La questione maschile

Michele Fabbri

Michele Fabbri, originario della subregione Romagna-Toscana, ha scritto i libri Trobar clus (Fermenti Editrice), Arcadia (Società Editrice Il Ponte Vecchio), Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio). Dopo la pubblicazione di Apocalisse 23 si sono perse le tracce dell’autore. Alcuni pensano che da allora Michele Fabbri abbia continuato a scrivere sotto falso nome…www.michelefabbri.wordpress.com

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4 Risposte

  1. anto ha detto:

    Scusa, ma perchè, a parte gli evidenti deliri sessisti di questa qui, il progressismo sarebbe una malattia mentale. Malattia mentale è la reazione ad ogni costo, l'impedire i cambiamenti anche in positivo, senza limitarsi ad essere "conservatori" per ciò che effettivamente è un patrimonio storico e di buone abitudini da conservare.

    Io per esempio sono conservatore per le salvaguardia del patrimonio ambientale, per le specie a rischio estinzione, per la memoria storica, per le antiche ricette etc.

  2. Michele Fabbri ha detto:

    Certo, il reazionario è l'immagine speculare dell'utopista, e l'utopia è una fuga dalla realtà, una dissociazione della personalità.

  3. furia ha detto:

    w la solanas. il delirio è dell'uomo onnipresente…ma statevene a casa invece di sporcare questo mondo!

  4. vate ha detto:

    Le idee grottesche e paradossali di questa Giamburrasca delle amazzoni se non altro danno modo di riflettere su come oggidì è messo il tipo maschio occidentale.
    Lasciamo quindi stare l'empietà di un mondo destinato solo alle donne il quale potrebbe vantare qualche pretesa a patto che venga disillusa ogni evidenza concettuale e pratica circa l'aspetto dualistico dell'universo, fondato sulla logica degli opposti complementari di azione reazione, attivo passivo, luce tenebra, spazio tempo, terra cielo, sole luna, maschio femmina, ecc. ecc…rendendo unipolare tutto ciò che per la sua stessa condizione di esistenza non potrebbe esserlo; ecco allora si l'eta dell' oro delle femmine potrebbe avere inizio.

    Tornando coi i piedi per terra tutti sanno che l'uomo è maschio e femmina poiché detentore di uno stato dell'essere dove l'esistenza individuale umana si distingue in maschio o femmina in quanto tale piano, essendo quello della manifestazione, prevede la duplicazione come primo momento di differenziazione che da luogo alla pluralità degli esseri. Il sesso e le sue implicazioni è una delle garanzie dell'unità e molteplicità presente ad un tempo nell'uomo.
    Ogni pretesa di stabilire il primato maschile o femminile nel piano umano è relativa ai punti di vista, mentre se lo sguardo si pone al di sopra delle parti naturalizzate, le ragioni di un primato fluttuano laddove le possibilità dell'essere trovano un sostegno più adatto al loro completamento. La differenza di sesso non deriva dalla presenza di due nature irriducibili, ma da un modo di confrontarsi ed assumere la forza della natura che confondendosi con la sostanza di vita sta sotto un segno eloquentemente femminile. Il fatto che insorga la differenziazione e intrinseco alla differenza stessa la quale incontra una effettiva realtà extra personalistica solo se riferita ad un ruolo. E' il ruolo maschile e femminile che distingue ciò che se fosse diversificato solo biologicamente avrebbe una ragione limitata ad esseri che non hanno la facoltà di comprendere il significato prenatale di ruolo.
    Virilità e femminilità sono principi attorno ai quali si organizza la possibilità umana, ed è il primo a fare propriamente la differenza non in quanto privilegio accidentale, ma piuttosto come incremento di responsabilità in un essere che, ritrovandosi addosso una forma assieme alla stessa avverta una pulsione ad emanciparsi alla soggiacenza al fatalismo della sostanza vitale, ripiegando se stesso verso una prova di volontà e sufficienza, corrispondente al domino su tale forza generativa.
    In realtà quando la virilità si manifesta generalmente prende forme molto diluite rispetto il suo idealismo, mentre spesso viene interpretata erroneamente al punto che quando viene ridotta all'ambito erotico, genera il paradosso di un tentativo di affermazione concedendo se stessi ad un necessario abbandono. Infatti l'uomo da un lato è sempre condizionato dalla natura della quale è comunque fatto, e dall'altro è libero di prendere decisioni più o meno superficiali circa ciò che lo distingue solo in potenza.

    Ma il primate inutile della Solanas se è capace di indignarsi ad un simile raffronto, deve convenire che egli è sempre meno capace di intendere cosa significhi l'appartenenza al proprio genere, dove il senso bistrattato della virilità ha compromesso lo stesso ordinamento normale della società nella quale l'organizzazione compete a chi prima di tutto è capace di ordinare se stesso.
    In un certo senso il mondo auspicato dalla Solanas si è un po' verificato indipendentemente dall'eliminazione fisica del maschio. Esso si è evirato da se rinunciando ad un compito non certo facile ma che in qualche modo gli è stato riservato. La donna invece non recependo questa impotenza intrinseca giacché essendo donna manifesta la coerente rinuncia alla virilità, cavalca ora su un terreno foraggiato dalla negligenza ed incapacità del maschio. Nella società occidentale la castrazione mentale del maschio che cerca di aprirsi alle proprie possibilità recondite, è più che mai in atto. La femmina sta vincendo senza alcun spargimento di sangue.

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