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	<title>Centro Studi La Runa &#187; americanismo</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>L’antiamericanismo di Evola non è pregiudizio, ma parte d’una visione coerente del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 17:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rilettura degli scritti di Evola sulla civiltà americana costituisce un'autentica miniera di spunti critici per chi voglia porsi in maniera consapevole, e al tempo stesso propositiva, nei confronti della deriva nichilista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99antiamericanismo-di-evola-non-e-pregiudizio-ma-parte-d%e2%80%99una-visione-coerente-del-mondo.html' addthis:title='L’antiamericanismo di Evola non è pregiudizio, ma parte d’una visione coerente del mondo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4705" style="margin: 10px;" title="evola" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evola-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" />Recentemente la Fondazione Julius Evola ha curato la seconda edizione (dopo quella del 1983) dell’antologia di testi evoliani dedicati alla civiltà statunitense, a cura di <a title="Alberto Lombardo" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo">Alberto Lombardo</a>, intitolata <a title="Civiltà americana" href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046"><em>Civiltà americana</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una raccolta di quattordici scritti, apparsi fra il 1930 e il 1968, ossia da prima dello scoppio della seconda guerra mondiale a pochi anni prima della scomparsa del filosofo, avvenuta nel 1974. Il primo testo è il celebre «Noi antimoderni»; l’ultimo s’intitola «Suggestione negra». Fra i più significativi, come appare già dai rispettivi titoli, «”Libertà dal bisogno” e umanità bovina» (del 1952) e «Difendersi dall’America» (del 1957).</p>
<p style="text-align: justify;">Molto è stato detto e scritto sull’antiamericanismo di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, nonché sulla circostanza, invero eloquente, che la sua produzione su questo tema è perfino più abbonante di quella dedicata all’anticomunismo; per cui riteniamo che questa ripubblicazione di una serie di scritti evoliani, dispersi su svariate riviste oggi in gran parte introvabili, sia di per sé una operazione culturale meritoria e di alto profilo.</p>
<p style="text-align: justify;">Coglie perfettamente nel segno <a title="Alberto Lombardo" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo">Alberto Lombardo</a> allorché osserva che tutta la discussione in merito è sostanzialmente viziata dal fatto che americanismo e antiamericanismo, nel panorama politico e culturale italiano (ed europeo) , hanno finito per assurgere al ruolo di bandiere di due co0ntrapposte &#8211; ma non opposte &#8211; visioni del mondo, che neppure la fine della Guerra Fredda, in apparenza, è riuscita a comporre o a rendere obsolete.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6542" style="margin: 10px;" title="civilta-americana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/civilta-americana-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>E questo per la buona ragione che tanto gli americanisti quanto gli antiamericanisti continuano a muoversi entrambi sul medesimo terreno culturale, proprio della modernità intesa in senso puramente quantitativo: democrazia, capitalismo, egualitarismo, cultura dei diritti, scuola di massa, dominio di una vociante “opinione pubblica” che non si rende conto di essere strumentalizzata, dietro la maschera della demagogia più sfrenata, da una rete occulta di “poter forti” di matrice finanziaria ed economica.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, ha ancora ragione Lombardo quando osserva che l’antiamericanismo superficiale e viscerale di casa nostra non è affatto una alternativa ai valori, se così vogliamo chiamarli, rappresentato dalla civiltà americana, perché, in ultima analisi, si riduce ad un americanismo purgato dai <em>fast-food </em>di McDonald’s e dalla Coca-Cola.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera alternativa all’americanismo non è, pertanto, una modernità che vorrebbe accettare tutto il regno del quantitativo, rappresentato allo spirito americano, ma senza i suoi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> più vistosi e appariscenti, per non dire più chiassosi e volgari; ma un lucido, ragionato rifiuto di tutto l’universo spirituale (o piuttosto anti-spirituale) sotteso a quella civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversamente, l’antiamericanismo nostrano si riduce a quella misera cosa che in realtà è: una servile accettazione della sua essenza profonda, pretendendo però di nascondere alla vista &#8211; ipocritamente &#8211; certe forme esteriori.</p>
