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	<title>Centro Studi La Runa &#187; aruspici</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La politica religiosa di Costantino</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 16:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per ragion di Stato Costantino fu costretto ad applicare una politica religiosa basata sul sincretismo religioso ed ad accettare in più di un’occasione compromessi con l’universo pagano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-politica-religiosa-di-costantino.html' addthis:title='La politica religiosa di Costantino '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_6795" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><img class="size-full wp-image-6795" title="Colonna di Costantino I a Costantinopoli. Sotto di essa l'imperatore avrebbe posto amuleti pagani e reliquie cristiane a protezione della città." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/colonna-di-costantino.jpg" alt="Colonna di Costantino I a Costantinopoli. Sotto di essa l'imperatore avrebbe posto amuleti pagani e reliquie cristiane a protezione della città." width="220" height="597" /><p class="wp-caption-text">Colonna di Costantino I a Costantinopoli. Sotto di essa l&#39;imperatore avrebbe posto amuleti pagani e reliquie cristiane a protezione della città.</p></div>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo esporremo i principali elementi della politica religiosa di Costantino. Su questo argomento sono stati scritti molti articoli e libri e le opinioni sono molto discordi tra loro, poiché la politica religiosa di questo imperatore si può prestare a più interpretazioni. Ad esempio, alcuni autori sostengono che la conversione di Costantino al cristianesimo fu un semplice calcolo politico e quindi assolutamente non sincera, mentre altri sostengono che la conversione di Costantino al cristianesimo deve essere considerata sincera in quanto fu conseguenza della visione che il futuro imperatore ebbe poco prima della battaglia di Ponte Milvio nella quale egli sconfisse Massenzio. Un’altra <em>vexata quaestio</em> è rappresentata dal problema dell’evidente sincretismo che caratterizzò la politica religiosa di Costantino: tale sincretismo religioso risulta ancora più difficile da spiegare se si parte dalla convinzione che la conversione di Costantino alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana fu sincera. Infine è stato oggetto di vivaci discussioni tra gli studiosi il fatto che trascorse molto tempo dall&#8217;anno in cui Costantino affermò di essersi convertito alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana a quello in cui chiese di essere battezzato (e cioè solamente poco prima di morire, quando era già gravemente ammalato): tale fatto non è irrilevante, poiché come tutti sanno si diventa pienamente cristiani solamente dopo il battesimo e non quando si dichiara di essersi convertiti al cristianesimo, a meno che non esistano cause di forza maggiore. Nel caso di Costantino non vi fu alcuna forza maggiore a impedire che l’imperatore romano si battezzasse molti anni prima di trovarsi sul letto di morte.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro avviso per cercare di dare una spiegazione convincente delle scelte che caratterizzarono la politica religiosa dell’imperatore romano bisogna tenere presente un dato storico di fondamentale importanza, che un uomo politico esperto ed intelligente come Costantino non poteva non tenere in debita considerazione, e cioè che durante il periodo nel quale egli regnò la grandissima maggioranza dei suoi sudditi erano pagani, mentre i cristiani costituivano un’esigua minoranza della popolazione quasi totalmente priva di potere, poiché non molti anni prima Diocleziano aveva scatenato una durissima persecuzione contro di loro, considerandoli un grave pericolo per gli ideali della <em>romanitas</em>. Nel nostro libro <em>La crisi della religione cattolica</em> abbiamo messo in evidenza che la persecuzione scatenata da Diocleziano colpì in primo luogo i cristiani che possedevano un qualsiasi tipo di potere nell’impero romano e successivamente tutti coloro che più in generale professavano la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana, poiché Diocleziano non voleva soltanto diminuire il numero dei cristiani, ma voleva anche eliminarne il prestigio. Gli storici sono concordi nell’affermare che la percentuale di cristiani esistenti nell’impero romano al tempo del regno di Costantino era inferiore al dieci per cento della popolazione totale dell’ impero romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo dato storico dal quale non si può prescindere se si vuole comprendere la politica religiosa di Costantino è che l’imperatore romano si trovò a governare in un momento molto difficile della storia romana, nel quale si ebbe un forte aumento della frequenza e della violenza dei conflitti sociali nonché un evidente degrado delle città dovuto sia alle invasioni barbariche sia alla grave crisi economica che cominciò nel III e si aggravò nel IV secolo, costringendo molti abitanti dell’impero a lasciare i luoghi nei quali erano nati per emigrare in zone dell’impero dove speravano di migliorare le proprie condizioni economiche e sociali. Il proletariato urbano e la crescente massa di poveri che abitava nelle zone rurali si sentivano sempre più frustrati ed erano sempre più inclini a commettere azioni violente sia contro i ricchi sia contro i rappresentanti del potere imperiale, cosicché l’esercito dovette intervenire spesso e in molte città per evitare il linciaggio di personaggi particolarmente odiati dai membri delle classi popolari. Spesso accadeva che le forze dell&#8217;ordine che dovevano fronteggiare le sommosse popolari che scoppiavano in varie città dell’impero non riuscissero ad arginare le violenze contro coloro che si erano attirati l’odio delle masse popolari, cosicché doveva intervenire l’esercito, che in alcuni casi venne a sua volta sopraffatto dagli attacchi subiti dalle masse popolari in rivolta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/costantino-il-grande/5756" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6796" style="margin: 10px;" title="costantino-il-grande" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/costantino-il-grande.jpg" alt="" width="200" height="320" /></a>Da quanto abbiamo detto si evince che gli imperatori romani che governarono in questo periodo molto difficile si preoccuparono di non prender decisioni che avrebbero potuto far ulteriormente infuriare il popolo, mettendo a rischio sia il trono sia la loro stessa vita. Anche Costantino si rese conto della necessità di evitare decisioni in politica religiosa che gettassero benzina sul fuoco e contribuissero ad aumentare ulteriormente il livello e l’intensità dei conflitti sociali esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò premesso, cercheremo ora di affrontare la prima delle tre questioni principali riguardanti la politica religiosa di Costantino, ovvero la <em>vexata quaestio</em> sulla sincerità o meno della conversione di Costantino al cristianesimo. Come abbiamo sostenuto nel nostro opuscolo <em>Il neopaganesimo dei contemporanei</em> ci sembra assurdo affermare che Costantino si sia convertito al cristianesimo per semplice calcolo politico, in quanto se fosse vera tale ipotesi bisognerebbe concludere che Costantino sia stato un politico molto scadente, il che non corrisponde al vero, in quanto Costantino fu non solo un valoroso condottiero ma anche un avveduto ed esperto uomo politico. Se Costantino si fosse convertito per un mero calcolo politico si sarebbe trattato di un clamoroso errore in quanto la conversione poteva solo creare problemi e non dargli alcun vantaggio, poiché la maggioranza dei suoi sudditi era pagana e i cristiani erano una minoranza che non godeva delle simpatie né delle masse popolari né degli appartenenti agli ambienti militari ed intellettuali dell’impero romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la seconda questione, ovvero i motivi che indussero Costantino a praticare una politica religiosa basata sul sincretismo, non è difficile comprendere i motivi che indussero (o per meglio dire costrinsero) Costantino ad optare per tale tipo di politica, pur essendosi egli convertito alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana in seguito alla visione che egli ebbe prima della battaglia di Ponte Milvio nel 312. La scelta di praticare una politica religiosa basata sul sincretismo fu un calcolo politico, un compromesso assolutamente necessario che Costantino dovette accettare per salvare il trono e la vita dal momento che la maggioranza pagana considerò la conversione dell&#8217;imperatore un tradimento nei riguardi della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale degli antenati e della stessa famiglia di Costantino (il padre Costanzo Cloro era un convinto adepto della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare e anche lo stesso Costantino in gioventù ne era stato un adepto).</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno dire qualcosa sulle caratteristiche che aveva assunto il paganesimo prima della salita al trono di Costantino. Come abbiamo messo in evidenza in un nostro libro intitolato <em>Il neopaganesimo nella società moderna</em> già a partire dal III secolo nell’universo pagano esistevano diverse correnti di pensiero in aperto conflitto tra loro; la forte conflittualità all’interno del paganesimo deve essere considerata una delle cause che favorì la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. La causa principale di queste divisioni era la crisi della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana, che favorì l’entrata e l’affermazione nell’impero romano di culti e divinità provenienti dall’Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Costantino iniziò la propria ascesa politica e militare due erano le più importanti correnti religiose esistenti nel mondo pagano: la prima era costituita dagli adepti della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana, che faceva ancora presa sulla maggioranza del proletariato e delle classi popolari urbane e rurali; la seconda corrente religiosa dominante era costituita dagli adepti della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare, la maggior parte dei quali faceva parte degli ambienti militari e di quelli intellettuali dell’impero romano. Quando Costantino si convertì alla religione cristiana dovette quindi guardarsi da un doppio pericolo, ovvero l&#8217;ostilità delle masse popolari e l’antipatia dell’esercito. Come si può constatare, Costantino corse quindi un grave rischio convertendosi alla religione cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/vita-di-costantino/5110" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6797" style="margin: 10px;" title="vita-di-costantino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/vita-di-costantino.jpg" alt="" width="200" height="327" /></a>Affronteremo ora la terza questione riguardante la politica religiosa di Costantino, ovvero i motivi che spinsero l’imperatore a non battezzarsi subito dopo la conversione al cristianesimo ma a rimandare il battesimo per moltissimo tempo, sino al letto di morte. A nostro avviso tale decisione è da ricondurre agli stessi motivi che lo spinsero a praticare una politica religiosa basata sul sincretismo religioso, e cioè a compromessi dettati dalla ragion di stato. Costantino si rese conto che se si fosse fatto battezzare subito dopo la vittoria su Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, o dopo la vittoria su Licinio, tale scelta avrebbe aumentato l’ostilità del mondo pagano nei suoi confronti. Tuttavia quando si rese conto che aveva pochissimo tempo da vivere fu preso da quella paura che prende chi sa di essere sul punto di morire e teme di affrontare il giudizio divino rischiando la dannazione eterna.