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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Simboli e simbologia</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Lo spazio magico del labirinto</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 13:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prolusione all'apertura annuale dell'Orto Botanico Locatelli a Mestre (Parco della Bissuola), in collaborazione con l'Associazione Eco-Filosofica (già Associazione Filosofica Trevigiana), Maggio 2005.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lo-spazio-magico-del-labirinto.html' addthis:title='Lo spazio magico del labirinto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright  wp-image-9273" style="margin: 10px;" title="scale-di-escher" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/scale-di-escher-300x281.jpg" alt="" width="240" height="225" />Dai giardini pensili di Babilonia agli <em>horti</em> romani ai boschi sacri dei Druidi, fin dai tempi più antichi l&#8217;uomo ha pensato l&#8217;architettura dei giardini intesi come un vero e proprio &#8220;spazio magico&#8221;. Oggi noi moderni solo a fatica possiamo intuire, in parte, il suo significato profondo: per noi uno spazio, vegetale o architettonico, è &#8220;magico&#8221; quando produce nel nostro animo sensazioni arcane di mistero, quando tocca certe corde dimenticate del nostro senso estetico o vagamente religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli antichi, così come per le culture tradizionali, uno spazio è &#8220;magico&#8221; nel senso pieno e letterale del termine, quando viene concepito e realizzato per fungere, in base a precise caratteristiche strutturali e funzionali, quale luogo d&#8217;incontro tra l&#8217;umano e il divino. È quindi sinonimo di spazio &#8220;sacro&#8221; (da <em>sacer</em> che significa consacrato a una divinità, ma anche offerto come vittima e perciò maledetto, esecrando, abominevole, infame, ed ha, quindi, una doppia valenza), di luogo della ierofania: la rivelazione del divino. Con questa sfumatura di differenza. Che il &#8220;magico&#8221; implica una operazione teurgica, una consapevole operazione per catturare e imbrigliare un potere supernaturale ad opera di un sapere esoterico e tradizionale considerato, anch&#8217;esso, di origine superiore all&#8217;umana, e del quale il sacerdote-mago è in fondo un depositario temporaneo e condizionato, non un padrone assoluto (con l&#8217;unica, vistosa eccezione della magia nera).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-giardino-come-spazio-interiore/3843" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9275" style="margin: 10px;" title="il-giardino-come-spazio-interiore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-giardino-come-spazio-interiore.jpg" alt="" width="200" height="295" /></a>Se questo è vero; se lo spazio magico-sacrale del giardino nasce come tentativo per propiziare il ristabilimento di un &#8220;ponte&#8221; fra il piano terrestre e il piano astrale-divino (si ricordi che &#8220;pontefice&#8221; viene appunto da <em>pontifex</em>: colui che getta un ponte), il tutto nella prospettiva olistica di un cosmo vivo in cui nulla è inerte, nulla è sepratao e trascurabile: ecco allorache nel Labirinto, figura architettonica magico-sacrale per eccellenza, culmina e trionfa il progetto esoterico di un rinnovato sposalizio tra le forze umane e superumane, celesti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando noi percorriamo i viali armoniosi e ordinati di un giardino costruito secondo i dettami di questa sapienza antichissima, ne ritraiamo una indimenticabile sensazione di pace, di serenità, di equilibrio, e al tempo stesso avvertiamo una indefinibile atmosfera di sospensione e di attesa che, nel caso del labirinto vegetale, evoca talvolta la dimensione del numinoso, ma anche, al limite, del pauroso e del <em>tremendum</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-labirinto-dei-medici/9644" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9270" style="margin: 10px;" title="il-labirinto-dei-medici" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-labirinto-dei-medici.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Il fatto è che esiste una geometria sacra che è fatta di matematica esoterica, di proporzioni perfette e misteriose: la sezione aurea, i numeri di Fibonacci. Una matematica che è già presente nella natura stessa (la sequenza di Fibonacci, ad esempio, è sempre presente nella spirale di nuove foglie che sbocciano lungo il fusto di una determinata pianta) e che il giardino-labirinto evoca e riproduce con puntigliosa precisione. Chi ignora il segreto della sezione aurea, ad esempio, percepisce vagamente il senso di pienezza e di equilibrio che da essa mirabilmente si sprigiona; ma solo l&#8217;iniziato, il giardiniere-sacerdote, ne conosce l&#8217;esatta origine, il significato e le correlazioni a livello botanico, astronomico e astrologico. Non si tratta di perseguire criteri genericamente estetici; ogni essenza vegetale ha il suo preciso scopo esoterico e propiziatorio; ogni allineamento astrale ha la sua valenza magico-simbolica; ogni fase zodiacale evoca o respinge determinati influssi e determinate forze celesti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mistero-delle-cattedrali/942" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9272" style="margin: 10px;" title="il-mistero-delle-cattedrali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mistero-delle-cattedrali.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a>La psicologia moderna, soprattutto junghiana, ha riscoperto questa antica forma di sapienza sotto la forma dell&#8217;inconscio collettivo. Il labirinto, allora, non è un semplice gioco della fantasia ma un potente archetipo, un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> ancestrale radicato in una verità primordiale che sfida qualsiasi evoluzionismo biologico e qualsiasi riduzionismo materialistico. Il Labirinto torna così ad essere per noi moderni, come lo era per gli antichi, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di un lungo e difficile cammino d&#8217;iniziazione, di una ricerca inesausta del &#8220;centro&#8221; (l&#8217;asse cosmico che non è un luogo materiale ma corrisponde a una sacra geografia interiore). Un vero e proprio <em>mandala</em> rimasto volutamente aperto, incompiuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-labirinto/7530" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9271" style="margin: 10px;" title="il-labirinto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-labirinto-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Questo intendevano fare gli antichi abitanti dell&#8217;isola di Götlan, in Svezia, con i loro imponenti allineamenti di pietre; questo i mosaicisti delle cattedrali medioevali con i loro &#8220;chemins à Jérusalem&#8221;, che il fedele percorreva inginocchiato e in preghiera, come sostitutivi del pellegrinaggio in Terra Santa. Certo poco hanno capito, delle valenze magico-iniziatiche del labirinto, psicologi come W. S. Small ed i suoi epigoni comportamentisti, che lo hanno ridotto al rango di dispositivo per lo studio del comportamento del ratto bianco. Sulla base di &#8220;prove ed errori&#8221;, l&#8217;animale vi impara ad evitare i percorsi ciechi e a raggiungere il cibo per la via più breve. Questa è una degradazione, per non dire una profanazione del sacro archetipo del Labirinto magico-iniziatico; ma tant&#8217;è; ogni epoca ha la scienza che si merita e ogni scienza esprime l&#8217;orientamento culturale che la mette a battesimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/hortus-librorum-liber-hortorum/8946" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9274" style="margin: 10px;" title="hortus-librorum" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hortus-librorum.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Lasciamo i comportamentisti ai loro tristi esperimenti e reivolgiamo invece un grato pensiero ai sacerdoti-architetti mesopotamici, cretesi, <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">celti</a>, medievali e rinascimentali che hanno elaborato le forme del Labirinto vegetale come duplice ponte verso la dimensione celeste everso la dimensione interiore; che sono poi, in fondo &#8211; secondo la Tradizione iperborea &#8211; due maniere diverse di esprimere, anzi di balbettare, cioè di tentar di esprimere, una sola ed unica realtà ultima. Pensiamo, per esempio, a quei druidi che hanno progettato, estratto, trasportato ed eretto grandiose architetture megalitiche, profondendovi un immane patrimonio d&#8217;intelligenza, di spiritualità, di lavoro fisico apparentemente non remunerativo. Oppure pensiamo ai maestri comacini, a quei costruttori di cattedrali che, in un linguaggio iniziatico (argotico, per dirla con Fulcanelli, da cui deriva &#8220;arte gotica&#8221;) hanno innalzato verso il cielo quelle stupefacenti montagne di pietra in cui ogni singolo elemento ha una sua funzione non solo statica, ma sapienziale; in cui tutto parla, tutto vive: dalle guglie più ardite all&#8217;ultima vetrata e all&#8217;ultima scultura che adorna i portali o il pulpito o i capitelli delle colonne e dei pilastri.</p>
<p style="text-align: justify;">Meditazione, preghiera, ritorno alla vera casa <em>in interiore hominis</em>. Questo è anche il senso riposto del labirinto: ricerca inesausta della realtà altra, cammino iniziatico dai tempi lunghi e solenni, dunque tempo sacro oltre che luogo sacro, contrapposto allo spazio-tempo profano; nostalgia sublime di una perduta saggezza, di una perduta armonia, di una perduta &#8211; ma forse non per sempre &#8211; comunione magica col grande Tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Prolusione all&#8217;apertura annuale dell&#8217;Orto Botanico Locatelli a Mestre (Parco della Bissuola), in collaborazione con l&#8217;Associazione Eco-Filosofica (già Associazione Filosofica Trevigiana), Maggio 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lo-spazio-magico-del-labirinto.html' addthis:title='Lo spazio magico del labirinto ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Perceval, Re e Sacerdote</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito Foschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Perceval è ravvisabile l’eterna figura del Re Pontefice, guida politica e spirituale dalla cui salute dipende il benessere del regno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/perceval-re-e-sacerdote.html' addthis:title='Perceval, Re e Sacerdote '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Introduzione</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9253" style="margin: 10px;" title="perceval" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perceval-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" />Nel <em>Perceval</em>, il romanzo di Chétien de Troyes, si racconta di come il giovane Perceval da selvaggio ed incolto si trasformi in un perfetto cavaliere affrontando varie avventure, tra cui alcune di natura fantastica. Ma dietro questo percorso è possibile scorgere una vera e propria iniziazione. Ad esempio l’avventura nel castello del Graal non trova facilmente spiegazione come semplice favola e molti autori hanno rilevato i riferimenti mitici sia celtici sia alla tradizione dei Re Taumaturghi. Come abbiamo scritto in altri lavori Perceval riceve due iniziazioni, la prima alla cavalleria profana o terrena ricevuta dal gentiluomo Gorneman di Gorhaut, e la seconda alla cavalleria spirituale o celeste dallo Zio Eremita che gli trasmette una preghiera segreta. Questo particolare non è facilmente riconducibile a un contesto cristiano o semplicemente favolistico. Rappresenta la trasmissione di un sapere iniziatico, segreto, che si trasmette da maestro ad allievo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera di Chrétien manca della fine, non si capisce se per volontà dell’artista o meno ed il suo successo è in parte dovuto alle diverse continuazioni scritte da altri autori. Il romanzo ha, inoltre, la particolarità si essere quasi diviso in due parti di cui una dedicata ad un altro protagonista: Galvano. Si può ben dire che si tratti di una opera molto particolare e nonostante o forse proprio per questo di ampia diffusione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il Castello del Graal</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Perceval raggiunge il castello del Graal ma non ponendo la domanda su cosa sia ciò che vede fallisce la prova e si allontana non riuscendo a capire cosa sia successo. Il tutto gli viene spiegato da una sua cugina con una specie di interrogatorio. Anche qui le tracce di un rituale con delle domande prefissate e le risposte dell’adepto che non sa. E d’altronde cosa potrebbe sapere Perceval se è ancora un semplice cavaliere? Quando raggiunge il castello del Graal è stato appena iniziato cavaliere da Gorneman ed ha liberato Biancofiore dai suoi nemici. Quindi ha fatto solo esperienza di guerra e di cortesia e questa non è sufficiente a conquistare il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-cavalieri-della-tavola-rotonda/10188" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9252" style="margin: 10px;" title="i-cavalieri-della-tavolta-rotonda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-cavalieri-della-tavolta-rotonda.jpg" alt="" width="200" height="286" /></a>Nel racconto di Chrétien bisogna rivelare la presenza di uno schema: tentativo, fallimento, nuovo tentativo, successo. La prima volta che Perceval incontra una donna, la dama dell’Orgoglioso della Landa, segue i consigli della madre e combina un guaio. Non era ancora pronto. Incontra Gorneman che oltre ad insegnargli le regole della cavalleria gli insegna le regole della cortesia. E così la seconda volta con Biancofiore, essendo ormai un uomo e un gentiluomo riesce a conquistarla. Si noti lo schema: tentativo e fallimento con la dama dell’Orgoglioso, nuovo tentativo e successo con Biancofiore. Così succede con le donne, ma così appare lo schema della ricerca del Graal, solo che lo schema non si completa, perché il romanzo si interrompe. Il primo tentativo col Graal fallisce, perché l&#8217;eroe ha avuto solo l&#8217;iniziazione alla cavalleria terrestre e ciò non è sufficiente per recuperare il Graal. Sono i primi due passi dello schema. Verso la fine del romanzo, come accennato prima, riceve l&#8217;iniziazione Spirituale ed è pronto per ritentare l&#8217;impresa. Purtroppo il racconto si interrompe, ma si può ipotizzare con una certa sicurezza una conclusione positiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.libriefilm.com/il-graal-i-testi-che-hanno-fondato-la-leggenda/9780" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8196" style="margin: 10px;" title="il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-graal-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a>Un romanzo di formazione?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni autori hanno considerato l’opera solo come un romanzo di formazione con intenti didascalici senza vederne gli aspetti mitologici, ma anche questa interpretazione non fa che rafforzare l’ipotesi della conquista del Graal da parte di Perceval. Se il protagonista deve imparare certe cose per poter superare le prove della vita, si intuisce che alla fine del racconto dopo aver imparato ciò che serve ritroverà il castello del Graal e porrà la domanda e libererà il Re Magagnato dal suo dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Perceval raggiunge il castello del Graal la prima volta, è cavaliere ed ha appena lasciato il castello di Biancofiore, ha ricevuto l’iniziazione alla cavalleria terrena ed è ancora un semplice guerriero. È anche maturato da adolescente a uomo conoscendo l’amore terreno. Qui finirebbe il romanzo se si trattasse solo di un romanzo di formazione, come se in una società tradizionale possa aver senso parlare di formazione, o di passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza un cerimonia iniziatica. Gli insegnamenti terreni non sono sufficienti a conquistare il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’investitura del re sacerdote</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella visita al castello del Graal, il Re Pescatore dona a Perceval una spada dicendogli che è fatta per lui. Ora il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della spada è molto chiaro, oltre a simboleggiare le virtù guerriere rappresenta la Giustizia e la Regalità. In <em>Matteo 10, 34</em> “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada”. La spada è <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della giustizia e Gesù vuole intendere di essere venuto a portare la Giustizia, tra gli altri significati. Nel momento in cui riceve la spada viene riconosciuta a Perceval la sua qualità di guerriero e riceve l’investitura di re. Naturalmente il Graal è un dono spirituale e non può essere posseduto da un semplice re guerriero. Dopo questo episodio Perceval affronta varie avventure, ma si tiene lontano dalla chiesa: è un cavaliere in cerca di avventure. Un venerdì santo incontra una processione e viene rimproverato da uno degli astanti di andare in giro armato in tale giorno. Perceval non sa di che giorni si tratti, lo chiede e quando lo apprende sente la necessità di fare penitenza e saputo della presenza lì vicino di un eremita ci si avvia. Qui apprende che l’eremita è suo zio da parte di madre e i misteri del Graal. Il Graal serve l’ostia al padre del Re Pescatore che da 12 anni si nutre solo di quella. Infine l’Eremita gli insegna una preghiera segreta che «conteneva molti nomi del signore Iddio, i più potenti, che nessuna bocca umana deve pronunciare se non per paura della morte»; preghiera segreta, che rappresenta il filo ininterrotto della tradizione che lega i rappresentati nelle varie generazioni: riceve una definitiva iniziazione. In quest’ultima si può scorgere una iniziazione sacerdotale, e non a caso a impartire l’insegnamento è lo zio materno di Perceval. Ci piace ricordare la tradizione ebraica per cui la discendenza è da parte di madre ed erano i membri della tribù dei leviti a poter accedere alle cariche sacerdotali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il costruttore di ponti</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perceval è re sacerdote o per meglio dire re pontefice. Il Pontifex è letteralmente un «costruttore di ponti», qui inteso simbolicamente quale mediatore fra il nostro mondo e i mondi superiori. In effetti quando Perceval incontra la prima volta il Re Pescatore è alla ricerca di un guado dove attraversare un fiume; il Re è in barca intento a pescare e gli indica la strada, funzione di pontefice, per raggiungere il Castello del Graal dove avrebbe alloggiato quella notte per poi ripartire. Il Castello è un regno non terreno ed il Re Pescatore funge da intermediario fra il mondo terreno e il mondo superiore. Infatti il Castello appare a Perceval ad un tratto, quando disperava di trovarlo pensando di essere stato burlato dal pescatore, e nonostante lo abbia visitato, non sarà più in grado di ritornarvi a dimostrazione che la sua ubicazione non è di questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020"><img class="alignleft size-full wp-image-9250" title="il-mistero-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mistero-del-graal.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ricevuta l’iniziazione spirituale o sacerdotale, Perceval è in grado di liberare il Re Magagnato dal suo male o meglio di succedergli al trono e di essere lui il nuovo Re Pescatore che farà rifiorire la terra. Qui si intravede l’ombra di antichi rituali legati ai culti di fertilità e alla successione di un sovrano o di un capo che svolge funzioni sia guerriere che religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">La funzione di Perceval è restauratrice, ovvero di riportare ordine in una situazione degenerata. In Perceval riconosciamo la figura dell’eroe nel senso tradizionale del termine come spiegato da <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> nel suo <a title="Il mistero del Graal" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020" target="_blank"><em>Il mistero del Graal</em></a>. L’eroe a differenza dell’uomo primordiale completo in sé, deve riconquistare la sua pienezza perché non è per “natura” completo. Da <em><a title="Il mistero del Graal" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020" target="_blank">Il Mistero del Graal</a>: “Secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> la «generazione degli eroi» fu creata da Zeus, cioè dal principio olimpico, con la possibilità di riconquistare lo stato primordiale e dar quindi vita a un nuovo ciclo «aureo»”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Compito dell’«eroe» è quindi quella di far rinascere una nuova età dell’oro. In effetti nell’avventura di Perceval, osserviamo una situazione di disordine in cui è caduta la società umana a causa dell’infermità del Re Pescatore. Possiamo pensare che la malattia del Re Pescatore si ripercuota sul mondo perché come è raccontato da altri testi del ciclo arturiano, sia Merlino che Artù sono traditi da una donna, da intendersi anche qui in senso simbolico, generando il caos nel regno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903257/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903257" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9251" style="margin: 10px;" title="il-re-del-mondo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-re-del-mondo.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Accenniamo al fatto che nelle tre figure del re Pescatore, di Merlino e d’Artù possiamo vedere le “tre funzioni supreme” indicate da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> nel <a title="Il Re del Mondo" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903257/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903257" target="_blank"><em>Re del mondo</em></a>: <em>“…il capo supremo dell’Agarttha porta il titolo Brahâtmâ (sarebbe più corretto scrivere Brahmâtmâ), «supporto delle anime nello spirito di Dio»; i suoi coadiutori sono il Mahâtmâ, «rappresentante dell’Anima universale» e il Mahângâ, «simbolo di tutta l’organizzazione materiale del Cosmo»: questa è la divisione gerarchica che le dottrine occidentali rappresentato mediante il ternario «spirito, anima e corpo»”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, Perceval secondo lo schema da noi individuato, guarisce il Re Pescatore e gli succede instaurando un nuovo regno e quindi una nuova era di pace e prosperità che potrebbe essere considerata come il ritorno all’età dell’oro primordiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Re Pescatore</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’aggettivo pescatore associato a re non è casuale e non riguarda semplicemente il passatempo del re malato ma ha un chiaro significato simbolico. Il Re Pescatore per eccellenza è Gesù, re perché discendente dalla stirpe davidica e pescatore perché pescatore d’anime. Nel Vangelo sono ben noti i passi in cui dice a Pietro di gettare le reti (<em>Luca 5, 4</em>) e quando gli dice di lasciare le reti che lo avrebbe fatto pescatore di uomini (<em>Luca 5, 10</em>). Qui, è da citare il cosiddetto anello piscatorio indossato dal Papa che ha l’effige di Pietro che pesca con la rete. In questo oggetto è racchiusa una doppia <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbologia</a> regale e sacerdotale. L’anello sta spesso a denotare la nobiltà di chi lo indossa, mentre l’effige di S. Pietro che getta le reti è un esplicito <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> della funzione sacerdotale della Chiesa. Dobbiamo qui citare la diffusione nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/" target="_blank">medioevo</a> di una leggenda di origine araba che racconta di come Re Salomone possedesse un anello magico capace di scacciare i demoni e perdendolo lo ritrovi dentro un pesce che aveva appena pescato e da cui l’appellativo re pescatore. Sottolineiamo l’esistenza di una leggenda simile che ha come protagonista Alessandro Magno, anch’egli simbolo di quella regalità sacerdotale, perché in un certo qual modo ne ha incarnato i principi nella storia.</p>
