Sicilia 1943, coraggio italiano e massacri USA

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5 Risposte

  1. paolo ha detto:

    Gli alti gradi militari italiani appartenevano in buona parte alla Massoneria Universale ovvero prendevano ordini dalla Gran Loggia d'Inghilterra e pertanto non potevano non tradire la causa fascista e l'onore dell'Italia. L'appartenenza alla Massoneria era allora come ora una 'conditio sine qua non' per fare carriera. Ma invero tutta la storia dell'Italia cosiddetta unita viene tessuta e tenuta sotto costante controllo dalla setta.
    Essa non ha fatto altro che remare contro fino al recente episodio del Britannia occorso circa vent'anni fa, nel quale Prodi e soci hanno svenduto i gioielli di famiglia ai banchieri apolidi della City. La situazione di colonia nella quale versa l'Italia non conosce via d'uscita e solo una catastrofe cosmica, proiezione esterna della catastrofe spirituale già avvenuta nell'intimo degli animi, potrà riequilibrare una situazione compromessa ogni oltre limite ragionevole.

  2. Paganitas ha detto:

    In effetti la Battaglia di Sicilia dovrebbe essere studiata meglio. E soprattutto l'Italia dovrebbe essere giudicata meno severamente per quanto riguarda il suo tradimento. Contando che l'invasione dei confini della Patria iniziò il 9 luglio, l'Italia (o meglio i suoi vertici massonici) dichiarò la resa incondizionata il 25 luglio. Però nemmeno la Germania fece molto meglio. Se si conta che i confini della Patria tedesca furono invasi da parte sovietica nel gennaio del '45 e da parte americana nel febbraio '45, e che la resa fu definitvamente dichiarata l'8 maggio '45, nemmeno loro insomma una volta invasi territorialmente riuscirono a proseguire per lungo tempo la guerra. Insomma bisogna mettersi nei panni di una nazione come l'Italia che, invasa territorialmente, vedeva psicologicamente e fisicamente la guerra volgere al termine.

    • Luigi Inturri ha detto:

      Ma in germania negli ultimi giorni di geurra si è combattuto casa per casa e le donne tedesche portavano da mangiare quel poco che avevano ai loro mariti o figli impegnati per la difesa del suolo patrio. Ad Augusta, vi ho vissuto fino all'età di 16 anni, invece gli addetti alle batterie sono fuggiti prima del contatto col nemico sabotando le armi pesanti e fuggendo abbandonarono le armi individuali, moschetti e pistole mai usate. In contrada Terra Vecchia c'era la batteria As 561 (d.c.) armata con 6 pezzi da 102/35 e 2 mitragliere Oerlikon da 20 mm e lungo la stradina fiancheggiata di un canale e pioante di fichi d'india fino agli anni 50 si rinvenivano pistole, baionette, e moschetti. Un mio amico più grandicello di me che, evidentemente sapeva come si erano svolti i fatti in quei giorni, quando in quella zona cominciarono i lavori di urbanizazzione si mise a seguire i mezzi e tra le piante di fico d'ndia estirpate rinvenne otto moschetti e tre pistole ed una decina di kg di munizioni e bombe a mano. Quidi non azzardiamo paragoni tra il comportamento del popolo tedesco e quello italiano.

  3. alvaro frey ha detto:

    Forza Italia Proletaria y Fascista. Italia de Vittorio Veneto. Viva la Marcia su Roma. Duce INVICTUS VINCITORE

  4. Raffaele P. ha detto:

    Sinceramente non conoscevo questi dettagli della battaglia di Sicilia e la cosa mi amareggia. Mio nonno paterno, del quale porto il nome, comandava da tenente di fanteria una linea di casematte ad Augusta dove fu fatto prigioniero. Si sà poco della sua storia, ma lui raccontò sempre che gli inglesi, che sbarcarono in massa, probabilmente indisturbati viste le defezioni dell’artiglieria di cui sopra, ebbero la meglio su quei pochi plotoni rimasti al loro posto. Gli “alleati” non furono però così “illuminati e democratici” come la Storia ci riporta. I soldati italiani che si arresero furono malmenati (al nonno ruppero un piede), scherniti e derubati di tutto, prima d’esser mandati in un campo di concentramento nel deserto d’Egitto, dove restarono in condizioni disumane fino a fine conflitto.

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