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	<title>Centro Studi La Runa &#187; aquila</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Bissula</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 13:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ausonio Decimo Magno, precettore del figlio dell’Imperatore Valentiniano, osserva un'enigmatica schiava barbara di nome Bissula]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/bissula.html' addthis:title='Bissula '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p><img class="aligncenter size-full wp-image-4548" title="bissula" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bissula.bmp" alt="" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Name Bissula</strong><br />
A person of this name is known from Ausonius only. In a series of poems, a Suebian girl is described who was taken prisoner in one of Valentinian I&#8217;s campaigns (perhaps in 369). The girl was given to Ausonius, who released her immediately and accomodated her as alumna in his house. The poems devoted to her are reminiscent of the Carmina Priapea, songs to the ithyphallic garden god. The Priapea and an introductory letter to Ausonius&#8217;s friend, Axius Paulus, reveal sexually explicit “Priapian mysteries” celebrated by Ausonius and his very young intimate. On this context, see further the studies by Paul Dräger (‘Bissula – Eliza – Lolita: Priap als Sprachlehrer’, <em>Göttinger Forum für Altertumswissenschaft </em>4 [2001]: 187-219; esp. p. 203-205 [http://www.gfa.d-r.de/4-01/draeger.pdf, MS p. 17-19], and Kurtrierisches Jahrbuch 41 [2001]: 73–107 with full bibliographical references.<br />
Due to her Suebian origin, the name Bissula has long been explained as Old Germanic (cf. Old High German <em>Biso</em>, <em>Piso</em> etc.), but recent research is more reserved in this regard. Hermann Reichert (<em>LAGN </em>142) is hesitant as to a Germanic origin (“möglicherweise Germanisch”), and similar names as <em>Bisae</em> (gen.) and <em>Bisinus </em>are not taken to be undisputedly Germanic either. A more convincing alternative is a derivation from Gaulish (Celtic) <em>*biss-</em> ‘finger, cone, twig’, with a hypocoristic ending <em>-ula</em>. Gaulish shows different stem formations <em>bisso-</em>, <em>bissu-</em>, and <em>bissi- </em>(DLG 76), cf. also Welsh <em>bys</em>, Old Cornish <em>bis</em>, <em>bes</em>, Breton <em>biz</em>, (all:) ‘finger’ and <em>bizou</em>, whence French <em>bijou</em>, ‘finger ring’, Middle Irish <em>biss ega</em> ‘icicle’, cf. further Old Norse <em>kvistr</em> ‘little twig’, from <a title="indo-european" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indo-European</a> <em>*gwis-ti-</em> (LEIA B–53, s.v. *biss). The meaning of the name may be taken literally, ‘little finger’, referring to the slim figure of the teenage girl, or ‘cone’ may be taken as an obscene reference in the Priapian context.<br />
One of the poems (carmen 4) suggests that Ausonius himself gave the name Bissula to her, which is beyond the comprehension of a non-Gaul.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Two Examples of Intercultural Names in Fourth Century Gaul</em>, Jurgen Zeidler, 2003</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quella sera &#8211; l’indomani sarei partito per ritornare a Roma &#8211;  Settimio era venuto a presentarmi il dono dell’Imperatore.<br />
Quando uscii dalla tenda vidi cinque schiavi immobili sotto una pioggia che cadeva con un’intensità mai vista, tanto da parere uno specchio d’acqua, un torrente verticale.<br />
Quante volte, negli anni che seguirono, avrò pensato che che quel velo d’acqua non era che il fiume del tempo, che scorre dal passato più lontano all’impensabile futuro, dal cielo alla terra e dove ogni forma si fissa, unica e irripetibile, nell’istante delle nostre vite.<br />
Lì stava lei,  la donna che avrei chiamato Bissula.<br />
Era vestita di una lunga tonaca scura.<br />
I suoi piedi nudi, sporchi e immersi nel fango della terra mi parvero bellissimi, evangelo nella carne di tutto ciò che avrei poi saputo e conosciuto.<br />
Guardai nei suoi occhi e la riconobbi, mi parve di cadere all’indietro, dovetti toccare uno dei piedritti che reggevano il vestibolo della tenda.<br />
Non era che una barbara terrorizzata e io, Ausonio Decimo Magno, un illustre cittadino di Roma, il precettore del figlio dell’Imperatore Valentiniano.<br />
Il mattino successivo lei e gli altri furono parte del mio seguito.<br />
Avevo terminato di servire l’Aquila dell’Impero nella campagna contro gli Alamanni e potevo ritornare alla mia casa sul Palatino, ai miei versi, all’istruzione di Graziano che un giorno avrebbe guidato l’Impero.<br />
Destinai quella donna alla mia cura personale.<br />
Ordinai che le fossero fornite vesti adatte, che i lunghi capelli biondi le venissero acconciati al modo delle donne romane, che le fossero impartiti i rudimenti della nostra lingua.<br />
Io avrei provveduto al resto.<br />
Dapprima iniziò ad occuparsi della mia casa, delle cose materiali, che parevano rispondere al potere delle sue mani: i vasi di albastro, le tavole di cera incise, i tessuti, le onde stesse del fuoco davanti ai Lari.<br />
Avevo cinquantotto anni, lei poco più che una ventina.<br />
Nel tempo &#8211; non avevo moglie &#8211; sarebbe diventata una compagna, avrebbe ordinato alle ancelle della casa, ricevuto  i messaggi dei Senatori.<br />
Subito, iniziai  a sognare.<br />
Nelle notti, in un altrove dello spazio e del tempo, la ritrovavo.<br />
La nostra pelle era scura, la luce del sole incendiava distese infinite di sabbia.<br />
Templi.<br />
Lei era la regina, la sacerdotessa del dio, io lo scriba, colui che riceveva dalle sue labbra la Parola per inciderla sulle tavole.<br />