<p style="text-align: justify;">Osserva, infatti, <a title="Alberto Lombardo" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo">Alberto Lombardo</a> a questo proposito (op. cit., 16-18):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«L’antiamericanismo, che un autore apprezzato dagli americanisti nostrani ha definito “una malattia psicologica”, non è sufficiente ad accostare <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> al movimento <em>no/new global</em> o ad altre correnti di pensiero. In Evola l’avversione al modello di civiltà propugnato dagli Stati Uniti non è un pregiudizio, come vorrebbe Massimo Teodori, ma parte da un’autentica visione del mondo e della storia. Già in due capostipiti della rivoluzione conservatrice tedesca, Oswald Spengler e Arthur Moeller van der Bruck, vi è una critica all’occidentalismo di marca anglosassone che è il risultato di un’analisi storica e geopolitica; analoghe posizioni si trovano in Johann von Leers e in Carl Schmitt. Vi è, soprattutto, il richiamo alla tradizione politica europea e la teorizzazione di una sua rinascita in forme nuove. Al contrario, tanto nei laudatori dell’americanismo che nei suoi detrattori, si osserva un’attitudine prona e remissiva che altro non è che una forma di disfattismo o di incoscienza. Anche i più accalorati antiamericani infatti non dubitano della validità dei dogmi  egualitari, della sacralità della democrazia, dell’importanza del meticciato come mezzo per abbattere le costrizioni di un modo che ha ancora troppe differenze.  Entrambi, americanofili e americanofobi, sognano un mondo con più ricchezza diffusa, meno frontiere e più libertà di scambi e movimenti, con la peculiare variante della presenza, o meno, delle catene dei McDonald’s o della Coca-Cola.<br />
La recente elezione negli Stati Uniti del primo Presidente di colore della storia avrebbe certo dato lo spunto a Evola per qualche articolo, non tanto per la persona considerata in se stessa (Barack Obama), quanto per il valore simbolico e sintomatico del fatto. Non vi è alcun dubbio che vedesse nella componente di colore della popolazione nordamericana la componente più tipica dello “spirito americano”: <em>“L’America è ‘negrizzata’ in termini non semplicemente demografici, ma altresì di civiltà e di sensibilità, quindi anche quando non esistono che scarse relazioni col sangue negro” </em>(in “Il popolo italiano”, 12 luglio 1957). Evola avrebbe indubbiamente interpretato questo fatto come una conferma della degenerazione spirituale americana, tanto più considerando che è stata una maggioranza bianca ad eleggere un presidente negro.<br />
Comunque non è paradossale che proprio in America, a partire dagli anni Novanta del secolo corso, Evola abbia goduto di una marginale ma non del tutto trascurabile fortuna, dovuta soprattutto alla traduzione delle sue opere principali da parte della casa editrice Inner Traditions, oltre che alla presentazione del pensiero evoliano (in termini assai diversi) da parte di Thomas Sheehan, Richard Drake e Joscelyn Godwin. Ed è piuttosto significativo che in internet, dove il nome di Evola compare in centinaia di migliaia di pagine in tutte le lingue, uno dei primi testi integralmente tradotti e disponibili in inglese (così come in altre lingue) sia stato proprio il volumetto <a title="Civiltà americana" href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046"><em>Civiltà americana</em></a>.<br />
A ben vedere, infatti, l’autentica opposizione al modello americano è proprio quella teorizzata da Evola, che punta al primato della qualità sulla quantità, dello spirito sulla materia, dell’organicità sull’individualismo e della politica sull’economia. Però, così come la Tecnica è per sua natura universale, lo sono anche il modello economico capitalistico e l’ideologia egualitaria. Storicamente, laddove un’idea particolare si oppone ad una universale, la prima è destinata a venire travolta. Il messaggio fondamentale di Evola è proprio quello di interpretare e vivere i valori tradizionali in una prospettiva più che storica, assolutizzarli: solo con ciò potranno essere opposti a quelli dominanti, indipendentemente a ogni effettiva speranza pratica».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quello che non può trovarci d’accordo, nel pensiero di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> sulla civiltà americana, è, d’altra parte, il suo atteggiamento nei confronti della questione degli afroamericani, che risente di un biologismo estraneo, a ben guardare, alle stesse motivazioni ideali del pensiero del filosofo e che si presta ad una lettura in chiave francamente e inaccettabilmente razzista.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la questione si riducesse ad un fatto puramente biologico, allora l’ultimo uomo politico europeo apertamente evoliano sarebbe Berlusconi, con la sua mediocrissima battuta sull’«abbronzatura» di Barack Obama.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, per le stesse ragioni per cui non è accettabile una critica all’americanismo che ne lasci intatte le basi ideologiche e si fermi ad alcuni <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> e funzioni materiali, del pari ci sembra non sia accettabile una lettura in chiave razzista della questione afroamericana.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, ci sembra che proprio la sorte dei due gruppi umani che più hanno sofferto della intrinseca malignità dello “spirito americano”, sempre camuffata dietro una roboante enfasi retorica, i neri vittime della schiavitù e gli indiani vittime della “pulizia etnica”, dovrebbe essere vista come un perenne monito contro le sirene di quella ideologia che proclama diritti e libertà per tutti, ma non esita a spazzar via con le bombe al napalm chiunque osi attraversarle il cammino, come si vede, anche ai nostri giorni, per esempio, in Iraq e in Afghanistan.