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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Alfred Hitchcock</title>
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		<title>Hitchcock, il cinema senza tempo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 16:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alfred Hitchcock ha consegnato alla memoria del grande schermo emozioni, paure e fobie, mature e infantili, che erano in primo luogo le sue.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/hitchcock-il-cinema-senza-tempo.html' addthis:title='Hitchcock, il cinema senza tempo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/alfred-hitchcock" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5229" style="margin: 10px;" title="hitchcock" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hitchcock.jpg" alt="" width="200" height="258" /></a>I registi cinematografici, così come gli scrittori, si dividono in due categorie: quelli che raccontano le storie e quelli che si raccontano attraverso le loro storie. Il nostro <a title="Federico Fellini" href="http://www.libriefilm.com/category/registi/federico-fellini">Federico Fellini</a> sapeva portare in scena nevrosi, ricordi, desideri, sentimenti che nella maggior parte dei casi erano parte del proprio sé, erano il suo vissuto o i suoi sogni ad occhi aperti.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <a title="Alfred Hitchcok" href="http://www.libriefilm.com/category/registi/alfred-hitchcock">Alfred Hitchcock</a> ha consegnato alla memoria del grande schermo emozioni, paure e fobie, mature e infantili, che erano in primo luogo le sue. Memorabile rimane, ad esempio, per ritmo del narrato, angoscia e senso del mistero il suo <a title="Gli Uccelli" href="http://www.libriefilm.com/gli-uccelli/2084"><em>Gli Uccelli</em></a> (1963), e altrettanto indimenticabile un altro film che quest’anno compie mezzo secolo di vita e che viene ragionevolmente ricordato come uno dei lavori più belli dell’intera storia del cinema. <a title="La donna che visse due volte" href="http://www.libriefilm.com/la-donna-che-visse-due-volte/8040"><em>La Donna che visse due volte</em></a> (1958 &#8211; nell’originale, ufficialmente, <em>Vertigo</em>). Uno degli ultimi film del grande regista inglese di Leytonstone educato cattolicamente, che in vita, come si sa, non riuscì ad ottenere molti riconoscimenti, sufficienti se non altro ad eguagliare il suo notevolissimo talento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-donna-che-visse-due-volte/8040" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5228" style="margin: 10px;" title="la-donna-che-visse-due-volte" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-donna-che-visse-due-volte.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a> Hitchcock viene spesso ricordato come il maestro assoluto del brivido e della <em>suspense </em>(soprattutto per i suoi ultimi film), ed allo stesso tempo come un vero e proprio segugio della realtà. Il suo è uno stile personalissimo che peraltro, negli anni, difficilmente verrà ripreso con gli stessi strumenti di indagine psicologica.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altro canto il regista inglese abbinava alla forza della ispirazione anche quella delle immagini, coi suoi “trucchi” oggi in grandissima parte superati ma <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di splendida freschezza artigianale da età dell’oro. Hitchcock era dunque oltre che un artista ispirato un uomo che conosceva bene il mestiere. Gli artisti, i grandi artisti (musicisti, registi, creatori d’immagine), possiedono in primo luogo la dote del metodo, ed è sempre il pregio del grande professionismo a fare di un buon tecnico un vero maestro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="La donna che visse due volte" href="http://www.libriefilm.com/la-donna-che-visse-due-volte/8040"><em><em><a href="http://www.libriefilm.com/alfred-hitchcock-la-donna-che-visse-due-volte/8041" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5230" style="margin: 10px;" title="del-ministro-hitchcock" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/del-ministro-hitchcock.jpeg" alt="" width="200" height="284" /></a></em>La