Quando usciva sul largo terrazzo di pietra, sopra Luxor o Babilonia e sotto un cielo di zaffiro, il suo sguardo toccava tutto il mondo e poi incontrava il mio.<br />
Era tutto: sacri i tempi in cui l’uomo e la donna baciavano il loro essere senza sfiorare i corpi.<br />
Tanto diversamente prendevo, con furia e come un cibo per la mia vita, il corpo di Bissula.<br />
Guardandola poi nel suo sonno barbaro, limpido e senza tremori, mi chiedevo in quale altra vita del futuro ci saremmo incontrati di nuovo.<br />
L’Impero sarebbe crollato, l’Aquila di Roma era ancora intera nella sua forma gloriosa, le ali aperte sul mondo, ma stava crollando al suolo.<br />
Presto non ne sarebbero rimasti che macigni sconvolti, a terra.<br />
Cosa riservava la storia? Tra cento, mille anni?<br />
Dove, in quale gora delle acque misteriose del tempo l’avrei ritrovata?<br />
Fu per questo che la chiamai così, pensando alla sacerdotessa e al suo scriba, poi alla schiava sveva di Ausonio Decimo Magno, che moriva prima di lei: Bissula.<br />
Due occasioni. Ancora, ancora.<br />
Riconoscevo la sua figura nella casa, al di là delle grandi tende rosse mosse dal vento mentre io trascorrevo le giornate sul divano  nel portico, malato di visceri e di tempo.<br />
Mi vegliava, rassicurava gli amici che venivano a chiedere delle mie condizioni.<br />
Iniziavi a non vedere che ombre vaghe, eppure sentivo  la sua voce ripetere: “Semper tecum, semper tecum, semper tecum…”.<br />
Nel suo latino di barbara le sillabe che si muovevano nell’aria, lontane, ora alte ora gravi, ogni volta nuove, erano come suoni di cembali che offrivano una musica per me, per il mio passaggio nell’Ade, per il mio vedere.<br />
Lei teneva la mia mano.<br />
Bissula.</p>
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		<title>Simbolismo del aguila</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 17:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[El simbolismo del Aguila tiene un carácter eminentemente tradicional; en la tradición aria, siempre ha tenido un carácter olímpico y heroico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolismo-del-aguila.html' addthis:title='Simbolismo del aguila '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-818" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="aquila" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/aquila-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" />El <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del Aguila tiene un carácter eminentemente tradicional. Inspirándose en precisas analogías, entre los <a title="simbolos" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolos</a> y los mitos de todas las civilizaciones de tipo tradicional, es uno de los que mejor atestiguan una impronta invariable e inmutable fuera de las diferentes formulaciones de que fue objeto según las razas. Precisemos a continuación que en la tradición aria, el <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del Aguila siempre ha tenido un carácter olímpico y heroico. Tal es lo que vamos a intentar demostrar mediante referencias y aproximaciones.</p>
<p style="text-align: justify;">El carácter olímpico del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del Aguila está directamente relacionado con la consagración de este animal al dios olímpico por excelencia, Zeus quién entre los ario-helenos (al igual que Júpiter entre los ario-romanos) es la representación de la divinidad de la luz y de la realeza, venerado con otro <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolo</a>, el del rayo, elemento que no puede olvidarse pues, como veremos, este atributo complementará muy frecuentemente el <a title="Simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del Aguila. Recordemos también que, según la antigua visión aria del mundo, el elemento olímpico se definía por su antítesis con el elemento titánico, telúrico y prometéico. Además es con el rayo que Zeus, en el mito abate a los titanes. Entre los Arios que vivían toda lucha como un reflejo de la lucha metafísica entre las potencias olímpicas y las fuerzas titánicas, considerándose como la milicia de los primeros, vemos el Aquila, el rayo como símbolos y enseñanzas cuyo profundo significado se olvida generalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Según la antigua visión aria de la vida, la inmortalidad es un privilegio: no significa simplemente supervivencia tras la muerte, sino participación heróica y real en el estado de conciencia que define a la divinidad olímpica. Establezcamos alguna s correspondencias. La concepción de la inmortalidad se reencuentra en la antigua tradición egipcia. Solo una parte de] ser humano está destinado a una existencia eterna y celeste en estado de gloria &#8211; <em>BA</em> &#8211; que está representada por un águila o halcón (en función de las condiciones ambientales, el halcón es aquí el sucedáneo del águila, el soporte más próximo ofrecido por el mundo físico para expresar la misma idea. Es bajo la forma de halcón que, en el ritual contenido en el <em>Libro de los muertos </em>el alma transfigurada del muerto asusta a los dioses pronunciando estas soberbias palabras: &#8220;Soy coronado como Halcón Divino a fin de que yo pueda penetrar en la Región de los Muertos y tomar posesión del dominio de Osiris&#8230;&#8221; Esta herencia ultra-terrestre corresponde exactamente al elemento olímpico. En efecto, en el mito egipcio, Osiris es una figura divina que, tras haber sufrido alteración y corrupción (muerte y descuartizamiento de Osiris), es resucitado por Horus. El muerto, participando en la fuerza resurrectora de Horus, obtiene pues la inmortalidad que lleva Osiris y que provoca el &#8220;renacimiento&#8221; o la &#8220;recomposición&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Es pues fácil constatar las múltiples correspondencias de las tradiciones y los <a title="simbolos" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolos</a>. En el mito helénico, se comprende que seres como Ganímedes sean llevados por &#8221;águilas&#8221; y conducidos al Olimpo. Es gracias a un águila que, en la antigua tradición persa, el rey, <em>Kei-Kaus</em> intenta, a la manera de Prometeo, subir al cielo. En la tradición indo-aria, es el Aquila quien lleva a Indra la bebida mágica que lo volverá dueño de los dioses. la tradición clásica añade aquí un detalle sugestivo: para ella, aunque sea inexacto, el Aguila era el único animal que podía mirar el sol sin bajar los ojos.</p>