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno aggiungere qualcosa sui principali elementi che caratterizzarono la politica religiosa dell’imperatore romano ovvero l’atteggiamento assunto nei riguardi della magia e degli aruspici, le leggi riguardanti i templi pagani e gli spettacoli che si svolgevano nelle arene degli anfiteatri e il fatto che quando Costantinopoli venne nominata nuova capitale dell’impero Costantino decise di far celebrare nel corso dei festeggiamenti di inaugurazione sia riti cristiani sia riti pagani.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo col prendere in considerazione le leggi emanate da Costantino sulla magia tenendo presente che mentre nel mondo pagano la &#8220;magia bianca&#8221; era pienamente accettata ed apprezzata &#8211; a differenza della &#8220;magia nera&#8221; e di quella tendente a procurarsi l’amore o i favori sessuali di altre persone &#8211; al contrario il cristianesimo condannava tutte le forme di magia, ivi compresi quei riti tendenti ad aumentare la fertilità dei campi e a mantenere o riconquistare lo stato di salute. Nel mondo pagano, anche ai tempi di Costantino, era attribuita molta importanza alla <em>lex Cornelia</em> emanata da Cornelio Silla. In tale provvedimento legislativo venivano previste pene severissime, ivi compresa la condanna a morte, contro coloro che praticavano la magia nera oppure si procuravano l’amore o rapporti sessuali con persone a loro gradite mediante riti magici o filtri d’amore. Nei suoi provvedimenti legislativi Costantino si mantenne sostanzialmente fedele alla <em>forma mentis</em> del mondo pagano, poiché condannò severamente la magia nera e la magia amorosa e sessuale, mentre ritenne pienamente legittima ed accettabile la magia bianca, soprattutto quella finalizzata ad aumentare la fertilità dei campi, nonché quei riti magici che avevano per scopo la cura delle malattie o il mantenimento dello stato di salute. Come si vede, nonostante la conversione al cristianesimo Costantino non accettò la condanna cristiana della magia bianca, partendo dal presupposto che sia la magia nera che quella bianca trovassero la loro origine nel potere dei demoni. Tale scelta, anche se non coerente, è comprensibile pensando a quelle ragioni di ordine pubblico cui prima abbiamo fatto riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i provvedimenti legislativi emanati da Costantino riguardanti le attività degli aruspici non furono coerenti con la sua conversione al cristianesimo ma tennero in conto che tali riti erano considerati estremamente importanti nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> pagana, poiché sia nella Roma repubblicana sia in quella imperiale quando si dovevano prendere importanti decisioni politiche spesso venivano consultati gli aruspici. Anche i privati cittadini, tanto tra gli appartenenti alle classi dominanti quanto il ceto medio, erano soliti consultare gli aruspici, invitandoli spesso nelle loro case prima di prendere decisioni importanti. Sia nel periodo repubblicano sia in quello imperiale esistevano a Roma due tipi di aruspicina, ovvero quella pubblica, che aveva luogo nei templi, e quella privata, che si svolgeva appunto nelle case private. Costantino adottò la decisione di permettere l’aruspicina pubblica e di vietare con pene severissime (ivi compresa la condanna a morte) l’aruspicina privata. Dalle leggi emanate da Costantino traspare con evidenza che egli disprezzava sia l’aruspicina pubblica sia quella privata, ma non ritenne opportuno proibire le attività pubbliche degli aruspici per ragioni esclusivamente di opportunità politica. Al contrario Costantino giudicò molto pericoloso per la stabilità del suo regno, e per la sua stessa incolumità fisica, permettere agli aruspici di recarsi nelle case dei privati cittadini, poiché era conscio che gli aruspici lo avversavano per essersi convertito alla religione cristiana e avrebbero quindi potuto effettuare predizioni strumentali finalizzate a suscitare delle rivolte popolari contro l’imperatore. Le predizioni che gli aruspici effettuavano nelle case sfuggivano infatti totalmente al controllo dell’imperatore, al contrario delle predizioni formulate in luoghi pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ascesa-e-affermazione-del-cristianesimo/2075" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6798" style="margin: 10px;" title="ascesa-affermazione-cristianesimo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ascesa-affermazione-cristianesimo.jpg" alt="" width="200" height="301" /></a>Per quanto riguarda le leggi emanate da Costantino riguardanti i templi pagani gli autori cristiani sostengono che Costantino emanò una legge che ordinava la chiusura dei templi pagani: in realtà sappiamo benissimo, anche da varie fonti pagane contemporanee a Costantino o di epoca immediatamente successiva alla fine del suo regno, che solamente pochi templi pagani vennero effettivamente chiusi e che solo un numero limitato di templi subì la confisca dei beni immobili, il che non impedì ai sacerdoti di continuare a svolgere i riti, sebbene la confisca dei beni li costrinse a chiedere l’aiuto economico dei fedeli o a condurre una vita caratterizzata da difficili condizioni economiche. In linea generale la legge emanata da Costantino fu applicata a quei templi nei quali si svolgeva la prostituzione sacra oppure particolarmente prestigiosi nell’universo religioso pagano, o situati in città ove si erano verificati episodi di violenza contro i cristiani. Sappiamo anche sia da fonti cristiane che pagane che in alcune città nelle quali vennero chiusi i templi pagani scoppiarono rivolte popolari, tanto che Costantino dovette inviare l’esercito per sedarle. In sostanza la legge che prescriveva la chiusura dei templi pagani venne applicata solo in pochi casi ed ebbe più che altro lo scopo di dimostrare ai cristiani che Costantino conduceva una politica religiosa a loro favorevole e  di far capire ai pagani che l’imperatore non tollerava né la prostituzione sacra (anche in alcuni ambienti pagani la prostituzione sacra non era vista di buon occhio, in quanto non in linea con la tradizione religiosa romana) né che nelle città dove erano avvenuti linciaggi o episodi di violenza contro i cristiani i sacerdoti dei templi continuassero a fomentare comportamenti violenti contro i cristiani.</p>
<p>Anche per quanto riguarda la legge emanata da Costantino che proibiva i combattimenti tra gladiatori nelle arene degli anfiteatri (tali combattimenti erano pesantemente condannati dai cristiani ma erano molto graditi ai pagani) possiamo ripetere ciò che abbiamo detto riguardo la chiusura dei templi, poiché anche questa legge venne applicata in pochissimi casi ed ebbe quindi un carattere esclusivamente dimostrativo e simbolico, tendente cioè a dimostrare che tali forme di spettacolo non erano gradite dall&#8217;imperatore convertitosi alla religione cristiana. L&#8217;applicazione di questa legge fu quindi sostanzialmente solo simbolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre per puro calcolo politico Costantino decise che durante l’inaugurazione di Costantinopoli, la nuova capitale dell’impero da lui fatta costruire, si svolgessero riti religiosi sia cristiani sia pagani.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione possiamo quindi affermare che Costantino fu costretto ad applicare una politica religiosa basata sul sincretismo religioso ed ad accettare in più di un’occasione compromessi con l’universo pagano perché in caso contrario avrebbe perso la vita ed il regno. Per questi stessi motivi Costantino accettò e mantenne il titolo di Pontefice Massimo sebbene tale ruolo fosse evidentemente incompatibile con la conversione al cristianesimo, poiché nella religione tradizionale romana la carica di Pontefice Massimo conferiva nello stesso tempo all&#8217;imperatore la massima autorità politica e religiosa dell’impero. Per questo anche alcuni dei successori cristiani di Costantino ritennero opportuno non rinunciare alla carica.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Riferimenti bibliografici</strong></p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>La crisi della religione cattolica</em>, New Grafic Service, Salerno, 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>Il neopaganesimo dei contemporanei</em>, New Grafic Service, Salerno, 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/costantino-templi-pagani-anfiteatri.html"><em>L’atteggiamento di Costantino nei riguardi dei templi pagani e degli anfiteatri</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">G. Pellegrino, <em>Il neopaganesimo nelle società moderna</em>, Edisud, Salerno, 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">M. Sordi, <em>L’impero romano-cristiano</em>, Coletti Editore, Roma, 1991.</p>
<p style="text-align: justify;">AA. VV., <em>Il conflitto tra cristianesimo e paganesimo nel IV secolo </em>(a cura di A. Momigliano), Laterza, Bari, 1974.</p>
<p style="text-align: justify;">L. De Giovanni, <em>Costantino e il mondo pagano</em>, D’Auria Editore, Napoli, 1983.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-politica-religiosa-di-costantino.html' addthis:title='La politica religiosa di Costantino ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La presenza delle profezie nel mondo greco e romano</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 15:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sia nel mondo greco che in quello romano le profezie esercitavano una forte influenza, tanto su coloro che appartenevano alle classi subalterne quanto su coloro che detenevano i vari tipi di potere; a Roma perfino gli imperatori subivano l’influenza degli oracoli e dei sacerdoti addetti alla formulazione delle profezie.]]></description>
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<dl id="attachment_5489" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dd class="wp-caption-dd"><img class="size-full wp-image-5489" title="pizia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pizia.jpg" alt="Egeo, mitico re di Atene, consulta la Pizia assisa sul bacile del tripode. Un'iscrizione la identifica come Temi. Tondo di una kylix attica a figure rosse del 440-430 a.C.. Opera del ceramografo Kodros (Antikensammlung di Berlino, Berlin Mus. 2538)." width="300" height="299" /></p>