Donna che visse due volte</em></a> è la storia di un grande imbroglio, ma è anche un percorso di due ore verso una guarigione, quella del protagonista (James Stewart) con delitto e castigo conclusivo (che nulla ha però di <em>summa</em> moralistica). Un film a nostro modo di vedere messo su come la più classica delle opere liriche: trama intricata con un finale in cui l’ennesimo dramma, quello decisivo, si compie in pochissimi secondi. Un film d’emozione più che di ragione, insomma. Ma anche un film diviso in due veri parti, contrassegnate dalla presenza e dall’assenza di un motore seminascosto: un signore buono all’apparenza che intende sbarazzarsi della moglie ricca (tanto per dire: la più diffusa delle trame).</p>
<p style="text-align: justify;">Così, protagonista in chiaro del film è un ex agente di polizia malato di acrofobia che s’innamora della falsa moglie, in realtà amante, di un vecchio collega d’università, la bellissima, glaciale e aristocratica Kim Novak e che sarà solo un burattino nelle mani della finta coppia marito-moglie; protagonista occulta del film è invece l’emozione fortissima della morte che può avere, incredibile a dirsi, effetti benefici cancellando in quattro e quattr’otto uno <em>shock </em>precedente (causato da un’altra morte). Ha ragione allora chi scrive che per Hitchcock la normalità è una qualità che sembra proprio non esistere (G. P. Brunetta).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-uccelli/2084" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5231" style="margin: 10px;" title="gli-uccelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-uccelli.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a> Ma la grandezza di “Hitch” sta anche nel manovrare la macchina da presa con un’eleganza che ha pochi esempi nella storia del cinema. Eleganza e completezza sono infatti le due caratteristiche prime dell’arte di questo regista morto a Los Angeles nel 1980. I film di Hitchcock sono “completi”, perché costruiti su una serie numerosissima di componenti: bellezza, erotismo, mistero, incubo, psicologia (tutt’altro che ingenua), leggerezza, classe ma anche modernità. Sono eleganti perché vi si alternano con grazia e naturalezza, senza sbavature o forzature, scene classiche, di vita “borghese” di facile realizzazione e “lettura” (la bella donna in abito da sera, la passeggiata in macchina), e scene “futuriste” costruite ora con tecniche da cartone animato ora con passaggi monocromatici al limite della psichedelia ora con magistrali zoomate ora con primi piani su oggetti o dettagli (con sfumature perfino surreali), ora infine con “effetti speciali” che sembrano direttamente partoriti da un modernissimo computer.</p>
<p style="text-align: justify;">In mezzo a tanta arte, le esegesi si sprecano. Una lettura (e non sappiamo in realtà quanto sia una facile lettura), del cinema di Alfred Hitchcock è quella dell’angoscia, del pensiero e dell’ansia ricorrente. Abbastanza facile per un film come <a title="Gli Uccelli" href="http://www.libriefilm.com/gli-uccelli/2084"><em>Gli Uccelli</em></a>, più fra le righe per <a title="La donna che visse due volte" href="http://www.libriefilm.com/la-donna-che-visse-due-volte/8040"><em>La Donna che visse due volte</em></a> dal quale si potrebbe cominciare ad esempio dalla scena iniziale. Due poliziotti che inseguono un ladro. Il tutto fra le ombre della sera e fra i tetti di una inconfondibile San Francisco. Il panico, la fuga e poi la paura di precipitare nel vuoto e la malattia del protagonista. Uno dei due poliziotti muore. Tutte sensazioni che Hitchcock butta in campo con raffinata “naturalezza” e qui si sprecherebbero anche le interpretazioni freudiane (eros, nevrosi, “colpe”, peso del passato…).