<p style="text-align: justify;">Esto aclara el papel del Aquila en algunas versiones de la leyenda de Prometeo. Prometeo aparecía no como aquel que está realmente cualiticado para hacer suyo el fuego olímpico, sino como aquel que, permane ciendo con la naturaleza titánica, quiere usurpar yhacer no una cosa de los dioses sino de los hombres. Como expiación, en estas versiones de la leyenda, Prometeo encadenado, tiene el hígado continuamente devrado por un Aquila. El Aquila, el animal sagrado del Dios Olímpico, asociado al rayo que abate a los titanes, se nos presenta como una representación equivalente al mismo fuego, este fuego del que Prometeo deseaba apropiarse. Se trata pues de una especie decastigo inmanente. Prometeo no tiene la naturaleza del Aguila que debe mirar &#8220;olímpicamente&#8221; a la tuz absoluta. Esta fuerza que quiere hacer suya se convierte en el principio de su tormento y de su castigo. Esto podría ayudarnos a comprender la tragedia interior de los diferentes representantes modernos de la doctrina del &#8220;superhombre&#8221; titánico. Obsesiona la romanidad y el ideal olímpico. En este rito, el vuelo de un Aquila por encima de la pira funeraria simbolizaba el tránsito del alma del emperador muerto al estado de &#8220;Dios&#8221;. Recordemos los detalles de este rito que fue codificado sobre el modelo del ritual original celebrado a la muerte de Augusto.</p>
<p style="text-align: justify;">El cuerpo del emperador difunto era depositado en un féretro recubierto de púrpura, llevado sobre una litera de oro y márfil, luego situado sobre la pira rodeada de sacerdotes que se levantaba en el Campo de Marte. Entonces tenía lugar la <em>decursio</em>. Tras haber encendido la pira, un Aquila se elevaba entre las llamas y se pensaba que, en ese instante, el alma del muerto se elevaba simbólicamente hacia las regiones celestes, para ser acogido en el seno de los Olímpicos.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>decursio</em> era una ceremonia de soldados, caballeros y jefes en torno a la pira imperial en la cual lanzaban las recompensas que hablan recibido por sus acciones. Hay en este rito un significado profundo Arios y romanos creían que sus jefes posetan en si mismos la verdadera fuerza de la victoria, no en tanto que individuos sino como portadores de un elemento sobrenatural, olímpico, que les era atribuido. Es por, esto que, en la ceremonia romana del triunfo, el general vencedor se atribuía los símbolos del dios olímpico, Jupiter, y que era en su templo donde depositaba su corona de laurel, honrando as! al verdadero autor de la victoria, bien distinto de la partida simplemente humana. En el curso de la <em>decursio</em>, se producía una <em>remissio</em> del mismo orden: los soldados y los jefes restituían sus condecoraciones, pruebas de su valor y de su fuerza victoriosa, al emperador como a aquel que, en su potencialidad olímpica, en el momento de liberarse y de trascenderse sobre el plano divino, era el verdadero agente.</p>
<p style="text-align: justify;">Esto nos lleva a examinar el segundo testimonio del espíritu olímpico de la romanidad, marcado también por el <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del Aquila. Era tradicionalmente admítido que aquel sobre el cual se posaba un Aguila estaba predestinado por Zeus a un alto destino o a la realeza, signo de la legitimidad olímpica o de una u otra. Pero era igualmente admitido por la tradición clásica y más especificamente aún por la tradicion romana, que el Aguila era un presagio de victoria, es decir, la idea que, a través de la victo ria de la &#8220;raza&#8221; aria y romana, son las fuerzas de la divinidad olímpica, del dios de la luz, quienes son victoriosas. La victoria de los hombres refleja la victoria de Zeus sobre las fuerzas anti-olímpicas y bárbaras, era pronosticada por la aparición del animal de Zeus, el Aguila.</p>
<p style="text-align: justify;">Esto permite comprender bien en relación con el significado profundo de origen tradicional y sagrado y no como una alegoría cualquiera, el papel que tenía el Aguila en las enseñas romanas entre los <em>signa</em> y los <em>vexilia</em> de los orígenes. Ya en la época repu blicana, en Roma, el Aguila era la enseña de las legiones, se decía: &#8220;un Aquila por legión y ninguna legión sin Aguila&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">En general la enseña se componía de un Aquila con las alas desplegadas que mantenía un rayo entre las garras. Así se encuentra confirmado el <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> olímpico: el signo de la fuerza de Júpiter se une con el animal que le es consagrado, pues es con el rayo que el dios combate y extermina a los titanes.</p>
