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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Teiwaz</title>
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		<title>La tracotanza e il servilismo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-tracotanza-e-il-servilismo.html' addthis:title='La tracotanza e il servilismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9299" style="margin: 10px;" title="tv-media-octopus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tv-media-octopus-300x225.gif" alt="" width="300" height="225" />Viviamo senza dubbio in tempi di imbonimento mediatico. Guardando a quella cosa penosa che è diventata oggi la sedicente informazione, si nota con chiarezza solare che fatti di cronaca nera che un tempo avrebbero occupato per un tempo relativamente breve le pagine interne dei giornali, sono diventati degli affari di stato oggetto di una sovraesposizione mediatica martellante che cerca di coinvolgere tutti noi tendenzialmente all&#8217;infinito. Questo avviene probabilmente perché la formula televisiva dei <em>reality show </em>ha dimostrato di non funzionare granché bene nell&#8217;ipnotizzare il pollame costituito dal pubblico del piccolo schermo, e il fine, evidentemente, è sempre lo stesso, <em>panem et circenses</em>, offrire distrazioni che allontanino la gente dalla riflessione sui problemi reali.</p>
<p style="text-align: justify;">Più una vicenda è squallida, più i <em>media </em>ci pescano a piena mani. Io credo che, ad esempio i nomi di Melania Rea, Salvatore Parolisi, Sarah Scazzi, Michele e Sabrina Misseri, Yara Gambirasio siano giocoforza diventati familiari a tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad essere sinceri, non è che qualche insegnamento sul mondo nel quale viviamo, queste vicende non lo offrano; pensiamo per tutti al caso di Anna Maria Franzoni, la madre assassina di Cogne: è diventata una star, alle udienze del suo processo, un pubblico strabocchevole, soprattutto femminile, si è conteso i posti in aula creando un imponente problema di servizio d&#8217;ordine, e non parliamo naturalmente di quanti, (di quante) hanno “premiato” la sovraesposizione mediatica del caso di Cogne con un&#8217;<em>audience </em>eccezionalmente elevata. Il fatto è che, più o meno consciamente, moltissime donne si sono riconosciute in Anna Maria Franzoni, che ha fatto ciò che anche loro desidererebbero fare, ed è diventata, per così dire, la loro portabandiera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo di vivere e di concepire la vita insegnato dalla “cultura” contemporanea è tutto imperniato sulla soddisfazione e la gratificazione immediate. Non c&#8217;è posto per la dedizione, il sacrificio o anche la capacità di fare progetti a lungo termine. Le donne arrivano a diventare madri con un&#8217;idea della maternità plasmata dalla pubblicità dei prodotti per l&#8217;infanzia (sempre la televisione, il grande totem dei nostri tempi) e si scontrano con il fatto, al quale sono psicologicamente del tutto impreparate, che avere un bambino comporta sacrificio, dedizione, fatica, notti insonni, non avere tempo per sé, drastica riduzione delle occasioni di divertimento e di relazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">In linea di massima, però, la criminologia spiccia che ci viene ammannita in dosi generose serve soprattutto a distrarci da questioni ben più importanti e con ben altro impatto sulla vita di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo solo al fatto che noi oggi ci troviamo a vivere la situazione paradossale di subire i tagli al <em>welfare </em>e i sacrifici economici imposti da un governo che non è in nessun modo espressione di una maggioranza voluta dagli elettori ma che ci è stato imposto con un inedito “commissariamento” da parte dell&#8217;UE, tagli e sacrifici che non serviranno a farci uscire dalla crisi economica ma solo a renderla più grave a esclusivo beneficio degli usurai della BCE (e al riguardo vorrei rimandarvi a un&#8217;attenta lettura del mio articolo <em><a title="Il coltello alla gola" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html">Il coltello alla gola</a> </em>pubblicato su sito del Centro Studi La Runa), eppure l&#8217;esempio dell&#8217;Ungheria dimostra che resistere ai diktat della BCE e salvare il nostro futuro è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">In una situazione come questa, un evento da sfruttare mediaticamente quanto più possibile per distrarre la gente dai problemi veri, ci voleva proprio, ed è capitato il naufragio della nave Costa Concordia davanti all&#8217;Isola del Giglio. Io non dico che questo incidente sia stato provocato, ma di certo capita a fagiolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando così le cose, io avrei evitato di parlarvene a mia volta, se non fosse per il fatto di aver notato nella faccenda un&#8217;incongruenza che apre scenari del tutto inediti, ma prima sarà forse il caso di dire qualche parola sul modo in cui i <em>mass media</em>, a livello nazionale e internazionale, hanno trattato la questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comandante Schettino, che avrebbe abbandonato la nave con codarda tempestività, è subito diventato popolarissimo, una macchietta sui media e sul web, venendo in qualche modo a rafforzare lo stereotipo dell&#8217;italiano congenitamente vigliacco. Ai media internazionali non è parso vero di avere un&#8217;occasione in più per coprirci di sterco, e per ulteriore disgrazia sembra che esista un buon numero di nostri <em>presunti </em>connazionali che pare compiacersi di ciò.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché mettere sotto i riflettori un comandante che non è stato all&#8217;altezza del suo ruolo, e non parlare quasi per nulla di un commissario di bordo che si è prodigato rischiando la vita e che ce l&#8217;ha quasi rimessa per mettere in salvo i passeggeri, e che pure, del pari, non è di certo né uno svedese né un marziano, e neppure un superuomo <em>yankee</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Italiani sarebbero nella loro generalità incapaci di coraggio? Considerando la nostra storia anche recente, proprio non si direbbe. Mi vengono in mente gli episodi della seconda guerra mondiale dove i nostri soldati furono soverchiati da nemici superiori per numero e per mezzi, ma diedero prova di un valore indiscutibile, El Alamein, dove ributtarono indietro i tank britannici e Nikolajewka dove fecero altrettanto con quelli sovietici, in entrambi i casi quasi a mani nude. Mi vengono in mente le parole del nostro grande <a title="Silvano Lorenzoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvano-lorenzoni/">Silvano Lorenzoni</a>, un periodo che da solo vale interi trattati di sociologia:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“E&#8217; opinione dello scrivente che fra le popolazioni dell&#8217;area geografica italiana la percentuale di vigliacchi, traditori, disonesti, abietti non sia superiore a quanto possa essere in tanti altri paesi. Ma la “qualità”/il difetto di nascita dell&#8217;Italia è tale che quel tipo di figuri hanno nello spazio politico italiano più “spazio di manovra” e possibilità di emergere che in tanti altri paesi. E peggio ancora, l&#8217;Italia è un luogo nel quale essi, più facilmente che in tanti altri paesi assurgono a rappresentare la “tipicità”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questa <em>favola</em> della presunta vigliaccheria italiana è stata appassionatamente coltivata allo scopo di farne una profezia che si auto-adempie, oltre che dalla sinistra da sempre avversa a tutto ciò che è nazionale, almeno fino a quando l&#8217;emergere del fenomeno leghista l&#8217;ha costretta a un ridicolo dietrofront, da chi ha ininterrottamente governato l&#8217;Italia dalla fine della seconda guerra mondiale al 1991, e ha cercato di renderla quanto meno <em>caserma</em> e quanto più <em>sacrestia</em> possibile, e soprattutto da chi, alle spalle di questi ultimi, ha condizionato e continua a condizionare la nostra vita civile e il nostro costume da secoli, ed è mia opinione che se un giorno gli Italiani dovessero davvero presentare il conto alla Chiesa cattolica, i danni prodotti alla fibra morale del nostro popolo, non sarebbero la voce più piccola  e meno importante dell&#8217;elenco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo al naufragio della Costa Concordia. Se si esamina la tempistica dell&#8217;incidente, ci si accorge di qualcosa di molto strano. La nave sarebbe andata a urtare contro lo scoglio vicino all&#8217;Isola del Giglio e avrebbe iniziato a imbarcare acqua alle nove e mezza di sera. Cinque minuti dopo, alle 21 e 35 il comandante Schettino si mette in contatto con un funzionario della Costa Crociere. Tuttavia l&#8217;allarme viene dato oltre un&#8217;ora dopo, intorno alle 22.40. Cosa è stato fatto in quell&#8217;ora, non solo da parte del comandante Schettino, ma anche da parte della Costa Crociere dove <em>si sapeva</em> che una nave con quattromila persone a bordo era a rischio di affondamento?</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che Schettino non si è curato della vita dei passeggeri a lui affidati, ma si è preoccupato di portare con sé un computer (che gli è stato sequestrato al momento dell&#8217;arresto la mattina dopo) e uno <em>smartphone</em> (di cui si sono perse le tracce) e pare abbia tentato di manomettere una delle tre scatole nere di bordo. E&#8217; chiaro che ha avuto tutto il tempo di cancellare eventuali messaggi. E alla Costa, cosa facevano dalle 21.35 alle 22.40?</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro che Schettino si è dato da fare per coprire delle responsabilità, ma quali? Non le sue, che non potevano essere nascoste. Ce ne sarebbe più che a sufficienza per imporre a qualsiasi GIP appena un po&#8217; sveglio di iscrivere Costa Crociere nel registro degli indagati, ma questo non è successo e non succederà, e il motivo è ovvio: la Costa Crociere non è altro che un&#8217;emanazione della Carnival, una società americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per intenderci, la Carnival – Costa è una multinazionale delle crociere che usa personale di tutto il mondo, proveniente soprattutto dai Paesi più poveri, sottopagato e di sicuro insufficientemente addestrato soprattutto per le emergenze, potremmo dire – volendo – che è una sorta di equivalente turistico di quel Mc Donald&#8217;s che con la sua catena di <em>fast food </em>ha contribuito notevolmente a diffondere la diseducazione alimentare e l&#8217;epidemia di obesità che colpisce sempre di più anche da noi, soprattutto fra i giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il naufragio – come minimo colposo – della Costa Concordia va ad aggiungersi all&#8217;elenco già considerevolmente lungo dei delitti commessi da cittadini statunitensi sul nostro suolo o – come l&#8217;uccisione di Nicola Calipari – a danno di cittadini italiani, e rimasti e destinati a rimanere per sempre impuniti. Vogliamo ricordarne qualcuno?</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;incidente” di Ustica: nonostante tutte le cortine di fumo e i depistaggi sollevati, si sa benissimo come sono andate le cose: il DC9 dell&#8217;Itavia fu abbattuto dal missile lanciato da un aereo da caccia americano che inseguiva un velivolo libico.</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;incidente” del Cermis: i cavi della teleferica furono tranciati da un aereo da ricognizione statunitense tipo “prowler” i cui piloti, quattro <em>cow boys</em> ubriachi, si erano messi a fare pericolose evoluzioni a bassa quota. Le autorità americane si sono rifiutate di consegnare all&#8217;Italia i quattro assassini identificati con certezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco tempo dopo la strage del Cermis, in un albergo di Roma scoppiò un incendio causato da due turiste americane che provocò la morte di quattro persone. Le due donne ubriache fradice avevano buttato dei mozziconi accesi in un cestino che avevano riempito di carta e dove avevano versato il contenuto di una bottiglia di whisky. Alla polizia italiana fu consentito di indagare (ossia mettere il sale sulla coda) solo dopo che l&#8217;ambasciata <em>yankee</em> di via Veneto ebbe provveduto a rimpatriare le due assassine in tutta fretta.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;omicidio per errore del funzionario italiano in Irak Nicola Calipari, freddato a un posto di blocco da un <em>marine </em>dal grilletto facile. Anche in questo caso le autorità <em>yankee</em> si sono rifiutate di consegnare il responsabile a quelle italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso più vergognoso, più umiliante per chi ha il senso della giustizia e vorrebbe che questa nostra disgraziata Italia non fosse così bassamente asservita al dominatore d&#8217;oltreoceano, è stato con ogni probabilità il delitto di Perugia. Qui, durante una festicciola di <em>halloween</em> a base di sesso, alcool e forse meno naturali e più stupefacenti ingredienti, una studentessa inglese, Meredith Kercher è stata uccisa, forse per aver resistito a un tentativo di stupro, dai suoi “amichetti”, l&#8217;ivoriano Rudy Guede, l&#8217;italiano Raffaele Sollecito e l&#8217;americana Amanda Knox.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/civilta-americana-scritti-sugli-stati-uniti-1930-1968/9046" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7982" style="margin: 10px;" title="civilta-americana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/civilta-americana1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Come era prevedibile, dopo che Amanda e Raffaele sono stati condannati in primo grado, in attesa del processo di appello, negli Stati Uniti si è scatenata un&#8217;enorme pressione mediatica, Amanda Knox è diventata un&#8217;eroina, una novella Giovanna D&#8217;Arco di cui si invocava la liberazione a tutti i costi. E&#8217; intervenuto persino il Segretario di Stato, l&#8217;ex first lady Hilary Clinton. A costei non deve essere parso vero di avere un&#8217;occasione di “mostrare i muscoli” a poco prezzo dopo il fallimento dell&#8217;intervento umanitario in favore di Haiti terremotata (il cervello, quello gli <em>yankee</em> non lo possono mostrare, perché per mostrare qualcosa bisogna averla). Un&#8217;ingerenza della politica nell&#8217;azione giudiziaria che non sarebbe stata tollerabile già all&#8217;interno di un singolo stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla tracotanza americana, è prontamente corrisposto il servilismo italiano, il processo d&#8217;appello è stato una ridicola e umiliante farsa; le prove che avevano determinato la condanna in primo grado (prova chiave il reggiseno di Meredith su cui era stato identificato il DNA di Sollecito) sono comparse in aula irrimediabilmente deteriorate, e così un&#8217;altra assassina a stelle e strisce è stata rimessa in libertà con tutti gli onori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, io vorrei evidenziare che questo atteggiamento di arrogante supponenza che fa sì che gli Stati Uniti non tollerino che lo <em>yankee</em> responsabile delle azioni più infami possa essere chiamato a rispondere davanti a un tribunale estero non dipende da un&#8217;elevata considerazione dei propri cittadini: la “giustizia” americana è una delle più spietate del mondo, che in più di un caso è arrivata a condannare a morte minorenni. No, si tratta di un “principio” diverso, semplicemente i servi, quali ci considerano, non devono avere il diritto di giudicare i padroni.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altra faccia della medaglia della tracotanza americana è ovviamente l&#8217;assoluta mancanza di rispetto per la sovranità altrui. Non ho purtroppo sottomano il numero preciso degli “interventi” di tipo militare fatti senza dichiarazione di guerra nello spazio territoriale altrui dagli Stati Uniti dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi: dal Vietnam all&#8217;Afghanistan, da Grenada all&#8217;Irak, Cuba, Santo Domingo, Serbia, Cambogia, Libia, un po&#8217; dappertutto, seminando allegramente bombe e napalm, ma è un numero che certamente si scrive con tre cifre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non parliamo naturalmente di embarghi, sabotaggi, atti di pirateria informatica, quelli proprio non si contano, come l&#8217;ultimo recentissimo contro l&#8217;Iran. Il concetto di base che ispira la politica americana è che questo pianeta nella sua interezza non è altro che una periferia degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli USA, l&#8217;abbiamo visto, i trattati internazionali sono pezzi di carta, a cominciare da quelli di estradizione, e se non tollerano che il peggior criminale a stelle e strisce compaia davanti a un tribunale straniero, non si sono a loro volta mai fatti scrupolo di sottoporre a processi (farsa, naturalmente) neppure capi di stato stranieri rei di svolgere una politica contraria ai loro interessi tutte le volte che sono riusciti a mettere loro le mani addosso: Karl Doenitz, Slobodan Milosevic, Saddam Hussein, per fare qualche nome; esemplare il caso di Slobodan Milosevic, il presidente serbo che gli assassini a stelle e strisce non hanno avuto il coraggio di portare nell&#8217;aula di un tribunale internazionale dove egli avrebbe avuto modo di denunciare la vilissima aggressione NATO contro il proprio Paese, e si è preferito avvelenare in carcere. Analogamente Muhammar Gheddafi è stato vittima di una “esecuzione preventiva”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può constatare non senza amara ironia che l&#8217;unico straniero che la “giustizia” americana ha rinunciato a perseguire in quanto capo di stato estero, è stato Joseph Ratzinger che in quanto presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant&#8217;Uffizio) ha insabbiato le numerose segnalazioni sui preti pedofili negli Stati Uniti e altrove, poiché mentre il procedimento era in corso, lo stesso è diventato papa Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">Io personalmente ritengo che il totale, umiliante servilismo nei confronti del moloc americano da parte dell&#8217;Italietta democratica e antifascista nata dal tradimento dell&#8217;8 settembre 1943, sia una delle nostre maggiori vergogne nazionali. La cosa sarebbe forse meno umiliante se questo atteggiamento fosse limitato alla classe politica, che tutti indistintamente sappiamo composta di intrallazzatori e disonesti. Purtroppo le cose non stanno così.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa mi è capitato di ascoltare un&#8217;intervista televisiva a una certa signora presentatrice e conduttrice di <em>reality show</em> che molto appropriatamente risponde al nome di S. Ventura (cioè sfortuna, iella, disgrazia). Costei, con l&#8217;espressione gioiosa tipica di un personaggio mediatico che sta per dire una colossale stupidaggine, ha dichiarato di amare l&#8217;America e di aver insegnato ai suoi figli ad amarla. I miei genitori, persone di certo molto meno <em>trendy </em>(perché anche la nostra lingua si sta imbastardendo) della signora Sventura, mi hanno insegnato ad amare l&#8217;Italia, e io ho insegnato la stessa antiquata cosa ai miei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, non si tratta certo di un caso isolato: da tutto il sistema mediatico spande una nauseante americanofilia. Ricordo ad esempio un irritante piagnisteo da parte di una trasmissione televisiva altre volte seria, “Super Quark”, in un servizio sullo sbarco in Normandia, sui poveri giovanottoni <em>yankee</em> morti “per la nostra libertà”. Che lo sbarco in Normandia sia stata un&#8217;operazione mal preparata e mal condotta che senza l&#8217;enorme sproporzione delle forze in campo, si sarebbe risolta in un disastro per i nemici dell&#8217;Europa, questo è un fatto, ma i <em>nostri </em>caduti dove li mettiamo? Gli eroi di El Alamein o i ragazzi della RSI che nel 1944 sfondarono le linee angloamericane in Garfagnana (un successo che non fu possibile sfruttare per mancanza di riserve), e i civili, i bambini vittime del bombardamento di Gorla, gli infoibati dell&#8217;Istria e della Venezia Giulia; non sono degni che su di loro si versi neppure una lacrima?</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, questo è ancora il minimo. Pensiamo al danno enorme rappresentato dall&#8217;americanizzazione, cioè dall&#8217;imbarbarimento della nostra cultura e del nostro stile di vita. A una civiltà più che bimillenaria si sta sostituendo una “cultura” rudimentale, infantile, fracassona e irrimediabilmente stupida.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che il titolo di questo articolo richiami il famoso pamphlet della non rimpianta Oriana Fallaci <em>La rabbia e l&#8217;orgoglio</em> scritto all&#8217;indomani dell&#8217;attentato dell&#8217;11 settembre 2011, e della bella risposta datale da Franco Cardini: <em>La paura e la vergogna </em>che ne smontava le paturnie americanofile. E come dimenticare il bel saggio di Maurizio Blondet <em>Auto-attentato in USA</em>, un bellissimo esempio di autentico giornalismo investigativo che illustrava bene i molti indizi che fanno ritenere inverosimile l&#8217;attribuzione dell&#8217;attentato ai terroristi islamici e lasciano intravvedere invece lo zampino della CIA e del Mossad israeliano. Saggio che costò a Blondet il suo lavoro come giornalista de “L&#8217;avvenire”, a riprova del fatto che in democrazia si può propalare qualsiasi sciocchezza delirante, ma se si osa dire la verità, te la fanno pagare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo con disgusto all&#8217;indomani dell&#8217;attentato, una grande manifestazione capeggiata a Roma dagli allora leader del centrodestra (e a quel tempo solidamente alleati) Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, dove le poche bandiere italiane sembravano quasi contaminate, infettate in mezzo al profluvio di stracci a stelle e strisce e stelle di David. Poco dopo, arrivò la dichiarazione dell&#8217;allora leader dell&#8217;opposizione di centrosinistra, Francesco Rutelli, a dire del quale i due non erano stati abbastanza pronti nel presentare agli Stati Uniti la solidarietà italiana. Centrodestra e centrosinistra competevano in un&#8217;umiliante gara di servilismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più ironica, però, è che questi ipervitaminizzati superuomini <em>yankee</em> che si credono i padroni del mondo, in realtà non sono padroni di un bel nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete presente la metafora biblica del possente toro condotto al pascolo da un fanciullo? In realtà non è un&#8217;impresa così difficile, perché la cartilagine nasale dei bovini è molto sensibile, e basta un anello infisso in essa, e una corda legata all&#8217;anello, e l&#8217;animale per non sentire dolore seguirà anche una lieve trazione. L&#8217;anello al naso del toro USA è la <em>lobby</em> ebraica americana; nessun politico <em>yankee</em> può sperare di fare carriera se non si dimostra uno zelante sostenitore dei suoi interessi, essa non ha solo un immenso potere economico, ma il controllo monopolistico dei <em>media</em>, a cominciare da Hollywood che ne è totalmente asservita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il colosso americano è in realtà un burattino che il burattinaio circonciso può manovrare come vuole. Se ne accorse in maniera drammatica alcuni anni fa una ragazza americana, Rachel Corrie, che lavorava come cooperante in Palestina. In occasione di un&#8217;ennesima distruzione di un villaggio palestinese da parte dei corazzati israeliani, si mise davanti a un carro armato sperando di ostacolare lo scempio contro la popolazione inerme nell&#8217;illusione che la sua qualità di cittadina americana l&#8217;avrebbe protetta. Una raffica di mitragliatrice di un <em>Merkava </em>la tolse di mezzo. Ovviamente, il suo assassinio a freddo ebbe pochissima eco sui media internazionali e nessuna su quelli americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro il tracotante e decerebrato predominio americano, chiediamoci chi sono i veri padroni di questo pianeta.</p>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 11:45:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Credere nell'Europa, nella sua civiltà, nei destini profondamente interrelati dei popoli che la compongono, volere che essi abbiamo un futuro, non significa credere nella UE; al contrario, occorre essere consapevoli che la UE è uno strumento nelle mani del grande capitale finanziario internazionale con la testa e il cuore a Washington per asservire e distruggere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html' addthis:title='Il coltello alla gola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_9156" class="wp-caption alignright" style="width: 229px"><a href="Dell'Usura, incisione su legno attribuita ad Albrecht Dürer, da Stultifera Navis di Brant."><img class="size-medium wp-image-9156" title="Dell'Usura, incisione su legno attribuita ad Albrecht Dürer, da Stultifera Navis di Brant." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/usura-219x300.jpg" alt="Dell'Usura, incisione su legno attribuita ad Albrecht Dürer, da Stultifera Navis di Brant." width="219" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Dell&#39;Usura, incisione su legno attribuita ad Albrecht Dürer, da Stultifera Navis di Brant.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica che stiamo vivendo ha radici lontane, ma per riuscire a capirlo come per prevederne le conseguenze, è necessaria una premessa di ordine metodologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo celebre saggio <a title="Congetture e confutazioni" href="http://www.libriefilm.com/congetture-e-confutazioni-lo-sviluppo-della-conoscenza-scientifica/10154" target="_blank"><em>Congetture e confutazioni</em></a>, il filosofo Karl Popper individua tre pseudo-scienze al disotto dei requisiti minimi di scientificità: l’astrologia, la psicanalisi, il marxismo inteso come (presunto) metodo di analisi storico-sociologica. A mio parere, a questo elenco andrebbe aggiunta anche una quarta pseudo-scienza, l’economia, la “scienza economica” come viene comunemente intesa. Essa si fonda su due premesse assolutamente erronee che il più delle volte sono sottintese guardandosi bene dall’enunciarle apertamente, esse sono:</p>
