazione a convegni e commemorazioni di personaggi come Rudolf Hess o come i sessantadue giovani nazisti cileni che furono uccisi, nella loro patria, nel 1938. Ha svolto inoltre un&#8217;intensa attività di conferenziere e di scrittore, dando alle stampe un numero considerevole di libri di filosofia, esoterismo, poesia, narrativa, memorie. Tra i titoli più importanti ricordiamo <em>La Antàrtica y otros Mitos</em> (1948), <em>Quien llama en los Hielos </em>(1957), <em>Las visitas de la Reina de Saba</em>, con prefazione di C. G. Jung (1960); <em>El circulo hermético, de Hesse a Jung</em>, tradotto in lingua inglese con il titolo <em>Jung and Hesse: A Record of Two Friendships </em>(1965); <em>El Cordòn Dorado: Hitlerismo Esotérico </em>(1974); <em>Adolf Hitler, el Ultimo Avatara </em>(1984); <em>No Celebraremos la Muerte de los Dioses Blancos </em>(1992), e le <em>Memorias de El y Yo</em>, ossia Hitler e lui stesso, in quattro volumi (1996-1999). Instancabile, il terribile vegliardo continua a scrivere e a far parlare di sé, rilasciando interviste anche su temi di attualità; come quella del gennaio 2004 in cui accusa gli Stati Uniti di volersi impadronire della Patagonia mediante il cavallo di Troia delle organizzazioni ecologiste.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406" target="_blank"><img class="size-full wp-image-6005 alignleft" style="margin: 10px;" title="le-avventure-di-gordon-pym" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-avventure-di-gordon-pym.jpg" alt="" width="200" height="332" /></a>Tutto ciò crediamo che basti per delineare la figura di un personaggio scomodissimo e francamente indifendibile, non solo sul piano politico ma anche su quello strettamente culturale; e tuttavia non privo, come poeta e come cultore di antichissimi miti amerindi, di un suo fascino strano, oltre che di una indubbia tenacia nel remare controcorrente, che si esita se qualificare come franchezza brutale o come sfrontatezza e autentico vaneggiamento. Comunque, in questa sede ci limiteremo ad approfondire l&#8217;interesse di Miguel Serrano per la dimensione mitica e poetica dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, caratterizzata da potenti squarci visionari che ne fanno un legittimo continuatore, e anzi un originale rielaboratore, del Poe di <em><a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406">Gordon Pym</a> </em>e del <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> de <a title="Le montagne della follia" href="http://www.libriefilm.com/le-montagne-della-follia-2/8521"><em>Le Montagne della Follia</em></a>. I due testi più notevoli, in questo senso, dello scrittore cileno sono <em>La Antàrtica y otros Mitos</em>, (<em>L&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> e altri miti</em>), pubblicato a Santiago nel 1948, e <em>Quien llama en los Hielos </em>(<em>Chi chiama nei ghiacci</em>), pubblicato a Santiago (e, più tardi, a Barcellona), nel 1957; nessuno dei due è stato finora tradotto in lingua italiana, né in inglese. (2) Nel secondo, Serrano racconta di un sogno nel quale una creatura misteriosa gli rivela che l&#8217;immortalità si raggiunge fra i ghiacci e si consegue a patto di ibernarsi, in vista del supremo combattimento con l&#8217;Angelo delle Ombre. Tuttavia, noi concentreremo ora la nostra attenzione sul primo di questi due libri, che ci pare più significativo nel senso della tradizione esoterica relativa al continente antartico e più &#8220;in linea&#8221;, idealmente, con quelli già esaminati di Poe e di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Antàrtica y otros Mitos </em>è la trascrizione di una serie di conferenze tenute dall&#8217;autore nella sua patria. Fin dalla copertina, il libro tributa un omaggio esplicito al <em><a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406">Gordon Pym</a> </em>e alla sua dimensione esoterica: vi campeggia la figura spaventosa di un gigante alato, bicorne, che impugnando un tridente si staglia al di sopra di un candido paesaggio ghiacciato. Del resto, come osserva Erwin Robertson, l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> in se stessa è un mito (3); dunque il &#8220;mito antartico&#8221; di Serrano non è che una variante di un mito preesistente alla tradizione esoterica occidentale, già presente &#8211; secondo lui &#8211; nelle credenze del popolo che da migliaia d&#8217;anni vive più vicino a quel mistero: gli Ona della Terra del Fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-montagne-della-follia-2/8521"><img class="alignright size-full wp-image-6006" style="margin: 10px;" title="le-montagne-della-follia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-montagne-della-follia.jpg" alt="" width="200" height="319" /></a>Ma lasciamo la parola a <a title="Sergio Fritz Roa" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/sergio-fritz-roa/">Sergio Fitz Roa</a>, uno dei più noti studiosi di Serrano nei paesi di lingua spagnola:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Serrano riporterà numerose leggende intorno al tema che ci interessa:  le cronache delle guerre degli Onas (antichi abitanti della Terra del Fuoco), la leggenda della vergine dei Ghiacci, il continente Lemuria, il gigante di Poe e, ancora, la sfacciata idea che Adolf Hitler vive nel freddo antartico. E anche se a prima vista ci sembra non esistere alcuna relazione tra ciascuna di esse, vi è, dato che tutte queste leggende fanno riferimento ai misteriosi dimoratori dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>. Vi è qui un altro punto nel quale confluisce il pensiero di questi tre autori [cioè Poe, Serrano e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>]. Serrano conosce il racconto di Poe e riguardo al Gigante Bianco annota: &#8216;Poe conosceva la leggenda dei Selknam sugli Jon che abitano l&#8217;Isola Bianca. O sapeva anche del Prigioniero dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, che vive nel suo nero fondo, e che per questo stesso motivo appare bianco?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Per capire chi sono gli Jon e a che cosa si riferisca Serrano quando parla dell&#8217;Isola Bianca, si raccomanda di leggere la pagina 25 de <em>La antàrtica y otros Mitos</em>, dove si spiega che gli antichi Onas (i Selknam erano solo una delle tribù Onas) credevano nell&#8217;esistenza degli Jon: uomini di una casta aristocratica dotati di facoltà sovrannaturali e possessori dei Misteri. &#8216;Furono gli Jon, maghi Selknam della Terra del Fuoco, coloro che conservano i segreti insegnati da Queno e che ancora si immortalizzavano imbalsamandosi entro i ghiacci del sud, per resuscitare rinnovati nel più lontano futuro. Dicono anche i Selknam che è nel Sud, lì, in quell&#8217;Isola Bianca che sta nel Cielo dove dimorano gli spiriti dei loro antenati, conducendo una vita libera da preoccupazioni&#8217; (4).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Saranno questi spiriti ancestrali gli Antichi menzionati da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>? Sarà l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> quella Isola Bianca della quale parlano le vecchie leggende onas?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Serrano, che fu uno dei primi cileni a visitare la regione antartica, ci parla della relazione esistente fra questo luogo e la follia e segnaliamo, da parte nostra, che il titolo dell&#8217;indimenticabile racconto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> <em><a title="Le montagne della follia" href="http://www.libriefilm.com/le-montagne-della-follia-2/8521">Alle Montagne della Follia</a> </em>non è dovuto a un capriccio o a una trovata ingegnosa per richiamare l&#8217;attenzione di alcuni lettori febbricitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Serrano dirà che l&#8217;unica via per comprendere questa realtà del Sud o, meglio, per salvarsi dalla follia che lì è in agguato, è il Sogno; ed il mondo dei sogni è un elemento classico nella narrativa di H. P. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/una-civilta-sotto-ghiaccio/8630" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6007" style="margin: 10px;" title="una-civilta-sotto-ghiaccio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/una-civilta-sotto-ghiaccio.jpg" alt="" width="200" height="322" /></a>&#8220;L&#8217;inquietante possibilità che esista una entità non-umana nell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> si registra anche nelle pagine del testo dell&#8217;autore cileno. Il sincronismo tra questi due scrittori ci lascia stupefatti, soprattutto per il fatto che Miguel Serrano non conosceva l&#8217;opera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, quando scrisse <em>La Antàrtica y otros Mitos</em>. Citiamo, allora, Serrano, che con la sua arte ci ricorda i vecchi alchimisti: &#8216;Senza dubbio, in quel continente del riposo e della morte vive qualcuno. Un prigioniero si agita, avendo come mezzo di sopravvivenza il fuoco ardente ed eterno. Questa idea di Serrano si plasma anche in un altro testo del medesimo autore: <em>Quien llama en los Hielos</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In esso vi è un paragrafo di una bellezza terribile: &#8216;Io ho visto questo essere, questo Angelo nero: lì, nel suo recinto del Polo Sud. È in una immensa cavità oscura che egli risiede… Spazi enormi, senza limiti, lievi e deprimenti allo stesso tempo, che si estendono, sicuramente, nell&#8217;interiorità psichica della Terra, al di sotto dei ghiacci eterni. E così si muove il Zinoc… Ascende o discende fino all&#8217;estremo di quell&#8217;apertura e, da lì, si lancia ad una velocità vertiginosa in cerca del suo altro estremo, della sua fine irraggiungibile… Tutta l&#8217;eternità l&#8217;ha trascorsa in questo sforzo, cadendo a testa in giù, cercando di raggiungere il luogo antipodico dal quale è stato proscritto dall&#8217;inizio stesso della creazione. Il nord è il suo sogno, il suo profondo anelito e la sua maggior sofferenza&#8217;. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, da parte sua, nel suo racconto scriverà qualcosa di rivelatore: &#8216;Fondarono nuove città terrestri, le più importanti di esse nell&#8217;Antartico, perché quella regione, scenario del loro arrivo, era sacra. A partire da allora, l&#8217;Antartico fu come prima il centro della Civiltà degli Antichi, e tutte le città costruite lì dalla prole di Chtulhu furono distrutte&#8217;. Più innanzi il narratore del racconto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> indicherà che le mappe incontrate nella vecchia città polare mostrano che le città degli Antichi nell&#8217;epoca pliocenica si trovavano, nella loro totalità, al di sotto del 50° parallelo di latitudine Sud. Queste referenze di entrambi gli autori sono fondamentali, perché ci indicano l&#8217;opposizione simbolica tra il Polo Nord (o la mitica Iperborea) ed il Polo Sud, sede degli Antichi. Qusta opposizione non risponde solamente a una differenza di carattere geografico ma, prima di tutto, a delle differenze spirituali. In effetti, il Polo Nord è il polo positivo &#8211; in termini cristiani, il Bene &#8211; ed il Polo Sud, secondo la stessa prospettiva, il Male. Senza dubbio, questi opposti, conformi ai princìpi della filosofia manichea, sono complementari. Entrambi i Poli mantengono l&#8217;Ordine della Terra, regolano il buon funzionamento energetico del nostro mondo. L&#8217;unica possibile differenza ha relazione col tipo di energia che irradiano detti luoghi, dacché in verità sono dei centri energetici. Questa conoscenza che si esprime attraverso la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> moderna (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> e Serrano), che differenzia i centri volitivi terrestri, concorda punto per punto col pensiero antico o tradizionale che insegnarono i maestri <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, per i quali le parole che danno il nome ai distinti luoghi sacri sono: Cielo, Terra o Mondo, Centro e Inferno. Il Cielo, per essi, è la dimora degli eroi, coloro che vissero la vita come si deve, e corrisponde ad Iperborea o al nostro Polo Nord; la Terra è il luogo abitato o il terreno di spedizioni e viaggi, essi la identificavano con l&#8217;Asia e l&#8217;Europa. L&#8217;Inferno , che era la casa dei dèmoni &#8211; gli Antichi e gli <em>shoggots </em>- sembra non essere mai stata descritta e ubicata con maggior dettaglio dagli antichi saggi <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>. Questo Inferno è per noi il Polo Sud&#8221; (5).</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">È  appena il caso di notare che, negli ultimi decenni, alcuni autori hanno incominciato a ventilare la possibilità che sia esistita effettivamente un&#8217;antica civiltà nel continente antartico, che poi l&#8217;avanzata dei ghiacci avrebbe lentamente soffocato e le cui rovine giacerebbero, quindi, a migliaia di metri sotto la calotta glaciale del Polo Sud. Il primo ad avanzare questa ipotesi, a quanto ne sappiamo, è stato proprio uno studioso italiano, Flavio Barbiero, col suo libro <em>Una civiltà sotto il ghiaccio</em> che, negli anni Settanta, è passato praticamente inosservato; anche se, poi, le sue tesi sono state riprese in gran parte da due scrittori canadesi di successo, Rand e Rose Flem-Ath. (6) Il libro di Barbiero recava una presentazione di Silio Zavatti, il quale confermava la sua straordinaria capacità di pensare in maniera indipendente rispetto ai dogmi dell&#8217;archeologia e della scienza accademica, mantenendo un&#8217;apertura epistemologica di trecentosessanta gradi pur essendo abituato, lui uomo di scienza, a muoversi sul solido terreno dei fatti. Il nucleo delle tesi dell&#8217;autore era che esistette un&#8217;antichissima civiltà primordiale, erede diretta di quella di Atlantide, che svolse il ruolo di centro di diffusione per le successive culture a noi note dell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Continuando a credere nella teoria diffusionista &#8211; scriveva Zavatti nella sua prefazione &#8211; […] bisognerebbe ammettere che nonostante millenni di lenta maturazione, popoli profondamente diversi abbiano inventato simultaneamente l&#8217;agricoltura, l&#8217;architettura, gli usi, gli ordinamenti sociali ecc. che presentano un fondo comune senza che vi fossero stati dei contatti di qualsiasi ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sarebbe voler credere nell&#8217;impossibile e infatti nessuno più vi presta fede.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Bisogna allora ritornare a un&#8217;origine comune della civiltà e non c&#8217;è altra strada che riprendere il creduto mito di Atlantide. Non s&#8217;inventa nulla perché in tutte le civiltà antiche se ne parla, dai Maya agli Egizi, dai Sumeri agli Indiani, pur sotto nomi diversi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mito-della-terra-perduta-da-atlantide-a-thule/8633" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6009" style="margin: 10px;" title="il-mito-della-terra-perduta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mito-della-terra-perduta1.jpg" alt="" width="200" height="310" /></a>&#8220;Ecco, dunque, che il quadro si completa; le navi atlantidi superstiti della tragedia approdarono in terre diverse e i loro occupanti, in misura più o meno sensibile, influenzarono le culture delle popolazioni incontrate, quando addirittura non le formarono. Solo così si spiega il fondo comune di tutte le civiltà e la spiegazione non ha bisogno di funambolismi per apparire logica. […]</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La prova per eccellenza che la teoria del Barbiero  è esatta si può avere soltanto da uno scavo sistematico da farsi in un determinato punto dell&#8217;isola Berkner ma, come si è detto, gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione del progetto sono molteplici e di varia natura.&#8221; […]</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Al principio del 1976 l&#8217;ing. Barbiero ebbe la possibilità di aggregarsi a una spedizione alpinistica e un po&#8217; scientifica, organizzata alla garibaldina, che per una ventina di giorni operò nell&#8217;area della Penisola Antartica, una regione, cioè, molto lontana dal Mare di Weddell e dall&#8217;isola Berkner, ma che poteva riservare pur sempre delle sorprese.  Infatti fu nell&#8217;isola Seymour che il capitano norvegese C. A. Larsen trovò, nel 1893, una cinquantina di palline di sabbia e &#8216;cemento&#8217; messe su colonnette dello stesso materiale. Larsen scrisse che quegli oggetti sembravano &#8216;fatti da una mano umana&#8217;. Un&#8217;espressione generica per dire che erano oggetti fatti molto bene? Forse, e infatti non li fece mai studiare e analizzare ed oggi, putroppo, non li possediamo più perché andarono distrutti nell&#8217;incendio della sua casa a Grytviken (Georgia Australe).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nel corso della spedizione del 1976 l&#8217;ing Barbiero  scoprì nell&#8217;isola Re Giorgio (una del gruppo delle Shetland Australi), una grande quantità di tronchi semifossilizzati che potrebbero risalire a 10-12.000 anni fa. Purtroppo gli istituti scientifici ai quali erano stati inviati i campioni di questi tronchi per la datazione col metodo del C14 non hanno fatto conoscere ancora la loro risposta. In <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> sono stati trovati, a più riprese, dei fossili di alberi e altre piante (Robert Falcon Scott stesso ne riportò moltissimi), ma se i tronchi semifossilizzati trovati da Barbiero risalgono veramente a  un massimo di 12.000 ani fa, si ha la prova che fino a quell&#8217;epoca l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> poteva essere abitata e molti fatto coinciderebbero con le affermazioni contenute nei dialoghi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> e, di conseguenza, con l&#8217;ipotesi avanzata da Barbiero in questo volume&#8221; (7).