<p style="text-align: justify;">Detalle que merece ser subrayado, las enseñas de las tropas bárbaras no tenían Aquila: en los <em>signa auxiliarum</em> encontramos por el contrario animales sagrados o totémicos referidos a otras influencias, como el toro o el carnero. No fue sino más tarde cuan do estos signos se infiltraron en la romanidad, asociándose al Aquila y dando lugar frecuentemente a un doble <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a>: el segundo animal añadido al Aguila en las enseñas de una legión representaba su característica, mientras que el Aquila permanecía como símbolo general de Roma. En la época imperial, la en seña militar se convirtió a menudo en el <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolo</a> mismo del <em>imperium</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sabemos el papel que juega el Aquila en la historia sucesiva de los pueblos nórdicos y germánicos. Este <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolo</a> parece haber abandonado por un largo periódo el suelo romano y transportado a las razas germánicas, hasta el punto de aparecer como un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> genuinamente nórdico. Esto no es exacto. Se ha olvidado el origen del Aquila que figura aun hoy como emblema de Alemania, como lo fue también del Imperio Austríaco, último heredero del Sacro Imperio Romano Germánico. El Aquila germánica es simplemente el águila romana. Fue Carlomagno quien, en el año 800, en el instante de declarar la <em>renovatio romani imperii</em> recuperó el <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolo</a> fundamental, el Aguila y lo declaró emblema de su Imperio. Históricamente, es el águila romana quien se ha conservado hasta hoy como <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolo</a> del <em>Reich</em>. Sin embargo esto no impide que desde un punto de vista más profundo, supra-histórico, pueda pensarse en algo más que en una simple importación. En efecto, el Aguila figuraba ya en la mitología nórdica, como uno de los animales sagrados consagrados a Odin-Wotan y este animal fue añadido a las enseñas romanas de las legiones, incluso figuraba sobre las cimeras de los antiguos jefes germánicos. Puede pues concebirse que Carlomagno, tomando el Aquila como <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolo</a> del Imperio resucitado, tuvie ra presente a la Roma antigua y, simultáneamente de forma inconsciente, recuperaba también un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolo</a> de la antigua tradición ario-nórdica, conservado solo bajo la forma fragmentaria y crepuscular por diferen tes pueblos del período de las invasiones. Fuera como fuese, posteriormente el Aquila terminó por no tener más que un valor exclusivamente heráldico y se olvidó su significado originario y profundo.</p>
<p style="text-align: justify;">Como muchos otros se convirtió en un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">símbolo</a> que se sobreviviría y en consecuencia se convertirla en susceptible de servir de soporte a ideas y formas diferentes. Sería pues absurdo suponer la presencia &#8220;fonanbulesca&#8221; de concepciones como las que acabamos de recordar, por todas partes donde hoy se ven Aquilas sobre estandartes de emblemas europeos. Para no sotros, herederos de la antigua romanidad, podría ser diferente, igual que para el pueblo, hoy a nuestro lado, que es el heredero del Sacro Imperio Germánico. El conocimiento del significado original de <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> ario del Aquila, emblema resucitado de nuestros pueblos, podría incluso marcar el sentido más alto de nuestra lucha y relacionarse con esta tarea que repite en esto, en cierta medida, la aventura idéntica en la cual el antiguo pueblo ario, bajo el signo olímpico y evocador de la fuerza olimpica exterminadora de las entidades oscuras y titánicas, podría sentirse como la milicia de las fuerzas de lo alto, afirmar un derecho y una función superiores de potencia y orden.</p>
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		<title>Forme umane e creature animali</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 17:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tradizione Solare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Analogie tra animali simbolici, corpo umano e psiche secondo gli orientamenti di Tradizione Solare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/forme-umane-e-creature-animali.html' addthis:title='Forme umane e creature animali '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/tradizione-solare48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Tradizione solare" /><br/><p style="text-align: justify;"><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14 </xml><![endif]--> La figura umana si scompone in tre forme principali: la testa, il torace e la sfera del ricambio<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>, che a loro volta si proiettano all&#8217;esterno nel mondo naturale andando a corrispondere alle forme dei tre animali archetipi: l&#8217;aquila, il leone e il toro.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aquila  è l&#8217;animale <a title="Simboli e simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> delle forze che plasmano il capo, il pensiero.  Il leone è l&#8217;animale <a title="Simboli e simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> delle forze che agiscono nel torace, nel ritmo del respiro e della circolazione sanguigna, dunque nel sentimento.  Il toro è l&#8217;animale <a title="Simboli e simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> delle forze vitali del ventre, della forza della volontà.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella forma della testa si intravede l&#8217;ombra dell&#8217;aquila, in particolare nel profilo aquilino, che era tipico degli antichi Romani.  <img class="alignright alignnone size-medium wp-image-819" style="border: 0; float: right; margin: 6px;" title="aquila1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/aquila1.jpg" alt="Aquila" width="192" height="288" />L&#8217;aquila è l&#8217;archetipo degli uccelli, ovvero l&#8217;uccello per eccellenza. È l&#8217;animale <a title="Simboli e simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> della vista e del pensiero: l&#8217;essere che guarda direttamente il Sole. Perciò è naturale che i giudizi sulla forza di pensiero, sulla capacità di visione di una persona siano espressi in riferimento ai volatili. Come quando si parla di vista d&#8217;aquila, ma anche  di cervello d&#8217;oca o di gallina.  Gli uccelli che appesantendosi non riescono a vincere più la gravità terrestre, sono quelli che trasmettono un senso di ottusità di pensiero. Invece, l&#8217;aquila che vola sulle vette più alte, nelle regioni inondate dal Sole, è il <a title="Simboli e simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> più bello del pensiero che è luce.</p>
<p style="text-align: justify;">La vista acuta dell&#8217;aquila distingue le forme dalle altezze più grandi. Il toro invece è quasi cieco. Egli esprime le forze istintive, che reggono il la digestione, metabolismo, la trasformazione delle sostanze in forze vitali, la riproduzione.  <img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-820" style="float: left; border: 0; margin: 6px;" title="toro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/toro.jpg" alt="Toro" width="298" height="300" />La forza del Toro si esprime nello stomaco, al di sotto dell&#8217;ombelico, laddove ha sede il centro vitale legato all&#8217;elemento Fuoco che alimenta la vitalità dell&#8217;individuo.  Se in epoche arcaiche quando una veggenza naturale e spontanea guidava l&#8217;uomo il Toro era adorato come divinità, e se in epoche successive (quando alla spontaneità quasi istintiva delle origini si sostituisce il pensiero, la forza ordinatrice della coscienza) ci celebrò il sacrificio del toro da parte di Dei e di Eroi, è facile comprendere il significato occulto di questo mutamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Intermedio tra l&#8217;Aquila (la creatura delle altezze) e il Toro (animale delle profondità) è il Leone. Le forze che in natura si esprimono nella figura felina, nell&#8217;uomo vanno a comporre il torace.<img class="alignright alignnone size-medium wp-image-821" style="border: 0; float: right; margin: 6px;" title="leone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/leone.jpg" alt="Leone" width="280" height="223" /> La testa del Leone con la sua criniera raggiante ha una forma solare, il volto del leone con il suo colore dorato irraggia come il disco del Sole. Il leone che avanza fendendo l&#8217;aria, dominatore dell&#8217;ambiente che lo circonda esprime la forza del coraggio che nell&#8217;uomo irradia dall&#8217;organo del cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aquila &#8211; la creature delle altezze luminose &#8211; esprime le forze della testa, del pensiero.  Il leone &#8211; il dominatore dell&#8217;atmosfera &#8211; manifesta le forze del torace, del nobile e coraggioso sentire.  Il toro &#8211; potente animale della terra &#8211; esprime la forza vitale, l&#8217;energia del volere.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in profondità, nel groviglio degli intestini riconosciamo la forma dei serpenti.  Il serpente che inghiotte la preda e lentamente la digerisce è la proiezione all&#8217;esterno di un lineamento di intestino.  Il nostro stomaco pieno borbotta come le rane che gracidano negli acquitrini.  Nello stomaco si annida una fauna di microorganismi, spesso utili, talora dannosa, così come nella terra si annida una miriade di vermi e di insetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le creature del mare hanno relazione con l&#8217;organo genitale maschile e il grembo femminile è come il mare fecondo, dal quale in principio nacque la vita.  I microorganismi marini sono come spermatozoi e ovuli fecondati nel grembo della madre.</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Stomaco, organi genitali e arti: sfera del &#8220;ricambio&#8221; perché le sostanze alimentari vengono trasformate in energie, le energie vengono utilizzate per muovere gli arti e per generare nuovi esseri.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/forme-umane-e-creature-animali.html' addthis:title='Forme umane e creature animali ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il simbolismo dell&#8217;aquila</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Studio sui significati simbolici dell'aquila dall'antichità al mondo romano a quello moderno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodellaquila.html' addthis:title='Il simbolismo dell&#8217;aquila '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/aquila.jpg" border="0" alt="Aquila" width="250" height="199" align="right" /> Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> dell’aquila ha un carattere &#8220;tradizionale&#8221; in senso superiore. Dettato da precise ragioni analogiche, è fra quelli che testimoniano un &#8220;invariante&#8221;, cioè un elemento costante e immutabile, in seno ai miti e ai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> di tutte le civiltà di tipo tradizionale. Le particolari formulazioni che riceve questo tema costante son però naturalmente diverse a seconda delle razze. Qui diciamo subito che il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> dell’aquila nella tradizione delle genti arie ha avuto un carattere spiccatamente &#8220;olimpico&#8221; ed eroico, cosa che ci proponiamo di chiarire nel presente scritto con un gruppo di riferimenti e di ravvicinamenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827212248" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/rivoltacontroilmondomoderno.