<p>Egeo, mitico re di Atene, consulta la Pizia assisa sul bacile del tripode. Un&#8217;iscrizione la identifica come Temi. Tondo di una kylix attica a figure rosse del 440-430 a.C.. Opera del ceramografo Kodros (Antikensammlung di Berlino, Berlin Mus. 2538).</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Sia nel mondo greco che in quello romano le profezie esercitavano una forte influenza, tanto su coloro che appartenevano alle classi subalterne quanto su coloro che detenevano i vari tipi di potere; a Roma perfino gli imperatori subivano l’influenza degli oracoli e dei sacerdoti addetti alla formulazione delle profezie. Cominceremo col prendere in considerazione l’importanza delle profezie nel mondo greco per poi passare a interessarci del modo in cui esse influenzavano gli antichi romani, sia al tempo della Repubblica che a quello dell’Impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l’antica Grecia, tanto le fonti letterarie e poetiche quanto quelle filosofiche e storiche testimoniano che le profezie giocavano un ruolo di primaria importanza. Prima di prendere in considerazione alcune fonti poetiche e letterarie riteniamo però opportuno fare qualche considerazione sulla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca e sulla concezione che i Greci avevano degli dei, al fine di far comprendere al lettore come tale religione dovette spingere per forza di cose gli individui a dare molta importanza alle profezie.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle principali caratteristiche della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca era il forte antropomorfismo: gli antichi greci attribuivano agli dei sia le migliori qualità degli uomini, sia i loro peggiori difetti. Di conseguenza per i greci gli dei interferivano molto spesso nelle faccende degli uomini &#8211; anche in quelle più banali &#8211; per cui si può dire che nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica le barriere che separavano il  mondo degli dei da quello degli uomini erano abbastanza labili (tanto che nei miti capitava spesso che Giove e anche altre divinità si concedessero di avere rapporti sessuali con le donne e di generare figli dalle caratteristiche semidivine). Il fatto che le barriere tra il mondo degli dei e quello degli uomini fossero labili è dimostrato anche dal fatto che tanto sia nella religione greca che in quella romana alcuni uomini dopo la loro morte venivano divinizzati (per fare un esempio Romolo, venne divinizzato dopo la morte col nome di dio Quirino; inoltre alcuni uomini che erano figli di un essere umano e di una divinità, come ad esempio Dioniso, vennero a loro volta adorati in un secondo momento come divinità nella religione greca. Sempre nella religione greca Adone, che era un essere umano bello al punto da fare innamorare la dea Venere, venne divinizzato dopo la morte, causata da un cinghiale lanciatogli contro dal dio Marte. Gli studiosi della religione greca definiscono queste divinità, che prima di diventare tali erano esseri umani, col termine tecnico di “dei in vicenda”). D’altra parte anche le dee non disdegnavano di avere rapporti sessuali con gli uomini, tanto è vero che il famosissimo eroe Achille era figlio di un uomo (Peleo) e di una dea del mare, ovvero Teti.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre volte, invece, le divinità assumevano atteggiamenti duri e vendicativi nei confronti degli esseri umani. Tali atteggiamenti erano talvolta giustificati da gravi colpe morali e religiose commesse dagli uomini o dalle donne, oppure dal fatto che gli esseri umani diventavano troppo superbi a causa dei successi che avevano ottenuto dimenticando la propria natura umana. Tale superbia, denominata dagli antichi greci <em>hybris</em>, faceva scatenare la vendetta divina, che nell’antica lingua greca veniva denominata <em>nemesis</em>. Altre volte invece poteva accadere che uomini o donne che non avevano commesso gravi colpe venivano colpiti dalle punizioni divine per motivi che nemmeno loro riuscivano a comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza nel mondo greco una delle questioni religiose più complesse era proprio quella di capire se un individuo godesse dell’appoggio degli dei o se fosse inviso alle divinità, in quanto i criteri della giustizia divina non erano sempre molto chiari e ben definiti come in altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>. Per fare un esempio tratto dalla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> greca, nelle tragedie i personaggi che venivano colpiti dalla vendetta divina non sempre avevano commesso colpe per loro libere scelte, ma anzi a volte erano stati gli stessi dei a creare delle situazioni tali da indurre i protagonisti a compiere azioni moralmente sbagliate al solo scopo poi di poterli colpire. A volte poi capitava che il protagonista di una tragedia compisse un’azione moralmente sbagliata perché ignaro della situazione nella quale si trovava ad agire (ad esempio, Edipo ha rapporti incestuosi con la propria madre perché ignora tale legame di parentela).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-divino-nellellade/706" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5486" style="margin: 10px;" title="divino-nell-ellade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/divino-nell-ellade.jpeg" alt="" width="200" height="306" /></a>Se poi al problema che agli individui riusciva difficile comprendere quale atteggiamento gli dei avevano assunto nei loro riguardi aggiungiamo che gli uomini non dovevano solo fare i conti con gli dei ma anche con il Fato, comprendiamo il motivo per cui gli individui appartenenti a tutte le classi sociali ricorrevano agli oracoli e alle profezie per cercare di saper che cosa il futuro riservasse loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo infatti dimenticare che la credenza nell’esistenza del Fato giocava un ruolo di grandissima importanza nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca. In sintesi il Fato era una forza cosmica davanti alla quale si dovevano piegare non solo gli uomini ma anche gli dei compreso lo stesso Zeus che era il capo degli dei nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica. Nell’<em><a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976">Iliade</a></em>, per esempio, lo stesso Achille (che non era un uomo come tutti gli altri essendo figlio di un uomo e di una dea) non può sfuggire al volere del Fato che aveva deciso che l’eroe greco morisse durante la guerra di Troia. Anche la madre di Achille, la dea Teti, non può far niente per salvare il figlio e deve piegarsi al volere del Fato. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica greca spingeva gli uomini a ricorrere agli oracoli, alle profezie, ai veggenti e agli astrologi. Inoltre nei periodi particolarmente difficili per il singolo individuo o per la collettività (in caso di guerre particolarmente lunghe e violente oppure in caso di epidemie di malattie quali la peste) era inevitabile che gli uomini cercassero qualcuno che dicesse loro cosa riservava il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatte queste premesse non ci deve sorprendere se tra le funzioni che i templi dedicati alle varie divinità svolgevano nell’antica Grecia c’era anche quella di fornire oracoli. A dire il vero, nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca i templi svolgevano varie funzioni: assicurare lo svolgimento di determinati riti e sacrifici, detenere beni e denaro in notevole quantità, essere luoghi dove venivano decise alleanze politiche, fornire oracoli e in alcuni casi assicurare agli individui rapporti sessuali mediante la <a title="prostituzione sacra" href="http://www.centrostudilaruna.it/prostituzione-sacra-italia-antica.html">prostituzione sacra</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la prima funzione appare evidente che nei templi di ogni religione vi debbono essere sacerdoti che diano la possibilità di assistere a riti religiosi e di chiedere l&#8217;esecuzione di sacrifici in onore degli dei. Nella religione greca olimpica i templi dedicati a quasi tutte le divinità svolgevano tale funzione ritualistica, e in essi avvenivano spesso sacrifici agli dei per attirarsi la loro protezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre  a tale funzione ritualistica i templi nell’antica Grecia svolgevano spesso anche un ruolo importante a livello economico, poiché detenevano notevoli quantità di denaro e possedevano anche beni immobili. Per quanto riguarda la funzione politica che alcuni templi esercitavano faremo un esempio molto significativo: la Lega Delo-Attica che era sottoposta al dominio ateniese aveva come suo punto di riferimento il tempio di Delo, che conteneva anche notevoli quantità di denaro derivante dai tributi che gli ateniesi imponevano alle città che facevano parte di tale lega. Come noto, la Lega Delo-Attica controllata da Atene ebbe una notevole importanza nello scoppio della guerra del Peloponneso. In tale guerra alla Lega Delo-Attica si oppose la lega che si trovava sotto il controllo di Sparta: tale lega era costituita, oltre che da Sparta, dalle principali città del Peloponneso.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistevano poi alcuni templi che svolgevano la funzione di fornire oracoli. Soprattutto le sacerdotesse dei templi dedicati ad Apollo avevano questo potere: particolarmente famoso per gli oracoli era il tempio di Delfi. Accadeva spesso anche che le donne in preda alla “mania” dionisiaca ricevessero dal dio Dioniso il potere di effettuare profezie.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine in alcuni templi (soprattutto dedicati alla dea Venere) si svolgeva la prostituzione sacra, basata sul fatto che le sacerdotesse accettavano di concedersi sessualmente alle persone che vi si recavano a condizione che costoro facessero offerte di denaro al tempio in onore della divinità alla quale era dedicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tali considerazioni riguardanti alcune delle caratteristiche della religione greca prenderemo in considerazione alcune fonti provenienti dalla letteratura greca che dimostrano quale importanza avessero nel mondo greco le profezie, in tutti i periodi della storia dell’antica Grecia. La prima opera che prenderemo in considerazione è uno dei due poemi omerici che abbiamo già citato di sfuggita: ci riferiamo all’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a>, che deve essere considerato il più antico dei due poemi epici attribuiti ad Omero. Vogliamo premettere che il mondo che viene descritto nell’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a> è un mondo molto diverso da quello che viene descritto nei poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> ma è anche diverso dal mondo che viene descritto nell’<a title="Odissea" href="http://www.libriefilm.com/odissea-3/7977"><em>Odissea</em></a>, in quanto nell’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a> le virtù più importanti sono quelle che tradizionalmente venivano attribuite ai guerrieri. Come tutti sanno i due principali eroi dell’<em>Iliade</em> sono Achille, il più forte e valoroso degli eroi greci, ed Ettore, il più valoroso tra i figli di Priamo re di Troia. Nell’<em>Iliade </em>appare chiaro che esistono delle profezie che riguardano anche Achille ed Ettore, la cui sorella Cassandra era dotata di un notevolissimo potere mantico (la mantica nell’antica Grecia era la capacità di formulare profezie sotto l’influenza di alcune delle divinità olimpiche: soprattutto, Dioniso ed Apollo).