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/luniverso-di-hitchcock/8043" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5232" style="margin: 10px;" title="zizek-hitchcock" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/zizek-hitchcock-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a> Ecco potremmo dire che quello di “Hitch” è un cinema che non vuol sputare sentenze (e noi in Italia, al contrario ne sappiamo qualcosa, di film per così dire “denuncia” o peggio “politici”), un cinema dalle mille domande e dalle risposte aperte, quasi un cinema filosofico nel significato corrente del termine: un cinema in ultima analisi conoscitivo. Indagatore dell’animo umano (e dei “meccanismi” della società), dei tranelli e dei labirinti nei quali l’individuo è costretto a perdersi da qualcosa che lo trascende e che non viene mai riprodotto, a maggior ragione se con inutile se non retorica pomposità. Ma Alfred è anche, si diceva, uno straordinario esteta del grande schermo. Vedere recitare Kim Novak (per tacere di Grace Kelly, protagonista de <a title="La finestra sul cortile" href="http://www.libriefilm.com/la-finestra-sul-cortile/512"><em>La finestra sul cortile</em></a> e <a title="Caccia al ladro" href="http://www.libriefilm.com/caccia-al-ladro-2/8042"><em>Caccia al ladro</em></a>) riporta ai tempi in cui sul grande schermo le emozioni erano altra cosa dalle parole. Un viso nella sua bellezza ed espressività riusciva a raccontare da solo le scelte dei protagonisti colmando il “buco” di licenze poetiche e liberalità nello svolgimento dell’azione. La coppia Stewart-Novak offre ad esempio un’interpretazione pienamente hitchcockiana ovverosia plurivalente: eleganza e mistero, passione e sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma altre due considerazioni possono interessare il giovane spettatore che vorrebbe avvicinare a distanza di anni questo genere di cinema.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/tutti-i-film-di-alfred-hitchcock/8044" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5234" style="margin: 10px;" title="tutti-i-film-di-hitchcock" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tutti-i-film-di-hitchcock.jpeg" alt="" width="200" height="281" /></a> Una certa cultura “nostra” si è spesso tenuta lontana dalle analisi e dagli psicologismi (non di rado s’intende a ragione), cadendo però nell’errore opposto di infilarsi nel vicolo spesso cieco della “ragione” metafisica, dove ogni cosa ha un posto, un significato, un prologo ed un epilogo per certi versi scontato, dove latitano le sfumature ed un veloce schematismo &#8211; irrazionale &#8211; classifica gli uomini in buoni e cattivi e le motivazioni dell’agire in giuste ed ingiuste. Dove gli eroi sono appunto gli eroi del bene, un po’ 007 un po’ Conan il barbaro, che lottano contro corruzione morale e materiale del mondo. E può bastare così.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse l’uscire da uno schema di questo tipo, magari con l’“aiuto” di chi riesce a disegnare il mondo (Alfred iniziò proprio come disegnatore) con mille <em>nuances</em>, con tutti i colori dell’iride non sarebbe poi grave errore; calarsi dai grandi, grandissimi temi (quelli per così dire d’ispirazione classica e romantica), alle comuni “miserie” del quotidiano, “indagare” l’animo umano per trovarvi spesso il nulla o un pluriverso di motivazioni o banali pretesti o perfino il desiderio di una qualche “semplice” banconota, sarebbe un atto di giustificato omaggio alla realtà del comportamento sociale (e non sempre una caduta di livello). Ciò per non fare l’errore di quel tale che a furia di guardare il cielo inciampò in una comunissima pietra. L’uomo chiunque esso sia, ladro o poliziotto, è fallibile, di più: è vizioso, sembra dirci il regista de <a title="La finestra sul cortile" href="http://www.libriefilm.com/la-finestra-sul-cortile/512"><em>La finestra sul cortile</em></a>. Non dimentichiamolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-finestra-sul-cortile/512" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5233" style="margin: 10px;" title="la-finestra-sul-cortile" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-finestra-sul-cortile.