<p style="text-align: justify;">1. L’oggetto dell’economia è qualcosa di oggettivo, esterno alle comunità umane, un po’ come l’oggetto della meteorologia.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Esiste qualcosa che si può definire come l’interesse complessivo della/delle società. Quest’ultimo è il vecchio dogma del liberismo, mai dimostrato e tuttavia pecorescamente accettato come una verità di fede, della “mano invisibile” fantasticata (o delirata) da Adam Smith, che armonizzerebbe gli interessi individuali in un bene collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario ribadire che:</p>
<p style="text-align: justify;">1. L’economia è sempre il prodotto dei comportamenti umani.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Gli interessi umani (dei singoli e dei gruppi) possono essere, e il più delle volte sono, in conflitto. Può succedere ad esempio che una ristretta <em>élite</em> oligarchica danneggi l’intera società in vista del proprio potere e interesse personali e/o di ceto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fumosità e il linguaggio criptico, finto-tecnico degli pseudo-scienziati economisti servono precisamente a nascondere queste due verità che una volta enunciate con chiarezza si rivelano semplici e ovvie.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica che stiamo attraversando viene da lontano, da molto più lontano di quanto penseremmo, e il fatto che sia esplosa negli ultimi anni non è per nulla casuale: è stata voluta, provocata, pianificata a tavolino con un&#8217;accurata scelta dei tempi, e le misure prese “per farvi fronte” produrranno risultati molto diversi da quelli che si proclama di voler ottenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo in prima battuta quale è stato l&#8217;innesco della crisi, tenendo presente che l&#8217;esplosivo da far detonare è stato accumulato e piazzato molto, molto tempo prima, una vicenda che, se considerata isolatamente, appare assurda e paradossale, ma che una volta collocata nel giusto contesto rivela una logica molto precisa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto sembra essere cominciato nel 2008 con lo scoppio della “bolla speculativa” dei mutui <em>subprime </em>negli Stati Uniti. In poche parole, questo termine indica i mutui concessi con larghezza dalle banche statunitensi a clienti che non offrivano sufficienti garanzie (e in questo si differenziavano dai mutui <em>prime </em>concessi a clienti solvibili), questi ultimi sono diventati ben presto crediti inesigibili o, come si dice nel linguaggio finanziario-bancario, <em>sofferenze</em>, che a questo punto le banche americane hanno trasformato in prodotti finanziari, i cosiddetti <em>derivati</em>, più tardi riconosciuti come <em>prodotti tossici </em>che le banche americane hanno venduto a quelle europee che a loro volta le hanno girate ai propri clienti presentandoli come forme d&#8217;investimento, con un certo margine di rischio ma con rendimenti interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà si trattava di scatole vuote scambiate con denaro contante e sonante. Molti, moltissimi risparmiatori (e perlopiù non si è trattato di grossi investitori, ma di piccoli risparmiatori, gente che <em>si fida</em> della banca perché non ha accesso ad altre forme d&#8217;informazione sull&#8217;andamento dei mercati finanziari) hanno visto svanire di colpo nel nulla i risparmi di una vita. In pratica, negli ultimi quindici-venti anni gli statunitensi hanno perlopiù vissuto al di sopra dei loro mezzi e della loro capacità produttiva. Ora, con un&#8217;abile partita di giro-presa in giro, il conto del loro scialacquio è stato presentato anche (e soprattutto) agli europei.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-9160" style="margin: 10px;" title="draghi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/draghi.jpeg" alt="" width="290" height="174" />Le conseguenze maggiori, però, non si sarebbero viste subito, ma da lì a tre-quattro anni, cioè adesso. Come era prevedibile, infatti, la crisi di liquidità ha avuto ricadute sull&#8217;economia reale. La mancanza di liquidità, quindi della possibilità per le imprese di compiere investimenti, ha portato alla contrazione delle attività produttive e dei posti di lavoro, cioè in pratica si è innescata una spirale recessiva, per l&#8217;ovvio motivo che una contrazione della domanda dovuta al fatto che quando si va incontro a una riduzione dei propri introiti o addirittura alla perdita del posto di lavoro, si cerca di ridurre i consumi, e in questo modo il mercato tende sempre più a restringersi. Questa spirale recessiva è stata favorita, guarda caso, dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro, cioè dalla rinuncia degli stati nazionali europei a esercitare un controllo sulla moneta.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto occorre fare, come in ogni storia poliziesca che si rispetti, un passo indietro. Possibile che le banche europee non fossero consapevoli, acquistando e rivendendo i <em>derivati </em>USA, di truffare i loro clienti? Di cedere loro delle scatole vuote in cambio dei risparmi di una vita? Ma vogliamo scherzare? Quella è gente che ne mastica di economia e di finanza. C&#8217;era pure stata pochi anni prima l&#8217;esperienza dei <em>bond </em>argentini! Volendo essere cattivi, ritenendo che l&#8217;attuale crisi sia stata voluta e pianificata, si può pensare che quello dei <em>bond </em>argentini, dove già il denaro dei risparmiatori era scomparso inghiottito in una voragine senza fondo, sia stato un esperimento pilota in vista dello scatenamento di una crisi di ben maggiori proporzioni, come è stata quella innescata dai mutui <em>subprime</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali ragioni vi sono per pensare che questa crisi in cui si dibattono le economie europee, e che – cosa del tutto ovvia – ha colpito in maniera più dura quelle più deboli: Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, sia stata voluta e programmata a tavolino? La prova più chiara in tal senso si desume dal fatto che tutte le misure imposte ai singoli stati (che con il diktat del Trattato di Lisbona firmato dalle classi politiche degli stati europei nonostante le opinioni espresse dai popoli là dove è stato sottoposto a referendum, ma perlopiù, ed è anche il caso italiano, sottoscritto senza consultarli e sostanzialmente a loro insaputa, hanno ceduto gran parte della propria sovranità) “per superare la crisi” puntano nella direzione delle privatizzazioni, della globalizzazione dell&#8217;economia, della riduzione del potere residuo degli stati nazionali, dell&#8217;eliminazione dello stato sociale, del far pagare all&#8217;economia reale e alle classi lavoratrici i debiti del sistema bancario-finanziario, dello scuoiare i popoli per salvare le banche, e certamente non possono produrre altro che recessione, aggravare la crisi stessa, ma visibilmente costituiscono un ulteriore passo in avanti nella realizzazione di quel piano Kalergy di cui gli eurocrati si ostinano a negare l&#8217;esistenza dopo aver sbattuto in galera Gert Honsik per averlo rivelato, ma la cui sistematica attuazione abbiamo sotto gli occhi giorno dopo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vogliono far credere che la via d&#8217;uscita alla crisi possa consistere nelle privatizzazioni, nello smantellamento dello stato sociale, nell&#8217;accentuazione della spinta all&#8217;economia globalizzata in modo che gli stati nazionali non possano in alcun modo erigere delle barriere di protezione a tutela delle economie più fragili, in definitiva nel trasferimento di tutto il potere economico nelle mani del grande capitale bancario-finanziario, cioè in definitiva dei grandi usurai internazionali. Possiamo davvero credere che costoro useranno il potere accaparrato in questo modo per il bene della società (delle società) nel suo (loro) complesso? Siamo davvero così ingenui o stupidi fino a questo punto?</p>
<p style="text-align: justify;">Qui tocchiamo veramente i limiti di quello che è stato chiamato il pensiero unico. In poche parole, dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e dei regimi comunisti, come se quella fosse stata l&#8217;unica forma di socialismo concepibile e possibile, si è imposta la convinzione della bontà del liberismo in campo economico, la convinzione che per far progredire le economie occorra arricchire sempre più i ricchi e impoverire sempre più i poveri; una rinnovata fede nella “mano invisibile” delirata da Adam Smith, secondo il quale lasciando agire il “libero mercato” senza freni né controlli, né contrappesi, per un miracolo di recondita armonia si finirebbe per realizzare l&#8217;interesse di tutti. E&#8217; chiaro che questa specie di nuova mistica che si cerca di inocularci non ha nessunissima base, e la “mano invisibile” sta dimostrando piuttosto la sua efficacia nello strangolare le società.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; invece visibile che i provvedimenti che dovremmo adottare per uscire da questa crisi sono esattamente il contrario di quelli che la BCE impone agli stati nazionali e che non potranno che rendere la crisi più grave (per essere sicuri che non possiamo trovare scampo, gli eurocrati della BCE sono arrivati al punto di “commissariare” uno stato nazionale come l&#8217;Italia, che come dimensioni e importanza non è esattamente Malta o Cipro, e diciamolo chiaro, Mario Monti non è altro che un commissario impostoci dalla BCE, a riprova che con il Trattato di Lisbona la nostra sovranità è stata svenduta senza dircelo).</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa, occorrerebbe abolire l&#8217;euro. Questa moneta-trappola non significa altro che la rinuncia degli stati nazionali ad esercitare un controllo sulla valuta. Il ritorno alle monete nazionali sarebbe il primo passo, ma ovviamente non basta. Bisogna invertire il <em>trend </em>alle privatizzazioni. Nessuna privatizzazione ha mai migliorato la situazione economica se non in termini di liquidità immediata, è come vendere i gioielli di famiglia, ed è un chiodo in più sulla nostra bara. Sarebbe necessario anche nazionalizzare le banche e cambiare radicalmente il sistema fiscale.</p>
<div id="attachment_9158" class="wp-caption alignleft" style="width: 239px"><img class="size-medium wp-image-9158" title="Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/usurai1-229x300.jpg" alt="Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert." width="229" height="300" /><p class="wp-caption-text">Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert.</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aumento della pressione fiscale, lo sappiamo bene, è il metodo più facile e più usato dagli stati per fare fronte ai debiti, ma esso, oltre allo scontento dei cittadini, può provocare recessione, perché con meno denaro a disposizione, i consumi si riducono, e con essi la produzione, cala la competitività delle aziende, e i posti di lavoro sono a rischio sempre maggiore, in una spirale dalla quale è difficile trovare una via d&#8217;uscita.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, la strada per evitare di cadere in questa trappola sarebbe relativamente semplice: colpire con l&#8217;imposizione fiscale i redditi più alti non sarebbe solo eticamente giusto, ma anche economicamente conveniente, perché mentre i redditi medio-bassi perlopiù si traducono in consumi che non è possibile non deprimere se si aumenta l&#8217;imposizione fiscale, la frazione dei redditi alti, specie dei super redditi destinata ai consumi è marginale, ed essi vengono perlopiù capitalizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorrerebbe l&#8217;introduzione di una consistente imposta patrimoniale che colpisca soprattutto i grossi patrimoni. Di più, un&#8217;imposta di questo genere non dovrebbe essere un&#8217;<em>una tantum</em>, ma dovrebbe entrare stabilmente nel nostro sistema fiscale. Occorrerebbe spostare l&#8217;imposizione fiscale dal reddito al patrimonio. Ciò avrebbe il vantaggio di rendere più efficace la lotta all&#8217;evasione fiscale, perché si occulta molto più facilmente un reddito che una proprietà.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; ovvio, assolutamente ovvio che il governo Monti non farà nulla di tutto questo, e che la BCE vigilerà per impedire l&#8217;introduzione di misure simili in un qualsiasi stato europeo, al contrario, tutti i provvedimenti che “lor signori” adotteranno serviranno a (sono calcolati per) spingere noi e le altre nazioni europee sempre più velocemente verso il baratro.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non so se ci avete fatto caso, ma una parola ormai scomparsa da una decina d&#8217;anni dal gergo politico dopo essere stata ripetuta per decenni in maniera martellante, è “europeismo”. All&#8217;Europa come aspirazione abbiamo smesso di crederci perché è diventata un fatto, oppure è invece diventato evidente che questo termine non significa nulla se non abbiamo le idee chiare di quale Europa stiamo parlando, e come?</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto è e deve essere assolutamente chiaro: credere nell&#8217;Europa, nella sua civiltà, nei destini profondamente interrelati dei popoli che la compongono, volere che essi abbiamo un futuro, non significa credere nella UE; al contrario, occorre essere consapevoli che la UE è uno strumento nelle mani del grande capitale finanziario internazionale con la testa e il cuore a Washington per asservire e distruggere i popoli europei, per trasformare l&#8217;Europa in una periferia degli Stati Uniti dominata dalla legge del mercato e dal “pensiero unico” liberista-democratico e ibridata, indebolita nella sua sostanza umana anche dal punto di vista etnico. Non c&#8217;è scampo, <em>tertium non datur</em>, essere per l&#8217;Europa significa essere contro la UE.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa crisi, dicevo, arriva da lontano, ma difficilmente ci rendiamo conto da quanto lontano. Nel corso del mezzo secolo all&#8217;incirca che va dalla conclusione della seconda guerra mondiale al crollo dell&#8217;Unione Sovietica, nell&#8217;era della Guerra Fredda, l&#8217;Europa è stata spartita fra le due superpotenze allora esistenti, ma bisogna anche riconoscere che, almeno in una certa misura, Stati Uniti e Unione Sovietica si neutralizzavano a vicenda, e gli effetti più deleteri del predominio americano sull&#8217;Europa e sul nostro intero pianeta hanno potuto dispiegarsi in tutta la loro ampiezza solo negli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La potenza americana, a sua volta, però non è che un proconsolato dietro il quale sta il potere del grande (per meglio dire, enorme) capitale anonimo, dell&#8217;alta finanza internazionale che mira e ha sempre mirato al dominio  mondiale incontrastato, perché non è possibile separare l&#8217;economia dalla politica, la ricchezza dal potere. E&#8217; qui che bisogna guardare se vogliamo capire le tragedie che hanno colpito il nostro continente e il nostro pianeta nell&#8217;ultimo secolo, a cominciare dalle due guerre mondiali.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la prima guerra mondiale sia stata voluta dalla Gran Betagna, progettata nella <em>City </em>londinese allo scopo di stroncare la concorrenza che l&#8217;espansione dell&#8217;industria tedesca faceva all&#8217;ormai obsoleto sistema industriale britannico, è un fatto accertato, dimostrato con larghezza di prove, e a questo riguardo, vi rimando al mio saggio <em>Il grande equivoco</em> pubblicato sul n. 70 de “L&#8217;uomo libero” (ma reperibile anche in internet) di cui vi raccomando caldamente la lettura; anche se nel corso della prima fase (1914-1918) e ancor più nella seconda (1939-1945) della loro impresa criminosa, gli squali britannici dovettero passare la mano ai loro – ancora  peggiori – complici statunitensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come per la prima, anche per la seconda guerra mondiale, la responsabilità è stata fatta ricadere interamente sulla Germania provocando sistematicamente le “aggressioni” tedesche facendo sistematicamente vessare dai governi vassalli cecoslovacco e polacco le popolazioni tedesche dei Sudeti e della Prussia occidentale, date loro in ostaggio con gli innaturali confini stabiliti a Versailles nel 1919, ma il motivo vero del più spaventoso conflitto della storia umana è presto detto: una nazione che rifiuta di indebitarsi fa infuriare gli usurai.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto possa sembrare strano, abbiamo a suffragio di ciò le esplicite ammissioni dei responsabili, a cominciare da Winston Churchill che nel 1960 dichiarò:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Il delitto imperdonabile della Germania prima della Seconda Guerra Mondiale fu il suo tentativo di sganciare la sua economia dal sistema di commercio mondiale, e di costruire un sistema di cambi indipendente di cui la finanza mondiale non poteva più trarre profitto”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gli fa eco uno storico della seconda guerra mondiale, il generale J. P. C. Fuller:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Non fu la politica di Hitler a lanciarci in questa guerra. La ragione fu il suo successo nel costruire una nuova economia crescente. Le radici della guerra furono l’invidia, l’avidità e la paura”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nel 1992, il segretario agli esteri statunitense James Baker ha poi precisato che:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“La guerra [la seconda guerra mondiale] era solo una misura economica  preventiva”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, dopo il conflitto c&#8217;è stato un intoppo, la Guerra Fredda ha imposto all&#8217;assoggettamento dell&#8217;economia planetaria all&#8217;alta finanza, cioè <em>all&#8217;usura</em> internazionale uno stop di mezzo secolo, ma da allora la spoliazione delle ricchezze mondiali e dei popoli europei è ripresa alla grande, e lo pseudo-europeismo della UE ne è lo strumento principale.</p>
<p style="text-align: justify;">La riduzione alla fame del Terzo Mondo, di quelli che ancora oggi con macabra ironia si continuano a chiamare i “Paesi in via di sviluppo” ha poi il vantaggio di provocare l&#8217;immigrazione verso l&#8217;Europa di milioni di disperati, e il vantaggio per gli usurai che vogliono strangolarci è duplice: destabilizzare la situazione economica e politica degli stati europei, e minarne la compattezza etnica in modo da renderli più facilmente manovrabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-9159" style="margin: 10px;" title="prodi-monti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/prodi-monti.jpeg" alt="" width="274" height="184" />Quello che in questo contesto per molti sarà un enigma incomprensibile, è l&#8217;atteggiamento della sinistra, o di ciò che passa per tale. Per limitarci a considerare il caso italiano, essa ha portato ai vertici dello stato italiano gli uomini della Goldman-Sachs e del Bilderberg, i valletti del capitalismo finanziario internazionale: Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, Mario Draghi e oggi Mario Monti, mostrando uno spirito di collaborazione, un servilismo totale verso quello che in teoria, molto in teoria dovrebbe essere il nemico di classe. Walter Veltroni, già candidato premier del centrosinistra è di un filoamericanismo, di un&#8217;adorazione del <em>moloc</em> americano che è sconvolgente, e nel corso della campagna elettorale 2008 dichiarò che “la lotta di classe non esiste”; un po&#8217; come se; non vogliamo dire il papa, diciamo il presidente della CEI avesse dichiarato che il vangelo è una massa di stupidaggini, senza provocare nel proprio <em>entourage</em> nemmeno un moto di stupore. D&#8217;altronde ricordiamo che fu il governo del “compagno” Massimo D&#8217;Alema a permettere alla NATO di usare il territorio italiano come base per la vilissima aggressione contro la Serbia.</p>