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Anche studiosi anglosassoni, come il professor Charles Hapgood, erano giunti a conclusioni analoghe, studiando il problema di alcune antiche carte geografiche che rivelano conoscenza &#8220;impossibili&#8221;, a meno di ammettere l&#8217;esistenza di una evoluta civiltà antidiluviana, padrona dei mari  all&#8217;epoca in cui la morsa dei ghiacci con aveva ancora stretto l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, e dalla quale sarebbero derivate le conoscenze cartografiche e marittime altrimenti inspiegabili; si veda, per tutte, la celebre carta nautica dell&#8217;ammiraglio turco Piri Reis (8). Fantasie? Certo è che Miguel Serrano, così come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> e, forse, Poe, hanno dato voce poetica a una ipotesi che ora alcuni studiosi di formazione scientifica hanno ripreso con la massima serietà: che quanto oggi sappiamo sul continente antartico è solo una piccola parte della sua storia antichissima, misteriosa e affascinante; che forse vi fiorirono, prima dell&#8217;ultima glaciazione, le imponenti città di una razza evoluta; che forse qualcosa o qualcuno ancora vi si trova, in attesa di essere rivelato all&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1)      Cfr. ROBERT, James, <em>La guerra segreta della Gran Bretagna in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span></em>, su <em>Nexus</em>, nr. 61 e 62 del 2006; Temolo, Luca, <em>I dischi volanti di Hitler</em>, su <em>Xché</em>, nr. 3 del 2003; TROMBETTI, Pierluigi, <em>Una base nazista in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span></em>, su <em>Hera Magazine</em>; BACCARINI, Enrico, <em>Dal nazismo occulto al fascismo esoterico</em>, su <em>Archeomisteri</em>, nr. 20 e 21 del 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">2)      Ci serviremo, pertanto, della traduzione italiana di alcuni passi dell&#8217;opera eseguita dal sito Internet Alchemica (www.alchemica.it/antartidemito.html).</p>
<p style="text-align: justify;">3)      ROBERTSON, Erwin, <em>Por el Hombre que Vendrà</em>, in <em>Ciudad de los Césares</em>, nr. 18, 1990.</p>
<p style="text-align: justify;">4)      Il missionario-esploratore De Agostini, uno dei massimi conoscitori della Terra del Fuoco, che conobbe diversi sciamani e potè osservarli da vicino nelle loro attività occulte, li chiama non Jon, ma Kon, e afferma che &#8220;il potere dei Kon si estendeva fin dopo morti e per questo i Kon venivano seppelliti con la faccia rivolta all&#8217;ingiù, affinché non potessero inviare malattie ai vivi&#8221;: DE AGOSTINI, A. M., <em>Trent&#8217;anni nella Terra del Fuoco</em>, Torino,  S. E. I., 1955, p. 302.</p>
<p style="text-align: justify;">5) <a title="Sergio Fritz Roa" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/sergio-fritz-roa/"> FRITZ ROA, Sergio</a>, <em><a id="La Antártica y el mito lovecraftiano" href="../antartica.html"><em>La Antártica y el mito lovecraftiano</em></a></em>, originariamente in <em>Ciudad de los Césares</em>, nr. 47, 1997.</p>
<p style="text-align: justify;">6)      FLEM-ATH, Rand e Rose<em>, La fine di Atlantide</em>, Casale Monferrato, Piemme ed., 1997.</p>
<p style="text-align: justify;">7)      BARBIERO, Flavio, <a title="Una civiltà sotto ghiaccio" href="http://www.libriefilm.com/una-civilta-sotto-ghiaccio/8630"><em>Una civiltà sotto ghiaccio</em></a>, Milano, Ed. Nord, Milano, 1974, pp. XII-XV.</p>
<p style="text-align: justify;">8)      HAPGOOD, Charles P., <em>Maps of Ancient Sea King</em>, Adventure Unilimited Press, 1996; HANCOCK, Graham, <a title="Impronte degli dei" href="http://www.libriefilm.com/impronte-degli-dei/8634"><em>Impronte degli Dèi</em></a>, Milano, Corbaccio, 1996; Id., <a title="Civiltà sommerse" href="http://www.libriefilm.com/civilta-sommerse/8635"><em>Civiltà sommerse</em></a>, Milano, TEA, 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mito-antartico-di-miguel-serrano.html' addthis:title='Il mito antartico di Miguel Serrano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La preistoria secondo le teorie di Herman Wirth</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 10:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Zagni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul tema indoeuropeo in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Una breve panoramica sulla personalità e le idee dello studioso di preistoria tedesco-olandese Herman Wirth, autore di Der Aufgang der Menschheit]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-preistoria-secondo-le-teorie-di-herman-wirth.html' addthis:title='La preistoria secondo le teorie di Herman Wirth '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-crociata-di-himmler-2/4638" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3263" style="margin: 10px;" title="crociata" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/crociata.jpg" alt="crociata" width="200" height="307" /></a>Con particolare         interesse analizzeremo ora le vicende legate alla vita e agli studi del         professor <a title="Herman Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Herman Felix Wirth</a> (1885-1981), co-fondatore insieme con         Heinrich Himmler dell&#8217;<em>Ahnenerbe</em>, nonché primo presidente della stessa         fino al suo inesorabile allontanamento avvenuto nel 1937-&#8217;38.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, si decise         definitivamente di scrivere questo saggio dopo che ci eravamo accorti         che parte delle teorie descritte nel nostro primo lavoro <em>L&#8217;Impero         Amazzonico</em>, collimavano in linea di massima con quelle esposte molti         anni fa da Wirth stesso, o meglio non si poteva far altro che risalire         anche alle ricerche di <a title="Herman Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Wirth</a> (e di altri studiosi, tra i quali Tilak ed         <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>) per completare il quadro delle nostre ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi scrive, appassionato della preistoria del Sud America, aveva infatti         considerato la possibilità di una antica migrazione di uomini         Cro-Magnon Atlantico-Europei nel continente americano durante l&#8217;ultima         Era glaciale di Wisconsin-Wurm, una migrazione indipendente, e forse         precedente, da quella Sapiens &#8220;asiatica&#8221; proveniente dallo         Stretto di Bering, perciò ci si imbatté logicamente nella scuola di         pensiero di tutto un &#8220;corpus&#8221; di studiosi tradizionalisti, per         arrivare infine anche a Wirth. Per inciso, ci teniamo a rilevare subito che la portata delle sue teorie         sono ancora oggi quanto mai oggetto di polemiche tra le opposte fazioni         dei suoi estimatori e detrattori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-piano-occulto/2978" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3264" style="margin: 10px;" title="piano-occulto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/piano-occulto.jpg" alt="piano-occulto" width="200" height="294" /></a>Anticipiamo         anche che i temi &#8220;wirthiani&#8221; saranno ripresi nella parte         conclusiva del presente saggio dove anche noi non ci sottrarremo nel         dire la nostra su tutta una serie di tematiche affrontate nel corso         della presente esposizione. Da tutto quello che abbiamo letto in merito         a questo ricercatore, una cosa possiamo subito dire: era senz&#8217;altro un         personaggio geniale ma eccentrico e, come sempre accade, in perenne         contrasto con le personalità degli altri studiosi suoi coevi. Vogliamo solo ricordare che quando Rudolf Mund, ultimo presidente dell&#8217;ONT         morto nel 1985, lo contattò per avere notizie di prima mano in merito         alla figura di Karl Maria Wiligut, Wirth si irrigidì moltissimo         sostenendo che &#8220;<em>quel famigerato truffatore doveva essere         assolutamente dimenticato</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma probabilmente, questo francamente esagerato giudizio negativo         derivava non tanto da screzi personali ma dal fatto che Wirth si era         sempre considerato uno &#8220;scienziato&#8221; nel senso più completo         del termine, mentre gli studi di Wiligut non sarebbero mai potuto essere         da lui considerati come tali. Invece Himmler aveva sempre preso in forte         considerazione scientifica le idee di entrambi. Ma, a questo punto, che dire di         questo tenace studioso tedesco-olandese (era nato a Utrecht)?</p>