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a> “Hitch” ad esempio (e siamo alla seconda considerazione), con la sua pellicola del 1958 ha voluto mettere sullo schermo una novella che si sviluppa come una “comune” storia di reincarnazione (o peggio di fantasmi): la bella protagonista vive la vita di una antenata spagnola morta a 26 anni che appare in un ritratto di una galleria di San Francisco (e dunque sarà costretta a fare la stessa tragica fine); in realtà, però, dietro ad una storia che potrebbe contenere molti elementi occulti e <em>bla bla bla </em>si nasconde un temibile imbroglio, messo su da un tizio (il falso marito), che vuol sfruttare la debolezza di un ex poliziotto miracolosamente scampato alla morte qualche tempo prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, diremmo che l’autore di <a title="Psycho" href="http://www.libriefilm.com/psycho/4402"><em>Psycho</em></a> sa riportarci con i piedi per terra mercè le sue interpretazioni “profane”. Nessun grande disegno dunque ma microstrategie (spesso peraltro vincenti, come a dire che è il “male” spesso a “trionfare” o quanto meno a non soccombere), poste al servizio di progetti umani-troppo-umani. Paura anzi paure e fragilità sono questi gli ingredienti del brivido hitchcockiano all’interno di una natura che non è il migliore dei mondi immaginati, ma neppure il peggiore dei mondi possibili (spesso non lontani dalle carezze dell’ironia).</p>
<p style="text-align: justify;">Mettiamola così allora: stavolta a trionfare non saranno i buoni ma per fortuna neanche i cattivi. Sarà un bel pareggio dài, secondo l’antica legge della casualità. E un “Hitch” così ci fa pensare ad un grande di un lontano passato: Epicuro.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal <em>Secolo d&#8217;Italia</em> di venerdì 1 agosto 2008.</p>
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		<title>Woody Allen</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 08:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rilettura dell'opera da regista di Woody Allen attraverso un suo libro di conversazioni con Eric Lax]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/woody-allen.html' addthis:title='Woody Allen '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1928" style="margin: 10px;" title="woody-allen" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/woody-allen.jpg" alt="Woody Allen" width="260" height="360" />Uno con quella faccia lì non può non essere che un genio. No, non parliamo di Eugenio Scalfari il padre di <em>Repubblica</em>, ma di Woody Allen che ultimamente proprio dal giornale scalfariano ora di Ezio Mauro, a causa del suo ultimo libro scritto a quattro mani con Eric Lax (<em>Conversazioni su di me e tutto il resto</em>, Bompiani 2008, 21.50 euro), è stato un po&#8217; maltrattato (Sigmund Ginzberg, <em>Woody Allen. Un monumento un po&#8217; troppo ingombrante</em>, 30 settembre 2008).</p>
<p style="text-align: justify;">Un volume che precede di pochi giorni l&#8217;uscita dell&#8217;ultimo film del regista di <em>Prendi i soldi e scappa </em>(1969): <em>Vicky Cristina Barcelona</em> protagoniste le due super-belle Penelope Cruz e Scarlett Johansson. Un film metà dramma e metà commedia sexy di ambientazione latina.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;era una volta un intellettuale così intelligente da apparire anche bello, un intellettuale (regista e scrittore) che era l&#8217;orgoglio della sinistra <em>chic</em>. Uno che (per dire&#8230;) anche quando alzava la tavoletta del gabinetto non poteva non essere di sinistra, perché&#8230;. perché era ironico e un po&#8217; fifone, nevrotico, relativista e dissacratore. E aveva due occhi consumati dal dubbio anche in quell&#8217;esatto momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno così non poteva essere di destra mai e poi mai, la destra palestrata (dal naso in giù) e delle certezze assolute, quella del superuomo <em>scotch</em> e nicotina, sesso, mazzate e giubbotto nero. La destra trucida insomma che al più poteva accontentarsi di amoreggiare con Tomas Milian (col poliziotto o col ladruncolo), maestro di simpatia ma diciamolo pure non un principe di Galles per modi e pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa era la destra che &#8220;piaceva&#8221; alla sinistra a cui a sua volta piaceva Woody Allen col suo umorismo <em>yiddish</em> e le battute al veleno (alle quali il laureato della <em>new left</em> rideva con un fuori-sincrono di 10-15 sec. giusto il tempo per mettere assieme i