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5487" style="margin: 10px;" title="iliade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/iliade.jpeg" alt="" width="200" height="319" /></a>Cominceremo a prendere in considerazione la profezia che riguarda Achille, al quale venne predetto che se fosse partito per Troia non sarebbe tornato vivo nella sua città. Achille cercò in vari modi di non partire per la guerra, ma Agamennone lo costrinse ricordandogli che Paride rapendo Elena non ne aveva offeso solo il marito, ma tutti i re greci che dovevano quindi vendicare l&#8217;offesa distruggendo Troia. Una volta giunto a Troia Achille si dimostrò subito il più valoroso tra gli eroi greci, al punto tale che uccise in duello Ettore per vendicare l’amico Patroclo, il quale era stato a sua volta ucciso da Ettore che lo aveva scambiato per Achille poiché ne indossava le armi. Priamo, re di Troia e padre di Ettore, si recò da Achille di nascosto per pregarlo di restituirgli il corpo di suo figlio Ettore e permettergli così di rendergli gli onori funebri. Questo è uno dei passi più significativi dell’<em>Iliade</em> per quanto riguarda il discorso sulla profezia (ben conosciuta da Achille) secondo la quale l’eroe greco non sarebbe più tornato vivo in Grecia. Infatti durante l’incontro notturno con Priamo Achille decise di consegnare al re troiano il corpo di Ettore e disse a Priamo, disperato per la morte del figlio, che egli stesso avrebbe raggiunto Ettore nell’Ade molto presto, ragion per cui i due eroi si sarebbero ben presto incontrati nel mondo dei morti. Come si vede, pronunciando tali parole Achille era consapevole che niente poteva impedire che tale profezia si realizzasse, perché questo era il volere del Fato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda Ettore dobbiamo dire che anche il più valoroso dei guerrieri troiani sapeva che cosa il futuro riservava sia a lui sia alla città di Troia. Per far comprendere al lettore come mai Ettore sapeva che sarebbe stato ucciso da Achille e anche che Troia sarebbe stata distrutta dai Greci dobbiamo parlare di Cassandra, una figlia di Priamo che aveva ricevuto il dono della profezia. Racconteremo ora in breve le tristi vicende che riguardano proprio Cassandra. Ella aveva rifiutato l’amore di Apollo, che si era invaghito di lei. Apollo, per vendicarsi del rifiuto di Cassandra di avere rapporti sessuali con lui, le diede il dono della profezia, accompagnato tuttavia dalla maledizione che nessuno avrebbe creduto alle profezie di Cassandra, sebbene tutte tali profezie si sarebbero inevitabilmente realizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Cassandra è passata alla storia come la più famosa profetessa di sventure del mondo greco, dal momento che tutte le sue profezie riguardavano avvenimenti tragici per i troiani. Ettore aveva quindi saputo dalla sorella che se avesse accettato la sfida di Achille (che voleva vendicare Patroclo) non sarebbe più tornato vivo a Troia, non avrebbe più rivisto il padre, la moglie e il figlio; ed inoltre l’eroe troiano era consapevole che la sua morte avrebbe notevolmente indebolito l’esercito troiano, facilitando la vittoria dei greci. Ma, nonostante tutto, il suo onore di guerriero gli imponeva di accettare l&#8217;impari sfida con Achille, per non passare per vigliacco. Per questo Ettore affrontò in duello Achille e venne ucciso dall’eroe greco. Anche questa volta le profezie di Cassandra si erano avverate. Dopo la caduta di Troia la profetessa troiana divenne schiava di Agamennone che la portò in Grecia, ma l’infelice Cassandra alla fine venne uccisa da Clitennestra.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver visto l’importanza delle profezie nell’<em>Iliade </em>prendiamo ora in considerazione i poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> che si differenziano molto dai poemi omerici, poiché non hanno come protagonisti guerrieri ed eroi ma gente comune che svolge lavori umili e faticosi e non desidera la gloria ma solamente vivere una vita normale. Anche nei poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> si intuisce chiaramente che nel mondo greco le profezie avevano una grande importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nelle tragedie accade spesso che il o i protagonisti di molte di esse ricevano delle profezie chiaramente sfavorevoli e spiacevoli, cosicché alcuni di questi personaggi fanno il possibile per evitare che tali profezie si realizzino. Ma poiché gli uomini nulla possono contro la volontà degli dei, né contro quella del Fato, queste profezie inevitabilmente si realizzano sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>, ma anche nella filosofia si nota l’importanza delle profezie nel mondo greco; sebbene in maniera meno evidente. Citeremo quali esempi di filosofi che secondo la tradizione hanno formulato profezie Empedocle e Pitagora. Empedocle è una figura molto particolare nella storia della filosofia greca in quanto ebbe la fama di essere un filosofo-mago dotato di grandi poteri. Sempre secondo la tradizione Empedocle formulò varie profezie utilizzando i suoi poteri paranormali. Anche Pitagora deve essere considerato un filosofo molto particolare in quanto sembrava essere dotato di poteri fuori dal normale. Di conseguenza anche a Pitagora vengono attribuite varie profezie ed inoltre egli viene considerato non solo un filosofo ma un iniziato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storie-di-alessandro-magno/8385" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5490" style="margin: 10px;" title="curzio-rufo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/curzio-rufo.jpeg" alt="" width="200" height="329" /></a>Chiudiamo il discorso sull’importanza delle profezie nel mondo greco mettendo in evidenza che nel periodo ellenistico anche alcuni storici che si interessarono alla vita e alle imprese di Alessandro Magno misero in evidenza che Alessandro aveva dato molto credito agli oracoli e alle profezie. Soprattutto negli ultimi tempi della sua vita, dopo aver conquistato l’impero persiano, Alessandro Magno divenne molto incline a sospetti e diffidenze di ogni tipo, ragione per la quale, secondo alcuni suoi biografi, egli cercava spesso di sapere, consultando gli oracoli o persone che dicevano di essere dotate del dono della profezia, che cosa gli riservava il futuro. Curzio Rufo, uno storico latino, parlando della vita e delle imprese di Alessandro Magno, mette in evidenza che nel grande condottiero macedone erano contemporaneamente presenti alcune delle più nobili virtù umane ed alcuni dei più gravi difetti riscontrabili nella natura umana. Curzio Rufo e altri storici che si interessarono delle vicende di Alessandro Magno ci dicono che ad un certo punto della sua vita il condottiero macedone affermava pubblicamente che il suo vero padre non era Filippo ma addirittura Zeus che a dire di Alessandro avrebbe avuto un rapporto sessuale con Olimpia (sua madre), dal quale sarebbe nato il grande condottiero macedone.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò prenderemo in considerazione l’importanza delle profezie nel mondo romano, sia ai tempi della Repubblica sia ai tempi dell’Impero. Dobbiamo premettere che la <a title="religioen" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> aveva legami molto stretti con lo Stato nel mondo romano. A Roma esistevano sacerdoti che avevano proprio il compito di aiutare il Senato nelle scelte più importanti effettuando profezie. Tali sacerdoti erano gli aruspici, che erano considerati molto esperti nell’utilizzare gli animali uccisi durante i sacrifici e gli eventi naturali anomali per effettuare profezie. Ma nel mondo romano gli aruspici ebbero problemi quando si passò dalla Repubblica all’Impero, in quanto alcuni imperatori tentarono di limitare le attività degli aruspici emanando leggi che permettevano agli aruspici di svolgere il loro compito solo nei templi e non nelle case dei privati cittadini. Infatti alcuni imperatori particolarmente sospettosi (ad esempio Tiberio negli ultimi anni della sua vita) temevano che gli aruspici potessero formulare in casa di privati profezie che li istigassero ad organizzare congiure contro gli imperatori stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un discorso diverso va fatto per Costantino, che come tutti sanno fu il primo imperatore romano a convertirsi alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana. Costantino emanò leggi molto severe che proibivano agli aruspici di effettuare profezie nelle case dei privati cittadini. Costantino, pur essendosi convertito alla religione cristiana, era consapevole che la maggioranza dei suoi sudditi erano pagani, cosicché anche se disprezzava gli aruspici ben sapeva di non poter proibire loro di svolgere il loro ruolo nei templi. Infatti, visto il prestigio di cui essi godevano, se Costantino avesse proibito loro di svolgere la loro attività anche nei templi sarebbe quasi certamente scoppiata una rivolta che avrebbe messo in pericolo sia la vita sia il potere imperiale di Costantino. L’imperatore si limitò quindi a punire severamente sia gli aruspici che accettavano di recarsi nelle case private, sia gli individui che li invitavano.</p>
<div id="attachment_5488" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-5488" title="sibilla-cumana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sibilla-cumana.jpg" alt="Sibilla Cumana (Andrea del Castagno, Ciclo degli uomini e donne illustri)" width="200" height="441" /><p class="wp-caption-text">Sibilla Cumana (Andrea del Castagno, Ciclo degli uomini e donne illustri)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo tuttavia pensare che a Roma nel periodo imperiale gli aruspici fossero i soli a fare previsioni sul futuro, dal momento che essendosi diffusa nell’impero romano la credenza nell’astrologia il potere degli astrologi era andato sempre più aumentando, e i trattati di astrologia incontravano il favore e l’interesse di molti cittadini. Inoltre in alcuni templi romani esistevano sacerdotesse famose per avere ricevuto dagli dei il dono della profezia. La più famosa era la Sibilla Cumana.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> latina si parla di profezie. Per fare un esempio anche nell&#8217;<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em>, una delle più famose opere della letteratura latina, si parla di profezie. Infatti ad Enea viene fatto sapere che aveva ricevuto la missione di fondare una nuova città nel Lazio e che sarebbe diventato il progenitore di un popolo che avrebbe dominato il mondo, ovvero il popolo romano. Come tutti sanno Enea si era innamorato di Didone, regina di Cartagine, ed aveva deciso di non continuare il suo viaggio al fine di sposare Didone. Per evitare che Enea restasse a Cartagine Giove ordinò a Mercurio (Mercurio nella mitologia greca e romana era il messaggero degli dei) di recarsi da Enea per fargli sapere che gli dei gli avevano affidato la missione di fondare una nuova città nel Lazio: ragione per cui il principe troiano non poteva restare a Cartagine e non poteva sposare Didone. Come si vede, in questo caso sono gli stessi dei a profetizzare ad Enea che egli sarebbe diventato il capostipite di un popolo destinato a dominare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo anche dire che in tutta la storia romana, sia nel periodo repubblicano sia in quello imperiale, gli oracoli e le profezie condizionavano molto il comportamento degli individui, sia appartenenti alle classi dominanti sia a quelle subalterne. Dobbiamo anche tenere presente che molti romani pensavano che anche attraverso i sogni gli dei potevano dare informazioni agli uomini sugli eventi futuri. Per fare un esempio molto conosciuto e raccontato da diverse fonti citeremo il sogno profetico della moglie di Cesare la notte che precedette la congiura delle idi di marzo che causò la morte di Cesare. In quella notte la moglie del condottiero romano fece un sogno spaventoso che le fece capire che il marito rischiava di essere ucciso. Ella la mattina dopo riferì il sogno a Cesare, invitandolo a non recarsi in Senato o quanto meno a farsi scortare da un numero sufficiente di soldati. Cesare non diede alcun valore alle parole della moglie e considerò il sogno che ella gli aveva raccontato privo di importanza; cosicché decise di andare in Senato privo di scorta. Questa decisione gli costò la vita, come tutti sanno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> latina si trovano autori che affermano che alcune profezie siano state effettuate da fantasmi di persone morte. L’esempio che intendiamo riportare riguarda ancora la morte di Cesare ed è raccontato da varie fonti. Come sappiamo, dopo la morte di Cesare ci fu una parte della popolazione che appoggiò i congiurati ed un’altra parte che invece condannò l’uccisione, cosicché la morte di Cesare diede origine ad una vera e propria guerra civile. Marcantonio ed Ottaviano, pronipote di Cesare, erano a capo dell’esercito che voleva punire i congiurati, mentre Bruto e Cassio comandavano un altro esercito che era deciso a dare battaglia a Marcantonio ed Ottaviano. Lo scontro decisivo tra questi due eserciti si svolse a Filippi. La notte che precedette la battaglia Bruto, che insieme a Cassio comandava l’esercito dei congiurati, non riusciva a dormire e si aggirava nervosamente nella sua tenda camminando continuamente. All’improvviso gli apparve il fantasma di Cesare che (come tutti sanno) aveva adottato Bruto e lo amava come un figlio: ragion per cui, quando si accorse che anche Bruto faceva parte della congiura, smise di difendersi e pronunciò la famosissima frase: <em>Quoque tu Brute fili mi</em>. Il fantasma di Cesare si avvicinò a Bruto e gli rivolse queste parole: “Bruto, sono il tuo cattivo genio. Ci rivedremo a Filippi”. Con questa frase il fantasma di Cesare profetizzò a Bruto il fatto che sarebbe stato sconfitto da Marcantonio ed Ottaviano a Filippi e sarebbe morto nel corso della battaglia. Per questo motivo Bruto il giorno dopo avrebbe incontrato Cesare nell’Ade. E così avvenne, poiché Bruto, vistosi sconfitto, per non cadere nelle mani di Antonio ed Ottaviano si uccise con la propria spada.