<p style="text-align: justify;">Già         dalla fine degli anni &#8217;20, naturalizzato tedesco, dopo la pubblicazione         di uno dei suoi saggi più famosi, <em>Der Aufgang der Menschheit</em> &#8211;         L&#8217;Ascesa dell&#8217;Umanità -, in complementarietà con altre pubblicazioni e         conferenze, Wirth aveva cominciato lentamente a far presa su una certa         parte della cultura giovanile tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-terzo-reich-e-il-sogno-di-atlantide/2253" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3265" style="margin: 10px;" title="terzo-reich-atlantide" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/terzo-reich-atlantide.jpg" alt="terzo-reich-atlantide" width="200" height="312" /></a> Non dobbiamo dimenticare infatti, che proprio in questo periodo avvenne         l&#8217;incontro con il giovane Wolfram Sievers, il quale abbandonò la sua         attività di commerciante di libri e divenne suo fidato assistente. Wirth voleva soprattutto che le sue ricerche facessero presa sulla         gente, anche sulle persone più comuni, e si batteva contro la         burocrazia tedesca per far sì di ottenere sempre la possibilità di         illustrare i risultati delle sue ricerche anche all&#8217;aperto, di fronte al         pubblico, sotto un semplice tendone da circo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius         Evola</a>, già nel 1930, ha ben presente il pensiero di Wirth e riesce ad         esprimerlo compiutamente in poche righe qui riportate: &#8220;<em>Il         Wirth, in un&#8217;opera ponderosa e molto discussa&#8230; ha sostenuto che per         spiegare una quantità di convergenze e di corrispondenze di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>,         dati antropologici e filologici, ecc., è necessario ammettere         l&#8217;esistenza di una razza nordico primordiale, che verso l&#8217;Età della         Pietra dalle regioni artiche si sarebbe spostata verso il sud, dando         luogo alle forme più alte di una civilizzazione di tipo cosmico-solare</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Come         possiamo vedere, l&#8217;influenza sul pensiero di Wirth da parte dell&#8217;opera         dell&#8217;indiano Tilak, era stata fondamentale: sull&#8217;origine         &#8220;polare&#8221; o in ogni caso Nord Europea dei bianchi ariani, si         trovavano dunque in sintonia diversi studiosi nel mondo, <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> compreso,         il quale però considerava l&#8217;insieme delle fonti Tradizionali tramandate         segretamente, per via iniziatica, come un elemento di prova addirittura         superiore agli elementi circostanziali e scientifici riscontrati dal         Wirth nelle sue ricerche.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo così, secondo Wirth, una dimora polare, <a title="Patria primitiva della razza nordica" href="http://www.centrostudilaruna.it/wirth.html">patria primitiva della         razza nordica</a>, che aveva sviluppato una sorta di civiltà da &#8220;Età         dell&#8217;Oro&#8221; (corrisponderebbe, secondo le ultime ricerche, ad un         periodo interglaciale &#8220;caldo&#8221; collocabile tra il 40.000 ed il         28.000 a.C.). Qui Wirth riportava una grande quantità di dati geologici, climatici e         botanici veramente impressionanti, dimostrando come allora, tra i 70 e         gli 80 gradi di latitudine Nord, vi era una temperatura media annua         paragonabile ad un clima temperato (sui 10 gradi centigradi, contro i 20         sotto zero attuali a quelle latitudini) e che questo territorio aveva         incluso anche l&#8217;Islanda, la Groenlandia e le Isole Spitzbergen.</p>
<p style="text-align: justify;">Era l&#8217;Atlantide polare, Thule, la sacra dimora della prima umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Umanità che quindi, secondo Wirth, era nata in un periodo         &#8220;Terziario&#8221;, molto prima dell&#8217;arrivo di una fortissima         glaciazione (dal 28.000 a.C. &#8211; ultima fase del Wurm) che aveva di         conseguenza costretto gli abitanti di questo Eden Polare a migrare verso         Sud, per costituire più tardi l&#8217;Atlantide platoniana che tutti         conosciamo (dal 15.000 al 9.000 circa a.C.). La         fine del Wurm, l&#8217;innalzamento repentino dei mari, insieme con altre         catastrofi naturali (il Diluvio Universale) aveva costretto i superstiti         dell&#8217;Atlantide ariana ad una diaspora in Europa, Asia, Africa         nordoccidentale ed America.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo, in sostanza, il pensiero di Herman Wirth.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si può facilmente comprendere, l&#8217;essenza delle teorie di Wirth         riscosse allora il favore dei nazionalsocialisti, chiaramente perché         secondo questa storia alternativa dell&#8217;<em>Homo Sapiens Sapiens</em>, la parte         del leone la faceva la razza primigenia nordico-aria e di conseguenza i         suoi discendenti, i popoli germanici. Anche con il favore dei nazisti, in ogni caso, Wirth non aveva certo         vita facile.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-preistoria-secondo-le-teorie-di-herman-wirth.html' addthis:title='La preistoria secondo le teorie di Herman Wirth ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il ritorno del Cimmero</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 10:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le ragioni dell'intramontabile successo del personaggio di Conan creato da Robert Ervin Howard e alcune anticipazioni sul nuovo film Re Conan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-ritorno-del-cimmero.html' addthis:title='Il ritorno del Cimmero '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804546352" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ilcerchionero.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan. Il cerchio nero" width="95" height="156" /></a>Numerose e contrastanti sono le notizie che in queste ultime settimane giungono da Hollywood e che riguardano un possibile ritorno sul grande schermo del barbaro più famoso di tutti i tempi: Conan Il cimmero. Da tempo si rincorrono le voci di un nuovo ingaggio milionario per il non più giovanissimo, ma pur sempre granitico, Arnold Schwarzenegger, ora Governatore della California, che potrebbe tornare a vestire i panni del guerriero frutto dell’estro letterario del geniale scrittore americano Robert E. Howard, creatore dell’<em>heroic- fantasy </em>e suicidatosi a soli trentatre anni con un colpo di pistola alla testa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8887011885" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/micheletetroconan.bmp" border="0" alt="Michele Tetro, Conan il barbaro. L'epica di John Milius" width="80" height="106" /></a>Secondo alcuni questo terzo episodio della fortunata saga potrebbe  essere un semplice <em>remake </em>del primo <em>Conan il Barbaro</em>, diretto magistralmente da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> del 1982 e con protagonista un Arnold Schawarzenegger appena sceso dal podio del Mister Olympia. La Warner Bross ne avrebbe già ceduto i diritti alla Millennium e la regia dovrebbe essere affidata a Fredrick Malmberg. Per questo nuovo <em>King Conan: Crown of Iron</em> (<em>Re Conan, La Corona di ferro</em>) sono però spuntati, insieme al nome della “quercia austriaca”, anche quello di Milius che secondo un’altra fonte sarebbe invece il regista in corsa per dirigere questo nuovo film. E tanto per creare ancora più mistero sembrerebbe che Schwarzy abbia rinunciato all’ultimo al ruolo per limiti di età. Ed ecco che si sarebbe aperta una vera e propria caccia per trovare il “nuovo” Conan che potrebbe essere selezionato tra alcuni dei più famosi <em>body builder</em> del momento o tra i campioni di wrestling.</p>
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8010312059971"><img class="size-medium wp-image-1725" title="conan-il-barbaro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/conan-il-barbaro.jpg" alt="John Milius, Conan il barbaro" width="200" height="288" /></a>
<p style="text-align: justify;">Di certo l’eredità lasciata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> è di quelle non facili da raccogliere; già il secondo episodio <em>Conan il distruttore</em> datato 1984, diretto da Richard Fleischer, seppur campione di incassi, non ebbe il fascino del primo film. Di certo, in questo continuo avvicendarsi di notizie e smentite, emerge l’autentico <em>revival </em>per gli eroi senza compromessi,  protagonisti di epiche saghe e di altrettanto titanici scontri tra bene e male che investe la cinematografia internazionale. Conan il cimmero, dal giorno della sua nascita, sancita con il racconto <em>La fenice sulla lama</em>, pubblicato sulla rivista americana <em> Weird Tales</em> nel dicembre del 1932, fu dotato di una precisa connotazione: barbaro, nel senso di insofferente alla vita comoda, guerriero abile e spietato, ladro e mercenario, ma sempre pronto a mettersi dalla parte dei deboli e dei bisognosi rischiando la vita in prima persona. Naturalmente Howard lo pensò fisicamente come un guerriero imponente, dotato di una forze eccezionale, agilissimo quanto astuto, capace di gettarsi nella mischia in battaglia, incurante delle forze nemiche soverchianti, così come di improvvisarsi ladro e di darsi alla fuga dopo aver rubato preziosi tesori.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente la psicologia di Conan è figlia di quello spirito critico, ribelle e antiborghese di Howard che non perdeva occasione per criticare la società del suo tempo inflacidita da progresso e falsi miti. Per Conan Howard creò con meticolosa precisione un’epoca immaginaria, la cosiddetta “Era Hyboriana”, dominata da caos e guerre, una sorta di <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> cupo e <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a> nel quale convivono i miti nordici, quelli di Atlantide  e influenze esotiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8883434935" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/conanwindsorsmith3.bmp" border="0" alt="Roy Thomas, Il mostro dei monoliti e altre storie. Le cronache di Conan. Vol. 3" width="95" height="164" /></a> “Di quell’epoca, conosciuta dai cronisti nemediani come il Pre-Cataclisma si sa poco, salve per l’ultima parte, e anche questa è velata dalla nebbia della leggenda” dice Howard. E ancora: “Atlantide e Lemuria sprofondarono e le isole dei Pitti furono sollevate a formare le vette delle montagne di un nuovo continente”. Conan, figlio di un fabbro, trascorre la sua infanzia e adolescenza in Cimmeria, una regione aspra e montagnosa dove il giovane eroe forgerà la sua tempra di barbaro e guerriero, insuperabile nelle prove di forza quanto nell’uso della spada. La cosmogonia del cimmero è semplice: sarà Crom, il dio depositario del segreto dell’acciaio, l’unica divinità alla quale Conan si appella più per imprecare che per pregare.</p>