pezzi del discorso), mica con le parolacce tipiche dell&#8217;ispettore Nico o le barzellette di Silvio Berlusconi sciocche e volgari perfino per i telegenici del <em>Grande Fratello</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso però Woody (almeno lui) sta diventando serio. Alla sinistra che sul sedile della trasgressione ci ha messo (oltre il cappello), un grattacielo di spocchia e superbia, il newyorkese dallo sguardo cauto e triste comincia a piacere di meno. Udite udite: quel tipetto anarchico che sta (forse) traversando la sua quarta &#8211; ultima &#8211; stagione non appaga più il pubblico con occhiali, barbetta e jeans strappato. È pessimista, anzi no è troppo tecnico; si è eclissato dietro un <em>origami</em> di pensieri molesti, non è più il ribaldo di molte primavere fa. Il Woody Allen amico-di-una-vita, dopo quattro decenni di onorata carriera mostra qualche rughina di troppo. E si prepara alla pensione.</p>
<div id="attachment_1929" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845261374"><img class="size-medium wp-image-1929" title="woody-allen-conversazioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/woody-allen-conversazioni.jpg" alt="Woody Allen - Eric Lax, Conversazioni su di me e tutto il resto" width="200" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Woody Allen - Eric Lax, Conversazioni su di me e tutto il resto</p></div>
<p style="text-align: justify;">Si sa però che i mali, se non vengono per nuocere, aiutano a meditare. Così il libro di Allen e Lax denso di ben 600 pagine (quasi una storia del regista per interviste cominciata già nel 1971), è l&#8217;occasione giusta per riflettere, così per dire, sul cosmo di trame e soggetti del settantatreenne Woody, e sui perché e sui per come della sua straussiana vita d&#8217;artista.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo da qui. Ovvio che la destra &#8211; se la destra è quella sbrigativa di Accio Benassi il protagonista del <em>Fasciocomunista</em> di Antonio Pennacchi &#8211; col grande, grandissimo Allen, di oggi e del passato, non può averci nulla a che fare. Ripetiamo: se la destra è una cosa che ha a che fare più con le botte da orbi e meno con l&#8217;intelligenza però. Ma quello del destrino tutto fumo (e fiamma) e poco arrosto è uno stereotipo vecchio, anzi mortizzo, figlio di anni nei quali era impossibile fermarsi a pensare. Tutti si viaggiava sul tram della politica (e sovente qualcuno prendeva anche il numero P38) e chi aveva più voce e furbizia cantava per se e per gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Eravamo impacciati; ecco sì, eravamo tutti poco liberi. E quelli che liberi lo erano veramente sembravano dei grandissimi tomi. Woody nonostante lo neghi (egli stesso s&#8217;intende), è un artista ricco di talento, è un signore dotato di un naturale senso del reale tanto da lasciar credere che dietro gli angoli della sua mente non ci sia alcun &#8220;platonico&#8221; imbroglio. È un antidoto alle cialtronate politiche e le fregature ideologiche, insomma è un americano che si permette il lusso della libertà o almeno prova ad indossarne i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, un giorno sì l&#8217;altro pure.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse negli ultimi anni ha fallito nel colpo di reni (può darsi), ma a guadagnarci è stato il sentimento classico quasi religioso per il rispetto della morte. Tutti eravamo abituati alle battute di Allen; a quelle del tipo: «Uno va dallo psichiatra e dice: &#8220;Dottore mio fratello è pazzo. Crede di essere una gallina&#8221;. E il dottore gli dice: &#8220;Perché non lo interna?&#8221;. E quello risponde: &#8220;E poi a me le uova chi me le fa?