<p style="text-align: justify;"> Certo il piano Kalergy ha elementi che a sinistra possono apparire logicamente attraenti: è il progetto del mondialismo, della totale ibridazione della scomparsa dei popoli e delle culture, ma il fatto che esso sia totalmente a favore del grande capitalismo finanziario più rapace che possiamo concepire, non dovrebbe provocare almeno qualche resistenza? Se avete dubbi di questo genere, allora non avete capito per nulla cosa è la sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">È sempre esistito il tipo del “compagno” di estrazione alto ma anche medio o piccolo borghese per il quale ostentare “apertura verso il proletariato” costituiva/costituisce una forma di snobismo, quel che si chiama o forse un tempo si aveva il coraggio di chiamare <em>radical-chic</em>, ma per lunghissimo tempo è stato un tipo nettamente minoritario rispetto al classico proletario di estrazione operaia opportunamente sindacalizzato. Oggi le proporzioni numeriche sembrano essersi capovolte, e se andiamo a vedere chi sono e cosa pensano “i compagni”, troviamo molto pacifismo, mondialismo, femminismo, una spruzzata di “no global”, di ambientalismo, di misticismo <em>New Age, </em>diritti dei gay, molto odio antifascista (verso di noi, è chiaro, indipendentemente dal fatto che per ragioni anagrafiche legami col fascismo storico non ce ne possono essere), e i problemi delle classi lavoratrici vengono all&#8217;ultimo, all&#8217;ultimissimo posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, come e perché si è verificata questa “mutazione genetica” o quanto meno mutazione antropologica, anche questo non è di sicuro un mistero. All&#8217;analisi di questo fenomeno ho dedicato ampio spazio nell&#8217;articolo <a title="Oltre la destra e la sinistra" href="http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html" target="_blank"><em>Oltre la destra e la sinistra</em></a> pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa e altrove (non è per autocitarmi, ma per non dovermi ripetere troppo spesso), vediamo di ripetere qui la questione in forma più succinta, anche se vi rimando alla lettura dell&#8217;articolo suddetto; un&#8217;analisi che ho svolto riguardo alla società italiana, ma che certamente trova rispondenze anche altrove. Tutto parte dalla data fatidica del &#8217;68, e un evento quello della cosiddetta contestazione sulla quale ancora oggi esiste una marea di equivoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1968 gli studenti delle università dalle quali partì la contestazione, erano ancora nettamente di estrazione altoborghese, ma erano premuti alle spalle dalla scolarizzazione di massa che, già estesa alle scuole medie e alle superiori, stava per portare negli atenei una popolazione molto più variegata in termini di estrazione sociale, che avrebbe loro reso molto più difficile, e sicuramente non automatico riprodurre la posizione sociale dei loro genitori: c&#8217;era il rischio che il progetto insito nella riforma gentiliana di una scuola selettiva tendente a far avanzare i migliori a prescindere dalla condizione sociale d&#8217;origine che, per l&#8217;arretratezza dell&#8217;Italia di anteguerra non aveva potuto trovare che un&#8217;attuazione molto larvata, si traducesse in realtà, che capacità e merito l&#8217;avessero vinta sulla condizione sociale d&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti piccoli Metternich travestiti da Robespierre e Filippo Buonarroti si rivoltarono contro la “scuola selettiva” gentiliana, con l&#8217;ovvio risultato che la selezione cacciata da una scuola che distribuiva/distribuisce titoli di studio inflazionati, si è ripresentata nella società sotto forma di appartenenze familiari, amicizie, raccomandazioni, tessere di partito, magari affiliazione a clan mafiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si concretizzò un <em>pactum sceleris</em> fra i “contestatori” e i partiti di sinistra, vantaggioso per entrambi. In cambio di una certificazione di autenticità marxista data ai nuovi piccoli Metternich, questi ultimi ci guadagnarono una robusta iniezione di ideologia marxista nella cultura e nella società, una futura classe di <em>apparatcik</em>, un controllo in molti importanti gangli della società, dalla magistratura all&#8217;informazione, alla pubblica istruzione, un quasi-monopolio davvero prezioso dei “compagni” per infettare con la loro ideologia le persone nel momento più delicato della loro formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ci ha rimesso, sono state le classi lavoratrici che hanno perso un&#8217;importante occasione di promozione sociale per i loro figli, e l&#8217;Italia nel suo complesso, privata della possibilità di avere una classe dirigente all&#8217;altezza delle sfide dei nostri tempi, che si è vista imporre una democrazia che è ogni giorno di più il dominio dei mediocri e dei peggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, a ben guardare, la storia della sinistra internazionale è costellata di simili “stranezze”. Negli anni &#8217;30 l&#8217;ascesa al potere del nazionalsocialismo in Germania attirò l&#8217;odio di Wall Street contro i Tedeschi, di fatto diede il via alla preparazione della seconda guerra mondiale: negli stessi anni, i <em>media </em>controllati dal grande capitale non profondevano altro che simpatia per l&#8217;Unione Sovietica e il regime di Stalin sul punto di trasformarsi – a loro dire – nella più liberale delle democrazie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1939 l&#8217;attacco della Germania alla Polonia, che Inghilterra e Francia avevano indotto i Polacchi a provocare in ogni modo, indusse le democrazie occidentali a scatenare il più spaventoso conflitto della storia umana pur di estirpare il nazionalsocialismo, eppure l&#8217;attacco sovietico alle spalle alla Polonia già impegnata contro i Tedeschi non modificò in alcun modo le relazioni fra Stalin e gli Occidentali, senza contare che poco prima o poco dopo l&#8217;Unione Sovietica invadeva le repubbliche baltiche, toglieva alla Romania la Bessarabia, alla Cecoslovacchia la Rutenia Subcarpatica, e aggrediva la Finlandia, ma a quanto pare a “zio Joe” tutto era concesso dai suoi amici di Wall Street e della City londinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, quel che rimane oggi del comunismo si rivela strettamente funzionale e grandemente utile al grande capitale internazionale, soprattutto americano, in particolare la Cina con il suo immenso mercato di braccia sfruttate a bassissimo costo per l&#8217;industria <em>yankee</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe perfino nutrire un “orribile” sospetto, che in ultima analisi il socialismo di tipo marxista, destinato invariabilmente a mostrarsi utopico o a partorire mostruosità di tipo sovietico, sia stato creato o comunque usato per prevenire l&#8217;avvento dell&#8217;unico vero socialismo possibile, il socialismo nazionale, ossia una comunità <em>Volksgemeinschaft</em> che decide di difendere il proprio futuro proteggendosi dalla speculazione della grande usura internazionale parassitaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9155" style="margin: 10px;" title="schiavi-degli-invisibili" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/schiavi-degli-invisibili-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Sicuramente da questa sinistra non possiamo aspettarci altro che appoggio supino alle misure “per fronteggiare la crisi” adottate da coloro che l&#8217;hanno provocata, e “crisi” e misure non sono altro che le due parti della stessa manovra intesa a spogliare i popoli della loro ricchezza a favore di una ristretta classe di speculatori cosmopoliti.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo il coltello puntato alla gola, questa è la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un libro, considerato un classico della fantascienza, che descrive una situazione molto simile a quella che stiamo vivendo, <em><a title="Schiavi degli invisibili" href="http://www.libriefilm.com/" target="_blank">Schiavi degli invisibili</a> </em>di Eric Frank Russell; anche in esso, l&#8217;umanità è tiranneggiata da mostruose creature che ne succhiano le energie; la differenza rispetto al romanzo, è che i nemici reali dell&#8217;umanità non sono invisibili di per sé, ma perché passano per comuni esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una frase di questo libro che vi consiglio di meditare, perché indica chiaramente quella che è l&#8217;unica reale possibilità di salvezza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;ignoranza può essere una benedizione, ma la conoscenza è un&#8217;arma”.</p>
</blockquote>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html' addthis:title='Il coltello alla gola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I Greci</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 17:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alain De Benoist</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antica Grecia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il pensiero greco è stato un pensiero aurorale, mattutino, iniziale, quindi connesso al destino. Questo il dovere del pensiero: il rispetto dei greci è avvenire del pensiero. Ricorso, non ritorno ai greci. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-greci.html' addthis:title='I Greci '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9150" style="margin: 10px;" title="sounion_035" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sounion_035-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" />Ogni epoca di transizione comporta il riappropriarsi di fonti antiche, specie greche. E così il disagio post-moderno, nato dal crollo dei punti di riferimento. Nietzsche diceva: “Ai greci non si torna”. E aggiungeva che non sapremmo nemmeno imparare da loro, tanto la loro maniera ci è ormai estranea. Invece è proprio quest’ “estraneità” che fa pensare, dando una formidabile lezione d’inattualità. A cogliere l’inattualità della filosofia greca è stato Giorgio Colli in <a title="Filosofi sovrumani" href="http://www.libriefilm.com/filosofi-sovrumani/4535" target="_blank"><em>Filosofi sovrumani</em></a> (pp. 172, Adelphi, euro 13).</p>
<p style="text-align: justify;">Alla Grecia dobbiamo l’invenzione della filosofia. Spesso tradita dal pensiero romano, che la traduce senza riferirsi all’esperienza originale, la parola greca è anzitutto filosofica. Modo d’esistere, innanzitutto, la filosofia s’oppone alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religione</a>, perché, anziché accontentarsi delle risposte immediate del culto o della tradizione, s’interroga sulle questioni ultime. I greci inventano la filosofia insieme alla fenomenologia. Per i greci, dimostrare i fenomeni è metterli alla prova, esponendoli di colpo alla luce dell’Essere. Precisione dello sguardo greco…</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/filosofi-sovrumani/4535" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9151" style="margin: 10px;" title="filosofi-sovrumani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/filosofi-sovrumani-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>La Grecia oppone al concetto di storia messianica e lineare, centrata su salvezza e “progresso”, un tempo ciclico, la cui osservazione porta alla saggezza, al senso del tragico, all’idea di destino e all’<em>amor fati</em>. Nulla è più estraneo alla Grecia che la concezione volontaristica della storia, che pretende di costruire l’avvenire senza il passato: perfino il demiurgo crea a partire da qualcosa, ordinando il caos, che non è sinonimo del nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre la Grecia fonda la libertà non come oggetto del pensiero o «libero arbitrio», ma come attributo dell’azione. La libertà greca è fondamentalmente politica. Dal VII secolo prima della nostra era, gli ateniesi s’organizzano in comunità politica. Con la democrazia, la Grecia inventa una forma politica, che contesta il re divino, perché con essa il potere, «posto al centro» per la formula consacrata, diviene cosa comune. Offendendo Agamennone, Achille illustra già in Omero l’egual diritto alla parola. Diviene allora possibile la riflessione politica; anche la filosofia politica. Dalle origini, la <em>polis</em> si definisce come regime filosofico. Partecipando alle delibere pubbliche, i cittadini non decidono solo sugli affari comuni, ma anche sullo statuto e sul senso della legge. Il <em>demos</em> è filosofia in atto. L’architettura ne è il riflesso: al centro della città greca, la piazza pubblica prevale su ogni altro spazio, quello dove si esercita la cittadinanza. Ideata alla fine del VI secolo, la tragedia si connette all’idea di partecipazione politica e civica: esorta il popolo a considerare i miti con gli occhi nuovi del cittadino.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/oltre-il-moderno/3930" target="_blank"><img class="size-full wp-image-9152 alignright" style="margin: 10px;" title="oltre-il-moderno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/oltre-il-moderno1.jpg" alt="" width="200" height="279" /></a>La Grecia è la parte giusta e la misure delle cose. Rifiuta la dismisura titanica, prometeica, la devastazione della Terra a opera del calcolo meccanicista e demonia del «sempre più». E anche la tentazione permanente di prendere più della propria parte. Nei poemi omerici, l’eroe è l’uomo libero che gareggia coi simili, per dimostrare di valere e conquistare “gloria immortale” con le sue gesta. L’eroismo è dunque via all’immortalità, ma a rischio di <em>hybris</em>, che mette in luce il tema del «peccato del guerriero». Il valore guerriero non è sovrano. Val meno della saggezza. La vita meditativa e riflessiva prevale sulla vita activa. Nella democrazia greca resta il principio agonistico, ereditato dall’età eroica, ma diretto a esorcizzare il pericolo della guerra civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pensiero greco è stato un pensiero aurorale, mattutino, iniziale, quindi connesso al destino. E’ stato un inizio del pensiero e alimenta un pensiero dell’inizio. Per <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> “oggi tocca al pensiero pensare in modo ancora più greco quel grecamente s’è pensato”. Questo il dovere del pensiero: il rispetto dei greci è avvenire del pensiero. Ricorso, non ritorno ai greci. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> dice anche: «L’inizio va ricominciato più originariamente». Perché l’inizio «è davanti, non dietro a noi».</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi si è greci disponendosi a un nuovo inizio.</p>
<p style="text-align: justify;">(Traduzione di Maurizio Cabona)</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em>, ottobre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-greci.html' addthis:title='I Greci ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Squalo divora squalo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 11:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La menzogna è più di uno strumento indispensabile per l'affermazione del comunismo, è, potremmo dire, l'essenza più profonda del comunismo stesso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/squalo-divora-squalo.html' addthis:title='Squalo divora squalo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Io devo essere grato al Centro Studi La Runa che, oltre a pubblicare i miei lavori più recenti, mi ha permesso di ripresentare alcuni miei scritti degli anni scorsi che non hanno avuto una circolazione adeguata, a condizione che si tratti di argomenti rilevanti e che non abbiamo perso attualità. L&#8217;articolo che segue rientra in pieno in questa casistica. </em><em>L’occasione di redigere questo scritto mi capitò nel 2007, quando mi trovai sottomano un documento dell’IRCI, Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata, redatto sei anni prima e anch’esso circolato in forma quasi clandestina nonostante il suo notevolissimo valore storico; documento che era una risposta al “rapporto” della commissione mista, prima italo-iugoslava, poi italo-slovena pubblicato dal quotidiano “Il Piccolo” di Trieste il 4 aprile 2001, e che era il distillato di ben un decennio di “lavori” della commissione mista che, all’indomani del crollo dei regimi comunisti nelle repubbliche iugoslave come nel resto dell’Europa orientale, aveva il preciso e molto orwelliano scopo di dare la versione ufficiale e definitiva, definitivamente assolutoria per i carnefici della nostra gente sul confine orientale, di quanto vi era successo dall’ottocento alle due guerre mondiali, di chiudere la porta a possibili rivendicazioni e di interdire ulteriori future ricerche, rendendo impossibile una volta di più aprire gli occhi sulle spaventose realtà del totalitarismo comunista e dell’oltranzismo nazionalistico slavo, facendo ricadere la colpa di tutto sugli italiani in quanto allora fascisti (ma anche prima e dopo il regime, “fascisti” in quanto italiani), non si voleva come non si vuole oggi arrivare a una Norimberga del comunismo, neppure in un settore limitato dell’Europa, perché le complicità tra la tirannide colla falce e martello e le “democrazie occidentali”, primo fra tutti il regime <span style="text-decoration: underline;">collaborazionista</span> instaurato in Italia dai vincitori, sono state e sono ramificate ed estese.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dalla stesura del mio articolo quattro anni fa ad ora, diverse cose sono cambiate, ma che non gli hanno tolto validità, ma semmai, paradossalmente, l’hanno rafforzata. Certo, oggi la sinistra, quella che si dice non più comunista, non ha il volto truce e truculento dei tempi andati, è diventata più melliflua, e forse proprio per questo più pericolosa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La novità maggiore di questi ultimi anni è stata probabilmente la confluenza dei sedicenti ex comunisti e dei sedicenti ex democristiani nel PD, partito-museo (o mausoleo) della Prima Repubblica, quasi un’esplicita ammissione che costoro, che sono vissuti per cinquant’anni dell’antagonismo reciproco delle rispettive basi, hanno preso gli Italiani per i fondelli per mezzo secolo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi un governo nato da una congiura di palazzo come sedicente risposta a una crisi economica provocata apposta per spingere sulla strada dell’eliminazione del residuo potere degli stati nazionali, delle privatizzazioni, della globalizzazione, si appresta a liquidare quel che resta dello stato sociale, eredità del fascismo, che per decenni ha garantito il benessere del nostro popolo, e un governo clerico-finanziario sostenuto dalla UE e dalla sinistra si appresta ad allargare le quote d’ingresso degli extracomunitari in Italia in ossequio alle richieste della CEI, con la benedizione di quel vecchio arnese comunista che ingombra le stanze del Quirinale, che ha dichiarato “follia” non dare di corsa la cittadinanza italiana a chicchessia che una donna clandestina scodelli sul nostro suolo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E’ chiaro che si vuole colpire il popolo italiano nella sua sostanza etnica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non è proprio questo il momento di lasciare nell’ombra gli scheletri nell’armadio comunista.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Fabio Calabrese" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/fabio-calabrese/">Fabio Calabrese</a><em></em></p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">“Cane non mangia cane”, dice un proverbio, ed è vero, ma ci sono animali ben più feroci dei cani, ad esempio gli squali ed i comunisti, gli uni e gli altri non solo sono ben più pericolosi di un cane anche idrofobo, ma praticano disinvoltamente il cannibalismo ed anche l&#8217;autofagia, ossia il divorare se stessi; uno squalo eccitato dall&#8217;odore del sangue, in preda alla frenesia alimentare, se ha il ventre squarciato, può divorare le proprie viscere; esattamente come nei processi staliniani gli imputati confessavano spontaneamente delitti mai commessi, convinti in tal modo di rendere un servizio “alla causa”, “causa” che poi coincideva con gli umori del pazzo sanguinario insediato al Cremlino, il più grande assassino della storia umana. Squalo divora squalo, comunista sbrana comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Su ciò non possono esserci dubbi. Chi è stato l&#8217;uomo che ha fatto uccidere più comunisti nel corso del XX secolo? Mussolini no di certo, la sua è stata una dittatura blanda che non ha conosciuto né lager né persecuzioni di massa, e forse a tratti persino troppo generosa con i nemici. Hitler? Pinochet? Certamente no; è stato sempre lui, l&#8217;inarrivabile Josef Vissarionovich Djugasvili, in arte Stalin che ne ha fatti massacrare a decine di milioni; il suo primato è forse insidiato solo da Mao Tse Tung (o Dse Dong) se andiamo a considerare i milioni di cinesi uccisi prima, dopo ma soprattutto durante la cosiddetta “rivoluzione culturale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo lo sappiamo, lo sappiamo da tempo, non rappresenta in alcun modo una novità, ma la storia del comunismo, il vero <span style="text-decoration: underline;">impero del male</span> del XX secolo, (altro che quei <span style="text-decoration: underline;">dilettanti</span> dei nazisti; e di quei bonaccioni dei fascisti che non sono mai riusciti ad andare molto oltre qualche manganellata ed un po&#8217; di olio di ricino, non parliamo proprio!) è un pozzo senza fondo di orrori, e più si scava, più atrocità, una più agghiacciante dell&#8217;altra, vengono alla luce. Tuttavia, quella che vorrei segnalarvi questa volta, è un&#8217;atrocità tutta particolare per il suo significato,  anche nell&#8217;ambito del cannibalismo con la falce e martello (comunisti trucidati da comunisti), e pur situandosi storicamente come un episodio marginale in una mattanza di ben più vaste dimensioni compiuta dai boia con la stella rossa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe.jpg"><img class="alignleft  wp-image-9099" style="margin: 10px;" title="foibe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe.jpg" alt="" width="349" height="420" /></a>Prima di procedere, però, è opportuna una premessa. Oggi viviamo, sembra proprio, in tempi di revisionismo, un revisionismo strano e schizofrenico nel quale sono proprio gli eredi del comunismo che, con sessant&#8217;anni di ritardo, si recano a rendere un omaggio tardivo alle vittime dei loro padri e dei loro consanguinei ideologici. Ad inaugurare questa “nouvelle vague” revisionista fu nel 2005 Walter Veltroni che venne qui da noi a Trieste a piangere sulla foiba di Basovizza; l&#8217;anno scorso fu Massimo D&#8217;Alema a recarsi in Ungheria a rendere omaggio ai caduti dell&#8217;insurrezione del 1956. Quest&#8217;anno è stato il presidente Napolitano a parlare delle foibe, provocando la reazione isterica di chi ha la coda di paglia lunga un chilometro, della presidenza croata. Ora diciamo chiaro che tutto questo è inaccettabile: costoro glissano in maniera spudorata sul fatto di aver taciuto e mentito per sessant&#8217;anni, peggio, di aver condannato all&#8217;ostracismo, all&#8217;emarginazione, alla demonizzazione politica coloro che osavano dire la verità. Se veramente costoro avessero intenzione di fare ammenda delle nefandezze della loro parte politica, dovrebbero arrivare a ripensamenti di ben altra portata, abbandonare l&#8217;agone politico; invece, in questi termini il “messaggio” suona contraddittorio ed ipocrita: “Vi abbiamo mentito per sessant&#8217;anni, quindi continuate ad avere fiducia in noi!”</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, costoro, che proclamano di aver finalmente compreso gli orrori del totalitarismo “rosso”, continuano ad intrattenere ottimi rapporti con i regimi cinese e cubano dove questi orrori sono realtà presenti ed attuali, a chiara dimostrazione che finché esiste, questo tipo di regime non è e non sarà mai compatibile con il rispetto dei diritti umani: è un esempio eclatante di quel che Jean François Revel chiamerebbe “la conoscenza inutile”, George Orwell avrebbe identificato come bis-pensiero e noi possiamo ad ogni modo definire come “pensare a compartimenti stagni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Di più: questo “buonismo” di cui oggi costoro si ammantano, è forse l&#8217;ultima, ben congegnata, mistificazione; se costoro sono “dei buoni”, ecco che gli orrori della loro parte politica sono automaticamente retrocessi ad “errori”, e ci possiamo chiedere se costoro stiano rendendo alle vittime dell&#8217;abominio comunista un tardivo omaggio, o l&#8217;ultimo sottile insulto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può parlare di errori del comunismo, perché il comunismo è stato, è, dove è ancora sciaguratamente al potere, in sé, per sua natura, una macchina totalitaria stritola-uomini. In questo contesto, la storia dei comunisti vittime del comunismo, di coloro che sono stati inghiottiti dalla mostruosità cannibale di cui erano partecipi, non è certo quella che muove a maggiore pietà (“sono andati a cercarsela”, si potrebbe dire), ma probabilmente è la più illuminante sulla reale natura dell&#8217;ideologia folle e sanguinaria che ha cercato di realizzare “il paradiso in terra” su di una montagna di cadaveri.</p>
