Sull’inutilità della destra. Brevi note a margine di un testo esplicito

sull-inutilita-della-destraDella destra, della sua crisi, del suo fallimento politico nell’ultimo ventennio nel nostro paese è stato scritto molto, forse troppo. Da tale mole di lavoro storico-analitico non pare, per ora, essere sortito nulla di proficuo, a parte qualche proclama di buone intenzioni. Nella realtà intellettuale e politica di questa area, vigono ancora l’atomismo, la dispersione, gli odii e le invidie personali, sostenuti dal vuoto intellettuale. Segni tangibili di un disagio e di un malessere che richiederebbero interventi, per sbloccare la situazione, davvero drastici. Il recente voto europeo, del resto, non ha fatto che confermare l’attuale insignificanza politica della destra italiana.

Sul tema ci ha indotto a riflettere un recente libro di Luigi Iannone, il cui titolo è davvero indicativo, Sull’inutilità della destra, nelle librerie per Solfanelli editore (per ordini: 08717561806; edizionisolfanelli@yahoo.it; euro 10,00). L’autore muove dalla constatazione che, nella realtà contemporanea, sia la cosiddetta destra che la sinistra, hanno rimodulato i propri paradigmi ideali ed esistenziali, collocandosi all’interno dei confini segnati dal politicamente corretto, rendendo definitivamente evidente che la loro dicotomia, è venuta meno ed è meramente strumentale alla pratica elettoralistica. La sinistra di sistema è paladina dei diritti umani e civili. Per dirla con Diego Fusaro, ha rinunciato del tutto, dagli eventi del sessantotto, alla “rivoluzione”, al più si è proposta quale latrice di dissidenza, in quanto: “…il diritto allo spinello, al sesso libero e al matrimonio omosessuale viene concepito come maggiormente emancipativo rispetto a ogni presa di posizione contro i crimini che il mercato non smette di perpetuare impunemente” (p. 30). Non è casuale che molti ex leader “rivoluzionari” abbiano tangibilmente mostrato, con le loro carriere, quanta verità contenesse il monito di Ionesco: “Diventerete tutti notai”. I ribelli di ieri si sono trasformati nelle “guardie bianche” del pensiero unico e bacchettano, dall’alto dei ruoli di potere che esercitano, accademico, editoriale, giornalistico, chiunque tenti, inopinatamente, di varcare i limiti del pensiero Unico mondialista.

il-profumo-del-nichilismoA destra, invece, nell’ultimo ventennio, abbiamo assistito all’affermarsi di un’inarrestabile tendenza al vuoto a perdere, il cupio dissolvi, cui, anima e corpo, come ricorda Iannone, si sono date le sue classi dirigenti, ha dissolto un intero patrimonio ideale. Dallo sterile nostalgismo si è così passati, senza alcuna effettiva elaborazione ideale e storiografica, alla definizione del fascismo come “male assoluto”! In nome del perseguimento della “memoria condivisa” nazionale, della quale, lo si dica per inciso, nessuno degli ex “nemici”, voleva far partecipi gli eredi di Salò, si è rinunciato alla perpetuazione e trasmissione della propria. Le radici intellettuali e politiche che legavano questo ambiente al passato, alla propria identità ideale, sono state recise, almeno per la generazione degli attuali trentenni/quarantenni, allevata nel falso mito narcisista dell’effimero consumo.

Peraltro, una volta giunta nella “stanza dei bottoni”, la destra si è fatta rappresentare da “nani e ballerine”, da politici catapultati sulla scena nazionale in ruoli di responsabilità, senza avere lo spessore culturale e spirituale necessario per l’esercizio di una leadership seria. E così, come i loro sodali di “sinistra”, hanno supinamente accettato il primato mercatista, la subordinazione della politica ai poteri forti, il dominio dell’economia. Alle loro scelte impopolari, anzi anti-popolari, si è accompagnato il consueto refrain: “…lo chiede l’Europa, ma sarebbe più corretto dire “lo chiedono i mercati” (p. 26). Senza memoria non c’è possibilità di elaborare grandi progetti, non c’è possibilità di pensare il futuro, se non negli schemi di un presente appiattito sul binomio produzione-consumo e amministrato da coloro che vogliono l’eliminazione di ogni struttura catecontica, di ogni argine alla loro azione dissolutiva.

