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La civiltà e la lingua degli avi

1 gennaio 2000 (21:40) | Autore: Alberto Lombardo

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Sono stati recentemente stampati gli atti del decimo convegno della “Indogermanische Gesellschaft” di Innsbruck (tenutosi nel capoluogo tirolese tra il 22 e il 28 settembre del 1996), sull’affascinante tema “Lingua e Civiltà degli Indoeuropei“, o meglio degli “Indogermani“, come ancor’oggi nei paesi di lingua tedesca vengono definiti in ambito accademico i popoli che diedero vita e forma all’Europa e a varie civiltà dell’Oriente.

Si tratta di un volume che raccoglie i contributi di 36 specialisti su pressoché tutti i diversi rami della ricerca indoeuropeistica; ogni articolo è seguito da una ricca bibliografia tematica. Il peso maggiore è dato alla linguistica (su questo tema vertono circa la metà degli articoli), eppure anche in questa scienza apparentemente così arida e tecnica vi sono molti elementi interessanti: per esempio vi è compreso un significativo scritto del prof. Matthias Fritz (Università di Berlino) sulla genesi del terzo genere, cioè il neutro, nelle lingue indoeuropee: sulla base di una dicotomia – già nota da tempo agli studiosi – tra un genus distinctum e uno indistinctum (aventi o meno distinzione tra il caso nominativo e accusativo) si procede a una suddivisione e a una filiazione dei generi secondo un particolare processo storico-linguistico.

Un altro scritto in materia linguistica, questa volta vertente sull’ittita, è del prof. Jaan Puhvel (California), curatore di importantissimi saggî di studio sulle civiltà antiche (come il noto Myth and Law among the Indo-Europeans). Un contributo investe il tema dei “pronomi personali celtici arcaici da un punto di vista indogermanistico”. La maggior parte degli scritti linguistici, però, è in materia di filologia germanica comparata.

Assai interessanti gli altri temi degli interventi: dalla struttura sociale della società indoeuropea arcaica alla religione, dal problema etnico-razziale a quelli delle migrazioni e dell’Urheimat, la patria originaria. Tra questi, un interessante scritto del prof. Theo Vennemann, che oltre a ribadire la collocazione europea dell’Urheimat degli Indoeuropei tenta di dare una collocazione ad altre due Urheimaten, quella “basca” (il termine ha un senso più ampio di quello corrente) e quella dei Semiti. La loro rispettiva collocazione, per tale studioso, andrebbe individuata rispettivamente nell’Europa meridionale mediterranea e nell’Africa nordoccidentale.

Oltre al tedesco, figurano contributi anche in inglese e francese, come Le nom indo-iranien de l’hôte (di Georges-Jean Pinault), Avestan xvarenah-: the etimology and concept, (di Alexander Lubotsky, che tiene conto dei numerosissimi studi sul tema) e il valido e interessante Metaphors of death and dying in the language and culture of the Indo-Europeans (di Georgios K. Giannakis).

Segnaliamo da ultimo un contributo davvero significativo, del prof. Peter Raulwing, che si intitola (traducendo in italiano) “Cavallo, carro e Indoeuropei: fondamenti, problemi e metodi della ricerca sul carro da guerra”: un saggio ampio e interessante, anche per il materiale iconografico che lo accompagna e illustra.

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Sprache und Kultur der Indogermanen, “Innsbrucker Beiträge zur Sprachwissenschaft”, Innsbruck 1998, 624 pp., öS. 1800 (circa 250.000 lire).

Da La Padania, 30 luglio 2000.

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Alberto Lombardo

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