<div id="attachment_9100" class="wp-caption alignright" style="width: 336px"><img class=" wp-image-9100 " title="Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe-beltrame.png" alt="Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944." width="326" height="419" /><p class="wp-caption-text">Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sarà bene avere chiaro il quadro storico: nell&#8217;imminenza della fine della seconda guerra mondiale e della capitolazione dell&#8217;Asse, da parte comunista, ossia di Stalin e del suo manutengolo jugoslavo Tito, in perfetto accordo con il primo, fu portata avanti un&#8217;operazione, senza dubbio pianificata da lungo tempo a tavolino, di far avanzare il mondo slavo verso occidente ai danni di quello germanico ed italiano, di cancellazione della presenza tedesca ad est del fiume Oder e di quella italiana sulla sponda orientale dell&#8217;Adriatico. Questo significava il massacro a sangue freddo di decine, centinaia di migliaia, milioni di persone, civili non combattenti, in massima parte donne, vecchi e bambini, per costringere gli altri ad abbandonare le loro case e le loro terre fuggendo per salvarsi la pelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del 1940 vivevano nelle terre tedesche ad est dell&#8217;Oder quindici milioni di persone. Dopo la guerra sono stati contati in Occidente dodici milioni di profughi da quelle regioni; e gli altri tre milioni che fine hanno fatto? Nel febbraio 1945 i Tedeschi riconquistarono temporaneamente il paese di Gumbinnen nella Prussia orientale e si trovarono di fronte scene allucinanti da sconvolgere i più incalliti veterani: cadaveri di vecchi cui era stato dato fuoco dopo averli crocifissi alle porte delle loro case, corpi di donne che erano state lasciate ad agonizzare con il ventre squarciato dopo essere state stuprate innumerevoli volte; i medici della <em>Wehrmacht </em>riscontrarono segni di stupro sui corpicini di bambine di età inferiore a tre anni; insomma, il comunismo nella sua essenza più pura.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle nostre terre la stessa realtà porta un nome che un tempo indicava solo le cavità naturali scavate nella roccia dal dilavamento delle acque, ma che oggi indica l&#8217;epitome dell&#8217;orrore: foibe. Gli assassini jugoslavi con la stella rossa trascinavano le loro vittime, colpevoli solo di essere italiane, sul bordo di questi inghiottitoi naturali che si trovano con frequenza sul Carso, dopo averle legate le une alle altre in fila indiana di solito con il filo spinato; quindi sparavano ai primi della fila che trascinavano gli altri con sé cadendo. In questo modo si risparmiavano le pallottole, mentre molte delle vittime di questo trattamento rimanevano con le ossa rotte sul fondo della foiba ad agonizzare per ore o per giorni.</p>
<div id="attachment_9101" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-9101  " title="Recupero di salme di infoibati" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/recupero-300x300.jpg" alt="Recupero di salme di infoibati" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Recupero di salme di infoibati</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quanti italiani furono massacrati nelle foibe? Riuscire a capirlo è importante perché da parte comunista e “sinistra” non solo jugoslava, ma anche italiana (ed è la cosa che fa più schifo) è esistito ed esiste ancora un estesissimo riduzionismo e negazionismo, poiché l&#8217;esistenza delle foibe e degli orrori di cui esse sono state teatro non possono essere negati, la tendenza a ridurre la cosa ad una serie di vendette personali, rese comprensibili, anche se non giustificate, dal clima della guerra. Tutto ciò è assolutamente falso, si trattò di un&#8217;estirpazione dell&#8217;etnia italiana certamente pianificata, dalla sponda orientale dell&#8217;Adriatico, in poche parole, di un <span style="text-decoration: underline;">genocidio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni anni fa la Slovenia pubblicò un elenco di circa 3.000 infoibati <span style="text-decoration: underline;">nella sola provincia di Gorizia</span> avanzando la ridicola pretesa che questo elenco fosse completo e comprensivo di tutti gli Italiani massacrati dalle bande titine. A smentirli, a smentire queste canaglie cui oggi è stato concesso di entrare nell&#8217;Unione Europea senza nemmeno fare i conti con il loro passato, senza dover rendere alle vittime ed ai loro familiari nemmeno il tributo della memoria, basterebbero le dichiarazioni rilasciate dall&#8217;ex braccio destro di Tito e poi dissidente Milovan Gilas, che quantificò le vittime delle foibe in circa 30.000, aggiungendo con sorprendente candore: “Li ammazzammo, non perché fossero fascisti, ma perché erano italiani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Trattandosi dell&#8217;ammissione di uno dei responsabili, ci possiamo aspettare che questa cifra sia sottostimata, non certo sovrastimata; infatti <span style="text-decoration: underline;">i numeri, i puri e semplici numeri</span> parlano un linguaggio ancora diverso. Il censimento del 1921 quantificò in 500.000 gli Italiani viventi nell&#8217;Istria e nella Venezia Giulia di allora, che costituivano circa il 70% della popolazione complessiva. Purtroppo, fra il 1921 ed il 1940, non furono tenuti censimenti, ma è ragionevole supporre che in questo lasso di tempo la popolazione sia cresciuta piuttosto che diminuita. Dopo la guerra si sono contati in Italia 350.000 profughi dalle regioni annesse alla Jugoslavia. Ed i 150.000 che mancano all&#8217;appello? Un&#8217;esigua minoranza, quella che  costituisce la minoranza italiana in quelle che oggi sono la Slovenia e la Croazia riuscì a salvarsi; erano coloro che riuscirono a farsi passare per sloveni o croati; altri saranno deceduti per fatti di guerra, ma una stima prudente delle vittime delle foibe non può scendere al disotto di 70-80.000 unità, e quasi sicuramente il numero reale supera i 100.000 assassinati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul concetto di “fatto di guerra”, poi occorre intendersi; infatti, ad esempio Zara subì tra il 1943 e la metà del 1945, 37 bombardamenti, di quelli che cambiano la topografia del paesaggio, pur non ospitando né installazioni militari né impianti industriali. “La colpa” di Zara era quella di essere la più importante città italiana della Dalmazia, e la presenza italiana in Dalmazia doveva essere annientata, anche perché essa rivelava la verità, imbarazzante per gli “alleati” occidentali, che con la pace di Parigi del 1919 che aveva poi creato le premesse del secondo conflitto mondiale, la nostra vittoria era stata effettivamente mutilata ed i sacrifici e gli eroismi del Piave e di Vittorio Veneto annullati, negandoci la Dalmazia e Fiume (non fosse stato per l&#8217;impresa dannunziana). La verità è che gli “alleati” occidentali furono conniventi e complici assieme agli assassini comunisti, di atrocità assolutamente analoghe di quelle di cui poi finsero d&#8217;indignarsi tanto a Norimberga, né altrimenti si possono considerare bombardamenti terroristici contro la popolazione civile nel quadro di una “pulizia etnica” chiaramente genocida.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, questo è il quadro storico; vediamo ora le circostanze che hanno portato alla stesura del documento che ci apprestiamo ad esaminare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pentitismo ed il revisionismo che oggi i “compagni” manifestano su queste tematiche è una novità recente ed improvvisa; fino a pochissimo tempo fa, la loro politica era quella di negare e dissimulare, indicare (al pubblico ludibrio!) come “fascisti” tutti quelli che avevano il coraggio di dire la verità. Ricordo benissimo un comunicato della CGIL scuola nel 2004 (tre anni fa, non trenta anni fa) nel quale si stigmatizzavano le manifestazioni per il cinquantennale del ritorno di Trieste all&#8217;Italia come “nazionalismo intollerante” (che è sempre quello italiano, mai quello slavo), e le foibe, ed il lungo martirio subito dalle nostre genti per 11 anni, dal 1943 al 1954, non esistevano proprio!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/1984/8861"><img class="alignright size-medium wp-image-8333" style="margin: 10px;" title="1984" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/1984-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>La prima e l&#8217;ultima vittima del comunismo e della prassi dello sterminio di massa come normale strumento “politico” è sempre la verità. Orwell l&#8217;ha insegnato con chiarezza, dipingendo in <em><a title="1984" href="http://www.libriefilm.com/1984/8861">1984</a> </em>con precisione i meccanismi interni del sistema comunista. Il totalitarismo trae la sua linfa vitale dalla menzogna e dalla riscrittura della storia. La menzogna è prassi comune nell&#8217;“educazione” delle nuove leve slovene e croate, laddove lo sciovinismo nazionalistico ha semplicemente sostituito l&#8217;ideologia comunista, mantenendone la ferocia omicida. Ai ragazzi sloveni e croati si fa credere che nelle terre strappateci dai loro padri con la violenza più bestiale e che furono parte integrante della civiltà veneta, gli Italiani non sarebbero giunti prima del 1919, e si gabellano le chiese ed i campanili veneziani della costa dalmata da cui è stato scalpellato il leone di San Marco per “arte croata”. Non basta, le vittime devono essere persuase della “giustezza” dell&#8217;abuso compiuto, come espiazione di presunti “crimini fascisti” non devono turbare la “convivenza democratica” con rivendicazioni o semplicemente con la persistenza della memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo decennio del secolo scorso, e fino al cambio di rotta dell&#8217;ultimo paio d&#8217;anni, è stato forse il periodo peggiore; fidando della scomparsa per naturale estinzione dei testimoni diretti, era il momento ideale per far passare la “riscrittura orwelliana” della storia, anche con la scusa di favorire “l&#8217;uscita dal comunismo” prima della Jugoslavia, poi dei Paesi nati dal suo smembramento, si dovevano porre le condizioni perché fosse una volta per tutte impossibile chiedere conto delle atrocità commesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-fantasmi-del-cansiglio-eccidi-partigiani-nel-trevigiano-1944-1945/9971" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9102" style="margin: 10px;" title="cansiglio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cansiglio.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>In questo clima, nel quale la democrazia si faceva a tutti gli effetti erede del comunismo e pretendeva di fondare il futuro sulla menzogna allo stesso modo di questo, nacque nel 1991 la “commissione mista” italo-jugoslava, divenuta poi italo-slovena di storici o sedicenti tali, che doveva fissare la “verità storica” di regime su questi eventi una volta per tutte, con un procedimento da “ministero della verità” orwelliano ed in modo da sbarrare la strada per sempre ad ulteriori ricerche storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “documento” riflette in maniera pressoché totale lo “spirito di Osimo”, sempre per “non turbare l&#8217;evoluzione democratica della Slovenia”, gli “storici” italiani della commissione hanno finito per sposare in pieno le tesi dell&#8217;altra parte, che poi non si distinguono in nulla dalla propaganda titina sull&#8217;argomento: una forte minimizzazione degli eccidi e delle violenze delle foibe, presentati come “comprensibile reazione” alle presunte e mai specificate “violenze fasciste”, una sottostima della presenza storica italiana nelle terre passate alla Jugoslavia e tutto l&#8217;armamentario del rivendicazionismo slavo fino all&#8217;Isonzo e, se possibile, fino al Tagliamento, con in più una nota quasi umoristica se non stessimo parlando di una tragedia colossale: l&#8217;esodo degli Italiani dell&#8217;Istria spiegato come effetto del boom economico italiano <span style="text-decoration: underline;">che doveva verificarsi una decina d&#8217;anni più tardi</span>.</p>
<p style="text-align: justify;">I “lavori” della commissione mista hanno richiesto una digestione particolarmente laboriosa, ed il “documento” è stato defecato solo una decina di anni dopo, comparendo sul “Piccolo”, il quotidiano triestino il 4 aprile 2001, e considerando l&#8217;entità dello stesso, la commissione non ha steso più di una o due paginette l&#8217;anno, per le quali di certo è stata lucrosamente retribuita col denaro pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Null&#8217;altro vi sarebbe da aggiungere a questo riguardo, tranne segnalare il fatto che uno almeno dei membri italiani della commissione, R. P., è un ex puledro di razza della DC locale che, dopo il terremoto politico del 1991, si è riciclato come “storico” e giornalista, e non per altro se non per segnalare la totale contiguità esistita fra democristiani e comunisti nel  quadro politico italiano, che non ha solo prodotto un sistema d&#8217;intrallazzo politico-mafioso di cui il PCI ha sempre largamente beneficiato insieme alla DC, ma anche, sul confine orientale, quella politica di totale cedimento all&#8217;interesse slavo-comunista, di mancata tutela, di compromissione delle posizioni italiane che ha avuto il suo infame capolavoro nel trattato di Osimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/infoibati/6849" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9103" style="margin: 10px;" title="infoibati" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/infoibati.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a>Il “documento” defecato dopo dieci anni dalla commissione evidentemente affetta da stipsi, ha avuto una ben più pronta risposta in un opuscolo pubblicato dall&#8217;IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) nel giugno 2001, <em>Dieci anni per un documento</em>, curato da Piero Delbello ed a cui hanno collaborato Almerigo Apollonio, Antonio Sema, Pierluigi Sabatti e Roberto Spazzali. E&#8217; quest&#8217;ultimo fascicolo che c&#8217;interessa, poiché in esso, con un lavoro di ben altra serietà rispetto alle coprologie propagandistiche della commissione mista, non ci si è limitati a ribattere punto per punto le mistificazioni del coprolito decennale, ma si è andati a sviscerare anche aspetti poco noti della storia di questa regione durante gli anni terribili; ad esempio, sebbene a Trieste esista, foraggiato dal denaro pubblico, s&#8217;intende, un pleonastico e propagandistico “Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione”, che serve soprattutto come sinecura per fornire un doppio stipendio ad alcuni docenti evidentemente comunisti, nessuno ci ha mai raccontato cosa accadde delle formazioni partigiane composte da comunisti di nazionalità italiana che militarono agli ordini del IX Corpus titino; squali e giuda che finirono sbranati dal più grande squalo, dal leviatano jugoslavo, s&#8217;intende, sulla cui sorte non vale la pena di spendere una lacrima di pietà, ma è una storia che è utile conoscere, perché ci dà modo di comprendere qualcosa che forse finora ci era sfuggito sulla vera natura del comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche qui, però, bisogna fare un passo indietro: sebbene non esistano documenti che lo provino, tutto lascia intendere che durante la “resistenza” fra il PCI ed i comunisti jugoslavi, fra Togliatti e Tito, sia avvenuto un immondo baratto: l&#8217;appoggio alle rivendicazioni jugoslave su tutta la Venezia Giulia e tutto il Friuli fino al Tagliamento in cambio dell&#8217;aiuto ai comunisti italiani da parte della Jugoslavia per fare anche da noi “la rivoluzione socialista”; difatti solo così è possibile spiegare il fatto che le formazioni partigiane comuniste della Venezia Giulia e del Friuli transitarono agli ordini del IX Corpus jugoslavo, e la brigata di partigiani non comunisti Osoppo, per essersi rifiutata di farlo rendendosi conto che si trattava di un atto che prefigurava l&#8217;annessione dell&#8217;intero Friuli alla Jugoslavia, fu massacrata fino all&#8217;ultimo uomo dai partigiani comunisti della brigata Garibaldi, dopo essere stata circondata e disarmata con l&#8217;inganno, alle malghe di Porzus, in uno degli episodi più luminosi (nel senso che gettano una chiara luce rivelatrice) della “resistenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">La sorte cui andarono incontro costoro nelle zone rimaste italiane (non certo per loro merito!) del Friuli e della Venezia Giulia, ed in quelle passate sotto controllo jugoslavo (compresa Trieste nell&#8217;immediato dopoguerra) fu ovviamente diversa. Nelle prime, come nel resto d&#8217;Italia, costoro diventarono “gli eroi” di una guerra che non avevano combattuto (posto che fare attentati per provocare la rappresaglia contro le popolazioni civili,  tendere agguati sparando alla schiena e massacrare i vinti disarmati dopo che si sono arresi, non è combattere), e sugli episodi più infami della “resistenza” come la strage di Porzus fu steso un velo di silenzio omertoso, mentre coloro che avevano veramente combattuto per difendere l&#8217;Italia, i ragazzi della RSI, rimanevano esposti alle vendette più feroci.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli che invece si trovarono nelle zone passate sotto controllo jugoslavo, andarono incontro ad un destino alquanto diverso, ce lo racconta Antonio Sema nell&#8217;articolo <em>Riflessioni su un documento del confine orientale</em>, nel fascicolo dell&#8217;IRCI.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Il documento omette di approfondire le vicende dei numerosi combattenti partigiani italiani eliminati in maniera sospetta, come:</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Zol, comandante del Battaglione Triestino che nell’ottobre 1943, quando i tedeschi occuparono l’Istria, si ritira nel Carso istriano. Zol cerca un’intesa con gli sloveni che non vogliono una presenza autonoma di comunisti italiani nel territorio appena annesso, poi a novembre viene ucciso in un’imboscata dai contorni alquanto ambigui.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Pezza: rifiuta la confluenza nelle file slovene, costituisce il Battaglione italiano autonomo Giovanni Zol, che risponde al PCI triestino nel contesto del CLN italiano. Alla fine del febbraio 1944, viene passato per le armi da un distaccamento partigiano comandato dallo sloveno Carlo Maslo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ferdinando Marea, il comandante del Battaglione Triestino d’Assalto che vuole contattare il PCI triestino mentre il suo comando politico è d’accordo con gli sloveni, e viene catturato a Doberdò dai tedeschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento omette pure di ricordare la vicenda del battaglione autonomo Alma Vivoda che nell’agosto del 1944 riceva dagli sloveni l’ordine di sciogliersi, ma la Medaglia d’Oro Vincenzo Gigante risponde negativamente. A ottobre, il CLN sposta l’unità all’interno dell’Istria, dove sarà circondata e distrutta dai tedeschi”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Costoro, anche se partigiani comunisti, erano pur sempre italiani, e per loro non c&#8217;era posto nella costruenda Jugoslavia del maresciallo Tito. Non è il caso d&#8217;impietosirsi sulla loro sorte: gli utili giuda si rivelarono giuda idioti, e riscossero il salario di Giuda, ma la loro vicenda svela forse meglio di ogni altra la vera natura del comunismo: una menzogna dentro una menzogna, un inganno avvolto in un altro inganno, come una matrioska od un gioco di scatole cinesi: l&#8217;unità antifascista ed il presunto obiettivo del ristabilimento della democrazia erano evidentemente un imbroglio, una trappola per i gonzi, come dimostra chiaramente la strage di Porzus, ma anche il comportamento di certi “gentiluomini” della “resistenza” come il capo partigiano Salvatore Moranino, uso a denunciare alle SS i movimenti delle formazioni partigiane non comuniste; i comunisti in realtà avevano un solo obiettivo, “la rivoluzione”, ossia cancellare qualsiasi altro esclusi loro stessi per impiantare anche in Italia un abominio totalitario di tipo sovietico, ma gli ingannatori furono a loro volta ingannati perché “l&#8217;internazionalismo proletario” al quale credevano, altro non era che la maschera dello sciovinismo nazionalistico slavo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tito ed altrove Stalin hanno applicato alla lettera la ricetta suggerita da Hitler nel <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mein-kampf-hitler-adolf-edizioni/libro/9788889515358?a=395521" rel="nofollow" target="_blank">Mein Kampf</a></span></em>: il suolo straniero si può assimilare alla propria nazione; il sangue straniero no, va cacciato o soppresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La menzogna è più di uno strumento indispensabile per l&#8217;affermazione del comunismo, è, potremmo dire, l&#8217;essenza più profonda del comunismo stesso. Nel vangelo è contenuto l&#8217;immortale detto (che si può apprezzare si sia credenti oppure no): “La verità rende liberi”, che ha un converso, la menzogna rende schiavi (oppure, come in questi casi e molti altri, cadaveri). Cancellazione della verità e soppressione della libertà vanno di pari passo. Menzogna, schiavitù, cancellazione dei diritti umani, soppressione degli oppositori o di chiunque non sia conforme magari per motivi etnici; il comunismo non è stato e non è, la dove ancora esiste, altro che questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i “compagni” si presentano contriti e redenti dagli errori del passato, circonfusi da un alone di mitezza e di bontà. Permettetemi di essere scettico: dalle uova di squalo non possono nascere altro che squali.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/squalo-divora-squalo.html' addthis:title='Squalo divora squalo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;indistruttibile realtà del sogno</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lodi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lindistruttibile-realta-del-sogno.html' addthis:title='L&#8217;indistruttibile realtà del sogno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8989" style="margin: 10px;" title="chateau" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/chateau.jpeg" alt="" width="189" height="266" />&#8220;&#8230;E di tutto il sogno tu sei la sola cosa concreta che mi resta&#8221; dice Corto Maltese a un merlo, al termine di una sua avventura onirica. &#8220;La vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere meglio?&#8221; chiedeva invece il leggendario Marzullo. E la domanda è meno stupida di quanto si pensi: la vita è un sogno? Lo credevano gli uomini di altre civiltà e di altri tempi, non ancora legati in maniera esasperata alla materia, che questo mondo con le sue intricate vicende fosse solo l&#8217;immenso sogno di un sognatore eterno. I sogni aiutano a vivere meglio? Probabilmente, tanto che a questi sogni alcuni uomini si sono dedicati così tanto da sacrificare tutta la propria vita per farli propri. È dunque questa vita terrena l&#8217;illusione da cui è necessario affrancarsi attraverso una disciplina durissima o forse ciò che è oltre l&#8217;immediato dei sensi non è altro che cibo per menti febbrili e portate ad estraniarsi dalla realtà, per sfuggire a una vita non abbastanza appagante (foss&#8217;anche la vita di un principe di razza guerriera, come quella di colui che diventò il Buddha)?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8877468378/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8877468378" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8986" style="margin: 10px;" title="ludi-africani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ludi-africani.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>L&#8217;incipit di <a title="Ludi africani" href="http://www.amazon.it/gp/product/8877468378/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8877468378" target="_blank"><em>Ludi africani</em></a> di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/">Ernst Jünger</a> è significativo, a riguardo: &#8220;Alla fine, soltanto l&#8217;immaginazione ci pare l&#8217;unica realtà e la vita di tutti i giorni un sogno, nel quale ci muoviamo svogliati, come un attore turbato dal suo ruolo. È allora il momento in cui il crescente disgusto fa appello alla ragione e le pone il compito di cercare una via d&#8217;uscita&#8221;; e la via d&#8217;uscita può trovarsi nella fuga giovanile di uno spirito irrequieto verso l&#8217;Africa, passando attraverso l&#8217;arruolamento nella Legione straniera per puro gusto di avventura e scoperta, come, per coloro che momentaneamente si rassegnano alla normale vita borghese, alla lettura di un libro come quello.</p>
