Il simbolismo dell’oca

"Domestic Goose" di Noodle snacks - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Domestic_Goose.jpg#/media/File:Domestic_Goose.jpgData l’etimologia di questa parola si potrebbe dire che l’oca fu definita come “uccello minuto”, poiché il nome viene dal latino tardo auca (che corrisponde alla forma del catalano e dell’antico spagnolo), da una forma intermedia ricostruita *avica, la quale viene a sua volta da avis (“uccello”, appunto).

Il latino classico aveva però un altro termine più antico e preciso per designare questo animale, e cioè anser (*hanser), nel quale il retaggio indoeuropeo era ben più evidente. Suoi termini parenti erano l’irlandese geiss (“cigno“) e la forma ricostruita gansi; l’alto tedesco gans (tedesco sing. Gans, plur. Gänse; in inglese il singolare è goose, il plurale geese e l’oca maschio gander); il lituano zasìs; l’antico slavo gasi; il greco chén e il sanscrito hamsa- (anche questo spesso significante “cigno”): tutti sortivano da una medesima forma *ghans (Pokorny).

Questa sorta di confusione linguistica col cigno diffusa in varie lingue si spiega sia per via della somiglianza dei due animali, entrambi bianchi e col collo curvo, sia a livello simbolico, dove parimenti spesso sono confusi. Un esempio mitologico ha valore indicativo più di ogni altro: la ninfa Nemesi, per sfuggire a Zeus che voleva unirsi a lei si trasformò in oca, ma fu ugualmente fecondata dal re degli dei, trasformatosi in cigno. Dalla loro unione scaturirà l’Uovo.

volario Sulla scia degli studî di Bachofen, Alfredo Cattabiani rileva come l’oca sia «la Terra stessa, un’immagine della materia materna», e ne sottolinea la forte partecipazione all’universo simbolico della Grande Madre. Così possiamo forse vedere oca e cigno come le due manifestazioni, rispettivamente sotto forma femminile e maschile, di una stessa immagine trascendente. Come il cigno, l’oca rappresenta (tra l’altro) l’origine artica, e l’arcaica ciclicità del tempo. Questo è testimoniato, tra l’altro, dal fatto che nella civiltà classica fu associata al tempo stesso sia alle immagini di bambini (lo mette ben in luce Cattabiani nel suo Volario), sia a Persefone-Proserpina, dea degli inferi. Lo stesso, rilevammo in passato in questa rubrica, avviene nel caso del cigno.

Le coincidenze nel simbolismo non si fermano però qui: vanno ricordati almeno altri tre importanti elementi. Anzitutto l’associazione di entrambi questi uccelli con donne sovrannaturali (si pensi per esempio alla favolistica celtica e a quella slava). In secondo luogo, appaiono entrambi come epifanie dell’altro mondo: tipica a proposito la mitologia irlandese, ma non solo. Infine – e soprattutto – sono entrambi associati al suono e alla musica in senso eminente. In una visione ciclica del tempo il canto del cigno, che predice la fine, forse non è poi troppo dissimile dal verso dell’oca, che rappresenta la creazione e l’origine. Infatti secondo la mitologia egizia il verso di Amon-Ra, che in forma d’oca sorvolò le acque deponendovi l’Uovo cosmico, fu il primo suono mai prodotto; e nell’India (citiamo nuovamente le parole di Cattabiani) «è la manifestazione della Grande Madre originaria, tant’è vero che fu chiamata anche la Madre dei Veda, creatrice della lingua scritta, dea della parola». L’oca selvatica divenne emblema di molti eserciti, e fu cantata da Walter Flex nel memorabile Wildgänse rauschen durch die Nacht.

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Tratto da La Padania del 26 novembre 2000.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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