Sir Conrad, cavaliere del tempo

Secondo episodio del ciclo di Conrad Stargard, alias Conrad Sohwartz, che durante un’escursione sui monti della Polonia si trova coinvolto in una storia di capsule del tempo e relativo viaggio a sorpresa nella Polonia Medievale del 1231. Sua fedele compagna d’avventure è “Anna”, una specie di replicante che è una cavalla dotata di capacità di intendere e volere, frutto della scienza di una remota civiltà, e anch’essa sbalzata in un tempo non suo. La vicenda è piacevole, insolita e intrigante, anche se tiene più conto dei gusti dei lettori americani di SF, convinti di vivere nel migliore dei secoli possibili, che del modo di pensare della società medievale, fortemente teocratica e piramidale, gerarchica.

Totale e senza riserve è la celebrazione del secolo dei “lumi” positivisti, dell’economia come centro di civiltà, con curiose aspirazioni utopistiche liberal-socialiste. Il protagonista è del tutto privo di coscienza ecologica, benché provenga da un secolo che ha già sperimentato i guasti della natura vista come nemico da sconfiggere e preda da saccheggiare. Anzi, si scaglia contro i “romantici” che amano la natura selvaggia vista in televisione o in gite al parco, mentre essa per l’uomo medievale era solo “il nemico da battere”. La disinformazione dell’autore, o l’ignoranza dei più recenti studi della scienza dell’ambiente e della funzionalità delle specie all’equilibrio del sistema, che l’autore tratteggia in Sir Conrad, si spinge all’esaltazione appassionata dello sterminio di lupi, orsi, cinghiali, al culto per la distruzione delle foreste. Ci viene rifilata ancora la bugiarderia fiabesca dei lupi che mangiano gli uomini, e una ripugnante passione per la caccia a tutto ciò che vive nella foresta.

Poco ecologista, ma gran democratico, l’eroe diventa un feudatario particolare, fondando “I Tre Bastioni”, una specie di comune ove regna l’eguaglianza, si lavora con accanimento stakanovista, pullulano operaie felici di lavorare nude e farsi pizzicare le chiappe dai cavalieri, donzelle vivaci starnazzano a gruppi nel letto del buon signore, insomma, la donna resta un utero con diritto a un posto di lavoro. Sir Conrad, paladino della libertà universale si accapiglia coi cavalieri teutonici cui sottrae schiavi pagani destinati ai saraceni d’oriente, e in una memorabile “ordalia” o duello per giudizio divino, ne uccide il campione con l’aiuto di Anna, la cavalla-umana. E continua ad aprire fabbriche e miniere, disboscare, fottere, arricchirsi. Da buon polacco, è anche un buon cristiano, benché nemico della superstizione, con la sua passione e impegno per l’incremento demografico, magari lo faranno papa in qualche futuro episodio! Forse da leggersi come metafora dell’era industriale? Indubbiamente una chicca per i fans dei temponauti.

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Leo Frankowsky, Sir Conrad, cavaliere del tempo, Nord, Milano 1994 (Cosmo Argento 251), pp. 249, lire 16.000.

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