&#8221;». Ma col cinema drammatico Woody si è ancor più umanizzato. La tristezza però non è per i tristi o per chi mastica amaro; c&#8217;è come un senso di rotonda e leggera vivacità nei suoi film che da anni non sono più una raccolta di spassosissimi <em>sketch</em> o di battute sulla vita, i pazzi e le galline. Tanto basta per produrre la speranza di una misera o allegra normalità, provata ancora una volta, giorno per giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Woody non è più il clown dalla <em>mise</em> luccicante ma non s&#8217;è trasformato in un rabbioso buffone di corte. E allora? Uno dei più grandi talenti del cinema americano ha uno spigolo esposto al sole e alla pioggia di una pesante e umana vecchiezza. Lo nascondevamo perfino a noi stessi ma oltre ad essere un genio Woody era &#8211; soprattutto &#8211; un uomo come gli altri (e pensare che ce lo spiegava da più di trent&#8217;anni!). E adesso che lo abbiamo capito e che sappiamo che anche lui ha paura di morire pare ci metta quasi paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto quello che avreste voluto sapere su Woody dunque ma non avete mai osato chiedere: uno &#8220;sperimentatore&#8221; che esplora l&#8217;orizzonte del nuovo ma che convive col più classico e conosciuto dei &#8220;conservatori&#8221;, ecco chi è Woody Allen. Un uomo che ha in odio le macchine e la tecnologia e che scrive i propri film a mano e poi utilizzando la stessa macchina da scrivere, un aggeggio che ha imparato ad usare alla perfezione solo parecchi anni dopo averlo acquistato.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggere il libro (per la verità la comprensione viene di molto agevolata se ci si procura una filmografia magari sul web), significa andare alla scoperta di un regista (e di un uomo) dai mille volti, anarchico appunto. L&#8217;artista amante ora delle tecniche nuove, non &#8220;convenzionali&#8221; quasi alla Andy Warhol, ora dei musical, ora della nostalgie in bianco-nero, ora delle tecniche utilizzate per i documentari, ora come sappiamo dei gialli con finale a sorpresa. Un uomo di cinema che realizza commedie pensando ai film &#8220;seri&#8221; (genere che peraltro predilige) e che gira film &#8220;seri&#8221; pensando anche alle commedie.</p>
<div id="attachment_1930" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845259197"><img class="size-medium wp-image-1930" title="woody-allen-pura-anarchia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/woody-allen-pura-anarchia.jpg" alt="Woody Allen, Pura anarchia" width="200" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">Woody Allen, Pura anarchia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nelle <em>Conversazioni </em>si intrecciano momenti molto diversi della vita del raffinato regista. Si passa nel giro di poche pagine dagli anni Settanta, agli Ottanta fino all&#8217;ultimo Woody (quello <em>british</em>, quello di <em>Match point</em>). Il narrato sembra dunque possedere una logica progressiva del tutto lineare. Non c&#8217;è un prima e non c&#8217;è un dopo nella carriera di Woody rispetto ad un film spartiacque (anche se le sue crisi sono note), sia esso <em>Manhattan</em> (1979) o <em>Crimini e misfatti</em> (1989). Forse il discorso del film &#8220;pietra miliare&#8221; è valido solo per <em>Io e Annie</em> del 1977 che è una pellicola fin troppo ricca di effetti creativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro Woody è il primo a non rendersi conto delle mutazioni, peraltro fisiologiche, occorse alla sua scrittura. Al momento di buttar giù una nuova sceneggiatura sa che deve frugare nel cassettino dei miracoli ove conserva appunti, parti di vecchie sceneggiature, idee precedentemente abortite e &#8220;pizzini&#8221; con aforismi o comunissimi appunti. Gli esiti delle sue riflessioni data la (eccellente) qualità dei risultati sono già materia per gli storici del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Woody ha inserito nel cinema (almeno in quello comico) un&#8217;attenzione e per i sentimenti e per gli elementi psicologici dei personaggi pressoché unica, assai diversa peraltro da quella del mito dei miti Chaplin. Quest&#8217;ultimo per molti versi, quando non inserisce elementi &#8220;seri&#8221;, resta il campione del sentimentalismo e della poesia delicatamente comica. Attraverso Allen invece è più facile specchiarsi nelle nevrosi e nelle paure dei &#8220;tempi moderni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">È arduo pensare che nel mondo descritto da Woody alberghino certezze seppure di comodo (tutto è causale, lo sappiamo). E l&#8217;arena dei conflitti è in primo luogo quella interiore. È lì che si vince o si perde ed è li che si costruiscono vite, possibilità e posizioni del tutto alternative. A cosa può servire dunque quel tocco di surrealismo che ritroviamo in tante pellicole del nostro regista se non a mostrare al pubblico più <em>realtà</em> o più momenti di una medesima realtà?</p>