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, quindi, anche nel mondo romano le profezie provenivano da varie fonti e non solamente dai sacerdoti e dalle sacerdotesse della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana. Possiamo quindi concludere questo articolo mettendo in evidenza che finché Roma e la Grecia restarono pagane le profezie, indipendentemente dalla fonte da cui provenivano, condizionarono molto il comportamento degli antichi romani e degli antichi greci. Quando poi la religione cristiana si affermò nell’impero romano &#8211; e di conseguenza anche nella Grecia, che era diventata molto prima dell’avvento del cristianesimo una provincia dell’impero romano &#8211; le tradizionali profezie pagane continuarono ad esercitare il loro fascino soprattutto nelle campagne, dove la maggior parte degli abitanti restò pagana per molto tempo ancora sebbene la religione cristiana fosse diventata la religione ufficiale dell’impero romano, e nonostante il fatto che nelle città la popolazione urbana si era convertita interamente al cristianesimo ed aveva abbandonato la religione pagana. Nelle campagne esistevano infatti ancora degli individui che affermavano di avere ricevuto dagli dei della tradizionale religione degli antenati il potere di effettuare profezie. Dobbiamo infine mettere in evidenza che accadeva abbastanza spesso, sia nel mondo greco che in quello romano, che alcuni individui che si credeva avessero capacità mantiche finivano per accumulare considerevoli somme di denaro, poiché quanti desideravano ricevere delle profezie erano disposti a pagare somme di denaro anche di non trascurabile entità per convincerli ad accondiscendere alle richieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno chiudere questo articolo citando un passo tratto dagli <em>Atti degli Apostoli</em>, uno dei libri più importanti del <em>Nuovo Testamento</em>, che come tutti sanno è una delle due parti che compongono la <em>Bibbia</em>. durante uno dei suoi viaggi finalizzati a diffondere la religione cristiana tra i pagani Pietro venne a sapere che nella città dove egli stava predicando la dottrina cristiana, cercando di convertire quante più persone gli era possibile, vi era una giovane schiava che all’improvviso aveva acquistato capacità divinatorie, che le permettevano di conoscere ciò che sarebbe accaduto in futuro. Tale notizia si era rapidamente diffusa nella città dove Pietro stava predicando, cosicché molte persone si recavano dal padrone della schiava per chiedergli il permesso di chiederle informazioni su cosa il futuro riservava loro. Il padrone  rispose che se volevano incontrare la schiava e ricevere profezie dovevano pagargli una somma di denaro. Adottando questo comportamento il padrone accumulò notevoli somme di denaro sfruttando i poteri mantici della sua schiava. Come si vede, non accade solo oggi che ci sono individui disposti a dare grandi somme a maghi, ad astrologi, a cartomanti e a persone dotate di capacità paranormali, dal momento che anche nel mondo classico (come dimostra il passo degli <em>Atti degli Apostoli</em> che abbiamo ora preso in considerazione) esistevano molte persone disposte a pagare notevoli somme di denaro per conoscere il proprio futuro consultando uomini o donne dotati di capacità mantiche e divinatorie.</p>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 10:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un passo delle Historiae di Tacito tratta dei riti religiosi preliminari alla ricostruzione del Tempio Capitolino dopo l’incendio del 69 dell’e.v.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tacito-la-ricostruzione-del-campidoglio.html' addthis:title='Tacito. La ricostruzione del Campidoglio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a title="Publio Cornelio Tacito" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito"></a></p>
<a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito"><img class="size-full wp-image-4880" title="tacito" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tacito.jpg" alt="" width="200" height="257" /></a>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, il “più grande storico dell’Impero e ultimo grande classico della <a title="Letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> romana”<a href="#_ftn1">[1]</a>, “vive essenzialmente nella propria opera: i particolari biografici spiccioli, come il luogo e la data di nascita e di morte, e perfino la forma completa del nome, rimangono nell’incertezza. Il <em>praenomen</em>, secondo il più antico e autorevole codice degli <em>Annales</em>, sarebbe <em>Publius</em>, e tale è la forma oggi comunemente accolta, sebbene Sidonio Apollinare<a href="#_ftn2">[2]</a> attesti invece <em>Gaius</em>, e recentemente sia stato proposto anche <em>Sextus</em>, sulla base di fragili congetture epigrafiche”<a href="#_ftn3">[3]</a>. La data di nascita viene fissata tra il 54 e 56 dell’era volgare in base al <em>cursus honorum</em> dello scrittore ed all’affermazione di un’epistola<a href="#_ftn4">[4]</a> dell’amico Plinio il Giovane, mentre incerto rimane il luogo. Le argomentazioni che lo vorrebbero originario della Narbonense non sono probanti<a href="#_ftn5">[5]</a>. “Per la sua origine italica, segnatamente ternana, propende chi, puntando su una testimonianza di Flavio Vopisco<a href="#_ftn6">[6]</a>, un compilatore di biografie imperiali ritiene giustificata l’affermazione dell’imperatore” Gaio Marco Claudio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span><a href="#_ftn7">[7]</a> (nato a Terni, <em>Interamna</em>) che vantava di esserne discendente<a href="#_ftn8">[8]</a>; “per quella romana, invece chi dà risalto al disdegno che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> dimostra verso i provinciali (‘<em>municipales</em>’) , sottolineando in pari tempo i suoi spiriti aristocratici, l’educazione spiccatamente romana, il severo conservatorismo di tradizioni quiritarie, che traspare da tutte le sue opere”<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro autore percorse una carriera senatoria regolare, iniziata sotto l’imperatore Vespasiano; nel 77 sposò la figlia di Giulio Agricola; quando “nell’88 ottenne la pretura, era già membro del famoso collegio sacerdotale dei <em>Quindecemviri<a href="#_ftn10"><strong>[10]</strong></a></em>,” e “pertanto prese parte ai <em>ludi saeculares</em>, che Domiziano fece in quest’anno celebrare”<a href="#_ftn11">[11]</a>; nominato <em>consul suffectus</em> nel 97, come tale pronunciò l’elogio funebre di Virginio Rufo console ordinario di quell’anno; infine proconsole d’Asia (112-113) sotto l’<em>optimus<strong> </strong>princeps<a href="#_ftn12"><strong>[12]</strong></a></em> Traiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/annali/7501" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-4881 alignleft" style="margin: 10px;" title="annali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/annali-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Il 97 fu anche l’anno in cui scrisse la sua prima opera (<em>De vita Iulii Agricolae</em>) dedicata alla vita e alle imprese del suocero (console nel 76 e per molti anni governatore in Britannia); di poco posteriore é la <em>Germania</em>, il famoso e fortunato trattato etnografico (titolo originale completo: <em>De origine et situ Germanorum</em>) mentre il terzo titolo è il <em>Dialogus de oratoribus</em>. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span><a href="#_ftn13">[13]</a> scrisse i libri delle <em>Historiae</em>, che comprendevano la trattazione della storia romana dalla morte di Nerone (69) a quella di Domiziano (96), tra il 100 e il 110 dell’e.v. Di essi si sono conservati solo i primi quattro libri e l’inizio del quinto, mentre dei sedici libri degli <em>Annales</em> (ovvero <em>Ab excessu divi Augusti</em>), scritti dopo di quelli delle <em>Historiae</em> ma che trattavano il periodo di storia precedente: dalla morte d’Augusto a quella di Nerone; sono rimasti solo i primi sei e gli ultimi sei (con lacune che hanno danneggiato i libri V, VI e XVI).</p>
<p style="text-align: justify;">Qui proponiamo la nostra versione di <em>Historiae</em> IV, 53 basata sul testo latino dell’edizione critica teubneriana (<em>P. Cornelii Taciti libri qui supersunt</em>) riprodotta nell’<em>Opera omnia</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> [edizione con testo a fronte, a cura di Renato Oniga, vol. I, Torino 2003], cercando di non <em>“tradire”</em> il testo originario, che tratta dei riti preliminari alla ricostruzione del Tempio Capitolino dopo l’incendio del 69 dell’e.v.</p>
<p><strong>* * *</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storie/548" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4882" style="margin: 10px;" title="storie" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storie-179x300.jpg" alt="" width="179" height="300" /></a>La cura della ricostruzione del Campidoglio<a href="#_ftn14">[14]</a> fu conferita<a href="#_ftn15">[15]</a> a Lucio Vestino<a href="#_ftn16">[16]</a>, personalità di rango equestre illustre per autorevolezza e fama. Gli aruspici<a href="#_ftn17">[17]</a> da lui convocati sentenziarono che bisognava scaricare le reliquie<a href="#_ftn18">[18]</a> del tempio precedente nelle paludi<a href="#_ftn19">[19]</a> e innalzare il nuovo sopra le medesime fondamenta<a href="#_ftn20">[20]</a>: gli Dèi negavano di mutare l’aspetto antico (<em>nolle deos mutari veterem formam</em>). Il ventuno di giugno<a href="#_ftn21">[21]</a> (<em>XI kalendas Iulias</em>), sotto un cielo luminoso di sole (<em>serena luce spatium omne</em>), tutta l&#8217;area dedicata al tempio venne cinta con bende sacre e corone; vi entrarono col capo incoronato dei soldati dai nomi fausti, recanti rami [d’alberi] felici<a href="#_ftn22">[22]</a>; poi le vergini Vestali, con ragazzi e fanciulle aventi padre e madre ancora viventi (<em>patrimi</em> e <em>matrimi</em>), la aspersero con acqua attinta da fonti e da fiumi<a href="#_ftn23">[23]</a>. Allora il pretore Elvidio Prisco<a href="#_ftn24">[24]</a>, istruito sulle formule dal pontefice Plauzio Eliano<a href="#_ftn25">[25]</a>, lustrò l’area con i <em>suovetaurilia</em><a href="#_ftn26">[26]</a>, e, deposte le viscere su un altare composto di zolle erbose, invocò Giove, Giunone e Minerva e gli Dèi protettori dell&#8217;Impero, perché assecondassero l&#8217;opera iniziata ed elevassero, con la loro divina assistenza, quella loro dimora, iniziata dalla pietà degli uomini. Poi toccò le sacre bende avvolte attorno alla prima pietra<a href="#_ftn27">[27]</a> e alle funi che la reggevano, mentre gli altri magistrati, i sacerdoti, il senato, i cavalieri e gran parte del popolo, univano, con gran partecipazione e letizia, i loro sforzi<a href="#_ftn28">[28]</a> per trascinare quel gran blocco. Nelle fondamenta vennero disseminati pezzi d&#8217;argento e d&#8217;oro e metalli grezzi<a href="#_ftn29">[29]</a> (<em>metallorum primitiae</em>), non domati da nessuna fornace, ma così come natura li produce. Gli aruspici avevano ingiunto che la costruzione non andasse contaminata con pietra o con oro destinato ad altro uso. L&#8217;altezza dell’edificio fu accresciuta: solo questo consentiva lo scrupolo religioso, solo quest&#8217;unica modifica si riteneva fosse mancata alla magnificenza del tempio precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4883" class="wp-caption aligncenter" style="width: 660px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/roma-campidoglio.jpg"><img class="size-full wp-image-4883" title="roma-campidoglio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/roma-campidoglio.jpg" alt="" width="650" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Modello di Roma arcaica, Museo della Civiltà Romana. Campidoglio e foro romano. Fotografia di Kalervo Koskimies</p></div>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in <em>La Cittadella</em>, 18 n.s., apr.