<p style="text-align: justify;">O forse il sogno lo si può cercare nella solitudine, e un periglioso viaggio lo si può affrontare su un piano diverso da quello materiale: così fece il creatore della teosofia orientale (una sintesi di Islam sciita, platonismo e mazdeismo) Sohrawardi, il quale descrisse accuratamente le sue peregrinazioni che, dal riportare coordinate precise dei luoghi che stava attraversando, cominciarono a confondersi come in una tempesta di sabbia e sconfinare nel regno metafisico che l&#8217;orientalista francese Henry Corbin chiamò <em>mundus imaginalis</em>: un mondo concreto, ma fatto di spirito, al quale si sarebbe potuti (o si potrebbe) accedere risvegliando le facoltà &#8220;immaginali&#8221; dell&#8217;essere umano; non l&#8217;immaginazione come fantasia, così come concepita dall&#8217;uomo moderno, ma una capacità di &#8220;immaginare&#8221; infinitamente più potente e concreta. Immaginare ciò che esiste realmente su un altro piano dell&#8217;Essere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-vagabondo-delle-stelle/4522" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8987" style="margin: 10px;" title="il-vagabondo-delle-stelle" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-vagabondo-delle-stelle-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>E così anche l&#8217;asceta buddhista Milarepa, che pur di realizzare la sua vera essenza spezzando i vincoli che lo tenevano legato a questo mondo si isolò in una grotta tra le montagne dell&#8217;Himalaya, in solitudine e astinenza da qualsiasi forma di piacere o turbamento. Davvero Milarepa fu solo un pazzo? Davvero distrusse la sua stessa vita quando avrebbe potuto darsi alla baldoria, o forse la baldoria è effimera e volgare e la vita vera l&#8217;ha invece conquistata?</p>
<p style="text-align: justify;">Un caso moderno (e letterario) è infine quello di Darrell Standing, il protagonista del bellissimo romanzo <a title="Il vagabondo delle stelle" href="http://www.libriefilm.com/il-vagabondo-delle-stelle/4522" target="_blank"><em>Il vagabondo delle stelle</em></a>&#8221; di Jack London: un uomo che, rinchiuso in un carcere, finito in un isolamento durissimo e sottoposto per innumerevoli volte alla tortura della camicia di forza che avrebbe condotto chiunque altro alla pazzia, trova una via per sfuggire a quella terribile condizione di prigionia, dolore e sudiciume. Assumendo il totale controllo del suo corpo fino a farlo temporaneamente morire riesce e a rivivere le sue vite passate, e quelle lunghissime ore nella camicia di forza saranno per lui secoli di incredibili avventure riportate alla luce, nell&#8217;oscurità, anche morale, di un carcere. Un po&#8217; come la casa dorata di Samarcanda, la prigione in cui fu rinchiuso Rasputin, il compagno di avventure di Corto Maltese: il nome deriva dal fatto che &#8220;l&#8217;unica maniera di evadere da quella sono i sogni dorati provocati dall&#8217;hashish&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/avvicinamenti-droghe-ed-ebbrezza/293" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8988" style="margin: 10px;" title="avvicinamenti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/avvicinamenti-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Voglia di una vita (fisica o metafisica che sia) più intensa? malsana alienazione? fantasie per gente poco &#8220;pratica&#8221;? dovremmo pensare solo al nostro interesse &#8220;qui e ora&#8221;? Forse, azzardando una citazione, viene in nostro aiuto Mussolini: &#8220;E&#8217; la fede che muove le montagne, perché dà l&#8217;illusione che le montagne si muovano: l&#8217;illusione, questa è forse l&#8217;unica realtà della vita&#8221;. Già, l&#8217;illusione è l&#8217;unica realtà della vita. Difficile catturare il senso di quest&#8217;espressione profonda ma sfuggente; tuttavia lascia intravedere qualcosa, come un oscuro senso di verità. Ma per entrare in una visione più tradizionalistica, riprendiamo una frase di Baader (citata da <a title="Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> in <a title="Avvicinamenti" href="http://www.libriefilm.com/avvicinamenti-droghe-ed-ebbrezza/293" target="_blank"><em>Avvicinamenti</em></a>): &#8220;Nessuno tra i grandi naturalisti ha negato che sia vero che ogni tratto spirituale abbia il suo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> quaggiù e che quindi l&#8217;intera natura stia davanti ai nostri occhi come un geroglifico&#8221;. Come dire che qualcosa sta dietro il tutto, e che squarciato il velo quel mistero si mostra nudo alla nostra vista; ma ai nostri occhi ancora troppo umani tutto è un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a>, o un simbolo di un simbolo, ed è un dono raro saperlo mostrare come tale: è la storia degli spiriti più profondi, da Dante a Blake a Pound. Da parte nostra possiamo dire che tutto ciò che è &#8220;normale&#8221; è volgare, e in qualche modo, come il giovane <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a>, bisognerà trovare una via d&#8217;uscita. Che sia nel cavalcare la tigre della libertà e nell&#8217;asprezza sotto un torrido sole dei tropici o nel decifrare finalmente il linguaggio segreto dell&#8217;Essere.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, da <em>Rinascita</em> del 6 dicembre 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lindistruttibile-realta-del-sogno.html' addthis:title='L&#8217;indistruttibile realtà del sogno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Controcultura… contro cosa?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 09:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Giorgetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Mentre nuovi cambiamenti più o meno artificiali si approssimano, i veri mali non fanno altro che aumentare ed aggravarsi, portandoci sempre più lontano non solo dalla soluzione del problema, ma anche dalla sua pura e semplice comprensione".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/controcultura%e2%80%a6-contro-cosa.html' addthis:title='Controcultura… contro cosa? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p align="right"><em>Come mai i vostri figli, </em></p>
<p align="right"><em>la vostra unica speranza</em></p>
<p align="right"><em>vi ripetono gli slogan</em></p>
<p align="right"><em>di voi coglioni anni Sessanta?<br />
</em></p>
<p align="right">Sottofasciasemplice<em> – Come mai</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8788" style="margin: 10px;" title="tecnocrazia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tecnocrazia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Era il fatidico 1968 allorquando <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a>, dalle colonne de <em>Il Borghese</em>, analizzando i sommovimenti di quel periodo, ne proponeva la sua interpretazione in un articolo intitolato <a title="Sulla contestazione totale" href="http://www.centrostudilaruna.it/sulla-%e2%80%9ccontestazione-totale%e2%80%9d.html"><em>Sulla contestazione totale</em></a> (1). La sua acuta analisi, improntata su criteri tradizionali, metteva a nudo tutte le contraddizioni del movimento contestatario, sottolineandone al contempo tutta l&#8217;inconsistenza ai fini di una vera ed efficace “rivolta contro il mondo moderno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, dopo molti anni, quando di quegli eventi rimangono solo pochi ricordi sbiaditi ma molti danni ancora vivi e ormai permanenti, si ripresenta un&#8217;altra contestazione, questa volta non più “totale” – intendendo questo termine come radicale – ma “globale”, cioè di proporzioni planetarie, e si ripresenta allo stesso tempo anche il vero nodo della questione, ovvero quale debba essere l&#8217;oggetto stesso del movimento contestatario. Si ripropone il tema di una critica che, attraverso varie voci, dovrebbe e vorrebbe trovare i veri avversari, i veri problemi da affrontare, ma in effetti, a tutt&#8217;oggi, non è ancora riuscita nel suo intento.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni temi fondamentali sono inevitabilmente venuti meno: non vi è più lo scontro generazionale, oggi impensabile con l&#8217;incipiente impoverimento delle giovani generazioni cui solo il sostegno dei genitori riesce a fare fronte; non vi è più il tema della “liberazione” della donna, ormai liberata ed opportunamente messa a lavorare (magari a stipendio ridotto) né i temi della liberalizzazione del sesso e delle droghe, ormai beni di consumo, valvole di sfogo in un mondo sempre più oppressivo che allo stato attuale mette fuori legge solo il libero pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-uomini-e-le-rovine/698" target="_blank"><img class="size-full wp-image-5180 alignright" style="margin: 10px;" title="gli-uomini-e-le-rovine" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-uomini-e-le-rovine.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Al tramontare di questi temi è rimasto, per contrasto, sempre più grande uno dei problemi più controversi ed importanti: quello della tecnocrazia: sfrondando da tutti gli orpelli i vari movimenti si potrà notare infatti che la critica su questo tema, ieri come oggi, sia in effetti similare e naturalmente sempre attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tecnocrazia si potrà intendere una struttura di potere che svolge la propria azione in modi e secondo finalità aliene dai bisogni e dagli interessi dei singoli individui, curandosi in primo luogo, oltre che della propria sopravvivenza, anche della direzione di masse umane e dell&#8217;acquisizione, nei confronti di queste, di porzioni sempre maggiori di sovranità. Fondamentalmente un regime di esperti, legittimati da istituzioni e centri di potere lontani dal controllo del cittadino, un dirigismo d&#8217;<em>élite</em> (<em>élite</em> in senso profano) che non risente della normale dialettica politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Theodore Roszak, uno dei teorici della cosiddetta controcultura già la definiva in questi termini:</p>
<p style="text-align: justify;">“&#8230; forma sociale in cui una società industriale raggiunge il vertice della sua organizzazione integrativa” …</p>
<p style="text-align: justify;">“Sfruttando imperativi indiscutibili quali il bisogno di efficienza, di previdenze sociali, di coordinare su larga scala attività e risorse umane, di un sempre più alto livello di benessere e di sempre più imponenti manifestazioni della forza derivante agli uomini dal fatto di essere uniti in una collettività, la tecnocrazia lavora a ricucire insieme i buchi e le smagliature della società industriale” (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a tali fenomeni non possiamo che constatare come il nodo sia in realtà gordiano, derivando i problemi peculiari di una società di massa appunto dall&#8217;essere costituita da masse, e che nel meccanismo di pesi e contrappesi di una società mondiale, ogni possibilità di intervento risolutore sia in realtà impossibile, essendo questo o fattivo e totalmente sconvolgente, o illusorio e non determinante.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche perché se progressismo e scientismo guidano la società, legati all&#8217;efficientismo e ad un&#8217;economia puramente finanziaria e focalizzata sul profitto, la considerazione di realtà non quantitative sarà del tutto impossibile, e quindi del tutto trascurabile e fuori dal gioco.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tema collaterale ma non meno importante è rimasto quindi anche quello economico, e qui la critica si focalizza verso le banche, istituzioni tanto concrete quanto astratte, legate a doppio filo con gli stati (sempre meno) sovrani in un ambiguo rapporto di simbiosi-parassitismo ma sempre pronte, quando in salute a vessare i cittadini, e quando malate a minacciarli con pericolosi sbandamenti ed un incerto equilibrio sempre vicino a rovinosi crolli. Un discorso particolarmente attuale oggi e soprattutto in futuro, quando l&#8217;immensa mole del debito comporterà una sempre maggiore esigenza di rifinanziamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8789" style="margin: 10px;" title="cessi-sociali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cessi-sociali-300x265.jpg" alt="" width="300" height="265" />Ma prendersela con le banche, i banchieri, le multinazionali può costituire una critica mirata ed utile?</p>
<p style="text-align: justify;">E la contestazione presente può essere dovuta solo ad insicurezza economica e alla paura di stomaci sempre meno pieni? Questo è possibile, essendo proprio dal punto di vista dell&#8217;economia che la critica mostra tutta le sue mancanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle teorie dei contestatori non pretenderemo di certo una metafisica della moneta, o la conoscenza di Plutarco o <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>, né tantomeno che Pound venga liberato dall&#8217;oblio nel quale è stato relegato, per non parlare della legge sulla <em>Reichsbank</em> del 1939, ma almeno considerando le teorie oggi accettate, una conoscenza anche elementare della scuola economica austriaca potrebbe portare sicuramente i suoi frutti e fornire validi spunti di riflessione (3). Indichiamo proprio questa scuola economica perché, anche se contraddistinta da un eccessivo liberismo, tra quelle non ufficiali oggi ancora tollerate è l&#8217;unica a portare una critica lucida all&#8217;attuale sistema economico. Ma in questo ambito chi protesta si distingue per la poca volontà di costruirsi solide basi dottrinali.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche qui il problema è sicuramente molto più complesso e – per usare un termine di moda oggi –  interconnesso nei suoi vari elementi, gordiano abbiamo detto, e di non facile soluzione, la realtà costruita avendo in effetti una sua struttura di fondo, una tessitura di non facile manipolazione senza conseguenze e controindicazioni rilevanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tornare al tema della contestazione possiamo, citando una delle poche espressioni felici del Roszak (4) affermare che “quando scienza e ragion di stato diventano le ancelle di una magia nera politica” poche sono le speranze da riporre nel cambiamento. Ma per chi ha una visione tradizionale del mondo questa non è una novità, essendo, come visto in precedenza, autentica solo la rivolta che mini alle basi le fondamenta del mondo moderno. Concetto questo oscuramente intuito dalla contestazione sessantottina, con il suo interesse per il misticismo indiano ed orientale, la “psicologia del profondo”, la psichedelia, il folklore e financo il dadaismo. Naturalmente tutto ciò in senso stravolto ed approssimativo, in ultima analisi dissolvente e corrosivo nei confronti dei resti di un ordine di vita ai tempi ancora discretamente conservato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un manifesto appeso all&#8217;ingresso dell&#8217;Università Sorbona recitava così:</p>
<p style="text-align: justify;">“La rivoluzione che sta iniziando metterà in discussione non solo la società capitalistica, ma anche quella industriale. La società dei consumi morirà di morte violenta. La società dell&#8217;alienazione sparirà dalla storia. Stiamo inventando un mondo nuovo ed originale. L&#8217;immaginazione sta prendendo il potere” (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto come è andata a finire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma comunque la si voglia mettere, l&#8217;anomalia resta, e qui non possiamo che tornare ad <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a>, concludendo con lui che se si volesse affrontare la questione seriamente:</p>
<p style="text-align: justify;">“si dovrebbe parlare piuttosto di “civiltà” e “società” moderna in genere, l’altra non essendo, di queste, che una derivazione, un particolare aspetto e, se si vuole, la riduzione all’assurdo, per cui il senso di una vera “contestazione totale” dovrebbe essere una rivolta contro il mondo moderno” (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, in più, viviamo non solo in una società di massa, ma in una società di masse in continuo e reciproco rapporto, che tramite la comunicazione possono moltiplicare la loro risonanza e quindi la quantità di energia sprigionabile con i loro pensieri e con i loro atti. Ogni “contestazione globale”, per le forze potenzialmente distruttive messe in circolo, rischia quindi di essere veramente deleteria per il poco ordine rimasto e soprattutto di portare ad esiti diversi da quelli che i pur benintenzionati avevano in progetto originariamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “risveglio politico planetario” di cui parlava Zbigniew Brzezinski è qualcosa che è ben lungi dal preoccupare chi detiene le leve del vero del potere, tutt&#8217;altro, potrebbe essere un&#8217;opportunità in più per rinserrare il dominio sui popoli. Chi è capace veramente di “cavalcare la tigre” anche se in maniera sua propria, non potrà fare altro che compiacersi per le possibilità di manipolazione che potranno essere rese possibili, con tutte le conseguenze che ciò potrà comportare; e le rivolte fasulle di questi anni non fanno altro che fornircene un esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">E mentre nuovi cambiamenti più o meno artificiali si approssimano, i veri mali non fanno altro che aumentare ed aggravarsi, portandoci sempre più lontano non solo dalla soluzione del problema, ma anche dalla sua pura e semplice comprensione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Ora in <a title="Gli uomini e le rovine" href="http://www.libriefilm.com/gli-uomini-e-le-rovine/698" target="_blank"><em>Gli uomini e le rovine</em></a>, Mediterranee, Roma, 2002, pp.229-232.</p>
<p style="text-align: justify;">(2) T.Roszak, <em>La nascita di una controcultura</em> – <em>Riflessioni sulla società tecnocratica e sulla opposizione giovanile</em>, Feltrinelli, Milano, 1976, p.17.</p>
<p style="text-align: justify;">(3) Sono soprattutto da prendere in considerazione le prese di posizione sul problema della sovranità monetaria e della cosiddetta <em>fiat money</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">(4) T.Roszak, <em>idem</em>, p.162. Naturalmente resta da chiarire cosa è da intendersi per “ragion di stato”, datosi che oggi gli stati sono poco più che gusci vuoti, completamente rosi internamente dal parassita del potere economico.</p>
<p style="text-align: justify;">(5) Citato in T.Roszak, <em>idem</em>, p.34.</p>
<p style="text-align: justify;">(6) J.Evola, <em>idem</em>, p.229.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/controcultura%e2%80%a6-contro-cosa.html' addthis:title='Controcultura… contro cosa? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Che cos’è il fascismo?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 14:43:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Scianca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fascismo è una dimensione estetica, simbolica, esistenziale, prima che politica. Brani dal libro "Riprendersi tutto".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/che-cos%e2%80%99e-il-fascismo.html' addthis:title='Che cos’è il fascismo? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><blockquote>
<p style="text-align: justify;">«È un fatto, ma abbiamo sempre trovato grottesco che gli avversari del fascismo ignorassero completamente la gioia di essere fascisti, non cercassero neanche di capire da cosa nasceva questa felicità. Gioia che si potrà criticare, dichiarare abominevole o infernale, se preferite, ma sempre gioia».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ritteredizioni.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=shop.flypage&amp;product_id=9127&amp;category_id=42&amp;manufacturer_id=0&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=1" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8749" style="margin: 10px;" title="riprendersi-tutto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/riprendersi-tutto-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>Gioia, fascismo: Robert Brasillach aveva un gusto particolare per l’associazione ideale di concetti che il mondo contemporaneo tende a pensare rigorosamente in opposizione. Eppure è una considerazione, quella svolta dal poeta francese che, almeno una volta nella vita, deve esser passata per la mente di chiunque si sia trovato sotto le insegne del mondo sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale. Bersagli dell’odio, della rabbia, del livore antifascista, certo. Ma anche psicanalizzati, trattati con un misto di sbalordimento e superiorità, visti come malati e psicopatici, alla ricerca di quel <em>vulnus</em> psichico, di quella rotella che gira per conto suo, di quel trauma nel passato tale da poter giustificare l’adesione al male per il male. Il fascista è tale perché impotente, perché malmenato da un padre violento, perché ha da dare un senso alle frustrazioni borghesi e trovare facili capri espiatori ai suoi timori esistenziali ma mai e poi mai può essere autocosciente, trasparente a se stesso, consapevole della propria scelta. Come spiegare, allora, questa febbre che divora l’anima, quella strana luce negli occhi, quel particolare modo di vivere e di morire?</p>