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno" width="95" height="134" align="left" /></a> Circa il carattere &#8220;olimpico&#8221; del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> dell’aquila, esso risulta già direttamente dal fatto, che quest’animale fu sacro al Dio olimpico per eccellenza, a Zeus, il quale a sua volta non è che la particolare figurazione ario-ellenica (e poi, come Jupiter, ario-romana) della divinità della luce e della regalità venerata da tutti i rami della famiglia aria. A Zeus fu connesso a sua volta un altro <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, quello della folgore, cosa che va ricordata, perché vedremo che per tal via esso va a completare non di rado il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> stesso dell’aquila. Ricordiamo anche un altro punto: secondo l’antica visione aria del mondo, l’elemento &#8220;olimpico&#8221; si definisce soprattutto nella sua antitesi rispetto a quello titanico, tellurico ed anche prometeico. Ora, proprio con la folgore Zeus abbatte, nel mito, i titani. Negli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">Arii</a>, che vivevano ogni lotta come una specie di riflesso della lotta metafisica fra forze olimpiche e forze titaniche, essi stessi considerandosi come una milizia delle prime, vediamo peraltro aquila e folgore come <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> e insegne che racchiudono, per tal via, un significato profondo e generalmente trascurato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/trattatodistoriadellereligioni.bmp" border="0" alt="Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni" width="95" height="142" align="right" /></a> Secondo l’antica visione aria della vita, l’immortalità è qualcosa di privilegiato: non significa semplice sopravvivenza alla morte, ma partecipazione eroica e regale allo stato di coscienza che definisce la divinità olimpica. Fissiamo alcune corrispondenze. La veduta ora accennata circa l’immortalità è anche propria alla antica tradizione egizia. Solo una parte dell’essere umano è destinata ad una esistenza eterna celeste in stati di gloria – il cosidetto <em>Ba</em>. Ora, questa parte nei geroglifici egizi è raffigurata appunto come un’aquila o uno sparviero (per le condizioni di ambiente, lo sparviero qui è il surrogato dell’aquila, l’appoggio più prossimo offerto dal mondo fisico per esprimere la stessa idea). È sotto forma di sparviero, che nel rituale contenuto nel <em>Libro dei Morti </em>l’anima trasfigurata del morto incute spavento agli stessi dèi e può pronunciare queste parole superbe: &#8220;Io son sorto a similitudine di sparviero o di aquila divina ed Oro mi ha fatto partecipe secondo simiglianza dello spirito suo, a che prenda possesso di quel che nell’altro mondo corrisponde ad Osiride&#8221;. Questo retaggio superterreno corrisponde esattamente all’elemento olimpico. Infatti nel mito egizio Osiride è una figura divina che corrisponde allo stato primordiale &#8220;solare&#8221; dello spirito, il quale, dopo aver subito alterazione e corruzione (uccisione e dilaceramento di Osiride), viene restaurato da Oro. Il morto consegue l’indiamento immortalante partecipando della forza restauratrice di Oro, che riconduce ad Osiride, che provoca il &#8220;risorgere&#8221; o il &#8220;ricomporsi&#8221; di Osiride.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8810420489" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/animalisimbolici.bmp" border="0" alt="Maria Pia Ciccarese (cur.), Animali simbolici. Alle origini del Bestiario cristiano I (agnello-gufo). Vol. 1" width="63" height="99" align="left" /></a> A questo punto, è facile constatare corrispondenze molteplici di tradizioni e di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>. Nel mito ellenico, si comprende, a tale stregua, che da &#8220;aquile&#8221;, esseri, come Ganimede, siano stati rapiti al trono di Zeus. Per mezzo di aquile, nell’antica tradizione persiana, il re Kei-Kaus tentò prometeicamente di innalzarsi al cielo. Nella tradizione indo-aria è l’aquila che porta ad Indra la mistica bevanda che lo costituirà a signore degli dèi. La tradizione classica qui aggiunge un particolare suggestivo: per essa, benché inesattamente, l’aquila valeva come l’unico animale che poteva fissare il sole senza abbassare gli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2867142873/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabirethule.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Thulé: Le Soleil retrouvé des hyperboréens" width="90" height="140" align="right" /></a> Ciò chiarisce la parte che l’aquila ha in alcune redazioni della leggenda prometeica. Prometeo vi appare non come colui che è veramente qualificato per far proprio il fuoco olimpico, ma come colui, che, restando di natura &#8220;titanica&#8221;, vuole usurparlo e farne cosa non più da &#8220;dèi&#8221;, ma da uomini. Per pena, nelle redazioni della leggenda cui alludiamo, il Prometeo incatenato ha il fegato continuamente divorato da un’aquila. L’aquila, animale sacro del Dio olimpico, associato alla folgore stessa che abbatte i titani, ci appare qui come una figurazione equivalente allo stesso fuoco, che Prometeo voleva far suo. Si tratta cioè di una specie di castigo immanente. Prometeo non ha la natura dell’aquila, che può fissare impunemente e &#8220;olimpicamente&#8221; la luce suprema. La stessa forza che volle far sua, diviene il principio del suo tormento e del suo castigo. E qui si aprirebbe una via per comprendere la tragedia interiore di vari esponenti moderni della dottrina di un superuomismo titanico, ossessi e vittime della loro stessa idea, partendo da Nietzsche e da Dostojewskij, e con particolare riguardo, anche, agli eroi caratteristici dei romanzi di quest’ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2841411419/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabirelegendes.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Legendes de la mythologie nordique" width="86" height="140" align="left" /></a> Tornando al mondo del mito ariano, troviamo nell’antica tradizione indù una variante di quello prometeico. Agni, sotto forma di aquila o di sparviero, strappa un ramo dell’albero cosmico, ripetendo il gesto, che nel mito semita Adamo compì per &#8220;rendersi simile agli dèi&#8221;. Agni, che a sua volta è una personificazione del fuoco, viene colpito. Dalle sue piume cadute al suolo sorge però il seme di una pianta che produrrà il &#8220;<em>soma </em>terrestre&#8221;. Ma il <em>soma </em>è un equivalente della ambrosia, è la sostanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> che indìa, che propizia una partecipazione allo stato &#8220;olimpico&#8221;. La struttura del mito ario, benché in forma più involuta, ripete quella che già abbiamo analizzata nel mito egizio (offuscamento di Osiride, resurrezione per mezzo di Oro). Si può parlare di un tentativo prometeico fallito in un primo tempo, poi &#8220;rettificato&#8221; e fatto seme di una giusta realizzazione dello stesso fine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827205020" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/misterodelgraal.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Il mistero del Graal" width="95" height="132" align="right" /></a> Nella tradizione irano-aria l’aquila figura spesso come una incarnazione della &#8220;gloria&#8221; dello <em>hvarenô </em>che, come in altra occasione ricordammo, per quelle razze non valse come una astrazione, bensì come una forza mistica e un potere reale dall’alto, che scende sui sovrani e sui capi, li fa partecipi della natura immortale e li testimonia con la vittoria. Questa &#8220;gloria&#8221; aria, personificata dall’aquila, non sopporta lesioni dell’etica virile propria alla tradizione mazdea. Così il mito riferisce, che sotto forma di aquila essa si dipartì dal re Yima allorché questi si contaminò con una menzogna. Sulla base di siffatte corrispondenze di significato e di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> la parte che in Roma antica ebbe l’aquila risulta in una particolare luce. Il rito dell’apoteosi imperiale romana è una prima testimonianza ed una precisa conferma dell’aderenza della romanità all’ideale olimpico. In tale rito proprio il volo di un’aquila dalla pira funeraria simboleggiava infatti il trapasso allo stato di &#8220;dio&#8221; dell’anima dell’imperatore morto. Ricordiamo i particolari di questo rito, che fu ripetuto sull’esempio di quello originario celebratosi alla morte di Augusto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827211594" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/tradizioneermetica.bmp" border="0" alt="Julius Evola, La Tradizione Ermetica" width="95" height="134" align="left" /></a> Il corpo dell’imperatore morto veniva racchiuso in una bara coperta di porpora, portata da una lettiga d’oro e d’avorio. Veniva deposto in una pira costituita al Campo di Marte e circondata da sacerdoti. Si svolgeva allora la cosiddetta <em>decursio</em>, su cui subito diremo. Dato fuoco alla pira, un’aquila si liberava dalle fiamme, e si pensava che in quell’istante l’anima del morto simbolicamente s’innalzasse verso le regioni celesti, per esser accolta fra gli Olimpici. La <em>decursio</em>, cui ora si è accennato, era la corsa di truppe, di cavalieri e di capi intorno alla pira dell’imperatore, sulla quale essi gittavano le ricompense ricevute per il loro valore. Anche in questo rito si cela un significato profondo. Era credenza aria e romana, che nei capi fosse la vera forza decisiva per la vittoria; cioè, non tanto nei capi come persona, quanto nell’elemento sovrannaturale, &#8220;olimpico&#8221; ad essi attribuito. Per questo, nella cerimonia romana del trionfo il duce vincitore assumeva i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> del dio olimpico, di Jupiter, e al tempio di questo dio andava a rimettere i lauri della vittoria, volendo con ciò esprimere il vero autore della vittoria, ben distinto dalla sua parte semplicemente umana. Nella <em>decursio </em>avveniva una &#8220;remissione&#8221; analoga: i soldati e i capi restituivano le ricompense che ricordavano il loro coraggio e la loro forza vincitrice all’imperatore come a colui che, nella sua potenzialità &#8220;olimpica&#8221;, ora sul punto di liberarsi e di transumanarsi, ne era stato la vera origine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8837022905" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/santimazziniaraldica.bmp" border="0" alt="Giovanni Santi Mazzini, Araldica. Storia, linguaggio, simboli e significati dei blasoni e delle armi" width="95" height="105" align="right" /></a> Ciò ci conduce ad esaminare la seconda testimonianza dello spirito &#8220;olimpico&#8221; della romanità, parimenti controsegnato del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> ario dell’aquila. Era tradizione classica che colui, su cui si posasse l’aquila fosse predestinato da Zeus ad alti destini o alla regalità, volendosi con ciò indicare il presupposto &#8220;olimpico&#8221; della legittimità degli uni o dell’altra. Ma era parimenti tradizione classica, e poi specificamente romana, che l’aquila fosse segno di vittoria, col che, parimenti, vengono in risalto i presupposti &#8220;olimpici&#8221; della concezione stessa della lotta e della vittoria, cioè l’idea, che attraverso la vittoria della gente aria e romana fossero le forze stesse della divinità olimpica, del dio di luce, a vincere; la vittoria degli uomini, riflesso di quella stessa di Zeus su forze antiolimpiche e &#8220;barbariche&#8221;, era preannunciata dall’apparire dell’animale stesso di Zeus, dall’aquila.