-giu. 2005, 3-9]</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> <em>Dizionario Letterario Bompiani degli Autori</em>, s.v. <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> (Cornelius Tacitus)</em>, Milano 1963, II ed., vol. III, p. 633.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Vescovo del V sec.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> R. Oniga, <em>Introduzione</em>, a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, <em>Opera omnia</em>, a cura di Id., Torino 2003, I, p. IX</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> VII, 20, 4.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> Sostenute “con calore campanilistico da critici francesi” [<em>Dizionario Letterario</em> cit.] ed anche da R. Oniga, cit., p. X.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> <em>Hist. Aug.</em>, Tac., XXVII, 10.3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Scelto come successore d’Aureliano dal senato, di cui era <em>princeps</em>, all’età di 75 anni; imperatore (275-276) sconfisse i goti che erano dilagati nel Ponto. La mancata dimostrazione della discendenza tra i due, non può escluderne la probabilità. Tenuto conto che meno di un secolo trascorre tra la morte dello storico e la nascita del futuro imperatore e che entrambi rappresentarono i <em>Taciti</em> in senato, il secondo se non era “discendente diretto” ne era almeno “l’erede”. Naturalmente ciò non può dimostrare che fossero nati nella stessa località.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> <em>Dizionario</em> cit., cfr. anche R. Oniga, cit. (“Di certo sappiamo però che l’imperatore <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> , dando ordine di diffondere  e copiare in tutte le biblioteche le opere dello storico, diede un contributo non disprezzabile alla loro conservazione”).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> <em>Dizionario </em>cit.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10"></a><a href="http://www.libriefilm.com/tacito/7503" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4879" style="margin: 10px;" title="grimal-tacito" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/grimal-tacito-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>[10] Pertanto sono da tenere nella più alta considerazione le informazioni sulla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana contenute nelle sue opere, da annoverarsi fra quelle “fonti secondarie”, giusta la definizione della gerarchia delle fonti esposta da F. Sini, <em>Documenti sacerdotali di Roma antica, I. Libri e commentari</em>, Sassari 1983, p. 145 sgg.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> F. Luebker, <em>Lessico ragionato dell’antichità classica</em>, s.v. <em>Tacitus</em>, [Roma 1898] rist. anastatica Bologna 1989 [p. 1172].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Appellativo conferito a seguito di un senatoconsulto del 98 (Cfr. <em>Optimus Princeps. La figura di Traiano fra storia e mito</em>, Roma 1999).<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> “[…] in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> io vedo uno storico onesto e veritiero”: E. Pais, <em>Roma, dall’antico al nuovo Impero</em>, Milano 1938, p. 358.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> Si tratta della seconda ricostruzione del Campidoglio (la prima avvenne dopo l’incendio dell’83 a.C. ricordato anche da Giulio Ossequente, <em>Prodigi</em>, 57[cfr. la nuova edizione a cura di P. Mastandrea e M. Gusso, Milano 2005]. Su tale incendio ed il suo inquadramento storico epocale vedi ora A. MASTROCINQUE, <em>L’incendio del Campidoglio e la fine del </em>saeculum <em>etrusco</em>, in corso di stampa [ringrazio il Prof. Attilio Mastrocinque per la gentilezza di avermene anticipato il testo] in “Geriòn”, 23.2, 2005)<strong>:</strong> nell’anno d’anarchia che seguì alla morte di Nerone (69 d.C.) si sviluppò una battaglia intorno al colle tra i seguaci di Vespasiano, comandati dal fratello Flavio Sabino che vi si erano rifugiati, e quelli di Vitellio. “Ne nacque un terribile incendio, che devastò di nuovo il Campidoglio” (F. Coarelli, <em>Guida archeologica di Roma</em>, Milano 1974, p. 41 vedi anche pp. 44-45). Nell’80 un nuovo incendio divampò e dopo aver raso al suolo il Campo Marzio si arrampicò sul colle e ne distrusse gli edifici. Toccò a Domiziano l’onere della ricostruzione (sulla storia ed i monumenti del Campidoglio vedi F. Coarelli, <em>op. cit</em>., pp. 39 – 49, sui significati vedi <a title="R. Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. Del Ponte</a>, <em>Il Campidoglio e il suo simbolismo assiale</em>, in id., <em>La città degli Dei. La tradizione di Roma e la sua continuità</em>, Genova 2003, pp. 27-32).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> Da Vespasiano il quale presenziò alle rimozioni delle macerie (Suetonio, <em>Vesp.</em>8.5, Dione Cassio, LXVI 10.1a).<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> Di rango equestre, prefetto d’Egitto tra il 59 e il 62, originario di Vienne è il personaggio vistosamente ricordato da Claudio nel celebre discorso sulla concessione della cittadinanza ai provinciali di Gallia (<em>CIL</em> XIII, 1668, col. II, 10-14).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> Sono detti <a title="Haruspices" href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html"><em>haruspices</em></a>, nelle fonti latine, “gli interpreti della ‘mente e volontà’ degli Dei secondo la tecnica divinatoria etrusca” (P. CATALANO, <em>Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. </em><em>Mundus, templum, urbs, ager, Latium, Italia</em>, “Aufstieg und Niedergang der Roemischen Welt“,  Band II.16.1, Berlin – New York 1978, [pp. 440-553] p. 455). Facevano parte dell’organizzazione del sacerdozio pubblico romano: <em>Ordo LX haruspicum</em>. Benché sia difficile, dalle fonti rimaste, stabilire le date della formazione dell’Ordine degli aruspici dovevano essere molto antiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Imperatore Claudio, come ricorda <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> (<em>Ann.</em> XI, 15), perorò in senato la riorganizzazione del collegio degli aruspici perché non andasse perduta per trascuratezza questa “<em>vetustissima Italiae disciplina” </em>di contro alle “<em>externae superstitiones</em>” (ibid.) e conseguentemente provvidero i pontefici (<em>ex senatusconsulto</em>) a tale riordino. Il Catalano (<em>Aspetti spaziali</em> cit, p. 460) conferma che “giustamente il Thulin [C. O. THULIN, <em>Die etruskische Disciplin</em>, 3, Goteborg 1909, 142 ss.] vede il ‘punto di partenza’ dell’istituzione dell’<em>ordo</em> già dopo il primo intervento del senato a sistemare le cose dell’aruspicina etrusca, durante la Repubblica”. Infatti, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> (<em>De div</em>., I, 92) ricordava “giustamente, perciò, al tempo dei nostri antenati, quando il nostro Stato era in pieno fiore, il senato decretò che dieci figli di famiglie eminenti, scelti ciascuno da una delle genti etrusche, fossero fatti istruire nell’aruspicina, per evitare che un’arte di tale importanza, a causa della povertà di quelli che la praticavano, scadesse da autorevole disciplina religiosa a oggetto di traffico e di guadagno” (trad. di S. Timpanaro, Milano 1991).</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le persecuzioni subite dall’antica <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> dopo l’editto teodosiano, nel VI secolo dell’e.v. per Giovanni Lido e Procopio di Cesarea la <em>disciplina Etrusca</em> poteva avere risvolti ancora attuali (Cfr. A. Pellizzari, <em>Servio. Storia, cultura e istruzioni nell’opera di un grammatico tardoantico</em>, Firenze 2003, p. 206; vedasi la mia <em>Rassegna Bibliografica</em>, in “Arthos”, 12 n.s. (2004) [pp. 247-253] pp. 249-252).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> Solitamente tradotto come rovine o macerie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> “La ‘ritualizzazione’ implicita nel gesto rinvia alla volontà di rimuovere il turpe confinandolo in uno spazio ‘marginale’ come le paludi” ([C. Franco] <em>Commenti</em> a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, <em>Opera omnia</em>, cit., I, p. 1232). I resti del tempio profanati dalle armi e dal fuoco furono trattati, seguendo ancestrali riti, come le armi prese ai nemici in età protostorica che venivano offerte, dopo la loro defunzionalizzazione, con il loro annientamento sul fuoco e/o dentro le acque (su tali riti vedi: G. Rizzetto, <em>I cigni del sole, culti, riti, offerte dei Veneti antichi nel Veronese</em>, Verona 2004; cfr. M. E. Migliori, <em>“Archeologia del culto”: il “lago degli Idoli”</em>, in “La Cittadella”, 17 n.s. (gen.-mar. 2005), pp. 26-35 ).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> Il medesimo scrupolo verso la volontà divina fu sempre rispettato anche nelle altre ricostruzioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> “Nessuno ha finora notato che questa riconsacrazione del tempio capitolino è avvenuta il solstizio d’estate, il 21 giugno” scriveva venti anni fa <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a> (<em>Dei e Miti Italici, </em>Genova 1985, III ed. dalla quale si cita 1998, p. 103 n. 118).  Oggi c’è la tendenza a minimizzare: “non pare che la scelta sia significativa” (<em>Commenti</em>, cit. p. 1233) contraddicendosi con quanto affermato pochi righi dopo: “Notevole (…) la precisione sui dati, che potrebbe derivare da fonti sacerdotali” (<em>ibid</em>.). Quindi la scelta della data non fu casuale come non casuali furono tutte le altre precise scelte rituali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> Su gli alberi felici vedi <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a>, <em>Aspetti del lessico pontificale. Gli </em>“<em>arbores felices”</em>, in id., <em>La città</em> cit., pp. 71-74. Sul culto degli alberi vedi: E. Caetani Lovatelli, <em>Il culto degli alberi</em>, in “La Cittadella”, n. 17 cit., pp. 44-64.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> “Gli elementi del rito sono caratterizzati nel segno della purezza naturale (le acque di sorgente, i metalli non coniati) e della vita: i partecipanti recano nomi di fausto auspicio (come <em>Valerius, Salvius, Victor</em>) e così le fronde (…) , mentre tutti i giovani sono, grecamente, <em>amphithaleis</em>, cioè hanno padre e madre viventi. Naturalmente il lessico riflette la pervasività del rito, con termini propri del linguaggio tecnico sacrale come <em>faustus, felix, reddere exta, prosperare</em>” (<em>Commenti</em>, cit. p. 1233). Sul culto delle acque vedi M. E. Migliori, <em>art. cit.