<p style="text-align: justify;">La visione antifascista o, semplicemente, non fascista del fascismo si basa in genere su un doppio equivoco. Primo: il fascista è tale prioritariamente e prevalentemente perché ha in testa un certo modello istituzionale. Secondo: la “cifra” di tale modello sarebbe una sorta di esclusivismo muscolare. Per cui, secondo tale visione fallace, il fascista sarebbe colui che vuole uno Stato che escluda da sé determinate categorie umane e la misura del grado di fascismo sarebbe dato dalla violenza con cui avviene tale esclusione e dal numero di tipologie umane che essa coinvolge. Insomma: chi vuole che i poliziotti bastonino i barboni è fascista, chi vuole che maltrattino barboni e <em>gay</em> lo è di più, chi vuole pubbliche esecuzioni di barboni, <em>gay</em> e stranieri è praticamente il massimo. Spiacente, ma non è così. Non solo perché tale esclusivismo appare caricaturale e onirico, ricordando in realtà ossessioni di igienismo sociale molto piccolo borghesi. Ma soprattutto perché appiattisce l’esser fascista su una dimensione strettamente politica che non è affatto primaria. Certo, il fascismo è anche teoria dello Stato, frutto di raffinatissimi maestri del pensiero, da Gentile a Costamagna.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8750" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/trommler-300x229.jpg" alt="Reichsparteitag Nurnberg 1934 - HJ Trommler" width="300" height="229" />Ma prima di tutto, al di là di ogni cosa, viene un sentimento del mondo. Un certo stile di vita, un particolare approccio all’esistenza. Una dimensione estetica, simbolica, esistenziale, prima che politica. Prima di tutto c’è un certo <em>savoir faire</em> che è aristocratico poiché va verso il popolo, che fa decantare lo spirito coltivando il corpo, che porta in trionfo la morte vivendo a pieno la vita, che sperimenta la libertà inquadrandola nella comunità. Qualcosa di indefinibile, un <em>quid</em> impastato di attivismo, goliardia, marzialità, misticismo. Un portamento sobrio ma scanzonato, tragico ma solare. Una volontà di grandezza, di potenza, di bellezza, di eternità, di universalità. Una logica di fratellanza, di cameratismo, di comunità. La consapevolezza del destino e la voglia sfrontata di sfidarlo. La capacità di vivere a pieno la banda, la squadra, il clan e di saper elevare tale vincolo al livello della nazione, dell’impero. Avere 17 anni per tutta la vita. Bramare il superamento di sé. Dare forma a se stessi e al mondo. Godere nel dar scandalo ai moralisti, ai parrucconi, ai sepolcri imbiancati. Coltivare la radicalità nel pragmatismo. Percepire il disgusto per la decadenza e per ogni bassezza di spirito ma allo stesso tempo saper vivere fino in fondo il proprio tempo, saggiare le febbri della contemporaneità, attingere all’entusiasmo faustiano per la modernità. Avere per compagni gli elementi, oltre ogni complicazione astrusa e cerebrale: il fuoco, il marmo, il sangue, la terra, il sudore, il ferro. Riuscire a far vibrare le proprie corde interiori sulla frequenza dei più umili ma rifiutare al contempo l’adulazione, l’indulgenza, la demagogia e la prostituzione intellettuale. Avere nostalgia solo del futuro. Fondare città, redimere le terre, essere portatori di un progetto di civiltà. Concepire l’esistenza come lotta, come conquista, di là da ogni risentimento. Fare dono di sé ai propri camerati, alla propria nazione, alla propria idea, se è necessario fino all’estremo sacrificio. E, infine, fare tutto ciò sempre con un certo stile, con una certa idea dell’estetica, con il giusto decoro, ben vestiti e sorridenti fino al patibolo e oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, col gentile consenso dell&#8217;Autore, dal libro <em>Riprendersi tutto</em>, voce “Fascismo”; poi in <a title="Ideodromo" href="http://www.ideodromocasapound.org/?p=925" target="_blank"><em>Ideodromo di Casapound</em></a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/che-cos%e2%80%99e-il-fascismo.html' addthis:title='Che cos’è il fascismo? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Verso un nuovo Nomos della Terra</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 14:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alain De Benoist</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lungi dal pensare il mondo di domani, l'Europa si preoccupa solo di gestire gli affari del presente. Eppure un nuovo "Nomos della Terra" si instaurerà comunque.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/verso-un-nuovo-nomos-della-terra.html' addthis:title='Verso un nuovo Nomos della Terra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Solo gli imbecilli possono credere che ciò che accade all’altro capo del mondo non ci riguarda. Nell’era della globalizzazione che, in un certo senso, ha già abolito lo spazio e il tempo, tutti i grandi avvenimenti che si producono in un posto o nell’altro del globo ci toccano allo stesso modo. E ci toccano tanto più in quanto la globalizzazione segna anche la fine di una configurazione generale del mondo e l’inizio di una nuova configurazione definita da Carl Schmitt come un nuovo “Nomos della Terra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845908461/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845908461" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8744" style="margin: 10px;" title="il-nomos-della-terra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-nomos-della-terra.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Il vecchio Nomos eurocentrico era sparito all’indomani della Prima Guerra Mondiale. Dopo il 1945, la Terra è stata sottomessa al condominio americano-sovietico, a sua volta crollato con la fine della guerra fredda. La domanda che oggi si pone, con un’acutezza che cresce ogni giorno, è la seguente: ci dirigiamo verso un mondo unipolare, che sarebbe inevitabilmente dominato dalla sola grande potenza oggi esistente, gli Stati Uniti, o verso un mondo multipolare – un pluriverso – costituito da grandi insiemi geopolitici e da crogioli di civiltà continentali, che potrebbero essere altrettanti poli di regolazione della globalizzazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono rimproverare molte cose agli americani, ma certamente non di dimenticare di pensare il mondo di domani. Al contrario, essi lo pensano, e lo pensano globalmente, il che ha loro permesso di trovare un diavolo di ricambio. Come ieri utilizzavano il comunismo sovietico come contraltare, per fungere da testa di ponte del “mondo libero”, così oggi strumentalizzano l’islamismo per imporsi ancora ai loro alleati e convincerli a partecipare a una lotta il cui obiettivo è di consolidare il loro dominio assoluto sul mondo. Le grandi linee di questa offensiva globale erano tracciate fin dal settembre 2000, ancor prima dell’arrivo di George W. Bush alla Casa Bianca, nel “Progetto per un nuovo secolo americano” (<em>Project for a New American Century</em>) il cui titolo parlava da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Previste almeno dall’inizio degli anni novanta, le guerre in Afghanistan e in Iraq, continuazione della prima guerra del Golfo del 1991 e dell’attacco della ex Jugoslavia ad opera della NATO (1991-2001), rientrano in un programma più vasto tendente, da una parte, ad assumere il controllo delle fonti di produzione energetica, dall’altra parte a impedire l’emersione di ogni rivale ovunque sia nel mondo. L’accerchiamento della Russia, la liberalizzazione dei mercati e le “riforme” imposte sotto l’egida del FMI nell’Europa dell’Est e nei Balcani, che hanno avuto come conseguenza la destabilizzazione delle economie nazionali, vanno nella stessa direzione. Si tratta di ricolonizzare una vasta regione estendentesi dai Balcani all’Asia centrale, assicurandosi al tempo stesso l’egemonia del Mare sulla Terra. Guerra e globalizzazione vanno così di pari passo. La militarizzazione sostiene la conquista di nuove frontiere economiche miranti ad imporre la società di mercato su scala planetaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/terrorismo-e-guerre-giuste/3931" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8745" style="margin: 10px;" title="terrorismo-e-guerre-giuste" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/terrorismo-e-guerre-giuste-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>Tuttavia, niente si svolge come previsto. Una serie di trionfali conquiste militari doveva trasformare il Golfo Persico in un condominio americano-israeliano, ma l’Iraq sprofonda un po’ di più ogni giorno nella guerra civile e nel caos. Niente è sistemato in Afghanistan, ridiventato, sotto la guida americana, il primo Stato narco-trafficante del mondo. E, malgrado gli sforzi dispiegati, all’orizzonte si profilano nuove potenze: la Cina in primo luogo, ma anche l’India e il Brasile. Il bilancio militare annuale degli Stati Uniti (400 miliardi di dollari) rappresenta oggi l’equivalente del prodotto interno lordo di un paese come la Russia. Ma nell’epoca delle guerre asimmetriche, la superiorità tecnica e militare non è più necessariamente decisiva. Lo abbiamo visto in Iraq come in Libano: il ricorso a massicci bombardamenti aerei – in attesa delle armi nucleari tattiche che potrebbero essere impiegate domani contro l’Iran – non riesce a venire a capo di una resistenza popolare agguerrita, ben addestrata e che gode dell’attivo sostegno della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">George W. Bush è già riuscito a far uccidere in Iraq più americani di quanti ne siano morti nelle torri del World Trade Center. A Washington come a Tel Aviv, si conduce una politica fondata sul principio che non c’è un partner per la pace e che la potenza militare permette di raggiungere tutti gli scopi ricercati. La verità è che non esiste soluzione militare per problemi fondamentalmente politici.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova aggressione israeliana del Libano, concepita e preparata da lunga data in concertazione con Washington, aveva l’obiettivo di distruggere la resistenza libanese, preparare nuove guerre contro la Siria e l’Iran, destabilizzare lo Stato libanese e distruggere le sue infrastrutture. Essa rientrava in un piano generale di ristrutturazione del “Grande Vicino Oriente” voluto dagli Stati Uniti, che doveva tradursi nello smantellamento di diversi Stati (Libano, Iran, Siria, Giordania, Egitto, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span>) e nella generalizzazione del caos. Per adesso, tale aggressione si è conclusa con una vittoria di Hezbollah, ormai sostenuto da una vasta maggioranza di libanesi di tutte le confessioni, e con un insuccesso totale dell’esercito israeliano che, malgrado i massacri cui si è abbandonato, non è riuscito a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi. Ma la guerra in Libano era solo il primo round della guerra contro l’Iran. Perciò, la stessa demonizzazione orchestrata intorno alle “armi di distruzione di massa” che si presumeva l’Iraq possedesse, si sviluppa oggi prendendo a pretesto le legittime ambizioni nucleari di Teheran.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in America Latina, dove gli Stati Uniti sono intervenuti militarmente decine di volte in un secolo, i tempi sono cambiati. È finita l’epoca delle guerriglie, delle brutali dittature militari e dei colpi di Stato fomentati da Washington. La contestazione tende ormai ad esprimersi democraticamente – con la forza della politica, non con la politica della forza. Ed essa è sempre meno conforme agli interessi americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo di transizione che attraversiamo, restano beninteso numerose incognite. Nessuno sa cosa farà la Cina della formidabile potenza di cui si sta dotando. Incertezze simili pesano sulla Russia, dove Vladimir Putin, a quanto pare più preoccupato di ristabilire l’autorità dello Stato che di soddisfare le richieste del popolo, non riesce a venire a capo della sua guerra coloniale in Cecenia. Nel mondo arabo-musulmano, il fatto più importante non è un qualunque “scontro di civiltà”, ma la rivalità e talvolta la lotta violenta che oppongono sunniti e sciiti. Si delineano alleanze continentali e transcontinentali (gli assi Parigi-Berlino-Mosca, Mosca-Pechino-Teheran, Caracas-Buenos Aires-Rio de Janeiro) che minacciano la talassocrazia americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo scacchiere, la grande assente è l’Europa. Lungi dal pensare il mondo di domani, essa si preoccupa solo di gestire gli affari del presente. Non ha una specifica volontà, non cerca di dotarsi dei mezzi della potenza. A poco a poco, la vediamo cedere alle esigenze di Washington. E i paesi che la compongono sono incapaci persino di intendersi sulle finalità della costruzione europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, le scadenze sono là. Un nuovo “Nomos della Terra” si instaurerà comunque. Mondo unipolare o multipolare? La gara di velocità è iniziata.</p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Il presente articolo (la cui traduzione è di Giuseppe Giaccio) è stato inizialmente pubblicato su <a title="Diorama letterario" href="http://www.diorama.it" target="_blank"><em>Diorama Letterario</em></a> n. 280 (2006) e successivamente incluso sul sito <a title="Les amis de Alain de Benoist" href="http://www.alaindebenoist.com" target="_blank">Les amis de Alain de Benoist</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/verso-un-nuovo-nomos-della-terra.html' addthis:title='Verso un nuovo Nomos della Terra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Pianificare la società multietnica vuol dire pianificare la catastrofe</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 10:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da anni ci sentiamo ripetere, come un ritornello, quanto sia bella, desiderabile e felice una società multietnica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/pianificare-la-societa-multietnica-vuol-dire-pianificare-la-catastrofe.html' addthis:title='Pianificare la società multietnica vuol dire pianificare la catastrofe '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Da anni e anni ci sentiamo ripetere che realizzare la &#8220;società multietnica&#8221; è il grande obiettivo del terzo millennio, il luminoso futuro che ci attende al di là del post-moderno. Da anni ci sentiamo ripetere, come un ritornello, quanto sia bella, desiderabile e felice una società multietnica; dove razze, culture e <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> diverse coesistano armoniosamente e dove le barriere dell&#8217;incomprensione, del pregiudizio e dell&#8217;intolleranza &#8211; residuo di un passato vergognoso e da dimenticare &#8211; siano abbattute per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8978" style="margin: 10px;" title="rom" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rom-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Le autorità politiche ci ripetono che tale è il nostro &#8220;destino manifesto&#8221;; quelle economiche, che noi abbiamo assoluto bisogno di lavoratori immigrati per tenere alto il nostro tenore di vita e per riempire i vuoti demografici dovuti alla bassa natalità; quelle religiose ci ricordano il dovere cristiano dell&#8217;accoglienza; quelle culturali ci assicurano che ciò costituirà un impagabile arricchimento per il pensiero, l&#8217;arte e la scienza. Tutti insieme appassionatamente ci rintronano gli orecchi con lo stesso motivo, una mescolanza di utilitarismo esplicito e di umanitarismo e democraticismo zuccherosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è proprio così?</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo molti dubbi in proposito, anche se politicamente assai scorretti. Ci rendiamo perfettamente conto della delicatezza dell&#8217;argomento e della facilità con cui, su un tale terreno, possono crearsi equivoci e si può dare esca a bieche strumentalizzazioni; perciò ci sforzeremo di essere chiari, quanto lo si potrebbe essere ragionando con un bambino delle scuole elementari.</p>
<p style="text-align: justify;">La necessaria premessa è che la nostra perplessità non nasce in alcun modo da un pregiudizio razzista nei confronti di altri popoli, altre culture e <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a>; al contrario, in anni non sospetti (diciamo una trentina d&#8217;anni fa), parlavamo di interculturalità quando non esisteva quasi nemmeno la parola, e con saggi e articoli ci sforzavamo di ribadire il concetto che l&#8217;egoismo economico e politico del Nord della Terra stava generando situazioni insostenibili nel Sud, e che l&#8217;unica soluzione a tale problema era una più larga e generosa comprensione della necessità di elaborare una risposta globale, materiale e morale, alla miseria crescente del Sud e al malessere spirituale crescente del Nord; ad esempio col libro <em>Metafisica del Terzo Mondo</em>, edito nel 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò chiarito, vediamo brevemente perché l&#8217;obiettivo della costruzione di una società multietnica ci sembra una utopia pericolosissima, foriera di conseguenze che non noi, ma le generazioni future ben difficilmente riusciranno a gestire razionalmente e pacificamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il primo motivo di perplessità ci viene dalla storia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se vogliamo guardare alla natura umana quale essa è e non quale vorremmo che fosse o quale sarebbe auspicabile che fosse, ci accorgeremo che le società multietniche hanno prosperato in pace e in buona armonia solo per brevi periodi e in situazioni favorevoli assolutamente irripetibili, dovute a un concorso di circostanze fortunate. Tale fu il caso dell&#8217;India di Akbar (1542-1605), noto in Europa come il &#8220;Gran Mogol&#8221;, illuminato sultano mongolo-indiano che perseguì con saggezza e lungimiranza un progetto di coesistenza etnica e religiosa. Tuttavia, lo ripetiamo, si tratta di rare eccezioni alla regola. La regola è completamente diversa e ci mostra una serie ininterrotta di conflitti, di odi, di rivincite lungamente attese e di rancori a fatica dissimulati. Possibile che il caso della ex Jugoslavia, senza andare tanto lontano nello spazio e nel tempo, non abbia insegnato niente a nessuno? Eppure, per chi li voleva vedere, i fatti sono lì, sotto i nostri occhi: e dicono chiaramente che nemmeno dopo secoli di convivenza (secoli, non anni!) l&#8217;etnia serba, quella croata, quella bosniaco-musulmana, quella albanese, ecc. sono riuscite a convivere in pace; anzi, che si sono sempre odiate e combattute e che ogni tentativo di comporre i loro contrasti è risultato assolutamente vano.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8979" style="margin: 10px;" title="vu-cumpra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/vu-cumpra-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" />Del resto, lo stiamo vedendo anche in questi giorni. Gli Albanesi del Kossovo, spalleggiati fin dall&#8217;inizio dal colosso americano, vogliono l&#8217;indipendenza: e, dopo aver subito lunghi periodi di &#8220;pulizia etnica&#8221; da parte dei Serbi, l&#8217;hanno fatta subire, con gli interessi, ai loro ex oppressori; tanto che in tutta la regione la presenza serba è scesa sì e no al 10% della popolazione totale. Conclusione (per chi la vuole vedere e non ha la coda di paglia): neppure gli sforzi delle grandi potenze e dell&#8217;intera diplomazia europea, neppure gli strumenti democratici del referendum e dell&#8217;autodeterminazione sono stati sufficienti a salvare la convivenza fra due stirpi che coesistevano da tempo immemorabile nello stesso territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure si pensi all&#8217;Irlanda del Nord, ove più di quattro secoli di coesistenza non sono riusciti ad attenuare minimamente l&#8217;astio e il disprezzo reciproco fra l&#8217;elemento anglo-protestante e quello irlandese-cattolico.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure la società multietnica di cui ci parlano gli odierni cantori delle magnifiche sorti e progressive non nascerà da secoli di convivenza, ma verrà improvvisata dall&#8217;oggi al domani; e non coinvolgerà due sole etnie, ma decine e decine di etnie provenienti da ogni parte del mondo, con una varietà di lingue, usanze, <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> quali mai vi era vista prima nella storia. Anche l&#8217;India di Akbar, in fin dei conti, non doveva far coesistere che due elementi: l&#8217;indù e il musulmano. E sappiamo che fine ha fatto il sogno di quella convivenza: neppure il carisma di Gandhi ha potuto impedire la spaccatura dell&#8217;India in due Stati ferocemente avversi l&#8217;uno all&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo esperimento pericolosissimo, dal quale non ci sarà più modo di tornare indietro, dove lo si vuole realizzare? In tutta Italia; in tutta Europa. Non in una piccola regione, ma nell&#8217;intero continente. Per fare un esempio: quei milioni di Rom che non sono mai riusciti a integrarsi veramente con il popolo romeno, ora dovrebbero farlo negli Stati dell&#8217;Europa Occidentale, da un giorno all&#8217;altro. È verosimile?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La seconda ragione di perplessità è di ordine politico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella presente congiuntura politica, con la guerra di civiltà scatenata dall&#8217;irresponsabile governo degli Stati Uniti d&#8217;America, e nella quale versano benzina sul fuoco gli interessi palesi e concreti del governo israeliano, l&#8217;Europa dovrebbe accogliere alcune decine di milioni di immigrati, molti dei quali provenienti da Paesi islamici, i quali non vengono solo in cerca di lavoro, ma con il progetto a lungo termine di islamizzarla. Sia detto per inciso, lo spettacolo politico cui assistiamo da parecchi anni è a dir poco sconcertante: quello di un&#8217;Europa, prossimo campo di battaglia tra due opposti integralismi, che continua ad essere subalterna e ossequiente verso i due massimi responsabili di tale situazione: i governi di Washington e di Gerusalemme. Eppure è evidente che i loro interessi non sono i nostri, che i loro obiettivi strategici non hanno nulla a che fare con i nostri; non occorre essere dei geni della geopolitica per capirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dirà che se non gli immigrati, i figli degli immigrati provenienti da quei Paesi svilupperanno un legame affettivo con la loro nuova patria d&#8217;adozione; e che questo renderà possibile non solo la pacifica convivenza, ma addirittura l&#8217;integrazione (ciò che non era riuscito al saggio e illuminato Akbar in condizioni tanto più propizie). Non è vero. I cittadini britannici di origine araba che avevano progettato gli attentati all&#8217;aeroporto di Londra non erano figli di immigrati, ma figli dei figli dei primi immigrati: immigrati della terza generazione. Non solo non avevano sviluppato alcun legame affettivo con la loro patria d&#8217;adozione, ma nutrivano per essa tutto l&#8217;odio che è possibile albergare nel cuore umano.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8976" style="margin: 10px;" title="zulu" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/zulu-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Oppure ricordiamo l&#8217;insurrezione delle banlieue francesi; o ancora, se si preferisce, le feroci lotte interetniche scoppiate a Los Angeles nei rimi anni Novanta del secolo scorso, quando asiatici, africani ed ispanici si affrontarono a colpi di pistola e di coltello, saccheggiando i negozi, incendiando le abitazioni e così via. Eppure parliamo di etnie che vivevano sullo stesso territorio da molto tempo. Inoltre la Gran Bretagna e la Francia, per via del loro passato coloniale, e gli Stati Uniti, per via della peculiarità del loro popolamento, avevano avuto molto tempo per sviluppare una cultura dell&#8217;accoglienza e dell&#8217;integrazione. Ma non vi sono riusciti. Vi riusciranno Paesi come l&#8217;Italia, che non hanno una storia del genere dietro le spalle, non hanno sviluppato una cultura del genere; e, anzi, fino a due generazioni fa, erano Paesi di emigranti?</p>