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre demistificare l’intrinseca ipocrisia del “sogno americano” e la brutalità, eretta a sistema, dello “spirito della frontiera”, entrambe versioni rivedute e corrette di quel “destino manifesto” che ha fatto del nazionalismo statunitense la molla di una feroce volontà di sopraffazione a livello planetario, realizzata attraverso le immani distruzioni di due guerre mondiali, l’uso spregiudicato dei bombardamenti a tappeto e delle bombe atomiche, la cinica dottrina della “guerra preventiva” e la regia occulta delle <em>lobbies </em>politiche e finanziarie che hanno i loro centri nevralgici non solo a New York, ma anche a Londra e Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: justify;">E che il pensiero di Evola non sia immune da una certa vena razzista, lo dimostrano le pagine dedicate alla questione dell’<em>apartheid </em>nell’Africa australe; ove ad alcune osservazioni giuste e condivisibili, si intrecciano altre, che dovrebbero ripugnare non diciamo ad una coscienza cristiana &#8211; ed Evola è stato, infatti, un pensatore dichiaratamente pagano -, ma anche a quel tanto di coscienza morale che l’umanità ha comunque elaborato sotto l’influsso del Cristianesimo, anche senza rendersene conto o magari, come nel caso dell’Illuminismo, in antitesi ad esso e in aperta polemica contro di esso.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste riflessioni ci riconducono anche al discorso sulla posizione di Evola di fronte all’alternativa fra capitalismo di matrice americana e comunismo di modello sovietico. Per lui, si tratta di una falsa alternativa, e questa è la ragione per la quale rifiuta di farsi arruolare, sotto ricatto, nelle file degli “americanisti”. Capitalismo e comunismo non sono alternativi, proprio come, per Nietzsche, non lo sono liberalismo e marxismo: al contrario, si tratta di ideologie simmetriche e complementari, frutto, entrambe, della degenerazione quantitativa della modernità e dell’avvento di una concezione materialista, economicista, radicalmente laicista e avversa all’idea stessa del sacro, della gerarchia, del primato spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Alberto Lombardo" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo">Alberto Lombardo</a> osserva che, quando un’idea particolare si scontra con una universale, finisce per essere travolta. Come è stato fatto notare da diversi studiosi, la forza dell’americanismo sembra consistere proprio nel suo apparente universalismo; che, ad esempio, rende simili a penose battaglie di retroguardia gli sforzi della Francia di preservare la propria identità linguistica e culturale, dato che una strategia rigida soccombe sempre davanti ad una elastica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, si tratta di mostrare che il re è in mutande e cioè che l’americanismo, lungi dall’essere quella ideologia universalistica che cerca di apparire, è, in effetti, la più compiutamente particolaristica e la più ottusamente nazionalistica fra tutte quelle finora apparse durante il processo della modernità: l’ultimo e più abnorme frutto di una parabola degenerativa e non già il primo di un’epoca nuova e di un mondo nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, la cosa è evidente anche a livello puramente numerico. Estendere il “sogno americano” all’umanità intera, ad esempio a quei due miliardi e mezzo di Cinesi e di Indiani che bussano energicamente per sedere anch’essi alla tavola del capitalismo trionfante, prima che venga sparecchiata, è cosa semplicemente impossibile, e gli Stati Uniti saranno disposti a qualunque cosa pur di opporvisi.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto, però, dovranno gettare la maschera e tutto il mondo potrà vedere che l’americanismo altro non è ce un meschino nazionalismo elevato all’ennesimo potenza e che, per oltrepassare le sue mendaci promesse, occorre ripensare radicalmente il posto dell’uomo nel mondo, il ruolo dell’economia e della tecnica, e soprattutto la dimensione trascendente dell’anima, che la cultura materialista e liberale ha voluto rinnegare e che ha cerato in ogni modo di estinguere.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto di più che una questione puramente politica, dunque: ma una vera e propria rifondazione dei valori ideali e perenni dello spirito umano.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, ci sembra che la rilettura degli scritti di Evola sulla civiltà americana, nonché del saggio introduttivo di <a title="Alberto Lombardo" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo">Alberto Lombardo</a>, possa costituire un utile laboratorio di riflessioni e una autentica miniera di spunti critici per chi voglia porsi in maniera consapevole, e al tempo stesso propositiva, nei confronti della sempre più allarmante deriva nichilista di questa nostra tarda modernità.