La questione maschile

Valerie Solanas, Manifesto per l'eliminazione dei maschi Nel variegato repertorio di malattie mentali che forma il corpus delle ideologie progressiste, il femminismo occupa un posto di straordinario rilievo. Il testo di riferimento di questo filone di pensiero è: S.C.U.M. Manifesto per l’eliminazione dei maschi, di Valerie Solanas, che si può considerare come un vero e proprio libro liturgico che viene letto come un Vangelo e scandito come un mantra dalla classe dirigente democratica. Il pamphlet della Solanas è la fonte ideologica di tutto quell’insieme di leggi che mirano alla distruzione della famiglia e alla progressiva restrizione dei diritti civili cui è sottoposta la popolazione di sesso maschile nel mondo occidentale, dove il diritto di famiglia e le norme che regolano i rapporti fra uomo e donna sono ormai diventate una trappola femminista: leggi sulle molestie sessuali, sulle discriminazioni sessiste, penalizzazione dei padri separati ecc…

La sigla S.C.U.M. sta per Society for Cutting Up Men (associazione per l’eliminazione degli uomini). Bisogna riconoscere che questo libro è caratterizzato da una vena polemica, e profetica allo stesso tempo, che gli conferiscono una qualche dignità letteraria. L’opuscolo della Solanas è stato scritto nel 1967 e comincia a essere diffuso nel 1968 (casualmente? È più che lecito supporre che il libro sia stato commissionato dalle forze occulte che hanno architettato la grande cospirazione sessantottina!).

La Solanas comincia il libro esponendo il suo programma ambizioso: le donne devono «rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione globale e distruggere il sesso maschile». L’ultimo punto del programma si può realizzare con l’aiuto dell’ingegneria genetica: «oggi è tecnicamente possibile riprodursi senza l’intervento dei maschi (o persino senza le femmine) e produrre soltanto femmine». Come si vede la fanciulla rivoluzionaria era ben informata sulle possibilità di generare la vita in laboratorio (e siamo nel 1967!). La superiorità della femmina è dimostrata dal fatto che il gene maschio è un gene femmina incompleto: «il maschio è una femmina mancata, un aborto ambulante, abortito a livello genetico… Il maschio è intrappolato in una zona d’ombra a metà strada tra l’essere umano e la scimmia… Definire l’uomo una bestia è adularlo: il maschio è una macchina, un vibratore ambulante».

La Solanas prosegue elencando le responsabilità dei maschi in quelli che secondo lei sono i mali del mondo. Da buona “pacifista”, la Solanas mette al primo posto la guerra: «poiché la sua vita non ha alcun valore il maschio preferisce dissolversi in una vampata di gloria». Seguono poi cortesia, buone maniere e dignità: «ogni uomo, nel profondo, sa di essere un indegno pezzo di merda… desidera solo nascondersi e camuffare di fronte agli altri la propria totale fisicità, il proprio totale egocentrismo, l’odio e il disprezzo che nutre verso gli altri maschi e che sospetta gli altri maschi nutrano verso di lui… il maschio cerca di imporre un codice “sociale” perfettamente insipido». In materia di economia la Solanas ha le idee molto chiare: «in una società senza denaro ognuno potrebbe realizzare tutto ciò che maggiormente desidera». Dopo aver enunciato questa perla di saggezza, l’autrice afferma: «poiché il maschio disprezza il suo Io totalmente inadeguato, viene sopraffatto da un’intensa inquietudine e da una profonda, infinita solitudine non appena si trova a tu per tu con il suo Io vacuo, e allora si aggrappa ad una femmina qualsiasi nella vaga speranza di completare se stesso… Ma le femmine, a meno che non siano molto giovani o molto malate, devono essere costrette con la violenza o con la corruzione ad accettare la compagnia maschile… A liberare le donne dall’egemonia maschile sarà quindi la totale eliminazione del sistema basato sul lavoro e sul denaro e non il raggiungimento della parità economica con l’uomo dentro a questo sistema».

Seguono alcune considerazioni sulla figura paterna: «la Mamma desidera ciò che è bene per i suoi bambini; il Papà vuole solo ciò che è bene per Papà… per di più desidera sessualmente sua figlia» (sorge spontanea una domanda: in che famiglia è cresciuta la Solanas?). Lapidaria la conclusione di questo punto: «il maschio ha un tocco da Re Mida, al negativo: tutto ciò che tocca si trasforma in merda». Poi l’ispirata scrittrice rincara la dose: «il maschio è un fascio di riflessi condizionati, incapace di libere risposte intellettuali… ha un enorme bisogno di essere guidato, protetto, difeso, ammirato dalla Mamma». Molto riduttivo è anche il concetto che la Solanas ha della figura materna: «borsa d’acqua calda provvista di tette».