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8811504813" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/biedermannenciclopediasimboli.bmp" border="0" alt="Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli" width="95" height="144" align="left" /></a> Ecco la base per comprendere adeguatamente, in relazione a significati profondi d’origine tradizionale e sacrale, e non a vuote allegorie, la parte che l’aquila aveva fra le insegne degli eserciti romani, presso <em>signa</em> e <em>vexilla</em>, fin dalle origini. Fin dall’epoca repubblicana l’aquila fu in Roma come l’insegna delle legioni – veniva detto: &#8220;un’aquila per legione e nessuna legione senz’aquila&#8221;. In particolare, l’insegna era costituita dall’aquila con le ali spiegate e, in più, con una folgore fra gli artigli. Vien così confermato rigorosamente il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> &#8220;olimpico&#8221; già detto: presso all’animale sacro di Giove è il segno della sua stessa forza, di quella folgore, con la quale egli combatte e stermina i titani. Dettaglio degno di rilievo, le insegne delle truppe barbariche non avevano aquila: nei <em>signa auxiliarium </em>troviamo invece animali sacri o &#8220;totemici&#8221;, rifacentisi ad altre influenze, quali il toro o l’ariete. Solo in un periodo successivo questi segni s’infiltrarono nella stessa romanità associandosi all’aquila e dando luogo, spesso, ad un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> doppio: il secondo animale aggiunto all’aquila nelle insegne di una data legione stava allora in relazione con una caratteristica di essa, mentre l’aquila si rifaceva al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> generale di Roma. Nel periodo imperiale, peraltro, l’aquila, da insegna militare, divenne spesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> per lo stesso <em>Imperium</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842074837" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/medioevosimbolico.bmp" border="0" alt="Michel Pastoureau, Medioevo simbolico" width="95" height="145" align="right" /></a> Noi sappiamo la parte che nella storia successiva il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dell’aquila ha avuto nei popoli nordici e germanici. Questo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> sembra quasi aver abbandonato per un lungo periodo il suolo romano ed esser trasmigrato fra le razze germaniche, tanto da apparire a molti come un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> essenzialmente nordico. Ciò non è esatto. Si è dimenticata l’origine dell’aquila che figura ancora oggi (1941 – n.d.r.) come emblema della Germania, così come essa fu anche emblema dell’Impero austriaco, ultimo erede del Sacro Romano Impero. Quest’aquila germanica è semplicemente l’aquila romana. Fu Carlomagno nell’800, che nel punto di dichiarare la <em>renovatio romani imperii </em>ne riprese il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> fondamentale, l’aquila, e ne fece l’emblema del suo Stato. Storicamente, è dunque null’altro che l’aquila romana quella che si è conservata fino ad oggi come <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> del <em>Reich</em>. Ciò non impedisce però che, da un punto dì vista più profondo, superstorico, nel riguardo si possa pensare a qualcosa di più che ad una semplice importazione. L’aquila infatti nella mitologia nordica figurava già come uno degli animali sacri ad Odino-Wotan e come questo animale fu aggiunto nelle insegne romane delle legioni, così esso apparve anche nei cimieri degli antichi capi germanici. Si può dunque concepire che mentre Carlomagno nell’assumere l’Aquila a <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> del risorto impero aveva essenzialmente in vista Roma antica, egli simultaneamente, senza rendersene conto, riprendeva anche un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dell’antica tradizione ario-nordica, conservatasi solo in forma frammentaria e crepuscolare fra i vari ceppi del periodo delle invasioni. In ogni modo, nella storia successiva l’aquila finì con l’avere un valore semplicemente araldico e il suo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">significato simbolico</a> e morale più profondo e originario fu dimenticato. Come molti altri, divenne un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> che sopravviveva a sé stesso e che quindi fu perfino suscettibile a servir da base ad idee molto diverse. Sarebbe quindi assurdo supporre la presenza, sia pur &#8220;sonnambolica&#8221;, di concezioni, come quelle qui ricordate, dovunque oggi si siano viste aquile in segni ed emblemi europei. Le cose potrebbero stare diversamente per noi, eredi dell’antica romanità, e poi pel popolo, che oggi ci sta a fianco, erede dell’imperio romano-germanico. La conoscenza del significato originario del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> ario dell’Aquila, risorto emblema di entrambe le nostre genti, potrebbe controsegnare anzi il significato più alto della nostra lotta e connettersi con l’impegno, che in questa si ripeta, in una certa misura, la stessa vicenda, nella quale l’antica gente aria, nel segno olimpico ed evocando la forza stessa olimpica sterminatrice di entità oscure e titaniche, potè sentirsi come la milizia di influenze dall’alto ed affermare un superiore diritto e una superiore funzione di dominio e di ordine.</p>
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