<p style="text-align: justify;">A completamento dell’esame della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbologia</a>, ricordiamo che il simbolo dei primi cristiani era il pesce dall’acronimo greco che indicava il nome di Gesù ed a volte erano chiamati loro stessi pesciolini perché, come i pesci erano scampati alla punizione divina del diluvio universale, così, essi grazie alla loro fede in Cristo avrebbero superati indenni il Giudizio Universale. Inoltre il pesce era un simbolo frequente dell’iconografia cristiana a ricordare il miracolo dei pani e dei pesci e da qui, spesso associato al banchetto dell’Ultima Cena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Conclusioni</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolismo</a> sembrano convergere tradizioni precristiane e cristiane, anche se è più corretto dire che ambedue si riferiscono ad un simbolismo tradizionale, esplicitandone ognuna, quella parte che in un dato momento e in un dato luogo, è più congeniale. La presenza di ambedue permette di chiarire meglio i principi sottesi depurandoli dalle incrostazioni delle contingenze storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo sapere se l’utilizzo di tale simbolismo da parte di Chrétien sia stato consapevole o meno, anche perché vivendo in un’epoca fortemente intrisa di sacro non poteva non riversare nella sua opera la simbologia cristiana. Sicuramente i riferimenti cristiani hanno permesso a Robert de Boron nelle sua successiva rielaborazione della leggenda del Graal, di rivestirla, con estrema facilità, di abiti cristiani. È da ribadire, però, che una lettura eminentemente cristiana del racconto del Graal non è possibile, stando un sostrato di miti non riconducibile a un alveo cristiano.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/perceval-re-e-sacerdote.html' addthis:title='Perceval, Re e Sacerdote ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 14:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nuccio D'Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una precisa analisi del simbolismo presente nel Parzival di Wolfram von Eschenbach e in particolare sul Graal e i suoi custodi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfram-von-eschenbach-e-i-custodi-del-graal.html' addthis:title='Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_8182" class="wp-caption alignright" style="width: 228px"><img class="size-medium wp-image-8182 " title="Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/WolframVonEschenbach-218x300.jpg" alt="Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)" width="218" height="300" /><p class="wp-caption-text">Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Fra gli autori dei racconti del Graal Wolfram von Eschenbach occupa un posto speciale dovuto non solo al particolare impianto narrativo della sua opera, ma soprattutto ai numerosissimi elementi dottrinali che l’arricchiscono di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> e di prospettive spirituali persino islamiche non sempre emerse con chiarezza negli altri compositori del ciclo del Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">Wolfram intende dare voce ad una speciale tradizione spirituale sulla quale addirittura dichiara di aver costruito il suo<em> <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773">Parzival</a>. </em>Questa tradizione è personificata in “Kyot il Provenzale”, un personaggio straordinario al quale difficilmente potrà essere data una fisionomia precisa. Nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> appare poche volte (VIII, 417, 431, IX, 453-454, 455, XVI, 827), tutte tese a dare importanza a questa fonte e a rimarcare la diversità di molti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simboli</a> del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> rispetto a quelli emersi nel <em>Perceval</em> di Chrétien de Troyes. Ciò che rende particolarmente interessante la funzione di “Kyot il Provenzale”, di questo maestro “cantore”, o forse e più esattamente “incantatore” [= <em>schianture</em>], è il contatto che tramite lui sembra essersi stabilito fra la tradizione cristiana, quella giudaica e l’Islam, con tutto ciò che questi contatti hanno potuto comportare sul piano dottrinale, simbolico e, forse, rituale. I cenni a Toledo, alla Spagna, alla Provenza, a Baghdad, al <em>Baruc</em>, a Feirefiz, così come il legame fra Flegetanis, Kyot e Salomone, sono a questo riguardo molto significativi e richiamano la presenza eccezionale di kabbalisti, sufi e contemplativi cristiani presso le corti musulmane di Spagna e in quelle della Provenza trovadorica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8183" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Senza supporre una fonte islamica diretta resterebbe enigmatica la presenza nel <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>di termini e di dottrine astrologiche sicuramente arabe. Si potrebbe anche menzionare l’enigmatico riferimento di Wolfram a quel cavaliere musulmano che in un duello con Anfortas, “<em>re e patrono del Graal</em>”, ferisce inguaribilmente il sovrano cristiano con la sua lancia, un cavaliere “<em>nativo di Ethnise </em>[=“la terra originaria”],<em> là dove scorre il Tigri giù dal Paradiso”</em> (IX, 479)<em>. </em>Come chiarisce Wolfram subito dopo (IX, 481), questo Tigri è uno dei quattro fiumi del Paradiso terrestre e perciò assume un rilievo simbolico rilevante la correlazione fra <em>Ethnise</em>, il Paradiso e l’Islam che rimanda ai tanti cenni similari contenuti in quasi tutte le composizioni di questa materia. La ferita di Anfortas è provocata da un cavaliere islamico “<em>nativo di Ethnise</em>” e la sua “insufficienza” come re del Graal scaturisce dal “colpo di lancia” di un rappresentante dell’Islam. Con apparente casualità, Wolfram presenta l’Islam come una tradizione radicata nella rivelazione “originaria” (=<em>Ethnise</em>), ma nel contempo evidenzia caratteri “escatologici” che sembrerebbero indicare nell’Islam la tradizione più idonea a combattere contro le perversioni dei tempi ultimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro elemento fondamentale che mostra la profondità della presenza islamica in Wolfram è lo strano destino di Feirefiz, “Bianco-Nero”, che accompagnerà il fratello Parzival a <em>Munsalvaetsche</em> e dopo il suo battesimo sposerà la Fanciulla del Graal, <em>Repanse de Schoye</em>, “la Dispensatrice di Gioia”, la personificazione della <em>Sedes Sapientiae</em>. Un terzo dato è la descrizione del palazzo reale che si trova in XIII, 589-590, tanto precisa ed articolata da convincere Hermann Göetz che qui si ha la trasposizione dello schema-base del palazzo dei Califfi di Baghdad e, forse, persino un cenno ad un famoso <em>stûpa</em> del re <em>kushana</em> Kanishka. Da parte sua Lars-Ivar Ringbom ha mostrato che anche la pianta architettonica del Tempio del Graal descritta da Albrecht von Scharfenberg nel suo poema può essere compresa solo comparandola alla struttura del palazzo di <em>Taxt-i Sulayman,“</em>il Trono di Salomone”, l’antico santuario mazdeo del fuoco chiamato <em>Taxt-i Taqdis, </em>”il Trono degli Archi”, costruito dal re Chosroe II e poi distrutto dall’imperatore bizantino Eraclio nel 629, quando inseguì le truppe sassanidi sconfitte e recuperò la “Vera Croce” razziata precedentemente dai Persiani a Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lislam-e-il-graal/9774" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8184" style="margin: 10px;" title="lislam-e-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lislam-e-il-graal-171x300.jpg" alt="" width="171" height="300" /></a>L’insieme di questi dati e la loro articolazione attentamente contessuta con l’intreccio cristiano e con il sostrato antico-celtico della saga, mostra molto più di una semplice, vaga “influenza” islamica e ci conduce invece nell’ambito di una realtà teofanica, l<em>’âlam al-mithâl</em> che secondo Henry Corbin sostanziava la <em>futuwwa</em>, la “cavalleria spirituale” iranica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per designare il “Paradiso perduto” mèta di ogni cavaliere, Wolfram introduce lo strano termine di <em>Munsalvaetsche, </em>“Monte Selvaggio”, introvabile nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> precedente. <em>Munsalvaetsche</em> si ritrova almeno una trentina di volte nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> e addirittura in V, 251 è associato ad una straordinaria dinastia regale. Esso è poi ripreso senza nessuna variazione nello <em>Jüngerer Titurel</em> del suo continuatore Albrecht von Scharfenberg, fra i compilatori di questi scritti l’unico ad evidenziare con forza elementi dottrinali rapportabili al mondo spirituale iranico e, più in generale, al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> islamico-orientale che sembrerebbe trovarsi sotteso nell’opera di Wolfram. Anche Albrecht pone il Tempio del Graal a <em>Munt Salvaesch, </em>nel cuore di <em>Salvaterre</em>, una regione protetta dall’impenetrabile <em>Foreist Salvaesch.</em> Aggiunge poi che dopo che gli angeli lo hanno trasportato a <em>Munt Salvaesch,</em> Titurel decide di costruirvi un tempio per intronarvi degnamente il Graal.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> della montagna è ben conosciuto. La particolare strutturazione di ogni montagna ne fa per eccellenza un’immagine dell<em>’axis mundi </em>che congiunge la terra e il Cielo, il mondo del divenire e delle apparenze con la realtà dell’essere immutabile e “lucente”. Per questa sua “assialità” la montagna cosmica non può trovarsi che al centro della manifestazione universale, nel punto dal quale si dipartono tutti i raggi che come infiniti lampi di luce si riverberano sui vari piani cosmici. E’ il luogo privilegiato di ogni teofania, là dove il divino si svela e si fa riconoscere dagli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Islam la montagna <em>Qâf, </em>considerata inaccessibile agli uomini comuni, è detta la “montagna della saggezza”, un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che accosta la sapienza divina e la montagna. Nei Vangeli si usa distinguere il monte dove il Cristo si ritira spesso a pregare, dalla pianura in cui si trovano i semplici fedeli. La Trasfigurazione  si compie sul Tabor, un “<em>alto monte</em>” dice <em>Matteo</em> 17, 1. È il luogo in cui il Cristo si mostra “così come Egli è”, nello Splendore divino che da significato alle tradizioni concernenti Mosé e Elia e nel quale si svela la Volontà celeste. Il <em>Sermone delle Beatitudini </em>viene pronunciato su un monte (<em>Matteo</em> 5, 1 sgg.; <em>Luca</em>, 6, 17 sgg.), ed è qui che si ha l’indicazione delle basi spirituali della dottrina cristiana, la rivelazione delle condizioni per accedere alla stessa realtà “immacolata” delle origini. Secondo una tradizione molto diffusa nell’Oriente Ortodosso, anche il Golgota era una montagna posta “al centro del mondo” dove fu sepolta “la testa” del Primo Uomo e nel quale verrà piantata la croce del Cristo: la rivelazione primordiale “ferita” dal peccato di Adamo, viene riscattata dal Cristo “nuovo Adamo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/luce-del-graal/9777" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8186" style="margin: 10px;" title="luce-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/luce-del-graal.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Wolfram aggiunge (V, 251) che <em>Munsalvaetsche</em> si trova al centro di un regno posto nella <em>Terra de Salvaetsche</em>, “la Terra Selvaggia”  nella quale “<em>non è stato mai tagliato albero o pietra”, </em>ossia un luogo che gode di una condizione immacolata, la proiezione nel tempo e nello spazio della “gioia” perpetua che regna a <em>Munsalvaetsche</em>, nella perfetta rispondenza fra la condizione spirituale sperimentata dal re Titurel e l’ambiente cosmico nel quale si riversano le “qualità divine”, quelle che dal punto di vista umano vengono colte come semplici virtù. Per la sua particolare ambientazione molto prossima a quella riferita al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> del Paradiso perduto, risulta impossibile che con “selvaggia” si volesse indicare la sede del Graal caratterizzandola come “brutale”, “istintiva”, etc. La stessa sua collocazione <em>in medio mundi, </em>il suo custodire il Graal e le “virtù” che esso veicola ne rende assurda l’ipotesi. In realtà, nelle opere del XII e del XIII secolo, al nascere delle varie letterature cosiddette nazionali, si trovano abbastanza diffusamente espressioni similari che danno un’indicazione preziosa su quello di cui si tratta. L’esempio più conosciuto è senza dubbio il “<em>vulgare illustre</em>” di Dante, un’espressione enigmatica ed in sé persino contraddittoria. Nel suo <a title="De vulgari eloquentia" href="http://www.libriefilm.com/de-vulgari-eloquentia/2269" target="_blank"><em>De vulgari eloquentia</em></a> Dante precisa che con tale formula intende riferirsi alla <em>lingua naturale, </em>quella parlata allo origini stesse della creazione, alla “<em>forma locutionis creata dallo stesso Dio insieme alla prima anima”, </em>la lingua appresa da Adamo nell’Eden per comunicazione diretta dello stesso Creatore. Una lingua rivelata direttamente da Dio costituisce di per sé una particolare forma di teofania ed un veicolo di salvezza, ed è perciò evidente che l’espressione “<em>vulgare illustre</em>” non può indicare una lingua priva di radicamenti nella dimensione del sacro, parlata dal “volgo”, “popolare”. Al contrario, designa lo stesso “linguaggio primordiale” che nei termini medievali è la tradizione primigenia, la condizione spirituale dell’umanità delle origini, prima che il peccato originale allontanasse gli uomini dall’Eden.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, l’accostamento del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della montagna all’aggettivo “selvaggio” in un contesto complessivo nel quale è centrale il Graal e il suo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a>, non intende indirizzare verso l’”istintivo” o il “brutale”, ma completa il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della montagna cosmica con l’indicazione di un tipo di spiritualità aurorale. L’aggettivo “selvaggio” si trova usato come l’equivalente di “originario”, “primordiale”, “naturale”, esattamente come il “<em>vulgare</em>” di Dante. La “Montagna Selvaggia” di Wolfram è perciò la “Montagna originaria” nella quale il cavaliere che ha potuto contemplare il Graal si ritrova in condizioni spirituali “naturali”, reintegrato nella stessa “interezza” goduta da Adamo, in un Eden che questi testi indicano non come un giardino, ma come una montagna inaccessibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8193" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" />E tuttavia <em>Munsalvaetsche </em>è solo uno dei tanti termini criptici di cui abbonda il testo di Wolfram, termini e nomi costruiti secondo necessità d’ordine simbolico. Si è sostenuto che Herzeloyde, Condwiramurs, Gahmuret, Shoye de la Kurte, Feirefiz, Terdelaschoye, etc., corrispondano ad esempi di virtù cavalleresche, a particolari ideali raccomandati agli ascoltatori dei racconti, a sentimenti capaci di rendere universale il dramma vissuto da questo o quel protagonista. In realtà, il tecnicismo e lo stesso valore ermeneutico con il quale si caratterizzano i tanti nomi dei personaggi, dei luoghi o delle ambientazioni, risponde a necessità di un ordine completamente diverso da quello di un semplice ideale cavalleresco. Nell’intento di Wolfram si tratta di vere e proprie personificazioni di “entità spirituali” tese a determinare comportamenti, “modi di essere” che incidono nelle profondità dell’anima umana, trasformazioni interiori che scaturiscono da una dimensione superiore, precedente a quella del mondo fenomenico, “forme formanti” che rivelano modalità dell’”agire divino” nella storia, “epifanie” che indirizzano verso il significato veritiero dell’essere cosmico ed umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso ritmo narrativo sembra essere ordinato attorno ad un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> onnipervadente. Si pensi per esempio al significato di <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>(XVI, 822) inteso a raccontare l’origine della dinastia del “prete Gianni”: “<em>Repanse de Schoye fu lieta del suo viaggio. In India ella diede alla luce un figlio che si chiamò Giovanni. I re di quelle terre da allora presero quel nome”, </em>una frase che potrebbe essere resa così: “<em>La “Dispensatrice di Gioia=Grazie” dà alla luce Giovanni </em>[=”Grazia di Dio”]<em> dal quale si origina una linea di sovrani-sacerdoti che elargiscono “gioia-grazie” sino alla fine dei tempi”.</em> Dalla grazia, attraverso la grazia, grazie infinite. Questo tipo di costruzione ritmica si trova ovunque nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>, tocca i dialoghi, le dispute, la configurazione dell’<em>iter</em> narrativo, l’ambientazione, le spiegazioni dottrinali, il significato attribuito ad un dato personaggio e indica un intero universo simbolico, rimanda ad un ordine di valori originatisi dall’<em>âlam al-mithâl, </em>il <em>mundus imaginalis</em> delle dottrine shiite, il “luogo” delle teofanie e degli archetipi divini dal quale si originano le “forme formanti” che danno consistenza alla manifestazione cosmica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/perennia-verba-il-deposito-sacro-della-tradizione-vol-10/3915" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8194" style="margin: 10px;" title="perennia-verba" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perennia-verba-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Un tale <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> affiora in modo determinante nei due capitoli iniziali del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>, quelli più estranei all’opera di Chrétien e nei quali Wolfram sembra volere precisare il significato del suo racconto distinguendolo completamente da quelli dei narratori precedenti, compresi i quattro autori delle <em>Continuations.</em> Sono le pagine nelle quali appare Gahmuret l’<em>Anschouwe, </em>”l’Angioino”,<em> </em>assolutamente sconosciuto a Chrétien, ai compositori franco-normanni e al ciclo del <em>Lancelot-Graal</em>.<em> </em>Alla morte del padre Gahmuret va a combattere al servizio del califfo di Baghdad e dopo una serie interminabile di avventure, da un fuggevole amore con la regina musulmana Belakane, “Nera come la notte”, senza neanche sospettarlo ha un figlio di nome Feirefiz, “Bianco-Nero”. Le sue successive avventure lo portano in Spagna dove apprende la morte del fratello, diventa l’erede della propria dinastia, vince un torneo e ottiene in sposa Herzeloyde, “Cuore doloroso”, la regina di Valois “Bianca come la luce del sole”, che 14 giorni dopo la morte di Gahmuret darà alla luce Parzival: “<em>il nome significa</em> <em>trapassare </em>[o<em> “penetrare”</em>]<em> nel mezzo</em>”, dice Wolfram (<em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>, </em>III, 140) con un evidente gioco fonetico costruito sull’antico francese <em>percer</em>, “trapassare”, “penetrare”, fatto perchè Parzival, il re del Graal, diventi il simbolico “Colui che passa per il centro”, l’Asse cosmico.</p>
<p style="text-align: justify;">Gahmuret discende da Mazadan e dalla “fata” Terdelashoye, “la Terra della Gioia”, che nei termini indù corrispondono al “re divino” e alla sua <em>shakti </em>= sposa-potenza. Mazadan è il Primo Uomo, il prototipo dell’umanità che necessariamente deve personificare una forma di perfetta sovranità universale, mentre Terdelaschoye in virtù del suo <em>status</em> di “fata”, di entità del mondo intermedio, incarna la “potenza divina”, la “gioia celeste” divenuta la stessa creazione immacolata di Dio, la manifestazione cosmica nella sua purezza originaria, prima che a causa della ribellione di Lucifero fosse imprigionata nella sfera temporale e transeunte. Questa linea di cavalieri-sovrani si concluderà col “prete Gianni”, colui che più di tutti dovrà perpetuare anche nei tempi ultimi la “pienezza” spirituale attribuita al tempo di Mazadan.</p>
<div id="attachment_8195" class="wp-caption alignright" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-8195" title="Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Wolfram_von_Eschenbach-199x300.jpg" alt="Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r." width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dall’unione di Mazadan e Terdelaschoye si sviluppa una continuità dinastica che si concluderà con i due figli di Gandin, il cui cadetto sarà Gahmuret restato “cavaliere errante” fino alla morte del fratello. Il passaggio dalla dimensione individuale di Gahmuret alla sua condizione di centralità cosmica tipica di ogni sovrano universale è indicata da Wolfram con un particolare che doveva risultare chiarissimo agli ascoltatori del suo romanzo. Quando ancora era un “cavaliere errante” il blasone raffigurato sulle sue armi e sullo scudo era l’<em>anker</em> (=l’àncora, “<em>che conviene ad un cavaliere errante”, </em>II, 99; forse un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di “radicamento” volutamente opposto allo <em>status</em> di “cavaliere errante” del giovane Gahmuret), ma poi avendo acquisito la dignità di sovrano dopo la morte del fratello, eredita l’insegna araldica della pantera<em> </em>(<em>“Sul suo scudo fu incisa sull’ermellino la </em>pantherther<em> che portava suo padre”,</em> II, 101). Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che in questo caso Wolfram inserisce per caratterizzare il passaggio di Gahmuret da “cavaliere errante” a “sovrano” riproduce sotto molti aspetti quello, con caratterizzazioni archetipali, del viaggio spirituale intrapreso da ogni “pellegrino-straniero” che alla fine delle proprie vicissitudini raggiunge una sorta di “terra promessa”. È lo schema di trasformazione interiore che si ritrova in una molteplicità di racconti, tutti mirati all’ottenimento di un nuovo e diverso <em>status </em>spirituale e al raggiungimento di una straordinaria Terra Santa. Il particolare termine usato da Wolfram per indicare il blasone di Gahmuret illumina sul significato della sua “centralità sovrana” e sui motivi della sua adozione di un emblema appartenuto da sempre agli <em>Anschouwe</em>. Secondo gli studiosi di araldica, infatti, <em>pantherther</em> significa “tutto divino”, ”ciò che unisce molteplici forme divine”, mentre la stessa picchettatura del manto dell’animale è stata interpretata come l’immagine del cielo stellato. La pantera del blasone degli <em>Anschouwe </em>che adorna lo scudo di Gahmuret, nipote di Uther Pendragon e lontano prozio del “prete Gianni”, sembrerebbe confermare perciò la condizione di un re con attribuzioni cosmiche, un Sovrano Universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché Wolfram insiste tanto sulle radici angioine della famiglia di Gahmuret ? Persino a proposito di suo figlio Feirefiz, “Bianco-Nero”, si trova una inusuale insistenza su questo casato che non trova alcuna giustificazione in una, d’altronde molto vaga, eventuale sua influenza e forza politica nei territori imperiali nei quali si muoveva Wolfram. L’importanza storica degli Angioini non può essere misconosciuta. La più antica insegna araldica del casato era una pantera. Il nonno di Enrico II, Folco d’Anjou, fu uno dei primi cavalieri templari e amico del fondatore dell’Ordine Ugo de Payns, e addirittura nel 1131 divenne re di Gerusalemme. Il figlio Goffredo sposò Matilde, l’unica erede del re d’Inghilterra, un matrimonio dalle conseguenze fatidiche che dopo una serie interminabile di guerre dinastiche portò al trono il giovane Enrico II. Con una intuizione straordinaria che affondava le proprie ragioni nelle tradizioni più arcaiche del suo regno, Enrico si sposò con la potentissima Eleonora d’Aquitania e favorì una forma di cultura che s’incentrava sulla sintesi del patrimonio spirituale antico-celtico, con quegli aspetti delle dottrine cristiane che affondavano le proprie radici in una esperienza mistico-visionaria, sino a fare emergere tutta una serie di scritti fortemente pervasi di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che nell’opera di Chrétien de Troyes trovò il modo più adeguato per esprimersi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-graal-i-testi-che-hanno-fondato-la-leggenda/9780" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8196" style="margin: 10px;" title="il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-graal-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a>E tuttavia l’insistenza di Wolfram sul ruolo degli <em>Anschouwe</em> può essere spiegata anche senza il ricorso alla storia dello straordinario casato degli Anjou, ma restando all’interno della stessa ambientazione dottrinale del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> e al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che lo permea. In una memoria che ha perduto pochissimo della sua importanza nonostante il tempo trascorso, Bodo Mergell faceva notare che nel <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>il termine <em>anschouwe, </em>pur essendo con ogni evidenza costruito sul francese Anjou, non indica sempre il casato francese. Seguendo anche in questo caso la particolare tecnica di strutturazione dei fonemi e del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle parole a lui così congeniale, <em>anschouwe </em>appare costruito sul termine <em>das schouwen</em> o <em>beschouwen,</em> “visione”, che si riferirebbe non ad un casato, ma più coerentemente con la struttura complessiva del <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>,</em> alla “visione” del Graal. Lo stesso musulmano Feirefiz, pur fratello di Parzival ed erede come lui di Gahmuret, per non aver ricevuto il battesimo manca della necessaria “grazia” e perciò non può “vedere” il Graal. Giocando sull’ambivalenza simbolica del termine, Gahmuret l’<em>Anschouwe</em>, il capostipite della dinastia che custodirà il Graal, diventa contemporaneamente l’“Angioino” e “Colui che vede il Graal”, “il Contemplativo del Graal”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il romanzo è percorso dalla presenza del Graal che giustifica la “cerca” e dà significato all’intera impostazione del racconto. In V, 232 Wolfram descrive il Corteo del Graal sostanzialmente ordinato ancora attorno allo stesso schema del <em>Perceval</em>, ma aggiunge una serie di particolari assenti in Chrétien. Il Graal non è più un piatto, un <em>gradalis,</em> un vaso o una coppa, ma una straordinaria “pietra preziosa” (“<em>di un tipo purissimo</em>” dice Wolfram) che viene chiamata <em>lapsit exillis </em>(<em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>,</em> IX, 469) assimilabile sotto tutti gli aspetti al <em>Cintamani</em> buddhista, “il gioiello perfetto”, “la pietra pura” o “splendente” dalla quale si riverbera la Luce spirituale, l’”Aureola di Gloria” che risplende dalla persona dei Buddha e da quella di ogni Sovrano Universale. Nelle iconografie il <em>Cintamani</em> appare spesso coronato da una triplice fiamma radiante che ha il potere di preservare da tutti i mali e di esaudire ogni desiderio. È lo stesso “Splendore di Luce” emanato dalla “Roccia di smeraldo” (=<em>Sakhra</em>) che nelle dottrine islamiche sfolgora sulla sommità di <em>Qâf</em>, la montagna cosmica identica in tutto a <em>Munsalvaetsche</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-via-del-sacro-graal/9779" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8197" style="margin: 10px;" title="la-via-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-via-del-graal-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Nei settantacinque manoscritti che hanno conservato l’opera di Wolfram a volte si trovano altre formulazioni grafiche, come <em>lapis exilis </em>oppure<em> lapis exilix; </em>nello stesso <em>Jüngerer Titurel </em>di Albrecht von Scharfenberg, che si dispiega sull’idea ispiratrice centrale di Wolfram e ne sviluppa le implicazioni più “orientaleggianti”, si trova <em>jaspis exilis, jaspis und silix, </em>“<em>diaspro e silice</em>”. René Nelli privilegiava la dizione <em>lapis exillis </em>dalla quale sarebbe derivato poi <em>lapis e coelis</em> (“pietra caduta dal cielo”), un’espressione comunque facilmente derivabile dalle spiegazioni dottrinali sviluppate da Wolfram nel suo racconto. La tesi di René Nelli ha il pregio di mostrare la sostanziale “macchinosità” dell’ipotesi di un <em>lapsit exillis</em> ottenuto per contrazione fonetica di un <em>lapis lapsus ex</em> <em>coelis</em> cui pensavano gli studiosi francesi d’inizio Novecento, o del più recente e troppo elaborato <em>lapis lapsus in terram ex illis stellis</em> di Bodo Mergell.</p>