La maîtresse à penser del femminismo, inoltre, considera l’interesse dei maschi per le donne come una violazione dell’intimità femminile e come un atteggiamento morboso: «il maschio, volendo essere donna, non fa altro che girare attorno alle femmine». Proseguendo in questa galleria dell’assurdo, l’autrice approfondisce la sua visione della psicologia maschile: «il maschio aborrisce la vita civile, la gente, le città, qualsiasi situazione che richieda capacità di comprendere e comunicare con gli altri». Non si salvano dalla furia della Solanas nemmeno gli “hippies”, che pure erano molto popolari all’epoca in cui è stato scritto il libro: «per i tradizionalisti l’unità di base della società è la famiglia, per gli hippies è la tribù; ma per nessuno è l’individuo». L’eroina femminista non è tenera nemmeno con gli omosessuali: «il maschio che si è spinto più lontano è la checca, ma costui, per quanto sia diverso dalla maggior parte degli uomini, è pur sempre uguale a tutte le altre checche; da buon funzionalista, ha un’identità – è una femmina – ma non ancora un’individualità: cerca solo di sbarazzarsi dei suoi problemi». Poi la nostra scrittrice torna ad occuparsi degli uomini eterosessuali: «il maschio non ha il senso del bene e del male, non ha la coscienza morale… vuole che la femmina (la Mamma) lo guidi, ma non riesce ad accettare questo fatto».

Segue poi l’abituale tormentone delle ideologie progressiste, cioè le stantie argomentazioni contro la religione. Ecco tutto quello che la filosofessa femminista riesce a dire sul rapporto tra l’uomo e il sacro: «il maschio ha inventato la filosofia e la religione. Non vedendo che vuoto in se stesso, egli guarda fuori di sé, cercando non solo una guida e un controllo, ma anche la salvezza e il significato della propria esistenza… la religione non solo assicura al maschio una meta (il Cielo), e lo aiuta a tenere le donne assoggettate agli uomini, ma gli fornisce anche i rituali per esorcizzare il senso di colpa e la vergogna originati dall’incapacità di difendersi dai suoi impulsi sessuali; in sostanza, la colpa e la vergogna di essere maschio». Non può mancare nel Solanas-pensiero un riferimento ai pregiudizi razziali, etnici, religiosi, il solito spauracchio della cultura democratica: «il maschio ha bisogno di capri espiatori su cui proiettare i suoi fallimenti e la sua inadeguatezza, su cui scaricare la frustrazione di non essere femmina». La Solanas ha perfino l’ambizione di pronunciare parole sull’arte e la cultura: «il progetto “artistico” del maschio non è quello di comunicare (non avendo nulla dentro di sé, non ha niente da dire ), ma di camuffare la sua bestialità, ricorrendo al simbolismo e all’oscurità (la vecchia solfa della “profondità”)».

Ovviamente le donne che apprezzano la compagnia maschile sono viste come delle pericolose “collaborazioniste”: « la figlia di papà, passiva, arrendevole, rispettosa, piena di reverenziale timore per il maschio gli consente di imporre il suo chiacchiericcio orrendamente ottuso». La profetessa della superiorità femminile pronuncia poi un severo giudizio sulle donne che traggono piacere dalla sessualità: «il maschio eccita certe femmine, quelle ad alta tensione sessuale, ad una lussuria parossistica che le fa piombare nella buia sacca del sesso, da cui poche riescono a fuggire… il sesso è il rifugio dei poveri di mente». Dopo questa breve divagazione la Solanas torna a infierire sulla vittima preferita: «il maschio è un animale subumano». Inoltre l’amazzone femminista afferma: «molti dati biologici e psicologici, che dimostrano la flagrante inferiorità del maschio rispetto alla femmina, vengono pertanto soppressi». In realtà la moderna società di massa è letteralmente sommersa da un apparato di propaganda che afferma la superiorità del sesso femminile su quello maschile, ma ovviamente le sacerdotesse femministe sanno recitare la salmodia del progresso: i pianti rituali e l’atteggiamento vittimista sono il brodo primordiale di tutte le ideologie egualitarie.