<div id="attachment_1722" class="wp-caption alignleft" style="width: 298px"><img class="size-medium wp-image-1722" title="conan" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/conan-288x300.jpg" alt="Conan in una celebre illustrazione di Frank Frazetta" width="288" height="300" /><p class="wp-caption-text">Conan in una celebre illustrazione di Frank Frazetta</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma Conan non è destinato a rimanere col suo popolo. Lo aspetta il viaggio, il vagabondaggio in terre straniere, spesso ostili, dove Conan conoscerà re, avventurieri, ladri e splendide donne e diventerà re lui stesso, con la propria forza. Il tema è lo stesso di sempre, quello del viaggio, dell’uomo che abbandona la propria casa, quello che ha, che seppur poco, è comunque una sicurezza: in questo caso la terra natia, il proprio popolo. Il cimentarsi in nuove imprese, mettersi in cammino per confrontarsi con quello che sta fuori dal nostro mondo accomuna un certo tipo di visione del mondo, dai cavalieri erranti medioevali fino alla <em>Beat Generation </em>raccontata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>. La sola differenza è nell’epoca e nei modi, ma il senso del viaggio è lo stesso: guardarsi fuori per conoscersi dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto psicologico fondamentale della saga del cimmero era stata pienamente capita dal regista <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> che meglio di chiunque altro avrebbe potuto mettere sullo schermo Conan. Lo stesso Milius, classe 1944, originario del Missouri, all’età di sedici anni, dopo aver letto <em>I vagabondi del Dharma</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> intraprese un avventuroso viaggio sui treni merci nel cuore dell’America. Svolse le professioni più disparate (dal bagnino all’istruttore di surf). Regista di film che hanno segnato la storia del cinema (<a title="Un mercoledì da leoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/un-mercoledi-da-leoni.html"><em>Un mercoledì da leoni</em></a>, <em>Apocalypse Now</em>, <em>Lo squalo</em>, <em>Ispettore Callaghan, il caso Skorpio è tuo</em> ecc) Milius è un personaggio poliedrico, estremamente colto e complesso, sempre dominato da un’insofferenza per quel tipo di visione comoda e borghese della vita già ampiamente criticata da Howard. Nei suoi confronti le accuse di fascismo non sono mai mancate. Una frase dello stesso Milius è indicativa del suo spirito libero e in antitesi allo  star system holliwodiano: &#8220;La mia immagine di destra è di un genere pagano, animalistico e permeata da un’idea di libertà. Non ha niente a che fare con cose come la censura e le imposizioni religiose…sono un pagano, un pagano onesto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804525878" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/conanconquistatore.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan il conquistatore" width="95" height="147" /></a>Nel film <em>Conan il barbaro</em> non a caso il cimmero è alle prese con una pericolosa setta che non solo, dopo avergli massacrato la famiglia, lo ha ridotto in schiavitù per anni, ma che successivamente mira al controllo del mondo attraverso l’indottrinamento di nuovi adepti. Così nella saga letteraria, Conan si trova più volte a lottare contro il potere subdolo quanto potente della magia che a volte può sconfiggere quello della spada, rappresentato dall’acerrimo nemico Toth Amon, il mago. Quella di Howard-Conan-Milius appare oggi più che mai una triade mossa da un viscerale amore per la libertà dell’individuo e dal desiderio di combattere, di impugnare penna, ascia bipenne o cinepresa che sia, per ribellarsi al nemico. Un nemico che manipola le menti, che ricorre alla magia, come alla morale, lo stesso che incatena a sé sia con malefici che con raffinate operazioni di <em>marketing</em>. E’ ancora lo stesso Milius a dire: “Vedo tutti questi controlli, tutte queste regole, che stanno calando su di noi: corsie divisorie, limiti di velocità, niente fuochi d’artificio il 4 di luglio, orari per le famiglie alla tv, pressioni contro i giocattoli bellici. Protezione dai cattivi istinti. E’ un modo di effeminare gradualmente la nazione affinché possa essere intimidita e conquistata dai totalitaristi. In fondo al cuore io sono un anarchico di destra: non ho programmi costruttivi, perché ogni programma puzza di governo, di sistema. Meno organizzazione c’è, meglio è”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804547847" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/iltesoroditranicos.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan. Il tesoro di Tranicos" width="95" height="147" /></a>E questa contraddizione di fondo si rivela anche in tutto il cammino-parabola di Conan che lo vede nascere barbaro, diventare mercenario, ladro e infine re. Il terzo episodio cinematografico dovrebbe appunto ispirarsi alla biografia del cimmero che da poco superati i quarant’anni si ritrova ad aspirare al trono di Aquilonia. Conan, dopo aver guidato da generale le truppe di Re Numedide di Aquilonia, temendo costui la popolarità crescente del cimmero, lo fa imprigionare. Una volta sfuggito alle catene e ritrovato il grande tesoro di Tranicos, con l’aiuto dei suoi commilitoni di un tempo, Conan marcerà contro il re che lo ha tradito e ne prenderà l’ambito trono, subito dopo aver strangolato il contendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un cenno lo merita anche la carriera fumettistica di Conan che per lunghi anni ha appassionato una nutrita schiera di appassionati. Era il 1970 quando la per la Marvel uscì la serie <em>Conan the barbarian</em> disegnata da Barry Windsor Smith che durò per ben 275 numeri fino al 1993.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 10 novembre 2007.</p>
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		<title>Esplorando le terre del mito</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Piscitelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’archeologo Marco Zagni insegue una suggestiva pista di investigazione che dal Sudamerica porta all'Atlantide platonica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/piscitellizagni.html' addthis:title='Esplorando le terre del mito '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>L’archeologo Zagni insegue una pista che porta ad Atlantide</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=5069&amp;pn=76" rel="nofollow" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cittaperdute.bmp" alt="David Hatcher Childress, Le città perdute di Atlantide, Europa antica e Mediterraneo" width="90" height="130" align="right" border="0" /></a> Alle grandi esplorazioni che si verificarono agli albori del mondo moderno – tra quindicesimo e diciassettesimo secolo – sono seguite in epoche più recenti “esplorazioni” di carattere diverso: legate più alla storia che non alla geografia. Come se l’uomo moderno, nato in una condizione di sradicamento dalle antiche tradizioni, avesse voluto in forza del proprio ingegno dilatare l’orizzonte della percezione storica e spirituale oltre che l’orizzonte geografico delle sue conoscenze. Nel novero di queste esplorazioni dello spirito può sicuramente entrare a far parte la scoperta dell’India, intesa come scoperta del grande patrimonio spirituale di quella civiltà in seguito alla colonizzazione inglese. E può rientrarvi un’altra fondamentale scoperta del mondo contemporaneo: la scoperta degli indoeuropei, vale a dire la presa di coscienza della esistenza di una comune radice, di un comune sentire ancestrale che abbraccia le grandi civiltà dell’emisfero boreale. Per quanto le circostanze della sorte e i momentanei verdetti della storia abbiano gettato un’ombra sugli studi indoeuropei e addirittura una cortina di mistificazione sia stata alzata per avvolgerli, una generazione più avveduta della nostra non tarderà ad ammettere tra qualche tempo che la scoperta della radice indoeuropea ha avuto nella storia della nostra civiltà in divenire la medesima colossale importanza della scoperta del continente americano fatta da Cristoforo Colombo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le esplorazioni della mente – unite necessariamente all’attività fisica degli esploratori veri e propri – non sono terminate. Il nostro mondo terrestre in fondo da poco tempo è studiato secondo i criteri della scienza naturale. E questa scienza, fino a qualche decennio fa impastata di rozzo materialismo ottocentesco, è forse ancora in una fase ingenua e poco sofisticata. C’è da attendersi che altri stravolgimenti possano accadere nella nostra percezione del mondo e della storia. Il libro di un giovane esploratore italiano, Marco Zagni, pubblicato dalla M.I.R. e intitolato <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888282246" rel="nofollow"><em>L’ Impero amazzonico</em></a>, indubbiamente contribuisce a scolpire il nuovo quadro di conoscenze relative alla fase più arcaica – per certi aspetti la più affascinante – dell’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-svastica-e-la-runa-cultura-ed-esoterismo-nella-ss-ahnenerbe/9904" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9206" style="margin: 10px;" title="la-svastica-e-la-runa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-svastica-e-la-runa.