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99antiamericanismo-di-evola-non-e-pregiudizio-ma-parte-d%e2%80%99una-visione-coerente-del-mondo.html' addthis:title='L’antiamericanismo di Evola non è pregiudizio, ma parte d’una visione coerente del mondo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Quel no-global sul &#8220;Secolo&#8221; era Julius Evola</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 10:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/quel-no-global-era-julius-evola.html' addthis:title='Quel no-global sul &#8220;Secolo&#8221; era Julius Evola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6542" style="margin: 10px;" title="civilta-americana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/civilta-americana-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>La “Fondazione Julius Evola”, guidata da <a title="Gianfranco de Turris" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/gianfranco-de-turris/">Gianfranco de Turris</a>, ha appena pubblicato a cura di <a title="Alberto Lombardo" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo/">Alberto Lombardo</a> una raccolta di articoli del “maestro della Tradizione”, originariamente pubblicati nel lungo intervallo di tempo 1930-1968 e parzialmente proposti nel 1983 col titolo (confermato) di <a title="Civiltà americana" href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046"><em>Civiltà americana</em></a> (Controcorrente 2010, pp.86, 10 euro – <a title="Controcorrente" href="http://www.controcorrenteedizioni.it">www.controcorrenteedizioni.it</a>; <a href="http://www.fondazionejuliusevola.it">www.fondazionejuliusevola.it</a>). Come ricorda Lombardo nel suo saggio introduttivo (“La tenaglia si è chiusa”), si tratta di articoli evoliani che «riguardano principalmente gli sviluppi del costume nordamericano negli anni del secondo dopoguerra».</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola"> Julius Evola</a> (per chi non lo conoscesse: artista Dada, teorico dell’“individuo assoluto”, punto di riferimento del tradizionalismo europeo, ma soprattutto divulgatore e critico fra i più importanti nel Novecento delle dottrine spiritualiste), ha sempre riservato un’attenzione particolare a ciò che accadeva al di là dell’Atlantico, per tre motivi sostanziali: il primo riguardava l’avversione alla civiltà del danaro e capitalistica, alla società dei consumi e dello spettacolo e all’omologazione tipiche della mentalità americana; il secondo riguardava le vicende politiche del nostro Paese (dunque patto Atlantico sì-patto Atlantico no…); il terzo (considerato, a volte, qualche passo al di qua del negativo), concerneva le dottrine e le tendenze culturali dell’Occidente e dunque quel che accadeva nel controverso ambito intellettuale, proprio all’interno del “mondo moderno”. Nel primo caso l’avversione evoliana alla “civiltà americana” era abbastanza netta; nel secondo, la necessità di avere degli alleati (in politica) consigliò al filosofo di origini siciliane di tenere un atteggiamento prudente (e dunque dire di “sì” all’influenza politica americana in Italia); ma anche nel terzo caso le posizioni evoliane restavano sfumate, perché il filosofo prendeva in considerazione i fenomeni culturali provenienti dal “nuovo mondo” e li analizzava dall’interno al meglio delle proprie possibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista, l’opinione fortemente antiamericana nata nei giovani su presunta “influenza” evoliana, oggi è completamente da riformulare; “nuovo” e opportuno riferimento, a parte il libro curato da Lombardo, potrebbe essere anche il saggio evoliano del 1968, <em>La gioventù, i Beats e gli anarchici di Destra </em>contenuto all’interno del volume <em>L’arco e la clava</em>. Un saggio nel quale Evola affronta il rapporto fra l’uomo di destra (o “anarchico di destra”, formatosi cioè precedentemente sul suo <a title="Cavalcare la tigre" href="http://www.libriefilm.com/cavalcare-la-tigre/7345"><em>Cavalcare la tigre</em></a>) e i fenomeni di ribellione provenienti dagli Stati Uniti d’America.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola"><img class="alignleft size-medium wp-image-6611" style="margin: 10px;" title="evola" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evola3-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Ma andiamo con ordine. Fra gli articoli evoliani presentati da Lombardo, due sono stati pubblicati proprio sul nostro <em>Secolo</em>, il primo il 27 gennaio del 1953 e il secondo il 28 luglio del 1964. Il meno recente dei due (<em>“Libertà dal bisogno” e umanità bovina</em>, il titolo) è un pezzo di profonda critica della mentalità materialistica americana (da questo punto di vista assai simile a quella di derivazione marxista), secondo cui la meccanizzazione della società americana e la liberazione dell’uomo dal bisogno del lavoro materiale, condurranno presto o tardi all’edificazione di una società “felice”. Lo si pensava negli anni Cinquanta (già da prima e per qualche anno ancora), ma non sarà mai così. <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> scrive infatti che le «premesse vere per un’esistenza e una civiltà superiore sono sempre di carattere interno, dipendono cioè da quel che l’uomo – un dato tipo umano – è, spiritualmente, senza essere necessariamente legate alle circostanze esterne ambientali: proprio al contrario di come il marxismo la pensa». Oggi sembra pacifico, ieri lo era molto meno…</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> ha ragione dunque, ma forse il taglio fortemente polemico dell’articolo (più avanti si dice che: «Questo qualcosa che manca e che, andando di questo passo, sempre mancherà all’uomo moderno, questo qualcosa senza di cui nessuna civiltà superiore potrà sorgere, non v’è “libertà atlantica” che potrà darlo…»), o magari le conoscenze o le ragioni “intellettuali” dell’autore di <em>Rivolta contro il mondo moderno</em>, non gli permettono di comprendere che anche l’America – qui non vogliamo certo difendere niente e nessuno – è capace di offrire “soluzioni” in controtendenza rispetto alla civiltà “dell’avvenire” di cui l’autore parla con giusta ironia. E sia dal <em>cotè</em> conservatore sia da quello progressista.</p>