Tuttavia nel sacro testo della Solanas è dato anche trovare una profezia clamorosamente fallita: «l’introduzione dei computers verrà ritardata all’infinito nel sistema dominato dal maschio, giacchè il maschio ha il terrore di essere rimpiazzato dalle macchine» (questo errore di valutazione è davvero clamoroso, e potrebbe indurre i “fedeli” a dubitare del dogma dell’infallibilità femminile!). La Solanas è più esatta nel delineare lo stato di degrado in cui versa la popolazione maschile nelle moderne società occidentali: «sempre più uomini diventano froci oppure si annullano nella droga».

Il futuro per la Solanas sarà dominato dalle biotecnologie e, poiché l’uomo è un essere banale e inutile, soltanto le donne saranno riprodotte in laboratorio. La Solanas riesce anche ad ammantare di pretese morali i suoi progetti di “eugenetica”: «la produzione deliberata di ciechi sarebbe immorale, come lo sarebbe la produzione deliberata di esseri emotivamente storpi». L’autrice torna poi a ribadire un concetto già ampiamente espresso in precedenza: «il maschio è una merda volgare ed abietta», e descrive lo scenario messianico che attende il mondo delle donne finalmente liberate dai maschi: «sarà l’inizio di una nuova era fantastica e un’atmosfera festosa ne accompagnerà la costruzione». Oltre a godersi questo nuovo Paradiso Terrestre, le donne metteranno in atto la soluzione finale della questione maschile: «i pochi uomini rimasti finiranno i loro miserabili giorni istupiditi dalla droga… rivolgendosi al più vicino e accogliente centro suicidi: qui, con dolcezza, verranno asfissiati col gas, rapidamente e senza soffrire… gli uomini irragionevoli, malati, che tentano di difendersi dalla loro ignominia, alla vista di SCUM che gli rotola addosso si aggrapperanno terrorizzati alla Grande Mamma con le Grandi Tette di Gommapiuma, ma le Tette non li salveranno da SCUM; la Grande Mamma si aggrapperà al Grande Papà, che se ne starà rintanato in un angolo a cacarsi sotto nelle sue brache da Superman. Gli uomini ragionevoli, invece, non scalceranno, non lotteranno, non solleveranno penose proteste, ma se ne staranno seduti col cuore in pace, rilassati, e si godranno lo spettacolo abbandonandosi alla deriva verso la loro fine».

Ce ne sarebbe abbastanza per condannare questo libello infame per ingiuria, diffamazione, istigazione al genocidio e, soprattutto, si potrebbero chiamare in causa le severissime leggi che puniscono le “discriminazioni sessiste”. Ma naturalmente gli oligarchi democratici sanno attaccare l’asino dove vuole il padrone (anzi, in questo caso la padrona): le leggi contro le “discriminazioni sessiste” servono solo a colpire i maschi. Il femminismo, infatti, è un ingranaggio di primaria importanza nella macchina demoniaca del capitalismo postindustriale: la famiglia è per eccellenza il luogo del risparmio e della ottimizzazione delle risorse, mentre la società individualista, con la frammentazione dei nuclei famigliari e la cancellazione di ogni senso della comunità, è funzionale alla moltiplicazione dei consumi. Per questo i parlamenti democratici si impegnano con pervicace ostinazione nell’annientamento della famiglia naturale, e hanno anche la sfrontatezza di farlo in nome del diritto alla libertà individuale, quello stesso diritto che viene calpestato con disinvoltura quando si tratta di reprimere la libertà d’opinione.

* * *

Valerie Solanas, Manifesto per l’eliminazione dei maschi, ES, Milano, 1998, pp.78, euro 5,16. (IBS) (BOL) (LU)

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Michele Fabbri ha scritto il libro di poesie Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2003). Quella singolare raccolta di versi è stata ristampata più volte ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Dell’autore, tuttavia, si sono perse le tracce… www.michelefabbri.wordpress.com
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4 Responses

  1. anto
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    Scusa, ma perchè, a parte gli evidenti deliri sessisti di questa qui, il progressismo sarebbe una malattia mentale. Malattia mentale è la reazione ad ogni costo, l'impedire i cambiamenti anche in positivo, senza limitarsi ad essere "conservatori" per ciò che effettivamente è un patrimonio storico e di buone abitudini da conservare.

    Io per esempio sono conservatore per le salvaguardia del patrimonio ambientale, per le specie a rischio estinzione, per la memoria storica, per le antiche ricette etc.