<p style="text-align: justify;">Un <em>lapsit exillis, </em>un <em>lapis e coelis, </em>una “pietra caduta dal cielo”, stabilisce un rapporto fra il cielo e la terra, introduce una scintilla di “sacralità celeste” nel mondo, è il veicolo di una rivelazione, una ierofania che trasforma lo stesso luogo in cui cade in uno <em>spazio sacro</em> totalmente differente da ogni altro esistente al mondo, diventa la “sede” di un’attività rituale intesa a “fare parlare” la pietra sacra, ad interrogarla sui misteri del cosmo. D’altronde, cos’altro è l’oracolo se non una modalità per stabilire un rapporto con i ritmi del cosmo, “farlo parlare” e ordinare su quei ritmi ogni pur insignificante aspetto della vita umana? La dimensione oracolare del <em>lapsit exillis </em>è evidente e rimanda ad un mondo arcaico, ai ritmi<strong> </strong>di un’umanità primordiale. Le scritte che appaiono sulla pietra e spariscono appena comprese ricordano con stupefacente somiglianza i riti oracolari delle tradizioni più antiche dell’umanità, quando il <em>Verbum Dei </em>si riteneva potesse essere compreso nei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> che coprivano il cosmo e nei segni con i quali si svelava agli uomini. Anche le sue “virtù” mostrano aspetti arcaici. La sua luce folgorante, l’inesauribile capacità di fornire cibo e bevande ai convenuti, il dono di non fare invecchiare “le ossa e la carne”, di restituire la giovinezza, i poteri di guarigione, le connessioni con i ritmi astrologici, la stessa sapienza oracolare, indirizzano verso quella “<em>radice e coronamento di ciò</em> <em>che si anela in Paradiso” </em>che secondo Wolfram contrassegna gli aspetti fondamentali del Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-libro-del-graal-giuseppe-di-arimatea-merlino-perceval/9782" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8199" style="margin: 10px;" title="libro-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/libro-del-graal-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a>Ogni Venerdì Santo una colomba depone un’Ostia bianca sul Graal e lo rende capace di elargire le sue virtù “eucaristiche”: lo Spirito Celeste dà<em> “ai cavalieri quanto vive di selvaggio, vola, corra o nuoti, sotto il cielo. La virtù del Graal dà vita a tutta la Compagnia dei Cavalieri” </em>(IX, 470).<em> </em>Come si vede, il <em>lapsit exillis</em> non è solamente il sacro Oggetto che in una pura contemplazione stacca l’eletto dal mondo e lo “assorbe” in uno splendore senza fine. Nella prospettiva di Wolfram la dimensione contemplativa e la sua “grazia agente” appaiono in una specie di sintesi principiale, il Graal “ritorna nel mondo”, “ridiscende nel creato”, esercita i suoi poteri, alimenta la vita cosmica con una specie di “azione immobile” all’interno del mistico Castello, a <em>Munsalvaetsche</em>, <em>in medio mundi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Graal è custodito da cavalieri che vengono mantenuti sempre giovani, in pienezza di salute e nutriti solo e soltanto dalla sua luce radiante: “<em>A Munsalvaetsche, presso il Graal, si trova una schiera di cavalieri armati. Questi Templari spesso cavalcano lontano in cerca di avventure. Sia che acquistino gloria o danno, compiono le loro gesta come espiazione dei loro peccati. Questa Compagnia è bene armata. Ma voglio dirvi come si nutrono: vivono di una pietra di tipo purissimo. Se non ne avete mai sentito parlare vi dico il nome: </em>lapsit exillis<em> si chiama. </em>[<em>…</em>]<em>. La pietra è anche chiamata Graal” </em>(IX, 469). Più avanti (IX, 471), Wolfram aggiunge che questa straordinaria “<em>pietra sempre pura</em>”, questo “<em>gioiello splendente</em>” dopo la caduta degli angeli ribelli è affidata “<em>a coloro che furono destinati da Dio, ai quali mandò un angelo. Ecco cos’è il Graal”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di capire i molteplici elementi che emergono da questo conosciutissimo brano:</p>
<ol style="text-align: justify;" start="1">
<li>viene stabilito un rapporto fra il Graal e <em>Munsalvaetsche</em>, la “Montagna originaria” immagine del Paradiso terrestre;</li>
<li><em>Munsalvaetsche</em> è custodita da una Compagnia di cavalieri;</li>
<li>questi cavalieri vengono chiamati <em>Templaisen,</em>“Templari”; spesso questi cavalieri-templari vanno in cerca di avventure;</li>
<li>la gloria che ne deriva o l’eventuale sconfitta costituisce una forma di “espiazione” di colpe;</li>
<li>i cavalieri sono “bene armati” e contemporaneamente sono “nutriti” dalla luce della “pietra splendente” che essi sono chiamati a custodire e che dà significato alla loro vita;</li>
<li>Dio ha inviato ai cavalieri del Graal un angelo la cui funzione “conoscitiva” e “selettiva” rende intellegibile la loro condizione di “custodi eletti”.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Come si vede, Wolfram stabilisce un legame strettissimo da un lato fra il Graal, il Paradiso perduto, una Compagnia di cavalieri i cui combattimenti vengono presentati come offerte sacrificali, e dall’altro con la duplice dimensione del loro <em>status</em>, l’essere “bene armati” e il vivere “nutriti” perpetuamente dal <em>lapsit exillis, </em>dal Graal.<strong> </strong>Non solo, ma Wolfram aggiunge che a questa schiera di cavalieri custodi del Graal non si accede per un qualsiasi merito “umano” che, anzi, sembra costituire un limite insuperabile, ma quando “<em>sulla superficie della Pietra appare una scritta che indica il nome e la schiatta di colui che farà il viaggio fortunato, fanciullo o ragazzo; nessuno cancella la scritta perché subito scompare” </em>(IX, 470). <strong> </strong>Questa “pietra caduta dal cielo” come i meteoriti dei tempi primordiali è carica di sacralità celeste, perciò è anche una “pietra parlante” capace di indicare il nome degli Eletti, di rivelarne il ruolo nella storia, di nutrirli con la propria luce radiante e di elargire l’Ostia santa portata dalla Colomba. La sua ricchezza simbolica è evidente e sottolinea l’esistenza di una specie di confraternita di Custodi del Graal dagli attributi assolutamente non comparabili con l’etica individualistica dei cavalieri di quel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto stabilito fra i membri di questa straordinaria confraternita nella quale viene assorbita la loro individualità in una sorta di “funzione collettiva”, lo stesso loro <em>status</em> di cavalieri “sempre in guardia”, sono aspetti che riconducono alla corte di re Arthur e ai cavalieri della Tavola Rotonda e ne fanno una specie di suo equivalente simbolico. Anche qui, una esigua consorteria di Eletti va in cerca del Graal, affronta prove estenuanti, riesce finalmente a trovarlo e considera un privilegio la sua custodia. Non tutti i nomi di questi cavalieri sono stati preservati. Oltre Parzival e Galahad<strong>,</strong> i puri contemplativi del Graal, e ser Lancillotto del Lago, la cui personalità presenta caratteri molto vari con le sue attribuzioni derivate da un complesso mitologico arcaico assai diversificato, troviamo un gruppo di personaggi veramente particolari. Keu, il siniscalco del re, è chiaramente una trasposizione del personaggio di Kai del racconto gallese <em>Kulhwch e Olwen,</em> dove appare con alcuni tipici poteri sciamanici: respira sott’acqua per “<em>nove notti e nove giorni</em>”  e, come una particolare classe di asceti dell’India vedica che grazie alle loro tecniche yoghiche erano in grado di evocare il <em>tapas </em>(=calore interiore; cfr. lat. <em>tepor</em>), il “calore naturale” emanato dal corpo di Keu asciuga l’acqua, riscalda i compagni e può trasformare il proprio corpo sino a farlo crescere indefinitamente. Girflet, corrisponde al gallese Gilvaethwy, il fratello di un mago e figlio di una dèa; la sua figura appartiene ad una dimensione non umana, scaturisce dal mondo intermedio degli incantatori e delle “fate”. La leggenda collega sempre Yder<strong> </strong>di Northumbria con i cervi e gli orsi; lo stesso famoso Yvain, figlio di Uryen, può contare su uno stormo di corvi [il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della casta guerriera] che corre sempre in suo aiuto. Infine Galvano, riadattazione del Gwalchmai del<em> Kulhwch e Olwen, </em>ha il nome composto su <em>gwen</em>, “bianco” e <em>gwalc’h</em>, “falcone”, perciò si chiama “Falcone bianco”. I poteri attribuiti ad alcuni di questi personaggi sul proprio corpo, sugli elementi, su animali caratteristici come l’orso, il cervo, il corvo, il falcone, dei quali sono patroni o assumono il nome, ci portano nel mondo dei guerrieri antico-celtici, evidenziano <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> correnti nelle confraternite dei guerrieri primordiali prima della conversione della Celtide al Cristianesimo, quei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> che sembrano indirizzare verso l’armonizzazione di poteri sciamanici, forza guerriera, magia e sacralità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-templari-e-il-graal/9784" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8201" style="margin: 10px;" title="i-templari-e-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-templari-e-il-graal.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Il ciclo irlandese della provincia di Leinster che racconta le gesta del re <em>Finn</em> e della consorteria degli arcaici guerrieri <em>Fiana,</em> sembra costituire lo sfondo rituale e la forma mitologica che sostanzia questi aspetti della saga arthuriana. Il vero nome di <em>Finn,</em> re e guida di questa consorteria di guerrieri-predoni, è <em>Demné</em>, “il Daino”, suo figlio <em>Oisin </em>è “il Cerbiatto”, suo nipote <em>Oscar</em> è “il Cervo”, mentre la stessa moglie di <em>Finn</em>, la figlia del fabbro-sciamano Lochan dal quale l’eroe riceve le straordinarie armi che lo rendono invincibile, si dice fosse stata trasformata da un druido in una cerva. I <em>Fiana</em> erano straordinari guerrieri-cervi che cacciavano e vivevano una vita semi-nomade. Avevano il compito di sorvegliare le entrate delle case e dei villaggi ed erano persino incaricati di riscuotere le imposte. In estate si trasformavano in feroci cacciatori-guerrieri e andavano a scovare i malfattori, i briganti, i trasgressori delle leggi che regolavano la vita sociale. Il <a title="simbolismo del cervo" href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcervo.html">simbolo del cervo</a> che li caratterizza, la loro azione sociale e il ruolo di custodia li rendono simili a quel tipo di consorteria di guerrieri sacri diffusi in tutta l’enorme area geografica coperta dalle invasioni <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropee</a>, ed ha lasciato consistenti tracce archeologiche persino nei territori del Nord Europa, nell’area che ha conservato le vestigia e i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> della preistorica “civiltà della renna” del periodo magdéleniano. Esattamente come i loro confratelli di altre culture, i membri di questi gruppi erano usi indossare maschere di cervo durante le processioni rituali e coprivano un ruolo, ad un tempo sacro e “sociale”.</p>
<p style="text-align: justify;">La preistoria, i miti irlandesi e la saga graalica sembrano indicarci un unico filo che lega i più antichi guerrieri irlandesi, i cavalieri di Arthur e i Custodi del Graal di Wolfram.</p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente dopo la prima metà del suo romanzo, all’inizio della seconda parte, quando Parzival riesce ad accostarsi al saggio eremita Trevrizent, vero e proprio erede degli asceti, dei monaci e degli eremiti dell’Irlanda celtica, e riceve una serie d’insegnamenti che finalmente lo avviano verso la comprensione della “cerca” e del vero significato del Graal, con apparente ovvietà Wolfram dà per ben due volte di seguito ad un cavaliere l’appellativo di <em>Templaise von Munsalvaetsche</em>, “Templare del Monte Selvaggio” (IX, 445). Subito dopo (IX, 446) si accenna ad “<em>una schiera dei cavalieri di Munsalvaetsche</em>” la cui formulazione è congegnata in modo da identificare “naturalmente” questi cavalieri con i Templari dei capoversi appena precedenti. Segue il celebre passo (IX, 469) che parla del Graal e del <em>lapsit exillis.</em> Qui la schiera di cavalieri armati che va in cerca di avventure sono <em>sic et simpliciter</em> i Templari e la formulazione espressiva non ammette dubbi: “<em>die selben Templaise”.</em> Il termine ritorna in XVI, 818. Al momento del battesimo di Feirefiz sul <em>lapsit exillis</em> appare una scritta che identifica ancora i cavalieri del Graal con i Templari: ”<em>Il Templare sul quale si posa la mano di Dio per farlo signore di una gente straniera, non deve permettere domande sul nome o sulla sua schiatta. Deve aiutare quella gente”</em>[…]<em>“I cavalieri del Graal non volevano che si ponessero loro domande”. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887625395/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887625395" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8206" style="margin: 10px;" title="il-santo-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-santo-graal.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>La prima notazione da fare è che l’appellativo di “templari” dato ai cavalieri del Graal emerge senza nessuna motivazione narrativa, senza nessun ordinamento preventivo del racconto e senza alcun riferimento precedente ad un eventuale tempio, chiesa o monastero, qui assolutamente inesistenti. La stessa ambientazione complessiva che privilegia la presenza di un eremita, esclude l’eventuale richiamo ad un tempio o ad una comunità di contemplativi e tutto il contesto essenzialmente cavalleresco richiederebbe, piuttosto, la presenza di un castello. Il particolare appellativo, pur usato con molta parsimonia, non è certo secondario e riprende lo strano modo di Wolfram di comporre le parole e di specificare il loro significato simbolico. Il secondo aspetto che emerge con chiarezza è l’accostamento dei Templari assimilati ai Cavalieri del Graal con il <em>Munsalvaetsche</em>. Ne scaturisce la delineazione di una precisa <em>funzione</em>: i Templari sono i custodi del “Monte Selvaggio” e sono “nutriti” dalla luce radiante che si effonde dal <em>lapsit exillis.</em> Il terzo elemento che emerge in questi brevi cenni è l’assimilazione dei “templari” con i Cavalieri del Graal fatta derivare direttamente “<em>dalla mano di Dio”.</em> Quando, infatti, sul Graal appare la solita scritta “oracolare” viene detto che è lo stesso Dio a stabilire la sovranità di un determinato cavaliere templare su una “gente straniera”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’assimilazione dei Templari ai Cavalieri del Graal comporta l’assunzione di un preciso compito: con la custodia di <em>Munsalvaetsche, </em>“la Montagna originaria” sulla quale troneggia il Graal, i Templari diventano i custodi del “Centro sacro” che regge il cosmo. E’ qui che il Graal li nutre, li guarisce, garantisce la loro eterna giovinezza e di volta in volta designa qualcuno di loro ad assumere funzioni sovrane quando le circostanze della storia lo richiedono. Per usare il <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> di Wolfram, quando occorre i Cavalieri del Graal “<em>escono in cerca di avventure</em>”, ossia intervengono nello svolgimento delle vicende umane e offrono<strong> </strong>al Sovrano Celeste gli eventuali insuccessi o le vittorie come una specie di “offerta sacrificale” della loro insufficienza nell’adempimento del compito affidato. Si tratta dell’indicazione piuttosto precisa di un particolarissimo “rituale di espiazione” comprensibile pienamente solo nell’ambito di una dottrina assimilabile a quella ecclesiale della “Comunione dei Santi”, che qui sostanzia la strutturazione a Confraternita di questi cavalieri e dà significato anche al chiaro intento di Wolfram di statuire, pel tramite di questi Templari, forme di relazione con le tre tradizioni spirituali (celtica, cristiana e islamica) che hanno trovato una loro espressione simbolica, una specie di “armonia unitaria”, nel suo <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A causa della ripetuta menzione dei Templari nei suoi scritti, delle modalità con le quali vengono menzionati questi straordinari cavalieri-monaci che hanno percorso i due secoli “centrali” del <a title="medio evo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medio Evo</a>, del ruolo da essi coperto accanto al Graal, al  Castello del Graal e a <em>Munsalvaetsche</em>, si è pensato che Wolfram fosse un membro dell’Ordine e che nel suo poema si trovino esposte alcune delle dottrine che i Templari consideravano essenziali per spiegare il significato della loro particolare funzione spirituale. Il suo statuto di cavaliere e cantore che vagava di corte in corte non può essere considerato un vero ostacolo alla sua eventuale ammissione a questo misterioso Ordine: anche Folco d’Anjou fu un templare, sposato e poi diventato re. Pur non possedendo attestazioni nette di una simile possibilità, l’uso di una terminologia tecnica non certo usuale negli scrittori del tempo che con precisione delinea la funzione dei Templari, e il costante richiamo ad enigmatici  “maestri” che lo avrebbero ispirato, costringe a dare giusto rilievo alle ripetute attestazioni di Wolfram che il <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>non è una sua creazione assolutamente personale o originale, tesa ad arricchire il gaudio di questa o quella corte, ma affonda le proprie ragioni in una speciale tradizione che nella saga del Graal ha trovato il veicolo più adatto per svelare una complessa <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerebbe impossibile riuscire a provare con esattezza se i <em>Templaisen </em>di Wolfram siano effettivamente i cavalieri-monaci dell’Ordine del Tempio. Qualcuno ha pensato persino che la loro menzione nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> possa essere la semplice eco di un Ordine che spesso assumeva contorni leggendari; altri, che si sia voluto evidenziare nettamente la natura profonda dei rapporti dell’Ordine del Tempio con il Graal e con il Paradiso perduto, il “Centro del mondo”. È possibile che queste ipotesi siano vicine alla realtà. Il rilievo assunto dall’assimilazione dei <em>Templaisen </em>con i “Cavalieri del Graal” nella seconda parte del romanzo, dopo le indicazioni sul ruolo centrale di Gahmuret e dell’Islam, è troppo circostanziato, attento ai particolari e alle funzioni simboliche perché si possa pensare ad una semplice casualità. Pur in un linguaggio criptico, come se i vari <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> dovessero essere compresi solamente da una esigua <em>èlite</em>, l’assimilazione fatta da Wolfram fra i Cavalieri del Graal e i Templari sembra indicare una direzione precisa, un enigmatico legame fra la realtà storica dei Cavalieri-monaci e il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, attorno allo sfondo dottrinale incentrato nella “cerca” di una misteriosa Pietra sacra “caduta dal cielo”, a poco a poco emerge il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di un “Luogo sacro” dal quale s’irradia la Luce del Graal, un specie di “Tabernacolo radiante” posto <em>in medio mundi</em> e protetto da una speciale Confraternita di Cavalieri. E d’altronde, la stessa espressione <em>Templaisen von Munsalvaetsche</em> non è l’equivalente esatto dell’attribuzione più famosa dei Templari, “Custodi della Terra Santa” ?</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato con la cortese concessione della Redazione di “Arthos” e dell’Autore.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfram-von-eschenbach-e-i-custodi-del-graal.html' addthis:title='Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il passaggio delle acque</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 10:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viaggio può essere compiuto sia risalendo la corrente verso la sorgente delle acque, sia attraversando il fiume verso l'altra riva, sia infine discendendo la corrente verso il mare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-passaggio-delle-acque.html' addthis:title='Il passaggio delle acque '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_7996" class="wp-caption alignright" style="width: 199px"><img class="size-medium wp-image-7996" title="Hieronymus Bosch, San Cristoforo, olio su tavola, 1496 circa. Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/san-cristoforo-bosch-189x300.jpg" alt="Hieronymus Bosch, San Cristoforo, olio su tavola, 1496 circa. Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam." width="189" height="300" /><p class="wp-caption-text">Hieronymus Bosch, San Cristoforo, olio su tavola, 1496 circa. Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ananda K. Coomaraswamy ha segnalato che, sia nel buddhismo sia nel brahmanesimo, la &#8220;Via del Pellegrino&#8221;, rappresentata come un &#8220;viaggio&#8221;, può essere messa in rapporto con il fiume simbolico della vita e della morte in tre modi: il viaggio può essere compiuto sia risalendo la corrente verso la sorgente delle acque, sia attraversando il fiume verso l&#8217;altra riva, sia infine discendendo la corrente verso il mare. Com&#8217;egli fa notare molto giustamente, quest&#8217;uso di diversi <a title="simbolismi" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismi</a>, contrari solo in apparenza ma aventi in realtà un medesimo significato spirituale, si accorda con la natura stessa della metafisica, che non è mai &#8220;sistematica&#8221;, pur essendo sempre perfettamente coerente; bisogna quindi fare solo attenzione al senso preciso nel quale il simbolo del fiume, con la sua sorgente, le sue rive e la sua foce, deve essere inteso in ciascun caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo caso, quello della <em>risalita della corrente</em>, è forse per certi riguardi il più notevole, poiché bisogna allora concepire il fiume come se si identificasse con l&#8217;Asse del Mondo: è il &#8220;fiume celeste&#8221; che scende verso la terra e che nella tradizione indù è designato con nomi come quelli di <em>ganga</em> e di <em>saraswati</em>, che sono propriamente i nomi di certi aspetti della Shakti. Nella Cabala ebraica questo <em>fiume della vita</em> trova la sua corrispondenza nei <em>canali</em> dell&#8217;albero sefirotico, per mezzo dei quali le influenze del &#8220;mondo di su&#8221; vengono trasmesse al &#8220;mondo di giù&#8221; e che sono anche in relazione diretta con la <em>shekinah</em>, che equivale in fondo alla Shakti; vi si parla anche delle acque che <em>scorrono verso l&#8217;alto</em>, espressione del ritorno verso la sorgente celeste, rappresentato allora non proprio dalla risalita della corrente, ma da una inversione della direzione della corrente stessa. In ogni modo, si tratta sempre di un &#8220;capovolgimento&#8221;, che d&#8217;altra parte, come nota Coomaraswamy, era raffigurato nei riti vedici dal capovolgimento del palo sacrificale, altra immagine dell&#8217;&#8221;Asse del mondo&#8221;; dal che si vede immediatamente come tutto ciò si leghi strettamente al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> dell&#8217;albero rovesciato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tradizione-e-le-tradizioni/900" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5568" style="margin: 10px;" title="tradizione-tradizioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tradizione-tradizioni.