<p style="text-align: justify;">Per tacere dei suoi libri precedenti, curiosi ed interessanti, un&#8217;occhiatina o su di lì ai film di Woody consiglieremmo di darla eccome, oltre a quelli citati sarebbe bene cominciare dallo strepitoso <em><a href="http://www.seatwave.it/zelig-tickets/stagione/">Zelig</a></em> (1983), esempio perfino pedagogico di una capacità d&#8217;ironia <em>hors catégorie</em>; agilità e stile che si fondono nel prisma di un narrato forte e profondo, un&#8217;opera in sé e per sé colossale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si passa poi per i precedenti <em>Il Dormiglione</em> (1973), <em>Manhattan</em> (1979) e <em>Il dittatore dello stato libero di Bananas</em> (1971). Il cui titolo è entrato oramai nel comune linguaggio sfottente. Poi come tutti i grandi registi, il primo nome che viene in mente è Alfred Hitchcock, è possibile scegliere (e valutare, perché no?), molti dei suoi lavori a partire anche dall&#8217;interprete femminile (un nome su tutte Mia Farrow).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il teatro e la vita non son la stessa cosa&#8221; recitava un verso di un&#8217;opera italiana del periodo verista (un drammone&#8230;). Dei &#8220;tipi&#8221; che il regista-Woody porta in scena si può dire che siano ben diversi dal personaggio che Allen Stewart Königsberg (questo il suo vero nome), interpreta nella vita di ogni giorno. Insicuri, problematici e disordinati gli uni, disciplinato, modesto, timido, poco socievole, ma negli anni sempre più sicuro di sé e razionale (un razionale che parla spesso di magia però&#8230;), il secondo. Pare che anche il suo rapporto con i genitori, soprattutto col padre, non sia mai stato particolarmente burrascoso. Insomma Madame Bovary era Flaubert, ma pare che né il singolare Harry lo scrittore protagonista di <em>Harry a pezzi</em> (1997) né il regista cieco di <em>Hollywood Ending</em> (2002), siano mai stati Woody Allen (incredibile ma vero, o forse falso&#8230; chissà).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questa è una lezione però: chiunque s&#8217;aspetti di trovare dietro la macchina da presa lo &#8220;scemo del villaggio&#8221; o un artista sempre in crisi d&#8217;idee resterà fortemente deluso. Allen sceneggiatore e regista è un professionista terribilmente serio e a tutto tondo. Tutte le arti compresa la Settima, cioè il cinema, sono un <em>mix</em> preciso di tecnica e ispirazione. Con la prima e senza la seconda si producono documentari freddi e precisi, con la seconda e senza la prima sciocchezze senza forma e con scarso contenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi siamo lontani dagli standard cui ci ha abituati la lanterna magica di Woody. Fin troppo attento anche se negli anni costretto a inseguire l&#8217;attimo, fin troppo studioso ma così onesto e modesto da ringraziare il suo istinto e perfino la dea-fortuna. Peraltro gli otto capitoli (anzi sezioni) del libro scritto con Lax rendono bene l&#8217;idea di quanto siano importanti nel <em>cocktail</em> alleniano e i collaboratori del regista e tutte le fasi precedenti alla realizzazione del suo prodotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un buon attore può essere un buon regista, un buon regista non è quasi mai un buon attore. Woody Allen non si è mai sentito un buon attore, in realtà però non si è mai sentito un buon regista né immaginiamo si sia mai sentito un valido scrittore. Ma nessun vero maestro ti dirà mai di essere il tuo &#8220;maestro&#8221;. All&#8217;anarchico Woody concediamo allora ben volentieri l&#8217;onore di <em>non</em> sentirsi uno dei più grandi personaggi dei nostri faticosissimi &#8220;tempi moderni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal <em>Secolo d&#8217;Italia</em> del 19 ottobre 2008.</p>
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