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Il libro, sin dalla copertina, ha un sapore romantico; ricorda certo spirito pionieristico d’epoca coloniale, quando l’uomo europeo non ancora gravato da morbosi sensi di colpa si spingeva ad esplorare zolle enormi di terra mai scrutate con sguardo scientifico prima di allora. Tuttavia al di là del romanticismo di contorno, Zagni pone una questione scientifica e chiede conto di un vuoto archeologico che riguarda le Americhe. La teoria più accreditata sul popolamento delle Americhe fa riferimento a una transizione avvenuta al nord, attraverso lo stretto di Bering, 10-12.000 anni orsono. Vi sono tuttavia una serie di indizi che inducono a catalogare questa teoria secondo l’etichetta del “necessario ma non sufficiente”. E’ vero: vi fu passaggio da Nord in epoca in fondo recente; ma vi sono anche una serie di reperti di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> ben anteriore e collocati nel Sud America, in particolare nella foresta amazzonica, nell’area di Macchu-Picchu in Perù, nell’Area della Foresta Pintada in Brasile. Queste enigmatiche presenze inducono a valutare l’ipotesi di una colonizzazione delle Americhea partire da Est, a partire da quel vasto mare che significativamente porta il nome di “Atlantico”. Era in fondo una ipotesi già fatta propria, secondo i criteri peculiari della loro sapienza, dai popoli precolombiani che attendevano il ritorno dal mare del dio biondo Quezacotal, già fondatore della loro civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ipotesi della origine atlantica delle più antiche civiltà precolombiane viene apertamente caldeggiata dall’archeologo Zagni. Del resto ignorare questa ipotesi significherebbe ignorare un vasto patrimonio di miti concordanti delle più svariate civiltà e ignorare l’esistenza di enigmatiche popolazioni-residuo come quei famosi “Guances” delle Canarie, scoperti da Colombo, alti come individui nordici, che pur vivendo in mezzo all’oceano nutrivano un sacro timore del mare e perpetuavano il ricordo di quando dal mare si innalzò la rovina del loro mondo d’origine.</p>
<p style="text-align: justify;">L’estate col suo caldo induce a sognare l’esistenza, il ritrovamento di queste terre del mito – l’Atlantide, la Lemuria, la Thule – di cui appunto come in un sogno la memoria mitologica dei nostri avi ha conservato traccia. Ma forse vi sono margini per poter “pensare” scientificamente su queste realtà u-topiche oltre che sognarle. Libri come quello di Zagni inducono a sperare in tal senso, e ad auspicare che ricerche più organiche, come quelle che ad esempio furono avviate nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a> tra le due guerre, possano essere finalmente riprese nel Duemila. In fondo si spendono tanti soldi inutili per costruire moschee o per pagare il vitto ai preti no-global! Gli stessi soldi potrebbero essere spesi in maniera meno dannosa per intessere di nuovo i fili delicati della trama del nostro passato, e ricostruire il quadro della prima giovinezza della specie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>l&#8217;Officina</em>, luglio-agosto 2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/piscitellizagni.html' addthis:title='Esplorando le terre del mito ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La simbologia dell&#8217;opera tolkieniana</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 10:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'analisi interpretativa dei simboli presenti nei romanzi di J.R.R. Tolkien]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbologiatolkien.html' addthis:title='La simbologia dell&#8217;opera tolkieniana '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884529266" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dizionariotolkien.bmp" border="0" alt="Dizionario dell'Universo di J.R.R. Tolkien" width="95" height="151" align="right" /></a> Oggetto del mio intervento è un breve esame dell&#8217;uso del simbolismo da parte di Tolkien. Data, però, la vastità del tema, l&#8217;amplissimo uso di <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> da parte del filologo di Oxford e la ampiezza di rimandi, riscontri e ulteriori riflessioni che ogni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> suscita, questa analisi non potrà, per forza di cose, che limitarsi ad alcuni brevi cenni. Inoltre, la stessa rassegna che intendo qui proporre ha una pretesa meramente &#8220;evocativa&#8221;, di fornire, cioè, un insieme limitato di immagini, approssimazioni e &#8220;visioni&#8221; simboliche, al fine di rispondere a questi interrogativi: quale la misura dell&#8217;uso dei simboli da parte di Tolkien? Quali le implicazioni di questo uso? E quale la consapevolezza, da parte dell&#8217;autore, nel ricorrere a questi simboli &#8211; cioè: quale &#8220;rigore tradizionale&#8221;, rispondenza al significato arcaico?</p>
<p style="text-align: justify;">Si può premettere sin d&#8217;ora, a parziale risposta a tali quesiti, che Tolkien non ignorava certo una delle caratteristiche principali dei simboli, quella della loro dualità (non dualismo): due significati diversi, spesso opposti, si racchiudono in un unico <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, spesso corroborandosi vicendevolmente, senza negarsi l&#8217;un l&#8217;altro. Talvolta, peraltro, tale dualità è dovuta a ragioni di tipo storico, accadendo che un senso nuovo andasse a sostituire il precedente, per opposizione, per &#8220;cambio di civiltà&#8221; o per il sovrapporsi di una nuova sensibilità. Conscio di questa fondamentale caratteristica, Tolkien è però appieno uomo del ventesimo secolo. In lui <em>epos </em>e <em>mythos </em>sentono i tratti di quest&#8217;epoca, manifestandosi, a livello letterario, in una malinconia, o meglio in una nostalgia (dolore della lontananza). Tale carattere, latente e diffuso dell&#8217;opera tolkieniana, e che cercherò di mettere in luce nel proseguio, è la ragione del tanto fascino odierno, inattenuato (e anzi direi accresciuto) a quasi trent&#8217;anni dalla scomparsa dell&#8217;autore del <em>Signore degli Anelli</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I simboli che tratterò per primi sono legati agli elementi naturali. La loro semplicità non deve fare pensare a banalità: viceversa, essa è sinonimo di universalità. Facendo riferimento a immagini quali quelle della montagna (e del vulcano), della caverna (e del labirinto), dell&#8217;albero, del bosco, del giardino o dell&#8217;isola, infatti, si allude a elementi presenti agli uomini di pressoché ogni epoca e luogo. Non solo questo, ma anche questo è un importante motivo della loro universalità, che non casualmente si esprime in termini affini, attribuendosi cioè allo stesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> analoghi significati in tradizioni diverse. I riferimenti che farò, peraltro, saranno limitati per lo più all&#8217;area indoeuropea, perché sebbene alcuni ravvisino, e fors&#8217;anche non a torto, influenze diverse in Tolkien (specialmente veterotestamentarie), a me pare che in gran misura all&#8217;area spirituale e mitologica indoeuropea si debba far riferimento, tanto nel cercare riferimenti specifici di modelli di ispirazione di Tolkien, quanto, e a maggior ragione, nell&#8217;investigare la stessa &#8220;visione del mondo&#8221; tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885140079" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/eroisignoreanelli.bmp" border="0" alt="Paolo Gulisano, Gli eori del Signore degli Anelli" width="95" height="133" align="left" /></a> Il primo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> cui farò dunque riferimento è quello della montagna. Univocamente le tradizioni mondiali le attribuiscono il significato di sede della divinità: ciò avviene tanto nei casi più noti del greco Olimpo, dell&#8217;indiano Sumeru (noto anche come Meru), dei varî Sinai, Sion e Golgota biblici, etc. Ma in realtà di monti sacri sono costellate le credenze dei popoli; per esempio, in un recente saggio (R. Del Ponte, <em>I Liguri. Etnogenesi di un popolo</em>, Ecig, Genova 1999) è stato ben messo in luce come tra gli antichi Liguri, una delle principali popolazioni italiche antiche, nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> trovasse una posizione del tutto preminente un &#8220;culto delle vette&#8221; con relativi santuari e divinità collegate. Non è un caso del resto, come hanno rilevato alcuni pensatori tradizionalisti, che il termine &#8220;paradiso&#8221; derivi alla nostra lingua, per il tramite dell&#8217;ebraico, dal sanscrito <em>paradesha</em>, indicante un luogo elevato. Nel simbolismo, nell&#8217;iconologia antica come nelle più remote incisioni rupestri, la montagna viene rappresentata come un triangolo, più o meno equilatero, con un vertice rivolto verso l&#8217;alto. Questo simbolismo dell&#8217;alto, dell&#8217;elevato, della direzione verticale e ascendente, non è senza relazioni con una visione del divino in cui a essere invocate sono le potenze luminose, solari, &#8220;maschili&#8221;. Chiariremo meglio questo concetto in seguito, trattando della montagna e della caverna.