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Si può notare ancora come tutto questo presenti tanto una somiglianza quanto una differenza con il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> dei quattro fiumi del Paradiso terrestre: questi ultimi scorrono orizzontalmente sulla superficie della terra, e non verticalmente secondo la direzione assiale; ma essi hanno la loro sorgente ai piedi dell&#8217;&#8221;Albero della Vita&#8221; che naturalmente è anche l&#8221;Asse del Mondo&#8221;, e così pure l&#8217;albero sefirotico della Cabala. Si può dunque dire che le influenze celesti, le quali scendono attraverso l&#8221;Albero della Vita&#8221; e arrivano così al centro del mondo terrestre, si diffondono poi in esso secondo questi quattro fiumi oppure sostituendo l&#8217;&#8221;Albero della Vita&#8221; con il <em>fiume celeste</em>, si può dire che questo, arrivando a terra, si divide e scorre secondo le direzioni dello spazio. In tali condizioni, si potrà considerare che la &#8220;risalita della corrente&#8221; si effettui in due fasi: la prima, sul piano orizzontale, conduce al centro di questo mondo; la seconda, a partire di là, si compie verticalmente secondo l&#8217;asse, ed era quest&#8217;ultima a essere considerata nel caso precedente; aggiungiamo che, dal punto di vista iniziatico, queste due fasi successive hanno la loro corrispondenza nei rispettivi ambiti dei &#8220;piccoli misteri&#8221; e dei &#8220;grandi misteri&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo caso, quello del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> della traversata da una riva all&#8217;altra, è probabilmente più noto e più comune; il &#8220;passaggio del ponte&#8221; che può anche essere quello di un guado, si ritrova in quasi tutte le tradizioni e anche, in special modo, in certi rituali iniziatici; la traversata può anche effettuarsi su una zattera o in una barca, il che si ricollega allora al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> universale della navigazione. Il fiume che si deve così attraversare è più in particolare il <em>fiume della morte</em>; la riva da cui si parte è il mondo soggetto al cambiamento, cioè l&#8217;ambito dell&#8217;esistenza manifestata (considerata il più delle volte particolarmente nel suo stato umano e corporeo, poiché da questo dobbiamo in effetti partire), e l&#8217;&#8221;altra riva&#8221; è il <em>nirvana</em>, lo stato dell&#8217;essere definitivamente liberato dalla morte. Per quanto concerne infine il terzo caso, quello della &#8220;discesa della corrente&#8221;, l&#8217;Oceano vi deve essere considerato non come una distesa di acqua da attraversare, bensì come la meta da raggiungere, quindi come rappresentazione del <em>nirvana</em>; il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle due rive è qui allora diverso da quello di poco fa, e fornisce anche un esempio del doppio senso dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a>, poiché non si tratta più di passare dall&#8217;una all&#8217;altra riva, ma di evitarle ugualmente entrambe: esse sono rispettivamente il &#8220;mondo degli uomini&#8221;e il &#8220;mondo degli dei&#8221;, o ancora le condizioni &#8220;microcosmiche&#8221; e &#8220;macrocosmiche&#8221;. Per giungere allo scopo vi sono anche altri pericoli da evitare nella corrente stessa; essi sono simboleggiati in particolare dal coccodrillo che si tiene &#8220;controcorrente&#8221;, il che implica che il viaggio si effettui nel senso di quest&#8217;ultima; tale coccodrillo, alle cui mascelle aperte si tratta di sfuggire, rappresenta la <em>morte</em> e come tale è il <em>guardiano della porta</em>, raffigurata allora dalla foce del fiume (che si dovrebbe più esattamente considerare, come dice Coomaraswamy, come una <em>bocca</em> del mare nella quale il fiume si riversa).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti da <em>Simboli della scienza sacra</em> (ed. Adelphi).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-passaggio-delle-acque.html' addthis:title='Il passaggio delle acque ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 09:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il paesaggio simbolico ci introduce nell'estate trionfante di cui San Giovanni è la fontana di vita: Midsummer Day, giorno di mezza estate, di quell'estate che nelle terre intorno al polo, da dove sono giunti i popoli indo-europei, dura due mesi con il sole che non tramonta mai.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/san-giovanni-e-il-paesaggio-dellanno.html' addthis:title='San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">Parallelamente al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle porte solstiziali ce n&#8217;è un altro che disegna lo scorrere dell&#8217;anno in uno spazio simbolico, secondo il quale dai Pesci al Toro si estende il lago di fuoco dell&#8217;aurora, il Toro pascola sui verdi prati di un paesaggio montano, Gemelli e Leone sono castelli di due montagne fra le quali si estende con il Cancro la chioma dell&#8217;Albero del mondo, sede della Grande Madre munita di corna. La Vergine abita in una bella abitazione; e dalla Bilancia all&#8217;Aquario si estende la valle dominata dall&#8217;Albero del morti e che giunge fino al solstizio d&#8217;inverno dove la Grande Madre appare come filatrice, ovvero come Parca.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7673" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/calendario1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Attraverso questo paesaggio cosmico [...] si svolge sia l&#8217;anno sia la vita umana che comincia, spiega Schneider, con la nascita nella zona &#8220;melmosa&#8221; e impura del pericolo e della malattia. «La culla del bambino, sempre attorniata dagli spiriti del morti, si trova in una laguna al margine dell&#8217;oceano settentrionale (Oceano dei morti, Aquario). Fino al raggiungimento della maturità sessuale il bambino equivale a un morto vivente (Pesci). La giovinezza si svolge sui colli sognanti del tempo che precede la primavera, nell&#8217;oriente dove arde senza fiamma il mare di fuoco. Ma solo con la luce della prima aurora (Ariete) il giovane freme d&#8217;un lieve presentimento del lago di fuoco. Il periodo di digiuno e il fidanzamento cadono nella zona delle prime colline solatie. Solo allora l&#8217;uomo raggiunge il primo altopiano dove, su un prato verdeggiante, scintilla quel lago dal fondo del quale rintrona una delle bocche del drago che erutta fuoco (Toro). Nell&#8217;ardore giovanile l&#8217;uomo rivolge il suo passo verso il castello sudorientale della montagna dov&#8217;egli raggiunge il pieno possesso della propria forza e guarda fiducioso verso il mezzogiorno del tempo. Poi egli riprende il suo cammino: mentre il sole raggiunge il suo apogeo, egli percorre la sella collinosa attraverso la quale giungerà al palazzo sulla cima della montagna antistante. Dopo essersi ristorato alla fonte gorgogliante del giorno di San Giovanni egli scala questa seconda montagna dall&#8217;alto della quale, con lieve senso d&#8217;angoscia, cerca di abbracciare con lo sguardo il tempo di occidente che si accinge a percorrere. Nel frattempo è giunta l&#8217;ora della discesa. Uomo maturo, egli lascia la montagna e volge i suoi passi verso la valle. Là riconosce nel pomeriggio di un autunno senza sogni la bellezza del mondo, ed ora i suoi anni fluiscono più veloci nel rosso fiammeggiare della sera calante. Ancora una volta gli viene concessa, per breve tempo, una seconda giovinezza finché nel freddo vento della sera l&#8217;incerta mano prende a tremargli&#8230; Viene novembre. Tranquillo egli riconosce il cacciatore appostato al margine del bosco: ode il sibilar della freccia e l&#8217;abbaiare del cane che vede l&#8217;approssimarsi della sua morte. Poi tutto si fa scuro e tranquillo. Una barca lo accoglie e lo trasporta all&#8217;isola del morti, a meno che un fedele delfino non lo riporti ancora sulla terra».</p>
<p style="text-align: justify;">Il paesaggio simbolico ci introduce nell&#8217;estate trionfante di cui San Giovanni è la fontana di vita: <em>Midsummer Day</em>, giorno di mezza estate, di quell&#8217;estate che nelle terre intorno al polo, da dove sono giunti i popoli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indo-europei</a>, dura due mesi con il sole che non tramonta mai. Questo &#8220;trionfo del Sole&#8221;, che si sposa al solstizio, secondo l&#8217;antica mitologia babilonese, con la Luna ovvero con la Grande Madre cornuta, potrebbe offrire un&#8217;ulteriore chiave interpretativa, e forse la più antica, per leggere meglio le usanze e le leggende di San Giovanni di là dalle stratificazioni del secoli. In tale luce le acque, analoghe simbolicamente alla luna, sarebbero fecondate dall&#8217;astro nello sposalizio solstiziale, e serberebbero una energia benefica per gli uomini al pari delle erbe bagnate dalla rugiada nella notte magica. E i falò solstiziali, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> del Fuoco per eccellenza, avrebbero virtù sia purificatrici sia rigenerative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La solennità del santi Pietro e Paolo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di addentrarsi nell&#8217;estate, dove i riti pagani affiorano prepotentemente nonostante l&#8217;accurata opera di cristianizzazione, occorre soffermarsi sulla solennità del santi Pietro e Paolo che, secondo una tradizione plurisecolare, avrebbero subito insieme il martirio il 29 giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">La data è attestata nel più antico calendario liturgico che ci è pervenuto, la <em>Depositio martyrum filocaliana</em>, dove si fa risalire al 258 (<em>Tusco et Basso consulibus</em>) la festa celebrata inizialmente nella località in Catacumbas, al terzo miglio della via Appia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/santi-ditalia/617" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7674" style="margin: 10px;" title="santi-ditalia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/santi-ditalia-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>In realtà i due apostoli morirono in date e luoghi diversi: Pietro crocifisso con la testa in basso nello stadio di Caracalla, presso il colle Vaticano, durante la persecuzione neroniana del 64, Paolo decapitato nel 67 perché era cittadino romano e non poteva subire la pena, considerata infamante, della crocifissione. Anche la data del 29 giugno per Pietro è improbabile perché la persecuzione cominciò dopo l&#8217;incendio divampato fra il 18 e il 27 luglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Margherita Guarducci, che l&#8217;ha fissata al 13 ottobre, ha spiegato sulla scia di uno studioso tedesco, Carl Erbes, perché fu scelto il 29 giugno per ricordare il martirio dei due apostoli. Nell&#8217;antica Roma si celebrava il 29 giugno, sul Quirinale, la festa di Quirino intorno al tempio del dio che Augusto aveva rifatto nel 16 a.C. Quirino, dio sabino, era stato assimilato a Romolo intorno all&#8217;inizio del secolo III a.C., quando le leggende sull&#8217;origine di Roma avevano cominciato ad assumere la struttura definitiva. &#8220;Fin da allora presumibilmente&#8221; spiega Dumézil &#8220;i dotti proposero le due contrastanti versioni di Quirino Romolo e di Quirino Sabino, e fin da allora queste due formule diedero origine a due orientamenti, a due usi politico-religiosi di Quirino. Prima dell&#8217;intervento dei Giulii, che fecero diventare ufficiale l&#8217;identificazione Quirino Romolo, né l&#8217;una né l&#8217;altra delle concezioni di Quirino era riuscita ad eliminare la rivale e a superare il livello delle opinioni probabili&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma con i poeti dell&#8217;età augustea la figura di Quirino Romolo prevale sull&#8217;altra, come testimonia Ovidio e più tardi Plutarco riferendo la versione favorita dalla gens Julia, la quale pretendeva di essere originaria di Alba con l&#8217;antenato leggendario Proculo Giulio. Narra Plutarco che dopo la scomparsa di Romolo si era diffusa la voce che il fondatore di Roma fosse stato ucciso dai nobili. «Le cose erano giunte a questo punto&#8230; quando un patrizio, il primo forse per nobiltà di natali e stimato universalmente per la sua dirittura, nonché amico fidato dello stesso Romolo, un colono venuto da Alba, di nome Giulio Proculo, si presentò in mezzo al Foro e lì davanti a tutti, tenendo una mano sulle reliquie più sacre, disse: &#8220;O Romani, lo giuro: mentre venivo qui, Romolo mi è apparso e mi è venuto incontro, bello e grande come mai prima di allora l&#8217;avevo visto, rivestito di armi luminose e abbaglianti. Sconvolto dall&#8217;apparizione gli domando: O re, che fai o hai in animo di fare per lasciare i patrizi esposti ad accuse false e malevoli, e la città tutta immersa in un dolore senza fine per la perdita del suo padre? Egli mi rispose: agli dèi, o Proculo, dai quali provengo, piacque che io rimanessi tra gli uomini soltanto tanto tempo quanto ci fui e che, fondata una città destinata a grande imperio e gloria, di nuovo tornassi in cielo. Ma fatti animo, và a dire ai Romani che se coltiveranno la moderazione e il valore giungeranno al più alto grado di potenza concesso ai mortali. Io sarò il vostro dio protettore, Quirino&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;">Fino all&#8217;uccisione di Remo, Romolo presenta un tratto dominante: è un gemello inseparabile dal fratello, come testimonia anche la celebre Lupa conservata in Campidoglio. Sicché, secondo la tesi della Guarducci, la festa del 29 giugno aveva la funzione di celebrare i due gemelli ancora uniti nella fondazione di Roma: &#8220;Lo dimostra un frammento di rilievo storico, oggi conservato nel museo delle Terme, che rappresenta Romolo e Remo assistiti da vari personaggi divini ed eroici mentre osservano il volo augurale degli avvoltoi che precedette, secondo l&#8217;antica leggenda, la nascita di Roma sul Palatino&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I cristiani si ispirarono alla festa per trasfigurarla nella solennità dei due apostoli considerati i fondatori della nuova Roma. In occasione del 29 giugno papa Leone Magno, verso la metà del secolo V, si rivolgeva nel sermone in onore del santi Pietro e Paolo a Roma personificata e le ricordava che gli apostoli le avevano portato il Vangelo di Cristo trasformandola da &#8220;maestra di errore&#8221; in &#8220;discepola di verità&#8221;. «Quelli sono i santi padri tuoi e i veri pastori che ti fondarono molto meglio e molto più felicemente di coloro per opera del quali fu stabilita la prima fondazione delle tue mura», spiegava rammentando che Romolo aveva macchiato la città col sangue fraterno.</p>
<p style="text-align: justify;">La solennità dei santi Pietro e Paolo è il più antico esempio di trasfigurazione di una festa romana in festa cristiana, precedente persino il Natale. «Appare altresì probabile», osserva la Guarducci, «che a questo culto abbia dato impulso l&#8217;idea della <em>Concordia Apostolorum</em>, un&#8217;idea che alla fine del secolo raggiunse il suo pieno e trionfale sviluppo».</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti dal libro <a title="Calendario" href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><em>Calendario</em></a> (Rusconi, 1993).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/san-giovanni-e-il-paesaggio-dellanno.html' addthis:title='San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le &#8220;pôle&#8221; et le siège hyperboréen</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 21:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chapitre 4 de la deuxime parte de la Révolte contre le monde moderne de Julius Evola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-pole-et-le-siege-hyperboreen.html' addthis:title='Le &#8220;pôle&#8221; et le siège hyperboréen '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7057" style="margin: 10px;" title="artide" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/artide-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" />Il importe d&#8217;examiner maintenant un attribut particulier de l&#8217;âge primordial, qui permet de rattacher à celui-ci des représentations historico-géographiques assez précises. Nous avons déjà parlé du <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> du «pôle», l&#8217;île ou la terre ferme, représentant la stabilité spirituelle opposée à la contingence des eaux et servant de résidence à des hommes transcendants, à des héros et à des immortels, de même que la montagne, l&#8217;«altitude» ou la contrée suprême, avec les significations olympiennes qui leur sont associées, s&#8217;unirent souvent, dans les traditions antiques, au <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> «polaire» , appliqué au centre suprême du monde et donc aussi à l&#8217;archétype de toute «domination» au sens supérieur du terme (1). Mais, en dehors de cet aspect symbolique, des données traditionnelles nombreuses et précises mentionnent le nord comme étant l&#8217;emplacement d&#8217;une île, d&#8217;une terre ou d&#8217;une montagne, emplacement dont la signification se confond avec celle du lieu du premier âge. Il s&#8217;agit donc d&#8217;une connaissance ayant une valeur à la fois spirituelle et réelle, du fait qu&#8217;elle s&#8217;applique à une situation où le <a title="symbole" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbole</a> et la réalité s&#8217;identifièrent, où l&#8217;histoire et la supra-histoire, au lieu d&#8217;apparaître comme des éléments séparés, transparurent, au contraire, l&#8217;une à travers l&#8217;autre. C&#8217;est là le point précis où l&#8217;on peut s&#8217;insérer dans les événements conditionnés par le temps.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2813200344/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2813200344"><img class="alignleft size-full wp-image-7056" title="revolte-contre-le-monde-moderne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/revolte-contre-le-monde-moderne.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Selon la tradition, à une époque de la haute préhistoire qui correspond à l&#8217;âge d&#8217;or ou de l&#8217;«être» , l&#8217;île ou terre «polaire» symbolique aurait été une région réelle située au septentrion, voisine de l&#8217;endroit où se trouve aujourd&#8217;hui le pôle arctique. Cette région était habitée par des êtres qui possédaient cette spiritualité non-humaine à laquelle correspondent, nous l&#8217;avons vu, les notions de «gloire», d&#8217;or, de lumière et de vie et qui fut évoquée plus tard par le <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> suggéré précisément par leur siège; ils constituèrent la race qui posséda en propre la tradition ouranienne à l&#8217;état pur et «un» et fut la source centrale et la plus directe des formes et des expressions variées que cette tradition revêtit chez d&#8217;autres races et d&#8217;autres civilisations (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Le souvenir de ce siège arctique fait partie des traditions de nombreux peuples, sous la forme soit d&#8217;allusions géographiques réelles, soit de <a title="symboles" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symboles</a> de sa fonction et de son sens originel, allusions et <a title="symboles" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symboles</a> souvent transposés &#8211; comme on le verra &#8211; sur un plan supra-historique, ou bien appliqués à d&#8217;autres centres susceptibles d&#8217;être considérés comme des reproductions de ce centre originel. C&#8217;est pour cette dernière raison que l&#8217;on constate souvent des interférences de souvenirs, donc de noms, de mythes et de localisations, où l&#8217;oeil exercé peut facilement discerner, toutefois, les éléments constitutifs. Il importe de relever tout particulièrement l&#8217;interférence du thème arctique avec le thème atlantique, du mystère du Nord avec le mystère de l&#8217;Occident. Le centre principal qui succéda au pôle traditionnel originel aurait été, en effet, atlantique. On sait que pour une raison d&#8217;ordre astrophysique correspondant à l&#8217;inclinaison de l&#8217;axe terrestre, les climats se déplacent selon les époques. Toutefois, d&#8217;après la tradition, cette inclinaison se serait d&#8217;ailleurs réalisée à un moment déterminé et en vertu d&#8217;une syntonie entre un fait physique et un fait métaphysique: comme un désordre de la nature reflétant un fait d&#8217;ordre spirituel. Quand Li-tseu (c.V) parle, sous une forme mythique, du géant Kung-Kung qui brise la «colonne du ciel», c&#8217;est à cet événement qu&#8217;on doit se référer. On trouve même, dans cette tradition, des allusions plus concrètes telles que celle-ci, où l&#8217;on constate toutefois des interférences avec des faits correspondant à des bouleversements ultérieurs: «Les piliers du ciel furent brisés. La terre trembla sur ses bases. Au septentrion les cieux descendirent toujours plus bas. Le soleil, la lune et les étoiles changèrent leur cours [<em>c'est-à-dire que leur cours parut changé du fait de la déclinaison survenue</em>]. La terre s&#8217;ouvrit et les eaux renfermées dans son sein firent irruption et inondèrent les différents pays. L&#8217;homme était révolté contre le ciel et l&#8217;univers tomba dans le désordre. Le soleil s&#8217;obscurcit. Les planètes changèrent leur cours [<em>selon la perspective déjà indiquée</em>] et la grande harmonie du ciel fut détruite» (3). De toute façon, le gel et la nuit éternelle ne descendirent qu&#8217;à un moment déterminé sur la région polaire. L&#8217;émigration qui en résulta marqua la fin du premier cycle et l&#8217;ouverture du second, le début de la seconde grande ère, le cycle atlantique.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140722/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140722" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7058" style="margin: 10px;" title="explorations" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/explorations.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Des textes aryens de l&#8217;Inde, comme les <em>Veda </em>et le <em>Mahâbhârata</em>, conservent le souvenir de la région arctique sous forme d&#8217;allusions astronomiques et de calendriers, qui ne sont compréhensibles que par rapport à cette région (4). Dans la tradition hindoue, le mot <em>dvîpa</em>, qui signifie textuellement «continent insulaire» est souvent employé, en réalité, pour désigner différents cycles, par transposition temporelle d&#8217;une notion spatiale (cycle &#8211; île). Or, on trouve dans la doctrine des <em>dvîpa </em>des références significatives au centre arctique, qui se trouvent mélangées toutefois avec d&#8217;autres données. La <em>çvetadvîpa</em>, ou «île de la splendeur», que nous avons déjà mentionnée, est localisée dans l&#8217;extrême septentrion et l&#8217;on parle souvent des <em>Uttarakura </em>comme d&#8217;une race originaire du Nord. Mais le <em>çvetadvîpa </em>de même que le <em>kura </em>font partie du <em>jambu-dvîpa</em>, c&#8217;est-à-dire du «continent insulaire polaire», qui est le premier des différents <em>dvîpa</em> et, en même temps, leur centre commun. Son souvenir se mêle à celui du <em>saka-dvîpa</em>, situé dans la «mer blanche» ou «mer de lait» , c&#8217;est-à-dire dans la mer arctique. Il ne s&#8217;y serait pas produit de déviation par rapport à la norme ni à la loi d&#8217;en-haut: quatre castes, correspondant à celles dont nous avons déjà parlé, y vénérèrent Vishnu sous sa forme solaire, qui l&#8217;apparente à l&#8217;Apollon hyperboréen (5). Selon le <em>Kurma-purâna </em>le siège de ce Vishnu solaire, ayant pour signe la «croix polaire», c&#8217;est-à-dire la croix gammée ou <em>svastika</em>, coïncide, elle aussi, avec le <em>çveta-dvîpa</em>, dont on dit dans le <em>Padmapurâna</em>, qu&#8217;au-delà de tout ce qui est peur et agitation samsârique, il est la résidence des grands ascètes, <em>mahâyogî</em>, et des «fils de Brahman» (équivalents des «hommes transcendants» habitant dans le nord, dont il est question dans la tradition chinoise): ils vivent près de Hari, qui est Vishnu représenté comme «le Blond» ou «le Doré», et près d&#8217;un trône symbolique «soutenu par des lions, resplendissant comme le soleil et rayonnant comme le feu». Ce sont des variantes du thème de la «terre du Soleil». Sur le plan doctrinal, on trouve un écho de ce thème dans le fait, déjà mentionné, que la voie du <em>deva-yâna </em>qui, contrairement à celle du retour aux mânes ou aux Mères, conduit à l&#8217;immortalité solaire et aux états super-individuels de l&#8217;être, fut appelée la voie du nord: en sanskrit, nord, <em>uttara</em>, signifie également la «région la plus élevée» ou «suprême» et l&#8217;on appelle <em>uttarâyana</em>, chemin septentrional, le parcours du soleil entre les solstices d&#8217;hiver et d&#8217;été, qui est précisément une voie «ascendante» (6).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140021/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140021"><img class="alignleft size-full wp-image-7059" title="larc-et-la-massue" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/larc-et-la-massue.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Des souvenirs encore plus précis se conservèrent chez les Aryens de l&#8217;Iran. La terre originelle des Aryens, créée par le dieu de lumière, la terre où se trouve la «gloire», où, symboliquement, serait «né» aussi Zarathoustra, où le roi solaire Yima aurait rencontré Ahura Mazda, est une terre de l&#8217;extrême septentrion. Et l&#8217;on garde le souvenir précis de la congélation. La tradition rapporte que Yima fut averti de l&#8217;approche «d&#8217;hivers fatals» (7) et qu&#8217;à l&#8217;instigation du dieu des ténèbres, surgit contre l&#8217;Arianem Vaêjô le «serpent de l&#8217;hiver». Alors «il y eut dix mois d&#8217;hiver et deux d&#8217;été», il y eut «le froid pour les eaux, le froid pour la terre, le froid pour la végétation. L&#8217;hiver s&#8217;y abattit avec ses pires calamités» (8). Dix mois d&#8217;hiver et deux d&#8217;été: c&#8217;est le climat de l&#8217;Arctique.</p>