<p style="text-align: justify;">Richard Drake professore di storia all’Università del Montana, rispondendo a due precise domande sul rapporto fra Evola e gli Stati Uniti (<a title="Il maestro della Tradizione" href="http://www.libriefilm.com/il-maestro-della-tradizione/5945"><em>Il maestro della Tradizione</em></a>, Controcorrente, 2008), ha avanzato alcune critiche circa l’antiamericanismo evoliano. «Per certi versi l’analisi evoliana degli Stati Uniti fu giusta e penetrante», dice Drake, «mi riferisco soprattutto al contenuto del suo libro <em>L’Arco e la clava</em>. Evola capì molto bene i punti deboli dell’individualismo americano. I suoi commenti sulla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> americana della generazione “beat” sono ben fondati. Quando <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> scrive degli Stati Uniti, in veste di critico culturale, merita quasi sempre di essere letto. Ma non è tutto … <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> non capì nulla delle fonti della potenza americana, non solo della capacità produttiva del Paese, ma anche delle sue tradizioni religiose, che egli giudicò, appunto, come sistemi decisionali poco più che assurdi. In <a title="La democrazia in America" href="http://www.libriefilm.com/la-democrazia-in-america-3/5453"><em>La Democrazia in America</em></a>, Alexis De Tocqueville segnalò queste tradizioni come la vera fonte dell’alto livello di fiducia del Paese in se stesso e della sua missione nel mondo. L’idea di Tocqueville rimane valida, oggi, anche e soprattutto quando queste tradizioni vengono macchiate… Ma <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> non vide nulla delle tesi profonde di Tocqueville. Nella sua tendenza a giudicare gli Stati Uniti come un Paese storicamente invalido, <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> perdeva contatto con quel realismo che quasi sempre illuminava i suoi scritti culturali».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-maestro-della-tradizione/5945" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5569" style="margin: 10px;" title="maestro-tradizione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/maestro-tradizione.jpeg" alt="" width="200" height="284" /></a> Il secondo articolo scritto da <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> per il <em>Secolo </em>(<em>Servilismi linguistici</em>, il titolo), almeno per una parte è apprezzabilissimo, perché mette in “stato d’accusa” l’utilizzo degli americanismi nel nostro Paese anche a rischio di storpiare il significato delle frasi utilizzate; d’altra parte lo stesso Pier Paolo Pasolini, cui certe critiche alla società moderna possono essere affiancate a quelle evoliane (si pensi al consumismo sessuale), “accusava” in quegli anni la lingua italiana di essere diventata una lingua tecnica, piena di vocaboli che non c’entravano niente né coi  costumi “nazionali” né con la tradizione letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo però, velocemente, al saggio evoliano pubblicato nel 1968, in relazione al rapporto fra l’evolismo e la ribellione beat dell’ultima metà del secolo. La base si partenza della protesta <em>beat </em>è perfettamente condivisa da Evola, il quale però giudica la prassi del <em>beat </em>come una reazione istintiva a un male “reale” (ma ricordiamo che anche Nietzsche partiva dalla valorizzazione dell’istinto), le “pratiche” <em>beat </em>– quelle della pericolosità del vivere – vengono poi affiancate a quelle della “Via della mano sinistra” di cui <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> ha scritto in <em>Metafisica del sesso</em> ma con un <em>deficit </em>di parte positiva (sappiamo che le spinte verso il “sacro” cui parla <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> coincidono solo in parte con le pratiche Zen). Le strade fra evoliani e <em>beat </em>sono comuni, come potrebbero essere comuni le strade di dieci-cento-mille ribelli “nietzscheani” e “post-nietzscheani” insomma. Semplificando potremmo dire che il rapporto Evola-generazione <em>beat </em>(ovviamente parliamo dei suoi massimi esponenti) è molto simile a quello fra Evola e Nietzsche, un rapporto che qui si gioca tutto sul rifiuto ragionato del benessere e dell’ottimismo, sulle istanze di libertà (dunque libertarie) o, per utilizzare un linguaggio che strizza l’occhio alle pratiche orientali, di “liberazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">È questo peraltro quello che intende Lombardo quando tratta, con obiettività, il rapporto anch’esso da approfondire fra Evola e le nuove istanze dei ribelli alla globalizzazione. «L’idea di un “Evola no global” sarebbe di per sé corretta», chiosa Lombardo, il problema anche stavolta è quello di individuare i “militi” del pensiero e della