Steamboy, ragazzo a vapore. Steampunk, tecnica ed etica

L’Inghilterra della metà del diciannovesimo secolo è la nazione guida della rivoluzione industriale. In tutto il paese c’è grande attesa per l’inaugurazione della prima Esposizione Universale, che si terrà a Londra.

Anche il giovane Ray attende con impazienza l’evento, soprattutto perché suo padre e suo nonno sono due scienziati che stanno effettuando delle ricerche in America e che dovrebbero tornare nella campagna londinese proprio per l’inaugurazione dell’Esposizione.

Un giorno gli viene recapitata una misteriosa sfera metallica inviatagli dal nonno, e subito dopo si presentano sulla porta di casa due inviati della Fondazione per la quale lavorano suo padre e suo nonno. Il nonno torna giusto in tempo per impedire al nipote di cedere ai due lo strano oggetto, raccomandandogli di consegnarlo al più presto nelle mani di un tale Stephenson. Il ragazzo riesce a fuggire, finendo tra le braccia del grande scienziato Robert Luis Stephenson. Verrà però rapito dagli sgherri della Fondazione Ohara e portato nel loro palazzo dove rincontrerà suo padre Eddie, che credeva morto.

Il padre svelerà a Ray che la sfera misteriosa è un contenitore di vapore compresso ad alta densità, che può generare un’energia di proporzioni incredibili. Il padre gli mostra la Torre Steam, un’eccezionale creazione scientifica al cui interno lavorano enormi macchine a vapore. I piani del padre sono quelli di rendere accessibili a tutti i vantaggi della scienza. Nella torre però si nasconde il nonno di Ray, il quale spiega al ragazzo della follia distruttrice che si è impossessata del padre, della cieca fede in una tecnica senza etica alcuna. La sfera deve essere custodita dal giovane, il quale con l’aiuto del nonno la ruba dalle viscere della torre. Quindi ha inizio una fuga rocambolesca, fino a quando viene recuperato in mare dallo scienziato Stephenson. Eppure anche i piani di Stephenson e i suoi non sembrano diversi da quelli del padre, Ray rifiuta allora di prestare la sua sfera per i loro scopi e fugge.

Mentre Stephenson e le sue macchine a vapore combattono contro le eccezionali armi meccaniche dello scienziato Eddie, Ray costruisce una cavalcatura volante che grazie alla pressione della sfera gli permette di alzarsi in volo a velocità incredibili. La follia di Eddie non ha limiti, la torre si scoprirà essere un gigantesco castello volante a vapore. Ray riesce a salvare Scarlet, la figlia del presidente della Ohara Foundation, ma perde padre e nonno quando l’ammasso di metallo sprofonda nel Tamigi.

Questa in poche parole la trama del nuovo capolavoro di Katsuhiro Otomo, già regista di Akira, film che a suo tempo ebbe un enorme successo ed è oggi considerato un culto tra i film giapponesi di fantascienza. Steamboy si inserisce nel filone fantascientifico Steampunk. Lo Steampunk nasce nel 1979 con il romanzo Morlock Night, di K. W. Jeter, ambientato nella Londra vittoriana di metà ‘800 dominata da una avanzatissima tecnologia a vapore, elemento fondamentale per la rivoluzione industriale dell’epoca. Da ricordare poi Steampunk di Paul Di Filippo (Nord 1996, Tascabili Nord 1998) e Le macchine infernali (1987, Urania 1998) di Jeter. Recentemente su MTV è andata in onda la serie a cartoni animati Last Exile, uno dei più recenti rappresentati dello steampunk nipponico. Macchine a vapore dalle forme straordinarie e dalle capacità impensabili, dirigibili, navi imponenti ed altre diavolerie meccaniche sono le fantasie del mondo Steampunk.

La tecnica e l’etica, il problema della scienza

 Il film di Otomo fa riflettere lo spettatore su questioni di una certa importanza, in relazione alla scienza e all’incidenza che essa ha e dovrebbe avere sulla vita dell’uomo e del mondo. Non siamo però di fronte ad un lavoro del maestro Hayao Miyazaki, quindi i contenuti sono accennati e suggeriti, piuttosto che affrontati in modo più accurato. Lo spettatore attento non si lascerà sfuggire le parole del nonno che suonano all’incirca così: “Non possiamo lasciare la scienza in mano ai capitalisti! Tuo padre è impazzito, sta costruendo delle macchine da guerra, una scienza senza etica non deve esistere!”. In poche battute si impongono dei problemi di non poco conto, che nel marasma di azione e fantascienza del film vengono parzialmente offuscati. Ray è un giovane dall’animo nobile, non ricorre alla violenza se non quando ne è costretto e crede fermamente, come il nonno, che la scienza debba essere rivolta al bene dell’umanità, guidata da un’etica severa, per questo cercherà di liberare il nonno e di fermare i piani del padre.