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti miti europei, specialmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievali</a>, la montagna viene collegata alla figura di sovrani, mitici o reali, che, si dice, in essa riposano, per tornare un giorno, destati dal loro lungo sonno, a restaurare l&#8217;aureo periodo della loro regalità. Tutto ciò conforta l&#8217;immagine della montagna quale luogo sacro. Inoltre sulle affinità di &#8220;ascesi&#8221; e &#8220;ascesa&#8221; molto è stato scritto: basti rammentare, qui, come la stessa odierna esperienza alpinistica abbia in numerose occasioni fornito lo spunto, a scalatori più o meno &#8220;professionisti&#8221;, di parlare di &#8220;esperienze di confine&#8221;, quando non di veri e proprî &#8220;stati trascendenti della coscienza&#8221;. In tutto ciò, nel contatto e nel confronto diretto dell&#8217;uomo con la montagna, va dunque ravvisata una di quelle &#8220;porte&#8221; al sovrasensibile già chiaramente percepite dagli antichi. I riti dionisiaci si svolgevano sulle alture, e i maestri spirituali cinesi, ricorda René Daumal nel suo libro <em>Il monte analogo</em>, che costituisce un po&#8217; una <em>summa </em>di questi orientamenti, impartivano agli allievi le loro lezioni sull&#8217;orlo dei precipizî delle montagne.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa visione tradizionale della montagna si affiancava una ben precisa struttura cosmica. Essa ha una sua compiuta teorizzazione in India, dove al Sumeru fa da contraltare cosmico un omologo monte &#8220;perno dell&#8217;universo&#8221; dall&#8217;altra parte del mondo: l&#8217;immagine della montagna come Asse del Mondo, sia detto per inciso, doveva avere un&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> forse addirittura maggiore di quella dell&#8217;albero. Questa stessa struttura cosmica è presente anche nella Divina Commedia, dove il monte del purgatorio si erige precisamente sulla verticale della &#8220;natural burella&#8221; del cono dell&#8217;inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si presenta in Tolkien questo simbolismo? Prendiamo a esempio, per rispondere, uno dei passi principali in cui i personaggî si trovano di fronte a una montagna: il Caradhras. Qui il monte è ostile: le espressioni dei personaggî in merito sono inequivoche. Essa si oppone al passaggio della Compagnia dell&#8217;Anello, poiché il braccio del Nemico è divenuto assai lungo, e ha ormai raggiunto anche queste terre a lui assai remote. Il monte è cioè pervaso ancora da un senso del sacro, ma terribile e incontrollabile: la potenza che lo domina si rivela ostile: sarà questo il motivo che costringerà la Compagnia a trovare una diversa via.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un significato affine alla montagna, ma non uguale, ha nel simbolismo il vulcano. La mancanza della vetta, che lo caratterizza e differenzia, non equivale a mancanza di carattere sacro. Viceversa, il contatto della fiamma incandescente che vi riposa con l&#8217;ambiente esterno è segno di una sacralità a diretto contatto con il mondo &#8211; peraltro dall&#8217;aspetto spesso terribile. Senza andare troppo lontano, si pensi al mito circa l&#8217;Etna, concepito quale fucina nella quale Vulcano forgiava le saette di Zeus; una tradizione medievale inoltre, riportata dal Graf, rimanda a quell&#8217;&#8221;Artù nell&#8217;Etna&#8221; (forse una figurazione simbolica di Federico II) cui si è accennato parlando della montagna. Ed è un vulcano, nel <em>Signore degli Anelli</em>, a costituire, nella terra nemica, l&#8217;obbiettivo della cerca <em>sui generis </em>che il protagonista deve compiere. Anche qui, il vulcano è la sede di una manifestazione del divino terribile, che distrugge.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Direttamente connesso, anzi dipendente dal simbolismo della montagna è quello della caverna. Per riprendere il tema iconografico suaccennato, se la montagna veniva usualmente raffigurata con un triangolo dal vertice rivolto verso l&#8217;alto, è un opposto triangolo con il vertice rivolto verso il basso a indicare la caverna. Il sovrapporsi dei due simboli, poi, poteva dar luogo al cosiddetto &#8220;Sigillo di Salomone&#8221;, che, di là dall&#8217;essere odierno emblema di una recente entità statuale mediorientale, è <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> universale, non certo prerogativa del solo ebraismo (lo si ritrova anche nella più antica India, per esempio). Esso rimanda a una conciliazione degli opposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, è a una diversa epoca, più recente, che va connesso il simbolismo sacrale della caverna: come in epoche remote il divino era naturalmente accessibile a tutti, e in quanto tale da tutti visibile (tale è il caso della montagna), con una nuova età (e precisamente con la seconda fase del ciclo cosmico) le conoscenze che alla sede del divino si ricollegavano devono &#8220;ritirarsi&#8221; in un luogo più remoto, non accessibile a tutti, così dando forma all&#8217;esoterismo. I popoli, va peraltro aggiunto, non sempre si avvicinarono alle caverne con il medesimo &#8220;sentire&#8221;. Popoli che abitarono nelle caverne manifestavano spesso un&#8217;attitudine &#8220;lunare&#8221; e &#8220;matriarcale&#8221; nei confronti della spiritualità, viceversa un diverso sentire doveva generalmente animare quanti verso le caverne andavano con precisi intenti rituali. È nel mitraismo, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> spiccatamente (seppur non del tutto univocamente) solare, che i riti di iniziazione si compivano negli antri più bui.</p>
<p style="text-align: justify;">In Tolkien, e in particolare nel <em>Signore degli Anelli</em>, sono due le caverne, o i tipi di caverne, che hanno rilevanza. Le prime sono le antiche case degli hobbit: la loro caratteristica è il senso di accoglienza domestica. Il popolo hobbit, d&#8217;altronde, è di indole prevalentemente pantofoliera, borghese e, appunto, &#8220;matriarcale&#8221;. Le caverne abitate anticamente da loro, comunque, hanno poco della &#8220;caverna&#8221; in senso classico: dai dolci e verdi colli della Contea non sorgono vette altissime, e le caverne sono proporzionalmente dimensionate, anche e soprattutto nell&#8217;&#8221;indole&#8221; espressa dai loro abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro tipo di caverna, anzi la caverna per eccellenza del <em>Signore degli Anelli</em>, è Moria. Nel viaggio della Compagnia a Moria, vera e propria &#8220;discesa agli inferi&#8221; in piena regola, si ripetono modelli universali di simbolismo. Lo stesso ingresso nell&#8217;antro della caverna è anticipato da un viaggio periglioso; il luogo in cui si trova il &#8220;passaggio&#8221; al mondo infero è oscuro e tetro. Queste caratteristiche trovano delle precise corrispondenze, per esempio, nel VI libro dell&#8217;<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> </em>e nel primo canto dell&#8217;Inferno dantesco; ma di &#8220;discese agli inferi&#8221; sono ricche un po&#8217; tutte le tradizioni: si tratta del modello classico del viaggio iniziatico. Entrata la Compagnia dell&#8217;Anello nella caverna, il simbolismo di questa cede il passo, secondo un modello assai consueto, al simbolismo del labirinto; infatti Moria si snoda in una miriade di stanze, costruite in epoche remote dai nani. Qui la Compagnia può procedere solo grazie alla guida sicura di Gandalf, elemento della luce spirituale, vero e proprio &#8220;filo di Arianna&#8221;. La caverna è nel simbolismo inoltre strettamente associata al cuore, come ha rilevato con particolare efficacia <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>. Non è d&#8217;altronde casuale, a mio avviso, che l&#8217;assedio di cui è vittima la Compagnia sia scandito da un battito (&#8220;<em>tum, tum</em>&#8220;) di tamburi, a ritmo sempre crescente. Nel viaggio raccontato nel romanzo, seguono con preciso significato al nero della caverna il combattimento di Gandalf, custode del &#8220;Fuoco Segreto&#8221; nelle e contro le fiamme del Balrog (fase &#8220;rossa&#8221;) e, alla conclusione di un lungo percorso iniziatico, la rinascita del protagonista quale &#8220;Gandalf il Bianco ritornato dalla morte&#8221;. In questa prospettiva, il &#8220;ritorno alla luce&#8221; della Compagnia rappresenta il compimento della &#8220;rinascita&#8221; iniziatica.