Simbolismo del topo

19th-century illustration of a common rat (the Norway rat).
19th-century illustration of a common rat (the Norway rat).

Nel caso di questo animale la designazione prevalente in italiano non è probabilmente di origine indoeuropea, ma mediterranea. Si tratta infatti del risultato del tardo latino talpus (da talpa, che è appunto di origine mediterranea). In area settentrionale *talp è cambiato in *taup-, per giungere al termine oggi invalso; sino al secolo scorso aveva una diffusione più o meno pari a “topo” anche “sorcio”, oggi però sempre più in disuso. Anch’esso ha probabilmente origine mediterranea.

Mentre le lingue romanze hanno subito tramite il latino questa influenza mediterranea (francese taupe, spagnolo topo, catalano taup) in quelle germaniche il vocabolo si è mantenuto in forme più fedeli alle origini indoeuropee: inglese mouse, tedesco Maus: qui è rimasta evidente la radice indoeuropea *mus, che si manifestò in forme pressoché invariate dal latino all’alto tedesco e al norreno e dal sanscrito al greco, sino al prussiano moderno; nello slavo antico compare come myši, nell’armeno come mukn e nell’albanese sotto la forma mi. A queste parole va ancora aggiunto l’italiano “ratto”, derivante da una serie onomatopeica in cui le due consonanti “r” e “t” dovevano rimandare all’idea del “rodere” (la cui radice era *rod / *rad); forme affini a “ratto”, come rileva Devoto, sono attestate in tutta l’area romanza e in quella germanica occidentale (provenzale e francese rat, spagnolo e portoghese rato, tedesco Ratte), ma verosimilmente anche in area celtica (bretone raz, medio irlandese rata, gaelico radàn).

animali-tra-mito-e-simboloSpesso il significato simbolico degli animali, delle piante, dei colori e di varie manifestazioni del mondo naturale si intuisce ancor’oggi in via del tutto spontanea, specie se si sviluppa un’adeguata sensibilità. Questo è il caso anche del topo: a tutti viene spontaneo associare questo animale al sudiciume, alla spregevole bassezza e all’oscurità, spesso morbosa. Nelle tradizioni è infatti questo il carattere predominante. A ciò contribuisce in particolare misura il fatto che questo animale scava spesso sottoterra le proprie tane, e che dunque è così legato al mondo tellurico. La caverna assume qui dunque il suo carattere oscuro, umido e ombroso.

Come di frequente accade nel simbolismo cristiano, spesso dualista, si tratta di animale colpito da una caratterizzazione orribile, e viene associato infatti al demonio. Così nell’iconografia, specie medievale, è rappresentato intento a rodere le radici dell’albero della vita. Questo ci riporta vagamente alla mente l’immagine di un altro mitico roditore, e cioè il nordico Ratatoskr. Come molti altri animali, questa sorta di simbolico scoiattolo vive presso l’albero del mondo Yggdrasil: egli corre continuamente su e giù lungo il tronco, e funge da tramite fra l’aquila, che sta appollaiata sui più alti rami, e un tremendo serpe che tormenta le radici, poiché suo compito è riportare le cattive parole che i due animali intendono scambiarsi. Il significato qui è diverso: come ben intuisce Gianna Chiesa Isnardi, «Allo scoiattolo Ratatoskr, “dente che perfora”, più che un valore simbolico il mito attribuisce la funzione di incarnare l’immagine della velocità: alla sua figura è affidato il compito di fare sì che l’antagonismo fra Cielo e Terra, fra spirituale e materiale, fra bene e male abbia corso ininterrotto»: parrebbe proprio una triste descrizione dell’epoca nostra.

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Tratto da La Padania del 14 gennaio 2001.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.
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