  2. Michele Fabbri
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    Certo, il reazionario è l'immagine speculare dell'utopista, e l'utopia è una fuga dalla realtà, una dissociazione della personalità.

  3. furia
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    w la solanas. il delirio è dell'uomo onnipresente…ma statevene a casa invece di sporcare questo mondo!

  4. vate
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    Le idee grottesche e paradossali di questa Giamburrasca delle amazzoni se non altro danno modo di riflettere su come oggidì è messo il tipo maschio occidentale.
    Lasciamo quindi stare l'empietà di un mondo destinato solo alle donne il quale potrebbe vantare qualche pretesa a patto che venga disillusa ogni evidenza concettuale e pratica circa l'aspetto dualistico dell'universo, fondato sulla logica degli opposti complementari di azione reazione, attivo passivo, luce tenebra, spazio tempo, terra cielo, sole luna, maschio femmina, ecc. ecc…rendendo unipolare tutto ciò che per la sua stessa condizione di esistenza non potrebbe esserlo; ecco allora si l'eta dell' oro delle femmine potrebbe avere inizio.

    Tornando coi i piedi per terra tutti sanno che l'uomo è maschio e femmina poiché detentore di uno stato dell'essere dove l'esistenza individuale umana si distingue in maschio o femmina in quanto tale piano, essendo quello della manifestazione, prevede la duplicazione come primo momento di differenziazione che da luogo alla pluralità degli esseri. Il sesso e le sue implicazioni è una delle garanzie dell'unità e molteplicità presente ad un tempo nell'uomo.
    Ogni pretesa di stabilire il primato maschile o femminile nel piano umano è relativa ai punti di vista, mentre se lo sguardo si pone al di sopra delle parti naturalizzate, le ragioni di un primato fluttuano laddove le possibilità dell'essere trovano un sostegno più adatto al loro completamento. La differenza di sesso non deriva dalla presenza di due nature irriducibili, ma da un modo di confrontarsi ed assumere la forza della natura che confondendosi con la sostanza di vita sta sotto un segno eloquentemente femminile. Il fatto che insorga la differenziazione e intrinseco alla differenza stessa la quale incontra una effettiva realtà extra personalistica solo se riferita ad un ruolo. E' il ruolo maschile e femminile che distingue ciò che se fosse diversificato solo biologicamente avrebbe una ragione limitata ad esseri che non hanno la facoltà di comprendere il significato prenatale di ruolo.
    Virilità e femminilità sono principi attorno ai quali si organizza la possibilità umana, ed è il primo a fare propriamente la differenza non in quanto privilegio accidentale, ma piuttosto come incremento di responsabilità in un essere che, ritrovandosi addosso una forma assieme alla stessa avverta una pulsione ad emanciparsi alla soggiacenza al fatalismo della sostanza vitale, ripiegando se stesso verso una prova di volontà e sufficienza, corrispondente al domino su tale forza generativa.
    In realtà quando la virilità si manifesta generalmente prende forme molto diluite rispetto il suo idealismo, mentre spesso viene interpretata erroneamente al punto che quando viene ridotta all'ambito erotico, genera il paradosso di un tentativo di affermazione concedendo se stessi ad un necessario abbandono. Infatti l'uomo da un lato è sempre condizionato dalla natura della quale è comunque fatto, e dall'altro è libero di prendere decisioni più o meno superficiali circa ciò che lo distingue solo in potenza.

    Ma il primate inutile della Solanas se è capace di indignarsi ad un simile raffronto, deve convenire che egli è sempre meno capace di intendere cosa significhi l'appartenenza al proprio genere, dove il senso bistrattato della virilità ha compromesso lo stesso ordinamento normale della società nella quale l'organizzazione compete a chi prima di tutto è capace di ordinare se stesso.
    In un certo senso il mondo auspicato dalla Solanas si è un po' verificato indipendentemente dall'eliminazione fisica del maschio. Esso si è evirato da se rinunciando ad un compito non certo facile ma che in qualche modo gli è stato riservato. La donna invece non recependo questa impotenza intrinseca giacché essendo donna manifesta la coerente rinuncia alla virilità, cavalca ora su un terreno foraggiato dalla negligenza ed incapacità del maschio. Nella società occidentale la castrazione mentale del maschio che cerca di aprirsi alle proprie possibilità recondite, è più che mai in atto. La femmina sta vincendo senza alcun spargimento di sangue.

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