<p style="text-align: justify;">La tradition nordico-scandinave, de caractère fragmentaire, présente divers témoignages confusément mêlés, où l&#8217;on peut néanmoins trouver la trace de souvenirs analogues. L&#8217;Asgard, la résidence d&#8217;or primordiale des Ases, est localisé dans le Mitgard, la «Terre du Milieu». Cette terre mythique fut identifiée à son tour soit au Gardarike, qui est une région presque arctique, soit à l&#8217;«île verte» ou «terre verte» qui, bien qu&#8217;elle figure dans la cosmologie comme la première terre sortie de l&#8217;abîme Ginungagap, n&#8217;est peut-être pas sans rapport avec le Groënland &#8211; le <em>Grünes Land</em>. Le Groënland, comme son nom même paraît l&#8217;indiquer, semble avoir présenté, jusqu&#8217;au temps des Goths, une riche végétation et ne pas avoir été encore atteint par la congélation. Jusqu&#8217;au début du <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Moyen Age</a>, l&#8217;idée subsista que la région du nord avait été le berceau de certaines races et de certains peuples (9). D&#8217;autre part, les récits eddiques relatifs à la lutte des dieux contre le destin, <em>rök</em>, qui finit par frapper leur terre &#8211; récits dans lesquels des souvenirs du passé interfèrent avec des thèmes apocalyptiques &#8211; peuvent être considérés comme des échos du déclin du premier cycle. Or, on retrouve ici, comme dans le <em>Vendîdâd</em>, le thème d&#8217;un terrible hiver. Au déchaînement des natures élémentaires s&#8217;ajoute l&#8217;obscurcissement du soleil; le <em>Gylfaginning </em>parle de l&#8217;épouvantable hiver qui précède la fin, de tempêtes de neige qui empêchent de jouir des bienfaits du soleil. «La mer se lève en tempête et engloutit la terre; l&#8217;air devient glacial et le vent accumule des masses de neige» (10).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867142873/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867142873"><img class="alignright size-full wp-image-7060" title="thulé" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/thulé.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dans la tradition chinoise, la région nordique, le pays des «hommes transcendants» s&#8217;identifie souvent au pays de la «race aux os mous». A propos d&#8217;un empereur de la première dynastie il est question d&#8217;une contrée située au nord de la mer du Nord, illimitée, sans intempéries, avec une montagne (Hu-Ling) et une fontaine symboliques, contrée appelée «extrême Nord» et que Mu, autre type impérial, (11) quitta avec beaucoup de regret. Le Tibet conserve pareillement le souvenir de Tshang Chambhala, la mystique «Cité du Nord», la Cité de la «paix», présentée également comme une île où &#8211; de même que Zarathoustra de l&#8217;<em>aryanem vaêjo </em>-serait «né» le héros Guésar. Et les maîtres des traditions initiatiques tibétaines disent que les «chemins du Nord» conduisent le <em>yogî </em>vers la grande libération (12).</p>
<p style="text-align: justify;">En Amérique, la tradition constante relative aux origines, tradition qu&#8217;on retrouve jusqu&#8217;au Pacifique et la région des Grands Lacs, parle de la terre sacrée du «Nord lointain», située près des «grandes eaux», d&#8217;où seraient venus les ancêtres des Nahua, des Toltèques et des Aztèques. Ainsi que nous l&#8217;avons dit, le nom d&#8217;Aztlan, qui désigne le plus communément cette terre, implique aussi &#8211; comme le <em>çveta-dvîpa </em>hindou &#8211; l&#8217;idée de blancheur, de terre blanche. Or, les traditions nordiques gardent le souvenir d&#8217;une terre habitée par des races gaéliques, voisine du golfe du Saint-Laurent, appelée «Grande Irlande» ou <em>Hvitramamaland</em>, c&#8217;est-à-dire «pays des hommes blancs», et les noms de Wabanikis et Abenikis, que les indigènes portent dans ces régions, viennent de Wabeya, qui signifie «blanc» (13). Certaines légendes de l&#8217;Amérique centrale mentionnent quatre ancêtres primordiaux de la race Quiché qui cherchent à atteindre Tulla, la région de la lumière. Mais ils n&#8217;y trouvent que le gel; le soleil n&#8217;y apparaît pas. Alors ils se séparent et passent dans le pays des Quichés (14). Cette Tulla ou Tullan, patrie d&#8217;origine des Toltèques, qui en tirèrent probablement leur nom, et appelèrent également Tolla le centre de l&#8217;Empire qu&#8217;ils fondèrent plus tard sur le plateau du Mexique, représentait aussi la «Terre du Soleil». Celleci, il est vrai, est parfois localisée à l&#8217;est de l&#8217;Amérique, c&#8217;est-à-dire dans l&#8217;Atlantique; mais cela est vraisemblablement dû au souvenir d&#8217;un siège ultérieur (auquel correspond peut-être plus particulièrement l&#8217;Aztlan), qui reprit, pendant un certain temps, la fonction de la Tulla primordiale lorsque le gel se mit à régner et que le soleil disparut (15). Tulla correspond manifestement à la Thulé des Grecs, bien que ce nom, pour des raisons d&#8217;analogie, ait servi à désigner également d&#8217;autres régions.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140056/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140056"><img class="alignleft size-full wp-image-7061" title="julius-evola-homme-oeuvre" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/julius-evola-homme-oeuvre1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Selon les traditions gréco-romaines, Thulé se serait trouvée dans la mer qui porte précisément le nom du dieu de l&#8217;âge d&#8217;or, <em>Mare Cronium</em>, et correspond à la partie septentrionale de l&#8217;Atlantique (16). C&#8217;est dans cette même région que des traditions plus tardives situèrent les îles qui, sur le plan du <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> et de la supra-histoire, devinrent les îles Fortunées et les îles des Immortels (17), ou l&#8217;île Perdue, qui, ainsi que l&#8217;écrivait Honorius Augustodumensis au XIIe siècle, «se cache à la vue des hommes, est parfois découverte par hasard, mais devient introuvable dès qu&#8217;on la cherche». Thulé se confond donc soit avec le pays légendaire des Hyperboréens, situé dans l&#8217;extrême nord (18), d&#8217;où les souches achéennes originelles apportèrent l&#8217;Apollon delphique, soit avec l&#8217;île Ogygie, «nombril de la mer», qui se trouve loin sur le vaste océan (19) et que Plutarque situe en effet au nord de la (Grande) Bretagne, près du lieu arctique où demeure encore, plongé dans le sommeil, Chronos, le roi de l&#8217;âge d&#8217;or, où le soleil ne disparaît qu&#8217;une heure par jour pendant tout un mois et où les ténèbres, durant cette unique heure, ne sont pas épaisses, mais ressemblent à un crépuscule, exactement comme dans l&#8217;Arctique (20).</p>
<p style="text-align: justify;">La notion confuse de la nuit claire du nord contribua d&#8217;ailleurs à faire concevoir la terre des Hyperboréens comme un lieu de lumière sans fin, dépourvu de ténèbres. Cette représentation et ce souvenir furent si vifs, qu&#8217;il en subsista un écho jusque dans la romanité tardive. La terre primordiale ayant été assimilée à la Grande-Bretagne, on dit que Constance Chlore s&#8217;avança jusque-là avec ses légions, moins pour y cueillir les lauriers de la gloire militaire, que pour atteindre la terre «plus voisine du ciel et plus sacrée» , pour pouvoir contempler le père des dieux &#8211; c&#8217;est-àdire Chronos &#8211; et pour jouir d&#8217;«un jour presque sans nuit», c&#8217;est-à-dire pour anticiper ainsi sur la possession de la lumière éternelle propre aux apothéoses impériales (21). Et même lorsque l&#8217;âge d&#8217;or se projeta dans l&#8217;avenir comme l&#8217;espérance d&#8217;un nouveau saeculum, les réapparitions du symbole nordique ne manquèrent pas. C&#8217;est du nord &#8211; <em>ab extremis finibus</em><br />
<em> plagae septentrionalis </em>- qu&#8217;il faudra attendre, par exemple, selon Lactance (22), le Prince puissant qui rétablira la justice après la chute de Rome. C&#8217;est dans le nord que «renaîtra» le héros tibétain, le mystique et invincible Guésar, pour rétablir un règne de justice et exterminer les usurpateurs (23).</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;est à Shambala, ville sacrée du nord, que naîtra le Kalki-avatara, celui qui mettra fin à l&#8217;«âge sombre». C&#8217;est l&#8217;Apollon hyperboréen, selon Virgile, qui inaugurera un nouvel âge de l&#8217;or et des héros sous le signe de Rome (24). Et l&#8217;on pourrait multiplier les exemples.</p>
<p style="text-align: justify;">Ayant précisé ces points essentiels, nous ne reviendrons pas sur cette manifestation de la loi de solidarité entre causes physiques et causes spirituelles, dans un domaine où l&#8217;on peut pressentir le lien intime unissant ce qui, au sens le plus large, peut s&#8217;appeler «chute» &#8211; à savoir la déviation d&#8217;une race absolument primordiale &#8211; et la déclinaison physique de l&#8217;axe de la terre, facteur de changements climatiques et de catastrophes périodiques pour les continents. Nous observerons seulement que c&#8217;est depuis que la région polaire est devenue déserte, qu&#8217;on peut constater cette altération et cette disparition progressives de la tradition originelle qui devaient aboutir à l&#8217;âge de fer ou âge obscur, <em>kali-yuga</em>, ou «âge du loup» (<em>Edda</em>), et, à la limite, aux temps modernes proprement dits.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notes</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Cf. GUENON, <em>Le Roi du Monde</em>, cit., cc. III-IV. L&#8217;idée d&#8217;une montagne magnétique «polaire», située le plus souvent dans une île, a persisté sous des formes et avec des transpositions variées, dans des légendes chinoises, nordico-médiévales et islamiques. Cf. E. TAYLOR, <em>Primitive Culture</em>, London, 1920, v. I, pp. 374-5.</p>
<p style="text-align: justify;">(2) Au sujet de l&#8217;origine «polaire» de la vie en général, en tant qu&#8217;hypothèse «positive», cf. le remarquable essai de R. QUINTON, <em>Les deux pôles, foyers d&#8217;origine</em> (<em>Revue de métaph. et de mon.</em>, 1933, no 1). L&#8217;hypothèse d&#8217;une origine non boréale mais australe, qui est défendue ici, pourrait se relier aux traditions concernant la Lémurie; celles-ci se rattachent à un cycle trop lointain pour pouvoir être examinées ici.</p>
<p style="text-align: justify;">(3) <em>Apud </em>I. DONNELLY, <em>Atlantis, die vorsintflutliche Welt</em>, Essling, 1911, p. 299; M. GRANT, <em>La pensée chinoise</em>, Paris, 1950, pp. 176, 344-346. On peut rappeler que Platon lui-même relie aux catastrophes mythiques, comme celle causée par Phaéton, un «cours changé des astres», c&#8217;est-à-dire l&#8217;aspect différent de la voûte céleste, dû au déplacement de la terre.</p>
<p style="text-align: justify;">(4) Cf. G.B. TILAK, <em>The Arctic Home in the Veda (A new key to the interpretation</em><em> of many Vedic texts and legends)</em>, Bombay, 1903.</p>
<p style="text-align: justify;">(5) Cf. <em>Vishnu-purâna</em>, lI, 2; 11, 1; lI, 4. Dans le <em>jambu-dvîpa </em>on trouve aussi l&#8217;arbre sacré Jambu, dont les fruits font disparaître la vieillesse et confèrent la santé, ainsi que le mont «polaire» en or. M.K. RÔNNKOW, <em>Some remarks on Çvetadvîpa</em> (Bull. orient. School, London, V, p. 253, sqq.); W.E. CLARK, <em>Sakadvîpa and Svetadvîpa</em> (<em>Journ. Amer. Orient. Society</em>, 1919, pp. 209-242).</p>
<p style="text-align: justify;">(6) Dans le rite hindou, le salut d&#8217;hommage aux textes traditionnels &#8211; <em>anjâli</em> -se fait en se tournant vers le nord (<em>Mânavadharmaçâstra</em>, II, 70) comme en souvenir de l&#8217;origine de la sagesse transcendantale qu&#8217;ils contiennent. C&#8217;est au nord qu&#8217;est attribuée au Tibet, de nos jours encore, l&#8217;origine d&#8217;une tradition spirituelle très lointaine dont les formes magiques Bôn semblent être les derniers restes dégénérescents.</p>
<p style="text-align: justify;">(7) <em>Vendîdâd</em>, II, 20.</p>
<p style="text-align: justify;">(8) <em>Vendîdâd</em>, I, 3-4. On peut trouver d&#8217;autres citations en notes dans la traduction de J. DARMESTETER, <em>Avesta</em>, (<em>Sacr. Books of the East</em>, v. IV), p. 5.</p>
<p style="text-align: justify;">(9) Cf. par ex. JORDANES, <em>Hist. Gotor.</em> (<em>Mon. Germ. hist.</em>, Auct. ant. V, 1; IV, 25): «<em>Sandza insula quasi of ficina gentium aut certe velut nationium</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">(10) <em>Hyndlalied</em>, 44. <em>Gylfjaginning</em>, 51 (il est également question d&#8217;un «hiver épouvantable» dans le <em>Vafthrûdhnismâl</em>, 44-45). La représentation eddique du nord comme l&#8217;obscur Niflheim, habité par des géants du gel (tout comme l&#8217;<em>ayrianem vaêjô </em>congelé put être considéré comme le siège des forces obscures de la contre-création d&#8217;<em>Angra</em><em> Mainyu</em>, qui sont sensées venir du nord pour lutter contre Zarathustra &#8211; <em>Vendîdâd</em>, XIX, 1) correspond vraisemblablement à une période où certaines races avaient déjà émigré vers le sud. L&#8217;interprétation du mythe eddique des origines n&#8217;est pas facile. Dans le gel qui arrête les fleuves du centre originel, clair et ardent, du Muspelsheim &#8211; qui «ne peut être foulé par personne qui ne soit de lui» (cf. GOLTHER, <em>Op. cit.</em>, p. 512) &#8211; et donna ensuite naissance aux géants ennemis des Ases, on peut voir, semble-t-il, le souvenir d&#8217;un événement analogue à celui dont il vient d&#8217;être question.</p>
<p style="text-align: justify;">(11) LI-TZE, C. V; cfr. c. III.</p>
<p style="text-align: justify;">(12) Cf. DAVID-NEEL, <em>Vie surhumaine de Guésar</em>, cit., pp. LXIII-LX.</p>
<p style="text-align: justify;">(13) Cf. BEAUVOIS, <em>L&#8217;Elysée des Mexicains, etc.</em>, cit., pp. 271-273, 319.</p>
<p style="text-align: justify;">(14) Cf. REVILLE, <em>Relig. du Mexique, etc.</em>, cit., pp. 238-239. Aux quatre ancêtres Quichés correspond probablement l&#8217;idée celtique de l&#8217;«Ile des quatre Seigneurs» et l&#8217;idée extrême-orientale de l&#8217;île lointaine de Ku-she, habitée par des hommes transcendants et par quatre Seigneurs (cf. GUENON, <em>Roi du Monde</em>, cit., pp. 71-72). <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> rappelle la division de l&#8217;ancienne Irlande en quatre royaumes, qui reproduit probablement la division propre «à une autre terre beaucoup plus septentrionale aujourd&#8217;hui inconnue, peut-être disparue» &#8211; et il remarque aussi la présence fréquente en Irlande, de ce qui, chez les Grecs, était l&#8217;Omphalos, c&#8217;est-à-dire le <a title="symbole" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbole</a> du «Centre» ou «Pôle». A quoi nous ajouterons que la «pierre noire du destin», qui désignait les rois légitimes et fit partie des objets mystiques apportés en Irlande par la race des Tuatha de Danann venus d&#8217;une terre atlantique ou nord-atlantique (cf. SQUIRE, <em>Myth.</em><em> of anc. Brit. and Irel.</em>, cit., p. 34) a essentiellement la même valeur de <a title="symbole" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbole</a> royal «polaire» dans le double sens de ce mot.</p>
<p style="text-align: justify;">(15) Cf. GUENON, <em>Op. cit.</em>, c. X, pp. 75-76 qui fait des observations pénétrantes sur la relation traditionnelle entre Thulé et la représentation de la Grande Ourse, qui se rattache au <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> polaire. Cf. aussi BEAUVOIS, <em>La Tulé primitive, berceau des</em><em> Papuas du nouveau monde </em>(<em>Museon</em>, X, 1891).</p>
<p style="text-align: justify;">(16) PLINE, <em>Hist. nat.</em>, IV, 30.</p>
<p style="text-align: justify;">(17) Cf. PLUTARQUE, <em>Delf. Orac.</em>, XVIII; PROCOPE, <em>Goth.</em>, IV, 20. Selon STRABON (<em>Geogr</em>., I, vi, 2) Thulé se trouvait à six jours de navigation au nord de la (Grande) Bretagne.</p>
<p style="text-align: justify;">(18) Cf. CALLIMAQUE, <em>Hym.</em>, IV, 281; PLINE, IV. 89; MARCIANUS CAPEL., VI, 664. Vers le 4^ siècle av. J.C., Hécatéo d&#8217;Abdire dit que la Grande-Bretagne fut habitée par les «Hyperboréens»; identifiés aux Protocoles, c&#8217;est à eux qu&#8217;est attribué le temple préhistorique, déjà mentionné, de Stonehenge (cf. H. HUBERT, <em>Les Celtes</em>, v. 1, p. 247).</p>
<p style="text-align: justify;">(19) <em>Odyss.</em>, I, 50; XII, 244. Ici également, en raison du rapport avec le jardin de Zeus et des Hespérides, on relève fréquemment des interférences évidentes avec le souvenir de la résidence atlantique ultérieure.</p>
<p style="text-align: justify;">(20) PLUTARQUE, <em>De facie in orbe lunae</em>, § 26. Plutarque dit qu&#8217;au-delà des îles, plus au nord, subsisterait encore la région dans laquelle Chronos, le dieu de l&#8217;âge d&#8217;or, dort sur un rocher brillant comme l&#8217;or même, où des oiseaux lui apportent l&#8217;ambroisie. Autres références dans E. BEAUVOIS, <em>L&#8217;Elysée transatlantique et l&#8217;Eden occidental</em>, «Rev. Hist. relig.», v. VII, 1883, pp. 278-279. Récemment, dans la région des glaces éternelles il semble que les expéditions du Canadien lenessen et des danois Rasmussen, Therkel et Birket-Smith soient arrivés à découvrir, sous les glaciers, des traces archéologiques d&#8217;une civilisation bien supérieure à celle des esquimaux; civilisation qui a été baptisée du nom de Thulé, bien qu&#8217;il s&#8217;agisse sûrement de traces beaucoup plus tardives. Cf. H. WIRTH, <em>Das Geheimnis von Arktis-Atlantis</em>, dans « Die Woche », no 35, 1931.</p>
<p style="text-align: justify;">(21) Cf. EUMENE, <em>Panegir. p. Costant. August.</em>, § 7, trad. Landriot-Rochet Autun, 1854, pp. 132-133. BEAUVOIS, <em>Op. cit.</em>, pp. 282-283, indique la possibilité qu&#8217;Ogygie, si on décompose le mot en deux racines gaéliques: <em>og </em>(jeune et sacré) et <em>iag </em>(île), se réfère à la «Terre sacrée de la jeunesse», à la <em>Tir na mBeo</em>, la «Terre des Vivants» des légendes nordiques, qui à son tour coïncide avec l&#8217;Avallon, terre d&#8217;origine des Tuatha de Danann.</p>
<p style="text-align: justify;">(22) LACTANCE, <em>Inst.</em>, VII, 16, 3. Ces allusions se poursuivent dans la <a title="littérature" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">littérature</a> mystique et hermétique ultérieure. En dehors de Boehme, nous citerons G. POSTEL, qui, dans son <em>Compendium Cosmographicum</em>, dit que le «paradis»- transposition mystico-théologique du souvenir de la patrie primordiale &#8211; se trouve sous le pôle arctique.</p>
<p style="text-align: justify;">(23) DAVID-NEEL, <em>Op. cit.</em>, pp. XLII, LVII, LX. (24) VIRGILE, <em>Eglogues</em>, IV, 5-10, sqq.</p>
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		<title>Il Carnevale e la Quaresima: significati tradizionali e retaggi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 18:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo G.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il ciclo dell'anno]]></category>
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		<description><![CDATA[Il significato simbolico tradizionale dell’antitesi tra il periodo del Carnevale ed quello della Quaresima è da ricollegare all’antitesi distruzione-rigenerazione che si esprime nel mito dell’eterno ritorno e dei cicli cosmici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-carnevale-e-la-quaresima-significati-tradizionali-e-retaggi.html' addthis:title='Il Carnevale e la Quaresima: significati tradizionali e retaggi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">Nel mondo moderno i processi di laicizzazione e materializzazione della vita dei popoli occidentali hanno portato ad un progressivo svuotamento di contenuto di molte festività o di particolari periodi dell’anno solare, che in passato rivestivano una grandissima importanza simbolica e spirituale e che invece oggi sono ridotte per lo più a mere occasioni consumistiche e commerciali, spesso sfruttate, quando è possibile, per concedersi “ponti” o vacanze varie approfittando della chiusura di scuole e uffici.</p>
<p style="text-align: justify;">Rientrano a pieno titolo in questo discorso anche il Carnevale e la Quaresima.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/quaresima-in-cammino-verso-la-pasqua/9207" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6924" style="margin: 10px;" title="quaresima" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/quaresima-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a>Il primo, per quel che ne rimane, a parte il folclore, la bellezza dei costumi e lo sfarzo dei festeggiamenti che caratterizza i principali Carnevali a livello internazionale, tra cui primeggiano senz’altro quelli italiani (si pensi al Carnevale di Venezia, di Viareggio o di Ivrea), è oggi essenzialmente un periodo di bagordi e festicciole, senza particolare significato se non quello di “divertirsi” (magari con droga ed alcool a fiumi) e di assistere a qualche gradevole spettacolo ed alle consuete sfilate in maschera per la gioia soprattutto dei bambini, ma nulla più. Del secondo, ormai, la maggior parte delle persone (eccezion fatta per i cattolici più tradizionalisti) ricorda a malapena l’esistenza, ignorandone comunque il valore intrinseco.</p>