prassi no-global. Ma quelli veri, però… Difficile che fra questi possano rientrare i figli di notai o prefetti o categorie non proprio “svantaggiate” colte da pulsioni “democratiche” legate all’acne giovanile. Né fra i no-global rientrano «personaggi di vario tipo che nei fine settimana, smessi gli abiti borghesi, si danno agli espropri proletari di Dvd o di pranzi a base di crostacei», scrive Lombardo. Escluso, ovviamente, il ricorso alla violenza, la questione si gioca e si giocherà dunque sul rapporto effettivo fra libertà (tutte le libertà) e rispetto verso i popoli e le minoranze. La demagogia è bene stia fuori dalla porta, naturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 25 gennaio 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/quel-no-global-era-julius-evola.html' addthis:title='Quel no-global sul &#8220;Secolo&#8221; era Julius Evola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Per una nuova antropologia socialista?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 16:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Claudio Bazzocchi propone una singolare rivisitazione delle tesi fondanti del pensiero socialista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-una-nuova-antropologia-socialista.html' addthis:title='Per una nuova antropologia socialista? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881036240" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2750" style="margin: 10px;" title="fondamento-tragico-politica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fondamento-tragico-politca.jpg" alt="fondamento-tragico-politica" width="213" height="324" /></a>La moderna società di massa, multirazziale e femminista, rappresenta il compimento delle ideologie progressiste che ormai da secoli innescano rivoluzioni su rivoluzioni per arrivare alla tanto sospirata meta del “migliore dei mondi possibili”. Le istanze progressiste del pensiero di sinistra vengono recepite e attuate da tutti i partiti e dai governi di qualunque colore. Quindi al pensiero di “sinistra” non resta più nulla da pensare: deve soltanto amministrare l’esistente e godersi il trionfo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure c’è ancora chi ritiene di dover proporre nuove linee guida per la sinistra dei tempi a venire. Claudio Bazzocchi, intellettuale emergente dell’area neocomunista, ha scritto un corposo volume dal titolo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881036240" target="_blank"><em>Il fondamento tragico della politica. Per una nuova antropologia socialista</em></a>, un libro che si propone di offrire alla classe dirigente di sinistra suggerimenti per un’ulteriore avanzata sul fronte progressista (verso dove?!?).</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Bazzocchi è imperniato sul concetto di “emancipazione dei subalterni”, che assume significati decisamente stranianti. C’è da chiedersi, infatti, chi siano i subalterni in un contesto in cui la classe dirigente occidentale è interamente costituita da elementi di formazione massonico-marxista. Si potrebbe obiettare a Bazzocchi che i subalterni sono semmai i milioni di sfruttati che lavorano onestamente con paghe al limite della sopravvivenza e che subiscono le estorsioni di un fisco tanto implacabile coi ceti produttivi quanto lassista con parassiti e speculatori!</p>
<p style="text-align: justify;">Bazzocchi però sembra totalmente prigioniero di schemi ideologici piuttosto datati, e nella sua opera analizza alcuni intellettuali che a suo parere possono dare spunti originali: oltre ai soliti Marx e Freud, l’autore prende in considerazione Ernesto de Martino, Bataille, Heller e Castoriadis. Bazzocchi è estremamente critico con una certa cultura progressista di tipo altermondialista che si ispira a <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> orientali e a culture indigene. Per il nostro autore il riferimento prioritario è sempre il buon vecchio monoteismo che, con la sua antropologia egualitaria e con la sua “storia della salvezza”, è fatalmente incline alla fuga nell’utopia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro poi reinterpreta in chiave politica alcuni intellettuali della tradizione letteraria italiana. Con un’operazione culturale alquanto ardita, Bazzocchi arruola Giacomo Leopardi nelle file socialiste, poiché ne <em>La Ginestra</em> il poeta di Recanati suggerirebbe un impegno politico di matrice progressista. In realtà Leopardi è sempre stato alieno da scelte politiche e la sua statura intellettuale appare troppo grande per poterla rivestire di una divisa di qualsivoglia colore. Più convincente può apparire la lettura di Machiavelli che, seppure cronologicamente molto lontano da noi, se non altro ha fondato le categorie politiche moderne e l’atteggiamento mentale dell’uomo contemporaneo di fronte alla cosa pubblica. Ma anche in questo caso, considerare il segretario fiorentino come un antesignano del socialismo è piuttosto discutibile!</p>
<p style="text-align: justify;">Bazzocchi non nasconde la sua nostalgia per il vecchio PCI, e si richiama costantemente a Gramsci; inoltre critica aspramente la prassi politica della non-violenza e lascia intendere, neanche troppo velatamente, che vorrebbe vedere nei movimenti di sinistra un atteggiamento più “combattivo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dulcis in fundo</em>, Bazzocchi stigmatizza l’americanismo. Anche in questo caso non si capisce il senso di questa operazione, visto che il modello capitalista americano ha dimostrato di essere più idoneo del comunismo al fine di raggiungere gli obiettivi storici della sinistra (società multirazziale e femminismo, come si diceva all’inizio…).</p>