</em>, pp. 27-29 e 32.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> “Elvidio Prisco pretore designato e forse <em>Quindecemvir</em> presenzia al posto di Domiziano, o perché questi era già partito per la campagna in Germania, o perché era troppo giovane” (<em>Commenti</em>, cit. p. 1233).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref25">[25]</a> Tiberio Plauzio Silvano Eliano, pontefice che presenzia al posto di Vespasiano, era stato questore, comandante della V legione <em>Alaudae</em>, legato di Claudio in Britannia, console <em>suffectus</em> nel 45, governatore dell’Asia, legato in Mesia e Terraconensis forse nel 70, prefetto di Roma come successore di Sabino, fino al 73, quindi ancora <em>suffectus</em> nel 74, morto prima del 79 (Cfr. <em>Commenti</em>, cit. p. 1233).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref26">[26]</a> Rito in cui erano immolati un suino, un ovino e un toro. “I <em>suovetaurilia </em>attestati anche negli inni vedici dell’antica India, rappresenterebbero un antichissimo sacrificio risalente alla ‘<a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> comune’ dei popoli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>” (F. Sini, <a title="Sua cuique civitati religio" href="http://www.centrostudilaruna.it/migliorisini.html"><em>Sua cuique civitati religio. Religione e diritto pubblico in Roma antica</em></a><em>, </em>Torino 2001, p. 198<em>).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref27">[27]</a> <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> descrive “il rito preliminare alla ricostruzione vera e propria, durante il quale venne spostato con tutte le cautele del caso il <em>terminus</em> piantato nel terreno (sic) all’interno del tempio distrutto” (<em>Commenti,</em> cit., p. 1232). <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato del Ponte</a> in <em>Dei e Miti Italici</em> (cit., p. 102-103), dopo aver riportato quasi interamente il testo originale di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> da noi preso in considerazione, scrive: “Di fronte a questo passo Giulia Piccaluga [<em>“Terminus”. I segni di confine nella religione romana</em>, Roma 1974] si è chiesta se potesse essere accettata la tesi degli editori delle <em>Historiae</em> tacitiane secondo cui, per il <em>lapis</em> di cui sopra, si sarebbe trattato di una ‘pietra di fondazione’: tesi dalla studiosa (per la quale si tratta di <em>Terminus</em>) respinta, di fronte alla constatata assenza di usanze del genere presso i Latini. In realtà, quel <em>lapis</em> o <em>saxum ingens</em> è contemporaneamente <em>Terminus</em> e la ‘pietra di fondamento’: quest’ultima, nel simbolismo architettonico, non deve tanto intendersi come la moderna ‘prima pietra’ con cui si inaugura la costruzione di un edificio, quanto l’’anima’ o ‘cuore’ dell’edificio stesso: potrebbe dunque essere, ad esempio, ‘una pietra di focolare o una pietra d’altare (che sono poi la stessa cosa nel loro principio)’, non necessariamente al centro della costruzione stessa. Nel nostro caso, a maggior ragione, la ‘colonna’ – che dovette essere anche nello stesso tempo un altare del <em>rudis lapis</em> che, preesistente al tempio medesimo di Giove, ne costituisce il centro cosmico, il tramite fra terra e cielo”. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref28">[28]</a> L’azione rituale attuata collettivamente a significare l’impegno di tutta la comunità (cfr. <em>Commenti</em>, cit., p. 1233).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref29">[29]</a> Vedi n. 23.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tacito-la-ricostruzione-del-campidoglio.html' addthis:title='Tacito. La ricostruzione del Campidoglio ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Publio Nigidio Figulo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 09:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dettagliata recensione del saggio di Nuccio D'Anna su Publio Nigidio Figulo, filosofo pitagorico e cultore della aruspicina etrusca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.html' addthis:title='Publio Nigidio Figulo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887625379/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887625379"><img class="alignleft size-full wp-image-8422" title="nigidio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nigidio.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Un personaggio significativo dell&#8217;intemperie politico-culturale del primo secolo antecedente l&#8217;era volgare e, nel frattempo, emblematico della &#8220;presenza&#8221; etrusca nella <em>Res publica Romanorum</em>, dalle sue origini alla caduta dell&#8217;Impero in Occidente<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"></a>[1], è senz&#8217;altro Publio Nigidio Figulo<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"></a>[2]. <em>Vir doctissimus</em>, fondatore del neopitagorismo romano, membro del Collegio dei <em>LX Aruspici</em>, senatore amico di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> e seguace di Pompeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce ne offre ora un quadro esaustivo della sua vita e delle sue opere <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a>, storico delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> particolarmente attento al <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a>, noto ai lettori di <em>Arthos</em>. Lavoro non semplice per la disomogeneità e incoerenza delle fonti e testimonianze.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, giustamente, secondo <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> &#8220;<strong><em>i frammenti raccolti e gli studi che nei vari settori sono stati fatti dagli specialisti, possono armai permettere di delineare la complessa personalità di Nigidio, di tracciare un profilo autentico del suo pensiero, di delimitare la profondità e la reale consistenza dell&#8217;apporto di tradizioni spirituali quali il pitagorismo, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> etrusca, l&#8217;aruspicina romana, l&#8217;escatologia dei cosiddetti &#8220;Magi ellenizzati&#8221;, capire da dove possono essersi originate le sue dottrine astrali, qual è il ruolo veritiero e la profondità della sua opera di &#8220;theologia&#8221;, vera e propria sintesi di un mondo spirituale che conosciamo con difficoltà e solo parzialmente</em></strong>&#8221; (pp. 9-10). Lo stesso impegno politico nigidiano apparirebbe &#8220;<strong><em>come l&#8217;estremo tentativo di preservare culti e riti appartenenti ad uno stato arcaico del mondo etrusco-latino</em></strong>&#8221; (p. 10).</p>
<p style="text-align: justify;">Nato intorno al 98 a.C. forse a Perugia, città o <em>popolo</em> dell&#8217;antica dodecapoli dell&#8217;Etruria, dove le iscrizioni attestano la diffusione delle <em>gens Nigidia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una in particolare lega un componente della <em>gens</em> al <em>cognomen Sors</em> adattamento del termine <em>sortes</em> ovvero le tavolette di legno utilizzate nei rituali oracolari praticati nell&#8217;ambito dell&#8217;<em>etrusca disciplina</em> che &#8220;<strong><em>confermerebbe l&#8217;esistenza di antiche scienze oracolari e divinatorie custodite e trasmesse all&#8217;interno del clan familiare</em></strong>&#8221; (p. 15) del famoso senatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un &#8220;<strong><em>radicamento familiare nel mondo etrusco le cui dottrine da sempre a Roma hanno goduto di un&#8217;autorità indiscussa</em></strong>&#8221; (p. 14).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459886" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/divinoellade.bmp" alt="Nuccio d'Anna, Il divino nell'Ellade" width="95" height="145" border="0" /></a>Con un <em>cursus honorum</em> di tutto rispetto ritroviamo Nigidio, purtroppo, schierato con Pompeo<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"></a>[3] fino alla fatidica battaglia di Farsalo, con la conseguenza dell&#8217;esilio forzato, mentre buona parte dei membri del venerato e autorevole Collegio dei LX Aruspici si schiereranno col <em>Pontifex Maximus</em> Cesare<a name="_ftnref4" href="#_ftn4"></a>[4]. Questa scelta di campo non può inficiare il nostro giudizio sul suo percorso sapienziale. Grazie alle fonti, in particolare quelle raccolte da A. Swoboda, ma soprattutto alla dimestichezza con la visione tradizionale permette al <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> di ricostruire il quadro del pitagorismo romano e delle sue dottrine sapienziali di cui il Nostro era il principale esponente anzi il &#8220;restauratore&#8221;, fino a condurci nella famosa &#8220;basilica&#8221; di Porta Maggiore e la <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> in essa nascosta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nigidio oltre che essere <em>Pythagoricus,</em> è spesso designato come <em>Magus</em> ma non col significato negativo che spesso tale termine aveva nell&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/storia-antica">antichità classica</a> ma quale appellativo legato all&#8217;attribuzione di una precisa condizione spirituale, un&#8217;<em>esperienza estatica ed &#8220;illuminativa&#8221;</em> (p. 43). Il <em>cognomen &#8220;figulus&#8221;</em> è stato spesso erroneamente collegato ad un improbabile mestiere del &#8220;vasaio&#8221; o di &#8220;ceramista&#8221; mentre andrebbe ricondotto alla <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> astrale confermata anche dalle fonti. &#8220;<strong><em>Dice che Nigidio Figulo prese questo nome perché tornato dalla Grecia, disse di aver imparato che il mondo si muove con la velocità della ruota del vasaio</em></strong>&#8220;<a name="_ftnref5" href="#_ftn5"></a>[5]. Ribadita anche dall&#8217;episodio dei gemelli ricordato da Agostino<a name="_ftnref6" href="#_ftn6"></a>[6] in cui Nigidio utilizza il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della <em>rota figuli</em>, &#8220;la ruota del vasaio&#8221;, per dimostrare le sue &#8220;<strong><em>teorie astronomiche e delle influenze astrali negli accadimenti umani</em></strong>&#8221; (p. 52).</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse sono i capitoli dedicati all&#8217;esposizione delle conoscenze astronomiche e dei miti connessi, dell&#8217;<a title="antichità classica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità classica</a> in generale e del nostro aruspice neopitagorico in particolare, mostrate dalle fonti pervenuteci. Ancora una volta <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a><a name="_ftnref7" href="#_ftn7"></a>[7] dimostra la sua competenza nel condurci fra gli arcaici sistemi calendariali che scandivano i sacri ritmi del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In relazione alle conoscenze astrologiche ed alla perizia divinatoria di Nigidio come non ricordare l&#8217;episodio riferito da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gaio-svetonio-tranquillo" target="_blank">Svetonio</a></span> (<em>Aug.</em> 94) del padre del futuro Augusto, che al momento della nascita del figlio, &#8220;<strong><em>ebbe in sogno la visione di un sole che si levava dal seno della moglie. Nigidio predisse per questo figlioletto appena nato un destino di dominatore universale</em></strong>&#8221; (p. 81). Di particolare rilievo è il fatto che Cassio Dione (44, 1) &#8220;<strong><em>collega tale predizione su un prossimo Sovrano universale dai caratteri quasi messianici, al tipo di ordine celeste che era possibile contemplare nel movimento delle stelle, e poi alle particolari modalità di disporsi delle costellazioni nei loro percorsi siderei. Il movimento dei corpi celesti nella sfera cosmica sembrava indicare fatti e avvenimenti storici la cui portata non poteva essere limitata alla piccola contingenza del quotidiano</em></strong>&#8221; (p. 81).</p>