<p style="text-align: justify;">In origine, però, si trattava di due periodi che rivestivano un profondo significato spirituale per la tradizione cristiana, e che già nelle civiltà pre-cristiane avevano assunto un’altrettanto importante valenza simbolica e sacra, su cui si tornerà più avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Di tutto ciò rimane oggi soltanto qualche traccia in alcune usanze, mantenute e praticate soprattutto nei comuni più piccoli, in provincia e nelle realtà rurali, in virtù di inconsci retaggi ancestrali.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Quaresima </strong>(dal latino <em>quadragesima dies</em>, quarantesimo giorno) è per antonomasia uno dei <em>tempi forti</em> che la Chiesa cattolica ed altre chiese cristiane celebrano lungo l&#8217;anno liturgico. È il periodo di quaranta giorni (in ricordo dei quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dopo il suo battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico <a href="#_ftn1">[1]</a>) che precede la celebrazione della Pasqua; tempo favorevole (2 <em>Cor </em>6,2) per la conversione, caratterizzato da un più attento e prolungato ascolto della Parola di Dio, dovrebbe essere finalizzato ad un profondo rinnovamento spirituale in preparazione della celebrazione della morte e resurrezione del Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">La celebrazione della Pasqua nei primi tre secoli della vita della Chiesa non prevedeva in realtà un periodo di preparazione. La comunità cristiana viveva infatti così intensamente il proprio impegno, fino alla testimonianza del martirio, da non sentire la necessità di un periodo di tempo per rinnovare la conversione già avvenuta col Battesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora nel IV secolo, l&#8217;unica settimana di digiuno era quella che precedeva la Pasqua.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ dalla prassi penitenziale sviluppatasi dal V secolo che deriva l’attuale lunghezza del periodo quaresimale. L&#8217;uso di iscrivere i peccatori alla <em>penitenza pubblica</em> quaranta giorni prima di Pasqua, determinò infatti la formazione di una <em>quadragesima</em> (quaresima) che cadeva nella VI Domenica prima di Pasqua. Dal momento, poi, che la Domenica non si celebravano riti penitenziali, si fissò questo atto al Mercoledì precedente: ogni Mercoledì era, infatti, giorno di digiuno. Nacque così il <em>Mercoledì delle Ceneri</em>, cosiddetto proprio perché in quel giorno venivano imposte le ceneri ai penitenti; il cammino di riconciliazione prevedeva anche l&#8217;utilizzo di un abito di sacco in segno della propria contrizione e del proprio impegno ascetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che desideravano essere riconciliati con Dio e con la Chiesa iniziavano pertanto il loro cammino di preparazione nella prima di queste Domeniche, che come detto verrà più tardi anticipata al Mercoledì immediatamente precedente (<em>Mercoledì delle Ceneri</em>), e lo concludevano la mattina del <em>Giovedì santo</em>, giorno in cui ottenevano la riconciliazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso la fine del V secolo, anche il periodo dal Mercoledì al Venerdì precedenti la Quaresima vera e propria vennero considerati come parte integrante di essa<a href="#_ftn2">2</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da questa fase cominciano a delinearsi anche le antiche tappe del <em>catecumenato</em>, che preparava al battesimo pasquale nella solenne veglia del Sabato Santo; infatti questo tempo battesimale si integrava con il tempo di preparazione dei penitenti alla riconciliazione del Giovedì santo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5226" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/calendario-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Gradualmente anche i semplici fedeli &#8211; ovvero quanti non erano catecumeni né pubblici penitenti &#8211; vennero associati a questo intenso cammino di ascesi e di penitenza per poter giungere alle celebrazioni pasquali con l&#8217;animo disposto ad una più autentica partecipazione, fino a giungere all’attuale configurazione del periodo quaresimale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto osservato, si può sottolineare come <strong>Battesimo</strong> e <strong>Penitenza</strong> siano i due misteri propri della Quaresima, che si presenta dunque come il tempo della grande convocazione di tutta la Chiesa perché si lasci purificare da Cristo suo sposo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di qui la fisionomia caratteristica delle domeniche di Quaresima, che rappresentano: la I, il digiuno e la tentazione di Gesù; la II, la trasfigurazione sul Tabor; la III, la IV e la V, i temi battesimali del Cristo acqua viva (racconto della Samaritana), luce (guarigione del cieco nato) e resurrezione (Lazzaro). Le ultime due settimane restano rivolte particolarmente alla contemplazione della Passione di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal VI secolo, infine, anche la settimana che precede la prima Domenica di Quaresima fu dedicata alla celebrazione pasquale. La Domenica con cui ha inizio questa settimana è la <em>Quinquagesima</em>, perché è il cinquantesimo giorno prima di Pasqua. Tra il VI e il VII secolo si costituì un ulteriore prolungamento con altre due Domeniche (<em>Sessagesima</em> e <em>Settuagesima</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Le opere della penitenza quaresimale dovrebbero consistere, oltre che in una preghiera più intensa ed assidua, nel <em>digiuno ecclesiastico</em> (che segna la partecipazione del corpo nel cammino di conversione e rinnovamento spirituale; attualmente è limitato al Mercoledì delle ceneri e al Venerdì santo) e nell’<em>astinenza dalle carni</em> (<em>magro</em>) il venerdì (si trattava in origine di un segno di povertà, essendo nell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/category/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> il pesce più economico che la carne: dovrebbe simboleggiare l&#8217;abbandono del lusso per vivere una vita più essenziale).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;occidente cristiano la Quaresima è tradizionalmente preceduta dalla celebrazione del <strong>Carnevale, </strong>parola<strong> </strong>che deriva dal latino <em>carnem levare</em>, &#8220;eliminare la carne&#8221;, poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo di festeggiamenti del Carnevale non è disciplinato dalla liturgia ufficiale, ma s’inserisce formalmente nel calendario festivo cristiano occupando lo spazio immediatamente precedente la Quaresima, a partire da una data variabile secondo le tradizioni locali (il Natale, l’Epifania<a href="#_ftn3">3</a>, la festa di S. Antonio del 17 gennaio, la Candelora del 2 febbraio). Suo termine ultimo è, nel rito romano, il <em>Martedì grasso </em>(salvo in alcuni contesti locali dove è prevista un’appendice nel primo periodo quaresimale)<em>, </em>giorno che precede simbolicamente proprio il <em>Mercoledì delle Ceneri</em> e l’inizio della Quaresima. Nel rito ambrosiano invece ha termine il sabato precedente la 1° domenica di Quaresima. Le cd. <em>Sante Quarantore</em> (o <em>Carnevale sacro</em>) si concludono la sera dell&#8217;ultima domenica di carnevale.</p>
<p style="text-align: justify;">Periodo di “gioia sfrenata”, il Carnevale si oppone alla Quaresima, periodo di “penitenza disciplinata”. E il confronto può continuare con la Pasqua, mettendo in antitesi la <em>settimana grassa</em> (dal giovedì grasso fino al martedì grasso) con la <em>settimana santa</em> (dalla Domenica delle Palme sino al Sabato Santo, seguita poi dalla Domenica pasquale di resurrezione e dal Lunedì dell’Angelo), e sottolineando anche l’aspetto della “contraffazione” della passione di Cristo (incoronato di spine e deriso come re dei Giudei) mediante la passione di un “re per burla”, che in molte tradizioni locali viene ucciso in effigie alla fine del Carnevale: infatti un folto gruppo di celebrazioni folcloristiche di questo periodo è imperniato sull’idea centrale della morte e sepoltura del Carnevale e sulla morte in sé stessa, ed il concetto del trapasso dal tripudio della vita alla fredda solitudine della morte diventa particolarmente icastica. Ad esempio, nelle celebrazioni che si tengono a Lerida, in Spagna, per tre giorni il personaggio che impersona il Carnevale domina da signore sulla folla tripudiante, ma l’ultimo giorno il carro del trionfo si muta in un tetro carro funebre, su cui giace il cadavere del Carnevale. Queste tradizioni sono ancora vive in Italia, nel Lazio ed in Abruzzo; all’estero in Spagna, Francia (Provenza e Normandia), Boemia, Moravia, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">I riti carnevaleschi propongono dunque un modo di comportamento incentrato sulla parodia, per contestare apparentemente i valori che informano una certa cultura, allo scopo di rilevare come il comportamento regolare sia all’opposto proprio quello fondato su quegli stessi valori. Ciò spiega come il Carnevale sia una rottura dell’ufficialità, con l’uso delle maschere, con le sue “contraffazioni”, che sono contestazioni buffonesche, e quindi vuote di senso, di quei valori che invece danno un senso alla cristianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso poi i cerimoniali carnevaleschi si sono nel tempo arricchiti di elementi tratti da altre tradizioni, usati comunque nella stessa funzione presso le culture originarie: si pensi al famoso carnevale di Rio de Janeiro, divenuto ormai essenzialmente un’attrazione turistica, in cui alle tradizioni europee si sono aggiunte quelle africane.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lunario/702" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6923" style="margin: 10px;" title="lunario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lunario.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Come detto, tanto il Carnevale quanto la Quaresima, come d’altronde tutti gli altri periodi particolari o le festività cristiane dell’anno (si pensi tra tutti al Natale) trovano interessanti riscontri in tradizioni pre-cristiane europee, le cui usanze ancora oggi persistono (sebbene, come si accennava, più che altro a livello di meri retaggi inconsapevoli), ad ulteriore dimostrazione dell’esistenza di determinati momenti e fasi dell’anno solare la cui valenza sacra, spirituale e simbolica è sempre stata riconosciuta dai popoli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/category/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, a prescindere dalle epoche e dalle civiltà che si sono succedute nel tempo. Ciò è un altro elemento di prova che consente di richiamare ad un’unità trascendente tutte le tradizioni e le religioni regolari manifestatesi nella storia entro determinati ambiti spazio-temporali.</p>
<p style="text-align: justify;">Le celebrazioni della Quaresima e della Pasqua cristiana, in primo luogo, possono trovare un riscontro nei lontani riti <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/category/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a> della morte e resurrezione delle divinità, propri alle culture dei popoli agricoli: si tratta delle <strong>feste del fuoco</strong>. Si tengono ancora oggi rituali molto simili, in corrispondenza del periodo quaresimale, laddove dal periodo in cui la terra sembra morta, nel riposo invernale, si passa ai primi tepori della primavera, durante i quali si assiste alla rinascita progressiva della natura. Il fuoco che si sprigiona dagli sterpi del falò e talora anche da un pupazzo di legno è un rivivificato ricordo del fuoco, il cui rituale anticamente doveva fugare ogni malanno dalle sementi nascoste sotto terra e propiziare raccolti abbondanti. Le celebrazioni cadono in particolare nella prima domenica di Quaresima o alla vigilia di Pasqua. L’usanza è tuttora diffusa fra molti popoli europei (Francia, Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo, Slesia, ecc.) con grande varietà di manifestazioni, ma sempre con assoluta aderenza al significato fondamentale<a href="#_ftn4">4</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i caratteri della celebrazione carnevalesca trovano precedenti significativi in altre festività pre-cristiane, in particolare nelle <em>dionisiache</em> greche e nei <em>saturnali</em> romani, che com’è noto erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell&#8217;ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza. Il senso di questa funzione ci è dato dalla comparazione con altre culture, nelle quali sono ugualmente rinvenibili riti di questo tipo (sia nel mondo antico europeo ed extraeuropeo, sia tra i primitivi contemporanei): si trattava di un disordine rituale temporaneo in vista di una solenne restaurazione ed esaltazione (per contrasto col rovesciamento precedente) dell’ordine permanente, assoluto ed immutabile perché di derivazione trascendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto osservato, è dunque piuttosto intuitivo dedurre che il significato simbolico tradizionale dell’antitesi tra il periodo del Carnevale (con tutte le sue appendici anticipatorie, a livello di manifestazioni folcloristiche e comportamentali, già nel periodo natalizio e nell’epifania: scambio dei doni, atmosfera ludica, senso di temporanea “smobilitazione” e quasi di sospensione del tempo, in vista della catartica rigenerazione col nuovo anno) ed il periodo della Quaresima, in linea con l’antitesi presente nel mondo antico tra il periodo delle dionisiache e dei saturnali rispetto al successivo ripristino dell’ordine, è più in generale da ricollegare all’antitesi distruzione-rigenerazione (rintracciabile a sua volta nella dualità tra morte e resurrezione del Cristo, punto di approdo finale della tensione spirituale quaresimale), che si esprime nel mito dell’eterno ritorno e dei cicli cosmici<a href="#_ftn5">4</a>.</p>
<div><strong>Note</strong>&nbsp;</p>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref1">1</a> Nella determinazione di tale durata ebbe grande peso anche il <em>significato simbolico del numero quaranta</em>, che ricorre nell&#8217;Antico e nel Nuovo Testamento molte volte. Nell’Antico Testamento si ricordano i quaranta giorni del diluvio universale (<em>Genesi </em>7,4.12.17;8,6), i quaranta giorni passati da Mosè sul monte Sinai (Esodo 24,18; Deuteronomio 9,9.11.18.25;10,10), i quaranta anni trascorsi da Israele nel deserto (<em>Deuteronomio </em>2,7: è il tempo della prova a cui YHWH sottopone il popolo di Israele, tempo di purificazione, tempo in cui rinasce una nuova generazione fedele a Dio), i quaranta giorni che impiegarono gli esploratori ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati (<em>Numeri </em>13,25), i quaranta giorni camminati dal profeta Elia per giungere al monte Oreb (<em>1Re </em>19,8), i quaranta giorni di tempo che, nella predicazione di Giona, Dio dà a Ninive prima di distruggerla (<em>Giona </em>3,4). Nel Nuovo Testamento si possono invece citare, oltre appunto ai quaranta giorni che Gesù passò nel deserto (<em>Matteo </em>4,2; <em>Marco </em>1,13; <em>Luca </em>4,2,), i quaranta giorni in cui Gesù ammaestrò i suoi discepoli tra la resurrezione e l&#8217;Ascensione (<em>Atti </em>1,3). Un altro riferimento significativo sono i quaranta anni trascorsi da Israele nel deserto (<em>Deuteronomio </em>2,7): è il tempo della prova a cui YHWH sottopone il popolo di Israele, tempo di purificazione, tempo in cui rinasce una nuova generazione fedele a Dio.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref2">2</a> Si dice abitualmente che la durata della Quaresima è di 40 giorni; in realtà il calcolo esatto arriva (nel rito romano) a 44 giorni. Alla fine del IV secolo, e ancora oggi nel rito ambrosiano, la Quaresima iniziava di domenica (un giorno), durava cinque settimane complete (5&#215;7=35 giorni) e si concludeva il giovedì della settimana santa (altri 4 giorni), per un totale di 40 giorni esatti. Poi alla fine del V secolo l&#8217;inizio venne anticipato al mercoledì precedente la prima domenica (altri 4 giorni), e furono inclusi il Venerdì Santo e il Sabato Santo nel computo della Quaresima: in tutto 46 giorni. Ciò era dovuto all&#8217;esigenza di computare esattamente 40 giorni di digiuno ecclesiastico prima della Pasqua, dato che nelle 6 domeniche di Quaresima non era (e non è) consentito digiunare. Con la riforma del Concilio Vaticano II il Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo ha riacquistato una sua autonomia liturgica, e il tempo di Quaresima termina nel rito romano con l&#8217;Ora Nona del Giovedì Santo. Per questo oggi la quaresima dura dal Mercoledì delle Ceneri fino al giovedì santo, per un totale di 44 giorni; i giorni di penitenza prima della Pasqua restano però ancora 40.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref3">3</a> Non a caso la festa dell’Epifania è salutata in vari paesi da manifestazioni di interesse folcloristico, quali accensioni di falò, elezioni di re per burla, ecc., che, come approfondito nel testo, si ritrovano per l’appunto nei riti carnevaleschi e che sono un retaggio dei saturnali romani e delle antiche feste del fuoco di matrice indoeuropea. I rituali dell’accensione del fuoco nel periodo dell’attuale Pasqua sono un ulteriore elemento significativo.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref4">4</a> In tal senso si può notare con interesse che anche nella data della Pasqua, calcolata in base alle fasi lunari e non certo arbitrariamente, “<em>già molto prima del cristianesimo, presso molti popoli, si celebrava il rito dell’ “<strong>accensione del fuoco</strong>”: elemento di cui si è già vista la relazione con molte tradizioni di tipo ‘solare’</em> ”. Inoltre, sempre prevalentemente nel giorno della Pasqua o della Pentecoste si svolgeva, in epoca medievale, il rito dell’ordinazione cavalleresca, rimandando all’idea di una “resurrezione” o “discesa dello Spirito”. Cfr. <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/category/sezioni/autori/julius-evola">J. Evola</a>, <em>Rivolta contro il mondo moderno, </em>p, 129, e nota 17.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">4</a> “<em>La volontà di rigenerazione si è espressa nel mito dell’eterno ritor­no, presente in quasi tutte le tradizioni, che narra della distruzione pe­riodica dell’universo e dell’umanità cui seguirà un nuovo universo e una nuova umanità. Questo ciclo potrebbe essere paragonato a un Grande Anno rispecchiato e simboleggiato da quello solare. Come il Grande Anno comincia con una creazione, continua con un’esistenza che è la storia del suo progressivo degenerare e si conclude con un ritorno al caos, così l’anno solare nasce e si sviluppa nel corso dei mesi impoverendosi giorno dopo giorno fino alla sua morte nel caos, in un generale rimescolamento: per poi nascere nuovamente. Nei periodi di passaggio da un anno all’altro, si sono sempre svolti riti e cerimonie di purificazione e di espulsione di demoni con lo scopo di sopprimere il passato con i suoi drammi, mali e peccati. E per mimare il caos della fine, la fusione di tutte le forme nella vasta unità indifferenziata, si manifestano comportamenti orgiastici e intermezzi carnascialeschi fino al rovesciamento dell’ordine normale </em>”: Brano estrapolato da <em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/i-doni-natalizi-la-tombola-e-le-strenne.html">I doni natalizi, la tombola e le strenne</a>, </em>tratto a sua volta da <em>Lunario</em> di <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/category/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Alfredo Cattabiani</a>, originariamente ripubblicato su <a href="http://www.poco.it/dblog/articolo.asp?articolo=370">http://www.poco.it/dblog/articolo.asp?articolo=370</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-carnevale-e-la-quaresima-significati-tradizionali-e-retaggi.html' addthis:title='Il Carnevale e la Quaresima: significati tradizionali e retaggi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Solstizio d’inverno, simbologie solari e Cristianesimo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 10:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo G.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio sulla cristianizzazione del culto solstiziale attraverso la storia della liturgia, dell'iconografia e della patristica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-d%e2%80%99inverno-simbologie-solari-e-cristianesimo.html' addthis:title='Solstizio d’inverno, simbologie solari e Cristianesimo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">Come ogni anno, il sole sta per raggiungere, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di minima declinazione, il cosiddetto solstizio d’inverno. Questa ricorrenza aveva nell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> un valore simbolico fortissimo, ormai pressoché perduto nelle moderne società sconsacrate, dove sopravvivono solo usanze inconsapevolmente tramandate ed adattate nel corso dei secoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Toccando il punto più basso dell’ellisse compiuta dalla terra nel suo movimento di rivoluzione, il sole dà visivamente l’impressione di sprofondare, di tramontare per non ricomparire più: siamo in effetti nel giorno più corto dell’anno. Ma poi, quasi per miracolo, il sole risale nella volta celeste, tornando vittorioso a risplendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa straordinaria manifestazione astronomica veniva ritualizzata dalle antiche popolazioni <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropee</a>, che vi associavano significati simbolici ultrasensibili, come d’altronde avveniva per tutti i fenomeni naturali in genere: questi, infatti, non venivano presi in considerazione e sacralizzati nel loro aspetto puramente esteriore, ma in quanto teofanie, per cui il Logos Divino, pur lontano e perduto dall’uomo rispetto all’aurea unità dei primordi, tornava a manifestarsi, con i necessari adattamenti, mediante modalità allegoriche ed in forme tangibili e materiali. La corretta interpretazione di queste forme consentiva pertanto di risalire verso l’alto, di tornare, seppure in modo imperfetto, in contatto con la divinità. Attraverso la comprensione dei più reconditi significati dei fenomeni naturali ed esteriori in genere si poteva dunque percepire la presenza di un ordine superiore, invisibile ed immutabile. In questo modo, l’Essere si manifestava nel Divenire, nobilitando quest’ultimo ed attribuendogli un ruolo ed una funzione che non fosse soltanto connessa alle meccaniche materialistiche, come invece avviene, inevitabilmente, nelle attuali società “solidificate”, dove l’occhio umano non riesce a penetrare il guscio formale e sensibile della materia e del divenire, accecato dalle derive razionalistiche e scientistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">E così, il fenomeno solstiziale invernale, cui si ricollegarono <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologie </a>connesse alla luce ed al sole che risorge invincibile dagli abissi, richiamava l’idea superiore della rinascita luminosa dalla caduta nelle tenebre, del chiudersi di una fase e dello schiudersi di un nuovo ciclo, della catartica rigenerazione dopo la caduta. Come ricorda <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, “nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> primordiale il segno del sole come ‘Vita’, ‘Luce delle Terre’, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo ‘anno’, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un ‘mistero’ ” .</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6433" style="margin: 10px;" title="solstizio-destate" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/solstizio-destate-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" />Al solstizio d’inverno furono pertanto riagganciate ulteriori manifestazioni simboliche e feste rituali: al “rinascere” del sole si associò il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> dell’albero sempreverde, ad indicare la resurrezione della Luce, o, come sottolineato da <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, “albero della vita”, che sorge innestando le proprie radici nell’abisso, nonché il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> dell’“Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, ulteriore <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di rinascita, tradotto d’altronde anche nella runa Algiz. La stessa usanza nordica di accendere sul tradizionale albero delle candele nel giorno in cui cadeva il Solstizio d’inverno riporta all’idea della rinascita e del ritorno vittorioso della luce sulla tenebra.</p>
<p style="text-align: justify;">Così i doni che il Natale porta ai bambini, come ci dice ancora <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, “costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il ‘Figlio’, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale” (1).</p>