<p style="text-align: justify;">La parte finale del libro, pur caratterizzata da notevoli incongruenze, presenta qualche motivo di interesse nella critica all’individualismo. Qui l’autore rende ragione anche del titolo del libro: come nell’antica Grecia la tragedia era il momento di aggregazione della <em>polis</em>, così la società contemporanea deve ritrovare il momento di socializzazione comunitaria che apre gli individui alla libertà e alla mediazione sociale. Almeno in questo senso il libro in esame può essere un interessante contributo per l’elaborazione di nuove sintesi ideologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per mettere in crisi il sistema occorrono idee ben diverse da quelle che propone Bazzocchi…</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Bazzocchi, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881036240" target="_blank"><em>Il fondamento tragico della politica. Per una nuova antropologia socialista</em></a>, Diabasis, Reggio Emilia 2009, pp.328, € 24,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-una-nuova-antropologia-socialista.html' addthis:title='Per una nuova antropologia socialista? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>USA, il gioco puritano delle tre carte</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di Contro l'americanismo di Marco Tarchi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/usagiocopuritano.html' addthis:title='USA, il gioco puritano delle tre carte '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">L&#8217;antica febbre italiota di servire lo straniero è oggi un virus europeo. Quando abbiamo visto le migliori tempre &#8220;rivoluzionarie&#8221; di casa nostra, rimaste orfane dell&#8217;URSS, precipitarsi nella Quinta Strada a mendicare un po&#8217; d&#8217;attenzione dai magnati finanziari, è stato come una rivelazione. Quando poi, di rincorsa, abbiamo assistito a eroi cartonati del fiero neofascismo italico genuflettersi davanti a un&#8217;ennesima &#8220;grande nazione amica&#8221; rinnegando padri e madri, abbiamo provato un genuino senso di nausea.</p>
<p style="text-align: justify;">Da cocciuti idealisti, solo allora abbiamo capito.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sconfitte e le vergogne nazionali, gli ideali e i drammi sono passati come acqua fresca sulla faccia furba dei nostri piccoli e codardi Talleyrand. Gli italiani sono ancora loro, la loro politica è ancora quella degradante dei tempi cortigiani di Machiavelli: cercarsi un padrone potente e diventarne gli zelanti portaborse. Alla faccia di Marx, di Lenin, di Mussolini. Ma anche alla faccia dei vecchi liberali alla Sonnino, che ancora avevano quella sorta di umano pudore che una volta veniva chiamato senso dell&#8217;onore, personale e nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La sbornia americanista che impazza sulla nostra testa dimostra che parlare oggi di politica italiana, di politica europea, è solo un patetico scherzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842072346" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/controlamericanismo.bmp" border="0" alt="Contro l'americanismo" width="95" height="146" align="right" /></a> Leggendo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842072346"><em>Contro l&#8217;americanismo</em></a> di Marco Tarchi (Editori Laterza) si ha tutta la misura dello svergognato accoppiamento tra ipocrisia e criminalità che governa gli atti degli oligarchi europei, piazzatisi sul carro americano in qualità di ottusi valletti. Lo scandalo non è l&#8217;America. Lo scandalo è l&#8217;americanismo, cioè il tradimento dell&#8217;Europa, dell&#8217;idea di politica e di onestà ideologica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;America la conosciamo. È un impero mondiale basato su un colonialismo di rapina, e da sempre fa il suo mestiere. Alla maniera anglosassone: buona vecchia tradizione di sfruttamento. Sono due secoli che gli USA ripetono il gioco puritano delle tre carte: violenza e sopruso esportati ovunque coi nomi santi di liberazione, democrazia, diritti umani. Aggressione e degradazione dei popoli in omaggio al patologico convincimento di rappresentare il Bene biblico, da imporre a tutto il pianeta con la propaganda, la corruzione, l&#8217;invasione consumistica e, quando non basta (e spesso non basta) con la brutale violenza, con la guerra, con gli eccidi di massa. La doppia, tripla morale quacchera che presiede al tristo teatro degli inganni &#8211; in forza del quale bombardare Baghdad è buono e giusto, mentre resistere disperatamente ad una occupazione militare straniera è terrorismo criminale &#8211; ha trovato svelte complicità fra le sbandate greggi dirigenti dell&#8217;epoca post-bipolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Al gioco si sono subito prestati i soliti noti della piaggeria europea, ma italiana soprattutto. Come sempre, l&#8217;italiano, in una corsa al servilismo, risulta il migliore. E, come ogni