<p style="text-align: justify;">La mentalità mercantilista cui l&#8217;Occidente si è assuefatto negli ultimi secoli produce una curiosa deformazione percettiva. Ignorando i fatti e mettendo a tacere anche il semplice buon senso, si continua a pensare che, col denaro e i mezzi materiali, si possa fare tutto: anche creare dei legami di appartenenza, dei vincoli di tipo affettivo. Ma non è così. L&#8217;amore per il paese in cui si vive non nasce soltanto dal fatto materiale di trovare, bene o male, casa e lavoro; nasce, eventualmente, dal proprio retroterra culturale e dalla disposizione d&#8217;animo con cui si è affrontato il duro passo dell&#8217;emigrazione. I nostri nonni, che emigravano verso le miniere del Belgio con le loro valigie di cartone legate con lo spago, lo sapevano molto bene. Perfino in un paese relativamente vicino al proprio, ove si parla una lingua della stessa famiglia e si pratica la stessa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, l&#8217;integrazione è stata realizzata solo da pochissimi e solo dopo sforzi disumani. La maggior parte dei nostri nonni, appena potevano, rifacevano la valigia e se ne tornavano a casa. Quanti di loro sono rimasti e hanno finito per amare il paese adottivo? Amare è una parola grossa; andiamoci piano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La terza ragione di perplessità è di ordine economico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si dice e si ripete che le società a capitalismo avanzato hanno assoluto bisogno di manodopera, non solo e non tanto nelle fabbriche, quanto nei settori ormai abbandonati o semi-abbandonati: di braccianti agricoli, di manovali nei lavori pubblici o di operai non specializzati nell&#8217;industria, di infermieri nelle strutture sanitarie, di badanti per gli anziani soli e non autosufficienti. Ma è proprio così? Di fatto, l&#8217;aumento dell&#8217;immigrazione ha dato il colpo di grazie al piccolo commercio: milioni di botteghe familiari hanno dovuto chiudere, strangolate dalle tasse, mentre le piccole e medie imprese hanno potuto disporre di manodopera a basso costo che, in ultima analisi, ha favorito una ulteriore concentrazione dell&#8217;industria e del commercio. E mentre i piccoli negozi chiudono, sempre più numerosi aprono quelli degli immigrati; per non parlare del commercio clandestino di prodotti a costo bassissimo, importati illegalmente o fabbricati in strutture illegali, che creano una concorrenza insostenibile per i nostri commercianti. E si ricordi cosa è successo a Milano quando le autorità comunali hanno tentato di porre un po&#8217; di ordine, non diciamo nel commercio cinese, ma nel semplice utilizzo degli spazi pubblici per il trasporto delle merci: una mezza insurrezione, con tanto di bandiere cinesi sulle barricate e di intervento dell&#8217;ambasciatore di Pechino. Altro che immigrati disciplinati e rispettosi della legge, che badano solo al proprio lavoro. Ora, si provi a immaginare cosa sarebbe accaduto se i nostri nonni emigrati in Svizzera, non più tardi di mezzo secolo fa, avessero avuto una reazione del genere, e sia pure di fronte a una supposta ingiustizia o prepotenza delle autorità pubbliche. Il fatto è che non ci pensavano proprio: non erano andati all&#8217;estero per far sventolare il tricolore alla prima difficoltà, ma per guadagnare qualcosa da mandare a casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8977" style="margin: 10px;" title="vucumpra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/vucumpra-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><strong>La quarta ragione di perplessità è di ordine demografico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si dice che, senza l&#8217;apporto di immigrati stranieri, e più precisamente di famiglie straniere o, comunque, di coppie che metteranno al mondo dei figli, il nostro declino demografico, e quindi economico, sarebbe irreversibile. A noi pare che il ragionamento si possa tranquillamente rovesciare e che si possa pronosticare che, con gli attuali, rispettivi indici di natalità degli Europei e degli immigrati, nel giro di poche generazioni i popoli del vecchio continente cominceranno letteralmente a scomparire; e con essi spariranno, poco alla volta, dialetti, lingue, culture, <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>: tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Già abbiamo visto, in un conteso pre-industriale, quanto rapidamente le culture locali siano state sopraffatte e cancellate dalle culture nazionali. Che fine hanno fatto, per citare un solo esempio, la lingua e la gloriosa <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">letteratura</a> provenzale, quando il francese ha cominciato ad affermarsi? Ora quest&#8217;ultima vive quasi solo nei capolavori del grande poeta Frédéric Mistral (1830-1914). E ovunque, nella modernità, si è assistito allo stesso fenomeno: giornali, radio, cinema e televisione hanno dato una mano alle culture nazionali per raggiungere la cosiddetta &#8220;unificazione&#8221;, cioè per spazzar via le culture vernacolari; e oggi, complice l&#8217;informatica, anche le culture nazionali cominciano a scomparire, finché non resterà che la cultura dell&#8217;Impero: la lingua inglese, il pensare americano, il vestire, studiare e usare il tempo libero, secondo il modello americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al temuto declino economico, è chiaro che si presenta la necessità della manodopera straniera solo se si parte dal presupposto che l&#8217;economia debba continuare a basarsi sul concetto della crescita. Ma, ormai, anche gli economisti liberali più tradizionali cominciano ad ammonire che il concetto di crescita illimitata è insostenibile, se non altro per il prossimo, inevitabile esaurimento delle fonti energetiche non rinnovabili e per gli effetti catastrofici dell&#8217;inquinamento; e<br />
che è tempo &#8211; se non è già troppo tardi &#8211; di ripensare radicalmente la nostra idea dell&#8217;economia e le idee stesse dello sviluppo e del progresso. Si tratta di idee recenti, nate &#8211; in pratica &#8211; con l&#8217;Illuminismo e con la Rivoluzione industriale. L&#8217;Europa ha costruito le cattedrali e prodotto gli <em>Elementi</em> di Euclide, la <em>Divina Commedia</em> di Dante e il teatro di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/william-shakespeare" target="_blank">Shakespeare</a></span> facendo benissimo a meno di tali idee.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-8980" style="margin: 10px;" title="narcos" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/narcos.jpeg" alt="" width="275" height="183" />Non è vero che chi si ferma è perduto, che l&#8217;economia deve sempre crescere, pena la recessione: questo è il ricatto degli economisti in mala fede, i cui nomi sono scritti sul libro paga di un capitalismo irresponsabile e ormai agonizzante. È incredibile che così poche voci, nel mondo della cultura, si siano levate per denunciare questa menzogna spudorata, nonostante l&#8217;evidenza dei fatti e la gravità dei pericoli cui andiamo incontro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La quinta ragione di perplessità è di natura organizzativa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se anche lo si fosse voluto, non crediamo sarebbe stato possibile gestire il fenomeno dell&#8217;immigrazione in maniera peggiore di come si è fatto. L&#8217;atteggiamento della classe politica è stato un miscuglio di faciloneria imbecille, di assoluta inefficienza, di miopia che ha dell&#8217;inverosimile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricorderemo sempre una frase emblematica pronunciata da Massimo D&#8217;Alema, che rivestiva la responsabilità di capo del governo italiano all&#8217;epoca dei giganteschi sbarchi di clandestini albanesi sulle coste pugliesi, verso la metà degli anni Novanta del Novecento. Di fronte all&#8217;ennesimo approdo di una &#8220;carretta del mare&#8221; con cinquecento albanesi a bordo, molti dei quali si resero subito irreperibili a terra, con la sua abituale aria di superiorità egli disse &#8211; citiamo a memoria ma con sostanziale esattezza &#8211; ai microfoni del telegiornale: &#8220;Mi rifiuto di credere che per un grande Paese come l&#8217;Italia possa costituire un problema l&#8217;accoglienza di cinquecento poveretti che vengono in cerca di lavoro&#8221;. Solo che i cinquecento sono diventati una massa incontrollabile, e non solo di albanesi; al punto che non sappiamo esattamente neppure quanti sono adesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle frontiere sforacchiate, terrestri e marittime, del nostro Paese si riversano ogni anno decine di migliaia di immigrati clandestini, molti dei quali andranno ad alimentare le attività illegali, se non la malavita vera e propria. Ogni anno, ogni estate i bagnanti di qualche spiaggia del Mezzogiorno assistono allo spettacolo sconvolgente dell&#8217;approdo di questi disperati: ci siamo abituati all&#8217;incredibile, percepiamo come normale ciò che dovrebbe essere l&#8217;eccezione clamorosa. E intanto la mafia, in Sicilia, ha individuato in questo mercato di carne umana una delle sue attività più redditizie, alla faccia degli sforzi disperati di singoli magistrati e di singoli operatori delle forze dell&#8217;ordine per combattere questo nostro vecchio (e mai curato) cancro nazionale, cercando di mettere sotto controllo le sue fonti di finanziamento. La stessa cosa avviene in Calabria con la &#8216;ndrangheta, in Campania con la camorra e in Puglia con la Sacra Corona Unita. I barbari dell&#8217;interno fanno commercio di questi immigrati, d&#8217;accordo con i criminali dell&#8217;altra sponda del Mediterraneo, imbarbarendo sempre più la vita nazionale. Mentre alle unità in servizio per contrastare mafia e immigrazione clandestina scarseggia perfino la benzina per le indispensabili attività di pattugliamento del territorio, aliquote consistenti delle forze dell&#8217;ordine sono destinate a compiti di scorta di decine di onorevoli inquisiti per svariati reati del codice penale o per sorvegliare e proteggere le loro ville e i loro yacht.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8981" style="margin: 10px;" title="sudanesi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sudanesi-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" />Accoglienza non vuol dire irresponsabilità. In Australia, per esempio, (lo sappiamo per conoscenza diretta), perfino in caso di un matrimonio fra un cittadino italiano e un cittadino australiano &#8211; matrimonio autentico, matrimonio d&#8217;amore con tanto di figli e non escamotage legale per coprire l&#8217;immigrazione di uno straniero &#8211; i controlli sono severissimi, puntigliosi, caratterizzati da una estrema diffidenza. E non parliamo delle conseguenze sanitarie della faciloneria con cui si spalancano le porte del nostro Paese a chiunque lo voglia. Poiché viviamo in quella parte d&#8217;Italia ove è appena scoppiato il caso della meningite fulminante, originata appunto presso gruppi di immigrati, abbiamo visto coi nostri occhi cosa può accadere quando i controlli sanitari sulle persone immigrate sono pressoché inesistenti: in nome di un buonismo e di un garantismo demenziali, si mette a repentaglio la sicurezza di milioni di cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima che la demagogia irresponsabile della nostra classe dirigente (o piuttosto della nostra classe dominante, per usare la terminologia gramsciana) crei situazioni di conflittualità incontrollabile, come sta già avvenendo in alcune zone del Paese &#8211; ove la popolazione residente è, in certi casi, semplicemente esasperata &#8211; bisogna avere il coraggio di dire che non solo le quote di immigrati dovrebbero essere drasticamente ridotte, ma che si dovrebbe organizzare con maggiore buon senso e con molta maggiore efficienza l&#8217;inserimento degli immigrati regolari. Oggi assistiamo alle cose più sconcertanti: che un ragazzo africano, ad esempio, che non sa una parola d&#8217;italiano, può e anzi deve essere accolto in terza o quarta superiore della scuola pubblica; che un immigrato, trovato privo del permesso di soggiorno, può eclissarsi tranquillamente, ignorando la notifica di espulsione; che negli asili e nelle scuole pubbliche si evita di fare il presepio o di intonare canti natalizi per non &#8220;offendere&#8221; i sentimenti religiosi dei bambini di altra <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>; e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Si aggiunga che gli immigrati, per ovvie ragioni, tendono a concentrarsi nei quartieri più poveri e che la loro presenza, a volte rumorosa e disordinata (come quando più nuclei familiari si stabiliscono in un piccolo appartamento, o come quando essi gestiscono locali pubblici in zone residenziali, restando aperti fino alle tarde ore notturne e disturbando la pace dei vicini) mette gravemente a disagio i cittadini ivi residenti, che già stentano a sbarcare il lunario e che si vedono gradualmente circondati ed &#8220;espulsi&#8221; dai loro rioni e dalle loro abitazioni. In tutti questi casi &#8211; e sono assai numerosi &#8211; il pericolo è che si vada verso una guerra tra poveri e verso una cultura dell&#8217;incomprensione e della chiusura reciproca. Al tempo stesso, le pubbliche amministrazioni sono vergognosamente carenti nel garantire un minimo di accoglienza e di dignità agli immigrati regolari. Li si espelle con la forza dalle abitazioni abusive, ma non si fa assolutamente nulla per assicurare loro un tetto decente sopra la testa; e, se li ospita provvisoriamente qualche vescovo o qualche prete di buon cuore, si critica quest&#8217;ultimo e lo si denigra senza ritegno. È successo e continua a succedere; basta leggere i giornali o ascoltare i notiziari del telegiornale &#8211; quando non sono troppo occupati a riferire gli sproloqui dei politici &#8220;ufficiali&#8221;, di destra e di sinistra, e i loro fioriti discorsi su un Paese che non esiste se non nella loro immaginazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8983" style="margin: 10px;" title="zingari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/zingari-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" />Insomma si consente l&#8217;ingresso di cifre impressionanti di immigrati, ma non si fa nulla per aiutarli ad inserirsi nella società civile: quando il problema dell&#8217;inserimento sarebbe già gravissimo (almeno in senso morale ed affettivo, come già detto) anche se fossimo in presenza di strutture idonee e di una politica dell&#8217;immigrazione responsabile e ben organizzata. E mentre la disorganizzazione e l&#8217;irresponsabilità continuano a imperversare, come se ci trovassimo di fronte a un&#8217;emergenza scoppiata ieri e non a un fenomeno ormai in atto da alcuni decenni, il disagio crescente generato da situazioni insostenibili alimenta vieppiù la demagogia forsennata di alcune forze politiche, quelle sì razziste e irresponsabili, che sanno vedere solo gli esiti del fenomeno ma non ne fanno una analisi complessiva; e che agitano con tremenda incoscienza la bandiera dell&#8217;intolleranza e perfino della provocazione. Non abbiamo forse visto un importante uomo politico italiano, che oltretutto ricopriva una caria istituzionale, esibire una camicia decorata con vignette che irridevano l&#8217;altrui fede religiosa? Paurosi effetti della totale insipienza di una classe dirigente che è venuta meno al suo compito fondamentale: cercare di conciliare il proprio interesse particolare con quello complessivo della società.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sesta ragione di perplessità è di tipo affettivo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pur con tutti i suoi difetti, noi amiamo l&#8217;Europa, amiamo l&#8217;Italia, amiamo le nostre regioni, le nostre cittadine, la nostra bellissima natura (là dove si è parzialmente salvata dallo scempio edilizio e industriale degli ultimi decenni). In questo amore non vi è niente di esclusivista, di razzista, di xenofobo. Crediamo, anzi, che l&#8217;amore per la propria terra dovrebbe essere un requisito essenziale di qualunque società umana; e che non sia possibile amare il mondo se non si ama, prima, la propria terra; come non è possibile amare l&#8217;umanità se non si amano, in concreto, i propri vicini. Questo, ripetiamo, non è nazionalismo né campanilismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, amare la propria terra e la propria gente significa anche desiderare che esse continuino ad esistere, anche quando noi non ci saremo; e che i nostri figli potranno vivere in pace nei luoghi che abbiamo loro affidato, così come li abbiamo ricevuti dai nostri genitori e dai nostri nonni. È chiaro che dei cambiamenti vi saranno; nulla rimane uguale a se stesso. Tuttavia una cosa è convivere con la necessità di una trasformazione lenta e graduale, che salvi l&#8217;essenza della propria terra e della propria gente; e un&#8217;altra cosa è auspicare una trasformazione radicale, immediata, traumatica, che cancellerà ogni traccia del passato e farà piazza pulita delle cose più belle che i nostri antenati hanno elaborato nel corso della storia, a cominciare dal dialetto, dalla lingua e dal modo di vedere la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni popolo, ogni comunità hanno un proprio modo di vedere la vita; e si tratta di una filosofia intraducibile. Quando si dice casa &#8211; anzi, <em>cjase</em> &#8211; a un friulano, non si dice la stessa cosa che si direbbe a un inglese, a un russo, a un giapponese, adoperando le parole delle loro lingue; si dice una cosa diversa. Una cosa che non si può spiegare, ma che esiste. È fatta di ricordi, di affetti, di sensibilità; e ciascun gruppo umano possiede la propria, frutto di un lentissimo processo storico e di una costante interazione sia con l&#8217;ambiente fisico, sia con gli altri gruppi umani. Un qualche cosa di intimo, di bello, di sacro: che non merita di essere gettato via, come un fardello ingombrante del passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo quello che siamo, perché siamo quello che siamo stati; e saremo quel che saremo, perché ora siamo quello che siamo e perché siamo stati quello che siamo stati.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di fuori di questa consapevolezza, non vi è che la barbarie dello sradicamento, dell&#8217;anonimità, dell&#8217;omologazione senz&#8217;anima e senza radici.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/pianificare-la-societa-multietnica-vuol-dire-pianificare-la-catastrofe.html' addthis:title='Pianificare la società multietnica vuol dire pianificare la catastrofe ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La rinascita è possibile</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Noi non siamo gli ultimi di una temperie culturale e politica prossima a esaurirsi, quel che dovremmo incarnare è lo spirito della difesa identitaria dell’Italia e dell’Europa".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-rinascita-e-possibile.html' addthis:title='La rinascita è possibile '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Tutti quanti noi, almeno fra coloro che hanno un’età non più verdissima, sappiamo che la fine della Guerra Fredda diede il via in Italia a una stagione di camaleontismo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il PCI, quello che fin allora era stato il più forte partito comunista dell’Europa occidentale, tentasse di riciclarsi, di darsi un volto o una maschera nuovi dopo l’evidente fallimento dei regimi comunisti dell’Est, caso unico nella storia di regimi crollati sotto il loro stesso peso davanti alla dimostrata incapacità di dare ai loro sudditi altro che oppressione e miseria, era una cosa del tutto ovvia. Il PCI diventò PDS, poi DS, per confluire infine nel PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre la fine della Guerra Fredda, il cambiamento della situazione internazionale comportò la necessità di un drastico <em>make-up</em> anche per la Democrazia Cristiana che era stata fin allora l’asse del sistema politico italiano, il più forte partito di governo ininterrottamente dalla fine della seconda guerra mondiale al 1991. Questa longeva presenza al potere aveva permesso alla DC di creare un articolato e capillare sistema di sottogoverno, appropriazione della cosa pubblica, corruzione, di cui tutti sapevano e che tutti, a cominciare dalla magistratura, hanno fatto finta di non vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione per cui gli Italiani si sono adattati per lunghissimo tempo a sopportare questa situazione indegna di una nazione civile, da Paese del Terzo Mondo, da “repubblica delle banane” come allora si diceva, era che essa appariva comunque un meno peggio rispetto all’avvento di un regime comunista, la cui instaurazione una vittoria elettorale del PCI avrebbe potuto provocare (anche se per la verità non si conosce un solo caso in cui i comunisti abbiano preso il potere in seguito a libere elezioni).</p>
<p style="text-align: justify;">Assieme al muro di Berlino e all’Unione Sovietica, è crollata ovviamente anche la paura del comunismo che era il collante di tutto il potere democristiano, e anche per la DC è cominciata la stagione dei balletti e dei trasformismi. L&#8217;ex “balena bianca” si è trasformata prima in Partito Popolare resuscitando il nome dei tempi di don Sturzo, poi è andata incontro a varie scissioni e fusioni prima di coagularsi nuovamente per un certo tempo come “Margherita” e infine confluire nel PD assieme agli ex comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa si debba pensare di quest&#8217;ultima mossa trasformistica che ha portato gli ex democristiani e gli ex comunisti a confluire nel medesimo partito, è chiaro. Per decenni gli uni e gli altri hanno vissuto di un reciproco antagonismo di facciata e di collaborazione sottobanco. Ora era come se dicessero esplicitamente: “Cari Italiani, vi abbiamo presi in giro per mezzo secolo, e intendiamo continuare a farlo!”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/una-storia-della-repubblica/2383" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8674" style="margin: 10px;" title="una-storia-della-repubblica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/una-storia-della-repubblica1-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Ora tutto questo ci interessa nella misura in cui ci fornisce gli elementi per rispondere alla domanda se la ricostruzione in Italia di una forza politica di “destra radicale” al di là dei partitini residuali oggi esistenti sia possibile, perché è chiaro che ciò da cui partiamo nella nostra analisi, è la trasformazione-dissoluzione del MSI almirantiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Una precisazione certamente superflua per i più scaltriti fra noi, ma che può essere utile per qualcuno. Su questo stesso sito trovate il mio articolo <a title="Oltre la destra e la sinistra" href="http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html"><em>Oltre la destra e la sinistra</em></a> nel quale ho sintetizzato i motivi per i quali, a mio parere, non possiamo considerarci “di destra” più di quanto possiamo definirci “di sinistra”, e rispetto ad esso non ritengo di dover modificare nulla. “Destra” significa conservazione, e nell&#8217;attuale sistema che gli Italiani subiscono a partire dalla seconda guerra mondiale, non mi pare vi sia proprio nulla che meriti di essere conservato.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro quindi che “destra radicale” è un termine del tutto improprio, è comunque forse l&#8217;unico termine che possiamo usare, poiché definirci in termini più propri e corretti, in questa libera democrazia, comporterebbe conseguenze penali. D&#8217;altra parte è difficile immaginare quale collocazione potrebbe avere in termini di puro e semplice spazio fisico (che significa quel che significa), un eventuale “MSI rinato” se non alla destra dell&#8217;attuale PDL.</p>