<p style="text-align: justify;">Fonti autorevoli quali Arnobio, Macrobio, Servio, Nonio, Gellio e Marziano Capella attestano l&#8217;importanza e forniscono alcuni frammenti dell&#8217;opera di Nigidio dedicata alla <em>&#8220;prisca theologia&#8221;</em> intitolata <em>De diis</em>. Costituita originariamente di venti libri dei quali ci sono pervenuti solo tredici frammenti. Non mera elencazione dei vari Dèi o puro e semplice chiarimento del ruolo delle divinità più venerate dell&#8217;antica tradizione romana. Ha, invece, inteso fornire il significato &#8220;teologico&#8221;, &#8220;<strong><em>indicare i fondamenti rituali, fare emergere il legame della &#8220;forma&#8221; divina contemplata con il vasto mondo rituale nel quale doveva rifulgere la sua presenza</em></strong>&#8221; (p. 111).</p>
<div id="attachment_1109" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1109" title="fegato-di-piacenza" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fegato-di-piacenza.jpg" alt="Fegato di Piacenza" width="200" height="118" /><p class="wp-caption-text">Fegato di Piacenza. Museo Civico di Piacenza, Palazzo Farnese.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Basandosi sulle dottrine nigidiane Marziano Capella ci ha trasmesso una rappresentazione del &#8220;cosmo circolare&#8221; ripartito in sedici parti legate a &#8220;potenze divine&#8221; rapportabile alla suddivisione teo-cosmogomica del Fegato di Piacenza in particolare al suo &#8220;nastro periferico&#8221; anch&#8217;esso frazionato in sedici parti. Da segnalare l&#8217;analogia che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> individua nel caso &#8220;<strong><em>della serie runica &#8220;</em>nuova<em>&#8221; o &#8220;</em>danese<em>&#8221; del mondo scandinavo che riformulava in XVI segni</em></strong>&#8221; le rune dell&#8217;antico <em>futhark</em> con la loro potenza magico/rituale. Ancor più rilevante se ricordiamo che le rune derivano dall&#8217;alfabeto etrusco<a name="_ftnref8" href="#_ftn8"></a>[8].</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo &#8220;<strong><em>il </em>De diis<em> di Nigidio sembra metterci davanti ad un tipo di spiritualità che appartiene ad uno stadio molto arcaico della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana, forse scaturita da (o connessa a) forma rituali appartenenti al patrimonio religioso etrusco e a quello dei più antichi popoli italici, là dove la cosmogonia e la &#8220;teologia&#8221; si intrecciavano sapientemente con l&#8217;aruspicina, la divinazione e l&#8217;azione rituale, un mondo immacolato svelava il significato della presenza divina, e tutti gli interventi dello Stato, tutti i suoi pronunciamenti grandi o piccoli, le stesse manifestazioni della natura (cambio delle stagioni, temporali improvvisi, fulmini, apparizione improvvisa di corpi celesti, etc.) venivano considerate cariche di valenze divine che solo un apposito Collegio di auguri o di aruspici poteva interpretare</em></strong>&#8221; (p. 120).</p>
<p style="text-align: justify;">Non di minor valore l&#8217;esegesi grammaticale nigidiana. Non solo volta a spigare il significato e la composizione dei termini e delle frasi e le regole grammaticali più abituali ma presentando anche quelle forme risalenti a un tempo molto antico chiarendo aspetti di quella &#8220;lingua arcaica&#8221; nella quale &#8220;<strong><em>l&#8217;accento delle parole indicava anche il ritmo recitativo, indirizzava verso quella formulazione musicale della lingua latina sulla quale hanno richiamato l&#8217;attenzione anche Giacomo Devoto</em></strong><a name="_ftnref9" href="#_ftn9"></a>[9]<strong><em> e Alessandro Ronconi, sosteneva il tono, incanalava verso una corretta strutturazione grammaticale</em></strong>&#8221; (p. 123).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche gli studi &#8220;linguistici&#8221; non seguivano meri interessi profani. &#8220;<strong><em>Il retto uso delle parole, la pronuncia dei fonemi, la loro corretta articolazione grammaticale o sintattica e la stessa formulazione scritturale </em></strong>- ci ricorda <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> -<strong><em> ne fanno un riflesso dell&#8217;armonia cosmica e dei ritmi naturali; un &#8220;</em>linguaggio puro<em>&#8221; riverbera al suo livello l&#8217;equilibrio primordiale, lo introduce su un piano di &#8220;</em>armonia naturale<em>&#8221; che è la condizione stessa perché scienze come l&#8217;aruspicina e la divinazione possono rivelare il significato di alcuni particolari fenomeni e segni, interpretarli secondo moduli che svelano il sostrato spirituale originario che regge l&#8217;universo</em></strong>&#8221; (pp. 128-129).</p>
<p style="text-align: justify;">Tralascio qui di affrontare la trattazione delle attività riconducibili a quelle tipiche di ogni aruspice<a name="_ftnref10" href="#_ftn10"></a>[10] recuperate dai frammenti nigidiani, ma mi piace segnalare l&#8217;analogia che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> individua tra il <em>De vento</em>, &#8220;<strong><em>per il quale verosimilmente il neopitagorico romano attinge ad antiche tradizioni estrusco-latine,</em></strong>&#8221; ed &#8220;<strong><em>in India il </em>Manavadharmashashtra</strong>&#8221; che confermerebbero &#8220;<strong><em>che il vento è connesso con il &#8220;respiro&#8221; del cosmo e dal suo ritmo nasce la luce che dilegua le tenebre</em></strong>&#8221; (p. 136).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827218475" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ilgiococosmico.bmp" alt="Nuccio D'Anna, Il gioco cosmico. Tempo ed eternità nell'antica Grecia" width="93" height="130" border="0" /></a>L&#8217;unico scritto di Nigidio giunto intero fino a noi è il cosiddetto <em>Calendario brontoscopico<a name="_ftnref11" href="#_ftn11"></a>[11]</em>, conservatoci da Giovanni Lido, opera riferibile a quell&#8217;<em>arcana Etrusca disciplina</em> di cui il Nostro era un profondo conoscitore e da non svalutare come puro e semplice libello politico. Giustamente è stato posto l&#8217;accento che si dimentica troppo facilmente &#8220;<strong><em>che a Roma la politica era perfettamente contessuta con la dimensione sacra della vita e ogni forma di azione rituale, compresa l&#8217;aruspicina e la divinazione, non poteva certo prescindere dal significato che ogni pur piccolo evento naturale assumeva per la vita dello Stato</em></strong>&#8221; (p. 148).</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Nuccio D'anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a> è riuscito a ricostruire un quadro coerente della vita e dell&#8217;opera nigidiana all&#8217;interno della tradizione romana (che è anche etrusca e pitagorica) contestando giustamente le asserzioni destituite di fondamento che non trovano riscontro testuale ma che rischiano avere facile eco nella letteratura accademica (un esempio per tutti la presunta &#8220;<em>origine plebea</em>&#8221; di Nigidio con troppa sicurezza attestata in un&#8217;importante enciclopedia<a name="_ftnref12" href="#_ftn12"></a>[12]).</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo: &#8220;<strong><em>Come Varrone, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, Virgilio, Tito Livio, Orazio e lo stesso Cesare, anche Nigidio appartiene a quel vasto mondo di raffinata cultura, ma ben radicato in una intensa vita rituale, che aveva conservato memoria dei fondamenti spirituali, dottrinali e rituali che avevano consentito a Roma di realizzare la </em>pax deorum<em> e di diventare per un intero ciclo umano un vero </em>umbilicus mundi</strong>&#8221; (p. 161).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Recensione de: <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">NUCCIO D'ANNA</a>, <a title="Publio Nigidio Figulo" href="http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.-un-pitagorico-nella-roma-del-1%C2%B0-secolo-a.c..html"><strong><em>Publio Nigidio Figulo. Un pitagorico a Roma nel 1° secolo a. C.</em></strong></a>, <em>Archè -Edizioni PiZeta, Milano 2008, pp. 176, € 17,00</em>; pubblicata in <em>Arthos</em>, n.s., 17, 2009, pp. 311-314.]</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"></a>[1] Cfr. <a title="Mario Enzo Migliori" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/mario-enzo-migliori/">M. E. MIGLIORI</a>, <a title="Haruspices e Mos Maiorum" href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html"><em>Haruspices e mos maiorum</em></a>, in <em>Vie della Tradizione</em>, 145, gen.-apr. 2007, pp. 22-29.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a>[2] Cfr. F. MOLTEDO, <em>Neopitagorismo romano. Brevi cenni su Nigidio Figulo</em>, in <em>Arthos</em>, n.s., 14, 2006, pp. 28-33.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"></a>[3] Forse è troppo enfatizzante descriverlo come organizzatore a Capua dell&#8217;<em>estrema difesa dell&#8217;Italia</em> (p. 21). Ricordo che Cesare fu costretto alla guerra civile per la difesa delle prerogative dei tribuni della plebe (nel caso specifico Marco Antonio e Cassio Longino) calpestate dal senato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"></a>[4] Vedi, tra gli altri, L. AIGNER FORESTI, <em>Gli Etruschi e la politica di Cesare</em>, in Fondazione Niccolò Canussio, <em>L&#8217;ultimo Cesare</em>, Roma 2000, pp. 11-33.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"></a>[5] <em>Schol. ad Luc.</em> I, 639 = Fr. 16 Swoboda, <em>P. Nigidi Figuli operum reliquiae</em>, Wien 1889 (rist. Amsterdam 1964), p. 137.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"></a>[6] <em>De Civ. Dei</em>, V, 3 = Fr. 17 Swoboda, <em>op. cit.</em>, p. 137.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"></a>[7] Di N. D&#8217;ANNA cfr. <em>Il Gioco Cosmico. Tempo ed eternità nell&#8217;antica Grecia</em>, Roma 2006, e <em>Mistero e Profezia. La IV egloga di Virgilio e il rinnovamento del mondo</em>, Cosenza 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"></a>[8] P. SCARDIGLI, <em>Sulla derivazione della scrittura runica dalla scrittura etrusca settentrionale</em>, in <em>Gli Etruschi</em> [II ed. de <em>Gli Etruschi e l'Europa</em>], Milano 1998, pp. 206-209.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"></a>[9] Da segnalare la nuova edizione di G. DEVOTO, <a title="origini indeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/giacomo-devoto-e-le-origini-indeuropee.html"><em>Origini indeuropee</em></a>, Padova 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"></a>[10] Cfr. P. CATALANO, <em>Aruspici</em>, in <em>Novissimo Digesto Italiano</em>, Torino 1958.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"></a>[11] Reperibile ora in italiano in M. KORNMÜLLER, <a title="Etrusca disciplina" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusca-disciplina.html"><em>Etrusca Disciplina</em></a>, Roma 2006 (pp. 89-131) ed in G. LIDO, <em>Sui segni celesti</em>, Milano 2007 (pp. 81-98). In internet si può consultare quella di V. Fincati nella rivista on line <em>Echò</em>, 3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"></a>[12] G. PASCUCCI, <em>Nigidio Figulo</em>, in <em>Enciclopedia Virgiliana</em>, III, p. 726.</p>
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