servo, dopo il servigio, ama ostentare i favori del padrone, come garanzia di qualità che lo riscatti dalla propria evidente pochezza. La pratica quotidiana di travisare la realtà ha ormai raggiunto vertici tali, che Tarchi ne conclude esserci evidentemente una &#8220;strategia dei media&#8221; aggiogati all&#8217;America, che persegue la falsificazione come metodo che ha crescenti ritorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842071013" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/astreaeititani.bmp" border="0" alt="Franco Cardini, Astrea e i titani. Le lobbies americane alla conquista del mondo" width="95" height="142" align="left" /></a> Gli esempi sono innumerevoli. La menzogna sulle inesistenti &#8220;armi di distruzione di massa&#8221; è costata migliaia di vite fra civili e militari, e tuttavia non è bastata a togliere la maschera agli aggressori. Troppo potente è il loro arsenale propagandistico. Nessuno sembra riflettere sul fatto che se in Italia un Pietro Micca &#8211; che fece saltare in aria un bel po&#8217; di austriaci con un attentato &#8220;terroristico&#8221; in piena regola &#8211; è celebrato come un eroe nazionale italiano, non si vede perché non dovrebbero esserlo i suoi omologhi iracheni o palestinesi. E quelli di via Rasella: eroi o criminali? &#8220;Gli attentati e le congiure &#8211; scrive Tarchi con la chiarezza di parola che manca a tanti osservatori o politologi rinchiusi negli ermetismi bizantini &#8211; hanno sempre fatto parte delle guerre di liberazione e di indipendenza, e un paese che celebra nelle cerimonie pubbliche e sui libri di testo la Carboneria e il Risorgimento non dovrebbe dimenticarlo troppo in fretta.la causa dell&#8217;esplosione di violenza &#8216;terrorista&#8217; è il ruolo che gli Stati Uniti svolgono da decenni in Medio Oriente a difesa non della libertà (il Kuwait è uno dei paesi meno democratici al mondo, privo di libere elezioni e di istituzioni rappresentative) ma dei propri interessi politici ed economici, senza riguardo per le aspirazioni alla giustizia e all&#8217;indipendenza dei popoli della zona, palestinesi in testa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tante piccole Americhe, gli Stati europei si sono gettati a sciacallare l&#8217;Irak ben protetti dallo scudo americano. Vanno a fare affari: tutti lo sanno, a chi importa della &#8220;democrazia&#8221; irachena, di quella albanese, di quella afghana? Senza contare che nessun buono e saggio e pacifico e altruista dovrebbe avere il diritto di imporre la democrazia a suon di bombardamenti: elementare principio democratico, questo. O no?</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, mentre parliamo, le multinazionali USA si stanno spartendo il bottino umanitario della &#8220;ricostruzione&#8221; irachena e, nel suo piccolo, l&#8217;Agip sta concludendo i suoi contratti iugulatori, godendo dell&#8217;intimidazione militare e del ricatto economico. Democrazia? Libertà? Civiltà?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il lavoro di Tarchi va oltre. Ci dimostra quanto possano la viltà ideale e il calcolo degli interessi nel rovesciare i termini, facendo passare l&#8217;ingiustizia atroce per una leale difesa della &#8220;civiltà&#8221;. Al di sotto del grande gioco, poi, nella provincia dell&#8217;impero il grottesco e il paradossale dilagano. Ex-comunisti bombardatori di Belgrado che sfilano alle marce della pace. Libertari che plaudono alla perdita di indipendenza di popoli e nazioni. Anti-globalizzatori favorevoli alla società multietnica. l&#8217;incredibile ha corso normale nel perverso circo mediatico <em>liberal</em>. E al centro del circo dove non ci stupiamo di trovare faccendieri, speculatori, parassiti, riciclati politici imbonitori di ogni razza ballano il loro miserabile minuetto i detriti di ciò che una volta era l&#8217;alternativa, l&#8217;antagonismo: &#8220;destra&#8221;, &#8220;sinistra&#8221;, i finti e pavidi &#8220;rivoluzionari&#8221; di ieri, i mazzieri del capitalismo finanziario di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tarchi lo scrive senza fronzoli: &#8220;l&#8217;accodarsi all&#8217;opzione &#8216;occidentale&#8217; di molti di coloro che l&#8217;avevano in precedenza avversata ha dato un&#8217;ulteriore spallata al tradizionale discrimine sinistra/destra, ponendo di fatto conservatori e progressisti convertitisi all&#8217;ordine unipolare a guida statunitense nello stesso campo e contrapponendosi a tutti coloro che, qualunque fossero le loro provenienze ideologiche, alla filosofia del gendarme planetario a stelle e strisce non intendono aderire&#8221;. La grande ipocrisia planetaria ne contiene molte altre più piccole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 29 marzo 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842072346">Marco Tarchi, <em>Contro l&#8217;americanismo</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=915108&amp;a=10388&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884207234">(BOL)</a> <a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8842072346/ASI/395521">(LU)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/usagiocopuritano.html' addthis:title='USA, il gioco puritano delle tre carte ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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