<p style="text-align: justify;">Che quelli che fino a vent&#8217;anni fa erano (ma che poi sotto altre denominazioni e oggi addirittura nello stesso partito-museo della Prima Repubblica, in sostanza sono rimasti) comunisti e democristiani, avessero la necessità di prodursi nei balli in maschera che abbiamo visto, è cosa del tutto ovvia: i mucchi di spazzatura che avevano da nascondere sotto il tappeto erano davvero enormi, e coincidevano in sostanza con l&#8217;intera storia di entrambi. Io credo che gran parte dell&#8217;immondizia sia ancora sotto il tappeto, e non si tratta solo di corruzione e di finanziamenti illeciti che comunque, vista l&#8217;estensione che hanno avuto, rappresentano già di per sé un fenomeno gravissimo, ma anche cose ben più tragiche e imbarazzanti. Si pensi all&#8217;infinita serie di scheletri negli armadi del fenomeno resistenziale, che più si scava, più si rivela un fenomeno di pura delinquenza; e si pensi al livore con cui è stato attaccato uno storico come Gianpaolo Pansa quando ha sollevato parzialmente il velo su certe verità. Ma non basta, abbiamo anche il caso di un grande partito di massa che per decenni ha cospirato contro l&#8217;Italia in combutta con una potenza ostile, l&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse ingenuamente, mi sono chiesto quali motivi giustificassero da parte nostra l’abbandono della denominazione Movimento Sociale Italiano per immetterci in un balletto di trasformismi analogo alle piroette di ex (?) comunisti ed ex (?) democristiani. Quali scheletri nell’armadio, quale immondizia sotto il tappeto avevamo? Dovevamo forse vergognarci di aver avuto ragione sul conto del Moloch comunista miserevolmente imploso? Dovevamo vergognarci di aver difeso l’italianità sempre, dovunque e comunque? Oppure di essere l’unica grande forza politica nazionale uscita indenne dalla bufera di Tangentopoli, l’unica rimasta estranea al sistema della corruzione generalizzata?</p>
<p style="text-align: justify;">O era dei nostri caduti che ci dovevamo vergognare, di Sergio Ramelli, di Mikis Mantakas, delle vittime di Primavalle o di Via Acca Larenzia, e di tutti i ragazzi che avevano rischiato la pelle nelle piazze per sbarrare la strada alla sovversione rossa?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-8675" style="margin: 10px;" title="fini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fini.jpeg" alt="" width="183" height="275" />Ora, si comprende bene che con la fine della Guerra Fredda eravamo entrati in un’epoca nuova che comportava nuovi problemi e nuove risposte, ma queste mi pareva che secondo ogni logica andassero nella direzione contraria a quella imboccata da Gianfranco Fini e da A.N. La Guerra Fredda ci aveva costretti a una serie di alleanze innaturali, per non dire umilianti subalternità, dettate dall’esigenza di fare muro contro il comunismo. Con la minaccia sovietica era venuta meno anche la funzione difensiva della NATO, sarebbe stato il momento di reclamare lo scioglimento di questa struttura di cui veniva alla luce lo scopo non recondito di subordinazione degli stati europei alla potenza americana. Analogamente, sul piano interno la lotta al comunismo ci aveva costretti ad alleanze e convivenze sgradevoli, a confonderci con “la destra” liberal–conservatrice e borghese. Sarebbe stato il momento di recuperare l’anima anticapitalista del nostro movimento, ma è chiaro che tutte le novità introdotte da Fini andavano esattamente nella direzione contraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo quello che è successo dopo: prima la trasformazione del MSI in AN, poi la confluenza nel PDL berlusconiano, quindi l’uscita a sinistra dallo stesso con la creazione di quell’improbabile formazione che è il FLI.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una favola orientale che racconta di uno sceicco (o di un emiro) che riuscì ad avere ragione di un rivale grazie al tradimento di un servo di quest&#8217;ultimo. Dopodiché lo sceicco fece mettere a morte il servo che lo aveva aiutato. A chi gli chiedeva il perché di ciò, egli rispondeva:</p>
<p style="text-align: justify;">“Era un traditore, prima o poi avrebbe tradito anche me”.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse se avesse conosciuto questa novella, Berlusconi non avrebbe mai co-fondato il PDL assieme all&#8217;ineffabile Gianfranco, visto il modo in cui quest&#8217;ultimo aveva già tradito noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ora però guardiamo il percorso politico compiuto da quest&#8217;uomo, vediamo che è andato a cacciarsi in un vero <em>cul de sac</em>, un suicidio politico. Possiamo davvero pensare che l&#8217;attuale (ancora per poco) presidente della Camera, che è un uomo che certamente non difetta di furbizia, abbia portato avanti per anni un disegno tendente alla morte della formazione politica di cui era <em>leader</em> senza rendersi conto dove stava andando? E&#8217; più verosimile pensare che essa, la liquidazione dell&#8217;eredità almirantiana e la perdita della propria credibilità politica fino a livelli infimi, siano state “concordate” con qualcuno dietro le quinte, qualcuno che deve avergli fatto balenare una ricompensa adeguata, magari sotto forma di una grossa e inamovibile carica istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettete attentamente su questo punto: vi sembra credibile che qualcuno si sia dato tanta pena solo per accelerare la scomparsa dal quadro politico italiano di una forza in via di dissoluzione destinata comunque a sparire in tempi più o meno rapidi? Davvero il gioco non sarebbe valso la candela.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci pensiamo bene, tutta la nostra storia postbellica costituisce un enorme paradosso. Vi sono stati dei momenti e dei luoghi in cui il Movimento Sociale era la terza forza politica, subito alle spalle come consistenza elettorale della DC e del PCI. In certi momenti, in particolare nel Meridione e nell’Alto Adige negli anni ’70 abbiamo anche scavalcato i comunisti. Eppure, se ci pensiamo bene, dobbiamo ammettere che non avevamo una vera funzione politica.</p>
<p style="text-align: justify;">La Guerra Fredda e la minaccia comunista (esterna ed interna) ci costringevano ad appiattirci su posizioni atlantiste, filoamericane, filoborghesi, conservatrici che di fatto, a parte un distinguo culturale, erano sempre sul punto di trasformarci in null’altro che un’appendice della “destra” liberal-democratica.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Invece, oggi che c&#8217;è un disperato bisogno di noi, noi non ci siamo!</span></p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di avere un’idea chiara su questo punto, che è essenziale. Durante la Guerra Fredda comunismo sovietico e americanismo si sono, almeno in parte, neutralizzati a vicenda. E’ occorsa la sparizione dell’impero “rosso” perché il predominio americano svelasse le sue estreme conseguenze e il suo vero volto, perché allora non potevano essere attuate molte cose che avrebbero spinto per reazione gli stati europei in braccio all’avversario.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione, la totale interdipendenza economica degli stati e delle diverse aree del mondo in un’economia appunto globale centrata sugli Stati Uniti: questo significa lo svuotamento di significato pressoché totale degli stati nazionali, perché sappiamo che il potere politico dipende dal potere economico. Già adesso si vede bene che gli stati nazionali d’Europa non possono fare altro che eseguire gli ordini del capitalismo transnazionale privato della BCE.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo però è ancora il meno: le politiche economiche condotte in questi decenni a livello planetario sono un’evidente incentivo all’emigrazione da alcune aree del nostro pianeta preventivamente impoverite e devastate, verso le nostre latitudini, perché si vuole arrivare non solo al mercato globale, ma a un mondo ibridato, imbastardito, multietnico cancellando quella secolare diversità di culture e tradizioni che è la ricchezza della nostra specie, per sostituirla con un insieme ibrido e indifferenziato che non sia in sostanza altro che una gigantesca periferia degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">In varie parti d’Europa stanno nascendo, si stanno organizzando movimenti identitari di difesa dell’identità storica, culturale ed etnica dei popoli europei. Per la sua storia e per la sua identità culturale, oltre al fatto obiettivo di essere allora il più forte fra i movimenti politici europei “di destra radicale”, una volta liberato da certe scorie “atlantiste” divenute anacronistiche con la fine della Guerra Fredda, il Movimento Sociale sarebbe stato in una posizione ideale per assumere questo ruolo; un’eventualità che avrebbe potuto dare parecchio fastidio non solo ai nostri politici nazionali, ma anche ai nostri padroni planetari. Ce n’è abbastanza da sospettare che nell’operazione “Disfa il MSI” Gianfranco Fini sia stato “teleguidato” e che “il telecomando” si trovi fuori dall’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">A dimostrare che in Italia come in molti stati europei, c’è quanto meno uno spazio che dovremmo essere noi a riempire, uno spazio identitario, di gente sensibile all&#8217;esigenza della difesa a oltranza della nostra identità etnica e storica, c&#8217;è anche il fenomeno leghista.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa, scrivendo per “Ciaoeuropa” di Antonino Amato, ho affermato che “La Lega è riuscita ad acquisire un notevole consenso fingendo di essere ciò che noi dovremmo essere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo di precisare meglio il senso di questo giudizio che non ritengo di dover modificare in alcun modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il movimento leghista ha una serie di idee: difesa dell&#8217;identità etnica e culturale, opposizione al centralismo, contrasto all&#8217;immigrazione, che sarebbero ottime se &#8230; se il leghisti non le riferissero invece che all&#8217;Italia nel suo insieme, solo alla parte settentrionale della nostra Penisola, a una “piccola patria” che, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, non potrebbe che essere rapidamente sommersa dal montare dell&#8217;ondata multietnica.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sarebbe parecchio da dire anche a proposito dell&#8217;islamofobia della Lega che l&#8217;ha spinta su posizioni “occidentali” e filoamericane simili a quella della non rimpianta Oriana Fallaci. Ora bisogna dire con chiarezza che l&#8217;islam è un falso bersaglio. Il problema non è dato dall&#8217;islam in quanto <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, ma dall&#8217;immigrazione che rischia di cancellarci per sostituzione e/o imbastardimento. Da questo punto di vista, che gli immigrati siano mussulmani, cristiani, induisti, buddisti o sikh, non cambia assolutamente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Il leghismo, per così dire, si è centrato sul problema dell&#8217;immigrazione in seconda battuta; all&#8217;origine c&#8217;è invece uno spirito separatista dell&#8217;Italia settentrionale contro Roma e il sud.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; vero che il meridione italiano campa sfruttando parassitariamente le risorse del nord? Questo assunto non è mai messo in discussione, e su di esso si basa tutto il fenomeno leghista. Eppure, diversi anni fa “Il Giornale” pubblicò un&#8217;inchiesta giornalistica che cadde letteralmente nel vuoto, ma che se vivessimo in una realtà in cui l&#8217;informazione non è manipolata, dove le informazioni realmente importanti non sono sepolte sotto una montagna di spazzatura mediatica, avrebbe dovuto suscitare uno scalpore enorme.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il Giornale” provò semplicemente a fare “i conti della serva” del rapporto stato-regioni, verificando quanto ciascuna regione riceve dallo stato attraverso trasferimenti, stipendi e pensioni, e quanto gli versa in termini di prelievo fiscale. Che i risultati di questo confronto siano stati sorprendenti, è davvero il meno che si possa dire. Le regioni settentrionali versano allo stato significativamente di più di quanto non ricevano, questo è vero, mentre quelle meridionali ricevono un po&#8217; più di quanto versino; il che è abbastanza logico, poiché essendo il reddito più basso, il prelievo fiscale è minore, ma non è la differenza spropositata data per scontata da tutti a cominciare dai leghisti.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui arriva la vera sorpresa: le vere miracolate da un diluvio di finanziamenti a pioggia sono, o sono state fino a poco tempo fa, le regioni del centro, le regioni “rosse”, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro cosa significa questo? Negli anni della Guerra Fredda la buona qualità dei servizi, il buon tenore di vita delle regioni “rosse” italiane, la cosiddetta “vetrina del comunismo” hanno avuto un enorme valore propagandistico non circoscritto davvero solo all&#8217;Italia. Ora scopriamo che ciò non era dovuto alle qualità degli amministratori “rossi” né tanto meno all&#8217;ideologia marxista in sé, ma era una realtà artefatta, costruita appunto a scopi propagandistici sottraendo, rubando ricchezza costruita dal lavoro di tutti gli Italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">In più, è impossibile che questo sia avvenuto senza che coloro che erano al governo, e lo sono stati per decenni, ne fossero al corrente. Non è probabilmente un caso che oggi i sedicenti ex comunisti e i sedicenti ex democristiani, dopo aver ingannato e derubato gli Italiani per decenni, siano oggi confluiti nello stesso partito per rifarsi una verginità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo più semplice per produrre sofismi, cioè ragionamenti falsi che abbiano l&#8217;apparenza della correttezza, consiste nella duplicazione del termine medio; ad esempio: “La regina è un pezzo degli scacchi, Elisabetta II è una regina, dunque Elisabetta II è un pezzo degli scacchi”. E&#8217; chiaro che il termine “regina” è assunto in due significati differenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega con il celebre slogan “Roma ladrona” ha fatto un&#8217;operazione dello stesso genere: “Roma” infatti, da un lato significava “la casta” annidata nei palazzi della politica che si trovano nella capitale ma certamente non solo lì, dall&#8217;altro però, a sostegno delle sue smanie separatiste, la Città Eterna e la sua popolazione più, ovviamente, le decine di milioni di Italiani che vivono al disotto della sua latitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parliamo di Italia del nord, non scordiamoci che non parliamo solo dell&#8217;ambiente rurale delle valli bergamasche, ma di una realtà che comprende milioni di persone di provenienza o di origine meridionale; immigrati o figli di immigrati certamente di un&#8217;altra epoca, che arrivavano al nord (o in Svizzera, nell&#8217;Europa settentrionale, nelle Americhe, in Australia) non per farsi mantenere, ma per lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato il lavoro dei nostri operai, fra cui è innegabile una forte componente meridionale, che ha reso grande l&#8217;industria del nord-Italia, ad esempio quella FIAT che oggi Marchionne vorrebbe delocalizzare nella città africana di Detroit (Non è per errore che ho scritto “africana” invece di “americana”; a Detroit l&#8217;81% della popolazione è di colore. I capitalisti della “città dell&#8217;auto” preferiscono questo tipo di lavoratori nella convinzione di poterli sfruttare meglio; è la stessa ragione per cui anche da noi i capitalisti favoriscono l&#8217;immigrazione).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; saggezza non solo politica, la capacità di rinunciare a qualcosa per salvare tutto il resto. Il qualcosa a cui occorre saper rinunciare in questo caso sono le piccole e piccolissime “patrie” generate dalla tendenza alla frammentazione localistica, nemmeno scogli, ma sassi e ghiaia destinati a essere sommersi dalla montante marea globalizzatrice, per salvare l&#8217;identità nazionale ed europea.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega è stata spinta in alto fino a diventare una forza protagonista della nostra vita politica nazionale dalla rabbia e dall&#8217;entusiasmo, dalla rabbia verso la partitocrazia corrotta e dall&#8217;entusiasmo della gente che si vedeva finalmente offerta un&#8217;alternativa. A partire dalle elezioni amministrative del 2011 sembra aver finalmente imboccato la parabola discendente, una parabola che non potrà che accentuarsi nel prossimo futuro, offrendoci degli spazi di manovra se sapremo coglierli.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là degli slogan roboanti e dei gesti plateali, in questi venti anni, infatti, la Lega non ha fatto proprio nulla tranne che trasformarsi in una stampella del berlusconismo, in una ruota di scorta del PDL. Anche la legge Bossi-Fini è stata ben lontana dal rivelarsi uno strumento di contrasto efficace all’immigrazione, e le nostre frontiere rimangono un colabrodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo però dimenticare che i motivi di risentimento nella gente che fecero a suo tempo decollare il fenomeno leghista ci sono ancora tutti, e semmai si sono esasperati.</p>
<p style="text-align: justify;">Neppure il prevedibile declino del fenomeno leghista, che certamente ha assorbito una parte del nostro potenziale elettorato, tuttavia potrà esserci di grande aiuto senza la comprensione dei motivi per i quali finora i tentativi di “agganciare” o di “riagganciare” una base elettorale hanno ottenuto risultati ben scarsi, e senza una precisa volontà di porvi rimedio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il MSI di Almirante non era certo privo di limiti, difetti e contraddizioni, anche se rispetto alla miseranda situazione attuale ci appare quasi un eden perduto, eppure dobbiamo ammettere che alcuni dei semi delle difficoltà nelle quali oggi ci troviamo, furono piantati proprio allora, a cominciare da quell’atteggiamento psicologico che ci vedeva irrimediabilmente in declino, ed è diventato una profezia che si auto-adempie.</p>
<p style="text-align: justify;">Quei tempi erano, lo ricordiamo, l’epoca della Guerra Fredda, una situazione che non ci lasciava altra soluzione che quella di accodarci in funzione anticomunista, ad altri nostri nemici: al dominio americano, alla destra liberal – borghese e capitalista. Il principale collante del Movimento era allora la nostalgia, ovviamente legata a chi aveva vissuto l’esperienza prebellica e/o quella della RSI, e il Movimento sembrava destinato a scomparire lentamente con la cessazione naturale di quella generazione. Coloro che hanno cercato – con una serie di tentativi alquanto maldestri – di ricostruire il Movimento, con i fallimenti cui sono andati incontro, hanno rinforzato il senso di sconfitta precostituita e inevitabile.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte questo sottofondo psicologico, i motivi più contingenti che hanno portato alla sconfitta dei vari movimentini che hanno tentato di riempire il vuoto, sono facilmente individuabili: il frazionismo prima di tutto, complicato sia dall’egocentrismo di alcuni ducetti, sia dall’attrattiva molto forte per alcuni, di apparentarsi in qualche modo alla coalizione di centrodestra, unico modo in tempi di maggioritario, di assicurarsi una presenza negli organi elettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre prima di tutto togliersi dalla testa la mentalità della sconfitta precostituita; noi non siamo gli ultimi di una temperie culturale e politica prossima a esaurirsi, quel che dovremmo incarnare è lo spirito della difesa identitaria dell’Italia e dell’Europa di cui c’è più che mai bisogno, e sempre più persone ne stanno diventando consapevoli. Dal passato possiamo trarre utili insegnamenti, ma è nel futuro che dovremo vivere d’ora in avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta fatti forti di questa consapevolezza, vediamo l’altro nodo della questione. Di un leader carismatico non si può disporre a comando o aspettarsi che compaia solo perché se ne desidera uno; si tratta di personalità particolari sostanzialmente irripetibili, che le circostanze possono far sì che si presentino oppure no. Dobbiamo quindi ragionare partendo dal presupposto che personaggi di questa statura al momento non ce ne sono, certamente non fra i leader dei micro-partitini residuali che si contendono quel che oggi rimane della nostra Area.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo occorra sforzarsi di dimostrare che il frazionismo è di per sé un male, lo è specie nell’epoca del sistema elettorale maggioritario; non è un rimedio, tuttavia, il modo in cui finora si è cercato di superarlo, attraverso accordi “di potere” di chi in verità potere non ne ha per nulla, comunque “di vertice”, tipo “tot poltrone (potenziali, possibilità di concorrere a poltrone che generalmente si conclude con un buco nell’acqua) a me, tot a te”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la gente si ritrova sulla scheda elettorale tre o quattro listarelle “a destra del PDL” dove la differenza fra l’una e l’altra risulta del tutto esoterica e misteriosa a chi non è “addentro alle secrete cose”, la gente si stanca e si scoraggia e non vota o, altrimenti, per non sprecare completamente il suo voto e non favorire un’eventuale vittoria delle sinistre, magari vota per il centrodestra (spesso Lega).</p>
<p style="text-align: justify;">Alle elezioni amministrative del 2011 a Trieste è accaduto una specie di miracolo: “alla destra del PDL” c’era per non so quale fortunata circostanza, una sola formazione politica, che ha ottenuto oltre il 10% dei voti, e questo nonostante la presenza del MSI-FT nella coalizione di centrodestra. Questo risultato che si può definire brillante visto il livello dal quale ordinariamente partiamo, non ha avuto peso a causa del sistema maggioritario, ma ha il pregio di dimostrare che un elettorato potenziale paragonabile a quello del vecchio MSI e forse più esteso, esiste ancora, e il problema è “riagganciarlo”.</p>
<p style="text-align: justify;">In assenza di un leader carismatico che si imponga a tutti con la sua autorevolezza, credo che ci sia un solo rimedio al frazionismo: un programma chiaro, basato su pochi punti, fra i quali non potranno mancare l’opposizione allo strapotere americano in casa nostra, lo stop all’immigrazione e l’espulsione dei clandestini: chi lo condivide è dentro, chi non lo condivide è fuori.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è naturalmente il problema che il sistema elettorale maggioritario è fortemente penalizzante per le formazioni minori, ma allora diciamolo con chiarezza: l’obiettivo è quello di costituire un movimento forte e significativo nel Paese, fra la gente; quello della presenza negli organi rappresentativi potrà venire in un secondo momento. Se abbiamo pensato che il nostro problema sia quello di ottenere qualche consigliere comunale qua e là, abbiamo sbagliato tutto, un errore tanto più grave se ci siamo limitati a pensare a coalizioni temporanee per fini elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Che non ci sia “grasso che cola” è perfino meglio: chi si accosterà a noi non lo farà per fini personali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia e l’Europa non hanno mai avuto tanto bisogno di noi come adesso: subordinate al dominio americano e prive di reale indipendenza, minacciate di essere stravolte nelle loro basi etniche dalla valanga umana che si riversa dal sud del mondo, non c’è mai stato tanto bisogno come ora di un forte movimento identitario che conduca la lotta per la sopravvivenza, per dare un futuro ai nostri figli e ai figli dei nostri figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto le nubi all’orizzonte siano fosche, il futuro è sempre – almeno in parte – il frutto delle nostre decisioni.</p>
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