SteamboySe nel film si vedono macchine funzionanti grazie alla tecnologia del vapore, i problemi in merito alla scienza e alla tecnica che il film pone sono oggi più attuali che mai, soprattutto in relazione al nucleare, alla bioetica, alla bioingegneria e agli sviluppi futuri in genere a cui la scienza è rivolta.

Nel Protagora Platone narra il mito di Prometeo, egli fornì il fuoco all’uomo, che fino a quel momento era l’unico animale a non possedere armi e difese contro le avversità; da quel momento, dalla scoperta del fuoco, ha inizio il destino dell’uomo quale creatore, ha inizio la tecnica. Dall’antichità ad oggi la scienza non si è arrestata davanti a principi etici, ma ha semplicemente seguito le necessità, i suggerimenti e gli scopi di lobbies e multinazionali (ricordate i capitalisti del film di cui sopra?), dalla guerra di uomini si è arrivati alla guerra delle macchine, fatta di masse anonime che devastano città e paesi, senza distinguere tra soldati e civili; la tecnica e la scienza hanno sottomesso l’uomo alla loro dirompente potenza ed hanno imposto il controllo sul mondo.

Ernst Jünger, tra i primi, vide i possibili straordinari poteri racchiusi nella mano del Lavoratore, il quale solo possiede le conoscenze e la forza interiore per dominare la tecnica senza lasciarsene dominare. Tuttavia pure il filosofo tedesco, di fronte alla realtà di una scienza sempre più incontrollata abbandonò le speranze in una élite di Operai, per descrivere inedite figure, più adeguate ai tempi futuri. Oggi quindi, e questo è il nocciolo della questione sollevata da Steamboy, viviamo in un mondo in cui le scienze sono sopra ogni legge ed ogni etica, dominano incontrastate ed incontrollate sulla società e sul mondo, imponendo le tecnologie e le scoperte senza controllo e senza timore alcuno nei confronti di qualsiasi autorità superiore. Sopra la scienza nulla.

Si impone dunque un ritorno ad un giusto equilibrio, è necessario ripensare il significato e gli scopi della scienza e della tecnica in un’ottica che non ignori il valore della vita e della natura, un equilibrio tra etica e scienza, tra legge e atto, una coordinazione tra mente e mano. Nel ridefinire il significato della scienza, che si imporrà presto o tardi se non si vorrà giungere alla catastrofe, alla definitiva implosione, bisognerà fare come il Steamboy, cavalcare la macchina, domarla ed al contempo rispettarla. Non rifiutare la tecnica e lo sviluppo scientifico, ma favorirli solamente se essi saranno utili ad un bene maggiore, ad un effettivo miglioramento delle condizioni di vita nel rispetto di tutti gli esseri viventi e della natura. La scienza deve riconoscere i suoi limiti di fronte all’ignoto e all’incomprensibile, al cospetto dello spirituale l’orgoglio dello scienziato deve placarsi e colmarsi del fuoco prometeico che, se ancora ardente nel cuore, permette all’uomo di non oscurarsi per la brama di potere e di dominio. È il fuoco della ragione che accetta il Mito fondante, ne coglie gli insegnamenti e affianca alla contemplazione delle sfere più alte l’azione e la costruzione di un mondo armonico. Se la tecnica è il prolungamento dello spirito, per dirla con Jünger, allora la questione della bioingegneria e della vita (e più tardi dell’eugenetica), che saranno quanto mai presenti negli anni a venire, saranno i prolungamenti della perfezione vitale o dell’abbrutimento ferino ed oscuramente mortifero. A noi la scelta; la scienza non si rifiuta, o la si controlla o se ne è controllati. E ricordiamo che pure la filosofia, il sacro e l’alchimia vennero considerate scienze dagli antichi.

La filosofia del futuro dovrà occuparsi di ridefinire i concetti di uomo, di etica e morale, quello di vita e in base ad essi porre dei limiti, controllare la dirompente forza della scienza.

Segui Francesco Boco:
Nato nel 1984 a Belluno. Specializzando in Filosofia con una tesi su Oswald Spengler e Martin Heidegger. Collabora con il Secolo d'Italia, Letteratura-Tradizione e Divenire, rivista dell'Associazione Italiana Transumanisti. Ha tradotto e curato il saggio di Guillaume Faye su Heidegger, Per farla finita col nichilismo.

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