<p style="text-align: justify;">L’odierno albero natalizio e lo scambio di regali (peraltro ormai degenerato nel consumismo più sfrenato ed indecente, senza più alcuna valenza neppure lontanamente simbolica o spirituale) sono pertanto una formale reminiscenza di tale originario significato.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessanti osservazioni possono farsi osservando quanto accadeva nel mondo romano in questo periodo particolare dell’anno. I Saturnalia, che si svolgevano approssimativamente dalla metà fino al 25-27 dicembre e che si manifestavano in termini di un disordine rituale temporaneo, in vista di una solenne restaurazione ed esaltazione (per contrasto col rovesciamento precedente) dell’ordine permanente, assoluto ed immutabile perché di derivazione trascendente, si ricollegavano al suddetto significato di chiusura e riapertura di un ciclo. A partire da un certo periodo, i Saturnalia si concludevano inoltre con la festa del dies natalis Solis Invicti, connessa all’introduzione a Roma del culto del Sol Invictus. Non è un caso, tra l’altro, che in origine il solstizio d’inverno coincidesse con l’inizio del nuovo anno (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-6437" style="margin: 10px;" title="sol-invictus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sol-invictus-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" />Più precisamente fu l’imperatore Aureliano, dopo la vittoria sulla regina Zenobia a seguito del provvidenziale aiuto della città-stato di Emesa, dove era ampiamente diffuso il culto del dio Sol Invictus,  a trasferire a Roma i sacerdoti di questa divinità, ufficializzandone il culto solare e consacrando sulle pendici del Quirinale un tempio al dio proprio il 25 dicembre dell’anno 274, che prese appunto il nome di dies natalis Solis Invicti, “giorno di nascita del Sole Invitto”. In questo modo, il dio-sole divenne la principale divinità romana del periodo imperiale e lo stesso imperatore indossò una corona a raggi (3). Al di là dei motivi di gratitudine personale, l&#8217;adozione del culto del Sol Invictus fu comunque vista da Aureliano come un forte elemento di coesione dato che, in varie forme, il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell&#8217;impero.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto ciò indubbiamente pesò anche l’influenza dell’antica tradizione indo-iranica, attraverso il mithraismo, che per un certo periodo si disputò col Cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. Per quanto il Sol Invictus di Aureliano non fosse ufficialmente identificato con Mitra, le somiglianze erano molteplici, compresa l&#8217;iconografia del dio rappresentato come un giovane senza barba: non si dimentichi d’altronde che l’elemento solare era fondamentale nel culto mithraico (4).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;imperatore Costantino fu inizialmente un cultore del Dio Sole, in qualità di Pontifex Maximus dei Romani; raffigurò il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale, con l&#8217;iscrizione &#8220;soli invicto comiti”, e con un decreto del 321 stabilì che il primo giorno della settimana, il giorno del Sole, <em>dies solis, </em>dovesse essere dedicato al riposo (5). Abbracciata poi la fede cristiana (vicenda sui cui reali contorni, com’è noto, si è molto polemizzato), dopo il celebre editto del 313, nel 330 Costantino decretò per la prima volta il festeggiamento cristiano della natività di Gesù, che fu fatta coincidere con la festività della nascita di Sol Invictus. Successivamente, nel 337, papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa Cristiana. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> del Sol Invictus continuò peraltro ad essere fortemente sentita fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 380, in cui l&#8217;imperatore stabiliva che l&#8217;unica <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> di stato era il Cristianesimo di Nicea, bandendo di fatto ogni altro culto (6). Giustiniano, con la chiusura dell’ultimo tempio in onore di Iside in Egitto nel 536, diede il definitivo via libera all’affermazione del Natale cristiano in tutto l’Impero Romano.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ importante a questo punto fare una precisazione. Gli elementi appena esposti, unitamente ad altre informazioni piuttosto note sulle analogie tra la nascita di Cristo e quella di altri personaggi divini o semi-divini appartenenti a tradizioni pre-cristiane o comunque estranee all’ambito culturale e storico del Cristianesimo (per le quali si rinvia anche a quanto osservato nelle note del presente articolo), vengono frequentemente considerati, in ambienti atei, agnostici, laicisti e razionalisti, ma purtroppo anche in ambienti cosiddetti neo-pagani o comunque facenti capo ad alcune destre tradizionaliste, come prova lampante della falsità del Cristianesimo, che avrebbe illegittimamente spodestato le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> “pagane” ad esso anteriori, riprendendone ed adattandone ad arte le festività, i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, le divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, al di là di quelli che sono stati e sono i rapporti ufficiali tra culti pre-cristiani e Cristianesimo, e tra gli strenui difensori dell’una o dell’altra visione, in un’ottica che si riallacci correttamente all’unità trascendente di tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> pure e regolari manifestatesi nella storia, considerate nei rispettivi limiti temporali e spaziali e secondo le loro specifiche funzioni nel ciclo di spettanza, è necessario rintracciare il minimo comun denominatore che riconduce alla comune origine tutte queste ierofanie.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, accennando soltanto ad una questione di portata talmente ampia da richiedere una trattazione a sé stante, il Cristianesimo ha riassorbito e rimodulato <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, rituali e ricorrenze spirituali antecedenti alla propria diffusione, e ciò, indipendentemente da come sia avvenuto su un piano meramente pratico e fattivo  (7), è stato funzionale alla propria finalità ultima: nel momento in cui le tradizioni precedenti avevano esaurito la loro forza propulsiva, essendo giunte ad un livello di degenerescenza estremo che faceva presagire la fine del loro ciclo di esistenza, si manifestò il Cristianesimo, quale ultima e definitiva ierofania, perlomeno in Occidente, che riunificò e portò a compimento quanto di regolare e puro s’era manifestato precedentemente (8), mantenendo la tradizione occidentale nell’unica forma ormai possibile &#8211; nell’ottica di un inevitabile processo di decadenza sotteso alla dottrina delle quattro età dell’umanità &#8211; cioè quella soteriologica ed essoterica. Le forme iniziatiche ed esoteriche sono state adattate e compresse in un piano necessariamente più ristretto, conformemente alle caratteristiche dell’epoca in cui il Cristianesimo ha cominciato a manifestarsi, ma comunque esistente, perché ogni culto regolare deve articolarsi in entrambi i domini, per quanto essi si palesino in modo differente a seconda della struttura causale della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> di riferimento, nonché delle fasi del ciclo cosmico (e del relativo livello di decadenza dell’umanità) in cui essa stessa si manifesta (9).</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta questa premessa, si può facilmente convenire sul fatto che la contrapposizione tra luce e tenebra è un tema ricorrente in tutte le grandi Tradizioni, e che d’altronde il sole è una dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> ancestrali o archetipi collettivi più conosciuti ed antichi del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così è stato anche nel Cristianesimo, dove, con riferimento alla figura del Cristo risorto e vincitore sulle tenebre del male e della morte, hanno trovato definitivo compimento le prefigurazioni ed i simbolismi luminosi e solari già presenti nel Vecchio Testamento e poi nei Vangeli.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare per indicare l’avvento di Cristo è facilmente individuabile nella Bibbia. I libri profetici dell’Antico Testamento si concludevano proprio con l&#8217;aspettativa di un <em>Sol Iustitiae </em>(10): “Per voi che temete il mio Nome spunterà un sole di giustizia, con raggi radiosi … calpesterete gli empi; saranno cenere sotto la pianta dei vostri piedi …” (<em>Malachia</em>, 3, 20-21); “Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata (…); allora la luce della luna sarà come quella del sole e la luce del sole diventerà sette volte più potente, come la luce di sette giorni (…); per amore di Gerusalemme non starò tranquillo, finché la sua giustizia non sorga come l’aurora e la sua salvezza non risplenda come fiaccola (…);” (<em>Isaia </em>9, 1; 30, 26; 62,1); “abbiamo dunque errato dalla via della verità, la luce della giustizia non è brillata per noi, ed il sole non è sorto per noi (<em>Libro della Sapienza </em>5, 6: tratto dalle invocazioni degli empi dinnanzi al Cristo nel giudizio finale).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;identificazione di Gesù con il sole preannunciato da Malachia è implicita già nel primo capitolo del Vangelo di Luca (78-79), in cui Zaccaria, quando preannuncia che Giovanni Battista andrà &#8220;dinanzi al Signore a preparargli la via&#8221;, profetizza che “verrà a visitarci dall’alto un <em>sole che sorge </em>per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte”; nel capitolo successivo (2, 32) Gesù è presentato come &#8220;<em>luce </em>per illuminare le genti&#8221;. In Giovanni, il tema viene ancora più messo in evidenza: nel celebre Prologo Cristo è ripetutamente indicato come <em>luce </em>(1, 4-9); e ancora: 3,19, “la <em>luce </em>è venuta nel mondo”; 8,12 e 9,5: Cristo come “<em>luce </em>del mondo”; 12,35-36 e 46: “ancora per poco tempo la <em>luce </em>è con voi (…). Mentre avete la <em>luce </em>credete nella luce, per diventare figli della luce (…). Io come <em>luce </em>sono venuto nel mondo”; I lett.,2,8: “(…) poiché le tenebre stanno diradandosi e la <em>vera luce </em>già risplende”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni di questi riferimenti si ritrovano sviluppati in un’antifona di un famoso settenario risalente al tempo di papa Gregorio Magno, attorno al 600: “<em>O Oriens, splendor lucis aeternae et sol iustitiae: veni et illumina sedentem in tenebris et umbra morti</em>”; “O Astro che sorgi (Zaccaria 3, 8; Geremia 23, 5), splendore della luce eterna (Sapienza 7, 26) e sole di giustizia (Malachia 3, 20): vieni e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte (Isaia 9, 1; Luca 1, 79).</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema appare ancora nelle lettere paoline e deuteropaoline (2Cor 4,6: “E Dio che disse: Rifulga la luce nelle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo”, esplicita citazione della Genesi, con riferimento alla creazione della luce separata dalle tenebre; Ef. 5,14 “Svegliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà”).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6434" style="margin: 10px;" title="solstizio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/solstice-d-hiver-chapiteaux-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" />L’elemento luminoso, inoltre, compare in tutti i racconti biblici di teofanie; in particolare, compare nella famosa Trasfigurazione sul Tabor, durante la quale il volto di Cristo <em>splendeva come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce </em>(Mt 17, 2). Questa metafora venne istituzionalizzata dalla chiesa cristiana nel Simbolo di Nicea (comunemente chiamato Credo), dove il Cristo è chiamato luce da luce, Dio vero da Dio vero. Da ricordare al riguardo anche l’episodio dell’Esodo (XXXIV, 29-35), in cui Mosè, dopo aver parlato col Signore sul Monte Sinai, una volta disceso, prima di riferire al popolo quanto gli era stato ordinato, doveva necessariamente coprirsi il viso con un velo, non potendo gli uomini sopportarne lo <em>splendore raggiante</em> (11).</p>
<p style="text-align: justify;">Si ha comunque testimonianza, negli scritti patristici, del fatto che molti scrittori cristiani hanno cercato collegamenti simbolici con il tema del sole e della luce, per provare a determinare il giorno della nascita del Cristo (nonché quello dell’Epifania), lasciato indeterminato dalle Scritture, e successivamente per giustificarlo (12).</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa iconografia cristiana adottò fin dalle origini alcuni dei tratti del culto del dio-sole Helios/Sol Invictus, come è evidente nei primi esempi di raffigurazione di Cristo con gli attributi solari, come la corona radiata con dodici raggi (raffiguranti gli apostoli; il numero dodici peraltro ha una profonda valenza simbolica in tutte le tradizioni) e, in alcuni casi, il carro solare: l’esempio più noto è quello della rappresentazione in un mosaico del III secolo nelle grotte Vaticane, sotto la basilica di San Pietro, sul pavimento della tomba di papa Giulio I. L’epiteto di “Sol Iustitiae”, di derivazione biblica, come visto, si diffuse ulteriormente nei primi secoli dopo Cristo per indicare il Redentore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6436" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6436" title="Cristo Pantocrator, mosaico, Duomo di Monreale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pantocrator-300x246.jpg" alt="Cristo Pantocrator, mosaico, Duomo di Monreale" width="300" height="246" /><p class="wp-caption-text">Cristo Pantocrator, mosaico, Duomo di Monreale</p></div>
<p>Una seconda metafora solare in seno al Cristianesimo traeva origine dalla concetto stesso di Resurrezione, che veniva facilmente accostata al sole che risorge ogni mattina dalla “morte” notturna. In accordo con questa analogia i primi cristiani pregavano in direzione del sole nascente, e pertanto nei primi anni della fede cristiana è probabile che i cristiani pregassero in direzione del tempio di Gerusalemme (con allusione alla Resurrezione ed al definitivo ritorno del Cristo con la <em>Parusia</em>). Successivamente, dopo la distruzione del tempio, i cristiani posero sulla parete orientale dei propri luoghi sacri una croce e pregarono in quella direzione. Per molti secoli le chiese furono costruite con l&#8217;abside (su cui era rappresentata la croce e successivamente l’immagine del <em>Cristo pantocrator</em>, ed in cui comunque era d’uso realizzare vetrate con riferimenti visivi al sole o alla redenzione) orientata ad est (da cui il termine “orientazione”), punto dove il sole sorge, invitto dopo la lotta contro le tenebre, e sale lungo la volta celeste (13).</p>
<p style="text-align: justify;">A livello simbolico l’uso delle raffigurazioni solari in ambito cristiano fu altrettanto sistematico: già Costantino (perlomeno secondo le indicazioni di scrittori cristiani quali Eusebio, Lattanzio ed altri) adottò e diffuse, ponendolo entro un cerchio, forse una corona d&#8217;alloro in segno di vittoria o forse un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> solare, il <em>Chi Rho o monogramma di Cristo</em>, che ebbe origine nella parte orientale dell&#8217;Impero romano, rappresentato dalle lettere X e P dell’alfabeto greco (iniziali di &#8216;Χριστός&#8217;) sovrapposte (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Il trigramma di Bernardino da Siena “JHS” o “IHS”, formato dalle prime tre lettere del nome greco di Gesù (ΙΗΣΟΥΣ), poi interpretato come un acrostico latino ed utilizzato come monogramma, fu successivamente arricchito di altri particolari grafici, ed in particolare fu sormontato da una croce e posto all’interno di una razza fiammante (è il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> adottato dai Gesuiti): è frequentissimo trovare nelle chiese e nelle basiliche questo monogramma inserito in dischi solari fiammeggianti, ora scolpiti nel legno o nel marmo, ora dipinti, ora in rilievo. Uno degli esempi più significativi è quello del gigantesco monogramma solare sorretto da due angeli che sovrasta l’altare maggiore della Chiesa del Gesù a Roma (nel cui timpano campeggia un ulteriore sole fiammeggiante), di cui peraltro, nella sacrestia, si può ammirare anche una splendida versione in stucco dorato su fondo azzurro.</p>
<p style="text-align: justify;">Storicamente anche il passaggio degli ostensori da teca (cd. <em>ostensori architettonici</em>) a quelli con la forma di un disco solare fiammeggiante è piuttosto indicativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale, al di là delle migliaia di affreschi e pitture raffiguranti elementi luminosi e solari, la raggiera fiammeggiante è usata con grandissima frequenza nelle Chiese, internamente o esternamente. Ad esempio, nella parte esterna dell’abside del Duomo di Milano vi è la raffigurazione della Trinità, in cui il Cristo è rappresentato come un sole fiammeggiante in pietra; nella vetrata dell’abside di San Pietro, il trono ligneo noto come Cathedra Petri è sormontato da un finestrone dal fondo dorato in alabastro, raffigurante una colomba, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dello Spirito Santo, emanante raggi luminosi, circondata da una raggiera solare di stucchi dorati contornata da angeli: il capolavoro del Bernini produce straordinari effetti luminosi soprattutto quando il sole, nel pomeriggio, scende dietro l&#8217;abside.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa Croce celtica a sua volta, com’è noto, è nata probabilmente quando, a seguito dell’evangelizzazione dell’Irlanda con la predicazione di San Patrizio, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> cristico fu innestato sulla ruota solare di origine pre-cristiana (che di per sé, comunque, comprendeva già una croce inscritta).</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, è evidente quanto sia importante avere una visione d’insieme che consenta di individuare gli archetipi e gli elementi comuni che riconducono tutte le Tradizioni regolari alla comune matrice, piuttosto che perdersi in polemiche, demonizzazioni e critiche reciproche che, in ultima analisi, non fanno altro che rinforzare il già potente e multiforme fronte della contro-tradizione, il vero trionfatore di quest’epoca oscura, che dalla divisione e dalla frammentazione delle Forze Tradizionali non può che trarre sempre nuova linfa vitale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">)1 Tratto dall’articolo <a title="Natale solare ed Anno nuovo" href="http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html"><em>Natale solare ed Anno nuovo</em></a> apparso sul quotidiano <em>Roma</em> del 5 gennaio 1972.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Anche in ambito cristiano, per diverso tempo fu seguita questa impostazione: dal 337, data ufficiale del primo Natale cristiano, per lunghissimo tempo rispettabili teologi hanno sostenuto che il 25 dicembre, giorno della redenzione (αναστασις) per il distacco del Cristo dall’organo materno, si doveva identificare come il primo dell’era cristiana e dell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">3) L’esistenza di divinità a carattere solare è un fenomeno religioso assai diffuso in diversi contesti culturali, ma nell’impero romano ebbe particolare sviluppo, soprattutto grazie agli imperatori di origine siriaca. Caracalla (212-217), diffuse per primo il culto del dio solare di Emesa, poiché da quella città proveniva sua madre Giulia Domna, di stirpe sacerdotale. Con Eliogabalo (218-222) tale culto raggiunse il suo punto più alto, essendo egli sacerdote dell’Helios di Emesa, di cui volle fare il dio principale a protezione dell’impero (il dio solare era venerato proprio con il nome di El Gabal). Con la caduta di Eliogabalo ci fu una decadenza del culto solare, che conobbe una seconda fase a Roma successivamente, per l’appunto con Aureliano ed al seguito dei soldati che rientravano dalle campagne in oriente, soprattutto in relazione al culto di Mithra. Anche il dio egizio Serapide fu venerato a Roma con caratteri solari, nello stesso periodo, ed anche autori di impostazione neo-platonica, come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> (232/33-305?) e, successivamente, Giuliano imperatore (360-363) e Macrobio, fecero riferimento all’immagine del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">4) Oltre al fatto che il natale di Mithra si celebrava il 25 dicembre, occorre ricordare, secondo la ricostruzione del mito, il ruolo del Sole nel patto d’alleanza stretto con Mithra e la funzione di Cautes e Cautopates, i due dadofori o portatori di fiaccole: il primo dei due portava la fiaccola alzata (ed era anche il rappresentante dell&#8217;Heliodromus, il sesto grado iniziatico) l&#8217;altro abbassata. Rappresentavano il ciclo solare, dall&#8217;alba al tramonto, e allo stesso tempo il ciclo vitale: il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte.  Nella versione romana furono mantenuti alcuni aspetti dell’originario culto di origine indo-iranica con gli aspetti solari e di giustizia, ma vennero introdotti anche ulteriori elementi cosmogonici e soteriologici.</p>
<p style="text-align: justify;">5) Il 3 novembre 383 il <em>dies solis </em>venne rinominato <em>dies dominicus </em>o <em>dies domini</em>, da cui l’attuale “domenica”, ma ancora oggi in diversi paesi si mantiene la reminiscenza dell’antica denominazione: si pensi al <em>Sunday </em>dei paesi di lingua inglese o allo <em>Sonntag </em>dei paesi di lingua tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">6) Editto reso poi esecutivo tramite i successivi editti promulgati nel 391-392. Si rinvia alla successiva nota 12 per un approfondimento del collegamento del Natale di Cristo alla celebrazione del Sol Invictus. E’ da notare comunque come sia la nascita di Mitra che quella di Cristo sono celebrate il 25 dicembre, data comune alla nascita di altri personaggi divini o semi-divini come Buddha e Krishna in ambito indiano, Zoroastro/Zarathustra, Šamaš e Tammuz in ambito persiano e babilonese, Horus in ambito egizio, ed altre divinità &#8220;solari&#8221;, nonché personaggi mitologici (Dioniso, Prometeo, Ercole, Attis, Adonis, ecc.): il periodo solstiziale invernale, per il suo carattere simbolico di vittoria sulla tenebra, è dunque concettualmente un riferimento assoluto al trionfo del bene sul male, e non deve perciò stupire che questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> sia stato adottato da tanti sistemi religiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">7) Da una parte, com’è noto, per affermare definitivamente il Cristianesimo, buona parte dell’apologetica cristiana delle origini procedette ad una deformazione e ad una svalutazione spesso sistematica delle dottrine e delle tradizioni precedenti, alle quali poi si fece corrispondere la designazione complessiva e dispregiativa di “paganesimo”, che dura ancora oggi, con le relative valutazioni e connotazioni negative. Dall’altra parte, a sua volta, coloro che rimasero fedeli alle forme tradizionali precedenti, ormai ridotte a mere superstizioni, a forme decadute e svuotate di ogni significato sostanziale, rivolsero accuse d’ogni genere ai cristiani cercando di svilirne il nuovo culto, ed accusandoli d’aver plagiato gran parte delle simbologie, dei rituali e delle ricorrenze precedenti. Accuse che, anche in questo caso, persistono tutt’oggi negli ambienti cosiddetti “neo-pagani”.</p>
<p style="text-align: justify;">8) Si vedano, in proposito, le fondamentali osservazioni di Mario Polia nella sua importante opera <em>Il mistero imperiale del Graal</em>, Edizioni Il Cerchio, da pag. 69 a pag. 73.</p>
<p style="text-align: justify;">9) Oltre ai molteplici riferimenti presenti nei vangeli gnostici, tra cui soprattutto quello di Filippo, anche nei vangeli canonici sono presenti dei passi significativi, generalmente poco noti, che, al di là di facili interpretazioni semplicistiche, rendono palese l’esistenza di una dimensione realmente esoterica nel Cristianesimo e di un secondo piano di lettura degli stessi vangeli. Essi, come tutte le scritture sacre dei culti regolari, devono necessariamente presentare due livelli interpretativi: l’uno più esteriore, letterale (essoterico), funzionale all’opera di proselitismo ed alla conversione delle masse nell’ambito di un culto specifico, in cui possono emergere le maggiori differenze tra le diverse <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> regolari; l’altro più interno (esoterico), volto a condurre alla scoperta, nei limiti in cui ciò sia possibile, di realtà metafisiche e cosmologiche più profonde ed imperscrutabili, e che riduce progressivamente le differenze tra le singole forme religiose, riconducendole alla comune matrice (cfr. Mario Polia, <em>op. cit. </em>pag. 73: “E’ logico e normale che fra Tradizione e Tradizione possano esistere divergenze e ostilità talvolta irriducibili, se esaminate dal punto di vista del credo religioso. Diremmo anzi che è fondamentale alla conservazione dell’ortodossia che le divergenze siano intese come tali e non confuse in un pericoloso sincretismo – oggi purtroppo diffusissimo – che tenderebbe a svuotare le singole Tradizioni delle loro caratteristiche peculiari, delle forme rituali, rendendole per ultimo inadatte a trasmettere (<em>tradere</em>) il <em>logos </em>che, in quanto Tradizioni, devono appunto tramandare secondo modalità loro proprie … man mano che si risale dalla circonferenza al centro, dalla forma all’essenza, dal verbo detto al Verbo non proferito si accorciano le distanze fra Tradizione e Tradizione così come i raggi di un cerchio si avvicinano progredendo verso l’unico punto della loro origine. Sennonché proprio questo processo di risalire “per li rami” al tronco è reso impossibile qualora non si partecipi in modo vivente alla Tradizione legittima”). Ecco alcuni esempi di questi passi evangelici (e non) in ambito cristiano: “Quando poi (Gesù) fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: ‘A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, in modo che essi guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato’ ” (Marco, 4, 10-12); “Così egli comunicò loro il suo messaggio attraverso l’utilizzo di molte parabole, tante quante le loro menti erano in grado di comprendere. Non parlò loro se non attraverso le parabole; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa” (Marco, 4, 3-34).<br />
“Gesù disse: ‘Chi ha orecchie per intendere, intenda!’. Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: ‘Perché parli loro in parabole?’. Egli rispose: ‘Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che (non) ha. Per questo parlo con loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.” (Matteo, 13, 9-13; negli stessi termini, Luca, 8, 9-10)<br />
E ancora, Gesù agli apostoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Giovanni, 16, 12-13).<br />