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0345324366/centrostudilarun" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/0345324366.bmp" border="0" alt="J.R.R. Tolkien - R. Foster, The Complete Guide to Middle-Earth: From the Hobbit to the Silmarillion" hspace="3" vspace="3" width="82" height="140" align="right" /></a>A questo punto del romanzo la Compagnia torna a viaggiare alla luce del sole, e giunge a Lorien: il giardino per eccellenza del libro. È un &#8220;giardino di delizia&#8221;: il popolo fatato che lo abita vive sugli alberi che ama, immagini fatate e meravigliose vi si susseguono; il tempo stesso ivi scorre in modo inusuale. Questo tema del giardino meraviglioso e delizioso è presente in diverse testimonianze tradizionali (si pensi a quello delle Esperidi, alla saga di Gilgamesh, al Paradiso terrestre biblico). L&#8217;albero in sé, che del giardino costituisce elemento essenziale, ha in Tolkien prevalenti caratteristiche &#8220;positive&#8221; (luminose nel Silmarillion, di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> regale &#8211; a Minas Tirith &#8211; e di arcaicità &#8211; nel caso di Fangorn &#8211; nel Signore degli Anelli), ma il Bosco, altra forma di manifestazione del simbolismo dell&#8217;albero, è caricato di un significato nettamente duale. Esistono cioè caratteristiche assai diverse tra i personaggî incarnanti primordiali &#8220;signori dei boschi&#8221;, come Tom Bombadil &#8211; che paiono così vicini all&#8217;immagine dello jüngeriano <em>Waldgänger</em>) e i personaggi che viceversa vedono i boschi come luoghi oscuri e tenebrosi (o meglio, sono diverse le tipologie di boschi). La foresta per eccellenza della Terra di Mezzo, e cioè Bosco Atro, rientra nettamente in questa seconda tipologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrisse nel suo <em>Origini indoeuropee </em>Giacomo Devoto, forse il principale linguista italiano del secolo: &#8220;Il tratto fondamentale del paesaggio indoeuropeo originario è dato dalla foresta&#8221;. Allo stesso modo, termini importantissimi del vocabolario indoeuropeo più arcaico traggono proprio dal paesaggio boschivo la loro fonte etimologica: la stessa fondamentale parola &#8220;luce&#8221; deriva da quella sua particolare manifestazione che è data dal suo filtrare tra i rami degli alberi, e in specie nelle radure. Così &#8220;luce&#8221; è strettamente parente di <em>lucus</em>, il bosco sacro nell&#8217;antico latino. Inoltre nell&#8217;immaginario medievale europeo al bosco si collegavano le più svariate credenze: esso era visto infatti come luogo di arcani incontri, di pericolose presenze, di fatate entità. Queste sono le stesse caratteristiche di Bosco Atro.</p>
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;isola, come noto, ha una parte di rilievo nell&#8217;epopea tolkieniana. Il richiamo, nettissimo, al mito platonico circa l&#8217;affondamento di Atlantide è sin troppo noto nella vicenda di Numenor perché valga soffermarvisi. Ciò che va aggiunto è che la sede degli &#8220;immortali&#8221; o &#8220;immortalati&#8221;, delle presenze luminose elfiche incorrotte, resta l&#8217;isola a Occidente. Mito diffusissimo, addirittura al di fuori dei confini d&#8217;Europa, quello dell&#8217;isola quale sede mitica è testimoniato dalla ricchezza delle tradizioni sulle varie Thule, Avallon, Tir na mBeo etc. Si tratta di raffigurazioni varie (e riferite, specie la prima in confronto alle altre, forse anche a memorie diverse) di una terra originaria e fatata, sede variamente di &#8220;eroi&#8221;, morti e presenze immortali. Su questo tema torneremo tra breve, facendo riferimento all&#8217;ultimo dei simboli qui trattati.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il convegno odierno essendo dedicato al &#8220;Viaggio della Compagnia verso il terzo Millennio&#8221;, sarà forse il caso di aggiungere qualcosa su queste parole, iniziando dalla Compagnia. Nelle saghe e nelle leggende, va premesso, è più frequente l&#8217;eroe solitario rispetto alla compagnia (ma ci sono numerose eccezioni). In estrema sintesi a me pare che la Compagnia tolkieniana non sia un&#8217;unione comunistica, nella quale le singole personalità si fondono; vi permangono tratti gerarchici, e oltretutto una speciale &#8220;interrazzialità&#8221;. Si tratta dell&#8217;<em>élite </em>delle razze solari a riunirsi nella Compagnia dell&#8217;Anello: mai, per intenderci, un Orco o un Sudrone ne avrebbe potuto far parte. In essa nessuno perde la sua precisa identità e il suo preciso ruolo, anche letterario, ma viceversa è per il tramite della Compagnia stessa che matura e vive la sua avventura vera e propria, che combatte cioè la sua Grande Guerra Santa. Lo spirito è quello di una compagnia di ventura, o ancor più quello dei <em>sodales </em>medievali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impresa iniziatica della Compagnia è il viaggio, e non potrebbe praticamente essere altrimenti. Viaggiatori mitici sono Dante, Ulisse, Enea, Ercole, Gilgamesh, Sigfrido e tantissimi altri: è nel viaggiare che l&#8217;eroe si confronta con i pericoli, cresce e migliora. E al viaggio non può fare da naturale conclusione che il ritorno: non a caso con le parole &#8220;Sono tornato&#8221; si chiude il Signore degli Anelli: davvero simile, d&#8217;altronde, è il finale dell&#8217;avventura di Sam a quello di Ulisse che giunge nella sua Itaca e giustizia i proci che vi imperversano.</p>
<p style="text-align: justify;">La realizzazione del compito della Compagnia dell&#8217;Anello conclude un vero e proprio ciclo cosmico: la Terza Era si chiude, e inizia l&#8217;Età degli Uomini. Anche la concezione ciclica tradizionale è ben presente a Tolkien &#8211; e la sua attitudine di fronte al destino di decadenza del mondo moderno fa di lui un guerriero nel senso tradizionale. Con l&#8217;instaurarsi di un nuovo ciclo, anche nuove forme simboliche vengono a predominare.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere questa disamina, vorrei ricordare un ultimo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> che appare in Tolkien in un modo molto significativo. La Compagnia dell&#8217;Anello sta per lasciare Lorien, per riprendere il suo viaggio. Lungo il Grande Fiume, prima dell&#8217;addio, una imbarcazione dalle sembianze di un grande <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a> dorato si avvicina. Un canto dolce e tristissimo è quello di addio della bianca e bellissima dama Galadriel, velato di tristezza, ma in esso già si cela, in pura potenza, il richiamo della redenzione. Il popolo chiaro, puro e luminoso dà così il suo addio. Analogamente, dalla &#8220;triste storia dei figli di Lir&#8221; irlandese sappiamo di come i figli di questo sfortunato sovrano furono per un sortilegio mutati in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a>: il loro canto dolcissimo e tristissimo incanta chi li oda. Esso appartiene o rimanda così all&#8217;Altro mondo. Nel mito greco e romano il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a> è animale iperboreo, sacro al dorico e nordico Apollo; non a caso dalla Svezia alla Valcamonica si rinvengono incisioni raffiguranti il suo caratteristico collo. In un mito estremamente diffuso Fetonte, avendo improvvidamente guidato il carro del padre, dio solare, viene precipitato nelle acque dell&#8217;Eridano, ove muore. Viene pianto dalle Eliadi ma anche da Cicnus, il vecchio figlio del re dei Liguri, che ne era parente. Il canto di dolore muta il vecchio dai bianchi capelli nell&#8217;animale che oggi porta il suo nome, e che assurge in cielo (il fenomeno è definito sin dagli antichi come catasterismo). Socrate, nel <em>Fedone </em>platonico, sostiene di assomigliare al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a>, che non piange la propria morte, in realtà, dolorosamente, ma con la gioia di chi sa di ricongiungersi all&#8217;elemento divino donde proviene.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa bianchezza dell&#8217;animale, come dei capelli dei vecchi, non è solo il segno della purezza originaria, ma rimanda anche alla sua remota <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> iperborea. E il rivolgere a tale remota origine lo sguardo è il grande messaggio dell&#8217;opera <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Relazione tratta da AA.VV., <em>J.R.R. Tolkien. Il viaggio della Compagnia verso il Terzo Millennio</em>, Atti del Convegno svoltosi all&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; il 5 maggio 2000, Roma 2001, pp. 45-53.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbologiatolkien.html' addthis:title='La simbologia dell&#8217;opera tolkieniana ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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