manifesto-antimodernoHa ragioni da vendere Iannone: viviamo sospesi, in una fase di transizione storico politica. Ciò potrebbe far sperare in una stagione di nuove originali elaborazioni intellettuali, sul modello che l’ Italia conobbe all’inizio del secolo XX con le riviste fiorentine, e che la Germania e l’Europa vissero con la Rivoluzione Conservatrice ma, al momento, del pensiero di Nuovo Inizio, le tracce sono labili. L’autore, pertanto, ritiene che la ri-partenza politica debba essere pensata in termini realistici. Oggi, a suo dire, è necessario svolgere una funzione di resistenza, correggere gli aspetti negativi della globalizzazione per valorizzarne quelli positivi. Innanzitutto, sarebbe necessario arginare il dominio incontrastato del mercato, riproponendo un modello di economia sociale, capace di sintetizzare la libertà di intrapresa con le necessarie compensazioni sociali. In questo contesto la prospettiva bio-regionalista: “…potrebbe rappresentare un sostenibile livello intermedio di sovranità…si ricostruirebbe in piena sintonia storica, una sinergia tra cittadini e ambiente, tra cura dei luoghi e reti civiche solidali” (p. 11). La ricostruzione dei legami comunitari è, infatti, essenziale e prioritaria. Essi sono stati dissolti, ricorda l’autore, non da forze che operano dietro le quinte della storia, da complotti di poteri più o meno forti, ma in modo palese, alla luce del sole, dall’essenza stessa del capitalismo che : “…proprio perché massificante e omologante, non ha bisogno di nascondersi. E’ totalità organica. Cultura e spirito del nostro tempo” (p. 83). Di tale situazione deve aver preliminare contezza chi voglia porsi in opposizione alla società contemporanea, al di là di ogni semplicistica e riduttiva ipotesi complottista.

Non siamo del tutto convinti però che la cultura di riferimento del pensiero del Nuovo Inizio possa essere individuata in un nuovo umanesismo, come con organicità argomentativa sostiene Iannone. Preferiamo pensarla quale cultura di Nuova Oggettività (allo scopo rinviamo a, Aa. Vv., Per una Nuova Oggettività. Popolo, partecipazione, destino, Heliopolis, Pesaro 2011), cultura capace di riscoprire il reale oltre le fantasmagorie stregoniche messe in campo dal capitalismo, che non è riducibile alla sola produzione di merci, ma è una modalità di esperire la vita, prodotto indiscutibile del soggettivismo moderno. La prospettiva neo-umanista, quindi, ci pare condividere radici comuni con il nemico che dovrebbe combattere. L’argomento richiederebbe ben più ampia trattazione che non quella meramente rapsodica, concessa allo spazio di una recensione.

la-fine-della-sovranitaRiteniamo, con de Benoist (allo scopo si veda, A. de Benoist, La fine della sovranità, Arianna editrice, Bologna 2014) che il processo di globalizzazione non possa essere corretto, in quanto la sua natura, come quella del modo di produrre capitalistico, è irrefrenabile e non consente rettifiche di sorta. Nonostante ciò, è certamente importante rispondere ai bisogni di radicamento dell’uomo contemporaneo, “animale deterritorializzato” (Deleuze), e, allo scopo, bisogna recuperare l’Europa al suo ruolo tradizionale di laboratorio di pensiero sempre in fieri, a luogo in cui storia e utopia, in senso classico-platonico, hanno convissuto nella costruzione di un mondo di senso, le cui radici   sono greco-romane. Per questo auspichiamo che il valore simbolico della scultura del Bernini che ritrae assieme Anchise-Enea-Ascanio (Passato-Presente-Futuro), di cui Iannone dice nell’incipit del libro, possa tornare a parlarci dell’Origine come sempre possibile. L’importante è, in ogni caso, che ognuno faccia ciò che può fare corrispondendo alla propria natura. Il libro di Iannone è, certamente, viatico prezioso lungo tale percorso.

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Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".

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