Significativo poi quanto scritto da Clemente di Alessandria: “Il Signore … ha permesso di parlare di quei Misteri divini, e della loro luce sacra, a coloro che sono pronti a riceverli. Non ha certamente rivelato alla moltitudine ciò che alla moltitudine non appartiene, ma l’ha fatto ai pochi che sono in grado di ricevere questa conoscenza e di modellarsi conformemente ad essa. I segreti però vanno affidati alla parola, non alla scrittura, come avviene per le cose divine. So che sono molte le cose che ci sono sfuggite, nel corso del tempo, e che sono andate perse senza che fossero scritte. Ed anche ora ho paura, come è stato detto, di ‘gettare le perle ai porci, nel timore che essi le calpestino, facendole finire sotto ai piedi, storpiandole e distruggendole’ ”.<br />
Lo stesso San Paolo scriveva: “A tale riguardo noi avremmo da dire molte cose, ma son difficili a spiegarsi, perché voi siete diventati lenti a comprendere &#8230; tanto che siete ridotti ad aver bisogno di latte e non di solido cibo” (Ebrei, V, 11-12).<br />
In materia di esoterismo cristiano non si può non ricordare, dal punto di vista dottrinale, lo gnosticismo ed i relativi vangeli, dove evidenti influssi neoplatonici danno vita ad una struttura teologico-cosmologica piuttosto articolata. Vanno poi ricordati l’Esicasmo, pratica ascetico-iniziatica mutuata dall’Oriente, da taluni ribattezza lo “Yoga cristiano”; il Mistero imperiale del Graal, le esperienze medievali degli Ordini “contemplativi” o di certi rami della Cavalleria, come i Templari; Ordini segreti come i Rosacroce; il linguaggio segreto di Dante o di gruppi come i “Fedeli d’Amore”; il mistero dei cd. “costruttori di cattedrali” ed il simbolismo dell’architettura romanica e gotica medievale; gli aspetti ascetico-esoterici connessi all’esperienza di diversi santi, come San Francesco ed altri (a dimostrazione che l’aspetto esoterico, già rimodulato, si ritirò ulteriormente e progressivamente nell’esperienza di singole personalità eccezionali fino a scomparire, di fatto, nell’età attuale), e così via: gli esempi da fare sarebbero moltissimi.<br />
Il Cristianesimo, con una coesistenza della sfera essoterica e di quella esoterica parzialmente adattata, raggiunse un apice rettificatorio nella civiltà medievale; poi iniziò un inevitabile declino progressivo, che comportò l’occultamento graduale delle ultime manifestazioni iniziatiche e la progressiva degenerescenza anche delle forme essoteriche, parallelamente all’impoverimento morale della Chiesa ed al suo coinvolgimento in interessi materiali, finanziari, politici (nel contesto di un potere politico ormai sconsacrato), fino alla parodia odierna perpetrata con le svolte “moderniste” del Concilio Vaticano II. Si veda tra gli altri, la raccolta di scritti di <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">R. Guénon</a>, <em>Considerazioni sull’esoterismo cristiano</em>, con la notevole introduzione di Calogero Cammarata.</p>
<p style="text-align: justify;">10) Il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> osserva come concetti anche evangelici quali Gloria, Giustizia o Pace, “sia nel Cristianesimo, come nelle antiche tradizioni, e pure nella tradizione giudaica ove esse sono frequentemente associate, hanno un significato molto diverso da quello profano, che richiederebbero uno studio approfondito”. Si veda quanto esposto dallo stesso <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, ad esempio nell’opera  <em>Il Re del mondo</em>, a proposito dei concetti di <em>iustitia </em>e <em>pax </em>(“Vi lascio la pace; vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” &#8211; San Giovanni XIV, 27.14).</p>
<p style="text-align: justify;">11) Da notare che il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, nell’accostare questa immagine a quella narrata da Ossendowski, secondo cui il Re del Mondo, uscendo dal Tempio, è “raggiante di Luce divina”, ne evidenzia il senso simbolico, in termini di necessità di un adattamento essoterico per la moltitudine umana, e sottolineando che la parola “rivelare” può voler dire tanto scostare il velo quanto ricoprire con un velo, cosicché la parola manifesta e vela al tempo stesso il pensiero che esprime: Cfr. <em>Il re del mondo</em>, pag. 28, nota 5.</p>
<p style="text-align: justify;">12) Cfr. La scelta del 25 dicembre per celebrare il Natale cristiano: dal dies natalis del Sol invictus, espressione del culto solare di Emesa (e del dio Mitra), alla celebrazione del Cristo, “sole che sorge”, di Andrea Lonardo, su <a href="http://www.gliscritti.it/approf/2007/saggi/lonardo150907.htm">http://www.gliscritti.it/approf/2007/saggi/lonardo150907.htm</a>: «Come ha mostrato Hugo Rahner (<em>Miti greci nell’interpretazione cristiana</em>) – fratello, anch’egli gesuita, del più famoso Karl, e straordinario studioso dei rapporti fra il cristianesimo primitivo ed il mondo pagano &#8211; è attestato che nel 243 l’anonima opera <em>De Pascha computus </em>aveva proposto che, a partire dalla convinzione che la creazione fosse iniziata con l’equinozio di primavera, cioè il 25 marzo, la nascita di Cristo andasse posta il 28 marzo, perché quella data cadeva il quarto giorno dall’inizio della creazione e, cioè, precisamente nel giorno della creazione del sole.	 H.Rahner sottolinea che, se ad una prima lettura questo ragionamento non può non farci oggi sorridere, ad un livello più profondo manifesta che “ciò sui cui si fonda tale computo è indubbiamente la teologia del Cristo come sole di giustizia, teologia venuta a delinearsi già da lungo tempo e a cui è collegato il computo della data natalizia”.<br />
Secondo la sua analisi già la festa dell’Epifania venne stabilita a partire da riferimenti analoghi. Dai testi di Epifanio di Salamina risulta che la festa fu introdotta in relazione alle celebrazioni solari pagane che avevano luogo il 6 gennaio, ad Alessandria d’Egitto e nell’oriente in genere.<br />
Il Rahner premette alla sua opera la stupenda citazione di Clemente Alessandrino che scrisse nel suo Protrettico: “Vieni, ti voglio mostrare il Logos e i misteri del Logos, e te li voglio spiegare mediante immagini che ti sono già familiari”. Essa manifesta, appunto, quell’attitudine della chiesa primitiva a guardare con attenzione al mondo nel quale viveva colui al quale si annunciava il vangelo, per coglierne quegli aspetti che potessero aiutarlo a comprendere la novità portata dal Cristo, secondo l’adagio paolino: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono, fuggite ogni specie di male” (1Ts 5,21-22).<br />
Fu così che la chiesa di Roma per prima decise di celebrare la festa del Natale del Signore, vera luce del mondo, proprio nel giorno in cui l’uomo pagano si rivolgeva, ormai incredulo, al Sol invictus, chiedendogli benedizione e salvezza.<br />
Gli scritti dell’età patristica manifestano la consapevolezza dei cristiani nell’operare in questa direzione. E’ conservata la testimonianza del trattato <em>De solstitiis et aequinoctiis </em>– testo attribuito dal Wilmart, che lo scoprì, alla fine del III secolo, ma che più probabilmente è degli inizi del IV secolo: “Ma (questo giorno), essi lo chiamano anche ‘Natale del Sole invitto’. Ma che cosa è così invitto come nostro Signore, che annientò e vinse la morte? E se quelli chiamano questo giorno il ‘Natale del sole’, Egli è il Sole di giustizia, di cui il profeta Malachia ha detto: ‘Divinamente terribile si leverà davanti a voi il suo nome come sole di giustizia e scampo sotto le sue ali’ ”.<br />
Gli farà eco, con esplicito riferimento al solstizio, Girolamo, una volta che la festa apparterrà già alla tradizione: “Perfino la creazione dà ragione al nostro dire, l’universo testimonia la verità delle nostre parole. Fino a questo giorno aumenta la lunghezza del buio; a partire da questo giorno le tenebre crescono. Aumenta la luce, si riducono le notti! Il giorno cresce, decresce l’errore perché sorga la verità. Ché oggi ci è nato il sole della giustizia”.</p>
<p style="text-align: justify;">13) E’ curioso notare come ancora nel 460, il papa Leone I sconsolato scrivesse (7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII-4): “È così tanto stimata questa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei”. Un segno evidente della mancata comprensione del significato profondo che, come appunto abbiamo visto, anche in seno allo stesso Cristianesimo, come nuova manifestazione della Tradizione, assumeva il sole nella sua veste simbolica ed allegorica, non certo in quanto esso stesso oggetto di venerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">14) Secondo altri si sarebbe trattato, invece, di un simbolo solare, persistente rappresentazione, nonostante la più o meno “politica” conversione di Costantino al Cristianesimo, del Sol Invictus.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-d%e2%80%99inverno-simbologie-solari-e-cristianesimo.html' addthis:title='Solstizio d’inverno, simbologie solari e Cristianesimo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il simbolismo in un cartone animato</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 09:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito Foschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un cartone animato degli anni '80, He-Man, presenta una curiosa serie di coincidenze che testimoniano la potenza viva dei simboli, spesso evocati inconsciamente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-simbolismo-in-un-cartone-animato.html' addthis:title='Il simbolismo in un cartone animato '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6024" style="margin: 10px;" title="heman" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/heman.jpg" alt="" width="320" height="243" />Un giorno cercando un cartone animato per il ‘boss’, ovvero per il bimbo, mi sono fermato su quello di He-Man trasmesso su una tv locale. Erano anni che non lo vedevo, anche se è uno dei pochi di cui ho un ricordo preciso. A parte queste rimembranze, quello che mi ha colpito ad un tratto è stata la presenza sulla pettorina del muscoloso eroe di una croce patente rossa. Una croce molto simile a quella templare, ma arrotondata. Sicuramente un caso, nessun intento misterioso da parte degli autori, ma sicuramente una dimostrazione della potenza dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>. Alla fine all&#8217;eroe si appioppa una croce simil templare.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro personaggio del cartone è una specie di maghetto pasticcione, la cui natura è sconosciuta. È un essere svolazzante apparentemente senza piedi, il cui volto è nascosto da una sciarpa. La curiosità di questo personaggio, spalla comica dell&#8217;eroe, è di aver un cerchio disegnata sulla tunica, che sembra richiamare il suo nome che credo sia Orco, almeno nella versione italiana. Ma il cerchio può essere anche uno zero e ricordare la carta dei tarocchi chiamato il matto. Un altro caso, un personaggio pazzerello che ha come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> lo zero del <a title="matto dei tarocchi" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-matto-dei-tarocchi.html">matto dei tarocchi</a>?</p>
<p style="text-align: justify;">Queste le prime riflessioni che mi sono venute in mente, ma ad una seconda analisi mi sono ricordato della tigre che funge da cavalcatura all&#8217;eroe. Caratteristica del personaggio è la sua doppia identità, principe imbelle agli occhi di tutti e nascostamente, dopo trasformazione, eroe senza paura e dalla forza erculea. La trasformazione riguarda anche la tigre che accompagna il principe che agli occhi di tutti è solo un animale da compagnia preda di attacchi di panico, ma dopo la trasformazione diventa la coraggiosa cavalcatura di He-Man. Tra l&#8217;altro durante la trasformazione acquista anche una sella. Cosa pensare di questa tigre ambivalente? Sappiamo che in genere le cavalcature rappresentano il dominio degli istinti e cavalcarle significa dominare i propri istinti. Quindi il principe imbelle non domina gli istinti e perciò la tigre è vittima di attacchi di panico che sono quelli del principe, mentre quando diventa He-Man la tigre è cavalcata e quindi gli istinti domati.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-6025" style="margin: 10px;" title="heman-3" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/heman-3.jpg" alt="" width="264" height="195" /> Un altro personaggio curioso, di cui non ricordo il nome, è una sorta di maga, saggia guida spirituale del gruppo di eroi, che ha il potere di trasformarsi in falco: ciò non ci può non ricordare il dio Horus della mitologia Egizia?</p>
<p style="text-align: justify;">Una piccola nota meritano i nomi del personaggio; il principe imbelle ha nome Adam ed il riferimento biblico è evidente, mentre il nome He-Man è un’espressione anglosassone per un indicare un uomo vero, il classico <em>macho</em>, però al di là di ciò c’è il richiamo ad una dimensione eroica come dimensione vera dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente tutta una serie di coincidenze, niente di esoterico, testimonianza della potenza viva dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, che spariti dalla cultura ufficiale vittime del razionalismo e del progressismo si sono rifugiati nella <a title="letteratura fantastica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">letteratura fantastica</a>. Così mentre la cultura ufficiale continuava a nutrirsi dei suoi paradigmi progressisti, i bambini continuavano ad essere educati ai sacri valori degli eroi, che si chiamino Uomo ragno o He-Man e non più Artù o Orlando.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-simbolismo-in-un-cartone-animato.html' addthis:title='Il simbolismo in un cartone animato ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il simbolismo della scala</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 12:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato iniziatico della scala a pioli nel linguaggio simbolico. Passi dall'omonimo capitolo dei Simboli della Scienza Sacra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-simbolismo-della-scala.html' addthis:title='Il simbolismo della scala '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5166" class="wp-caption alignright" style="width: 185px"><img class="size-medium wp-image-5166" title="melancholia-particolare" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/melancholia-particolare-175x300.jpg" alt="Albrecht Dürer, Melancolia I. Particolare." width="175" height="300" /><p class="wp-caption-text">Albrecht Dürer, Melancolia I. Particolare.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo già accennato in precedenza al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> che si è conservato fra gli Indiani dell&#8217;America del Nord, e secondo il quale i diversi mondi sono rappresentati da una serie di caverne sovrapposte e gli esseri passano da un mondo all&#8217;altro salendo lungo un albero centrale. Un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> simile si trova, in vari casi, realizzato da riti nei quali il fatto di arrampicarsi su un albero rappresenta l&#8217;ascensione dell&#8217;essere lungo l’«asse»; tali riti sono sia vedici sia «sciamanici», e la loro stessa diffusione è un indizio del loro carattere veramente «primordiale».</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;albero può essere sostituito qui da qualche altro <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> “assiale” equivalente; l&#8217;albero di una nave ne è un esempio; conviene notare, a questo proposito, che dal punto di vista tradizionale la costruzione di una nave è, così come quella di una casa o di un carro, la realizzazione di un «modello cosmico»; ed è anche interessante notare che la «coffa», che è posta nella parte superiore dell&#8217;albero e lo circonda, occupa in questo caso esattamente il posto dell’«occhio» della cupola, il cui centro si ritiene venga attraversato dall&#8217;asse anche quando questo non è raffigurato materialmente. D&#8217;altra parte, gli studiosi di folklore potranno anche osservare che il popolare «albero della cuccagna» delle fiere non è nient&#8217;altro che il vestigio incompreso di un rito simile a quelli cui abbiamo or ora accennato; anche in questo caso, un particolare piuttosto significativo è costituito dal cerchio sospeso alla parte alta dell&#8217;albero, che si deve raggiungere arrampicandovisi (cerchio che per altro l&#8217;albero attraversa e oltrepassa come quello della nave oltrepassa la coffa e quello dello “<em>stupa</em>” la cupola); questo cerchio è inoltre palesemente la rappresentazione dell’«occhio solare» e si converrà che non può certo essere stata la presunta «anima popolare» a inventare tale <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a>!</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> assai diffuso, che si ricollega immediatamente allo stesso ordine di idee, è quello della scala, essa pure un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> «assiale»; come dice A.K. Coomaraswamy, «l&#8217;Asse dell&#8217;Universo è come una scala sulla quale si effettua un perpetuo movimento ascendente e discendente» [<em>The Inverted Tree</em>, p. 20]. Far sì che si compia tale movimento è infatti la destinazione essenziale della scala; e poiché, come abbiamo appena visto, anche l&#8217;albero o l&#8217;albero di una nave svolgono la stessa funzione, si può ben dire che la scala sia in questo senso il suo equivalente. Da un altro lato, la particolare forma della scala richiede alcune osservazioni; i suoi due montanti verticali corrispondono alla dualità dell’«Albero della Scienza», o, nella Cabala ebraica, alle due «colonne» di destra e di sinistra dell&#8217;albero sefirotico; né l&#8217;uno né l&#8217;altro è dunque propriamente «assiale», e la «colona di mezzo», che è l&#8217;asse vero e proprio, non è raffigurata in modo sensibile (come nei casi in cui non lo è neppure il pilastro centrale di un edificio); d&#8217;altronde, l&#8217;intera scala nel suo complesso è in certo modo «unificata» dai pioli che congiungono i due montanti, e che, essendo posti orizzontalmente fra questi, hanno necessariamente i loro punti centrali proprio sull&#8217;asse. [Nell'antico ermetismo cristiano si trova l'equivalente di questo in un certo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> della lettera H, con le sue due gambe verticali unite dal tratto orizzontale]. Si vede come la scala offra così un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> completo: si potrebbe dire che essa è come un “ponte» verticale che si eleva attraverso tutti i mondi e permette di percorrerne l&#8217;intera gerarchia passando di piolo in piolo; nello stesso tempo, i pioli sono i mondi stessi, cioè i diversi livelli o gradi dell&#8217;Esistenza universale [Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del «ponte» potrebbe naturalmente dar luogo, sotto i suoi vari aspetti, a molte altre considerazioni; si potrebbe anche ricordare, per certi rapporti con tale tema, il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> islamico della «tavola custodita» (<em>el lawhul-mahfuz</em>), prototipo «atemporale» delle Scritture sacre che, partendo dal più alto dei cieli, discende verticalmente attraversando tutti i mondi].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5167" style="margin: 1px 10px;" title="regno-della-quantita" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/regno-della-quantita.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Tale significato è evidente nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> biblico della scala di Giacobbe, lungo la quale gli angeli salgono e scendono; ed è noto che Giacobbe, nel luogo in cui aveva avuto la visione di questa scala, posò una pietra che «eresse come un pilastro», la quale è anche una figura dell’«Asse del Mondo», e viene così in certo modo a sostituirsi alla scala stessa [Cfr. “<em>Le Roi du Monde</em>”, cap. IX]. Gli angeli rappresentano propriamente gli stati superiori dell&#8217;essere; a essi corrispondono quindi più particolarmente i pioli, il che si spiega con il fatto che la scala dev&#8217;essere considerata con la base poggiata a terra, cioè, per noi, è necessariamente il nostro mondo il «supporto” a partire dal quale si deve effettuare l&#8217;ascensione. Se anche si supponesse che la scala si prolunghi sottoterra per comprendere la totalità dei mondi, come in realtà dev&#8217;essere, la sua parte inferiore sarebbe in ogni caso invisibile, così come è invisibile per gli esseri giunti a una «caverna» situata a un certo livello tutta la parte dell&#8217;albero centrale che si prolunga al di sotto di essa; in altri termini, i pioli inferiori sono già stati percorsi, e non è più il caso di prenderli in considerazione per quanto concerne la realizzazione ulteriore dell&#8217;essere, alla quale potrà concorrere solo il percorso dei pioli superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, soprattutto quando la scala è usata come un elemento di certi riti iniziatici, i suoi pioli sono espressamente considerati come rappresentazioni dei diversi cieli, cioè degli stati superiori dell&#8217;essere; è così che in particolare nei misteri mitriaci la scala aveva sette pioli che erano messi in rapporto con i sette pianeti ed erano formati, si dice, dai metalli a essi rispettivamente corrispondenti; e il percorso di questi pioli raffigurava quello di altrettanti gradi successivi dell&#8217;iniziazione. Questa scala a sette pioli si ritrova in certe organizzazioni iniziatiche medioevali, da cui passò probabilmente più o meno direttamente negli alti gradi della massoneria scozzese, come abbiamo detto altrove a proposito di Dante [<em>L'Esotérisme de Dante</em>, capp. II e III]; qui i pioli sono riferiti ad altrettante «scienze», ma ciò non costituisce alcuna differenza di fondo, poiché secondo Dante stesso tali «scienze» si identificano con i «cieli» [<em>Convito</em>, II, cap. XIV]. È ovvio che, per corrispondere così a stati superiori e a gradi di iniziazione, queste scienze dovevano essere delle scienze tradizionali intese nel loro senso più profondo e più propriamente esoterico, e questo anche per quelle tra esse i cui nomi, in virtù del processo degenerativo al quale abbiamo spesso accennato, designano ormai per i moderni solo scienze o arti profane, cioè qualcosa che, in rapporto a quelle scienze vere, non è in realtà niente di più che una scorza vuota e un «residuo» privo di vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-simbolismo-della-croce/811" target="_blank"><img class="alignright size-full  wp-image-5165" style="margin: 10px;" title="simbolismo-della-croce" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/simbolismo-della-croce.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>In certi casi, si trova anche il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di una scala doppia, il che implica l&#8217;idea che la salita dev&#8217;essere seguita da una ridiscesa; si sale allora da un lato per pioli che sono «scienze», cioè gradi di conoscenza corrispondenti alla realizzazione di altrettanti stati, e si ridiscende dall&#8217;altro lato per pioli che sono «virtù», cioè i frutti di questi stessi gradi di conoscenza applicati ai loro rispettivi livelli [Bisogna dire che questa corrispondenza della salita e della ridiscesa sembra talora rovesciata; ma ciò può dipendere semplicemente da qualche alterazione del senso primitivo, come succede spesso a causa dello stato più o meno confuso e incompleto in cui i rituali iniziatici occidentali sono giunti fino all'epoca attuale]. Si può del resto notare che anche nel caso della scala semplice uno dei montanti può essere considerato in certo modo come «ascendente» e l&#8217;altro come «discendente», a seconda del significato generale delle due correnti cosmiche di destra e di sinistra con le quali questi due montanti sono pure in corrispondenza, per via della loro posizione «laterale” in rapporto al vero asse che, per quanto invisibile, è nondimeno l&#8217;elemento principale del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, quello a cui tutte le parti devono sempre essere riferite se si vuole capirne integralmente il significato.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste diverse indicazioni aggiungeremo ancora, per concludere, quella di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> un po’ differente che s&#8217;incontra anche in certi rituali iniziatici, cioè la salita di una scala a chiocciola; in questo caso si potrebbe dire che si tratta di un&#8217;ascensione meno diretta, poiché, invece di compiersi verticalmente secondo la direzione dell&#8217;asse stesso, essa si compie secondo le curve dell&#8217;elica che si avvolge intorno all&#8217;asse, di modo che il suo processo appare «periferico» più che «centrale»; ma, in linea di principio, il risultato finale dev&#8217;essere comunque identico, giacché si tratta sempre di una salita attraverso la gerarchia degli stati dell&#8217;essere, dato che le spire successive dell&#8217;elica sono fra l&#8217;altro, come abbiamo ampiamente spiegato altrove [Si veda <em>Le Symbolisme de la Croix</em>], una esatta rappresentazione dei gradi dell&#8217;Esistenza universale.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Passi tratti da <em>Il simbolismo della scala</em>, in <a href="http://www.ibs.it/code/9788845907647/guenon-reneacute/simboli-della-scienza.html?shop=2317"><em>Simboli della Scienza Sacra</em></a> (ultima ed. Adelphi, Milano).</p>
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